Politica / Sardegna

Poche frottole: se non manda a casa Cappellacci in tempi rapidi, anche il Pd è complice di questa crisi

Le cose stanno così.

Alcoa. Come spiega bene La Nuova Sardegna, il massimo che si potrà strappare dall’incontro di oggi a Roma è l’apertura formale delle trattative per l’acquisto della fabbrica di Portovesme da parte dei gruppi Glencore e Kush. In ogni caso, lo stabilimento verrà chiuso entro l’anno e le trattative dureranno almeno sei mesi. Non solo: i due possibili acquirenti hanno fatto sapere che con loro la produzione verrà fortemente ridimensionata, con il conseguente esubero di una percentuale di lavoratori tra il trenta e in cinquanta per cento. Se anche la fabbrica si dovesse salvare, la metà degli operai rischierebbe comunque di essere licenziata. E comunque una volta fermata, la fabbrica potrebbe stare chiusa a lungo (il caso Eurallumina insegna).

Carbosulcis. La Regione ha promesso al governo che entro quattro settimane presenterà il nuovo progetto integrato, al posto di quelli già sostanzialmente bocciati dall’Unione Europea. Un mese di tempo per fare sostanzialmente quello che non è stato fatto per anni. Ci sono buone ragioni per ritenere che neanche il nuovo progetto andrà bene e che la miniera potrà restare aperta solo a costo di essere assolutamente in perdita (e a carico della Regione, che è proprietaria al cento per cento degli impianti di Nuraxi Figus).

Ottana. Lo scorso 3 agosto Leonardo Senni (responsabile del Dipartimento Energia del Ministero dello Sviluppo economico) aveva promesso nel corso di un incontro convocato a Roma con sindacati, Confindustria e imprenditori, che Terna avrebbe continuato a comprare energia dall’impianto di Ottana per tutto il 2012, e questo per dare modo ad Ottana energia di avere il tempo per poter riconvertire il proprio impianto. Smentendo clamorosamente l’impegno assunto dal governo, intorno al 20 agosto invece Terna ha interrotto l’acquisto di energia dalla centrale di Ottana, preferendo pagarla un prezzo doppio rispetto a quello offerto dalla centrale di Ottana. A Ottana l’energia serve per alimentare la fabbrica del pet, che però senza l’impegno di Terna non può continuare a produrre. Se entro pochi giorni dal governo non arriveranno segnali forti (cioè il rispetto dell’accordo del 3 agosto), ad Ottana verranno licenziate tra le 400 e le 500 persone.

Vinyls. Voi credete ancora alle manifestazioni di interesse per lo stabilimento condannato alla chiusura dall’Eni? Adesso è spuntato un gruppo brasiliano. Ma il finale è noto.

Questa è la situazione. Tragica. Il sistema industriale sul quale (bene o male) da quarant’anni si reggeva la Sardegna, sta collassando improvvisamente.

Il presidente Cappellacci e la sua giunta hanno responsabilità enormi. La loro inconsistenza politica e la fragilità della maggioranza che li sostiene hanno aggravato la situazione. Abbiamo il peggior presidente, sostenuto dalla peggior maggioranza, nel peggior momento di crisi degli ultimi decenni.

E allora perché il Pd e tutto il centrosinistra non si pongono come obiettivo quello di far cadere Cappellacci e di arrivare presto a nuove elezioni regionali? Vi sembra possibile che questo presidente e questa giunta (in questa situazione) debbano restare fino alla loro scadenza naturale, prevista nella primavera del 2014?

La sento già la risposta: le tante mozioni di sfiducia non hanno ribaltato i rapporti di forza. Ma il punto vero è che per salvare la sua classe dirigente, il centrosinistra non vuole accoppiare le elezioni regionali alle politiche del prossimo marzo. Perché il centrosinistra sardo non ha né una leadership né un programma, e attende che dal quadro nazionale arrivino indicazioni sul che fare.

È evidente che sulle alleanze neanche il Pd nazionale ha le idee troppo chiare, ma almeno in quel caso il limite delle elezioni di marzo impedisce a Bersani di tenere il partito in una situazione di stallo. In Sardegna invece il Pd è immobile, in attesa che gli eventi degenerino.

