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Ci scrive Marco Zurru: “L’intellettualità cagliaritana si sta allontanando da Zedda. Perché il centrosinistra risponde alle critiche con gli slogan”

Marco Zurru è un sociologo e insegna all’Università di Cagliari. Questo suo intervento segue quello del regista Enrico Pau, sul rapporto tra la cultura, l’intellettualità cagliaritana e l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Massimo Zedda.

***

Si intitola “Il libro del riso e dell’oblio” e il suo autore è Milan Kundera. Sono passati tanti anni da quelle letture, ma difficilmente si dimentica una penna fantastica come quella di Kundera, quella incredibile capacità di restituire in poche pagine sedimentazioni decennali di gioie, aspettative tradite e sofferenze di un popolo intero e, dentro il popolo, di intimità uniche.

Il libro inizia raccontando l’ingegnosa e trucida macchina burocratica della “propaganda” dei regimi dell’ex Urss che, in presenza di personaggi di pubblico rilievo sgraditi all’élite politica, si ingegna per cancellarli dalla Storia: discorsi, presenze a comizi documentate fotograficamente, tessere di appartenenze, produzioni letterarie e politiche e così via. Tutto doveva dissolversi nella cancellazione, nel silenzio, nell’assenza, nella sicura, indiscutibile e certificata mai nata esistenza dell’infame di turno.

Il poveraccio in questione si chiamava Clementis e, dopo essere caduto in disgrazia, subì la triste sorte: di lui rimase, in una foto famosa, il personale colbacco in testa a un altro oratore la cui fortuna continuò a lungo. Tutto il resto della sua esistenza evaporò a seguito di una decisione politica.

Quel brano mi è tornato in mente leggendo la delusione di Elio Turno Arthemalle e le motivazioni sulle sue future intenzioni di voto:

“A tutte le prossime tornate elettorali voterò la formazione il cui programma citi meno di tutte le altre la cultura come settore strategico.
Francamente ne ho piene le scatole di tutti quelli che si accorgono di considerare il lavoro culturale trascurabile e parassitario solo dopo la loro elezione.
Preferisco qualcuno che se ne fotta dall’inizio, e mi spieghi su cosa invece vuole puntare. Si risparmierebbe tanto tempo”.

Me l’ha ricordato per un semplice e banale motivo, una festa cui ho partecipato personalmente: la sera del comizio di Zedda e Vendola in piazza del Carmine. Sul palco a presentare la serata, con un’indiscutibile presa di posizione politica in quel momento, c’era Arthemalle e, insieme a lui – nel percorso politico che portò al successo il sindaco cagliaritano – tanti operatori culturali che in questi ultimi mesi hanno acceso una luce di critica (quasi sempre costruttiva) verso l’operato della giunta di Massimo Zedda.

Questa amarezza, questo rifiutare quella che giustamente si ritiene poco più che un’elemosina (come ha scritto Francesco Origo), mi ha fatto pensare alla storia di Clementis ma al contrario…

Qui non c’è nessuna autorità politica che provvede alla cancellazione della indesiderata presenza; qui sono gli stessi protagonisti che pian pianino si stanno allontanando, cancellando: è una consapevole auto-epurazione.

Ci sono, evidentemente, enormi differenze tra quel mondo e la nostra contingenza cagliaritana; tra quel sistema politico e il nostro; tra lo slancio libertario di quegli intellettuali e le richieste dei nostri. Enormi differenze e distanze. Ma resta un dato: il potere politico rimane più solo, più distante da energie creative, critiche costruttive-distruttive-costruttive (direbbe Schumpeter) in ogni caso, a mio avviso, da energie indispensabili.

Questo mi sembra il dato importante: un gruppo consistente di intellettuali, operatori culturali e sociali, dopo aver gioito, pazientato, criticato, si sta allontanando. I motivi di questa distanza sono stati documentati grazie al vivace e serio lavoro del blogger che ci ospita e non ci voglio tornare in questo momento.

Vorrei solo soffermarmi sinteticamente su alcuni (tra i tanti) elementi chiamati a difesa dell’operato della giunta e usati come “arma” – mi si passi il termine – contro gli slanci critici.

Il primo argomento è quello banalmente proposto da secoli di storia politica: la contingenza avversa (c’è la crisi e le responsabilità non sono nostre; nostra solo la fatica e l’onere di affrontare i tagli economici e il gigantismo dei problemi urbani laddove gli altri – a destra – hanno chiosato in passato e, sicuramente, fallirebbero in questo frangente storico).

Il secondo argomento sposta la discussione sull’operato della macchina burocratica: la politica è presente ma le responsabilità dei ritardi sono dell’inettitudine, della poca pro-attività, puntualità e, al limite, dell’avversità di quello che si configura come un vero e proprio “ceto burocratico”.

Il terzo argomento è più ingenuo: abbiamo espresso una giunta di tecnici, giovani entusiasti ma inesperti della macchina comunale: tradotto in soldoni, ci vuole tempo per vedere i frutti del lavoro (il mio amico Soviet declina questa vicenda secondo i tempi dell’agricoltura e chiede di pazientare nell’attesa del sicuro momento della raccolta).

Il quarto argomento richiama quello dell’ignoranza: “Non avete esattamente presente cosa si è fatto in questi mesi, non sapete e dunque documentatevi; ci sono le 81 pagine del Report a portata di mano”. E così via.

Ora, possiamo continuare a lungo su questo sentiero elencando altri motivi portati a difesa dell’operato della giunta Zedda, le cui ragioni non sono evidentemente solo e strettamente di “ufficio”, ma alimentate dalla convinzione che si sta operando bene e che la strada intrapresa sia quella giusta, sia politicamente nel senso più ampio che si può dare al termine sia nelle relazioni con la macchina burocratica. Per alcuni ci vuole tempo, per altri il tempo sta per scadere e per altri ancora il tempo è già scaduto.

Quello che mi sembra importante in questa vicenda che la lettera di Enrico Pau richiama è che una fetta di entusiasti operatori intellettuali entusiasti non lo sono più e, al contrario, si stanno allontanando. Questo mi sembra un “fatto” ma anche un fatto con enormi rilievi simbolici. E su questo fatto, sulle sue possibili conseguenze, a mio avviso, la classe politica che governa Cagliari dovrebbe seriamente ragionare.

Marco Zurru

 

73 Commenti

  1. Adbuster says:

    Riassunto di tutti i commenti fin qui postati.
    – Quasi tutti: “Zedda, con le sue dioscure alla cultura, sui contributi hanno pestato una grossa cacca. L’hanno fatto troppo tardi, l’hanno fatto male e di mala gana”.
    – Sovjet (prima delle email di Ainis): “Tutto si può migliorare, si sconta l’inesperienza ma almeno siamo migliori della giunta Floris. Le dioscure non sbagliano perche fanno tutto secondo la legge. Il bicchiere è mezzo pieno”.
    – Supresidenti: “Un contributo da millecinquecento euro du donasa a zia tua”
    – Sovjet (dopo le email di Ainis): “Voi intellettuali siete dei solo dei bastardi e ce l’avete con Zedda che è buono e coraggioso come tutti noi di SEL e l’ha dimostrato con Cellino finalmente cacciato dal Sant’Elia. Le dioscure lavorano secondo la legge. Il bicchiere è mezzo pieno”.
    – Zunkbuster cita Pubusa quando parlava di scarsa partecipazione democratica della società civile da quando c’è la giunta Zedda, nonostante le premesse e le aspettative.
    – Soviet (dopo altre mail di Ainis) ricorda e cita la fantastica risposta di allora di Ainis a Pubusa: «Poba!». Il bicchiere è mezzo pieno e le dioscure sono bravissime.”

    • zunkbuster says:

      Mia versione:
      – Broz, sul copione dell’ufficio stampa e propaganda del PCI, dice che è tutto perfetto, i contributi sono stati erogati sulla base dei progetti, chi lo ignora è disinformato, e comunque l’amministrazione Zedda ha sempre ragione;
      – MM aka Marco Murgia vorrebbe ripetere che vinceranno i progetti, non fosse che l’epic fail in cui è incappato quando ha rotto la sua identità virtuale sul blog (ma tanto scrive “a titolo personale”, come se il portavoce di Obama le sparasse grosse per poi precisare “ma non è l’opinione del presidente”) lo sconsiglia prudentemente dal tornare a scrivere (almeno col suo nick abituale);
      – Soviet dice che non è detto che sia tutto sbagliato, e che in ogni caso sempre meglio con l’amministrazione Zedda che con chiunque altro (e su questo, forse, dovrei essere d’accordo);
      – Zunkbuster è il solito pinuprezisu che non se ne perde una di criticità, al momento di indicare soluzioni alternative purtroppo si rende conto che qualunque cosa fai a Cagliari non è mai contento nessuno. Poi si crede Mandrake perché pensa che avrebbe potuto fare il nuovo regolamento ben più rapidamente;
      – Gianfranco Carboni si chiede come mai se c’erano solo 7000 euri per MCN poi si sono distribuiti a pioggia quasi 400000 euri;
      – Supresidenti: o Massi sesi un amigu ma immoi ses incummentzendi a mi segai is patatasa. Mì che non mi basta un mojito, mi devi almeno pagare la cena;
      – i vari troll di turno, alcuni forse amministratori comunali, prudentemente non si mostrano. Il sindaco ha consigliato prudenza anche a loro;
      – Pubusa, evocato più volte sotto forma dell’omonimo uccello un po’ del malaugurio, fa capolino sotto forma di citazione di Zunkbuster e spara a zero su Zedda;
      – Vito Biolchini, accanto alla lucida, si gode lo spettacolo sgranocchiando interi chili di popcorn, in attesa di tornare sul campo di battaglia più carico di prima;
      – Massimo Zedda, che segue attentamente gli interventi dal suo Iphone, ogni tanto viene colto in fallo da Ninni Depau a bofonchiare “ma chini mi dd’a fattu fai …” forse meditando di sfilarsi grazie alle prossime politiche. I membri del suo staff, alcuni assessori e diversi consiglieri eletti grazie al premio di maggioranza lo guardano preoccupati. Alcuni sanno che non sarebbero rieletti, altri cogitano: “Riuscirò a riciclarmi con Vargiu o Gregorini?”.

      • E no, caro amico Zunkbuster. Un serio copione di ufficio stampa e propaganda suggerirebbe: no ddus caghisti, ched’è uguale.
        Io invece sto qui è discuto dicendo la mia – e senza essere voce ufficiosa di nessuno! – e se lo faccio è perché mi piace.

