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Incredibile ad Aggius! Se un cagliaritano e un ozierese parlano tra di loro in sardo, si capiscono senza traduttore simultaneo! Bilinguismo subito!

 

Cari amici del blog, vi voglio raccontare una cosa che mi è successa e che ha dell’incredibile. Vi prego di credermi. Questo fine settimana ho partecipato ad Aggius ai lavori della settima Conferenza sulla Lingua Sarda. La Regione mi ha chiesto di fare un intervento sul teatro e io ho accettato. Ma la notizia non è questa, no. La notizia è che io, nella mia ingenuità, mi aspettavo di trovare lì, nella sala convegni di Aggius, tutto un sistema di tradizioni simultanee in grado di consentire ai convenuti di capirsi reciprocamente.

Avete presente quelle cose tipo Onu, tipo parlamento europeo? Ecco, così. Perché d’altronde, come può un cagliaritano capire un nuorese, un oristanese comprendere un ozierese, un ogliastrino capire un sulcitano? E tutti quanti capirsi vicendevolmente? No, non è possibile!

Non stiamo forse dicendo da anni che il sardo che si parla in ciascuno dei nostri paesi è diverso da tutti gli altri? Non stiamo forse dicendo da decenni che esistono due lingue distinte (il campidanese e il logudorese)? Ecco, io almeno le tradizioni in cuffia in logudorese e in campidanese me le aspettavo, perché altrimenti tutto sarebbe stato inutile, avremmo assistito ad una sorta di babele isolana. Invece…

Invece no. Invece è successa una cosa incredibile. Tutti coloro che intervenivano (da Benetutti, Sant’Anna Arresi, Oliena, Ozieri, San Gavino, Macomer, Lanusei, Desulo, Cagliari, Lodè, Laconi…) parlavano il “loro” sardo e tutti gli altri capivano! Incredibile! Senza bisogno di traduzioni? Non è una cosa pazzesca? Ma quindi i sardi hanno una loro lingua nazionale: il sardo?! Certo, poi anche noi abbiamo le nostre minoranze linguistiche: galluresi, sassaresi, algheresi e carlofortini. Ma tutti gli altri parlano una sola lingua, senza bisogno del traduttore simultaneo per capirsi. Strano, vero?

E infatti la situazione mi ha ricordato un vecchio sketch di Massimo Boldi: “Come dite voi a Milano pentola a pressione? Noi a Firenze diciamo pentola a pressione”. Ecco, in Sardegna è lo stesso.

***

Ad Aggius ho capito diverse cose, e vorrei condividerle con voi. La prima l’ho già detta e la ripeto. La lingua sarda esiste. Se un cagliaritano come me, che capisce il sardo ma che (per il momento ancora) non lo parla, riesce a capire senza difficoltà gli interventi di persone provenienti dalle più disparate zone dell’isola, vuol dire che la nostra lingua ha una unitarietà che non può essere negata.

Se ci capiamo quando parliamo, perché non capirsi anche quando scriviamo in sardo? Per questo motivo è nata la Limba Sarda Comuna, un modello ortografico in grado di poter produrre documenti in lingua sarda. Una forzatura? In tutto il mondo tutte le lingue minoritarie per sopravvivere hanno fatto così: perché non dovremmo farlo anche noi?

La Limba Sarda Comuna è un ibrido che snatura il sardo? Questo lo dicono quelli che negano comunque  l’esistenza della lingua sarda e che la vogliono divisa in due ipotetiche lingue (campidanese e logudorese) e in centinaia di varianti locali. La Limba Sarda Comuna è in realtà una lingua cosiddetta “in uscita”, da usare quando si scrive, perché poi ognuno parla il sardo della sua zona: tanto (come vi ho dimostrato) tutti lo capiscono.

E in ogni caso, perché dividersi per un “sos” e per un “is”? Perché continuare ad esaltare le differenze piuttosto che i punti di contatto? Perché continuiamo a immaginare la Sardegna come un’isola composta da trecento e passa “villaggi stato”, ognuno con la propria lingua e le proprie “originalissime” tradizioni, e non pensiamo finalmente ad una nazione sarda che condivide al suo interno molte più cose di quelle che necessariamente dividono le nostre singole micro-realtà?

Questo discorso si scontra con decenni di pregiudizi e di false convinzioni. Ad un certo punto della conferenza è intervenuto un signore e ha detto “Scusate, parlo in italiano perché il mio sardo non lo capite, io sono di Desulo”. La platea è scoppiata a ridere, allora il signore ha parlato in desulese e tutti lo hanno capito. Della serie: come dite a Desulo pentola a pressione?

Sono arrivato a questa conclusione. Una volta non si usava il sardo perché ci si vergognava (e spesso capita ancora, ma meno di una volta), ora non lo si usa perché si ritiene di non essere capiti (ma in realtà è solo una scusa perché forse ci si vergogna ancora). Ebbene signori che parlate il sardo: parlatelo ovunque, perché tutti vi capiranno.

Altro elemento: la disinformazione. Non è un aspetto secondario, perché si tratta di un fattore al servizio di una cattiva politica che ha preferito in questi anni dividere piuttosto che unire.

Sulla Lsc sono state dette tante cose sbagliate, perfino ad Aggius, dove qualche amministratore ha mostrato di non aver capito assolutamente nulla (cosa c’entra il gallurese con la Ssc? Nulla! Le varianti alloglotte sono tutelate dalla Regione come il sardo). Gli avversari della lingua sarda sono soprattutto loro, gli amministratori locali, che esaltano i campanili e distruggono in questo modo i territori e un’intera regione, seminando zizzania e fomentando divisioni. Amministratori ignoranti che trovano argomenti in una accademia che ripete da anni “verità” sorpassate dai fatti e da nuove ricerche.

Dall’università di Edimburgo la professoressa Sorace da anni ci spiega come il bilinguismo non è per niente dannoso e che invece stimola le capacità cognitive dei bambini; tutte le indagini sociolinguistiche ci dicono che i sardi sono in gran parte favorevoli all’uso della lingua sarda a scuola e anche in altri contesti ufficiali; il piano triennale della lingua (adottato dalla giunta Soru) è stato fatto proprio anche dalla giunta Cappellacci.

Quindi, perché non si va avanti speditamente verso un bilinguismo che, a mio avviso, sarebbe una straordinaria infrastruttura immateriale in grado di cambiare veramente la Sardegna?

Degli amministratori ignoranti e in malafede abbiamo già detto. Poi ci sono i politici.

Sulla questione della lingua nemmeno i partiti indipendentisti e/o nazionalitari hanno le idee chiare. Anzi, diciamo che quasi tutti evitano proprio di affrontare l’argomento per paura di essere oggetto di critiche e di perdere qual poco di consenso che hanno. Perché i militanti della lingua sarda spesso sono stati aggressivi e litigiosi. Ma forse è il momento di deporre le armi e di trovare un accordo. E in effetti, ad Aggius si respirava un clima diverso, più disteso rispetto agli anni scorsi.

La politica, dunque. Paradossalmente, il discorso più ardito sula lingua sarda lo ha fatto proprio ad Aggius l’assessore regionale alla Cultura Sergio Milia. Esponente dell’Udc. Non ci credete? Leggete le sue dichiarazioni (questo è il comunicato stampa integrale).

“Il bilinguismo è una risorsa contro la crisi e può essere la base per un nuovo progetto di rilancio economico, sociale e culturale per la Sardegna. La lingua sarda e le varietà alloglotte devono unire le nostre genti e non dividerle”. “La lingua è stata sacrificata in nome di un falso progresso, mentre autorevoli istituzioni accademiche di tutto il mondo ci dimostrano che il bilinguismo, anche di lingua minoritaria, favorisce lo sviluppo. E’ ora di un nuovo progetto politico per la Sardegna basato sulla sua cultura, sulla sua lingua, sull’ambiente, sul turismo, sul benessere. Un nuovo modello sociale sardo”.

“Abbiamo messo in campo tante azioni contro uno Stato tiranno che nell’ultimo anno ha cercato di ridimensionare in ogni modo la lingua sarda ma come classe dirigente sarda, come Giunta, come Consiglio Regionale non possiamo chiedere a Roma, una tutela della lingua che neppure noi diamo. Pertanto credo che, da un lato il Movimento Linguistico debba fare proposte concrete, dall’altro il Consiglio Regionale debba essere attento alle istanze, anche di sostegno finanziario alle politiche linguistiche, di questo importante settore culturale dell’isola”.

Conoscete un politico del centrosinistra sardo che oggi abbia il coraggio di dire queste cose? Nel Pd Graziano Milia si è speso molto su questo tema, ma gli altri? Che l’assessore Milia creda realmente nel bilinguismo lo diranno gli atti concreti: la politica linguistica ha bisogno di risorse, è evidente, e la richiesta concreta è di sette milioni di euro da stanziare nella prossima finanziaria regionale che è stata avanzata alla fine della Conferenza è già un punto di partenza.

Ma se stiamo alle parole, voi ve lo immaginate i vertici di Sel o del Pd o anche del Psdaz dire quello che ha detto l’assessore Milia? Fatemi sapere, perché io non ricordo prese di posizioni così nette da parte di nessuno.

I progressisti sardi devono fare i conti con la questione della lingua, non possono più nascondersi. Le elezioni politiche sono alle porte e la questione non può restare inevasa. Pd, sardisti e Sel dicano chiaramente qual è la loro posizione riguardo il bilinguismo.

Non c’è più niente da studiare o da capire, c’è solo da fare. La lingua sarda deve entrare nelle scuole nell’orario curricolare (e molto interessante è stato l’esempio portato dall’Istituto Comprensivo di Elmas), ed è necessario lavorare in fretta per mettere a disposizione del materiale didattico con diversi livelli di difficoltà. Serve un correttore automatico, serve sostenere e ampliare la rete degli sportelli linguistici. Nel piano triennale c’è tutto, occorre solo dare gambe a quelle linee di intervento.

E poi c’è Cagliari. È necessario che anche nella nostra città il movimento linguistico si organizzi e chieda alla giunta Zedda azioni concrete. La legge nazionale 482 (quella che tutela le minoranze linguistiche) è stata usata dal Comune per salvare le autonomie scolastiche, però riguardo la lingua sarda nel piano comunale della cultura c’è solo un accenno.

Non basta, bisogna far di più. Chi ci sta a costituire un gruppo di iniziativa linguistica anche a Cagliari?

