Politica / Sardegna

Il Partito dei Sardi, la politica in franchising e lo strappo di Berlinguer. Ecco la sfida che ci attende

 

Sabato 27 aprile, a partire dalle 10 al Palazzo Viceregio di Cagliari, si terrà l’iniziativa “Sas chimbe preguntas de su 2013, a nois – Le cinque domande del 2013, a noi stessi”, organizzata da questo blog e dalla Fondazione Sardinia (insieme alle associazioni Riprendiamoci la Sardegna e Tramas de Amistade) per festeggiare Sa die de sa Sardigna. Verranno proposte cinque domande che saranno sinteticamente esposte e sviluppate da alcuni relatori. Vi prego di far giare la notizia perché, nonostante i comunicati stampa, non è ancora uscita da nessuna parte.
Salvatore Cubeddu risponderà alla domanda “La Sardegna ha una classe dirigente e politica all’altezza della crisi che sta vivendo?” e qui potete trovare il suo intervento.
La scrittrice Paola alcioni risponderà alla domanda “L’introduzione del bilinguismo può essere una risorsa per la Sardegna?”, e anche il suo intervento è già disponibile.
Ecco invece cosa dirò io rispondendo alla domanda “Un Partito della Sardegna, slegato dalle grandi formazioni nazionali, può essere una risposta alla crisi istituzionale e alla mancanza di una adeguata rappresentanza sia nel parlamento romano che in quello europeo?”. Oggi ve lo leggete in italiano, perché domani lo sentirete in sardo.

 ***

In una regione autonoma e perfino speciale, avere dei partiti capaci di agire senza essere costretti a sottostare alle logiche di potere nazionali sarebbe la normalità e non una aspirazione. La normalità invece quella che abbiamo da tempo sotto i nostri occhi: in Sardegna esiste la politica in franchising. Che cos’è il franchising? Ce lo spiega Wikipedia.

“Il franchising è una formula di collaborazione tra imprenditori per la distribuzione di servizi e/o beni, indicata per chi vuole avviare una nuova impresa ma non vuole partire da zero, e preferisce affiliare la propria impresa ad un marchio già affermato.

L’azienda madre concede all’affiliato il diritto di commercializzare i propri prodotti utilizzando l’insegna della casa madre e concede anche assistenza tecnica e consulenza sui metodi di lavoro. In cambio l’affiliato si impegna a rispettare standard e modelli di gestione e produzione stabiliti dalla casa madre. Tutto questo viene offerto in cambio del pagamento di una percentuale sul fatturato e al rispetto delle norme contrattuali che regolano il rapporto”.

Appare evidente che quasi tutta la politica sarda è una politica in franchising. I grandi partiti nazionali impongono il marchio e offrono un kit fatto di parole d’ordine e soluzioni preconfezionate a chi si impegna a rispettare i modelli di gestione imposti e ovviamente si impegna a pagare una percentuale sul fatturato.

In Sardegna le classi dirigenti vengono premiate con posti di comando a patto che non si sognino minimamente di immaginare un altro modo di fare politica (e dunque di selezione della classe dirigente) e a patto che paghino una percentuale sul fatturato (rappresentata dai voti che noi facciamo confluire su quelle sigle nazionali, voti alla fine evidentemente buttati).

Nella regione autonoma e speciale della Sardegna la politica non è né speciale né autonoma. È come diceva Francesco Masala, è eterodiretta. Niente di nuovo dunque. Cosa c’è di nuovo allora?

Di nuovo c’è che anche la politica in franchising sta fallendo. I grandi marchi stanno scomparendo e, complice la crisi economica, non sono più in grado di venderci i loro prodotti. I prodotti che la politica nazionale vuole vendere ai sardi tramite la nostra classe dirigente non servono più e questo è chiarissimo.

Nessun grande problema della Sardegna di oggi diventerà mai un punto nell’agenda del governo Italia. Neanche problemi la cui soluzione passa necessariamente per un tavolo nazionale, come quello della deindustrializzazione o dei trasporti.

E se la politica in franchising non funziona più, che cosa succede?

Di partito dei sardi si parla da tempo. Attenzione, è sempre stata la formula con la quale di fronte all’impotenza strutturale della politica nazionale davanti ai problemi della Sardegna, le nostre classi dirigenti hanno cercato di placare le istanze di rinnovamento. Ma oltre l’annuncio non si è mai andati.

Ora però è diverso, perché la consapevolezza dell’inadeguatezza del sistema politico nazionale insieme l’imminente dissolvimento delle due principali esperienze politiche, mette le nostre classi dirigenti di fronte alla necessità di inventarsi qualcosa di nuovo.

Chiaramente parlare di un “partito dei sardi” non significa nulla. Serve invece una politica dei sardi, autonoma e speciale, in grado innanzitutto di abbandonare la casa madre. Serve uno strappo, come quello di Berlinguer nei confronti dell’Unione Sovietica. Dire basta a questo rapporto feudale che lega i nostri politici ai politici nazionali.

