Cultura / Sardegna

Ci scrive Antioco Floris: “Perché l’Irlanda investe sul cinema sardo e la Regione Sardegna no?”

Antioco Floris insegna all’Università di Cagliari ed è uno studioso e un critico cinematografico. Nell’ateneo cittadino è il responsabile del CELCAM, il Centro per l’Educazione ai Linguaggi del Cinema, degli Audiovisivi e della Multimedialità. Questa sua riflessione la dice lunga su quanto la Sardegna creda nella sua cultura e nei suoi artisti.

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Caro Vito,

leggo sempre con un certo interesse gli interventi del tuo blog, in particolare quelli che parlano del cinema in Sardegna, molto utili grazie ai post dei numerosi lettori, per avere il polso di ciò che il pubblico pensa dei film sardi. Una cosa che noto ripetutamente è la severità del giudizio che accompagna molti commenti. Sembra quasi che lo storico disamore che caratterizzava il rapporto fra cinema e Sardegna negli anni passati, e di cui parla in un famoso articolo Michelangelo Pira, in fondo persista ancora. Un disamore che coinvolge il pubblico come anche gli amministratori regionali i quali, a differenza di quelli di altre regioni in Italia e all’estero, non hanno mai creduto che il cinema potesse essere una risorsa per lo sviluppo del territorio. E non lo credono neanche oggi.

In tal senso è emblematico quanto accadde negli anni sessanta, quando, in pieno programma di rinascita dell’economia della Sardegna non si pensò neanche lontanamente che il comparto cinematografico potesse essere una risorsa su cui investire per lo sviluppo del territorio. Eppure nello stesso decennio, per fattori contingenti, le produzioni che coinvolsero l’isola furono almeno una trentina contro le otto del decennio precedente.

Opere d’esordio eccentriche o di grande impatto culturale affiancate a spaghetti western e fantascienze improbabili, ma anche a film di affermati registi di livello internazionale quali Michelangelo Antonioni, John Huston, Michael Curtiz, interpretati da star del livello di Liz Taylor, Richard Burton, Peter O’Toole, Ava Gardner. Il trend positivo proseguì anche nel decennio successivo con venticinque produzioni, alcune delle quali internazionali. Si trattò insomma di un quadro variegato che avrebbe dovuto far capire agli amministratori pubblici che le caratteristiche ambientali e culturali dell’isola avrebbero potuto permettere lo sviluppo di un’industria non tradizionale. E invece nulla!

Lo stesso accade negli anni recenti. Accantonata in un angolino la legge sul cinema voluta dall’amministrazione Soru (ma, quasi si fosse trattato di un errore, applicata solo parzialmente anche da quella stessa amministrazione), pare che il bilancio regionale di quest’anno preveda per l’industria cinematografica la bellezza di 300.000 euro. Non si tratta di un errore nella disposizione degli zeri, sono proprio trecentomila euro. Una cifra ridicola, si potrebbe pensare. Ma no, semplicemente una cifra messa là per riempire una casella da chi ritiene, in controtendenza rispetto al mondo intero, che il cinema non sia una risorsa di sviluppo del territorio.

Eppure l’investimento nel cinema dovrebbe essere considerato conveniente perché viene speso in Sardegna in misura ben maggiore di quanto erogato, perché è un investimento pulito, perché è di promozione per l’isola, perché va a un prodotto culturale che, a differenza di altri, è a grande diffusione e dura nel tempo… E poi il cinema fatto in Sardegna, anche se non sempre piace ai sardi, interessa il mondo.

Lo evidenziano chiaramente gli ultimi film di Mereu e Columbu. Ed è significativo in tal senso il processo produttivo del prossimo film di Enrico Pau, L’Accabadora che inizierà le riprese nei prossimi mesi dopo alcuni anni di preproduzione. Il film, questa è una notizia in anteprima, vede fra i produttori l’Irish Film Found, ovvero il fondo di produzione cinematografico irlandese, che da solo metterà la cifra di 500.000 euro. Questa si aggiunge al fondo di garanzia del Ministero (550.000 euro) e all’intervento di Rai Cinema e altri privati nonché ai 60.000 euro stanziati dalla Regione Sardegna.