CunferenziaLimbaSarda_b03

124 Commenti

  1. Pingback: Appunti per una politica di standardizzazione linguistica | Bolognesu: in sardu

  2. francesco meloni says:

    “In su andare s’acconzat su garrigu”. Ite bos paret, un’atera limba?.

  3. Alessandro Mongili says:

    Asia, sei fantastica, vorrei spezzare una lancia a tuo favore. Riassumi e ricapitoli tutto, lo fai perfino con astio. Sei un documento etnografico di enorme rilevanza.

  4. antoni says:

    Tiu Pera Soru Ghirisi. unu de sos sordadeddos de su 99 de sa brigata Sassari , fradile de tia Mariadominica Costeri morta a 108 annos, fertu in s’issassinu de Caporetto, ghirau e arrumbau chin Lussu finzas a su 48, apustis sighiu in su Partidu Sardu e a fachere su Pastore. In sos’annos 60 dae Pastore de erveches torrau a fachere su Vacarju, cando su nepode li pediat sas’istrinas pro sa birreta e su juke-box cust’imbentu lu aviat vortau in sardu chin su limbazzu de sa Judikissa nostra Eleonora sa manna, Juke-vokes sene dimandare a limbistas, glotologos e Proff. varios. E tando? No anda bene?

  5. Vito Biolchini says:

    Per Alberto (l’unico e l’originale).
    In questo blog puoi dire quello che vuoi, ma senza volgarità e offese gratuite. Per le battute da terza media c’è facebook.
    Grazie

  6. Proto Zuniari says:

    Ovvio che un ozierese e un campidanese in Gallura, se non vogliono usare l’italiano, tentino di usare i rispettivi linguaggi. Solo un ignorante che non conosce né il logudoresee né il campidanese può meravigliarsi e ululare -esiste una sola lingua sarda!- Anch’io in Germania ho parlato in italiano con gli spagnoli; ci siamo capiti e non ho urlato -evviva esiste una sola lingua romanza-.Ma perché non hanno parlato in campidanese coi galluresi?

  7. Ajó, o piciocus, lassaus a perdi: Asia ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità. Quando si arriva alle mutande, a una certa età, io mi arrendo! Roberto tenet resone :lassamus perdere. Antzis: amus fatu male a li dare importu. Depiamus sighire su cossizu se sos latinos: De minimis praetor non curat! O de Dante:: non ti curar di loro ma guarda e passa!. E bastat goi. Una cosa peroe cherzo amentare: cando si faghet s’unidade de s’Italia sos sardo chi faeddaiant s’Italianu fiant su 2% e a pustis a fortza de cropos – e no solu de leges – s’italianu l’amus imparadu. Comente limba istranza. Lu narat finas un’iscritore comente a Zusepe Dessì:“Il Sardo ha un modo diverso di essere italiano, o di diventare italiano. Il dialetto che si parla in Sardegna (anzi dovrei dire i dialetti diversi) non è un dialetto italiano, anche se così si crede comunemente. Si tratta di una lingua a sè. Non una lingua dotta, ma pur sempre una lingua, per la sua struttura morfologica e sintattica, per il suo lessico. Max Leopold Wagner, la più grande autorità mondiale in questo campo, illustra, nell’opera che prende il titolo appunto della lingua sarda, questa tesi ormai accettata dai dotti. Non vi è dunque tra la lingua materna del Sardo e la lingua italiana quella continuità, quella possibilità di graduali passaggi e di ritorni che esiste tra i dialetti italiani e la lingua corrente italiana. Non è esagerato dire che, per il Sardo, l’italiano è una lingua adottiva. Il provinciale che parte da Arzana, mettiamo, da Orùne, e da Gònnos Fanàdiga, o da Seùi, e dopo esser passato per Sassari e Cagliari va a stabilirsi, per ragioni di studio o di lavoro, a Roma, a Milano, a Torino o a Pisa, si sentirà straniero più di ogni altro provinciale della Penisola: più straniero di un Abruzzese o di un Siciliano, anche se finirà per ambientarsi molto presto. Ma anche quando si sarà ambientato, anche quando avrà, mettiamo, preso moglie, e i ragazzini cominceranno a parlare, e parleranno milanese, o romano, o piemontese, o toscano, egli, lo sappia o no, lo voglia o no ammettere, continuerà, nell’intimo, a restare straniero. Può darsi anche che, nel suo sforzo di mimetizzarsi, di essere come tutti gli altri, arrivi persino ad adottare la sfumatura dialettale della città in cui vive, può darsi che arrivi a dimenticare il sardo, come certi emigrati o figli di emigrati d’America dimenticano l’italiano, ma questa per l’appunto sarà la riprova che, nell’intimo, si sente straniero. E lo sarà anche se non avrà questi complessi, se continuerà a parlare il suo italiano corretto, un poco astratto e stranamente libresco. Anche quando, a furia di consapevolezza, sarà riuscito a ridurre veramente al minimo la distanza ideale che separa l’isola dalla Penisola, gli mancherà sempre il riferimento scoperto o segreto al dialetto, alla lingua materna. Non potrà, parlando italiano, con una semplice inflessione della voce, alludere a un mondo più intimo e più noto, a una comunità solidale che sta alle sue spalle, vicina, accessibile. Il Sardo che vive sul Continente ha alle sue spalle il mare. Una zona di silenzio lo separa dalla sua isola.

  8. Mario Cubeddu says:

    Nei consigli comunali del mio paese degli anni Settanta, quando la discussione si accendeva, si parlava in sardo e ci si dava del tu come tutti i giorni. Superato il limite dell’insulto, si tornava all’italiano. “Lei, signor Fulanu, non si permetta…etc.”
    Questa discussione scatenata dall’articolo di Vito è storica. Ed è il segnale di cose molto importanti. Pensate al rapporto dei sardi che vivono all’estero con l’Italia. Nostalgia della Sardegna, si commuovono se sentono l’inno di Mameli, fanno il tifo per l’Italia. Un mio amico ha sposato una tedesca, hanno avuto due figli. Questi ragazzi, sui vent’anni, si vergognano del lato italiano della loro storia familiare. A luglio sono andato in Germania (Dio benedica e conservi a lungo Ryan air) a trovare il mio amico. Era passato poco tempo dagli Europei e dalla sconfitta della Germania. Al ritorno c’erano due ragazze che più sarde non potevano esser, basse, scure, belle ( abbiamo segni genetici chiaramente riconoscibili, colori, statura, forme della testa e del viso. Come abbiamo una lingua, vedi Cavalli Sforza che collega appunto i due elementi. Devo far finta di non essere fatto come un sardo? Dovrei stirarmi i capelli per somigliare a un bianco come faceva Malcom X, prima di essere Malcom X? Schiarirmi la pelle come Michael Jackson?)). Le ragazze indossavano enormi magliette con i colori e i simboli della Germania. Per dire a coloro che con loro prendevano l’aereo per la Sardegna, mentre andavano a trovare i nonni a Ittireddu o Las Plassas. che loro non erano italiane. Certo la lingua sarda è un lusso per i sardi. Quel lusso che non si possono permettere: il lusso di essere liberi.

  9. Ospitone… non mi dica con quella sua raffinatezza intellettuale è un docente?
    Gesucristumiu! Dice che mi avrebbe bocciata? Che paura… mi trema il pizzo della mutanda.
    Pensi che la mia insegnante di italiano mi ripeteva sempre che chi si aggrappa spasmodicamente al dialetto spesso ha voragini linguistiche da nascondere.
    Ottimo paravento. Lo usava un docente di materie tecniche per nascondere il suo italiano incerto… ma quando il preside lo designava per la stesura di un verbale, affiorava impietoso il suo burriculum.
    Mario Meloni: chi ha detto che chi non crede al sardo curricolare sia nemico della limba?
    Nemico del sardo è semmai chi lo vuole medicalizzare, improvvisandosi salvatore della patria con tanto di grammatica normativa e dialettometro. Rendendolo indigesto e normato, lo si finisce, con un colpo di grazia.
    Quanto ai numeri, sia logico.
    E’ chiaro che ci si deve tarare sulla situazione cittadina, dove il sardo sta sparendo.
    Lo vogliamo insegnare nelle scuole dei paesi, dove gode di ottima salute?
    Che facciamo… vendiamo freezer in Alaska?
    Se in città, dove servirebbe una rianimazione, la popolazione risponde picche sia con i sondaggi che con il comportamento, che facciamo… inoculiamo bisogni?
    Se i ragazzi del Dettori hanno rifiutato coralmente la proposta del sardo extracurricolare, senza voti, verifiche e compiti per casa… immagini la loro gioia nel trovarselo come materia curricolare.
    Non è tanto difficile da intuire.
    Ad agosto ho approfittato di una domenica mattina per sedermi in riva al mare al Poetto, in orario di massima affluenza.
    Ho voluto ascoltare le parlate locali per ore e ore.
    Bene: tutti i sardi parlavano SOLO in ITALIANO.
    L’unica espressione sarda che ho sentito è stato un timido SUKUNN…, pronunciato da un ragazzino che aveva sbagliato un tiro giocando a beach tennis.

    • Ajó, o piciocus, lassaus a perdi: ha avuto il suo quarto d’ora di celebrità. Quando si arriva alle mutande, a una certa età, io mi arrendo!

    • Mario Meloni says:

      Asia, como però ti rispondo in sardu e deretu, comente consìgiat Roberto Bolognesi, ti lasso pèrdere. Custas duas lìnias las iscrio prus che àteru pro calicunu chi pensat chi tue tenes argumentos sòlidos a pitzu de sa limba sarda.
      Tue non ses fèmina, comente cheres dare a crèere, ca sa politzia no est tonta. Ma custu como no est importante.
      Non nde podias bogare a campu esempru prus craru de colonialismu culturale, che su de sa professoressa tua de lìteras italianas. Sa tradutzione curreta de cussa frase est: chie non faeddat italianu, li fartant paràulas pro si espressare. S’iscola de su monolinguismu istèricu (gràtzias Robe’) benit dae a tesu, e tue, paris cun àteros ses esempru craru de àere imparadu bene sa letzione.
      Torro a afirmare: chie non cheret su sardu curriculare est inimigu de su sardu; inimigu, dae su latinu inimicu(m), no amigu. Onni limba tocat a la curare, cura pro Dante est: interessamentu continuu e costante e tocat a la normativizare, in sa grammàtica, sintassi e morfologia. Ma totu sas àteras limbas, cumpresa sa chi iscries tue, sunt o non sunt normativizadas. Pro ite catzu tando no lu devet èssere sa sarda!
      In cantu a s’insinnamentu de su sardu: mi nd’essis cun un’àtera pèrela sotziolinguìstica, narende chi in sas biddas, sigomente est faeddadu non tocat a l’insegnare. “Che facciamo… vendiamo freezer in Alaska?” Geniale!
      Ma tando ses finas tontu. Est comente a nàrrere chi s’italianu, sigomente 150 annos a como fiat faeddadu, e bene puru, in Toscana, in cue non giuaiat a lu fàghere intrare in iscola.
      A propòsitu de sos pitzinnos de su Dettori, non m’as rispostu a sa duda chi t’apo postu: e si li ponimus sa matemàtica facultativa, cantos de issos l’ant a isseberare?
      Un’ùrtima cosighedda: sos deretos de sa limba, de totu sas limbas, los tenet sa terra in ue est nàschida e fata manna, non sos òmines chi bi vivent. In Lussemburgu sa limba prus faeddada no est su lussemburghesu; in sas repùblicas bàlticas, fintzas a pagos annos a como, sa limba prus faeddada fiat su russu, non sa limba de sa terra.