Ma la logica del tanto peggio tanto meglio può forse salvare i partiti ma non i sardi. Le vertenze aperte necessitano di una classe dirigente con le idee chiare e legittimata dal voto, non di Cappellacci e dei suoi improbabili assessori. Per questo penso che se il centrosinistra e il Pd in primis non si impegnano seriamente a far cadere l’attuale giunta di centrodestra e a portare i sardi alle urne in occasione delle prossime elezioni politiche, anche il Pd e il centrosinistra possono a buon diritti essere ritenuti pienamente responsabili dello sfascio a cui stiamo assistendo. Anche perché non si può criticare Cappellacci e contemporaneamente non fare nulla (ma proprio nulla) perché la sua fragilissima giunta cada.

E non può essere un alibi quello del rispetto della “volontà dei sardi” espressa dai recenti referendum, che qualcuno usa come clava per mantenere la situazione così com’è. Siamo in piena emergenza e serve in tempi rapidi un esecutivo capace e legittimata dal voto, in grado di confrontarsi con Roma e Bruxelles in maniera credibile. La Sardegna ha una possibilità se intanto va a casa Cappellacci, non se questa classe politica (con l’unico obiettivo di perpetuarsi) si riempie la bocca di Assemblea costituente e abolizione delle province. Queste cose si possono fare anche il prossimo anno, con un Consiglio regionale rinnovato e un nuovo presidente.

Con Cappellacci presidente la situazione può solo peggiorare. Ma il centrosinistra evidentemente non la pensa così.

 

 

 

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25 Commenti

  1. gentile Ainis
    spiritoso, ma non molto.
    cordialmente

  2. gentile ainis, lei dice tante cose, piu o meno condivisibili, ma una in particolare, è frutto di disinformazione. Cito”un’industria che non va in pareggio e sopravvive solo per intervento pubblico inquina prima di tutto la società”.
    Mi sorprende che sia poco informato in materia, pur dicendo al sig. “Ale Sestu” che tutti i dati che lei ha tra le mani sono facilmente ottenibili cercandoseli in rete.
    ebbene, mi preme soltanto di dirle, che la ALCOA Pvesme, ha chiuso in attivo tutti gli anni che vanno dal 2000 al 2008. gli ultimi 2 poi, sono stati superbi, con un utile netto di 60 e 70 mln di euro.
    é sbagliato definire lo stabilimento un carrozzone assistito da mamma stato. Possiamo facilmente asserire che è stato aiutato, e che lo è stato con soldi pubblici, come lo sono state mille altre realtà in italia… Realtà che lei si guarda bene dal citare.
    Cordialmente

  3. Vorrei riportare le informazioni che ho appena letto nel sito di Sergio Di Cori Modigliani, riguardo i problemi nel Sulcis. Mi hanno un po’ sconvolto.

    Spiega bene cos’è l’Alcoa, chi c’è dietro.
    Ripercorre la storia dell’Alcoa (tra l’altro sia la Glencore che la Klesh sono strettamente imparentate all’Alcoa, sono tutte e tre controllate dalla Citicorp, che sta gestendo in modo militare lo spostamento industriale in tutto il mondo). Mette in luce tutti i maneggi che sono stati fatti nel pianeta, intorno alle risorse strategiche di cui ci vogliono privare (ma forse ce ne siamo privati noi stupidamente, e adesso è già tardi). E spiega come sono andate le cose negli altri Stati.

    Riporto solo l’ultima parte, che è un’esortazione alla presa di coscienza per i sardi; poi metto il link all’articolo completo in fondo.

    I lavoratori della Alcoa hanno il sacrosanto diritto di combattere per la salvaguardia del loro posto di lavoro, che era stato garantito da accordi inter-governativi di tipo militare.

    Ma hanno il dovere civico di chiedere ai sindacalisti “ragazzì….com’è sta storia della Alcoa?” e pretendere da loro che raccontino chi c’era dietro, quali accordi hanno stipulato, quali erano le garanzie reciproche, pretendere l’esibizione di tutta la regolare documentazione dello scambio tra Alcoa e governo, con nomi e cognomi, date e cifre. Se era legale, dovrebbe essere tutto documentato. Se non è documentato, allora vuol dire che non è legale e il Diritto consente di sequestrare gli impianti come si fa con la mafia.

    Soprattutto pretendere che si sappia che cosa c’è dietro, oggi, adesso. Ora.

    Nella Guerra Invisibile, la battaglia per il controllo delle risorse energetiche è fondamentale.

    Gli operai sardi devono chiedere “Perché l’Alcoa chiude, adesso? Dove sono andati a finire i miliardi di euro che hanno ricevuto? Che cosa hanno dato in cambio?”

