Editoria / Giornalismo / Sardegna

Mazzella, l’editore-banchiere che non paga e si offende pure! “Vi devo tre stipendi ma la vostra protesta è una totale caduta di stile”!

Conoscete “Miele amaro”? È un libro di Salvatore Cambosu, che nel 1954 compose un inedito ritratto della Sardegna utilizzando scritti molto eterogenei tra loro: storie, poesie, leggende, fiabe, ricordi, documenti.

Come scrive Manlio Brigaglia nell’edizione curata nel 1999 per i tipi del Maestrale, “il materiale che sta al fondo del grande inventario compiuto da Salvatore Cambosu ha finito per diventare una sorta di catalogo generale dell’identità sarda, il suo primo fascinoso incunabolo”. Il critico Giuseppe Petronio definì invece “Miele amaro” “una originale sintesi di storia e di tradizione, di scienza e di letteratura, una specie di corpus di tutto ciò che costituisce l’anima o il genio sardo nei secoli”.

Ecco, se mai ci fosse in circolazione un nuovo Cambosu e volesse per caso raccontare la Sardegna di questi anni, gli consiglierei vivamente di inserire nella nuova antologia della nostra identità il comunicato stampa che Giorgio Mazzella (impresario turistico, editore televisivo e soprattutto presidente di una banca) ha inviato oggi agli organi di stampa.

Nella nota, il (presumiamo) mutimilionario Mazzella si lamenta del fatto che i lavoratori della sua tv, che attendono da mesi lo stipendio, abbiano convocato per mercoledì 10 un sit in di protesta proprio sotto la banca di cui l’imprenditore è appunto presidente. Una iniziativa che Mazzella ritiene “una totale caduta di stile”. Perché di questi tempi manifestare per chiedere di essere pagati è evidentemente una questione di “stile”.

Certo, nella Sardegna di oggi è difficile mettersi nei panni di un presidente di banca (nello specifico, la Banca di Credito Sardo, di proprietà del Gruppo Intesa) che non riesce a trovare i soldi per pagare una manciata di mensilità arretrate ai suoi dipendenti. Immagino che anche Mazzella abbia la stessa difficoltà di accesso al credito che attanaglia tutti i piccoli imprenditori sardi. Che tempi.

Con questa nota che trovate alla fine del post, Mazzella esce dalla fredda cronaca e diventa un personaggio letterario. Forse proprio a lui Cambosu pensava quando scrisse in “Miele amaro” il racconto “Parla il ricco (per modo di dire)”:

“Finalmente, dopo tante annate magre, un’annata in grazia di Dio. Finalmente sappiamo cosa significhi essere ricchi e abbiamo potuto passare alcuni giorni di pace. Una, due settimane. Come sono volate. E siamo qui, già a fare i conti. I conti dei debiti che, mentre abbiamo viaggiato nelle stagioni, si sono accumulati. Noi li chiamiamo salari e, come il sale, essi sono amari: ma è da uomini di coscienza, d’onore e di senno pagarli”.

C’è qualche autorità morale in Sardegna, qualche spirito libero, che con voce alta e ferma possa e voglia sanzionare l’incredibile comportamento di Giorgio Mazzella?

Grazie a Banana per la sua straordinaria vignetta, e piena solidarietà ai giornalisti e ai lavoratori di Sardegna 1. Ci vediamo alle 10.30 di fronte alla sede della Banca di Credito Sardo, in viale Bonaria a Cagliari. Chissà se i nostri colleghi spiegheranno la vostra protesta con la stessa enfasi e la stessa partecipazione con la quale ogni giorno raccontano i drammi dei lavoratori dell’Alcoa, della Carbosulcis, della Vinyls, della Energit… Chissà. Sarà la volta che La Nuova Sardegna la smette di scrivere sulla vostra vertenza dei ridicoli “francobolli” e magari osa dedicarvi addirittura un’apertura di pagina?

***

COMUNICATO STAMPA

Ho letto con rammarico il vostro comunicato sindacale di ieri e le notizie, ad esso relative, pubblicate dalla stampa odierna e sono deluso dal basso profilo con cui avete scelto di condurre la vostra azione di protesta.

