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Ecco come l’emiro del Qatar vuole comprarsi la Sardegna: con appena un miliardo. Come ai tempi del Duce…

Ancora una volta, il copione è sempre quello. Non ci voleva molto a prevederlo, ma la prudenza era comunque d’obbligo. Ora che l’emiro del Qatar inizia ad uscire allo scoperto, il gioco si rivela chiarissimo: investimenti in cambio di cemento, travestito da difesa dell’ambiente e valorizzazione delle risorse locali. Ma anche in cambio di salvataggi di imprese disperate, vedi l’ospedale San Raffaele di Olbia.

La strategia che si delinea è già chiara. Il Qatar mette sul tavolo investimenti per un miliardo di euro. A voi sembra una cifra stratosferica, ma in realtà per gli emiri sono poco più che spiccioli.

Ma poi, investimenti per fare cosa? Per un progetto di rilancio della Costa Smeralda che prevede la costruzione di quattro nuovi alberghi nei 2300 ettari di proprietà del consorzio. Alberghi che ovviamente ora non si possono costruire perché il Piano paesaggistico regionale voluto dal centrosinistra ai tempi di Renato Soru non contempla quelle volumetrie in quella zona.

E allora che si fa? Parte la strategia di comunicazione volta a far credere che non solo la Gallura ma tutta la Sardegna beneficerà del miliardo qatariota. Filiere agroalimentari, marketing territoriale, investimenti mirati nel sud Sardegna: a leggere i giornali con un miliardo di euro camperebbero tutti i sardi per chissà quanto tempo. Ma lo sapete quanto costa solo l’assistenza sanitaria nella nostra isola? Tre miliardi all’anno. Cosa volete che sia un miliardo? Niente.

E invece di questo miliardo si inizia a parlare come già si parlava subito dopo l’avvento del fascismo, quando Mussolini si comprò letteralmente l’appoggio del Partito Sardo d’Azione e delle élite dell’isola con la famose “Legge del miliardo”: mille milioni stanziati in diedi anni per costruire opere pubbliche e per risarcire la Sardegna dopo l’ecatombe di giovani sardi nelle trincee del Carso.

Un miliardo, dunque. Per fare quattro alberghi in zone pregiatissime dal punto di vista ambientale e che infatti oggi non si possono costruire. Bisogna allora convincere l’opinione pubblica sarda che i benefici che arriveranno saranno enormi su tutta l’isola. Farlo non sarà difficile: basterà solamente ricordare gli indicatori economici che contraddistinguono questa crisi e poi dire a voce alta: “E voi volete rinunciare a queste risorse in un periodo così duro? Ma lo vedete quanti disoccupati ci sono?”. A dirlo saranno ovviamente sprattutto quelli che possiamo indicare come i maggiori corresponsabili di questo disastro. Perché con la demagogia non si sbaglia mai, con la demagogia si va sul sicuro.

Però tutto ciò rischia di non bastare. Perché con un miliardo non si risolvono ovviamente i problemi della Sardegna, né si convince l’intera classe politica sarda a sputtanarsi, modificando il Ppr. Ci vuole qualcosa di più, ci vuole un bonus.

Il bonus sarà la capacità dell’emiro di intervenire su questioni strategiche, sensibili e abbastanza disperate. Come l’ospedale San Raffaele di Olbia, ad esempio. Un mostro in riva al mare che rischia di rimanere chiuso per via del crac che ha travolto il gruppo di don Verzè. Il Vaticano ha comprato la struttura insieme al gruppo genovese Malacalza e a degli anonimi benefattori che da oggi (grazie alla Nuova Sardegna) anonimi non sono più. Il Qatar, appunto.

Ma la vicenda del San Raffaele è molto più complessa, perché per aprire questo ospedale bisogna dotarlo di posti letto laddove la Regione deve tagliare i posti letto in tutte le altre strutture. Non solo: una volta a regime, da solo San Raffaele si mangerebbe circa la metà delle risorse destinate dalla Regione alle cliniche private. Vi rendete conto che sconquasso?

Insomma, siamo di fronte ad un pasticcio. Che l’emiro del Qatar potrebbe comunque aiutare a risolvere (o a complicare ulteriormente, dipende dai punti di vista).

La campagna mediatica a favore dell’emiro dunque è già cominciata. I toni soft sono d’obbligo, non bisogna spaventare nessuno, ma anzi persuadere con gran raffinatezza della enorme occasione che ci sta capitando. L’opinione pubblica in Sardegna è molto labile, non saranno quei quattro ambientalisti che sbraitano ogni tanto dalle colonne della Nuova Sardegna a convincere tutti che il progetto quatariota è perdente, l’ennesima truffa che ci viene presentata come “l’occasione della vita”.

Poi spetterà alla politica mettersi d’accordo. Quella nazionale (Monti lo ha già fatto), quella regionale (Cappellacci ci sta provando) e quella dei territori (tanti sindaci sono già lì con il cappello in mano): ognuno saprà cosa chiedere.

Le maggioranze che si creeranno saranno variabili, gli interessi sono trasversali (e il caso San Raffaele lo dimostra, con settori del Pd scatenati a sostegno della mega clinica).

Resta l’insopportabile ricatto iniziale: ancora una volta chi ha i soldi subordina gli investimenti alla modifica delle leggi, allo stravolgimento del Ppr. Chissà cos’ha detto Cappellacci nei tanti incontri già avuti finora con l’emiro del Qatar, chissà cosa gli ha promesso. Ma nessuno in Sardegna ha mai chiesto niente al nostro presidente di questi incontri: silenzio totale.

Da noi si fa così, mai porre domande scomode. Ad esempio: è giusto cambiare il Ppr per consentire all’emiro di costruire, o l’emiro si deve arrendere all’evidenza e fare solo ciò che il piano consente, senza chiedere modifiche ad personam?

D’altra parte, non gliel’hanno certo chiesto i sardi di comparsi la Costa Smeralda.

 

73 Commenti

  1. non vi preoccupate , tanto l emiro de quatar farà la fine del principe karim , aspetterà 15 anni poi si stuferà perche i permessi non arrivano , e andra a investire altrove , .

  2. Eraclio says:

    Condivido perfettamente quello che dice il Sig. Pinducciu,molti hanno la memoria corta,a cominciare dalle associazioni ambientaliste,che vedono il diavolo dentro ogni iniziativa imprenditoriale, sopratutto se si parla della Costa Smeralda ed il Nord/Est in particolare.
    Vorrei ricordare a questi Sigg.ri,che in Costa Smeralda non esiste inquinamento da scarichi fognari,sapete perchè? Perchè chi iniziò a lavorare per questo progetto,la prima cosa che fece fù il depuratore. Non capisco perchè si debbano tanto criticare chi viene ed investe su questo angolo di Sardegna, solo perchè forestiero? Meno male, perchè sia in Costa Smeralda che altrove dove hanno operato imprenditori Sardi ho comunque italiani hanno realizzato delle porcherie e degli obrobri.
    Si parla della Costa,ma nessuno mai che abbia nominato ”Cugnana Verde,Portisco,Sa Jaga Brusciada,Tanca Manna” e tanti altri complessi. Non parliamo poi di quello che e nato a Sud di Olbia,dalle Saline,passando per Vaccileddi,per arrivare a Porto Coda Cavallo,proseguendo per Ottiolu,Tanaunella,e via discorrendo,ma dove erano questi signori ambientalisti,oppure lì andava bene perchè magari si e fatto casa a buon prezzo?
    Sarò noioso,ma non riesco a capire tutta questa contrarietà nei confronti di chi viene in Costa ad investire,certo erano molto migliori le cattedrali di Ottana,Porto Torres,Sarroch,oppure Macchiareddu,vorrei chiedere al Sig. Deliperi,ci dà una ragione plausibile e condivisibile della sua contrarietà agli investimenti? Se non c’è l’ha per favore tacccia,spesso si bella figura anche con il silenzio.