        • zunkbuster says:

          Mì … torrau esti … ma non eri in Germania? Ah vabbeh ci sono i tablet, gli internet point … scherzo, lieto di “risentirti” dissensi a parte. Comunque consentimi di dissentire: di fronte ad addebiti inconsistenti, il silenzio è una buona tattica che riempie di merda chi li formula. Ma quando ti rovesciano addosso palate di contestazioni non tutte manifestamente infondate, l’uomo dell’ufficio stampa e propaganda risponde, magari come avrebbe fatto il miglior Togliatti – che nel coniare metafore crudelmente ironiche sulla ritenuta reale natura degli avversari era insuperabile, D’Alema sul punto a 64 anni ha ancora molto da imparare – ma risponde. Cosa ha fatto lo staff di Obama quando imperversava la teoria cospirativa dei cosiddetti “Birthers” ultraconservatori che sostenevano che Obama non fosse neppure nato negli Usa – ma forse in Kenya o chissà dove – e quindi non avrebbe avuto il diritto legale ad essere eletto presidente? Ha pubblicato il certificato di nascita di Obama, indiscutibilmente riferito a Honolulu, Hawaii, USA. E fine della storia. Poi ovviamente ognuno si regola come crede.

    • Sovjet says:

      Sovjet: il bicchiere è a tre quarti, quindi è mezzo pieno…
      Sovjet: prima della mail di Ainis decide di non commentare.
      Sovjet: dopo il post di Marco Zurru (con cui dichiara una lunga e fraterna consuetudine), deluso dagli intellettuali che non vedono la linea generale di tendenza, ma si fermano all’immediato e al “particulare”
      Sovjet: su commento di Zunkbuster che richiama un giudizio di Pubusa su Zedda segnala un giudizio di Ainis su Pubusa.

      Distillo solo quanto detto da me perché sono certo della fonte e non ho l’abilità di Adbuster per farlo con altri. 🙂

  2. Gianfranco Carboni says:

    Una domanda posso? Cari amici miei, se il giorno prima non c’erano che settemila euro (per MCN dichiarazioni dell’assessore) perche’ il giorno dopo si suddividevano a pioggia euro 400.000? Che non risolvono nessun problema: una degna programmazione dell’offerta e della richiesta di eventi piccoli e grandi, per tempi e cifre.

    • zunkbuster says:

      Mì che poi dicono che vuoi un assessorato, o Carboni …

      • Gianfranco Carboni says:

        O Zunk e dai rispondimi tanto mi sono autotrombato. Grazie (ma chi sei dove vai cosa fai)

        • Butta la’ vieni qua chi la prende e chi la da … Egregio Carboni, bisognerebbe chiederlo alla Puggioni … Stando alle affermazioni della voce ufficiosa di Zedda su questo blog (Broz) le valutazioni sono sulla base dei progetti, anche quella ufficiale (Marco Murgia) scrisse che “vinceranno i progetti” facendo incazzare non poco Biolchini. Solo che mi sfuggono i criteri per cui MCN vale 30000, i progetti di LucidoSottile od altri 2000. Non sarebbe male rendere interamente di evidenza pubblica e nel dettaglio i parametri di valutazione.

          • Gianfranco Carboni says:

            Butta la’ vieni qua chi la prende e chi la da zumpa zumpa zum papa. Il giorno prima l’assessore affermava in Consiglio Comunale che per MCN (ottima evento) erano disponibili 7.000 Euro. Il giorno dopo si suddividono 400.000 Euro questoami pare sia la sostanza, che ha stupito non pochi, unita alla dichiarazioni relative al regolamento. Le associazioni chiedevano chiarezza da mesi e mesi. Dunque? Onde sta la zeppa. Zum papa.

          • Sovjet says:

            Beh Zunk, tu sai bene, certo meglio di me, che gli interessati possono fare una semplice richiesta di accesso agli atti, verificare il rispetto delle norme regolamentari e poi renderci tutti edotti.
            Io credo semplicemente che si sia applicato il regolamento. È un regolamento che va superato? Certo, lo dice amche l’amministrazione. Si poteva fare in tempi più brevi? Senz’altro: invece di rompere le palle con le audizioni, gli incontri con gli operatori e altre menate varie da “partecipazione” (la partecipazione rallenta…o si partecipa o si fa in fretta! Ma che botte piena e marito/moglie ubriaco sia cosa difficile da ottenere lo sappiamo un po’ tutti).
            Intanto, si alza una voce un po’ fuori dal coro, quella di Gaetano Marino, che la mette in modo diverso (quì la videolettera http://m.youtube.com/watch?v=7gvzdfBDD8E ), che naturalmente non è che abbia riscosso nell’ambiente tutto questo entusiasmo…ma offre un altro punto di vista rispetto a quello espresso dall’associazione Carpe Diem. Legittimo quanto quello, credo.

            • Supresidenti says:

              non si può dire si è applicato il regolamento compagno sovjet perchè quando il regolamento non ha regole oggettive (a pellegrini piacevano le mani libere) tutto il discorso non regge. Si doveva scegliere in maniera arbitraria e lo si è fatto. Sbagliando più di una cosa a mio avviso. Perche si è sbagliato? non certo per malafede, ma per paura di decidere. ricordando a tutti i presenti che pur operando in città da dodici anni l’associazione che presiedo ha presentato domanda di contributo per la prima volta quest’anno. Sapete perchè? perche con delle regole arbitrarie in passato non ho permesso ad un fascista assessore di giudicare il mio lavoro (almeno fuori dall’università). Quest’anno siamo stati giudicati degni della fascia c con contributo di 1500 euro. Il bicchiere è mezzo vuoto o mezzo pieno? Personalmente credo che aiutare una associazione che lavora in un quartiere come villanova attraverso un festival del quartiere, con tutti gli stravolgimenti che ha subito (subito si, niente partecipazioni, scelte politiche, giuste o sbagliate che siano ma sono scelte politiche pedonalizzare un quartiere) avrebbe avuto come ritorno per l’amministrazione un valore aggiunto alle scelte in materia di viabilità. Finanziare il concerto di laura pausini non da questo ritorno.

              • Sovjet says:

                Caro compagno Presidente, c’è modo e modo di applicare qualsiasi regolamento, anche uno che lascia le mani libere. Il fatto che gli stessi operatori che hanno sostenuto Zedda stiano esprimendo critiche e perplessità in qualche modo è segnale che non si sono accontentati gli amici, con buona pace per gli altri, ma che si è cercato di procurare il danno minimo. In ogni caso, nella pubblica amministazione la mano libera è possibile fino ad un certo punto, quindi criteri ce ne devono essere e possono essere resi noti (discrezionali o no che siano) da chi ha un interesse legittimo. Sarebbe interessante capire di chi sarebbe stata l’ipotetica discrezionalità: del sindaco, dell’assessore, della commissione o del dirigente? È vero che in passato non hai presentato domanda, ma le regole arbitrarie continuano ad esserci e quindi il problema non è l’applicazione di un regolamento che permette discrezionalitá, ma la discrezionalità del regolamento, che va cambiato. Sul fatto che si sia “deciso di non decidere” in una fase di transizione, beneficiando molto o poco tutti, può anche essere che questa scelta sia dovuta alla necessità di evitare ricorsi. Perché un conto è che chi ritiene di aver avuto poco rinunci, un altro è che chi ritiene di avere non abbia e ricorra. Bloccando tutto.
                Che ci sia da migliorare qualcosa è chiaro, io penso però io credo che oggi siano più che crociate sul tempo presente, premere per avere cambianti utili sul futuro.

                • Sovjet says:

                  Ultimo paragrafo: “io penso però che oggi, più che fare crociate sul tempo presente, sia importante premere per avere cambiamenti futuri.”
                  Ogni tanto mi incasino! 🙂

                  • zunkbuster says:

                    Incasinati pure compagno Sovjet. E’ un piacere quando si discute su un registro costruttivo.

                • Supresidenti says:

                  tutto vero o almeno piu che plausibile. infatti non parliamo di amici, nemici o sconosciuti. a me pare che manchiamo di coraggio, che troppo spesso non riusciamo a superare certe barriere che invece andrebbero superate ed abbattute. e tra le altre cose mi piacerebbe se ci fosse una sede dove discutere, fosse anche per mandarci a quel paese, ma apertamente perchè davvero lo spirito con cui uno dice delle cose lo si vede dagli’occhi e non vorrei esser frainteso con il mezzo telematico.. domani rientra vito, nuovo giro nuova corsa.. il peccato è che scriverà ancora di calcio e sant’elia:-)…

                  • Sovjet says:

                    Io non penso che il problema sia la mancanza di coraggio, quanto la propensione alla prudenza…hai citato Sant’Elia: credi che un sindaco pusillanime avrebbe assunto una posizione così decisa nei confronti di Cellino, col Cagliari che va a giocare fuori Sardegna o a Quartu?
                    Sul luogo dove discutere siamo pienamente d’accordo!

            • zunkbuster says:

              Caro Sovjet, hai fatto giustamente riferimento al diritto d’accesso, ma io ci andrei cauto quanto a trattare la problematica in modo “avvocatesco”, se non altro perché la discrezionalità tecnica è insindacabile, ma i vizi di insufficienza di motivazione, specie quando i criteri risultino eccessivamente discrezionali, possono portare a ricorsi al Tar. La situazione è già pesante, date le ristrettezze, e nonostante i tanti rilievi credo che nessuno abbia alcun interesse a evocare l’intervento del giudice amministrativo. E’ vero che il regolamento lo fece l’amministrazione Floris, e che costoro gradivano avere le mani libere, tuttavia la “risposta” necessariamente temporanea ed emergenziale di Puggioni e dintorni, ossia usare, in mancanza del nuovo, il vecchio regolamento con qualche accennato criterio moderatore – come il ricorso extra ordinem, ignoro in quale misura e con quale impatto, ai criteri di cui al regolamento in approvazione accennato da Francesca Ghirra – temo sia stata un errore politico. Così si è finito per lasciare mano libera neppure al politico, ma al dirigente, che ha predisposto la determina di attribuzione dei contributi, il dirigente, non Enrica Puggioni. Non piace che la politica abdichi al suo ruolo per incapacità ad adottare tempestive decisioni. Penso che sarebbe stato davvero meglio, se proprio non si era in grado di approvare il nuovo regolamento in tempo utile, sospendere temporaneamente le erogazioni, magari per essere in grado di provvedervi entro i primi mesi dell’anno venturo, ma sulla base di criteri nuovi, certi, predeterminati, pubblicizzati e che soprattutto, dato che l’intendimento costantemente propugnato dall’amministrazione Zedda è di garantire trasparenza e par condicio, il meno possibile discrezionali. Nell’immediato avremmo forse avuto più mugugni, ma non credo che 2000 euro in meno facciano la differenza rispetto alla sopravvivenza di LucidoSottile (MCN, va ricordato, è stata annullata, e nulla si sa dall’organizzazione circa la possibilità di organizzare l’evento tardivamente e magari in una diversa location).

