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Lo sguardo europeo di Marcias sulla vita dei rom a Cagliari. E il film guardatelo in streaming sul sito di “la Repubblica”!

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Per Natale fatevi un regalo: guardatevi in streaming dal sito del quotidiano “la Repubblica” l’ultimo film di Peter Marcias “Dimmi che destino avrò”. Perché è un film bello, sincero, delicato. E perché è un film che spiega più di mille parole l’ignobile trattamento che il nostro paese riserva ai rom. Perché, se siete sardi, vi racconta una Cagliari inedita. E perché, se vi piace il cinema, è un film dal taglio europeo, molto lontano dal modo italiano (cioè retorico) di raccontare storie di impegno civile.

Tutto ruota intorno ad una vicenda dal plot semplicissimo: una giovane donna rom torna da Parigi per aiutare la famiglia, che vive in un campo nomadi alla periferia di Cagliari, a districarsi in un pasticcio giudiziario: un fratello più giovane è scappato con una ragazza e viene accusato di rapimento. Il commissario che conduce le indagini viene così a contatto con una realtà che non conosceva, ma la sua grande umanità lo aiuterà ad affrontare e risolvere la questione nel migliore dei modi.

Marcias non teme i silenzi dei protagonisti, i loro sguardi parlano come le parole. Tutto è misurato, contenuto. In un gioco di sottrazione, il regista racconta alcuni fatti di cronaca incresciosi, tutti realmente accaduti: il processo ad alcuni giovani rom che il tribunale prova a rimandare a casa loro chissà dove, come se non sapesse che sono italiani e che le loro famiglie vivono da generazioni nei nostri campi nomadi; il vergognoso blitz nelle baracche, disposto dal governo per identificare tutti i residenti, con modalità da leggi razziali; ma anche la vicenda della protagonista, a suo modo è vera: perché Alina (interpretata da Luli Bitri in maniera convincente), è riuscita a studiare grazie ad una borsa di studio che ogni anno una fondazione a Cagliari destina ai giovani rom più meritevoli (e a Cagliari la Fondazione Anna Ruggiu esiste veramente).

Storie vere, abilmente assemblate nella sceneggiatura firmata da Gianni Loy, nelle quali si muove con discrezione e sensibilità anche l’altro protagonista del film, il commissario Esposito ben interpretato da Salvatore Cantalupo.

“Dimmi che destino avrò” è il film della maturità artistica di Marcias, che nel precedente “I bambini della sua vita” aveva affrontato un altro tema importante (quello dei bambini) in modo sensibile ma non sempre cinematograficamente coerente. I bambini tornano anche in questo film, in un momento (sicuramente il più toccante) dove, guardando in camera, raccontano i loro desideri, i loro sogni, le loro aspirazioni.

Come già detto, Marcias poggia sulla vicenda il suo sguardo da regista la cui sensibilità, tutta europea, è esaltata dalla fotografia dello spagnolo Alberto López Palacios e dalle musiche originali (veramente splendide) del francese Eric Neveux. Il film, che si perde nella pur asfittica produzione nostrana, è destinato a girare per festival. E il riconoscimento dato da “la Repubblica” è un segnale importante per questo nostro regista.

“Dimmi che destino avrò” arriva alla fine di un anno in cui a Cagliari la vicenda dei rom è stata a lungo nelle prime pagine dei giornali, sia per lo sgombero del campo sulla 554 che per l’ignobile farsa delle “ville agli zingari pagate dal Comune”. Episodi che sarebbero potuti finire a buon diritto nella sceneggiatura (ovviamente se la lavorazione del film non fosse già finita) e che ci ricordano come i vecchi fantasmi dell’intolleranza razziale sono sempre presenti all’interno della nostra società. Grazie a Peter Marcias per avere capito con la sua grande sensibilità che un tema del genere rappresenta una ferita aperta nel nostro paese. E di cui dunque è giusto parlare.

 

13 Commenti

  1. Un'altra Alessandra says:

    Grazie Vito, a te e a Gianny Loy. Di cinema non sono un’intenditrice, ma so che il messaggio di questo film è arrivato dritto al cuore. E, cosa di non poco conto, mi ha permesso di ritrovare Vesna dopo 20 anni.

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  4. Manuel Fadda says:

    Quando la semplicità diventa poesia, gran bel film d’impegno civile come non se ne fanno più.
    Complimenti.

  5. Appena visto! Invece per me il punto di forza di questo film è proprio la regia, documentaristica e delicata che racconta per immagini la realtà con un tocco di realismo magico, purtroppo poco utilizzato dal cinema che preferisce il vigoroso realismo. Non ricerca mai il sensazionale, ma mette in luce con semplicità molti aspetti della nostra società contemporanea. Attori bravissimi. Non ho visto ideologia, anzi, mi è parso che il film metta in scena i Rom anche con i loro aspetti negativi. Alina per esempio, da questo punto di vista, è un bel personaggio pieno di contraddizioni. C’è molto del non detto, credo che lo rivedrò. Un bel film!

  6. Alessandra says:

    Brutto film, peccato. Bel soggetto, tante buone intenzioni e idee che avrebbero meritato ben altri risultati: sceneggiatura approssimativa, attori diretti male (Cantalupo – trascorsi in teatro e sullo schermo con Mario Martone – irriconoscibile e impacciato), goffi movimenti di macchina, qualche sbavatura nel montaggio. Un mezzo disastro. Davvero non comprendo i commenti entusiastici postati qua sotto.

    • Condivido quanto ha scritto Alessandra sulla qualità mediocre della regia, delle immagini e della sceneggiatura. La recitazione degli attori professionisti appare sciatta, il timing a tratti ingiustificatamente lento e sfilacciato. Aggiungerei che il film è scopertamente ideologico, con la retorica dei Rom “brava gente” che emerge in maniera imbarazzante in particolare nelle sequenze in bilico tra docufiction e fiction tout court. L’arte è tutt’altra cosa.

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  8. …e dopo averlo guardato sul computer andate al cinema e pagate il biglietto…

  9. Visto sia I bambini della sua vita, molto complesso e profondo, e sia Dimmi che destino avro, più semplice che arriva dritto al cuore. Lo rivedrò sicuramente su repubblica, immagini splendide.

  10. Marco Zurru says:

    Bravo Peter, bravo Gianni! Ottimo film; ottima fotografia; ottima scelta musicale. La penso come Vito sul passaggio alla maturità di Peter.

  11. Visto al cinema. Bellissimo. Mi ha fatto smettere di vergognarmi di essere concittadino di «quel tale che srive sul giornale» che non ha nemmeno l’attenuante di essere Nantas Salvalaggio. Chi sa se hanno al vaga idea che la crisi del giornale, tra le tante cose, dipende anche da uscite del genere.
    Il personaggio del poliziotto è meraviglioso.

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