Cagliari / Sardegna

E se a Cagliari per ogni nuovo parcheggio realizzassimo anche una biblioteca di quartiere in più, brutto sarebbe?

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Ecco dunque nove nuovi parcheggi per Cagliari. Ne parla diffusamente l’Unione Sarda di oggi, sintetizzando la bozza del nuovo Piano Urbano dei Parcheggi proposto dalla Giunta Zedda, che prevede la realizzazione di 1658 posti auto in più alla modica cifra di oltre ventisei milioni di euro.

Sul parcheggio interrato sotto le mura di Santa Croce ho già detto la mia, e non mi ripeto (per chi volesse, Benvenuti a Cagliari, città di parchi e parcheggi. Perché il cemento sotto le mura piace anche al centrosinistra!). Però mi chiedo: ha senso spendere tre milioni e mezzo di euro per realizzare vicino al municipio di via Sonnino l’ennesimo parcheggio interrato che regalerebbe alla zona appena cento posti auto in più rispetto a quelli attualmente esistenti? E l’area verde che se ne ricaverebbe in cambio sarebbe come l’inutile area verde costruita sopra il parcheggio interrato di via Amat o quello di via Manzoni?

E a poche centinaia di metri (tra viale Bonaria e viale Diaz), perché spendere quasi due milioni di euro per appena 78 posti auto in più? Non nego che possano esserci serissime motivazioni tecniche, ma non mi convince più la motivazione “i soldi ci sono, quindi li dobbiamo spendere” (per inciso, è grazie a questa logica che il centrodestra ha provocato a Cagliari i più grandi sconquassi, dal ripascimento del Poetto al deturpamento dell’anfiteatro romano).

Meglio ovviamente l’ampliamento dei parcheggi nelle grandi aree di scambio (viale La Playa, viale Trento e via Italia a Pirri), da verificare l’impatto ambientale di 360 posti a Marina Piccola, più contenuti gli altri interventi.

Tralascio anche altre considerazioni che pure sarebbero importanti (ma non si era sempre detto che i parcheggi in centro erano attrattori di traffico?) e vado al dunque. Siccome di finte aree verdi in cambio di gigantesche strutture non ce ne facciamo niente, perché non pretendiamo che per ogni nuovo parcheggio venga realizzata in quella zona anche una biblioteca pubblica? Ovviamente la mia è una proposta politica, perché so bene che è impossibile acquisire dei fondi per fare una cosa e poi costruirne un’altra; così come è impossibile trasformare in biblioteche le aree verdi connesse alla realizzazione dei parcheggi.

Però una riflessione va fatta. Perché altrimenti questa città (che governi la destra o la sinistra) continua a riempirsi di parcheggi (perché per i parcheggi i soldi ci sono sempre) e a restare senza biblioteche pubbliche di quartiere (perché per la cultura i soldi non ci sono mai). Un rapporto di uno a uno vi sembra troppo? Facciamo uno a due? Uno a tre? Aggiudicato! Il comune realizzi pure questi nuovi nove parcheggi, e Cagliari avrà anche tre bellissime nuove biblioteche di quartiere (magari in periferia, dove il tasso di analfabetismo e di dispersione scolastica è ancora altissimo).

Di finte aree verdi non ce ne facciamo nulla (e peraltro, vi sfido a dire che a Cagliari non ci sono aree verdi).

Che ne pensate?

 

33 Commenti

  1. Caro Michele, sono lieto che mi legga con piacere, ma credo che mi debba leggere più attentamente.
    Temo, infatti, che il punto 3 delle sue considerazioni non sia affatto scontato, anzi, è proprio sbagliato: se i soldi sono stati riscossi per fare parcheggi – come ho già precisato – è perchè di quei parcheggi c’era bisogno(in quanto superfice per servizi, cioè standard di Piano Regolatore) in base a leggi sovraordinate e non derogabili (leggi 18 mq/ab etc). tanto per essere chiaro: quelle superfici entrano nella contabiilità del PUC, e derivano dalla riduzione di aree per servizi già previste nel PRG, e poi trasformate in BS3*.
    Non si tratta di scelte possibili: si tratta di scelte già fatte, e difficilmente revocabili, dato che l’unica cosa per la quale la Regione prevede il moltiplicarsi delle aree a standard (leggi: multipiano) sono proprio i parcheggi.
    Temo poi che debba farsi un più attento giretto per l’Europa: da Chartres (ai piedi della Cattedrale), a Friburgo, una delle capitali della sostenibilità, i parcheggi fanno, eccome; non mi costringa a citarli tutti, sarebbe un elenco sterminato…
    Cordialmente

