Ambiente / Politica / Sardegna

No al Progetto Eleonora! Ecco le motivazioni del comitato che si oppone alle trivelle della Saras

Appena fuori il centro abitato, lungo la provinciale, imbocchiamo una strada laterale, svoltiamo a sinistra, costeggiamo una pista ciclabile e dopo qualche centinaio di metri siamo arrivati. Qui, in questo campo di mais, la Saras vorrebbe realizzare il suo famoso “pozzo esplorativo” per cercare il metano. In fondo, proprio dietro gli alberi, c’è la riserva naturale di S’Ena Arrubia.

L’intero territorio ha detto no al Progetto Eleonora. Non solo il comune di Arborea, ma anche le altre dieci amministrazioni della zona, tre Unioni dei Comuni, insieme alla Provincia di Oristano e alle forze sociali e produttive: tutti si oppongono all’ipotesi che la Saras cerchi il metano da queste parti. “È troppo rischioso per le nostre produzioni”, spiega Francesco Casula, direttore generale della 3A, la più grande impresa di produzione e trasformazione del latte vaccino in Sardegna e tra le più importanti in Italia. “Il nostro è un caso unico: prodotto, territorio e marchio coincidono. Se la Saras dovesse ottenere il via libera per la ricerca del metano tutto il territorio subirebbe una ricaduta di immagine negativa. Perché oltre al latte, Arborea è un centro importante per l’ortofrutta e la mitilicoltura. Inoltre temiamo per le falde acquifere, abbiamo paura delle emissioni, in questo territorio ci sono 200 allevamenti: tutto qui”.

Davide Rullo è uno dei fondatori del comitato (questo è il sito: www.noprogettoeleonora.net) che dall’ottobre del 2011 si oppone al progetto della Saras. “Avevamo scoperto le loro intenzioni quasi per caso, leggendo i giornali”, ricorda. “Sono stati anni durissimi, di grande impegno e mobilitazione. Perché non ci piace il Progetto Eleonora? Perché è pericoloso e le rassicurazioni della Saras in realtà non riescono a rassicurare nessuno. Il metano metterebbe a rischio l’economia del territorio”.

Infatti, perché ad Arborea? Perché la Saras vuole cercare il metano proprio qui? Se lo avesse fatto in un altro comune, sicuramente avrebbe avuto meno opposizione, forse anche tappeti rossi e rullo di tamburi. “Non so, forse non hanno valutato bene la specificità di questa comunità, forse sono stati superficiali”, spiega Rullo. “O forse no”, ipotizza Casula, “probabilmente volevano rompere il fronte laddove era ritenevano fosse più compatto. Se vincono qui, vincono dappertutto”.

Ad Arborea però per il momento la Saras non vince. Al Savi, il Servizio ambientale della Regione che dovrà dare un parere tecnico consultivo sulla fattibilità del Progetto Eleonora, sono arrivare seimila osservazioni come quella che trovate alla fine di questo post (insieme al link con tutti i documenti presentati dalla Saras per ottenere il permesso di cercare il metano). Da oggi la Saras avrà un mese di tempo per comunicare eventuali modifiche ed altri 45 per ufficializzarle. A quel punto si riaprirebbe il termine di 60 giorni per nuove eventuali osservazioni, poi altri 60 per ulteriori possibili prescrizioni, con possibili proroghe per altri 90 giorni. Morale della favola: la decisione tecnica finale potrebbe arrivare fra otto mesi, febbraio 2014, alla fine della legislatura regionale. È dunque ipotizzabile che a decidere le sorti del Progetto Eleonora sarà il presidente che i sardi sceglieranno alle prossime elezioni.

Ma il metano a voi della 3A non vi farebbe comodo? “Noi non siamo contro il metano, in linea di massima non siamo neanche contro questo progetto, di cui contestiamo principalmente la collocazione nel nostro territorio per i motivi che ho accennato prima: gas e latte non sono compatibili”, spiega il direttore generale Casula. “Ma il punto è che se anche il Progetto Eleonora dovesse avere il via libera, raggiungerebbe piena operatività tra otto, nove anni, peraltro senza alcuna garanzia sulla reale convenienza del prezzo praticato. Noi invece in appena sei mesi saremmo in grado di approvvigionarci con GNL (gas naturale liquido) e abbattere così costi di gestione ed emissioni. Ora stiamo aspettando le autorizzazioni, per noi sarebbe una svolta”.

