Cagliari / Sardegna

Su Stangioni: case per tutti o il solito cemento? Il centrosinistra cagliaritano alla prova del fuoco

Su Stangioni, avete presente? È una zona all’estrema periferia di Cagliari, tra Mulinu Becciu e la 554, grossomodo a destra di chi percorre la strada che passa in discesa davanti all’ex inceneritore.

Qui c’è chi vorrebbe far nascere un nuovo quartiere e chi invece si oppone. Vi risparmio per il momento alcuni passaggi tecnici per dirvi che:

– il nuovo quartiere ospiterebbe tremila nuovi abitanti che andrebbero ad occupare 807 abitazioni, di cui 430 private e 377 economico popolari. Gli esercizi commerciali sarebbero 97. Non sarebbe dunque né una enclave per ricchi o un ghetto per poveri, ma (nelle sue intenzioni) un quartiere “normale”.

– Dietro il progetto non c’è nessun grande costruttore ma solo una miriade di piccoli proprietari.

– A Su Stangioni non sembrano esserci né beni paesaggistici né archeologici da tutelare.

– Su Stangioni ambisce ad essere un quartiere modello sotto il profilo dell’ecosostenibilità e della viabilità.

– Il quartiere sorge in una zona precedentemente classificata come agricola all’estrema periferia della città, ed oggi è contigua a terreni che ricadono in altri comuni, dove le amministrazioni hanno già deciso di costruire (Sestu, ad esempio).

– Il progetto di Su Stangioni ha già superato alcuni importanti passaggi burocratici nel corso della precedente consiliatura e perfino in questa. In pratica, è il momento di decidere.

Il progetto è fortemente appoggiato da ampi settori del Pd, il presidente della Commissione Urbanistica Andrea Scano è un suo convinto sostenitore. Anche Marisa Depau di Sel è a favore, Giovanni Dore dell’Idv invece è “assolutamente contrario”.

La Giunta Zedda sembra non essere entusiasta, nelle persone sia del sindaco che dell’assessore all’Urbanistica Paolo Frau. I motivi? I costi della viabilità che dovrebbe essere realizzata potrebbero essere eccessivamente onerosi, così come troppo pesante sarebbe il prezzo da pagare sul fronte del consumo del territorio.

Peraltro, Cagliari non è forse la città delle case sfitte? Che senso avrebbe allora costruire ancora? È vero, rispondono i sostenitori di Su Stangioni, le case sono sfitte ma solo perché le abitazioni costano troppo. Queste avrebbero prezzi più accessibili e consentirebbero alla città di non rischiare di scendere sotto la soglia dei 150 mila residenti.

Insomma, sembrano esserci sia argomenti a favore che contro.

Ora tocca a Zedda. Perché la decisione di Su Stangioni oltre che mettere alla  prova la tenuta della maggioranza, orienterà la politica urbanistica di questa amministrazione di centrosinistra.

Qui non si tratta dunque solo di dire sì o no ad un progetto, ma di motivare una scelta e di orientare di conseguenza altre decisioni altrettanto importanti. Ecco perché Su Stangioni è un banco di prova cruciale per il Zedda e la sua maggioranza. Ed è inutile che andiate a rileggere  le dichiarazioni programmatiche rese dal sindaco in Consiglio un anno e mezzo fa: di Su Stangioni non c’era neanche l’ombra…

 

147 Commenti

  1. Ora è evidente che i vari rappresentanti del Pd locale si trasmettono l’ordine di non parlare più di Su Stangioni. Ma capiterà di parlarne. La travestono da opera pia, ma non funziona. Vedremo. Saluti a tutti, mi sembra un finale di primo o secondo atto.

  2. Francesco Sechi says:

    Ho assistito alla presentazione del progetto lo scorso 6 febbraio. Ho trovato molto interessante l’approccio al tema dell’accessibilità perché tutto ruota intorno alla fermata della futura metropolitana. Far sorgere un quartiere attorno ad una fermata di una linea di trasporto pubblico “forte” è condizione necessaria per far sviluppare un modello di mobilità sostenibile basato sul trasporto pubblico e non sull’auto. Le auto sono bandite dalla circolazione in superficie che sarà ad uso esclusivo di pedoni, ciclisti, verde ed attività all’aria aperta. Le auto tuttavia circoleranno e sosteranno al di sotto della piastra superficiale e questo è a mio avviso può essere considerato l’elemento debole della strategia di mobilità sostenibile; il fatto che le auto stiano sotto significa che non si è fatta una scelta netta a favore del trasporto pubblico ma le auto saranno sempre lì pronte ad essere utilizzate facilmente. Ma questa mia personale critica non è volta a bocciare un progetto che contiene molti elementi positivi, e sicuramente inusuali nella pessima pratica di sviluppo urbanistico dell’Area Vasta di Cagliari, piuttosto nel suggerire di essere più coraggiosi: spostare le auto in un parcheggio esterno al quartiere e con i soldi risparmiati dalle strutture interrate non più necessarie si sviluppi un moderno e innovativo sistema di mobilità di superficie basato su piccoli veicoli elettrici in condivisione di proprietà (sharing) complementari all’andare a piedi o in bici. Coloro che decideranno di acquistare un appartamento o insediare la propria azienda nel quartiere avranno già implicitamente accettato questo nuovo modo di spostarsi che è oramai visto come il futuro più prossimo della mobilità urbana. Io credo che l’intervento di “Su Stangioni” debba essere un’occasione per realizzare veramente qualcosa di innovativo e che le critiche debbano lasciare spazio a suggerimenti migliorativi. La lotta contro il consumo del suolo facciamola contro la realizzazione di insediamenti che prevedono la realizzazione di “villette” come quelle che usualmente si realizzano nei comuni contermini.

    • Gentile Francesco Sechi, la lotta contro il consumo di suolo si fa, scusi l’ovvietà, contro il consumo di suolo. Su Stangioni è un perfetto esempio di questa malattia. Sorgerebbe lontano dalla città. Avrebbe la fermata per la metropolitana ma non avrebbe la metropolitana e ci si arriverà in macchina. E, sopratutto, Su Stangioni non risponderebbe a un fabbisogno reale. Quest’ultimo punto è fondamentale, visto che se prevede 3000 persone e solo la metà sarebbero teoricamente famiglie di soci della cooperativa allora l’altra metà è solo ipotetica. E avremo un villaggio fantasma esattamente come le villette che lei giustamente evoca come esemoio da non ripetere. Quanto alle aziende e alla gente felice visibile nei rendering le ricordo che i fondi destinati alla mobilità per l’area vasta sono per il 90% dedicati alla viabilità e cioè alle automobili. Questo si legge nel corposo Piano Strategico. Non credo vedremo mai aziene e botteghe da quelle parti e neppure gente che andrà a piedi e in bicicletta.
      Inoltre le case con vista sulla 554 saranno repulsive perché l’area, fatto non secondario, è talmente brutta che scoraggerà gli acquirenti e benché nel cagliaritano abbiano fatto di tutto per abituarci alla bruttezza c’e, spero, un limite oltre il quale non si va. Recentemente ho parlato con un poveretto che, sbarcato all’aeroporto, è stato portato in auto all’hotel Setar e ha poi partecipato a un convegno a Quartu. Il malcapitato mi ha detto che se la Sardegna è questa allora è la capitale della bruttezza. E qualsiasi prezzo abbia un metro quadro a Su Stangioni sarà troppo sia per il singolo sia per la comunità.

      • Francesco Sechi says:

        Concordo pienamente con lei sul rischio che la metropolitana non si faccia e che quindi tutti i ragionamenti fatti, anche da me, siano da buttare nella spazzatura. Però, a questo punto, perché non si lancia una bella sfida e si vincola la realizzazione dell’intervento a condizione che si facciano realmente determinate cose? Se c’è questa apertura si può fare qualche cosa di buono che sia anche di esempio contro lo sviluppo scellerato di tutti gli altri comuni.

  3. anonimo says:

    La Repubblica, venerdì 8 febbraio 2013 – Salvatore Settis – Un’autorevole conferma dei dati sulla devastante dimensione della sottrazioni di suolo alla naturalità, senza contare le altre forme di land grabbing. Quando tutela del paesaggio e urbanistica non s’incontrano.

    OTTO metri quadrati al secondo, per ciascun secondo degli ultimi cinque anni: questo il ritmo del forsennato consumo di suolo che sta consumando l’Italia. Questo dato, che colpisce come una mazzata, emerge dagli studi dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che ricostruiscono l’andamento del consumo di suolo in Italia dal 1956 al 2010. Siamo passati da un consumo di suolo di 8.000 kmq nel 1956 a oltre 20.500 kmq nel 2010, come dire che nel 1956 ogni italiano aveva perso 170 mq, nel 2010 la cifra è salita a 340 mq pro capite. Tra i divoratori di suolo trionfa la Lombardia, seguita dal Veneto e dal Lazio. Cifre impressionanti, che trascinano l’Italia fuori dall’Europa, dove il consumo medio del suolo è del 2,8%, a fronte di un devastante 6,9 % per il nostro martoriato Paese. È come se ogni anno si costruissero due o tre città nuove, delle dimensioni di Milano e di Firenze, e questo in un Paese a incremento demografico zero.
    Dimensioni e natura del disastro non si colgono appieno senza un dato ulteriore: questa dissennata cementificazione si compie a danno dei più preziosi suoli agricoli (pianura padana, Campania un tempo felix, cioè feconda), colpendo al cuore l’agricoltura di qualità, coprendo i suoli con una spessa coltre di cemento (soil sealing) con perdita irreversibile delle funzioni ecologiche di sistema e fragilizzazione del territorio: cresce così la probabilità di frane e alluvioni, se ne rendono più gravi gli effetti. La morfologia del territorio italiano lo rende esposto a terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni e altre calamità, il cui impatto cresce quando si alterano i già precari equilibri naturali.

    Per chi dunque costruiamo, e perché? Da cinquant’anni trova credito in Italia la menzogna secondo cui l’edilizia (comprese le “grandi opere” pubbliche) sarebbe uno dei principali motori dell’economia. È per questo che si sono succeduti, da Craxi a Berlusconi, irresponsabili condoni dei reati contro il paesaggio. In nome di una cultura arcaica, l’investimento “nel mattone” continua ad attrarre investimenti, anche per “lavare” il denaro sporco delle mafie, stabilizzandolo nella rendita fondiaria. Sfugge a politici e imprenditori che la presente crisi economica nasce proprio dalla “bolla immobiliare” americana. Peggio, essi si tappano gli occhi per non vedere che la crisi che attanaglia l’Italia è dovuta, anche, alla mancanza di investimenti produttivi e di capacità di formazione. Si utilizza, invece, il nostro suolo come se fosse una risorsa passiva, una cava da fruttare spolpandola fino all’osso.

    Che questo accada nel Paese che per primo al mondo ha posto la tutela del paesaggio fra i principi fondamentali dello Stato (articolo 9 della Costituzione) è un paradosso su cui riflettere. Se agli altissimi principi costituzionali corrispondono pessime pratiche quotidiane, è prima di tutto perché al boom post-bellico, con la sua fame di benessere, non è corrisposta una crescita culturale (né mai vi sarà finché la scuola pubblica viene trattata come un fastidioso optional, secondo la filosofia delle destre). Ma è anche per il peccato d’origine della normativa prebellica: alla legge Bottai sulla tutela del paesaggio (1939) seguì infatti la legge urbanistica del 1942, ma non fu creato fra le due il necessario raccordo, quasi che fosse possibile chiedere alle Soprintendenze di tutelare un paesaggio senza città, ai Comuni di gestire città senza paesaggio.

    La Costituzione radicalizzò il contrasto, ponendo le competenze sul paesaggio in capo allo Stato e quelle sul territorio e l’urbanistica in capo alle Regioni (che di solito sub-delegano i Comuni), con una giungla di conflitti di competenza che coinvolge i ministeri dei Beni Culturali, dell’Ambiente e dell’Agricoltura, ma anche regioni, province e comuni. È negli interstizi di questa normativa deficitaria e barcollante che si insediano gli speculatori senza scrupoli, i divoratori del suolo, i nemici del pubblico bene.

    Interrompere queste pratiche stolte, si sente ripetere, è impossibile perché vanno protette la manodopera e le imprese. Non è vero. Di lavoro per imprese e operai ve ne sarebbe di più e non di meno se solo si decidesse di dare priorità assoluta alla messa in sicurezza del territorio (il recente rapporto congiunto dell’Associazione nazionale costruttori edili e del Cresme-Centro di ricerche economiche e di mercato dell’edilizia fornisce dati impressionanti su necessità e inadempienze in merito). Se si decidesse di dare priorità al recupero degli edifici abbandonati, di abbattere gli orrori che assediano le nostre periferie sostituendoli con una nuova edilizia di qualità anziché catapultare grattacieli nel bel mezzo dei centri storici.

    Se si verificassero i dati sulle proiezioni di crescita demografica prima di autorizzare nuove edificazioni. È falso che vi siano da una parte i “modernizzatori” che cementificano all’impazzata e dall’altra i “conservatori” che non costruirebbero più una casa e condannerebbero alla disoccupazione gli operai. La vera lotta è un’altra: fra chi vuole uno sviluppo in armonia con il bene pubblico e la Costituzione, e chi vede nel suolo italiano solo una risorsa da saccheggiare a proprio vantaggio.

    Postilla
    I risultati delle analisi dell’autorevole Ispra confermano i dati quantitativi sul consumo effettivo di suolo degli ultimi anni misurati in più sedi . Il trend a livello nazionale (i mediatici 8 mq al secondo) calcolato dall’Istituto conferma l’ordine di grandezza di grandezza delle valutazioni compiute localmente in varie parti d’Italia (la Toscana, l’Emilia-Romagna, la Lombardia): circa 35mila ettari vengono sottratti al territorio ogni anno rurale (agricolo + naturale). Non si tratta più di valutazioni approssimative fondate sulle statistiche della riduzione della superficie delle aziende agricole, ma di dati che misurano l’effettiva trasformazione di terreni porosi e in vario modo caratterizzati da “naturalità” in terreni laterizzati: la “repellente crosta di cemento e asfalto”, per dirla con Antonio Cederna, che sigilla il suolo (soil sealing) tagliando una delle radici che legano la città dell’uomo dalla vita del pianeta. Chi promosse nel 2005, l’edizione della Scuola di eddyburg dedicata a questo innaturale fenomeno, allora ignorato alle istituzioni della cultura e della politica, può oggi essere soddisfatto almeno per la presenza di dati quantitativi attendibili e per l’attenzione dell’opinione pubblica. Siamo però ancora lontani non solo da provvedimenti efficaci per contrastare il fenomeno, ma perfino dalla generale consapevolezza del carattere radicale delle soluzioni necessarie.

