Elezioni politiche 2013 / Politica / Sardegna

La politica sarda disintegrata! Al Pd manca solo Bobo Craxi e Mauro Pili si fa un partito tutto suo! Mario Sechi intanto…

La politica sarda è a pezzi, in frantumi, disintegrata: e pensare che le liste per le prossime elezioni non sono state neanche presentate. Tale e tanta è la debolezza dei nostri partiti che è difficile perfino riuscire ad immaginare da dove potranno ripartire una volta che, varato l’inevitabile governo BersaniMonti, dovranno immediatamente affrontare la prossima campagna per le regionali, che ormai in tanti ipotizzano addirittura a giugno.

Tutti gli schemi stanno saltando, tutto il sistema sembra impazzito e nulla si profila all’orizzonte in grado di costituire un nuovo ordine, un nuovo progetto.

Partiamo dal centrosinistra.

La crisi del Pd sardo è arrivata ad un punto cruciale. Come scrive bene Giovanni Maria Bellu, il partito è ad un bivio: o recupera il rapporto con la dirigenza nazionale o finalmente si rende autonomo. Il dramma è che forse non avrà la forza per fare né l’una né l’altra cosa, quindi percorrerà probabilmente un’altra strada ancora: quella che porta verso il baratro. E ovviamente la possibile imposizione nella lista per la Camera della candidatura di Bobo Craxi darebbe quell’ultima spintina necessaria per completare l’operazione.

In queste ore il segretario regionale Silvio Lai sta tentando l’impossibile, ma non si capisce per quale motivo Bersani dovrebbe trattare la Sardegna diversamente da altre regioni: troppo tardi rivendicare le ragioni dell’autonomia del partito quando per anni nessuno le ha neanche mai ipotizzate (Graziano Milia escluso). Il Pd sardo rischia di esplodere in mille pezzi, o meglio, rischia di non avere più nessun collante in grado di tenere assieme sensibilità diverse.

Dei “grandi capi” nessuno sembra in grado di salvare il salvabile. Paolo Fadda è stato umiliato e se non succederà nulla che gli ridia una speranza di ritornare in parlamento scatenerà la sua ira funesta. Antonello Cabras si straccia le vesti ma è lui il vero vincitore di queste primarie: il presidente in pectore della Fondazione Banco di Sardegna ha già un paio di suoi uomini in parlamento e può perfino permettersi di contestare Bersani: diabolico. Per lui la sconfitta alle primarie di Cagliari è stata una benedizione, ora starebbe lì a occuparsi dei baretti del Poetto, invece presto avrà un ruolo cruciale nella gestione del credito.

Renato Soru sembra non aver capito nulla delle lezioni del passato. La sua volontà di ritornare alla guida della Regione è manifesta, ma con il voto a favore dell’operazione voluta da Bersani in Sardegna si è alienato quelle poche simpatie che gli restavano nel partito. In più non si capisce con quali forze vorrebbe tornare in viale Trento: qualcuno gli spieghi che il Pd dovrà allearsi con qualcuno. In ogni caso, se non vuole spaccare il partito, per candidarsi dovrà avere (esattamente come nel 2004) il sostegno da Antonello Cabras, ora il politico più potente del Pd.

E poi chi c’è? Francesco Sanna poteva essere l’astro nascente, ma l’imbarazzante stratagemma immaginato per ripescarlo dalla sconfitta delle primarie lo retrocede da possibile leader a semplice “uomo di Letta”, buono soprattutto per non far mancare al Pd quel sostegno necessario per far ingoiare al paese l’alleanza con Monti.

Tore Cherchi sta buono e zitto che per lui c’è un posto da sottosegretario che lo aspetta. E poi chi c’è? Chi c’è? Chi c’è nel Pd sardo in grado di rimettere assieme i cocci di una alleanza, di immaginare un progetto? Mai come in questi giorni nel Pd si sente la mancanza di un leader come Emanuele Sanna.

La stessa alleanza con la quale il partito dovrebbe presentarsi alle prossime regionali è un mistero. Con chi si presenterà? Con i Rossomori di Gesuino Muledda umiliati dal mancato apparentamento al Senato? Oppure riproporrà lo schema nazionale per governare con l’Udc, i Riformatori e Fli, tornati vergini tutti insieme appassionatamente grazie all’operazione Monti? Sarebbe incredibile.

Perché nel centrodestra la confusione è ancora più imbarazzante.

Il passaggio senza colpo ferire del vicepresidente della Regione Giorgio La Spisa dal Pdl allo schieramento montiano farà crollare miseramente la giunta Cappellacci: perché è impensabile che l’Udc di Giorgio Oppi se lo carichi in quota. È possibile poi che qualche altro assessore finisca a Roma. Questo paradossalmente potrebbe anche favorire la sopravvivenza di Cappellacci, ma ormai la situazione sembra veramente di assoluta ingestibilità.

Un ulteriore segnale di questo impazzimento è dato dalla presentazione da parte di Mauro Pili del simbolo del suo movimento “Unidos”. Avete capito? Mauro Pili si è fatto il suo partito! Ma sarà una lista di sostegno o di disturbo al Pdl? E chi lo sa! Nel partito dilaniato dalla guerra tra le sue varie anime ora è anche difficile trovare una logica in grado di spiegare il “tutti contro tutti” a cui stiamo assistendo. Che fine faranno Cicu, la Lombardo? E i tanti leader locali? E il Pdl avrà veramente il coraggio di candidare Silvestro Ladu, proprio mentre in tribunale è in corso un processo che lo vede accusato di avere gestito malamente i fondi del gruppo consiliare?

Il terzo polo montiano in Sardegna è evidentemente solo una finzione: non c’è nessuna leadership nuova all’orizzonte ma solo la riproposizione delle solite facce: Oppi, Artizzu, Fantola. Saranno loro, ancora una volta, i protagonisti delle prossime elezioni regionali.

Andiamo avanti. I sardisti faranno una lista al Senato, capeggiata (c’è da scommettere) dal solito Giacomo Sanna e imbarcando perfino candidati del Quinto Moro dell’improbabile ex assessore Andrea Prato. Il mio amico Maninchedda si è arrabbiato perché il Pd ha rifiutato l’apparentamento proprio con i Quattro Mori: ma come poteva essere altrimenti?