              • Sovjet says:

                Non lo so Zunk, ma tu credi davvero che se si fossero sospese le erogazioni, anche se temporaneamente, questo non avrebbe determinato proteste anche maggiori?
                Il fatto è che come fai sbagli, a quel punto meglio sbagliare il primo anno di consiliature che l’ultimo…ma queste cose le sai meglio di me! 🙂

                • zunkbuster says:

                  Purtroppo è vero, a Cagliari spesso e volentieri non si è mai contenti di nulla. Se dobbiamo ricordarci del bicchiere mezzo pieno, credo proprio che dall’amministrazione Zedda non arriveranno erogazioni smisurate per il compleanno di Barbie … una cazzata che come il noto libro di Silvio Pellico costò al centrodestra cagliaritano più di una guerra perduta 😉

          • Simplicius says:

            Per una completezza della nostra informazione. Oltre a rendere pubblici i progetti per i quali le singole associazioni hanno chiesto i fondi, sarebbe anche utile capire chi MATERIALMENTE ha valutato quei progetti. Così, giusto per saperlo.

    • vincenzo says:

      Veramente la dichiarazione sarebbe : “Il Comune di Cagliari farà la sua parte, il festival per quanto ci riguarda avrà un contributo superiore a quello che aveva gli anni scorsi. Nel tempo su un bilancio di 150 mila euro il Comune di Cagliari ha sempre partecipato con 7 mila euro”.
      Almeno secondo una delle fonti disponibili online, poi altre variano i termini ma la sostanza resta questa.

      Senza pretese di attribuire desideri di assessorati, beninteso.

  3. zunkbuster says:

    Leggo che si parla spesso di “pubusas”, e magari il riferimento subliminale è a questo articolo pubblicato da Andrea, appunto, Pubusa, su Democrazia Oggi.
    http://www.democraziaoggi.it/?p=2549
    Cito il punto che mi pare saliente quanto alle cose di cui si discorre:
    “Sulla partecipazione, che forse è la cifra più rilevante di un governo di sinistra, Zedda è ancor più deludente. I cittadini erano spettatori prima, ma lo sono anche adesso. Anzi ogni pretesa di partecipazione al dibattito sulla politica cittadina, viene accolta con sospetto e vista come un’indebita invasione di campo. Alle associazioni che chiedono sedi materiali di dibattito e d’incontro, si è risposto che i locali vanno messi a gara. Insomma, uno strumento, la gara d’appalto, per la contesa fra imprese e operatori economici impropriamente e – consentitemi – stupidamente applicato all’attività culturale che, per sua natura, non ha fini di lucro, ma ci cambia la vita ed è l’indice più sicuro del tasso di civiltà e democraticità della polis.”
    Per essere uno accusato spesso di essere un “moderato di ritorno” ed espressione della “vecchia sinistra” – che peraltro, di testa se non anagraficamente, è ampiamente rappresentata nel “giro” del sindaco – Pubusa mena fendenti non da poco, specie se si considera che una collega docente a lui molto vicina, come Paola Piras, è vicesindaco di questa amministrazione. Forse esagera. Ma rende bene l’idea dell’errore di metodo che si sta compiendo quanto all’approccio verso il problema cultura. Insomma dai, quel regolamento del cacchio l’avrà anche fatto la prima amministrazione Floris – fermo che in oltre un anno non si è riusciti a produrne uno nuovo – ma se calcoliamo l’impatto di un evento culturale o delle attività di una qualsiasi associazione a oggetto culturale sulla base dei coperti in più nel ristorante caddozzo della Marina anziché dai birroncini in più serviti dal bar caddozzo di Is Mirrionis, non si è proprio capita una cippalippa. Del resto niente di nuovo: è quello che soprattutto Biolchini e Gianluca Floris ci dicono fino alla noia da mesi e mesi. Ma se lo dice Pubusa che sulla cultura non ha interesse diretto …

  4. Segnalo la posizione della Coooperativa Carpe Diem (La Casa delle Storie) che rinuncia allo stanziamento esiguo con una lettera aperta al sindaco, all’assessore e alla presidente della commissione cultura.

    http://costruiresumacerie.org/2012/09/16/lettera-aperta-della-coop-carpe-diem-che-rinuncia-ai-contributi-comunali/

  5. Anonimo says:

    Che palle questi pseudo intellettuali,le pubuse e le cugurre!Non se ne può più!Quoto Chavez

  6. Non avevo notato il tenore della discussione.
    Chiedo scusa per la leggerezza del precedente post.

    Secondo me si sta un po’ esasperando un fattore parziale, dell’operato dell’amministrazione. Non si deve perdere di vista il quadro generale. Lo ha accennato Sovjet: “Se si passa da trasferimenti statali per 44 milioni e euro a 19 milioni di euro è una scusa o una contingenza avversa con cui fare i conti?”

    In queste condizioni diventa difficile garantire i servizi elementari, come gli asili o il trasporto pubblico. Finora l’amministrazione Zedda ha salvato la Città, mantenendo i servizi essenziali e mantenendo i conti a posto, nonostante la crisi.
    Torino ha 3,5 miliardi di euro di debiti, Milano 3 miliardi. Nel 2012 i torinesi pagheranno 137 milioni di tasse in più per l’aumento dell’addizionale Irpef e per l’IMU.

    Nel precedente articolo dicevo appunto del difetto di comunicazione. In città le persone non sanno che Zedda e la giunta, finora, hanno salvato la città dal fallimento, risparmiando e recuperando soldi dove prima si sprecavano.
    Secondo me dovevano farlo sapere, subito. Un video di dieci minuti ogni fine settimana, dove Zedda spiegava “questa settimana abbiamo lavorato per risparmiare soldi, recuperandoli qui, qui e qui, che sono serviti per salvare il servizio di trasporto pubblico, oppure per tenere aperti gli asili”.

    Riguardo il settore cultura/spettacolo, è stato commesso un errore. Un errore da 700 mila euro. I soldi spesi per l’arena concerti dovevano andare tutti agli operatori culturali. E i concerti alla Fiera. Non è un errore che si perdona facilmente, quando ha 5 zeri.
    Poi credo che anche il Comune dovrebbe farsi promotore di iniziative culturali (culturali però, non di spettacolo !), direttamente, senza delegare ad altri gruppi che propongono i propri lavori.
    Possibile che non ci sia uno straccio di idea ? In un articolo precedente avevo avanzato una proposta, assieme alla critica. Non vi è piaciuta ? A me sembrava fattibile.

    Per il resto c’è poco da lagnarsi: gli intellettuali che si allontanano da Zedda, abbiano il cuore e la superiorità (intellettuale), di scegliere la via del dialogo e della collaborazione. Se scelgono la strada del muro-contro-muro, diventano anche loro una parte del problema, quando invece dovrebbero essere la chiave di volta, per la risoluzione del problema.
    Scegliete di fare i soluzionologi, non solo i problemologi (cit. Ainis).

    P.S. Come fate a non capire chi è il misterioso mittente, che scambia mail con Sovjet? Lo ha definito “fustigatore di intellettuali sardi”… Che bisogna dire di più?

    cordialmente,

    • Trascuri un dettaglio: secondo te al Comune ci sono competenze specifiche che possano direttamente curare gli aspetti tecnici e organizzativi di un evento culturale? Mi sa di no, per quel che so le competenze del personale interno sono mirate soprattutto sull’aspetto “beni culturali”. Forse potrebbe farlo il sindaco o un assessore personalmente, se ne ha le competenze, ma questo per l’ordinamento degli enti locali risulterebbe irrituale. Abbiamo a che fare con un ordinamento in cui anche se nomini Massimo Carlotto assessore alla cultura, questi, che se ne intende, per organizzare un evento di letteratura “noir” avrebbe bisogno comunque delle firme di due dirigenti che perlopiù non ne capirebbero nulla, oltre che del segretario generale, questa è la realtà. Si potrebbe ovviare con le consulenze, ma Zedda è contrario e fa bene. Con assunzioni mirate di personale qualificato? Da verificare in questi tempi di ristrettezze, ma se non si può è giocoforza rivolgersi all’esterno. Però gli operatori dovrebbero sapere che i casi sono due: o l’amministrazione continua a non decidere per garantire la “par condicio”, oppure adotta metodi più celeri e discrezionali di decisione, e in tal caso ci sarà chi sarà inevitabilmente scontentato e magari griderà (magari infondatamente) al favoritismo.Magari l’amministrazione potrebbe davvero individuare 12 progetti meritevoli e dare 30.000 euro a ciascuno di essi, se fossimo certi di evitare 77 ricorsi al Tar, che se non si fanno per 2.000 euro, per 30.000 si fanno.

      P.S.: Io sarò in testa per il “Biolchino d’Oro”, ma rassegnati Ale. Tu per ora resti nella palude. Scrivi troppo poco per arrivare ai livelli miei e del compagno Sovjet, troppo anche per concorrere al “premio Twitter”, dove, fuori gara Di Legno che lo fa apposta, conduce incontrastato Broz. 😉

      • Broz è un tipo spiccio. Ma prima o poi diventerà intellettuale anche lui e ve la farà pagare. 🙂

        • zunkbuster says:

          Spiacente Broz (ometto la “o”, per quanto sia di tradizione latina e tuttora usata nell’inglese letterario, non solo nel casteddaio) non sono un intellettuale. Diciamo uno che legge. Se vuoi incrociamo i guantoni su storia medievale della Sardegna, karaoke applicato (specialità Vasco Rossi) e PHP amatoriale. A te la scelta. Arbitro, ovviamente, Vito Biolchini 😉

        • Gentile Broz,
          sappia che diventare intellettuale (cagliaritano) è una sindroma curabile e soprattutto prevenibile. Si vaccini leggendo i quaderni di Gramsci e non correrà pericoli.
          Cordialmente,

          (Complimenti per il nick: sembra un fastidio gastrico. “Ho qualcosa che non va: dopo pranzo faccio dei terribili Broz!”)

