Cultura / Politica

Contro l’idiozia dell’inno di Mameli a scuola c’è una sola speranza: l’obiezione di coscienza degli insegnanti (e l’intelligenza dei ragazzi)

C’è qualcosa di offensivo nella decisione presa oggi dal parlamento di istituire in tutte le scuole italiane la “giornata nazionale dell’Unità d’Italia, della Costituzione, dell’inno nazionale e della bandiera”. Perché l’Unità, la Costituzione, l’inno e la bandiera sono quattro cose distinte e diverse. Perché un conto è difendere la Costituzione, un altro celebrare in maniera retorica l’inno e la bandiera, in uno slancio di pessima politica che ci ricorda le pratiche in uso nel periodo più buio della storia italiana. Per non parlare poi del concetto di “unità d’Italia”. Non parliamone, appunto. Lo sapete che secondo l’ultimo rapporto dello Svimez, mantenendo questi tassi di crescita, il mezzogiorno colmerebbe il suo divario con il nord fra circa quattrocento anni? Avete capito bene: quattro secoli. E di che idea di unità stiamo parlando allora, se non di quella che evidentemente favorisce la cristallizzazione di questa disparità?

Le scuole non sono caserme, ma luoghi dove poter educare i ragazzi allo spirito critico. Nelle scuole non ci dovrebbero essere né inni né bandiere, e lo studio della Costituzione dovrebbe bastare e avanzare per fare degli studenti dei buoni cittadini.

La Costituzione invece è bandita (provate voi a spiegare ai ragazzi, ad esempio, l’articolo 21: io l’ho fatto, e ovviamente era imbarazzante comparare lo spirito del dettato costituzionale con la vergogna dello stato dell’informazione nell’era berlusconiana). Della Costituzione ai ragazzi non si parla perché di fatto è eversiva, anche di questo ordine attuale. Meglio le buffonate come questa, che sembrano innocue ma che sono quanto di più dannoso si possa immaginare. Perché la retorica è sempre dannosa.

Alla scuola non serve una giornata per l’inno e la bandiera ma il ripristino dell’insegnamento dell’educazione civica e l’introduzione di programmi di storia più coraggiosi e più attenti alla contemporaneità. Questa festa forse tranquillizzerà la classe politica (a parte la Lega, a cui non mi unisce niente, hanno votato tutti a favore) ma spero che indigni gli insegnanti. Anzi, mi auguro che molti di loro il prossimo 17 marzo (giorno scelto per la festa) esercitino un sacrosanto diritto all’obiezione di coscienza. E sono sicuro che anche molti ragazzi rifiuteranno di essere trattati come i balilla di una volta.

 

70 Commenti

  1. Io dico solo questo : già siamo governati da un gruppo di persone da sempre molto lontane dalla gente comune, che sopratutto non sono stati votati da nessuno. Ci manca l’obbligo ( già il fatto di obbligare significa che non è spontaneamente sentito) di imparare e di cantare l’inno a scuola, e si sta così delineando un quadretto da vent’ennio fascista.
    Questo stato non cambia mai, l’unità d’italia fatta con la forza e da li in poi tutta una serie di cose finte e di storia falsata.
    Non è un caso che i grandi, i geni della storia di questi territori sono sbocciati prima dell’unità d’italia. Poi per creare una cultura “tipica italiana”, si è voluto annullare ogni diversità, appiattendo e livellando trutto verso il basso.

  2. A Lizzy Bennet. Mi dispiace ma non è attenta lettrice. Nella carta d’identità non c’è scritto “nazionalità italiana” ma “cittadinanza italiana”. Due concetti assolutamente diversi. La “nazionalità” attiene alla storia, la lingua, le tradizioni, l’etnos. La “cittadinanza” è un concetto giuridico-politico. Noi sardi siamo di nazionalità sarda: per tradizioni, lingua , etnos e storia: diversa e dissonante rispetto alla storia italiana e persino rispetto a quella europea. Nel contempo, nel bene e nel male, (ognuno è libero di giudicare e pensare a suo modo, liberamente) siamo cittadini italiani. Ciascuno poi può sentirsi come crede.Ricordo comunque a questo proposito quanto è emerso da un Sondaggio circa l’atteggiamento dei sardi nei confronti dell’Identità, (pubblicato nei mesi scorsi dall’Unione sarda e condotto dall’università di Cagliari e da quella di Edimburgo), secondo il quale il 27% si sente sardo e non italiano; il 38% più sardo che italiano; il 31% tanto l’uno che l’altro e solo il 3% più italiano che sardo e l’1% esclusivamente italiano. Sono invece d’accordissimo nel sostenere che come noi sardi anche le popolazioni delle varie ragioni italiane hanno diritto di studiare e conoscere la loro storia come i loro dialetti e/o lingue.

  3. Nella scuola italiana è pure giusto insegnare inno nazionale e storia italiana. Ma la storia Sarda e la cultura Sarda non sono italiane, come non siamo italiani noi Sardi, per cui sarebbe auspicabile che ci fosse una Scuola Sarda con Provveditorato agli Studi e libri di testo scritti in Sardegna, a prescindere se insegnare o no un inno Sardo. Scuole separate, e sta alle famiglie decidere se mandare i propri figli nella scuola Statale italiana o in quella Regionale Sarda parificata. Come avviene oggi nella Provincia di Bolzano. Così finalmente i nostri figli impareranno chi sono Amsicora, Mariano IV e Eleonora d’Arborea, al posto di un Castruccio Castracani o di un Cangrande qualsiasi, gente mai vista e conosciuta.

