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Crivellenti nuovo sovrintendente del Lirico di Cagliari! Mezzo cda basta per nominarla, con Zedda nelle parti di Soru (quello peggiore)

crivellenti

Con il via libera di quattro consiglieri su otto (cioè del presidente Zedda, dei due cugini Cincotti e Cabras nominati dallo stesso Zedda, e di Antonello Arru), assenti i due rappresentanti della Regione (Cualbu e il dimissionario Contu) e i due del ministero (Porcelli e il dimissionario Serci), oggi il consiglio di amministrazione del Teatro Lirico di Cagliari è riuscito finalmente a nominare il suo nuovo sovrintendente: Marcella Crivellenti.

Mossa scontata, già modestamente annunciata dal sottoscritto esattamente una settimana fa nel post Teatro Lirico, ecco come Zedda vuole uscire dai pasticci: “Convincere il cda ribelle o nominare un nuovo consigliere e avere così la maggioranza!”.

Tutto bene? Tutto a posto? Certamente. Zedda ha sempre ragione. Anche quando con un cda dimezzato e privo dei rappresentanti delle istituzioni che finanziano per più dell’ottanta per cento il Lirico (Regione e Ministero) impone una scelta sgradita a tutti tranne che al suo partito.

La tesserata Sel Marcella Crivellenti adesso è il nuovo sovrintendente, e state pur certi che al Lirico non andrà come a Quartu, dove lo stadio di Is Arenas è stato inaugurato con trionfali squilli di tromba, e come sta andando a finire lo sappiamo tutti. No, in via Sant’Alenixedda non andrà così…

Buon lavoro dunque a Marcella Crivellenti. Il sindaco l’ha imposta contro tutto e contro tutti: contro il maggior partito di maggioranza (il Pd, che appena pochi giorni fa aveva chiesto al sindaco di recuperare il rapporto con i lavoratori e con la Regione), contro il maggior sindacato (la Cgil), contro tutti i lavoratori del teatro (le otto sigle sindacali unite in questo modo non si erano mai viste). Le contestate carte riguardanti le sedute nelle quali, secondo il sindaco Zedda, la Crivellenti è stata nominata sono nelle mani della magistratura. E altri ricorsi ed esposti si annunciano all’orizzonte.

Il successo politico di questa operazione è evidente. Ed ora Zedda non potrà che continuare con questo metodo così efficace.

Perché se la ferita brucia vuol dire che la medicina è servita: non la pensa forse così il sindaco insieme ai suoi adepti? Strana logica politica quella secondo cui più si scontenta la propria base elettorale (e i lavoratori del Lirico lo sono stati, così come gli elettori del Pd e più ingenerale la Cgil) più l’azione politica è valida ed efficace. Zedda come Mario Monti, mi verrebbe da dire.

In realtà, con questa scelta di oggi il sindaco si è mostrato un politico diverso da quello che si era presentato in campagna elettorale e che tutti noi abbiamo conosciuto nei suoi primi anni di attività politica. Allora ci confortava il fatto che il giovane candidato provenisse da un partito piccolo, ritenendo che questo dunque sarebbe stato un elemento decisivo per iniziare una stagione politica nuova, fatta di ascolto, di scelte condivise e non imposte.

Oggi invece Zedda ha scimmiottato il peggior Soru, quello che decideva da solo e contro il parere di tutti. Libero di farlo. D’altra parte, è quando gestiscono un po’ di potere che si vede di che pasta sono fatte veramente le persone (e anche i partiti).

 

137 Commenti

  1. ma ricordo male od oggi si riunisce il CDA? aspettiamo di sapere cosa succede…

    • credo debbano approvare il preconsuntivo 2012 e il previsionale 2013 (basato su un’ipotesi di stagione che immagino sia solo un’ipotesi, visto il poco tempo a disposizione), in modo da mandarlo al ministero e ottenere i fondi fus. Quindi speriamo vada tutto liscio se no si perdono soldi fondamentali per la vita del Lirico.

      • Anonimo says:

        Peccato che sarà tutto spazzato via dal Tar.

        • il Tar spazzare via la richiesta al FUS?

          • Anonimo says:

            Dipende dai singoli che ritengono di poter ricorrere. Non credo ci sia alcun complotto o class action per coordinare qualcosa. Ma la cosa zoppica. Certo bisogna fare i conti col principio di conservazione degli atti, ma la nomina della Crivellenti e la composizione del CdA sono a forte rischio.

  2. Anonimo says:

    Il vero problema di Ainis/Segurani, persona reale quanto Babbo Natale, non sono le querele già proposte o ventilate. Sarà casomai la reazione di qualcuno che non gradisce molto ciò che scrive, a prescindere dalle querele. Chi? Un nome a caso: Renato Soru. Voi non sapete perché, Ainis/Segurani si.

  3. Di Legno says:

    Tutta questa discussione su Ainis, sorta nei commenti a questo post, è molto interessante, oltreché importantissima.

    • Anonimo says:

      Gentile Di Legno,
      è il solito modo dell’amico Sovjet di depistare una discussione quando si fa delicata.
      Cordialmente,

    • Sovjet says:

      Vedi Di Legno, tu hai perfettamente ragione. Però Ainis basta citarlo e c’è gente che esce completamente di testa!
      Per quanto riguarda il mio presunto tentativo di depistaggio, è impresa impossibile: ormai si è sviuppata una sorta monomania sul tema. Neppure se Cagliari sprofondasse negli abissi ci sarebbe tema più importante dell’inadegatezza della Crivellenti e della pochezza di Massimo Zedda…quello che ci frega è che nel regno dei ciechi, il guercio è re. O sindaco…

  4. Anonimo says:

    Ainis traffica anche coi grillini. Sapevatelo. Ecco perché l’inconsistente Movimento 5 Stelle casteddaio è tanto accondiscendente verso Massimo Zedda e si occupa di minchiate. Si sono limitati a un appunto sulla questione Crivellenti, altrimenti Beppe faceva loro un culo così, avendo pubblicato sul suo blog un videocontributo proveniente dai lavoratori del Lirico. In questa città di merda tutto viene riassorbito, perfino il Movimento 5 Stelle. Che tristezza.

  5. Io insisto nel dire che il problema non è certo la Crivellenti. Come ho scritto qui.
    P.S. Sono l’assessoremancato. Ma nel pezzo lo racconto pure.

    http://costruiresumacerie.org/2012/12/23/il-lirico-di-cagliari-e-gli-errori-ripetuti-del-sindaco-zedda-perche/

    • stefano says:

      Peppino, il ragionamento è condivisibile, ma cosa abbia intenzione di fare Crivellenti davvero non si sa. Possiamo vedere che direzione prende in concreto? Se proporrà una linea artisticamente di basso profilo, senza attenzione ai costi reali, magari riducendo la produzione e spostandosi sulla musica pop o sulle contaminazioni, tutti saremo d’accordo sulle barricate. Ma per ora io mica ho capito cosa ha in testa (se ha in testa qualcosa). E le poche parole spese in conferenza stampa mi sono sembrate più slogan che fatti (teatro aperto alla cultura non vuol dire niente). Mi sembra realistico pensare che entro un paio di mesi dovrà produrre stagione e piano industriale…se ci troviamo con la Mannoia a cantare Tosca o con il concerto della Mannoia al posto di una Tosca io per primo mi incateno davanti al Lirico. Promesso. Una cortesia però: non prendiamo la proposta di gestione fatta da Floris come l’unica perseguibile. Ci sono anche altre soluzioni.

      • una domanda: se alla normale programmazione del Lirico, venisse inserita la Mannoia, senza togliere spazio alla Tosca o a qualsiasi altra opera, magari sfruttando spazi inutilizzati o momenti in cui la programmazione ha dei “buchi”… come verrebbe visto questo dalle persone che sono dentro il lirico? si farebbero le barricate perchè si snatura l’essenza del teatro lirico o la cosa verrebbe accettata?

        • Anonimo says:

          Tato, ho una domanda anch’io per te: MA CI SEI O CI FAI?

        • Tato, la Mannoia al Lirico non si può fare usando il budget del Lirico. Questo è pacifico. I denari sono vincolati alla programmazione lirico-sinfondica e a tute le attività ad essa connesse. Esistono anche delle regole (un punteggio) per ottenere i denari del Fus. Le trovi sul sito del Mibac settore spettacolo dal vivo sezione fondazioni lirico sinfoniche. La Mannoia può essere programmata dalla fondazione SOLO non usando soldi del budget e quindi come evento extra sponsorizzato da qualcuno. Come ad esempio Vasco Rossi alla Scala o altri eventi che furono promossi in accordo con realtà esterne. La Croce rossa di Milano, per esempio, ogni anno sponsorizza una serata alla Scala e la paga di tasca propria chiamando grandi della musica jazz o pop che fa interagire con la filarmonica del teatro. Quindi il tuo discorso non ha ne capo nè coda. Il lirico come istituzione ha compiti precisi. Il teatro come spazio può ospitare qualsiasi cosa, ma a patto che sia pagato extra budget e da altri (sponsor, partner etc.) e compatibilmente con la programmazione interna. Pra, in una logica di messa in rete delle realtà culturali della città può accadere che ci sinano diverse forme di spettacolo all’interno del teatro. Ma la fondazione è tenuta a produrre ciò che recita il suo statuto. Null’altro.