Arborea ha 4000 abitanti e contende ai centri della Costa Smeralda la palma di comune più ricco della Sardegna. In ogni angolo del centro abitato spunta uno striscione con su scritto “No al Progetto Eleonora”. “Il pozzo esplorativo sarebbe il più pericoloso, lo sanno anche loro”, dice Davide Rullo. Ma voi del comitato li avete mai visti gli impianti come quelli che la Saras vorrebbe realizzare qui? “Come no? Ci siamo andati in Emilia. Impianti ben delimitati, con cartelli di pericolo grandi così, che affianco non ci fai certamente un parco giochi per i bambini”.

In effetti alla fine è solo una questione di scelte: ad Arborea latte o gas?

***

Oggetto: osservazioni concernenti lo Studio di Impatto Ambientale presentato dalla Società Saras S.p.A. per la “Realizzazione di un pozzo esplorativo per ricerca di idrocarburi gassosi nel Permesso di Ricerca denominato “Eleonora”, nel territorio comunale di Arborea (OR)”, pubblicato in data 09/04/2013, e espressione di parere FERMAMENTE NEGATIVO alla realizzazione dello stesso.

Il sottoscritto ritiene doveroso portare all’attenzione del vostro ufficio le seguenti osservazioni in merito allo Studio di Impatto Ambientale in oggetto e richiede che l’ufficio da voi rappresentato esprima PARERE NEGATIVO al termine della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale:

–         Idrogeno solforato (Pag. 71 – Progetto Definitivo): il valore soglia proposto (2 ppm) è quasi 500 volte superiore al livello minimo di percezione dell’odore, ma viene calcolato in base ad una esposizione di sole 8 ore. Appare evidente l’impossibilità di considerare valida questa soglia vista la presenza di nuclei abitativi a soli 400 metri di distanza dal punto di trivellazione. Trattandosi di elemento inerente la salute umana con potenziali problematiche croniche, tale soglia andrebbe ricalcolata sulla base di un’esposizione per 24 ore e abbassata di un fattore almeno 100 cioè pari a 0.02 ppm. Sempre per quanto riguarda la problematica idrogeno solforato, il Proponente non specifica il tipo di sistema di rilevamento e il suo funzionamento.

–         Blow Out Preventer: il Proponente parla più volte nel Progetto Definitivo (pagine 81 e 93) e nella Relazione Tecnica (Parte III, pagine 33-35) di B.O.P. senza mai analizzare nel dettaglio le misure che intende adottare in caso di fuoriuscita inaspettata

–         Fluidi di perforazione: non sono elencate e descritte le molecole contenute all’interno dei fluidi di perforazione, per sapere ciò è assolutamente necessario elencare i CAS Number (Chemical Abstract System Number), che permetterebbero di attribuire ad ogni sostanza la propria Scheda di Sicurezza (Material Safety Data Sheet, MSDS), anche quest’ultima assente all’interno del S.I.A.

–         Analisi Costi Benefici: l’intero Allegato 2 del S.I.A. si fonda sul concetto che la perforazione del pozzo porterà (in un futuro non meglio definito e mai quantificato) alla presunta metanizzazione della Sardegna (anche se più volte il Proponente ha espressamente dichiarato che l’utilizzo della quantità di metano eventualmente estratta potrebbe portare benefici per soli 20 anni esclusivamente alla Provincia di Oristano, escludendo di fatto le zone della Sardegna in cui sono ubicate le industrie energivore). Ma la metanizzazione che il Proponente ipotizza avverrebbe in condizioni di totale monopolio, e pertanto il prezzo del gas prodotto sarebbe imposto arbitrariamente dal Proponente in sede di distribuzione. Pertanto, in assenza di ulteriore documentazione, i vantaggi economici di un metano così prodotto e commercializzato appaiono totalmente ipotetici ed affidati ESCLUSIVAMENTE al buonsenso del Proponente.