  4. Gentile Antonio Mattana,
    queste sono parole sue:
    “Cagliari ha una grande opportunità per dare risposte ai bisogni della gente comune di avere una propria casa a costi contenuti in un quartiere completamente ecosostenibile. La politica deve cogliere questa opportunità. Il Piano ha contenuti innovativi in materia di risparmio delle risorse ambientali e produzione energetica da fonti rinnovabili. È addirittura studiato a livello nazionale”.
    Sarei interessato a comprendere cosa si intenda con “risparmio delle risorse ambientali” e con “completamente ecosostenibile”. Temo si tratti di parole svuotate del significato originario.
    Inoltre il suo garbato intervento non accenna neppure al problema principale che non è solo quello, pur rilevante, dei soci della cooperativa, ma quello dello sviluppo della città e dell’intera area vasta.

  5. più punico che raro says:

    Gentile Tato, di via dei Valenzani ne scrissi a proposito di Tuvixeddu su questo blog il 31 marzo 2012, all’indomani dell’apertura della necropoli da parte del FAI, ma nessuno mi rispose sul merito. Le incollo il pezzo dell’intervento, saluti.
    “Perché Tuvixeddu è diventato un totem ideologico, ma a Cagliari nel frattempo sono state riempite le aree verdi (cosiddette BS*), si è costruito il parcheggio lato ex Unione Sarda, e si sta per costruire in via dei Valenzani, anche lì in una zona vincolata paesaggisticamente, a 100 metri esatti da un bene monumentale (che va in rovina senza che freghi niente a nessuno), senza che nessuno protesti o si interroghi se il Colle di Monte Claro necessitava di villette. Stavolta sì con un nesso visivo evidente con il colle, e ricordando che anche Monte Claro ci ha restituito reperti e ritrovamenti archeologici (appunto “Cultura di Monte Claro”). Chiedo: come si può affermare, vista la vastità dell’area del parco archeologico di Tuvixeddu, che lo stesso sarebbe stato il “giardinetto condominiale” delle ville di Coimpresa? Mi sembra una enormità, così come affermare che Coimpresa voleva (vuole) costruire sopra le tombe (sentito dire più volte nella fila e durante la visita).
    A meno che Il problema non sia è se a Cagliari si debbano ancora fare nuovi volumi, ma allora se il livello di sensibilità è così alto da non far costruire gli edifici di Coimpresa su via Is Maglias, ci si sarebbe dovuti scandalizzare moltissimo per le torri di Zuncheddu e si dovrebbero bloccare le future ville di via dei Valenzani , perché altrimenti viene da pensare che sia tutto molto strumentale. Riassumendo: se non si vogliono nuovi volumi a Cagliari va bene (e quindi da nessuna parte), ma se non si vogliono quelli di Coimpresa a Tuvumannu, perché dannosi per il “paesaggio”, allora non si dovrebbe volere neanche l’intervento su via dei Valenzani , perché altrettanto dannoso. Altrimenti non capisco.”

  6. antoniomattana says:

    Sono Antonio Mattana, il presidente di Federabitazione – ConfCooperative Sardegna. Mi scuso in anticipo per il mio intervento, perché come parte in causa non dovrei partecipare a questo importante forum, su un tema che nelle ultime settimana, dico finalmente, è tornato alla ribalta.
    Noi rappresentiamo da sempre le migliaia di soci e famiglie, che con la Cooperazione hanno potuto godere in proprietà o locazione, di una abitazione nel capoluogo a costi sostenibili.
    Dopo questa doverosa premessa non intendo più disturbare questo dibattito. Voglio precisare solo alcune cose.
    Primo: nella discussione su Piano Particolareggiato di Su Stangioni stanno e sono entrate tantissime inesattezze, qualche volta dovute a mancanza di reali informazioni sul contenuto del Piano, altre volutamente scorrette, come sui costi delle infrastrutture pubbliche, sulla possibilità che l’intervento sorga su un acquitrino, sui costi dei trasporti, sul fatto che le aree risultano inquinate, etc.
    Molti interventi, che spesso leggiamo anche sulla stampa sono condizionati dal ruolo o dall’interesse di chi li manifesta. Ovviamente anche il mio
    Secondo: i dati forniti nella conferenza stampa del 6 febbraio u.s. , quali elementi urbanistici, di investimento, di costo di assegnazione delle abitazioni che realizzeranno le nostre Cooperative, sono reali. I nostri soci li conoscono e li hanno sottoscritti da anni. Chiunque volesse verificare o volesse partecipare a questo progetto può contattarci presso la ConfCooperative Sardegna e prendere visione di tutti gli atti.
    Terzo: ho letto nei commenti, che il nostro progetto non deve essere tanto valido, se poi deve sottostare alla VAS (Valutazione Ambientale Strategica). La VAS, di competenza della Provincia, prevede per tutti i Piani Attuativi, come il nostro, due fasi. Una di verifica preliminare di Assoggettabilità, ed eventualmente nel caso di accertata Assoggettabilità una seconda fase di vera valutazione. La vicinanza dell’ex Inceneritore ha reso necessaria anche la seconda fase.
    Tra l’altro le verifiche per un eventuale inquinamento della falda e dei terreni hanno dato esito negativo. Sono stupefatto quando interventi simili non sono stati sottoposti a questa valutazione.
    Per quanto riguarda la posizione del Gruppo di Intervento Giuridico, sarei molto lieto per un confronto, per discutere sui contenuti della nostra proposta e delle loro perplessità al riguardo.
    Saluti a tutti

  7. anonimo says:

    I soliti argomenti, gli stessi di tutti quelli che vogliono speculare su qualcosa. “Diamo lavoro, ci pagano i danni (ma non dovevano bastare le opere di urbanizzazione? E ora sono 180 mlioni di euro in gran arte di fantasia), il quartiere è di cemento ma è green (chissà in cosa è green il cemento), le macchine ci sono ma non si vedono”. Le solite sciocchezze, insomma.
    Resta il fatto che il Piano Strategico dell’Area Vasta dichiara che lo sprawl urbano è una iattura, aumenta i costi, inquina ed è dannoso sotto il profilo economico e sociale. Resta il fatto che 1500 persone (ammesso che esistano) non possono tenere in scacco lo sviluppo della città e determinare le scelte della maggioranza. Resta il fatto che l’iter è ben lontano dall’essere concluso, che la metro e la viabilità la paghiamo tutti, che non c’è nessun bisogno di nuove abitazioni, che se il rione ha una capienza di 3000 persone sarebbe abitato a metà perché nessuno compra a prezzi che non saranno quelli della cooperativa. Insomma, l’ennesimo deserto, l’ennesimo villaggio fantasma. Un velo pietoso su sottopassi, tunnel, gallerie, laghetti artificiali.
    In sostanza si tratta dell’abituale colata di cemento e della definitiva perdita di ulteriore agro che la Giunta precedente aveva destinato all’edificazione.
    Credo proprio che non si farà.

  8. MammaTigre says:

    Caro Vito, siamo “scappati” in due da Cagliari più di 10 anni fa per i costi insostenibili delle abitazioni. Poi siamo diventati quattro e circa 6 anni fa abbiamo tentato il piano B per riavvicinarci a Cagliari. Il progetto delle case sostenibili a prezzi accessibili ci era piaciuto, così anche la posizione, raggiungibile da ogni dove (e già allora si parlava dei collegamenti con i trasporti pubblici e la metropolitana).
    Tanto da iscriverci ad una Cooperativa che avrebbe costruito a Su Stangioni (tra le altre belle cose ci avevano assicurato che il Comune di Cagliari si sarebbe impegnato nella bonifica della zona, vista la presenza dell’ex-inceneritore e che sarebbero stati super-visionati affinché tutto fosse fatto a regola d’arte).
    Ma ahimè, la nostra casa era ormai stretta per tutta la famiglia e volevamo venderla per trasferirci lì quanto prima. Le dinamiche di questo progetto appetibile, gli interessi, anche politici, dilatarono di molto i tempi (siamo ancora così!): abbiamo quindi rinunciato al piano B, cancellando la nostra iscrizione alla Cooperativa e ricorso al piano C. Abbiamo ampliato la nostra, usufruendo del “Piano Casa Sardegna”. Ebbene si, caro Vito…L’abbiamo fatto anche noi.
    Ho visto sorgere le case di Tuvixeddu giorno per giorno, mentre mio padre trascorreva gli ultimi mesi della sua vita sul divano, davanti alla finestra che mostravano l’inesorabile cementificazione davanti alla necropoli. Rispetto a questo scempio, direi che il progetto di Su Stangioni, o almeno quello che io ho visto sulla carta, ha delle differenze…

    • Si, mamma tigre, c’è una differenza con Tuvixeddu. Là c’è la necropoli, a Su Stangioni una palude che la natura riconquisterà.

  9. Mi viene da porre una domanda. Posto che i temi dell’ecologia sono sempre molto delicati e sicuramente validi, mi chiedo.

    Dato che si sta “spaccando il capello in 4” per un progetto di appartamenti che dovrebbero essere costruiti in periferia, con criteri di ecosostenibilità, destinati in parte all’housing sociale in parte alla vendita a prezzi, pare, di 1500 euro al metro quadro, dove è previsto l’arrivo della metropolitana leggera al centro del nuovo quartiere e dove pare non esserci rischio di dissesto idrogeologico… ecco, viste queste premesse… ingenuamente chiedo… come mai non riesco a trovare anologhe polemiche sul web per le “ville di monteclaro”?
    Nulla di nulla, solo un comitato di pirri che si lamenta per un possibile pericolo idrogeologico.
    Ma non trovo dichiarazioni di politici, di associazioni ambientaliste, di giornalisti… nulla!!! E dire che stando alle cose scritte nel sito della cooperativa, gli ultimi atti amministrativi sono stati fatti con la presente amministrazione comunale.
    E dire che li siamo molto meno in periferia, le case non sono destinate all’housing sociale,la viabilità va tutta preparata e pure li siamo vicino ad una strada a scorrimento veloce, i prezzi partono da 250000 euro per il trivano (con un rapido calcolo verranno 3000/3500 a mq) e immagino che anche quello sia “consumo della terra”… o sbaglio?
    Perchè oggi ci si sta mettendo di traverso per un progetto che continuo a dire non essere peggiore di altri, quando fino a ieri si è concesso di tutto a Cagliari?

    • anonimo says:

      Gentile Tato (alla cui buona fede credo mentre gli insultanti Pietro e Michele sono accecati da qualcosa che ignoro ) la cooperativa Cento è un terribile esempio di cemento di sinistra. Oltretutto sorgerebbe (ma chissà se la vedremo) sulle pendici di Monte Claro in un’area, lei ha toccato un punto dolente,davvero dentro la città. C’era un po’ di verde che alcuni partecipanti al blog definirebbero con sprezzo terreni incolti. Quello era agro prima che i talebani del mattone, come Pietro e Michele, la trasformassero in area edificabile.E’ il problema nazionale: da agricola a volutamente abbandonata e da abbandonata a edificabile.Si chiama consumo di suolo, impermeabilizzazione del suolo, perdita del paesaggio. Ma Pietro e Michele lo ognorano. Pazienza.
      Dicevamo che quella orribile speculazione è stata portata avanti dalla sinistra locale, sostenuta a volte con ferocia e sempre in base al ragionamento, questo sì stolto, che era un’area incolta e per logica conseguenza la si doveva nobilitare con le costruzioni.
      La ringrazio per averci informato del comitato di Pirri che si oppone all’annichilimento di Monte Claro e le ricordo che chi si occupa dei luoghi e li difende lo fa volontariamente, gratuitamente e nella coscienza di non poter stare dietro a tutte le schifezze che proliferano qua e là.
      Non so se possiamo dire altrettanto di tre o quattro intervenuti cafonescamente sulla faccenda di Su Stangioni.
      Il fatto è che ci sono alcune questioni che assumono la forza delle allegorie perché rappresentano la realtà agli occhi della cosiddetta opinione pubblica.
      Altre condizioni attecchiscono meno, ma la cooperativa Cento – concordo con lei – potrebbe essere una di queste. Un grave sfregio alla città sul quale si potrebbe accendere la coscienza di molti.
      Grazie e saluti cordiali.

      • Pietro F. says:

        L’unico talebano, dell’intolleranza, è Lei signor Anonimo.

        • anonimo says:

          Gentile Pietro, mentre alcuni portano argomenti e ragionano lei insiste con l’insulto. Vede, se lei evitasse di comportarsi da energumeno si potrebbe ragionare e sarebbe interessante perfino fare un copia e incolla del Piano strategico e discutere su quello. Ma lei è interessato ad altro. Il professor Camagni venne incaricato di redigerlo nel 2007 ma da allora le cose sono cambiate. Mi troverà disponibile alla discussione se usa modi urbani e argomenti urbanistici. Il resto non attacca. E Su Stangioni resterà com’è. Un agro. Legga l’etimo.

  10. Michele says:

    Dio buono ma le strade e le infrastrutture a carico del comune non si realizzano con gli oneri della Bucalossi?
    sarebbe questa la perplessità della giunta e degli assessori per l’approvazione del piano?
    Non mi sembra che Su Stangioni incastonato tra la 554, barracca manna, mulinu becciu e sestu possa diventare un area interessante dal punto di vista ambientalistico, se ci sono le cooperative che vogliono costruire, fateglielo fare! ci sarà poi chi preferirà vivere in centro e recupererà quelle 5000 case sfitte di cui si parla.

    • Michele, quale sarebbe il punto di vista ambientalistico? Se lei intende che la cementificazione dell’agro sia un obiettivo contro cui ci si deve schierare allora Su Stangioni è un ottimo esempio. Una persona che abbia a cuore l’ambiente, il consumo del suolo, la diminuzione del traffico automobilistico, lo sviluppo dei mezzi pubblici, la conservazione delle campagne allora sono un ambientalista e tutti, alla nascita, lo sono. Che le urbanizzazioni si realizzino con gli oneri do urbanizzazione lo racconti ad altri. Saluti

      • Pietro F. says:

        Ancora con sto “agro”???
        Quelli sono campi incolti destinati a contenere volumetrie, da almeno 20 anni! Cagliari NON ha alcun agro!

      • Michele says:

        caro anonimo, per prima cosa le vorrei far notare che ho posizionato un punto interrogativo sulla questione delle infrastrutture e la bucalossi, quindi non devo raccontare niente a nessuno.
        in secondo luogo facendo calcoli a spanne sui dati riguardanti il piano mi vengono fuori 10800000 euro di costo di costruzione e 268800 di urbanizzazioni per un totale di oltre 11 milioni di euro di bucalossi. potrebbero essere sufficienti o no? (faccio notare che ho inserito un altro punto di domanda).
        per quanto riguarda la questione dell’ambiente, rimango dell’idea che cercare dell’agro in quel punto sia quantomeno da stolti.

  11. anonimo says:

    Ora c’è chi vuole ripopolare Cagliari spostando qualche migliaio di persone da Elmas, Assemini e Sestu in un luogo fuori e lontano da Cagliari più di Elmas. Poi qualcuno dovrebbe ripopolare Elmas, Assemini e Sestu.
    E si danno pure arie da Mussolini che risana l’agro pontino, fonda Carbonia e bonifica Fertilia. Il prossimo passo sarà l’oro alla patria.
    Utilizzano l’argomento lacrimoso e falso dell’edilizia sociale mentre migliaia di appartamenti sono vuoti in città e nell’hinterland.
    Mi domando davvero a chi vogliano darla a bere.
    Il Piano Strategico per l’area vasta fornisce dati e dice qualcosa di sensato. Nel 2007 ha gettato le basi un serio economista dotato di notevoli conoscenze urbanistiche. A settembre di quest’anno lo stesso Sindaco Zedda lo ha firmato dopo un aggiornamento.
    Se lo leggano quelli che sono intervenuti ragionando come in una riunione di condominio.E’ faticoso, sono 90 pagine, ma ne trarranno vantaggi.
    Una particolare raccomandazione di lettura signor Ale Sestu.

