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Un anno di Zedda raccontato da se medesimo: pochi lampi, qualche bluff e tanta (buona) ordinaria amministrazione

Prima i lampi: metropolitana leggera (“il progetto preliminare è pronto”), raccolta differenziata (“Basta con le proroghe, vogliamo avere il servizio migliore in Italia”), la nuova passeggiata a Sant’Elia, una gestione del bilancio più oculata con tanti risparmi e tantissime risorse recuperate in extremis. Potrebbe bastare per dare un senso al primo anno di amministrazione della Giunta Zedda, raccontato dal sindaco in persona stasera al Consiglio comunale di Cagliari.

Potrebbe: perché tutti ci ricordiamo quali e quante inadempienze hanno caratterizzato gli anni del centrodestra in città. Zedda è certamente meglio di Floris, e forse anche del primo Delogu. La metropolitana leggera è un’infrastruttura fondamentale per il futuro della città e la raccolta dei rifiuti è uno dei tasti più dolenti da anni. Però, come recitava un fortunato slogan elettorale, “meglio di prima non ci basta”.

E quindi no, non si può essere pienamente convinti dell’intervento del sindaco e del bilancio che ha illustrato. Perché alla fine ne è venuta fuori una relazione confusa, dove le cose grandi e importanti sono state messe affianco ad altre piccole e ordinarie, senza una gerarchia, senza un criterio di importanza, senza le priorità indicate con chiarezza. Zedda è l’anti-Vendola: tanto è visionario e coinvolgente il leader di Sel, quanto è ragionieristico il nostro sindaco. O almeno oggi lo è stato.

Più che un’idea di città, da Zedda è emersa un’idea di amministrazione: conti in ordine, risparmi, rispetto delle regole e della legalità. Risparmi, soprattutto, elencati con puntigliosità da riunione di condominio piuttosto che da assemblea politica.

Il sindaco si è vantato di aver speso poco per qualunque cosa (anche per quelle venute evidentemente maluccio, come il Capodanno o il Carnevale), ha magnificato interventi straordinari che in realtà incidono poco (quanti milioni di fogli di carta A4 si risparmiano grazie all’assessore Piras?), ha battuto soprattutto il tasto della corretta gestione delle risorse, e dal suo punto di vista ha fatto bene. Perché ha ragione a dire che tanti piccoli risparmi poi possono essere utilizzati per garantire quei servizi che il governo sta tagliando. Ma allora è solo questo il senso della politica oggi? Dov’è il progetto per la Cagliari del futuro? Dov’era la politica stasera?

L’abbiamo avvertita giusto quando il sindaco ha spiegato come la sua Giunta ha iniziato ad affrontare il problema delle case popolari: una straordinaria inversione di tendenza. E poi qualche notizia buttata in pasto ai cronisti (“E’ pronto il concorso di idee per riqualificare lo stadio Sant’Elia, faremo un concorso di idee anche per piazza Garibaldi”) e poi tanta ordinaria amministrazione. Che non è male per carità: quelli di prima manco la sapevano fare, talvolta. Ma con la normale amministrazione non si vola alto. La sfida deve essere un’altra.

Poi, purtroppo, c’è stato anche qualche bluff.

Oggi il sindaco ha pesantemente glissato su tre questioni centrali sulle quali la linea dell’amministrazione è ancora ambigua: Tuvixeddu, Molentargius e Teatro Lirico.

Zedda detto che è stato aperto il Parco di Tuvixeddu, quando in realtà non è così: le visite si sono svolte sono in due occasioni straordinarie (Monumenti Aperti e le Giornate dell’Ambiente), l’area archeologica è chiusa e non sembra che il Comune possa aprirla stabilmente così come aveva inizialmente promesso. Per non parlare poi del futuro urbanistico di quell’area: silenzio totale.

Silenzio totale anche sul Teatro Lirico. Zedda rivendica il successo di aver salvato i conti, ma in realtà lo ha fatto con i soldi della Regione che proprio oggi (attraverso l’assessore Milia) ha ricordato che il Teatro è ancora incredibilmente senza guida.

Eppoi Molentargius: il parco è allo sbando, la guida del sindaco di Quartu Contini non è efficace, Zedda ha vantato l’accordo con il parco di Villasimius che in realtà serve solo a dare all’organismo del capoluogo un direttore generale, la cui selezione a Cagliari è stata bloccata. Come mai?

Il sindaco ha dato tanti numeri, ma non quelli che servono per giudicare la sua azione amministrativa: Cagliari sta ancora perdendo abitanti? I poveri sono diminuiti o sono aumentati? E i disoccupati?

Va tutto bene, per carità: le rotonde, le piste ciclabili, le unioni civili, tutti i piani in corso di predisposizione. Ma l’impressione è che questa Giunta non riesca proprio a decollare. Cosa dirà fra un anno il sindaco Zedda al Consiglio? Gli obiettivi concreti dell’amministrazione per il suo secondo anno non sono stati messi a fuoco. E l’impressione è che (rotatorie, atti dovuti, piccole cose fatte bene e risparmi vari) il centrosinistra che guida la città da poco più di un anno non abbia ancora le idee abbastanza chiare.

Post scriptum
Ecco per voi, il bilancio assessorato per assessorato.

59 Commenti

  1. Molto Deluso says:

    Perché il comune di Cagliari é stato escluso dai contributi regionali del “Sostegno alla mobilità alternativa” incapacità del Sindaco della sua Giunta oppure dei funzionari del Comune ecco il linK…http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_38_20120821130047.pdf

  2. Visto che siamo in tema di amministrazione, pare che sia stata deliberata la concessione dei contributi alle associazioni culturali:
    http://www.cagliaripad.it/it/news/settembre/12/cultura/
    Stavolta la notizia è di CagliariPad, niente anteprime a Casteddu On Line. Veleno Parlante ha fatto il cattivo …

  3. Di Legno says:

    Massimo Zedda ha già ampiamente dimostrato di avere la caratura politica e intellettuale per essere un ottimo sindaco. Preparato, puntuale, presente e competente. Coraggioso, soprattutto.

  4. Gianfranco Carboni says:

    Mi preme sottolineare che non ho offeso nessuno e che si possono utilizzare anche altri termini cari Bronz, Simplicius e Anonimo. Firmo sempre con nome e cognome, se scrivo dicono e non penso o credo, consentitemi di non dover precisare che è cosi’, ben contento che sia una “cazzara”. Aggiungo, lo dico io, che in alcuni tratti sono pericolose per le sportellate e per gli incroci. Su Piazza Garibaldi ad uso e consumo dei partecipanti, al Concorso di idee, gratis, un link: http://www.youtube.com/watch?v=gzvnjLo0PxQ&feature=share
    Visto che ci sono interventi di sostanza e di merito aggiungo: l’Arena concerti è stata una spesa superflua, il Cagliari doveva continuare a giocare a Cagliari (al netto di Cellino) e’ la squadra di calcio della città), la politica serve a mediare, a confrontarsi anche duramente, a combattere infine a portare risultati. Sul commercio rilevo che le notti colorate non sono state apprezzate. Sulla cultura abbiamo gia’ detto. Un consiglio, al di la’ di tutto, gli spazi prima si dovevano mettere “a gara” poi si intimava alle associazioni di lasciarli. Per contro tante cose vanno bene e condivido l’analisi di Vito sul taglio che la Giunta di Massimo sta dando alla amministrazione. Ciao a tutti.