  10. Ap’iscoviadu chi Asia est una femina: pensavo chi fessit mascru: ga goi si mutit unu cane chi tenia: Ma issa semper can’ ‘ isterzu abarrat. Non cheret su sardu in sas Iscolas? E proite imbetzes s’Italianu emmmo? E nessi diat aer istudiadu s’Italianu! Si fiat istada dischente mea l’aia botzada. Pro su chi narat. Ca non b’at capu. Narat narat ma non narat nudda: mancu un’isperu ‘e Deus . Ripitit burrumballa e machioris. Idola fori. Flatus vocis: e peri malos! Ma paret chi siet narende calchi cosa. O oia kefalè kai enkefalon ouk ekei!

  11. Esimio dr. Bolognesi, rilegga meglio i dati che propala.
    Il suo millantato 80% si riferisce alla percentuale di chi è “genericamente” d’accordo sulla salvaguardia del patrimonio linguistico.
    Il placet per un’ipotetica introduzione del sardo nella scuola viene dato IN TEORIA dal 57% della popolazione, in prevalenza (63,3%) sardofona.
    “In teoria” perché, se ci si avvicina alla città, se si sale come livello di istruzione e se si intervistano le donne o i giovani che non lo parlano, quel numero si sgonfia miseramente.
    E, al di là di tante inutili tavole rotonde e di ricerche noiosissime, I FATTI dimostrano quale sia la verità, che non ci piace.
    Ma così è: il sardo a scuola E’ UN FLOP.
    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/238366

    A questo punto chi è ignavo e stolto?
    Le consiglio Galimberti, come ottima lettura.
    Nel suo saggio sulla “tecnica” spiega in modo magistrale come la costruzione di miti e di pseudo-certezze sia terapeutica, in quanto riduttrice d’angoscia.
    Basta solo crederci.

    SCRITU APUSTIS: A questo punto non ci resta che scambiarci i numeri telefonici così -senza importunare Biolchini- potremo mandarci a quel paese in diretta.
    Io con la mia elegante fierezza di donna sarda, lei con la maschilistica rozzezza dei talebani locali. 🙂

  12. Senta, Bolognesi… se proprio vuole consigliarmi qualche lettura, cerchi di aggiornarsi.
    Quella ricerca ha ormai i capelli bianchi ed è un monumento all’ovvietà.
    Quando qualche anno fa la esaminai, mi chiesi come mai si sprecassero tanto tempo e tanto denaro per arrivare alla conclusione (?) che il sardo è parlato prevalentemente nei paesi dai maschi anziani poco istruiti e che per i giovani “refrattari” servirebbe una terapia d’urto curricolare.
    Le percentuali di chi impreca in sardo, racconta barzellette in sardo o starnutisce in sardo crede che interessino a qualcuno?
    E che dire della profezia che si autoavvera, buona per le quattro stagioni?.
    Piuttosto… ricordo la mia delusione quando, a pag. 40, scoprii che ANCHE il gotha della glottologia e della linguistica nostrane scrive(va) “contradditori” con una sola t.
    Prima di dare dell’ignorante ad una donna SARDA, cittadina e laureata che -come da tabella- parla tricolore, provi a recuperare l’impervio sentiero della sua ragione.
    Qui ferro ferit, ferro perit.
    A si intendi. 🙂

    • E mandrona puru!
      Non è arrivata a leggere fino al punto in cui oltre l’80% degli intervistati dichiara di essere favorevole all’introduzione del sardo nella scuola, assieme a italiano e a una lingua straniera. Per tornare a dove eravamo partiti: “L’imposizione del sardo nella scuola”.
      Ignava atque stulta.

  13. Pingback: E poita non provaus a si divertire foeddande in sardu?, di Salvatore Cubeddu | Fondazione Sardinia

  14. Ai soloni della limba bolognesi e pizoi.
    Il vostro modo di liquidare chi non la pensa come voi, con toni svalutativi e SENZA ARGOMENTAZIONI (parlando di “Asia fritta”, “banalità”, “demagogia”, “mercato del pesce”) è tipico di chi ha esaurito le sue esigue munizioni.
    Strano poi che i sedicenti depositari della Verità, dopo aver misurato la loro anomala temperatura corporea, ne attribuiscano la colpa al termometro.
    Forse non si è capito: io non sono CONTRO la limba, che è un patrimonio da difendere in famiglia.
    Sono contro la sua introduzione forzata nelle scuole e negli ambienti che l’hanno scientemente respinta.
    Posso pensare o devo ottenere un placet dai padroni della comunicazione?

    • Asia bollita, lei è un chiaro esempio di ignoranza militante. Si legga questo documento: http://www.sardegnacultura.it/documenti/7_88_20070514130939.pdf e scoprirà che le cose che dice esistono soltanto a causa dei suoi bollori asiatici.
      Solone non me l’aveva detto ancora nessuno: è un’offesa?

    • Casteddaju says:

      Essere contro l’ insegnamento scolastico del sardo equivale ad essere contro il sardo. Equivarrebbe a dire che si è a favore dei malati vietandogli l’ ingresso in ospedale.
      Lei può pensare e scrivere ciò che vuole ma non speri che gli altri rinuncino a fare altrettanto.

    • Paolo Podda says:

      Asia tue podes pensare su chi cheres, comente est naturale. Sos chi cherimus su sardu in iscola non damus perunu placet. Ischimus però chi sos chi si oponent che a tie a chi sa limba de su logu intret in iscola sunt sos inimigos de custa limba. Est inùtile a girare a inghìriu a s’argumentu. Proa a pensare unu pagu comente los diant giamare a sos chi non cherent su lussemburghesu in iscola, inghiriados comente sunt dae su frantzesu e su tedescu. Inimigos de cussa limba. Non b’at àteru cualificativu. E sos chi non cherent in Galìtzia o in Estònia chi sas limbas rispetivas intrent in iscola? Inimigos. Non b’at àtera manera de lis nàrrere. Inimigu, dae su latinu (i)nimicu(m), chi no est amigu. Ma pro ite totu custu fele in contra de su sardu? Ca in fundu a s’ànimu tuo pensas chi forsis, in cantu sardu, lu dias dèvere istimare e defensare. Ma no lu faghes, e custa est sa contraditzione chi ti pessighit che s’iscumìniga.

  15. Se c’è una cosa che mi fa imbestialire è l’affarismo, in nome della Sardegna.
    Da anni vedo ciarlatani, fantarcheologi e pseudostorici, che si arricchiscono vendendo patacche affumicate e percorrendo gli inesplorabili sentieri del mito e della lusinga.
    Ora, dopo il penoso tentativo di scovare tracce di un alfabeto nuragico tra i punzoni medievali, ci si orienta verso l’ultimo filone aurifero: quello della LIMBA.
    Il sardo è vivo laddove serve, laddove la trasmissione del suo codice è avvenuta da sempre in modo naturale, senza forzature.
    E’ morto dove non serve, dove i flussi migratori consistenti e i matrimoni misti hanno indicato altre strade per la comunicazione. Ed è inutile farlo rientrare dalla finestra se è stato fatto uscire CONSAPEVOLMENTE dal portone principale.
    Le frescacce sull’imposizione dell’italiano, sull’atavica vergogna dei sardi e sull’autorazzismo sono solo strumentali.
    L’idea del sardo a scuola ha uno strano retrogusto di euro.

    • Bobore Pizoi says:

      Che banalità Asia, ma non hai argomenti migliori oltre questa triste demagogia da edicola o mercato del pesce?

    • Asia Fritta, lei esiste per ricordarci a cosa serve continuare a battersi per il sardo. Non boleus acabbai comenti e fustei!

    • Casteddaju says:

      Per il momento il più forte retrogusto di euro (e di lire…) ce l’ ha l’ insegnamento dell’ italiano…vogliamo metterci a fare un po’ di conti?

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  20. MammaTigre says:

    “ho capito diverse cose, e vorrei condividerle con voi. La prima l’ho già detta e la ripeto. La lingua sarda esiste. Se un cagliaritano come me, che capisce il sardo ma che (per il momento ancora) non lo parla[…]”
    Grazie Vito, (mi) hai colpito nel segno. Credo che ci sia finalmente un movimento, una “massa critica” che si sta svegliando e ne capisce l’importanza… Beato chi, questo bilinguismo ce l’ha dalla nascita, è un patrimonio è inestimabile.

  21. Dentedelgiudizio says:

    Un’altra folgorazione, questa volta non nei corridoi della Regione, il Tempio della Lsc, ma nelle sale di Aggius, ricevuta dal dott. Biolchini: la lingua sarda esiste! Dovrebbe iscriversi ad un corso elementare di glottologia. Meno male che esistono i profeti che vengono da lontano ad annunciare la buona novella, non soltanto che il sardo esiste, soprattutto se Lsc, ma che anche il bilinguismo esiste.

    • Lucia Crobu says:

      Ed esistono anche i nemici del sardo, questo è certo caro Dente. Avete raccontato panzane per decenni ai sardi, un’idea di sardo glottologica e dialettologica. Ma forse ora è giunta l’ora di smascherare i falsi docenti e le cattedre mistificatrici. Il RE è nudo.