–         Analisi Costi Benefici (Pagina 30 – Allegato 2): il Proponente scrive “Di conseguenza, si è ritenuto che includere nella presente Analisi Costi e Benefici i costi generati dal verificarsi di incidenti non avrebbe alcuna utilità pratica per il decisore”. Riteniamo queste affermazioni di inaudita gravità sul piano tecnico, scientifico, morale ed eventualmente anche giudiziario. Il Proponente scarica interamente sul Decisore la responsabilità giuridica di avallare l’ipotesi che esiste (per stessa ammissione del Proponente) uno scenario di incidente grave, ma che la sua probabilità è talmente bassa da poterlo ignorare TOTALMENTE nell’intero S.I.A. Il Servizio SAVI non può in alcun modo avvallare questa ipotesi e dovrebbe bocciare l’intero S.I.A esclusivamente per questa dichiarazione. A prescindere da qualsiasi calcolo il Proponente consideri, la probabilità che un evento di portata grave o gravissima si verifichi non sarà mai pari a zero.

–         VOC: l’attenta lettura della letteratura scientifica moderna (si veda ad esempio Colborn T. et al. Natural Gas Operations from a Public Health Perspective, 2011, Human and Ecological Risk Assessment: an International Journal, vol. 17: 1039-1056) suggerisce come anche gli impianti di trivellazione convenzionale portino fatalmente all’emissione in atmosfera di composti organici volatili (VOC). I VOC sono esattamente gli stessi composti responsabili, ad esempio, del maggior tasso di mutazioni genetiche e quindi tumori nella zona della raffineria di Sarroch (Peluso M. et al. Malondialdehyde–deoxyguanosine and bulky DNA adducts in schoolchildren resident in the proximity of the Sarroch industrial estate on Sardinia Island, Italy, 2013, Mutagenesis, vol. 28: 315-321). Il Proponente non cita in alcuna parte del S.I.A. la necessità di monitoraggi ambientali per l’eventuale presenza di VOC.

–         Ubicazione pozzo esplorativo: in merito alla localizzazione del pozzo esplorativo e relativa area di cantiere, l’area indicata dalla società per l’ubicazione risulta compresa all’interno dell’IBA (Important Bird Area) 218 Sinis e Stagni di Oristano. Il confine Sud dell’IBA indicata, secondo quanto riportato dalla cartografia del Ministero dell’Ambiente, risulta essere la Strada Ventunesima Ovest in Comune di Arborea. L’area IBA 218 – Sinis e Stagni di Oristano risulta cartografata dal 2003 e a essa deve essere applicato l’art.4 della Direttiva “Uccelli” 79/409/CEE successivamente sostituita dalla Direttiva 2009/147/CE, tenuto conto che le IBA risultano un fondamentale strumento tecnico per l’individuazione di quelle aree prioritarie alle quali si applicano gli obblighi di conservazione previsti dalla Direttiva stessa

In conseguenza di quanto sopra elencato, ai sensi dell’articolo 20 comma 3 e dell’articolo 24, comma 1,2,3,4 del Decreto Legislativo 152/2006, che consente a ogni cittadino italiano di presentare in forma scritta le proprie osservazioni sui progetti sottoposti a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e ai sensi della Convenzione di Aarhus, recepita anche dall’Italia, la quale afferma che le popolazioni hanno il diritto di esprimere la propria opinione su proposte ad alto impatto ambientale e che l’opinione dei cittadini deve essere vincolante, chiedo che il Servizio SAVI della Regione Sardegna esprima parere NEGATIVO in merito alla Valutazione di Impatto Ambientale per la “Realizzazione di un pozzo esplorativo per ricerca di idrocarburi gassosi nel Permesso di Ricerca denominato “Eleonora”.

 ***

Per chi fosse interessato, tutta la documentazione presentata dalla Saras alla Regione per poter realizzare il pozzo esplorativo ad Arborea è disponibile a questo link di Sardegna Ambiente.

23 Commenti

  1. Il 21 giugno ho partecipato ad una tavola rotonda presso la mediateca del Mediterraneo dove, fra gli altri é intervenuto Soru che ha difeso la scelta della trivellazione aggiungendo che la ricerca del gas non é inquinante e che, d’altra parte, la Zona di Arborea é una delle più inquinate d’Italia per cui anche il latte ed i suoi derivati lo sono. Se volete altri particolari sono disposta a fornirveli come pure le deliranti ragioni elencate per sostenere tale tesi.