    • Francu says:

      O laghi no seusu al commissariato. Ognuno si firmara come boliri.

      • Gianfranco Carboni says:

        ascu la che sono di chiagliari. O Bimbo io la penso cosi’ si riesce a discutere meglio se non si ha da nascondere nulla perche’ non firmare. D’altronde non si ruba nulla qui semplicemente si discute. Poi non sei citato o Fanchinu. Ciao franchino

  5. Adbuster says:

    Riassunto degli interventi fin qui.
    Zunkbuster in sostanza dà ragione a Vito.
    Ainis rimprovera a Zedda una grave mancanza: il suo cocciuto e miope non volersi occupare di Sarroch.
    Ainis rimprovera a Zedda anche il fatto di non capire che l’unico futuro per Cagliari è la grande industria.
    Sovjet dice che, comunque, Zedda adesso fa l’ampio gesto del seminatore per tutti e che “ora tocca a lui”, mica a noi. Sovjet (a tipo Ecclesiaste) dice che c’è un tempo per la semina e uno per il raccolto. E paventa anche che dopo quello della semina, ci sarà il tempo dell’innaffiatura, poi della potatura… insomma: per il raccolto c’è tempo. Sovjet ha consegnato tardi il tema. Quattordici ore sono troppe.
    Amsicora70 ha sbagliato aula.
    Roby59 non vuole critiche a Zedda perché se no ritorna Anselmo Piras.
    Simplicius è bènniu po’ criticai.
    Il Sapientino è insopportabile e non capisce quello che scrive Ainis.
    Gianfranco Carboni ci ricorda che le piste ciclabili dovrebbero essere chiuse e protette come una pista da bob per essere a norma.

    • Gentile Adbuster,
      mi ero colpevolmente dimenticato di lei!! Ma non è che si chiama in realtà Ad-ilegno? E se poi dilegno si offende per violazione di copiràit?
      La prossima volta vi ricordo entrambi, promesso (ma poi mi manda i 100,00€ come al solito?)
      Cordialmente,

      • Già, attendiamo con ansia il commento di “Di Legno”, e magari anche quello del Prof. Mongili. Su, Ainis, provochi … può darsi che escano fuori …

    • Sovjet says:

      Ho consegnato tardi il tema, ma ho portato la giustificazione: mi sono dovuto leggere 81 pagine di relazione! E non sono più il giaguaro di un tempo… 🙂
      Grazie per l’accostamento alle Ecclesiaste, troppo buono. Infine, “Ora tocca a noi” è marchio registrato. Da me!
      (Quindi caro Bersani, se ridici “ora tocca noi” in un discorso pubblico mi devi pagare le royalty, sappilo.)

      • Sovjet says:

        Mi sono dimenticato di zaccarci una citazione!

        “Purtroppo, Varvara Andreevna, uno stato non è una casa, ma piuttosto un albero. Non viene costruito, ma cresce da sé, assoggettato alle leggi della Natura, ed è una cosa lunga. Non ci vuole il muratore, ma il giardiniere”

        Boris Akunin, “Gambetto Turco”, Frassinelli editore.

        Qualche spiritosone adesso tiri fuori le jacarande! 🙂

      • Gianfranco Carboni says:

        Grande Sovjet ahahahah cosi’ si fa’

  6. Sovjet says:

    Caro Vito, che io sia militante Sel lo sai, come sai che sono in buoni, se non ottimi rapporti col sindaco. Tanto buoni da essere stato, durante la campagna elettorale, suo committente responsabile: in pratica per ogni spot radio il mio nome veniva pronunciato due volte, all’inizio e alla fine, e quello di Massimo una sola. A beneficio di chi non mi conosce personalemente, non ho rapporti con l’amministrazione comunale, il cui operato cerco di valutare da cittadino impegnato politicamente.
    Dal mio punto di vista considero le valutazioni su quest’anno di attività non ingenerose, ma sbagliate. Sbagliate perché prive di una reale riflessione sulle condizioni di partenza e sulle forze in campo e sulle reali possibilità di cambiamento e sui tempi fisiologici necessari perché questi stesi cambiamenti si attuino. E mi fa un po’ meraviglia che commentatori acuti, come te e come Zunkbuster per esempio, non ne tengano conto.
    Io non ho ascoltato l’intervento di Massimo, però sul fatto che non sia Nichi Vendola siamo d’accordo. Ma d’altronde, per chi l’ha ascoltato senza pregiudizi, valutando la capacità oratoria, l’utilizzo delle metafore e la ricercatezza nella scelta di termini mai banali, sono pochi in Italia capaci di parlare come Vendola. Nello scrivere c’è Franco Cordero (di lui ricordo la partecipazione ad un programma televisivo con Maurizio Ferrara che ne aveva timore reverenziale, ma non ricordo come parlasse…)
    Però mi sono letto le 81 pagine del documento che hai linkato, dove è esaminata l’attività dell’amministrazione assessorato per assessorato. Il ia valutazione è più che positiva: vero che meglio di prima non ci basta – ma diciamolo chiaramente che è comunque meglio di prima – ma per me è molto meglio di prima. Molto meglio perché un gruppo di amministratori alla prima prima esperienza di governo, con un sindaco alla prima esperienza da sindaco, durante una crisi mai vista che ha portato tagli di bilancio enormi sta riorganizzando la macchina amministrativa, regolamentanto aree fino ad ieri lasciate alla discrezionalità dell’assessore di turno o di qualche potente dirigente, intervenendo per riportare a normalità situazioni abbandonate a se stesse (mai furono più vere le parole della buonanima di Lucio Dalla “ma l’impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale…”).
    Insomma, si stanno costruendo le basi per una consiliatura di grande discontinuità in una città che forse è il caso di ricordare non è esattamente Stalingrado.
    Trovo i paragoni con le amministrazioni precedenti inverosimili: infatti, i paragoni si fanno tra situazioni simili. Anche i più sprovveduti sanno che non si possono confrontare mele con pere. Quindi portiamo tutto a mele o a pere e confrontiamo il primo anno delle giunte precedenti, a parità di risorse disponibili, con questa. Ovvero il primo anno di Delogu e il primo anno di Floris.
    E parità di bilancio: nelle prime pagine del documento, quelle dedicate al bilancio, si riporta che i trasferimenti statali sono passati dal 2011 al 2012 da oltre 44 milioni e 300mila euro a poco più di 19milioni di euro. Questo aiuta a governare oppure no? Nonostante tutto, non sono stati ridotti i servizi che il comune eroga al cittadino. A me basterebbe questo per essere già soddisfatto. Ma io sono di parte.
    Si governa con la macchina amministrativa. A nessuno di noi sfugge che – forse anche inevitalmente – un governo della stessa parte politica che duri decenni senza alternanza crea connivenze, complicità, convenienze. Questa amministrazione sta mettendo mano agli assetti organizzativi del comune per rendere il comune moderno. Caro Zunkbuster, tu sei molto acuto su alcuni temi, ma l’utilizzo della zirogna nella gestione del personale è cosa superata e la scarsa attenzione a questo tema porta semplicemente al disastro: Soru docet. Se tratti tutti da fannulloni, tutti si comporteranno da fannulloni. Se tratti tutti da nemici, tutti si comporteranno da nemici. Questa amministrazione mi sembra si stia muovendo nella direzione giusta, ovvero dare fiducia, razionalizzare e rendere tutto il più trasparente possibile.
    Provate a leggerle le 81 pagine e segnarvi quanti regolamenti sono stati approvati o sono in via di approvazione. Quanti piani di intervento sono stati approvati o sono in via di approvazione. Vuol dire che prima non c’erano e ora sì. Sono tempo perso? Certo non sono i lampi Vito, ma non si vive di soli lampi.
    Leggendo quelle 81 pagine si può iniziare ad intravedere una città diversa, non Utopia o una nuova Atlandite, ma neppure una città lasciata in balia di se stessa. E questo in tempi molto complicati. Quindi una lettura sbagliata e superficiale dell’attività di questa amministrazione perché si valuta coi critieri della raccolta la fase della semina. Perché si sta seminando, credo che sia chiaro.
    Rispetto alla proposta di Gabriele Ainis, credo anch’io che il sindaco di Cagliari debba avere un ruolo che va oltre la semplice amministrazione della città e il ragionamento sulla SARAS non è peregrino se si leggono un po’ di dati, per dire, se si fa pari a 100 la media delle esportazioni negli anni 2007-2011 per settore di attività, il settore “prodotti petroliferi” vale il 77,36% (ultimo rapporto CRENoS sull’economia in Sardegna). Quindi mettersi qualche problemino come raccomanda il buon Gabriele sarebbe opportuno. Non credo che Massimo abbia ancora la struttura per affrontare un tema così difficile ad un anno dalla sua elezione, ma non opportuno neppure che lo valuti problema non suo…
    Va tutto bene quindi? Siamo nel migliore dei mondi possibili? No, posto che io sono per l’ecosocialismo (non volermene Gabriele!), ma sicuramente siamo in una città che ha voglia di cambiare e che realisticamente sta predisponendosi a farlo.
    Ci si aspettava di più? Prese in esame tutte le variabili io credo che si sia abbondantemente all’interno del perimetro della soddisfazione.