Il resto dell’area indipendentista è, elettoralmente parlando, inconsistente. Anch’io penso che, come ha scritto Roberto Bolognesi, dietro la decisione di molte formazioni di non presentarsi a queste elezioni c’è solo la consapevolezza della propria marginalità. E il discorso fra qualche mese non cambierà di molto.

Di cos’altro vogliamo parlare? Della sinistra? Il movimento di Ingroia potrà forse salvare qualche transfuga dell’Italia dei Valori, ripescare quel che resta di Rifondazione, ma niente di più.

E Sel? Cosa resterà del partito dopo che sarà costretto a sostenere il governo BersaniMonti? E con la partenza per Roma dei suoi due leader (Luciano Uras e Michele Piras) chi resterà a Cagliari a governare il partito? O pensate veramente che Massimo Zedda sia pronto per il grande salto alla presidenza della Regione?

Chi presenterà il centrosinistra quale candidato alla presidenza della Regione? Vedete in giro politici in grado di incarnare un progetto credibile? Forse Giulio Calvisi a questo punto potrebbe tentare nell’impresa. Ma in questa situazione sarebbe difficile per tutti immaginare uno straccio di progetto.

E il centrodestra? Peggio che andar di notte. Anche se un nome di fa già: quello di Mario Sechi. L’ex direttore dell’Unione Sarda è sì candidato al Senato con Monti, ma secondo alcuni per lui si tratterebbe giusto di fare un giro di riscaldamento a Palazzo Madama per poi piombare su viale Trento. E pare che al suo ex editore Sergio Zuncheddu questa operazione garbi assai.

 

38 Commenti

  1. Silvio says:

    Gentile Biolchini, secondo lei è il caso che l’uomo più potente del Pd, che mette e dispone uomini e assetti, diventi anche il Presidente della Fondazione del Banco di Sardegna? Tutto qui il rinnovamento di Bersani? Si manda a casa Paolo Fadda con la scusa del rinnovamento e poi si tiene al caldo la cuccia per uno che è stato tutto e di più da 40 anni, compreso presidente di regione e parlamentare innumerevoli volte? Con quale logica verrebbero gestite le erogazioni della Fondazione? E’ il caso che il Pd, la politica, l’informazione e l’opinione pubblica se ne occupino o no?

  2. The Observer says:

    E intanto mentre il resto del PD – a parte i lettiani, ai quali per un briciolo di pudore conviene decisamente stare zitti – continua a litigare sulle liste, Renato Soru ha già intrapreso, o meglio fatto intraprendere dai suoi pasdaran secondo consueta abitudine di “lanciare il sasso e nascondere la mano” (già ampiamente sperimentata in talune prese di posizione critiche nei confronti del sindaco Massimo Zedda, vedasi da ultimo anche il Lirico mandando avanti l’agente soriano in Sel Pietro Maurandi, soriani poco spendibili direttamente dato che sul Lirico si sa che erano “meliani”) una campagna virale per lanciare la candidatura del padrone di Tiscali. Non arrivano per primi i soristi, dal momento che un candidato forse specularmente opposto, un emblema della partitocrazia come Roberto Deriu, casualmente legatissimo a quel Tore Ladu che in direzione nazionale PD ha votato a favore delle contestatissime liste insieme a Soru, ha giocato in anticipo di mesi. Evidentemente, rispetto a una protesta tardiva di tutta una serie di capetti regionali del PD – in particolare Paolo Fadda, ma anche Gianpaolo Diana e gli orfani ma ben organizzati resti della componente che fu di Emanuele Sanna – i cui orizzonti sono proiettati verso il piazzamento personale diretto o di qualche protetto in Parlamento mentre altri (come Milia e Porcu) hanno preferito usare le Primarie per contarsi, Deriu e “Meglio Soru” guardano avanti, alle regionali. E forse si capisce il perché. Ormai tutti, dal Movimento 5 Stelle all’estrema destra, prevedono che la prossima legislatura durerà al massimo 2 anni, poiché, bene che vada (e sperando che si riesca a neutralizzare Berlusconi), si potrà fare una blanda legislatura costituente, con Monti capo del governo per i primi 12 mesi fin quando non succederà forse a Barroso o a Van Rompuy alla testa di una delle massime cariche della UE, e Bersani nel prosieguo – ma forse Bersani preferirà dileguarsi e piazzarci una personalità meno in vista – che però sicuramente approverà provvedimenti letali per la cosiddetta “casta”, come ad esempio norme più rigide e meno pasticciate di quelle uscite dal vergognoso compromesso del decreto “liste pulite” per l’incandidabilità di condannati ed inquisiti, o una riforma del sistema dei partiti che magari secondo i “grillini” sarà funzionale a mettere fuori causa il Movimento 5 Stelle, ma a parte i retropensieri (insegna Andreotti che “a pensar male si commette peccato, ma spesso ci si azzecca”) dovrà comunque finalmente dare piena attuazione all’articolo 49 della Costituzione e istituzionalizzare in termini trasparenti e non manipolabili di volta in volta il sistema delle Primarie.
    I risultati saranno che niente sarà più controllabile dalla “casta” come prima, nessuno avrà più certezze o garanzie, magari stavolta Renzi ce la farà, rettificati alcuni errori commessi nelle Primarie per la premiership, a lanciare vittoriosamente la sua sfida ai vertici del PD, salvo che nel frattempo non si sia accontentato di un ministero forte, o non finisca anche lui in qualche pantano giudiziario. In ogni caso, il PD è in scadenza, perché se non riuscirà a conquistare a pieno titolo la guida del Paese alle elezioni di febbraio, non potranno che esplodere le contraddizioni interne che già oggi rendono la forzosa convivenza tra componenti distantissime ai limiti del tollerabile.
    Quindi, si guarda al realizzo immediato, e per alcuni sono le Politiche, per altri, come Soru e Deriu, ma forse non solo loro, le Regionali, che potrebbero seguire a breve, perché, a quanto pare, i contatti tra PD e PSdAZ, RossoMori permettendo, si sono interrotti ma non sono del tutto abortiti, e considerato che il trasferimento in blocco di un bel pezzo della maggioranza di Cappellacci sul carro montiano e l’eventuale attuazione dei propositi di Berlusconi di attuare un radicale rinnovamento del gruppo parlamentare PDL – che ovviamente non toccherà il pattuglione degli inquisiti “perseguitati politici” – non potrà non determinare conseguenze, probabilmente già ora Cappellacci è come quei malati di tumore, del quale per scaramanzia e rispetto si tace il male, ma si sa che “ha tre mesi di vita, l’ha detto il dottore”.
    Questa delle Politiche alla fine della fiera è una partita farlocca che servirà solo per piazzare in Parlamento un po’ di strisciatori di badge agli ordini dei capigruppo, perché per fare le riforme si userà la tecnica già sperimentata prima da Berlusconi e poi da Monti, a botte di fiducia. Strisciatori di badge che in parte non hanno obiettivamente la capacità di fare altro, e che potrebbero essere meteore. A partire dalle prossime politiche l’elezione, come ai tempi della Prima Repubblica, bisognerà guadagnarsela davvero, ci si augura non con la corruzione come ai tempi di “mister centomila preferenze” Alfredo Vito. Quindi, le Regionali sono l’ultimissima occasione per cercare di assaltare il fortino coi vecchi e controllabili metodi e senza troppo rischio proveniente dal Movimento 5 Stelle e altri, e questo Soru, Deriu, ma non solo loro, penso l’abbiano capito.

