Politica / Sardegna

Sulcis, i ministri fuggono in elicottero! Crisi fuori controllo, Cappellacci irresponsabile, elezioni regionali subito per evitare il disastro

 

Doveva essere il giorno della speranza e invece per poco non è finita in tragedia. Scontri, feriti, scene di guerriglia a Carbonia, e poi l’incredibile fuga finale in elicottero dei ministri del governo Monti arrivati nel Sulcis a portare un progetto di sviluppo che alla fine però non ha convinto quasi nessuno.

La crisi in Sardegna sta degenerando. Dalla protesta non si passa più alla proposta ma alla rivolta. I segni del malessere sono evidenti da tempo, ma sono stati inizialmente ignorati, poi sterilizzati da una narrazione di comodo che ha esasperato aspetti secondari (“Il Sulcis la provincia più povera d’Italia”, una balla colossale capace di generare inutili sentimenti di autocommiserazione) e solo con lo scopo di rimuovere quelli essenziali: non esistono territori in difficoltà, tutta l’isola è in crisi. Affrontare le vertenze singolarmente non ha senso. E del tavolo di confronto complessivo di cui si era fatto garante nientemeno che il presidente della Repubblica Napolitano non si hanno più notizie da tempo. Una vergogna.

E la crisi è ormai fuori controllo.

Il fatto che oggi a provocare i disordini siano stati lavoratori regolarmente irreggimentati nei sindacati tradizionali la dice lunga sulla frattura che sta spaccando il mondo del lavoro nel Sulcis. Non a caso, ultimamente le varie articolazioni di Cgil, Cisl e Uil si sono spesso trovate su posizioni contrapposte, divise sull’opportunità di manifestare a Roma o a Cagliari a sostegno di quella o quell’altra vertenza.

Se i sindacati sono in crisi, la politica non riesce più non solo a dare risposte, ma neanche a placare gli animi. Perché i troppi anni passati inutilmente rendono difficile affrontare di ogni problema, ormai incancrenitosi. Il tempo è passato inutilmente, e quel tempo non lo si recupera più. Lo si è perso, irrimediabilmente. Ecco da dove nasce la rabbia: dalla frustrazione di aver creduto a tutto e a tutti per troppo tempo.

Oggi la politica sarda ha mostrato per l’ennesima volta tutta la sua pochezza. Non è pensabile affrontare una crisi di queste proporzioni con un governo regionale debole e inconsistente come quello guidato da Cappellacci. È da irresponsabili voler continuare a rappresentare le istanze di una comunità quando non si ha più la capacità di incidere in niente.

Cappellacci sta cercando di costruirsi una inverosimile carriera politica sule spalle delle disgrazie dei sardi. La sua incapacità è disarmante, eppure lui continua. Sarebbe dovuto cadere insieme all’uscita di scena di Berlusconi, e invece è ancora lì. Un morto che cammina e che trascina nella fossa tutti gli altri.

Dopo quello che è successo oggi  Carbonia, Cappellacci dovrebbe avere il buongusto di dimettersi subito, o al massimo fra qualche mese, giusto per traghettare la Regione verso le elezioni anticipate, da tenersi a febbraio insieme a quelle già fissate per Lombardia, Lazio e Molise. Non è pensabile che un politico così resti alla guida della Regione ancora per un anno e mezzo, è una follia. L’inconsistenza di questa giunta esaspera i problemi, che dovrebbero essere governati da un esecutivo più capace e maggiormente legittimato di questo. L’ho detto e lo ripeto: abbiamo la peggiore giunta possibile nel peggiore momento di crisi dal dopoguerra ad oggi. Non è più tollerabile.

E poi c’è la politica nazionale. I ministri Passera e Barca e il sottosegretario De Vincenti sono stati nel Sulcis poco più di cinque ore cinque ore. E che cazzo pensavano di risolvere in così poco tempo? Che capacità di ascolto hanno potuto mettere in campo, dedicando una manciata di minuti ad ogni singola vertenza?

Ma se parliamo di politica nazionale, non possiamo nasconderci che complessivamente la nostra delegazione parlamentare è di infimo livello. Solo in pochissimi si distinguono, ma non basta, non può bastare. L’esplosione del Pdl ha peraltro portato a situazioni grottesche, con personaggi come Mauro Pili che dopo anni di cieca obbedienza berlusconiana ora si trasformano in deleteri quanto patetici agit prop.

Così non si può andare avanti, il punto di non ritorno si sta avvicinando pericolosamente. Il segnale che oggi è arrivato da Carbonia è forte e chiaro. Serve una giunta diversa, i cittadini devono poter decidere democraticamente il loro futuro, servono nuove elezioni regionali. Subito.