Lo sciopero è un vostro diritto, ma, la scelta di tenere un sit in di fronte alla sede della Banca di Credito Sardo, che mi onoro di presiedere, denota una totale caduta di stile al quale per principio non posso cedere.

Come annunciato nel mio precedente comunicato, in attesa che lo Stato faccia fronte ai suoi impegni, sto lavorando, per reperire i fondi necessari a finanziare Sardegna 1 e, a breve, sono certo troverò, come sempre, una soluzione.

La strada che avete scelto di percorrere, qualora voleste perseguirla, mi allontanerà totalmente e definitivamente dall’azienda e spegnerà ogni mio desiderio di continuare a combattere per rilanciarla.

Per il bene dell’azienda, vi invito perciò, di nuovo, a lavorare insieme a me e a manifestare, come già vi ho chiesto più volte, nelle sedi opportune, affinché lo Stato onori celermente i suoi debiti che ad oggi ammontano ad oltre 2 milioni di euro.

Ciò permetterebbe di poter pagare i vostri stipendi con regolarità e di portare avanti le azioni necessarie per il rilancio ed il consolidamento dell’azienda.

Giorgio Mazzella

 

27 Commenti

  1. Anonimo says:

    che personaggio…. in questi giorni provvederò a chiudere il conto alla banca di credito sardo, non voglio piu avere nulla a che fare con tutto ciò che potrebbe essere a lui collegato

  2. Gianluca says:

    Pare che lo Stato abbia chiesto a mazzella e ai lavoratori di Sardegna 1 di andare a protestare a casa degli evasori fiscali che non versano allo Stato. Così, per proprietà transitiva.

  3. Giusto, è “stilosissimo” non pagare lo stipendio ai dipendenti..

  4. marinera says:

    Arrogante e cafone….disgustoso….e magari è anche convinto di essere un gran signore….già siamo mal messi se questo è lo stile di uno degli uomini più influenti in Sardegna…..

  5. su bixinu says:

    Degno esponente della classe imprenditoriale sarda. Il meglio della società civile, la spina dorsale del paese. Pogaridariii!

  6. zunkbuster says:

    Ma cosa pretendono questi giornalisti? Dai! Devono ringraziare che qualcuno li faccia lavorare e pretendono pure di essere pagati? Non scherziamo suvvia, altrimenti chissà quanti lavoratori pretenderebbero di essere pagati o essere pagati dignitosamente, sai che disastro per l’economia? Abbiate comprensione per il signor Mazzella, che in qualità di banchiere è solo un umile lavoratore nella vigna del montismo ….

  7. a maggior ragione, se l’ “opinione pubblica” (di cui facciamo parte anche noi che ne stiamo discutendo, purtroppo con minore risonanza di quelli che hanno ruoli istituzionali ) si è stancata di dare soldi ai predatori, ai filibustieri di ogni genere, agli “imprenditori”-prenditori, si faccia sentire, chiuda i rubinetti, faccia, insomma, qualcosa di concreto e VISIBILE. possibile che gli anni e i decenni passino e il copione sia sempre lo stesso?

  8. donna cicoria says:

    Come puo’ succedere che ricchi imprenditori non pagano e scrivono comunicati stampa mentre i poveri imprenditori che non pagano vengano rincorsi dai creditorie dichiarano fallimento? E’ forse una legge economica o un dogma del capitalismo?

  9. e comunque non ho ancora sentito un politico, un consigliere regionale o comunale, un “intellettuale”, esprimersi pubblicamente su questa vergogna. non ho ancora letto alcunchè, a parte questo blog e qualcosa su Fb, di esplicito. Qualcosa, insomma, che “punisca” a livello di immagine (perchè aspettarsi una sanzione tempestiva per chi prende soldi pubblici e poi non onora gli impegni con i lavoratori è solo una mia vecchia utopia) lo spregiudicato editore-banchiere. a parte noi, e la nostra ovvia solidarietà ai lavoratori di Sardegna1, la cosiddetta “opinione pubblica” dov’è?

    • Anonimo says:

      Credo che l’opinione pubblica si sia stancata di dare soldi a questa gente per mantenere altra gente!