E poi è necessario ricomporre gli schieramenti non attraverso le vecchie categorie novecentesche, ma attraverso le nuove sensibilità e scelte di fondo precise, che riguardano la difesa delle fasce più deboli della società, del modello di sviluppo, della partecipazione politica diffusa, del bilinguismo.

Non servono partiti sardi federati con partiti nazionali, ma servono partiti nuovi, veri, in cui a fronte di una apertura agli elettori di partiti che possono sembrare anche lontani da quelli che abbiamo finora votato, ci deve essere una chiusura netta nei confronti di una classe dirigente che è da rinnovare in profondità, senza esitazioni.

Quindi il partito dei sardi non può essere una operazione trasformistica per favorire le rendite di posizione, anche minime. Serve una stagione veramente nuova, nei contenuti e nella classe dirigente. Perché fatte le debite differenze, negli ultimi dieci anni sia centrodestra che centrosinistra in Sardegna hanno profondamente mancato il loro obiettivo.

E allora cosa succederà alle prossime elezioni regionali? Voteremo ancora i partiti in franchising o le classi dirigenti sarde che si sono riconosciute finora nei marchi dei principali schieramenti avranno la forza e il coraggio di Enrico Berlinguer davanti all’Unione Sovietica?

Buona Die de sa Sardigna a tutti.

 

15 Commenti

  1. New Entry says:

    Non so come sia più corretto chiamarlo (negazione? rimozione? proiezione?), ma a me sembra solo un meccanismo di difesa che per allontanare da se colpe e responsabilità per rifarsi una verginità. La nuova furbata a prova di scemo. Troppo facile. Troppo comodo.

  2. Anonimo says:

    Caro Biolchini, come legge nei nostri quotidiani e notiziari locali, tutti iniziano a proporre l’inciuciu. Non neghi l’evidenza. Buona giornata.

  3. Anonimo says:

    A Carboni ricordo che il proverbio dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e non “miglior sordo”. E a Biolchini che la mistura tra mele e pere, che in sardo si può chiamare inciuciu, è nei programmi dei partiti, Sel compreso.
    Si preparano all’inciuciu – perfetto neologismo dialettale – anche i blog i quali, però, verranno contraddetti dalla realtà che non riescono a dirigere.
    La parola è, nei dialoghi in limba, inciuciu. E non lo vieta certo la nostra realtà locale o lo Statuto. Le sciocchezze sono sciocchezze su carta e sul web. Le più aggiornate sono stupidaggini 2.0

  4. anonimo says:

    Caro Biolchini, si preparano a un inciuciu in salsa indipendente. Puzzerà e il disfacimento sarà rapido.
    Ci sono perfino aspetti comici in tutto questo. Ma prevale la tristezza, sino alla tragedia.Vedrà quanti fantasmi appariranno e riappariranno.
    Lo avrà già visto, ma segnalo il discorso (tra l’altro in italiano corretto e con i congiuntivi che mancano al Pd e al Pdl) del deputato di 5 Stelle. Muove accuse precise al Governo e ai suoi ministri. Anziché con argomenti,i due deputati del Pd e del Pdl (che ormai vanno verso la fusione, nel senso della costituzione di un partito solo), si appellano al regolamento e alla responsabilità (come se loro non ne avessero avute da molti anni in qua) e dimenticano quello che si è visto nell’aula dal ’94 in poi: nodi scorsoi, fette di mortadella mangiate sui banchi da esseri inutilmente adulti, risse tra attempati, cazzotti, insulti, parolacce. L’emiciclo risotto a un lupanare. Un giovane deputato, l’onorevole Colletti, di buoni modi ed educato, chiede conto di fatti oscuri, sinistri, documentati e mai smentiti. La risposta? Eccola di seguito:
    http://video.corriere.it/dibattito-governo/c93bf998-b0e2-11e2-b358-bbf7f1303dce
    Vedremo anche nel nostro Consiglio regionale “nemici” che si opponevano su argomenti cruciali scambiarsi malinconiche pacche amichevoli. E diranno che è il senso di responsabilità che li ha spinti ad essere un unico corpo, la fratellanza universale che li ha fusi in un unico partito. Perché bisticciare se si può comandare tutti insieme? In fondo hanno tutti lo stesso unico superiore interesse.

    • Caro anonimo, lei applica alla realtà politica sarda lo schema nazionale di matrice vendoliana. Lei ripete qui le cose dette qualche giorno fa sui giornali sardi non mi ricordo se da Uras, Piras o chi: l’inciucio sardo è dietro l’angolo. Loro, quelli di Sel, si devono salvare, ma non è così, per un motivo molto semplice. L’accordo nazionale tra Pd e Pdl parte da oggi e non si sa quando finirà, in Sardegna invece ci sono le elezioni fra meno di un anno e attualmente governa il Pdl. Di quale inciucio stiamo parlando? Pd e Pdl non potranno mai comandare insieme in Sardegna, perché la tempistica e la diversa architettura istituzionale non lo consentono. A differenza di quella nazionale, la legge elettorale sarda ci consegnerà una maggioranza certa. Non mischi pere con mele. Da qui alle elezioni Pd e Pdl potranno anche trovarsi su qualche aspetto della legge finanziaria (come è sempre accaduto tra i grandi partiti, e meno male che succede) ma parlare di inciuciu non ha proprio senso.