    • Sovjet says:

      Potrei firmare senza indugio gran parte di quello che scrivi. Gli obiettivi li condivido in pieno e credo anch’io che la musica – anche quella “colta” – sia diritto inalienabile perché dovrebbe essere diritto inalienabile di ogni individuo essere preparati a comprenderla e a d apprezzarla. Questo singifica investire in educazione, formazione diffusa, lavorare molto e avere chiaro che tutto non può risolversi nell’organizzare spettacoli, per quanto di alto livello. Il “come” però resta da chiarire. Tu tracci un confine tra un “prima” di malagestione e un “poi”, dove questa malagestione è stata siperata mediante un meccanismo di autoguarigione o di autoregolazione tutto interno alla Fondazione. In verità, la crisi della Forndazione è stata evitata per un pelo per un intervento congiunto di comune, giunta e consiglio regionale durante la consiliatura Zedda. Come racconta Gianluca Floris nel suo blog (http://costruiresumacerie.org/2012/07/14/il-lirico-di-cagliari-dal-fallimento-alla-rinascita-un-successo-di-tutti-lavoratori-zedda-milia-e-consiglio-regionale/). L’esigenza di un maggior rigore nella gestione dei conti, oggi è più importante che in passato, perché su questo oggi ti giochi il diritto ad esistere. Forse ci dimentichiamo che Monti al governo trova giustificazione unica nel “rassicurare i mercati” e gli altri partner (soprattutto le destre, va detto) europei. Che questo sia profondamente ingiusto, anche perché il debito pubblico esplode a causa della crisi finanziaria procurata dal settore della finanza privata – mai chiamato a rispondere dei danni procurati e anzia premiato da Basilea III – e perché gran parte dei ministri “tecnici” sono espressione o componenti di quei board che hanno portato al disastro, è cosa indubbia. Che però oggi sulla capacità di tagliare, anche in modo poco intelligente si ottenga credito è altra cosa indubbia.
      Quindi serve anche “un cane da guardia”, non perché piaccia a me, ma a garanzia di quel rigore.
      Concordo sul fatto che rimettere a posto i conti sia solo uno dei punti (prodromico però, in tempi di professori al governo), ma che sia forse più importante quel percorso di “rinascita e trasformazione” di cui scrivi. Ed è su questo percorso che si sarebbe – a mio avviso – dovuto sfidare Massimo Zedda, la Crivellenti e lo staff. Non si tratta di un generico “lasciar lavorare”, ma di entrare nel dettaglio su “cosa” fare e “come” farlo.
      Ma ad oggi si è parlato molto dell’inadeguatezza della Crivellenti, senza mai andare a vedere un progetto concreto e perdendo tempo. I lavoratori – lo dico da comunista e lo faccio pure in quanto componente RSU della mia organizzazione – devono essere sentiti e hanno un ruolo importante e possono anche proporre soluzioni. Per quello che secondo me dovrebbero evitare è il muro contro muro inutile. L’inadeguatezza della Crivellenti, se reale, sarebbe emersa dal piano industriale, dalla proposta artistica, dalla composizione dello staff.
      Personalmente non ho mai auspicato una radicalizzazione delle posizioni e reputo il percorso fin qui seguito costellato di errori sia da un lato, sia dall’altro. Francamente spero che si possa trovare una via d’uscita, perché le guerre alla fine non le vince nessuno.

      • Der Kommissar says:

        “Sia da un lato sia dall’altro”. Questa finalmente è una posizione equilibrata, gentile Sovjet. Se non altro quanto all’onestà intellettuale di voler comprendere che, forse, non è che il torto stia tutto dall’altra parte. Rispetto alle smargiassate di Ainis, o Segurani, o […omissis…] o delle ricostruzioni giuridiche da Bignami che sono circolate qua e la ad opera di anonimi singolarmente ben informati, non credo per aver hackerato il PC del sindaco o per avere facoltà divinatorie, siamo finalmente a un atteggiamento più responsabile. Non so se corrisponda a quello a cui il sindaco d’ora innanzi impronterà il suo atteggiamento rispetto al Lirico e ai lavoratori, ma ho buoni motivi per ritenere che potrà essere così. Ripartiamo da qui, e iniziamo a ricucire, ma per davvero, e non con declamazioni retoriche ai giornali. Magari a ricominciare dallo staff. Che, ma è un umile suggerimento, per compensare la scarsa esperienza della signora Crivellenti – che ad oggi, TAR e assimilati permettendo, è il sovrintendente – dovrebbe essere formato da persone scelte, nei limiti delle disponibilità di spesa del Teatro, privilegiando solamente il criterio della competenza, a prescindersi da qualsiasi appartenenza politica. Certi nomi circolati sono una bestemmia rispetto a ciò. Adesso il sindaco Zedda ci stupisca. Mi permetto solo un appunto finale: quella del sindaco per le riduzioni di spesa come bussola quasi esclusiva mi sembra un’autentica fissazione. Ciò che importa non è tanto spendere poco, quanto spendere bene, che se si spende bene c’è sempre un ritorno. Insomma non Meli, ma neppure Dibenedetto. Monti, Tremonti, Grillo e compagnia cantante hanno fatto fin troppa breccia, e la politica ha troppo spesso abdicato al suo ruolo di guida dei cambiamenti assecondando troppo i ragionamenti di pancia di un’opinione pubblica non sempre ben informata, e per via della crisi neanche troppo serena. Ma a marzo ci sarà un governo di sinistra presieduto da Pierluigi Bersani. E potremo, finalmente, iniziare a cambiare passo.

        • Sovjet says:

          Credo che su un punto si possa essere d’accordo: non bisogna spendere poco o tanto, ma al meglio quello che si ha. Sembra lapalissiano, ma spesso così non è.

          • Der Kommissar says:

            Sul resto non prende posizione? Intendo, rispetto al complesso della perorazione finale? Gentile Sovjet, ma lei non è di sinistra, anche tendente un po’ alla sinistra radicale? Non pensa che l’ignobile demagogia che tende a strumentalizzare problemi economici e sociali invero ben reali per fare tabula rasa di capisaldi dell’attuazione della nostra costituzione, come ad esempio l’articolo 9, o talora delle stesse istituzioni democratiche, vedasi abolizione delle province o folli proposte di tagli agli organici delle assemblee elettive o dei plenum degli organi collegiali tali da renderne scontata l’impossibilità di funzionamento, vada duramente spazzata via da parte di chi sostiene idee, programmi e metodi di sinistra? Non pensa che grillini e assimilabili non siano da recepire ma da combattere, che a proporre cose folli ci sia bastato e ci basti il signor Berlusconi Silvio, nato a Milano il 29 settembre 1936, ivi residente alla via Rovani, notoriamente affetto da disturbo bipolare maniacale? Coi matti non si discute neanche, egregio Sovjet, i matti li si combatte, sostenendo con coraggio le proprie idee nel Parlamento e nel Paese – per voi nel Paese, finché Sel non approderà in Parlamento dopo le prossime elezioni politiche – e ponendoli spietatamente, e quando dico spietatamente dico senza porgere l’altra guancia né concedere rispetto a chi non ne merita. Questa è robaccia, fascismo, chi è di sinistra la deve combattere senza chiedersi neanche il perché, e se trova sulla sua strada qualcuno che fa stolti discori di pancia, del tipo “i politici sono tutti ladri” e via scendendo si potrebbe arrivare anche alle fondazioni liriche, a meno che non ci si trovi al cospetto di soggetti palesemente affetti da patologie psichiatriche, o perennemente avvinazzati, o semplicemente idioti – ce ne sono tanti, purtroppo – non si assecondano per quieto vivere, ma si convincono fino all’ultima parola necessaria, con la forza del ragionamento, che se ben articolato e fondato è l’arma che smonta tutto, più delle armi da fuoco adoperate in tante rivoluzioni. Il sindaco Zedda purtroppo non ha mostrato finora di essere su questa lunghezza d’onda. Dica anche lui, finalmente, qualcosa di sinistra.

            • Sovjet says:

              Io penso che si debba essere irriducibili nell’obiettivo, ma strategici nell’azione necessaria per il loro perseguimento. C’è un lavoro enorme da fare e non basta parlare, bisogna avere la possibilità di fare, che come diveva Enrico Berlinguer significa avere il potere di trasformare i progetti in realtà. Questo nelle democrazie lo fai col consenso. Ma è necessario un lavoro ancora più profondo di ricostruzione della coscienza critica di questo paese e dei suoi abitanti. E per questo che la cultura è importante: perché dovrebbe fornire strumenti di analisi della realtà e capacità di immaginarne un’altra.
              Questi cambiamenti hanno tempi lunghi e fasi intermedie. Non si possono essere affrettati più di quanto non possa essere affrettata la gestazione di un bimbo: ci vogliono nove mesi!
              Cagliari forse non è l’eterna città di destra che qualcuno immaginava, ma non è neppure la Stalingrado sarda: credo che Massimo Zedda (che di certo è meno a sinistra di me, che sono moderato di temperamento ma radicale di idee) sia quanto più a sinistra si possa avere in questa città oggi. Con lui vanno costruite le fondamenta per una città diversa, fondamenta anche imperfette, anche non solidissime, ma che permettano di poter costruire. Come lei sa, noi non possiamo dire che se i fatti non si attengono alle teoria, tanto peggio per i fatti – come pare dicesse un famoso filosofo tedesco (a cui lo stesso Marx qualcosa deve…) – ma dobbiamo usare questa stessa realtà come strumento di valutazione della nostra azione concreta, di quanto sia adeguata per il raggiungimento dei nostri obiettivi finali, che poi alla fine sono sempre quelli: libertà, uguaglianza e fraternità. In parole povere, giustizia e dignità per tutti.

              • Anonimo says:

                Leggo che anche lei vuole fondamenta e costruzioni. Costruire. Edificare. È un obiettivo comune e unificante. Da qualche parte viene sempre fuori.

                • Sovjet says:

                  Sì, ma senza che sia preso troppo alla lettera, perché qui a Cagliari “costruire” e “edificare” hanno significati fin troppo concreti! 😀

        • spendere bene…sono molto d’accordo. Ma bisogna anche ripianare il debito. Quindi spendere di meno (non poco) e bene. Aumentare gradatamente la produzione e cercare di aumentare gli incassi andando a riprendersi il pubbico che in questi anni se ne è andato. Lo dico con molta tristezza: ho assistito ad alcune serate di questa stagione con un teatro mezzo vuoto. Che è già tanto se si pensa all’assenza totale di guida e all’autogestione.
          Spero in un buon direttore amministrativo: che dici, ce la si fa a trovarne uno che poi non debba scappare distruggendo i documenti!?