  3. Davide says:

    In quasi tutto il mondo dove noi pensiamo e giudichiamo siano sottosviluppati, la proprietà non la danno a nessuno, ti danno un usufrutto per un numero di anniconcordato e le tasse le versi sul posto, alla scadenza ritorna tutto di proprietà dello stato con possibilità di rinnovo con nuove condizioni. Noi sardi che ci riteniamo più furbi e scaltri, svendiamo la ns terra e la dignità per quattro soldi….. Ma quand’è che ci sveglieremo e saremo uniti, solo così saremo una forza!!!!

  4. Marcello says:

    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20120419082025.pdf

    ce lo vedo bene Ganau al posto di Cappellacci, un perfetto continuum.. poi ditemi che i rappresentanti dei partiti italiani in Sardegna hanno una qualche idea per creare sviluppo locale a partire dalle nostre risorse e le nostre competenze

  5. grazia pintore says:

    Signor “Abonimo”le dico che il signor Biolchini è molto democratico perchè pubblica gli interventi di un anonimo.Tutti noi ci mettiamo la faccia quando facciamo gli interventi,lei si vergogna dei suoi? Forse fa bene a vergognarsi.So anch’io che in Costa Smeralda le costruzioni sono bellissime ma forse sono così perchè questi signori non sono certo degli operai che hanno la possibilità di pagarsi architetti bravissimi ma molto cari.E’ anche vero che i sardi costruiscono meno bene basta vedere come hanno costruito a s’ena s’sacchitta,vicino ad Orosei.Vendiamo la Sardegna ai supericchi così avremo delle coste splendide ma non saranno più dei sardi.Lei è sicuro di essere sardo?

    • Giovanni Pinducciu says:

      Probabilmente si riferisce al commento da me scritto che comincia così: “A me sembra che demagogico lo sia di più chi cerca sempre il marcio anche dove non c’è…”.

      Sono lo stesso che ha proseguito a commentare la risposta successiva. Mi scuso per non essermi firmato, ma è stata una svista, mi chiamo Giovanni Pinducciu e non mi vergogno affatto di quello che ho scritto.

      Scusi signora ma che discorsi fa? Le costruzioni sono bellissime perché i proprietari non sono operai? Cosa c’entra?
      Cosa facciamo, cacciamo i ricchi? Beh, con tutto il rispetto, ma non mi sembra un’idea grandiosa. Preferisce la costruzione di multiproprietà, magari alla portata di tutti, che (quelle si) deturperebbero il paesaggio?

      Ad ogni modo, volevo intendere, che in Costa Smeralda non ci sono stati scempi. Ricordo che quando è nata, 50 anni fa, i vincoli su metri cubi e distanze dal mare erano assenti (o quasi) eppure non mi risultano scempi nel territorio. Chi ha costruito amava questa terra e non era un palazzinaro o uno speculatore, lei fa bene a citare quei luoghi ma, normalmente ad essere bistrattata è Porto Cervo che non di certo gli somiglia.

      Comunque la Sardegna non la vende e non la compra nessuno. Però se i sardi avessero più capacità e spirito di iniziativa, anzjchè il solito piagnisteo, forse le opportunità migliori non se le lascerebbero fregare. La Costa Smeralda è stata in vendita per due volte negli ultimi 10 anni eppure nessun sardo, o cordata di sardi, si è fatto vivo. D’altra parte è più facile piangere e criticare chi invece ha lo spirito di investire.

      Ah, come le ho detto, mi chiamo Pinducciu non proprio continentale insomma. Sono di Arzachena e non mi risulta che tra i miei avi ci fossero stati “continentali”. Insomma, per rispondere alla sua domanda, sono sardo.

  6. pietro says:

    per chi avesse tempo e voglia …

    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/11/una-riflessione-analitica-sulla-attuale.html

    In questo scenario fantapolitico l’operazione Costa Smeralda potrebbe essere solo un piccolissimo tassello di un grande puzzle.

  7. Anonimo says:

    A me sembra che demagogico lo sia di più chi cerca sempre il marcio anche dove non c’è.

    In un momento in cui ‘Italia ha paurosamente bisogno di investitori esteri e la Sardegna soprattutto ci mettiamo a discutere se 130.000 mq (compresi restauri e ampliamenti) siano inopportuni su un’area di oltre 23.000.000 di mq.

    Lei signor Biolchini ribatterà che determinate costruzioni non rispetterebbero il ppr (fra l’altro non ha mai visto planimetrie e progetti), ma uno dei più grandi errori (tra gli altri) di Soru è stato la mancanza di concertazione con i comuni che sarebbero stati maggiormente colpiti dai lacci e lacciuoli di questa legge. Ad ogni modo, lo saprà meglio di me, le leggi non sono eterne e le fa, da che mondo è mondo, chi governa. La stessa Costituzione può essere cambiata, figuriamoci una legge regionale fatta a colpi di maggioranza e senza nessuna condivisione da parte della maggior parte degli enti locali.

    Ad ogni modo leggere che secondo il piano strategico si dovrà costruire in zone fin’ora incontaminate non mi entusiasma, lo ammetto. Però se le costruzioni saranno integrate con il contesto naturale dei luoghi, di sicuro non verrà fatto uno mostro, anche perché saranno create strutture distanti almeno 300 metri dal mare.

    Io sono di Arzachena, e certi posti li frequento quotidianamente. Sarebbe anche il caso di finirla di demonizzare la Costa Smeralda e il suo cemento, perché nella maggior parte dei casi parliamo di architetture invidiate e scopiazzate nel mondo. Non proprio scempi o colate di cemento insomma.

    Ad ogni modo è bene chiarire a chi fa della facile ironia riguardo al mio sindaco che qualunque modifica anche minima deve passare dal municipio di Arzachena e sia chiaro che i contatti con l’emiro del Qatar erano già stati avviati da prima che intervenissero Monti e Cappellacci all’insegna del rispetto dei ruoli e della reciproca collaborazione. Il Sindaco Ragnedda insieme alla giunta arzachenese portano avanti un progetto di lungo respiro che prevede la qualificazione del territorio e delle risorse locali per i prossimi 20 anni, però mi rendo conto che certe cose non si dicono perché è più facile fare demagogia riferendosi al sardo “tonto” che si concede testa china al padrone di turno.

    Per quanto riguarda l’ospedale San Raffaele ricasca nuovamente nella demagogia. Quell’ospedale non costerà metà delle risorse delle cliniche private sarde. E’ falso, fuori dalla realtà. Inoltre se si fosse informato, almeno un po’, sarebbe andato a ripescare il Piano Sanitario regionale della giunta Soru.
    Se l’avesse letto avrebbe notato che in Gallura ci sono 2.6 posti letto ogni mille abitanti (in realtà un po’ meno visto che la popolazione in questi anni ha continuato a crescere per restando identici i numeri dei posti letto) contro un indice di riferimento regionale pari a 4.5 ogni mille abitanti.

    A prescindere da chi siano i proprietari (don Verzè, Malacalza, il Vaticano o l’emiro) quell’ospedale rientrava nel piano regionale e l’accreditamento di 150 posti letto era previsto dalla giunta Soru. Per cui la finisca di parlare di sconquassi o di imprese disperate. Quell’ospedale è un diritto per i galluresi e non un regalo. Se dovessimo parlare delle cliniche private, semmai sarebbe il caso di cominciare a tagliare quelle che ci sono a Cagliari e hinterland visto che in provincia i posti letto ogni mille abitanti sono 6.5 contro una media nazionale di 4.