    • E adesso quest’altro/a perché ce l’ha con me ?
      Il Piano Strategico fornisce dati e li condisce con una valanga di supercazzole.
      E non sono 90 pagine. Sono 133 pagine. Ma lei prima di consigliarlo agli altri lo ha letto ?
      Ma voi, il nome, preferite ometterlo perché vi vergognate di quello che vi tocca scrivere?
      Il Piano Strategico non da mica indicazioni sbagliate. E infatti quello che ho scritto non entra in contraddizione col Piano strategico. Ho scritto che bisogna ripopolare il centro e farlo espandere verso la periferia (dell’area vasta), e non far dilatare la periferia e spopolare il centro (come sta invece succedendo). Su Stangioni è al centro. E’ territorio di Cagliari. Come fa lei a dire che è “un luogo fuori e lontano da Cagliari più di Elmas”? Ma non si rende conto di quanto è ridicolo?
      Nel piano strategico c’è scritto proprio quello. (non che lei è ridicolo: c’è scritto quello che ho chiesto anche io)
      C’è scritto “contenimento della fuga di residenti dal capoluogo e del popolamento dei territori circostanti. Lieve incremento demografico del capoluogo e aumento relativamente più consistente della sua popolazione “presente” soprattutto nei quartieri del centro e presso i diversi poli che ospitano attività produttive.” (Se si costruisce a Su Stangioni si sta popolano il Capoluogo. Inoltre vicino a Su Stangioni c’è il polo produttivo della zona industriale Casic, ed anche la Cittadella Universitaria).
      Poi c’è scritto “Abbassamento dell’età media della popolazione del capoluogo.” (A Su Stangioni andranno ad abitare soprattutto giovani coppie che vogliono mettere su famiglia, o che hanno già figli piccoli)
      Poi c’è scritto “Gli incrementi demografici maggiori si registreranno in prossimità dei principali collegamenti viari e trasportistici e nei territori ricompresi tra i centri urbani di prima e seconda cintura.” (e qui scappa veramente da ridere perché gli ecotalebani spesso dicono che il progetto non va bene perché è sito in prossimità di due principali collegamenti viari…)
      Quindi una particolare raccomandazione all’anonimo: prima di consigliare letture agli altri, cerchi almeno di dargli un’occhiata prima lei.

    • vediamo questo piano strategico dell’area vasta… Lo trovate qui:
      http://www.comune.elmas.ca.it/index.php?option=com_content&view=article&id=697&Itemid=150
      Vedasi il documento “piano strategico intercomunale”, pag 76 e successive.
      E per approfondire sul tema specifico, l’allegato 4.
      Il piano oltre a una serie di principi generali di buon senso, mi pare che in sostanza riconosca a ciascun comune la libertà di fare i cavoli propri come ha fatto sinora. Non si capisce perchè il comune di Cagliari non debba attuare una politica volta ad incrementare la propria popolazione..
      Peraltro viene citato proprio l’intervento di Su Stangioni come pienamente rispondente agli obiettivi e alle finalità del piano.. legga legga..

  12. anonimo says:

    Dice il presidente della Confcooperative che per Su Stangioni mancano “quindici centimetri al traguardo” . Non so che metro utilizzi il presidente. Ma a oggi manca la Vas e molti punti dei processi autorizzativi. Molto più di quindici centimetri. E considerato che si tratta di quasi 300.000 metri cubi di cemento i quidici centimetri suonano come una presa per i fondelli. Inoltre l’aspetto che dovrebbe commuoverci – il piede di porco per vincere ogni resistenza – è la porzione di edilizia agevolata di cui sappiamo pressocché nulla. Altra presa per i fondelli i quali hanno un limite di resistenza.
    Resta il fatto indiscutibile che si tratta di un’operazione che contravviene a ogni sano principio di edificazione razionale. L’hinterland di Cagliari è terra di nessuno, ma qualcuno dovrà prima o poi occuparsene seguendo un’idea salutare e moderna. Soffocati dal cemento e soffocati dalle riflessioni di certi partecipanti al blog che sostengono spudoratamente il progetto e affermano che così, finalmente, non vincono i soliti signori del cemento e che signori del cemento devono diventare tutti. Insomma, questa parte della sinistra del mattone ci racconta che tutti possono essere, democraticamente, cementificatori. Una brutta fine.

  13. I vari Ernesto, Pietro, Robespierre eccetera dovrebbero tentare di parlare di metri cubi necessari. Ma sulla necessità del loro quartiere modello, ecologico, a basso prezzo credo non possano portare alcun argomento. Quel quartiere sarebbe l’ennesima speculazione edilizia che ha impestato l’area intorno a Cagliari. Non credo ci sia molto altro da dire. Saluti cordiali.

    • robespierre says:

      Adiosu

    • Andrea says:

      Abaco, invece di essere cosi acidulo, dovresti si continuare sì a validare le tue certezze, ma dovresti avere un pò di rispetto per le tante persone che hanno a cuore questo sogno, e credimi non sono poche. Mi piacerebbe conoscerti per sapere quale sia stato il suo percorso nella vita, per vedere tutte le battaglie che hai sostenuto per migliorare questo mondo. Sono sicuro che tu sia uno che possa insegnarci tanto. Però ora riposati, magari stasera guardati la Nazionale e pensa domani sarà un giorno migliore. Con tenerezza. A bientot.

    • don’t feed the troll, ci ho già pensato io in abbondanza, accidenti a me

  14. francu says:

    vito la visualizzazione del sito alla terza risposta fa cagare. Aiò sistemalo!!!

  15. Mi chiedo anche perchè dovremmo scegliere tra Su Stangioni e il recupero e ripopolamento del centro. Non si può agire contemporaneamente su entrambi i fronti? Abbiamo paura di crescere troppo o temiamo che la domanda non sia sufficiente? Conosco una marea di cagliaritani transfughi o persone che cagliaritani non sono, ma che si trasferirebbero al volo a Cagliari dai paesoni e quartieri dormitorio dell’hinterland, se ne avessero la possibilità.
    La giunta lanci un piano per il ripopolamento della citta. Non è una giunta ambiziosa, si ponga almeno un obiettivo ambizioso per il quale valga la pena di essere ricordata. In 10 anni riportare che so, sparo un numero, dalle 5 alle 10mila persone in città. Sarebbe un gran bene sotto tanti punti di vista.

  16. se anzichè rimanere basito, ti fossi preso la briga di leggere anche la trascrizione del verbale del giorno in cui è stata votata la delibera n.65 del 25.9.2012 sul piano strategico (che contemplava una miriade di progetti di sviluppo dell’area vasta cagliaritana ai quali non si poteva votare contro perchè non si era d’accordo su qualche punto) avresti notato che io avevo espresso forti riserve su 3 aspetti: su stangioni e lo stadio di is arenas (entrambi per questioni urbanistiche) e sulla mancata inclusione di una scheda sullo sviluppo portuale ed aeroportuale fondamentale per lo sviluppo economico dell’area vasta.

    Ecco il link per estrarre copia del verbale con tutti gli interventi e
    per comodità l’estratto nel quale evidenzio le mie perplessità sul progetto di Su Stangioni

    da pag. 31 “ (…)”Qui faccio un cenno anche alle problematiche sollevate in materia fiscale ed economica, anche in principio oggi della seduta odierna, dal Consigliere Floris, sulle problematiche attinenti all’IMU. Per quanto, come è stato detto, il bilancio comunale ormai si sta reggendo prevalentemente sull’IMU, quindi gli interventi, quando potranno essere fatti, saranno marginali, quello su cui dobbiamo puntare, sul quale io invito anche nella gestione di questo piano e, poi, in quelle che saranno le fasi operative, nell’abitare, è puntare proprio sulle linee strategiche principali che sono individuate.

    Io torno sempre su questo punto, non nuove costruzioni, perché sappiamo bene che le costruzioni sono di molto superiori a quelle necessarie per il numero di abitanti, non solo di Cagliari, ma anche dell’intera provincia, ma ovviamente lo spopolamento che c’è stato su Cagliari, a fronte di un incremento, comunque, costante nell’edificazione ci fa capire che questa proporzione, paradossalmente, aumenta sempre più.

    Quindi, di fatto, su questo punto bisogna continuare a puntare sulla riqualificazione con dei progetti; non mi piace, sul punto, una parte, che per altro riguarda specificamente la questione dell’edilizia popolare e sociale, quindi su questo sono favorevole a individuare delle forme di edilizia sociale e popolare, non mi piace la premialità di cubatura intesa in senso urbanistico.

    Lavorerei molto più sul punto successivo, cioè proprio sulla leva fiscale; noi dobbiamo individuare delle forme virtuose, attraverso le quali incentivare gli imprenditori immobiliari nell’andare a investire sul già realizzato, sull’edilizia, in modo che da un lato non si consumi nuovo territorio, sappiamo bene che il nuovo territorio significa strade, infrastrutture, costi per la comunità enormi, dall’altro lato dare loro la possibilità di avere un guadagno sotto il profilo fiscale.
    Su questo bisognerà lavorare, l’Assessore Pinna non c’è, ma la programmazione deve essere pluriennale, perché su questo o andiamo a incidere in questo modo, oppure diventerà sempre molto più comodo prendere un terreno, trasformarlo e farlo costruire.

    Quindi, su questo punto, io mi soffermo sulla scheda cosiddetta da Su Stangioni, di cui si parla tanto, ho interloquito proprio stamane, su Facebook, con il responsabile del centro studi dei Riformatori, che diceva: “Bene, è stata inserito nel piano strategico intercomunale la zona di Su Stangioni, il cemento di sinistra”.
    Ho ricordato all’esimio collega, collega come politico, che l’approvazione è avvenuta il 30 marzo 2010, quindi leggevo nelle cronache, gli ultimi giorni prima della cessazione del Consiglio, si dava atto che tre piani urbanistici di primaria importanza erano stati approvati in quattro e quattr’otto nella precedente legislatura.

    Quindi, su questo punto c’è sicuramente un’autorizzazione preventiva della quale dobbiamo tenere conto; per altro, allo stato, anche quando l’abbiamo visto in Commissione, il piano di Su Stangioni è piuttosto ballerino, nel senso che ancora non si capisce dove si vada a parare.
    Per contro, è posto in una zona sotto il profilo urbanistico completamente estrapolata dalla città; qui concordavo con il collega, l’amico dei Riformatori, che diceva: “Attenzione, è molto più distante, in senso cittadino, la zona di Su Stangioni da altre parti, proprio della zona della fascia extraurbana”.
    Quindi, su questo ci sarà da valutare. (…. )

    ho dimenticato il link, eccolo e ricordati di mettere la data del 25.9.2012 http://www.comune.cagliari.it/portale/it/atti_consiglio_verbali.page. Saluti

  17. Perfino la sezione regionale dell’Associazione Nazionale dei Costruttori è contraria a Su Stangioni e si è detta favorevole al recupero dell’esistente. Sono talebani, sono criminali, sono fanatici? No. Hanno solo capito che l’edilizia ha mutato direzione. Che il costruito è in eccesso e che la discrepanza tra tra il costruito e ciò che è necessario costruire conduce alla rovina economica.
    Noi, che costruttori non siamo, abbiamo capito che è grottesco raccontare di taglio alle emissioni di CO2 in un piccolo quartiere se poi oltre l’ottanta per cento degli spostamenti nell’area intorno avvengono in auto. Che lo sprawl è una iattura sia sotto il profilo sociale che quello economico e porta una comunità allo sfaldamento delle relazioni e a spese insostenibili.
    Nel ’90 una legge stabilì la nascita delle aree vaste (quella di Cagliari è la più piccola) e le reazioni furono tali che nessun ente locale rinunciò alle proprie competenze e, sopratutto, nessuno rinunciò a fare il proprio Puc e ai propri metri cubi. Così Assemini, Elmas ecc. ecc. si somministrarono ciascuna dosi immani di cemento. Così anche l’hinterland si è riempito di case che nessuno abiterà mai. Così è fallita l’idea di un progetto di progresso armonico nell’area vasta di Cagliari. Così è nata l’area vasta più brutta della nazione. E così, per non essere da meno, abbiamo anche noi la nostra bolla immobiliare.
    Neppure è degna di risposte la divisione in fazioni per il sì o per il no. È roba che denota infantilismo.
    Non so se Dore e Ghirra abbiano mutato parere sull’insediamento a Su Stangioni, ma so che l’autorizzazione a costruire prevede un iter preciso e che a oggi siamo molto lontani dalla sua conclusione. E se i due consiglieri si sono convinti del danno che porterebbe con sé il nuovo quartiere hanno dimostrato che non è mai troppo tardi per ravvedersi.
    Il progetto è talmente insano che non sarà possibile una sua realizzazione. Questo è certo.

    • quando ho letto che l’ANCE non era d’accordo sul progetto su stangioni ho esultato! Questo è un biglietto da visita splendido per il progetto. Una volta di più si ribadisce che non ci sono interessi speculativi a su stangioni, non sarà una mangiatoia per i soliti noti.
      Caro Anonimo eri d’accordo con l’ANCE anche quando si è pronunciata sul bellissimo e illuminato progetto di Zuncheddu a S. Gilla?

      • Esulti, esulti. Ma se non si arrende all’evidenza si arrenderà ai fatti. Perfino l’Ance se n’è accorta che è tutto dire. Lei no. Deve essere mosso da interessi davvero speciali. Saluti cordiali. Quanto allo scoop di Dore favorevole e poi sfavorevole viene davvero da sorridere per l’ingenuità. Su Stangioni è una bestemmia urbanistica. Saluti cordiali.

        • La dica tutta signor abaco, ha delle case da vendere a cagliari e le banche che la strozzano. Faccia outing che magari si risolve 😉

      • Lei, caro Ernesto, dev’essere del PD che, in tema di mattoni, non scherza Quanto al termine “vincolante” utilizzato da qualcuno per i passaggi subiti dal progetto è tecnicamente sbagliato e vedremo a breve quanto. Le ricordo che neppure l’accordo di programma di Tuvixeddu è stato ritenuto vincolante. C’è un iter – e meno male che esiste – da rispettare per costruire. Anche se vedendo la città e i paesi intorno non sembrerebbe.

    • robespierre says:

      Abbiamo capito che il suo nightmare è rappresentato dallo sprawl, ma la devo informare che le decine di migliaia di abitanti che ha perso Cagliari in questi ultimi 20 anni non sono stati rapiti dai marziani. Non mi risulta che “l’hinterland si sia riempito di case che nessuno abiterà mai”, pur avendo spesso realizzato delle grandi porcherie, la gente volente o nolente ha acquistato in massa a Quartu, Selargius,Assemini, Capoterra ecc. Per quanto riguarda le emissioni di CO₂ è chiaro che non sarà certo un ipotetico quartiere Su Stangioni ad abbatterle, ma neppure un incremento di abitanti nel centro cittadino. Che la sezione regionale dell’Associazione Nazionale dei Costruttori sia contraria a Su Stangioni non mi meraviglia, un conto è ristrutturare appartamenti, un altro sarebbe realizzare un intero quartiere con tanto di infrastrutture, in quest’ultimo caso le imprese del continente avrebbero delle chances in più.