    • Lizzy Bennet says:

      Non so, Lillo… Sulla mia carta d’identità c’è scritto nazionalità italiana e io italiana mi sento. Tanto sarda e tanto italiana, allo stesso modo. Non rinnego per nulla la mia cultura, visto che da anni studio storia della Sardegna (romana e tardo antica). A studiare bene la storia della Sardegna si vedrebbe che l’elemento di base del Regno d’Italia è stato proprio il Regno di Sardegna, che siamo stati assieme alla Sicilia e alla Corsica una delle prime province romane riuscendo a mantenere sempre una forte identità culturale (giusto per citare l’Ampsicora di cui parli). Concordo sul fatto che si dovrebbe dare più peso nei programmi scolastici alla cultura e alla storia della Sardegna, progetto che potrebbe essere esteso anche alle altre regioni, che immagino possano rivendicare altrettante peculiarità.

  4. mi auguro vivamente che gli insegnanti sappiano come ovviare a questo ridicolo quanto antiquato obbligo, e che se proprio si debba obbligatoriamente insegnarli un inno, gli si spiega anche la VERA storia dell’unità d’Italia, fatta di stupri, guerre sanguinarie ai limite delle torture, scippi di terre e di danari…insegnamoli tutto ai nostri figli, così potranno VERAMENTE farsi un’idea del perchè adesso siamo in questa assurda situazione “””nazionale””””

  5. A Riccardo76 Con chi, invece di argomentare, insulta, non discuto. Ergo, cun fatuis, ineptis stultisque non loquor. O, più sinteticamente, con unu diciu, o se si vuole con un apoftegma, sardo, “a paraulas tontas, oricras surdas”.

  6. Riccardo76 says:

    Gentile Lai, è proprio perchè leggo molto i libri di storia, anche sarda, che ribadisco quanto affermato. Voi che vi ergete a moralizzatori dei sardi che non sentono il sacro fuoco indipendentista fate sempre lo stesso errore : non considerate la Storia come una stratificazione di avvenimenti, che vanno presi tutti in considerazione, me pescate qua e là solo quel che vi torna comodo, omettendo tutto ciò che sconfesserebbe le vostre idee. Parlate di “retorica italianista” e “favolette risorgimentali” quando Voi non sapete fare altro che parlare retoricamente della battaglia di Sanluri, omettendo secoli di storia seccessivi, ma soprattutto siete presuntuosi e snob, non accettando mai critiche, non ascoltando mai chi porta argomenti contrari ai vostri, considerando chi non la pensa come voi ignorante e traditore . Legga anche lei i libri di storia, ma quelli scritti da gente seria, che non ha una visione unica o distorta degli eventi, le farebbe un gran bene. Cordialmente.

    • Io sono Indipendentista, ma considero tutti i periodi della Storia Sarda degni di nota, anche quelli che tu dici sconfesserebbero le nostre idee, in quanto in realtà non le sconfessano. Prendiamo il periodo savoiardo: la Monarchia Sabauda domina la Sardegna avvalendosi di una parte delle classi nobili locali che gli fanno da procuratori, nonostante ciò in questo periodo in Sardegna non si sviluppa un’arte e una cultura Sabauda (tranne nell’architettura barocca delle città), ma in tutti i campi continua la tradizione Sarda, dalla musica, alla letteratura alla poesia. La Brigata Sassari era così italiana che il Generale Diaz dovette riconoscervi il Sardo come Lingua ufficiale, e riempire i soldati di filuverru perchè sparassero contro dei nemici che loro nemmeno sapevano chi fossero (Un anno sull’altipiano sarebbe da leggere….). Dopo la guerra i combattenti Sardi erano tanto innamorati dell’italia e dell’inno di mameli che fondano il Psd’Az e al grido di Indipendenza e Sardegna ai Sardi beccano quasi il 50% dei voti. Impariamola la storia sarda, certo, impariamola tutta e bene, e vediamo a chi conviene conoscerla.

  7. Riccardo76 says:

    Gentile Casula, il suo discorso fa acqua da molte parti. Lei vorrebbe impedire che gli studenti sardi conoscano l’inno Italiano (non italico, rammenti bene), e non si capisce bene il perchè, visto che la Sardegna è una regione italiana. Lei esalta i valori d’Oltralpe, ma si guarda bene dal criticare il cruento inno Francese, che poi quanto a nazionalismo è secondo forse solo a quello U.s.a. Gli inni nazionali sono così,cosa si aspetta che trasmettano scusi?A coronamento del suo strampalato (mi perdoni) intervento, vorrebbe che ciò che non deve essere fatto per “imposizione” a scuola per l’inno italiano, venga imposto a scuola per l’inno sardo, del quale esalta la retorica…Evviva la coerenza sig. Casula. Il triennio 93-96 poi aveva basi spesso sottaciute da chi lo esalta ancora oggi, in quanto volto a favorire l’ascesa di una certa classe dirigente, non certo a portare il popolo nella stanza dei bottoni…

    • Efisio Lai says:

      Si certo, Riccardo 76, come no? Invece l’Unità d’Italia si è fatta per volere di Dio no? Senza nessun interesse…Ajò leggiti i libri di storia e lascia perdere le favolette risorgimentali.

  8. Ieri serata con cari amici, il padrone di casa ha tirato fuori la chitarra e abbiamo cantato. Abbiamo cantato a squarciagola “Procurade de moderare”. Fratelli d’Italia non ci è passata neanche per la testa … e poi fratelli de che … di Palazzo Giustiniani o di Piazza del Gesù? Ayò!!!!!

