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“Cagliari e la sua università, due mondi che non comunicano fra di loro: perché?”: un intervento di Enrico Lobina

Il consigliere comunale della Federazione delle Sinistre Enrico Lobina ha inviato al blog questo intervento sull’Università a Cagliari, sul suo futuro, e sul ruolo che l’amministrazione cittadina potrebbe/dovrebbe avere per innescare un circolo virtuoso (così si dice?) in grado di fare finalmente di Cagliari una città universitaria. Forse sarebbe il caso di iniziare a parlarne, che ne dite?

***

Caro Vito,

come sai la mia attività politica e culturale viene ospitata, oltre che sul mio sito, anche da diversi organi di informazione, on-line e cartacei: Sardegna Quotidiano, Sardegna Democratica, Sardinia Post, Manifesto Sardo e altri.
La Nuova Sardegna non ha mai risposto alle mie sollecitazioni. L’Unione Sarda mai in forma completa, anche se tanti comunicati stampa vengono pubblicati.
Una delle iniziative che sto portando avanti in Consiglio comunale riguarda un nuovo rapporto tra Cagliari e l’Università. A tal fine ho proposto, ed ottenuto, che si tenesse un dibattito consiliare sull’Università, con la presenza attiva del Rettore, del Presidente dell’ERSU e del Presidente del Consiglio degli Studenti.
Dato che gli avvenimenti diventano importanti se noi li facciamo diventare importanti, ho proposto all’Unione Sarda di avviare un ampio dibattito sul tema. Finora ciò non è successo. Ti propongo, quindi, il contributo che avevo scritto per l’Unione Sarda.
Il dibattito è aperto.

 

Mercoledì 3 aprile si terrà un dibattito consiliare su “Cagliari e l’Università”, alla presenza del Rettore, del Presidente dell’ERSU e del Presidente del Consiglio degli Studenti.

Lunedì 11 marzo l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) ha presentato il primo rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES). Fra i 30-34enni italiani il 20,3% ha conseguito un titolo universitario, contro il 34,6% dell’Unione Europea a 27 paesi. Il rapporto tra spesa per ricerca e sviluppo e Pil è fermo a 1,3%, a fronte di una media europea del 2% e un obiettivo del 3%.

Questi dati fanno da contraltare alla cosiddetta “Strategia di Lisbona” dell’UE. Bruxelles decise, al Consiglio Europeo del 2000, che sarebbe dovuta diventare la “più competitiva e dinamica economia della conoscenza entro il 2020”. Così non è stato. Soprattutto in Italia. Soprattutto in Sardegna.

La Sardegna ha, in tema di dispersione scolastica e di formazione universitaria e post-universitaria, notevoli difficoltà. Abbiamo i tassi di dispersione scolastica più alti d’Italia e d’Europa. La percentuale di laureati sul totale della popolazione è tra le più basse d’Italia e d’Europa. I laureati hanno difficoltà a trovare lavoro.

All’interno di questo contesto si inserisce l’Università di Cagliari ed il suo rapporto con la capitale della Sardegna, e con tutta l’area vasta in generale.

Cagliari, con circa 29.000 studenti, è nei fatti una città universitaria. Non lo è nella impostazione, nella strategicità delle proposte, nelle strutture, nei rapporti con la popolazione studentesca.

Cagliari non può avere un futuro senza l’Università. L’Università non ha un futuro senza un legame profondo, nuovo, con la capitale della Sardegna.

Nel marzo del 2012 è stato firmato un protocollo d’intesa tra l’Università di Cagliari ed il Comune. Nelle dichiarazioni programmatiche il sindaco ha affermato che “non siamo […] per un modello socio-assistenziale passivo ma fortemente attivo, responsabile e coinvolgente. La nostra sfida è […]  rendere la scuola il luogo dove non solo si forma la persona ma dove si diventa cittadini consapevoli, certi che come dimostrano tutti gli studi condotti il sistema formativo ed educativo diffuso eccellente sia il presupposto per politiche di crescita economica. Per il perseguimento dei suddetti obiettivi e per affrontare emergenze o problematiche specifiche, si attiveranno collaborazioni e sinergie con le altre istituzioni operanti sulle materie di riferimento (es. Università)”.

Vi è la necessità, quindi, di un impegno solenne e fattivo, mediante obiettivi concreti e di alto livello, per rendere Cagliari una città in cui il sapere universitario e l’alta formazione siano elemento di cittadinanza diffusa e di creazione di ricchezza. Il concetto di “smart city” lo impone. La programmazione europea 2014-2020, il Mediterraneo ed il confronto, e se necessario lo scontro, con il MIUR (Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca), sono elementi cardine di una discussione strategica.

È bene, altresì, che i temi del diritto allo studio, delle strutture, dell’integrazione urbanistica e sociale tra mondo studentesco ed accademico e città, siano anch’essi affrontati.