    • Vito Biolchini says:

      Per quanto riguarda la rete ospedaliera il piano sanitario della giunta soru è stato superato dagli eventi, ora i posti letto in tutta l’isola sono da tagliare e le cifre lì contenute non rappresentano praticamente più niente. L’attuale giunta ha deciso di procedere al taglio in maniera avventurosa, senza mettere mano nuovamente al Piano Sanitario (e infatti ne vedremo delle belle). I galluresi hanno diritto ad una sanità pubblica decente, non ad un ospedale che offrirà specialità molto particolari e che sarà di fatto una mega clinica privata, destinata soprattutto alla ricerca. Sul taglio delle cliniche private cagliaritane mi trova d’accordissimo: ma vada lei a convincere il Pdl, se ci riesce.
      Sul fatto che il san Raffaele si mangerà la metà della spesa sanitaria isolana destinata al privato, non deve confutare me ma l’ex presidente della commissione Bilancio (http://www.sardegnaeliberta.it/?p=4791).
      Detto questo, non mi sfidi sul Piano sanitario.

      • Giovanni Pinducciu says:

        E’ vero che i numeri del piano Soru sono superati, però è l’unico documento di programmazione che abbiamo. Nel frattempo la situazione in Gallura non è migliorata quindi ritengo ancora valido quel piano che ha concepito un ospedale pubblico strettamente connesso a quello privato, tanto è vero che determinate specialità non sono state predisposte nel nuovo ospedale (ad esempio oncologia, oculistica e urologia) perché avrebbero accreditato il San Raffaele.

        Se si deve accreditare tanto per, allora è (quasi) inutile, se serve a colmare una mancanza del pubblico inserendo e accreditando le specialità che in Gallura non ci sono allora ben vengano i privati. L’importante è dotare la Gallura di un presidio sanitario all’altezza visto che tutt’ora anche l’ospedale pubblico funziona a mezzo servizio poiché mancano i posti letto che sarebbero dovuti esserci a ospedale ultimato.

        Ad ogni modo Maninchedda è senza dubbio più informato di me sulla questione (ci mancherebbe!) però torneremmo al discorso di partenza. A Cagliari ci sono troppi posti letto e fuori misura sono quelli delle cliniche private. Cominciando a tagliare quelli si potrebbe redistribuire la spese nei territori sguarniti come la Gallura.

        • Anonimo says:

          caro signor Giovanni Pinducciu,con rispetto parlando non riesco a capire il perche si dovrebbe tagliare i posti letto nella zona di cagliari,le ricordo che la maggior parte degli abitanti della sardegna stanno nel sud della sardegna e quindi nel cagliaritano,le ricordo che la gallura e spopolata a parte i mesi di luglio e agosto,dove c’e’ il pieno dei turisti,e non credo che i turisti vogliano passare le loro vacanze in ospedale ,le ricordo che avete la vergogna della provincia uno spreco di altri soldi pubblici. un ex custode

          • Giovanni Pinducciu says:

            E’ semplice. Perché ci sono più posti letto dell’indice di riferimento nazionale che è 4 posti letto ogni 1000 abitanti. A Cagliari e provincia ci sono 6.5 posti letto ogni mille, cioè 2.5 punti in più rispetto al normale (che tra l’altro il ministro della salute ha già detto di dover abbassare a 3.7 ogni 1000). Sa cosa significa? Che a Cagliari ci sono oltre 2000 posti letto in più, che andrebbero redistribuiti negli altri territori che invece sono carenti, come la Gallura, senza intaccare il bilancio regionale.
            Olbia ha un ospedale da con 165 posti letto mentre il fabbisogno supererebbe il triplo. Il San Raffaele, insieme ad almeno altri 60 posti letto nell’ospedale pubblico potrebbero finalmente colmare un gap sanitario che dura da troppi anni.

            Comunque per completezza di informazione le rammento che la Gallura non è disabitata (certo è meno popolata del Sud dell’isola) ma ha una popolazione residente che supera i 160.000 abitanti (Istat 2012) al pari di province come Nuoro e Oristano, e Olbia con i suoi 60.000 abitanti è la terza città dell’isola (considerando Quartu come parte integrante e contigua di Cagliari).

            Sia chiaro che non ne faccio una questione di campanile, ma è chiaro che anche in Gallura si avverte la necessità di una sanità al passo coi tempi e di strutture adeguate al numero dei residenti e non solo.

            PS per la questione provincia con me sfonda una porta aperta, però andrebbero abolite tutte.

  8. grazia pintore says:

    Signor Mario Penner,ce ne fossero di intromissioni come le sue!Grazie da parte di una sarda che ama tanto la sua terra.

  9. Scusate l’intromissione, ma agli occhi di un trentino come mè, grande amante di sardegna si ha l’impressione che troppi sardi non siano consapevoli della ricchezza della propria terra. Ho visto guerre tra poveri ignoranti che hanno difeso a spada tratta investimenti speculativi di stranieri, sperando in chissà quale ritorno economico, puntualmente disatteso. Con una politica di crescita delle piccole realtà tutistiche, agritour, BB, piccoli alberghi ed attività turistiche che trasformano ma non stravolgono l’ambiente, cresce la consapevolezza che il turismo nell’isola più bella del mondo può portare molto di più. Se ve la vendete vi resteranno solo i soldi per prendere il traghetto con un biglietto di sola andata. Mario

    • panurk says:

      CARO Mario, non sarei riuscito esprimerlo meglio. Conosco il drama del turismo in Sardegna da quarant’anni. Secondo me il problema nodale è che la gran massa dei Sardi di turismo non sa nulla perché non viaggiano. Non sanno come funziona il turismo a misura “piccola” per esempio nelle Alpi. Cosí, essendo ignoranti perfetti in materia di turismo, a partire dell’inizio degli anni sessanta erano costretti di ritenere univsali i modelli di turismo importati da investitori e speculatori stranieri, specialmente il turismo residenziale. Anche l’emiro non investrirà un miliardo in Sardegna per puro altruismo. E tutti quelli che sognano di una “quota sarda” di questo miliardo nel senso di un posto di lavoro stagionale in cambio di qualche agevolazione per il cemento straniero … davvero, tutti quanti mi sembrano simili ai tombaroli sardi che distruggono la loro storia per un denaro di Giuda. E possono essere sicuri che il dislivello dei redditi è più o meno lo stesso in ambedue i casi. Ma l’ignoranza dimostra anche un lato pietoso: Se i tombaroli sapessero che mai nessuno di loro ha ottenuto per un bronzetto nuragico più di 2% del prezzo finale realizzato a Zurigo o New York. Come detto, i motivi dell’emiro non nascono dalla carità musulmana.