  22. alberto says:

    Signor Biolchini, anch’io come tutti i sardi sono un po’ credulone, ho il mito dell’uomo libero che dice la verità contro tutto e contro tutti. Lei mi sembrava uno di questi uomini liberi, ma adesso ho qualche dubbio serio. La prima cosa che mi viene da chiederle è il perché di tutte queste sue scoperte sulla lingua sarda tutte adesso e tutte insieme. Va in Regione e vede una cartina con tanto rosso e scopre che la lingua sarda è una sola: che strano, pensavamo che ci fossero 20 lingue sarde e solo quel genio di Peppe Corongiu scopre che basta una cartina per dirci sopra tutte le cazzate che gli passano per la mente (a proposito: quanto è costata quella cartina, signor Peppe e signor Vito?).
    Poi va ad Aggius invitato come relatore… perdoni, signor Biolchini, ma a me sembra il modo tipico che il Signor Corongiu ha di reclutare le persone alla sua causa. Cosa ci faceva lei ad Aggius come relatore? abbia pazienza. Io mi sarei aspettato un suo articolo da cronista, ma così lei è parte in causa: le chiedo se prenderà un gettone oppure no, per essere stato ad Aggius. E le chiedo anche di pubblicare on-line tutti i finanziamenti che da oggi in poi, a qualunque titolo, in modo diretto o indiretto, ricevesse. Pensa che si possa fare?
    Da un cronista mi aspetterei che si dicesse che questa faccenda della lingua sarda è una cosa un po’ strana: si dice che la scuola è importante, ma poi su un 1.100.000 euro alla scuola si danno solo 100.000 euro. Perché non pubblica come sono stati assegnati nell’ultimo anno i fondi disponibili per la lingua sarda? Quali sono stati i gettoni erogati, a chi sono stati dati, quali iniziative sono state finanziate e quali no? Per esempio, perché non ci dice quanto è costata la scampagnata ad Aggius? 20.000 euro?
    L’assessore Milia ci prende in giro? E il signor Corongiu chi crede di prendere in giro? E lei, signor Biolchini, ci prende in giro?

    • Megafono says:

      Udite, udite….Vito Biolchini per Aggius non ha preso un euro nè ha mai preso nè mai prenderà un euro della Regione. E’ venuto per parlare di teatro, cosa per cui ha i titoli, come altri che son venuti e hanno detto la loro democraticamente (anche contro la politica linguistica regionale). Penso che l’Ufficio Regionali rispetti tutte le leggi sulla trasparenza e gli obblighi amministrativi, non si può spendere un euro senza atti pubblici e consultabili. Inoltre penso che l’Ufficio Linguistico sia il primo a dire che 100 mila euro per la scuola siano pochi, ma non decide direttamente. Decide il Consiglio Regionale.

  23. Anonimo says:

    Tottu sas peraulas chi narades pro dividere ( il sardo “integro” dei pastori, le differenze localistiche, ecc.), sunu sas matessi chi podides acciapare in tottue.

    In catalogna, innanti a sa Sagrada Familia no si faeddat su catalanu de un’accorru in mesu e montes. In tottu su mundu est gai.

    Deo appo imparadu su logudoresu dae minore e no est su matessi chi faeddaiat onnumannu meu, ma est sempre SARDU a su chentu po chentu.

    Il carico di difficoltà insito in questa scelta si può migliorare cammin facendo.

    Morale della favola: ” in caminu s’accontza barriu”.

  24. O Vito, ite cheres chi ti naro? So de acordu, in totu e pro totu. Bene gai. No azungo nudda a su chi as iscritu. Mi faghet meda ma meda piaghere de a beru chi unu comente a tue, siat cumbintu de s’utilidade de su Sardu: no solu pro motivos culturales, tziviles e politicos, ma peri economicos e sotziales. E bastat cun sas brigas tontas e macas: cale limba, non nos cumprendimus, LSC artifitziale e gai sighinde e isciolloriande. Como peroe sa Limba tocat a l’imparare in sas iscolas e mescamente a l’impreare semper: in cada ocasione. Duncas non solu in sos tzilleris o pro narrere carchi paraula mala o carchi brulla ma puru ln sas ocasiones ufitziales. E tocat a l’impreare in sos medios de comunicatzione (TV, Giornales, Internet) in sa Publicidade, in sa Toponomastica, in sa Missa e in sa Liturgia religiosa. Comente limba co-ufitziale cun s’italianu. Comente limba normale. Pro seculos, comente Sardos, semus istados bi-tri-quadrilingues (Sigismondo Arquer de limbas nde connoschiat adderetura chimbe:su Latinu, su Sardu e su Catalanu -sas limbas maternas: sa mama fiat sarda de Casteddu e su babu de orizine aragonese-catalana- su Castiglianu-Ispagnolu e s’Italianu): e nois oe cherimus essere monolinguistas?

  25. Ndi tenestus diaderus abisòngiu de s’artìculu de Vito Biolchini. Dònnia borta chi scrit asuba de sa lìngua sarda est unu spantu.
    Spantu candu intrat a sa Regioni e bit una cartina cun s’estensioni de sa lìngua sarda in s’ìsula nosta.
    Spantu candu andat a Agius e intendit a is sardus chistionendi su sardu!
    Cess… e si cumprendint puru! Cess… oiamomia manna!

    Pustis arribbat al dunque, e si narat “bilinguismu luegus”, fadendusì a cumprendi ca totu depit passai po su mori de s’ortografia unificada. Intzertai cali?

    Si interessat a is chistionis candu ddi parit e praxit, e ndi scit pagu e nudda, e difatis passat, chentz’e sciri cumenti e poita, de diletanti, de unu livellu a s’atru sceti po ideologia.

    Vito caru: t’ant informau mali. Nisciunus creit prus (e mancu at crètiu mai) ca is sardus siant campidanesus e logudoresus. Custa cosa, e su de dda marcai dònnia diri, serbit a tui, e a atrus, po giustificai una polìtica linguìstica regionali (chi tui certu connoscis pagu e nudda, o de sa cali no t’informas beni) chi est, prus o mancu, un’improddu.

    Cun saludi

    • Damiana says:

      Pero a su mancu issu ponit su nomini suu, tui lancias acusas genericas e non tenis su coragiu de ti firmai, inserta sa genti a chini ponit in menti?

  26. Gianfranca Piras says:

    Condivido quanto scrive Biolchini a proposito dell’inter-comprensione fra Sardi.
    Aggiungo che in passato il problema non si è mai posto: il sardo era parlato abitualmente da tutti e, se si voleva comunicare con persone di paesi diversi dal proprio, si semplificavano lessico e fonetica. I nostri anziani non hanno mai avuto difficoltà in questo senso.
    Diciamo che il problema è sorto quando si è smesso di usarlo, il sardo. Ma non perchè non si capissero le varietà parlate in paesi diversi, quanto perchè si iniziavano ad avere difficoltà nella comprensione della propria.
    Come evidenzia Biolchini, se si inizia di nuovo a parlare in sardo ci si accorge che queste fantomatiche difficolta non esistono.
    Ah, a proposito: al mio paese “pentola a pressione” si dice “padedda a pressione”. Più semplice di così…

  27. Un’arratza iscoberta chi at fatu Biochini!
    In unu atòbiu aici “Cunferèntzia annuali de sa lìngua sarda”, mi iat a ai fatu ispantu mannu su no intendi genti chistionendi in sardu e sena de si cumprendi pari pari!
    Certu ca inguni su traduxidori non serbit!
    Fiant totu poetas, atoris, isportellistas de lìngua sarda, totu genti avesa a chistionai e intendi àteras variantis!
    Un’arratza ispantu su de Biolchini:
    “Incredibile” narat issu, “Non fait a ddu crei” naru deu candu andendi me in is biddas de Sardìnnia a traballai m’intendu nai de su logudoresu ca non cumprendit su “campidanesu” e su campidanesu ca non cumprendit su “logudoresu” a atacant cun su “italianu”…
    Ascurtai genti, ascurtai totu is campanas, ascurtai…
    ma sèmpiri: fueddai in sardu!

  28. eo pesso chi bastada solu a si che fagher s orija pro no cumprendere. Su logudoresu el devesciu da e su campidanesu e da e su tattaresu ca sa limba nostra comente capitale gighe nùgoro e faghimusu parte de s ala logudoro barbaricina, ma si unu ada sa possibilitate e k istare meda a s impari cun zente de casteddu pro mi fagher cumprendere, a sa fine si che faghede s origia e lu cumprendede ene… un attera odale est a l imparare a faeddare.

  29. Caro Biolchini, la mania di persecuzione che porta a vedere dovunque degli avversari mi pare tutta sarda. Ritenere poco credibile un progetto di reintroduzione FORZATA di un idioma scartato dalle stesse famiglie(non certo per vergogna) non significa essere nemici de SA LIMBA, significa semplicemente essere realisti. A Cagliari, escludendo qualche setting autoprotetto, nessuno parla il sardo.
    Le nuove generazioni, spesso frutto di matrimoni misti, dedicano il loro tempo allo studio dell’inglese e del cinese… per poter sopravvivere in un’economia che ormai ha gli occhi a mandorla.
    Amo la Sardegna, capisco e adoro tutte le parlate locali… ma -mi creda- se ha senso curare un ferito, è perfettamente inutile rianimare un cadavere.
    Controlli i dati di adesione e partecipazione ai progetti scolastici sul recupero pomeridiano della LIMBA.
    In un istituto superiore cagliaritano mi pare che gli iscritti fossero tre.
    Non le dice niente questo?
    E non prenda la scorciatoia di bollare come ignoranti i non sardofoni.
    Troppo comodo.
    Si trattava di un liceo, dove esiste di solito un minimo sindacale di cultura, di lucidità e di consapevolezza.
    Alla luce del FLOP, il sardo curricolare diventerebbe un’ indigesta forzatura per i giovani.
    Mandate piuttosto ai corsi serali di limba quei genitori che hanno deciso di parlare solo tricolore.
    E preparatevi a ricevere un bell’ ASKALLONIS.
    Tutto sardo.

    • Lucia Crobu says:

      Bella raccolta di luoghi comuni Asia complimenti. Anche di dati indimostrabili. Quel corso pomeridiano, è stato denunciato dagli stessi attivisti linguistici, è stato affidato a un personaggio non affidabile, tra l’altro contrario alle politiche regionali della lingua e favorevole non si sa a che, forse alla sua lingua-idioletto personale. I progetti curricolari regionali, come dice la parola stessa, si svolgono nell’orario “curricolare”, cioè al mattino. L’adesione è altissima. Lo stanziamento regionale insufficiente a coprire le spese. Pertanto quel delizioso insulto che ha usato glielo rispediamo al mittente. Si informi meglio la prossima volta.