      • Le competenze specifiche. In questo caso il termine “specifiche”, qualifica un’idea tua soggettiva, di quelle che devono essere le competenze per organizzare quello che secondo te è un evento culturale.
        Ma la realtà può essere più semplice di quella che immagini.
        Dipende da cosa si vuole organizzare, e da cosa si intende per “evento culturale”.

        Per me un festival noir organizzato da Carlotto, non fa tanta cultura. Perché è centripeto. Cioè sposta l’attenzione culturale verso di se, attirando un paio di migliaia di persone, che quel genere o quell’autore, già, bene o male, lo conoscono. Le “periferie” culturali non vengono attirate: se ne rimangono a casa e guardano Maria de Filippi.

        Bisogna partire dal basso, e raggiungere i luoghi in cui c’è meno cultura. E recuperarli, con iniziative all’inizio semplici, e poi, per gradi, sempre più alte. La cultura deve essere centrifuga.

        Per questo ho fatto riferimento ad un mio precedente intervento. Perché avevo proposto un evento di questo tipo. Pregando Biolchini di avere pazienza, te lo ripropongo. Poi mi piacerebbe avere un parere (potete anche dire che vi fa schifo, non mi offendo).

        Obiettivo: Creare un legame stretto, tra i ragazzi che frequentano le scuole inferiori (asilo, elementari e medie) e la nostra storia recente, vista attraverso gli occhi dei loro nonni. Al contempo valorizzare il patrimonio culturale, rappresentato dai nostri anziani e dalle loro storie, facendoli sentire parte fondamentale della nostra società.

        Linee organizzative:
        1. Asilo: i bambini degli asili studiano ed organizzano una piccola recita da proporre durante la serata finale, per intrattenere piacevolmente i nonnini (sono sufficienti un paio di canzoncine dello Zecchino d’Oro).
        2. Elementari: i bambini preparano una breve rappresentazione teatrale da presentare durante la serata conclusiva.
        3. Medie: i ragazzi raccolgono informazioni riguardo la storia dei propri nonni, la loro vita da giovani, le loro esperienze più significative, le curiosità più divertenti.
        I ragazzi quindi imparano a fare un’intervista, a pianificarla, a farla in sardo, se serve. Imparano a raccogliere il lavoro fatto durante le interviste per farne un libro. Imparano a fare una video-intervista, a montare il filmato ed a produrre un breve documentario, con le interviste più belle, da presentare durante la serata conclusiva.
        Soprattutto imparano la storia del ‘900, in Italia, in un modo indimenticabile.
        3. Serata finale: gli anziani si incontrano assieme in una sala o in un teatro, ascoltano la recita e le canzoncine dei nipotini, guardano il video con le interviste più significative e/o divertenti (deve essere una serata piacevole ed allegra), ritrovano vecchie amicizie, fanno quattro chiacchiere tra loro e alla fine ricevono un piccolo premio “alla carriera”: medaglietta di bronzo per gli 85enni; medaglietta d’argento per i 90enni; medaglia d’oro per i centenari.
        4. Si può dare anche una medaglietta ai bambini nati durante l’anno (che non hanno ancora compiuto un anno), perché anche a loro va lo stesso augurio degli anziani.
        5. Benedizione del Vescovo ad anziani e bambini.
        6. Tutti a casa.

        Titolo della manifestazione:
        A chent’annos e prusu

        La manifestazione si fa a fine anno (logico no ?) e si può organizzare per quartieri oppure tutti assieme (dipende da quanti sono gli anziani a Cagliari). Vengono coinvolte, le scuole e tantissime famiglie, di ogni ceto sociale. Si ricostruisce una comunità. I ragazzi imparano tanto.
        Questa per me è la cultura che serve.
        Se prima non si recuperano le zone grigie, dove la cultura si sta perdendo, non serve a niente fare l’esegesi della Divina Commedia in piazza.

        Secondo te in Comune non ci sono persone che possono organizzare una cosa del genere ? Secondo me si. Io ne sarei capace (nel mio paesino, che conosci, la organizziamo da 20 anni) e sono l’ultimo dei pistola !
        E si troverebbero anche le firme dei dirigenti.

        Ho parlato troppo… ecco un esempio: tzia Raffaela (quando l’hanno intervistata aveva 107 anni).

        • zunkbuster says:

          Mi sembrerebbe un’iniziativa carina, ma piuttosto pertinente al comparto propriamente detto dell’istruzione. Può darsi che sia alla portata dei mezzi comunali, ovviamente in collaborazione con le scuole. L’importante è che si lasci stare la tradizione o leggenda de “S’Acabadora”, altrimenti si continua a polemizzare su Michela Murgia. 😉

    • Gentile Ale Sestu,
      la ringrazio per le continue citazioni (in questo caso al contrario: io invito gli intellettuali ad essere problemologi, non soluzionologi… però problemologi seri, altrimenti meglio dedicarsi ad altro).
      Tuttavia le segnalo che, sebbene adoperi spesso questi termini, naturalmente li ho ripresi da qualcun altro, nello specifico da Quino (è una battuta di Mafalda: «Il mondo è pieno di problemologi, ma scarseggiano i soluzionologi!»). Io ho invertito i termini e sostengo che servono i problemologi, quelli che devono individuare i problemi importanti; fatto questo, le soluzioni si trovano sempre (in genere aggiungo anche: «Come ben sanno coloro che operano nel settore della ricerca»).
      Mi spiace non aver trovato la vignetta originale in rete, le avrei postato il link.
      Dopo questo mio interessante commento, tutti i frequentatori del blog potranno passare un fine settimana sereno!
      Cordialmente,

    • maneferru says:

      condivido in toto!

  7. Noto che ci si lamenta della lunghezza dei post.

    Le lamentele sono probabilmente rivolte a Zunkbuster e Sovjet…

    Lasciateli in pace.

    Se non lo sapete sono in competizione per un prestigioso premio.
    Il primo che arriva a 1.000.000 di battute (compresi gli spazi) vince il “Biolchino d’Oro”.

    Si tratta di una statuetta dorata (tipo un’oscar), però con la barbetta rossa.

    Zunkbuster è in lieve vantaggio.

    • Sovjet says:

      No, no, io non sono in competizione. Come ho già detto è che proprio non sono capace. L’aforisma non è la formula che mi si addice di più. 😀

      • zunkbuster says:

        Compagno Sovjet, meno male che non sei in consiglio comunale … già te la dava Ninni Depau 😉

    • Ale sestu complimenti per la battuta: è splendida!!!!!!

      • Il compagno Sovjet in effetti fa dei bellissimi discorsi che è una meraviglia ascoltare: spesso gli ho fatto i miei complimenti per la sua ars oratoria. Mentre non conosco Zunkbuster di persona ma vedo che ad entrambi piace scrivere. Purtroppo anche secondo me le pagine web mal si conciliano con ragionamenti articolati e complessi, in poche parole, siate sintetici se potete!!

        • zunkbuster says:

          Siamo analitici, brutte bestie. A volte purtroppo occorre cercare di spiegarsi. Anche Ainis quando vuole è capace di splendide e fulminanti battute sintetiche, ma per afferrarle al volo ci vuole un bel retroterra di conoscenze (insomma di “Di Legno” ce n’è uno solo 🙂 ).

  8. Anonimo says:

    Una richiesta: potete evitare di postare commenti chilometrici? Testi così lunghi sono incompatibili con la lettura via web, non sciorinate tutta la vostra opinione in un unico post ma riservatela per eventuali repliche, il botta e risposta è molto più fruibile.
    Per tornare in tema una provocazione ultra-demagogica: alla gente importa di più che si completi la rete della benedettissima metropolitana leggera o che si finanzi un festival o una iniziativa culturale? Non è che sono gli intellettuali ad essersi allontanati dal popolo?

    • Anonimo says:

      ma di cosa stai parlando? alla gente interessano forse le statue dei giardini pubblici? interessa l’arena concerti? non è che qualcuno si sta allontanando dal proprio cervello?

    • Come avrebbe detto l’assessore Paolo Frau (riportato da Casteddu Online): “Io non sono twitter”. Leggo spesso via smartphone e a volte è arduo leggervi un commento lungo, ma a post articolati come quelli di Zurru, o di Sovjet, non possono che conseguire argomentazioni articolate. Adoro Di Legno, ma il suo “ruolo” qui è ben definito, se facessimo tutti così penso che Biolchini preferirebbe mettere il blog in sola lettura.
      Quanto alle provocazioni ultrademagogiche: se la promozione della cultura si fosse basata sul sentire della “gente comune”, semplicemente il pensiero occidentale non sarebbe mai nato. Ai Romani arcaici bastavano ampiamente la zappa e l’aratro. Un tempo a questa funzione assolvevano i mecenati o i sovrani illuminati, in era moderna deve occuparsene la mano pubblica, per quel che puo’. Punto. A prescindere da ciò che può pensarne Tziu Lallu o Fisietto Pistis. Altrimenti, se la vedi diversamente, prega che torni Sandro Bondi.

      • Anonimo says:

        Ricorda che stavo appunto provocando, è ovvio che uno dei compiti e aggiungo doveri delle amministrazioni è quello di promuovere e sostenere la cultura. Ma questa aspettativa verso Zedda che avrebbe dovuto avviare una sorta di “new deal” a Cagliari nel giro di pochi mesi mi sembra quantomeno ingenua, e più in generale non è forse più realistico constatare che ormai (non solo a Cagliari) i rubinetti dei finanziamenti pubblici si stanno chiudendo e “ripensarsi” senza la mamma che ti prepara pranzo e cena (o anche solo la merenda)?

        • Questo lo sappiamo bene, ma il problema a questo punto diventa politico: riconoscere che a certe forme di arte e di cultura, svolte professionalmente, non possiamo rinunciare, oppure lasciare che persone di teatro, musicisti, intellettuali vari – non mi riferisco certo ai tanti docenti universitari che “predicano” dal comodo “pulpito” di una cattedra e uno stipendio statale sicuro – siano costretti a fare gli impiegati del catasto, i camerieri, gli operatori di call center, gli zappatori, emigrare in Argentina o quant’altro. Il mercato può dare risposte solo agli artisti dello showbiz, alle Pausini e ai Tiziano Ferro.
          Con ste provocazioni comunque andiamoci piano, visto che certi uomini di (s)governo, quando affermavano cose simili, sembravano seri 🙂 .