 

 

53 Commenti

  1. Se comunque c’è da dare credito a Francesco Sanna, che è una persona seria, il piano che è stato abbozzato dai rappresentanti del governo ha aspetti positivi: riqualificazione turistica, risanamento ambientale. E sembra andare in direzione opposta a quella strana Vandea dell’industrialismo del 21° secolo strumentalizzata a vario titolo e con bizzarre convergenze parallele da estremisti di sinistra, indipendentisti dalle idee poco chiare e forze obiettivamente reazionarie. Come dice anche Andrea Sorrentino, ci sarà qualcuno che abbia il coraggio di sfidare l’impopolarità e andare nelle piazze e tra i lavoratori a cercare di impostare pacatamente questo discorso? Perché si è già perso troppo tempo, e non è più il momento di indugiare. Sentivo a Radio X Vito accennare a strumentalizzazioni dietro il “salto di qualità” nella lotta dei lavoratori Alcoa, ed effettivamente c’è da riflettere. Noto una grande differenza rispetto alla protesta clamorosa, ma comunque responsabile e piena di dignità tutta sarda, dei lavoratori Vynils. Chi ha interesse in questo momento a mestare nel torbido? Forse chi ha paura che i lavoratori, avviati ormai a diventare ex lavoratori e inevitabilmente destinati, quelli più giovani e meno afflitti da carichi familiari a un percorso di riqualificazione lavorativa, quelli meno giovani e con famiglie da mantenere a misure di sostegno del reddito, si accorgano definitivamente di essere stati vittime per decenni di venditori di fumo.

  2. Anonimo says:

    Posso segnalare sull’argomento anche l’articolo “Io sto con i manifestanti al 100%”? Grazie. http://sumolentisardu.wordpress.com/2012/11/14/io-sto-con-i-manifestanti-di-serbariu-al-100/

  3. Andrea Sorrentino says:

    Forse qualcuno dimentica che i soldi buttati nelle “industrie” del Sulcis, sono soldi sottratti all’investimento in cultura, turidmo, trasporti e agricoltura. Ma diamo uno stipendio sociale a questa gente e facciamola finita. Inutile pagare con i soldi pubblici 100.000 euro a cranio perché l’operaio ne guadagni 20 mila all’anno. Qualcuno avrà il coraggio di essere impopolare e sfidare la folla inferocita?

    • Se la Sardegna come prevede lo Statuto di Autonomia agli articoli 8 e 9 incassasse direttamente le proprie tasse, quegli operai li potremmo mantenere in cassa integrazione per 20 anni, o costruirgli un intero comparto produttivo pulito dove poterli rioccupare tutti. Ma evidentemente la vertenza entrate la si dimentica facilmente e si pensa più a creare castelli in aria e a ragionare sui massimi sistemi che ad applicare realmente e concretamente lo Statuto di Autonomia che abbiamo.

  4. Non vi dice nulla la lettera di dimissioni dalla Giunta che Oppi ha consegnato oggi, esattamente il giorno dopo i casini di Carbonia.

    Lui, in quella storia, in questa palude della Giunta Regionale, NON-VUOLE-PIU-AVERCI-NULLA-A-CHE FARE!!!

    E se ha mollato lui…..questo dice tutto!

    E’ chiaro il messaggio di Oppi?

  5. deuseudeu says:

    vito scusa la domanda banale…….

    Ma veramente i nostri ministri, capellazzi e company sono fuggiti in elicottero ????

    Te lo chiedo perche i nostri potenti organi di stampa nazionali repubblica / corriere della sera nelle versioni online non riportano tale notizia … quindi deduco che noi sardi ci siamo inventati tutto……. e che viviamo in una bellissima isola sana e senza nessun problema…..quindi basta………….non abbiamo diritto di lamentarci

    • Vito Biolchini says:

      Sì, anch’io da ieri ho notato che la notizia a livello nazionale “non esiste”. Non so che dire, sicuramente una notizia del genere è difficile da gestire politicamente da due quotidiani che sostengono senza se e senza ma il governo Monti. Però è tutto vero, sono scappati in elicottero…

      • Gentile Anonimo,
        Ainis non mi piace.
        Cordialmente,

        • Peppino says:

          Gentile Anonimo, Ainis è rimasto solo nel suo blog a parlare e parlare con sovjet, e insieme sparlare di Vito, che, a loro parere, avrebbe mobilitato le truppe cammellate con il solo scopo di attaccare proditoriamente, col fine di distruggerle, le loro brillantissime ancorchè crisoelefantine menti. Io, nel mio piccolo, mi accodo a Zunkbuster nel dire: Ainis non mi piace (e neppure Sovjet). Cordialmente

          • Non ti piace chi ha opinioni diverse dalle tue Peppino?

