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Rinasce l’anfiteatro romano di Cagliari, il più importante monumento del berlusconismo in Sardegna

L’anfiteatro romano di Cagliari rinasce: lentamente. A guardarlo così, come lo abbiamo visto ieri nel corso delle visite guidate organizzate dal Comune, non sai se rallegrarti o soffrire. È come un malato intubato in sala di rianimazione: chissà se ce la farà, e se dopo la guarigione sarà tutto come prima.

Ci sono voluti più di dieci anni per iniziare a liberare il monumento da quella assurda copertura che ne ha compromesso la fruizione e anche la sua stessa esistenza. Perché le pietre, coperte dalle gradinate, hanno iniziato pericolosamente a sgretolarsi.

Dieci anni della nostra vita passati a combattere contro l’idiozia e l’imbecillità di politici, amministratori e giornalisti. Contro le bugie ripetute in malafede. Dieci anni passati a combattere contro un mostro che sembrava invincibile. E invece alla fine abbiamo vinto noi. Però a vedere l’anfiteatro romano in queste condizioni, tra tubi, metalli, corpi estranei, il cuore piange.

Il sovrintendente Minoja ha detto che è stato un “crimine” realizzare un’arena concerti di queste proporzioni dentro un monumento di questo genere: chissà che fine hanno fatto le inchieste della magistratura, aperte per fare luce sulla vicenda.

Codice penale a parte, la responsabilità politica di questo scempio è evidente. Questo disastro è stato realizzato dai berlusconiani che a Cagliari hanno governato da metà degli anni ’90 fino all’anno scorso.

Un bene culturale di straordinario pregio è stato stravolto per interessi privati, a cui si sono piegati organi dello stato che avrebbero dovuto difenderlo, amministrazioni pubbliche imbarazzanti, importanti mass media a dir poco compiacenti. Per questo l’anfiteatro romano di Cagliari è non solo il più grande monumento della romanità in Sardegna, ma anche il più grande monumento del berlusconismo nella nostra isola.

In città, tracce di quel periodo storico che ci stiamo lasciando alle spalle le possiamo ritrovare anche al Poetto (dove la spiaggia è stata devastata da un ripascimento criminale voluto dal centrodestra) e a Tuvixeddu (dove un accordo di programma firmato dal centrodestra aveva consegnato un’area importantissima all’edificazione).

Anfiteatro, Poetto, Tuvixeddu: tre devastazioni operate dal centrodestra in anni precisi (tra gli anni ’90 e i duemila), con le classiche logiche del potere berlusconiano: prendi un bene pubblico di grande valore e bellezza, e stravolgilo in nome di superiori interessi privati. Fa’ e di’ quello che vuoi, tanto ci sarà la stampa amica a coprirti le spalle, a tacitare i nemici ed amplificare ogni imbecillità.

Ricordare quello che è successo è necessario per impedire che disastri del genere possano ripetersi. L’opinione pubblica è volubile, la politica strappa dal suo libro le pagine nere. E dei pochi che si sono opposti, sempre e comunque, si perde il ricordo.

E poi anche perché difendere concretamente le ragioni della cultura non è mai stato facile, né lo è tuttora. Alla battaglia per l’anfiteatro si sostituiscono altre battaglie, con una costante: che difendere le ragioni della cultura è sempre quanto di più impopolare ci possa essere. Anche nella Cagliari governata dal centrosinistra.

L’amministrazione Zedda ha mantenuto la parola data in campagna elettorale, ed ora l’anfiteatro rinasce lentamente. Sarebbe bello se le visite guidate continuassero, almeno nei fine settimana, o nei giorni in cui i crocieristi sono in città. E sarebbe anche opportuno che fuori dal monumento, un cartello (in inglese e in italiano) spiegasse perché il monumento è chiuso. Non per incuria o disinteresse, ma solo perché si sta cercando di rimediare al disastro provocato principalmente da questi signori:

Mariano Delogu e Emilio Floris (sindaci di Cagliari), Vincenzo Santoni e Francesca Segni Pulvirenti (rispettivamente soprintendente archeologico e paesaggistico), Mauro Meli (sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari), l’Unione Sarda (primo quotidiano in Sardegna).

A tutti costoro dedico la chiusura del mio spettacolo (scritto con Elio Turno Arthemalle) “Oggi smontiamo l’Anfiteatro!”

 

15 Commenti

  1. Marcello says:

    Poveri idioti….
    Guardate come utilizzano l’anfiteatro in Francia, a Nimes, a Verona già lo sappiamo….
    ….accecati da ideologie idiote, politicizzati in schematismi improntati da odio e divisione…, ecco la differenza fra l’anfiteatro che volete e quello degli altri….

    http://youtu.be/3yQ2K6yBH5U

    • Macsimo says:

      Perfettamente d’accordo. Anfiteatro, stadio, baretti etc. Tutti contro tutti senza gloria e con molta infamia… Un giorno Maria Carta disse: “In Sardegna ne ha ucciso più l’invidia che la malattia”

  2. Fantastico, spero che ci si adoperi per tenerlo come merita e si dia seguito ai progetti di nuova e alternativa installazione per gli spettacoli. Ovviamente intendo quelli che non hanno caratteristiche invasive sul monumento.