    Ma soprattutto avere il coraggio civile, e civico, di chiedere “A chi hanno dato in cambio qualcosa? Quando? Come? Quanto?”.

    Perché di questo si tratta.

    Ecco il vero volto dell’attuale governo in carica: gestire e pilotare la crisi per spingere all’angolo della disperazione sociale chi lavora e poi presentarsi e dire: “o finite in mezzo alla strada oppure vi possiamo salvare vendendo questa azienda a Mr. Pinco Pallino perché noi siamo buoni” obbligando la gente (e le aziende) ad accogliere a braccia aperte Mr. Pinco Pallino senza sapere chi diavolo sia. Così entra la criminalità organizzata, e così penetrano le società finanziarie, il cui unico, dichiarato scopo, consiste nella de-industrializzazione delle nazioni.

    Vogliamo sapere le condizioni di vendita all’Alcoa scritte nel 1996. Chi stabilì allora il prezzo? Quali parametri vennero usati e applicati?
    Vogliamo sapere quali condizioni e postille e clausole c’erano negli accordi strategici sottoscritti dal governo nel 2001, nel 2007 e nel 2009.
    Vogliamo sapere come sia possibile che l’Italia nel 1992 era tra le nazioni leader al mondo nella produzione di lingotti di alluminio e adesso è sparita dal mercato.
    Coloro che hanno gestito queste manovre sono le stesse persone che oggi pretendono di guidare il presupposto cambiamento.
    Stanno tutti in parlamento.
    E voi vi fidate di gente così?

    “Devono andare tutti alle isole Barbados”.

    Link http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/09/questa-e-la-mente-operativa-dietro.html

    • Gentile Ale Sestu,
      spiacente informarla che gran parte del contenuto del post da lei segnalato è del tutto privo di fondamento (detto nei termini corretti: un sacco di sonore cazzate!).
      La privatizzazione del gruppo Aluminia non ha avuto alcunché a che fare con «accordi inter-governativi di tipo militare», né è un problema di gestione planetaria delle materie prime. Purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) la realtà è molto più prosaica e riguarda la gestione clientelare delle dismissioni di una partecipazione pubblica che aveva una storia pazzesca dietro le spalle (quella dell’alluminio di stato).
      A questo punto dovrei raccontarle la storia «vera», non le pare?
      Invece no: a questo punto faccio notare a Biolchini dove si vada a finire quando chi dovrebbe informare non lo fa.

      Gentile Biolchini
      all’atto dello smembramento di Aluminia (se non sbaglio lei era ancora troppo giovane per essere già del mestiere) i suoi colleghi evitarono accuratamente di porre pubblicamente la seguente domanda (di sconcertante banalità): «Per quale motivo una multinazionale con le palle quadre come ALCOA, considerata strategica per le produzioni militari USA (*), si accolla uno stabilimento in perdita secca come Portovesme?»
      Ecco: siccome nessuno si pose questa domanda, ma tutti eravamo (prego notare l’uso della prima persona plurale) contentissimi che lo stabilimento non chiudesse, abbiamo fatto perdurare una situazione di generale disinformazione che porta all’ignorare il coinvolgimento profondo di tutta la società sarda nel papocchio ALCOA/Portovesme e al tentativo di trovare il cattivone che ci vuole male (per i sardi il responsabile è sempre altrove, naturalmente).
      Ale Sestu, poverino, persona di ottima volontà, rincorre il mito della Spectre; il buon Pili (si ricorda chi è, vero?) in un accorato intervento in parlamento nel corso della discussione sul decreto ILVA, se la prende con l’ENEL (e il governo! Tutta colpa di Monti che non interviene e di un complotto antisardo); lei se l’è presa con Cappellacci (ma non solo, ovviamente, è una sineddoche della classe politica) e i sindacati (vero anche questo). Ma visto che lei è un buon giornalista (e le riconosco un’invidiabile onestà intellettuale) le domando: vogliamo davvero continuare così – e finiamo a parlare di Lord Helmet (**) e Space Balls – oppure ci prendiamo la briga di esaminare la sostanza della dismissione di Portovesme e discutiamo di cose serie?
      ALCOA si prese Portovesme nel quadro di un accordo generale per l’acquisizione del comparto semilavorati; la politica, nell’occasione, pose la questione come segue: «Se vuoi ALUMIX, allora devi prenderti tutto, pure il primario e far sopravvivere PVesme!». ALCOA accettò, a patto che la politica garantisse un prezzo «politico» dell’energia. Questo è quanto! L’accordo, che prevedeva e ha previsto, uno spreco immane di denaro pubblico, conveniva a tutti quanti, né ci fu una sola voce, una sola, che pose la questione nel modo corretto: «Come fa un territorio a vivere sulla schiena di un’industria che sopravvive solamente con l’apporto di soldi pubblici? Com’è possibile sviluppare una società sana se la politica è avviluppata nel bisogno di continuare a fornire denaro per far (soprav)vivere la gente, sfruttando il meccanismo per prosperare? Che razza di politica è? Che razza di società ci troviamo di fronte?»
      Oggi il meccanismo si è inceppato: che si fa? Continuiamo a cercare il cattivone o ci guardiamo in faccia? Cosa diciamo all’operaio (visto in TV) che chiedeva garanzie per il futuro dei figli? Glielo diciamo che un futuro fatto di elemosina pubblica non funziona, è eticamente improponibile e assicura solamente una vita di perenne dipendenza dal potente di turno?
      E non è che forse sarebbe il caso di una piccola, impalpabile, microscopica, quantistica autocritica anche a sinistra, visto che quella sulcitana è andata avanti a pane e alluminio per tutti questi anni (sindacati in testa)?
      Questioncina finale: se anche un politico illuminato (che razza di ossimoro!) si presentasse nel Sulcis e dicesse la verità (che PVesme deve chiudere) chi lo voterebbe?
      Cosa dice: sono riuscito a spiegare quale dovrebbe essere il ruolo di un intellettuale?
      Cordialmente,