  3. Anonimo says:

    e sempre stato un mito il l’onorevole mauro pili , mi piace anche il nome che ha datto al suo nuovo P.C. S. R. partito copisterie sarde riunite.

  4. Anonimo says:

    speriamo che mario sechi, sia il candidato giusto, cosi sergio zuncheddu, potra’ finalmente vendere tutte le case di piazza santa gilla.

  5. giiovanna says:

    il problema del psd’az è aver sostenuto la giunta cappellacci. Questa tiritera la si sente continuamente ripetere da rossomori e pd area soru. tutti pero si dimenticano che il pd ès tato per più di un anno alleato di pdl e ha votato insieme a sostegno di monti. Allora o per coerenza si devono candidare con monti? E non sembra che sel ha fatto molto lo schizzinoso e non ha ritenuto il pd impestato dal pdl. Allora si impari a rispettare gli altri soggetti politici che hanno il diritto di allearsi con chi gli pare e piace. Se uno vuole l’alleanza fissa, come i rossomori, non è un soggetto politico ma una lista civetta.

    • Anonimo says:

      Parlare di “lista civetta” è denigratorio, e comunque non sono solo i piddini soriani che hanno giudicato inopportuno il mancato apparentamento coi RossoMori. Non è che le colpe di come sono evoluti i rapporti tra PSdAZ e sinistra stiano tutti da una parte, ricordo benissimo come per lunghi anni i DS hanno guardato con alterigia al PSdAZ, portandolo ad autoescludersi. Qui però parliamo di fatti recenti, su cui è necessaria massima chiarezza. Fare confronti col governo Monti è inappropriato, il PD vi ha aderito per motivi di emergenza e di responsabilità non senza pagare a lungo un pesante dazio di contestazioni interne e perdita di consensi a favore di Grillo. Può darsi che un Monti sardo potesse essere anche Maninchedda, chissà, ma non sono concesse controprove perché in ogni caso le dimissioni o il defenestramento di Cappellacci avrebbero portato a elezioni anticipate. Sta di fatto che, non da solo, il PSdAZ ha preferito evidentemente prolungare il possesso dei cadreghini, magari più nell’interesse di qualche dirigente che del partito in sé.

    • Adriano says:

      Non mi pare che il paragone possa reggere. Monti era sostenuto senza indicare ministri e incarichi a uomini di partito, diversamente dal rapporto Cappellacci-Pdl-Psd’Az.
      E poi, che c’entrano Monti con Cappellacci?
      Qui si fa una valutazione di politiche e uomini, non di posizioni.
      Cappellacci ha fallito da subito, tralasciando gli scandali con Flavio Carboni e Dell’Utri, il Psd’Az ha però tenuto il cordone e sono stati riportati con enfasi i caldi abbracci a Ugo all’ultimo congresso.
      Monti ha parzialmente fallito e infatti il Pd va da un’altra parte.
      La verità è che il Psd’Az ha sempre fatto così. Vuole stare con tutti se si vince. Poi governa male e dice che sono stati gli altri, quelli all’opposizione, a non averli voluti.
      Ma poteva il centrosinistra nel 2009 dare a Giacomo Sanna, ammesso che volesse stare col centrosinistra (in realtà si era già accordato) il posto nel listino di Soru che era negato a tutti gli altri leader di partito? E poi era questo il punto di caduta? Complimenti al psd’Az.

  6. Francu says:

    Ottime queste liste pd. Abbiamo scampato l’impresentabile Milia, abbiamo giustamente retrocesso Paolo fadda e siamo in grado di sopportare manconi e bobo che fanno 10 a 0 come spessore politico a qualunque politico del Pd sardo, tranne forse soru. Anche voi elettori Pd, se non sapete scegliere i vostri rappresentanti chiaro che bersani cerca di mettere una pezza! Poi state tranquilli, qualche sottosegretariato a elezioni vinte e tottusu cittiusu alla faccia dell’autonomia

  7. Valerio says:

    Detto che non voterò più PD e detto che probabilmente forse voterò Grillo (come tanti ex PD… e chiediamoci, Vito, perché…) esiste anche una terza via: un modo legale per non far protestare ed ottenere un risultato OTTIMO..
    Con la legge elettorale in vigore, non andando a votare facciamo il loro gioco..
    invece un’articolo della legge elettorale esattamente ..Art. 104 comma 5…noi possiamo presentarci al nostro seggio elettorale , con la scheda e il documento,
    …ci facciamo registrare e solo allora quando ci stanno dando le schede da votare
    …noi chiediamo al presidente di seggio di mettere a verbale una nostra dichiarazione dove ci sarà scritto …NON VOTO PERCHE’ NON MI SENTO RAPPRESENTATO DA NESSUNO…
    Il presidente non può rifiutarsi perché passibile di multa da 4.000 euro ..o reclusione fino a tre mesi… cosi facendo noi risultiamo di aver votato ma il nostro voto non va a nessuno..ma fa cumulo di presenze…

    • Anonimo says:

      Pare che si tratti di una bufala. E ad ogni modo Grillo non vuole vincere. Gli errori marchiani che ha inanellato (espulsioni, anche se su quell’opportunista di Favia forse aveva ragione; criticatissime Parlamentarie; atteggiamento ambiguo circa fascismo e Casapound) sembrano troppi per non essere voluti. Oggi con lo sconcerto causato in chi credeva ancora in una politica onesta e pulita dalle vicende inerenti la formazione delle liste – non solo del PD, ma anche di Monti, e pure in Sel, non in Sardegna ma altrove, non sono mancati problemi – Grillo avrebbe un’autostrada davanti per vincere le elezioni, invece ha preferito infilarsi in un viottolo. Evidentemente l’opposizione, magari costruttiva come in Sicilia con Crocetta, costituisce la dimensione naturale per il M5S, come a lungo per i comunisti.

