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Ci scrive Antonello Pabis: “Caro Zedda, dov’è la politica partecipativa che avevi promesso? E noi, perché non ci organizziamo?”

L’amico Antonello Pabis invia al blog questa interessante riflessione che parte dalla situazione in cui si trova la comunità rom cagliaritana. L’amministrazione comunale aveva promesso di coinvolgere i rom in un tavolo permanente, che però non è stato mai convocato. Il tema della democrazia partecipativa riguarda però anche altri ambiti. Penso alla cultura, dove dopo l’orgia iniziale di audizioni, tutto è rimasto come prima. E quindi ora che si fa? La politica sta tutta dentro il Consiglio comunale o si può immaginare qualcosa di diverso? Il dibattito è aperto.

***

“Far notare quello che non va (nel Comune di Cagliari) non significa attaccare il mio amico Massimo Zedda, significa avvertirlo che alcuni di noi hanno altre priorità rispetto alle notti 
colorate e assieme a quello significa anche, nel mio modesto caso, che sono a disposizione per aiutarlo a risolvere i problemi e a rendere questo nostro governo cittadino realmente progressista”.

Così scrive Matteo Murgia, che ricorda a Zedda che c’è una cittadinanza che, riconoscendo “altre priorità rispetto alle Notti Colorate” si mette “a disposizione per aiutarlo a risolvere i problemi”.

In questi giorni l’Asce ed i Rom hanno deciso di sollecitare l’attesa istituzione del “Tavolo di lavoro permanente” su ciò che resta da affrontare (quasi tutto) dopo la chiusura del campo Rom della 554.

Altri movimenti e cittadini che hanno voluto il Sindaco progressista e sposato le prospettive della democrazia partecipativa, aspettano ancora di scendere in campo. Questo ho risposto a Susanna Orrù, l’Assessore alle Politiche Sociale che ha comunicato il suo entusiasmo per la nascita della “Consulta dei cittadini stranieri ed apolidi”, scrivendo su Facebook “Succede a Cagliari, una bella esperienza di confronto, politica partecipativa e attiva”.

Ora lo dico (anzi lo ripeto) al Sindaco Zedda:

MA QUALE POLITICA PARTECIPATIVA E ATTIVA??? L’ascolto ed il confronto sono già una buona cosa ma lo saprebbero fare tutti (non costa molto, rende all’immagine e nessuno può dire se è vero o finto). Esattamente come tutti possono fare “politica partecipativa e attiva”. Forse è stato un lapsus ma, come si fa a fare politica senza partecipare ed essere attivi? Sarebbe veramente curioso se qualcuno sostenesse una politica basata sull’assenteismo. La DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA è invece UN’ALTRA COSA.

È quella che abbiamo promesso in campagna elettorale. Essa necessita di luoghi di confronto tematici e permanenti, laboratori di idee, progettazione partecipata (anche da parte dei cittadini-utenti) e verifica sia delle fasi di avanzamento che dei risultati. Di ciò esiste ancora poco o nulla ma confido che sapremo dare un’accelerata al processo di democratizzazione del governo comunale.

Certo, ci vogliono doti di umiltà e coerenza oltre una certa puntualità nel rispetto degli impegni. Ma penso che ce la faremo! Un gruppo di donne e uomini volenterosi compongono gli organi di governo nella città, tra i suoi oltre 155.000 abitanti abbiamo un infinità di persone dalle più svariate competenze, studiosi, intellettuali, tecnici, scienziati e poi, abbiamo cittadini interessati e attivi. Dove li mettiamo?

Non sto parlando di delegare, come si è fatto chiedendo alla Caritas di risolverci il problema dell’abitazione per i Rom. Sto insistendo sul fatto che occorre mettere insieme gli amministratori, i cittadini-utenti, i tecnici, gli esperti e le persone di buona volontà, alla ricerca dei provvedimenti più idonei e condivisi. Pensi che la faremo? Penso che ci sia qualcosa da cambiare ma, ovviamente, io sono ottimista.

Caro Matteo Murgia, caro Vito ed amici del blog, noi siamo una parte della cittadinanza attiva. Che si può fare? I partiti non ci sono (o non si sentono), i gruppi, le associazioni e i Comitati del Movimento sì, ma sono ancora sfilacciati e compressi dalla necessità di far fronte ad innumerevoli impegni con scarsi mezzi a disposizione. E se ci organizzassimo in funzione di Comitato per la Democrazia Partecipativa?

Antonello Pabis
presidente dell’ASCE
Associazione Sarda contro l’Emarginazione

 

 

94 Commenti

  1. Panama says:

    È da parecchio che seguo questo blog e le discussioni che riguardano i rom. Mi duole (non poco) vedere che le motivazioni a sostegno del razzismo di persone come mario, speranza e altri sono frutto solo ed esclusivamente di pregiudizi e generalizzazioni. Io non sono di cagliari e ci vivo da pochissimo. Uno dei primi episodi in cui mi sono imbattuta appena arrivata qui è stato l’arresto di un conmerciante che esercitava a pochi metri da casa mia per spaccio di stupefacenti… Non ritengo però che i cagliaritani siano un popolo di spacciatori. Ecco allora che mi fa schifo leggere commenti qualunquisti del tipo ‘i rom sono delinquenti, incivili’ e altre stupidaggini di questo tenore. I rom sono una comunità e, quindi, ci sono persone di ogni genere, buoni e cattivi, simpatici e antipatici. Che discorsi fate? E il campo consegnato 18 anni fa poteva anche essere meraviglioso come voi dite (poco ci credo) ma naque come CAMPO SOSTA per poche famiglie. Una sosta a casa mia non sono 18 anni e poche famiglie a casa mia non sono 157 persone. Vorrei vedere te mario se ti infilassero con altre venti persone che non hai scelto in un appartamento che può ospitarne cinque. Sicuramente ci daresti grandi lezioni di civiltà… Per quanto riguarda gli attacchi personali a pabis e agli altri collaboratori dell’asce, li trovo a dir poco meschini e fuori luogo. Che belle personcine!!! Ma non vi vergognate neanche un po’? Beati voi… Vi consiglio di fare un giro tra le varie famiglie rom, a casa di pabis e di macasgt così potrete ricevere gratuitamente una bella lezione di umanità e dignità.

    • il suo commento non merita risposta, è evidente che non conosce i fatti e non ha respirato diossina per tanti anni. Si informi prima di accusare di razzismo le persone, e si vergogni di scrivere banalità stupide come quelle che ha scritto. Gli abitanti dei quartieri adiacenti al campo e le associazioni che si sono create hanno solo cercato di difendere un loro diritto fondamentale che è quello alla SALUTE. Mario

      • zunkbuster says:

        “i Rom vogliono un’altro spazio solo per riprendere a fare business con i rifiuti e bruciare come hanno fatto sino a oggi, ecco perchè stanno andando in comune, le case non vanno bene perchè li non possono bruciare e fare business con i rifiuti tossici.”. Infatti questo non è razzismo. Ma si vergogni!!!

        • Quando non si è toccati direttamente dal problema si puo’ scrivere qualsisi cosa…tanto cosa cambia!Si Vergogni lei.