  18. Seguo da tempo la vicenda di Su Stangioni e sono rimasto a dir poco basito nell’udire le
    dichiarazioni dei consiglieri Dore e Ghirra. Per prima cosa ho dubitato della mia memoria, ma nel dubbio sono andato a verificare. Ebbene si, la mia memoria non mi ingannava nelle delibere n° 65 allegato 6 del 25/09/2012 e n° 92 all.3 del 19/12/2012 gli stessi Consiglieri hanno votato a favore dell’inserimento del progetto di Su Stangioni nel piano strategico e nel qualificarlo come progetto pilota di grande qualità’ per accedere a fondi FAS e POR. Devo pensare che non abbiano capito o letto quello che firmavano?
    Verificate voi stessi
    http://www.comune.cagliari.it/portale/it/consiglio_atti.page?internalServletFrameDest=7&annoRicerca=2012&sorting=10&tipoAttoRicerca=TYPE_DL_02&internalServletActionPath=/ExtStr2/do/ComuneCagliari/bachecaAtti/attiDetailEntry.action&idDocumento=1740856&tipoRicercaBacheca=attiConsiglioApprovazioni&dallaDataAdozione=25/09/2012&tipoRicercaParola=E#atto_detail

    http://www.comune.cagliari.it/portale/it/consiglio_atti.page?internalServletFrameDest=7&annoRicerca=2012&sorting=10&tipoAttoRicerca=TYPE_DL_02&internalServletActionPath=/ExtStr2/do/ComuneCagliari/bachecaAtti/attiDetailEntry.action&idDocumento=1824153&tipoRicercaBacheca=attiConsiglioApprovazioni&dallaDataAdozione=19/12/2012&tipoRicercaParola=E#atto_detail

  19. caro Vito, il progetto non è in dirittura d’arrivo: dev’essere svolta la procedura di valutazione ambientale strategica e, in seguito, le procedure di valutazione di impatto sull’ambiente.
    Nemmeno vero che sia “a costo zero” per le casse pubbliche.
    Chi volesse, può approfondire: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2013/02/05/cagliari-ha-bisogno-di-qualita-ambientale-case-a-buon-prezzo-e-nientaltro-cemento .
    Il problema, comunque, è un po’ più ampio e riguarda l’adeguamento del piano urbanistico comunale di Cagliari al piano paesaggistico e il coordinamento con i piani urbanistici dei Comuni contigui: non è possibile continuare a costruire “a vanvera”, seguendo gli interessi particolari di questo o quello, senza un briciolo di coordinamento, di verde pubblico, di servizi.
    E’ un insostenibile “consumo di territorio”, mentre Cagliari (e non solo) ha bisogno di qualità ambientale e case a prezzi accessibili, ha bisogno di ristrutturazioni – soprattutto nel centro storico – e housing sociale.
    E ha la bellezza di più di 5 mila unità immobiliari non occupate (dati Istat, censimento 2011).
    E su queste cose che si misura il vero cambiamento dell’Amministrazione Zedda.

    Stefano Deliperi

    • Caro Deliperi lei insiste con queste 5000 unità abitative non occupate, ma ce lo vuol dire o no se sono comprese le abitazioni occupate da studenti(e non) in nero?Credo che il fenomeno si ridimensionerebbe molto e tutta la sua teoria crollerebbe miseramente.
      E poi magari vada a dirlo ai 1500 che hanno già acquistato dalle cooperative

      • caro Ernesto, sono dati ufficiali del censimento 2011.
        E i suoi 1500 acquirenti da dove risultano?

        Stefano Deliperi

        • Mi sembra di essere stato chiaro, la cifra include anche le case affittate in nero? ossia senza alcun contratto registrato? Lei è così sicuro?
          Faccia uno squillo a uno qualunque dei presidenti delle cooperative coinvolte, le spiegheranno quello che non ha avuto il tempo di studiare. Le spiegheranno il sogno quasi decennale di migliaia di persone, le spiegheranno i salti mortali di chi ha contratto prestiti per acquistare questi appartamenti/terreni e pagato allo stesso tempo affitti spesso in nero.
          Signor Deliperi siamo tutti ecologisti, qualcuno però guarda anche alla realtà

          • abbia pazienza, Ernesto, i dati sono quelli del censimento 2011 e se ci sono case affittate in nero siamo davanti a evasori fiscali che vanno denunciati.
            1.500 acquirenti da dove risultano?
            E poi che cosa vuol dire?
            Basta che ci siano gli acquirenti perchè i progetti siano automaticamente approvati e la collettività si carichi le spese della linea della metropolitana, della viabilità generale, ecc.?
            Un metodo un po’ singolare, non crede?

            Stefano Deliperi

            • Se tra le 5000 abitazioni ci sono anche quelle affittate in nero il numero di quelle realmente sfitte cambia di molto e le risorse, che lei dice abbondanti, sicuramente non sarebbero sufficienti per soddisfare l’esigenza abitativa di cagliari.

              Le 1500 persone contano eccome perché ci sono stati diversi passaggi in consiglio all’UNANIMITA’ che davano pareri positivi al progetto. Queste persone hanno in prima battuta risposto alla richiesta DEL COMUNE di un progetto edilizio per su stangioni.
              Ora cambia l’amministrazione e il progetto non si fa più? I 7 anni di IMU/ICI per un terreno edificabile chi glieli restituisce? I 7 anni di affitti chi glieli restituisce? Chi gli restituisce la differenza commerciale tra terreno IC e terreno agricolo?
              Caro Diliperi, lasciamo stare la totale assenza di considerazione per queste famiglie che hanno avuto la disgrazia di nascere senza santi in paradiso, ma lei è capace di fare i conti di sopra? Ha idea di quanto costerebbe alla comunità non consentire a queste famiglie di costruirsi l’alloggio per cui hanno già pagato? Ha una soluzione alternativa o lascerebbe semplicemente queste famiglie con un pugno di mosche in mano a elemosinare per anni una delibera di consiglio che li risarcisca per, siamo generosi, 1/100 del danno subito?
              tenga anche presente che l’attuale maggioranza è espressione dei partiti che erano minoranza quando il consiglio votò all’unanimità un parere preventivo VINCOLANTE!!! Ma crede di essere nella repubblica delle banane? Un’amministrazione può fare e disfare come gli pare solo perché le “vittime” non hanno i cognomi giusti?Perché abbia l’onestà intellettuale di ammetterlo, se a su stangioni avesse interessi la triade del cemento cagliaritana sarebbe già tutto bello che costruito!

              • Caro Ernesto, lei chiede chi restituirà l’imu e l’Ici. La risposta è facile. Lui.

              • dei “nomi” e dei “cognomi” dei costruttori non me ne può fregare di meno, come testimonia l’attività ventennale del GrIG.
                Il “suo” progetto edilizio sarà approvato se rispetta le norme e supera le valutazioni ambientali.
                Come tutti gli altri.
                Per il resto, abbiamo espresso come Associazioni, una posizione ben più ampia del singolo progetto Su Stangioni-Is Trincas.
                Se lo vuol capire, bene.
                Altrimenti bene lo stesso 😉

                Stefano Deliperi

                P.S. Vito, ‘ste striscioline di parole sono una disgrazia!!!

    • robespierre says:

      Sono d’accordo con lei per ciò che attiene la necessità di avviare una seria programmazione urbanistica che interessi l’hinterland cagliaritano nel suo complesso . Sono convinto dell’ inutilità di impedire la realizzazione di un insediamento del tipo “Su Stangioni”, quando poi un comune contermine costruisce una brutta copia del quartiere a poche centinaia di metri. Il dubbio che mi rimane riguarda gli strumenti da utilizzare per poter disporre dei 5000 appartamenti liberi, sempre che lo siano realmente,presenti a Cagliari. Tenendo presente che tra queste case sfitte vi sono unità abitative in precarie codizioni e non più rispondenti agli attuali standard costruttivi e gli alti costi delle ristrutturazioni, mi domando se sia realmente conveniente optare per questa soluzione. Ricordo ancora che ristrutturare una casa nei quartieri storici aggraverebbe ulteriormente il problema parcheggi, verde, servizi per l’infanzia, considerando che gli aspiranti inquilini sono in maggioranza giovani coppie.

    • Salve Sig. Deliperi,
      leggo sempre con interesse le vostre posizioni, perché non siete un gruppo “ecotalebano” ma riflettete sulle cose senza prendere posizioni “ideologiche” come spesso fanno altri (ad esempio mi ha stupito, in positivo, la vostra riflessione sui parcheggi di via cammino nuovo). Le posizioni di chi a priori inizia ad urlare appena sente la parola mattone o parcheggio non mi interessano, perché so già cosa hanno da dirmi, mentre voi riflettete sulle cose, proponete soluzioni e, soprattutto, non le urlate ne pretendete che siano l’unica verità.

      Fatta questa premessa, leggo che non siete d’accordo sulla realizzazione del progetto per i soliti nobili motivi riguardanti l’occupazione del suolo, il cercare di sfruttare i 5000 e passa appartamento vuoti in città ecc ecc.
      Mi restano dei dubbi (alcuni già espressi da altri).
      Che senso ha bloccare un progetto che sembra ben fatto (almeno alle prime verifiche) se poi i comuni affianco costruiranno li davanti delle nuove Cortexandra?

      Si scrive che questo progetto, come era immaginabile, costerà parecchi soldi pubblici per viabilità, metro e altro. Si riesce a quantificare quanti soldi sono e cosa si può fare con quei soldi?

      La maggior parte dei 5000 appartamenti sfitti sono in mano ai privati e molti sono da restaurare. Come si fa a convincere questi provati a vendere e/o affittare (ed eventualmente restaurare) questi appartamenti a prezzi inferiori di quelli di mercato? io non sono così sicuro che sia facile. Pur essendo molto d’accordo sul fatto che sia meglio usare l’esistente vuoto mi chiedo se questo sia effettivamente usabile e se i soldi che si risparmiano dal non realizzare il progetto di su Stangioni sono in grado di fornire se non 800 appartamenti, almeno la metà…
      Il comune deve sicuramente chiarire cosa vogliano fare in tal senso (soprattutto per gli immobili sfitti, prima ancora che per su stangioni); in generale io non mi sento totalmente contrario al progetto di Su Stangioni e non credo che nel caso venisse approvato si debbano fare le barricate (ma qualcuno le farà), perché poi a Cagliari delle cose se ne fa una questione di principio e magari finisce che a “su stangioni” non si costruiranno case alla portata di tutti “per principio” e tutti ad esultare, mentre davanti a Bonaria viene fatto un palazzo di 6 piani di appartamenti di stralusso destinato a restare vuoto…
      Se poi non si costruisce davvero nulla a Su Stangioni, va benissimo, ma il comune deve pensare ad un’alternativa.

      • buonasera Tato, grazie per le parole di stima verso il GrIG. Comunque come associazioni ecologiste abbiamo espresso una posizione che riguarda la pianificazione urbanistica comunale e sovra-comunale, non soltanto il progetto Su Stangioni-Is Trincas (vds. http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2013/02/05/cagliari-ha-bisogno-di-qualita-ambientale-case-a-buon-prezzo-e-nientaltro-cemento/).
        Questo progetto, comunque, non pare proprio così “ben fatto” sotto il profilo dell’impatto ambientale, visto che la procedura di verifica di assoggettabilità si è conclusa per la realizzazione del procedimento di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), a cui seguiranno altri procedimenti di valutazioni ambientali.
        Diciamo proprio che il Comune di Cagliari e quelli vicini – a iniziare da Sestu – devono iniziare a vedere in un’ottica sovra-comunale la pianificazione, altrimenti si rischia di vedere una marèa di quartieri-dormitorio privi di verde pubblico, servizi, viabilità, ecc. come sta accadendo.
        Così come la si deve piantare di tirar sù palazzoni destinati a rimanere invenduti a Cagliari.
        Si deve pensare una buona volta all’housing sociale, anche con ristrutturazioni, anche nel centro storico, anche e soprattutto con programmi ammissibili ai fondi comunitari.
        Questi sono compiti di amministrazioni comunali al passo con i tempi e le esigenze attuali della cittadinanza.
        Il sindaco Zedda, la sua giunta, la sua maggioranza che cosa vogliono fare?
        Questa è la domanda fondamentale che abbiamo fatto: noi possiamo dare una mano, sostenere, pungolare, ma ciascuno ha il suo compito, no?

        Stefano Deliperi

  20. Forse prima non sono stato chiaro…
    Allora riporto anche la risposta che ho avanzato in una discussione intorno alle posizioni di Giovanni Dore. Può andar bene come risposta generale.

    Gentile Politico Green,
    Io la vedo così: esistono due piani di ragionamento. Un piano ideologico ed un piano ideale. Il “goal” politico sta nel far convergere i due piani. Quando questi però divergono la politica ha il ruolo di mediazione, tenendo conto che il suo compito è soprattutto quello di rappresentanza. Quindi il volere del cittadino è (o dovrebbe essere) sempre il cardine attorno a cui il ragionamento ruota.
    Qui cosa abbiamo? Abbiamo 1500 persone (per ora) che vogliono diventare cittadini cagliaritani. Alle condizioni attuali di mercato non ci riescono. Con le condizioni di mercato del nuovo quartiere ci riescono. Cosa facciamo?
    Se lei mette il piano ideologico davanti a quello ideale (per i cittadini), si ritrova protagonista di un cortocircuito politico. Quindi, per far valere le sue ragioni e per essere un buon politico, deve far coincidere il suo piano ideologico col piano ideale del cittadino. Lei questo può farlo? Può proporre a queste 1500 persone un’alternativa migliore (per loro) di quella che hanno scelto? Se la può proporre e realizzare io la voto come prossimo Presidente dalla Repubblica. Quindi valutiamo quanti appartamenti realmente sfitti ci sono a Cagliari, quanto costano, valutiamo quante strutture dismesse esistono in centro e quanto costa ristrutturarle. Poi tiriamo le somme e vediamo qual’è l’alternativa migliore (per il cittadino). Tenendo anche conto dei costi di urbanizzazione del nuovo quartiere.
    Si potrebbe anche valutare la questione dal punto di vista regionale. Perché nello stesso modo in cui risulta più conveniente costruire al centro in una città, allo stesso modo risulta conveniente a livello regionale concentrare l’urbanizzazione nell’area vasta di Cagliari, piuttosto che incentivare l’ampliamento delle periferie di paesi già periferici. (spero di essere stato chiaro).
    Quindi il punto per me è questo: anche io penso che sia meglio riutilizzare e ristrutturare. Ma questo deve essere conveniente per il cittadino. Perché l’obiettivo è sempre il benessere sociale, fisico e culturale del cittadino. Non la masturbazione ideologica del politico.