            • Peppino says:

              Evidentemente ti sei persa tutto il dibattito precedente. Non mi piace chi ha opinioni diverse dalle mie, Marybonny, non mi piace chi le sue opinioni te le butta là dall’alto in basso, quasi avesse la verità in tasca, e tu povero coglione non le puoi neanche capire, e quindi apprezzare come dovuto, o perchè non sai leggere o perchè sei a livello di seconda elementare o perchè hai fatto tre anni di militare a cuneo. Non è vero che nella Web democracy si è tutti uguali perchè vali per quello che scrivi, vali anche per l’atteggiamento che hai nello scrivere e nel trattare i tuoi interlocutori. E l’arroganza, il sottinteso sorrisetto di superiorità, i termini usati non per foraggiare la tua argomentazione ma per umiliare e minare l’autostima del tuo interlocutore , sono queste le cose che mi fanno dire se uno mi piace o no, e non le sue opinioni , su cui posso essere o meno d’accordo, e alle quali nel caso rispondo con le mie opinioni.

  6. L’articolo di Biolchini mi sembra così ingenuo da far quasi tenerezza. La sua fiducia nelle istituzioni italiane, nella cosidetta (da lui) “politica nazionale”, nei partiti italiani rasenta il grottesco. Biolchini spera ancora che un cambio di Governo a Roma (magari a guida PD?) o la coalizione italiana di centrosinistra in Sardegna possa cambiare le cose. Sorrido. A Cagliari centro (quel Comune di 200.000 anime retto da un sindaco giovane e fighetto) a quanto pare si vive in una bolla, mentre intorno il terreno intorno al quale è vissuta la dominazione italiana su quest’isola crolla inesorabilmente e finalmente il prossimo scontro si mostra palese, chiaro: Popolo Sardo da una parte, italia dall’altra. Non è un delirio Indipendentista questo, è la realtà: il dominio italiano in Sardegna sta crollando, presto la scelta non sarà più tra centrodestra e centrosinistra, non esisterà più un livello regionale e un livello nazionale, presto la lotta sarà tra servitù e Indipendenza, e attraverserà ogni provincia, paese, famiglia. I Sardi stanno comprendendo che gli interessi italiani collimano con quelli della Sardegna, e che dobbiamo avere il nostro Stato, per stabilire noi quali strade percorrere, sia economiche, che sociali, che culturali. Gli Indipendentisti divisi? La Consulta Rivoluzionaria non credibile? Cazzate, ci penserà il Popolo Sardo, cosciente, dal basso a rendere il tutto unito e credibile.

    • Matteo says:

      E poi c’era la marmotta che incartava la cioccolata

    • Anonimo0 says:

      Cosa ti sei bevuto Lillo? I sardi non stanno capendo/sentendo ancora niente.. Lo capiranno quando finirà la possibilità di mungere la vacca dei trasferimenti statali (le vuoi chiamare pensioni, Cassa Integrazione, etc..? chiamale come vuoi..), e rimarranno, questa volta sì, con il culo per terra. Con queste idiozie dello Stato Sardo siete in ottima forma delirante.. Come credi che si possano ancora sostentare le famiglie in crisi nell’Isola, con le pensioni regionali? Esistono? Le avete progettate? Come funzionano gli Enti locali,la scuola, tutte le strutture burocratiche che ricevono le possibilità di distribuire stipendi alle famiglie statali? Con i vostri incubi indipendentisti? ps. Fa specie che ti sia scelto un nick notoriamente tipico della middle class cagliaritana, molto lontana dalla tua fantascienza..

      • Mamma mia quanta ignoranza tutta in una volta. Forse non sai che le pensioni le paga l’INPS, che è una semplice cassa, e quindi sono una restituzione dei contributi già versati dai lavoratori. Infatti guarda un po’ i Sardi che lavoravano in Germania ricevono la pensione dallo Stato tedesco, non da quello italiano, dovunque siano. Per cui chi ha lavorato in italia riceverà la pensione dallo Stato italiano anche dopo l’Indipendenza. Nessuno ruba niente. Per quanto riguarda gli enti locali un eventuale Stato Sardo li gestirebbe in maniera del tutto differente, riducendoli al minimo indispensabile, tagliando costi, consulenze, enti inutili e guarda un po’ impiegati pubblici statali, soprattutto militari. Inoltre non esageriamo con l’immensa grandezza di queste spese. L’intera popolazione Sarda è la stessa di un paio di quartieri di Milano, basta un po’ di riorganizzazione per gestire il tutto tranquillamente. Già ora potremmo, in quanto tutta la spesa di cui parli e che si accolla lo Stato italiano ammonta a un decimo del debito di 10 miliardi di Euro accumulato dallo Stato italiano verso la Sardegna. Questo ti dimostra quanto la bilancia dei pagamenti Sardi sia in attivo, oggi, nonostante tutto (e questi sono dati, inflessibili e inesorabili). Gli indipendentisti hanno un programma economico ben definito, che riparte dall’immediata bonifica delle industrie sulcitane e dalla riconversione degli impianti in industrie di riciclaggio di plastica e metallo da rifiuti (anche carta se vogliamo) utilizzando fonti energetiche alternative e Sarde, nonchè un abbassamento dei costi della benzina eliminando tutte le tasse italiane. Il punto di partenza è l’autonomia fiscale, riscuotere le nostre tasse qui, attraverso una propria agenzia delle entrate e versare allo stato italiano ciò che gli si deve secondo Statuto (Articoli 8 e 9). Prendi appunti, forse servirà a attenuare il tuo disfattismo. Ma dentro le mura di Castello certe notizie arrivano? O credete ancora di essere circondati dai barbari?