    • dávide.m says:

      1) “reintroduzione forzata di un idioma scartato dalle stesse famiglie”: deo dia narrer prusaprestu chi sas famíglias sa possibilidade de lis allegare in sardu a sos fizos issoro no l’ana tenta e no la ténene galu oje in die e mescamente ca su sardu no l’impárana in s’iscola e finas lu ténene proibidu a l’allegare, comente chi ésseret cosa de maleducados e de gentaredda gai.

      2) ma lis diat fagher gai male a sos pitzinnos minores a nche los pessare bilíngues?

      3) “matrimoni misti…” in Catalugna, a ube gente istranza nde at colau meda, dae tottu su mundu, su cadelanu est propriamente sa limba de s’acatu, de su bene ‘énnidos e de si che ponner tottus in pares: abbáida inoghe https://www.plataforma-llengua.cat/

      4) a bortas chi no siat ora puru chi sos italianos e sos sardos impárene issos puru sas limbas istranzas… e tzertu no suni sos cursos serales de sardu chi lis fághene istrobbu!

      5) “corsi serali”: no nde cherzo cursos serales, ma chi respétene su derettu meu de faeddare e de impreare sa limba de sos padres e de sos jajos meos a sero, a manzanu e finas a bortaedie!

    • Casteddaju says:

      Non mi sembrano argomentazioni sufficienti a negare l’ insegnamento della lingua sarda. Del resto, recentemente, il Consiglio comunale di Cagliari (assieme, per il momento, a più di altri 200…) si è espresso in modo diametralmente opposto ai suoi desiderata…

      http://disvastigo.esperanto.it/index.php/approfondimenti-mainmenu-70/2875-odg-del-consiglio-comunale-di-cagliari-sulla-lingua-sarda

  30. su scomunigau says:

    O Vito, custa borta puru mi ses praxiu meda. Fintzas in su Comunu de Casteddu, ki si fiant postus a arrejonai unu pagu a sa sarda podit essi ki iant a su mancu postu a traballai un arrogu de Sovrintendenti po s’Enti Liricu…

  31. Damiana says:

    Vorrei aggiungere qualcosa sui politici sardi che stanno ben comodi sulle loro poltrone del Consiglio regionale e del Parlamento italiano….MA ANCORA NON AVETE CAPITO CHE IL BILINGUISMO E’ e SARA’ una delle POCHE ARGOMENTAZIONI SERIE CHE POTRA’ CONSENTIRCI DI DIFENDERE LA SPECIALITA’ DELLA NOSTRA Regione Autonoma?
    Non avete ancora capito che questo governo sta cercando in tutti modi di delegittimare le Regioni a Statuto speciale? Avete proprio il prociutto negli occhi?! L’Europa ci difenderebbe mentre a Roma cercano di ridimensionarci………Senza contare gli effetti positivi sulla nostra gente e su un nuovo modo di concepire la nostra terra, la nostra cultura, la nostra economia….. un popolo che gode di autostima è più sicuro e più interessato a farsi apprezzare per quello che è, con la propria lingua, con le proprie tradizioni, con i suoi prodotti agricoli e alimentari e le proprie bellezze naturali. Un popolo che copia da altri chi è, e dove va? Al massimo emigra…………………. In Sardegna non abbiamo ancora capito che dobbiamo valorizzare in chiave anche moderna ciò che abbiamo sempre avuto, investendo in ricerca ed in un’economia che già abbiamo ma che deve migliorare e crescere. Altro che industrie o miniere….

  32. Anonimo says:

    Il sardo che si parla nei convegni e tra intellettuali non è lo stesso sardo che si parla nelle campagne, è pieno zeppo di italianismi ed è chiaro che è piu’ che comprensibile.
    Provate ad andare in un ovile di Desulo ed ad ascoltare le conversazioni dei pastori (invero molto asciutte e brevi) e poi ne riparliamo, il vero sardo è una lingua arcaica con costruzioni sintattiche molto semplici e con fonemi antichi. Certo un pastore non puo’ dire “..su telefoninu” o “..sa sitzuatzioni economica internatzionali…”.

    • Bobore Pizoi says:

      L’italiano che si parla nei convegni e tra intellettuali non è lo stesso italiano che si parla nelle campagne, è pieno zeppo di anglicismi ed è chiaro che è più comprensibile. Provate ad andare in un casale nei dintorni di Firenze e a ascoltare le conseversazioni dei pastori (invero molto asciutte e brevi) e poi ne riparliamo, il vero italiano è una lingua arcaica con costruzioni sintattiche molto semplici e fonemi antichi. Certo un pastore toscano non può dire “lo spread” o il “trend” o lo “start up”. Eh, scherziamo ?

    • Mario Meloni says:

      Anonimo, su pastore podet nàrrere su chi li praghet. Podet finas nàrrere chi tue no as galu cròmpidu a un’isvilupu intelletivu cumpretu segundu sos paràmetros atzetados dae sas iscolas de psichiatria. Su sardu, comente totu sas àteras limbas tenet unos registros espressivos diferentes a segundu de sos argumentos chi si tratant e dipendende dae chie los tratat. Tue rapresentas sa proa de cantu si podet èssere ratzistas in cunfrontu a una limba, definende una limba de pastores e un’àtera, diferente, limba de intelletuales.

      • Anonimo says:

        Vedi, cio’ che hai scritto l’ho capito benissimo perchè parli di cose che la lingua sarda arcaica (che io aprezzo e rispetto altro che razzismo) non riesce a ‘tradurre’. Usi termini come paràmetros, psichiatria, ratzistas, un’isvilupu intelletivu (!), tutti termini tradotti paro paro dall’italiano.
        Come mai a te ti capisco e quando vado nell’ovile (tra amici, mia moglie è di quelle parti) non capisco nulla, e come mai quando mia madre ultraottuageniaria parla il campidanese arcaico stretto molte volte deve tradurre i termini usati alla madre di mia moglie, ottuagenaria barbaracina? Spiegamelo tu.
        Poi è chiaro che a gesti e a sorrisi ci si capisce in tutto il mondo, io ho riso e scherzato pure in Finlandia parlando con dei pescatori finlandesi e ti assicuro che non si parlava l’inglese..

        • Anonimo says:

          E.C. chiaramente “apprezzo” e non “aprezzo”

        • Mario Meloni says:

          Anonimo, deo non traduo dae s’italianu, comente podes pensare tue, deo adato a su sardu paràulas comente ant fatu totu sas àteras limbas. Est unu cuntzetu diferente. Parametru, est neologismu coniadu in frantzesu e dae custa limba est passadu a totu sas àteras, cumpostu de para, dae su grecu pará, a curtzu a, e metru dae su latinu metru(m), dae su grecu métron, mesura.
          Psichiatria, àteru neologismu coniadu in frantzesu, psychiatrie, e dae custa limba est passadu a totu sas limbas modernas, cumpostu dae su grecu psyché, ànima e iatreia, meighina. In sardu duncas si podet nàrrere totu e de totu.
          Intellettivu: chi riguardat s’atividade de s’intelletu, dae su latinu tardiu: intellectivus, partitzìpiu passadu de su verbu intellìgere, cumprèndere.

          • Anonimo says:

            Grazie della lezioncina, il latino e il greco l’ho studiato anche io. C’e’ un sardo che a me piace ascoltare e parlare e c’e’ ne uno che è invece è ridicolo sia da parlare che da ascoltare. Se un sardo (pastore o ingegnere nucleare) mi vuol dire che non possiedo uno sviluppo intellettuale secondo i parametri dettati dalle moderne scuole di psichiatria mi dice “non as cumprendiu nudda, ses negau” (te l’ho scritto in un campidanese maccheronico) e non ” tue no as galu cròmpidu a un’isvilupu intelletivu cumpretu segundu sos paràmetros atzetados dae sas iscolas de psichiatria”.
            Il primo è un idioma da salvaguardare, il secondo fa solo ridere.

            I miei rispetti.

            • Mario Meloni says:

              Anònimo, custa est s’ùrtima borta chi ti rispondo ca non faeddo cun pessones caratzadas. Si unu sardu sena istùdios superiores ti narat “no as cumpresu nudda” e unu dotore sardu ti narat ” tue no as galu cròmpidu a un’isvilupu intelletivu cumpretu segundu sos paràmetros atzetados dae sas iscolas de psichiatria” ambosduos sunt faeddende in sardu, cun registros diferentes, de sa matessi manera chi si un’italianu sena istùdios superiores ti narat ” non hai capito nulla” e unu dotore, sempre italianu ti narat ” non possiedi uno sviluppo intellettuale sufficiente secondo i parametri dettati dalle moderne scuole di psichiatria” ambosduos ti sunt narende sa matessi cosa, cun registros diferentes. Pro ite tando ascurtas sèriu unu dotore chi ti faeddat in italianu e in càmbiu ti pones a rìere che unu macu ti su matessi dotore ti lu narat n sardu?

              • Anonimo says:

                Ti sto dicendo che per me il sardo e l’italiano sono due lingue diverse, completamente diverse, con registri non paragonabili, è inutile che insisti con la storiella “..ma perchè in italiano non è la stessa cosa?” NO, non è la stessa cosa, appunto. Il sardo è quello che consente di spiegare concetti anche difficili con parole semplici e costruzioni sintattiche semplici. Il resto è una ridicola traduzione delle costruzioni e forme verbali utilizzate nell’italiano moderno.
                Ci siamo?, o adesso te ne esci fuori con la storia che “tutte le lingue si evolvono e quindi come si evolve l’italiano si evolve anche il sardo” oppure che “esiste un registro sardo per le persone che hanno fatto studi superiori (!) e uno per i sempliciotti dell’ovile…”

                • Archivista says:

                  Anonimu ses unu chi a manera simple est ratzista contra a su sardu. Nara.lu e semus totus chietos.

        • irlandesu says:

          Istimadu Anonimo
          A paret miu tui no as comprendiu beni una pariga de cosas …a parte de sa tonteria de lingua sarda arcaica ca no podet traduere terminos ti bollu arregordai ca is paraulas comente parametro ,razzismo no funt originali dae s’italianu ma dae su frantzesu , psichiatria est greca e tui ses unu pagu ignorante in su sentidu ca ses monolingue istericu e no scis nudda de is linguas
          Ponidi’ a istudiai ca ses ancora in tempu e sa prossima borta firmadi’ a pentzai primu de nai sciollorius!!!!!!!!!
          Istevene

    • Lisandru says:

      No as cumpresu belle nudda, pròpiu comente Wagner no aiat cumpresu chi sos pastores tenent unu registru linguìsticu a duos livellos: pastores, cantadores, e aici narende, a tue parent chi sunt chistionende de casu e sartitzu, ma in s’interis si sunt faghende befa de tue.
      Chie narat chi su sardu non tenet capatzidades astrativas o non podet faeddare de sa modernidade, est limitadu isse etotu, ponide mente, a su mancu a Bachireddu.
      [youtube http://www.youtube.com/watch?v=H0TSk3L5QwY&w=420&h=315%5D

    • Matteo says:

      Perché invece l’italiano che si parla ai convegni è identico all’italiano che si parla dal macellaio, no? Il concetto di idioletto ad alcuni è totalmente oscuro.