    • Anonimo says:

      Ma perché, caro Ale, è così poco educato, proprio in chiusura? Eppure aveva appena espresso un concetto che dà ragione al consigliere Dore. Lei ipotizza che sia opportuno “concentrare l’urbanizzazione nell’area vasta di Cagliari, piuttosto che incentivare l’ampliamento delle periferie di paesi già periferici”. L’area vasta comprende 15 comuni e sono già ultra-urbanizzati. Cosa vuol dire concentrare l’urbanizzazione nell’area vasta? Nulla. Se l’area è vasta non si concentra un bel niente. Se si costruisce su un’area vasta si disperdono case e abitanti. Ed è esattamente quello che accadrebbe a Su Stangioni. Si disperderebbero ancora di più l’abitato e le persone. Spero che almeno su questo rifletta anziché usare il termine masturbatore con chi, semplicemente, parla sapendo quel che dice.

      • Ma perché, caro Anonimo, è così anonimo proprio in apertura?
        Per la chiusura poi… cosa vuole che le dica… a me, le chiusura sobrie ed eleganti, mi annoiano.
        Il discorso sull’area vasta l’ha proprio capito perfettamente. Si vede che ci capiamo. Adesso glielo rispiego così ci ricapiamo perfettamente.
        Adesso arriva eh!
        Stia in attesa.

    • Gentile Ale Sestu, non sono solito elucubrare a lungo su blog e social network, ma Le assicuro che se avessi dovuto articolare il mio pensiero nell’intervista rilasciata a Casteddu On Line, mi sarei approciato in modo analogo al contenuto del suo lungo commento.
      La informo inoltre che prima di parlare mi sono consultato con diversi urbanisti ed esperti di sviluppo del territorio e le valutazioni sono state abbastanza simili.
      E’ ovvio che per dire sì o no ad un progetto immobiliare vanno elaborati tutti i costi / benefici sia in tema di sostenibilità ambientale, quanto di quella economica. E vanno comunque rispettati i diritti dei proprietari dei terreni e, nel caso, congruamente indennizati.
      Non si tratta di dire un no a Su Stangioni (però questo voleva sapere la giornalista, non ragionamenti di filosofia socio economica) e au revoir a tout le monde, ma di elaborare strategie alternative di politiche sulla casa che diano risposte a coloro che non la hanno.
      Intanto ci sta pensando il mercato (e la crisi). Basta aprire qualsiasi sito di vendite in città e ci si rende conto che ci sono centinaia di case in vendita a prezzi abbordabili (tra gli 80 e i 150 mila euro). Certo c’è chi non solo non ha una casa, ma nemmeno un reddito sufficiente per acquistarne una sia pur modesta. E qui è necessario un ragionamento molto più complicato. Qual è la politica nazionale volta a garantire l’accesso al credito per l’acquisto di una casa a chi non ha un reddito sufficiente (o duraturo nel tempo) per le banche operanti sul territorio ? Che cosa si sta facendo per l’edilizia popolare in Sardegna ? Come si possono rinvenire le risorse per riconvertire gli edifici già esistenti nei centri abitati ed utilizzare gli immobili sfitti o abbandonati ?
      A mio parere sono questi nodi che la politica deve sciogliere prima di consumare il proprio territorio con altre costruzioni.

      • Gentile Giovanni Dore,
        non c’è bisogno di darmi del Lei: non sono la Regina…
        Mi trovo più a mio agio negli approcci informali.
        Il ragionamento che ha appena fatto lo condivido. Io probabilmente, in linea di principio, sono anche più radicale.
        Però qui siamo sempre nel campo dell’ “ideologia”.
        Bisogna sommare anche una dose di pragmatismo, per non fare la figura di chi vive su un altro pianeta.
        Quindi il punto è sempre lo stesso: le soluzioni che si elaborano, devono essere vantaggiose per le persone a cui si rivolge il progetto politico.
        Se le persone non ritengono vantaggioso il progetto, non le si può costringere. Perché allora non è più una soluzione: è una punizione!
        Secondo lei come mai queste 1500 persone non corrono a comprarsi le case in centro a 80.000 € ?? Non le sembra che ci sia qualcosa che non quadra ?
        Altra cosa: le soluzioni che si elaborano, per dare risoluzione a tutte le questioni avanzate nella sua risposta, devono anche pervenire in tempo utile. Perché qui a furia di elaborare stanno spuntando i primi capelli bianchi pure a me.

        Nel frattempo si allargano le periferie di Sestu, Assemini, Quartu, Sinnai, eccetera. Anche quello è consumo di suolo. Ha più senso riempire i buchi che esistono tra questi paesi, piuttosto che farli dilatare verso l’esterno dell’area vasta, consumando terreno molto più coltivabile di quello di Su Stangioni.

        • Ti do tranquillamente del Tu. Ma visto che contesti i dati ufficiali presi dall’ultimo censimento delle 5.090 case sfitte (se poi sono occupate in nero forse c’è qualcosa di veramente grave che non funziona in questo paese), perchè prendi per oro colato il numero delle 1500 persone che sarebbero in lista d’attesa per Su Stangioni ? dove posso attingere il dato ufficiale di questo numero ? Sul fatto che rimangano invendute le case a prezzo “decenti” in città dubbi me ne vengono molti, ma siccome i siti internet (e le vetrine) con le offerte sono a disposizione di tutti, non sarà che qualcuno vuole guadagnare (e bene) dal nuovo quartiere a prescindere dal problema “casa” (che ripeto è notevole, ma molto più complesso da risolvere rispetto al costruire qua e là in “agro” di Cagliari e provincia) ?
          E infine in che modo la costruzione di Su Stangioni potrebbe limitare la costruzione nelle campagne dei paesi dell’hinterland ?

          • Ah adesso sono io quello che deve dare spiegazioni ? A me fa piacere discutere, però tenga conto che io non sono candidato alla Presidenza della Repubblica.
            Allora: io so che a Cagliari esiste il problema degli affitti in nero (soprattutto agli studenti), e che è talmente grave da essere appellato con “piaga”, “emergenza” eccetera. Lo so perché sono uno studente universitario.
            Lei non sapeva niente? Non ci fa una bella figura se non lo sa…
            Per il dato ufficiale che mi chiede, mi dispiace, ma non sono neanche “dispensatore di dati ufficiali”. E comunque non capisco perché lo chiede: cosa vuole dire? Che se sono meno di 1500 allora l’approccio cambia? Facciamo che se sono meno di 500 li possiamo mandare a quel paese? Non capisco cosa vuole dire.
            Il suo dubbio su qualcuno che vuole guadagnare bene: se ha informazioni utili a dipanare il velo di nebbia, dovrebbe renderle pubbliche. Così la smettiamo di arrovellarci. Le case invendute magari sono delle topaie che costano altrettanti 80000 € per renderle vivibili.
            L’ultima domanda mi lascia un po’ basito…
            Comunque rispondo.
            Se costruisci a prezzi buoni a Cagliari, la gente va a vivere a Cagliari, invece che nell’hinterland.

      • Dimenticavo di ringraziarla per la risposta.
        Secondo me sarebbe molto utile fare un incontro tra le parti interessate. Così si evitano fraintendimenti.

        • Anonimo says:

          Caro Ale, per evitare fraintendimenti occorre non il nome, ma le idee chiare ed esporle con chiarezza. Lei insiste e scrive:”Ha più senso riempire i buchi che esistono tra questi paesi, piuttosto che farli dilatare verso l’esterno dell’area vasta, consumando terreno molto più coltivabile di quello di Su Stangioni”. Allora le ripeto che lei non ha capito e che l’area vasta ricomprende quindici paesoni che non si dilatano verso l’esterno dell’area vasta ma tra paese e paese. E tendono a formare un’unica area di conurbazione che è, appunto, la città metropolitana definita dalla legge ma inesistente nella realtà. Un esempio. Elmas e Assemini non si “dilatano all’esterno dell’area vasta” ma in ogni direzione. Legga i dati e osservi la realtà meglio.
          Il consigliere Dore ha risposto esaurientemente e lei dovrebbe scrivere di aver sbagliato nonché essersi espresso male. Non ci si inventa urbanisti in pochi giorni per un blog. Si studia e si sta calmi. In generale, se ad un esame si viene “zuccati” la colpa è di chi viene esaminato. Lo ricordi durante i suoi esami.

          • Gentile anonima
            Se lei non si firma, per me, le sue argomentazioni, hanno la stessa consistenza di quelle di un fuoco fatuo.
            Lei dice che l’area vasta comprende 15 paesoni? Sbagliato! L’area vasta ne comprende 16.
            Se lei disegna una linea curva che passa per i comuni più periferici dell’area vasta, noterà che il centro (Cagliari) si sta spopolando (-3%) e la periferia si sta popolando (Sestu +19%; Quartucciu e Elmas +11%; Assemini e Capoterra +8%) e questo dal 2001 al 2006. Nel frattempo la situazione è peggiorata.
            Se i paesi più periferici si dilatano in ogni direzione, e il centro si spopola, la conurbazione va a farsi benedire.
            Bisogna ripopolare il centro puntando all’espansione di questo verso la periferia. Così si riducono i costi di tutti i servizi.
            Su Stangioni è un’area molto più centrale della periferia di Elmas (per esempio).
            Alla fine si è dimenticata di dirmi che devo anche smetterla di fare da monello.

        • Anonimo says:

          E chissà cosa intende, caro Ale, per “incontro tra le parti”.Quali parti? Al bar? La legge prevede già conferenze di servizi dove sono presenti “le parti” in gioco.

      • robespierre says:

        Le sarei grato se mi dicesse qual è l’immobiliare che sta vendendo case a Cagliari a quei prezzi.

  21. Mi sono venuti parecchi dubbi.

    Prima espongo velocemente la mia posizione. Penso che il primo approccio da adottare, quando si parla di nuove case, sia quello della ristrutturazione e riutilizzo e conversione di strutture dismesse. Non solo: devono anche essere rispettati alti standard di ecosostenibilità (li specifico dopo). Volevo sapere quante sono a Cagliari, in centro, le strutture che possono essere convertite per fare appartamenti che rispettino le regole adottate nel progetto (una quota di case a basso costo, una quota media ed una alta, nello stesso palazzo). Più o meno come sta facendo il comune in una palazzina dietro via Pergolesi.
    Riguardo l’alto numero di appartamenti sfitti a Cagliari (circa 5000): siete proprio sicuri che siano realmente sfitti? Perché c’è una cosa di cui ci si dimentica spesso: gli affitti in nero. La popolazione universitaria, negli anni, è cresciuta molto (adesso gli universitari sono circa 35000). Moltissimi universitari vivono in nero (alcuni sondaggi danno cifre attorno all’80% dei fuorisede). Avete mai provato ad andare a suonare il campanello di un appartamento considerato sfitto? Scommettiamo che vi risponde uno studente in nero?
    Quindi vorrei anche sapere (se possibile) effettivamente quanti sono gli appartamenti sfitti.
    Se si accertasse che poi, in fin dei conti, non sono tanti, allora non avrebbe senso bloccare il nuovo quartiere con la scusa degli appartamenti sfitti. E si farebbe anche un po’ di giustizia rispetto al problema degli affitti in nero.
    Altro dubbio: è stato fatto un calcolo degli spostamenti che le persone dovranno affrontare, dal nuovo quartiere fino al posto di lavoro? C’è un qualche studio sulla mobilità? Si sa quanto costerà alla Città? Lo chiedo perché si dice che bisogna evitare che in città entrino troppi autoveicoli ogni giorno. Ma se questi nuovi abitanti poi si ritrovano a dover prendere la macchina e andare tutti in centro a lavorare, il problema non si risolve; si aggrava.
    Poi volevo sapere un’ultima cosa: quanto costano effettivamente gli appartamenti in vendita nel nuovo quartiere (quanti euro al metro quadro) e quanto impattano energeticamente, perché, per me, “Classe A” deve corrispondere a un consumo non superiore a 3 litri di
    gasolio, o metri cubi di metano, al metro quadrato all’anno.
    Per il resto, così a prima vista, il progetto tende nella direzione giusta. Se si dovessero costruire case, dovrebbero essere pensate così.

    • Ah un’ultima cosa.
      Ora che sul tavolo c’è un’idea concreta, il Comune e l’amministrazione deve prendere una decisione, chiara. SE dice che il nuovo quartiere non gli piace perché l’idea è quella di ripopolare il centro, allora DEVE anche dire cosa vuole fare per ripopolare il centro, in quanto tempo e con quali azioni concrete.
      Le supercazzole stanno a zero.

      • Anonimo says:

        Caro Alessandro, per gli appartamenti vuoti (e non solo sfitti) a Cagliari e in tutte le città d’Italia guardi i dati Istat a partire dal censimento del 2001. Li troverà in crescita, ossia, sono duplicate in meno di dieci anni le case vuote. In alternativa suoni i campanelli ma non troverà extracomunitari e, oltretutto mi pare un metodo serio. I dati sulla mobilità sono abbondanti. Basta muoverso e cercarli. E non parli di supercazzole su dati e numeri che esistono. Basta utilizzare bene il proprio tempo e, anziché scrivere assurdità sui blog, cercarsi numeri facilmente reperibili sulla rete.
        Da chi vuole sapere le cose, a chi chiede (come altri pigri su questo blog) e dove creca le sue verità?
        Studi e ricerchi, vedrà che troverà risposte.
        In generale,però, tenti di rispettare il principio elementare del risparmio di suolo, vedrà che capirà anche lei.
        Saluti cordiali.

        • Caro Anonimo/a
          I dati Istat !! Quando sento “dati Istat” mi vengono sempre in mente i talk show dove un politico si mette a urlare “la disoccupazione è cresciuta! sono dati Istat!” e l’altro politico davanti “non è vero! la disoccupazione e scesa! sono dati Istat!”.
          E io a casa che penso “ma all’Istat cosa fanno tutto il giorno? si divertono a prenderci per il culo?”.
          Le case sfitte sono affittate in nero. Ma tutto questo, l’Istat, non lo sa… (cit.)
          “I dati sulla mobilità sono abbondanti”… è infatti lei ne ha prontamente fornito alcuni…
          Studi e ricerchi lei, e vedrà che troverà la giusta soluzione. E noi, oltre al nostro tempo, non avremo sprecato anche il nostro voto.
          Saluti incazzati.

          • Anonimo says:

            Caro Ale, sì, i dati Istat hanno il limite di tutti i dati che necessitano di un’interpretazione. E non sono vangelo. Però sono sempre meglio del suo metodo di andare di campanello in campanello. Oltre che i dati sulla mobilità sono facilmente reperibili in rete anche quelli sull’invenduto che è una delle ragioni della grave flesione dell’immobiliare. Insomma, è talmente pieno di case vuote che è evidentemente folle costruirne altre. Non so che lavoro faccia lei, ma spero che i dati sappia andarseli a cercare e spero che si calmi. Buona giornata.