        • Anonimo0 says:

          Fantastico !! Dove ci si iscrive ??
          Avete anche dei progetti di welfare aziendali, riduzione dei differenziali retributivi all’interno delle gerarchie (pubbliche e private), meccanismi di ammortizzazione sociale capaci di sostentare l’universo mondo del lavoro sardo in cancrena, e tanti altri elementi che TRANQUILLAMENTE l’ipotetico Stato Sardo può risolvere senza ansie (rapporti internazionali, ridefinizione dei mercati di sbocco, etc..? Come li convincete i sardi riluttanti (soprattutto i cagliaritani, a quanto pare..), con le argomentazioni e gli strumenti alla Pol Pot?
          La favoletta dell’INPS come semplice cassa raccontala ai lavoratori immigrati, a cui derubiamo la contribuzione e che mai riceveranno 1/2 euro di pensione. Nessuno ruba niente, vero Lillo? Oltre le mura di Cagliari magari non troviamo gli accampamenti dei barbari ma quelli di zuppi di sogni e cannonau sì (con tutto il rispetto del cannonau, si intende..).

          ps. al di là della provocazione del cannonau, se metti in linea un link su uno straccio di programma economico capace di dimostrare un passaggio al vostro statuto (non solo politico, ma anche socio-economico) senza generare shock diffusi sui diversi livelli sistemici ti invio davvero una bottiglia di cannonau (del migliore).

          • Guardati semplicemente la proposta di Fioccoverde, attualmente in discussione in Consiglio regionale. Lo Stato italiano è in fallimento, volenti o nolenti ci dovremmo gestire da soli, noi stiamo solo anticipando il futuro, l’alternativa è la ex Jugoslavia, ma questo lo vogliamo evitare tutti spero…. Fatevene una ragione, il sogno è la Sardegna italiana, quella Indipendente è il futuro. E dammi retta, 1.600.000 anime in 24.000 Kmq possono vivere da nababbi, se solo ci fosse una redistribuzione equa delle risorse….

          • E inoltre scusa lo stai ammettendo tu stesso che lo Stato italiano non è più capace di pagare le pensioni, e quindi che è uno Stato in fallimento, sarei curioso di vedere i programmi economici dei partiti italiani sulle cose che hai scritto, le balle che vendono per nascondere il crollo imminente. Sarei curioso di vedere come mascherano il loro fallimento su tutti i fronti. I politici dei partiti italiani qui in Sardegna sono talmente incapaci e menefreghisti che non riescono nemmeno a investire i finanziamenti dell’Unione Europea e devono restituirli. Il programma del mio partito almeno nell’immediato è iniziare ad applicare alla lettera lo Statuto di Autonomia, e cioè creare l’Agenzia delle Entrate Sarda, incassare tutto in loco e non restituire la parte dovuta allo Stato italiano fino a saldo del debito di 10 miliardi di Euro. Con questi soldi possiamo non solo mantenere la spesa pubblica ma anche migliorare le infrastrutture e far ripartire l’economia.

  7. Antine Costeri says:

    Oh Medievista, Maninchedda mesi fa disse e scrisse (da solo) che il piano Sulcis era una solennissima cagata. Poi, iscrivilo dove ti pare, ma almeno dice la verità; credo che a lui freghi veramente poco di Destra e Sinistra, di Maggioranza e Opposizione. Come dire, è un po’ per conto suo, da sempre, a fa più opposizione lui del Pd, questo è certo.

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  9. Anonimo0 says:

    Cosa ci si aspettava da questo incontro, e da tutti gli altri incontri giocati in Zona Cesarini, allo scadere di tempi dettati dal mercato? Già perché è proprio questa una delle notevoli incomprensioni della faccenda, quella dei tempi, dei significati dei tempi. Il significato del tempo dell’incontro (di questo e di tutti gli altri) è stato dettato dalle esigenze mediatiche che hanno prima coltivato e poi – letteralmente – fatto esplodere quella che Biolchini chiama “la speranza”. In questo gioco ci sono cascati tutti; un pò per convenienza, un pò per esigenze legate ai riti della contrattazione e del conflitto, un pò (molto, in tal caso) per la assoluta irresponsabilità dei decision makers ai diversi livelli. Il mercato ha regole e tempi di contrattazione e di possibilità di ritorno degli investimenti che si basano quasi sempre su capacità progettuali infinitamente più ampie di quelle degli attori che popolano il mondo della politica, soprattutto quando si parla di multinazionali come Alcoa o di ambiti di estrazione mineraria profondamente legati alla forte concorrenza straniera sui mercati di sbocco. Si è arrivati tardi, troppo tardi, a prendere in mano la faccenda. Da tempo il Sulcis (ma ci si può fare un giro in tanti altri territori d’Italia, mica solo al Sud, per apprezzare disastri similari) è diventata una matassa assolutamente ingarbugliata. Non valgono più gli strumenti del passato cari amici sindacalisti (caro Cherchi, cari tutti gli altri attori..), per argomentare posizioni di forza con i poteri centrali: apparecchiare la tavola della discussione a Carbonia non poteva cambiare (e non cambierà) di una virgola la tragedia che si è già consumata da tempo.
    I tempi sono stati quelle dell’esaltazione della speranza così come saranno quelli dell’imboscamento delle notizie. Fa specie che anche persone notoriamente portatrici di istanze critiche di violento spessore (qualcuno usa la metafora della spia dell’olio che avverte dell’imminente o avvenuto guasto della macchina, qualunque essa sia) si stupisca della capacità della struttura mediatica di oscurare notizia “criminis di ribellione”.. A chi pensa abbiano appesi i coglioni questi giornalisti Mr. Gentilmente/Cordialmente? Alla propria etica professionale?
    Giocare ancora a quel gioco significa perdere posta e mutande.. Continuiamo allora ad affidarci alle grinfie di economisti che fanno le puttane nel mercato delle consulenze, rispacciando idee e conclusioni di analisi che si siedono su modelli econometrici che possono albergare INDISTINTAMENTE nel Sulcis, in Trentino, in Calabria, in Baviera… Continuiamo a fare affidamento a papi e principi locali, che hanno il loro trono dipinto di rosso sangue dei residenti locali. Continuiamo a giocare al gioco del conflitto con i vecchi riti del conflitto sindacale anni ’70.
    Un incubo, un coma da cui non ci si può svegliare all’istante. Di questo bisogna esserne consapevoli. Chi chiede la testa dei politici locali e non che hanno contribuito a mettere il loro pezzo di lego nella montagna di merda che è diventata la situazione socioeconomica del Sulcis dovrebbe spiegare da chi potrebbero essere sostituiti. Con il sistema dei partiti in crisi e una assodata difficoltà a creare nuove leve attraverso processi di socializzazione basati su altri elementi che non quelli della carriera personale (ah.. quanto manca Frattocchie..); con il sistema dei partiti che si è affidato alla logica nietzschiana del super uomo che ha “vision”, che ha carisma, che ha… (eccoli allora, i Soru, i Grillo, i Vendola, i Di Pietro, i Berlusconi, i…); con un sistema di privilegi della classe politica che è rimasto pressoché intatto rispetto al disastro della palude sociale.. Chi cazzo ci mettete a governare il territorio?
    I soldi. Non si fa economia senza investimento privato. C’è qualcuno che è capace di contare attori economici locali capaci di investire in queste aree che possano superare le dita di due mani? C’è qualche palazzinaro, va bene. C’è qualche rentier seduto sul malloppo accumulato nel tempo grazie a terre, sugheri, commercio.. Ma gli altri? Il capitale locale è scarso e le capacità di investire scarse (e poi, com’è noto, siamo in una contingenza economica internazionale fortunata …). I soldi degli altri, allora. Lo Stato ci cagherà in testa, come ha fatto ieri. Quelle cifre promesse sono in parte già spese , in parte già impegnate. Altre non ne arriveranno se non a gocce. I soldi della regione ci sono, pochissimi, ma ci sono. Perché non li affidiamo agli economisti (magari questa volta non locali..) per definire una strategia di exit dalla crisi? Magari attraverso un concorso internazionale di idee.. Sono sicuro che avremo un piano fantastico e particolareggiato, capace di dare esiti sul piano occupazionale estremamente convincente, vero Prof. Paci? (ancora molto Bonvi e poco Keynes, prof. Paci?).A questo livello, che sia Pigliaru, che sia Paci, o sia Zingales a Chicago, sempre fantascienza sarà.. E dire che di Barca avevo grande stima..
    Allora aspettiamo che i sindacato riescano a strappare meccanismi di alleggerimento della crisi, qualche ammortizzatore sociale che salvaguardi le buste paga. Perché questo è e sarà il discorso ormai, salvare il culo alle singole persone. Consentirgli di chiudere più o meno dignitosamente la propria infausta esperienza lavorativa. Altro che piano di sviluppo, piano di rinascita del Sulcis, piano dei miei coglioni. Giustamente ora il sindacato guarda e guarderà fondamentalmente a raggiungere questo risultato. Un pò di Cassa, un pò di pensioni e il gioco si trascinerà stancamente fino al momento in cui i figli piangeranno la morte della pensione del padre, i figli piangeranno la pensione di reversibilità della madre e la merda sostituirà il mare a Funtanamare..

  10. grazia pintore says:

    Signor Zunkbuster,non si deprezzi,per piacere,dicendo che ha fatto un discorso alla Renzi,si ricordi che Renzi non ha pensieri,ripete a memoria quello che gli dice Gori.Gli italiani hanno votato per 20 anni Berlusconi ed ora si fanno incantantare da questo sbarbatello.Povero mondo!