  2. Antonello Pabis says:

    Caro Broz!
    Ho visto che speranza e Amsicora70 sono spariti. Mi dispiace perchè poteva essere un’occasione per chiarire molte cose. Certo, per speranza in particolare, non è piacevole essere messi a nudo ma, si sa, le bugie hanno le gambe corte. Scrisse perfino “mi rifiuterei di sedermi ad un tavolo ma anche di camminare insieme con pabis, macasgt e company … ” che era anch’essa una bugia, almeno nel mio caso. Infatti ogni volta che ci siamo incontrati, ricordo la passeggiata fuori da una sala riunioni, lei slecchinava anche me, provando a presentarsi come amica e nascondendo la sua vera funzione.
    Ora ho qualche minuto e rispondo a te.
    Ho il sospetto che quella frecciatina sull’esistenza o meno del M5S a Cagliari, sia stato utilizzato per sviare l’attenzione dall’oggetto di questo al solito scopo di eliminare o denigrare chi non la pensa come te. Se questa è la premessa del tuo valore democratico, si comincia male. Credo che sarebbe meglio sorvolare come, d’altra parte, bisognerebbe anche farla finita con la storia dell’antipolitica che è solo una pessima espressione per liquidare le critiche sgradite. L’onesta intellettuale dove sta?
    Tornando a noi, noto che anche tu, racconti un pò di “invenzioni”, forse non tue, e fai delle considerazioni sulle quali è bene confrontarsi.
    – Tu vorresti la maggioranza dei rom in piazza, mi pare, per dimostrare che sono scontenti. Io penso che se anche gli scontenti fossero la minoranza, per un democratico non dovrebbe significare la perdita dei diritti;
    – a proposito delle persone presenti davanti al Comune nell’attesa vana di una parola di Zedda , tu dovresti capire la differenza fra delegazione (di poche persone) e mobilitazione di massa (non richiesta e non voluta) – In altra sede mi spiegherai perchè, piuttosto che confrontarti sul significato della presenza ne vuoi minare la sua credibilità in ragione dei numeri, peraltro fasulli, dimenticandoti che non sono soltanto i numeri che fanno la ragione e che il diritto è sempre anche del singolo.
    – Non sarebbe necessario ma, sui numeri dovresti verificare che oltre ai soli due rom (parole di speranza e tue) con riferimento immagino a Saltana e Boban (tra i leader più significativi della comunità quasi sempre presenti) e all’Asce, c’erano a turno altri due delegati Marko e Sherif per TUTTI i Sulejamovic, c’erano Sherbo e Munib, c’erano Daigoro, Giuliano e Giango e tra le donne Rossa, Gina e la moglie di Daigoro. C’erano anche i rappresentanti delle famiglie che sono rimaste fuori da quel campo (non contano?) e son venuti anche Murat, Graziano Fadil esclusi anche loro dal campo sulla 554. Mi perdonerai se non ricordo tutti i nomi ma fatti dire che circa una trentina di persone adulte si è dato il turno la davanti. Ora, per te il numero è determinante e quindi, praticamente ci suggerisci di andare sempre in massa. Hai una strana idea della tattica politica (che a volte è scontro duro e a volte garbo, se permetti) ed anche della correttezza verso il nostro comune amico Zedda (fino a quando meriterà la nostra amicizia).
    – Broz, io non so se tu te le inventi o le diffondi soltanto per ingenuità o leggerezza, ma dici alcune bugie, mentre potresti anche tu venire a vedere di persona e saresti comunque ben accolto. Tu sai dove, quando e come trovarci. Datti una mossa.
    – Vedi? Tu hai scritto dei “rom che protestano sotto il Municipio”. Eppure i rom hanno detto soltanto che si era li in attesa di notizie e non per protestare (c’è differenza). Queste notizie potevano dar luogo a dichiarazioni di soddisfazione o ad una vera e propria protesta. Stare in attesa, senza grandi mobilitazioni, ma con solo una delegazione e in modo garbato, poteva essere apprezzato diversamente da Zedda e da te. Zedda poteva dire una parola e invece non l’ha fatto. Forse perchè si trattava solo di Rom? Io credo di no ma, onestamente, mancano rassicurazioni.
    – Ricordo il peggior intervento di Speranza che, finchè era viva, diceva che “per 15 anni il campo è stato zona franca dove certo non ha brillato nè la politica nè il senso civico dei rom, tutto stava all’interno di un patto scellerato tra chi viveva dentro il campo e chi ha amministrato precedentemente la città”. Vedi Broz, lei (speranza) ha scritto chiaramente del senso civico dei rom, come se la gente mandata a vivere in condizioni impossibili potesse mettere al primo posto il senso civico rispetto a quello della sopravvivenza e scrive ancora di chi ha amministrato precedentemente la città, ma non chiaramente questa volta, perchè c’era anche lei tra quelli, anche se non con il compito di amministrare. Sprenza non è quindi un teste attendibile. Vieni tu a vedere!
    – Dove si tengono e come le Assemblee rom? Sei poliziotto o soltanto curioso? Scherzo, se sei curioso, ma lo sanno anche i poliziotti, si tengono talvolta qui e talvolta là. Prevalentemente nello spazio dell’Asce, dove si è tenuta anche quella che ha deciso della delegazione ultima e la Manifestazione “Siamo tutti Rom”. E tu …. vedi se almeno una volta vuoi venire a vedere, ascoltare e anche parlare. Ti assicuro che c’è da imparare.
    – Non essere impietoso se un rom (o qualsiasi altro) dice qualcosa con leggerezza. A volte succede che un rom ritenga utile mandare messaggi che gli sembrano di buon effetto senza valutarne bene la portata. Preciso io, se permetti, e tu cerca di capire: Mons Alberti si era indubbiamente speso per i Rom e Floris, ahi il pessimo Floris, pur avendo attuato forse le peggiori politiche verso i Rom, li aveva ricevuti più volte mentre Zedda non ha avuto la capacità di farlo nemmeno una volta. E qui, credimi, sono più dispiaciuto di te, ma come si fa a tacerlo? La tua malizia è dunque fuoriluogo.

    • macasgt says:

      Sono passati 6 giorni e con la velocità con cui si consumano le notizie, già la maggior parte delle persone è passata oltre, forse a vedere le proteste dei lavoratori dell’Alcoa davanti alla Regione come ho fatto io. Sono sicuro che chi è realmente interessato e chi ha partecipato alla discussione avrà l’avviso dei nuovi interventi.
      Siamo rimasti in pochi, noi dell’Asce (anch’io faccio parte dell’associazione, pur non avendo mai partecipato ai tavoli), qualcuno con interessi lavorativi personali, qualcuno con interessi politici, qualcuno con rancore alla diossina.
      Commento Broz, e in suo onore mi volevo chiamare Bronstein, ma mi sembrava brutto cambiare pseudonimo. Nessuno sta attaccando la migliore giunta di Cagliari degli ultimi decenni, semmai gli si rimprovera di avere annunciato di essere migliore di una qualsiasi deludente giunta di Sinistra degli stessi ultimi decenni (per rimanere ai Rom, ci aspettavamo meglio della Jervolino a Napoli, o di Pisapia a Milano, era ovvio essere meglio di Alemanno a Roma). SEL ci ha raccontato che è diversa e vorrei esserne certo, così mi sentirò un po’ meno orfano. Da comunista non è facile vedere che le cose siano ancora affrontate su base razziale come nel 1938. Forse ha ragione Moni Ovadia (e lui lo dice pure in modo divertente):

      http://www.teatrailer.it/spettacoli/senza-confini-ebrei-e-zingari

      Spero che le voci Rom che si sono cominciate a far sentire continuino a commentare, perché forse storicamente il più grande degli errori è sempre stato decidere su di loro, contro di loro, a loro favore, ma mai di ascoltarli.

    • Ciao Antonello,

      sgombero il campo da un equivoco: la questione del M5S non era un frecciata, ma una semplice risposta a chi scriveva – a parer mio a sproposito – di metodo autoritario di governo.