          • Der Kommissar says:

            Luca, penso che bisogna spendere soprattutto per fare profitti, o quantomeno non perdite come in era Meli, tanto coccolato trasversalmente da Soru – in genere nemico giurato degli “sprechi” – passando per l’Unione Sarda, non escluso qualche ambiguo esponente del Partito Democratico. Non è una quadratura del cerchio facile, ma ad esempio, se è vero che la Crivellenti ha competenze in questo ramo (dire che è falso non possiamo dirlo se siamo in buona fede, dire che è vero a priori non è serio, mettiamola alla prova sempre permettendo il Tar) non sarebbe male che si dedicasse a una valutazione sui gusti del pubblico, questo è marketing mi sembra. Chiaramente chi non ha una grande cultura operistica dirà sempre Turandot anziché Nabucco, ma, ad esempio, non sarebbe una buona idea cominciare per il futuro (la stagione 2013 temo sarà un po’ d’emergenza, e con le antenne drizzate per cercare di scongiurare la controriforma Monti approvata nell’ultimo consiglio dei ministri) a “gettare esche” nella platea degli appassionati attuali e potenziali, quest’ultima potenzialmente ben più ampia di ciò che si creda, per sondarne la ricettività su cose non così scontate e magari anche nuove, sempre nel limite dell’ambito lirico-sinfonico? Anche per quanto riguarda le contaminazioni, se il discorso è che artisti come Mannoia (assolutamente pregevole) o Vasco Rossi (già un po’ fuori contesto, sicuramente più di Cocciante, Battiato o altri) devono comunque fare tutto in outsorcing, non penso sia una vera e propria profanazione del Lirico, e potrebbe anzi essere un’occasione per aumentare gli introiti e offrire spazi in una città che ne è avara per la musica in generale. Bastano garanzie comunque di qualità per salvaguardare l’immagine del Lirico, per intenderci, Marco Carta e assimilabili gentilmente si levano dai coglioni (mi scuso per la volgarità).
            Sicuramente l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è che il sindaco, se è vero che non ama la lirica e dal momento che anche il suo bagaglio di nozioni economiche sembra un po’ claudicante – stiamo parlando pur sempre di un’impresa, per quanto culturale e atta a perseguire finalità tutelate dalla costituzione che giustificano le erogazioni di soldi pubblici, e condurre un impresa in modo avveduto non è solo tagli agli sprechi, che poi se non sei in grado di offrire un prodotto di qualità o appetibile fallisci ugualmente – la piantasse una buona volta di voler gestire tutto e tutti, il che sarebbe possibile solo alla luce di una preparazione e una competenza che almeno in questo ramo, dovrebbe riconoscerlo con onestà, non ha. Poi i suoi plauditores potranno anche convincerlo di essere un novello Bill Gates, io resto convinto che questa gente dovrebbe levarsela di torno al più presto. Se ha imparato una lezione dovrebbe essere che danneggiano lui e la comunità che dovrebbe servire. Si fidi di qualche esperto competente, cribbio, che ce ne sono nella sua area politica, e mica son tutti lì come pescicani a dire le cose o a fare proposte solo per ottenere prebende!!!

            • alberto says:

              ma come sono d’accordo! spendere per fare profitti! in fondo è quello che dice anche luca: ritrovare il pubblico, aumentare la produzione. Nulla contro le contaminazioni se intelligenti e non facilone. Aggiungo una nota: mi pice molto questa nuova pacatezza. Riusciamo a tenerla anche per il futuro e a fugare volgarità, partigianerie, dietrologie?

            • Sovjet says:

              Io non credo che la Fondazione debba fare profitti e neppure che debba “risparmiare” che mi pare un po’ la fissazione di Massimo e anche l’unica cosa che lo accomuna a Soru. Il Teatro deve produrre utilizzando fino all’ultimo centesimo in modo ottimale, abbattendo gli sprechi sì, gestendosi con oculatezza anche, ma nelle istituzioni a finanziamento pubblico il risparmio è segno di inefficienza: se hai soldi per fare e non li spendi tutti vuol dire che non hai fatto abbastanza! La logica d’impresa lasciamola all’impresa.
              Perché con l’ottica di massimizzare il guadagno poi è questo il driver che guiderà la programmazione. E non converrà scommettere né sul nuovo, né sull’insolito; non si potrà formare, né sperimentare. In ogni caso la Fondazione ha risorse regionali per mettere al lavoro le sue maestranze e per fornire assistenza anche alle altre arti; per produrre opere e per collaborare col Teatro di Sassari. Insomma, se si vuole io credo che molto si possa fare. Non lo dico io, l’ha detto già da tempo il mio amico Gianluca Floris.
              Adesso che il mio amico e compagno di partito Massimo Zedda ha il sovrintendente che voleva – Tar permettendo, ma non è detto che la sentenza sia domani mattina – alibi non ce ne sono più, né per lui, né per chi come me l’ha sostenuto fino ad oggi. Adesso servono idee e programmi di breve, medio e lungo periodo.

              • caro Sovjet, su questo mi spiace ma non saremo mai d’accordo. Non concepire i beni culturali, materiali (arte etc.) e immateriali (letteratura, musica, teatro, etc.) organizzati secondo una logica d’impresa pubblico-privata è la linea antica della cultura come servizio, che non solo è insostenibile oggi per lo Stato, ma è anacronistica e fallimentare. Soprattutto non è mai stata alla base di nessuna Civiltà fiorente. Anzi, è alla base dei regimi totalitaristici che notoriamente hanno bloccato la cultura e l’hanno penalizzata. Esempio: i Greci organizzavano i grandi agoni teatrali come festa di tutta l’Ellade. Un appuntamento sommamente politico e democratico (secondo il loro concetto di democrazia che per noi oggi sarebbe un tantino oligarchico). Chi pagava? una piccolissima parte lo Stato, una somma parte il corego, ossia un cittadino ricco scelto dallo stato e al quale veniva dato l’onore di sovvenzionare gli agoni drammatici. Non poteva sottrarsi all’onore (pena perdere ciò che possedeva). In cambio aveva fama e potere politico. Se la manifestazione non andava bene e gli organizzatori sperperavano denaro senza trarne profitto per lo stato (che poi lo reinvestiva per i cittadini), quelli venivano accusati pubblicamente e coperti di vergogna. Il Rinascimento, che è caratteristica precipua dell’Italia, è frutto di investimenti privati, le grandi casate aristocratiche e la Chiesa: su di esso noi viviamo ancora, “vendendo” tutto il made in Italy (moda, automobili etc.) grazie a Firenze & C.
                Strutturare il settore secondo una logica del profitto non significa nè sfruttare i lavoratori, nè arricchire i singoli, nè abbassare il livello culturale. Al contrario significa valorizzare il patrimonio rendendolo appetibile, valorizzare le professionalità, reinvestire sulla conservazione. Significa essere tenuti a fare le cose molto bene perchè non paga nessun Pantalone, ma devi pagare tu se sbagli! Quindi significa che tutti devono dare il meglio: nel caso de lirico tutti devono lavorare al massimo per vendere più biglietti e per esportare il melodramma all’estero dove è assai richiesto. Significa aumentare le entrate diversificando anche le fonti di entrata (creatività ci vuole e capacità di marketing).
                Prendi come esempio il festival di Salisburgo e va a vedere cosa ha fatto Pereira quest’anno: con una programmazione variegata e di qualità affiancata da moltissime manifestazioni collaterali, un merchandising notevole, molta pubblicità fatta in modo sapiente, ha avuto più pubblico e più incassi dell’arena di Verona e senza avere un anfiteatro da 15.000 posti a sera (faccia due conti su cosa si può incassare con 15.000 posti a sera per 50 sere). E Salisburgo è il simbolo del top nel settore della musica colta, con un brand che vende al mondo Mozart, dai cioccolatini alle scemenza di ogni tipo. Questa è impresa culturale che riversa ricchezza sul territorio. Il Lirico deve strutturarsi in modo simile, individuando la sua propria peculiarità, ciò che lo rende unico, diverso dagli altri teatri. Bisogna farlo dialogare con i teatri esteri (non solo italiani, è ovvio!). Bisogna che il pubblico venga anche da fuori e desideri venirci perchè fa un ragionamento tipo: “vado a Cagliari a sentire l’opera X che è prodotta con Parigi, Vienna, Berlino, N.Y etc. e in Italia c’è solo lì. Sai hanno un pacchetto pensato appositamente per l’occasione, con biglietti aerei agevolati e alberghi in convenzione con il teatro. Il giorno successivo il teatro organizza una visita guidata al retropalco con i tecnici. Nel pomeriggio ho un tour per la città etc. Guarda, la volta scorsa mi sono comprato il binocolo con il marchio del teatro per vedere bene il palco!”. Insomma, mi devo inventare qualcosa di accattivante. Se no non decollo.

                • Sovjet says:

                  Hai ragione, su questo punto non saremo mai d’accordo: per me la cultura è un diritto e un diritto che deve essere riconosciuto a tutti. Se inserisci le regole del profitto, richiamarsi al passato greco o rinascimentale è inappropriato perché ci troviamo in società precapitalistiche, sono quelle che decidono ciò che funziona e ciò che non funziona e la scelta non va nella direzione di un miglioramento della qualità artistica, ma di ciò che fa guadagnare di più. Inoltre, inserendo meccanismo di mercato spinti, si farà solo ciò che il mercato richiede e gli unici che avranno voce in capitalo saranno coloro che sul mercato hanno capacità di spesa. Insomma si sale su un piano inclinato che spinge verso il basso.
                  Questo no significa che non si possa immaginare una gestione più oculata e attenta, più “razionale”. Immaginare che una gestione di questo tipo possa scaturire solo inserendo meccanismi di ricerca di profitto per me è (falsa) ideologia.

          • Peppino says:

            Per esempio, leggevo su altro post di programmazione di Turandot e preplessità su organici insufficienti. Secondo me può essere questo un punto da cui partire: lavorare con ingegno, fantasia e ottimismo per destrutturare e poi ristrutturare “su connottu” , adattandolo creativamente alle nuove condizioni e/o difficoltà. La filologia musicale non dev’essere per forza un impedimento. Sedersi sui morbidi cuscini del collaudato può diventare una routine, trarre dalle difficoltà il meglio possibile spesso trasforma l’utopia in miracolosa crescita. Del resto non mi sembra che 90 o 73 coristi facciano la differenza, quando si dà il massimo, si è diretti adeguatamente e ci si batte tutti insieme per ottenere un risultato che superi le aspettative. Ricordandosi che bisogna offrire musica, e quindi un ascolto, di qualità anche a chi non possiede ancora gli strumenti culturali per capirne il senso profondo. Altrimenti, se ci si trincera dietro i “ma si è sempre fatto così”, “il pubblico non capirebbe” e compagnia cantante, si nutre que conservatorismo che in fondo nasconde quell’atteggiamento che Mao chiamava “disprezzo delle masse popolari”. Insomma, io auspico coraggio e visionarietà, utopia e sogno, unità e moderazione (nelle spese) ricordandosi sempre che si usano soldi di tutti. (Qualche studio sul “teatro della povertà” non farebbe male, almeno a qualcuno).