    • Gentile Sovjet,
      “io sono per l’ecosocialismo (non volermene Gabriele!)”
      E quando mai? Mica parliamo di nazismo, no? Basta parlarne in termini pragmatici e sono sempre pronto a cambiare idea!
      Cordialmente,

    • Caro Soviet, sto scrivendo un po’ a getto per cui forse per colpa mia ti e’ sfuggito, ma mi pare di aver precisato che bisogna tenere conto che con le difficolta’ finanziarie che ben conosciamo, nessuno, e nemmeno Massimo Zedda, puo’ fare miracoli. Quanto all’uso della “zirogna”, credo che, posto che non tutte le lentezze d’azione dell’amministrazione possono certo addebitarsi – se non, talora, per impreparazione giuridico-amministrativa – al sindaco e alla giunta, ma davanti agli elettori sono il sindaco e la giunta che ne rispondono, questi abbiano il dovere di valutare se i tempi e gli ostacoli burocratici siano dovuti alla “regola” ovvero a incapacita’, pelandronia, o addirittura a dolo. E agire di conseguenza in base a quanto consentono le leggi vigenti che, se applicate rigorosamente, non rendono necessario di fare come Marchionne. Per fare un esempio: ancora non sappiamo a chi debba ascriversi la paternita’ della maldestra delibera su Tuvixeddu che, al netto delle esagerazioni di Todde e compagnia, ma anche al lordo delle più’ sfumate perplessita’ di Deliperi sul metodo, ci ha fatto semplicemente perdere sei mesi di tempo su un tema cruciale per la citta’ su cui sarebbe stato necessario decidere da tempo, e con una visione chiara. Per non parlare dell’ordinanza di Mossa sui camper che nella versione originaria era palesemente illegittima e che e’ stata maldestramente difesa dall’incauto Coni finche’ il PD non ne ha imposto la rettifica. Sono costretto a fare un inciso che non riguarda te, Soviet, dato che la tua correttezza e’ sempre stata esemplare. Ho appreso che, direttamente o indirettamente, qualcuno sta cercando di strappare a talune persone, contattate attraverso i loro profili Facebook, la confessione che l’identita’ reale di “zunkbuster” corrisponde alla loro. Scusate ma, come fa Sovjet, perche’ non rispondete sotto pseudonimo, con nome e cognome o come diavolo volete alle critiche fondate o sballate che siano di “zunkbuster” anziche’ dovervi per forza fare i cavoli degli altri? Anche perche’ “zunkbuster” non ha alcun ruolo pubblico …

      • Sovjet says:

        Non ti preoccupare, anch’io scrivo di getto (e infatti riesco ad infilare un sacco di refusi, molti più di te che hai maggiore facilità di scrittura), quindi non è un problema. Però abbiamo abbastanza esperienza entrambi da capire che a seconda della posizione che assume la particella avversativa “ma” cambia tutto il discorso… “non hanno fatto x ma non c’erano i soldi” ha un significato, “non avevano i soldi ma non hanno fatto x” può averne un altro. Tutto quello che c’è prima del “ma” si riduce di importanza. E infatti molti di noi davanti all’esordio “non sono razzista, ma…” si tocca le palle e sa benissimo di dover leggere o sentire una sortita razzista. Ecco, dipende dove si mette il “ma” nell’analisi dell’attività di quest’anno di consiliatura. Poi cazzate se ne fanno, a volte anche in buona fede. Vero che qualche delibera è, per così dire “scappata”, vero anche che si paga un po’ l’inesperienza della giunta nel dover gestire rapporti con la dirigenza che sono sempre difficili. Vale al comune, vale in regione e vale nelle province. Non si può prendere a calci in culo un dirigente, neppure volendo, neppure se se merita. Per questo motivo che molto opportunamente l’amministrazione sta cercando di darsi un sistema moderno di gestione del personale. Io sono per mantenere livelli utili di discrezionalità, ma in un quadro di relazioni industriali mature e di massima trasparenza.
        Per intenderci, per me non è una questione di vedere la bottiglia mezzo piena o mezzo vuota. Per me la bottiglia è a 3/4 e quindi è oggettivamente mezzo piena. Le argomentazioni (ma a leggere il resoconto ce n’è altre) che mi portano a questa considerazione sono quelle esposte. Poi, come recita il detto “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce”…
        La curiosità sulla tua vera identità non mi meraviglia e sei pure in buona compagnia, vale anche per Gabriele Ainis. Anzi qualcuno pensa che sia un fake (in verità c’è una pagina su un blog che crea qualche ambiguità…vero Gabriele?), qualcuno più scemo degli altri pensa addirittura che sia io Ainis (così mi è stato detto), mentre invece è una persona reale che firma col suo nome e cognome e realizza simpatiche opere di “beach art”, come ha potuto vedere chi visita il mio profilo facebook.
        Per quanto mi riguarda, a me vai benissimo come Zunkbuster. Tanto se c’è da darcele ce le diamo allegramente, nick o no! 🙂
        Gabriele, ecosocialismo perché le dinamiche economiche e produttive del capitalismo sono incapaci di governate la variabile ambiente. Senza pianificazione e demercificazione non c’è via d’uscita. Sono d’accordo con te che il progresso nasca da confronto, a volte conflitto fra sistemi, ma qui un sistema sta letteralemente tagliando il ramo su cui siamo tutti seduti e ha una pulsione a tagliare senza fermarsi…

        • Gentile Sovjet,
          l’ecosocialismo è bellissimo. Ho solo forti dubbi che si possa mettere in pratica per carenza di consenso (temo di essere un vile pragmatico abituato ad accontentarsi di poco). Per di più avrebbe bisogno di una base ampia, non limitata ad un solo stato (ad esempio andrebbe bene l’Europa, ma la vedo durissima). Però parlarne non fa male, anzi.

          @Zunkbuster
          Ma se ne batta le balle, no? L’importante è che la confondano con personaggi dignitosi, come generalmente è capitato a me (non posso certo lamentarmi).
          Certo, se mi avessero detto che sono M….
          …no, non lo dico altrimenti Biolchini mi banna (e magari ha anche ragione, perché quello si incazza duro).
          Cordialmente,

  7. Gianfranco Carboni says:

    Cogita ergo summa due piu’ due tre quarti. Evito ulteriori sottolineature altrimenti, caro Vito, Forte Apache, mi dice che sono polemico perche’ voglio cosa, mi dice che sono il nemico al quadrato. ps Piazza Garibaldi metti un po di risone per sollevare il piano di calpestio: Concorsi di idee, vinto. Boh?

  8. Anonimo says:

    Vabbeh.
    Se uno che in un anno è riuscito a fare mille mila piste ciclabili a Cagliari stenta a decollare allora non so proprio chi si merita la benedizione del volo…

    • Gianfranco Carboni says:

      Si dice che le piste ciclabili non siano a norma ma semplici strisce gialle sull’asfalto. spero che le dicerie non siano vere la bici non inquina.

  9. Gentile Biolchini,
    parafrasando il più importante intellettuale contemporaneo, le dico che «sono completamente d’accordo con lei… a metà!».
    Sui fatti c’è poco da dire: quelli sono e ciascuno esprimerà un parere (lo dico perché con l’informazione di oggi trovarsi in accordo sui fatti è tutt’altro che scontato; detto per inciso, l’ottimo Campus ha ragione sulla metro).
    Il suo giudizio fa parte della metà su cui non ci troviamo in sintonia: è proprio lo scarno pragmatismo di Zedda (quello che lo spinge a risparmiare e cercare denari in ogni dove) che a me piace particolarmente nel suo essere amministratore e, in più, ho notato un deciso cambio di passo nell’idea di città che ha introdotto Zedda rispetto alla passata amministrazione (che potrebbe non coincidere con quello che piace a lei). E questo è il motivo del mio commento: il fatto che lei trovi Zedda così diverso da Vendola, sognatore e visionario questo, ragionierino senza fantasia quello!
    Guardi, se con questo intende riferirsi alle doti di comunicazione, non c’è storia: Zedda è un pessimo comunicatore, Vendola un genio (e il suo commento, se posso permettermi, mi pare più quello di un Art Director piuttosto che di un notista politico). Se però andiamo a vedere gli atti concreti, questi sono del tutto identici e testimoniano della forte novità introdotta a sinistra da SEL: il pragmatismo. Vendola potrà sbattere in prima pagina che vuole sposarsi, ma poi, quando si va nel pratico, è uno che non ha paura di prendere posizione contro gli ambientalisti per l’ILVA e che riesce a farsi zittire da Pisapia quando prova a cagare fuori dal cesso a Milano (cioè quando nel concreto si dimentica che la gestione e le comparsate alla TV sono cose diverse). Non per nulla proprio in Sardegna esiste (a mio avviso, è bene dirlo) un problema di mancata convergenza tra pragmatismo e SEL (e si ha l’impressione che Zedda non raccolga consensi entusiastici proprio dentro SEL).
    Siamo d’accordo sul fatto che Zedda dovrebbe spingersi più avanti in un’idea di futuro che coinvolga l’area cagliaritana (ne ho scritto un bel po’ di tempo fa) ma di nuovo solo a metà (meno male che ci sono gli intellettuali che ci aiutano nell’analisi) perché ciò esula dalle competenze strettamente municipali. Per dirla in breve, Cagliari ha un futuro se si trova la quadra di una riorganizzazione della produzione industriale nell’area vasta ed è proprio questo che mi piacerebbe fosse oggetto dell’azione politica di Zedda. Al contrario, se il sindaco abbracciasse la sua idea (di Biolchini) che Cagliari si salva con la «cultura» (uso le virgolette per dire che si tratta della sua, di Biolchini) non lo sosterrei alle prossime elezioni (la trovo un’idea bizzarra e pericolosa, proprio a sinistra, salvo ricredermi quando qualcuno mi farà vedere due numeri, che chiedo spesso e nessuno produce).
    In sintesi, di Zedda sono soddisfatto, ma devo anche confessare di essere un suo sostenitore convinto (e anche simpatizzante di SEL… con non poche riserve sulla situazione del movimento in Sardegna, ma tanto – e per fortuna – non faccio testo).
    Cordialmente,

    Dimenticavo: confesso anche che non considero il Lirico una priorità (l’outing dev’essere esaustivo, altrimenti non vale) e che le questioni realmente importanti e irrisolte non sono Tuvixeddu e i Rom (come ha detto il nick pazzesco di cui non ricordo la forma precisa, qualcosa come magast o giù di lì… ma scegliesri un nick decente no?). Sarei più preoccupato della SARAS (ma sono anche terribilmente monotono) di cui nessuno parla se non quando muoiono gli operai della manutenzione (e meno male, perché si parla poco anche di quelli!).

