Cagliari / Cultura / Sardegna

Il Carnevale a Cagliari: come muore una tradizione. Niente “cambara e maccioni”, Cancioffali non brucia più. Perché?

(la foto è tratta dal sito www.stampacinidoc.it)

Dopo una lunga agonia, il Carnevale a Cagliari è morto. Quest’anno niente sfilate, niente carri allegorici, niente di niente. Un giro per le strade di Castello, un ritrovo in piazza del Carmine e poi tutti a casa (ecco lo scarno programma). A Stampace non risuona più il grido “cambara e maccioni!”, Cancioffali non brucia più. Perché?

Che sarebbe andata a finire così lo si era intuito almeno quindici anni fa, quando il centrodestra abbandonò la festa al suo destino, non garantendo il necessario ordine pubblico durante le sfilate (erano i primi tempi delle famigerate “bombolette”, e via Manno, via Garibaldi e il Largo si trasformavano in campi di battaglia).

Era solo il primo passaggio di un disegno molto chiaro che non tardò a delinearsi. Perché è uno schema classico del centrodestra cagliaritano: lasciare che un bene (materiale o immateriale che sia, non fa differenza) degradi, e poi con questa scusa intervenire non per salvarlo il bene, ma per snaturarlo. Tuvixeddu, l’Anfiteatro, il Poetto, il Carnevale sono gli esempi più eclatanti.

Dopo la fase dell’abbandono volontario e colpevole, ci fu dunque quella privatizzazione del Carnevale cagliaritano, mascherata da “rilancio”. Le risorse destinate alle manifestazioni furono destinate principalmente non più ai gruppi storici (la gloriosa Gioc, il Dopolavoro Ferroviario, la Gruc di Castello, il Villaggio Pescatori) ma ad associazioni prenditutto e ad amici di partito elevati al rango di direttori artistici.

Soldi buttati, ovviamente. Perché il carnevale cagliaritano aveva bisogno solamente di vedere assecondata la sua vera natura, semplice e popolare, fatta essenzialmente di maschere povere, di “cambara e maccioni”, di uomini vestiti da donne, di parodie semplici, in uno straordinario gioco di ammiccamenti e ambiguità. La ratantina è sempre stato questo questo: una sfilata popolare dove ogni quartiere interpretava a modo suo la festa, in maniera gioiosamente anarchica.

Guardate questa bellissima galleria fotografica. Vi ricordate la Gioc di Pinuccio Schirra? Quale straordinario antro delle meraviglie era la chiesa di Santa Restituta, poi disgraziatamente fatta smantellare nel 2008 dalla curia senza dare un’alternativa all’associazione? E il rogo di Cancioffali?

E poi guardate le bellissime immagini scattate a Stampace da Marina Anedda, confluite poi nel 2004 nella mostra e nel libro “Carne scialare”.

Ecco cosa stiamo perdendo, ecco cosa abbiamo perduto.

Il centrodestra voleva creare un’altra tradizione, assolutamente improbabile: una tradizione di plastica. Perché voleva commercializzare la festa. E il risultato è sotto ai nostri occhi. Il Carnevale cagliaritano non esiste più. Il centrodestra ha distrutto una tradizione, e il centrosinistra non è riuscito a rivitalizzarla.

È vero: la città con la puzza sotto al naso non verserà una lacrima e forse leggerà in questa novità un importante segnale di modernizzazione. In più, quanti soldi si risparmiano? Ma una città vive di cambiamenti e di tradizioni. Anzi, maggiori sono i cambiamenti e le sfide che una città deve affrontare, più salde sono le tradizioni che deve coltivare.

Nel Carnevale si rispecchia l’anima popolare di questa città. Far morire il carnevale vuol dire sottrarre senso, impoverire Cagliari. Non alimentare una tradizione significa rompere quel filo che lega il passato al futuro. Il centro storico si salva anche preservando le sue tradizioni, e il Carnevale lo è.

Nella decisione dell’amministrazione Zedda di azzerare di fatto tutte le manifestazioni legate al carnevale si intuisce un deficit preoccupante di “cagliaritanità”. Sto esagerando? Ognuno tiene al suo mondo e cerca di proteggerlo. La morte del carnevale cagliaritano come espressione di una cultura popolare cittadina per me è una pessima notizia.