  11. ANNI DI SCIACALLAGGIO, CON LA COMPLICITA’ DEI NOSTRI POLITICI, SACCHEGGIO SISTEMATICO DEI FONDI UE, PER UN’INDUSTRIALIZZAZIONE CRIMINALE, CHE HA SPOPOLATO LE CAMPAGNE E ILLUSO IL SULCIS ED IL NUORESE, PER LASCIARE SOLO CRISI MORTE E DISOCCUPAZIONE. HANNO TOLTO I PER SEMPRE I GIOVANI DALLA CAMPAGNA.. COMPLETANDO CON RIVOLUZIONI OPPORTUNISTE DI MAURO PILI, L’INCAPACITA’TOTALE DI CAPPELLACCI E LA SUA GIUNTA, ED UN GOVERNO RACCAPRICCIANTE.. COSA SIPROPONE? LA CONSULTA “POCO CREDIBILE” RIVOLUTZIONARIA? SVEGLIA, LA CRISI E’ ECONOMICA E DI COSCIENZE..ORA O MAI PIU’, CAMBIARE GOVERNO E TENDENZA IN SARDEGNA, RILANCIARE IL SULCIS CAMBIANDO TOTALMENTE POLITICA DI SVILUPPO, MANDANDO VIA PER SEMPRE OGNI MULTINAZIONALE CRIMINALE, REIVESTENDO SULLE RISORSE LOCALI.. E’ L’UNICA RICETTA!

  12. w il rivoluzionario a progetto.. Mauro Pili!

  13. Roberto says:

    Mi viene da piangere….
    si continua a scendere sempre più giù…

  14. Il Medievista says:

    Che dice il banana Maninchedda? Sempre a criticare dall’interno la Giunta che lui sostiene?

  15. Concordo col messaggio dei post di “Nico” e di altri che ho letto in giro per la rete. C’è un intero territorio alla disperazione, con una reazione a catena che insieme ai redditi operai coinvolge quelli del terziario e del commercio in un cocktail esplosivo, ma c’è comunque, al di là dell’insufficienza delle risposte dei ministri scappati in elicottero e dell’inadeguatezza clamorosa della giunta Cappellacci, la crisi irreversibile e senza ritorno di un intero modello industriale che ben difficilmente potrà essere tenuto in piedi se non in chiave meramente assistenzialistica.
    Una crisi che per un verso parte da molto lontano, coi residuati del modello minerario che, data la sua antieconomicità strutturale, aveva un senso ai tempi del Duce, quando c’era l’autarchia e non ci si ponevano molte domande sulla qualità e sulla concorrenzialità del Carbone Sulcis. Invece di prenderne atto, per un verso si è lasciato sopravvivere, finché non è qua e la divenuto insostenibile e sopravvissuto solo a Nuraxi Figus, questo modello per decenni, proponendo continue improbabili azioni di rilancio con soluzioni talora degne di una gag di Benito Urgu più che di una degna proposta di politica industriale, per altro verso si è affidato l’intero sviluppo di un territorio a industrie che ci si illudeva potessero rimanere, nei secoli dei secoli, uguali a sé stesse indipendentemente dal mutamento dei parametri economici e di mercato – vedasi Alcoa, con la crisi del mercato dell’alluminio – e magari confidando in eterno che in Europa si chiudesse un occhio sui periodici “aiuti di stato”, specialmente circa i costi allucinanti dell’energia dalle nostre parti.
    La politica, tutta, è in ritardo di decenni, avendo sempre proposto soluzioni tampone per salvare il quadro occupazionale esistente senza mai progettare il futuro. Mentre in Germania sulle fonti alternative di energia si era molto avanti già negli anni ’80 della rinuncia al nucleare, qui si insisteva puerilmente con le obsolete centrali a carbone; mentre in Germania i distretti minerari dismessi della Ruhr venivano trasformati in distretti turistici resi molto attrattivi e con notevoli ricadute occupazionali, qui si mantenevano i lavoratori nell’illusione di poter contare nei secoli dei secoli sulla persistenza di un modello industriale che con l’evoluzione dei mercati e, soprattutto, della trascurata consapevolezza ambientale, diveniva sempre più fine a sé stessa.
    Non è certo un caso che, in coincidenza col mutamento di prospettiva della sinistra storica, delle istanze industrialmente retrive che miravano a fare demagogia sull’esistente senza mai pensare al futuro siano passati a farsi carico i vari Mauro Pili. Purtroppo nel Sulcis c’è un intero modello industriale, economico e sociale che va ricostruito, e ci si deve porre il problema se, in una fase di passaggio che oggi dovrà essere inderogabilmente affrontata, non sia più conveniente sostenere il reddito dei lavoratori meno giovani che non possono ricollocarsi sul mercato alla loro bella età e con famiglie sulle spalle con sussidi piuttosto che mantenere in vita artificialmente ciò che non può funzionare.
    E’ uscito fuori un discorso un po’ alla Renzi? Beh, mica sempre Renzi spara cazzate. E comunque, forse prima ancora di quelli che si fregano i fondi dei gruppi regionali, una classe politica che ha permesso questo sfacelo meriterebbe davvero, se non fossimo in uno stato di diritto, un processo popolare come quelli minacciati dalla propaganda grillina, per furto di futuro a un intero territorio.

