Politica / Sardegna

La Sicilia insegna: il centrodestra perde solo perché è diviso, Grillo c’è ma non sfonda, Vendola è sparito. E il Pd? Vince solo con l’Udc

Cosa insegnano le elezioni siciliane? Proviamo a imbastire qualche ragionamento terra terra.

1 – Il centrodestra perde solo perché è diviso. Se Musumeci e Micciché avessero trovato un accordo, il loro schieramento si sarebbe imposto nettamente sugli altri. Sono i veti contrapposti e il vuoto di potere creato da Berlusconi a danneggiare il centrodestra, non altro. In prospettiva dunque il centrosinistra ha poco da esultare: perché se il centrodestra trova un candidato credibile e un minimo di coesione, rischia di vincere le prossime elezioni politiche.

2 – Quella di Grillo è la classica vittoria di Pirro. Il 18 per cento ottenuto dal candidato del Movimento Cinque Stelle è sicuramente un buon risultato, ma se lo leggiamo insieme al grande astensionismo non possiamo non rilevare che Grillo non ha attinto a piene mani da quel bacino elettorale fatto di persone “stanche della vecchia politica” che dovevano essere il suo principale elettorato di riferimento. Chi non è andato a votare non si è fidato neanche di Grillo, non solo dei partiti tradizionali. Ergo, il Movimento Cinque Stelle ha tolto voti soprattutto al centrosinistra. In ogni caso, Grillo mette realmente paura al sistema politico solo se vince. Chi non fa alleanze è condannato alla marginalità: e il Movimento Cinque Stelle rischia di abbaiare ma di non poter mordere.

3 – Detto questo (e come ampiamente previsto), Grillo si è mangiato l’Italia dei Valori, letteralmente scomparsa. E dopo la puntata di Report di ieri, del partito di Di Pietro resterà sempre meno.

4 – E di Vendola cosa vogliamo dire? Sparito, evaporato. Gli elettori hanno punito duramente la sinistra. E Sel appare sempre più un partito in via di estinzione.

5 – E veniamo al Pd. Gli elettori hanno premiato la sua scelta di allearsi con l’Udc, la svolta moderata ha pagato, anche se il partito ha mostrato ancora una volta l’incapacità ad intercettare i voti in uscita dal centrodestra. Dalla Sicilia arriva una indicazione chiara per Casini e Bersani in vista delle prossime elezioni politiche. Poi ci sarà sempre qualcuno che farà lo schizzinoso, ma se Vendola e Di Pietro sono elettoralmente ininfluenti per quale motivo il Pd dovrebbe condannarsi alla sconfitta?

Post scriptum
La vittoria di Crocetta regala a Francesca Barracciu un seggio al parlamento europeo. “Regala” si fa per dire, visto che la consigliera regionale nel 2009 prese 115 mila voti. Per quale motivo qualcuno ora ritenga che la Barracciu dovrebbe rinunciare a Strasburgo proprio non si capisce. La Sardegna ha bisogno di avere peso in Europa, e questa è un’occasione da non perdere.

 

 

57 Commenti

  1. marco cordeddu says:

    Sono totalmente d’accordo per quello che riguarda M5S/Grillo, Vendola e Di Pietro/IDV.

    Per il resto propongo le seguenti varianti nella gia’ eccellente analisi:

    1. Centrodestra. E’ vero che unito avrebbe raccolto circa il 40% ma credo che questo valga per la Sicilia in quanto a mio parere la mafia non e’ rimasta alla finestra ma ha VOTATO per il Centro Destra. Questo spiega il 40% in Sicilia ma non credo che si ripeterebbe nelle stesse dimensioni nel nel resto d’Italia.

    2. Alleanza PD+UDC. E’ vero che non riesce ad intercettare gli elettori del CentroDestra ma credo che non riuscirebbe ad intercettare nemmeno quelli di SEL o IDV nel momento in cui questi soggetti non si presentassero. E questo potrebbe far crescere ancora M5S.

  2. Gianfranco Carboni says:

    Se sommiamo l’esperienza di Sindaco, quella di Consigliere regionale, a mio avviso di Deputato Europeo, si hanno le carte regolarissime per presiedere la Giunta regionale sarda. Onde per cui Francesca Barracciu un sommesso consiglio: accetta le elezioni saranno nel 2014.

  3. il giullare says:

    Con questa maggiornaza ‘variegata’ la Sicilia tornerà alle urne entro la primavera e lo spocchioso governatore (che vaneggia di un 60% del Pd se si rivà alle urne) se ne tornerà a Gela. Grillo, onestamente, ha preso più di quanto poteva sperare: è il primo partito in Sicilia…non ha vinto le elezioni, ma il movimento a 5 stelle oggi non ha possibilità di governare (non ci sono persone o programmi così ‘forti’ nè a livello regionale nè nazionale), perciò ha esattamente ciò che gli serviva per rilanciarsi ulteriormente in molise, lombardia e lazio, prima di puntare alle politiche: primo partito in sicilia spendendo 25mila euro…di cosa parliamo? PDL frustrato dall’assente presenza di Berlusconi e PD ridicolamente unito al”udc di cuffaro (e ho detto tutto).
    La vea domanda è: la mafia per chi ha votato? quel 20% che manca è esattamente il peso che la mala ha da proporre ai partiti vari…io credo che siano rimasti alla finestra in attesa di poter contrattare con maggiro forza in primavera, quando un alleanza crocetta-micicchè franerà clamorosamente.