Cagliari ha bisogno di riflettere su se stessa e di salvare la sua anima popolare più autentica. Bisogna riprendere a studiare questa città, a coglierne i nessi più profondi. Ripartiamo da Alziator, da Romagnino, da Giuseppe Podda, da Sergio Atzeni.

Cagliari ha bisogno di riprendere a produrre un’elaborazione culturale su di sé e di trasformarla in atti di governo, ha bisogno di riscoprire la sua antica identità di città con 2500 anni di storia alle spalle, ha bisogno di ricucire quella trama spezzata da quasi vent’anni di centrodestra berlusconiano, ha bisogno di preservare quei beni materiali e immateriali che le amministrazioni Delogu e Floris hanno cercato di distruggere. Il carnevale vale quanto Tuvixeddu minacciato dal cemento, vale quanto il Poetto distrutto dal ripascimento.

Altrimenti si corre il rischio di far morire una tradizione o di snaturare un luogo, e poi di vantarsi pure di averlo fatto, magari low cost. Ed è chiaro non stiamo parlando di soldi, ma di cultura.

47 Commenti

  1. Posso condividere in parte, a volte però sono proprio le persone singole, che poi si raggruppano che fanno la differenza, questo anno ad Elmas è successo ( https://www.facebook.com/mascottemania ) ( https://www.facebook.com/events/1556394858014337 ) c’è stata condivisione se si unissero tutti insieme senza bombolette sarebbe un successo a Cagliari si può il 21 Febbraio al Poetto poi si può organizzare sempre meglio gratis per tutti. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10208493146475696&set=p.10208493146475696&type=3&theater

  2. Posso condividere in parte, a volte però sono proprio le persone singole, che poi si raggruppano che fanno la differenza, questo anno ad Elmas è successo ( https://www.facebook.com/mascottemania ) ( https://www.facebook.com/events/1556394858014337 ) c’è stata condivisione se si unissero tutti insieme senza bombolette sarebbe un successo a Cagliari si può il 21 Febbraio al Poetto poi si può organizzare sempre meglio gratis per tutti. https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10208493146475696&set=p.10208493146475696&type=3&theater

  3. E’ vero:la ratantina l’ho sentita anch’io in Piazza Costituzione a Cagliari,ma Domenica 7 febbraio la sfilata era sotto tono.
    Il Carnevale a Cagliari si è spento da quando la
    stupidità ( ? ) o forse il narcisismo di un parroco monsignore ha imposto la trasformazione della Chiesa di S.Restituta – sede storica della GIOC organizzatrice del carnevale cagliaritano – in sala per concerti.
    Ora la GIOC è stata sfrattata e la Chiesa di S.Restituta è chiusa.
    Per fortuna quel parroco monsignore e canterino è stato sostituito da un vero prete monsignore stampascinu che farà rifiorire il quartiere.

  4. Analisi che condivido

  5. Alessio says:

    Almeno con la destra lo si bruciava…invece di dare colpe la centrodestra facendolo sembrare la causa di tutto, concentrati su chi l’ha veramente cancellato…ora mio figlio nn potrá piu assistere al rogo…cerca di fare articolo non di parte

  6. Pingback: Abbasso il popolo, w le apericene! Come la Cagliari borghese ha ucciso il Carnevale (e infatti Cancioffali non brucia più) - vitobiolchini

  7. MammaTigre says:

    Ah, che bello era sfilare con gli amici in mezzo alla ratantina e divertirsi spensierati. L’ultima volta avevo 15 anni, poi basta. E ricordo bene quello che definisci campo di battaglia con le bombolette spray…

  8. Allora W Halloween, nato in europa, ripreso in America e rientrato come festa commerciale. Se vogliamo la stessa sorte, continuiamo a discernere sui massimi sistemi, tanto noi rozzi villici di Cortura non siamo all’altezza di ragionare.

