Politica / Sardegna

“Il Piano Sulcis fa cagare!” I ministri Passera e Barca verranno in Sardegna per dirlo direttamente a Cappellacci il prossimo 13 novembre

Secondo il sito della Nuova Sardegna,

Nella giornata del 13 novembre una delegazione del governo, composta dal ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, da quello per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca e dal Sottosegretario al Mise Claudio De Vincenti, sarà in Sardegna. Obiettivo della presenza dell’esecutivo nell’isola, secondo quanto informa una nota, affrontare con le istituzioni, gli enti locali, le organizzazioni imprenditoriali e sindacali e le autorità del luogo le prospettive economiche, occupazionali e sociali del Sulcis.

In una nota il presidente Cappellacci afferma che

“occorre un confronto aperto che, partendo dalle emergenze e dalle vertenze industriali, si allarghi alle questioni legate al superamento del divario infrastrutturale e alle azioni per promuovere lo sviluppo”.

Bella notizia, vero? Siete contenti? Siete speranzosi? Peccato che un articolo uscito ieri su Milano Finanza parli chiaro: “Il piano sardo per il Sulcis non convince il Governo”!

Secondo il quotidiano economico, l’esecutivo ha praticamente smontato il piano proposto dal duo Cappellacci-Tore Cherchi! Smontato e rimontato, al punto tale che del progetto originario sarebbe rimasto veramente ben poco.

Come ben sintetizzato dal Sole-24 Ore lo scorso 30 agosto

Il piano regionale nel complesso prevede uno stanziamento di quasi 350 milioni di euro e si suddivide in 7 punti. Il primo è la salvaguardia e il rilancio del polo industriale esistente. Segue il Ccs (il progetto di rilancio della Carbosulcis, ndc), e poi la metanizzazione e il progetto del gasdotto Galsi, la bonifica delle aree minerarie dismesse, le infrastrutture per lo sviluppo locale, il rilancio del turismo, la valorizzazione di attività legate all’ambiente, alla nautica, alla filiera agro-alimentare e a quella agro-energetica.

Cos’ha detto dunque Monti? Innanzitutto ha denunciato l’incongruenza tra i progetti industriali e quelli turistici: vogliamo veramente portare i turisti sotto le ciminiere di Portovesme? Possono convivere queste due vocazioni? E quali sono i flussi turistici previsti?

Ma Monti & C. obiettano anche che i progetti sull’energia pulita necessitano di investimenti che al momento non esistono. Tutto sulla carta.

Smontata anche la parte specifica dedicata alla riqualificazione dei lavoratori espulsi dalle grandi fabbriche (evidentemente assente o poco soddisfacente).

Insomma, la realtà non è molto distante da come il nostro titolista ha voluto brutalmente sintetizzare.

E quindi che si fa?

Il governo Monti suggerisce di intervenire subito con le risorse disponibili per aggredire la crisi, e per questo obiettivo è pronto a mettere sul piatto ulteriori novanta milioni (risorse che magari fra qualche settimana la Regione si giocherà come “grande successo” ottenuto da questa giunta…).

La verità è che il piano è talmente scombinato che Monti sta dicendo a Cappellacci: “Fai qualcosa e falla in fretta senza perdere tempo in progetti inverosimili! Ti do pure 90 milioni di euro in più pur di vedere qualche posto di lavoro salvato senza dover aspettare la realizzazione del Galsi, il salvataggio di Alcoa e il fantomatico progetto del carbone estratto, gassificato e con le scorie stoccate sotto terra!”.

Perché sono questi i progetti (insieme alle immancabili bonifiche) su cui il Piano Sulcis soprattutto punta…

Invece il governo pretende l’attuazione di progetti operativi subito, perché la crisi è adesso.

E per il futuro? Secondo Monti, sarà necessario indire un bando internazionale di idee per il Sulcis, “per poi assemblare le migliori pervenute e indire una nuova gare per la realizzazione del progetto finale così costruito”.

Insomma, del tanto strombazzato Piano Sulcis voluto da Cappellacci e Tore Cherchi il governo non ha lasciato in piedi nulla!

Volevo dirvelo, visto che nessuno di voi immagino legga Milano Finanza. Bravi, bravi, già la vinciamo domani la guerra!