  10. Il biografo says:

    ma perché non vi informate meglio? Ma lo sapete di chi state parlando? http://www.giorgiomazzella.it/chie.asp

    • Guarda che anche Kenneth Lay si faceva scrivere dei profili biografici incredibili… Stiamo parlando di un signore (?) noto per azioni simili in tantri altri settori economici che hanno avuto la sfortuna di vederlo all’opera. Stiamo parla di un signore che avvilisce chiunque pensi che il lavoro abbia una sostanza etica che dovrebbe legare le diverse parti in gioco. Stiamo parlando della figura che emerge dal suo comunicato stampa. Di questo si parla…

    • “Il Senato Accademico della Facoltà di Scienze Finanziarie dell’Istituto Superiore di Finanza e di Organizzazione Aziendale conferiscono a Giorgio Mazzella una laurea in Economia e Gestione Aziendale, ed una seconda in struttura finanziaria e capitali di rischio.
      Un riconoscimento accademico che non frena la sua voglia di trasformare in azioni le idee”
      *************************************
      Da un breve controllo sulla Rete scopriamo che questa fantomatica “Facoltà di Scienze Finanziarie dell’Istituto Superiore di Finanza e di Organizzazione Aziendale” -ISFOA-
      è una istituzione svizzera che rilascia titoli accademici a pagamento peraltro diffidata
      dalle autorità dello stesso Canton Ticino.
      Siamo quindi davanti ad un caso simile a quello della laurea albanese del Trota o per stare più vicini noi alla laurea americana in salsa rumena dell’on. Ass. Christian Solinas e della quale nessuno della carta stampata proferisce verbo.
      Fonte:

      https://groups.google.com/forum/#!msg/it.economia.borsa/8UBVjnoiAbc/CXj3kn1MYlMJ

      ISFOA NON E’ PIU UNIVERSITÀ ‘REVOCATA L’AUTORIZZAZIONE
      1 Foglio ufficiale 18/2011 Venerdì 4 marzo pagina 1759
      Revoca della ris. gov. n. 706 del 14 febbraio 2006.
      Comunicazione nella forma degli assenti
      Il Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino vista la
      risoluzione governativa n. 706 del 14 febbraio 2006, intimata al
      signor Stefano Masullo, ISFOA (Istituto Superiore di Finanza e di
      Organizzazione Aziendale), Piazza Affari, I-20123 Milano, nella quale
      si attribuiva all’ISFOA l’autorizzazione alla denominazione
      universitaria;
      richiamati:
      – l’art. 14 cpv. 2 Legge cantonale sull’Università della Svizzera
      italiana, sulla Scuola universitaria professionale della Svizzera
      italiana e sugli Istituti di ricerca (LUni) secondo il quale «è
      necessaria l’autorizzazione del Consiglio di Stato per usare nel
      Cantone le denominazioni «università», «istituto universitario» e
      simili da parte di enti pubblici e privati che svolgono attività di
      insegnamento e attribuiscono titoli accademici; il Consiglio di Stato
      decide sentito l’Organo di accreditamento della Conferenza
      universitaria svizzera»;
      – l’art. 14 cpv. 3 lett. a) secondo il quale il Consiglio di Stato
      vigila affinché la denominazione non sia tale da generare confusione
      con le università accreditate;
      accertato che l’istituto in questione (ISFOA) non risulta disporre di
      una sede giuridica o fisica nel Cantone Ticino o in Svizzera;
      considerato che la LUni non ha facoltà di stabilire direttive per
      istituti che non hanno una residenza nel territorio cantonale,
      su proposta del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello
      sport,
      risolve:
      1. La risoluzione governativa n. 706 del 14 febbraio 2006 è annullata
      con effetto immediato.
      2. L’ISFOA è tenuto a confermare entro 30 giorni dall’intimazione che
      provvederà alle necessarie rettifiche ed in particolar modo ad
      eliminare ogni riferimento a tale risoluzione nei documenti a
      destinazione di terzi diffusi attraverso tutti i canali di
      comunicazione (cartacei, elettronici o verbali).
      3. La presente risoluzione verrà pubblicata sul Foglio ufficiale
      qualora il recapito di intimazione di cui al punto 5 risultasse
      inutilizzabile, o in caso di mancata conferma di cui al punto 2.
      4. Contro la presente decisione è dato ricorso al Tribunale cantonale
      amministrativo entro 15 giorni dall’intimazione.
      5. Intimazione a:
      Stefano Masullo, ISFOA (Istituto Superiore di Finanza e di
      Organizzazione Aziendale), Piazza Affari (Via della Posta 8), I-20123
      Milano.
      6. Copia a:
      Direzione del Dipartimento dell’educazione della cultura e dello
      sport; Divisione della cultura e degli studi universitari; Area degli
      studi universitari; Segretariato generale Conferenza universitaria
      svizzera, Sennweg 2, Postfach 576, 3000 Bern 9; Dipartimento federale
      delle finanze, Segretariato di stato per le questioni finanziarie
      internazionali, Divisione fiscalità / integrità del mercato
      finanziario, Bundesgasse 3, 3003 Bern.
      Bellinzona, 1° marzo 2011 Per il Consiglio di Stato:
      Il presidente, L. Pedrazzi