  2. Ma febbraio 2013 non è già passato, fra otto mesi… non sara febbraio 2014 o sbaglio

  3. casumarzu says:

    Elio, bello lo slogan che hai scelto. Poi ti dico dove devi metterlo.
    Comunque volevo aggiungere a tutte le ricchissime e competenti osservazioni questa considerazione: quando si valutano progetti, piani, interventi ambientali, spesso le istituzioni e i tecnici coinvolti effettuano un controllo cartografico per verificare se sul territorio insistono dei vincoli ambientali. Se l’intervento è esterno al confine è comunque valutato ma è pur sempre fuori dal perimetro; le zone umide, l’area è stata bonificata nemmeno 100 anni fà, occorre fare una valutazione che tenga conto del idrodinamismo del sottosuolo che non può essere circoscritto con un confine tracciato sulla cartina geografica. Stessa cosa dicasi per le valutazioni delle opere a mare: spesso le valutazioni sono espresse come se si agisse sulla terraferma; niente di più sbagliato (ricordate l’effetto orzata al Poetto causato dal ripascimento).
    Concludendo vorrei dire ai cari colleghi ingegneri: agite nell’interesse delle comunità e iniziate la valutazione dei servizi ecosistemici che la zona umida restituisce senza nessun costo (depurazione acque, pesca, valore ricreativo e paesaggistico); sommate tutto questo valore e poi valutate quanto occorrerebbe spendere per rimediare ai danni provocati per aver sottovalutato gli effetti in nome del presunto sviluppo.

  4. Benissimo! Boja chi molla. A meno che…non facciano una proposta che non si possa rifiutare. Interessante sarebbe sapere a chi la farebbero.

  5. Eleonora says:

    Quello di cui non parla questo articolo è uno dei motivi fondamentali che ha portato le mamme del territorio a documentarsi sulle trivellazioni per ricerca di gas a ridosso di case abitate.
    Non si parla delle donne di Arborea e del territorio della Provincia di Oristano. Non si fa cenno alle protagoniste della giornata del 30 maggio 2013, la giornata in cui Saras ha dovuto presentare il Progetto ad Arborea e mostrare a tutta la Sardegna che non aveva le risposte alle domande di quelle donne. Donne che scrupolosamente avevano letto il Progetto definitivo e lo Studio di Impatto Ambientale. Donne che si erano documentate sui rischi di quel Progetto studiando la letteratura scientifica, studiando i casi italiani e stranieri, frugando nei siti dell’EPA, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
    Perché chi parla di questo Progetto lo fa citando la parola “metano”, citando la parola “royalties” o magari citando il presunto minor impatto ambientale di una molecola che per sua natura è fossile e ha un impatto ben noto sull’atmosfera che ai bambini viene insegnato già nelle scuole dell’obbligo.
    Perché chi parla ancora di questo Progetto lo fa citando aziende, fatturati, vocazioni agricole, turistiche e ambientali di un territorio in cui vorrebbe essere realizzato. Chi parla di questo Progetto lo fa citando un lavoro prezioso ed encomiabile che è quello di un Comitato locale di cittadini. E chi parla a favore di questo Progetto lo fa giustificandone l’impatto sulla salute umana portando ad esempio note o presunte contaminazioni da nitrati, da fitofarmaci.
    Come se, in un territorio dove le attività antropiche hanno un impatto noto, monitorato e sotto controllo, fosse non solo lecito ma giusto sottoporre dei bambini ad altre pressioni antropiche che non hanno possibilità di essere monitorate né tanto meno essere considerate “sotto controllo”. Come se quei bambini meritassero di respirare tutto quello che un Proponente di progetti di estrazione idrocarburi decide di fargli respirare. Così, solo perché in quel territorio quei bambini magari ci sono nati, solo perché in quel territorio quei bambini vivono con le loro famiglie.
    Ma nessuno ha mai scritto del coraggio e dell’impegno di quelle donne. Che sono tante, preoccupate ma documentate. Che sono tante e sono mamme e figlie. E sono sopratutto impegnate a difendere i loro figli e i loro fratelli più piccoli. Sono impegnate a difendere quei bambini che agli occhi dei tanti che difendono questo Progetto meritano di respirare composti organici volatili, magari idrogeno solforato, di essere messi in contatto col mercurio di cui lo Studio della Saras nemmeno fa cenno nonostante sia presente nei giacimenti di idrocarburi.
    Troppo spesso non si evidenzia che quel presunto metano per venire estratto, da quegli ipotetici giacimenti, richiede una operazione di trivellazione che deve “violare” 3 chilometri di sottosuolo. Ma quelle donne invece lo sanno bene e sono partite proprio da lì. Dal domandarsi, visto che in Sardegna non vi sono esempi, in cosa consista un’operazione di trivellazione del sottosuolo alla ricerca non di acqua di falda ma di giacimenti di idrocarburi. E’ semplice trovare degli esempi e dei video anche su youtube. E’ il primo passo, compiuto da queste donne già nel 2011, quando Saras presentò il Progetto preliminare. E’ facile, anche solo visualizzando questi video, capire che quelle operazioni devono stare lontane dai polmoni dei bambini.
    Se poi si ha la pazienza di studiare gli impatti sulla salute e lo si fa documentandosi a dovere ed utilizzando fonti scientifiche valide e riconosciute non vi sono più dubbi.
    Ne è certo chi compie scrupolosamente queste ricerche. E se chi si è preso la briga di fare queste ricerche è magari una mamma o una futura mamma, potrà dirvi senza alcuna ombra di dubbio di poter essere smentita sul piano scientifico-sanitario che: “Nessuna attività di estrazione deve stare vicino a mio figlio o a me che lo sto aspettando da qualche mese per farlo crescere ad Arborea, o a Marrubiu, o a Uras, a Serramanna, a Elmas, a Capoterra o in qualcunque altro paese Saras abbia individuato per realizzare dei pozzi di estrazione per idrocarburi”.
    E’ semplice, ma in pochi mettono a fuoco questo particolare. Giustamente lei Biolchini scrive dei composti organici volatili. Giustamente lei scrive dell’idrogeno solforato e di tutti quei composti che vengono generati dagli interventi di trivellazione. Ma date un’anima a queste persone che ne hanno parlato prima di voi. Dategli spazio nei vostri articoli e nelle letture sui giornali.
    E’ una mobilitazione che ha pochi precedenti quella che ha mosso queste donne. Se volete scrivere di questo Progetto Eleonora e della contrarietà spostatevi dalle vostre città e venite ad ascoltare le ragioni di queste donne.
    Venite ad ascoltare queste persone che sono donne, che sono ingegneri, biologhe, medici, economiste, maestre e casalinghe ma che sono anche mamme o future tali.
    Per una volta non scrivete di fatturati, di aziende o di Comitati ma scrivete dei bambini, scrivete dei genitori e scrivete di queste donne e del loro grande impegno.
    Perché erano sopratutto loro, nell’Assemblea del 30, a rivolgere le loro domande a chi nel loro territorio vuole entrare con un Progetto scadente e lacunoso anche sotto il profilo della protezione della Salute Pubblica.