 

15 Commenti

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  4. Gentile Biolchini,
    constatare che una cagata lo sia è, purtroppo, una faccenda banale (ma non per questo meno seria). La questione della deindustrializzazione (e il corollario sulcitano) è tragica, purtroppo destinata a mostrare ancora la parte peggiore di sé e, per lo più, sottostimata e trascurata. È anche uno dei miei pallini (parlo spesso di P. Torres, Ottana, la SARAS, Macomer, ma anche realtà dimenticate dal tempo e dagli dei come Arbatax) fatto del tutto trascurabile ma che spiega questo commento..
    Del Sulcis bisognerebbe parlare di più, ma non da giornalisti di cronaca (o non solo). Ci sarebbe da riflettere, molto. Ad esempio, ci vorrebbe qualche voce autorevole capace di indicare le priorità, qualcuno che si indignasse del tempo sprecato a litigare di puttanate, appresso agli isterismi e ai colpi di borsetta delle primedonne (di norma autonominate) mentre pezzi enormi di territorio scivolano verso uno stato di tragica depressione, segnalato da statistiche impietose che passano per lo più inosservate (ad esempio, la Sardegna, per chi non lo sapesse, gode dell’invidiabile primato del più alto tasso europeo di abbandono scolastico).
    Quali priorità? Ne espongo una: le politiche di indirizzo industriale da attuare nella nostra isola. Perché è vero che Cappellacci ha prodotto una cagata, ma – per quanto riguarda il manifatturiero – chi ha amministrato la RAS nelle ultime tre decadi (ed oltre) non ha fatto meglio di lui, né – questo è davvero preoccupante – si intravede all’orizzonte una forza politica capace di una soluzione dignitosa del problema.
    Se ciò è avvenuto è appunto perché la questione non viene percepita come prioritaria, salvo quando uno stabilimento industriale chiude, generando tensione sociale. A questo punto scatta la leva dell’«emergenza» e la classe politica basa la propria fortuna sulla gestione delle «soluzioni». Aiutata, ahimè, anche dai lavoratori, ai quali non si può chiedere una riflessione pacata se alla fine del mese rischiano di non poter dare da mangiare alla famiglia!
    Non sto a dire quali potrebbero essere le soluzioni (non è la sede e ci vorrebbe un po’ di spazio, in ogni caso sarebbe un parere poco autorevole) però vorrei concludere con ciò che realmente mi interessa: il ruolo degli intellettuali nel caso specifico del Sulcis. Per farlo, cito uno scritto di Marino Canzoneri (http://www.manifestosardo.org/?p=15348) persona talmente buona e garbata da non potersi dire che ne contesti il pensiero perché mi sta antipatico o lo detesti, insomma uno che, dal punto di vista umano e professionale, non si discute. L’articolo comparso su Il Manifesto Sardo è scritto benissimo, apparentemente indaga aspetti fondamentali del rapporto produzione-società, eppure non si interroga neppure di sfuggita su un fatto così evidente da poter essere definito banale: che il comparto industriale sulcitano è composto da aziende che non sono in grado di competere sul mercato e sopravvivono solo in virtù di un contributo statale. Se ho citato Canzoneri è per levare ogni dubbio sul fatto che non intendo parlare di connivenze tra intellettualità e la politica dei carrozzoni (che ci sono state, lampanti e ci sono ancora) ma della parte che potrei definire «sana» degli intellettuali (tra l’altro Canzoneri è stato, ed è, operatore culturale). Eppure neanche lui, persona su cui non si possono ipotizzare sospetti di poca onestà intellettuale, afferra il nocciolo del problema del Sulcis: che un’industria incapace di generare profitto (inteso in senso lato, non necessariamente il «profitto privato») è insostenibile, anche perché, necessariamente, inquina il tessuto sociale attraverso la macchina infernale del sostegno pubblico (che pure, a volte, è necessario!)..
    Cito Canzoneri anche per un altro motivo. Si rende conto, lucidamente, che non ci sono soluzioni «sarde» nel senso inteso in genere dal «mondo indipendentista». Esistono soluzioni «per la Sardegna», naturalmente, ma la partita politica deve essere giocata in un contesto globale, altrimenti è inutile. Eppure, proprio quando sarebbe necessario scendere nel particolare di una vicenda che arriva, ormai, a sfiorare il mezzo secolo – la vicenda dell’industrializzazione del Sulcis – ancora si perde appresso all’errore madornale di considerare l’industria e la produzione industriale una sorta di «altro da sé», che si può combattere, sopportare, ma mai condividere, come se fosse una specie di malattia con cui si farebbe volentieri a meno di convivere, mentre sarebbe meglio vederla come opportunità. E poi, errore finale, il considerarla sempre come un prodotto importato dall’esterno, sia esso da considerare in senso geografico, politico o sociale.
    Ecco, anche per questo vedo difficile una soluzione accettabile per il Sulcis e la Sardegna. Perché la cagata di Cappellacci segue altre cagate e, pur con i lodevoli sforzi dei Canzoneri (che ci sono, sebbene sparuti come le foche monache) altre ne seguiranno finché non proveremo a guardarci davvero addosso, cosa impossibile senza i Canzoneri che si sforzino di fare quel passo in avanti che consenta di considerare l’industria una risorsa e non un nemico.
    Poi ci sono gli intellettuali che ci marciano, ma di questi ne parlo altrove, altrimenti le vergini Camille si scandalizzano, Chi volesse, legga qui: http://gabrieleainis.wordpress.com/2012/10/21/lestate-ormai-e-finita-e-il-sulcis-se-ne-va/
    Cordialmente,