    • Michele says:

      Caro Gianni, leggendo con più attenzione non posso che accettare quanto scrive per la questione dei parcheggi nel Puc, anche perchè non ho ben chiara la questione, e, non avendo voglia di studiarmela, decido di fidarmi di quanto dice anche perchè conosco la sua integrità
      sulla questione europea intendevo dire che i parcheggi in centro non si progettano più, non che non esistono. il punto è che a cagliari li avremmo dovuti fare venti anni fa.
      rilancio ancora su cammino nuovo, se proprio si deve fare:
      lasciamo anche i parcheggi sopra anzichè mettere delle inutili aiuole chiamandole parco, almeno il totale dei parcheggi sarà intorno alle 600 unità, ed il costo a parcheggio quasi dimezzato.
      Poi si potrebbe discutere sulle normative nazionali e regionali e sulla loro arretratezza nell’imporre degli standard di parcheggi in un periodo in cui la flessione del mercato dell’auto sembra assumere andamento strutturale, ma qui il comune poco ci può fare.
      Cordiali Saluti

      • Grazie, Michele.
        La “questione dei parcheggi”, pur non essendo di remota origine come quella “delle abitazioni”, notoriamente nobilitata nella storia dal saggio di Engels, ha avuto tuttavia modo di essere analizzata e di divenire oggetto di discipline e – ahimè – di leggi. Dico “ahimè”, perché tali leggi – molto datate – sono state affette dalla caratteristica, esorcistica numerologia che affligge buona parte delle disposizioni generali in materia di territorio e di rapporti fra i corpi sociali e il territorio stesso. Leggi basate su numeri e rapporti non di rado del tutto astratti e – come verificabili in casi reali, che non cito perché non immediatamente pertinenti – non in grado di garantire la qualità degli insediamenti e – soprattutto – della vita.
        Una cosa è certa: se non si integra la mobilità, il trasporto e l’assetto urbano (attività residenziali, produttive e di servizio), la vita è grama.
        A Cagliari (Grande Cagliari), l’integrazione non esiste. Parlare di spostamenti di persone senza sapere perché si spostino è del tutto fuorviante: si predispongono – doverosamente – trasporti per gente che non dovrebbe spostarsi, se le topologie fossero state meglio studiate e integrate. Questo non vuol dire non avere un sistema di trasporto, vuol dire agire adeguatamente sulle motivazioni degli spostamenti. Per capirci, se Tokyo non fosse strutturata a zolle – funzionalmente parlando – relazionate da una rete, facilmente imploderebbe; invece “funziona”.
        Come dice ripetutamente Sechi, ma anche Annunziata, magari altrove, la cosa deve essere pianificata, e non valutata emotivamente o ideologicamente; questo non vuol dire che la cosa non sia, intrinsecamente, politica: essa infatti si riferisce a decisioni su comportamenti sociali che devono essere condivisi e praticati, piuttosto che imposti (vedi ancora Friburgo).
        Ora, la sostenibilità, la resilienza etc., passano attraverso un generale principio di coerenza e di trasparenza. Penso che siamo tutti convinti sulla necessità di avere il vetusto patrimonio immobiliare cittadino (non solo il Centro Antico, ma tutta la ciccia edilizia del dopoguerra) rivisitato con criteri di sostenibilità. Quanto a questa, il principale argomento potrebbe essere quello economico: più insediati, più unità immobiliari, gli stessi metri cubi; in pratica, case più piccole, ma efficienti e meno onerose sia energeticamente che fiscalmente.
        Se noi prevediamo che per dividere un vecchio appartamento sia necessario produrre – direttamente o indirettamente – dei nuovi (e come?) parcheggi, le case restano quello che sono: insostenibili.
        La questione è stata già studiata, evidentemente, ma deve essere affrontata anche a livello regionale, rendendosi conto del fatto che i parcheggi di Lodine o di Bulzi (degnissime comunità) non rivestono – per gli abitanti – lo stesso ordine e tipo di problematicità che avrebbero per Cagliari.
        Tanto per essere chiari, la questione di Su Stangioni, rispetto a questa, si muoveva in modo integrato, una volta.
        Adesso, non so.