      (*) tanto per non mandare in confusione il povero e volenteroso Ale Sestu, specifico che ALCOA-USA produce leghe dure per applicazioni aerospaziali; ciò non ha nulla a che fare con quello che produce lo stabilimento di Portovesme (che infatti non è per nulla strategico, né ha implicazioni militari, neppure alla lontana).
      (**) Lord Glande: guardatevi Space Balls in lingua originale!

      • Gentile Ainis,
        me lo immaginavo che avrei suscitato una sua reazione.
        La ringrazio per la compassione nei miei confronti.
        Io comunque non cerco soluzioni additando spauracchi come “spectre”: tenga conto che ci sono molti files diventati pubblici grazie a San Assange. Alcuni files parlano di queste cose (adesso a settembre ne arriva un altro bel malloppo e ne vedremo delle belle.

        Però lei sta mischiando un po’ i punti dell’articolo. Lo ha letto tutto l’articolo ?
        Riguardo la Alumix dice questo:

        Alcoa in Italia nasce nel 1967 a Milano quale ufficio di rappresentanza e commerciale per la gestione delle vendite di materiale di produzione statunitense ed europea alla clientela italiana e del Bacino Mediterraneo. Ma Kleinfeld gestisce, insieme a Citicorp e Goldman Sachs, l’acquisizione della ALUMIX (gruppo EFIM) di proprietà dell’Italia; un’operazione gestita da Prodi e D’Alema che consegnano nelle mani del consorzio Citicorp e Goldman Sachs un pezzo strategico fondamentale per la sovranità e l’indipendenza nazionale senza aver mai fornito dettagli sull’operazione. Alain Belda (personalmente scelto da George Bush, Dean Rumsfeld e Dick Cheney) nel 2001 diventa presidente della Alcoa e chiude un accordo con il governo italiano prima nel 2002 (Berlusconi/La Russa) poi di nuovo nel 2007 (Prodi/D’Alema) e infine il più succoso in assoluto quello del 2009 (Berlusconi/La Russa) che consente alla Alcoa di godere di sovvenzioni governative come “rimborso relativo all’uso dell’energia elettrica” per un totale di 2 miliardi di euro nel 2009, più 1 miliardo e mezzo nel 2010 che raggiungono i 4,5 miliardi di euro nel 2011, a condizione di “garantire l’occupazione permanente e il prosieguo dell’attività produttiva nel territorio sardo”. Quei soldi, in verità, sono finiti nella Citicorp, investiti nei derivati finanziari. Neanche lo vendono l’alluminio: lo producono, lo accatastano, lo immagazzinano e lo danno in garanzia per avere soldi da investire in derivati speculativi.
        L’Italia è stata una pacchia per gli speculatori, soprattutto tra il 2007 e il 2011, perché attraverso la malleveria politica ogni multinazionale e grossa azienda –con scusanti varie- si è appropriata di ingenti risorse dello stato centrale (cioè i nostri soldi) per investirli poi a Londra, New York, Francoforte, Honk Kong.
        Ma i profitti lucrati non sono mai rientrati in Italia.
        Neppure un euro.