      Per il resto, tranne quando mi confondi con speranze e eroi delle disfatte di Sardegna, prendo atto delle tue risposte e precisazioni.
      Io non voglio né inventare, né confondere: il mio sforzo vuole essere nella stessa direzione del tuo, e cioè verso una giusta soluzione.
      Ma ho un’idea diversa sul come e ho fonti di informazione diverse. Questa ultima lacuna la colmerò presto.

      Con stima

      • Forse l’espressione “sgombero il campo” non dovevo usarla.. 🙂

      • Antonello Pabis says:

        Io aspetto una tua telefonata e una chiareta, per confrontare le nostre ipotesi di lavoro.
        Il Tavolo a questo serve e almeno fra di noi, se ti va, possiamo farlo. Grazie della stima e grazie ancora.

  3. Anonimo says:

    belo parlare alle spalle di noi rom ma scommetto che tutti voi parte calche amico non avete mai parlato con uno di noi di persona . ma vi dico che non siamo cannibali ne incivili non siamo animali ma siamo genitori prima di tutto e come genitori anche voi che giudicate e causate noi che noi sete anche voi vogliate le stese cose per i figli la sicurezza la squalo la salute e tutto il bene possibile perché negarcelo ? di vivere una vita decente a non essere costretti alle imposizioni degli altri ………….premessa non ho letto tutti gli articoli per non inquietarmi comunque vi voglio bene perché siamo gente pacifica

  4. Ho già scritto un commento e non è stato pubblicato, vedo inutili disquisizioni su integrazione sociale di persone che hanno commesso reati ambientali e contro la salute umana gravissimi, nell’impunità piu’ assoluta e nell’indifferenza totale sopratutto della stampa. Ma di questo non frega nulla a nessuno. Conosco bene quel campo e ancora meglio quello che è stato fatto dentro il campo per oltre 15 anni. Fo rse non è chiaro ma è la magistratura che ha chiuso il campo 554 con provvedimento d’urgenza, non il sindaco, se fosse dipeso dall’amministrazione penso che sarebbe stato ancora li con cumuli di rifiuti a produrre diossina tutte le sere. Per farla breve, quelli che scrivono, sarebbero dovuti venire a viveve a Su planu o Mulinu becciu per due settimane, per capire veramente chi sono i ROM e vedere se avessero potuto vivere in quartieri del genere, avvelenati tutti i giorni da del comuni delinquenti che hanno creato un vero e proprio disastro ambientale. Perchè nessuno parla di questo? cosa volete integrare, 15 anni fà è stato consegnato il campo ai ROM, pulito, perfetto, il giorno dopo hanno fatto una delle loro fantastiche feste ed è stato da loro distrutto! raso al suolo. Da li hanno poi intrapreso la loro vera attività di prelevare e bruciare rifiuti di ogni tipo, ditro compensi di imprese che si disafno dei loro rifiuti pericolosi e per 15 anni hanno fatto respirare diossina a interi quartieri. Di quesvano to si deve parlare, perchè è da qui che bisogna partrire per capire e fare una discussione sull’integrazione dei ROM. Sig. Pabis chiede con i ROM un’altro campo, chissà perchè?? i Rom vogliono un’altro spazio solo per riprendere a fare business con i rifiuti e bruciare come hanno fatto sino a oggi, ecco perchè stanno andando in comune, le case non vanno bene perchè li non possono bruciare e fare business con i rifiuti tossici. Andavano indagati 15 anni fà e messi in galera assieme alle imprese sarde che hanno loro permesso di fare questo disastro. Concordo con chi ha scritto che la Sardegna è piena di rifiuti in giro, è vero, noi Sardi siamo degli incivili, c’è poco da discutere si vede anche nelle spiegge, però almeno i rifiuti in giro non vengono bruciati, non producono diossina che provoca senza ombra di dubbio il cancro.
    Spero che sig. Biolchini pubblichi questo annuncio, che non è personale, ma descrive realmente quello che è sucesso nel campo 554. Abito di fronte e poteri testimoniare in tribunale quello che ho visto e respirato. Grazie Mario

    • L’altro commento non è stato pubblicato perché non volevo prendermi una querela al posto suo.

    • In tribunale? Se continua a scrivere cose di questo tenore potrebbe davvero finirci, se lo desidera tanto. Ma non come testimone …

      • Lei di sicuro non abita ne a Mulinu becciu ne a Su Planu, altrimenti non scriverebbe sciocchezze come quella che ha scritto. Si informi prima di parlare,.

    • macasgt says:

      Caro signor Mario, credo che ci siano delle incomprensioni di fondo nel suo intervento. La prima è legata al Codice Penale italiano. il quale impone che la colpa sia imputabile ad un soggetto specifico ed identificabile (le denunce senza un colpevole si fanno “verso ignoti”). Le denunce fatte sui fuochi produrranno dei colpevoli e questi pagheranno per quallo che hanno commesso, ma sicuramente non per l’appartenenza ad un gruppo razziale o linguistico. E’ altresì un reato, questa volta sotto il nome di “razzismo”, imputare una colpa in modo generico ad un un gruppo etnico (ad esempio i Rom), o religioso (ad esempio i musulmani) o politico (as esempio i comuniti).
      E’ un reato sostenere questo sillogismo: io conosco un ladro a Mulinu Becciu, quindi tutti gli abitanti di quel quartiere sono ladri. Purtroppo questo esempio sembrano capirlo tutti quando è posto in questo modo, molti sembrano non capirlo quando si tratta di “Zingari”. Credo che il giudice Altieri in un intervento proprio sui Rom, pubblicato sulle colonne dell’Unione Sarda dei primi di luglio abbia esplicato in maniera molto esaustiva la faccenda, e la invito a cercarsi l’articolo.
      Qui si discute di altro, ad esempio del comportamento di noi Italiani. Le faccio una domanda seria e la prego di provare a rispondere. A S. Niccolò d’Arcidano ci sono 95 Rom, sono il 3,.4% della popolazione locale (il paese ha poco più di 2.800 abitanti), ma non ci sono fuochi, nessuno brucia fili di rame, nessuno smaltisce illegalmente alcunché. Sono dei Rom diversi? A parte la religione (sono ortodossi), provengono dallo stesso paese, l’ex-Yugoslvia, sono arrivati negli stessi anni, parlano la stessa lingua di quelli di Cagliari. Lì niente fuochi, niente problemi, nessuna lamentela pubblica e diffusa né tra gli Arcidanesi, né tra i Rom. Allora, la domanda è questa: qual’è la differenza tra i due gruppi? La mia risposta è che la differenza risiede in chi li ha accolti e in come sono stati trattati, ma se ha suggerimenti migliori sarò ben felice di ascoltari.
      Forse avere emarginato un gruppo sociale economicamente debole (i Rom), averlo abbandonato a se stesso, avergli dato un campeggio per vivere 18 anni (perché anche lei sa che era un campeggio, un posto dove si vive due settimane l’anno con le signore delle pulizie che passano due volte al giorno, non un luogo dove vivere in modo stabile in 160 per più di tre lustri), avere speso un milione e settecentomila euro in cinque anni senza che nessuno possa capire dove siano finiti questi soldi (pubblici), ecco, forse la discussione di questo blog è proprio come evitare che tutto ciò accada di nuovo, perché gli abitanti di Mulinu Becciu e di tutti gli altri quartieri hanno il diritto di vivere sereni e con le finestre aperte, e i Rom di essere trattati da esseri umani (come a S. Niccolò d’Arcidano, ad esempio). Una soluzione umana per tutti sarebbe la richiesta migliore da fare.