  2. Rita Podda says:

    Non sono d’accordo col commento di C.C. Boxter sul fatto che prima delle biblioteche andrebbero costruiti i lettori e penso che quella di Vito sia/debba essere più che una provocazione. Gli ultimi dati su come il tasso di scolarizzazione si spalmi sui quartieri cagliaritani dovrebbe far riflettere tutti, amministrazione di sinistra in testa, e imporre l’adozione di provvedimenti immediati. Ci sono i “rioni colti” e quelli in cui le percentuali di cagliaritani che non sanno nè leggere nè scrivere sono molto alte: CEP, Marina, San Michele, Is Mirrionis, Mulinu Becciu, Sant’Elia. Zero biblioteche in queste situazioni (quelle del Cep e di S.Elia di fatto non sono mai decollate e sono chiuse ormai da anni) e non penso che realtà culturali belle e prestigiose come il MEM e la Biblioteca Provinciale possano rappresentare la risposta adatta ai bisogni specifici di queste realtà. L’anomalia cagliaritana stà nel fatto che lo sbandierato Sistema Urbano di Lettura di Cagliari è quasi totalmente privo di biblioteche di quartiere, e si regge, per raggiungere qualche decenza numerica, sostanzialmente sul Sistema Bibliotecario Universitario che non si può certo dire sia fatto per soddisfare le esigenze della popolazione. E nella crisi generale se è vero che crollano i dati di acquisto libri fra i ceti medi figurarsi fra quelli medio-bassi e popolari!
    Tempo fa ci fu una indagine, svolta in diversi Paesi e su campioni di popolazione di età compresa fra i 16 e i 65 anni, che evidenziò per l’Italia una massiccia presenza di persone incapaci di leggere, scrivere e far di conto, cioè in stato di analfabetismo reale. Uno studioso autorevole come De Mauro si chiese allora “È grave non saper leggere, scrivere e far di conto?” e dopo aver ricostruito storicamente il livello di gravità rispetto alle diverse caratteristiche delle società, concluse ricordando come, al rilievo fatto da alcuni economisti sul fatto che il ristagno produttivo italiano fosse frutto dei bassi livelli di competenza, corrispondesse l’assoluto “non ascolto” da parte della classe politica, come quello riservato a quanti denunciano la “povertà di conoscenza” come un fatto negativo per la vita sociale, democratica ed economica dei singoli individui e delle collettività. Da tempo nella realtà sarda l’attenzione, giustamente, si è concentrata sulla dispersione scolastica (l’ha ribadito, per Cagliari, anche l’assessore Puggioni) ma da troppo tempo nessuno si occupa di quel fenomeno subdolo e strisciante che va sotto il nome di analfabetismo di ritorno. Quanto è esteso e che connotati assume in città come Cagliari? Quali scelte di priorità, quali strumenti, risorse materiali e umane possono esser messi in campo nel breve periodo per cominciare a invertire la rotta? Le risposte non sono certo facili ma su qualche percorso si potrebbe anche cominciare a ragionare, penso.
    Un efficace cambiamento di rotta penso sia proprio quello di ripartire dalle agenzie culturali di base presenti sul territorio, scuole e biblioteche, allontanarsi da modelli e pacchetti culturali precostituiti che mal si coniugano con il bisogno impellente di approntare percorsi necessariamente mirati e duraturi di crescita culturale e professionale dei singoli e delle collettività locali. Ho senz’altro presente le contraddizioni che le biblioteche oggi presentano sopratutto perchè minate da tempo dal fenomeno della “esternalizzazione” ma penso che è comunque da lì che si debba partire perchè possono giocare un grande ruolo nelle attività di formazione continua della popolazione adulta dato che “istituzionalmente” hanno una mission che non è astratta ma basata sull’analisi della comunità, dei singoli utenti, della loro domanda espressa ed inespressa di informazione/formazione culturale, dal fatto che bisogna interagire anche con realtà di alfabetizzazione minima e mettersi sulla loro lunghezza d’onda per costruire percorsi di crescita, e le può rendere strumento adatto ed efficace per recuperare gran parte della popolazione a un ruolo attivo nella vita sociale, economica e democratica.
    Ma la Giunta Zedda, l’assessore Puggioni, la presidente della Commissione Cultura Ghirra, la Giunta e le forze politiche che la sostengono, hanno una qualche volontà di affrontare la “realtà concreta” di Cagliari e mettervi mano in questa legislatura oppure ritengono che questi problemi siano “secondari” e quindi “rinviabili” a una seconda ipotetica legislatura?