  9. New Entry says:

    Non sono persona molto ferrata sull’argomento, chiedo venia, però mi sembra che l’organizzazione anche quest’anno sia in mano al Dopolavoro ferroviario e al Villaggio dei Pescatori, dunque due realtà che dovrebbero garantire una continuità con il passato. Inoltre il coinvolgimento del Comitato per Castello e la relativa sfilata mi sembra cerchino di realizzare un rapporto con l’anima del quartiere storico (che prevede anche l’utilizzo dei lenzuoli bianchi che alcuni testimoni delle passate edizioni hanno desiderato ricordare, rivendicando l’autenticità “povera” del carnevale cagliaritano).
    Secondo me è meglio ripartire da poco ma buono, valutando la cesura dovuta ai recenti tentativi di commercializzare la festa con improbabili mascotte.

  10. sergio says:

    Quanti nostalgici di Dante l’elefante elemento simbolo del carnevale cagliaritano…

  11. Legga sopra non ci sono soldi? Non ne’ servono. Il confronto si concentra sul dibattito: il carnevale a Casteddu esiste come tradizione? Ciao da un rozzo grezzo villico plebeo (non per ei

  12. Gianfranco Carboni says:

    Cagliari 7 marzo 2011
    Al Comune di Cagliari Signor Sindaco – Via Roma
    Quale Presidente della Circoscrizione Stampace Castello Marina e Villanova e di componente della commissione Toponomastica del Comune di Cagliari, sottolineando che spesso della toponomastica si fa un uso improprio, intendo proporre, nel contesto di tradizioni e cultura cagliaritana quali:Sa Rantantina” in particolare ed il Carnevale Cagliaritano in generale che Pinuccio Schirra abbia un riconoscimento, con l’intitolazione di una strada o il posizionamento in suo ricordo di una targa. (Cagliari 7 marzo 2011)

    Mi sono rammentato di questa lettera leggendo gli interventi sul fatto che oggi, Martedì Grasso a.d. 2013, in Cagliari non ci saranno festeggiamenti e sfilata. Non sentiremmo risuonare, nelle strade del centro storico, meglio dire rimbombare l’inno tradizionale o quello aggiornato delle sfilate: Donami una cica; O cambara de maccioni. “Su Carnevali” è un Carnevale povero, lo confermano i ricordi miei e degli amici, spesso un vecchio lenzuolo diventava la maschera del fantasma, più in là magari il lenzuolo migliorato diventava la maschera di Kriminal (personaggio del fumetto omonimo). Qualcuno obbietta che non c’e’ tradizione, non vi e’ cultura del Carnevale de “Su carnevali” che, a carnevali Casteddu è dormia, che non abbia mai guardato con attenzione l’evento. Non è così, per esperienza e per sentito dire da tanti anziani da cui abbiamo ricevuto i racconti. Un Carnevale povero, che parte dai quartieri, dal Circolo Ferroviario, dalla GIOC, dalla Marina, da Castello da tanti altri. Un carnevale che non ha bisogno di cifre esorbitanti. Anche di nessuna cifra. Auto organizzato, basta individuare un percosso, il controllo della viabilità e la TRADIZIONE si sarebbe ripetuta individuando nelle pieghe del Bilancio solo 1.000 euro. Ma che volete noi siamo un po’ o molto “grezzi”, di certo “rozzi” villici e di Coltura non né capiamo. Grazie Signor Sindaco, grazie Signori Assessori, pensateci per la prossima. Denari ne servono pochissimi, altrimenti Vi organizzano la pentolaccia “sulla testa”. A si biri Donami una cicca, donamindi un’attra, custa non mi basta Arren-ge-ge!’ dammi una sigaretta, Sa ratantira ‘donami una cicca, donamindi un’attra, custa non mi basta Arren-ge-ge !’

  13. SieteRidicoli says:

    Anche oggi sull’Unione Sorda sono stati pubblicati i soliti sms contro Zedda. Questa volta era reo di essersi dimenticato del carnevale cagliaritano. Qualunquismo che ho ritrovato in molti messaggi relativi a questo articolo. OH, NON CI SONO I SOLDIIIII! Prima la gggente vuole i tagli per qualunque spesa superflua relativa alla politica (giusto!) e poi vuole che quegli stessi soldi vengano cacciati fuori anche se pochi per eventi non certo prioritari dal punto di vista economico! Hai capito il popolino. I circenses alla fine vincono sempre, anche sul panem. Facciano le loro sfilate nel solco della tradizione, chiedete finanziamenti ma non lamentatevi se poi non vi vengono dati. Evitate il ridicolo.