  22. Papallo says:

    Si è la piana di San Lorenzo, tutte le riserve scritte nel poste sono giuste, ma vorrei aggiungere alcuni particolari:
    1) limitrofa all’area si trova l’ex inceneritore di Cagliari ora convertito in centro di raccolta temporane dei rifiuti… con qualche problemino non risolto;
    2) E’ vero che l’area è di prioprietà di numerosi piccoli prorpietari, ma le aree tra su stangioni e cagliari indovinate di chi sono?
    3) Il progetto prevede il passaggio della metropolita proveniente da Elmas… in futuro … forse,,, senza quella sarebbe un ghetto chiuso da strade a scorrimento veloce

    • Di chi parli al punto 2? Ci vuole chiarezza se vuoi essere preso sul serio.

      • Anonimo says:

        Ernesto, se vogliamo essere presi sul serio usermmo il nostro nome. Noi anonimi, e lei è tra questi, non siamo credibili. Quindi non cerchi il punto 2. Ci manca il punto 1. Ci manca il nome.

        • ma cosa ti sei fumato? maledetti troll, ci casco sempre … Comunque sono Ernesto Puddu, cercami su google mi troverai sicuramente

  23. Sono uno dei tanti 30/40enni che tra mille e più sacrifici si sta pagando un mutuo per una casa a 20km da Cagliari.
    Lasciare la città mi è ovviamente dispiaciuto ed ora dopo quasi 10 anni vorrei riuscire a tornarci ma è davvero difficile.
    I prezzi delle casa sono assurdi sia per gli acquisti che per gli affitti. Cagliari è piena di nuovi appartamenti “di lusso” vuoti (lo sappiamo tutti). Di edilizia “normale” a Cagliari non se ne vede, strano perché nell’hinterland invece palazzi di lusso non se ne fanno e si costruiscono solo case normali (belle o brutte non importa, sono normali). A questo si aggiungono (e lo sappiamo bene) numerosi appartamenti “vecchi” sfitti che non vengono ne affittati ne venduti dai legittimi proprietari.

    Su questi temi sono fortemente deluso dall’amministrazione Zedda (anche gli “Zedda Boys” hanno uno spirito critico).
    Ne sono deluso perché Zedda ha fatto molta campagna elettorale su questo e ricordo benissimo i suoi discorsi sui suoi coetanei che andavano a vivere lontano e sulla città che si spopola ecc ecc…
    Però in quasi 2 anni di interventi concreti in tal senso non se n’è visti. Sono stati approvati dei nuovi alloggi popolari (e tra l’altro non trovo molto intelligente continuare a costruire alloggi popolari a San Michele/Is Mirrionis dove il territori è già saturo, ma comunque è meglio di nulla) che però restano sulla carta per ora, sono stati finanziati i normali aiuti per gli affitti come è sempre stato fatto anche dalle altre amministrazioni e per il resto tutto tace.
    So che non è facile trovare soluzioni ma almeno mi piacerebbe che se ne parlasse più che dello stadio o dei baretti, ma si sa che i cagliaritani hanno altre priorità.

    Su Stangioni è sicuramente un’ipotesi. Ora non so ancora se giusta o sbagliata ma è un’ipotesi su cui riflettere. Certo che si tratterebbe di un quartiere in estrema periferia e che si tratta di una colata di cemento, però il progetto sembra davvero interessante e come ho scritto in un altro post c’è cemento e cemento.
    Quello che bisogna capire è se la zona è a rischio idrogeologico (si leggono pareri discordanti ma sembra prevalere il fronte del nessun rischio idrogeologici).
    Inoltre bisogna fare chiarezza su quali sono davvero le politiche che li comune vuole adottare per ripopolare la città, perché con le dichiarazioni e i buoni propositi la città non si ripopola, ci vogliono interventi chiari e Su Stangioni potrebbe essere uno di questi (che magari ne affianca altri come il recupero degli immobili vecchi in città o qualche incentivo pesante per locare/vendete gli immobili vuoti); se Su Stangioni non si farà perché il Comune decide politicamente di non farlo, mi può stare anche bene, ma deve essere chiara quale strada alternativa si vuole seguire.

    Chiudo infine con un commento con le parole della Ghirra.
    Devo dire che mi hanno molto infastidito perché queste prese di posizione finto ecologiste aprioristiche hanno molto stufato. Mi ha colpito la rapidità della risposta e le argomentazioni, nel senso che è una risposta che ci può anche stare ma è possibile che fosse già così preparata sull’argomento e che avesse giù tutte queste verità in tasca? E’ evidente che di ecologista non ci sia quasi nulla ma anzi che le sue dichiarazioni sono politiche ed il problema è che la proposta non è arrivata da Sel ma dal PD e dalla vecchia giunta e a questi consiglieri di Sel (che non sono per nulla settari) la cosa non va.
    Dovrebbe spiegarmi la Ghirra cosa ne pensa il suo animo ecologista dei parcheggi di via cammino nuovo e del famoso progetto della palazzina davanti alla chiesa di Bonaria, una persona così sensibile ai temi dell’ecologia sarà sicuramente contraria… o no?
    Diciamo che siamo stufi dei figli di papà intellettuali che vivono in centro e fanno la morale ideologica su ogni cosa (quando fa comodo) soprattutto per fini politici (figurarsi in campagna elettorale). Vogliamo una classe politica nuova che non assomigli alla vecchia per cui sia più importante il dialogo tra le parti politiche che il dover dire “questo l’ho fatto io” o il dover far mettere alla propria parte politica le mani su tutto.
    Anche perché noi poveri sfigati figli di nessuno andiamo a vivere a Monastir, Uta, Dolianova e ci aspettiamo da questa nuova classe politica qualcosa di diverso. Per questo li abbiamo votati.

    • quoto tutto al 100%. Aggiungo che la presa di posizione della Ghirra è scomposta e stranamente velenosa. Cita dati falsi che chiunque conosca il progetto potrebbe confutare. Strano poi il tono da chiacchiera da bar che utilizza, non sono più tanto sicuro che sia solo “ecotalebanismo”

  24. Francu says:

    Tutta colpa di qvuesti maledetti poveri che non si possono permettere casa a monteurpinu e ora ci vogliono appestare con i loro quartieri a basso costo o che pretendono affitti bassi per vivere affianco a noi in cittá. Orrore! Che vadino a Uta!

    • Franco, gli stessi discorsi di chi ha costruito i ghetti di Cagliari e l’ha spopolata. Sempre per aiutare i giovani. Lei dev’essere un impresario.

      • c’è una bella differenza abaco, lei sa chi c’è dietro su stangioni? perchè allora si può dire tutto di tutto, basta non fare alcun riferimento alla realtà dei fatti

        • Anonimo says:

          Dietro Su Stangioni (so cosa c’è sotto perché è una palude) c’è, di certo, sentito con le mie orecchie, almeno il Presidente della Commissione Urbanistica, che si chiama Scano. Cosa c’è davanti e in prospettiva si sa anche questo. Vuole che glielo dica oppure non è chiaro?

  25. In questi giorni sono state diffuse alcune immagini “in anteprima” (?) del progetto prodotto dai proponenti. Alcuni render sono visibili da anni sul sito dei progettisti (scorrere con la freccia verso il basso):
    http://www.castelloassociati.com/main.html#/urbanistica
    I quotidiani, a luglio dell’anno scorso, ci dissero però che l’intenzione dell’amm. Comunale era intenzionata a rivedere il tutto, anche in ragione della necessità di contenere le spese, ricorrendo, per la progettazione, a un ufficio interno misto, tecnici comunali e università:
    http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=26816
    Sarebbe utile, a distanza di mesi, qualche ragguaglio da parte del”Amministrazione.

    Venendo alla discussione in corso, mi pare si faccia un po’ finta di non vedere il problema, che esiste. Cagliari si sta spopolando, anche e soprattutto perchè gli immobili sono più cari che altrove. La mia generazione di 35enni sta migrando in massa nell’hinterland dove trova condizioni di mercato più favorevoli. A malincuore, perchè preferiremmo prendere casa a Cagliari. Un appartamento in cui mettere su famiglia, di concezione moderna, di dimensioni (necessariamente) contenute e con buona disposizione e vivibilità degli ambienti, costa sensibilmente meno nei comuni vicini. E con buona pace delle case sfitte, che necessitano peraltro spesso di impegnative ristrutturazioni.
    Certo che c’è la necessità di riutilizzare e recuperare l’esistente e tanti bei discorsi… Sento anche parlare di sostituzione del patrimonio edilizio.. Ma dove? Tutte belle parole, ma a Cagliari non c’è neppure quella cultura, si preferisce la conservazione e l’accanimento terapeutico. Basti vedere come ci si comporta rispetto a certa edilizia residenziale pubblica.
    Il fatto è che mentre a Cagliari le belle teste pensanti si arrovellano il cervello sull’idea se sia meglio costruire oppure no a Su Stangioni, nei comuni attorno costruiscono. Il mercato è uno. Conseguenza: spopolamento.
    Dobbiamo chiederci allora se è un fenomeno che è opportuno contrastare oppure no. La giunta potrebbe prenderne atto e chi si è visto si è visto.. pazienza se scendiamo ancora sotto.. Oppure dobbiamo contrastarlo? e in che modo? Dia risposte e affronti efficiacemente il problema.

  26. robespierre says:

    orrei fare alcune riflessioni, o meglio gradirei che qualcuno più informato rispondesse:
    1) In base a quali elementi si ritiene che non servono nuove case, vista la continua fuga di abitanti dalla città verso altri centri?
    2) Con quali strumenti si costringeranno i proprietari di case sfitte a cederle a prezzi equi? Con espropri proletari o con l’intervento continuo del comune per pagare gli affitti a chi non se lo può permettere?
    3) Cagliari è una città sempre più reparto geriatrico, basta farsi un giro per incontrare solo anziani e badanti, i giovani fuggono e chi ha la possibilità di metter su famiglia emigra, non più nell’immediato hinterland, ormai troppo caro, ma in paesi più distanti. Villaspeciosa, Uta, S.Sperate, Serdiana, Monastir, sono alcuni dei centri dove si riesce a comprare casa a prezzi ragionevoli.
    4) In questi centri, dove non si costruiscono case in paglia, il consumo del territorio non conta? Spesso, anzi quasi sempre le aree edificabili sono sottratte direttamente all’agricoltura, ma agli ecotalebani ciò non interessa, la loro azione non va fuori porta.
    5) Molti parlano di riqualificazione edilizia, si sa cosa vuol dire creare verde, autorimesse, e servizi adeguati in zone cittadine che ne sono prive? Adeguare gli impianti tecnologici degli edifici ai moderni standard ha un costo molto elevato, spesso è più conveniente costruire il nuovo.
    6) Quando finirà in questa città la continua guerra tra bande armate, quando si potrà collocare una panchina o una pensilina del bus senza che scoppi una nuova battaglia?

    • Anonimo says:

      Chissà cos’è un eco talebano? Comunque, Robespierre, sul consuo dei terreni agricoli troverà innumerevoli prese di posizioni, movimenti, ricorsi. Mi pare sia lei a non uscire fuori porta. Decimo, Uta, Villaspeciosa, tutti luoghi dove c’è un’attività ambientalista seria e contaria fermamente all’uso assurdo e dannoso dei terreni agricoli.
      La riqualificazione edilizia è necessaria e praticata – ma, si vede, a sua insaputa – in ogni parte d’Europa e non solo.
      Le cifre che lei cerca le trova con facilità anche sulla rete. Buon lavoro.

      • grande “anonimo” sei riuscito a non dire niente e allo stesso tempo definire perfettamente un wcotalebano

        • my2cent says:

          Se ci fosse stato il pulsante “mi piace”, l’avrei cliccato (bruttissimo neologismo lo so).. 😀

      • robespierre says:

        Per sua informazione io vado, e sto fuoriporta quotidianamente,per quanto riguarda l’attività fermamente contraria all’uso dannoso dei terreni agricoli le sarei grato se mi dicesse in quale centro ha ottenuto risultati rilevanti. E’ mai stata fatta una seria indagine sui motivi del calo demografico di Cagliari? Gli abitanti che vanno via, si trasferiscono su altri pianeti o più semplicemente vanno a vivere in centri il più vicini possibile al luogo di lavoro/studio? Quante di queste persone resterebbero in città se disponessero di alloggi a buon prezzo e che non siano tuguri? Mi chiede chi siano gli ecotalebani, ebbene sono quelle persone che detengono “il verbo”, zittiscono quelli che non la pensano come loro, sono convinte di essere le uniche autorizzate a difendere l’ambiente per delega divina. E’ consapevole che al mondo c’è chi la pensa in maniera diametralmente opposta alla sua, e non per questo è dalla parte del torto? Le consiglio una buona camomilla, in rete troverà delle ottime marche. Buona ricerca.

  27. Pietro F. says:

    E’ un’occasione più unica che rara per dare finalmente sbocco abitativo ad una Città accerchiata e morente e spt per sgonfiare la maledetta bolla speculativa che tiene altissimi i prezzi delle case in centro, per lo più in mano alle solite famiglie tra cui spiccano anche quelle di molti rampolli ecologisti senza se e senza ma. E’ un’occasione pazzesca per creare qualcosa di bello, di unico, di apprezzabile anche dal punto di vista architettonico e urbanistico.
    Facciamogli finalmente fare un salto di qualità a questa Città stritolata da provincialismi inetti.
    Abbiate pietà di chi è stanco di questi continui veti incrociati…..l’esperienza Betile non ha insegnato nulla?

    • Il Betile e su Stangioni non possono essere paragonati..se iniziamo a far esempi strampalati non ne caviamo piede. IL Betile era un’opera che rientrava in una ristrutturazione globale di un quartiere…dunque riqualificazione ai fini dello sviluppo dell’intera città attraverso la realizzazione di un centro culturale. Su Stangioni è un nuovo quartiere residenziale posizionato in luogo periferico e senza servizi.

      • Pietro F. says:

        Ma se quei terreni appartenessero a Monserrato, che da anni tenta di farseli ridare? sarebbe già tutto costruito da almeno 20 anni. Intorno a Cagliari stanno sorgendo quartieri orribili come funghi e qua a Cagliari tutti a fare i sofisti e intanto la Città si spopola e continua a perdere soldi mentre le spese per sopportare un carico di “utenti” quadruplo aumentano.
        I servizi si costruiscono. Che problema c’è?
        Ma spt il progetto è veramente bello e innovativo. La sinistra ha un’occasione unica: gestire questo difficile apssagio e controllare che tutto sia fatto per bene senza speculazioni. E levare dalle grinfie dei soliti noti il mercato delle case a Cagliari. E’ un ragionamento così ottuso il mio?

        • my2cent says:

          Ecco vedi, noi cagliaritani sempre a lamentarci, d’altronde ci hanno concesso le ZuncTower, dovremmo accontentarci no? Quella si che è riqualificazione, un piacere alla vista per ecologisti e no, un vero salto di qualità che ridarà slancio al problema dello spopolamento della nostra bella città (notoriamente si tratta di edilizia accessibilissima….). Io sono sicuro che questi stessi discorsi non si sono fatti quando partì l’urbanizzazione di Mulinu Becciu… chissà quale sarà stata la differenza… aspe..aspe… ma di chi erano molti di quei terreni… Cagliari ha bisogno di nuovi quartieri per i suoi giovani..