È chiaro che la sceneggiatura scritta da Pau e Antonia Iaccarino ha punti di forza se ottiene il finanziamento del Ministero e raccoglie l’interesse di Rai Cinema, ma deve essere piaciuto veramente molto ai produttori irlandesi se hanno deciso di stanziare per il film ben l’800 per cento in più di quanto ci ha messo la Regione e quasi il doppio di quanto il bilancio regionale del 2013 stanzia per tutta l’industria cinematografica locale.  O gli irlandesi hanno soldi da buttare o chi amministra la Regione ha il prosciutto davanti agli occhi.

Antioco Floris

 

10 Commenti

  1. New Entry says:

    Gentile Enrico Pau,
    sono felice che pur pensando fosse meglio non farlo abbia comunque deciso di rispondermi. Valutando il fatto che io non ho espresso nessuna recensione preventiva sul suo film provo un certo stupore di fronte alla sua reazione nei confronti del mio post. Quella che ho manifestato è in realtà una certa stanchezza (questo era il colore della mia reazione) nei confronti di una figura, l’Accabbadora appunto, parecchio inflazionata nei salotti culturali locali e da lei scelta per il titolo del suo lavoro. Già nel lontano 2005 ricordo infatti di aver letto sull’argomento un racconto, che allora mi parve originale, dal titolo “Subbuteo,” scritto da Giuseppe Vargiu (pubblicato nella raccolta “Sinnus, segnali di confine” per iniziativa di Mario Mereu e del comune di Siurgus Donigala), che a sua volta mi era stato poi ricordato, in alcuni temi e sviluppi, dal più famoso libro di Michela Murgia, a cui si sono poi aggiunti in seguito cortometraggi e altre iniziative artistiche e culturali sempre dedicati a lei, l’Accabbadora, ormai diventata figura di moda, e che da interessante argomento di antropologia e sincera fonte di ispirazione si è trasformata in una sorta di gotica mascotte buona per tutte le stagioni. La mia esclamazione pertanto, più che a complessi identitari, era riconducibile ad una certa saturazione. Non dubito che il pubblico irlandese o di qualsiasi altro paese possa accostarsi all’argomento con una verginità culturale a me preclusa, e non ho motivo di dubitare che quattro anni fa un titolo come quello da lei scelto potesse ancora andare con il vento in poppa, trovando riscontro positivo nelle istituzioni che sono felice per lei abbiano voluta finanziarla. Dopo di che lei ha scelto quel titolo di ispirazione locale, lei lo ha reso pubblico, lei dovrebbe pur essere preparato a ricevere eventuali commenti in proposito senza “farsi i film” (“La sensazione è che a lei qualsiasi titolo l’avrebbe sconcertata”) sulla personalità di chi li esprime. Spero con questo di aver chiarito l’equivoco e dissipato il suo giudizio preventivo nei confronti della mia persona.
    La rassicuro inoltre che non è mia abitudine (e non mi sembra infatti presente in ciò che ho scritto) considerare la quantità e qualità delle idee come conseguenza della latitudine dei luoghi. Credo che certe accuse rivelino gli accusatori molto più che gli accusati. E per quel che riguarda i concetti generali che ho espresso non mi sembra di averla chiamata direttamente in causa in alcun modo, perciò se si è sentito così profondamente toccato dalle mie riflessioni (non giudizi) tutto ciò è dipeso esclusivamente da lei. Usando il suo paragone (questo si forte) lei mi considera un “cecchino frustrato” ma poi si mette da solo sulla linea di tiro autoproclamandosi bersaglio.

    Senza, le assicuro, alcun rancore la saluto cordialmente.

  2. New Entry says:

    Ed ecco sbucare pure l’Accabbadora! Mamma mia!Credo che una parte del pubblico locale sia disaffezionato semplicemente perchè si sente soffocare.L’universalità dei contenuti (che sicuramente può partire anche dal particolare locale)troppo spesso è sacrificata ad autocompiacimento fine a se stesso che tarpa le ali. Per quanto mi riguarda il Cinema è Cinema. Se si parte dal presupposto che debba essere Sardo a tutti i costi già si commette un errore, perchè tutto ciò che è incasellamento forzato stride maledettamente con l’Arte. E spesso diventa solo un “patentino di conformità” per intellettuali pigri e politici altrettanto pigri (nella migliore delle ipotesi) che li dovrebbero finanziare.
    Dopo di che, fermo restando che il territorio avrebbe bisogno di ben altri sviluppi, si può anche discutere di un industria del cinema locale (non “natzionale”).
    Dopo di che l’aspetto anagrafico della residenza dovrebbe essere considerato nei limiti in cui viene considerato in qualunque bando di concorso, locale o internazionale.