            • Barbara says:

              Eh… Insomma… Il suono di venti persone in più cambia, eccome, il risultato. Tantopiù se l’orchestra è ben nutrita come quella di Turandot, con organico sinfonico più banda sul palco. Se un’opera è scritta per un organico che prevede un numero minimo di elementi, quello dev’essere rispettato, ma non perché se no si offende la ziodda,semplicemente per questioni acustiche. È come voler superare con un fischietto il rumore prodotto da una curva di ultras (passatemi il paragone calcistico). Tenga presente che nell’opera NON c’è amplificazione, come invece avviene per la musica pop/rock etc.

    • Bruno Ghiglieri says:

      Leggo solo ora questo commento. Finalmente un’analisi lucida, espressa da una persona competente! Sottoscrivo in toto.

      • Peppino says:

        Perchè non si generino equivoci, la mia posizione su Zedda e Crivellenti non è cambiata di una virgola, e continuo a ritenere le mosse del sindaco, e la scelta della sovrintendente, un gravissimo errore, politico e anche umano. Il mio obbiettivo non è trovare giustificazioni a queste scelte. E’ quello di provare ad indicare a chi il teatro lo gestirà e a chi ci lavora (attraverso il contributo di tutti) dei progetti di crescita, sia nel senso dello sviluppo di linee artistico culturali che rendano l’offerta credibile ed appetibile, che nel senso di iniziative tese a socializzare la musica, la sua produzione ed il suo ascolto. Pensando anche a come gestire in un progetto comune teatro, conservatorio e parco della musica (che secondo me continua a restare il gentile omaggio di un sindaco a un costruttore per l’abbellimento di un hotel cittadino).

        • Peppino says:

          P.S. L’ “obbiettivo” di sopra, anche se ammeso ma non elegante, non è stata una mia scelta stilistica ma un inceppamento del tasto. Vi chiedo scusa.

  6. Anonimo says:

    L’isterico maestro, che credeva di scrivere in anonimato ma è stato così furbo da farsi sgamare, non scrive più qui da qualche giorno. Forse si sente offeso, si dice che abbia proposto addirittura qualche querela. Ma le querele a volte sono boomerang, specie quando invogliano i magistrati a indagare a fondo per scoprire la verità, quella verità che sarà disastrosa per lui e i suoi protettori. E forse lui resterà comunque sulla strada, per motivi che gli addetti ai lirici lavori possono ben intuire. I suoi protettori saranno sommersi dagli avvisi di garanzia e dalle citazioni presso la corte dei conti, e se i magistrati saranno di umore particolarmente cattivo, non si esclude la custodia cautelare per qualcuno. Stay tuned. P.S. Gabriele Ainis sappiamo chi sei, attendiamo solo di verificare gli ultimi riscontri per farti avere il fatto tuo. A norma di legge, s’intende …

    • Sovjet says:

      Il PS di questo commento, fatto da un anonimo, che minaccia di “far avere il fatto suo”, perché “sa chi è” (ma sta verificando gli ultimi riscontri, per attaccarci un bersaglio sopra, immagino) è uno dei punti più bassi toccati in questo blog. Il richiamo alla “norma di legge…”, coi puntini di sospensione, come se si fosse costretti perché altriment in ben altro consisterebbe questo “far avere il fatto suo” è un esempio di cialtroneria e di vigliaccheria, perché quando si minaccia da anonimi altro non si è.
      Cosa curiosa questa di Ainis, che si firma con un nome e un cognome e viene accusato di vigliaccheria da una pletora di anonimi…
      Dispiace, perché un conto è la discussione, anche dura, altro sono le minacce, E dispiace che chi dovrebbe vigilare per tenere un clima che comunque permetta la discussione ogni tanto se ne dimentichi.
      Comunque, in attesa che qualcuno faccia avere il fatto suo ad Ainis, lo fa avere lui a voi.
      http://gabrieleainis.wordpress.com/2012/12/24/minacce-sotto-lalbero-auguri-da-vito-biolchini/

      • Michele Ainis è un ottimo costituzionalista. Ed esiste veramente. Gabriele Ainis è un giochino che utilizza un altro nome di arcangelo per scimmiottare una autorevolezza che il nascosto o i nascosti Ainis (su Facebook Boicheddu Segurani) non hanno mai avuto e che, giunti ormai nella seconda parte della loro vita, non raggiungeranno ormai più. A mio avviso l’unico vero problema di Gabriele Ainis è che rimane dietro un muretto a secco. Perché, anche se è vecchio e istruito, non ha un elemento fondamentale che distingue gli uomini dagli ominicchi e dai quacquaracquà: il coraggio. Non l’ha mai avuto in tutta la sua vita, non l’avrà mai.
        Del resto il vecchio Ainis, wanna-be autorevole, una volta allo scoperto, privato dal fascino della mascherina da supereroe dei poveri e dalla sicurezza del vivere nascosto, sarebbe mostrato a tutti per quello che è: un vecchio (una vecchia?) rancoroso che sbraita lanciando insulti più o meno sostenuti dai suoi inutili e sterili studi. Ma che lasceranno la traccia che devono lasciare. Beninteso, ognuno ha il pieno diritto di lasciare qualcosa agli altri della sua vita. Michele Ainis lascia, ad esempio, libri e interventi come costituzionalista riconosciuto e autorevole. Gabriele Ainis lascia quello che tutti potete vedere sul suo divertente blogghino e sui commenti ai suoi pezzi. Che deve essere il meglio di quello che ha fatto nella sua vita, immaginatevi un po’.
        Dietro Ainis ci devono essere persone che sono abbastanza alfabetizzate da avergli giustamente consigliato di approdare sulla piattaforma WordPress, visto che quella su Tiscali che aveva prima lasciava tracce per chi (magari giornalista) lo stesse inseguendo, putacaso, tramite la macchina della giustizia, per un reato di diffamazione.
        Qui su wordpress siamo negli USA e con le rogatorie internazionali per diffamazione ci fanno degli usi poco onorevoli. Quindi bene ha fatto ad aprire il suo blogghino su wordpress.
        Buona vita Gabriele. Fatti regalare un po’ di coraggio e vieni (venite?) allo scoperto. Dopotutto è Natale. Fatti un regalo.

      • matteo says:

        http://boicheddusegurani.blogspot.nl/2011/07/chi-e-gabriele-ainis.html?m=1 no, perché ainis non è mica anonimo, no no. Ce lo spiega addirittura lui in persona con il nome del suo profilo fb …

        • Sovjet says:

          Matteo, quello è un post scritto così ad arte. Io l’ho letto un anno fa (l’ho persino linkato a Gianluca Floris in un commento dove tracciava una biografia di Ainis) e gli scrissi una mail chiedendogli se esistesse o meno. Da allora è inziata una corrispondenza via mail, dove discutiamo e a volte siamo d’accordo, a volte in disaccordo sulle sue posizioni.
          Io gli scrivo che a volte fa incazzare la gente tanto per farla incazzare e che quindi le argomentazioni che porta passano in secondo piano, lui mi risponde che si diverte così.
          Ma esiste, non ha scritto libri, però ne legge parecchi pure lui.
          E pone una domanda interessante, perché ci si incazza tanto per le cose che scrive un “nessuno” (usa proprio questa parola) come lui.
          Il fatto è che a volte solo a chi è “qualcuno” si riconosce il diritto di criticare un altro “qualcuno”. Un “nessuno”, anche se capace di leggere, scrivere e far di conto, no. E questo dovrebbe farci riflettere un pochino su chi parla per chi: chi parla per sé stesso, chi parla per gli altri e ch parla per i propri pari grado…
          Buon Natale.

          • Matteo says:

            Io resto del parere che dietro quello pseudonimo si trinceri qualcun altro. E questo qualcun altro, forse, la sta facendo sotto il naso anche a te. Potrei sbagliarmi, anzi, sicuramente mi sbaglio, ma è una mia sensazione. In ogni caso, oltre i modi, io ne contesto proprio le affermazioni. I modi, però, soprattutto. Poi, a dirla tutta, di quello che pensa G.A. non me ne può fregar di meno, mi infastidisce quanto mi più infastidire l’arroganza che accusa gli altri di essere arroganti. Tutto qui. Poi, tornando nel merito della questione, io di tutta questa vicenda ho sempre criticato e continuerò a criticare i modi, sia della scelta che di come la si è portata avanti e difesa, ma anche io sono un umile scribacchino da tastiera, ma non mi permetto di dire merda, clitoride o cazzi vari ogni piè sospinto per cercare di impressionare gli altri. A parlare costantemente di invidia del pene e di sesso e di organi vari non si attira altro che commiserazione.
            Io ci ho provato diverse volte, sia con lui e delle volte anche con te, a rimanere nel merito, ma se poi dai discorsi si passa all’attacco personale (e basterebbe leggere un qualsiasi commento di G.A. per suffragare questa mia frase, non parlo di te) o ai cazzi ai culi e ai clitoridi perché, fondamentalmente, si è arroganti e presuntuosi, alzo bandiera bianca. Nessuno, dico, nessuno di chi difende questa scelta e le modalità, che risponda ad un semplice quesito: perché infangarsi in questa faccenda? E, una risposta alle parole di G.A. la devo. Lui trova assurdo che i dipendenti si scelgano il loro capo. Ok, su questo ci sto. Da questo ne deduce che tutti coloro che commentano qui contro questa nomina siano dipendenti o persone che ne ricaverebbero prebende in assenza della nuova sovraintendente. Bene, questo è un ragionamento semplicistico che, invece di spiegare le proprie ragioni, pone gli avversari in conflitto d’interessi e smonta in partenza la discussione. Lo trovo scorretto, oltre che falso. Lo si è fatto con Vito, lo si è fatto con G. Floris, lo si fa con chiunque critichi il modo di fare di chi detiene il potere. Le difese a spada tratta sono anche simpatiche ai miei occhi e hanno tutta la mia stima, ma le difese a spada tratta a prescindere un po’ meno. Mi resta una domanda: ma non è che chi per primo parla di prebende è colui che ci guadagna da questa situazione? (Lui e gli altri che lo fanno). Ma questa, carissimo, è tutta un’altra faccenda., Con rispetto,
            Matteo