  3. Michele says:

    Mah, che dire, mi piace sempre leggere Gianni Campus, che è stato tra l’altro mio professore, anche se non condivido quasi mai le sue idee.
    Poi non posso che dire poche e semplici cose, peraltro già scritte da qualcunaltro qui su:
    1) se vogliamo eliminare le macchine dal centro dobbiamo togliere i parcheggi dal centro
    2) fare 1658 posti auto con 26mln di euro fa 15000 euro a posto macchina, decisamente troppo, penso che 5000 euro per 12,5 mq siano anche troppi, se vedete un prezzario regionale capirete perchè
    3) se i fondi sono vincolati questo non vuol dire che i parcheggi li dobbiamo fare per forza
    4) in tutte le città europee dove si programma (anni che attendo un amministrazione comunale che programmi, ancora non se ne vedono all’orizzonte) i parcheggi semplicemente non si fanno
    5) i sostenitori sfegatati di zedda ora plaudono per la realizzazione dell’interrato di via cammino nuovo, quando lo propose floris quel parcheggio era un ecomostro
    6) meno biblioteche e più ebook
    un saluto

  4. Gianfranco Carboni says:

    Urgenze strategie ed emergenze.
    Altri Parcheggi presenti nel Piano Urbano della Mobilità, 1658 posto piu’ posto meno. Trovo una contraddizione nelle dichiarazioni e gli articoli di stampa che inquadrano, all’interno di “una città autocentrica”. Non nel senso che automaticamente si centra l’auto ma che sino ad ieri, finché non siamo arrivati, l’auto è stata al centro della politica del traffico e della viabilità. L’indicazione, la novità condivisibile, sta in più bici e più servizio pubblico di trasporto. Allora mi chiedo, riferendomi particolarmente al centro storico ed al Multipiano dei Via Cammino Nuovo a che servono i nuovi parcheggi, se l’intenzione è evitare la circolazione di autovetture. Ancora ,si sostiene che vi sia una pericolosità nel affrontare la città con la bici, non è neppure chiaro se un ciclista può percorrere le corsie riservate ai Bus. Per cui c’è da credere che volendoci tanto tempo, il Sindaco parlava del 2019, per avere disponibile il parcheggio che sembra risolvere i problemi di Castello. Per capire i veri problemi riporto una considerazione di una amica residente del vecchio rione: “vorrei sapere come i residenti invalidi o anziani potranno spostarsi da Castello…non riusciranno a raggiungere le auto ….in Castello mancano tutti i servizi di prima necessità…..e anche io invalida non potrò più vedere i miei cari anche essi invalidi gravi ……ma non ci ha pensato nessuno che in quartiere ci sarà una consistente popolazione di prigionieri di quartiere. Senza contare tutto ciò che si passa tutte le notti tra chiasso inverosimile , urla disumane urine e feci in tutti gli angoli e portoni …..e non dico altro scandalizzerei chi legge….è possibile che non c’è nessuno che controlli e si renda conto che in castello non c’è la movida ….ma la MORTE di un rione tanto amato“
    Sostanzialmente ha usato quelle parole che uno che ha un trascorso politico non riesce più ad usare. Sostanzialmente ci sono altre priorità ed il grado di vivibilità diminuisce giorno per giorno. La richiesta propedeutica è cosa deve essere il vecchio rione, nella testa degli attuali e dei futuri amministratori? Bella domanda. Svuotare Stampace Alto e Castello dalle auto dei residenti? Forse. Di certo economia, turismo, salute e vivibilità per chi vi vive ora e che non vuole andare via. Nota a margine mi si spiega perchè si puo’ dire: “Il Multipiano si faccia con cautela, state attenti a cosa trovate”. Volgarmente scrivendo non si puo’ riportare il pensiero che attraversa la mente. In Città un tempo si diceva “ma ti pozu toccai”