    • Marco Zurru says:

      Grazie per il riferimento a Marino, Ainis, uomo che conosco come ben lo descrive.
      Sulle altre cose avremo modo di discutere.
      Marco Zurru, iglesiente e figlio di Giovanni, minatore a Seruci.

  5. Anonimo says:

    Vito una domandina: ti risulta che il piano sia stato confezionato con la collaborazione del prof Francesco Pigliaru?

  6. Mi sembra che qui si voglia accontentare tutti, e non si accontenta nessuno.piu’ della meta’ di quel piano e’ inutile, lo dice anche Monti, ancora una volta abbiamo fatto la figura degli incapaci, Lo stesso monti dice: non possiamo portare i turisti sotto le ciminiere. allora se chiedo a mio nipotino che e’ alle medie, mi dice che: dobbiamo puntare sulle bonifiche per accompagnare gli operai più’ anziani alla pensione, quelli più’ giovani li avviamo alla realizzazione della metanizzazione della sardegna. aiutiamo l’agricoltura ad essere competitiva per riempire gli scaffali dei supermercati che operano in sardegna, diamo una mano all’allevamento, e realizziamo 40 alberghi 50 agriturismo, e 200 b&b . realizziamo il porto turistico di sant’antioco e iniziamo una nuova vita. naturalmente i giovani nel frattempo devono acquisire le conoscenze e la professionalizza’ per lavorare fuori dall’industria.poi se c’e’ qualcuno che ha una ricetta migliore, si faccia avanti, perché in questo posto, oltre al lavoro, mi sembra che siamo carenti di idee.

  7. Anonimo says:

    AGRICOLTURA,AGRICOLTURA,AGRICOLTURA

  8. Callaghan says:

    Questi sono gli effetti della tanto sbandierata programmazione negoziata, detta volgarmente la programmazione dei “tavoli”.
    La logica vorrebbe che uno ha un’idea, la presenta agli elettori che, se sono d’accordo l’idea, votano e lo eleggono. Poi una volta presi i voti, la attua.
    Qui, invece, siamo di fronte a persone che non hanno nessuna idea e, di fronte a qualsiasi problema, convocano un “tavolo” dove invitano chiunque che, giustamente, è libero di dire la sua. Alla fine di questi “tavoli” si predispongono dei pseudoprogetti dove, per non scontentare nessuno, si raccolgono le istanze di tutti anche quelle in palese contraddizione tra loro. Un esempio è il Piano Sulcis, ma non è molto diverso da quello che sta succedendo a Ottana, a Tossilo, a La Maddalena.
    Ovviamente sulla stampa regionale nessuno mette in evidenza queste palesi contraddizioni anche perchè, fatta eccezione di Vito e di pochi altri, non conosco giornalisti sardi che siano in grado di leggere MF o il Sole 24 ore.

  9. eppure ero sicuro che Cappellacci avrebbe tirato fuori qualcosa di concreto per il recupero del Sulcis..che trano, davvero una delusione… tra l’altro con Cherchi una coppia davvero importante.. aiuto! “Il Piano Sulcis fa cagare!” basta questo! continuo a dire che oramai le posizioni che contanto in sardegna sono occupate da veri epropri turisti, incapaci di intendere e di volere, e davvero, il rischio di questo, come altri progetti, è quello di essere finanziati.. IL GALSI NON SI DEVE FARE, E’ UNUTILE, COSTOSO E SUPERATO.