        Poi passa alla situazione australiana, simile alla nostra (nel senso che hanno cercato di imporsi con lo stesso ricatto), dove però gli è andata male. Li il governo, ha risolto la questione in 36 ore. Da noi invece ?

        Comunque ci sono anche altri passaggi interessanti: la Glencore e la Klesh sono due società finanziarie (si occupano soprattutto di derivati finanziari) della Citicorp (New York) e l’Alcoa è un’altra società della Citicorp. Forse ci stanno prendendo per il culo…

        Io comunque non cerco soluzioni additando spauracchi come “spectre”: tenga conto che ci sono molti files diventati pubblici grazie a San Assange. Alcuni files parlano di queste cose (adesso a settembre ne arriva un altro bel malloppo e ne vedremo delle belle).

        • L’ultima frase non è un errore di copia/incolla. E’ che ci tenevo a ripetermi.

        • Gentile Ale Sestu,
          che la sua immaginazione le permetta di prevedere ciò che dirò mi riempie di gioia: lei è decisamente il migliore dei miei esegeti!
          Sul resto, devo suggerirle di leggere con attenzione ciò che copia/incolla dalla rete (e, possibilmente, ciò che scrivo) perché ciò che riporta è esattamente ciò che ho detto io (e siccome sono il migliore esegeta di “dilegno”, so già come commenterà)! Quanto a: «[…] consegnano nelle mani del consorzio Citicorp e Goldman Sachs un pezzo strategico fondamentale per la sovranità e l’indipendenza nazionale», è una solenne cazzata (l’alluminio di Alumix, diverso da quello di ALCOA-USA, non era e non è strategico) e per questo ho parlato di Spectre.
          Sì, ALCOA ha preso in carico uno stabilimento in perdita con la clausola di avere denaro in cambio: ho detto altro? Vada a cercarsi i giornali dell’epoca (e non i siti di fantascienza) e mi dica chi, in Sardegna, si lamentò: politici, sindacalisti, intellettuali, massaie, operai, giornalisti, cittadini, cazzi vari? No, tutti contenti, allineati e coperti, sinistra inclusa! Su questo (i soldi buttati nel buco nero di PVesme) il Sulcis ha vissuto per tutti questi anni e nessuno si è mai lamentato.
          Per i soldi dati ad ALCOA e trasformati in derivati, provi a leggersi i bilanci di PVesme ed usi l’aritmetica: fortunatamente la fisica non è ancora un’opinione e l’energia necessaria per lo smelting dell’alluminio non lo decidono i siti di fantascienza. Peraltro i costi del kwh sono di dominio pubblico (se ha voglia di cercarseli: informarsi costa fatica, più che leggere i romanzi di Gordon Flash).
          La prossima volta che deciderà di informarsi sull’ALCOA, mi saluti il perfido Mefisto, quello che briga nell’ombra per distruggere la Sardegna, contrastato dal famoso Sherdanu Tex Willer.
          Cordialmente,

          • No Ainis, non è vero che nessuno si lamentò. Guardi cosa scriveva Giuseppe Andreozzi nel 1991.
            http://www.aladinpensiero.it/?p=3901#more-3901

            • Gentile Biolchini,
              sono del ’53 (lo dico per segnalare che ai tempi non ero precisamente un pischello) e nel 91 avevo fortemente avversato la posizione di Andreozzi perché del tutto miope. Le dico il perché.
              Se legge con attenzione l’intervento, noterà che è tutto giocato sull’impatto ambientale e sul baratto inquinamento/posti di lavoro. Osservare ALCOA-ALSAR da questo punto di vista è sciocco, perché ci si espone all’ovvia risposta dell’industrialismo più bieco che le dice: «allora facciamo uno stabilimento che non inquina e siamo tutti contenti!». Tra l’altro, se poi segue gli avvenimenti, proprio l’avvento di ALCOA ha determinato una riduzione drastica dell’inquinamento grazie a migliori condizioni di processo (gli smelter di PVesme erano di bassa tecnologia, mentre quelli di tecnologia ALCOA, sono tra i migliori al mondo, quindi c’è stato un influsso positivo).
              Io pongo una questione molto diversa, che prescinde dall’inquinamento (o, se vuole, integra il problema): secondo me PVesme avrebbe dovuto essere dismesso anche se l’inquinamento non ci fosse stato (o se altri contributi pubblici l’avessero rimosso!) proprio perché un’industria che non va in pareggio e sopravvive solo per intervento pubblico inquina prima di tutto la società, anche se non rilascia una sola molecola di porcheria nell’ambiente.
              Questo, salvo smentite, magari mi ricordo male, è un problema che nessuno ha posto e, soprattutto a sinistra, mi duole dirlo, avrebbe dovuto essere considerato. Il baratto di PVesme è stato ben più letale di quello sottolineato da Andreozzi e tutti ci hanno pucciato il biscotto. Pronto a cambiare opinione se qualcuno mi porta documenti che provino il contrario. Non per nulla le posizioni di Andreozzi furono ignorate (e anche per questo le consideravo miopi: politicamente erano assolutamente perdenti, come il tempo ha dimostrato).
              Non commento quanto dice in merito all’apertura dello stabilimento (sarebbe fuori tema) ma anche su questo dissento fortemente.
              Cordialmente,