  9. Il voto (a maggioranza) dei senatori, con cui si vorrebbe imporre l’obbligatorietà dell’insegnamento dell’Inno Fratelli d’Italia a scuola, entra in diretta collisione con la libertà di insegnamento dei docenti, garantita dalla Costituzione. E viola palesemente la Legge sull’Autonomia scolastica (n.59 del 15 marzo 1997), secondo la quale la programmazione didattica – nei contenuti come nei metodi – è opera dei singoli docenti e dei Consigli di classe, all’interno del Piano dell’Offerta formativa approvato dal Collegio dei docenti delle singole scuole. I senatori – peraltro vieppiù screditati – vorrebbero tornare ai tempi bui in cui programmi e metodi si decidevano a Roma. I senatori non conoscono la Costituzione e questa Legge? Che se le studino. In ogni caso nessun baffo di senatore potrà obbligare i docenti a insegnare l’orrendo inno italico. Che se lo suonino e se lo cantino loro. A decidere cosa e come insegnare ci pensa l’insegnante non dei mandarini politici, peraltro screditati e ignoranti. Che non conoscono neppure le leggi, che loro stessi fanno.
    In secondo luogo Fratelli d’Italia è un Inno orrendo, patriottardo e nazionalista, infarcito di becera “romanità” guerresca, con cui, come Sardi, non abbiamo niente da spartire. Insegnare “Fratelli d’Italia” significa semplicemente fare propaganda: non creare cultura o coesione sociale e tanto meno senso civico. Un tempo la Sinistra -e giustamente- si vergognava persino di cantarlo, quell’obbrobrio di testo, oltre che iperetorico, linguisticamente contorto a tal punto che non dico a un Bossi – e si può capire – ma a un Ciampi, capito di interpretare quel “CHE” (schiava di Roma) riferito a “Italia” e non a “Vittoria)!
    Ma al di là di tutto questo mi chiedo: non sarebbe invece più opportuno che in Sardegna si studiasse il nostro Inno, Procurade de moderare di F. Ignazio Mannu? Se non altro perché più istruttivo e attuale? Con i barones moderni che stanno diventando sempre più prepotenti? E’ infatti un Inno che ripercorre le vicende di un momento cruciale della storia della Sardegna contemporanea: il periodo del triennio rivoluzionario sardo (1793-96), che la ricerca storica più recente indica come l’alba della Sardegna contemporanea: anni drammatici, di profondissimi sconvolgimenti e di grandi speranze in cui il popolo sardo, oppresso da un intollerabile regime feudale, riuscì a esprimere in modo corale le sue rivendicazioni di autonomia politica e di riforma sociale. Si tratta di un canto vigoroso e incisivo, dalle strofe tambureggianti, quasi a scuotere la sonnolenza dei Sardi. Sotto il profilo linguistico, esso si articola su due livelli, uno alto e uno popolare: ma non è sardo solo nella lingua, ma anche nel repertorio concettuale e simbolico che utilizza. Infatti, anche se, rappresenta un esplicito veicolo di cultura democratica d’oltralpe, è un primo esempio di discorso altrui divenuto autenticamente discorso sardo.

    • Neo Anderthal says:

      Premetto che anche secondo me l’Inno di Mameli è decisamente brutto, e concordo sul fatto che anche l’inno “Procurare ‘e moderare” dovrebbe essere conosciuto, mentre l’idea di una bella cantatina prima di iniziare le lezioni mi sembra una fesseria, quasi non meritevole di commenti ulteriori.

      Ma anche quest’ultimo è un inno brutto, e non poco. E mentre l’Inno di Mameli almeno canta di Vittoria e di riscatto, il cosiddetto “Inno Sardo”, che non a caso si intitola “Su patriottu Sardu a sos Feudatarios” chiede mediazione, invoca clemenza e non invita certo alla rivoluzione, ma si appella ai Baroni affinché “moderino” la tirannia.
      Segno evidente che su una tirannia “moderata” si potrebbe discutere, e perché no?
      Ma cosa si minaccia, in caso di mancato ascolto dell’appello? “Tornerete coi piedi per terra”. Non male come minaccia. Sempre “a terra” vanno riportati “sos malos usos”. “A terra” può bastare, non sia mai che i prepotenti, e con loro “sos malos usos, siano messi sotto terra.
      Neanche un lontano parente della “Marsigliese”.
      Non ghigliottine o “sangue impuro a bagnare i nostri solchi”, ci si accontenta di “umiliare” i prepotenti -e per i potenti, allora e adesso? Nulla.
      Troviamone un altro, ma già vedo il problema: in LSU, in LSC, in LdM, in Logudorese, in Barbaricino, in Campidanese?

  10. silvia says:

    Grazie al cielo esiste la libertà di insegnamento! Nelle mie classi insegno anche “educazione civica”, che la ministra Gelimini ha rinominato Cittadinanza e costituzione. Il programma? Lo adatto alle circostanze: ci sono classi in cui batto più il chiodo sul tema “costituzione” (le forme di governo, la divisione dei poteri dello stato, la costituzione italiana), altre in cui è necessario soffermarsi sulla “cittadinanza”, a partire dal gruppo classe (rispetto reciproco, accoglienza del “diverso”, solidarietà, rispetto dell’ambiente e dei beni comuni…). Non è sicuramente semplice, e non basta un’ora settimanale (ma i tagli, il “risparmio”…). Gli strumenti? Il libro di storia, di geografia (quello di cittadinanza sembra “superato” già nel momento in cui esce alle stampe), storie (niente di più efficace che l’identificazione con un personaggio, l’immedesimazione, per entrare in certe situazioni), articoli di cronaca, tratti da quotidiani o da blog (uno a caso…). L’insegnamento della storia: l’anno scorso mi è capitato di approfondire il tema della condizione femminile partendo dal ruolo della donna a Sparta e Atene: è chiaro che devi conoscere la storia contemporanea, ma siamo figli di una cultura che viene da lontano e l’insegnante esiste proprio per far riflettere, per aiutare i ragazzi a creare legami tra i fatti, le situazioni, le idee. Vorrei che i ragazzi aprissero gli occhi e le menti sul mondo che li circonda, che imparassero a farne parte da protagonisti (conoscendone le regole, rispettandole, contestandole se sono ingiuste)… Insomma: non mi rimane proprio il tempo per l’inno… Pazienza