  4. forse… quel che sembra non sempre lo è.
    Il risultato di domenica o meglio di lunedi ( visto che lo spoglio è stato fatto in quel giorno ) non è niente di eclatante e se vogliamo analizzare meglio il risultato sotto un profilo politico e fondamentalmente matematico: l’antipolitica è stata creata ad arte e l’astensionismo è aumentato solo del 10% circa rispetto al dato storico d
    i tutte le consultazioni elettorali fin qui svolte in Italia. Questo in se non è un dato cosi importante e non è stata questa grande sorpresa.. Questi 10 punti percentuali di astenzione, rappresentano un campione bilanciato e va distribuito in maniera equa per tutte le forze politiche. Per cui, se analizziamo i dati percentuali, chi ha realmente perso in sicilia un 20% di voti non sono i partiti ma la coalizione di destra.
    La sinistra, al contrario ed in virtu di quanto detto prima in merito all’astensionismo, ha mantenuto quella che storicamente è la sua forbice percentuale di consenso che va dal 24% al 30 %; In questo caso, in termini percentuali, ha addirttura implementato i suoi consensi. Storicamente non si possono cambiare le teste delle persone e statisticamente questo è dimostrato e assodato, per cui chi, per suoi motivi giusti o sbagliati che siano ( non è questa la sede per discuterne), non ha mai votato a sinistra, continuera a farlo e non andrà mai a votare per la sinistra ma cercherà, di volta in volta, un alternativa; Lo era la vecchia DC, lo è stato Berlusconi con Forza Italia, lo era Alleanza Nazionale, lo è stato il PDL così come l’MPA di Lombardo ed oggi quest’alternativa è rappresentata dal movimento 5 stelle, che giusto a far forte la mia analisi, è quella che va a catalizzare quasi il 99% di quei punti percentuali persi (20%)dalla coalizione di destra. Per cui niente di nuovo sotto il sole, se non il fatto che per la prima volta avremo un presidente della regione ex comunista. Ora speriamo che si metta in pratica quanto propugnato nella filosofia propria della sinistra..

  5. nicola says:

    Come si fa a dire che Grillo c’è ma non sfonda? Passi che possa essere antipatico ma questo non può portare alla distorsione delle notizie. Il M5S è passato dai 46mila voti del 2008 ai 285mila del 2012. Il PD passa dai 505mila del 2008 ai 257mila del 2012. Insomma il PD perde la metà dei voti e il M5S li quintuplica. Il tutto in soli 4 anni e con quattro soldi di campagna elettorale. Se non è sfondare questo.

  6. “…Chi non fa alleanze è condannato alla marginalità: e il Movimento Cinque Stelle rischia di abbaiare ma di non poter mordere….”.

    Eppure non le hanno fatte ed hanno vinto. Non si sa mai, la vita a volte è strana.

    • Vito Biolchini says:

      Ma hanno vinto cosa? Le elezioni le ha vinte Crocetta, sostenuto da Pd e Udc! O siamo tornati ai tempi che tutti vincono e nessuno perde?

      • C’è una vittoria oggettiva e una vittoria relativa.

        La vittoria oggettiva è quella che determina il Presidente o Governatore. La vittoria relativa riguarda quel o quei gruppi che hanno un risultato talmente favorevole ed inaspettato, da poter essere considerato una vittoria. Oppure una vittoria relativa può essere quella di un gruppo che raggiunge gli obiettivi prefissati.

        Il M5S aveva come obiettivo quello di entrare nel Consiglio Regionale siciliano con almeno un rappresentante. Il risultato è stato enormemente superiore, tanto da poter essere considerato una vittoria relativa. L’obiettivo secondario del M5S è quello di acquisire peso, in modo tale che le proprie proposte debbano essere prese in considerazione, discusse e votate, in ogni assemblea elettiva nel Paese. In Sicilia l’obiettivo è stato raggiunto.

        Di contro la vittoria oggettiva di Crocetta e del Pd+Udc, potrebbe essere considerata effettivamente una vittoria di Pirro, perché non raggiungono la maggioranza dei seggi.
        Le proposte che il Pd+Udc avanzeranno, dovranno trovare sistematicamente l’appoggio di un gruppo altro, per passare.

        Altro discrimine tra vittoria oggettiva e relativa è la variazione di gradimento sull’elettorato.
        In questo caso la vittoria oggettiva è del M5S (+ 512% di preferenze), e la vittoria relativa è del Pd (- 49% di preferenze) e dell’Udc (- 38% di preferenze).

      • Per farsi votare i provvedimenti devono pur passare per il consiglio regionale.

  7. Neo Anderthal says:

    Per come io la vedo non mi sembra che il dato siciliano definisca una tendenza che sia un modello di riferimento realmente attendibile per una previsione o una valutazione delle forze in campo.
    Per esempio l’astensione, che credo sia uno dei dati fondamentali, non emerge nella tua analisi con l’evidenza che mi pare abbia. Credo invece che si debba partire dallo specifico contesto siciliano, anche per abbozzare un’analisi.

    1) Il centrodestra perde perché è diviso, certo. E perde perché è strutturalmente diviso, e questa partizione, che è presente come dato nazionale, durerà anni.
    Semplicemente c’è chi, in parziale o totale mancanza di radicamento e rappresentatività proprie, fa e farà da pretoriano per Berlusconi fino alla fine e oltre, mentre c’è chi arriva più o meno da altre storie e, pur essendo beneficato direttamente dal Capo, ha capito che il percorso è arrivato al capolinea, e va cercando nuovi approdi -di questa schiera fanno parte sia i residui pronti per ogni stagione sia gli “ingrati”-.

    2) Quella di Grillo è una vittoria -o per meglio dire una affermazione- di grandissimo rilevo. Tutto starà a loro, agli eletti del M5S. Se in Sicilia diranno no a tutto e a tutti e si chiuderanno in un loro “fronte del rifiuto” dimostreranno una sostanziale loro inutilità -in senso letterale- e quindi perderanno consensi. Se invece si porranno in modo interlocutorio credo che potranno sia innescare tensioni interne su cosa e come rapportarsi coi problemi e con le soluzioni -vedi Emilia- sia essere chiamati alla prova dei fatti e degli accordi, e quindi inevitabilmente dei compromessi concreti su concrete questioni.
    Nell’un caso e nell’altro dovranno scendere dalla vetta di una posizione comoda, dalla quale possono criticare senza una controprova di “come farebbero loro” (e in effetti non pare che la prova di Pizzarotti a Parma sia finora troppo diversa da quella che avrebbe potuto fornire una qualsiasi giunta progressista), che ora li rende un oggetto della fantasia dai contorni vaghi, a cui quindi ciascuno può attribuire quello che meglio gli piace.