  10. maestrale says:

    io avrei imposto come clausola l acquisto del cagliari calcio e quindi la nascita di una super squadra 🙂

  11. Aldo Borghesi says:

    Solo per amor di precisione, visto che in tema di storia della Sardegna già tante se ne sentono e se ne sparano: Mussolini nel 1924 con la “Legge del miliardo” si comprò quella parte del Partito Sardo d’Azione che non lo aveva già seguito nel 1923, e che comunque si rese disponibile a lasciarsi comprare. Gli altri non li comprò nè allora nè dopo: mangiarono saggiamente la foglia, contestarono duramente la legge ed anche i peana ad essa innalzati dai loro ex compagni passati dall’altra parte.
    Durante il regime qualcuno di loro andò in galera, qualcuno al confino, qualcun altro si prese botte ed olio di ricino, qualcun altro ancora se ne stette semplicemente per conto suo, senza fare atto di adesione al regime, rinunciando a carriere altrimenti probabili e vedendole fare a gente peggiore di lui ma che aveva messo le vele al vento favorevole. Qualcuno contro al fascismo prese le armi, in Spagna e in Italia, e qualcuno ci lasciò anche la pelle.
    Perchè è vero che oggi è normale in politica comprare o essere comprati, visto che è principio civico corrente pensare che Parigi vale bene non una ma cento messe: ma è anche vero, secondo le parole di Croce, che ci sono uomini per i quali ascoltare o no una messa vale più di tutte le Parigi del mondo, perché è una questione di coscienza. Perchè quelli che in Sardegna chiameremmo omines de gabale, comunque esistevano e ancora esistono.
    (E sia detto da uno che per il sardismo e il PSDA non ha mai avuto nessuna simpatia).

    • Caro Aldo, grazie per la doverosa precisazione ad una mia citazione troppo superficiale. Speriamo che ai sardi di oggi siano d’esempio i sardi di ieri che, come hai ricordato bene tu, non si sono venduti a nessuno.

    • Pibincu Seu says:

      Non sono un fanatico del Duce e nemmeno del PSDAz, però immaginatevi la Sardegna di 90 anni fa, pensate a quale fosse l’economia, il livello di modernità, il livello d’istruzione, insomma la “distanza” dal resto del paese….quei soldi, sono serviti a qualcosa, io non ci sputerei sopra dicendo che non ne sia valsa la pena.

      • panurk says:

        Oh Signor Seu, ma lei sa che non è lecito di ricordarsi il bene e dimenticare il male?

        Distinti saluti dalla Germania AAA (Adolf, Autostrade, Auschwitz).

        • Pibincu Seu says:

          Gentile Panurk….i morti sono sepolti e probabilmente già polvere…Stiamo parlando di risultati in termini di crescita socio-economica e culturale…..sono passati 90 anni, spero che fra altro 90 i nostri pronipoti non tirino ancora fuori che i soldi non erano “buoni” perchè l’emiro era munsulmano!! 😀
          Questa Nostra Terra è stata sempre “fatta” dagli altri, fenici, romani, e poi tutti gli altri che si sono succeduti compresi spagnoli d’ogni tipo sino ai piemontesi…ora non si usano più le armi per conquistare si usano i denari, e noi non ne abbiamo abbastanza per rifiutare questo genere d’investimento.

      • Aldo Borghesi says:

        Interventi straordinari in Sardegna ce n’erano stati anche prima del miliardo, per esempio con la legge del 1907 varata da Cocco Ortu; il problema semmai è vedere, dell’una e dell’altro, dove sono andati i fondi e a vantaggio di chi.
        Ma la questione centrale secondo me è un’altra, riguardo a tutta la (peraltro innegabile) politica di modernizzazione attuata dal fascismo: valeva la pena di ridurre un paese a una galera per ottenere quei risultati (non così eccelsi, peraltro, nemmeno in Sardegna)?

  12. Crobeddu says:

    La divisione ormai è chiara. Chi vive già benino di suo e non gliene frega un cavolo degli investimenti in Sardegna è contro l’Emiro perché vuole continuare a stare così con un bellissimo panorama. Chi è povero e chi non ha lavoro vorrebbe il miliardo di investimenti stranieri. Poveri contro ricchi. I ricchi vogliono un ambiente meraviglioso, i poveri vogliono lavorare come muratori, camerieri o come addetti alle pulizie

    • I poveri non sanno le lingue e dunque non possono fare i camerieri. E non possono fare neanche i muratori, perché per questo i ricchi usano ci sono i poveri più poveri: i rumeni.

      • Anonimo says:

        ma sei veramente sicuro che i poveri non sanno le lingue e possono fare solo i muratori.ei camerieri, se’ non ricordo male non e da te’ generalizare.

  13. Randaccio non è per il fondo del Qatar che non ci si fida, è per Cappellacci e i suoi trascorsi di attenzione alla tutela ambientale. Ha mai fatto un giro a Furtei? Noi si! Io del fondo del Qatar mi fido, sono sicuramente persone serie, ma sarei stato molto più tranquillo se a parlarci ci fosse stato un Renato Soru insieme al suo bellissimo (e studiatissimo) piano paesaggistico.

    • Anonimo says:

      Soru chi?Quelli che era di sinistra ( e che votai anche io) e mi ha privatizzato l’acqua e poi evaso le tasse ( salvo rende i soldi dopo che l’hanno beccaro e pure facendo la vittima)? Davvero, trovami un altro esempio.

      P.s. Mi aiuti a capire cosa c’entra una miniera d’oro che lascia un lago di cianuro con una tipologia di architettura turistica integrato con il territorio studiata dagli architetti di tutta Europa?

      • gengis canu says:

        Soru ha privatizzato l’acqua ?? forse ti sei perso qualche passaggio … Abbanoa è scalcinata (anche perchè ancora non sono stati dati i fondi regionali stanziati) ma interamente pubblica. A vendere le proprie quote al mercato (si parlava dei francesi) ci stavano pensando emiletto e suoi a casteddu, ma il referendum gli ha rotto il giocattolo in mano.

      • Che bello l’anonimato, si posso dire tutte le fesserie che si vogliono senza metterci la faccia. E purtroppo da questo intervento si evince che effettivamente non sai quello che dici. Soru non ha privatizzato un bel nulla, ci hanno tentato le giunte comunali di centrodestra, senza riuscirci ovviamente. Abbanoa è pubblica. Sulle questioni di Tiscali, non entro nel merito. Gli auguro tutto il meglio, per lui e sopratutto per tutti i dipendenti, di cui tanti amici. Riguardo al collegamento tra Furtei e l’intervento in costa smeralda, il presidente del consiglio di amministrazione della società che ha lasciato il lago di cianuro e il presidente della regione andato a trattare in qatar per la costa smeralda sono la stessa persona. Quindi diciamo che sull’attenzione alle dinamiche ambientali quache riserva è legittima. No?

    • Andrea Randaccio says:

      Alino, comprendo il tuo punto di vista, ma vedere le carte, comprendere le prospettive, pesare effettivamente pro e contro credo sia il minimo con una proposta di questa entità. Dire, come fanno in tanti, troppi, che è tutta una farsa e che si tratta dell’ennesima cementificazione selvaggia è una stupidaggine. Non sono certo della parte politica di Cappellacci, non meno trovo incredibilmente superficiale quello che sto leggendo, anche qui.

      Si dimentica, in malafede, che oltre ai lavori umili (che evidentemente per tanti che scrivono anche su questo blog sono una vergogna ma che io ho orgogliosamente fatto per anni) oggi ci sono in Gallura centinaia di architetti, ingegneri, geometri, periti edili ed agrari, nonché maitre ed impiegati amministrativi, e questo solo per la parte di lavoro dipendente. In Gallura c’è, ed oramai è alla seconda generazione, una imprenditoria familiare che ha diversificato l’offerta turistica proponendo hotel per tutte le tasche per una sessantina di km di costa. Sempre qui c’è la seconda compagnia area italiana, le più importanti società di trasporti e spedizioni della Sardegna, lavanderie industriali, società di nautica e diportistica, tutte strettamente legate al turismo.

      Eppure tutto è scaturito da capitali arabi, anche allora. Poi è venuto “il resto”, che ora è l’ossatura dell’economia gallurese, che è fatta da Sardi e paga le tasse in Sardegna. Questa è la realtà delle cose.