    • Il Sapientino says:

      Mi corre obbligo di significare ad Ainis il perché dell’ostinato silenzio della amministrazione Zedda sul problema della Saras. Il sistema produttivo che (semplificando) chiamiamo SARAS ma che comprende tante aziende, insiste su territorio del comune di Sarroch. Il sindaco Zedda è invece stato eletto a capo della Amministrazione Comunale di Cagliari. Ecco l’arcano svelato.

      • Gentile Il Sapientino,

        è esattamente ciò che dico, che Zedda dovrebbe ampliare la propria azione politica al di fuori della stretta cerchia municipale, perché Cagliari (e non solo) dipende dalla SARAS anche se non la ospita.
        Ma lei capisce ciò che legge? (Oggi dilegno mi distrugge, lo sento!)

        Cordialmente,

        (Mi dice una cosa? Si chiama “Il” di nome e “Sapientino” di cognome o viceversa?)

        • Il Sapientino says:

          In realtà mi chiamo ilsapientino tutto attaccato, ma per semplicità di lettura stacco l’articolo determinativo. In realtà il fatto che Cagliari dipenda dalla SARAS la trovo una affermazione non corretta. Sia perché gli investimenti della SARAS insistono tutti (sia quelli industriali che quelli “sociali” (mi passi il termine iperbolico) sul territorio comunale di SARROCH, sia perché la forza lavoro occupata dai vari impianti ricade sul bacino della provincia e solo in piccola parte sul comune di Cagliari. Recentemente Il Sapientino ha avuto un contatto per una partnership con la SARAS su un progetto che riguardava Cagliari. La risposta fu che non erano “interessati a progetti che avessero ricadute fuori dal comune di Sarroch” (sic).
          Poi sul fatto che Zedda sbagli a non ritenersi responsabile di tutta la provincia, ancora una volta il mio disaccordo è sul fatto che non è stato eletto presidente della Provincia di Cagliari, ma del Comune di Cagliari. Dovrebbe pensare a fare il capo dell’area vasta metropolitana (che non c’è e non ci sarà)? Quando esisterà, se mai, allora si potrà fare questo discorso, ma devo darle ancora una indicazione de Il Sapientino: lei si è mai recato a Sarroch partendo da Cagliari? Sa che Sarroch non apparterrebbe mai al territorio della area metropolitana di Cagliari perché ne è staccata di parecchio? Sarebbe come pensare che il sindaco di Biella si proponesse come solutore dei problemi della Alta Valle del Cervo. Che ne direbbe il sindaco di PIedicavallo?

          • Gentile Ilsapientino,
            (grazie della precisazione: è il nome o il cognome?)
            Sì, confermo che lei o non legge o non capisce (dilegno mi farà a pezzetti!). Potrebbe provare a rileggere, ma se non capisce sarebbe inutile. Decida lei.
            Per Biella ha scelto l’esempio sbagliato: essendo nata come sintesi di diversi comuni, ha da sempre l’attitudine a considerarsi più ampia di quanto non sia, spandendo quattrini (privati, non solo pubblici!) anche nei comuni circostanti (che ringraziano spesso e mangiano). La municipalità, attraverso le fondazioni, si occupa attivamente dell’innovazione del comparto tessile e dello sviluppo delle sinergie di tutta la filiera (altro buon esempio è Chieri). Se doveva scegliere un esempio per mostrare una qualche carenza nelle mie argomentazioni, ha scelto proprio quello sbagliato: Biella è un ottimo esempio di quello che dovrebbe fare Cagliari! (Questo per dirle che se affermo che lei capisce poco di ciò che legge non è un’offesa personale ma una considerazione basata sui fatti). Ed infatti, nonostante la crisi pesante del tessile, Biella è una realtà che se la passa benino (e produce anche cultura, per l’appunto, come avviene nei luoghi che hanno i quattrini per potersela permettere; ricordo, ad esempio, una bellissima mostra curata da quel paraculo di Daverio, tanto per dirne una, un panegirico dell’arte e della tecnologia legate alla tessitura).
            Le suggerisco, piuttosto, Ivrea e Frassinetto, esempio più calzante. Nel qual caso, tuttavia e ancora una volta, le segnalo il fatto che Ivrea non ha mai dimenticato, da sede dell’Olivetti, anche la MVO, che annoverava diversi stabilimenti dislocati nella Valle dell’Orco, assolutamente al di fuori della cerchia municipale (e quando c’è stata la crisi profonda di Olivetti nessuno ha mai considerato MVO qualcosa di avulso dalla realtà cittadina). Per dirla tutta, che ci si preoccupi solo di ciò che avviene nel proprio comune è una pirlata.
            Del resto qualunque persona ragionevole capisce come senza SARAS Cagliari sarebbe diversa (e la Sardegna pure) da cui la necessità di interessarsene… però bisogna essere ragionevoli, per l’appunto.
            Cordialmente,

            • Il Sapientino says:

              Eh… mi spiace ma il sindaco di Biella fa il sindaco di Biella. È il sistema ad essere integrato lassù. Sistema coordinato non è sinonimo di un sindaco che esonda dalle proprie competenze.

              • Gentile Ilsapientino,
                è vero ha ragione: “lassù” è merito del sistema, mica delle persone che l’hanno pensato e lo fanno funzionare!
                Cordialmente,

                PS – Ehehehehe, questa volta ho fregato sia Adbuster che Di legno! Aspetto i 100,00€… da entrambi

    • Gentile Ainis,
      posto che Cagliari non è il Sulcis, dove c’è ancora molto da discutere e riflettere – purtroppo in fretta: le chiusure di Alcoa e Nuraxi Figus avanzano … – non pensa che proprio il proporre la cultura quale punto forte dell’azione amministrativa possa concorrere a dare un’identità a questa città che ne sembra sempre più sprovvista, al di là dell’etichetta di “capitale della Sardegna” che significa solamente ospitare una marea di uffici regionali? Sarà una banalità, ma nel mondo sicuramente c’è molta più gente che conosce “di nome” la città di Bayreuth, che ha gli stessi abitanti di Quartu Sant’Elena, rispetto a quella che conosce la città di Cagliari (a lei che ha una solida cultura è inutile rammentare il motivo). Puntare sulla cultura è stato il punto di forza di Graziano Milia durante le sue due sindacature a Quartu. Ovviamente non si può puntare SOLO sulla cultura …

      • Gentile Zunkbuster,

        c’è una bella differenza tra considerare importante la «cultura» e pretendere di farne il motore primo di una comunità (in senso economico). Le pare che io non tenga alla cultura (ma davvero dò questa impressione)?
        Ciò che sollecito è una questioncina assai banale: se la SARAS chiude, ci troviamo incasinati come nel Sulcis, se non peggio (guardi i dati del PIL regionale). Ne vogliamo parlare o no? E, politicamente, chi se ne dovrebbe occupare se la Regione latita? Mi piacerebbe che ne parlasse Zedda (con la parte di SEL che è così pragmatica da capire che di manifatturiero abbiamo un gran bisogno, mentre di pecorino&launeddas meno, purtroppo) e cominciassimo a pensare cosa diamine fare per il futuro industriale di CA&dintorni.
        Ecco, tutto qua: davvero le pare una mostruosa cazzata?