    3) Di Pietro -sono d’accordo- rischia grossissimo, perché una buona parte del suo bacino di consenso va dritto a Grillo. Il molisano si è ben incartato sia con la gestione personalistica del partito e dei suoi beni e -ma è un aspetto strettamente connesso proprio con lo stile di gestione- ha perso credito con le scelte di figuri come Di Gregorio, Razzi e Scilipoti, elementi dal visus lombrosiano che paiono tolti di peso dalle macchiette dei film di Pierino.
    Sola via d’uscita: fare repulisti, fare più di un simbolico passo indietro e affidarsi di più a personaggi come De Magistris, figura che appare meno usurata.

    4) SEL ha sofferto della esclusione all’ultimo minuto di Claudio Fava dalle candidature per presidente. È un dato di fatto che il tentativo testimoniale con l’IDV non ha dato frutti, ma certo che un accordo col partito che in Sicilia è quello di Totò “Vasavasa” Cuffaro era semplicemente improponibile, e che le primarie non si sono fatte.
    Mi pare invece che sul piano nazionale Vendola -al momento in cui scrivo messo in quarantena dalla vicenda giudiziaria che si concluderà domani mercoledì, a quanto sembra- abbia ancora molto da dare, anche considerando il battage pubblicitario compiuto in favore di Renzi per le primarie del Centrosinistra, che ha messo un pesante velo su qualunque altro concorrente di Bersani. Alle urne delle primarie credo proprio -e mi auguro- che dovremo constatare una consistenza ben diversa e ben più ampia del seguito che Vendola -e non SEL da sola o in quanto tale- riscuote nei fatti.

    5) Gli elettori siciliani non hanno affatto premiato la alleanza con l’UDC, ma hanno fatto mancare al partito di Bersani qualcosa come 250mila voti -mica nuxedda!- e ha ragione, lo ammetto a malincuore, Travaglio quando scrive di un “sorpasso in retromarcia”.
    La prospettiva in campo nazionale semplicemente non esiste, dato che Casini si accorderebbe solo per un governo a guida sua o di Monti, e questo esito appare escluso in partenza anche dalla carta di impegni sottoscritta della coalizione -per quello che vale-. Se il PD corresse dall’inizio verso un accordo con Casini senza quell’area di sinistra non così marginale rappresentata -piaccia o no- da SEL, regalerebbe a quest’ultima una messe di consensi notevole.
    Staremo a vedere se, ad elezioni svolte, si creeranno le condizioni per un accordo a posteriori con l’UDC, magari uscita debole dalle urne, un accordo che necessariamente partirà con SEL e probabilmente comprenderà l’IDV.

    6) L’astensione: anche se è possibile che l’astensione significhi entro certi limiti una specie di consenso apatico e indifferente (del genere “non ho voglia di interessarmi ma sceglieranno gli altri per me comunque”), il dato siciliano, che coinvolge nell’astensione oltre un terzo dell’elettorato reale, quello che di solito vota e che è storicamente stimabile a poco più del 70% (escludendo quindi i non elettori abituali per apatia totale, indifferenza, protesta senza sbocchi, ostilità per la democrazia e/o inabilità o impossibilità personale) è un segnale di difficile interpretazione.
    Il motivo principale può essere e secondo me è la sfiducia, la disaffezione, ma non può essere trascurata anche l’ipotesi della mancata attivazione di una particolare fascia di elettori e di “motivatori di base” abituati a votare e far votare in ragione di uno scambio atteso e/o preteso.
    In altre parole, a questa tornata è stato meno facile individuare gli interlocutori adatti per tutta una fascia notevole di consenso che si muove dietro stimoli assistenziali o peggio, dietro complicità con ambienti di malaffare e magari di vera e propria criminalità organizzata, che ha un radicamento tutt’altro che estirpato in Sicilia. Una parte non marginale della astensione si spiegherebbe così, mentre chi ha maturato una sfiducia più generale non si è fidato neanche dei grillini, che invece hanno pescato tra un elettorato più disposto alla partecipazione.

    • Zunk Buster says:

      1) Se il centrodestra si è diviso, probabilmente è per faide tra capicorrente, ma anche perché non hanno una stessa idea della Sicilia. Comunque è un passo avanti sul terreno democratico, prima sembrava avere un’idea compatta della Sicilia, ed è inutile dire quale (le minacce di tanti anni fa, da parte di Fini, di “calci nel sedere” a un senatore siciliano di AN sospettato di collusioni mafiose rimasero grida spagnole);
      2) Grillo è una realtà con cui fare i conti, e mi sembra che il Movimento 5 Stelle sia il primo ad esserne consapevole. Vedasi l’ultimo “comunicato politico” di Grillo sul suo blog, dal piglio quasi istituzionale che stupisce;
      3) Giusto, chi cacchio può dar credito a Di Pietro in Sicilia dopo aver fatto eleggere Scilipoti? Orlando è un caso a sé, i suoi voti sono per il sindaco di Palermo, infatti alle regionali perse malamente contro Cuffaro, e i suoi voti stavolta sono finiti in astensione o sono andati a Grillo;
      4) Consentimi, o Neo, Fava è un noto settario, e non perché fa parte di Sel, ma perché lo è sempre stato. La sua ombra presente nel simbolo della coalizione regionale temo abbia danneggiato Sel, più che favorirla. In ogni caso anche la coalizione siciliana costruita intorno alla segretaria locale della FIOM sarebbe difficilmente ricostruibile a livello nazionale o in altre sedi locali. Sono noti gli attriti tra Sel e il Prc ed altre formazioni “comuniste;
      5) Il PD è il partito che ha più da perdere dall’astensionismo quanto a riduzione del suo tendenziale bacino elettorale, diverse analisi lo dimostrano. Può anche darsi che diversi elettori siano rimasti perplessi dall’alleanza con l’UDC e siano rimasti a casa o abbiano votato Grillo. Ma voglio credere che un partito che ha appoggiato un uomo dalla storia personale di Rosario Crocetta sappia cosa questo significhi, “Vasa Vasa” se non altro ha fatto il processo ed è finito dentro con gran dignità. Se fossi siciliano mi darebbe più mal di pancia l’avere appoggiato Lombardo, non certo un santarellino manco lui;
      6) Un 20% netto di astensioni in più può equivalere al fatto che la mafia stavolta se ne sia ampiamente sbattuta delle elezioni e, come detto da Grillo, sia stata “a guardare”? Forse. Non mi sembra un caso che “I Forconi”, che sembravano dover spaccare tutto, non siano arrivati neanche al 2 per cento, e le loro contaminazioni non proprio limpide sono ben note.