  10. Vitelio says:

    Era evidente sin dall’inizio che in un mese la Regione non sarebbe riuscita a buttare giù un progetto credibile che andasse aldilà delle solite ricette trite e ritrite da far invidia all’utopico “Piano di rinascita” più volte sventolato da politici di vecchio e nuovo corso.
    Diciamo che il governo era certo di questo e la richiesta per la formulazione della proposta era una mera cortesia istituzionale che non poteva comunque avere altro esito.
    La sintesi è questa: negli ultimi decenni la classe dirigente del Sulcis Iglesiente (politici, sindacalisti, manager e amministratori delegati) ha violentato risorse e territorio nel nome del più bieco clientelismo con il solo obiettivo di mantenere posizioni e poltrone.
    Qualche tempo fa un amministratore di un paese sulcitano dopo l’arresto del sindaco di Portoscuso mi disse :”e questo è solo l’inizio” e pare che visti gli ultimi fatti di cronaca la sua affermazione non fosse poi così lontana dalla realtà.
    L’impressione è che il governo abbia ben chiara questa situazione e ritiene che regalare 350 milioni più ulteriori 90 sia il pegno necessario da pagare per poter dire a chi ha amministrato il territorio negli ultimi 40 anni “io vi levo le castagne dal fuoco però poi fuori dalle balle, ci pensiamo noi”.
    Da qui, probabilmente, l’idea del bando internazionale di idee che, permettetemi di dire, da sulcitano doc penso sia la soluzione migliore che si possa attuare per salvare un territorio compromesso da anni di speculazioni e mal governo.

  11. eppure ero sicuro che Cappellacci avrebbe tirato fuori di concreto per il recupero del Sulcis..che trano, davvero una delusione… tra l’altro con Cherchi una coppia davvero importane..

  12. Marco@ says:

    .. la cosa che mi preoccupa è che tra qualche mese un governo politico un progetto come questo lo potrebbe finanziare … sig!

  13. efisio erriu says:

    No no pogaridadi, fai qualcosa e falla in fretta! è meglio decisamente di no, non ne ha le facoltà intellettuali e morali, a meno che non intenda imitare (le ultime gesta) di formigoni e polverini..
    Che dire infatti dei 10 mln messi a disposizione nel 2012 per il fotovoltaico?
    si finanziano tutti gli impianti costruiti a partire dal 1/01/12… soldi dati a chi l’impianto lo ha già, è così che si rilancia un settore già penalizzato dalle riduzioni dei contributi statali?
    è come se si concedesse il mutuo prima casa a chi la casa se l’è già comprata e pagata, un regalo inaspettato e gradito, ma che non farà costruire nuove case.

    Insomma con queste uscite a capella capellacci si sta giocando il nobel per l’economia e buttando all’aliga quei pochi soldi che son rimasti in sardegna, forse è meglio che monti gli chieda di tornare a occuparsi di aziende che falliscono così mette a frutto la sua abilità a far sparire soldi, dei suoi provvedimenti ne abbiamo abbastanza: la crisi verrà pure da lontano ma se sei in gamba in un modo o in un altro te la cavi, se sei un incapace armi per combatterla non ne hai, se sei un disonesto puoi sempre rivolgerti a castiglion fibocchi …

  14. Sovjet says:

    Devo dire che – con tutto il male che posso pensare di Cappellacci – qui siamo al bue che dà del cornuto all’asino. Qual è la politica industriale di questo governo? Che ruolo ha la Sardegna all’interno di questa politica? Perché non si tengono i 90 milioni e ci restituiscono i denari che si tengono illeggittimamente?
    Ma perché il concorso di idee pr il Sulcis è una proposta più intelligente di quella (inverosimile lo ammetto) presentata da Cappellacci?
    Con la differenza che il governo sta rubando denari sardi non trasferendo le entrate dovute e che Monti dovrebbe essere un tecnico di livello internazionale, con posto comodo in numerosi board internazionali e Cappellacci un commercialista di Cagliari.
    Poi, un OT, ma fino ad un certo punto, leggetevi quanto ci costa la politica, costi della democrazia (ineludibili se si vuole vivere in un regime democratico) e della politica un po’ ladra (che va combattuta senza pietà) e quelli delle scelte di fondo di questo governo…
    http://cambiailmondo.org/2012/10/19/un-fiore-sulla-mia-tomba/

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