            • Sovjet says:

              Caro Matteo, sul fatto che Ainis ogni tanto voglia fare il Daniele Luttazzi e questo un po’ urti, ci può stare, Io stesso penso che a volte questo modo di porsi sposti l’attenzione dalle cose che scrive – su cui si può essere o non essere d’accordo, ma sono sempre frutto di ragionamento – al modo in cui le scrive. Naturalmente i clitoridi sono un riferimento al film “Gola profonda”, dove la protagonista Linda Lovelance, riusciva a provare priacere soltanto attraverso la pratica suddetta che da allora assunse quel nome (deep throat), quindi quel riferimento credo sia una sorta di porno citazione colta, visto che “Gola profonda” fu un film sdoganato anche dagli intellettuali del tempo,
              Vedi Matteo, io credo che bisogna però essere oggettivi: non valgono le difese a spada tratta, ma neppure gli attacchi…Se io sostengo un’opinione è perché credo di avere ragione e quindi la difendo, come credo faccia tu.
              Ma il punto è un altro: si può criticare Ainis, lo si può detestare, ma minacciare di “dargli il fatto suo” dopo averlo individuato, salvo accertamenti, a me puzza semplicemente di fascismo. Cosa questa che dovrebbe far venire i brividi anche a te. Cazzi, culi e clitoridi a parte.
              Marcello

              • Matteo says:

                Con tutto il rispetto, Marcello, di tutto il discorso che ho fatto la tua attenzione è caduta su Ainis come personaggio e non sul merito delle cose che ho scritto per contestarne le opinioni. Mi sembra abbastanza tipico andare fuori tema e ne prendo atto. Sul fatto suo da dare ad Ainis non mi esprimo, ti inviterei soltanto a leggere i suoi post non con l’occhio dell’amico, ma con occhio esterno. Ti sorpenderai del linguaggio, delle cadute di stile, per non parlare dei commenti con cui risponde (e mi fa ridere che tu sia finito da quelle parti per i commenti espressi qui e non ti renda conto di tutte le volte che manca di rispetto ai suoi interlocutori che non sono d’accordo).
                In ogni caso, davvero, me ne frega zero di lui, di chi sia etc etc, ho solo rimarcato che il tuo ingresso in sua difesa da queste parti l’ho trovato fuori luogo, ma è una mia opinione. Per quel che riguarda il resto, mi farebbe piacere che si restasse nel tema. Ma a quanto pare, come suggerisce sopra uno dei tanti anonimi, lo sport preferito di alcuni è quello di deviare dal merito, spostare, insomma, l’attenzione su altro per assenza di argomenti che sostengano le proprie opinioni.
                p.s. La spiegazione di gola profonda mi è piaciuta, ma ci ero arrivato da solo 😉

                • Sovjet says:

                  Vedi Matteo, io sono intervenuto su un commento apparso su questo post. Questo è il mio tema: il limite. E io credo che forse quel commento, con quella minaccia finale, non avrebbe avuto ragion d’essere. Punto.
                  Io i post di Ainis li leggo e siccome leggere è un po’ il mio mestiere, non uso né l’occhio dell’amico, né l’occhio del nemico (per dire che quello che chiamano “effetto alone” funziona nei due sensi). Rispetto al linguaggio possiamo pure essere d’accordo.
                  Io non sono “finito da quelle parti per i commenti espressi qui”, ma semplicemente perché qui si è sviluppato un pensiero di gruppo da cui non si poteva derogare, a patto di essere insultato. Dal momento che io non potevo essere attaccato in altro modo che il fatto di essere un “militante”, questo avanzava e bastava come argomentazione.
                  Visto che leggi i post di Ainis, avrai anche visto che spesso si prende insulti e basta e che quando risponde “a cazzo”, spesso anche il commento era “a cazzo”.
                  Rispetto a deviare dal merito, io non devio, sul tema in oggetto quello che dovevo dire l’ho già detto e tutto quello che sta succedendo non fa che confermare che ci avevo visto giusto. Si fosse evitato tutta questa guerra santa, accelerare per avere un piano industriale e vedere quale squadra sarebbe stata messa in campo per realizzarlo forse sarebbe stato meglio. Si è preferito iniziare la crociata contro la Crivellenti, a ostinazione è stata opposta ostinazione. Se Massimo Zedda è convintissimo – com’è perché altrimenti non si sarebbe messo in questa condizione – che la Crivellenti sia la scelta giusta, non si capisce perché debba recedere. Legittimo che i sindacati abbiano portato alle estreme conseguenze questa lotta (io credo che abbiano fatto un errore strategico, ma tant’è). I risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi.
                  Zedda è stato danneggiato da tutto ciò? Non lo so: i sondaggi lo danno candidato vincente sicuro in caso si candidasse Presidente della regione e Vendola, a Cagliari, ha preso il 15% in più dei voti presi in media in Italia, con il doppio dei votanti alle primarie rispetto alle amministrative. Io rifletterei anche su questi dati.

                  • Bruno Ghiglieri says:

                    Magari fosse solo un problema politico. La verità è che anche a Cagliari, come nel resto d’Italia, sulle questioni musicali tra i non addetti ai lavori domina una ignoranza crassa. Se uno è analfabeta musicale, prima di scegliere il manager di un’istituzione lirico-sinfonica dovrebbe recitare un atto di umiltà e poi ascoltare i consigli di persone esperte. La stessa cosa dovreste fare tu, Marcello, e i numerosi paladini del giovine sindaco: non pronunciarvi su argomenti di cui ignorate totalmente le fondamenta teoriche e pratiche. Io rifletterei su questi dati di realtà, non sui numeri di Vendola. Spero che Crivellenti ci smentisca tutti, ma temo l’effetto Francia (Paolo), l’effetto Schifani e l’effetto Di Benedetto: il primo parlava di “rinnovamento” e ha dato inizio alla distruzione di Radio3 (peggio: lui annunciava pubblicamente di voler “abbassare il livello culturale” del palinsesto. Insomma giocava a carte scoperte. Dal 1994 ad oggi lui e i successori sono riusciti benissimo nell’intento); il secondo si giustificava dietro un’istanza di “rinnovamento della musica classica” quando ha invitato il funesto Giovanni Allevi a dirigere il concerto di Natale in Senato; il terzo ha fatto esibire al Lirico Marco Carta in un brano di Prokofiev. Con Crivellenti avremo Valeria Marini che canta Berio? Questo è il timore che serpeggia tra gli addetti ai lavori e il pubblico culturalmente più avveduto: che si voglia snaturare la “mission” del Lirico. Di più: che dietro la scelta di Zedda si stia delineando una strategia mai del tutto nascosta da chi governa la cultura in questo Paese: ridurre il numero delle istituzioni lirico-sinfoniche, a cominciare da quelle più periferiche. Altro che “guerra santa”, caro Marcello.

                    • Sovjet says:

                      Bruno io non sono molto d’accordo su questa tua posizione. Intanto perché non si applica al mio caso: io non ho mai detto di essere un esperto di lirica. Mi piace molto la musica, tutta, dalla Lirica al canto a tenores, passando per il rock. Però se non entro nel merito squisitamente tecnico posso di certo farlo – in quanto cittadino – in quello politico: la scelta di cosa fare e come riguarda anche me. Allora, se come dici tu c’è molto analfabetismo musicale, uno dei compiti – forse quello preminente visto che la Fondazione funziona esclusivamente su fondi pubblici – dovrebbe essere quello di alfabetizzare alla musica, piuttosto che allestire spettacoli per i pochi che ne capiscono e per i molti che ci vanno a darsi un tono. Io sono ben consapevole di quello che tu temi, ha anche un nome e una rappresentazione grafica: nel pensiero sistemico è definito “archetipo dell’erosione degli obiettivi”. Se si fissa l’asticella ad una certa altezza è c’è uno scarto tra l’altezza e quanto si è in grado di saltare possono esserci due soluzioni: si moltiplicano sforzi e allenamenti oppure si abbassa l’asticella. Ma una volta che si abbassa l’asticella, che si fa scivolare l’obiettivo verso il basso, questo inizia a erodersi lentamente fino a perdere definitivamente valore e significato. Come nella storia della rana bollita: lentamente il calore sale, ma quando la rana se ne accorge è ormai troppo intorpidita per saltare fuori.
                      Quindi il problema non è “snaturare” il Lirico” (posto che i santuari lasciamoli alla religione) e neppure credo che sia interesse di Zedda sostenere chi mira a ridurre il numero delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche, anche perché per lo scarso peso politico che abbiamo la prima sarebbe qui. Ma anticipare questa possibilità presentandosi con i conti a posto e una gestione oculata. Che non significa fare di meno, ma fare di più con quello che si ha ambendo a migliorarne la qualità. Poi, sui temi squisitamente tecnici, chiediamo ai tecnici. Ma non dimentichiamo che ad oggi i maggiori danni alla Fondazione li hanno fatti personaggi dal curriculum spesso ineccepibile.

      • Der Kommissar says:

        Caro Sovjet, Umberto Eco le da i punti quanto a giocherellare con le parole, devo dire abilmente. Il fatto suo, per uno che diffama continuamente, si chiama querela per diffamazione, ci vuole molto ad arrivarci? Non sono minacce, è la prospettazione dell’esercizio di un diritto. Si potrebbe argomentare in dettaglio anche con la Cassazione, ma significherebbe annoiare tutti, anche se mi rendo conto che, se la sua fonte di sapere giuridico sono quei luminari del diritto che ispirano le azioni sconcertanti del sindaco sul Lirico, avrebbe un profondo bisogno anche lei di farsi una vera cultura giuridica. Comunque, se vuole un esempio serio di minacce, da qualche parte c’è una minaccia di morte velata, ma chiara per chi sa leggere, fatta da qualcuno che scodinzola dietro Ainis. So chi è l’autore, lei si contenti di saperlo dai giornali a tempo debito. Buon Natale anche a lei, anche se è un ateo impenitente.