    • Anonimo says:

      Pensi, gentile Zunkbuster, che la conversione della Rhur è costata tre miliardi e mezzo di euro. Lei saprà certo che ad Alcoa – e non ai suoi operai – sono stati erogati (la parola è annacquata) tre miliardi di euro in cinque anni per lasciare il territorio distrutto, i disoccupati e lo sfascio sociale. La strada presa da quei tre miliardi è facile da ricostruire ed è una cattiva strada. Una terribile politica, un terribile sindacalismo, una terribile idea economica.

      • Gentile Anonimo, la ringrazio per aver fornito dati contabili che a dire il vero non conoscevo. Mi è venuto spontaneo riferirmi all’esempio tedesco della Ruhr – ma si potrebbe parlare anche del Reno, un tempo ucciso dall’inquinamento industriale, e oggi – ma non da oggi ma fin dalla fine degli anni ’80 – anch’esso mirabilmente riconvertito a forme di turismo fluviale nel Nordrhein-Westfalen e nel Rheinland-Pfalz e nelle città e cittadine molto interessanti da esso bagnate, dal momento che non manca chi ha liquidato la tesi della riconvertibilità dei distretti minerari e industriali in chiave turistico-ambientale, che Vito tra gli altri sosteneva con forza, alla stregua di sciocchezze o poco più (ricordo in particolare Ainis insistere su queste argomentazioni, ma sicuramente anche altri). A noi manca la progettualità, e manca anche il coraggio, che dovrebbe essere proprio di una classe politica e di una società civile responsabili, di dire, e di dirsi, la verità. La verità è che già nel 1988 o giù di lì era chiaro ed evidente che questo modello non poteva funzionare, solamente perché la concorrenza cinese sul terreno delle fonti di energia (carbone soprattutto) non era minimamente quella di oggi o era del tutto inesistente e perché una consapevolezza ambientale era ancora ai primi passi anche a sinistra non si è avuta la preveggenza di mettere il sedere sulla sedia e progettare un futuro diverso. Posso comprendere che pesi ancora, e ce ne sono nettamente le tracce anche nelle valutazioni di un politico più serio di altri come Tore Cherchi, un certo distorto romanticismo, il pensare sempre e comunque a Carbonia, ma perfino a Iglesias, come le città “minerarie”, dimenticando, magari, che Iglesias, per esempio, ha un’area costiera tra le più belle della Sardegna, e che con intelligenza si potrebbe sfruttare turisticamente senza massacrare l’ambiente di cemento (lo ha capito perfino l’emiro del Qatar che pare abbia mire sulla zona, e che si fa consigliare da una principessa libanese considerata la maggiore sensibilità ambientalista del mondo arabo). Non conosco altrettanto bene la zona di Carbonia, ma sono sicuro che attrattive analoghe non mancano, e non mancherebbero verificando l’attuabilità, mutatis mutandis, del “modello Ruhr”. Dove c’è meno romanticismo, come negli Stati Uniti, e c’è stata talora un’analoga scarsa consapevolezza, il risultato sono le città fantasma come Gary, Indiana, la città natale di Michael Jackson (in pratica un sobborgo della Chicago obamiana), già sede delle più importanti acciaierie USA e oggi città fantasma.

  16. grazia pintore says:

    Sicuramente la colpa di questa situazione drammatica in Sardegna non sarà solo di Cappellacci ma mi chiedo come abbiano potuto,i sardi,eleggerlo.Si sapeva benissimo che era il servo di Berlusconi.Quando parlo di Soru,molti sardi me ne hanno parlato male ma continuo a non capire come abbiano potuto preferlo a Cappellaci. Aveva ragione Gianfranco Pintore quando sosteneva che previlegiare l’industria in Sardegna contro altre attività era sbagliato.Ormai si sa che gli industriali vengono in Sardegna solo per sfruttare i sardi.Riguardo ai ministri che scappano,non ci sono parole.Gli operai dell’Alcoa sono esasperati e,di conseguenza,non credono più alle balle dei nostri politici che non difendono l’industria italiana,figuriamoci quella sarda.

  17. Finalmente, almeno lo spero, ad iniziare da questa vicenda del sulcis, la CSS prova a comportarsi da sindacato sardo, a non andare più in coda ai sindacati italiani di sardegna. Lo aspettavo da tanto. Probabilmente mi iscriverò, semprechè la CSS decida di essere il sindacato dei sardi, nettamente distinto da quelli italiani, anche, o forse soprattutto, dentro l’amministrazione regionale.