  8. Radio Londra says:

    Interessante poi sarebbe capire cosa sarebbe cambiato se, invece di eleggere 15 deputati, si fosse stabilito che se ne dovevano eleggere 13.
    Il discorso che si è capito già da subito che si trattava di un bel manuale Cencelli già da quando sono stati resi i nomi degli eleggibili: ooo, attenzioni… guardate che non si può sgarrare neanche per uno miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, altrimenti… pitticcu s’inc.azzu!!!!!!
    VORREI PROPORRE un nuovo scenario.
    Meloni è stato candidato fuori Sardegna: nominiamo lui qui e Manconi in quella Regione.
    Craxi o Martelli non andanta beni?: Nominiamo un socialista sardo.
    DOMANDA: Secondo voi sarebbero contenti e accatterebbero?
    Candu mai…. olis ponni cun Fadda e cun su meri de Villacidru?
    E POI….
    Il fatto che abbiano negato l’apparentamento a Rossomori e PSd’Az non c’entra niente con le cadiredde vero?
    A dimenticavo…. per il PSd’Az serviva l’atto di fede, l’atto d’amore e la penitenza vero?
    Ripeto chiaro e forte: A d’accabai chi siada e coidendu puru anche perchè forse… è già tardi.
    PS
    Poi cosa fanno per le Regionali? Dicono che in quel momento non potevano perchè c’era il rischio di perdere qualche posticino magari per chi è li da interminabili ere geologiche?

    • Adriano says:

      Steve Jobs e Steve Wozniak fondano la Apple computer, società di informatica e personal computer.
      Il Concorde decolla per il suo primo volo commerciale.
      Inquisiti alcuni ministri italiani sullo scandalo Lockheed.
      Cade il governo Moro.
      Panatta vince gli Internazionali di Roma.
      Gimondi vince il Giro d’Italia.
      L’URSS lancia nello spazio la Soyuz 21.
      Nube tossica a Seveso.
      Niki Lauda gravemente ferito e ustionato in Formula 1.
      Jimmy Carter Presidente degli USA.

      PAOLO FADDA ASSESSORE DELLA COMUNITA’ MONTANA

      E’ il 1976!

  9. BimboArancione says:

    Per quanto riguarda Rivoluzione Civile, consiglio di attendere l’ufficializzazione delle liste. Potrebbero esserci diverse sorprese rispetto a quanto sta facendo passare la stampa ultimamente. Le assemblee sono molto più attive di quanto si pensi e su determinati profili (in Sardegna Palomba e Diliberto non sono per niente ben visti ad esempio) diciamo vige una sorta di veto. Importante sarà poi non solo valutare i nomi ma anche le posizioni in lista; criticare nomi più o meno sgraditi posti in posizioni ininfluenti sarebbe la solita lagna strumentale. Se si confermassero i propositi delle suddette assemblee credo proprio ci sarà poco da criticare…

  10. Radio Londra says:

    Sembrava impossibile anche solo pensarlo ma, secondo me, se si impegna ancora un po, il PD riesce anche questa volta a perdere le elezioni soprattutto a perderle in Sardegna.
    Diciamo che, in queste cose, il talento non manca e spesso risulta notevole.
    Che stiano facendo una “battaglia per un partito indipendente da Roma” pari berusu, la realtà però è che “la battaglia della vita” appare poco credibile quando si da l’impressione che sia legata soprattutto alla conservazione della cadrega e alla difficoltà di scontentare gli amici e di far tornare i conti.
    Questa “battaglia”, se portata avanti con il coinvolgimento vero della base e in tempi non sospetti, sarebbe risultata, oltre che nobile, senza dubbio essenziale e auspicabile ma, per come la si sta portando avanti, risulta parecchio sospetta e porta esclusivamente a far perdere voti.
    Le rivendicazioni vanno fatte a tempo debito e nelle sedi opportune e, soprattutto, quando vengono stabilite le regole.
    Gridare e agitarsi dopo sa tanto di p.ugnetta carpiata e ritornata e, quasi quasi, verrebbe da essere contenti che “quelli di Roma (fino a poco tempo fa non lo erano)” abbiano sparigliato le carte e contribuito a fare chiarezza.
    Qual’è il problema? A Roma hanno agito secondo le regole prestabilite e che tutti hanno accettato (tutti tutti). E allora cosa ci vorrebbero dire?
    Che il PD che, ricordiamolo, deve vincere le elezioni (perchè non è vero che sono vinte) non può fare le sue strategie nazionali e non può fare un accordo, per esempio, col Partito Socialista?
    E, se fa un accordo col Partito Socialista, cosa dovrebbe fare? Non far eleggere neanche un socialista?
    Se poi andiamo a vedere come sono stati scelti gli “elegibili delle primarie”, qualche dubbio ci pervade e, se andiamo a vedere chi è stato proposto, alzi la mano chi se la sente di dire che Paolo Fadda rappresenta un valore aggiunto rispetto a Manconi.
    Manconi non va bene perchè è di Sassari o non va bene per le battaglie che porta avanti?
    Siamo seri per favore e non scherziamo.
    Non va bene il socialista? E cosa fanno? Lo candidano in un’altra Regione e scontentano anche quella?
    Il ragionamento finale è il seguente: se la Sardegna doveva essere trattata in maniera diversa per le sue specificità (e non certo per i giochi di corrente e per is amighixeddus), a Roma lo avrebbero dovuto sapere per tempo e non solo in occasione di una “perdita di poltrona”.
    Altrimenti la Sardegna (e non poteva essere diversamente) è una Regione come tutte le altre e come tutte le altre deve rispettare (non essendoci prova contraria) le regole condivise da tutti.
    Comunque, se continuano così, visto che ormai si sono lanciati in una partita pericolosissima, attenzione al fatto che invece di dover stare attenti al posto n. 11, non sia il caso di guardare meglio al posto n.1.
    Se non si trova una soluzione, a questo punto, assai difficile, le sorprese saranno davvero dietro l’angolo.
    A d’accabai chi siada.