  8. Callaghan says:

    La Barracciu ha scritto su FB che ci sta pensando. Già questo è inacettabile ma se dovesse rinunciare a favore di un siciliano sarebbe uno scandalo senza precedenti, un vergogna incredibile. Sopratutto perchè, come ormai sanno anche i sassi, le vere leggi si fanno a Bruxelles/Strasburgo ed è li che si potrebbe incidere veramente per gli interessi della Sardegna. Pensiamo alla nuova politica di coesione finanziata con i fondi strutturali (il nuovo POR per intenderci) o la nuova carta degli aiuti a finalità regionale che, nella bozza attuale, limiterebbe a 900.000 abitanti il tetto massimo dei Comuni della Sardegna le cui imprese localizzate potrebbero accedere agli aiuti, con la conseguenza che la politica si troverà a brevissimo se includere Cagliari e Sassari e lasciare fuori il resto della Sardegna o viceversa. Se la Barracciu rinuncia al seggio al parlamento europeo, il centro sinistra perde un voto. Il mio.

  9. Anonimo says:

    “Grillo c’è ma non sfonda” nel titolo del post, da un punto di vista giornalistico, mi sembra come minimo una provocazione…quanto avrebbe dovuto prendere: il 40%??!!!

    • Su Capitano. says:

      Per essere precisi: Grillo per statuto del movimento 5stelle non può fare alleanze con nessuno. Quindi o prende il 50% più un voto o non conterà mai una cippa. È solo una discarica di voti qualunquisti (sono tutti uguali sono tutti ladri) senza nessun progetto per il governo della nazione.

      • nicola says:

        Il M5S è l’unico con un programma. Il PD non ha un programma da decenni. I discorsi di Renzi sono valanghe di retorica. Proprio sul programma chi è in difetto sono tutti gli altri partiti.

        • Neo Anderthal says:

          Gentile Nicola:
          si possono compilare tutti i programmi di questo mondo e di quell’altro -e se vuoi iniziamo subito: io per esempio vorrei spostare l’orbita di Plutone più vicina a Quartucciu, è il primo punto del mio MoVimento 5 Pianeti- ma se ci si pone nella posizione di non potere né volere accettare nessun accordo e nessuna coalizione allora si può “vincere” solo nei comuni, e non mi pare che a Parma o negli altri due comuni si stia realizzando nessuna rivoluzione, ma una amministrazione come la potrebbe condurre qualunque sindaco moderatamente progressista.

          • “…una amministrazione come la potrebbe condurre qualunque sindaco moderatamente progressista…”. Troppo ottimismo: questa sarebbe una rivoluzione copernicana, dopo decenni di delinquenza in doppio petto. A Parma mi aspetto semmai che riescano ad evitare la bancarotta. Anche se non ne sono tanto sicuro.

            • Neo Anderthal says:

              Resta il fatto che uno schema come quello di Parma non può che verificarsi in un comune. Per il governo nazionale e soprattutto per il parlamento -che non svolge compiti di amministrazione ma che ha competenze legislative- senza alleanze non si fa nulla.
              Niente. Zero. Solo agitazione o testimonianza.

  10. In tanto che i giochi di prestigio iniziano e le alleanze si muovono, il debito pubblico siciliano si sposta velocemente verso i 6 miliardi di Euro, quasi interamente costituito da prestiti e mutui (5,1 miliardi di euro), oltre a 224 milioni di euro di emissioni obbligazionarie (scadenza prevista al 2015). A fare lievitare verso i 6 miliardi sembrano essere proprio i contratti di prestiti derivati circa 900 milioni di Euro, di cui il 90% riguarda prestiti stipulati con banche straniere ad esempio Nomura (35,3 per cento) e Merrill Lynch (20,9 per cento).

    Gli apparati finanziari sono pronti a divorare la nostra sovranità a colpi di declassamento Moody’s, Fitch Ratings, Standard&Poors ci vedono sempre più poors. Ed è questo forse il vero motivo per cui Lombardo si è dimesso, lasciando lo scettro al rampollo di famiglia Toti.

  11. Giovanni says:

    Concordo molto con zukbuster ma per favore evitiamo di parlare di milia, sopratutto evitamo di parlare di politici condannati in 3 grado o evasori fiscali ! Ne abbiamo avuto le tasche piene . Ribadisco che la risorsa Barracciu per quanto sta facendo sia fondamentale per la Sardegna in Sardegna! E’ evidente il tentativo strumentale da parte di alcuni di sostenere l’ ipotesi della Barracciu a straburgo perche’ risolve alcune questioni di poltrone interne al pd in Regione (floris) e Parlamento e nient’altro !

  12. Anonimo says:

    il voto siciliano “influisce” a livello nazionale ma non “rappresenta” nulla a livello nazionale.
    é una regione importante per molti punti di vista ma elettoramente ha storicamente da sempre una storia propria.
    Leggere questi risultati come anticipazione di dinamiche nazionali è fuorviante.
    é la regione del 61 a zero, non esiste nessuna realtà nazionale così marcatamente di centro destra.
    Se volessimo ragionare di prospettive nazionali allora per assurdo il 40% dei partiti di cd in sicilia (avevano quasi il 70%) corrisponderebbe a un 20% a livello nazionale, con conclusioni del tutto opposte a quelle avenzate nel post.
    Ma in politica 2+2 non fa 4.
    Ogni elezione fa storia a se.

  13. Certo Vito, come no. Come quando ci si votava alla sconfitta a Cagliari, e c’era chi pensava a Fantola leader del centrosinistra per risollevarne le sorti.

    • Matteo says:

      Cos’è, una supercazzola?

      • É una supercazzola secondo me che l’alleanza del Pd coi moderati sia una formula vincente anche nella realtà nazionale. Dubito che sia un’analisi azzeccata, si basa su una tutto sommato isolata esperienza locale smentita da tante altre come quella cagliaritana.