        • Sovjet says:

          Allora se si sente diffamato lo quereli per diffamazione. Utilizzando però i termini che mi pare lei conosce così bene. Perché “dare il fatto suo” suona così male che non serve certo un Umberto Eco per capirlo.
          Guardi, Ainis non ha nessuno dietro e non minaccia nessuno, Non ha proprio il fisico per farlo. Vero è che qualcuno vicino a lui invece è stato minacciato e pare anche pesantemente. E infatti, lui stesso mi consiglia spesso di stare attento. Ma non alle querele, proprio alle minacce fisiche.
          Io non so se sia lui che esageri oppure se è il rischio è reale. Per fortuna che la natura (le teorie sull’evoluzione rendono superflua l’esistenza di dio) mi permette di gestirmi ancora bene certe situazioni.
          Buon Natale a lei, se è credente vale doppio!

          • “Dare il fatto suo” significa semplicemente querelarlo dopo averlo identificato. Perché Ainis non esiste, è uno pseudonimo. E dire il contrario come tu fai è un gesto di somma malafede. L’unica cosa che rischia Ainis è di fare una figuraccia. Tu invece l’hai già fatta.

          • Simplicius says:

            Ma tutto questo movimento di Sovjet per difendere Ainis…………………??????????????

            • Sono amici. Soviet sa chi è e ne difende gelosamente l’identità.

              • Sovjet says:

                Conosco l’identità di Neo Andertal e di Zunkbuster e ne difendo gelosamente l’identità. Di Gabriele Ainis no, perché si chiama veramente così…

            • Anonimo says:

              Semplice. Ainis e’ l’attuale organo ufficioso del gruppetto piu’ esaltato dei sostenitori del sindaco, dopo che hanno rotto con casteddu online. Oppure e’ lo spirito santo che fa avere al tizio le notizie dal Lirico con due giorni di anticipo rispetto alle testate giornalistiche?

            • Sovjet says:

              Non sforzarti troppo e risparmia in puntini di sospensione (in italiano ne bastano tre) e in punti interrogativi, che non c’è il tanto …
              Comunque, credo che in questo blog sia molto più semplice attaccare Ainis che difenderlo e a me le cose troppo semplici piacciono poco.

          • Der Kommissar says:

            Un gran bel giro di parole, caro Sovjet, su una frasetta che non ho neanche scritto io, cercando solo di commentarla. Partivo caso mai dalla sproporzione tra la minaccetta, o pseudo tale, ad Ainis, che lei con la sua abilità con le parole ha notevolmente amplificato, e la minaccia ben più grave e, per motivi che so io, seria, che ho personalmente subito, e che so non essere in alcun modo attribuibile ad Ainis – questo cerca di farmelo dire lei – che non ritengo capace di esercitarsi nell’arte minatoria in modo così brutale, né per completezza è riportata sui suoi siti, sta altrove. Le deduzioni sono facili da farsi, per chiunque. Ma sul mentecatto che ha fatto la minaccia. Non su Ainis, del quale me ne impippo e del quale, se ogni tanto qualcuno non mi facesse il torto di farmi perdere tempo invitandomi a leggere suoi articoli, ignorerei tranquillamente l’esistenza. E’ anche noioso da leggere, tra l’altro, sa, tutte quelle metafore a sfondo sessuale alla lunga stufano.

            • Sovjet says:

              Scusi i miei limiti, ma non ho capito…ovviamente la seconda persona che ho usato in risposta al suo commento ha valenza generale: chi si sente calunniato o offeso da Ainis lo denunci.
              Per le minacce che lei ha ricevuto, mi dispiace e spero lei possa fare chiarezza e trovare soddisfazione. Ma resta il punto, un conto è minacciare di querela quando ci si sente calunniati, altro è minacciare di “dare il fatto suo”. Il senso di quel commento lo capiscono tutti e a quello io mi riferivo. Poi si possono leggere o non leggere i post di Ainis, li scrive sul suo blog e se linkati, nessuna legge o prescrizione medica obbliga a cliccarci sopra.

              • Der Kommissar says:

                Caro Sovjet, a volte ognuno capisce quel che vuole giocoforza capire. Capisco tutto. Che siete – come gruppo Sel col quale in qualche modo simpatizza anche Ainis, che si trova in qualche modo, per ragioni politiche, costretto a difendere ciò che ormai, e l’hanno capito proprio tutti in città, e quando dico tutti dico tutti in un senso che la invito ad afferrare per bene, è assolutamente indifendibile – costretti ad attaccarvi a qualche parolina forse fuori posto per cercare di difendervi nell’unico modo possibile: continuando a depistare dalla luna e concentrandovi sul dito che la indica. Tecnica peraltro già usata da Giovanni Maria Bellu e da Lilli Pruna, con risultati esilaranti. Caro Sovjet, qui il dito può essere qualcuno che usa termini inappropriati, come già il sindacalista Barrovecchio, ma il senso del cui discorso comunque le persone intelligenti e in buona fede comprendono. La luna è ben altra.
                Quanto alla minaccia che ho subito, e la chiudo qui perché non amo il complottismo né il vittimismo facile a differenza di qualche candidato alle primarie vostre e del PD, paura me ne fa relativamente poca, perché non sono affatto impressionabile. Casomai, sapendo chi si è permesso di proferirla – che non è Ainis – mi fa profondamente incazzare che si sia scesi così in basso.
                Forse, in condizioni normali, sarei un elettore di Sel, magari anche più di un elettore. Mi dispiace, davvero.

                • Sovjet says:

                  Vede, se lei non spiega io però continuerò a non capire fino in fondo cosa vuole dire.
                  Capisco che il tema è la Crivellenti e su questo ho scritto anche troppo e ho un’opinione differente dalla media che scrive qui. Spero sia legittimo.
                  Rispetto ad Ainis, io penso che quella frase sia una minaccia e che non sarebbe dovuta passare in un blog moderato.
                  Rispetto all’uscita, infelice a dire il vero, da non enfatizzare ma neppure da sminuire – che a sminuire il significato delle parole abbiamo fatto la bocca alle peggiori cose in questi ultimi vent’anni – io personalmente non ho mai scritto nulla, proprio perché non era quello il punto.
                  Se qualche candidato di Sel o del Pd fa del vittimismo o complottismo non so che dire, non lo amo neppure io. Anche se esistono vittime e esistono complotti. Però davvero non so di chi o di cosa parla. Per dire, non so neppure chi è lei visto che usa uno pseudonimo e quindi non so neppure dirle come può essere minacciato. Io uso un nick, ma la mia identità è conosciuta quasi a tutti. Posso solo dirle che mi dispiace, perché non mi pare che qui si esprimano opinioni per cui uno possa essere minacciato. Salvo querela, ma quella ci sta e come lei insegna, rientra nelle garanzie di uno stato di diritto.

  7. serena says:

    Cosa ci sarebbe di strano se Marcella Crivellenti, in quanto ex dipendente del Teatro Lirico di Cagliari, avesse manifestato la propria disponibilità per tornare a lavorare nel suo vecchio posto di lavoro.
    Non credo che sia stata l’unica tra gli ex-precari del Lirico (che hanno ingiustamente perso la propria occupazione) ad avere presentato tale lettere e anche se così fosse non è certo questo un motivo per criticarla.

    • Anonimo says:

      Non ti e’ bastata la pessima figura che hai fatto sul piano per la cultura della Puggioni? Stai serena su, evita di dire altre sciocchezze …

      • serena says:

        io sono molto serena e su questo argomento non dico sciocchezze, per quanto riguarda l’episodio a cui stai facendo riferimento ti stai sbagliando, io non ho mai partecipato a nessuna discussione nella quale si parlasse del piano della cultura elaborato dalla Puggioni… piuttosto ti consiglio di stare più sereno!
        Se vuoi avere uno scambio di opinioni su questo argomento io non mi tiro indietro, l’importante è che si mantenga una certa educazione. Se invece hai intenzione di tenere questo tono allora tieniti anche i tuoi preconcetti.

        • Anonimo says:

          Ok, allora mi scuso per l’equivoco e, gentilmente, confermo però che stai dicendo sciocchezze. Paragonare la signora Crivellenti a una precaria è un insulto verso i veri precari, dato che comunque lavorava attivamente nel settore teatrale (ma NON musicale), vedansi festival di Trani in Puglia e altro, e poi ebbe un’opportunità anche al Teatro Massimo. Poi se vogliamo considerare “precariato” il fatto che alternasse contratti dipendenti o co-co-co, co-co-pro, quel che sarà, a prestazioni da libera professionista o assimilabili, beh, allora sono precari anche gli avvocati stramiliardari come Ghedini. Se dobbiamo fare demagogia facciamola evitando di prendere in giro chi veramente lotta per vivere.

          • serena says:

            Non credo di avere detto nessuna sciocchezza, semplicemente trovo sbagliato appigliarsi a ogni pretesto per cercare di screditare una persona. Dal mio punto di vista la Crivellenti non ha sbagliato a mandare la lettera al Teatro (e il mio primo commento faceva riferimento solo a questo episodio) e comunque si gira la frittata anche la Crivellenti è stata una precaria amministrativa del Teatro, così come ce ne sono stati altri. Poi, certo, esistono diversi livelli di precariato, ma questo non toglie che vedendo questa situazione dal di fuori, talvolta si ha l’idea,che si vogliano fare passare dei messaggi leggermente distorti.

            • Casu axedu says:

              “Repertoriata a protocollo” non si può sentire…assunta a protocollo, magari. Comunque se questa lettera esiste bisognerebbe tirarla fuori…..

            • Anonimo says:

              Capito. Precariato contestualizzato. Come la bestemmia di Berlusconi per monsignor Fisichella. Inventane di migliori, suvvia!!!

          • “Se dobbiamo fare demagogia facciamola evitando di prendere in giro chi veramente lotta per vivere.” …sono mesi che i dipendenti del Lirico si equiparano ai lavoratori del Sulcis… vorrei capire… chi sta prendendo in giro chi e perchè le fesserie siano solo quelle di chi non la pensa esattamente come voi….

  8. Sciocchezze… mi raccontano che la “vedono” ovunque in Teatro, da settimane… ci ha messo piede solo ieri mattina, è terrorismo psicologico….