  5. Anonimo says:

    Caro Biolchini, il parcheggio interrato sotto le mura non si farà. E i sostenitori del fare, bucare, scavare, storpiare a tutti i costi – magari utilizzando belle parole – non ce la fanno contro le regole e contro chi le difende.

  6. Francesco Sechi says:

    Il motivo per cui si trovano sempre soldi per i parcheggi e, aggiungo, in generale per le auto (strade, svincoli, viadotti, parcheggi, etc. etc.) è lo stesso motivo per cui gli indipendentisti parlano in italiano e non in sardo……..comunicano ad un maggior numero di persone. Ma non c’è bisogno di scomodare le “biblioteche”” e la “cultura”…… perché è facile trovare i soldi per le auto ed è così difficile trovarli per realizzare infrastrutture per il trasporto pubblico? Parlo di soldi spesi e non soldi promessi, quelli ci sono sempre stati.
    Detto ciò credo che se la realizzazione dei parcheggi porta ad una riqualificazione delle vie adiacenti per effetto della contestuale eliminazione della sosta su strada si sarà fatto un bel passo in avanti.
    Concordo infine con Vito al mille per mille su una questione: basta fare opere solo “perché ci sono i soldi”

  7. …tempo fa, molto tempo fa scrissi per Graffiti (qualcuno si ricorda del giornale universitario Graffiti?) un paio di righe che facevano riferimento alla legge che prevede di piantare un albero per ogni bimbo nato…la mia proposta era di piantare un albero per ogni auto immatricolata… sarà il caso di riparlarne? Immaginate quanti alberi dovrebbero essere piantati?

  8. Francesco Sechi says:

    Il Piano Urbano della Mobilità e, perlomeno nelle dichiarazioni riportate dall’articolo dell’Unione, anche il Piano Urbano dei Parcheggi, legano la realizzazione dei nuovi parcheggi fuori sede stradale alla contestuale eliminazione dei parcheggi su strada. Per poter giudicare il PUP sarebbe quindi necessario conoscere quanti parcheggi verranno eliminati dalla strada, dove, e come verranno riconvertiti gli spazi stradali sottratti alla sosta.
    Nuovi parcheggi attraggono traffico di auto se sono “aggiuntivi” rispetto alla sosta attuale ma non se sono “sostitutivi” rispetto alla sosta attuale.
    P.S. (curiosità) dai dati dapparsi nell’unione entrerebbero a Cagliari164.000 auto al giorno e ne uscirebbero 130.000, quindi ogni giorno il numero delle auto dentro cagliari dovrebbe crescere di 34.000 unità……. mi sa tanto che devono tarare i contatraffico.

  9. Aldo Borghesi says:

    Aggiungo una propostina piccola piccola: domenica pomeriggio ero in giro per Castello ed ho portato mia moglie a vedere piazzetta Mercedes Mundula, che ai tempi della nostra giovinezza cagliaritana era soltanto il cumulo di rovine del palazzo San Placido. Ci siamo goduti le luci del tramonto, in un luogo tranquillo, popolato a quell’ora da famigliole e cani portati a spasso, contemplando il panorama della città che è stata nostra e che portiamo nel cuore.
    Unica nota sgradevole: il cazzotto nell’occhio costituito dalla triste distesa di cemento del parcheggio di viale Regina Elena, che non concorrono purtroppo ad abbellire i numerosi graffiti da cui è ricoperta, sul cui valore artistico penso sia lecito nutrire qualche dubbio.