    • Sovjet says:

      Ti capisco, ma non sono capace. mi ci vuole troppo ad essere sintetico e il botta e risposta non mi permette di articolare il ragionamento.
      Però diciamo la verità, non è che scriva tutte queste genialate…non credo che perdersi qualcuno dei miei ragionamenti sia poi tutto quel danno! 🙂

  9. Si faccia un’operazione trasparenza.
    Quali sono le manifestazioni proposte dagli operatori, i programmi e relazioni tecnico-artistiche, i preventivi finanziari?
    Solo sapendo cosa si è proposto si può parlare di elemosine.

    Allora anche uno come me, fuori dal mondo degli operatori culturali e di spettacolo, potrà farsi un’idea precisa su quanto sia stata giusta la spesa. E magari convincersi delle ragioni altrui.

    • Anonimo says:

      o broz, a me sembri fuori dal mondo e boh.. in ogni caso manda una mail a supresidenti@gmail.com e ti accontento subito. occhio pero che i nostri progetti hanno il copyright..

      • O Matte (ché vedo che sta andando di moda, qui dentro, chiamare la gente “O”), non è per accontentare me.
        E’ una proposta, così parliamo di cose specifiche e non di quanto io, tu, Vito o Di Legno riteniamo valga tizio o valga caio.

        • Supresidenti says:

          la o davanti è dovuta alla forma discussione virtuale come se fossimo accanto, se l’hai ritenuta offensiva non era certo mia intenzione. per il resto ti dico solo che sei fuori strada, perchè non si parla della qualità, perchè oggettivamente per finanziare tutte le buone idee e di qualità che vengono proposte servirebbero diversi milioni di euro. quindi la tua richiesta non ha senso. Cio che non mi piace e che non si è fatta una scelta politica. si è deciso di salvaguardare alcune organizzazioni (e non entro nel merito delle proposte, facciamo che sono tutte validissime) lasciando alle altre le briciole come giustamente scrive vito (perche senza scelte politiche la coperta sarà sempre troppo corta). ecco, avrei preferito non ricevere le briciole che ritengo umilianti, ma se in questi mesi ci fosse stata la decisione politica forse non avrei coltivato certe illusioni. in ogni caso, ma perche dobbiamo starne a parlare qui nel blog di vito quando ci conosciamo da anni e ci incontriamo quasi quotidianamente? stabiliamo una spazio reale dove incontrarci e dove magari anche i nostri amici amministratori possono confrontarsi con noi. pero scusami, non la sede di Sel. quella la frequento quando voglio,(e con piacere) però non mi piace esser obbligato ad andarci perchè è l’unico spazio dove posso confrontarmi vis a vis con un assessore o col sindaco. in donia manera, se va in vacanza vito, andiamoci anche noi.
          a si biri.

          • Per me, che evidentemente sono meno preparato sulla materia, è importante conoscere la proposta di manifestazioni per valutare se c’è davvero qualcosa di sottofinanziato. Anzi ti dirò, sicuramente qualcosa di sottofinanziato ci sarà, è fisiologico. Ma senza conoscere le proposte non posso valutare nel complesso se non per personalissime opinioni su chi propone (e non su cosa propone).

            So che vieni a trovarci volentieri, e volentieri ti accogliamo. Ma non è l’unico spazio dove ci si possa confrontare – non dar retta a zunkbuster! 🙂 – tantomeno se parli di sindaco e assessori.

            Fare un dibattito mi sembrerebbe comunque cose interessante.
            Io vado in vacanza domani, una die a Bergamo e una cida a Berlino. Poi ne riparliamo.

    • Di Legno says:

      Far valutare a Broz professionalità con decine di anni di esperienza e già giudicate da anni dal Ministero competente, mi sembra un atto doveroso.

      • Caro Di Legno, credo di essere stato censurato per aver descritto con precisione quale sia il tuo ruolo e avere trovato una corretta definizione per i tuoi interventi. Ma ero ironico, non offensivo, mi spiace che Vito abbia frainteso e abbia così deciso di proteggere la tua sensibile e fragile persona.

        Comunque, so che rispondere alla tua *autocensura è totalmente assurdo, ma vorrei specificare che io non ritengo di dover valutare un bel nulla. Ma ribadisco che a venire valutate non debbano essere le professionalità e gli anni di esperienza (non solo) ma le manifestazioni proposte.

        • Catilina says:

          Voler interloquire con Di Legno è come volersi fare quattro chiacchiere con l’oracolo di Delfi 🙂

  10. Sovjet says:

    Caro Marco,
    vero, c’è un rischio di allentamento di un pezzo dell’intellettualità cagliaritana dall’attuale amministrazione di sinistra della città. Posto che gli intellettuali dovrebbero avere sempre una visione critica della realtà che osservano e raccontarla con pensieri “lunghi”, ovvero con pensieri che aiutino a capire le dinamiche in essere in modo più chiaro e penetrante di quanto possa fare un umile dipendente regionale come me.
    Cosa che però sinceramente io non leggo nei commenti. Tutti scritti da artisti di grande cultura, sensibilità e intelligenza. Cultura, sensibilità e intelligenza che però io – ma sarà un limite mio di sicuro, di ignorante militante Sel – non riesco a percepire nella lettera di Enrico Pau, nella frase buttata là da Origo, nelle parole di Elio (che pure è persona che stimo moltissimo).
    Scherzosamente un frequentatore di questo blog (e fustigatore degli intellettuali sardi, lui userebbe le virgolette per la parola, come vedi io no) in una mail personale mi rimproverava di essermi “passato” nel commentare la lettera di Enrico Pau. Gli ho risposto che la mia posizione l’avevo già espressa in un commento fin troppo lungo e che quindi nulla avevo da dire in più. Lui mi ha risposto che in fin dei conti neanche lui avrebbe commentato e si chiedeva se per caso questa nostra scelta non fosse dettata da vigliaccheria.
    Questa cosa mi ha fatto riflettere, ovvero se fosse davvero una qualche forma di vigliaccheria illogica che mi impediva di commentare quel post. Illogica perché in genere si è vigliacchi per evitare un qualche danno, ma che danno avrei potuto avere io? Però l’amico in qualche modo aveva colto nel segno, non commentavo per un disagio interiore a cui non riuscivo a dare un nome. Alla fine il nome l’ho trovato è delusione. Delusione perché, forse ingenuamente, mi sarei aspettato valutazioni non positive, ma acute, capaci di farmi vedere i fatti, le dinamiche, le scelte sotto una luce differente. Di disvelarmi la china pericolosa verso cui si sta avventurando Massimo Zedda e la sua giunta. Gli errori tattici e quelli strategici fatti quest’anno, che rappresenta un quinto della consiliatura, il primo quinto, e che mettono a rischio la trasformazione di Cagliari nella città sognata dall’immaginazione artistica dei nostri intellettuali. Tu vedi tutto questo nei commenti fatti al post? E qual è poi il punto di crisi, la goccia che fa traboccare il vaso? I contributi dati a norma di regolamento? Francamente, gli intellettuali cagliaritani hanno ragione ad attendersi di più da Massimo Zedda (tra l’altro gran parte di loro lo conosce molto meglio di me), io però mi sarei atteso molto di più da loro.
    E francamente molto di più anche da te Marco, perché tu certe dinamiche le conosci.
    Prendiamo le quattro critiche che riprendi: contingenza avversa, macchina burocratica, inesperienza, ignoranza di quanto fatto.
    Ecco, a me piacerebbe sapere cosa ne pensi tu, perché nella tua lettera non ti esponi. Questo quattro argomenti “a difesa” sono validi o no? Se si passa da trasferimenti statali per 44 milioni e euro a 19 milioni di euro è una scusa o una contingenza avversa con cui fare i conti? Tu che ti sei un esperto di sociologia dell’organizzazione e che hai studiato la macchina pubblica, conta o non conta l’apparato burocratico? È importante o non è importante cercare di trasformarlo, scardinare connivenze e vecchie consuetudini, renderlo più efficiente? Questo è il tuo campo, quindi puoi spiegare tu agli amici intellettuali, meno avvezzi a questi temi dal punto di vista scientifico, cosa dice la letteratura in merito.
    Sarà ingenuo, ma conta o non conta l’esperienza? Tu oggi hai la stessa capacità di analisi di quando iniziavi la tua carriera di sociologo in quel di Tiana oppure oggi sei molto più rapido nel buttar giù un progetto di ricerca, nel costruire gli strumenti di indagine, nel capire se c’è qualcosa che non va e nel modificarlo? E una ricerca non ha forse tempi? Tempi per l’analisi della letteratura per avere una panoramica dello stato dell’arte, tempi per la predisposizione del piano di ricerca, per la raccolta dei dati, per l’analisi, la costruzione del racconto di quei dati e la loro diffusione? I tempi non sono solo quelli dell’agricoltura. Tutte le attività umane richiedono tempo. Elio ha ragione, in molti ignorano quanto tempo richiede la progettazione di un evento artistico. Ma lo stesso Elio mentre giustamente richiama l’attenzione su questo aspetto non lo riconosce – almeno a leggere il suo breve scritto, perché sinceramente non credo che nel profondo del suo cuore sia esattamente così – nella costruzione di un progetto politico di cambiamento. Come se la Cagliari nuova potesse uscire a mo’ di Atena già adulta e in armi dalla testa di Zeus e non dovesse invece essere coltivata e accudita.
    Infine l’ignoranza. Ritieni utile o no la lettura delle 81 pagine di resoconto per poter valutare la linea di tendenza di questa amministrazione? Oppure basta una valutazione di quanto accade nel proprio “particulare”?