    • Anonimo says:

      Certo stava “lavorando informalmente” al bilancio infischiandosene del fatto che tutto fosse sub iudice. Tanto Zedda è la legge e può infischiarsene delle norme. Staremo a vedere se la magistratura sarà dello stesso avviso …

  9. http://www.castedduonline.it/polveriera-lirico-zedda-inspiegabile-violenza-contro-diritti-civili

    io continuo a pensare che la reazione dei lavoratori e delle RSU del lirico sia quantomeno anomala e spropositata… poi mi sbaglierò… non nego che questa nomina lascia qualche ombra… ma, dal mio punto di vista, lascia molti più dubbi una reazione così violenta che parte da dentro il lirico… sembra quasi che la colpa della crisi del lirico sia la Crivellenti…

    • Sottoscrivo in pieno… notizie “dall’interno” la danno al lavoro alacremente per preparare il bilancio e far ottenere la quota FUS al Teatro….

  10. Tra le competenze professionali e della sign. Crivellenti leggo: “Profonda conoscenza delle dinamiche di Marketing nel settore del teatro”.
    Di che vi lamentate?

  11. Casu axedu says:

    Oh, ci sono tutti coloro che aspettavano qaulhe prebenda e nessuno di coloro che avrebbe titolo a parlare di questa storia…Ci manca solo l’intervento dell’ex presidente e abbamo chiuso il cerchio! ma po prexeri!

    • Anonimo says:

      Seu innoi, mi fiasta circhendi? Emiglio Florisi, il sindaco che nessuno pensava di dover rimpiangere.

      • Casu axedu says:

        Parlavo dell’ex presidente di una cosa che inizia per C e finisce per E. Io a emilietto non lo rimpiango, se lo fate voi: ma vi ricordo che insieme a lui c’era anche un tal edoardo usai…degustibus!

  12. Anonimo says:

    Caro Biolchini, a questo punto la faccenda si è semplificata. Difficile sostenere che questa nomina porterà qualche beneficio. Vedremo il programma che, insieme al bilancio, verrà presentato in extremis. Già, il programma. Perché il Teatro verrà giudicato in base a ciò che produrrà. Vedremo il Nuovo che hanno promesso. L’esordio è tra i peggiori che si potessero immaginare e non annuncia nulla di buono.

  13. gengis canu says:

    nessuno ha mai analizzato questo dubbio che in tanti hanno a casteddu. Ma la vaccata Zedda l’ha fatta da solo o l’ha decisa con qualche suggeritore occulto ??

  14. Peppino says:

    Gossip. Pare che la signora neo sovrintendente riceverà lo stipendio a partire dal primo ottobre. Di nuovo il nuovo che avanza.

    • Zedda prosegue nel togliersi la maschera, in campi diversi, in primis la partecipazione e le decisioni sagge e di interesse generale. La nomina senza curriculum perlomeno accettabile, è un atto politico che rappresenta una prova muscolare.
      Lui gestisce potere e gliene frega poco dei lavoratori, dei partiti, dei cittadini.
      Vito, la tua analisi è profonda, come sempre, ma la questione io penso sia assai più semplice e terra terra.
      Zedda ha fatto molto poco, nei temi forti del suo programma e sta facendo peggio del centro destra di Floris, ed era difficilissimo.

  15. Peppino says:

    Scusate, ma attestare e convalidare un atto pubblico alla cui costituzione non si è partecipato, non essendo a quel tempo in carica e quindi privo di funzioni, e inviarlo all’organo di controllo senza la sottoscrizione di quanti vi hanno invece partecipato, non corrisponde alla fattispecie di reato detta: Falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici Art. 479 codice penale, reclusione da uno a sei anni?

    • Neo Anderthal says:

      Non saprei. Allora qualunque consiglio subentrante -per scadenza- ad un altro sarebbe sempre illegale, dato che è altamente improbabile che si stili il verbale definitivo contestualmente alla riunione e che questo sia approvato nella stessa seduta.

      • Peppino says:

        Di norma, quando un consiglio scade e ad esso ne subentra un altro, i verbali relativi alle sedute, deliberazioni, atti e quant’altro vengono sottoscritti, anche a distanza di tempo, dai vecchi consiglieri che a quelle sedute avevano partecipato. Per correttezza e garanzia. Si è sempre fatto così, almeno per quanto conosco personalmente. Questo per quanto riguarda la forma. Per quanto riguarda etica e rispetto il latte è arrivato alle ginocchia, ma questa è un’altra storia.

        • Anonimo says:

          E’ prassi non legge. Resta fermo che se il verbale riporta le opinioni in modo infedele sussiste il reato di falso ideologico, articoli 476-479 del codice penale. Pena della reclusione fino a sei anni, custodia cautelare ammessa. Si dice che gia’ ieri pomeriggio vi fosse un certo movimento in Procura …

  16. Matteo says:

    Questo è fascismo. Puro e chiarissimo fascismo. Floris dovrebbe smetterla di lottizzare qualsiasi posto e il centrodestra dovrebbe smetterla di trattare la cultura in questo modo. Vedere il Lirico come un posto elitario senza vedere l’indotto che porta con sé è delittuoso.
    Non ci fosse stata la Regione (e dunque Soru), altro che Floris, altro che Crivellenti, altro che salvataggio del lirico millantato negli scorsi mesi con meriti non propri!

    Ah! Scusate, la regia m’informa che la decisione è di Zedda, che in regione a salvare il lirico ci ha pensato Cappellacci e che Floris da più di un anno non è sindaco di Cagliari.
    Allora cambio parere! Grande Zedda! Cappellacci si prende meriti non suoi! La Crivellenti è la persona adatta e non capisco tutte queste lamentele di dipendenti, sindacati e fuoco amico vario!

    (Come ha scritto Vito, ”D’altra parte, è quando gestiscono un po’ di potere che si vede di che pasta sono fatte veramente le persone (e anche i partiti)”, ergo davanti al potere e alle lottizzazioni, che ce frega che ce importa noi c’avemo Zedda-gol)

    p.s. Visto che l’ho votato con altre prospettive e l’ho fatto votare per gli stessi motivi, non è che c’è un posto anche per me?

    • Der Kommissar says:

      Gentile Matteo, lei sa usare la Canon? Pare che faccia curriculum. Come i famosi “studi di giurisprudenza” evidentemente mai terminati da quella tizia pugliese e dal sindaco. Tornassero a studiare entrambi …

  17. Quindi fatemi capire:

    Zedda nomina in modo discutibile un Sovrintendente che ha un CV anch’esso discutibile (almeno secondo i commenti di chi “ne capisce”) e questo crea polemiche, Questa azione viene valutata dalle RSU e dai lavoratori come dannosa per l’ente lirico.

    Cappellacci minaccia di togliere i fondi già previsti per il lirico e al tempo stesso le RSU chiedono il commissariamento (l’hanno chiesto quando è stato nominato Di Benedetto?) e questo, invece, viene visto come un bene per il futuro del lirico.

    Siete sicuri di stare bene? perché al livello degli operai del sulcus, che che ne diciate, non ci siete ancora… ma se Cappellacci toglie i fondi… allora aspettatevi tempi bui…

    Zedda ha fatto una cosa incomprensibile, ma forse non sarebbe meglio un atteggiamento come quello che traspare dal blog di Gianluca Floris? prende atto della nomina (palesemente a malincuore) e spera che possa andare bene… viste le passate gestioni, difficilmente farà peggio e chi dice con ferma sicurezza che la sig.Crivellenti farà peggio non è credibile ed è probabilmente in mala fede…

    • Peppino says:

      O Tato, la tua ingenuità mi commuove. Dopo la cacciata di Di benedetto, avvenuta con estremo ritardo e con spreco di denaro pubblico (primo mistero di Zedda), al Lirico aspettavano un vero sovrintendente, che rilanciasse le sorti del teatro e ne mutasse la direzione progettuale, come già quasi concordato con il sindaco in campagna elettorale, e non una ex collega (imposta dalla destra) incapace e presuntuosa, priva di qualsiasi capacità a dirigere la barra di comando di un’impresa culturale di questo genere, ma fornita in fretta e furia di tessera Sellina. A questo punto delle due l’una: o un vero sovrintendente o il commissario. Che intanto i lavoratori è come se autocommissariati lo fossero da quasi un anno, visto che autogesticono teatro e produzione a ottimi livelli. Quindi ben venga un commissario, ma anche un domatore del circo Zanfretta, che meno danni della Crivellenti saprà fare.

    • Der Kommissar says:

      Sarebbe meglio il commissario, e basta.

  18. Der Kommissar says:

    Il Lirico per il Commissario è un obbligo, un dovere, un destino. Non sarà lui a chiedere il Lirico, ma il Lirico sarà suo ugualmente. Le strumentalizzazioni di certo giornalismo già protagonista di fallimentari imprese editoriali non potranno cancellare un principio ultradecennale, stabilito nell’art. 21, comma 1, lettera a) della legge Veltroni. Il Commissario sarà il prossimo gestore del Lirico, e non c’è altro da aggiungere. Liberamente adattata da una dichiarazione di Nicholas Soames, ex ministro della Difesa del Regno Unito. Drah dich nicht um oh oh oh …

  19. leggo su internet che i sindacati chiedono il commissariamento… ma davvero?

    no perché, se fosse vero, non venitemi a dire che il problema è solo di competenze/curriculum della Crivellenti come più e più volte è stato scritto nei commenti di queste pagine…

    • Anonimo says:

      Con tutte le fesserie che ha detto, e soprattutto fatto, il sindaco delegittimato di Cagliari, ormai si può dire quello che si vuole. Tutti, compreso Cappellacci.

  20. massimo says:

    “D’altra parte, è quando gestiscono un po’ di potere che si vede di che pasta sono fatte veramente le persone (e anche i partiti)”. Ecco, in quattro parole. Grazie Vito.

  21. Giuseppe says:

    Io ho diversi dubbi che, a parte il più che ovvio e lecito disappunto dei lavoratori del lirico, sia scontenta base elettorale di Zedda ….e in particolare, come dici tu Vito, la base elettorale di SEL , e gli elettori del Pd e più ingenerale la Cgil………..dove hai visto questa evidente e diffusa scontentezza?…………..tu hai traccia di questo scollamento ? Un comunicato stampa di della direzione della CGIL fa l’elettorato CGIL? le dichiarazioni di Cugusi fanno la base elettorale del PD? Siamo così sicuri?