Gli obiettivi sono molti ma precisi: far tornare l’università al numero degli studenti conosciuto negli ultimi decenni, al netto del declino demografico che la Sardegna conosce; rendere l’Università di Cagliari una delle migliori e più accoglienti del Mediterraneo; impedire la selezione di classe che, ancora, sussiste nella formazione superiore.

Insieme a questi, un obiettivo relativamente semplice, che sia l’inizio di un nuovo rapporto tra Cagliari e i suoi studenti: la tessera dello studente, cioè dare allo studente sardo la stessa possibilità che i colleghi, europei e non, hanno di visitare musei, biblioteche ed edifici storici.

Affrontare questi temi, con soluzioni innovative, significa discutere di come uscire dalla crisi. Vorrei lo facesse la città fuori dal consiglio comunale. Vorrei lo facessero i neo-parlamentari e senatori, compresi i tanti deputati e senatori cagliaritani del MoVimento 5 Stelle. Prima del 3 aprile, che mille fiori fioriscano, che cento scuole gareggino.

 

Enrico Lobina
consigliere comunale della Federazione delle Sinistre

 

10 Commenti

  1. Anja K says:

    ancora una volta devo dar ragione al “peggiore”: Anonimo0.
    Quando ero impegnata (si fa per dire, dato che si trattò, almeno nel mio caso, di una vacanza di otto mesi) nel mio Erasmus in Francia, la tessera dello studente era il minimo che ci potessimo aspettare. Oltre piscine, biblioteche e aule internet aperte (queste ultime) 24h.
    Cineforum, corsi di fotografia, mostre, dibattiti in spazi istituzionali e aperti al pubblico……ad libitum sfumando…….

    Vediamo: cose in cui l’ ateneo di Cagliari è irrecuperabilmente lacunoso? la mentalità da “Università diffusa”, ossia quell’ apertura all’ esterno che permetta di vivere pienamente due fronti della vita formativa: la città e l’ Università. Quando la formazione diventa cultura, la cultura si cristallizza e cementifica nel territorio e nell’ individuo.
    Manca il seminario, manca il dibattito pubblico, manca il servizio capillare, insomma… tutto quanto riesca a prelevarti da casa e farti partecipare (non controvoglia).
    Cagliari (o i cagliaritani?) è inoltre tradizionalmente autoreferenziale. Guarda e vede solo la propria realtà. Dove vi porterà un atteggiamento del genere? Forse solo a quel localismo di chiusura, che i nostri tempi hanno definitivamente archiviato.
    Ma è l’ università stessa, che deve ragionarci su.
    Missione impossibile, se a ciò si aggiunge che Cagliari più di ogni altro ateneo (credo nel mondo, ma potrebbe essere una stima generosa) è arroccata nel più disgustoso baronato.

    Grosso scivolone (a mio modestissimo parere), quello del compagno Lobina, nel riferimento al proprio sito internet personale. Il bene degli studenti, delle giovani menti…. va oltre la pura propaganda. O almeno dovrebbe. E’ giusto mettere a parte la cittadinanza dei propri sforzi, ma per questo…. esistono gli uffici stampa. Lavoro egregiamente svolto dal Calledda.
    Le eccellenze a Cagliari ci sono, ma rimangono relegate a voci singole, che ogni tanto si stagliano, sì, nel panorama di appiattimento e autoreferenzialità, ma questo può bastare?

    Per chiudere, insomma… siete troppo indietro, occhio a non recuperare a “cose fatte”.
    Dal Magnifico Rettore mi aspetto più Gianni Loy, Andrea Pubusa e Giuseppe Marci e meno “baroni”.
    Thanks.

  2. Pingback: Cagliari e la sua università, giorni di dibattito #opencagliari | Costruiamo una città!

  3. gentarrubia says:

    “…che mille fiori fioriscano, che cento scuole gareggino”.
    Si biri ka Erricu at studiau in Cina… Togu!

  4. Balla ca nono says:

    Ops….
    Niente contro il diritto di chiunque a manifestare contro un governo antipatico o contro una politica che si considera negativa verso l’università; ma cosa c’entrano il proprio dovere professionale pagato coi soldi pubblici e il diritto degli studenti, la parte più debole, ad usufruire dei servizi dell’università.

  5. Balla ca nono says:

    “È bene, altresì, che i temi del diritto allo studio, delle strutture, dell’integrazione urbanistica e sociale tra mondo studentesco ed accademico e città, siano anch’essi affrontati.”
    Aggiugerei il tema del rapporto tra università (mondo accademico e amministrazione) e studenti. Comunque una vergogna, una città contro la sua università, che dovrebbe esserne al contrario il fiore all’occhiello.
    Complimenti per l’articolo, che se non altro rompe il silenzio generale . Consentitemi di dire che certo baronato docente dovrebbe spendere il suo tempo per gli studenti piuttosto che occuparsi a scioperare per interi anni accademici contro un governo che si ritiene antipatico. Si è pagati coi soldi pubblici per fare bene il proprio lavoro e per rispettare tutti gli studenti.