  4. si può scrivere “meglio Soru!”?

    • Anonimo says:

      Se è per quello sei meglio anche tu… 😀

    • considerando che mettersi una grattugia nelle mutande e poi andare a cavallo è meglio di essere sparati in testa, beh si… si può scrivere “meglio Soru!”

  5. Anonimo says:

    Diciamolo che i problemi sono atavici e che prendersela con l’ultima giunta additandola di essere la causa di tutti i mali (o di non aver fatto nulla… ma perché i vari Palomba & C. cos’hanno lasciato in eredità?) non è onesto intellettualmente.
    Basta industria! Basta imprese in perdita pagate dalla Regione! E’ preferibile a questo punto dare il sussidio ai lavoratori e impiegarli per lavori di rilievo pubblico… senza rifare le solite “convenzioni” che arricchiscono i soliti noti.
    Qualcuno di voi giornalisti proponga qualcosa di nuovo senza continuare con gli attacchi a destra e a manca… siamo tutti colpevoli e dovremo cominciare a cambiare registro nel nostro piccolo… senno’ continueremo a raccontarci balle per altri 40 anni.

  6. Anonimo says:

    Vito, dici bene ma occorre considerare una cosetta: per mandare a casa l’ugone regionale occorre fare i conti con l’aritmetica. Se udc non si smarca non si va da nessuna parte! E credi che possa farlo a gratis?

    • efisio erriu says:

      e non si smarcano neanche i ‘sardisti’ del prof. maninchedda, ah no quelli fanno opposizione dall’interno……

  7. Anonimo says:

    un unico appunto:
    esiste qualcosa che si può definire centrosinistra? o partito democratico?
    mi sono distratto, ma se pensi seriamente che esista, mi sai dire dove è? e cosa fa?

  8. Sarebbe forse il caso di tagliare i tempi della legislatura. Due, massimo tre anni. Che il popolo si trovi, magari anche per colpa sua, a scegliere un presidente e un governo impresentabili, e a doverselo tenere per cinque lunghissimi anni senza avere alcuno strumento interinale per revocarli, è un vero e proprio attentato alla sovranità popolare. Invece le legislature vengono allungate a dismisura in nome della “governabilità”, peccato che grazie alle maggioranze scarsamente coese che questa pessima legge elettorale leaderistica obbliga a mettere insieme preventivamente – senza neanche il contrappeso del doppio turno – questa sia soltanto una chimera: cinque lunghissimi anni, nel corso dei quali può cambiare il mondo, che di regola vengono usati dai governanti i primi tre per fare cazzate o non far niente, gli ultimi due per rimediare con provvedimenti elettoralistici per farsi riconfermare. Adesso vedrete incominciare la sagra delle assunzioni clientelari, delle stabilizzazioni selvagge di precari, ammesso e non concesso che i fautori di queste misure trovino qualcuno abbastanza esperto sul piano giuridico per consentire di aggirare i paletti della Corte Costituzionale e del Governo nazionale, Purtroppo su un punto Biolchini ha ragione: la permanenza in sella di Cappellacci è un comodo alibi per il PD, che così è costretto a non ricominciare coi litigi tra soriani e antisoriani, tra chi sta con Silvio Lai e chi gli si oppone, tra ex “comunisti” ed ex “democristiani” – anche se non esiste una divisione così lineare basata sui vecchi partiti – per chi debba fare il leader. Figuriamoci, in via Emilia e dintorni si sta pensando ad altro. Francesca Barracciu è dall’inizio di quest’anno che sta preparando la sua candidatura alle politiche, altri parlamentari stanno tentando la qualunque per conservare i propri seggi, lo stesso Silvio Lai credo preferisca una comoda candidatura alle politiche piuttosto che infilarsi nel ginepraio delle regionali (che, se si facessero le primarie e le perdesse, gli costerebbero la perdita di tutto, forse …). Secondo voi questi pensano alle strategie per la Regione? E poi comunque, per buttare giù Cappellacci si devono costruire nuove dinamiche in QUESTO consiglio regionale. Inutile nascondersi dietro a un dito: se non si riesce a incidere su uno o più fronti tra sardisti, riformatori e UDC, ci terremo Cappellacci fino al 2014. Salvo che non convenga anche al PDL l’abbinamento politiche-regionali.