    • Caro Sovjet, diceva qualcuno che “per essere delusi bisogna essersi prima illusi”. Qui il punto è se l’illusione sia stata la tua verso gli “intellettuali” ovvero quella degli “intellettuali” verso l’amministrazione Zedda. La differenza temo sia sempre in quella dannata parolina: CRISI. In tempi di “non crisi” ci si poteva permettere maggiormente di filosofare “deinde”, dato che il vivere che viene per “primum” non era così complicato. In questi tempi di crisi forse per molti “intellettuali”, o se non per loro, quanto meno per chi è vicino alle loro passioni e ai loro drammi, il problema di quelle che sono percepite come inadeguatezze di risposte e di comunicazione dell’amministrazione (e che magari l’amministrazione, dal suo lato, percepisce come mancanza di comprensione, magari con amarezza trattandosi di un’intellettualità perlopiù prettamente “di sinistra”), attengono al “primum vivere”, piuttosto che al “deinde philosophari”. Il problema sta qui. Anche a Graziano Milia, a Quartu, c’era chi rimproverava che c’erano buche per le strade, e lui usava rispondere orgogliosamente che la cultura era più importante delle buche. Magari era malinteso dalla stampa, ma rende bene l’idea. Probabilmente il mondo degli artisti e degli intellettuali cagliaritani si attendeva un analogo ordine di priorità da parte di Zedda, ma Zedda ha meno soldi di quanti poteva averne Milia alla sua epoca. Il nocciolo del problema penso sia qui. Ma il punto non è che esista la crisi e che essa costringa a mutare l’ordine delle priorità rispetto a ciò che il mondo della cultura si attenderebbe, il punto è che questo dovrebbe essere comunicato efficacemente, con meccanismi se non di dialogo costante, quanto meno tali da poter almeno tentare di convincere chi, non stando dalla parte della barricata dell’amministrazione, non può afferrare l’intero ordine delle problematiche che l’amministrazione deve affrontare con cotanta immediatezza. Insomma non siamo più davanti ai soliti intellettuali brontoloni che sono esistiti in ogni era, siamo anche davanti a persone che lottano per la sopravvivenza, che devono porsi il problema se continuare a porre l’arte e la cultura al centro delle loro esistenze oppure imbrancarsi fantozzianamente in uno dei sempre meno frequenti, e sempre più discussi quanto alla trasparenza, megaconcorsi pubblici. O perfino emigrare, dato che l’Italia è forse l’unico Paese del mondo occidentale che disprezza così tanto i suoi artisti, i suoi uomini di cultura: un atteggiamento simile non ha riscontri neppure negli ipercapitalistici Stati Uniti, e quanto a risorse destinate a istruzione e cultura, perfino l’ex bancarottiera Argentina ci guarda dall’alto in basso e ci deride. Questo l’amministrazione dovrebbe averlo ben presente quando comunica le sue scelte e le ragioni per cui le ha adottate. La comunicazione è tutto, e quella dell’amministrazione Zedda, insisto, è inefficace.

      P.S.: ovviamente chi scrive “intellettuale” con le virgolette e ha contattato privatamente Sovjet non sono io. Io uso le virgolette solo perché per molti è un concetto discutibile chi sia “intellettuale” e chi no. Ad esempio per me Vito Biolchini lo è a pieno titolo, anche se qualcuno al riguardo su queste pagine non si è astenuto da apprezzamenti ironici.

      • Sovjet says:

        Verissimo, è deluso chi prima si illude. E ammetto la mia delusione perché penso che compito dell’intellettuale sia comunque “filosofare”, anche mentre si arrangia per vivere. In fondo è quello che fa il nostro Biolchini.
        Vedi la comunicazione dell’amministrazione Zedda potrà pure essere inadeguata, ma qui si parla di persone che non dovrebbero aver bisogno di materia predigerita, perché la comunicazione prevede comunque una qualche forma di manipolazione, ma di andare direttamente ai fatti e offrire chiavi interpretative mediate da una cultura più raffinata.
        Questo mi pare sia mancato e di questo sono deluso perché, con tutta la buona volontà, non mi pare di aver capito qualcosa in più, di aver letto una interpretazione dei fatti che vada molto oltre il “primum vivere”, come dici tu.
        Io non sopporto le semplificazioni e mi pare che i giudizi espressi siano semplicistichi. Posso tollerarlo dal classico “uomo della strada”, se con esso intendiamo una persona di scarsi strumenti culturali, ma è intollerabile per chi invece questi strumenti li ha o dovrebbe averli. Poi, succede anche che chi è bravo a fare non sia bravo a raccontare cosa fa o a ragionare sul senso di quello che fa o semplicemente il talento che ha arrivi solo fino ad un certo punto. Vale per i politici, vale per gli artisti, vale per noi tutti.
        Confermo che la persona con cui ho scambiato le mail non è Zunkbuster e nonostante una certa familiarità e anche simpatia nata fra noi sul blog di Vito, non ho né la mail, né so chi sia in realtà Zunkbuster.

        • Vedi Sovjet, capisco ciò che vuoi intendere, e per certi versi ho coscienza che le esagerazioni su ciò che sarebbe seguito alla vittoria di Massimo Zedda sono state frutto, per alcuni, della facile esaltazione che è seguita a una vittoria così insperata e perentoria. Chissà, forse Zedda avrebbe dovuto intimare subito il “calma e gesso” in modo più chiaro, ma come comprenderlo se non l’ha fatto? Magari era troppo impegnato ad esultare anche lui, o forse a capacitarsi di essere diventato sindaco contro ogni previsione delle tante “cugurre”. In altro ambito, ho sentito molti giovani, forse anche simpatizzanti di Sel, che proclamavano: “Adesso Zedda butterà giù le torri di Zuncheddu e i palazzoni di Cualbu”. Ho subito pensato “poveri illusi”, non tanto in chiave politica, che se facessi quello che mi detta il cuore anch’io manderei le ruspe, quanto conoscendo quali “problemini” giuridici e giudiziari avrebbe determinato questo. Non so se per la cultura il problema sia stato lo stesso. Rileggendo le dichiarazioni pre-elezione di Massimo Zedda al riguardo, non mi sembra invero di aver trovato promesse di “dinai a fulliadura”, casomai l’indicazione di alcune direttrici guida che sembravano ed erano molto valide. Mettiamoci pure il fatto che a Zedda i problemi lasciati da Floris sono scoppiati tra le mani: l’anfiteatro da ripulire, il Sant’Elia, le inadeguatezze degli attuali appalti della raccolta RSU, etc. etc.. Senza contare i conti arretrati degli indennizzi per espropri di 30 anni fa, per quanto attesi. Forse le priorità dell’amministrazione sono un po’ cambiate a contatto con le cose da fare sul campo, era intuibile. In tutto questo, purtroppo non riesco a convincermi che il problema stia in altro se non nella comunicazione, dato che tutte le circostanze che ho esposto mi sembra depongano in senso nettamente “assolutorio” per Massimo Zedda e la sua amministrazione. Non siamo qui per sparare a palle incatenate, ma per valutare se possibile con obiettività e suggerire, se possibile, soluzioni.
          E allora, sulla comunicazione, ti faccio un esempio per paradosso preso dal mondo giuridico, che riguarda la responsabilità degli imprenditori per la mancata predisposizione delle misure di prevenzione degli infortuni sul lavoro. Molti “padroni”, quando vengono citati in giudizio, puntualmente eccepiscono che però il lavoratore è stato negligente. Purtroppo per loro, la Cassazione ritiene che sia sufficiente l’omissione o l’inadeguatezza delle misure antinfortunistiche a determinare responsabilità per gli infortuni; se c’è imprudenza da parte del lavoratore, al limite gli si può ascrivere un concorso di colpa.
          E’ ovvio che gli imprenditori che si rendono inadempienti rispetto alle misure infortunistiche non lo fanno per il gusto di uccidere o mutilare i propri operai: semplicemente lo fanno per non spendere.
          Uscendo dal paradosso, anche la comunicazione, per essere efficace, dovrebbe essere in grado di prevenire ogni possibile inefficacia dovuta anche alla negligenza di chi è il destinatario. E’ ovvio, poi, che il grado di diligenza che ci si attende è profondamente differente a seconda che si tratti di Gianluca Floris o di Fisietto Pistis, tuttavia per poter dire “non mi avete capito” anziché “non mi sono spiegato”, devo sforzarmi di riuscire a raggiungere validamente anche il potenziale interlocutore meno istruito, o semplicemente troppo indaffarato, o magari distratto, per poter andare alla “fonte” delle notizie. Perché magari può anche capitare benissimo che una certa notizia Gianluca Floris non la capti correttamente perché riferita in modo farraginoso e magari con rinvio a ponderosi elaborati, mentre Fisietto Pistis, magari facendosela spiegare dalla bellissima e intelligentissima figlia Roberta, può in un singolo caso riuscirci meglio. Sarà poi da discutersi se a Gianluca Floris, a differenza che a Fisietto Pistis, possa chiedere di doversi leggere 80 pagine di elaborato per capire cosa sto dicendo o no: secondo me sarebbe decisamente eccessivo, tra l’espressione di opinioni e un dibattito parlamentare siamo al cospetto di ben diversi livelli di approfondimento. In un ambito comunicativo, spetta a chi comunica stimolare l’interlocutore ad approfondire, altrimenti, se questo non riesce ad essere raggiunto da quanto comunicato, semplicemente non gli si sta dicendo niente.
          Mi sembra quindi che, prima di bacchettare per negligenza gli “intellettuali”, il sindaco, o chi per lui, debba seriamente porsi il problema dell’efficacia del suo modello di comunicazione, e questo anche quando incorre in quegli insopportabili momenti di “silenzio” che spesso ci danno la sensazione di essere privi di quella che dovrebbe essere la nostra naturale “voce”.
          Forse, se risolviamo questo problema, tutti gli altri diverranno secondari. Poi vabbeh, se non è considerato un problema e se il problema sta tutto nella pretesa negligenza di chi dovrebbe ascoltare, si continuerà con queste incomprensioni che rischiano di diventare muro contro muro.

    • Marcello, c’è da dire che forse stiamo andando un po’ oltre a quello che era la nostra stigmatizzazione. Gli interventi di Enrico, di Antioco, di Elio, di Vito, Di Gianluca Medas, di Vito stesso e di tanti altri (me compreso) nascono da alcuni problemi di cattiva “rotta” intrapresa sulla cultura, secondo noi, dalla giovane amministrazione. E non è che ci siamo riuniti da qualche parte per dircelo, è che ci troviamo un comune sentire. Molti di noi, io per primo, non dipendiamo in nessuna maniera dai fondi comunali per l’esercizio della nostra professione e quindi a maggior ragione dovrebbe essere considerata come sincera la nostra perplessità.

      Le perplessità sono di ordine pratico innanzitutto:

      1° – 378mila euro per le attività culturali ci paiono troppo poche per un bilancio come quello di Cagliari.

      2° – Settecentomila euro per uno spazio grandi eventi a S.Elia doppione della Fiera non ci pareva una priorità. Ci sarebbe piaciuto assegnare una priorità ai contributi per le attività culturali, invece di quella soluzione rabberciata e troppo costosa.