      • Andrea, permettimi, io non ho mai detto il contrario di quello che dici tu, e credo anzi che quello che dici tu non sia per niente incompatibile con quello che sostengo io.
        Pensa che io sostengo che la Costa Smeralda, intesa in senso stretto non allargato, abbia avuto un progetto molto più serio e dotato di rispetto ambientale rispetto alla marea di porcherie che possiamo ammirare oggi, da Villasimius a Santa Teresa di Gallura, da Badesi a Castelsardo, da Alghero a Carloforte, da Domus de Maria pertornare a Villasimius. Cito questi posti non a caso, perchè li conosco tutti bene, ma in mezzo ci sono altrettanti scempi ambientali.
        Detto questo, ripeto, secondo me l’approccio del non fidarsi è cosa buona e giusta, perchè a questi signori, e ripeto non tanto gli arabi (che è gente che fa i propri interessi, e basta) quanto i nostri amministratori, della tutela dell’ambiente, bene NON RIPRODUCIBILE e del bene comune non importa assolutamente nulla. Prima si deve presentare agli arabi il piano paesaggistico, e dirgli che quelle sono le dinamiche, poi si comincia a parlare degli interventi da fare. E, dico io, se rispettano il piano paesaggistico, ben vengano. So perfettamente che in Gallura si sono sviluppate competenze, professionalità, economia specializzata, infrastrutture. Però mi pare, dato che ho molti amici che fanno parte di queste categorie, che ci sia più interesse alle maniche larghe rispetto ad un secondo me necessario rigore nelle autorizzazioni.

  14. Eppure non ci vuole questa grande memoria storica per ricordare che la strategia dell’emiro è tale e quale a quella già messa in atto dai suoi predecessori alternatisi al vertice del Consorzio Costa Smeralda. Con una differenza: in passato, da ultimo Barrack, i piani di sviluppo sono stati illustrati pubblicamente alle comunità interessate. Stavolta ci dobbiamo accontentare di quanto ci raccontano Cappellacci e i due sindaci. Sarà un caso? Quanto ai posti di lavoro, le stime sono sempre mostruosamente gonfiate. Basti pensare ai pochi operai che stanno lavorando al restyling degli alberghi Starwood: dovevano essere 400, secondo i programmi…..

  15. Andrea Randaccio says:

    Biolchini, a mio parere sarebbe il caso di documentarsi prima, invece che lasciarsi andare all’isterismo tipico di chi fa, come lei, demagogia a buon mercato. Certo, è facile ammantarsi della bandiera della sardità, specie se si vive lontano dalla Gallura e non si conosce la situazione.
    Cosa propone lei? Nulla. Fa la solita, tristissima e ritrita dissertazione sugli arabi che vengono qui a farla da padroni. Ha visto il loro piano di investimenti? Ha le cifre delle volumetrie, i plastici degli alberghi, i render grafici? Ha idea dei posti di lavoro che sarebbero creati? No, non ha nulla, parla per sentito dire.
    La Gallura deve il suo innegabile sviluppo economico al turismo, dapprima di lusso poi per tutte le tasche. Oltre i lavori umili (che evidentemente per lei sono una vergogna ma che io ho orgogliosamente fatto per anni) oggi ci sono in Gallura centinaia di architetti, ingegneri, geometri, periti edili ed agrari, nonché maitre ed impiegati amministrativi, e questo solo per la parte di lavoro dipendente. Che ci sia poi una imprenditoria che, unica in Sardegna, ha diversificato l’offerta proponendo hotel per tutte le tasche per una sessantina di km di costa, forse per lei è un fatto casuale. Che ad Olbia ci sia la seconda compagnia area italiana, anche questo deve essere stato per lei un caso fortuito.
    Invece no.
    Tutto è scaturito da capitali arabi, anche allora. Poi è venuto il resto. Sta a noi Sardi prendere la decisione: confrontarci seriamente con un progetto che (se mai fosse) poterebbe in Sardegna capitali freschi ( che non e non mi risulta che ci sia la fila), o continuare ad andare a Roma col cappello in mano, o l’elmetto da operaio, e mendicare, quello sì, davvero, qualche altro anno di cassa integrazione.

    Il tema è serio, sia serio anche lei.

    • Cosa propongo io? Che il Qatar presenti progetti compatibili con QUESTO Ppr, non con quello che vorrebbe modificato a proprio uso e consumo. Le sembra una risposta seria?

      • Andrea Randaccio says:

        Mi scusi, le risulta che siano state formalizzate richieste di deroga, e le stesse approvate dai consigli comunali, regione e quant’altro? A me no.
        Le denunce preventive mi sanno tanto di guerre preventive.

        • risulta.

          da La Nuova Sardegna, 24 novembre 2012
          ………Ma perché il piano su cui scommettono il presidente Ugo Cappellacci e il sindaco Alberto Ragnedda passi dalla fase virtuale a quella reale, serve una modifica al ppr. Il presidente della Regione ha rassicurato il primo cittadino nella conferenza stampa di presentazione del piano Gallura a Palazzo Ruzittu. «Tutto il piano Costa Smeralda si fonda sull’articolo 12 della legge 4 del 2009 – ha spiegato il presidente –. È altrettanto vero che questi progetti devono essere recepiti dal ppr e che è in corso un processo di revisione. Sono state presentate le linee guida del nuovo ppr al consiglio regionale. Il passo successivo è l’adozione provvisoria da parte della giunta del nuovo strumento revisionato. Il motivo per cui non è stato ancora adottato è che è in corso l’attività di lavoro con il ministero. È evidente che ci sono tutte le condizioni per arrivare all’obiettivo».

          Piantiamola di credere alle favole.

          Stefano Deliperi

    • il tema è serio, serissimo.
      Abbiamo davanti un pesantissimo “consumo del territorio” in Gallura e in tante altre zone costiere sarde e abbiamo una crisi economico-sociale sempre più grave, da anni.
      Ciò dimostra che il “modello gallurese” non funziona a medio termine.
      Una volta finito il territorio da “valorizzare” a colpi di benna non c’è più altro.
      Confontiamoci seriamente una volta per tutte con la necessità di programmare e gestire correttamente i tanti fondi comunitari che ci giungono ogni anno (più o meno proprio il miliardo di euro promesso), il nostro territorio e le nostre risorse naturali: questa è la vera esigenza.
      Per un approfondimento, per chi ne avesse voglia: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/11/24/sardistan-periferia-di-doha/.

      Stefano Deliperi

      • Andrea Randaccio says:

        Deliperi, conosco il vostro Blog, e talvolta mi capita di essere d’accordo. Ma sinceramente stavolta il vostro articolo è così permeato da una idea di “giusto da una parte/sbagliato dall’altra” che non sono andato più di tanto avanti. Sui fondi europei mi permetto sommessamente di ricordarle che sono gestiti dai politici eletti in democratiche elezioni, mentre gli investimenti di privati sono, appunto, privati e svincolati dalle logiche che sovraintendono i primi. Pertanto, per rimanere nel ramo del “naturale”, lei paragona mele a pere.

        • Randaccio, mele e pere un cavolo, se permette.
          Se vuole, risponda su dati concreti e non si rifugi nella solita solfa del “gestiti dai politici eletti in democratiche elezioni”.
          Si tratta di gestioni fallimentari e criticabilissime, visto che si tratta di soldi pubblici, soldi di tutti noi.
          Se vuole buttarla sugli slogan, se li tenga tutti, insieme a emiri e cammelli.
          Così non si fa un passo avanti.