  14. Tutto paga Zedda,ma avete dimenticato i carnevali con la festa delle candele in castello e quelli con gli orsi o similari grigi?Il carnevale a Cagliari è finito con la gioc,non c’erano più soldi.Li avevano dati tutti a Luisa Corna e Lunapop.Do you remenber?

  15. Giovani e meno giovani: l’anno scorso il carnevale chiagliaritano era stato spostato da stampace a piazza unionnesarda senza un plissè. La città raccoglie quanto seminato nei tempi passati!

  16. Andrea says:

    Un ruolo importante è stato giocato dalla progressiva metamorfosi del Cagliaritano e della cosiddetta “Cagliaritanità”: cinquant’anni fa probabilmente chi lo era aveva anche genitori e nonni Cagliaritani ed era ben radicato nel tessuto sociale e, in questo caso, anche nelle tradizioni della città. Con il passare del tempo, l’inurbamento progressivo e la scomparsa delle generazioni più anziane hanno fatto sì che il Cagliaritano si trasformasse in un semplice residente a Cagliari con almeno uno dei genitori proveniente dalla provincia. La conseguente disaffezione verso certe tradizioni è, almeno in parte, complice del loro inesorabile declino. Non buttiamo sempre tutto in politica distinguendo fra buoni e cattivi.

  17. Anonimo says:

    La ratantina è da salvaguardare perchè è pura tradizione popolare, che però fosse gaggia ma proprio gaggia ( e forse proprio per questo per certi versi affascinante) non si discute.
    Ho sempre invidiato i carri e la bellezza delle maschere de lu carnasciali tempiesu.

  18. Alberto says:

    E aggiungo una domanda: oggi dove sta la cagliaritanità. O meglio, esiste una cagliaritanità vissuta tutti i giorni in famiglia o nella società in genere che possa essere identificata come appartenente ai tempi che viviamo? O vogliamo mummificare e santificare tutto quello che è appartenente al passato come al solito? Il passato insegna, ma oggi che insegnamento stiamo lasciando? Quali tracce del nostro agire nel nostro piccolo o nella vita comunitaria? Troppa carne sul fuoco…il discorso si allarga…

  19. Maria Bonaria Loi says:

    Trovo in rete il programma della festa.
    http://www.comunecagliarinews.it/news.php?pagina=8312
    Non è citato Cancioffali che brucia.
    Mi piacerebbe sapere dagli organizzatori del villaggio pescatori e del dopolavoro ferroviario perche’ non e’ in programma. Mi pare che roba vecchia da bruciare e un fiammifero non siano cose cosi’ costose da trovare. In questo caso credo che i finanziamenti non c’entrino molto.
    Cosa allora?
    Magari e’ cambiato il nostro modo di vivere le feste dell’anno.
    Eppoi e’ una riflessione interessante da fare quella di chiedersi come nascono e cambiano le tradizioni.
    Ad esempio chi di voi sa’ da quando si brucia Cancioffali a Cagliari? Io no.
    E se dipendesse anche dal fatto che prima si viveva anche il tempo della quaresima e carnevale dipendeva anche da quello?
    Non ho certezze, mi faccio solo un sacco di domande.
    Veramente molte altre ancora, ma vi voglio bene e chiudo qui.
    A proposito di tradizioni, se avete voglia di leggere vi suggerisco questo libro:
    L’*invenzione della tradizione / a cura di Eric J. Hobsbawm e Terence Ranger. – Torino : G. Einaudi, 1987. – VIII, 295 p. ; 22 cm. ((Trad. di Enrico Basaglia.
    Oh scusate non siamo su Liberos!
    : )
    Donnacicoria

  20. Andrea says:

    Concordo in pieno; d’altronde nulla impediva alla giunta Zedda (intoccabile…) di stanziare due soldi per una dignitosa sfilata.