  11. Assotziu pro Sardigna says:

    Maninchedda fa una proposta sacrosanta e giusta, il partito della sardegna, che oltretutto ha a mio avviso uno spazio politico favorevole in questo momento. Però vuol restare ancorato alla logica italiana destra/sinistra e addirittura tira in ballo russia e turchia. Sembra voler allontanare l’attenzione da casa propria, dove berlusconi c’entra quasi nulla, per accreditare la scelta di un canale preferenziale col quale apparentarsi; quando esistono tutte le ragioni possibili per procedere con una politica per i sardi e non per o con roma, facendo in modo che altri di buona volontà e da tutte le direzioni si apparentino con questa politica..
    E poi, se vogliamo,un certo canale forse è il meno contattabile di tutti; intendo quello che esprime da tempo immemorabile gli stessi due parlamentari, entrambi iscritti alla stessa lista di quel canale, radicati nello stesso territorio, a una ventina di chilometri uno dall’altro. Non mi pare possano lasciare un’eredità degna di nota alla sardegna delle loro fatiche politiche, ma bravissimi in campagna elettorale, sempre eletti; ancora oggi non riesco a capire com’è che riuscirono in una delle elezioni trascorse ad essere i soli due eletti della loro sigla per tutta la sardegna nonostante fossero espressione di due paesi vicinissimi tra loro. Uno dei due adesso si fa eleggere nella penisola per sembrare più italiano di prima difronte agli italioti.
    Io ingenuamente pensavo che l’apparentamento dovesse essere su base regionale e non su base localissima.
    Mah…forse è un bene apparentarsi con questo canale per ragioni che a me sfuggono: forse l’idea di una politica nuova, finalmente sarda, partecipata e per il ricambio? Forse l’idea di una politica di contenuti per una sardegna sovrana e non per il clientelismo più becero che si sia mai visto con esclusiva pertinenza al proprio territorio di radicamento?
    Forse anche, oltre che per una sardegna sovrana e indipendente, per superare lo schema stereotipo e truffaldino italiano sinistra-destra?

  12. su scomunigau says:

    Narat su diciu ca “su molenti sardu du frigant una borta sceti”. Deu seu meda preocupau, po’ mei ‘e totu, poita m’ant frigau giai-giai a su mancu duas bortas. Sa prima candu apu circau votus po’ Renato Soru a Presidenti de sa Regioni e sa segunda candu apu traballau po’ Massimo Zedda a Sindigu de Casteddu. Su piciokeddu iat puru cumentzau beni meda sculendi su progetu de parkegiu de bi’e Roma, fendi bogai sa linna de s’anfiteatru romanu, fendi is arrugas po’ bicicletas etc. Ma de unu pagu de tempu, acabau su “rodagiu”, Massimeddu nostru at cumentzau a da fai a foras de su bassinu…
    Deu seu indipendentista de prus de corantannus, in sardu, in italianu e fintzas in frantzesu. Apu cumentzau sa militantzia cun d’unu grupu ki fiat nomenau Muimentu de su Populu Sardu. Ma apu sempri circau, in politica, de kistionai cun totus, cun s’idea ke si boleus diaderu s’indipendentzia depeus arrejonai in pari cun totus e po’ primu cosa circai de “infiltrare e contaminare” is partidus italianus. Po’ custu seu stetiu scomunigau medas bortas. De is indipendentistas ca seu, po’ calincunu, un indipendentista burdu e de is partidus italianus poita funt interessaus a is indipendentistas sceti candu portant calincunu votixeddu.
    Ma fintzas a candu apu a bivi pensu de sighiri sempri cust’arruga, poita cumenti m’at imparau su maistru Ernesto Che Guevara, sa gherra (puru cussa politica) est cosa sceti po’ arricus. Candu da depint fai is poburus tocat a fai sa “gherrilla” e po’ da fai sa primu cosa est furai is armas a is arricus…
    Deu pensu ca Pauleddu Maninchedda narat cosas bonas ma issu puru, po’ mimi, depit detzidi de s’indi scotzai de totus is trobeddas ki firmant issu ‘e totu e is ki du tenint a menti.

  13. Giacomo says:

    @Alberto xk cercare di nascondere i fatti che sono agli occhi di tutti???? e poi non vedi che commetti lo stesso errore degli ultimi tempi della sinistra??? Non fai altro che dire di nascondere il problema e giudichi/accusi la destra…. La Sinistra di oggi non ha bisogno di questo ma di uomini che devono fare il mea culpa e chiedersi xk hanno dato in mano il paese alla destra… e soprattutto riavvicinare l’elettorato parlando chiaramente ed esplicando programmi che poi non risulteranno solo carta straccia… Infine invece di pensare alla destra pensiamo a noi stessi(Uomini di Sinistra) che ultimamente sembriamo molto di destra…

  14. Piero Atzori says:

    Nella prospettiva attuale, come giustamente osserva Paolo Maninchedda, potrebbe finalmente maturare “l’indipendenza del sistema politico sardo dalle grandi burocrazie italiane”. Per incoraggiare questo processo di rinsavimento popolare, nelle prossime elezioni di febbraio, non potendosi votare alcuno dei simboli presentati, neppure i 4 +1 mori, in quanto si accetterebbe il divide et impera utile a interessi esterni, forse sarà meglio annullare concordemente la scheda con una parola condivisa. Ad esempio “Indipendentzia”, nella consapevolezza dell’antico detto gallurese del “Pal noi non v’ha middori”, tra i vari Berl-Mon-Bers-Gri-Mar-Ven-Di Pie-Ingr-Cas-Fin-Mic…. Ma prima ancora di cercare un accordo di voto vorrei sentir parlare di pulizia in casa nostra. La nostra classe politica oltre che impreparata è omogenea a quella italica per ricerca del privilegio. Da salvare forse uno su dieci.