    • platone says:

      Carissimo,
      due parole solo per fare chiarezza in merito all’equazione Università = Baronato che in tanti, destra sinistra e grillidi, tendono ad utilizzare quando si parla di questi temi.

      Per tua informazione, la categoria del “baronato” nell’università non raggiunge il 2% del totale. In ogni facoltà puoi contare 3-4 “baroni” al più (sennò se tutti comandassero, nessuno sarebbe barone, no ?)

      il resto sono solo povera gente, per lo più “precari della ricerca”, che si fa il mazzo e che non può neppure scioperare.

      Peraltro, le stesse “manifestazioni” del corpo docente negli anni passati non hanno mai inciso sull’attività didattica e i diritti degli studenti.
      E infatti, a ben vedere, è stata proprio questa la ragione per cui le manifestazioni non hanno portato a nulla: a differenza degli autotrasportatori che hanno bloccato l’italia per le proprie rivendicazioni, il corpo accademico ha sempre avuto il (ritengo giusto) scrupolo di non ledere i diritti degli studenti, e ciò con evidente danno delle proprie giuste richieste.

      • Balla ca nono says:

        Non giocare sulle parole, filosofo,il termine barone l’ho usato in senso lato, riferito a una categoria di docenti, credo vasta, che confonde le proprie idee politiche ( e anche i propri, talvolta pure sacrosanti interessi sindacali) coi doveri professionali. Per l’intero anno accademico il sito della UNICA annunciava lo stato di agitazione contro il governo. Una schifezza, una strumentalizzazione infame, fatta chiaramente dalla solita parte politica. In barba ai diritti degli studenti e al degrado e marginalità dell’università di cagliari rispetto alla città e alla amministrazione cittadina e regionale. Ma in questa situazione di grave malessere bisogna mettere al primo punto anche i rapporti dentro l’università tra corpo docente amministrazione e studenti. Se non l’hai capito sono gli studenti al primo posto e il futuro della sardegna. Sul degrado dell’università a cagliari, ma forse lo sai quanto me, si possono scrivere interi trattati. In ogni caso la tua excusatio radical chic non richiesta………docet.

  6. Anonimo0 says:

    Sbalorditivo contributo, per lucidità e capacità di analisi. Complimenti !
    ..Che poi la dispersione scolastica abbia a che fare con la scuola media di II livello, che il drammatico calo dei tassi di iscrizione sia una faccenda comune in tutti gli Atenei a causa della crisi economica, che la gara degli slogan banali sia stata vinta da “Cagliari non può avere un futuro senza l’Università. L’Università non ha un futuro senza un legame profondo, nuovo, con la capitale della Sardegna”…, che sembri abbastanza scontato che la “attività politica e culturale” venga ospitata sul personale sito (di chi, se non?).. etc etc.. il tutto per definire un’incontro con il Rettore, il presidente dell’Ersu (che conta meno del 2 di briscola) e dei rappresentanti degli studenti?? Per discutere che? L’unico punto chiaro che emerge dal pezzo: uno sconto per gli studenti che abbiano intenzione di passare del tempo per musei e altri spazi culturali? E’ questa la piattaforma di discussione?
    Gessucccristumiu…

    • Caro anonimo,
      il punto da discutere è che il vecchio personale politico pensava, e pensa ancora, che Cagliari si basi su “edilizia e commercio”. Io non credo che sia così. Credo che la conoscenza sia un aspetto fondamentale del presente e del futuro della capitale della Sardegna.
      L’attuale amministrazione ha fatto passi avanti rispetto al passato su questi temi, che sono però da approfondire. Da qua la ragione semplice, ma credo corretta, del dibattito consiliare, se possibile anticipato da un sano dibattito pubblico.

      Credo, inoltre, che sarebbe bene inaugurare una giornata annuale in cui il consiglio comunale si occupa di questi temi.

      Enrico Lobina

  7. Per alcuni aspetti la debolezza del rapporto tra Ateneo e Comune, che giustamente denuncia Enrico Lobina, in termini di insufficiente integrazione reciproca e scarsa collaborazione, è la stessa che caratterizza un po’ tutto il complesso delle “autonomie” ( l’Università è infatti una autonomia, costituzionalmente riconosciuta, al pari dei Comuni e delle Province) che compongono il sistema, e cioè gli enti locali. Intendo riferirmi alla difficoltà di fare sistema, che è, a mio avviso, un elemento che contraddistingue l’intero arco delle autonomie della nostra Regione. Mi pare si tratti di un nodo tutto politico, ascrivibile ai ritardi cronici nel configurare relazioni stabili tra le diverse autonomie in termini di sistemi compiuti,integrati, orientati alla reciproca interdipendenza funzionale, che è la condizione per una stabile e proficua collaborazione orientata ad uno scopo comune: la tutele e salvaguardia dell’interesse generale.

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