  9. ma il problema non è Ugo! il dramma è che non sapremmo a che santo votarci se domani ci fossero le elezioni in Sardegna…è un problema di credibilità dello schieramento, che verrà messa alla prova quando salterà fuori il nome del candidato/a o quelli di eventuali aspiranti tramite le primarie.e non sarebbe male se costoro ci dicessero anche come vogliono comporre l’ipotetica Giunta. e poi, se il centrosinistra si presenta con i soliti noti? allora me ne sto a casa.o magari i politici di professione, quelli che non hanno mai fatto altro in vita loro se non “liberomanca-eggiare”? me ne sto a casa. tanto, peggio di così…o forse no?

  10. aldo g. says:

    Vito sarebbe bello leggere un tuo pezzo sul toto candidati del centrosinistra alle prox regionali per la carica di governatore!

  11. Gentile Biolchini,

    di industria in Sardegna ne parlo fin troppo spesso, quindi non mi pare il caso di ripetermi. Una sola osservazione: «Il sistema industriale sul quale (bene o male) da quarant’anni si reggeva la Sardegna, sta collassando improvvisamente».
    Ecco, proprio no: è del tutto falso. Il sistema non sta collassando improvvisamente. Semplicemente stanno arrivando a scadenza i problemi irrisolti da un trentennio di mancata considerazione della questione industriale in Sardegna. Affermare che ciò sia improvviso è del tutto miope, così come chiamare a responsabile il solo Cappellacci. Convengo con lei che quella attuale sia la peggior giunta della storia della RAS (difficile non essere d’accordo) ma ci sono responsabilità che prescindono dalle manchevolezze (indubbie) dell’attuale maggioranza e chiamano in causa la classe dirigente isolana delle ultime tre decadi (almeno, incluso Soru, tanto per non fare i nomi). Includendo il giornalismo, naturalmente, che di industria poco si occupa e pochissimo ne capisce (almeno a giudicare da ciò che si legge in genere).
    Purtroppo, trent’anni non si cancellano con un colpo di bacchetta magica (e Cappellacci, in ogni caso, è tutt’altro che Mago Merlino). Quindi sarebbe il caso di smetterla di pretendere di chiudere il cancello dopo che i buoi non solo sono scappati ma ce li siamo anche mangiati da un sacco di tempo.
    Soluzioni nell’immediato non ce ne sono (ma la gente deve mangiare, un problemino da poco, no?) e forse sarebbe il caso di iniziare, finalmente, a dire a noi stessi (intendo noi sardi) che abbiamo fatto un errore grave nel pensare di poter prosperare con un sistema basato sull’equivoco dello stipendio travestito da lavoro. Sono due cose differenti e stipendi dati per attività improduttive sono un costo che nessuna società (neppure il comunismo sovietico) si può permettere.
    Totale: continuiamo a far finta che la soluzione sia la sopravvivenza di zombie come ALCOA, oppure iniziamo, finalmente, a chiedere alla classe dirigente di darsi una mossa? E se sì: chi dovrebbe sollecitare la classe dirigente se non gli intellettuali?
    Sa, me l’immagino Fois che parla di ALCOA, oppure Murgia che disquisisce di miniere! Che facciamo; domandiamo l’opinione di Agus o quella di Todde? Facciamo un articolo sul Bollettino di Studi Sardi? E “Il fare le fiche nella carta de Logu” dice che aiuta?