  11. Bello che si parli di scuola e di cosa deve e non deve essere insegnato.
    No all’inno, sono d’accordo, ma no soprattutto al sardo e alla storia regionale, che di ore alle materie utili ne toglierebbero molte ma molte di più.
    Almeno fino a quando i nostri studenti non raggiungano i livelli di conoscenza di italiano e matematica delle regioni più performanti nei test invalsi.
    http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/ministero/cs200712

    • Alessandro Sabatini non è storia regionale ma storia nazionale sarda . Quando la scuola sarda avra’ gli stessi soldi delle regioni piu’ performanti ci sara’ pure il sorpasso . Ciauz

    • Giorgio Masia says:

      Te lo scrivo in italiano perchè sicuramente è l’unica lingua che conosci (un po’ malino perchè “performante” è aggettivo riferito a macchine) da buon monolinguista italiano isterico: possiedi una mentalità da colonizzato ignorante (in senso etimologico) e provinciale. I tuoi test INVALSI, passata la frontiera italiana, si devono confrontare con la preparazione che danno altre nazioni europee ai loro studenti. Ed è questo che vale.

      • 1.Performante si può usare in ogni circostanza dove qualcosa persegue un risultato.
        2. “Perché” si scrive con l’accento acuto.
        3. Sarei un colonizzato se, da sardo, sentissi l’Italia come qualcosa di estraneo alla mia storia personale e cultura. Invece così non è. Quindi semmai il colonizzato sei tu, ed io il colonizzatore, con buona pace dei tuoi amici indipendentisti e dei martiri di Palabanda.
        4. Lo studente medio sardo è più scarso in matematica di quello veneto. In Europa dovranno confrontarsi con lo studente tedesco medio, probabilmente migliore di entrambi.
        Tuttavia resta il fatto che il sardo si confronta con esito peggiore. Illuminami su come, in funzione europea, i test INVALSI non abbiano peso.
        5. Grazie per aver scritto in italiano, ammetto che in sardo avrei avuto qualche difficoltà a decifrare le tue brillanti considerazioni. Potevi scrivere però anche in inglese o in francese. Perché vedi, io in Europa a confrontarmi con gli altri studenti ci sono andato. Non so tu.

        • Giorgio masia says:

          Io certamente ti posso scrivere in francese, in inglese e in altre lingue, ma questo non porta automaticamente a che tu, per essere andato in Europa (vedi, qua emerge il tuo provincialismo inconscio) mi debba capire; potevi anche sorprendermi tu!! Ammetti inoltre che avresti avuto delle difficoltà a “decifrare” il mio sardo scritto. Rifletti un po’: se tu leggessi che un maltese ha delle difficoltà per decifrare il maltese, o estone l’estone, che penseresti di lui? E di quelli come lui?
          Se, ed è verissimo, lo studente medio sardo è più scarso in matematica di quello veneto, le ragioni vanno anche ricercate in una nulla attenzione da parte delle autorità scolastiche alla lingua di provenienza dello studente. Oppure vuoi credere a Lombroso?
          Quando affermi che, da sardo, non senti l’Italia come qualcosa di estraneo, ebbene: stai dando la perfetta definizione del colonizzato, che sottolinei due righe sotto insultando i martiri di Palabanda, sardi come te. Colonizzato e ascaro quindi.
          In quanto ai miei amici indipendentisti, ebbene lo confesso ne ho molti, ma non sono quelli che tu credi. Si tratta di sardi che ricercano una indipendenza si, ma la culturale.

        • Sentiamo i punti in comune della storia e cultura sarda con quella italiana, sarei veramente curioso. Magari possiamo cercare dei Nuraghi dalle parti di Parma, o comparare la tarantella con su passu torrau, forse possiamo studiare l’influsso delle Launeddas nella musica tradizionale veneziana, o l’influenza di Giotto sulle opere del Maestro di Castelsardo, poi perchè no? Una bella gara poetica in dialetto Salentino col famoso coro a tenore di Manfredonia, l’italianità immensa delle pietre di Nivola è precisa all’arte di un Boccioni, e che dire della romanità che sprizza nell’opera di Gavino Ledda, o il Montale che c’è nelle poesie di Montanaru? Tutto italianissimo, niente da dire…. A meno che con punti in comune non insinui che la cultura Sarda siano Dante o D’annunzio, e che i Sardi debbano sentirsi rappresentati in questi artisti, in questo caso una pernacchia alla Edoardo De Filippo (per restare in tema) ci starebbe benissimo, a te e all’inno di Mameli….