  15. Anonimo says:

    Non voglio essere provocatorio, ma credo che a Paolo Fadda sia preferibile Bobo Craxi e che anziché la solita riflessione sui sardi vilipesi dovremmo fare una riflessione sulla classe politica che ci rispecchia alla perfezione. Siamo un raro caso, se si può die, di autovilipendio.

    • Adriano says:

      Provocatorio?
      Meriteresti di essere capolista.
      Qui la cooptazione avrebbe il senso di porre rimedio alle primariucole per eiaculatori precox che abbiamo visto.

  16. LUCIDA says:

    Analisi lucida. Bravo. Come te nessuno mai…

  17. alberto says:

    io penso che le nostre beghe interne (intendo quelle di sinistra) non vadano sbandierate sui blog. L’obiettivo comune è sconfiggere una classe dirigente di destra incistata nel malaffare, massonica e molto brava a portare a casa per sè e non a fare l’interesse della regione. quindi basta con le autocritiche pubbliche. facciamole tra noi. Ma cerchiamo di essere compatti. Se anche tu Vito ci dai addosso, offri a loro un assist straordinario… e il Cavaliere è a soli 7 punti da Bersani.. grazie a Santoro e Travaglio che dicono la verità, ma chissà perchè, il popolo preferisce la plastica della faccia di Silvio..forse adesso è ora di parlare di ció che la sinistra puó fare. Magari si sbaglia.. ma di certo siamo più puliti di loro

    • Anonimo says:

      Con tutto il rispetto, un richiamo all’ordine un po’ troppo stile vecchio PCI. La sinistra, in altre situazioni difficili, ha superato prove elettorali avendo il coraggio di dire, e dirsi, la verità. I cittadini ne hanno le scatole piene della propaganda, e premieranno la sincerità. Degli elementi d’apparato sono capaci a dire la verità? No, perché elementi d’apparato, così come candidati privi di una propria credibilità e in grado di vincere solo grazie a truppe cammellate e magari a scambi politici inconfessabili, lo si diventa acquistando una certa capacità di dire menzogne, e tra paracadutati da Roma e eletti alle primarie quella listaccia del PD ne è piena.

    • Pierluigi P says:

      inizia a pensare che il pd non è più un riferimento a sinistra per molta molta tanta gente, e non solo per quelli (pochini oramai) che chiami “duri e puri”. Che a molti, che si attendono un cambiamento progressista nel paese, gliene frega nulla (a ragione o a torto? non contano tanto la mia nè la tua opinione, ma dati di fatto: le differenze invisibili tra governi di cs e di cd in questi ultimi 20 anni) se vince bersani o berlusca. Forse è un nuovo modo per vedere lo stato di cose presenti. Iniziare a pensare a differenti prospettive. Non vorrei turbarti con questa richiesta di immaginazione. Ma alla maggioranza del paese, se bersani dice già che governerà con Monti, cioè con il peggiore governo dal 48 per le masse popolari, cosa pensi che gliene freghi se il cavaliere è a 7 punti da bersani? nulla.

  18. Paolo Maninchedda says:

    Vito, non sono arrabbiato: continuo a volere dialogare con la sinistra riformista sarda e a cercare di costruire con questo mondo l’alternativa alla mediocrità, alla superficialità, al parassitismo e alla corruzione da cui la Sardegna è afflitta. Con Prato niente da spartire, anzi, ieri in Consiglio Nazionale ho esplicitato che dissento fermamente da qualsiasi suo coinvolgimento. Dalla frantumazione partitica che tu descrivi potrebbe maturare, finalmente, l’indipendenza del sistema politico sardo dalle grandi burocrazie italiane. Se oggi la Sardegna avesse un forte Partito della Sardegna, esprimerebbe almeno 5 senatori e ragionevolmente sarebbe determinante per la formazione di qualsiasi governo. Speriamo che aumenti la consapevolezza dell’urgenza della nascita di un partito di questo tipo. Tre ostacoli: la destra neo fascista e razzista (che in Italia sta tornando a crescere sotto mentite spoglie), la destra berlusconiana (l’amicizia di Berlusconi con Putin e Erdogan svela meglio il modello di Stato che B. auspica. Un modello orientale, con il premier collocato sopra le leggi. Le Goff aveva ben individuato questo confine culturale come il vero confine tra l’Europa e l’Asia), gli steccati dogmatici della cultura italica (questi non li esplicito perché tu sapresti descriverli meglio di me). Per nuovi soggetti politici servono nuove visioni, nuovi sistemi di pensiero: quelli post ottocenteschi, in tutte le loro variazioni sistemiche o movimentiste, sono fallaci e inutili. Il presupposto sarebbe la modifica della legge elettorale sia alla Camera che al Senato, verso (secondo lo spirito del referendum del ’93) un sistema proporzionale a collegi uninominali con premio di maggioranza (più o meno il meccanismo delle provinciali). Tutto da fare, tutto da inventare. Scusa per lo spazio rubato, ma era opportuno che ti trasferissi il fatto che non sono minimamente adirato col Pd; per certi versi hanno fatto un errore a non consentire l’apparentamento a noi e ai Rossomori; per altri, a me basta la riapertura del dialogo a sinistra dei sardisti.

    • Aldo G. says:

      Ma perché il PD avrebbe dovuto accettare un apparentamento con il Partito Sardo d’Azione se il PSD’AZ sostiene la Giunta di centrodestra in Regione? Forse dovevate prima lanciare un segnale, far venir meno il vostro sostegno alla Giunta Cappellacci.
      E poi, che comportamento è quello di chi si schiera sempre con chi ritiene sia il vincitore delle successive elezioni?