        Cordialmente,

        • Gentile Ainis,
          nessuna cazzata, chi l’ha mai detto? Anch’io ho apprezzato il pragmatismo di Vendola sulla questione Ilva, ma credo che purtroppo bisogna prendere atto che un certo modello industriale è al tramonto, e lo dico da antiambientalista convinto, il che vuol dire contro l’ambientalismo ideologico, ma non certo per i cementificatori e per ogni forma di inquinamento o devastazione del territorio. Perché anche Attila prima o poi dovrebbe porsi il problema del devastante impatto sul territorio di un certo tipo di industria, ma soprattutto dell’economicità. Purtroppo, da vent’anni almeno ci si mettono delle pezze, senza mettere in campo una progettualità alternativa. La Saras potrebbe chiudere perché Moratti cerca di disfarsene perché da due anni non trova compratori, così come potrebbe avere problemi se l’atteggiamento della magistratura locale divenisse più rigido sul suo impatto ambientale. Condivido che il Comune di Cagliari debba farsene carico, dato che se l’inquinamento se lo beccano tutto a Sarroch, lì ci lavorano ancora molti cagliaritani. Ma cosa mettiamo in campo? Il tentativo di rilanciare lo slogan “Cagliari città turistica” con interventi improvvisati ha appalesato tutti i suoi limiti, ma tolto il terziario, e soprattutto l’impiego pubblico in regresso causa sistematici blocchi del turnover, non potrebbe essere il “turismo culturale” ben studiato una valida alternativa per risolvere in via progettuale e di programmazione, almeno in parte, il problema dell’impatto occupazionale? Mi rendo conto che non basta, ma allora tiriamo fuori altre idee … se la crisi economica non finisce non si possono rianimare miracolosamente le imprese decotte di Macchiareddu.

          • Gentile Zunkbuster,
            guardi, non intendo né polemizzare né pretendere di avere soluzioni. Mi limito a proporre un problema (sì, mi illudo di essere un problemologo, mentre di mestiere mi illudo di essere un soluzionologo).
            Il manifatturiero: ne abbiamo bisogno o no?
            Guardi che il problema è tutto qui, mica stiamo parlando di chissà che cosa. Io sono fermamente convinto di sì (ma non è che in un blog si possa spiegare bene perché, intendiamoci, gli spazi sono quelli che sono) ma la questione è: ne vogliamo parlare o no?
            Perché, vede, potremmo anche decidere di no, nel senso che la comunità dei cittadini potrebbe illudersi di risolvere con turismo, cultura, agricoltura, pale eoliche, solare o altri cazzi, ma il punto è che non se ne parla. Guardi il Sulcis, per l’appunto: il manifatturiero va a picco (ma non da oggi) e dove sono le alternative?
            Per la sua proposta; personalmente mi pare velleitaria, ma sarei propenso a cambiare idea se qualcuno mi presentasse due conti facendomi vedere che conviene. Guardi che non chiedo la luna, però non si può dire, come fanno in tanti (e a volte anche lei) «ci sono riusciti a Cudducunnu: perché a Cagliari no?». Non è che siccome a Barcellona costruiscono il nuovo Guggenheim, a Cagliari facciamo il Betile, è diverso. Barcellona è al centro di una concentrazione industriale che noi non abbiamo e sta in un contesto diverso dal nostro. Altrimenti ricominciamo a dire che la Sardegna deve essere indipendente come l’Irlanda o come Malta o come gli USA! Per favore due numeri, poi vediamo.
            Tanto per dirne una, in Emilia c’è una forte propensione al turismo marino, ma la forza della regione è il manifatturiero, altrimenti col cavolo che potrebbero permettersi gli ottimi servizi che hanno arrivando in pareggio alla fine dell’anno. Col turismo, anche se non sembra, si impatta molto e si guadagna poco!
            Insomma, ciò che raccomando è che si parli di un problema che già oggi è urgente (il manifatturiero a Cagliari) cosa che non pare nelle priorità di nessuno, non certo della politica. Se poi qualcuno mi presenta due conti e mi dimostra che CA sopravvive e prospera col turismo e la cultura sono il primo a fare i salti di gioia. Però se nessuno si mette in testa che è necessario parlarne e scontrarsi andiamo maluccio.
            Cordialmente,

  10. Roby 59 says:

    Si sta iniziando come con Soru, demoliamo tutto quello che viene fatto cosi torneranno i soliti noti. Capisco che tutti ci aspettavamo un forte maestrale che ripulisse la cappa di afa e di cielo grigio presente a Cagliari…ma ricordiamoci che i primi giorni di maestrale dopo tanto tempo di scirocco ed incendi è caldo e fastidioso… ma poi ritorna il fresco ed il cielo azzurro. Facciamolo lavorare, poi se i risultati non saranno quelli tanto attesi comunque sono sicuro (già qualche cosa si vede) che saranno di gran lunga migliori di ciò che stato fatto nei dieci anni precedenti.

    • Simplicius says:

      Quindi cosa vorresti dire, Roby 59, che dobbiamo tifare acriticamente in stile Putin: “Che bello il nostro sindaco! Quanto lavora bene!”??
      Non ritieni sia giusto evidenziare le criticità di una azione politica che, evidentemente, fatica a decollare? Anche tu vittima del passato berlusconismo che bollava come “disfattisti” quelli che criticavano l’azione di governo? Non ritieni sia giusto pungolare ed analizzare con libertà intellettuale quello che ancora non va? Preferisci tacere e accogliere il sindaco con le foglie di palma e fotografarlo mentre falcia il grano, mentre nuota sullo Yang Tse Kyang o mentre si lava la macchina all’automatico? Non pensi sia giusto, sano, democratico, fare quello che fa Vito e quello che ha fatto Castedduonline con l’ultimo editoriale di Veleno Parlante?
      Berlusconi ogni volta che gli si muoveva una critica diceva: “Non vorrete mica che tornino i comunisti”. Tu invece dici: “non vorrei che tornassero i soliti noti”. Non c’è differenza.
      Soru non ha perso per colpa dei suoi critici, ha perso per colpa sua: per non aver saputo proporre nulla di costruttivo sulla formazione professionale, per non aver saputo gestire compiutamente il piano paesaggistico, per aver gestito la cultura come cortigianeria e non come sistema. Per quello ha perso Soru: perché politicamente non ha saputo lavorare.
      È bene ricordarcelo.