  5. Gianfranco Carboni says:

    Interessante dibattito, Vito credo che si possano prendere ottimi spunti per il proseguo. Ottimo anche la modalità del incontro a palazzo vice Regio. Ciononostante ho come la sensazione che i sordi non ascoltino aggiungo che non c’e’ miglior sordo di chi non vuol ascoltare (sentire).

  6. New Entry says:

    Però temo che si vogliano sostituire”i grandi marchi” con merce contraffatta, e magari realizzata dalle stesse mani.

  7. a manca says:

    Una cosa del genere l’ada giai fata sa “Lega nord” e sos risultados no este chi siana meda divressos dae comente ana tribagliadu sos partidos nazionales. Ada a essere chi no semus bennidos dae sa luna e sa cultura politica nostra este, cun su tempusu, che pare siada a Milano che in Casteddu.

  8. Pingback: Ma il nazionalismo sardo è di destra o di sinistra? | Bolognesu: in sardu

  9. Riccardo76 says:

    Il tuo intervento è interessante, ma resta vago e non considera alcune incongruenze sulle quali è, a parer mio, fondato:
    – in primo luogo il franchising politico, così come hai argomentato, dovrebbe essere un problema valido in tutte le altre regioni ( a statuto ordinario o speciale poco cambia ), non solo per la Sardegna, poichè non si capisce il motivo per il quale solo nella nostra Isola chi aderisce a partiti nazionali godrebbe dei benefici del predetto Franchising, che per definizone vale (se vale) per chiunque ne faccia parte, dalla Val D’Aosta alla Sicilia. Orbene, non sfuggirà il fatto che per ovviare a questo problema, di fatto nazionale, alla luce del tuo ragionamento, occorrerebbe creare un ulteriore frazionamento politico, creando partiti forti solo a livello regionale, dove ciascuno penserebbe solo al proprio orticello…più di quel che già accade, e tanti saluti ai problemi nazionali.Ma il grido di dolore contro i partiti nazionali arriva solo dalla Lega, e ciò dovrà pur significare,come così significa, molto.
    – la seconda incongruenza,del tuo pur interessante intervento, consiste nel voler avere una classe Dirigente slegata sì da Roma per quanto concerne i partiti, ma che ponga in essere politiche alla stregua di uno Stato indipendente, senza che tali politiche siano fondate su mezzi giuridicamente validi, restando quindi generici e poco convincenti. Infatti tale classe Dirigente dovrebbe utilizzare gli strumenti normativi della classe “dirigente” attuale, col risultato che le promesse del Partito dei sardi resterebbero tali. Un progetto simile dovrebbe prima spazzare ogni indecisione tra piena indipendenza e sui mezzi per ottenerla, o autonomia come la conosciamo dal ’48, e in tal caso si incontrerebbero gli stessi problemi dei politici attuali, la terza via non esiste.Credo.

  10. Carlo Murtas says:

    Il problema della direzione eteronoma delle classi dirigenti locali esiste in tutte le Regioni, e in Sardegna è aggravato dal modesto potere contrattuale di cui dispone chi negozia col potere nazionale, per la scarsa rilevanza economica e demografica e quindi politica della nostra isola.
    ‘E il problema di questa democrazia “rovesciata” , dove il potere decisionale anzichè formarsi dal basso verso l’alto, dal popolo e per gradini verso il rappresentante più alto in grado, procede al contrario, dall’alto verso il basso con la cooptazione, scendendo in progressione, dei politici più graditi al centro.
    Anche se il significato di Destra e Sinistra è sempre più evanescente, non so quanto la ricomposizione degli schieramenti che proponi possa prescinderne. Si tratta di capire se la parola Sinistra ha ancora un significato, e cioè se evoca ancora o meno una missione da compiere nei confronti delle persone che nella società soffrono di più, o sia diventata la mera coperura “ideologica” di un personale politico interscambiabile.
    Io penso che ce l’abbia ancora, anche se la classe politica che la utilizza sembra che abbia perso per strada i riferimenti culturali e sociali che la qualificavano; il peso che ci dobbiamo accollare è proprio quello di ritrovare il bandolo della matassa di questa “missione” che ci sta sfuggendo e si sta disperdendo, magari passando per vie traverse, a favore di chi il potere ce l’ha veramente.

  11. ZEPROF says:

    Dogna fueddu est’una perda, oh Vito. Duncas senze is primus fueddus non si poriri pensai de pesai una cosa noa che ci ‘ndesti abbisongiu mera. Poitta non è scetti su sintiru po su dinai o su traballu sa peusu cosa de custa tribulia manna chi s’ha pigau. Mera genti boliri biri un’arruga chi pozzara donai s’arregioni po s’arremangai is manigasa e torrai a cumenzai. Un’arregioni po torrai a nai “…faeus fortza paris…”

  12. Pingback: Festeggiamo Sa die de sa Sardigna 2013. “Sas chimbe preguntas de su 2013, a nois” | Aladin Pensiero

  13. MammaTigre says:

    Grazie Vito, faccio girare molto volentieri

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