  3. Pingback: Via la legnaia, rinasce l’anfiteatro romano di Cagliari « Chorus, periodico di ispirazione cattolica

  4. Francesco Sechi says:

    concordo al 100% con paulsc e mi sento tutt’ora responsabile visto che reputo ancora l’ultimo concerto di Andrea Parodi, immerso in quella cornice di spettatori, uno dei momenti più emozionanti che abbia mai vissuto la città. Per non parlare dei vari artisti famosi che non solo ne hanno usufruito senza sollevare il problema ma che ne hanno anche vantato la bellezza. Ora si volta pagina ed è giusto così ma non credo che i cagliaritani, a torto o a ragione, assoceranno questo passato come esempio di imbecillità di chi ha governato la città nel passato.

  5. Una bella notizia,un ringraziamento da parte mia a tutti coloro che anno lottato perchè l,arena tornasse al suo splendore.

  6. Anonimo0 says:

    Beh.. Almeno ha avuto la sincerità di ammetterlo e di dichiarare la condizione di illegalità ANCHE dell’ultimo spettacolo. Guarda meglio ( e ascolta meglio) il video postato… In ogni caso, e’ indiscutibile la fatica fatta per raggiungere questo risultato proprio da Biolchini. E non e’ piaggeria.

  7. Gianfranco Carboni says:

    Ciak: Buona la seconda Touche Zedda

  8. paulsc says:

    Proprio perché l’Anfiteatro è in queste condizioni da 10 anni, anche chi ne ha usufruito è responsabile. Diciamo che io mi sento responsabile. Tanti artisti chiedevano l’Anfiteatro perché è indubbiamente un luogo affascinante dove esibirsi. Tanti spettatori gradivano vedere gli spettatori in quel luogo. Non diciamo che basta un articolo di giornale per abbindolare le persone. Basta avere due occhi per vedere che il monumento era precluso alla visita e al suo fine storico-archeologico. Lo sapevamo tutti anche senza essere dei “tecnici”. Se ci fosse stata una vera indignazione da parte della maggioranza dei cittadini, se il luogo fosse stato snobbato, se si fossero organizzate delle manifestazioni fuori dai cancelli prima di ogni spettacolo, dubito che legnaia sarebbe rimasta per 10 anni sopra la struttura. A ciascuno il suo. Anche ai cittadini. Altrimenti è sempre colpa dell’altro. Non vedo, non sento, non parlo.

  9. zunkbuster says:

    Non so se c’entri qualcosa l’apertura dell’anfiteatro, ma ieri la città era zeppa di stranieri. E non certo per andare a fare la Movida alla Marina. Questo è solo un piccolo assaggio di cosa la valorizzazione del nostro patrimonio storico, archeologico e culturale potrebbe fruttare in termini di indotto per la città.

  10. conosco l’anfitearo come le mie tasche. Ho presentato alla vecchia amministrazione prima, ai canditati Fantola e Zedda poi, un progetto corredato di plastico in scala, di un analisi economica di massima e di analisi sulla sicurezza legata agi spettacoli( che tu Vito hai gentilmente pubblicato) basato sulla rotazione dell’area per spettacoli affinchè si liberasse l’arena che, vedrete una volta liberato completamente anche dalle gradinate, è la parte più bella dell’anfiteatro.
    Ora sento dire a Zedda che il SUO PROGETTO consiste esattamente in quello che gli ho mostrato. Sono felicissimo e spero di potergli spiegare nel dettaglio le varie parti indicate negli elaboratio grafici e descrittivi che avevo consegnato all’arch. Mulliri ( direttore dei lavori dello smontaggio).
    Non ho particolari pretese ma mi piacerebbe che la poca trasparenza mostrata nella nomina del Sovrintendente del Teatro Lirico non sia diventata il suo modo di procedere in tutti i campi.

  11. paulsc says:

    Mettiamoci tra i responsabili anche noi spettatori che in tutti questi anni abbiamo usufruito dello spazio tappandoci il naso. Non ho mai visto manifestazioni della cittadinanza che chiedessero il ripristino del monumento, ma solamente la fila al botteghino per poter assistere agli spettacoli sopra la legnaia. Spettacoli anche molto belli, bisogna dirlo per onestà. Anche i cittadini hanno le loro responsabilità (ho le mie responsabilità). Bisogna ammetterlo.

    • No, non sono d’accordo. Perché se passa questa logica (di cui apprezzo la buona fede) il risultato è che “siamo tutti responsabili”. Non è così: ai cittadini non era venuto in mente di distruggere il monumento. E non si può mettere sullo stesso piano chi con atti concreti ha attuato lo scempio con chi è andato a vedere un concerto, magari fidandosi di giornali, amministrazioni pubbliche e deputati che dicevano “Va tutto bene”. I cittadini poi si sono anche indignati e organizzati (in associazioni e in forme spontanee di protesta). Ma il motto “A ciascuno il suo” qui vale più che in altre situazioni.

      • Anonimo says:

        allora sei responsabile anche tu caro vito, visto che, se non ricordo male l’ultimo spettacolo lo hai fatto tu con il tuo collega dentro l’anfiteatro, i responsabili sono soprattutto chi ha organizzato gli spettacoli in tutti questi anni compreso l’ultimo spettacolo.

        • Acronotau says:

          sarebbe stato bello, se a chiudere quel periodo di berlusconismo di cui parla Vito, fosse stato proprio “Oggi chiudiamo l’Anfiteatro”. Non è stato così. A dolu mannu, di spettacoli son riusciti a farne altri…

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