    • silvia says:

      La storia della Sardegna segue un percorso totalmente differente rispetto a quella della penisola italiana. Conoscere questo percorso può solo arricchire e aiutare a comprendere la nostra attualità. Se quando si fa la storia d’Europa tra il IX e il XV sec. si parla anche dei giudicati non si “toglie” proprio niente. Spiegare che in Sardegna (e nelle regioni dominate dalla Spagna) il sistema feudale viene introdotto quando il resto dell’Europa l’aveva abbandonato, e rimane in vigore fino al XVIII secolo, dà conto dell’arretratezza economica (e, spesso, culturale) della nostra isola. Quanto all’Invalsi: le regioni che utilizzano lingue minoritarie come lingue veicolari a scuola hanno ottimi risultati: magari le cause dell’insuccesso dei nostri ragazzi (e di quelli delle regioni meridionali in genere) non sono da ricercarsi nella lingua (visto che il sardo purtroppo a scuola non si studia come materia, nè è usata come lingua veicolare)…

  12. Un signore diceva ” Se una cosa non si conosce non esiste ” e mi sembra di capire da molti di voi che non esistiate come sardi in quanto non vi conoscete , vi conoscete invece come italiani perche’ quello la scuola italiana vi ha fatto conoscere . Concludo dicendo che molti di voi non esistono come sardi ma il fatto è che non siete nemmeno italiani, altro che inno di Mameli (inno rubato pare ad un suo professore di nome Atanasio Canata). Adieu. 😉

    • Anonimo says:

      oh marco, hai ragione in parte, e ti spiego perche, i sardi esistevano prima dell’unita d’italia con il regno sardo piemontese, e gia’ allora si sentivano solo sardi e non volevano nessun RE ‘ la storia ci dice delle famose sommosse popolari dei sardi contro il vicere’ Conludo ma ti ti senti italiano o SARDO ?

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  14. Anonimo says:

    caro VITO, con rispetto parlando dai l’impressione di contraddirti nei tuoi commenti sembri un po’ ma non troppo indipendentista,a volte credi nella repubblica italiana ma non troppo, oggi contesti l’inno italiano che canteranno nelle scuole, secondo me è un pezzo di educazione civica che purtoppo nelle scuole non c’e’ piu’, ben vengano questi esempi e spero tanti altri piu’ importanti dell’inno italiano. ciao e sempre forza cagliari .un ex custode

    • Vito Biolchini says:

      Forza Cagliari, sempre! La verità è che sono allergico agli inni imposti in questo modo. Non mi sembra che possano servire all’educazione di uno studente. Mi sembra una cosa finta.

  15. Anonimo says:

    quanti di voi sanno che MAMELI e figlio di un amimiraglio SARDO ? da e un piccolo orgoglio della sardegna.

  16. L’Inno di Mameli, oltre tutto, lo trovo musicalmente osceno, molto simile a certi inascoltabili inni sudamericani, quali quello brasiliano ed argentino. Non tutti possono avere la fortuna di avere avuto come autori del proprio inno nazionale Haydn oppure Mikhalkov (l’autore dello stupendo inno sovietico, che non a caso Putin ha voluto riesumare pur cambiando il testo) ma quella roba è davvero incantabile. Penso di non averlo mai cantato in vita mia e mai lo canterò. Negli anni ’80 era insistente la proposta di sostituirlo col “Va pensiero”, prima che se ne appropriassero i leghisti, ricordo al riguardo la stroncatura di Riccardo Muti, il quale, ricordando che nel Nabucco, dopo il canto gli Ebrei venivano rimbrottati per aver eseguito un “canto femmineo”, con sublime maschilismo, allora ancora troppo accetto (e purtroppo per molti versi tutt’oggi) dalla “cultura media” italiota, sbottò “Con tutto il rispetto per le donne, vogliamo avere come inno nazionale un canto femmineo?”. Qualcuno propose addirittura di sostituirlo con “Acqua azzurra acqua chiara” di Lucio Battisti, della cui musica era appassionatissimo un altro grande della lirica, Luciano Pavarotti. Pardon, off topic musicale e storico, ma quella roba è davvero incantabile (nel senso di non cantabile) oltre ad avere un testo da cui si evince la grande confusione storico-culturale del giovane autore (pochi conoscono la versione integrale, ad esempio il verso “Dall’Alpe a Sicilia ovunque è Legnano”, che sembra un richiamo leghista, e comunque semplifica la situazione geopolitica dell’epoca rispetto alla dialettica Barbarossa-Lega Lombarda in modo abbastanza puerile). Altro che insegnarlo nelle scuole, urge cambiarlo. E comunque in Sardegna abbiamo il diritto se proprio i nostri figli e nipoti devono imparare degli inni, di far imparare loro anche “Procurade de moderare”.

  17. Claudia Anatroccola says:

    Pietro F. , prova a rovesciare il discorso : la scuola pubblica , che versa in condizioni pietose , ha bisogno di provvedimenti come questo ? A me pare che iniziative ridicole come quella del governo Monti mirino solo a distogliere l’attenzione dai tagli mostruosi ai fondi per l’istruzione. I nostri ragazzi non avranno insegnanti di sostegno , tanto per dirne una , ma si consoleranno ”stringendosi a coorte ” . Canta che ti passa ! Inoltre vorrei dire che mi disturba sentir parlare di ”culto dei simboli ” riferito alla politica ; presuppone la sospensione dello spirito critico a favore di un amore di tipo fideistico molto pericoloso, che evoca brutte immagini di un passato che non è necessario aver vissuto personalmente per temerne il ritorno . Io parlerei invece di rispetto legittimo per questi simboli , che é conseguenza di una coscienza civile condivisa , non certo di celebrazioni retoriche , vuote e anche anacronistiche imposte dall’alto !

  18. Pietro F. says:

    E certo…il problema della scuola pubblica e dell’Italia mo è l’Inno di Mameli…ma per favore oh Vito!