          Stefano Deliperi

          • Andrea Randaccio says:

            Deliperi, lei fa una gran confusione tra quanto di pertinenza statale e investimenti privati. Quanto di pertinenza statale è criticabilissimo, ci mancherebbe, ma è fatto da persone elette da altre, perciò dovrebbe lagnarsi con gli elettori di Cappellacci & Co. Ed io non faccio parte di quelli. Il privato investe di suo, rischiando i suoi capitali. Il fondo del Quatar vuole investire in Sardegna, ma voi urlate “a foras!” e basta. Tipico di chi non ha altro da dire. Il cavolo me lo tengo volentieri assieme ad emiri e cammelli. Al contrario di lei, vengo da una cultura che non buttava via nulla.

            • Randaccio, non faccio per nulla confusione.
              Legga e risponda con argomenti concreti, se vuole.
              Affermo e sostengo che Cappellacci “delega” all’emiro le politiche di sviluppo sarde, come avvenuto spesso in passato. Pur avendo risorse finanziarie notevoli, che avrebbero dovuto rendere la Sardegna se non ricca almeno benestante.
              E lei mi pare dello stesso avviso.
              Affermo che l’emiro del Qatar e chiunque altro devono prendere atto delle attuali norme di tutela ambientale, P.P.R. compreso. Se vogliono investire, lo facciano a queste condizioni.
              Lei, mi pare, spera nelle briciole.
              Non si butta via nulla, sono d’accordo.
              Meno che meno si buttano via le risorse naturali della Sardegna, se non le dispiace.

              Stefano Deliperi

    • andrea randaccio, noi architetti (almeno io architetto) non auspichiamo di certo che un qualunque personaggio, sia esso arabo, peruviano, argentino, toscano o quant’altro, arrivi in sardegna a DARCI il lavoro…vede randaccio, andare a roma a mendicare come dice lei lo trovo anche io deprimente e profondamente inutile, esattamente come aspettare che qualcuno possa riuscire a modificare le leggi della nostra isola per poter fare affari (sporchi), perchè un miliardo di euro lei saprà molto meglio di me che è un investimento ridicolo per quel tipo di interventi. le ricordo per onor del vero che la costa smeralda è stata SVENDUTA per 600milioni di euro….ha capito bene? 600milioni di euro….ridicolo.
      le dico questo perchè forse è il caso di cominciare a guardarci in faccia noi sardi e capire bene dove vogliamo andare, se vogliamo continuare ad aspettare con il cappello in mano esattamente come stà facendo lei in attesa dell’attuale uomo turbante oppure se vogliamo seriamente prendere in mano il nostro destino ed essere veramente indipendenti da uno stato nazionale che puntualmente ci umilia e ci denigra. proprio in questi giorni sono in sardegna i vari politici che puntualmente arrivano quando hanno da chiedere voti…..si faccia una bella domanda per il futuro che vuole per la sua terra e per il futuro dei nostri figli…. saluti

      • Andrea Randaccio says:

        Diego, sull’indipendenza sfonda con me una porta aperta. Non meno, l’indipendentismo in Sardegna per ora fa il 4% anche grazie al mio misero voto, pertanto fatto salvo che alle prossime elezioni non raggiunga il 51%, lei parla di aria fritta. E siccome i capitali sono disponibili oggi tocca accontentarsi, ottenere il massimo da quello che abbiamo. Per esempio? Ridurre al minimo negoziabile le cubature, ottenere contrattualmente che le aziende e maestranze che si occuperanno delle costruzioni siano sarde, che ci sia una % di sardi assunti nelle strutture, e non ai Club Med che ci sono in Sardegna dove i camerieri sono ucraini. In poche parole: ottenere il massimo da una situazione dove arrivano capitali veri.
        Non è certo facendo sterili barricate che puntualmente vengono saltate che costruiremo un futuro per i nostri figli, ma utilizzando al meglio ed a loro e nostro vantaggio l’incredibile dono che la sorte ci ha dato facendoci nascere qui.

        • Vito Biolchini says:

          Andrea, guarda che qui nessuno fa barricate ma, più semplicemente, solo due più due. Perché non è la prima volta che arriva l’emiro del Qatar di turno. Le tue proposte sono molto ragionevoli, è giusto ottenere il massimo da questa situazione. Ed è esattamente quello che a me sembra non stia succedendo, sia perché le trattative sono rimaste segrete e non conosciamo cosa offre e chiede la Regione in cambio dell’investimento, sia perché un miliardo è una cifra modesta, a fronte di tutto ciò che ci stanno prospettando (salute, felicità e prosperità eterne e per tutti). Io di te mi fido anche se non ti conosco (stai dicendo cose sensate), di Cappellacci e di questo centrodestra non mi fido per niente. E’ questo il punto.

        • già giusto, siccome non raggiungiamo il 51%, continuiamo a buttar via il nostro territorio con idee vecchie e palesemente fallite (faccio notare che il sistema costa smeralda è fallito da tempo…non lo dice diego ma fior fior di economisti..), ma fondamentalmente come dice il commento di panurk, credo che noi sardi siamo in materia di turismo, profondalmente ignoranti, e abbiamo sposato il seistema esterofilo della costa smeralda come un grande esempio da seguire, costi quel che costi. vede randaccio, lei scrive “E siccome i capitali sono disponibili oggi tocca accontentarsi, ottenere il massimo da quello che abbiamo.” ma si rende conto che E QUELLO CHE FINO AD OGGI ABBIAMO SEMPRE FATTO?, ci siamo accontentati sempre delle briciole regalate dagli scempi sul nostro territorio, abbiamo sempre chiesto le sovvenzioni…perchè con i tempi che corrono…. Siamo proprio misera gente, con un isola fantastica ed invidiata tra le mani che puntualmente regaliamo. Ci accontentiamo di incassare dalla trafugazione di un bronzetto il 2% (vantandocede con gli amici) del suo valore, senza riuscire a pensare ad un museo che funzioni e che possa di quel bronzetto far fruttare il 100% o il 200%….ecco cosa siamo signor randaccio ed ecco cosa saremo se seguiremo il suo modo di vedere le cose, prendendo CAPITALI FRESCHI e pronti per l’uso per dare un futuro insostenibile ai nostri figli….ma forse abbiamo solo due idee indipendentiste diverse. bisogna cominciare ad essere indipendenti anche nelle scelte strategiche che fino ad oggi ci hanno imposto dallo stato….ma è un discorso troppo lungo da scrivere in un blog….saluti

  16. Realista says:

    Una tua opinione personale sul PPR: in quale modo, salvaguardando l’ambiente, il paesaggio ed i beni identitari, lascerebbe spazio a chi vuole investire nello sviluppo turistico? Qatarioti o sardi che siano…

  17. Quella stretta di mano è un patto col diavolo.

    E io sono disposto a giustificare un patto col diavolo solo se in cambio mi insegna a suonare la chitarra molto bene.
    Così invece non va per niente bene.

    Le operazioni che sta facendo in Sardegna sono solo un piccolo tassello del puzzle.

    Quelle grosse già concluse sono:
    l’acquisizione del pacchetto di maggioranza di Unicredit;
    un accordo tra Al Jazeera (che è sua) e l’Ansa per la diffusione delle notizie in Italia;
    il Qatar ha già una opzione per l’acquisto anche di quote in Rai e nelle principali agenzie di pubblicità in Italia;
    l’acquisizione di una considerevole quota azionaria dell’Eni;
    acquisizione di diverse case di moda italiane.