  14. thomas says:

    Sostenere che un partito che perde 200.000 voti ( il mio) veda premiata la sua scelta di allearsi con l’Udc mi pare singolare. Sostenere che questo risultato conduca ad un alleanza nazionale con l’udc mi pare ancora più forzato. Oggi scrive giustamente Gualmini sulla Stampa..”Una tale presa di distanza dalla politica tradizionale può essere interpretata attraverso due diverse chiavi di lettura. Dalla parte della domanda o dell’offerta, dei cittadini o dei partiti (Corbetta e Tuorto 2004). Secondo la prima prospettiva, sarebbe il cambiamento nelle aspettative degli elettori a spiegare la fuga dal voto. Cittadini più istruiti e informati, incuranti delle appartenenze politiche del passato, che si mobilitano o smobilitano secondo interessi precisi e programmi da realizzare. Cittadini «critici» e consapevoli che pongono domande sempre più esigenti a chi intende governare. Secondo l’altra prospettiva è l’inadeguatezza dell’offerta, qui ed ora, dei partiti, a respingerli. La prima tesi ha un suo fondamento, ma non spiega un aumento così veloce e repentino del non voto e dell’anti-voto. Il problema principale sembra invece essere quello di una proposta politica usurata che deve urgentemente cambiare. I partiti lo devono capire (se non lo hanno capito sino da ora). In caso contrario, il risultato delle prossime elezioni politiche potrebbe assomigliare molto di più di quanto non si immaginasse qualche settimana fa allo sconquasso siciliano, nonostante la vittoria del Pd. E questo preoccupa. Moltissimo.” Ecco magari è il caso di riflettere su questo e di smetterla di pensare che un problema politico gigantesco di rappresentanza si possa risolvere con un alleanza con tizio o sempronio

  15. grazia pintore says:

    Signor Biolchini la sua analisi è ottima ma vorrei che mi spiegasse come mai le votazioni in Sicilia hanno un valore nazionale mentre quelle sarde no.Siamo sempre i parenti poveri,a cui si dà importanza?

    • Vito Biolchini says:

      No, io penso che se domenica si fosse votato in Sardegna anziché in Sicilia, anche il nostro voto sarebbe stato letto in chiave nazionale. Poi chiaramente la Sicilia ha molti più abitanti della Sardegna, quindi i risultati elettorali vengono ritenuti più attendibili per comprendere una possibile tendenza nazionale.

  16. Io penso che alla fine della fiera Crocetta e la stessa UDC siciliana, che se ha scelto di appoggiare un uomo dalla così limpida storia antimafia, sapranno affrontare il governo della Sicilia con la giusta dose di realismo quanto a dove trovare i voti. E’ evidente che una Regione salvata dalla bancarotta dalle iniezioni di denaro dello Stato – a cui è stato costretto perfino Monti, con la clausola “è l’ultima volta però …” – e con le risorse devastate da un apparato pubblico elefantiaco che è una vera idrovora, con una sanità che è un buco nero come peraltro un po’ in tutte le regioni italiane, con una mafia indebolita rispetto al passato ma su cui occorre continuare a vigilare perché dotata di grande capacità di agire sommersa – secondo lo stile Provenzano – DEVE puntare sulla legalità a tutti i livelli come fattore di sviluppo. Perché una cosa è parlare di “legalità” nel Comune di Cagliari, dove si devono fare i conti con l’amministrazione di Franceschiello lasciata dal centrodestra, una cosa ben diversa è parlarne in Sicilia, dove il ripristino ad ogni livello della legalità è precondizione essenziale per lo sviluppo. Penso, quindi, che su questo terreno, anche senza accordi preventivi, Crocetta potrà trovare risposte costruttive dal Movimento 5 Stelle. Questo soprattutto sulla moralità nella gestione della cosa pubblica, per quanto riguarda un altro punto forte della piattaforma di Grillo, ossia la tutela dell’ambiente, non conosco la situazione siciliana, ma immagino che vi siano severi problemi di abusivismo su cui si dovrà sancire la differenza di un’amministrazione che si annuncia col motto “la rivoluzione è già cominciata”. Vedo maggiori punti di criticità sul problema dell’inquinamento, specie petrolchimico, considerato che proprio Gela, città di cui Crocetta è stato sindaco per anni, insieme ad Augusta è uno dei posti più afflitti. La storia della Sardegna, in particolare il compromesso stile ILVA che da sempre si è determinato sulla Saras, che da tanti posti di lavoro e sull’inquinamento prodotto dalle cui attività è quindi meglio tacere o sottacere, e la stessa vicenda ILVA, sicuramente ben più grave delle ripercussioni del petrolchimico a Gela e infinitamente più grave delle ripercussioni della Saras, non consentono di prevedere come andrebbe a finire. Alla fine della fiera, i problemi di inquinamento, e la messa alla prova dell’UDC siciliana rispetto all’esigenza di moralizzare seriamente la cosa pubblica siciliana, saranno i banchi di prova più duri per Crocetta.
    Per chiudere sulla questione Barracciu: il problema sollevato da Biolchini è reale, e anche se personalmente credo che, pur non mancando riserve riguardo alla Barracciu, ella sia una risorsa per la Sardegna su cui si deve investire in Sardegna, credo che la questione della sua eventuale opzione per Strasburgo vada discussa quanto meno nell’ambito dell’intero PD. Il punto è: due anni sono sufficienti per ambientarsi e promuovere l’approvazione di provvedimenti veramente incisivi quanto ai destini della Sardegna? Se si, vada a Strasburgo Francesca Barracciu, altrimenti sarà perfettamente inutile, e motivo d’orgoglio abbastanza poco producente, avere in zona Cesarini un secondo parlamentare sardo. Personalmente non ritengo che la Barracciu sia l’unica opzione possibile per la carica di governatore, ma parliamoci chiaro, a meno che non scenda in campo Graziano Milia, che nonostante le scemenze che dicono sul suo conto quelli poco informati sta facendo un gran lavoro a livello nazionale e si è speso molto anche per Crocetta in Sicilia – e sul quale comunque si abbatterebbe la solita macchina del fango – la sola alternativa credibile resta Renato Soru, che sappiamo peraltro quanto sia portato ancora a dividere più che a unire. Con tutto il rispetto per Tore Cherchi, è in politica da troppo tempo, e altri nomi che si sono fatti, come ad esempio quello di Lilli Pruna, fanno semplicemente rabbrividire, specie dopo le tirate che ha fatto sulla vicenda Crivellenti. Quindi ragioniamo sugli effetti: se la Barracciu va a Strasburgo non si sa se potrà davvero smuovere qualcosa circa la situazione sarda, sarà tagliata verosimilmente fuori dalla corsa per le politiche e per la Regione, e ciò significa largo a Caterina Pes per la riconferma sicura e probabilmente – anche se ritengo improbabile che oggi come oggi possa conseguire una maggioranza all’interno del PD – largo a Soru per la ricandidatura a governatore (non a caso Soru si sta muovendo per sistemare ogni pendenza, anche con mosse passate maggiormente inosservate rispetto al suo “mi arrendo” al fisco).
    Nel merito ritengo giuste le osservazioni di Adriano Bomboi: dobbiamo batterci perché la Sardegna abbia i suoi europarlamentari da eleggere in collegio autonomo senza che ci si debba buttare nella mischia coi più numerosi e influenti siciliani. Ricordiamoci che anche Uggias è entrato grazie al gioco incrociato delle rinunce, onore al merito a IDV per aver saputo piazzare comunque un candidato sardo con una cifra elettorale tale da consentirgli alfine l’elezione, ma non possiamo supplicare i siciliani per avere spazio. A proposito di europee: ma vi siete già dimenticati la pagliacciata di Marcella Bella, fascistissima cantante imposta in lista da La Russa che, non essendo cagata da nessuno nella sua Catania, mendicava voti in Sardegna attraverso l’intervista all’Unione? Basta … amo la Sicilia e i siciliani, ma la Sardegna deve avere i suoi europarlamentari per diritto e non per gentile concessione dei siciliani o per i giochetti elettoralmente poco cristallini delle rinunce.