      • Nessuno sta dando colpe ai rom in quanto tali, ci mancherebbe, nessuno ha fatto denunce a ignoti, c’è in corso semplicemente un’indagine della magistratura per traffico e smaltimento di rifiuti speciali, che speriamo accerti le vere responsabilità, sia dei rom che dei soggetti che hanno dato loro i rifiuti da bruciare.
        Le vostre affermazioni insinuano il fatto che chi ha portato avanti la battaglia per il ripristino della legalità nel campo non sia nel giusto o peggio ancora razzista.
        Si tratta di persone che si battono semplicemente per il loro DIRITTO alla adtrovate nulla di osceno che brucino rifiuti tossici, per sopravvivenza o business”… bravi, belle parole, ci metterei voi a vivere nel campo o a Mulinu Becciu, vorrei vedere come sarebbe stata la vostra reazione a malattie gravi o a quantaltro consegue al respirare diossina tutti i giorni. Non è pensabile poter barattare la nostra vita, e quella dei nostri figli, col business di chicchessia. Per voi se sono i Rom a farlo allora son giustificati? Quindi i primi a fare differenze di ordine razziale sono le persone che hanno scritto su questo blog.Non possiamo morire in silenzio. In queste belle discuisizioni su questo blog, non riesco a vedere altro se non che il risultato che pemettere ai rom di non rispettare le nostre leggi sia l’ostacolo più grande alla loro integrazione. Conosco molto bene le problematiche legate ad altri campi rom in Italia, Roma, Napoli etc. e dispiace moltissimo che in molti casi si siano verificati dei veri e propri casi di razzismo nei loro confronti, ma il caso della discarica sulla 554 è completamente diverso. Bisogna conoscere i problemi e viverli prima di insinuare sospetti di razzismo su persone che manifestano punti di vista diversi dai vostri e cercano solo di difendere un loro diritto fondamentale che è quello alla SALUTE. Mario

        • sa molentessa says:

          caro mario, certo che il diritto alla SALUTE è fondamentale! e il diritto allo studio? e il diritto ad una vita dignitosa? eil diritto alla propria cultura? e il diritto alla dignità? e il diritto allo sato di diritto in cui uno paga per cià cheha commesso e non per quello che ha fatto o si ritiene che abbia fatto la sua “razza”!? enon sono diritti fondamentali?
          io ritengo di si!
          e ritengo anche che nessuno di questi venga prima degl altri,
          ma poi vorrei aggiungere che le richieste degli abitanti di mulino becciu non siano mai stati visti come discriminatori da nessuno, ne dai rom ne dalle associazioni che a loro si affiancano,
          o no?
          salve sa molentessa

  5. Supresidenti says:

    perchè a volte una canzone vale molto di più di tante chiacchiere.

    http://youtu.be/2TeFoJveMq0

  6. Antonello Pabis says:

    Ancora mi devo riservare di intervenire pienamente. Anche ieri una fatica immensa e, e seppure questa mattina io abbia potuto recuperare un poco, ora devo correre fuori città per altri impegni.

    Ho però il tempo di rilevare che in questa discussione, oltre ai fatti oggettivi e a ragionamenti sulla sostanza e suoi metodi che in quanto opinioni possono essere condivisi o confutati, vi è una forte levata di scudi partigiana. Cosa normale, quando si espongono ragioni serie, ma inaccoglibile quando si intromette la demonizzazione di chi dissente anche con l’uso della calunnia e della diffamazione, restando nasosti dietro un’anonimato più che sospetto.
    Non me la prendo contro gli pseudonimi perchè quel che conta è l’opinione. Ma quando dall’opinione si passa ad altro, allora evidentemente, lo pseudonimo serve a garantirsi l’impunità, a spargere veleno e merda senza doverne rendere conto.
    Faccio solo due esempi che mi riguardano personalmente e che la dicono lunga sulla credibilità di certa interessata difesa di parte.
    Amsicora70 attacca la mia credibilità personale (e la mia onorabilità) e lo fa prudentemente nascosto (chissa perchè?) dietro uno pseudonimo, mentre io sono, come sempre, ben identificabile. Lui mi conosce ed io no, posso soltanto rilevare che è, almeno in questo caso, bugiardo e vigliacco.
    Da dietro il suo muretto a secco dice di me che sono “una persona che ha fatto saltare la presentazione di alcune liste per l’elezione di un consiglio comunale”. Ma di che straparla? Evidentemente il ragazzo (non può essere considerato un adulto anche se avesse la mia età), non ha argomenti più seri.
    Noto che anche Speranza e più accanitamente (stessa cosa per il nick), ha scelto la strada delle illazioni e della diffamazione personale. Le idee possono essere poche ma tanto è l’impegno per eliminare il dissenso verso i suoi capi, anzi per demolire i dissenzienti. Finita la riunione pubblica dove lei sta sempre zitta (fa meglio il lavoro sotterraneo), di corsa al pc, anche in ufficio, per scrivere attacchi contro il nemico. Possiamo risponderle che io, da volontario, quindici anni fa stavo sempre tra i rom, certo non a Cagliari ma a Selargius, dove chissà perchè c’è la ragazza con il maggior livello di scolarità della Sardegna. E’ legittimo far osservare che invece lei, da stipendiata, stava zitta zitta al servizio delle Giunte di Centra destra, in quel campo dove si sono raggiunti i peggiori risultati in Sardegna e forse, come dice Paul Polansky, d’Europa?
    I Rom conoscono molto bene il suo autoritarismo, le sue minacce (nemmeno tanto sottili), il suo tentativo di dividere i rom da altri rom e dai loro amici. Facciamo così,”stefania”, ripresentati col tuo nome vero e ricominciamo tutto da capo. Come ti ho detto, quando fingevi di essermi amica, io sono e tutti noi siamo ben disponibili ad un confronto franco, anche duro ma onesto, nel merito delle questioni. Ovviamente, quando viene rispettata l’unica inderogabile premessa che parliamo di noi, di persone come noi titolari degli stessi inalienabili diritti, che per il tuo mestiere dovresti conoscere e non di numeri, oggetti da spostare a proprio piacimento e cui far pagare tutti i prezzi delle distorsioni causa dalle nostre politiche, anche quando straparliamo in inclusione sociale. Di oggetti da continuare a perseguitare a causa della nostra supponenza ed evidentemente della nostra presunta superiorità. A tutti dico che si può pensarla diversamente anche sulla ricerca di nuove metodologia democratiche, necessarie al superamento delle vecchie ormai in crisi. Ma facciamolo in modo onesto, senza banalizzazioni, nen rispetto delle persone e con assoluta onestà intellettuale.
    Ovviamente, non è in discussione, il rapporto tra la nuova e le vecchie impresentabili Giunte, nè la buona volontà, nè le intenzioni ma le azioni da compiere ed i risultati delle azioni compiute.

    • Gentile Pabis,
      io non la conosco, e prima di frequentare questo blog, non ero neanche a conoscenza di tutti i problemi di cui lei si occupa (colpa mia, ma non è questo che voglio puntualizzare).
      Quello che voglio puntualizzare è che, di fronte a questa discussione, io mi colloco come “lettore medio”, senza implicazioni personali, dirette.
      Da questa mia posizione, l’idea che mi sono fatto della discussione, depone senza ombra di dubbio a suo favore. Per quello che lei scrive, per quello che ha fatto nella sua vita e per quello che fa quotidianamente.
      Tutto questo si erge come un’egida impenetrabile, di fronte a queste critiche spicciole.
      Per cui fa bene a difendersi, però non si preoccupi troppo, perché la sua immagine è robusta e non ne risente.