      3° – Della distribuzione dei contributi sarebbe stato di gran lunga meglio dire a molti soggetti “Mi dispiace ma quest’anno abbiamo pochi fondi e non possiamo finanziare il vostro progetto”. Almeno cinque persone mi hanno chiamato per dirmi che non avrebbero avuto nulla da dire in merito. Invece si è voluto fare “alla vecchia maniera”, distribuire a un sacco di gente soldi per la festa della prima comunione.

      4° – Siamo a settembre e stanziare ora i fondi per l’anno in corso ci pare “un po’ tardino”.

      Ma ci sono anche perplessità di ordine politico.

      1° A me meraviglia come questa amministrazione, sostenuta a piene mani e con tanta energia proprio dal mondo della cultura in prima linea, non abbia saputo dare un cambio di rotta importante puntando su questo settore già dal primo quinto di mandato compiuto tre mesi fa.

      2° – La reazione alle critiche alle azioni della Amministrazione provoca sempre una messa dei carri in circolo e una totale chiusura e impermeabilizzazione a qualsiasi apporto critico. È questo atteggiamento che, secondo me, ha iniziato a creare la frattura fra noi “criticoni” di sinistra, e il vostro gruppo.

      Il dato che Marco evidenzia in questo post è semplicemente un dato di fatto, non una sua valutazione. Marco è un sociologo e fa questo di mestiere: osservare una realtà e analizzarla. Lui ci ha dato la lettura e l’analisi di quello che ha osservato. C’è poco da essere delusi. C’è invece da lavorare di più e meglio.

      Tu sai meglio di tanti che a me non piace criticare strumentalmente e tu sei testimone del fatto che quando critico io dico sempre come, secondo me, si sarebbe dovuto invece fare. A me piace contribuire con le proposte.

      C’è talmente tanto da fare per ricostruire sulle macerie di questa città che non credo ci sia il tempo di fermarci per soffrire di delusioni. Mi dispiace vedere che anche tu adesso a parlare di “intellettuali” ti fai scivolare la mano alla fondina. Ti prego di non scendere quella china !!! 🙂

      Contribuiamo invece tutti con più impegno a proporre cambiamenti e miglioramenti sostanziali. Io non mi stancherò di farlo e ci scommetto nemmeno gli altri.

      Visto che avete vinto questa importante sfida elettorale, anche col nostro umile aiuto, e visto che “ora tocca a voi” (passami la battuta scema) mi sembra il caso di non smettere di lottare e di invece intensificare gli sforzi per maggiore efficacia della azione di governo.

      Se lo si vuole fare. Se no si può anche continuare a mettere i carri in circolo all’incrocio fra via Puccini e via Cimarosa, ma non sarebbe certo un vantaggio per nessuno.

      Con affetto (e un po’ di sana cattiveria!!!)

      • Sovjet says:

        Caro Gianluca, intanto sai benissimo che mani nella fondina non ne metto. E non mi pare che in via Puccini si mettano i carri in circoli, anche perché Sel è uno dei partiti che compongono l’attuale maggioranza e neppure il più forte. Esprime il sindaco perché è stato più capace di altri di leggere il momento presentando il candidato migliore.
        Non so se in via Puccini si mettano i carri in circolo per difendere questa amministrazione, può anche darsi, in fondo serrare le fila è quasi naturale quando – a torto o a ragione – ci si sente sotto attacco. Meno naturale che invece che questo lo faccia un partito che alla fine alle ultime elezioni ha contato il 5%, sindaco o non sindaco, e tocchi poco o niente gli altri.
        Se si invocano le regole poi bisogna rispettarle. A parte la lesa maestà, se ci sono state irregolarità nell’assegnazione dei fondi credo ci siano tempi e modi per farle rilevare. Se il problema non è nella regolarità delle assegnazioni, ma negli importi, io non lo so se la cifra stanziata sia molto o poco. Bisognerebbe capire a cosa è proporzionata. Non sono un esperto di bilanci comunali, ma credo vi sia una parte di spese fisse ed una rispetto alla quale possano esprimersi le scelte strategiche di una amministrazione. Bisognerebbe verificare le dimensioni percentuali di queste cifre per capirlo.
        Questa amministrazione ha promosso una poderosa operazione di ascolto degli operatori della cultura. Tu, per parte tua, hai organizzato l’ottimo Laboratorio 5. L’incontro tra assessore e operatori organizzato al teatro Massimo ha registrato il tutto esaurito: io sono arrivato con 5 minuti di ritardo e non mi hanno fatto entrare. Possibile che tutto questa montagna abbia alla fine prodotto un topolino? Semplicemente questa amministrazione se ne fottuta oppure qualche limite ce l’ha pure il sistema delle associazioni? Dal momento che nella mia vita non mi è mai capitato di avere completamente ragione, non credo di avere completamente ragione neppure ora. Però non credo neanche di essere completamente in torto.
        Per quanto riguarda Marco, conoscendolo, posso assicurare che ha fatto meno di quello che le sue competenze da sociologo bravo gli permettono di fare: per bene che vada la sua è una analisi a 180 gradi. Ne manca almeno la metà.
        Per il resto, bisogna saper distingure cosa difendere e cosa no, quali sono i punti mobili e quali i paletti fissi. E non confondere mai una parte col tutto.

      • maneferru says:

        gianluca hai perfettamente ragione, ma io mi chiedo sempre, ok noi c siamo ma voi eletti ci leggete ci volete ci considerate? o siamo stati una mera merce di scambio temporaneo???