  18. Sono sardo, mi sento di aver scelto bene nel tornare nella mia terra, rinunciando ad una carriera e guadagni migliori. Mi occupo di imprese, e mi sento di dissentire con tanti miei conterranei. Credete che per il bene della Sardegna sia un bene salvare la Carbosulcis e l’Alcoa? Io credo di no!
    Non ha senso spendere una montagna di risorse pubbliche per un prodotto, il carbone dell’area, che ha una qualità inferiore e un costo di estrazione molto maggiore di quello dei concorrenti. Non ha senso, produrre alluminio ad un costo fuori mercato rispetto alla concorrenza (per via di una spesa energetica spropositata).
    Sono i numeri, nella loro insensibile freddezza.
    Negli ultimi 2 mesi ho lavorato alla nascita di due imprese nella zona di Carbonia. Due NewCo che operano in settori altamente tecnologici.
    Le risorse pubbliche meglio che vadano verso settori produttivi innovativi, piuttosto che verso imprese che lavorano in perdita,

  19. Crobeddu says:

    Quelli lì hanno tutti sempre votato Oppi e Cappellacci e andate a chiedere come sono stati assunti. Nessuna solidarietà.

  20. efisio erriu says:

    Intanto in Via Roma… si pensa a fare una sanatoria degli abusi edilizi, perché in Itali la destra non è tanto quella del laissez faire laissez passer come nel resto del mondo, in vent’anni non ha fatto una legge di riduzione della pressione fiscale ma una miriade di condoni fiscali, non ha fatto una legge per snellire i processi autorizzativi nel settore edilizio ma una miriade di condoni edilizi malamente mascherati, non ha fatto un intervento di rilancio del settore industriale sardo ma ha cercato di piazzare o trombati o figli di amici di casanza a capo dei vari cda.

    Il risultato, in una regione fragile che stava trovando una strada verso il riscatto ma che ha deciso di ‘tornare a sorridere’, è nelle tensioni sociali che stanno sfociando nelle piazze, nei padri di famiglia che vanno a caricare la polizia e nei ministri che scappano in elicottero.

    Ugo Capellaci di professione curatore fallimentare, che dove passa lascia sempre del lavoro per la magistratura, cercherà tutte le buone (?) scuse per giustificarsi, altro che procura de moderare a MarioMonti, i sardi dovrebbero suonare il corno a questa ridicola giunta caricandoli sulla Scintu per un viaggio di sola andata lontano dalle coste della nostra amata Sardegna.

  21. A proposito di ‘piani di sviluppo’, una cosa che non si legge sui giornali e che stanno mandando avanti alla chetichella (perche’ se lo infili nel didietro un po’ alla volta ci si accorge solo quando e’ troppo tardi) sono le trivellazioni ad Arborea, che hanno il potenziale di rovinare una delle regioni piu’ fertili d’Italia. Bisognerebbe parlarne di piu’: http://dorsogna.blogspot.com/2012/07/la-saras-contro-arborea.html

    • Di questo Roberto non ne parla mai nessuno, forse che ci sono troppi interessi sotto ?
      E’ una vera vergogna che tutto taccia, voglio rendere una gruviera la nostra terra, non si accorge nessuno che poi il “progetto eleonora” non è un solo pozzo ad Arborea, ma quello di Arborea è “Eleonora dir.001” cioè il primo di una lunga serie in area vastissima.
      Trovate più informazioni qui : http://www.noprogettoeleonora.net/
      Vi pregherei di soffermarvi un pò su questo sito e darci un occhiata.

      • muttly says:

        Ad Arborea non c’è casa dove non ci sia un cartello con la scritta “No proggeto Eleonora”

    • Occhio che il Progetto Eleonora è solo il primo di una lunga serie: la Saras ha richiesto autorizzazioni per trivellare nel Medio Campidano (permesso Igia) nel Golfo di Oristano (Permesso Eleonora Mare) davanti al Golfo di Cagliari (Permesso Nora), questi ultimi due al momento congelati. In più ci sono 687 kmq di permesso di ricerca a mare davanti al Sinis (Is Arutas, Mal di Ventre.. avete presente no?) per conto di una multinazionale australiana: key petroleum.
      Noi siamo un anno che tentiamo di difendere Arborea e tutti i territori che rischiano di essere gruvierizzati, e per il momento siamo riusciti a bloccarli dato che volevano trivellare già a Luglio scorso.
      E non veniteci a dire che siamo contro il progresso, che non vogliamo il metano e che stiamo bloccando l’unica possibilità di sviluppo della Sardegna.

  22. Anonimo says:

    Candu si narada…bogausu a son’e’ corru…talastimus!
    Sardigna libera!

  23. Caro Vito, concordo su tutto.
    Questa si chiama “ministromania”!

    http://www.giannizanata.it/nel-sulcis-impazza-la-ministromania/

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