      • Antonello Pabis says:

        Grazie Ale, per il tuo incoraggiamento. In questo caso sostenendo me, sostieni in realtà la filosofia dell’Asce. La stampa tende a personalizzare e anche i ns critici tendono a personalizzare ma io, con una responsabilità in più perchè ne sono anche il presidente protempore, sono soltanto un’espressione dell’Asce. Noi siamo un gruppo non grande nè piccolo, elaboriamo insieme quello che c’è da fare e con i Rom se il da fare riguarda la loro comunità. Le nostre riunioni sono aperte e chiunque può intervenire. Ci occupiamo di contrastare l’emarginazione di chiccessia, di riventicare i diritti di tutti, di aiutare chi è svantaggiato e in definitiva della nostra stessa civiltà. E … vogliamo cambiare lo stato di cose presenti. Se sei interessato a partecipare fai un fischio.

    • Riguardo il merito del suo post.

      Anche secondo me bisogna puntare sulla democrazia partecipativa. Per me la partecipazione è la chiave di volta per il rilancio morale, culturale ed anche economico della società (più in piccolo, della città).
      Per me la partecipazione è la democrazia. Significa prendere il concetto “potere del popolo” e renderlo reale. C’è chi risponde che il popolo è pazzo e ignorante. Si abbia l’onestà intellettuale, allora, di ammettere che non si crede nella democrazia.
      Quindi anche io auspico una svolta partecipativa, però non sono molto fiducioso da questo punto di vista: in generale mi sembra che, ogni volta che la sinistra è andata a gestire la cosa pubblica, abbia scelto di gestire il potere in modo autoritario, tanto quanto i precedenti inquilini. Anche questa volta credo che faremo un buco nell’acqua.
      L’unico gruppo che punta in modo forte verso la partecipazione e la democrazia partecipativa, è il movimento 5 stelle. E guardi quanto viene attaccato (soprattutto da sinistra e secondo me proprio per quello).

      Si può comunque partire dai gruppi associativi che a Cagliari già operano: se si riesce a fare una rete di associazioni, che lavora in modo virtuoso e stabile e continuo, in diversi ambiti, allora significa fare dei grossi passi in avanti. Ci abbiamo già provato e non è andata bene, ma si può ritentare imparando dagli errori commessi.

      • Si sta lavorando sui regolamenti e presto sarà proposto anche il bilancio partecipativo.
        Per questo a Cagliari M5S non esiste da quando governiamo.

  7. Certi commenti ispirano solo commiserazione per chi li scrive per le farneticazioni e le ingiurie gratuite che riescono a inanellare, a meno che non si tratti di conclamati troll. Al di là del fatto che spesso non condivido toni e opposizioni di Antonello Pabis, chi ne segna automaticamente il nome nella lavagna dei cattivi dovrebbe solo inchinarsi rispetto alla sua storia e alla sua attività di difensore dei diritti civili dei più deboli. Hai ragione Biolchini, questo tipo di discussione rischia di diventare disgustoso, o meglio rischierebbe seriamente di diventarlo, se non si riuscisse a cogliere qua e la qualche contributo costruttivo.

  8. speranza says:

    fa sorridere che dalla richiesta di tavoli ,dalla partecipazione, macasgt passi “alla scelta dei collaboratori fatta dal sindaco in un settore così delicato come i servizi sociali ” forse vuole proporre che i collaboratori vengano scelti da tavoli di concertazione, con acclamazione dei partecipanti per chi dovrà ricoprire il ruolo politico ? non so che modalità intenda proporre per i funzionari vincitori di concorso pubblico … sono curiosa . stiamo sfiorando il ridicolo , nessuno in una pubblica amministrazione è battitore libero e l’assessore orrù sta affrontando situazioni complesse e disperanti con spirito di condivisione e responsabilità . e l’unione anche oggi senza chiedere nè al comune nè alla caritas continua a diffondere informazioni distorte .

    • massimo says:

      I “collaboratori” del sindaco sono quelli che si sceglie, non i funzionari che vincono un concorso. Stavamo parlando di politica e qui si riflette sull’opportunità di mettere in sfiducia un assessore per una palese sottovalutazione di una situazione che ha messo in difficoltà il suo sindaco. “Gli assessori comunali e provinciali sono nominati dal sindaco o, rispettivamente, dal presidente della provincia fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, eleggibilità e compatibilità alla carica di consigliere.” Invece mi fa riflettere il fatto che le mie parole possano essere interpretate in modo così diverso.

      • speranza says:

        forse gli assessori , i sindaci ed i politici in genere” andrebbero messi in sfiducia” quando non affrontano i problemi gravi ed annosi di una città … le difficoltà sorgono quando si affrontano i problemi e non si amano gli alibi . per i requisiti di candidabilità eleggibilità e compatibilità , sono requisiti previsti dalla normativa non credo che il sindaco abbia nominato dei marziani …

        • macasgt says:

          Naturalmente la citazione tra virgolette viene dalla norma, che prevede i requisiti necessari per l’eleggibilità.
          Visto che potrei essere frainteso, cerco di chiarire come la penso, unisco la risposta a Speranza e a Sovjet.
          Secondo me il problema è proprio l’operato di Susanna Orrù, colei la quale ha indetto i tavoli tecnici per risolvere in modo partecipativo la questione del Campo sulla 554 nel 2011, poi li ha sospesi a gennaio in modo unilaterale, nega che ci sia uno sgombro imminente (http://www.radiopress.it/2012/03/chiude-il-campo-rom-sulla-554-la-settimana-prossima-inizia-il-trasferimento-delle-famigliebisbo/ …o il monitoraggio era una bufala, oppure era tutto deciso…fatto sta che a fine estate…), ci siamo trovati nella situazione attuale.

          Del 6 maggio è l’incontro a Monte Claro indetto dalle associazioni e terminato con una promessa di un imminente tavolo che sarebbe stato convocato a giorni (ormai un po’ troppi, direi) Sempre in quell’occasione sono state presentate dalla Tuveri le linee guida nazionali sull’inclusione dei Rom (che sono della fine di febbraio 2012), malamente scambiate per un piano di inclusione sociale. Giusto per capire di cosa sto parlando e visto che eravamo in pochi a quell’assemblea pubblica, vi racconto un fatto.
          Nella presentazione del famoso piano d’inclusione (così definito), è stato chiesto dal pubblico di fare due esempi di luoghi dove il modello che si vorrebbe applicare al nostro caso è già stato messo in pratica. Dopo un po’ di racconti della Orrù sulle sue esperienze con i Rom spagnoli, è intervenuta Ersilia Tuveri per chiarire che uno dei due esempi seguiti è Reggio Calabria, com’è scritto a pagina 67. Non avevo ancora visto il documento del Ministero degli Interni e sono rimasto colpito, credevo che si stesse parlando veramente di un progetto sfornato nei quattro mesi di silenzio. Il magico internet mi ha tirato fuori questo coniglio (come a Speranza ho già postato):

          http://ec.europa.eu/italia/documents/attualita/aff_sociali/roma_italy_strategy_it.pdf

          e mi sono andato a vedere pagina 67 (devo ammettere che ricordavo pagina 73, ma la ricerca automatica fa miracoli). Toh, guarda, Reggio Calabria…allora non è un progetto, sono le linee guida nazionali, quelle che ti dicono cosa metterci nel tuo progetto, che invece deve essere proprio tuo.
          Mi sembrava strano che in un progetto serio non si portassero le eccellenze sarde, come S. Niccolò d’Arcidano o Pabillonis (ce ne sono altre, ne sono sicuro, ma io che non lavoro nei servizi sociali per fotuna posso permettermi di non conoscere l’intera situazione regionale).