    • Sembra che tutto giri intorno alle vicende del PD e a chi va o non va in Parlamento.
      Magari ogni tanto un ragionamento su cosa sia meglio per la nostra terra sarebbe interessante.

      • Zunk Buster says:

        Appunto, ragioniamoci. Avere un secondo europarlamentare sardo in zona Cesarini cosa produrrà? Magari qualche raccomandazione in più sulla Sardegna che la Commissione potrà benissimo non ascoltare, essendo per essa infinitamente meno vincolante di quanto non lo sia per il Sindaco di Cagliari un ordine del giorno del Consiglio Comunale? Può darsi che due anni siano un tempo sufficiente per lavorare sull’insularità e sui problemi che ciò implica, in primis la continuità territoriale, e che si possa fare un buon lavoro tenendo d’occhio anche i comuni problemi che interessano la Corsica, Cipro e Malta (che sono Stati indipendenti), le Baleari, le Canarie, le isole britanniche e perché no, anche la Sicilia. Può darsi che si possa lavorare sul problema dei costi dell’energia in Sardegna, laddove se da Bruxelles continuano a dirci come un disco rotto che concedere sconti è “aiuto di Stato”, qui nessuno penserà seriamente a iniziare o a proseguire attività industriali, Alcoa docet. Può darsi. Ma ho i miei dubbi, perché il Parlamento europeo, di per sé, smuove poco, molto più proficui sono i contatti a livello di “internazionali”, in particolare nell’ambito del Partito Socialista Europeo e nel PPE, che possono arrivare al cospetto dei governanti dei vari Paesi. Chi ha dimestichezza con le cose europee sa bene dove risiede il potere reale, e non a caso la Rue De La Loi – Wetstraat di Bruxelles brulica di lobbisti molto più di Strasburgo. In questo contesto, avere il secondo europarlamentare sardo, e nello specifico averci Francesca Barracciu perché è di lei che si parla, aiuterebbe? Questo è il ragionamento che dobbiamo fare e che ovviamente dovrà fare soprattutto la Barracciu su un terreno di responsabilità. Degli equilibri del PD me ne sbatto, anzi, se la Barracciu andasse davvero a Strasburgo ci sarebbe ex ante meno affollamento in “quota rosa” per le Politiche, e ciò permetterebbe di rasserenare maggiormente le cose, dal momento che già avanza, ad esempio, un non so quanto casuale uso dello sputtanamento su “pinnicche” su una parlamentare valida come Amalia Schirru. Aggiungo che mi piacerebbe avere una donna come governatore, e che tra i vari nomi che potrebbero farsi al momento, ferme molte riserve, quello della Barracciu mi pare il più spendibile. Per il resto, se tutto ruota intorno al PD che possiamo farci? In mezzo a mille difficoltà, non senza litigi interni e avendo dovuto anche ingoiare grossi rospi mettendo al primo posto l’interesse del Paese, il PD resiste e vince, altri sono in via di scomparsa dallo scenario politico.

        • Hai ragione, l’europarlamento vale un cazzetto e mezzo. Ma anche e soprattutto rinunciandovi Francesca Barracciu si brucerebbe future opportunità, a parer mio..

          Su Sel in Sicilia ti lascio immaginare quanto sono deluso, ma non siamo in via di scomparsa ancora. A livello locale si regge dove la dirigenza è all’altezza degli obiettivi.

          • Zunk Buster says:

            Può essere, tutto può essere. Sta a lei decidere, e dato che Vito pone una questione fondatissima di opportunità di rappresentanza dei sardi che a legislazione vigente potrebbe difficilmente ripetersi, penso che debba decidere sulla base del più ampio confronto col proprio elettorato. Non è una scelta facilissima e non invidio Francesca Barracciu. Su Sel Sicilia e Sel in generale non so, è un progetto politico sicuramente più solido di quello Idv, e più impermeabile a punti di contatto col marketing grillino, ma è innegabile che dal 2011 si sia perso molto smalto. E al di là delle solite scaramucce non so quanto questo sia un bene per la sinistra.