      • Anonimo says:

        Fondamentalmente, è inaccettabile che si imbroglino le carte. Chi ha compartecipato al disastro Cappellacci deve assumersene ogni responsabilità dinanzi agli elettori, e chiunque gli offra ciambelle di salvataggio è complice. Il PSdAZ aveva sempre il mal di pancia, intanto da 4 anni governa con Cappellacci. Ci resti, oppure salti un turno. Le alleanze si stringono solamente tra chi è coerente sulla valutazione dell’esperienza di governo che sta devastando la Sardegna, e le semplici sommatorie di sigle sono alchimie che spesso non reggono alla prova elettorale. Lo si è visto a Selargius, dove peraltro il PSdAZ (e parliamo di non molti mesi fa) stava nell’alleanza di Cappai fianco a fianco ai fascisti de “La Destra”, non senza aver riciclato ex militanti di Forza Italia poi finiti un po’ in una situazione imbarazzante, e il centrosinistra (centrosinistra?) ci ha messo del suo stringendo alleanza col camaleontico ex socialista Tonino Melis e col parimenti (post)fascista FLI, lasciando fuori i RossoMori, ma anche una sinistra radicale che vantava localmente un uomo come Antonello Pabis. Forse, i cultori di bizzarre alleanze che non mancano nel PD, a cominciare proprio da Paolo Fadda, pensano si possa ripetere dappertutto il “modello Sinnai”, col PD in giunta con mezza maggioranza di Cappellacci e mezza sinistra all’opposizione. Ma la Sardegna non è Sinnai, dove il PDL è inconsistente, e certi esperimenti potrebbero costare cari. Maninchedda si rilassi, al limite torni all’università.

    • Sergio says:

      Un partito dei sardi che funzione dovrebbe avere? solo quello di rappresentare la Sardegna in Parlamento con qualche senatore e deputato in più? e poi?
      Il problema dell’incapacità della classe politica sarda, fatta di uomini sardi (che vivono tra noi, mica domiciliati in contentinente) è manifesta.
      Un partito dei Sardi sarebbe soltanto un nuovo contenitore di queste persone.

      Oppure la nascita di un tale partito automaticamente porterebbe alla maturazione della classe politica sarda?
      Al ringiovanimento non tanto per “sparizione” dei vecchi politici sardi, quanto per l’emersione di menti giovani, attuali e innovative? Secondo me no.
      Ed è di questo che abbiamo bisogno: di INNOVAZIONE nella mentalità, nel campo ambientale, nel lavoro, nello sviluppo economico locale. Siamo arretrati in questo senso, perchè gran parte della classe politica regionale è “arretrata”.

      Guardando le liste working progress dei partiti che si accingono ad affrontare l’imminente competizione elettorale qualche giovane c’è, magari anche in gamba.Ed è su questi che bisogna puntare,per la loro mentalità.
      Ma il problema è che i “vecchi della politica” hanno sempre la tentazione di castrare i giovani, per tanti motivi (ovvi, dal loro punti di vista…)
      E un “partito della Sardegna” io lo vedo come un nuovo strumento per continuae a soddisfare gli appetiti degli squali che si gestirebbero, in un ambito molto più limitato, sistemi di potere già consolidati.
      Ma questi “vecchi” abituati a logiche esclusivamente scacchistiche spariscono se altri li surclassano (basti a pensare alle primarie del csx con Zedda vs Cabras), la difficoltà sta nel creare queste condizioni.
      Io penso che i giovani, quelli in gamba intendo, siano pronti ad affrontare le problematiche della Sardegna attraverso la loro nuova mentalità partendo dalle peculiarità della nostra isola, senza farsi abbagliare da tentazioni populistiche tipo “Lega della Sardegna”, che come per magia depenna la nostra incapacità di autogestirci a capire che fare in casa nostra.
      Bisogna conoscere, conoscere quello che serve adesso, conoscere quello che si fa e si è fatto anche in altri territori per cogliere suggerimenti e spunti nell’affontare i nostri problemi, e non vivere di rendita di conoscenze acquisite 20-30 anni fa.

      E’ sufficiente un “Partito della Sardegna” per ottenere questo? Che farebbe arrivare più soldi in Sardegna, per fare cosa? Se non siamo riusciti a continuare il percorso indicato dal PPR per la tutela e salvaguardia del territorio, se non siamo riusciti ad individuare nuove modalità di sviluppo, magari legate al turismo, se non siamo riusciti a capire che cosa farne dell’industria da anni sempre più nel baratro, se non siamo riusciti a capire come valorizzare l’attività mineraria dismessa, ecc. è perchè il sistema politico sardo non è “indipendente dalle burocrazie italiane”??
      Perchè, i militari li possiamo mandare via, i territori potremmo anche bonificarli, potremmo salvaguardare le coste dalla speculazione ediliza, e avere l’indipendenza energetica, e poi? dico, E POI?
      Non è che fa comodo puntare il dito su questi nodi irrisolti perchè, essendo rappresentative di scontro con lo Stato centrale, ci deresponsabilizzano? “E’ colpa dello Stato centrale!”, “Roma non ci ascolta!”….
      Non è che poi potremmo rimproverare a Roma di non averci detto come fare a sviluppare l’economia in Sardegna, di come valorizzare le economie locali,di come cavolo si fa a sfruttare in maniera sana e sostenibile il turismo e il territorio…..
      E non c’è partito della Sardegna che, con il solo nome, ci illumini su tutto ciò.
      Saluti.

  19. Per me invece dentro l’indipendentismo ci sono persone che non hanno ancora compreso la propria marginalità…e questo è ancora più scandaloso….

    • Per capirlo, caro Adriano, dovrebbero mettersi in discussione. Come conquistare la maggioranza dei Sardi all’indipendentismo/sovranismo, senza impegnarsi sul fronte decisivo della lingua e della cultura? Sono come quelli di “Servire il Popoplo”, ai miei tempi: pensano che basti promettere il “giardino fiorito” e le masse arriveranno da sé. Ma sudare un po’ tutti i giorni, nei tempi lunghi necessari per costruire l’indipendenza culturale–lampu!–quello non lo fanno. Meglio sognare scorciatoie e promettere “il sol dell’avvenire” dell’indipendenza, quello che dovrebbe miracolosamente sorgere, ma nessuno sa come dovrebbe sorgere il “buon governo” che promettono, tranne per il fatto che a governare ci sarebbero loro. . L’indipendentismo è millenarista come eravano noi sessantottini. Sarà l’età… Intanto la gente–perennemente alle prese con l’emergenza e coerentemente con l’economicismo imperante–preferisce arrangiarsi con il voto di scambio e tirare a campare. Come dargli torto? Se non costruiamo la nostra cultura nazionale non saremo mai una nazione, ma resteremo un’isola popolata da individui che pensano ciascuno al proprio tornaconto personale e, per di più, nell’immediato. Solo la costruzione di una cultura nazionale può creare una classe dirigente nazionale. E senza questa non può esistere una cultura sarda autocentrata e, quindi, neanche un’economia sarda autocentrata. Occorrono tempi lunghi, gradualismo e tanta, tantissima, umiltà.