          Per riassumere, a marzo si millanta un piano di inclusione sociale che se c’è, fuori dagli uffici del Comune non lo conosce nessuno, tanto meno la decina di associazioni coinvolte nel tentativo di una sua stesura iniziale. Tutti distratti dall’emergenza abitativa, si sta dimenticando ancora adesso che l’impegno polico era questo progetto, non le case nell’hinterland cagliaritano, situazione scaturita dalla strana emergenza negata a marzo, annunciata a maggio, attuata solo a giugno.
          Nel frattempo, le azioni malamente intraprese dall’Assessora (e avallate dal Sindaco, che ne è pur sempre responsabile) hanno scatenato reazioni così accese e trasversali che hanno portato ad un’assurda richiesta di dimissioni del sindaco (assurda, ma formulata in aula dal PdL), che hanno portato ad una campagna mediatica asprissima dell’Unione Sarda contro Zedda (e in mezzo ci sono finiti i Rom), conclusa con 2 esposti all’Ordine dei giornalisti (uno dell’ANR, l’altro di una serie di associazioni sarde e una di Trento), 2 denunce per istigazione all’odio raziale, e anche due querele e un fascicolo aperto dall’UNAR per razzismo, giusto per non farci mancare niente.
          Il progetto di cui si sbandiera la preparazione ancora non è pubblico, ma intanto si è abbandanata ogni forma di concertazione sull’argomento in modo unilaterale, e si ignorano i Rom che chiedono solo cosa sarà di loro dopo i 12 mesi dell’emergenza (quello che solo sul progetto potrebbe essere stato scritto).
          In tutto questo è stata scelta la Caritas come agente immobiliare (come già era accaduto per gli sgomberi di Giorgino, se non ricordo male), con la sola differenza che questa associazione non era presente al tavolo dei mesi precedenti, probabilmente perché nel campo sulla 554 non aveva mai fatto progetti, ma la conseguenza logica è stata la non conscenza dei problemi specifici e delle persone coinvolte (sempre a scanso di equivoci, sto dicendo che prima di giugno non conoscevano i 157 occupanti dell’ex-campo per non aver mai lavorato con loro nel campo). Le conseguenze sono state disastrose anche per la Caritas. Sulla gestione del denaro pubblico per le case, sulla scelta del locatori, sulle assegnazioni o meno vigila la Corte dei Conti, come ben sanno ai Servizi Sociali di Cagliari dove tali contestazioni non sono nuove. Sarà interessante leggere la convenzione tra Comune e Caritas (e magari vedere anche la data del protocollo in cui è stata stilata), quando la trasparenza delle elezioni si tradurrà in fatti, poi sarà interessante vedere a che titolo la Caritas versa ai locatari il canone che poi saranno i locatori a percepire. Come ho già detto ieri, esternalizzare la gestione dell’emergenza non alleggerisce la posizione politica, ma oggi aggiungo neanche quella amministrativa.
          Per concludere, sì, credo che il problema sia Susanna Orrù, Assessore scelto da Massimo Zedda per un ruolo di una delicatezza crescente nella congiuntura economica attuale.

          • speranza says:

            il problema è la caritas , il problema è susanna orrù ,il problema sono i servizi sociali , il problema sono gli interessi degli abitanti di mulinu becciu , ma siete sicuri che il problema non sia chi cerca di utilizzare i rom ( i due rom che ci stanno a farsi utilizzare) e accusa con livore il mondo intero . l’emergenza nel sociale non è mai la vetrina per il narcisismo di qualcuno , è lavoro che pochi sanno e vogliono fare .

            • speranza says:

              e voglio aggiungere dal tenore dei post io mai accetterei di coinvolgere su tematiche così complesse certi personaggi , anzi al posto dei servizi sociali, veri responsabil iistituzionali della situazione, mi rifiuterei di sedermi ad un tavolo ma anche di camminare insieme con pabis, macasgt e company … senza astio

              • macasgt says:

                Tranquilla Speranza, io al tavolo sui Rom non mi ci sono mai seduto (e non ho intenzione di sedermici), ma spero che i Servizi Sociali la pensino diversamente da te, perché se ci si tira indietro solo perché qualcuno si è documentato, ricorda e magari ha un’idea, allora qualche problema c’è, ma la scelta è puramente politica, non tecnica. E’ stata Susanna Orrù a coinvolgere le associazioni (a questo punto forse contro il volere dei Servizi Sociali), mettendo in atto un preciso punto della campagna elettorale, cioè la partecipazione popolare alla formazione delle scelte politiche (le associazioni in questione in quanto portatrici di interessi condivisi nel settore specifico), quella che viene comunemnte denominata “Democrazia partecipativa”. Si tratta sicuramente della promessa più difficile fatta in campagna elettorale, ma anche quella che potrebbe portare più frutti. La discussione è se, alla fine del primo anno di governo si intenda continuare o meno su questa strada, e sicuramente il tavolo con i Rom è stato il più complesso, ma anche quello sospeso senza preavvisi e con esiti inattesi (perché sulla sincerità dell’intervista della Orrù di marzo io ci credo). Questa è la discussione, sulla competenza dei Dirigenti e dei Funzionari dei Servizi Sociali non è un tavolo tecnico che può decidere. Mi pare che ci pensi già l’organo politico a rimuovere i Dirigenti del servizio quanto se ne presentano i presupposti.
                Al tavolo, semmai verrà convocato di nuovo, non ci sarò, spero che questo ti faccia stare più serena e magari cominciare a parlare di politica e di come intendiamo il ruolo della Sinistra a Cagliari, dopo decenni di governo di Destra.
                Per i toni, mi dispiace che te la sia presa tanto, posso essere saccente, fastidioso, ma non mi ritengo maleducato e non è mia abitudine insultare l’interlocutore, se l’ho fatto ti chiedo scusa.

                • Anonimo says:

                  Gentile macasgt, io non me la sono presa,non mi sono sentita insultata, mi dispiace che nel parlare di partecipazione si passi ad esprimere giudizi su persone , servizi ecc , o si pensi di essere in possesso di tutti gli elementi di conoscenza sulla situazione . E soprattutto si passi da un silenzio tombale su una vergogna cittadina gestita da associazioni che tutto avevano tranne l, interesse per i Rom, mai l’asce ha protestato contro la situazione nel campo, ad un atteggiamento aggressivo contro chi invece faticosamente cerca di riparare . Della serie facciamoci del male. Io per formazione rispetto chi lavora e chi si impegna .

                  • Se magari ci spieghi che diamine ti ha fatto Antonello Pabis ….

                  • macasgt says:

                    Speranza, come ti ho detto, io non decido molto, mi informo, studio, leggo sia in internet che su carta, ma non decido, come non decidono neanche le associazioni, Asce compresa, per questo esiste la politica. Questa volta sono io a sorridere della paura che fa Antonello Pabis, che però è stato tirato dentro questa storia dall’Assessora. Conoscendolo, credo che ciò sia avvenuto per i 25 anni di esperienza nel campo di Selargius e per essere stato uno di quelli che a suo tempo (18 anni fa) si oppose alla creazione del ghetto della 554, se avessero ascoltato lui e quelli che erano con lui all’epoca ci saremmo risparmiati molti problemi.
                    Non proseguo la polemica, rimaniamo con le nostre idee, spero che dalla discussione qualcuno abbia tratto giovamento, anche se i miei interventi sono sempre un po’ troppo lunghi e un po’ pesanti.

                    Chiudo (per dedicarmi alla mia famiglia che mi reclama) con qualche consiglio bibliografico, se fossero sfuggiti i libri più recenti o meglio reperibili:
                    – Nando Sigona, Figli del Ghetto. Il pdf di questo libro è a disposizione in internet http://www.osservazione.org/documenti/figlidelghetto_sigona.pdf
                    – Santino Spinelli, Rom, genti libere. Storia, arte e cultura di un popolo misconosciuto, Dalai editore, Milano 2012.
                    – Pino Petruzzelli, Non chiamarmi Zingaro, Chiarelettere editore, Milano 2008.
                    – Molto materiale si trova anche nel sito di Alberto Melis, grande conoscitore della situazione nazionale e sarda in particolare: http://www.albertomelis.it/ (sezione “Pagine rom”), ma leggere i suoi libri oltre che utlie è anche un piacere.