    • Mi paret chi ses tue unu de cussos chi no est mai essìu da sa tzitadedda sua. Si andas in d’una bidda sarda chi siede as’acatare pastores, massajos, manivales, disoccupaòs e istudentes chistionande su propriu sardu, cadaunu cun sa propriedade linguistica sua.
      Chirca de ponner’in motu su cherveddu prima de iscrivere.
      Ti cusizo de issire da sa tzitadedda tua e a ti achere unu ziru in carchi bidda (non pro cortes apertas, ma in d’una die “tipica”), bastada a intrare in d’unu tzilleri e lu vies.
      Mario Meloni ad’iscrittu paragulas santas.
      Saludos

  33. Mario Cubeddu says:

    Mi praghet s’idea de Vito Bialchini chi narat a sa fini: poita no si faet in Casteddu un gruppu po “chistionai” in sardu? Si bideus on’orta a sa chida e s’allegat solu in sardu. Podet esser su cominzu de una cosa bella meda.

  34. Post molto interessante. Sull’uso del sardo a scuola ho sempre lo stesso dubbio: in una classe dove ci sono 3 cinesi, 4 maghrebini, 2 rumeni e 3 filippini e 5 sardi (situazioni esistenti) come lo spieghi ai genitori dei piccoli stranieri che i loro figli devono imparare il sardo perchè fa parte della loro cultura ! e della loro storia !! A meno che il sardo a scuola non sia una materia facoltativa coltivata da chi è interessato, come per esempio il club degli scacchi.
    Sulla mancanza di soldi alle autonomie scolastiche per fare progetti in sardo ricordiamo i soldi (tanti) che sono stati trasferiti negli anni scorsi grazie agli interventi regionali contro la dispersione scolastica (Delibere 28, 41, 51 ecc. ecc.. Quanti progetti per la tutela del sardo a scuola sono stati fatti ? Pochi. Si è preferito fare altro.

    • Lucia Crobu says:

      Caro AA, lo stesso discorso che fai per il sardo lo dovresti fare allora per l’italiano, o per l’inglese e le altre lingue straniere insegnate. A meno che tu non abbia un pregiudizio nei confronti del sardo. Forse è cosi. Ravvediti. In quanto ai soldi per le scuole, quei finanziamenti che tu citi non erano per la lingua, ma per la “cultura sarda”, mostro giuridico-intelletuale creato non certo dal movimento linguistico, ma da coloro che in nome della Sardegna vogliono l’egemonia locale e i soldi. La legge del 2009, quella del sardo curricolare, mi risulta che funziona benissimo, sebbene poco sostenuta dal Consiglio Regionale. Solo 100 mila euro all’anno. Soru il Vendicatore Sardo ne aveva stanziato “ben” 50 mila, Milia ha raddoppiato. Per ora.

  35. Esti meda probàbilli ca no si fueddàus in sardu poitta no arrannesceus a accabbai unu arrexionamentu chena usai s’italianu; meda de nosus no scireus fueddai in sardu, po cussu teneus bregungia.

    • Pitzocu de crobi says:

      Però faghet a si pònnere a istudiare puru, comente pro s’inglesu. No? Como tenimus finas normas ortogràficas, grammàticas e curretore..prus fatzile de gasi…

  36. Damiana says:

    Per Diego in particolare. Probabilmente non sei informato, ma per la LSC, limba sarda comuna scritta, esiste già una norma scritta di base, a cui chiunque può accedere. Basta leggerla e studiarla. L’italiano non ce lo fanno studiare a scuola? Non esistono delle regole scritte, insieme a tutta una marea di eccezioni da studiare a memoria? E le doppie, e gli accenti, non li conosciamo a memoria? Qualsiasi lingua oltre a essere parlata va studiata. Perchè per il sardo dovrebbe essere diverso. E’mper questo che andrebbe studiata a scuola. E qualsiasi lingua col tempo si modifica se non è morta!
    La norma del sardo scritto funziona come tutte le lingue ed è sempre stato detto che è in progress. D’altronde per arrivare all’italiano standard che studiamo attualmente a scuola quanto tempo ci è voluto? Quanto il toscano si è modificato, quanto è stato “studiato a tavolino” praticamente tutto…..Se il discorso che fai tu fosse coerente, allora anche in Italia avremmo dovuto continuare a parlare ognuno con la sua lingua (sardo in Sardegna, Toscano in Toscana, siciliano in Sicilia senza contare le innumerevoli varianti….) e quindi come avremmo dovuto scrivere? OGNUNO COL MAESTRO DEL SUO QUARTIERE???? E i testi dei libri scolastici? Ognuno il suo? Bè veramente fantasmagorico. Senza la lingua scritta si sa si rimana analfabeti. Ed è questo che siamo, “analfabeti del SARDO”. Perchè il sardo scritto dovrebbe funzionare diversamente da tutte le lingue del mondo che per essere tali debbono avere uno standard scritto??? Chissà perchè tutti i sardi indistintamente, quando debbono dare un’opinione sulla lingua sarda diventanto esperti di politica linguistica, pur essendo ignoranti in materia, pur non avendo mai sentito parlarne seriamente. Per seriamente intendo aver quantomeno seguito i lavori concreti che in questo ultimo decennio si sono fatti. E’ ora di riflettere, di confrontarsi certo, ma informandosi prima….Non siamo più ai tempi di Wagner, con tutto il rispetto per lui, la politica linguistica in Sardegna, non la linguistica purtroppo, si è evoluta e non esistono più solamente i premi letterari. Ci sono professionisti che ci hanno creduto in tempi in cui non se li filava nessuno e che si sono confrontati con l’Europa e il mondo, e non sono rimasti nel loro orticello a cantarsela e suonarsela! Faccio i miei complimenti a Vito Biolchini che nel suo articolo ha saputo fotografare una realtà con mille sfaccettature in maniera semplice e chiara, anche perchè la questione del sardo in Sardegna non è nè di destra nè di sinistra ma riguarda tutti i sardi!

  37. efisio erriu says:

    “Perché continuare ad esaltare le differenze piuttosto che i punti di contatto?”

    Questo dovrebbe essere l’approccio mentale per la gestione di ogni genere di incontro/scontro tra culture. Per far sì che questo approccio mentale si diffonda e diffonda i suoi risvolti benefici, si dovrebbe rendere obbligatoria la partecipazione all’erasmus per gli studenti universitari (con durata di non meno di un anno) o al master&back (con vero espatrio per non meno di un anno e soprattutto vero ‘back’) a tutti gli altri giovani con meno di 30anni.

    E’ uscendo dalla Sardegna, infatti, che si apprezzano i “punti di contatto” con le altre lingue e le altre culture (forse per la necessità primordiale di aggregarsi), ma nel mare magnum di una comunità allargata con la quale ci si confronta si scoprono o si riscoprono le affinità con i propri conterranei vicini di campanile, ‘nemici’ (in senso figurato per fortuna) in patria e amici all’estero.
    In Sardegna ci si presenta come abitanti di questo o quel comune ma fuori dall’isola ci si presenta come Sardi, se un quartese e un quartuccese che si incontrano a cagliari sembrano due stranieri, a berlino diventano improvvisamente.. vicini di casa ed allora sì che al cospetto del tedesco, del polacco e dell’ucraino, la differenza tra su pani, su panni o su pai sfugge proprio…

    Chi ha vissuto questa esperienza ed a quei punti di contatto si è spesso aggrappato, difficilmente potrà dare alle differenze linguistiche delle varianti del sardo più valore di una sfumatura.

  38. Gratzias meda Vito, su re est nudu! sas dies de Azos sunt istadas de importu mannu, mancari mancherat sas Universidades de Tatari e Casteddu (ma già l’ischimus totu chi issos sunt ocupados a fraigare catedras de sardistica pro unu e pro s’ateru, chene nde faeddare mancu paraula) sa limba sarda est una, e como amus sa fortuna de aere puru cussa ufitziale, o nassionale comente at nadu Cumpostu. Ma canta zente s’est abizada chi b’at apidu reladores chi at fatu s’interventu issoro in limba comuna? est istada una risposta cuncreta a cussos chi naran chi sa limba comuna siat artifitziale. Sa fortuna pro sa limba est chi in custu momentu est in bonas manos ca at funtzionarios capatzes chi la guvernant.

  39. daniela says:

    Mi praghent semper is artìculos de Biolchini a pitzus de sa limba sarda. Pro fàghere su cuadru prus cumpletu e pro gratificare puru a is chi traballant a comente podent pro una polìtica linguistica noa e de profetu pro su sardu mi permitto de linkare custu documentu chi faeddat de polìtica linguistica, a su mancus de lineas generales, de unu partidu indipendentista, pro no èssere semper is disgrassiados chi podent fàghere pagu, e su pagu chi faent nemus si ddu bolet riconnoschere……… http://www.irsonline.net/2012/10/sa-rivolutzione-de-sa-limba/

  40. Incredibile: un cagliaritano capisce persino lo spagnolo senza traduttori simultanei: a proposito come cribbio si dirà mai, senza far ridere i polli, “pentola a pressione” in lingua sarda?

    • s’at a nàrrere pingiada a pressione???

    • Anonimo says:

      pingiara unfrara !

    • Alexandra Porcu says:

      pingiada a pressioni… Pentola in sardo + una parola internazionale. Inglese pression. Così come succede in tutte le altre lingue europee.

      • Alexandra Porcu says:

        antzis a gio su… Premettendo che non è mai esistita la parola in sardo sarebbe comunque possibile creare un neologismo, avendo tre possibili esiti: 1 più italianizzata: pentola a pressioni (detto tra noi farebbe ridere anche a me) 2 più sardizzata: pingiada a pressioni (che fa ridere meno perché esiste anche la parola pressure in inglese) 3 che potremo definire più autentica: pingiada de premidura. Dal verbo sardo “premi”, arrivato direttamente dal latino “premere”. La stessa etimologia di pressione nella lingua dei colonizzatori. Capito? Ti posso fare anche un disegno.