  21. Alessandro Mongili says:

    Mi ricordo un 4 maggio, mentre accanto tornava Sant’Efisio, in un “localino” sentivo da gente impomatata, griffata ma sostanzialmente sfigata una corale invettiva contro questa “gaggiata”. Penso che fosse la constituency più fedele della giunta attuale.
    In ogni caso forse sarebbe il caso che queste associazioni lo ripropongano loro stesse Cancioffali, sul modello cuccurus-cottus, senza aspettare che le giunte e le giuntine li aiutino.
    Penso che il pregio del commento di Biolchini risieda non tanto nel suo elogio della cagliaritanità, quanto nella sua puntuale illustrazione della plastificazione e Miami-zzazione che è l’orizzonte di senso paillotte-dipendente di questi sfigati. Un orizzonte di senso che domina oggi, dopo Soru, ogni dove sardo e che è fatto apposta per coltivare sconfitte e futuri disastri socio-culturali.

  22. Vidarr says:

    La decadenza del carnevale comincia con le zeppole disponibili da novembre/dicembre. La colpa è anche della lobby dei pasticceri.

  23. Pietro F. says:

    Le mie bambine mi hanno chiesto di portarle “alla sfilata”. Io ho risposto che quest’anno non c’era niente. Il problema è che sono 10 anni che non c’è niente. Forse 15. Ed è una vergogna. L’ultimo sussulto si è avuto l’anno in cui furono portate anche le maschere della barbagia. Fu una festa incredibile, con migliaia e migliaia di aprtecipanti alle varie serate e alla sfilata finale. Sta Città sta morendo e tutti fanno finta di non vedere. Tanto ci sono cose più importanti…giusto? Mhà….
    Zedda sta rischiando col fuoco con questa austerity forzata. Occhio….

  24. prima generazione says:

    Analisi pessima. Non si può limitare la realtà al dualismo dx e sx. Basta. non se ne puó più. L’ultima sfilata che ho visto era di uno squallore impressionante. Da allora non ci sono più tornato. Morto un papa se ne fa un altro, se serve. Se no si va avanti con quel che è sostenibile e possa avere un senso.
    Sveglia Biolchini. Siamo nel 2013 il mondo è cambiato e ancora cambierà.

  25. Alberto says:

    la maggior parte dei laboratori artigiani a Villanova erano spariti da un pezzo per raggiunti limiti di età dei loro proprietari (vedi le falegnamerie di via san giovanni, per esempio), non sostituiti da nessun altro giovane che avesse le stesse ambizioni di fare un lavoro del genere.
    Idem per il carnevale cagliaritano, che era fatto soprattutto da tanti piccoli gruppi di persone (amici, parenti, etc) che si riunivano in vari punti della città per poi convergere verso piazza Yenne e da lì partire per la sfilata coi carri e i vari gruppi tipo gioc e quantaltri. Ho questo ricordo risalente agli anni ’70 e primissimi anni ’80.
    Basterebbe questo: una spontanea partecipazione popolare (nel senso della cittadinanza, non del censo dei partecipanti) e il carnevale ci sarebbe. Oggi non c’è questa partecipazione perchè la gente ha altri problemi e le nuove leve si divertono con altre cose (gli ultimi anni partecipavano rompendo le palle con le bombolette di schiuma). Cosa centri la destra e la sinistra in questo non si capisce, non ci sono disegni preordinati. Non buttatela sempre in politica, la gente non partecipa e basta perchè non ha voglia di divertirsi in queste manifestazioni. Anche io non ho più voglia di mascherarmi come uno scemo, sebbene l’abbia fatto in passato. Se poi c’è qualcuno che lo vuol fare, per me ok e mi fa anche allegria. Ma la politica, ripeto, centra assai poco o niente.
    Alberto
    p.s.: e basta con ‘sta vanteria della cagliaritanità! E’ una categoria che non esiste e non è mai esistita, nè per il carnevale nè per altre cose.

    • “e basta con ‘sta vanteria della cagliaritanità! E’ una categoria che non esiste e non è mai esistita, nè per il carnevale nè per altre cose”.
      Non c’è bisogno che io commenti. Si commenta da sé.

      • Alberto says:

        Lei che ha una risposta per tutto, commenti pure. La mia affermazione non si commenta da sè. Magari mi fa cambiare pure idea…e non è una provocazione

        • Da martedì in edicola con l’Unione Sarda “I sentieri della memoria” di Francesco Alziator. Trenta centesimi più il costo del giornale. Cominci da lì. E non è una provocazione.