    Per adesso le primarie sul centrosinistra a Cagliari hanno dato ben altro responso sui partiti di maggioranza (PD+SEL). Sono sicuro che in molti avevano già il pezzo pronto, o lo status su Facebook copiato negli appunti, per tirare le somme di uno scenario politico che vedeva il partito del Sindaco in caduta rispetto alle aspettative, magari proprio a conferma di quello che si sostiene da mesi.
    Ancora una volta, non si è potuto confermare questa tesi, nonostante si cerchi da mesi di argomentarla di tutti i modi (attraverso la questione Anfiteatro, per la questione baretti del Poetto, poi l’Arena S.Elia, la questione ROM e infine sull’Ente Lirico).

    Nel frattempo, in attesa di riscontri diretti (le future e lontane elezioni comunali) vediamo che succede a Caglairi con le imminenti elezioni Politiche.
    Saluti

    • Anonimo says:

      Non mescoliamo dati di elezioni disomogenee.

      • Giuseppe says:

        Di quali dati stai parlando?….ogni tanto a leggerli i post, e a capire cosa si sta dicendo..

        • Anonimo says:

          Senti Giuseppe, capiamo che sei affezionato a Zedda probabilmente per la comune passione per la vela o per le ricadute positive che la sua idea di quartiere Marina potebbero avere per te, ma ci sono limiti alla partigianeria. Sei troppo maturo per accodarti alla piccioccalla sragionante magari troppo imbirrazzata. Se veramente vuoi bene a Zedda, la sola cosa che dovresti fare sarebbe cercare di farlo ragionare. Inutile che ti agiti puerilmente a inondare il web delle tue tirate faziose. Ognuno ha il polso di Cagliari che crede di avere, ho buoni motivi per ritenere che quello che ha la piccioccalla che sta intorno al sindaco, a cui tu poco responsabilmente ti accodi invece di metterlo sull’avviso su quanti danni gli stanno facendo fare, non risponda a dati attendibili. Io nei quartieri popolari ci vado, tu e Zedda no.

    • Peppino says:

      Ma hai girato un po’ per Casteddu? Io di compagni che, avendo sostenuto Zedda alle scorse elezioni, dichiarano che alle prossime non lo voteranno mancu po nudda ne ho incontrato almeno un centinaio, e tutti, discutendone, si chiedono se sia obbligatorio, per un politico, coglionare l’elettorato appena preso il potere.

      • Der Kommissar says:

        Peppino, le piace parlare al muro? Temo di si, a meno che non abbia capito chi è questo signor Giuseppe, che qui non si esprime “al meglio” anche perché Biolchini non ne pubblicherebbe i commenti.

      • Giuseppe says:

        Vorrà dire che quel centinaio lo conosci tutto tu, vedremo appunto quando ci sarà il riscontro reale di tutta questa disaffezione diffusa.Io alle primarie non ho visto tutta questa disaffezione

  22. Peppino says:

    Militanti di mare, di terra e dell’aria. Uomini e donne di Cagliari. Ascoltate! Tutti i nodi vennero tagliati dalla nostra spada lucente! Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra Patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata nelle mani degli ambasciatori di CGIL, degli altri sindacati plutocratici e reazionari, del ministero e del culturame masso-giudaico. La parola d’ordine è una sola, categorica e improrogabile: VINCERE ! e vinceremo!!! Massi (podestà)

  23. sergio meloni says:

    nausea, nausea e delusione. la tessera di sel è dunque indispensabile per avere la possibilità di partecipare al grande gioco della democrazia partecipata?

  24. Realista piu' del Re says:

    120mila euro all’anno per muovere la testa con oscillazioni direzione alto-basso-alto al sindaco Zedda. Beh.. Come politica partecipativa e innovativa non e’ male… Al confronto Oppi si piazza secondo.
    La platea applaude. Capo clac l’esperto merdaiolo di guano di piccione, zio di Massi. Sulla merda ci sarà da discutere, molto..

  25. Antonio says:

    Meno male che era la destra a gestire il potere in modo autoritario, autoreferenziale, nepotistico e clientelare. Quanti trombonismi della sinistra ci siamo dovuti sorbire in questi anni sulla malagestione degli avversari (meglio, dei nemici) berluskoniani, quanti moralismi, quanti soloni in servizio permanente effettivo. Salvo scoprire che, una volta al potere, i partiti sono tutti, ma proprio tutti uguali. Magrissima consolazione per chi non ama gli estremismi, ma grande insegnamento per chi ha parlato ex cathedra in tutti questi anni di “disastro” delle giunte di centrodestra. Chi non è fazioso e ama Cagliari prova solo tanta tristezza e preoccupazione.

  26. Anonimo says:

    Intanto c’è la lettera del Presidente della Regione, maggiore finanziatrice del Teatro, dove si avanzano seri dubbi sulla nomina e la possibilità del blocco dei finanziamenti. Sarà pure un mostro di astuzia il nostro Sindaco, ma di furbizia si muore quando è troppa. In tre, hanno votato in tre.

  27. Anonimo says:

    Caro Stefano, la Regione si dissocia. Il Ministero pure.

  28. Anonimo says:

    ma chi pensa di essere questo massmo zedda ,per poter nominare la nuova sovrintendente dell’ente lirico da cagliari,ma non pensera veramnte di essere il sindaco di cagliari? ma lo sapevate che simona de francisci, e stata nominata assessore da tutti i dipendenti delle asl della sardegna,non e stata nominata da cappellacci, nooo ! oh massimo zedda non fare il dittatore. e chiedi il permesso ai lavoratori e dei semplicissimi dipendenti chi devi nominare.

  29. Crivellenti? Ancu ddi pighit dolori de brenti! Basta con la petrollirica: sardu boleus!

  30. A. Solutorio says:

    Zedda ha fatto la manifestazione di interessi perché così Ninni De Pau e Davide Carta potevano tenere buono il gruppo PD. Non ha mai avuto intenzione di portare a termine quella cagata. Non avrebbe potuto scegliere in tutta libertà. Massimo non voleva una persona tecnica del settore in quel ruolo.

    • Anonimo says:

      Di questo passo per quanto tempo il gruppo PD resterà ancora unito? E’ già un miracolo che lo sia rimasto finora, nonostante qualche intemperanza (Cugusi, Ballero, a volte perfino il placido Rodin), in quanto gruppo sovradimensionato espressione di un partito inesistente, miracolato unicamente dalla legge elettorale che gli ha attribuito un numero smisurato di consiglieri. Purtroppo molti di loro sanno che l’occasione di tornare in consiglio comunale, nella vita, non l’avranno mai più, perché la prossima volta, probabilmente con volti più presentabili (magari Antonello Gregorini oppure, se sarà abbastanza cresciuto politicamente, Stefano Schirru), tornerà a governare il centrodestra. Quindi stanno lì pavidi pavidi a bersi tutte le fesserie che racconta Zedda. Ma c’è chi un lavoro serio ce l’ha, e ben altre chances politiche. Tra poco più di un anno diversi di coloro che siedono nei banchi di via Roma saranno consiglieri regionali.

      • antonello gregorini says:

        Antonello Gregorini non é centrodestra e non vuole esserlo

        • Anonimo says:

          Lei non mi risulta neanche affiliato alla sinistra classica, egregio Gregorini. Ma gli schieramenti contano poco. Conta l’amore per la città.

          • Neo Anderthal says:

            Antonello Gregorini anima liste per sostenere Fantola -con presenze strafasciste- ma non è di centrodestra.
            Di sicuro non è “affiliato” -e neppure affiliabile- a nessuna sinistra di nessun genere.

            • antonello gregorini says:

              non Condivido. soprattutto se le categorie sono assegnate arbitrariamente da lei. sarebbe interessante invece un dibattito chiarificatore sul tema. Mentre le istituzioni, il paese, la regione e la città sono macinate all’osso lei sta ancora discutendo categorie antiche.. Grillo le da leziono

  31. Anonimo says:

    Non si decide, caro paulsc, contro le regole. Le norme sono là per essere rispettate. Quando, come in questo caso, si procede in senso vietato arrivano le conseguenze. L’anno del Sindaco è inziato con una delibera illegittima su Tuvixeddu e si concude con un atto che finirà nel nulla. Basta aspettare. Astio, parole grosse, invettive sono del tutto inutili. Tanto vale divertirsi con i curriculum. La signora Crivellenti non possiede titoli e nessuno può dire che titoli coerenti e specifici non occorrano per fare il Sovrintendente. La Regione si tirerà indietro e il Ministero non dirà sì ad una nomina firmata da tre persone oltretutto prive di ogni competenza musicale.
    Lei pagherà e voterà perché uno prenda decisioni. Io no. Io pago e voto per conservare la libertà di dire quello che penso dopo essermi, s’intende, informato.

  32. stefano says:

    Uno spettacolo indegno quello dei sindacati che vanno a pietire da Cappellacci dopo quello che hanno scritto di Cualbu, Contu & C. durante le passate lotte. Indegno!

    • Anonimo says:

      I sindacati non sono organizzazioni politiche. Fanno gli interessi dei lavoratori. Se e’ andata cosi’ la colpa e’ solo del centrosinistra. La paghera’ cara alle elezioni.

      • stefano says:

        credo che dei forse 250 voti del lirico Zedda possa fare a meno….

        • stefano says:

          anche perchè ben altri e più significativi sindacati che tutelano altri e ben diversi lavoratori (quelli dell’ex rockwoll) OGGI si sono murati in una galleria per protestare contro Cappellacci. Vi murerete anche voi quando quel genio ritirerà i soldini solo per far dispetto a Massimino? Ma lo sapete che massimino, la Crivellenti, tutti i componenti del cda un lavoro lo conservano, voi invece no?

        • Non zittite gli altri.. says:

          Non credo siano tutti 250 residenti a Cagliari,quindi manco lo hanno votato.

  33. paulsc says:

    Eleggiamo e paghiamo per questo: perché decidano e si prendono le responsabilità delle loro scelte. Altrimenti potremmo decidere “noi” sempre in assemblea. Avanti così!!

    • Anonimo says:

      altrimenti potremmo decidere noi! ma guarda che le persone di cultura come lei non devono minacciare devono dialogare , altrimenti sei ignorante come tutti noi !

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