    Ha anche dato una delega di rappresentanza in Unicredit, per lui e per gli altri Emirati Arabi – indovinate a chi ? – a Luca Cordero di Montezemolo, che adesso si candida per sostenere il Monti-bis. Monti che nel frattempo è volato veloce negli emirati per chiudere importanti accordi di cui non sappiamo una beneamata mazza.

    Stringono patti col diavolo e non ci dicono niente.
    Non va bene.

  18. Egidio says:

    Finisce che presto il Consorzio Costa Smeralda presto si dichiari “Sultanato sardo indipendente” con tanto di confini di frontiera controllati da guardie del Quatar.Perche’ i super ricchi della Terra debbono essere separati drasticamente dai poveri( o meglio sudditi). I protagonisti delle manovre in corso per vendere ancora parte del nostro patrimonio paesaggistico e naturale sono li sfacciatamente a dirci che noi sardi faremo degli affari…Cappellacci in testa….che non vede l’ora di abbattere il PPR e portare la deregulataon edificatoria in ogni angolo di Sardegna…! per lui la bellezza ambientale si fonda adesso sull’ammontare dei pedrodollari da elemosinare a copertura dei fallimenti delle nostre classi dirigenti….Il consiglio Regionale che ci sta a fare…..? o ha dato la delega in bianco a Cappellacci…?! Sembra che stia trattando sue faccende private piu’ che beni di interesse pubblico…!

  19. Il solito personaggio che con i soldi compra tutto compresi Presidenti, Governatori e tutti gli amici di merenda. Noi qui a guardare, con le mani legate, noi piccoli indigeni, in tutti i sensi della parola. E’ come quando in un sogno, si scappa o si fa a botte, che non riesci a muoverti nè a colpire l’avversario. Ci sentiamo frustrati, avviliti, non c’è il gigante buono della vecchia pubblicità di Carosello, che ci venga a salvare dalle angherie dei Jo-Condor di turno. L’unica cosa che si potrà ottenere, se l’operazione andrà in porto, sarà occupazione per i lavori più umili. Così come succede nei paesi del terzo mondo, e da anni sta avvenendo in Costa Smeralda e nei villaggi di Villasimius. Fortza Paris

  20. Valentino says:

    Ho letto qualche giorno fa una cosa stupenda proprio su questo argomento nel blog di su molenti, mi sa che ci ha visto giusto http://sumolentisardu.wordpress.com/2012/11/21/vai-cosi-che-in-sardegna-ne-arrivano-gli-emiri-ricconi/

  21. Anonimo says:

    Speriamo si comprino l’oglliastra, abbattano le orride case abusive, caccino dalle loro terre gli indigeni, costruiscano usando bassa manovalanza locale lussuosi alberghi e ville principesche nella quali gli stessi villici locali potranno fare camerieri, badanti e uomini di fatica. Troveranno sindaci e amministratori, ma anche gli stessi locali ben disposti. Qualche perlina, mancie generose e voilà!

  22. eminom says:

    Just like quando cercavano di sbolognarci le centrali nucleari prendendoci per fame. Grazie, Cappellacci!

  23. Sempre la stessa storia…prima si ci porta alla fame e alla disperazione, colpa di una politica regionale inetta e succube, poi arriva il salvatore e tutti in ginocchio. Si sentono già gli strepiti dei mattonai grandi e piccoli che a parole difendono la bellezza della sardegna selvaggia e unica, poi davanti alla prospettiva di qualche mese di lavoro ( per poi tornare a cucirsi le pezze al culo) sono disposti a cementificare pure l’acqua. Quanti paesi spopolati si potrebbero ristrutturare, quanti centri storici valorizzare, quante persone potremmo ospitarci se ci fosse un’organizzazione seria, altro che nuovo cemento. nelle coste le case si usano per un paio di mesi all’anno, il territorio invece resta occupato vita natural durante a scapito della sua bellezza. Avanti così che in fondo ce lo meritiamo!

  24. grazia pintore says:

    Questo articolo fa venire i brividi:si parla della solita Costa Smeralda,che,personalmente,non considero nemmeno Sardegna,si parla di alberghi ma non si parla di agricoltura,pastorizia.Come si può fare a farsi imbecherare dall’Emiro o meglio da Monti e Cappellacci? Il tanto disprezzato Soru,guarda caso,voleva difendere il territorio sardo ed ora si rischia di fare della Sardegna una mega-Rimini come,in piccolo,è stato fatto di S.Teodoro.Esiste anche la ribellione allo scempio che i potenti vogliono fare della nostra meraviogliosa,per ora,terra.La dignità di un popolo non dovrebbe essere in vendita.

  25. Pingback: Anonimo

  26. aldo g. says:

    Secondo me conviene rinunciare agli investimenti dell’emiro , che tanto si riveleranno una sonora fregatura, e lasciare tutto come sta. Continuare su questa strada. Tanto qualsiasi cosa verrà proposta sarà un imbroglio per i Sardi.
    Questa sarebbe sicuramente la strada più semplice, ma rimarremo in un limbo, un lento declino. Qualcosa bisognerà pur fare. Allora accettiamo le proposte e cambiamole nei punti che non ci piacciono. Non vogliamo nuovo cemento? Proviamo a far cambiare idea a chi vuole investire, ma non buttiamo via tutto per la nostra paura, legittima e giustificata, di vedere la nostra terra consumata dagli speculatori.

  27. Pibincu Seu says:

    Quali alternative abbiamo?

    • aldo g. says:

      Le alternative ci sono e sono tante! Fare un accordo quando si è con l’acqua alla gola è l’errore più grave che si possa fare. E se il nostro interlocutore sa che siamo alla frutta è anche peggio. Trattiamo con l’amico, ma non con il cappello in mano. Ok gli investimenti, ma non si può accettare tutto passivamente. La proposta del Qatar è fatta di cose buone e cose meno buone per la Sardegna. Impariamo a saper scegliere. Lo straordinario valore di quello che abbiamo da offrire ci mette nelle condizioni di farlo.

      • Pibincu Seu says:

        Ok, quindi gli facciamo fare l’investimento altrove e poi andiamo a fare, dignitosamente, i camerieri e i manovali in quei luoghi?

        • Neo Anderthal says:

          Solo questo sai fare e pensare, Pibincu?
          Detto che fare bene i camerieri e anche i manovali è una cosa buona e giusta e veramente dignitosa -sarebbe ora di smetterla di adoperare i mestieri come termine di paragone in negativo- non credo proprio che una prospettiva del genere di quella che il Forte Village rappresenta e ha rappresentato per Domusdemaria e Teulada sia un grande affare per la Sardegna.
          Vedi i post benemeriti di Cagliarifornia…
          http://www.cagliarifornia.eu/2012/09/forte-village-una-stagione-allinferno.html

          • Anonimo says:

            Veramente era una provocazione, richiamavo alcuni luoghi comuni tipici per chi argomenta generalizzando, cosi’ come si parla di orgoglio, dignità, svendita..se una terra non offre molto a propri abitanti, se non offre nemmeno uno straccio di imprenditore locale che sia in grado di offrire un lavoro(e che abbia tanto denaro da poterne creare) a chi ci dovremmo rivolgere??
            Meglio 4 alberghi in meno e 1000 disoccupati in più che guardano il panorama o meglio accogliere un investitore di questo calibro, limitando il più possibile gli eventuali danni al patrimonio naturale della Sardegna?
            Vi ricordo che da anni ormai chi vuole un lavoro è costretto ad emigrare, non abbiamo altro patrimonio da “spendere” che l’accoglienza turistica, se non fossimo in queste condizioni forseci si potrebbe permettere di essere choosy…io non vedo altri orizzonti di sviluppo, meglio 4 alberghi pieni che 4 fabbriche inquinanti chiuse!