                    Il resto è più difficile da trovare perché c’è bisogno di una biblioteca specializzata (come ad esempio il Centro di Studi Zingari di Roma, in via dei Barbieri, 22, zona Campo dei Fiori).
                    La cosa più semplice, però, rimane quella di chiedere a un Rom come vive, e poi come la pensa, chi è fortunato come me, oltre alle risposte incontrerà anche uomini straordinari, come dice Gurdjieff.

            • macasgt says:

              Non capisco il plurale, ma sì, sono sicuro che per me è così. Sono sicuro che l’Assessora con delega ai Servizi Sociali abbia fatto una serie di errori politici, e non ci torno di nuovo, lasciandoli al lungo intervento precedente.
              Le altre cose non le ho dette io. La Caritas non era presente ai tavoli, ma ha gestito l’emergenza, questo non è un problema, semmai il problema sono i risultati (ho già detto della serie di denunce che si è presa L’Unione Sarda che probabilmente cercava di sfruttare la notizia contro Zedda; ho detto anche delle famiglie ancora senza casa, poche o tante che siano; mentre delle minacce subite a Flumini si è scritto fin troppo). Mulinu Becciu aveva tutti i diritti di indignarsi per il modo in cui è stato abbandonato il campo per anni e per i fuochi che vi venivano accesi (se abitassi in quel quartiere sono certo che sarei nel comitato che si è battuto per anni nell’indifferenza delle Giunte precedenti).
              Dei Servizi Sociali di Cagliari c’è poco da dire, erano nel campo della 554 ed è finita come sappiamo. Hanno preso in mano la situazione attuale e sta andando come vediamo. Si dice che ci sia un piano d’inclusione sociale, ma il documento non lo ha visto nessuno (e se non lo fai vedere agli includendi a poco serve). Forse dovrebbero chiedere in distacco qualcuno dei colleghi dagli uffici del Sulcis-Iglesiente, visto che a S. Niccolò d’Arcidano in 4 mesi hanno ricostruito il campo dopo un incendio, e né prima né tanto mano adesso esiste un problema di fuochi tossici. Qui in 2 mesi non si riesce neanche a trovare delle case per 27 nuclei familiari che, viste le topaie invivibili dove alcuni di loro sono stati sistemati, non sono certo delle persone che pretendono il lusso! E dire che 95 Rom in un paesino di 2.800 abitanti sono il 3,4% della popolazione, 158 su 158.000 abitanti sarebbero un insignificante 0,1%…
              Sicuramente i Servizi Sociali del capoluogo di regione hanno un milione di altre cose da fare, ma concordo con te su di una cosa: “è lavoro che pochi sanno e vogliono fare”.
              Comunque tornerei al discorso politico, perché le beghe di qualche funzionario se le vede il Comune, la Corte dei Conti, o chi per loro, qui si sta parlando di quale Sinistra esce fuori da questa storia, perché se la Destra ha cercato di attaccare Zedda sulla faccenda, è vero che la Sinistra non si è comportata nel migliore dei modi. I Rom sono un argomento molto importante perché rappresentano, nell’accezione sociologica ed antropologica, il nostro diverso. E’ il nostro banco di prova, come lo è sempre stato, e nel tempo ci siamo giocati cose molto importanti su queste cose.

            • Anonimo says:

              il problema il problema il problema il problema noi rom come dici ci facciamo strumentalizzando none a fato la verità stai facendo lede ipotesi come quel giornalista presume ed inventa false interviste .ti consiglierei di parlarci con quei due rom e vedrai che non sono due ma tutta la comunità della ss 554 e anche altri

            • bruno carboni says:

              vedi speranza (il nome che usi mi fa immaginare un mondo migliore), una come la tua persona che comunque ricopre un ruolo importante nel comune di cagliari dovrebbe porsi il problema di comunicare la realtà alle persone che se la prendono coi rom.
              perchè non dire che i campi rom nascono da una legge regionale per la così detta inclusione sociale? legge fatta dai non rom (gaggè), per trovare una soluzione che mettesse i rom in zone periferiche delle città per non disturbare l’elettorato? che i campi non sono mai stati concordati in un tavolo tecnico insieme ai rappresentanti della comunità rom? che adesso che si è chiuso il campo della 554 e si è trovata una soluzione alternativa è solo provvisoria? e che anche questa volta si è deciso senza coinvolgere la comunità rom? non credi che spostare persone umane come dei pacchi postali possa ledere alcuni diritti fondamentali? è troppo ricordare a zedda e alla sua giunta che la loro campagna elettorale era incentrata sulla democrazia partecipata e che hanno disatteso puntualmente proprio in questo caso? è doveroso ricordare che i soldi che si spendono sono risorse della comunità europea per la salvaguardia e la tutela della minoranza etnica rom e quindi noi sardi non possiamo usufruirne?
              speranza i due rom che tu dici che si fanno utilizzare li conosci bene? ai avuto l’occasione di parlarci e fare un ragionamento?
              vedi la mia “speranza” è che su questo tema delicato e che ogni decisione riguarda esseri umani e non oggetti, venga presa con la capacità di trovare una soluzione condivisa e partecipata.
              un saluto bruno carboni Associazione 2000 [R]esistenze

              • sa molentessa says:

                bravo bruno mi pare che tu abbia riassunto bene i problemi e anche le probabili soluzioni cioè la democrazia partecipata.

          • Sovjet says:

            Non lo so. Premetto che sono di parte perché conosco e sono amico di Susanna Orrù mentre a te non ti conosco. E proprio perché la conosco e l’ho vista all’opera in un ruolo di delicatezza crescente come quello dei servizi sociali, con apertura e pragmaticità, sono più propenso a credere nella scarsa affidabilità dei suoi interlocutori piuttosto che in una sua inadeguatezza al ruolo. Forse mi sbaglio, ma credo proprio di no. Ma dal momento che sono in rapporti tali da poter sentire di persona anche la sua campana non mancherò di farlo alla prima occasione.

            • macasgt says:

              Grazie Sovjet per aver riportato sui giusti binari la discussione. Non conosco Susanna Orrù come persona. Credo ci siano stati degli errori, probabilmente da parte di tutti. Forse è per questo che continuo a credere in una collaborazione, altrimenti non starei qui a scrivere.
              A prescindere dal problema specifico, rimane la discussione tutta interna alla Sinistra che è importante affrontare, perché in Italia i giovani sindaci di Sinistra sono due, e Renzi non credo possa rappresentare un’idea condivisa di Sinistra, Zedda sì. Anche se i toni si accendono, spero solo che si tratti di qualcosa di costruttivo. Dopo lo scivolone di D’Alema, il Kossovo e i suoi 18 mesi di governo, abbiamo regalato il Paese a 12 anni di Berlusconi-Monti. Questa è la buona occasione locale di fare un lavoro che deve essere di un livello alto, perché Cagliari storicamente non è una città di Sinistra, troppi interessi nel commercio e nel cemento per esserlo. I Rom sono uno dei punti importanti, quello maggiore rimene Tuvixeddu e il futuro che vorranno pensare per la nostra città, che un tempo era bella, ora è una colata informe di cemento. Sui Rom qualche idea ce l’ho, per il resto solo speranze.

          • Supresidenti says:

            grazie del prezioso contributo. il che conferma che a leggere questo blog si impara sempre qualcosa.