    Non dico metterci una biblioteca, che è una struttura dalla elevatissima pericolosità sociale, non sia mai che poi qualcuno a furia di leggere libri non impari anche ad adoperare la testa e magari a smettere di credere agli aspiranti padreterni di qualsiasi razza e colore; ma almeno un giardino, delle fioriere, qualcosa che attenui il contrasto sgradevole fra il bel panorama tutto intorno e il sottostante pianoro dal livido color del calcestruzzo… Non so chi sia proprietario del parcheggio, ma penso che la salvaguardia e la valorizzazione di uno dei punti panoramici più belli di una città che nella bellezza dei suoi panorami ha uno dei suoi punti forza sia interesse di tutti, ed anche del Comune: che probabilmente non ci ha pensato a tempo debito, e sarebbe magari bene ci pensasse ora.

  10. C.C. Baxter says:

    Quanto alle biblioteche, sarebbe una bellissima idea, ma forse prima dovremmo costruire i lettori, dedicando attenzione e finanziamenti alla scuola e all’istruzione, martoriate dai tagli e non più in grado di seguire né i talenti né i ragazzi con difficoltà di apprendimento e in situazione di disagio familiare e sociale.

  11. Anonimo0 says:

    “Senza scomodare Heidegger…”: concordo.
    Basterebbe evitare di cadere in tranelli dal facile richiamo, come quelli in cui mi sembra sia parzialmente caduto Vito in questa occasione. Certe spese pubbliche conservano dei vincoli ben definiti (e inamovibili) nella direzione della spesa. Che poi quella spesa possa (o debba) essere tralasciata, come sembra suggerire il proprietario di questo spazio web, è altra pasta.. e bisognerebbe ragionarci in modo pacato costruendo (non mettendo..) pubblicamente in piazza i pro e contro su ogni specifica possibilità. Quando questa Giunta smetterà di pensare alla politica partecipativa come ad un rituale di grande importanza formale e scarso spessore sostanziale se ne potrà discutere in modo diverso e gli incontri con i cittadini nei quartieri assumeranno la veste di spazi intermedi di notevole importanza preliminarmente alle deliberazioni di Giunta. Spero quel momento arrivi presto..
    Detto ciò, si potrebbe incominciare a raccontare l’idea di città conservata nei meandri sinaptici dei nostri amministratori in modo più chiaro ed evidente a tutti: un modo importante potrebbe essere la definizione di una gerarchia di nodi urbani da sciogliere (siano essi servizi o strutture; aggiustamenti, innovazioni o nuove idee) e le relative possibilità di finanziamento. Non sarebbe indigesta neanche la tempistica prevista per la realizzazione del menù proposto. Non si blatera tanto di Public Management? Ecco, si inizi da piccole cose, 2 o 3 elementi per ogni spazio di competenza nei diversi assessorati. Le “nuove” forme urbane (o in spazi ad altra scala) possono emergere sia attraverso insalate di slogan condite con salsa rossa, ma anche per aggregazione di piccoli passaggi e trasformazioni aggregate l’un con l’altra in un esito che può assumere la veste dell’armonia. Per far ciò non guasterebbe che qualcuno (sia dentro il PD che in SEL) incominciasse a ragionare seriamente (molto seriamente) sulle strategie comunicative e lasciasse da parte slogan e “barra” da piazzetta (o violetto che sia…). Siamo a quasi due anni da inizio legislatura. Vogliamo ancora spendere tempo in rincorse affannose di priorità definite altrove che in via Roma? Cosa si aspetta? Si inizi dalle famiglie, dalle donne, dalle loro possibilità di inserimento nel mercato del lavoro, ad esempio, con l’ampliamento dei servizi all’infanzia. Si dia una accelerata all’unico esempio di politica comunale che corrisponde alle cose sopra dette, l’azione dell’assessore ai trasporti: si leghi la città all’area vasta in modo sostenibile (da tutti i punti di vista) e nei tempi più brevi possibili . Si costruisca un gruppo di fundraising per ampliare le possibilità di intercettare danari pubblici con la progettazione europea. Si investa maggiormente in istruzione e cultura senza cadere nella troppo facile (anche se crudamente vera) scarsità di risorse. Si ritrovi lo spirito di innovazione troppo presto perduto. C’è ancora tempo, non lo si butti al cesso nascondendosi dietro facili paraventi di rispetto normativo: questo è un dato di fatto (chi chiede azione politica a prescindere merita abbandono o calci in culo..), ma la politica, questa politica ha promesso altro. Si trovino le energie per un nuovo slancio, non sarà fatica vana.. qualcosa rimane sempre..