            • Marcello says:

              Non è vero che abbiamo solo il patrimonio turistico, è la solita farsa raccontata da chi non vede opportunità di lavoro oltre a quelle di tirare su muri e fare manutenzioni per sbarcare il lunario o peggio consumare il futuro dei nostri figli senza ritegno, come alcuni hanno fatto con noi. Abbiamo tutto un tessuto imprenditoriale e cooperativo da sviluppare se si strutturano le filiere legate all’ambiente, che non significa osservarlo da disoccupati rinchiusi nelle riserve urbane (e non contemplo nemmeno lontanamente la possibilità di fuggire) ma da attori partecipi e preparati, eticamente retti, che lavorano e cooperano dal livello primario a quello dei servizi avanzati in un contesto culturale ed economico più equo e solidale. Abbiamo le risorse culturali e le potenzialità ma la politica italiana imbroglia le carte con i maneggioni locali (come in questo caso) e ci mancano le occasioni per parlare e strutturare questi processi in modo trasparente. Il turismo diffuso e legato ai contesti e le comunità locali reali, semplici, umili e non fittizie, può essere una buona parte complementare di un processo più generale, che riveda una terra martoriata e sfruttata oltremodo riappropriarsi della propria dignità ma in questo momento, con questi personaggi al governo e all’opposizione mancano i fondamentali perchè ciò si realizzi. Ricordiamo cosa significa sostenibilità:

              “L’umanità ha la possibilità di rendere sostenibile lo sviluppo, cioè di far sì che esso soddisfi i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro.”
              Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo (“Commissione Brundtland”), 1987

              Non c’è plastico, simulazione o manutenzione a ville per nababbi che tengano, desidero che i miei figli non si vergognino delle mie scelte di oggi. E non porsi domande, non prendere posizione, non cercare di capire é anch’essa una scelta di cui ci si potrà vergognare.

              • Pibincu Seu says:

                Senza offesa Marcello, ma tra “cosa ci piacerebbe che scegliessero i turisti/clienti/consumatori” e cosa “realmente fanno” c’e’ un treno di differenza….i modelli di sviluppo dei sogni si scontrano con la realtà….della globalizzazione; il mercato turistico è globale, oggi la Sardegna è in concorrenza e competizione con luoghi ALTRETTANTO belli/incontaminati/pittoreschi, sparsi per il globo…smettiamola con questo luogo comune che “bella come la Sardegna non ce n’è”, “il turista globale” può scegliere qualunque altro posto, magari spendendo meno e divertendosi di più e, aggiungo, raggiungendono con più facilità!
                Le nostre peculiarità “etniche” o “geografico-paesagistiche” possono essere si un PLUS da sfruttare, ma solo con quello non andiamo da nessuna parte….
                Ricordate che le strutture turistiche (alberghi, porti, aereoporti, villaggi, ecc.) inquinano e deturpano meno di una cavolo di fabbrica, danno molti più lavoro, possono utilizzare piu’ risorse locali di una fabbrica ecc…Io preferirei due Forte Village e non due SARAS, preferirei due “Costa Smeralda” che due poli industriali di Porto Vesme….(forse il petrolio e la bauxite sono risorse locali???)
                Le domande sono : meglio fare il turnista raffinando petrolio o il giardiniere? Meglio fare il cassintegrato senza futuro o il pizzaiolo? Meglio avere un bacino pieno di fanghi rossi, o una spiaggia piena di lettini ed ombrelloni???

                • Neo Anderthal says:

                  Solo che la fabbrica lavora ogni giorno, e l’ombrellone -se va bene- tre mesi l’anno.

                  • Pibincu Seu says:

                    Sicuro hai perfettamente ragione , anzi dove investiamo noi sardi, anche solo il mese d’agosto, dove hanno fatto altri, con più risorse economiche e, senza offesa per nessuno, con maggiori esperienza e capacità, durano decisamente di più. Se conosci chi lavora seriamente nel turismo, lavora tutto l’anno (non necessariamente in Sardegna) Turismo non è solo vendere lettini ed ombrelloni, turismo è un’industria o credi che luoghi turistici ad alto investimenti chiudano per 9 mesi l’anno? Fatevi un giro su internet, se non avete mai avuto modi di vedere con i vostri occhi territori dove il turismo significa reddito, poi ne riparliamo. Chiedete al quel gentile lettore del Trentino se loro lavorano con il turismo solo nei due mesi in cui nevica o se hanno fatto investimenti?? I tralicci delle sciovie e gli alberghi con piscina deturpano il paesaggio, ma loro ne sono ben felici!

                • Marcello says:

                  ce ne vuole di coraggio ad anteporre un ciclo produttivo in cui non esistono le tecnologie perchè si chiuda (modello Sulcis) e di cui nessuno si è mai preoccupato di quali effetti avrebbe avuto sulle persone, sull’ambiente e sulle future generazioni sarde ad un altro ricatto.. ma qualcuno sa le quantità colossali di energia non rinnovabile con le quali si sono costruiti i finti mondi ai quali si richiamano queste persone? non c’è nulla di umano e di cui vale la pena meravigliarsi positivamente per gli esempi con cui i petrodollari hanno scimmiottato l’international style occidentale e non c’è nulla di umano nel continuare a perseguire modelli turistici snaturali, basati sullo sfarzo e l’uso indiscriminato di risorse; questo non lo dice Marcello o la televisione (a proposito di scimmiottamenti liberali) ma eminenti scienziati e fortunatamente anche chi si occupa di produzione e correlazione con l’ecologia delle risorse, a proposito di imprenditoria sana

            • Aldo g. says:

              Non mi sono sicuramente espresso bene…Io sono estremamente favorevole, anzi entusiasta, degli investimenti del’emiro in Sardegna. Speriamo che si compri il Cagliari, ad esempio. Così andiamo in Champions. E sarebbe da sciocchi rispedire indietro il suo buon MILIARDO. Dico solo che non dobbiamo abbassarci le mutande istantaneamente. Aspettiamo un attimo. Se qualcosa non ci va bene (ad esempio i troppi metri cubi) trattiamo, proponiamo delle alternative. Ma senza esagerare rischiando di mandar via l’emiro e il suo MILIARDO. La mediazione è sempre possibile.

              • Pibincu Seu says:

                Sono d’accordo Aldo, bisogna trattare, mediare ma non dire “vallo a fare altrove perche’ qui siamo Sardi orgogliosi” , poi che si compri il Cagliari a me poco importa..il Cagliari non ha tutta questa ricaduta economica…;-) ma se lo volesse, Cellino glielo venderebbe currendi!!!! (Toh! un fulgido esempio di imprenditore locale..ahahahhaha)

  28. alessandro (Cagliari) says:

    Io l’ho detto quando ancora si parlava vagamente di questa visita e mi è stato dato del disfattista. Però mi ha divertito che nella delegazione c’era anche il sindaco di Arzachena Ragnedda, che aveva il ruolo di tutore dell’ambiente del suo territorio. E mi sono immaginato la scena: Ragnedda (che solo il cognome fa ridere, ma non è una colpa) di fronte all’uomo più ricco della galassia che gli dice “guai mì!, No tocchis nudda” (a parte che un sindaco che protegge l’ambiente è molto divertente) e immagino la faccia dell’emiro quando glielo hanno tradotto. Mi piacerebbe solo quanti cammelli ha offerto per trasformare Ragnedda in eunuco e tenerlo come schiavo a fargli vento con le piume!
    Ovviamente questi affari non si trattano così, ma pensarla un pò alla Totò rallegra la giornata

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