  17. Céssu quanto sei negativo…

    Guarda il lato positivo:
    la destra è frammentata e il Pd ha finalmente capito con chi si deve alleare;
    il M5S è il primo gruppo di rappresentanza in una terra dove, fino a pochi mesi fa, si pensava che fosse molto più debole rispetto ai risultati già ottenuti;
    il Pd + Udc dovranno scegliere se appoggiare le proposte del Pdl + Mpa, oppure quelle del M5S, e queste scelte saranno molto caratterizzanti;
    ultimo, ma non per importanza, la Barracciu potrà andare in Europa, con tanti saluti e tanti auguri, rappresenterà la Sardegna in Europa e risparmierà tanti soldi in sms, da mandare per le primarie.

  18. Pruppugiudeu says:

    Adesso Grilo mi sembra uno di quei bulletti che dice agli amici “”” AGUANTAMI’ SE NO DU SFODDU “””!!!!! E allora caro Beppe adesso che i tuoi compagni ti hanno lasciato libero di SFODDARE vediamo come lo sai fare !!!!!! SFODDA TUTTO e vediamo i risultati !!!

  19. efisio erriu says:

    ottima analisi, ma lacunosa per un aspetto non irrilevante: il 52% dei non votanti in sicilia è un dato da non trascurare. E’ vero che, come noi sardi, tanti siciliani sono fuori e non sono potuti tornare a casa per queste elezioni, ma in una regione dove generalmente l’affluenza supera le medie nazionali questa non può essere l’unica motivazione. E allora? sembrerà una battuta ma forse è il caso di analizzare i flussi di bombole di queste ultime settimane, verificare l’affluenza in quartieri come bagheria, librino, negli ospizi.
    è evidente che le cosche non si sono mosse, sono rimaste alla finestra in un momento in cui il loro referente politico nazionale sembra aver perso peso, e se non hai valenza a livello nazionale, la mafia non ti appoggia.
    e anche stavolta, senza muoversi, hanno dato ampia dimostrazione della loro potenza elettorale che confermerà il loro potere politico.

    poi il resto è un bel gioco (ma secondo me del tutto virtuale), grillo che non sfonda e dovrà comunque venire a patti (ma questa è la politica baby!) se non vuole buttare nel cesso i voti ottenuti, ma che non può venire a patti perchè quei voti li ha presi proprio sfanculando tutti i politici.

    il pd che proverà per l’ennesima volta a farsi del male governando con maggioranze risicate o addirittura mutanti.

    sel e idv (a proposito i siciliani report non l’avevano ancora visto quando hanno votato..) che nella loro ricerca catartica della purezza della ‘narrazione politica’ sono rimasti solo referenti di se stessi.

    forse è una bella giornata ma anche no.

  20. Ci prenderemo la Barracciu, posto che svolga al meglio il ruolo. Ma abbiamo meno ragioni per gioire, ancora una volta molti Sardi confonderanno il favore con il diritto. Entriamo in Europa sempre dalla porta di servizio quando a qualcuno in Sicilia viene il mal di pancia. Al contrario, il diritto vuole che si riprenda in mano il tema del collegio unico.

    • Abbiamo avuto un ventennio abbondante per affrontare questo problema. Prima della cosiddetta Seconda Repubblica non si poneva, perché era la disciplina di partito nell’ambito DC e PCI ad assicurare sempre due eletti (ad esempio ricordo bene che il PCI fece votare Andrea Raggio anche in alcuni ambiti del territorio siciliano per garantirgli comunque l’elezione), talora addirittura tre nell’epoca di maggior successo del PSdAZ. Il problema, forse, è quello della tragica inadeguatezza di certa classe politica sarda degli ultimi 20 anni. Non trascurerei, comunque, il fatto che forse ancor più di avere rappresentanti sardi a Strasburgo, è importante saper applicare e usare per bene queste benedette leggi comunitarie, e da questo punto di vista serve soprattutto un ceto amministrativo, sia politico che dirigenziale, sufficientemente preparato. Ad esempio, la Provincia di Cagliari ha elaborato un meritorio piano per l’integrazione lavorativa dei ROM sul solco di una ben precisa direttiva UE, mentre altri hanno letto di quella direttiva solo le parti che sembravano fare “comodo” sul punto della negatività del sistema dei campi (senza però fornire alcun presupposto giuridico per la loro chiusura coattiva.

  21. Vito, per chiarire il mio pensiero sulla Barracciu a Strasburgo: io onestamente spero semplicemente che stando all’europarlamento non perda visibilita’ rispetto a un disegno finale per cui la vedo molto spendibile, inutile dire che mi riferisco alla candidatura a Governatore, e gli ultimi sommovimenti e quelli forse in arrivo da piazza Repubblica portano a non escludere affatto che si voti nel 2013. Poi magari Francesca Barracciu, essendo una donna intelligente e dinamica, potra’ fare entrambe le cose e magari dare una mano alla Sardegna. Giusto per chiarire che dietro il mio avviso non ci sono cose dette e non dette. Per quanto riguarda la Sicilia, si tratta di un Continente dalle cui alleanze e’ difficile trarre indicazioni sicure a livello nazionale. Una cosa e’ certa: che Udc o non Udc il disegno alternativo di costruzione di una sinistra radicale unita concepito in Sicilia come alternativo al Pd e’ fallito, perche’ quello spazio, quanto al voto di protesta che poi e’ lo stesso evocato in qualche modo da Vendola alle Primarie, e’ gia’ ampiamente presidiato da Grillo, e alla fine nell’elettorato piu’ responsabile il richiamo del “soccorso rosso” ha sempre influenza, lo ebbe perfino ne 2008 verso il PD veltroniano. Sicuramente una dura e salutare lezione per il velleitarismo di Sel e Idv.

  22. Di Legno says:

    SEL sta andando di bene in meglio, secondo tutti gli indicatori nazionali. Per il PD allearsi con Vendola sarà un ottimo affare. Vendola e i suoi hanno un grande futuro politico.

  23. Anonimo says:

    proprio non riesco a capire come si possa sminuire una scelta coraggiosa fatta dal m5s che è sceso in campo da solo, pur ottenendo un poco misero 18%, a fronte di coalizioni ben più radicate sul territorio (con i soliti “sistemi” siciliani) che se divise avrebbero ottenuto molto meno. in proporzione la vittoria dei grillini mi sembra schiacciante. oltre al fatto che non capisco come abbia potuto sottrarre voti al solo centro sinistra.