    Cordialmente,

    • Gentile Ainis
      più che incalzare (a vuoto) i romanzieri io alzerei lo sguardo all’università per cercare intellettuali; quelli che lei cita sono romanzieri ai quali non si può chiedere niente di più di quel che danno. Personalmente, a parte Todde che si interessa – da molto e con posizioni chiare, opinabili ma non peregrine – di ambiente e paesaggio, gli altri mi infastidiscono non poco quando escono dal solco del “raccontare storie” proprio per la loro inadeguatezza; lo stesso motivo per il quale io mi astengo dal commentare questo post.
      Il che non vuol dire che ci dorma sopra. Mi aspetto qualcosa di più da lei che come intellettuale mi sembra una spanna più in alto dei romanzieri (sinceramente, per l’idea che ho io di intellettuale).
      Cordialmente,
      Detto questo a me sembra chiaro da tempo la complicità del PD e dell’opposizione tutta: più importante salvare carriere che rischiare di bruciarsi sulle barricate. E non ce n’è uno, UNO -dico- che senta vergogna della sua incapacità e si tiri fuori dal giochino osceno di questa pseudo politica

      • Gabriele Ainis says:

        Gentile madda,
        io non incalzo i romanzieri (ma le pare che possa permettermi di incalzare qualcuno?) cito i nomi di coloro che la vulgata individua come «intellettuali» e che si autodefiniscono tali. Mi vuole dire che il direttore del BSS non si considera (e viene considerato)tale? E lo faccio proprio per sottolineare come intellettuali decenti non ce ne siano. Che poi non si possa chiedere ai «romanzieri» niente più di un racconto (e a un regista cosa chiede, i manga??) è del tutto falso. Posso rammentarle Pasolini (ha letto “Petrolio”, vero)?
        L’università, invece, è davvero un punto dolente e sfonda una porta aperta, tuttavia la cosa è più sottile, perché dovrebbe essere un serbatoio di soluzionologi, mentre a noi mancano i problemologi!
        Gli intellettuali questo sono, persone in grado di individuare i grandi problemi di una società e di spingerla verso una direzione precisa. Come devo aver già detto, il grande problema è quello di individuare i problemi, non di risolverli.
        Se la vuole mettere diversamente, il pessimo stato di salute dell’università è un altro dei risultati delle carenze della nostra intellettualità (carenze condivise da gran parte della società italiana, per una volta non prendiamoci troppo a schiaffi).
        Che poi lei si aspetti qualcosa da me – e mi chiami “intellettuale”! – testimonia davvero la carenza di intellettuali, un po’ come quelli che sono andati dal povero Gigi Riva per avere un parere sulla nostra situazione e c’è chi ha creduto di trovare chissà cosa nelle sciocchezze che ha detto, con tutto il rispetto dovuto ad un personaggio che stimo moltissimo (ma farebbe meglio a parlare di calcio).
        Sa, ci vorrebbe un “Pasolinu” dotato di acume e onestà intellettuale che andasse nel Sulcis (ma non è che il resto della Sardegna sia differente) e dicesse: “Cari fratelli il salvataggio dell’ALCOA è sbagliato. Adesso vi dico il perché”. Poi spiattellasse la storia dell’alluminio, il perché un’azienda in perdita da trent’anni sia ancora aperta e le cazzate combinate da ciascuno di noi, che ha fatto finta di non saperlo confidando nel fatto che tanto sarebbe andata avanti così a tempo indeterminato. Forse non farebbe nomi, ma denuncerebbe il degrado sociale e politico (etico!) del territorio.
        Se oggi ci fosse un Pasolinu capace di tanto – e ne avremmo un gran bisogno – non lo ascolterebbe nessuno! Soprattutto smetterebbe di pubblicare, di essere invitato ai dibattiti, ai convegni, alle convention e via di seguito.
        E lei si aspetta qualcosa da me??
        Ma vada da Giggirriva, vada.
        Cordialmente,

        (PS – Una spanna sopra Fois e Murgia? Sai che complimento!)

  12. Hai ragione, Vito; che Cappellacci rimanga fino al 2014 è una sconcezza!
    Ma ci rendiamo conto in che baratro ci ha portato e dove potrebbe arrivare?
    Ma poi, dopo questi 5 anni DEVASTANTI, come si farebbe a ricostruire la Sardegna? Cappellacci potrebbe saltare solo in 2 casi:
    – se il Parlamento accelarasse l’iter per l’approvazione della nuova legge elettorale sarda tentando di ridurre da 90 a 60 i Consiglieri. Allora li Ugo salterebbe da un giorno all’altro.
    – oppure se QUALCUNO decidesse di mandarlo a Roma (la vedo moooolto remota, come ipotesi).
    Per il resto…è un paracarro inamovibile!

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