  19. senzasenso says:

    D’accordissimo su tutto, anche sulla retorica delle bandiere di ogni nazionalismo…

  20. irlandesu says:

    DDL fatu impari de su PDL e su PD
    La nuova legge inserisce l’insegnamento dell’inno di Mameli (leggi il testo) nel piano di studio nelle scuole e riconosce il 17 marzo di ogni anno, in continuità con il festeggiamento dei 150 anni, come “Giorno dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera”, allo scopo di promuovere i valori di cittadinanza e di consolidare l’identità nazionale.
    Obiettivo della legge è diffondere la conoscenza storica del percorso di unificazione dello Stato italiano e mantenere vivo il senso di appartenenza civica.
    L’Inno di Mameli
    Il provvedimento prevede, inoltre, che, nell’anno scolastico 2012-2013, siano organizzati, nelle scuole di ogni ordine e grado, percorsi didattici e iniziative per informare sul significato del Risorgimento e sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale e all’approvazione della Costituzione.
    O Vito si custu no est fascismu ita est ? Nudha lingua,nudha geografia e istoria de Sardigna , nudha de nudha , ma cumenti si podit formai una “classe dirigente ” po ddu nai a s’italiana ca siat cuscentziosa de is pecularidadis de s’isula .
    Deu atturu spantau donnya borta de prus .
    De disterrau m’at a praxi a torrai perou mi paret ca sa situatzione culturali est mala meda

    • paulsc says:

      C’è molto più fascismo nelle poesie di D’Annunzio (che si studiano e si imparano a memoria da sempre) che nell’inno di Mameli. Inno nazionale che tutte le altre nazioni non si vergognano certo di cantare ed insegnare. Soprattutto l’America, stato federalista per eccellenza.

      • Giuseppe Podda says:

        Ma difatti, affanculo le poesie di D’Annunzio.

        • Neo Anderthal says:

          Affanculo le poesie -e che siano di D’Annunzio non fa differenza-?
          Questo è fascismo.
          p.s. troppa grazia per “il Beccaio” Mussolini, accomunarlo a D’Annunzio.
          Il funesto pagliaccio di Predappio ha copiato e parodiato, per come gli è riuscito e convenuto, un letterato e un militare che può piacere o no, ma che è decisamente importante almeno per la letteratura italiana, a meno di non dover fare una specie di repulisti “politico” in questo campo, e quindi destinare D’Annunzio alla damnatio memoriae perché le sue scelte politiche sono state discutibili o negative.

          • paulsc says:

            La mia era, infatti, una provocazione. E’chiaro che continuiamo a studiare d’Annunzio, come è chiaro che si possa studiare l’inno italiano. Anche se entrambi possono non piacere, essere intrisi di retorica (che può piacere o meno) o richiamare valori che alcuni di noi non condividono. Ma, proprio per questo, è giusto studiarli, comprenderli ed, eventualmente, criticarli.

  21. Andrea Sorrentino says:

    Nei bassifondi del governo romano c’è un grumo di docenti universitari, magistrati, direttori generali dei ministeri, spalleggiati dai poteri finanziari del Nord e dai loro giornali, che vuole riportare l’Italia ai tempi del nazionalismo. L’obiettivo siete voi, siamo noi: le Regioni a Statuto Speciale. La classe dirigente sarda,e anche quella burocratica della Regione, non è all’altezza di reggere una simile sfida. le nostre università fanno pena e sono asservite. I movimenti sardisti e indipendentisti ancora deboli sia culturalmente che numericamente. Sono pessimista.

  22. Federico CA says:

    ligei ita bella canzoni est… ma ita olit nai? schiva di Roma? Scipione l’Africano? ma seus brullendi???

    Fratelli d’Italia,
    l’Italia s’è desta,
    dell’elmo di Scipio
    s’è cinta la testa.
    Dov’è la Vittoria?
    Le porga la chioma,
    che schiava di Roma
    Iddio la creò.
    Stringiamoci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò.
    Stringiamoci a coorte,
    siam pronti alla morte.
    Siam pronti alla morte,
    l’Italia chiamò, sì!

    • Anonimo says:

      gli altotesini per prendere per il culo gli italiani cantano l’inno italiano cosi’, poro’ poro’ poro’ po’ po’

  23. Claudia says:

    Allora non sono la sola a pensare che sia tutta una grossa fesseria. Vito, riporti in pieno tutte le obiezioni che ho sollevato nel sentire la notizia. Possibile che si chieda agli studenti di imparare a memoria l’inno di Mameli (di fatto si tratta di questo: dubito che nessuno si impegni a commentarlo, analizzarlo, rivederlo dal punto di vista storico, linguistico, letterario, e anche – perché no – musicale) e che invece non si spieghino loro un minimo di concetti di diritto?

  24. Anonimo says:

    il buon vecchio dio patria e famiglia che ritorna! Praticamente catto-fascismo. Voglio lasciare una nota di ottimismo: io sono della generazione che alle elementari (scuola pubblica), almeno fino alla 2°, veniva costretto a cantare l’inno di Mameli, il “Piave mormorava” e altri canti patriottici; la preghiera (di solito il padre nostro) e “sull’attenti quando entra il Preside”, ma sono diventato lo stesso fricchettone (schedato dalla Digos), femminista, anticlericale, anarchico, radicale, teatrante, sbattezzato, sposato in comune, non ho battezzto mio figlio e quanto di peggio i miei insegnanti delle elementari potessero sperare per me. In Italia certe cose non attecchiranno mai se non per convenienza e per poco tempo (massimo 20 anni). Alessandro

  25. Caro Vito. Mi dispiace per te ma ti sei perso perlomeno gli ultimi 7-8 anni di riforma della scuola. L’educazione civica è prevista già dalle scuole medie, cosi come la storia contemporanea (fino ai giorni nostri). Prova a consultare i manuali in uso. Che poi alcuni docenti la sappiano insegnare come andrebbe fatto, questo è un altro discorso.
    Su inno e bandiera, visto che siamo in periodo di celebrazione della democrazia USA, dico che uno dei motivi per i quali gli USA sono una grande potenze è ANCHE il loro patriottismo e il loro culto dei simboli (inno e bandiera) a cominciare dalla scuola.

    • paulsc says:

      Condivido in toto le parole di AA

      • ….. le bandiere e il patriottismo sono anche in uso e costume di molti Stati che non sono certo “grandi potenze” (economiche?).