      • Mauro studia prima di scrivere! Stai dicendo inesattezze

        • si ma quali inesattezze?
          non dico che non si possano realizzare i servizi, ma vista la situazione sarebbe meglio dare i servizi ai differenti quartieri già esistenti prima di spendere soldi per quartieri ex novo..la mia è un’opinione strettamente personale che trova sviluppo nelle città europea più all’avanguardia e sostenibili dal punto di vista della sostenibilità..si veda Berlino o Londra che investono in maniera quasi ossessionata sulla riqualificazione dei loro quartieri più in periferia…si può tranquillamente rendere sostenibile e vivibile quello che si ha per essere all’avanguardia dal punto di vista ambientale!

          • Mauro il progetto su stangioni è a costo zero per il comune. È tutto a carico dei piccoli proprietari e delle copperative. Quasi 10 anni di attesa, con diversi passaggi approvati all’unanimità pesano. Non si può dire no a priori, devi dare un’alternativa a chi in 10 anni ha perso soldi in termini di imu e affitti nell’attesa che la tartaruga burocratica arrivasse al traguardo. Su stangioni è zona IC, non puoi semplicemente decidere che non lo è più, il comune potrebbe pagare ai proprietari la differenza se lo riportasse ad area agricola? come lo giustifica con chi l’ha comprato come zona edificabile? la cosa è complessa, ed è inaccettabile che gli ecotalebani da campagna elettorale ignorino tutto questo e si lascino andare a proclami populisti (mi riferisco ad alcuni esponenti di SEL e del PD in consiglio)

            • il costo sta nei servizi e tt ciò che comporta post edicficazione…dall’illuminazione al mantenimento delle strade ecc ecc…per quanto riguarda la parte burocratica non sono informato..nel senso il consiglio ha già approvato la variabile di zona??nel nuovo PUC si sta inserendo??…se i proprietari hanno comprato cm zona edificabile vuol dire che tutte le costruzioni sono state già ipotecate??il mio discorso è in riferimento al fatto che trovo assurdo continuare a costruire visto la situazione in cui verte Cagliari…e sono dell’idea che non tutte le zone edificabili debbano essere costruite..lo stesso PPR dice che le metrature cubiche sui PUC debbono essere diminuite in base alla popolazione residente..il mio non è un no a prescindere tanto per dire che è contro il cemento!!!se esistono soluzioni alternative devono essere messe in campo!!

    • Anonimo says:

      Lei, caro Pietro, in un altro post, dà del “criminale” a chi è contrario a Su Stangioni. Stia attento, è circondato da criminali. Giovanni Dore e Francesca Ghirra, noti pregiudicati, sono tra questi. Ma anche moltissimi altri delinquenti insidiano l’orribile progetto del ghetto a Su Stangioni. Una palude che non a caso non è mai stata costruita.
      Lei è favorevole a un progetto della vecchia Giunta che perpetuerebbe un fenomeno dannosissimo per il nostro hinterland che si chiama sprawl.
      “Bello e unico” Su Stangioni è solo nella sua fantasia. Contro lo sprawl si muove ogni politica urbanistica del pianeta.
      Tremila persone rinchiuse in un ghetto che richiederebbe una spesa, questa sì, insostenibile per spostare – esattamente come accade ora per i paesi dell’area vasta – ogni mattina migliaia di abitanti che, oltretutto, non ci saranno mai semplicemente perché non esistono e non esisteranno. La popolazione decresce e lei vuol fare case per abitanti che non sono al mondo.
      Dispendio energetico, strade ingorgate, territorio impermeabilizzato e reso sempre più brutto, esclusione sociale.
      Qualsiasi manuale di urbanistica le dimostrerà che i suoi sogni sono incubi. Le città devono essere compatte e non sparse nel territorio.
      Non so cosa intenda per “città strozzata da provincialismi inetti” e ignoro cosa voglia dire questa espressione. So per certo che l’unica cosa che strozza davvero questa città è il cemento che lei ama tanto.
      Ma qualcosa di nuovo è accaduto in questi anni. E lei è oggi minoritario.Su Stangioni non si farà.

      • Pietro F. says:

        Ghetto su Stangioni? ma di cosa parla signor anonimo? Ma lo ha visto il progetto? e quel “criminale” non era dic erto inteso ins enso letterale…mamma mia che piattezza di contenuti….
        Ma dove erano lei e tutti glia ltri che ora aprlano di cemento e ghetti quando a Sestu, Quartu, Mpnserrato, e via elencando hanno lottizzato anche l’aria che respirano e fatto sorgere palazzi orribili come funghi?
        Quanta imbarazzante demagogia.

        • Lei è il progettista, sennò non si spiega. Certo che sarebbe un ghetto, un quartiere chiuso in sé, una specie di pitz’e serra o affini, un luogo dove si va a dormire. Glielo ripeto, la città sparsa è ciò da cui si rifugge. Lei non rinchiuderà le coppie giovani in un ghetto. Su Stangioni è talmente folle che non ne resterà nessuna memoria neppure negli studi di chi lo ha progettato.

          • Virginia says:

            Non sono un progettista ma quoto al 100% Pietro F. Stay foolish!

          • visti anche gli altri commenti a me sembra che sia lei il costruttore caro abaco. Il costruttore da 4000€ a mq che ha devastato cagliari e ha paura di vendere i suoi “gioielli” invenduti se dovessero nascere abitazioni migliori alla metà o meno del prezzo

          • my2cent says:

            La città sparsa è ciò da cui si rifugge??’ Ma dove vive? Allora prenda una mappa, la apra e guardi cosa c’è intorno a Cagliari in senso antiorario. Mare…., Quartu Sant’elena, Quartucciu, Monserrato, Pirri, Sestu, Elmas, stagno di Cagliari e nuovamente mare. Dove abitano tutti i giovani che vengono a lavorare a Cagliari? Nella città estesa, ovviamente. Ma dove le pagano le tasse? Nei comuni limitrofi (limitrofi nel senso letterale, visto che Cagliari è soffocata da interi paesi dormitorio). Rimane solo una striscia di terra che da Su Planu “sfoga” verso Sestu. Si tratta di far crescere la città laddove è possibile, farlo con progetti moderni, con urbanistiche che tengano conto di servizi, mobilità sostenibile etc… E’ tutto molto semplice oserei dire quasi scontato. Facciamo così, si vendono tutti i terreni ai “soliti noti” chiagliaritani, loro tanto possono costruire dove vogliono, e poi vedrai quanto sarà bello quel nuovo quartiere.. 😀

        • paolo55 says:

          Stop al consumo di suolo: referendum, ora!

          di Mario Staderini | 21 agosto 2012
          Commenti (57)

          Più informazioni su: Cementificazione, Consumo di Suolo, Referendum, Roma, Speculazione Edilizia.

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          È il cemento armato il simbolo dell’Italia repubblicana; per spazzarlo via serve un referendum.

          Confrontare le mappe dall’alto di oggi con quelle prima della guerra è impressionante: più del 40% del territorio libero è stato occupato, la parte urbanizzata si è moltiplicata per cinque, milioni gli ettari di terreno agricolo scomparso. Boschi, verde cittadino, fiumi, spiagge: nulla si è salvato per far spazio a quartieri dormitorio, capannoni, opere inutili, discariche.

          Neanche la Conferenza episcopale italiana ci ha risparmiato: negli ultimi venti anni ha investito 1,5 miliardi di euro (quelli dell’otto per mille, le nostre tasse quindi) per costruire nuove chiese.

          Il cemento è un business -siamo i principali produttori e consumatori d’Europa-, le cave sono ovunque e i Comuni si sono venduti il nostro territorio per incassare (e spenderli in clientele) gli oneri concessori che chi costruisce deve versare allo Stato. E chissenefrega se aumentano le frane e le esondazioni dei fiumi. O se poi i Comuni si indebitano per portare infrastrutture e servizi nei nuovi quartieri.

          La speculazione non si fermerà neanche durante la crisi, visto che per i prossimi venti anni è prevista la scomparsa di 75 ettari al giorno. Come già successo con l’Ilva, i soliti soloni sviluppisti ci diranno che però l’edilizia dà lavoro a tante persone e che è una parte importante del nostro PIL.

          Siamo, dunque, davanti a un bivio: continuare nell’edilizia che consuma il suolo oppure credere nell’edilizia che mette in sicurezza (leggasi rischio sismico), recupera e ricostruisce i tessuti urbani già esistenti.

          In Germania e in Inghilterra ci hanno pensato per tempo ed è già legge.

          In Italia, dove i costruttori sono spesso padroni dei quotidiani locali e foraggiano di pubblicità quelli nazionali, ancora una volta solo il voto popolare può dare la spinta decisiva.

          Per la prima volta si potrebbe tenere un referendum per lo “stop al consumo di suolo”. È uno degli otto referendum cittadini promossi dal Comitato “RomaSìMuove”: otto referendum propositivi su ambiente, diritti e mobilità. Se riuscissimo a raccogliere le 50 mila firme previste dalla legge, i romani sarebbero chiamati a votare in contemporanea con le politiche 2013.

          Trattandosi della Capitale d’Italia, ovviamente, avrebbero una valenza nazionale. Anche perché Roma è da sempre anche la capitale della speculazione, con gli oltre 23 milioni di metri cubi di appartamenti già previsti dalla gestione Alemanno dopo il sacco degli scorsi decenni. Vinciamo a Roma ed avremo un effetto a catena.

          C’è tempo sino al 5 ottobre per le 50 mila firme, ma serve l’aiuto di tutti. Per far conoscere l’esistenza dei referendum ai romani disinformati dalla stampa dei palazzinari. Per riempire con qualche ora di volontariato i tavoli di raccolta firme o per una piccola donazione. Se vuoi dire basta al cemento, fatti vivo.

      • Caro Anonimo, non sono un impresario né un progettista, ma uno degli almeno 1500 che hanno già comprato dalle cooperative un appartamento a Su Stangioni, (questo perchè Progetto già approvato). I non criminali che lei cita, a differenza mia e di TANTE persone probabilmente non hanno un problema di prima casa, perchè già a 30 anni con sacrifici inenarrabili dovuti al loro lavoro se la sono già comprata. E’ bellissimo sentire parlare di Consumo di suolo da gente che ha contemporaneamente più case, magari anche a 30 metri dalla riva, ma che va ha pontificare e dire agli altri quello che devono fare. Su Stangioni, alias Is Trincas, se non sarà un nuovo quartiere le garantisco che diventerà la tomba politica di molta gente.

        • quoto Andrea, l’ultima frase è perfetta. Certo il quì presente ex elettore di questo centrosinistra non li sosterrà più e porterà la sua esperienza per aprire gli occhi a chi ancora si fa abbindolare dai proclami ottusi di ecologisti di comodo. Proclami scritti dietro eleganti scrivanie radical chic in villette fronte mare sicuramente non consumanti territorio

  28. paolo55 says:

    sottoscrivo in pieno stop al cemento…..Il nuovo quartiere

    Su Stangioni, Francesca Ghirra (Sel): “No al cemento sbagliato, fermiamolo”

    di

    Federica Lai

    |
    Sabato 02 Febbraio 2013 | 18:50

    Su Stangioni: il quartiere che fa discutere. “In questi giorni si riprende a parlare di un nuovo quartiere a Su Stangioni, progetto presentato come innovativo ed ecosostenibile. In realtà ci sarebbe da aprire un dibattito su cosa si intende per ecosostenibilita’: non basta, infatti, costruire edifici di classe A che utilizzano fonti energetiche rinnovabili per considerarli ‘green’. Consumare nuove porzioni di suolo, risorsa limitata e non rinnovabile, e impermeabilizzarle non è affatto green, ad esempio”. Ad intervenire stavolta è Francesca Ghirra, consigliera comunale di Sel, decisamente contraria alla nascita del nuovo quartiere a Mulinu Becciu ma favorevole a una riqualificazione degli edifici già esistenti. “Le mie forti perplessità sul progetto – continua Francesca Ghirra – sono legate al fatto che va in direzione opposta rispetto alle politiche urbanistiche che abbiamo in mente e che stiamo portando avanti. Che senso ha realizzare nuove costruzioni in un’area vergine dal punto di vista dell’urbanizzazione primaria ma già compromessa da un punto di vista ambientale perché contenuta tra due grosse arterie stradali e localizzata accanto all’ex inceneritore? Che costi avrebbe per i cittadini cagliaritani? Che tipo di qualità della vita potrebbe offrire un quartiere green in cui i bambini possano giocare e andare in bicicletta in mezzo a un francobollo di verde, respirando tutto lo smog del traffico periurbano?
    Quando l’iter di approvazione del progetto è cominciato governava Emilio Floris e l’intervento era visto dall’opposizione di allora, di cui alcuni componenti siedono oggi tra i banchi della maggioranza, come un’opportunità di buona edilizia in migliaia di metri cubi di brutto cemento. Ora la situazione è cambiata: in primo luogo governiamo noi e abbiamo il dovere di decidere come si dovrà sviluppare la citta’; in secondo luogo dobbiamo tener presente che nel 2006 è entrato in vigore il piano paesaggistico regionale, a cui dobbiamo rapidamente adeguare il nostro piano urbanistico, che vede tra i propri principi e le proprie prescrizioni la riduzione del consumo di suolo.
    Anche il discorso ‘edilizia popolare’ è debole perché la quota di alloggi prevista è di gran lunga inadeguata rispetto ai costi di urbanizzazione che graveranno sulle già devastate casse comunali. Ma se anche fosse prevista una quota maggiore, dobbiamo costruire le case popolari in centro, per fare inclusione sociale e non realizzare altri quartieri ghetto in periferia.
    Insomma, in un periodo di forte recessione del mercato immobiliare, in cui la citta’ di Cagliari continua a spopolarsi, noi dobbiamo mirare al contenimento dell’abitato all’interno della cintura urbana esistente e puntare tutto sulla riqualificazione dell’edificato già presente sul nostro territorio. Voi andreste a vivere in un quartiere che si trova in una localita’ denominata ‘Su Stangioni’, il cui toponimo richiama più una palude che un abitato, geograficamente più vicino a Elmas e Sestu che a via Roma? Ci siamo già dimenticati i disastri causati da lottizzazioni costruite sui letti dei fiumi quali ‘Rio San Girolamo’ a Capoterra? E’ arrivato il momento di pianificare il territorio ascoltando i suggerimenti della toponomastica e della nostra coscienza ambientalista”.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA

  29. non credo si tratti di ecologismo o non ecologismo in sè…il progetto può essere anche tra i più virtuosi, più compatibili e sostenibili per l’ambiente..ma davvero si sente il bisogno a cagliari di creare ex novo un nuovo quartiere???le vera virtuosità di una città ora sta nel sapere ristrutturare, riconvertire e rendere sostenibile ciò che si ha ponderando il tutto con i reali bisogni del cittadino…

    • my2cent says:

      Ehia, valle tu a prendere le case in centro dei privati, ristrutturale e poi rivendile a prezzi comparabili con Elmas, Sestu, San Sperate o Uta.. :-D. Dai, veramente, ma ci sei o ci fai???