  11. Anonimo says:

    la libertà di stampu è quando il padrone mette l’organo, e tui su stampu.

  12. Non rientra tra le cadute di stile non pagare lo stipendio ai dipendenti?

  13. pinupretzisu says:

    è vero che bisogna distinguere tra imprenditore ed impresa
    se poi effettivamente lo stato non adempie ai propri obblighi e l’impresa si trova in tensione finanziaria, l’imprenditore non è necessariamente tenuto a tirar fuori i soldini di tasca propria; ma deve esser pronto ad assumersene i rischi

    fatto sta che sardegna 1 è stata ed è uno strumento di potere per mazzella (ma niente di paragonabile a videolina e ugnone) e visto che ha voluto il giocattolo, deve pagare per continuare a giocare, fermo restando che può sempre decidere di dismettere il tutto ed amen.

    Il gioco di utilizzare i dipendenti come scudi umani (mettetevi lì e lamentatevi che io ho troppo charme per fare sit in contro lo stato) è invece meschino, e su questo nessuna scusante.

  14. Anonimo says:

    ha ragione ,mischinetto c’e’ rimasto male !

    • Anonimo says:

      se lascia veramente mi mancheranno da morire le sue interviste, minchia quanto erano interessanti !

  15. Anonimo says:

    la libertà di stampa è di chi possiede un’organo di stampa!!

  16. capo boi says:

    Sono solo voci, ma a quanto pare questo signore non teniri mancu unu soddu po fai baddai una mantenica.
    oh … sono solo voci.

    • Puo’ succedere sai? Sono certo al 100% che Sardegna 1 non raccoglie piu’ pubblicita’ e che al 90% non e’ economicamente sana… ma secondo te e’ un problema dei dipendenti? Da imprenditore puoi fare due cose, entrambe legittime… la prima investi, usi il cervello (sardegna1 ha una programmazione che definire imbarazzante e’ un complimento), rilanci e fai un piano di sviluppo… la seconda, chiudi… non e’ piu’ periodo, non c’e’ il tanto, fare impresa in Italia e’ ormai una follia, andatevene tutti a famculo. Entrambe le posizioni sono LEGITTIME e a mio parere entrambe contengono verita’. La cosa CERTA e’ che NON PUOI pensare che la gente lavori senza pagare gli stipendi… lo trovo folle… il solo pensiero e’ folle. Se poi hai preso soldi, MOLTI SOLDI, per mantenere il livello occupazionale… beh, NON CI SONO SCUSE. Ti vendi la casa, ti vendi gli alberghi, ti vendi tutto… qui stiamo parlando di altro amico mio… stiamo parlando di un imprenditore che per ottenere prima i soldi dallo stato vorrebbe usare come leva la disperazione delle persone, considerate SCIMMIE AMMAESTRATE.

  17. Gianluigi Puliga says:

    quindi questo “signore”:
    1. minaccia che se continuano a protestare contro du lui, molla l’azienda. Un ricatto pesantissimo
    2. invita, dopo aver fatto la minaccia, (e quindi non è un vero e proprio invito), a manifestare non più contro il datore di lavoro ma contro le sedi dello stato che non elargiscono sufficenti milioni al padrone in modo da metterlo in grado di pagare gli stipendi arretrati, che trattasi di cifre nell’ordine di decine di migliaia di euro.

    Bentornati nell’ottocento, signori.

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