          • Alberto says:

            Vito, Alziator è una cosa. Ma la cagliaritanità vantata nei tempi moderni dalle persone più improbabili (non tu, anche se non sono comunque d’accordo con il tuo articolo) è un’altra e la maggior parte delle volte è citata per sentito nominare. Se ne legge un giorno sì e l’altro pure sui (o sul) quotidiani, in rete, al bar, etcetera etcetera.

      • Alberto says:

        Preciso ulteriormente.
        Gianluca Floris ha ragione: la cagliaritanità esiste ed è l’invenzione di un modo di essere proveniente, in particolar modo, da parte di chi non ha vissuto certe tradizioni o certi riti sociali e familiari (non parlo di lui, perché non lo conosco; parlo più in generale di chi si riempie la bocca di questo termine e non ne ha un briciolo né per sua esperienza personale nè per retaggio familiare).
        Questi ultimi – cioè i riti sociali e familiari, le tradizioni ma anche un certo modo di fare cultura – erano sì tipici della cosiddetta Cagliari che fu (ma poteva essere anche della “Roma che fu”, della “Palermo che non c’è più” e così via per ogni benedetta città o cittadina italiana), ma ormai queste cose sono ridotte al puro rango di folklore, ad un mero revival non più vissuto “spontaneamente”.
        Anche gli intellettuali e gli artisti erano di altro spessore, non c’è bisogno che faccia nomi.
        Loro erano portatori (sani e spontanei) di una Cagliaritanità, anche se non sapevano di esserlo. Oggi si vive di quei ricordi e si pretende di recuperarla in nome di una tradizione. No, questo non è possibile. Ormai è finita. Si potrà studiare il passato, ricordarlo. Ecco, ricordarlo. Ma pensare di riviverlo…ma quando mai!
        Questo per quanto riguarda la cagliaritanità cui mi riferivo io.

        Poi per quel che mi riguarda, il vero carnevale fatto di costumi della tradizione e partecipazione popolare…beh, anche quello è morto e sepolto da anni. Come diceva una altro lettore, la sfilata negli ultimi anni era diventata di uno squallore impressionante: nessun ricambio generazionale, nessuna spontanea allegria.
        Non c’è bisogno di fare tavole rotonde sulla morte e su potenziali rinascite del carnevale.
        Pensiamo a ciò che rimane del nostro passato e cerchiamo di non farlo abbattere. O, peggio, ricoprire sotto coltri di cemento come certe facciate di Castello, le cui tracce di architettura aragonese e spagnola sono state ricoperte con la scusa del rifacimento della facciata.
        E con questo mi fermo perché son già andato off topic.

    • muttly says:

      Se a Cagliari non si parla di cose cagliaritane, di cosa si dovrebbe parlare ?

      • Alberto says:

        scusa muttly…ma il mio intervento era su certe patacche di cagliaritanità con cui si fregiano il petto (come se ne fossero portatori autentici) alcuni (molti) improbabili personaggi. E le spacciano a destra e sinistra. Di Cagliari e di cose cagliaritane si può parlare, mai detto il contrario. Ma prima bisognerebbe insegnare a certe persone a distinguere la Torre dell’Elefante da quella di San Pancrazio o dove sta la Porta dei Leoni, etc. O come era il quartiere Marina in origine. Le basi, insomma. Sennò si ripetono a pappagallo le solite menate propinate (a volte anche non correttamente) tramite la carta stampata o per “tradizione orale” da autentici deficienti che ancora parlano per frasi fatte (tipo: “via Roma, il salotto buono della Cagliari che fu”…saicheppalle a sentire o leggere ‘sta cosa continuamente da decenni).

  26. Roberto says:

    Le tradizioni anche in periodi complicati come questo vanno trattate con un occhio di riguardo altrimenti si perde l’identità del proprio luogo e della propria popolazione, che è una caratteristica,fondamentale della nostra bella Italia.
    La tradizione è cultura e storia di tutti noi,però pare che le prerogative,anche futili,al giorno d’oggi vengano prima di tutto e le colpe se le dividono destra e sinistra,bianchi e neri.
    Un vero peccato !