    • Supresidenti says:

      immagino la fatica di chiamarsi Eleonora.. grazie di queste parole..

    • Marcello says:

      Sono molto contento anche io di cosa state facendo: il vostro impegno, la vostra preparazione e perseveranza e il vostro anonimato fuori dalle logiche di strumentalizzazione sono valori inattaccabili che si amplificano e rafforzano a vicenda. La Sardegna e i sardi hanno molto da imparare da voi..

  6. Che impianti servono per l’utilizzazione del GNL? Un rigassificatore?

    • Giuseppe says:

      Esatto serve un rigassificatore che si potrebbe realizzare anche in mare collegato poi con un gasdotto a terra. Non è di facile realizzazione e non da continuità alla fornitura dato che in Sardegna non esistono gasdotti.

  7. Ad arborea nelle stalle con gli allevamenti bovini con la decantazione degli escrementi si forma naturalmente il gas metano che giornalmente respiriamo, fortunatamente essendo gas volatile nessuno si accorge! E voi siete contro il progetto Eleonora senza considerare questo.Nota bene, quante stalle ci sono ad Arborea? Quindi quanto gas c’è già?

    • Interessante considerazione.

    • certo, “ad arborea nelle stalle con gli allevamenti bovini con la decantazione degli escrementi si forma naturalmente il gas metano”, così come a Cagliari respiriamo il PM10 dei gas di scarico delle auto.
      E con questo alibi dobbiamo quindi accettare qualsiasi cosa?
      Anche quanto peggiorerebbe la situazione ambientale ed economico-sociale?
      Anche i deflussi inquinanti verso dune, spiaggia, mare e Stagno di S’Ena Arrubia, come riconosce la stessa Saras nello studio di impatto ambientale?
      Per chi volesse approfondire i vari motivi del “no” alla ricerca mineraria: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2013/06/11/il-progetto-di-ricerca-saras-del-gas-naturale-a-sena-arrubia-arborea-e-incompatibile-con-lambiente/ .