  12. Ci sono parcheggi e parcheggi…
    Ci sono colate di cemento disegnate con tante strisce blu e bianche
    Ci sono parcheggi con stazioni di ricarica per le macchine elettriche, a prezzi vantaggiosi
    Ci sono parcheggi di scambio per il bike-sharing
    Ci sono parcheggi con tanti posti auto per il car-sharing
    Ci sono parcheggi che, posizionati sul perimetro cittadino, fanno da piazza di scambio per le merci che devono entrare in città, in modo tale che all’interno della città non entrino più camion carichi, pesanti (rovinano l’asfalto) e inquinanti, ma soltanto piccoli mezzi, elettrici, che portano le merci dalla piazza di scambio fino ai negozi in centro.

    Firmato
    Ale Sestu
    un populista demagogo qualunquista chenonhacapitoniente

  13. C.C. Baxter says:

    Ricordo molto bene le parole dell’allora candidato sindaco Zedda all’assemblea di quartiere di Villanova, organizzata dai cittadini preoccupati per una pedonalizzazione attuata dalla precedente amministrazione senza criterio e senza misure compensative. Il centro cittadino doveva essere svuotato dalle oltre 180.000 auto che ogni giorno vi si riversano dall’hinterland realizzando parcheggi di scambio periferici e potenziando i trasporti pubblici e le navette. In questo modo gli spazi lasciati liberi sarebbero stati destinati ai residenti le cui auto non potevano più sostare nelle aree pedonali, il traffico, l’inquinamento atmosferico e acustico sarebbero diminuiti e il centro sarebbe diventato un luogo piacevole per tutti, residenti e non. Sono trascorsi quasi due anni, e questa promessa viene tradita, così come le decine di altre “messe a correre” in campagna elettorale e durante la luna di miele. Per restare in argomento, i parcheggi riservati, il bus di quartiere, orari ztl consoni alla salvaguardia dell’ambiente e non degli interessi di pochi, convenzioni con APCOA, controlli da parte delle forze dell’ordine contro i vandali e i trasgressori, servizio SMS per accesso temporaneo, e potrei continuare all’infinito, non si vedono neppure da lontano. Le proposte concrete, le critiche costruttive, le insistenze dei cittadini, molti dei quali si sono impegnati attivamente per sostenere questa giunta, vengono ignorate se va bene, altrimenti sono considerate un fastidio, un’ingerenza da parte dei soliti rompipalle ai quali non va mai bene niente, una lesa maestà, come perfettamente messo in evidenza in un recente articolo di Vito Biolchini.

    • anonimo two says:

      Diceva bene gianluca Floris in un recente articolo: Io spiegavo … ma lui non capiva!
      Ma uno che non capisce avrá capito ció che prometteva. Credo di no. Ma uno che non capisce puó essere considerato responsabile di non aver attuato ció che non aveva capito di aver promesso. CREDO DI NO.
      Peró voi che l’avete votato e non avete capito che lui non capiva, siete responsabili del crimine commesso a meno che non riconosciate anche voi di non capire ció che speravate venisse attuato.

  14. Anonimo says:

    I parcheggi sotterranei o nei multipiano vanno benissimo ma solo se si levano quelli di superficie come in TUTTA Europa!!!