        Il patriottismo obbligatorio per decreto, invece, rammenta gli usi del totalitarismo.

        In ogni caso, l’Italia non è la mia patria (sempre se si voglia pure accettare il concetto di ‘patria’).

  26. Cercando di commentare più organicamente. Queste bizzarre iniziative possono apparire folcloristiche, in realtà non sono che la punta dell’iceberg di una tendenza nettamente neocentralista che, con l’alibi o al fine della “spending review”, contraddistingue il modo di vedere le cose del governo Monti, manifestatosi addirittura con la proposta di emendamenti alla Costituzione – cosa che, penso, sia totalmente al di fuori della sfera di competenze di un “governo tecnico” – inteso ad attribuire molte materie oggi spettanti in via legislativa alle Regioni nuovamente allo Stato centrale, e senza alcun riguardo neppure per le Regioni a statuto speciale. La tendenza neocentralista si manifesta anche rispetto alle amministrazioni locali, con l’intendimento di attribuire maggiori poteri ai Prefetti.
    Insomma, siamo di fronte a una regressione centralista quale non si era conosciuta dall’epoca del fascismo, con l’evidente copertura del presidente Napolitano, sempre più impopolare anche in base ai sondaggi, che non fa altro da mesi e mesi che fare retorica patriottarda. Per giunta, con la connivenza e cooperazione attiva di diversi politici locali. Abbiamo tutti negli occhi e nella memoria la farsesca visita del neoconservatore Napolitano a Cagliari, laddove, a parte la pagina deplorevole della cancellazione delle iniziative musicali al Teatro Lirico, addirittura dell’esecuzione dello stesso inno di Mameli, a quanto si è inteso per il timore di contestazioni da parte dei lavoratori, abbiamo visto l’intero Consiglio comunale di Cagliari, in testa l’autoritario sindaco Zedda, trasformarsi in massa cerimoniale beatamente ossequiente al Presidente, con lo stesso Zedda che si è esibito in un discorso che sarebbe stato bene in bocca a un esponente della vecchia AN, forse neppure. Verrebbe da dire di che ci lamentiamo quando ci facciamo male da soli, con una classe politica “vecchia” sempre più delegittimata e sempre meno attenta ai bisogni e alle aspirazioni del popolo (che era fuori dal Municipio a contestare, mentre Zedda & Co. festeggiavano allegramente col neoconservatore Napolitano garrulamente condividendo le foto su Facebook) e un’aspirante classe politica “nuova” quale quella che tenta di organizzare le farsesche “rivoluzioni su convocazione” di cui abbiamo già discorso, paurosamente mista di estremisti di sinistra, indipendentisti, fascisti e neofascisti di varie colorazioni.
    C’è solo da mettersi le mani nei capelli, e da piangere rispetto al ben altro concetto di patriottismo esistente in un paese pur iperpatriottico come gli Stati Uniti, dove la Corte Suprema ha riconosciuto che perfino bruciare la bandiera – gesto abituale da parte di chi contestava la guerra del Vietnam – è un diritto protetto dal First Amendment. Magari ci sarà solo da sperare che “ha da passà a nuttata”, con le prossime elezioni che, si spera, daranno finalmente a questo Paese un governo eletto di centrosinistra, quando Monti e soprattutto Napolitano, un signore che da tempo con la sinistra non ha più nulla a che fare, saranno finalmente usciti di scena. Ma ho l’impressione che se la nostra classe politica, compresa quella di sinistra, non si da una bella mossa su questo terreno, il cambiamento sarà gestito da Beppe Grillo.

  27. grazia pintore says:

    Concordo pienamente con ciò che afferma Claudia Anatroccola.Non riesco a capire il linguaggio aggressivo di alcuni, ,ognuno è libero di esprimere il proprio parere ma con educazione e civiltà.

  28. Magari potrebbero obiettare anche i genitori che ad oggi sembrano dormire e passare sull’abolizione dai programmi scolastici di una serie di materie … avete sfogliato un qualunque libro di storia o di antologia italiana del ginnasio? Da pelle d’oca per le castronerie riportate. Per quanto riguarda l’educazione civica qualche tempo fa mi sono permessa, come rappresentante dei genitori, di proporre all’insegnante di lettere la lettura in classe del volumetto “La costituzione raccontata ai bambini” di Anna Sarfatti, la risposta è stata brillantissima ” La scuola non deve sostituirsi alla famiglia, sta ai genitori occuparsi di queste cose.. A scuola non si fa politica” !! A questo punto, Vito, devo dire che per la mia esperienza gran parte degli insegnanti (soprattutto quelli fra i 30 e i 40 anni) andrebbero allontanati dalla scuola perchè assolutamente impreparati a svolgere il proprio compito: mancano di coscienza civile, sono superficiali e assolutamente irrispettosi dei loro doveri e intralciano i loro colleghi capaci e impegnati a svolgere il proprio lavoro con coscienza ed entusiasmo … non si sa mai che qualcuno, notando la differenza fra loro, possa costringerli ad aggiornarsi e far meglio per poter avere confermato il proprio posto di lavoro periodicamente e non a vita gratuitamente.

  29. Mi sembra esagerato invocare all’obiezione civile. Spero e credo che gli insegnanti siano dotati di abbastanza intelligenza per fare di questa deprecabile iniziativa un’occasione di approfondimento, magari promuovendo uno studio accurato delle parole del Mameli atto ad evidenziare quanto lontani ed inattuali siano queste e la retorica che veicolano. Mi sembra più costruttivo quantomeno… Dopotutto abbiamo impegni più seri, come togliere quel cavolo di crocifisso che davvero, questo, di costituzionale ha ben poco….