    • porcabru says:

      Perché l’Irlanda investe nel cinema sardo e la Regione Sardegna no?
      Perché gli irlandesi bevono cose più forti?

    • Enrico Pau says:

      Gentile New Entry

      E’ la prima volta che mi capita di avere una recensione preventiva, le è bastato il titolo per scatenarsi. L’idea che dietro il titolo, che, lo riconosco, è un pò forte, si possa nascondere una storia universale non la sfiora nemmeno. Per aiutarla le dirò che è il titolo con il quale il film è stato presentato circa quattro anni fa al Mibac (Ministero dei Beni Culturali), che ha deciso di finanziare il film riconoscendolo opera di interesse culturale nazionale, ma questa è un’altra storia. Che triste destino quello di alcuni registi e artisti sardi che devono leggere sui blog tanti commenti come questo questo, che, glielo confesso, mi paiono un pò troppo ingenerosi, soprattutto quando, come questo, sono appunto preventivi, anzi liquidatori. La sensazione è che a lei qualsiasi titolo l’avrebbe sconcertata. Il solo fatto che ci sia qualcuno che, a queste latitudini, ha delle idee e provi a tradurle in una forma, usando tutti gli strumenti possibili, come i Film Board di altre nazioni europee (si chiama coproduzione internazionale) neanche la sfiora. Francamente avrei fatto meglio a non risponderle, ma non se ne può più. Il vostro rancore, di lei e di tanti cecchini frustrati, non tiene conto del sacrificio personale e familiare che si nasconde dietro la produzione di un film al quale, tra l’altro, lavoro con molta fatica da oltre sei anni. Chi mi conosce sa che io amo lavorare con i giovani talenti, soprattutto sardi (io vivo in Sardegna), il talento degli altri non mi spaventa anzi è fonte di ispirazione e di soddisfazioni professionali e umane. Ma forse è inutile spiegarle queste cose. Lei è concentrato sul titolo e sul pensiero, un pò misero, che “basta con queste storie sarde” anche se poi quelle storie girano l’Europa e a volte il mondo come è capitato anche recentemente ai film di Mereu e Columbu e a tante altre opere di autori sardi. Vede New Entry a Tokyo o a New York non sanno niente delle nostre misere faide locali, guardano i film senza complessi identitari. Per tranquillizzarla le darò un’ultima notizia: dietro il titolo L’Accabadora, che, lo riconosco, è un pò forte, si nasconde una storia quasi interamente ambientata a Cagliari durante i bombardamenti del 1943.
      Enrico Pau

  3. Francu says:

    Perchè il cinema sardo fari schifu! Scusate spengo che sta iniziando iron man 3. Bolis ponni!

  4. Vortexsurfer says:

    Propenderei per il prosciutto.

  5. davide plantera says:

    Sono contrario a finanziare a pioggia il cinema con contributi pubblici. Gli incentivi dovrebbero arrivare in altre forse, come fa ad esempio il comune di New York: incentivi fiscali, sconti negli alberghi per gli addetti ai lavori, assistenza di auto della polizia gratis etc.

    Del resto, si parla sempre di finanziare con contributi pubblici i soliti 2-3 nomi sardi (Columbu,Mereu etc.). Perche’ invece non aiutare giovani registi come Gianclaudio Cappai che, solo le sue forze, e’ stato ammesso addirittura al Festival di Venezia nel 2009?

  6. Non si tratta solo di cinema Sardo e non si tratta solo di incentivare ma anche di defiscalizzare. Non a caso Hollywood sta investendo non pochi soldi fuori dal nord America. Segnalo un articolo di Marco Corda su Sa Natzione scritto prima che partisse la bolgia attorno alla zona franca e la perdita di credibilità di questo strumento di politica fiscale: http://www.sanatzione.eu/2012/10/promozione-e-zone-franche-hollywood-sbarca-in-sardegna-meta-di-numerosi-set/

    • L’Irish Film Found non è un fondo caritatevole ed ha altre finalità rispetto alla Regione che ritengo abbia fatto quanto nelle sue potenzialità e nel rispetto del pubblico interesse.

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