  30. Il mondo ormai sembra essere pieno di quelli che chiamo “ecologisti di ritorno”, io invece sono cresciuta con gli insegnamenti di una madre “ecologista di andata” che d’inverno usa ancora il ferro da stiro a brace e, prima di aderire al progetto Su Stangioni, ho fatto insieme alle ovvie valutazione economiche, quelle ecologiche e in ultima analisi “etiche”. Mi piacerebbe invece conoscere le abitudini quotidiane di chi si oppone al progetto.

  31. il progetto in sè sembra realmente interessante anche dal punto di vista dell’ecosostenibilità…ma sinceramente ho qualche dubbio sulla sua costruzione in questo preciso momento storico per la città, ma è possibile che si debba costruire per far abbassare i prezzi??a me sembra sinceramente un paradosso. Ci sono realmente cosi tanti appartamenti a cagliari che credo sinceramente che sia più opportuno trovare altre soluzioni.Basta vedere le nuove costruzioni realizzate a Santa Gilla, quante di queste sono abitate ora???e la soluzione sarebbe continuare a costruire???…credo che sarà una scelta difficile da affrontare ma ci vuole anche coraggio…se le casse del comune sono realmente così ridotte è opportuno rendere la città appetibile e farle riconquistare vivibilità e solo in questo modo il cittadino vorrà viverci!!!I soldi si usino per la viabilità e per ristrutturale il patrimonio edilizio presente…non per creare ulteriori servizi che per ora si potrebbero evitare Oltretutto non credo sia argomentazione il fatto che Sestu stia già costruendo li nei pressi di Su Stangioi perchè non per forza bisogna seguire politiche se si reputano sbagliate. Ripeto a mio avviso farebbe meglio riqualificare il patrimonio e dare servizi migliori alle periferie già presenti.

    • my2cent says:

      Se le casse del comune sono vuote è anche perchè dobbiamo dare servizi a 400k persone che si muovono durante il giorno tra le nostre belle viuzze, mentre abbiamo solo 150k residenti a causa dell’assurdo accerchiamento della città. Dai, basta, facciamo guerra a Pirri, Quartu, Quatruccio e Sestu e conquistiamole.. :-D. Scherzi a parte il problema è serio. Cagliari regredisce ad un ritmo di 1k cittadini in meno all’anno, la cosa non è assolutamente uno scherzo, in 10 anni siamo a meno 10k, parliamo di quasi un 7% in 10 anni…..

  32. Gianfranco Carboni says:

    Credo che, per quanto bello il Progetto, non ci sia bisogno di mattoni, metri quadri o cubi. Abbiamo nella citta’ tante case sfitte e da ristrutturare e riqualificare. Non so se conveniente mi dicono che non si vendono immobili. Mi pongo un altro problema, quello dei costi di urbanizzazione che paghiamo tutti. Sarebbe più opportuno, a mio modesto avviso, procedere verso la cosiddetta “ecodensità”. Strutturalmente ci troviamo di fronte ad una bolla economica e le case non vengono vendute, Cagliari è spopolata per cui si costruisce di nuovo? Chi compra, chi va’ ad abitarci? Non so, ripeto con pacatezza, non mi convince.

    • my2cent says:

      Ecco, un altro che adesso parte con gli espropri. Signori, noi non abbiamo un benemerito!! Cosa vuol dire “abbiamo nella città tante case sfitte..” Sono tutte tue? Tu sei disposto a ristrutturarle e venderle a prezzi concorrenziali con quelli di tutti i paeselli che stanno soffocando Cagliari? Dai, un pò di sano realismo.

    • robespierre says:

      Mi ha preceduto my2cent, ma voglio ugualmente ribadire che le migliaia di case sfitte (Ma poi sono veramente sfitte o più semplicemente si danno in nero agli studenti?), non sono di proprietà pubblica e il privato non è babbo natale, mi sapete dire chi è il benefattore che ristruttura casa e poi la svende? Un’ultima considerazione: se il comune di Sestu deciderà di costruire poco distante, nasceranno tutti questi dubbi, o visto che non è Cagliari non importerà niente a nessuno?

  33. Casu axedu says:

    Sai che bello vivere tra la 554 e la strada per l’aeroporto… Per quello che conto: NO!

  34. Francesco Sechi says:

    Se presenti un progetto di questo tipo prima di aver definito e presentato la visione strategica che hai della tua città questo sarà facilmente attaccabile da chiunque. Prepariamoci ad una battaglia tra il partito del SI e quello del NO condotta con discussioni di bassissimo profilo, come quello dei parcheggi, del Poetto, della metropolitana, del Sant’Elia, dello spazio concerti e così via… Il progetto può anche piacere, ma perché quello e non un’altro? Progetti sostenibili se ne possono realizzare di diversi tipi, ad esempio, perché invece di mandare le auto sotto, che costa un pacco di soldi, non le eliminiamo del tutto? Comunque oramai la frittata è fatta, si è presentato prima il progetto della visione strategica.

  35. Massimiliano Tavolacci says:

    Già Vito. È proprio il progetto predisposto durante la scorsa consiliatura, su cui si era fatto un grande lavoro i commissione urbanistica. Il concetto di mixité, di edilizia sostenibile, la separazione tra il traffico veicolare e del trasporto pubblico dalla la fruizione pedonale dell’area, le relazioni con la città urbanizzata e l’area di S. Lorenzo, il risanamento dell’area dell’ex-inceneritore, la predisposizione delle soluzioni per rendere tutto il comparto sicuro dal punto di vista idrogeologico ed energeticamente autosufficiente… Personalmente mi auguro che sia una delle eredità che questa amministrazione non svilisca usando il refrain dell’alternanza dei governi e dei colori politici, per cui chi c’era prima è da demonizzare e ciò che ha fatto da accantonare in nome di un demagogico “noi siamo diversi”…

    • una stella says:

      Non concordo. la bonta del progetto edilizio non puó cancellare il fatto che si tratta di un dormitorio di cui non si sente necessità. Non è ideologia. Queste sono tecniche di sviluppo urbano e speculazioni in stile anni 60.70.

      • Allora, partiamo dalle basi:
        1) si trovano le informazioni attendibili
        1.1) se non si è in grado si chiede a qualcuno che lo sia

        2) si studiano le informazioni
        2.1) se non si è in grado si chiede a qualcuno che lo sia

        3) si mette in atto un processo cognitivo volto alla creazione della propria opinione

        4) si espone la propria opinione

        Mi sa che hai saltato i punti 1) e 2)

        • antonietta olianas says:

          preciso preciso..e sorvolando sui sinonimi, alla voce “contrari” pressapochismo, faciloneria, pre-sunzione.

      • robespierre says:

        Quartu, Assemini, Capoterra, Selargius, Sestu per citare solo alcuni dei centri dell’hinterland, hanno visto aumentare la loro popolazione di circa 40mila unità in 20 anni. Il loro sviluppo urbanistico è stato a dir poco disordinato, e i dormitori sono nati ed esistono, tutti sognano una bella casa in centro con garage, ma non tutti hanno i 450mila euro disponibili, se bastano.

    • Francesco Sechi says:

      Caro Massimiliano, se non si cambia modo di comunicare fin dalle prime fasi della pianificazione, tutti i progetti, anche i migliori, sono destinati ad alimentare le polemiche strumentali del “NO” a prescindere. Il “cemento” è una brutta bestia, d’altronde abbiamo tutti scelto di vivere in case fatte di “paglia”.

      • Massimiliano Tavolacci says:

        Francesco, il “no a prescindere” è politico e il più delle volte demagogico. Leggo che le obiezioni più frequenti a progetti di questo tipo nascono da coloro che si dicono contrari al consumo del suolo e favorevoli al risanamento e al recupero. Poi, si prende, ad esempio, una cementeria che è un disastro ambientale, sociale, un pezzo di città invivibile, lo si recupera e lo si rende nuovamente fruibile per la città e gli stessi urlano allo scandalo, alla speculazione, allo scempio. D’altronde loro vivono in case fatte di “paglia”. No, a prescindere.

        • Francesco Sechi says:

          Si ma quello che intendo dire è che il “no politico” e “demagogico” lo si può combattere ribattendo alle accuse prive di fondamento con dati alla mano e con un processo di pianificazione che sia noto e divulgato fin dalla genesi e attraverso un processo di co-pianificazione che definisca obiettivi e strategie che abbiano la più ampia condivisione. Se il processo di pianificazione rimane chiuso nelle stanze e si fa conoscere solo il prodotto, ovvero, l’intervento, questo viene sbranato a prescindere. E’ complesso lo so ma l’alternativa rischia di essere il non fare nulla. Guarda l’esempio del parcheggio di via Cammino Nuovo, invece di presentare prima il progetto di pedonalizzazione di Castello, che è il vero obiettivo, si è presentato il progetto del parcheggio, che dovrebbe essere solo una “semplice” conseguenza. Si faccia invece un bel progetto di pedonalizzazione, anche parziale, di Castello e poi si discutano le alternative di dove mettere le auto dei residenti valutando e discutendo diverse ipotesi. Se si trovano bene, altrimenti la pedonalizzazione di Castello non si fa (che può essere una soluzione) o si dice ai residenti “arrangiatevi” (altra soluzione). In ogni caso i sostenitori del “no a prescindere” si troveranno di fronte al fatto che il loro no avrà delle evidenti conseguenze sull’obbiettivo di fondo.

        • Andrea Mascia. says:

          Il no a prescindere è uno dei peggiori difetti di una vecchia Sinistra come il si a prescindere è espressione di una Destra ottusa che purtroppo non si è mai saputa proiettare in un contesto europeo.
          È vero che transitare via Santa Gilla oggi non é più pericoloso come lo era prima che edificassero queile migliaia di metri cubi ma la un residuato industriale come l’ex cementeria, avrebbe potuto avere una diversa destinazione sicuramente più utile di quella attuale. Il progetto del campus universitario nell’area dell’ex SEM è un valido esempio di riconversione delle ex aree industriali oggi circondate dalle città che si espandono.
          Senza fare alcun commento politico sulla vicenda Zuncheddu/Regione sul centro residenziale, commerciale e direzionale di Santa Gilla, desidero dare un giudizio architettonico ed urbanistico sull’opera che ha modificato lo Skyline del versante sod occidentale della città. I nuovi palazzoni danno il benvenuto a chi arriva a Cagliari in automobile, in nave o in aereo. Sono invadenti, privi di alcun valore architettonico, amorfi, tristi.
          Ma i mali non vengono mai da soli e così, il costruttore ha avuto anche in regalo la concessione per l’ennesimo centro commerciale e per un ulteriore multi sala. Per carità, nessun limite alla libera concorrenza ma, quando i servizi commerciali vanno ad incidere sulle volumetrie, le concessioni edilizie vanno misurate in funzione al numero degli abitanti.
          Ps, a proposito, io non vivo in capanna di paglia ma in una casa ideata da me nella quale ho impiegato marmo sardo, moderna, classe A ed energeticamente quasi autonoma.

          • Francesco Sechi says:

            Se fossi del partito “no a prescindere” le direi: perché la sua casa l’ha ideata lei e non uno che ne sa più di lei? La sua casa non ha cemento? Perché il granito che ha utilizzato non lo ha lasciato nelle montagne? Perché la sua casa è quasi autonoma e non autonoma? Perché non è andato a vivere nelle Zunktower che rispettano uno dei principi della pianificazione della mobilità sostenibile, alta densità (quindi basso consumo di suolo) sviluppata attorno ad una fermata importante del trasporto pubblico? Comunque, non si preoccupi, non sono del partito del “no a prescindere” per cui queste cose non gliele direi…….a parte l’ultima.

            • Andrea Mascia. says:

              Signor Sechi, le chiedo scusa ma non riesco a comprendere ciò che dice. Forse ho sbagliato qualcosa io nel rispondere al signor Tavolacci. Vivo nel nord della Sardegna ma se dovessi tornare nella mia città natale, sicuramente non sceglierei i palazzoni di via Santa Gilla come mia residenza. Senza fare polemica, vorrei chiederle se lei pensa che quei palazzi abbiano alcun valore architettonico.

              • Francesco Sechi says:

                Il suo intervento era pertinente io con il mio volevo far notare come sia semplice contrastare anche un intervento di alta qualità come, immagino, sia il suo
                Per me il valore architettonico di quei palazzi è bassissimo, anche se non le nego mi piacerebbe abitare in uno degli attici! Ahimé tuttavia a Cagliari sono pochissimi gli esempi di costruzioni di grande valore architettonico. Detto ciò volevo solo evidenziare come l’insediamento di Zuncheddu ha un pregio che nessuno evidenzia, il fatto che sia un insediamento ad alta densità che sorge ‘sopra’ una fermata del trasporto pubblico, la ferrovia. Questa è una politica promossa dalla comunità europea per sviluppare città che possano essere ben servite dal trasporto pubblico e non costringere le persone a prendere l’auto (sviluppo disperso…le villette).

  36. Ritorniamo amici says:

    Avremmo bisogno di politiche abitative diverse. Disincentiviamo le rendite e investiamo nella città esistente, sul recupero. Trovo interessanti anche le teorie della città compatta, purché molto più efficiente dell’attuale. Il problema non è la densità umana ma degli autoveicoli, nonché l’incentivazione di un’economia di rete e più cognitiva: di maggiore qualità e meno materiale.Ogni metro quadro di agro risparmiato sarà disponibile per i nostri figli e nipoti.

    Al confronto di Su Stangioni la colata dll’Emiro è una bazzecola, una proposta molto più conveniente per i sardi.

    • vabbeh questa cosa dell’emiro è abbastanza gratuita.
      Magari bisognerebbe avere idee concrete per risolvere l’emergenza relativa all’emorragia di abitanti, ora siamo a circa 150700, se si scende sotto sarà un danno economico importante per la comunità.

      • una stella says:

        Chi si pone il problema del numero degli abitanti in questi termini e non percepisce che la vera Cagliari è l’area vasta

        • chi argomenta in questo modo non sa che andare sotto i 150.000 abitanti significa perdere finanziamenti importanti. Cara “stella” scusa se sono pragmatico, tu continua a vivere tra le nuvole noi ci occupiamo di questa cosa noiosa che è la realtà

        • robespierre says:

          Per il momento si può parlare solo di comuni, l’area vasta è in mente dei. Le rimesse e i finanziamenti avvengono quasi esclusivamente in base ai residenti dei vari comuni e non importa, per esempio, se il CTM serve 350mila abitanti, risulta essere sempre l’azienda di una città di 150mila residenti.E poi,basta vedere come le amministrazioni dialogano tra loro per quanto riguarda i servizi vari.

  37. Monica says:

    E del fatto che verosimilmente sia una zona ad alto rischio idrogeologico non dice niente nessuno? Il fatto che di chiami Su Stangioni qualcosa dovrebbe suggerire… 🙂

    • No, in realtà la zona non si chiama esattamente Su Stangioni (ma non mi chiedere quale sia il nome vero che me lo sono dimenticato). Su Stangioni è l’area limitrofa a quella interessata dal progetto edilizio sul quale non dovrebbero dunque gravare rischi idrogeologici (infatti non mi risulta che nessuno mai abbia opposto questa obiezione al progetto).

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