      • Che poi chi sarebbero “i soliti noti”?
        Noi che qui “critichiamo” siamo tutti di sinistra, per quanto oggi ci sia forte confusione su quel che significa “essere di sinistra”.
        Ad esempio per me essere giustizialisti tifosi della magistratura ancor più a prescindere non lo è, anzi questo sarebbe essere di destra, se la destra nostrana non fosse tanto prona a interessi particolari da ricorrere a un “garantismo coi forti” e al “giustizialismo coi deboli”.
        Infatti Di Pietro è di destra. Una destra non ributtante come quella berlusconiana, ma pur sempre una destra.
        Chiusa questa parentesi, e posto che le critiche sono perlopiù “di sinistra”, deve evincersi che i “soliti noti” sarebbero, evidentemente, i “soliti noti” di sinistra. Ma in tal caso va detto che il fatto che Zedda si sia scontrato con la corrente di Emanuele Sanna per il mancato assessorato a Yuri Marcialis non significa che “soliti noti” non condizionino il suo esecutivo. O vogliamo ignorare il segreto di Pulcinella che tra i più convinti sostenitori di Massimo Zedda c’è stato Andrea Raggio? Sarebbe il nuovo, vero? Lasciamo perdere il teatrino inscenato da Soru col giocare al “padre di Zedda” al secondo turno, stava chiaramente cavalcando un’onda, è stato ricompensato con un paio di assessori d’area (peraltro tra i più criticati: Argiolas e Coni .. e si sa che i “soriani” quando sentono odore di potere che confligge con la durezza di Soru, scelgono il potere, Francesca Barracciu docet) ma conta come il due di picche, o altrimenti sarebbe stato necessario scatenare Todde & c. sulla questione Tuvixeddu, con l’abilità di tenere in sottofondo interventi più scontati come quelli di M. Antonietta Mongiu?
        Oppure i “soliti noti” sono il centrodestra? Allora il quadro è chiaro: chi critica, ma spesso non dico critica ma semplicemente vorrebbe tentare di fornire un contributo, fa il gioco di Farris o magari di Gregorini, dato che i Riformatori si stanno attrezzando bene sui temi cittadini, e gran parte della stampa passa questo sotto silenzio preferendo riportare gli svarioni di Anselmo Piras. Così è se vi pare, ma non credo che per aver concorso ad eleggere il sindaco gli elettori di sinistra, a differenza di quelli di destra, debbano fronteggiare una sorta di sospensione autoregolamentata dei diritti civili, cominciando dal diritto di manifestazione del pensiero, per cinque lunghi anni, specie se il distacco dalla realtà dell’amministrazione anziché attenuarsi cresce. Attenti, con questi argomenti fate la migliore campagna al Movimento 5 Stelle, o a Gregorini sindaco …

  11. Un anno è un periodo sicuramente troppo breve per fare bilanci definitivi. Ciò non esclude che si possano dare giudizi sull’operato. D’altronde non parliamo dei primi 100 giorni dopo i quali si esprimono, spesso, bilanci sommari e conclusioni pregiudiziali.
    Bisognerà aspettare, almeno, il giro di boa della metà legislatura. Ma consigli e correttivi in corso d’opera sono sempre utili e opportuni.
    Certo è che nell’atmosfera si percepisce un po’ di delusione, rispetto alle grandi attese pre-elettorali e a tutto quel che era e ha rappresentato la rivoluzione gentile scaturita dal voto.
    Non mi è chiaro se, il vizio, comune a chi assurge agli oneri ed agli onori istituzionali, sia quello di un mutamento che trasforma i candidati poi eletti da persone dall’eloquio dilagante a grigi burocrati (quasi) non più dialoganti.
    Mi chiedo: esiste un’ineluttabile maledizione quando ci si trova a dover governare?
    Deve sempre manifestarsi quest’abisso tra il pre e il post?
    Tra quel che precede e rischia di apparire pura astrazione (direi “aria fritta”) e ciò che poi succede e non trova riscontro nella concretezza dell’agire con coerenza nel proprio ruolo istituzionale?

    • Certo, poco più di un anno è poco, ma potrebbe essere abbastanza per “fare il tagliando” alla giunta. Sappiamo tutti che ci sono variabili più o meno indipendenti che non consentirebbero a nessuno, al posto di Zedda, di fare miracoli, dalle ristrettezze finanziarie all’innato immobilismo della burocrazia comunale, che purtroppo un sindaco non può licenziare in massa per scarsa produttività come a certe condizioni potrebbe fare un privato imprenditore. Tuttavia proprio il fatto che su tale versante ci sia il freno a mano tirato impone alla giunta di avere una marcia in più. E oggi come oggi non ce l’ha. L’impressione, molto deludente, è che Massimo Zedda abbia vinto le elezioni nel nome di un’ansia di rinnovamento mai vista prima a Cagliari, e in larga misura trasversale all’elettorato progressista come a quello più moderato, ma che la barra del timone, all’interno dell’amministrazione, sia piuttosto in mano a quelli che ci hanno sempre fatto perdere le elezioni o, quando hanno governato, hanno combinato disastri, come alla sciagurata epoca delle giunte Palomba che hanno avviato la Sardegna verso la china della distruzione con l’appassionato contributo della sconcertante CGIL locale (del resto le posizioni del signor Landini, che rompe il fronte operaio all’Ilva per “non attaccare la magistratura”, quella magistratura che in persona del giudice Todisco ha commesso non pochi eccessi e forzature, rendono l’idea di che roba sia diventato quel sindacato, che la Fornero se la merita!). A forasa questa gente, fuori dalle scatole, fuori da ogni influenza diretta o indiretta. E comunque, le valutazioni di Biolchini non mi sembrano ingenerose, anzi, purtroppo, mi sembrano perfino troppo generose. Un titolo di coda: ho saputo quanto guadagnano i diretti collaboratori del sindaco, ma non lo riferisco perché se no vi farei diventare tutti grillini, considerato anche che non stanno facendo certo meraviglie, anzi, uno dei punti sui quali le critiche a Zedda sono più unanimi a sinistra è notoriamente proprio quello della comunicazione che dovrebbe passare per il suo staff.

  12. Concordo con chi ha parlato di ingenerosità.
    Vito, mi è arrivata la mail di questo tuo nuovo post alle 20.54. Forse la riflessione avrebbe richiesto maggiore approfondimento e magari qualche rilettura o riascolto delle dichiarazioni del sindaco..
    Mi sembra scritta di getto, ricca di prime impressioni che spesso tradiscono.