        • Pitzocu de crobi says:

          o Alexandra, ma tui aundi bivis, is sardus naraus pingiada a pressioni/e e premidura est unu machioriu de su leporismu…e basta …po caridari cun custus linguistas de su dominigu

          • Alexandra Porcu says:

            Ascolta. Ho fatto proposte. Non ho detto a nessuno come deve scrivere o parlare, come fanno altri. Tu dove vivi? A parte questo, credo che non ci sia nessun problema nel cercarsi qualche consiglio da lepori o altre persone che hanno lavorato sulla e per la lingua sarda quando la maggior parte dei Sardi non se ne rendeva neanche conto di avere una lingua!

      • nome.cognome says:

        “come succede in tutte le altre lingue ….” ????

        Specialmente nel tedesco: Dampfdruckkochtopf. 🙂

        • Alexandra Porcu says:

          nome.cognome.

          Non si usa la parola così per esteso. Io (a Berlino) uso Drucktopf (pressione+pentola). Certamente non intendevo che deriva dall’inglese.
          Il tedesco è la mia lingua materna!

    • Pingiada a pressiòni?

  41. Giuanneluisi Stochino Palimodde says:

    Artìculu bellu meda chi ponet a unu su pessamentu nostru. Anàlisi pretzisa e crara e chi, si sos sardos est beru chi s’intendent italianos, a ite non sighint sa lege italiana 482? A bias est solu chistione de mentalidade e de voluntade. Sas leges bi sunt, como tocat a incumintzare cun una rieducatzione de su pòpulu.

  42. Giuseppe Corronca says:

    Fintzas deo apo partetzipadu a sa cunferèntzia de Agghju e poto nàrrere chi est istadu unu momentu de iscàmbiu democràticu in ue sunt lòmpidas propostas noas pro dare unu tempus benidore a sa limba nostra e formare una generatzione noa de de professionistas de sa limba. Torro gràtzias a Vito Biolchini, chi apo tentu s’onore de connòschere de pessone in s’atòbiu de Agghju, pro custu artìculu galanu e irònicu, chi però narat una veridade manna: dae su cabu ‘e subra a su cabu ‘e giosso sos Sardos cando faeddant in sardu, si cumprendent etotu. Cando amus a bettare a terra sas làcanas e sos muros fraigados a sicu de s’ideologia, cussa die at èssere una die manna!

  43. marco viola says:

    Il pericolo è che ci si perda in distinguo e discussioni raffinate e sottili, mentre la lingua muore. Bisogna usarla, nella variante che si ama e si conosce meglio, bisogna insegnarla, leggerla, proporla e innalzarla con l’orgoglio e la gioia di parlare e di ascoltare… Splendido l’intervento di Biolchini, gustoso e rivelatore

  44. Alexandra Porcu says:

    Ho studiato romanistica dove si facevano sempre relazioni in spagnolo, francese, italiano e portoghese. Nessuno ha mai avuto il problema di capirsi. Se vado su youtube e ascolto un intervento in Papiamentu, lo capisco anche benissimo. A parte questo. Nessuno è contro l’unità del sardo. La gente è solo contro la dominanza di certi dialetti Sardi nello scritto. Ma lo volete capire?

    • Lucia Crobu says:

      Cara Porcu, o chi si nasconde dietro questo nick-troll, sei indietro dieci anni con questa polemica sui dialetti. Cerca di capire lo spirito della riflessione di Biolchini e lo spirito profondo di unità nazionale del sardo che anima chi lavora su questi temi. Guardati dentro, trova la forza positiva non negativa. Se vuoi metterti in evidenza fallo su cose positive. Con la sterile polemica è troppo facile e ti farai odiare. La Sardegna ha bisogno anche di te, ma solo se la metti davanti ai tuoi problemi personali. Ravvediti. Puoi farcela.

      • U. Cossu says:

        Lucia, bellas paràulas sas chi iscries a Alexandra (est issa, cun nùmene e sambenadu). Semus in meda a li nàrrere sas cosas chi l’as iscritu tue. Sa Sardigna tenet bisòngiu finas de a issa, e de àteros perricònchinos che a issa. Alexa’, capito mi hai?

  45. Giovanni says:

    Ops….intendevo Roberto Bolognesi ovviamente, anche se forse è superfluo precisarlo. Almeno per te spero, o Vito; l’altro grande studioso di lingua sarda, Michel Contini, ha fortemente contribuito anche lui, con la sua ricerca, a dimostrare l’unitarietà del sardo.

  46. Brabudu says:

    Su fatu ca unu spanniolu e un’italianu si cumprendant apari, donniunu chistionendi sa lingua sua, ‘olit nai fortzis ca spanniolu e italianu no esistint?

    • Glabro says:

      No, vuole dire che forse non hai mai sentito veramente uno parlare in spagnolo.

      • Brabudu says:

        No .. depiat essi venetzianu

        • A fàghere su paragone intra de sa mutua comprensibilidade de limbas diferentes (Italianu, Ispanniolu) e dialetos sardos, bolet nàrrere a no àere cumpresu de ite si chistionat. Allegas chi tenent sa pròpriu raighina, ma tenent medas diferèntzias de onni genia (no feti fonèticas, ma fintzas sintàticas) sunt limbas diferentes; cando, comente acontessit a su Sardu, is diferèntzias sunt isceti fonèticas (is pròpriu paràulas pronuntziadas in manera diferente), tando sa limba est sa matessi.
          Duncas, su paragone chi as fatu non bolet nàrrere nudda.

    • Pitzocu de CRobi says:

      Brabudu, tui bolis nai chi logudoresu e campidanesu funt duas limbas natzionalis diferentis comenti s’italianu e su spanniolu? E tandu ses foras de sa polìtica linguìstica natzionali. No as cumprendiu nudda. Is docentis universitarius t’ant fatu sballia e bessiri fora de caminu.

  47. Gerolamo Solina says:

    Mi piace molto l’articolo e condivido la proposta.

  48. Giampàulu Pisu says:

    Seu prexau meda de ligi cust’artìculu e asuba de cosas medas seu deacòrdiu.
    Est berus ca nci funt medas is aministradoris comunalis chi scint pagu de is chistionis linguìsticas ma cumenti fadeus a ndi ddis fai una nexi? Sa postura e su gradu de cuscèntzia asuba de custas chistionis est filla de s’educatzioni chi ant arriciu. Che totus funt pesaus intendendi ca a fueddai in sardu fut bregùngia, “non parlare in sardo che sei brutto” chi no dd’at mai intèndiu? Sa lìngua nosta est stètia marcada a fogu de bregùngia (e cun custa is sardus) e custu est s’arresurtau. Ma mancu mali ca no totu is aministradoris funt aici, nd’at medas chi dda pensant in manera diferenti e tenint unu giustu cuscièntzia. No iaus a cumprendi asinuncas poita giai 110 comunus ocannu ant delibberau po pediri a sa RAS chi siat arrespetau s’art 4 de sa Lei 482/99:

    La legge 482/99, all’art. 4 recita: “Nelle scuole materne …. l’educazione linguistica prevede, accanto all’uso della lingua italiana, anche l’uso della lingua della minoranza per lo svolgimento delle attività educative. Nelle scuole elementari e nelle scuole secondarie di primo grado è previsto l’uso anche della lingua della minoranza come strumento di insegnamento”. Dunque la legge “prevede” e per poter fare quanto previsto, sempre lo stesso articolo recita: Al momento della preiscrizione i genitori comunicano alla istituzione scolastica interessata se intendono avvalersi per i propri figli dell’insegnamento della lingua della minoranza”. Chiaramente ciò deve essere chiesto dalla scuola nell’apposito modulo di iscrizione. 110 comuni sardi c.a. quindi nel 2012 hanno formalmente chiesto alla RAS il rispetto della citata norma nei confronti dell’Ufficio Scolastico Regionale.

    http://www.comune.sardara.vs.it/sardara/opencms/www/Sinistra/Community/AvvisiNotizie/0_234.html

    http://www.formaparis.com/blog/sardara-volete-che-vostro-figlio-si-insegni-la-lingua-sarda

    Chi sa RAS ponit unu pagheddu de dinai, 7 milionis de èurus funt diaveras unu bellu tanti de dinai e fai arrespetai s’art. 4 de sa 482, insaras eus a essi a bonu puntu. Chi a totu custu aciungeus (speraus) una ratìfica fata cumenti si spetat de sa Carta europea de is lìnguas de minoria…

    http://www.formaparis.com/blog/sardara-cumbenniu-po-ratifica-carta-europea-de-linguas

    Po su chi spetat a sa LSC po podi essi acetada in campidanu depit essi arrangiada, cumenti narat Bolognesi, meriodionalizada.

    Saludus

    Giampaolo Pisu – aministradori comunali Sàrdara

    • Bobore Pizoi says:

      Caru Pisu, andat bene a traballare, ma cando si traballat tocat a ischire ite si depet fàghere. Si totu cussos comunes chi iscrient a sa Regione esserent interessados a sa polìtica linguìstìca podiant intervènnere subra sas iscolas matermas insoro chi sunt de cumpetèntzia comunale. In prus poderent fàghere unu logo e sa segnaletica de sa idda bilingue, a manera de comintzare sa polìtica linguìstica. Opuru finas pònnere unu tantu de su bilanciu comunale pro sa limba sarda. Cantu? S’unu pro chentu? Est pagu ma est mèzus de su nudda chi ponent como. Si non ddos finantziat sa Regione issos non faghent nudda. Mancu su cartellu de sa bidda. E in prus, sìndigos, assessores e consilleris, ponent parentes, amigos e paesanos in sos isportellos afutendesinde de sa polìtica linguìstica. E gasi faghent dannu, ma non mi risultata chi tue los denunziaes. Insomma, est ora de l’acabare nande chi sos comunes sunt eroicos e sa Regione mala. No ets gasi facile e qualunquista sa chistione. Totus in su movimentu linguisticu ischint chi Sa Regione faghet est faghende e at fatu e nemos lu podes cuntestare. Ma si tue cheres imbrutare sas abbas pro favorire su partidu tuo no andat bene. E mancu andat bene sa polèmica contra a sa limba naztionale de is sardos. In cantu a sa Lsc est gia acetada finas dae su Consigiu Regionale e giutet totu sos elementos meridionales chi boles. Feti ca tocat a dda conoschere e a da sperimentare cosa chi tui non fais. Est giai meridionalizada. Non bastat? Si nde bolet de prus? Andat bene. Ma tando isperimenta.dda tue meridionaliza.dda e faghe propostas cuncretas chi sos linguistas de professione potzant acetai. E pensa a sa salude e a s’unidade de is sardos non a su partidu e a campanile. A nos bìdere sanos.