  24. Pruppugiudeu says:

    Vedremo di che cosa sarà capace Grillo. Fino ad oggi è stato bravissimo ad esporre i problemi e lo ha fatto anche in maniera simpatica, a lui si deve riconoscere una grande forza comunicativa. Ma siamo sicuri che abbia la capacità di affrontare un contradditorio o un confronto dialettico? Perchè una cosa è salire su un palcoscenico e fare monologhi senza possibilità di replica, un altra è affrontare la vita politica con tutti i compromessi e la necessità di mediazione che essa comporta. Per fare politica non basta aver belle idee, grandi utopie, bisogna avere chiaro, prima di distruggere, come ricostruire ,se ricostruire e quando e come ricostruire. Bisogna avere in mente un progetto e questo deve essere supportato da un attenta analisi. Non sono certo che Grillo abbia tutte queste capacità, mi sembra invece che abbia cavalcato l’onda di un malcontento diffuso. Staremo a vedere tanto peggio di così!!!!!

  25. un ipotetico centrodestra ( FLI+UDC+centristi vari +PDL), con un nuovo Berluskaiser, potrebbe superare il 40% (più meno è il totale delle liste di cdx a qeuste regionali siciliane)?
    Potrebbe, ma la probabilità che esista un personaggio che li possa mettere insieme, è la stessa che possa esistere un personaggio simile che incolli insieme sinistra radicale
    SEL + IDV + PD………….la vedo molto difficile.
    Comunque il voto d’opinione è quello che conta alle politiche, e sarà difficile vedere astensionismi di massa come in Sicilia.Poi le regionali siciliane non so quanto siano cartina tornasole delle dinamiche elettorali nazionali

  26. Di Forcone says:

    Come dice Vito il PDL al 13% è dovuto al fatto che non siano uniti, d’altronde in Sicilia il PDL e Forza Italia e la DC ancora prima hanno sempre avuto percentuali bulgare e 63 collegi su 63 grazie alla loro unità e compatezza

  27. G.B. Gallus says:

    Vito concordo solo in parte con la tua analisi.
    Se mi convince la tua ricostruzione sia su SEL che sull’IDV (sui quali ha peraltro pesato tantissimo anche il pastrocchio ridicolo della mancata candidatura di Fava), non sono affatto d’accordo sul PD, e sulla ineluttabilità dell’alleanza con l’UDC.
    L’UDC ha “portato” un 10 per cento circa, ma sicuramente ha perso una notevole massa di voti in valore assoluto, e oltre 2 punti percentuali – era al 12,5 per cento nel 2008.
    SEL e IDV “valgono” poco più del 6 per cento.
    Penso proprio che la candidatura di una figura come quella di Crocetta, senza accrocchi con l’UDC, ma con una lineare alleanza PD-SEL-IDV, avrebbe drenato gran parte dei voti finiti al M5S, e anche una quota di astensionismo.
    Ma adesso, al contrario, le nostre illuminatissime menti staranno già discettando di “laboratorio Sicilia” e ci proporranno l’alleanza con l’UDC a ogni più sospinto.
    E i possibili elettori di centrosinistra continueranno a scappare…

  28. BimboRosso says:

    Il Pd sta ultimando il logoramento dei principi di Sinistra per ricreare la DC. Perché senza girarci intorno, in Sicilia ha vinto la DC!

    • aldo g. says:

      L’analisi migliore in assoluto! In Sicilia ha vinto la DC!!! Il caso è chiuso!

      • Ma con la storia personale che ha Crocetta, vogliamo ridurre il significato della sua affermazione, sia pur condizionata dal fatto che andrà cercata una maggioranza nell’Assemblea Regionale a un generico pateracchio PD-UDC? Crocetta non ha certo cambiato pelle per il fatto di aver preso le distanze dall’ambito Sel-Rifondazione e per aver aderito al PD, e per fortuna che la reazione settaria tipica di Claudio Fava, che poi non si è potuto candidare per una “pinnicca” burocratica, non ci ha fatto ottenere lo splendido risultato di lasciare la Sicilia, anche nelle attuali condizioni, a un centrodestra oltre tutto a guida fascista. L’UDC che si allea con Crocetta non può essere l’UDC di Cuffaro, per un semplice principio logico. E in contesti particolari come quello siciliano, ma anche quello calabrese e magari napoletano, non è che c’è da storcere molto il naso, quanto giustamente possiamo fare nel considerare accordi con l’UDC a livello nazionale, o magari in ambito sardo. Sel è un partito ormai in via di scomparsa, e onestamente non trovo nulla da rimpiangere, perché è solo il partitino personale di un affabulatore poco concreto come Vendola: chi vorrà verrà nel PD, chi preferirà tornerà a Rifondazione, altri magari andranno con Grillo. Quanto a IDV, beh, quante volte glielo si doveva dire a Di Pietro che inseguendo Grillo sul suo terreno non solo non guadagnava un voto ma ne perdeva?

        Piccolo OT: Ma Fava non è quello con cui, in veste di autore teatrale, ha lavorato più volte una certa Marcella Crivellenti? 😉

  29. Matteo says:

    Vito, con tutto il rispetto, sei sicuro che le dinamiche elettorali siciliane (di qualunque genere e tipo) possano insegnare qualcosa? Secondo me è una regione talmente particolare, sia per il sistema elettorale sia per le annose questioni del voto di scambio, per essere d’insegnamento. Prendiamo e portiamo a casa il nuovo seggio al Parlamento Europeo, mentre per la Sicilia l’unica novità mi sembra il forte astensionismo, più forte (forse) di qualche busta della spesa in cambio (Lombardo docet)

  30. A questo punto sia benedetto l’astensionismo,che e’comunque un atto politico e rassicura sul fatto che molti non di siano fatti irretire dai vaneggi di Grillo. Unico aspetto positivo,ovviamente:perche’se cosi’tante persone rinunciano a votare,significa forse che un limite e’stato oltrepassato,quello per cui almeno si sceglieva il ” meno peggio”. Alle politiche ne vedremo delle belle,si fa per dire…

  31. Acronotau says:

    Forza Cicita!

  32. July sa roga says:

    Ottima analisi iniziale. Vediamo però come sarà composto il Parlamento Regionale. Una cosa sono le percentuali, altra i seggi.

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