  27. ….aggiungo solo un ulteriore elemento che ritengo non sia da trascurare….. le mancate scelte urbanistiche degli ultimi 20 anni, che hanno determinato un allontanamento di ben due generazioni dalla città… la progressiva perdita di collegamenti tra le anime cittadine, il non poter continuare a vivere nella propria città, nel proprio quartiere, nella propria via e certo non perchè manchino gli alloggi.
    Una continuità nella socialità territorialmente urbana, avrebbe consentito e consentirebbe nel futuro di portare i propri figli negli oratori, parrocchie, associazioni, circoli dove si è cresciuti.
    Mantenere una tradizione, aiuta a pensare di organizzarsi, magari lavorando il nonno con il nipote con la cartapesta per un anno dietro ad un carro, o ad abiti o gruppi o balli….
    ma pare che costruire intorno alla 554 sia più facile e lucrativo…
    per il resto…ciao cagliari…ciao cancioffali,
    per me re giorgio brucia sempre martedì!!!

  28. Cercavo su youtube filmati del carnevale cagliaritano, dopo aver letto questo bell’articolo, e mi sono imbattuto in un video che dimostra che almeno una ratantina è stata ben accolta: http://youtu.be/Sn5nXsgg86I

  29. Pingback: DIBATTITO sulla città a partire dal Carnevale a Cagliari: come muore una tradizione. Cancioffali non brucia più. Perché? | Aladin Pensiero

  30. ZEPROF says:

    Che analisi Vito. Spaventa il fatto che la crisi sia la scusa per dare il colpo di grazia ad una manifestazione popolare già gravemente provata da quidici anni di lenta, accanita, sistematica erosione. Si accusa sempre il bipolarismo all’italiana di voler capovolgere le azioni delle amministrazioni precedenti. Questa della sfilata di carnevale era forse una delle poche occasioni in cui l’inversione di rotta sarebbe stata opportuna. La crisi può giustificare la riduzione di programmi colossali ma quanto necessita per sostenere una festa di questo genere? L’entusiasmo è un valore non commerciabile e un incoraggiamento a riprendere certe tradizioni avrebbe sopperito in gran parte alle magre possibilità del bilancio. Moriremo con un aperitivo in mano rimarrà negli annali.

  31. Bruno Ghiglieri says:

    Caro Vito, ho provato a spiegarlo in una bacheca Facebook à la page ma sono stato preso a pernacchie, facendomi notare che la ratantina ormai è roba da gaggi, tanto vale sacrificarla sull’altare della crisi. Noi nostalgici facciamo solo salire lo spread.

    • Una città rovinata dai fighetti. Moriremo con un aperitivo in mano.

      • Caro Vito, proprio come hai scritto tu. Un altro pezzo della nostra identità storica cittadina si è sgretolato nell’incuria colpevole anche ( o soprattutto) delle amministrazioni pubbliche che si sono avvicendate in questi ultimi anni. Che tristezza… E nostalgia. Consentimi di citare la tua risposta fulminante a Bruno nel mio stato su fb.

      • Alberto says:

        Non va bene nè la città rovinata – e dimenticata – dai fighetti nè che ci sia un’assurda pretesa di richieste economiche per l’organizzazione di una sfilata che negli ultimi anni (ultimi è riduttivo, allargherei sino ad arrivare almeno sino a metà anni ’90), pur con contributi pubblici più o meno incisivi, era diventata “bruttina”. Vabbè, me lo dico da solo: bello o brutto è sempre opinione soggettiva…ma sino ad un certo punto!
        Comunque la perdita provvisoria dei carri non è così disastrosa, magari nei prossimi anni risorgeranno. Per le maschere di tradizione popolare cagliaritana basta la partecipazione spontanea delle persone, non c’è bisogno di soldi per vestirsi da mazzina.

  32. C.C.B. says:

    Tra i beni lasciati andare in rovina per poi recuperarli snaturandoli dimentichi il quartiere di Villanova, abbandonato per decenni e poi risistemato con nuove pavimentazioni e fioriere per lasciarlo al servizio della nuova gentry dei negozi di lusso e degli appartamenti da 6.000 euro al mq. Sono sparite quasi tutte le botteghe artigiane e i laboratori che lo caratterizzavano, i residenti anziani se ne stanno andando tutti, speriamo che non facciano la stessa fine le antiche celebrazioni della settimana santa.

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