      • Giampàulu Pisu says:

        Bobore istimadu deo non so limbista ma unu sardu chi istimat sa limba sua ebbia, ma dda istimat no comente limba “in se”, ma pro su chi rapresentat. Est sa limba chi depet serbire a sos sardos e no a s’imbesse e duncas tocat a nos movere pensende a custu…. SEMPRE. Chi non cumprendimos custu non andamus a logu perunu. Deo non so contras a sa LSC ddu apu naradu medas bias ma dda cherzo prus acurzu a su “campidanesu”. Non cumprendo proite depo a malaboza fagher is plurales a sa “logudoresa” e però s’artìculu plurali poto isseperare de ddu ponnere a sa “logudoresa” o a sa “campidanesa”. Custu pro ti fagher un’esèmpiu. Già ddu isco bene ca tenimos problemas in is entes pùblicos pro su chi pertocat sa limba: comunes, provìtzias, regione… Ma nois in is ludotecas, e no in is ludotecas ebbia, semus faghende carchi cosa (sempre cun fadiga manna), prova a chircare cun google. Su chi apo iscritu ddu apu fatu pro narrer ca bi sunt fintzas aministradores sensìbiles, semper tropu pagos emmo! Pro su dinare tenes rexone tocat a nde ponner de prus ma su dinare de is comunes oe est pagu abberu… in Sàrdara non ponimos parentes in is ufìtzios limbisticos e mancu male ca su nùmene de sa bidda est su matessi in ambas is limbas. Deo non cherzo “imbrutare abbas pro favorire su partidu meu” ca oe non apo tèssera peruna in busciaca, ma benebènnidos totu is partidos e polìticos chie cherent fagher cosas de profetu pro sa limba nostra, ca totu is partidos sardos diant àere in is programas issoro sa limba e sa cultura sarda.
        Deu incapas fatzu tropu pagu po sa lingua nosta ma Como permiti.mi.dda de Ti pregontare: ma tue ita faghes?

        Fortza Paris!
        Cun amigàntzia

        • Bobore Pizoi says:

          Mi piachet sa resposta tua. E tando tribaglia pro su bene comune…pro s’unidade…penso chi su problema de su plurale non siat polìticu ma tècnicu, sunt sos linguistas contras pro resones etimologicos foneticas chi non t’isco ispiegare, ma de seguru Bolognesu e Contini l
          ‘ischint

  49. Giovanni says:

    Però Vito mi sembra che nel tuo interessantissimo post sia come parlare per la prima volta della teoria della relatività senza citare Einstein. E molto ci voleva a citare colui che più di tutti in sardegna si è battuto, da linguista, e non solo, per la unitarietà del sardo e per la LSC?

  50. Alessandro Mongili says:

    Apo torradu a faeddare in sardu a pustis una interrutzioni de… 40 annos. Est una cosa liberatòria, ddu consìgio a totus, mascamente a ìs chi chistionant in punta’e frochita timendi chi si cumprendat s’acentu issoro, e Casteddu est prena. Amollaisindi, piciocus, ca serbit. M’at agiudadu meda custa riflessione de Boris Pahor, s’iscritore triestinu de limba islovena candidadu puru a su prèmiu Nobel pro sa literadura cun su “Necròpoli” cosa sua dedicadu a sa permanèntzia indunu lager nazista. Issu, in s’Itàlia fascista chi proibiat is limbas de minoria, minorizende.ndeddas, aiat imparadu bene sa limba materna, e como est unu de is prus mannos iscritores islovenu, mancari siat tzitadinu italianu:
    “… leggevo qualsiasi libro nella mia lingua , senza distinzione e senza selezione, perché era difficile procurarsi un libro in sloveno… Con la mia scarsa conoscenza della lingua letteraria, inciampavo in continuazione in parole che non capivo. Cominciai ad appuntare su un quaderno i termini difficili da cercare nel vocabolario. Ci misi impegno e ostinazione, ma il solo fatto di trascrivere le parole per me significava perfezionare la mia conoscenza dello sloveno. Quelle letture mi fecero innamorare della mia lingua e della mia letteratura”. (Pahor 2009, 33).
    Creo ca totus semus in un’àndala in puntos diversos, ca custa limba dda tenemus aintro, ma est blocada. Totus semus Vito, Alessandro, Pepe. Tocat a èssere tollerantes ca resistèntzias meda sunt ligadas a àndalas de isboddicu personale.

  51. Carla P says:

    e fait a si cumprendi Surcis e Logudoru
    e fait a chistionai donniunu a modu insoru

  52. giuseppe says:

    condivido appieno tutto quello che ho letto…. ma non eravamo venusiani contro marziani?
    Ad Aggius ci si è ascoltati e confrontati in maniera positiva, senza pregiudizi e preconcetti. Infine, è ora che anche il comune di Cagliari si faccia avanti! Non può essere priva di un servizio così importante:

  53. salvamadau says:

    forse bisognava invitare qualcuno della Cassazione? giusto per documentarsi…

  54. grazia pintore says:

    Signor Biolchini mentre leggevo questo suo articolo,ho subito pensato a come sarebbe stato felice Gianfranco Pintore,che ,da quando ritornò in Sardegna nel ’73,ha lottato per l’identità sarda e per l’indipendenza della Sardegna.Il riconoscimento della nostra lingua è un ulteriore conquista.E’ anche vero che ,a volte, i sardi si sono vergognati di parlare in limba.Mi viene in mente la zia orgolese di mia cognata,lei parla solo il sardo,io,purtroppo,l’italiano e ci capiamo perfettamente.Da poco ho saputo che sa parlare in italiano ma,da sarda balente,si rifiuta di parlarlo perchè lei è sarda e parla la sua lingua.

  55. Gianni Loy says:

    Caro Vito, il tuo commento mi provoca amarezza. Non certo, o non solo, per l’assoluta verità della pentola a pressione. Condivido tutto ciò che dici. Tant’è che lo pratico. A partire dai miei bambini, con i quali ho parlato, sin dalla nascita una lingua che non è nessuna variante (non possiedo tale abilità) e si capiscono persino tra di loro! . Ma ho un piccolo, grande, cruccio. Nella scuola materna che frequenta la mia bambina, a Cagliari, ho fatto attività di animazione convincendo numerosi genitori e personale insegnante della opportunità di utilizzare semplicemente il sardo come lingua curriculare, (oltreché chiedere l’applicazione della legge italiana che mi riconosce tale diritto). Mi sembra la conseguenza logica di quanto immagini. Ma questa società, per una iniziativa che metterebbe in pratica l’idea, con un possibile effetto emulativo di non poco conto, non trova i 2.000 euri necessari per soddisfare una burocrazia che rende obbligatoria la compresenza del maestro/maestra. Sto pensando di organizzare una colletta. Ma è possibile che l’assessore Milia non possa trovare il modo di fornire alla scuola Satta di Cagliari una cifra così modesta?
    Dopo la propaganda che gli hai fatto, a te non potrà di re di no!!
    Ti da tentasa?

    Ciao

    Gianni

  56. Caro Diego, il problema della lingua unica, come ha scritto Biolchini, è solo un problema di come scriverla. Nel parlato esiste già…ma anche nello scritto. basta volerlo.

  57. ciao Vito, un articolo importante. Sai che tanti ci credono e da anni si lavorano alacremente per realizzare ciò che dovrebbe naturale e scontato. Io parlo in sardo con i miei figli e mi auguro che loro sappiano, in futuro, insegnare ai loro figli a chiamare le cose tra cui viviamo e i luoghi da cui proveniamo con i loro nomi, in sardo, nella loro lingua.

  58. Su PD sardu, pagu faghet pro sa limba, ma a su mancu unu pagu faghet: http://www.pdlanusei.com/?art=30
    Dae meda deo naro pròpriu is matessi cosas chi at iscritu Vito Biolchini inoghe, mescamente cando preguntat “Perché continuare ad esaltare le differenze piuttosto che i punti di contatto?”… so de unu totu de acòrdiu!!! Isperemus immoe chi is sustenidores de cussu machiore de su “dòpiu istandard” cumprendat chi ant isballiadu: sa bisione issoro est istada derrotada dae sa realidade ogetiva chi, una borta in prus oe Vito, est essida a campu.
    Ps: làstima chi non bi so pòtzidu andare deo puru a sa cunferèntzia (dda fia abetende dae ocannu passadu!). Ispero de bi pòdere partitzipare ocannu chi benit!

  59. Silvia says:

    Vito, grazie!
    ps.: i nostri nonni, tra transumanze e guerre, hanno sempre parlato “ciascuno il sardo suo”: semplicemente avevano voglia di capirsi (un po’ di studio psicolinguistica ai detrattori dell’uso del sardo non farebbe male …)

  60. Pingback: Angioni o Biolchini? Uno di questi due signori è un bugiardo | Bolognesu

  61. condivido a pieno l’articolo….da tempo io non capisco tutti gli intellettuali, politici ed altre figure altamente qualificate, che continuano a spacciare il “”””problema”””” della lingua in sardegna come un’ostacolo che prima opoi dovremo affrontare e superare.
    Una limba unica…..ma chi dovrebbe scriverla questa limba unica? cone quale criterio?..una parola campidanese con una logudorese e così via?….. pare che questo sia l’annoso problema sul fatto che la lingua sarda non è insegnata nelle scuole proprio perchè non si sà quale variante insegnare:…. ovviamente bisogna insegnare a mio parere la variante propria del posto, senza creare problemai là dove non ce ne sono. Ognuno scoprirà la propria lingua e scoprirà le differenze con le altre…questo vuol dire bilinguismo e crescita culturale….

    • antoni says:

      In Gavoi tempus fachere tia Mariadominica Costeri, sene si ponnere babasorichs in conca, nè de limba de susu o de josso aviat vortau dae s’italianu pentola a pressione in cuculia a pressione gai cumente sos’ateros pro paragula arribadas dae foras aviana vortau in sardu radio,tratore,televisione dae su frantzesu garage e isciaferru dae s’inglesu computer e gai e dae su russu tovaric Krusciov pro tiu Frantzisku Sedda lillore e tando? donde stà il problem?

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