      • Sai che sono d’accordo Roberto. Eppure il marginalismo indipendentista è stato già testato da anni quando ha giocato in casa (elezioni regionali e amministrative varie), non ci sono ragioni (neppure demografiche e di legge elettorale) per pensare che alle politiche italiane possa fare di meglio. Il problema non è capire questo, quanto il fatto che la vecchia guardia indipendentista ha sempre proseguito “indomita” nei suoi errori, ed alcuni di questi dirigenti ne sono consapevoli, e sai perché? Perché la loro strategia non è quella di coprire un ruolo riformistico di governo, ma quello di fare testimonianza e movimentismo, lasciando poi la cura dell’amministrazione a qualcun’altro (questo qualcun’altro molti continuano a vederlo nel sardismo, nonostante l’antisardismo diffuso in queste sigle). Alcuni di questi leader indipendentisti hanno iniziato a cambiare opinione, ma vivono ancora nella terra di mezzo, dove l’evangelismo ideologico continua a prevalere sul pragmatismo.
        Il modo per avere più peso infatti esiste e sarebbe quello di far valere il fattore linguistico-culturale come strumento giuridico con cui affermare la nostra minoranza nazionale, ma come si fa in un ambiente dove non si mettono neppure d’accordo su un simbolo? Serve un ricambio dirigenziale e tutto sommato penso che per gradi ci arriveremo. Questa serie di sigle e siglette che conosciamo inizierà ad implodere, a quel punto saranno utili proprio le persone che hanno una strategia o quantomeno un percorso da portare avanti, razionalizzando le forze indipendentiste.

        Ogni tanto ci scrive qualcuno proponendoci di trasformare U.R.N. Sardinnya in un vero movimento (altri l’hanno fatto con meno persone di noi), ma io continuo a pensare che le cose, o si fanno seriamente, o non si fanno proprio. Aggiungere nuove micro-sigle al già disastrato panorama nazionalista non ha molto senso, è solo la critica invece che ci consentirà di migliorare la spina dorsale dell’indipendentismo.
        Anni fa eravamo soli, ultimamente è mancato anche Pintore, ora rimangono persone come te e anche Biolchini. Non bisogna fermarsi, vi garantisco che una parola nel punto giusto conta più di 10 inutili congressi-passerella.

  20. Alcibiade says:

    Antonello Cabras sarebbe ora il politico più potente del Pd ? quello che alle primarie per il sindaco di cagliari è stato umiliato da zedda ? quello che si era dimesso da segretario di un partito che non era più in gradi di gestire ? Cabras l’ex segretario del partito socialista ed ex presidente della regione? ora è il politico più potente del pd sardo ? ebah

    • Adriano says:

      Proprio così. Con questi passaggi:
      – Candidare alle primarie del Sulcis il segretario provinciale e 2 donne che sostengono quest’ultimo, in modo da fare massa critica. Con la complice dabbenaggine di Sanna, che avrebbe dovuto capire, non candidarsi e farsi mettere capolista.
      – Candidare a Cagliari la giovane sindachessa, storicamente appartenete al suo apparato compagan di un politico di lungo corso come Nazareno Pacifico, stesso apparato, d’accordo con Fadda per lo scambio delle preferenze di genere e con non pochi voti di Sel-liani che hanno votato sia per le primarie di Sel che per quelle del Pd. Il collegamento Sel-Cabras, aldilà di quello che è successo e si dice sulle primarie di Zedda c’è sempre stato (Cabras e Uras non sono tanto distanti) e oggi è rinverdito, con Schiavone (datore di lavoro della Mura) che è ora in Sel. Salvo cambiamenti dell’ultimora.

  21. Anonimo says:

    Caro Biolchini, siamo già un discreto gruppetto di elettori del PD pronti a votare Sel, nonostante tutte le riserve (soprattutto su Zedda), per reazione a queste incredibili liste del PD. L’assurda chiusura verso i RossoMori è stata l’ultima goccia, le incredibili uscite “di bottega” del signor Soru la penultima, ma piuttosto pesante. Il PD adesso farà una difficile campagna elettorale in cui ben difficilmente riuscirà a convincere l’elettorato, sperando che prevalga comunque il senso di responsabilità e quanto meno non si portino voti fuori dalla coalizione, verso Ingroia o altri. Ma passata la nottata, il PD sardo dovrà essere radicalmente rifondato su basi federaliste, perché i capicorrente hanno tirato fuori il pretesto dell’autonomia quando Letta ha scompaginato i giochi, e ora non potranno più tirarsi indietro. Mario Sechi presidente? Ma po caridadi, ma non credo che dobbiamo rassegnarci al “meglio Soru” (lasciamo perdere …) … alternative possibili ci sono nel PD …

    • Anonimo says:

      Per quanto riguarda le liste di Sel, hai letto questo :
      http://www.selinsardegna.it/?p=1247
      Poveri noi!

    • Adriano says:

      Ma voi siete davvero convinti che Letta scompagini i giochi di Bersani? Questa è una baggianata evidente per far passare l’idea che la sinistra ex Pci è pura e i democristiani sono dei maneggioni. Ma se Bersani è così superabile, che ca@@o di segretario vi siete scelti? Non fate finta, non ci crede nessuno che i cani si possano legare con le salsicce. Ha detto bene Vito, il Pd nazionale ha fatto con la Sardegna quello che ha fatto nelle altre regioni, semplicemente perché era previsto così dall’inizio. Ma di quale autonomia si va blaterando, di quella che serve per salvare un quasi settantenne che sta sullo scranno dagli anni ’70? Di primarie fatte con lo scambio delle preferenze di genere tra correnti e asservite ai capibastone, i soli in grado di avere una segreteria organizzata che in una settimana riesce a serrare le fila? I nomi nuovi sono l’espressione di apparati antichi. Tanto che, come dice Vito, un Cabras elegge diversi parlamentari. Saluti e baci.

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