      Stefano Deliperi

    • Francesco says:

      Precisiamo: dalla normale fisiologia dei ruminanti ed in particolare durante la masticazione – nel mondo animale e anche ad Arborea – si produce il metano: non dalla decantazione degli escrementi.
      Questa produzione di gas e’ naturale e avviene in tutti i ruminanti ovvero quegli animali dotati di rumine ( uno dei vari stomaci).
      Ad Arborea ci sono si molti ruminanti, ma non più di quanti c’è ne siano in tutte le aree zootecniche vocate e dove si produce latte e carne per i consumatori regionali, nazionali e globali.
      Una cosa e’ la produzione di metano e di altri gas che provengono dalla normale fisiologia animale, altro e’ fare un buco profondo due volte il gennargentu, vedere cosa c’è sotto – metano o magari idrogeno solforato da respirare bene a polmoni pieni – e magari mettere in comunicazione tutto questo con le falde acquifere.

      • Lo dico a mo’ di esempio visto che di letame e falde acquifere si parla: sarebbe parecchio interessante avere a disposizione i dati relativi al quantitativo di letame reimpiegato per la concimazione nell’agro di Arborea, visto che le deiezioni bovine sono ricchissime di azoto, elemento fortemente inquinante delle falde acquifere. Così come lo sono alcuni principi attivi presenti nei fitofarmaci utilizzati per coltivare prodotti agricoli destinati ad uso zootecnico.
        Al di là degli esempi specifici, l’agricoltura nel suo complesso ha un impatto ecologico tutt’altro che trascurabile (un altro esempio è il fenomeno dell’eutrofizzazione).
        Lo dico non perché io sia favorevole alle trivellazioni ad Arborea, anzi, (ma in altri posti della Sardegna fortissimamente sì, fosse anche sotto casa mia, ma non da parte della Saras), ma perché trovo che l’argomento inquinamento contro le trivellazioni sia un argomento tutto sommato debole rispetto ad altri. Di argomenti forti da usare ce ne sono parecchi.

        • Francesco says:

          Ad Arborea in tema di coltivazioni e di gestione degli effluenti zootecnici (il letame ad esempio) si applicano le più stringenti normative comunitarie. Infatti il territorio e’ definito zona vulnerabile e pertanto gli apporti del letame ai campi per la nutrizione delle coltivazioni e’ soggetto ad un limite massimo ed ad un controllo documento.
          Questa norma e’ comune a tutte le zone europe di zootecnia moderna (gran parte dell’olanda, tutta la Germania e parte della Danimarca ad esempio, così come in Pianura Padana dove sono però molto indietro rispetto alla Sardegna nell’applicazione.
          Gli allevatori di Arborea hanno realizzato dal 2007 in poi significativi investimenti per la corretta gestione degli effluenti zootecnici come si può verificare visitando le aziende di allevamento.
          I dati del monitoraggio realizzati in questi anni dopo l’applicazione delle misure suddette ha ridotto di gran lunga i valori dei nutrienti nelle falde.
          Per quanto riguarda la cura alle colture questa avviene sempre in conformità alle norme europee che riguardano tutte le coltivazioni agricole.
          L’agricoltura assume in una prospettiva di crescita demografica e di miglioramento delle condizioni di vita di fasce enormi di popolazione un significato strategico e penso che dove l’agricoltura viene fatta bene ed è efficiente andrebbe tutelata e preservata.
          Francesco Casula

          • Secondo me questo conferma la debolezza dell’argomento. Anche la Raffineria Saras di Sarroch applica le più stringenti normative comunitarie, ed infatti ha ridotto di gran lunga i valori di inquinamento rispetto a cinquantanni fa. Non per questo ha smesso di inquinare. L’agricoltura moderna inquina molto meno rispetto a cinquantanni fa, quando ancora si usavano, per esempio, atrazina e DDT, ciò non di meno continua ad inquinare. Perché si sa, l’industria inquina, compresa quella agricola. E infatti il punto non è questo; il punto è che Arborea è l’unico vero distretto industriale degno di essere definito tale in una terra economicamente depressa come la Sardegna. Un distretto industriale che per giunta rappresenta un’eccellenza tra le avanguardie europee. (Una grande lezione per il Movimento Pastori Sardi che del loro male sono parte della causa). Solo una classe politica locale composta da disturbati mentali può anche solo immaginare di metterlo a rischio. Perché l’argomento davvero forte è questo: «prodotto, territorio e marchio coincidono. Se la Saras dovesse ottenere il via libera per la ricerca del metano tutto il territorio subirebbe una ricaduta di immagine negativa».
            Sarebbe forte anche se le trivellazioni fossero a impatto zero, perché, prima di ogni altra cosa, la Saras inquina l’immagine e l’immagine nel mercato è tutto.