    • anonimo two says:

      Questa è esattamente la teoria di Emilio che noi di sinistra irridevamo. Oggi vorremmo attuarla. In futuro non è improbabile la proposta di un accordo di programma per tuvixeddu

  15. Andrea Tuveri says:

    Mi sembra che le zone in cui si dovrebbero costruire o ampliare i parcheggi siano tutte ben servite dagli autobus. Non ho posizioni preconcette e non sono un esperto, ma così “a occhio” devo dire che quando avevo l’auto non trovavo troppo difficile parcheggiare (a condizione di camminare qualche minuto si intende). Per il futuro penso che arriveremo alle forme di noleggio delle auto a minuti con tessera prepagata citati nel commento di muttly, e il parcheggio sempre mezzo vuoto del terrapieno non è già ora un bel segnale d’altronde, no? Biblioteche, aree verdi, asili, campi sportivi incontrano tutto il mio favore e non sono mai troppi.

  16. Decisamente d’accordo sulle biblioteche che – ovviamente – non bastano mai.
    Quanto ai parcheggi, e alle relative disponibilità finanziarie, ricordo che esistono dei depositi vincolati per destinazione (leggi: soldi non altrimenti spendibili), derivanti dal versamento dei “corrispettivi in numerario”.
    Tali fondi sono stati costituiti per la realizzazione di superfici per parcheggio in conto di “standard” urbanistici (cioè vere e proprie S4), e costituiscono a tutti gli effetti delle vere e proprie superfici aggiuntive rispetto a quelle naturali.
    Tanto per capirci: se faccio tre piani di parcheggio su una superficie di 1000 mq, ottengo una superficie virtuale di 3000 mq, nella direzione del soddisfacimento di standard richiesto dalla disciplina urbanistica; spendere diversamente i soldi, potrebbe significare non solo la illegittima riduzione di standard obbligatori, ma anche – visto che i soldi sono stati pagati per quella finalità – un possibile peculato per distrazione (almeno concettualmente e – forse – non solo).
    Cordialità

    • Grazie per la precisazione, ma il senso della mia proposta è ovviamente un altro e mira a dare una risposta a questa domanda: perché a Cagliari (che governi la destra o la sinistra) si parla sempre di parcheggi (per i quali i soldi sembrano non mancare mai) e mai di biblioteche pubbliche (o anche di asili, faccia lei).
      Grazie ancora per l’intervento.

      • La precisazione di Vito rilancia una questione di più ampio respiro, che si riferisce – evidentemente – al ruolo e alle tipologie dei consumi pubblici e privati.
        Sempre personalmente, condivido un atteggiamento che riservi maggiore spazio ad attività che protremmo definire “umanistiche” rispetto a quelle “tecnicistiche”.
        Tuttavia, bisogna riconoscere che viviamo in un periodo nel quale la mancata conoscenza ed esercizio di attività tecnicamente complesse e macchinistiche – date quasi per scontate, anche amministrativamente – può comportare una drammatica esclusione o – perfino – l’espulsione formale dal consorzio civile.
        In questo quadro, bisogna saggiamente essere in grado di valutare quali componenti – anche tecnicistiche – della vita attuale possano sostenere, invece che contraddire, la capacità e la stessa possibilità di vivere civilmente un’esistenza umanistica.
        Senza scomodare Heidegger…

        • Pierluigi P says:

          ma ita ses narendi?
          duncas, sigumenti “la mancata conoscenza etc etc” toccada a fai parcheggius? là ca gli anni 90 sono finiti da meda, o Gianni Campus!

  17. enrico says:

    Potrebbero essere la base di partenza per l’ampliamento delle tratte della metropolitana leggera

  18. Anonimo says:

    Oppure Assessore!

  19. Anonimo says:

    Vito for president!!!! SUBITO!

  20. muttly says:

    Ma se non si vendono più auto perchè costruire altri parcheggi per auto quasi sempre sempre ferme?
    In Germania la Mercedes offre le auto utilizzabili con una tessera prepagata e quelle auto sono sempre utilizzate e quasi mai ferme se non per lo scambio tra chi è arrivato a destinazione e chi deve prenderla per andare da qualche altra parte.
    Parcheggi per questo tipo di utilizzo avrebbero molto più senso.

  21. Matteo Carta says:

    Dovrebbero concludere la biblioteca del Parco di Monte Claro, riaprire l’asilo di via Castagnevizza che è preda di tossicodipendenti e incuria. Dovrebbero fare molte cose, come per esempio dei comitati di quartiere dove ricevere le richieste e decidere le priorità. SUBITO!

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