  30. Riccardo76 says:

    Caro Vito, ti seguo sempre con interesse ma stavolta proprio non capisco il tuo ragionamento.
    Giustamente sottolinei quanto sia importante insegnare e far conoscere la nostra Costituzione, concordo con te sul fatto che debba essere studiata l’Educazione Civica seriamente e che i programmi di storia siano da modernizzare nei contenuti (ai miei tempi ci si diplomava avendo studiato al massimo la I Guerra Mondiale,ma per fortuna sono un appassionato si storia), ma trovo estremamente debole nei contenuti i motivi per la tua avversione all’ inno e alla bandiera nelle scuole. Aleggia nelle tue parole più l’appartenenza politica, che sempre (ma poi perchè mai) ha osteggiato l’inno e il tricolore, mentre esaltava (giustamente) i contenuti della nostra Costituzione.Non sento le parole del cittadino Biolchini invece. Caro Vito, perchè metti su piani diversi ciò che in realtà è un tutt’uno? Lo dico fuor di retorica e senza polemica. Perchè insegnare la Costituzione Italiana ai ragazzi va bene, ma non va bene insegnare l’inno,italiano anch’esso e la bandiera,sempre italiana?Possibile che le ultime due debbano essere tacciate di “residui del ventennio”, quando all’epoca il tricolore era diverso (aveva lo scudo sabaudo) e l’inno ufficiale era la marcia reale? Cosa ti spaventa? Cosa ti infastidisce di due simboli puramente repubblicani?Cordialmente.

  31. e la nave va... says:

    Dovessimo arrivare a rimpiangere anche Berlusconi significherebbe meritarci pienamente la situazione che stiamo vivendo e che vivremo in futuro…

  32. Lucia Crobu says:

    Il nazionalismo italiano incombe, di nuovo, sulla nostra storia. Rimpiangeremo anche Berlusconi, nei prossimi decenni. Ma il vero problema è la sinistra sarda: sempre più omologata, sempre meno lussiana.

  33. sylvia says:

    perchè demandare all’obiezione di coscienza degli insegnanti??? basta dotarsi della stessa legge di cui si è dotato il sud tirolo. ma i nostri politici servi, ne avranno mai il coraggio???

  34. Una solenne minchiata. Probabilmente i leghisti si stanno fregando le mani: questa trovata cretina farà aumentare i loro consensi in declino.

  35. Babbay Efisy says:

    Che lo stato dell’informazione dell’era berlusconiana sia peggiore dello stato dell’informazione durante i governi di centrosinistra è tutto da dimostrare, anche se è una tua legittima,ma personalissima opinione; come anche che soru sia stato migliore di cappellacci. D’accordo con te sull’idiozia dell’inno di mameli a scuola, ma dimentichi o fai finta di dimenticare tutte le ragioni ben più fondate che in sardegna sussistono: la prepotenza sempre più marcata dello stato italiano centralista e fascista, e con Monti ancora di più se possibile, verso le minoranze etniche e linguistiche come la sardegna; la colonizzazione culturale dello stato italiano in sardegna, con i suoi uffici preposti, sempre più sfacciatamente mirata contro il patrimonio identitario della nazione sarda.

  36. Claudia Anatroccola says:

    Sottoscrivo ogni parola . Ti ringrazio di aver posto l’accento sulla necessità del ripristino dell’insegnamento dell’educazione civica e del rinnovamento dei programmi di storia ;sono condizioni indispensabili alla formazione della coscienza civile delle nuove generazioni . Ai ragazzi bisogna insegnare a pensare con la propria testa , non a cantare in coro a comando !!

    • Angelo says:

      volete il secessionismo anche voi lì in sardegna.. ? bene! rinunciate a tutti i denari dell’Italia e state fuori da tutto.. vi mandiamo volentieri i leghisti con cui condividere le vostre idee.. non c’e neppur bisogno di isolarvi perche gia siete un’isola.

      • Supresidenti says:

        gli angeli di solito volano, tu mi sembri proprio terra terra…

      • Tu sei peggio dei leghisti caro Angelo, proprio quelli terra terra, quanta ignoranza nelle tue parole, non sai nulla della Sardegna e apri bocca.

        • paulsc says:

          Ennesima presa si posizione senza senso del signor Biolchini. Ormani se ne potrebbe fare una lista

          • Angelo says:

            e voi non sapete nulla di della condizione delle terre governate dalla lega.. condividere von costoro anche solo la scelta della marca di una bottiglia d’acqua dovrebbe mettervi qualche dubbio sulla sanità del cervello con cui pensate..

            • Non meriti risposta caro Angelo, dietro le tue parole si cela l’ intolleranza verso il nostro popolo. Con quell’acqua di cui parli il cervello se l’è bevuto qualcuno d altro.
              Buona vita.

      • Si informi Signor Angelo, legga bene alla voce “vertenza entrate” e scoprirà che puff, lo Stato italiano ha un debito verso la Sardegna che ammonta a 10 miliardi di Euro, e scusi se è pochino, al netto del debito sardo, circa 3 miliardi, fanno 7 miliardi. Io per l’Indipendenza sono disposto a rinunciare a questi soldi, ve li regaliamo, teneteveli, tenetevi anche i sardi che pensano di non riuscire a fare nulla senza di voi, ve li regaliamo anche quelli volentieri, ma per favore, smettetela di menarcela con questa stupidaggine degli sprechi, perchè il vostro Stato sulla pelle di noi Sardi ha guadagnato abbastanza. L’Indipendenza non è per isolarci, ma per uscire dall’isolamento in cui 150 squallidi anni di italia ci hanno relegato e confrontarci finalmente col Mondo, da Sardi normali.

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