  11. Questo è proprio un bel commento, bene ha fatto il “tenutario” a promuoverlo al rango di post.
    Mi soffermo sugli argomenti “a difesa” dell’amministrazione che Zurru ha menzionato.
    I primi due per molti verso credo siano anche nostri, sicuramente sono anche miei.
    Le ristrettezze ci sono, ed è inutile nasconderci che sono tra le più pesanti mai viste – secondo uno studio di alcuni economisti, la forza devastante della crisi sul sistema economico sarebbe addirittura equivalente a quella delle due guerre mondiali.
    Nonostante l’esistenza di eccellenze e persone valide, che però non sempre vengono valorizzate, la burocrazia è poi quella che è: un sistema che tende a far prevalere l’aspetto della “prassi” tralatizia su quello dell’innovazione e dell’efficacia, che privilegia spesso una “prudenza” stile Don Abbondio rispetto all’assunzione di responsabilità. E un sistema dove spesso non conviene darsi da fare e diventare “eccellenze” rispetto alla media: il sistema invidioso finisce per fartela pagare. Succede anche in magistratura – vedasi Falcone – figuriamoci nel “ceto impiegatizio”, la cui prevalenza non a caso ha devastato culturalmente i partiti di sinistra.
    L’impiegato pubblico è uno strano animale: non ha la coscienza di classe della “classe”, appunto, operaia, e neanche la progettualità della borghesia avanzata, e non ha un “padrone” privato che spendendoci di tasca, anche quando non è un padrone delle ferriere sta attento a che gli stipendi che paga siano guadagnati. Perlopiù tira a campare, pensa a sposarsi, fare figli e andare avanti alla bell’e meglio scansando le “rogne” ad ogni costo. Non a caso il “faro illuminante” di questo particolare ceto impiegatizio è stato per decenni Andreotti, quello del “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”, quello che ha inventato la “dirigenza pubblica” con tutte le distorsioni della sua introduzione in modo distorsivo dal settore privato a quello pubblico.
    Non vorrei procedere per luoghi comuni, ma purtroppo, anche se ovviamente non sono tutti così, e per fortuna – tra i giovani funzionari assunti in epoca non remota ce ne sono di davvero bravi e preparati, che magari avrebbero potuto eccellentemente fare i magistrati – il “sistema” medio è questo. Sono rimasto colpito dall’affermazione di MaryBonny, secondo cui un consigliere comunale le avrebbe detto che per fare un regolamento “ci vuole un anno”. Che cazzo un anno, al netto delle discussioni in Commissione, a seconda della complessità, da uno a tre mesi dovrebbe bastare, un anno potrei concederlo per il regolamento edilizio. Secondo me non se ne esce senza una seria e definitiva privatizzazione del pubblico impiego.
    A parte questo, comunque, non sono del tutto d’accordo con Zurru sul fatto che i “freni” imposti dalla burocrazia siano una giustificazione standard usata dall’amministrazione. Massimo Zedda e l’assessore al personale Luisa Sassu, quest’ultima forse a causa della sua estrazione sindacale – e venendo proprio dal pubblico impiego – tendono a “benvolere” troppo dirigenza e dipendenti, mai nessuna bacchettata, anzi a volte pubblici encomi in discorsi ufficiali (da parte del sindaco) verso dipendenti pensionandi che non erano proprio considerati il non plus ultra da chi lavorava con essi ogni giorno. Non risulta che né gli estensori della delibera su Tuvixeddu, né il dirigente del settore viabilità Mossa, autore di un’originaria delibera “anti Camper”, che era in palese e manifesto contrasto con le circolari del Ministero dei Trasporti, abbiano mai “avuto il fatto loro”. Così non va, Massimo Zedda, perché gli elettori non sono mica tutti esperti di diritto amministrativo, di diritto degli enti locali, e se qualcosa gira storto le colpe molti le daranno a te, non ai dirigenti (al limite liquidati genericamente come “fannulloni” secondo demagogia brunettiana, ma al solito livello di chiacchiere da bar sport, dove tutti dicono “io si che lavoro”, e magari vanno in giro a cercare cartone con l’appixedda come Fisietto Pistis).
    Terzo argomento: questo proprio non è accettabile.
    C’è stato un ampio rinnovamento, è vero, e lo scotto del rinnovamento è sempre che in qualche modo i nuovi amministratori devono “farsi le ossa”. A volte ci mettono troppo: Berlusconi ci ha messo 18 anni per capire che come Presidente del Consiglio, per come avrebbe voluto avere potere decisionale lui, non contava nulla, e che bisognava cambiare le regole.
    Tuttavia, chi sa di non avere molta esperienza cerca, almeno, di farsi validamente affiancare da chi esperienze e competenze specifiche ne ha. Settori come il bilancio e patrimonio e il personale, dove sono state preposte persone che tali esperienze e competenze le hanno – vale anche per Luisa Sassu che è forse l’assessore meno criticato in assoluto, il problema di un eccessivo approccio “da CGIL” alla gestione del personale prescinde dalla sua competenza che è sicuramente notevole – non suscitano grandi questioni né proteste. Settori come la Cultura (e per certi versi anche i servizi sociali e l’urbanistica), dove senza voler fare ad ogni costo il tiro al piccione contro la Puggioni, mi sembra chiaro che le competenze specifiche giuridico-amministrative non siano il suo forte, mostrano la corda.
    Fare “la quadra” è difficile. Andare avanti a forza di consulenze non si può, e fa bene Zedda ad avere un approccio di netta chiusura al riguardo. Le bislacche ed estemporanee assunzioni mirate di “dirigenti esterni” stile Moratti, che peraltro spesso sono sprovvisti perfino di una laurea, espongono a possibili responsabilità contabili, e talora anche penali. Resterebbe la possibilità di confidare nell’aiuto spontaneo e disinteressato di persone competenti vicine all’amministrazione, ma queste sono rare, e spesso danno consigli sbagliati: vedasi il tormentone della “legalità”, che nell’accezione corrente al Comune spesso significa “non far nulla per non rischiare”, e la cui origine può rinvenirsi chiaramente nella mentalità di destra (o meglio di “finta sinistra”, come quella di molti magistrati, dalla mentalità fisiologicamente autoritaria e reazionaria, che opportunisticamente sono andati “a sinistra” contro Berlusconi, e magari oggi se la prendono con Ingroia che di sinistra lo è veramente) di alcuni personaggi molto vicini a taluni amministratori. Fare nomi non è importante, sarebbe importante che Zedda & Co. sapessero che stanno facendo commettere loro un sacco di errori e contribuendo a scavare un solco con gli “amministrati”.
    Forse, da questo punto di vista, ha tarpato le ali all’amministrazione il fatto di ridurre il numero degli assessorati. Io un assessorato ce lo aggiungerei, ed è quello alla “legalità” istituito da Luigi De Magistris a Napoli. “Legalità” però intesa non in senso magistratesco e sbirresco, dell’uomo che dice cosa “non si fa” – e se magari ha una mentalità da Don Abbondio, dirà sempre che “non si può fare niente” – ma nel senso di un assessore che, piuttosto che una competenza diretta su singoli settori, possa avere una competenza trasversale e curarsi specificamente, anche potendo così “fare le bucce” ai dirigenti, dell’aspetto giuridico-amministrativo dei vari provvedimenti, per poter emettere un avviso, in tempi decenti e con rassicuranti margini di accuratezza, su cosa si possa senz’altro “fare”, in ausilio al sindaco e agli altri assessori. Anche De Magistris ha capito che questa dev’essere la filosofia, infatti, dopo aver commesso l’errore di designare a quell’assessorato un magistrato della procura di Napoli, che interpretava il suo ruolo troppo “da magistrato” (anche per De Magistris, che dalla magistratura proviene), ha fatto si che abbandonasse quell’incarico. Io valuterei questa eventualità: chi ha capacità “politica” può facilmente comprendere i problemi di fondo e individuare direttrici e soluzioni, ma le competenze giuridico-amministrative non si improvvisano dall’oggi al domani, ed è importante disporre di punti fermi, che prescindano dalla mentalità e dall’operato della dirigenza, alla quale non si può affidare alcuna delega in bianco.
    Quarto punto: qui ha pienamente ragione Ale Sestu, che essendo del M5S probabilmente avrà quale riferimento il blog di Beppe Grillo. Devo dire che ad esempio ho tutto sommato apprezzato il modo in cui Grillo ha affrontato il delicato tema della trattativa Stato-mafia: nessuna riproposizione delle consuete invettive anti-Napolitano, ma la diretta pubblicazione di un contributo video di Antonio Ingroia (che a questo punto, al livello di “rottura” a cui è giunto con un certo “sistema” che comprende anche gran parte della magistratura, vedrei forse bene in politica). Per fare un video da caricare su YouTube basta un portatile con la telecamera, ormai anche i netbook ne sono attrezzati. Ha ragione Ale Sestu dicevo: non è “informare” mettere a disposizione del pubblico le informazioni allo stato grezzo, e poi accusare di essere disinformato chi non è riuscito a “sgrezzare”. Le 81 pagine di un corposo documento io devo leggerle se voglio approfondire certe tematiche, non se voglio veramente capire cosa diamine mi sta dicendo il sindaco su cosa ha fatto. Insomma, mi sono stufato di ripeterlo: la politica d’informazione dell’amministrazione, così com’è, non va, bisogna cambiare. Poi Zedda continui pure a non ascoltare, magari per ipertutelare qualche amico così come ipertutela i dipendenti comunali, se vuole farsi male: se perfino “gli intellettuali” non sanno o non capiscono ciò che vuole comunicare l’amministrazione, figurati la gente comune “del popolo” che ha letto le stronzate scritte dall’Unione Sarda!!!!!
    Ciò detto, è meglio che gli intellettuali non abbandonino il campo. Che continuino nella loro opera di analisi critica, intransigente ma costruttiva. Certo, la situazione è drammatica. Chi la “cultura” la fa per mestiere, e penso soprattutto alla gente di teatro e anche a chi fa musica, come tutti il primo problema che deve porsi è quello di mangiare. Inutile fare demagogia: da quando esiste il mondo civile la cultura non è mai potuta andare avanti come “mestiere” senza sovvenzioni. Dall’antica Roma, dove il circolo degli Scipioni – odiato dai conservatori tradizionalisti – diffondeva la cultura greca e “proteggeva” e sovvenzionava numerosi artisti, all’epoca dei principi “illuminati”. Un certo René Deschartes, detto Cartesio, ha ampiamente tratto giovamento dalla predilezione per lui (non in un certo senso, perché era notoriamente lesbica) della regina Cristina di Svezia, anche se il clima svedese finì per essergli fatale. Chi dice che “la cultura non si mangia” vuole costruire un mondo gretto, dare il cattivo esempio per cui, spezzando una tradizione millenaria, non ci dovrebbero più essere animi illuminati che danno “da mangiare” agli artisti, perché sanno che così progredisce l’intera società. La mano pubblica DEVE fare la sua parte, fare quello che può, ma farlo bene. Ma se riescono a non farsi condizionare troppo dalle preoccupazioni quotidiane, gli intellettuali non devono abbandonare il campo. Prima o poi Zedda ascolterà. Meglio prima che poi.

    • maneferru says:

      per quanto riguarda le ristrettezze..e adesso magari scateno una polemica, e’ palese che, se veramente non c sono soldi…io credo che una saggia amministrazione si comporti esattamente allo stesso modo di come si comporta una famiglia comune e cioè: prima taglia i viaggi, poi se nn basta, taglia il ristorante, poi se nn basta, taglia la pizzeria, poi se nn basta, taglia l’abbigliamento, poi se nn basta, taglia botteghe e citta mercato a favore dei discount, poi se nn basta, si fa l’orto in casa, poi se nn basta, ……inutile continuare…era meglio un anno di stop x tutti x poi riprendere in maniera equa con bandi graduatorie ecc. ecc.! il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto…scontenta tutti e crea defezioni a raffica.

      • zunkbuster says:

        O magari stabilire forme di turnazione. Ci sono iniziative consolidate, come MCN, che dovrebbero essere valutate anche quanto alla capacità di sostentarsi con fondi non pubblici, con donazioni o sponsorizzazioni, quel che vogliamo. Ci sono iniziative che invece, al contrario di quell’anatra che era “zoppa” solo nella fantasia di Farris, devono magari ancora “spiccare il volo”. Magari nell’assegnazione di contributi più sostanziali farei un po’ a turno, e comunque privilegerei l’aiuto verso iniziative meritorie che devono “spiccare il volo” rispetto a iniziative già consolidate. E’ ovvio che è difficile, perché se solo pensiamo alle compagnie teatrali, ce ne sono tantissime, senza contare i “defunti” come riverrun, che per quanto poco me ne intenda mi pare esprimesse una validissima progettualità anche in chiave di “apertura” del teatro verso l’esterno. Però alla fine in questa città ci conosciamo un po’ tutti: se a qualcuno fosse toccato saltare il turno, gridare come spesso capita al favoritismo o alle raccomandazioni lascerà presto il tempo che trova. Oltre tutto, quanto accaduto proprio con MCN dimostra che l’assessore Puggioni e l’amministrazione nel suo complesso di tutto possono essere accusati, tranne che di fare favoritismi.

  12. chavez says:

    Elio Turno Arthemalle? Biolchini? intellighenzia cagliaritana? Ma chissenefrega….e questa sarebbe la cultura a Cagliari? siamo proprio messi bene! Se fosse per me toglierei tutti i contributi alle associazioni pseudo culturali e penserei ai più bisognosi.

  13. L’allontanamento dell’intellettualità cagliaritana è certamente un importante segnale d’allarme che va raccolto.
    Ancor più il rischio che questa disaffezione dilaghi nel corpo elettorale che, a suo tempo, ha dato consenso e fiducia al neo sindaco.
    Per quanto possano entusiasmare gli interessati, non bastano chilometri di piste ciclabili a rendere meno amaro il sapore delle aspettative deluse. O, se non definitivamente deluse, delle aspettative ancora in aspettativa.
    Se volessimo farne una questione – anche – anagrafica, stupisce, per esempio, che poco o nulla si sia realizzato per quanto riguarda l’estensione del wi-fi libero.
    Pochi giorni fa, da qualche parte, leggevo una critica in questo senso che sottolineava il limite che, di riflesso, questa mancata copertura rappresenta per una realtà che ha velleità di diventare o essere “città turistica”. In pratica un turista è (quasi) perso o disconnesso dal circostante.
    Questo è uno degli ulteriori esempi possibili.
    Ovvio che il “tutto e subito” non è ragionevole come pretesa.
    Ma i campanelli d’allarme vanno colti, specie se provenienti da parte di chi ha creduto e sostenuto l’allora candidato poi eletto.
    L’intellighenzia, forse, non è in grado di veicolare “masse” di consenso, ma un suo autorevole contributo, circa la credibilità e l’autorevolezza di quel sogno possibile, l’ha pur dato e garantito. E i programmi, per dirla tutta, non hanno valenza soltanto pre-elettorale (ricordo che l’alibi della crisi non regge perchè c’era già allora e neppure quello che addebita alcune lentezze o limiti dovuti all’indistruttibile macchina burocratica).
    Il sindaco è così sprovvisto di poteri decisionali? Non mi pare e non mi risulta, dopo la riforma che ha introdotto l’elezione diretta.
    Dopodichè… beh direi che dalla presunta ‘anatra zoppa’, passando per le pubuse e le cugurre… forse si è ancora in tempo per volare alto.

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