            • Mario, io la penso come te, però riguardo l’inquinamento c’è una contraddizione evidente nel tuo ragionamento. Così come l’inquinamento prodotto dalla Saras non impedisce alla raffineria di continuare a produrre, allo stesso modo l’inquinamento prodotto dagli allevamenti non impedisce agli allevamenti di continuare a produrre. L’estrazione del metano ad Arborea rischia invece di compromettere (non solo dal punto di vista dell’immagine, così come tu ribadisci) la produzione di latte di qualità. Un conto sono gli scarti della produzione (che generano inquinamento ma che non mettono a rischio la qualità delle produzioni che li producono), un conto i fattori di inquinamento esterni ai processi produttivi che mettono a rischio la qualità del prodotto. Sono due cose diverse.

              • Una possibile eutrofizzazione delle aree acquitrinose di quella zona provocato dall’attività agro-zootecnica di Arborea, potrebbe rappresentare un fattore di inquinamento esterno ai processi produttivi dell’industria turistica di quei luoghi che metterebbe a rischio la qualità del suo prodotto: c’è sempre un puro più puro che ti epura.
                E infatti il turismo a sua volta inquina (come tutti i processi umani) e così all’infinito. Il punto è che l’inquinamento degli altri è sempre più cattivo del nostro perché il nostro ci da da mangiare.
                Vorrei far notare che l’ipotesi eutrofizzazione non è fantascientifica, basta pensare al fenomeno del giacinto d’acqua nel fiume a Riola Sardo che è strettamente connesso con fenomeni di questo tipo.
                Si parla però di ipotesi e di rischio, e Il rischio, in quanto tale, poggia sul terreno delle possibilità e non delle certezze. Su questo terreno la Saras si gioca la partita della trattativa politica: loro, a torto o a ragione, dicono che questo rischio non c’è.
                Il danno di immagine invece non rientra nel terreno delle possibilità, rientra in quello della certezza a prescindere dal fatto che l’estrazione inquini o meno. Vaglielo a spiegare al consumatore…

    • Federico says:

      Quello che sfugge a chi è favorevole al progetto eleonora è che il problema principale non è il metano, bensì la trivellazione in se. E’ vero, anche le esalazioni metanifere di liquame e di ruminazione inquinano (tra l’altro esiste un progetto per limitare anche queste ultime: meno esalazioni metanifere ruminali=più produzione) ma tutto ciò non può essere paragonabile minimamente alle oltre 200 sostanze chimiche (alcune anche radioattive) iniettate nei cosidetti fanghi di perforazione che vanno ad attraversare gli strati di roccia e le falde acquifere che utilizziamo per abbeverare gli animali e che giungono a mare attraversando anche gli stagni del comprensorio.
      Ti invito a leggerti qualche rivista autorevole a riguardo, ti assicuro che più tempo sto dentro il comitato più scopro cose che mi convincono ancora di più della mia contrarietà. Se abbiamo convinto tutte le amministrazioni locali vuol dire che le nostre argomentazioni sono più che valide e supportate da esperti nel settore

  8. Se vi interessa, c’e’ un interessante dibattito venerdi’ prossimo dove parlera’ la mia amica Maria Rita D’Orsogna, da tempo attiva contro i disastri ambientali causati dalle trivellazioni, le cui conseguenze vengono spesso minimizzate o nascoste.

    MARIA RITA D’ORSOGNA AD ARBOREA – Venerdì 21 giugno

    Siamo molto felici di annunciare l’arrivo in Sardegna della Prof.ssa Maria Rita D’Orsogna.

    Sarà con noi venerdì 21 giugno per un dibattito che si terrà alle ore 20.30 presso il Teatro dei Salesiani.

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