  13. Come gran parte della sinistra, quella che costituisce il nocciolo duro del sostegno a Zedda e’ purtroppo vittima del peggiore ideologismo prodotto in questi vent’anni di vuoto totale di vere idee “di sinistra”: la legalita’ fine a se’ stessa, vissuta chiaramente come timore di controlli e responsabilita’. Zedda, sicuramente condizionato da qualche cattivo consigliere espressione di una certa cricca trasversale a politica, sindacato, ambienti forensi e giudiziari e giornalismo che costituisce il peggio del peggio della sinistra cittadina – e la cui stessa sopravvivenza e’ un’istigazione a votare a destra o per il M5S – purtroppo se ne sta dimostrando prigioniero. E’ la sola spiegazione plausibile per le prestazioni a dir poco deludenti di questa amministrazione, dato che Zedda in se’ passa per uno fortemente dinamico e poco amante della burocrazia e degli avvocati. O almeno cosi’ sembrava prima che cadesse prigioniero di una certa cricca. I segni di caduta si sono visti sulla questione Tuvixeddu: preso in mezzo tra la crociata di Todde. & c. e chi lo faceva cagare addosso per i possibili risarcimenti megamilionari da pagare a Coimpresa, il sindaco ha mostrato di non saper padroneggiare la situazione, e da quel momento la caduta e’ stata inarrestabile. Anche se ha finito in qualche modo per pagarla, un Graziano Milia, per esempio, non e’ mai stato ostaggio di queste logiche, e infatti ancor oggi si ricordano i suoi sette anni da sindaco di Quartu con rimpianto. Direi che e’ ora di finirla. Le sfide che devono essere affrontate richiedono pieno coraggio di assumersi responsabilita’. E richiedono che il sindaco si scelga collaboratori che sappiano fornirgli ogni utile consiglio e spunto per ricondurlo a quella “cultura del fare” per la quale e’ sicuramente portato, dato che al “non fare” ci pensano gia’ i borbonici burocrati comunali – altro appunto a Zedda e a Luisa Sassu: siete troppo benevolenti coi dipendenti comunali, se Paola Piras avesse tempo e campo libero invece userebbe la zirogna. Altrimenti faremo la fine della sinistra selargina: 22 anni per riprendersi il comune per poi guidare un’amministrazione talmente inconsistente e immobilista – con scontato contorno di faide interne ai DS – che ai selargini la voglia di sinistra e’ ampiamente passata, e non tornera’ loro per un pezzo. Cagliari e’ pulita se collabori anche tu: a mare i rimasugli di quella classe dirigente che nell’era Palomba ha distrutto la Sardegna!!!

  14. Gigi Z. says:

    Caro Vito, la tua analisi mi trova abbastanza daccordo, ma secondo me dire che Zedda e’ forse meglio del primo Delogu vuol dire non ricordarsi di cosa era Cagliari prima di Delogu e di cosa e’ diventata. A me pare che Delogu abbia intrapreso un progetto di valorizzazione della citta’, che poi purtroppo non e’ stato portato avanti con la stessa tenacia dal suo successore, che ha senza dubbio trasformato in meglio la nostra Cagliari. La sua giunta ha messo in campo progetti importanti che hanno realmente camiato il volto della citta’.
    Il bilancio del primo anno di questa giunta mi sembra abbastanza mediocre e soprattutto mi da l’impressione che non si abbiano grandi progetti. Tra l’altro alcune delle poche cose che tu hai ricordato (metropolitana leggera, rotatorie) sono la continuazione di progetti della precedente amministrazione. Se non sbaglio l’ultima rotatoria realizzata e’ stata quella di San Benedetto, che era gia’ in costruzione durante la campagna elettorale, cosi’ come era gia’ in costruzione il prolungamento della linea metro verso il Policlinico di Monserrato.

    • No, la metropolitana leggera è tutta farina del sacco di Zedda, che è riuscito in extremis a convocare tutti i sindaci dell’hinterland per non perdere i soldi a disposizione, stanziati dalla Regione governata da Soru. Il centrodestra cagliaritano è sempre stato ferocemente contro questa infrastruttura, al punto di vagheggiare addirittura una metropolitana sotterranea pur di non portare avanti in progetto! E Delogu in particolare rimandò indietro una marea di soldi perché era contrario a far passare la metropolitana in via Roma! Con quelle stesse risorse invece Sassari portò a compimento il progetto.

      • Caro Vito, temo che sia male informato.
        Personalmente, sono ben contento che Zedda porti avanti la metropolitana leggera, secondo la forma, presumo, da tutti già convenuta ai tempi del Presidente Soru.
        Ci fu all’epoca un accordo fra tutti i sindaci (ero presente in rappresentanza di Floris), e si convenne che le due (di superficie e underground) non fossero alternative, ma si dovessero integrare. I tracciati furono poi regolarmente definiti, tratto per tratto. Con l’assessore regionale ai trasporti trattammo a lungo proprio su alcuni di questi dettagli, alla presenza del prof. Meloni.
        E’ vero comunque il fatto che Cagliari abbia sempre ritenuto che il tratto Repubblica-Stazione FFSS dovesse andare sotto terra; per ciò si richiese – molto tempo prima dell’accordo citato – che la stazione attuale di Repubblica consentisse l’abbassamento della linea del ferro: proprio questo era uno dei punti oggetto dell’accordo, che certamente non prevedeva la possibilità che un’underground fosse estesa a tratte chiaramente periferiche.
        Il Presidente Soru capì benissimo che si presentava un’opportunità importante: da cittadino di Cagliari lo ringrazio ancora; spero che il progetto di un complesso sistema di trasporto vada avanti, e che possa vederlo.
        Francamente, questa permanente necessità di specificare – non sempre a proposito – il ruolo dei buoni e dei cattivi mi sembra stucchevole, e non rende giustizia a questa Giunta, che ha diritto di pensare e di fare senza essere continuamente rapportata ad altri.

        • No professore, qui non si tratta di dividere il mondo in buoni e cattivi. Delogu ha rimandato indietro i soldi della metropolitana leggera: questo è un fatto. L’amministrazione Floris invece ha preferito baloccarsi con l’idea inverosimile di una metropolitana sotterranea, e così facendo ha rallentato evidentemente il progetto della metropolitana di superficie. Questi sono i fatti.

  15. Amsicora70 says:

    Con tutto il rispetto e la stima (tantissimi) che nutro per Vito, l’analisi è assolutamente ingenerosa.
    Cosa c’è da criticare sulla provenienza dei fondi con cui è stato salvato il teatro lirico? O forse si vuole dire che siccome la regione è in mano al centrodestra quei fondi non andavano accettati?
    Su tuvixeddu noto invece un evidente cambio di opinione: ma come Vito, non faceva bene il sindaco a trattare con cualbu per una risoluzione del problema? Ora invece ‘ si è in una fase di incertezza…
    Vito ricordi quando con elio parlavate a buongiorno Cagliari di ‘benaltrismo’, intendendo come tale l atteggiamento di pur di criticare esce fuori con la solita frase :’ci vorrebbe ben altro’?non ti sembra che il tuo atteggiamento nei confronti di questa giusta sia
    Proprio questo?
    E della brillante risoluzione del problema chioschetti non me parli? E dell’anfiteatro?

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