            PS. l’unica cosa che ti obbietto è che io non credo che il problema sia l’assessore Orrù. Magari fosse cosi, la soluzione sarebbe semplice, basterebbe sostituirla e tutto si risolverebbe (facendo un errore perchè secondo me l’assessore Orru ha grandi potenzialità, come del resto tutta la giunta altrimenti, come dici giustamente, che stiamo a scrivere a fare?).
            per il resto, la tua ricostruzione dei fatti al momento ai miei occhi è la più credibile.
            Grazie ancora macasgt

            • macasgt says:

              Detto tra noi, anche a me la Orrù non dispiace per niente, mi sembra una donna in gamba. Non condivido le posizioni su questa storia, ma Cagliari è una grande città e di problemi ne ha moltissimi. Non è un attacco personale il mio, credo che si sia trovata in una situazione difficile. Speriamo per tutti in un lieto fine, che per la prima volta dall’arrivo dei Rom in città credo che sia possibile.

    • sa molentessa says:

      a me non fa sorridere per niente la richiesta di partecipazione democratica, non mi fa sorridere per niente il fatto che le associazioni e i volontari e soprattutto i diretti interessati , i rom in questo caso, siano esclusi dalla ricerca di soluzioni acettabili e condivise,
      non mi fa sorridere chi cerca di mettere in dubbio la voglia dei rom di partecipare cercando di fare intendere che solo due poveracci, manipolati dai soliti cattivi e magari anarco inser,,,.. siano interessati a sapere di che morte andranno a morire,
      persino davanti al comune in questi giorni sono arrivati rom di almeno 10 famiglie,e chiunque li conosce sa quanto sia per loro difficile opporsi a qualunque decisione che provenga da qualsiasi AUTORITA’
      buona risata a chi ne ha voglia, a me rimane l’amaro in bocca perchè io in questo sindaco, in questa giunta ci ho creduto.

  9. Irlandesu says:

    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/287240
    Ragazzi posizioni in merito? Vito puoi pronunciarti? ……
    Grazie in anticipo

  10. Franco says:

    Da elettore del centrosinistra alle ultime elezioni (Fantola era proprio impresentabile), cittadino e lavoratore in questo Comune, posso dire, a distanza di più di un anno, che questa giunta sta pagando ampiamente il prezzo dell’inesperienza amministrativa e, per questo motivo, immagino che all’interno dello stesso Comune i principali dirigenti stiano marciando in tal senso. Resto poi basito dalla procedura adottata nella gestione degli enti nel quale il Comune di Cagliari detiene una partecipazione (CTM, Ente Parco Molentargius, Teatro Lirico, Società Ippica solo per citarne alcune). Per farle funzionare, non dico bene ma almeno in modo virtuoso, un anno è più che sufficiente se vengono portate avanti scelte coraggiose (come proposto dallo stesso Zedda in campagna elettorale) anzichè trincerarsi nella supercazzola “Istituzionale” o nei sommersi interessi di PICCOLA BOTTEGA. Quest’ultima affermazione la propongo con evidenza poichè i nostri politici, da circa 20 anni, sono così scemi e incapaci da non riuscire a crearsi un indotto maggiore, per evidente incapacità gestionale e di prospettiva nel medio-lungo periodo (spazio temporale lontano da speculazioni politiche, troppo ancora nel breve periodo). Scusate la cripticità ma chi ha ben inteso ha inteso.

  11. speranza says:

    non credo sia opportuno contrapporre gli interessi degli abitanti di mulinu becciu alla sorte dei 157 abitanti del campo rom . penso che il desiderio ed il diritto di un ambiente sano comprenda anche gli abitanti del campo . da quando il reato di inquinamento e disastro ambientale non è reato se commesso da un rom ? ho letto che la situazione d’illegalità e danno alla salute delle persone era da tempo all’attenzione dell’autorità giudiziaria , e non credo che le azioni di investigazione e cosa motiva un decreto immediato di sequestro , a conclusione delle indagini, possa essere oggetto di discussione di tavoli partecipati . comprendo, quindi , una pubblica amministrazione che è dovuta intervenire in emergenza a tutela e degli abitanti del campo e degli abitanti dei quartieri vicini riconoscendo entrambi portatori di diritti quale, quello alla salute , di cui per legge il sindaco è garante . difficilissimo trovare casa per i rom , e qui la caritas ha svolto una azione eroica prendendosi insulti e porte in faccia senza clamore , oggi l’unione pubblica la notizia che famiglie che stavano dai saveriani hanno accettato l’ex pandemonium , spero non inizi il solito massacro .

    • Le decisioni della magistratura non si discutono nei tavoli di concertazione – poi, oddio, di fatto a volte avviene, la Procura non ha fatto molto di diverso sulla questione baretti – sulla questione campo rom nessuno discute che il sequestro preventivo fosse urgente ed indifferibile. Però la domanda che continuo a farmi a mesi di distanza è: era possibile casomai svolgere più mirate attività di “intelligence” e arrestare sul fatto i diretti responsabili dello smaltimento illecito di rifiuti e correlate attività inquinanti e, magari, porre le premesse perché non si arrivasse a un punto di non ritorno? Fermo che quel campo rom andava comunque chiuso o quantomeno “rivisto”, forse la situazione si sarebbe affrontata con maggiore serenità. Credo che anche gli abitanti di Mulinu Becciu, a parte qualche esaltato in cerca di visibilità facile, abbiano come tutti interesse a che vengano accertate le responsabilità individuali di eventuali reati, come si fa in uno stato di diritto, anziché a bersagliare un’intera etnia con forme di responsabilità collettiva. Un domani qualcuno più in alto di noi, altrimenti, potrebbe pensare di fare lo stesso coi cagliaritani in quanto “sporcaccioni” anche molto più dei rom, visto come sappiamo trasformare ogni spazio in una minidiscarica.

    • macasgt says:

      Il reato di inquinamento è un reato e la legge è uguale per tutti, chi ha sbagliato pagherà e sono sicuro che lo farà senza possibilità di sconti. Ma per l’ordinamento giuridico italiano il reato è contestabile ad una persona fisica, riconoscibile con nome e cognome, mai ad un’etnia, ad un gruppo religioso o a un qualsiasi altro soggetto indefinibile (ce lo ha ricordato Giorgio Altieri in un articolo molto bello dell’inizio di luglio), 93 minorenni nel campo e degli adulti sono coinvolti una minima percentuale. Il danno è tanto, i colpevoli pochi.
      Per le famiglie al Pandemonium: una parte di quelli dei Saveriani è andato lì, e infatti non te li avevo considerati. Rimangono alcune famiglie fuori, come ti ho detto ieri. Non ho letto l’Unione (non riesco a spendere soldi per quel giornale), ma cercherò l’articolo, grazie. Voglio proprio vedere se si sono abbassati i toni, curiosità.

      • Concordo pienamente sul fatto che la legge è uguale per tutti e che nessun reato è mai stato contestato ad un’etnia, ma ai singoli individui. Infatti per il campo rom 554 c’è in corso un’indagine della magistratura per acceratte responsabilità sui roghi che per ben 15 anni hanno avvelenato la salute degli abitatnti adiacenti al campo dei veleni. Ma perchè solo oggi ? era chiarissimo a tutti quello che succedeva li dentro, colonne di fumo alte 80 metri che quotidianamente rendevano irrespirabile l’aria tutte le notti, e solo di ntte, dopo le 22.00, si poteva vedere l’apocalisse, la vergogna. bastava andare li qualsiasi sera individuare i responsabili che bruciavano ( facilissima) e arrestarli. Vogliamo parlare di traffico quotidiano di autocarri che si vedevano transiatre tutti i giorni carichi di rifiuti di ogni genere ? per lo più pericolosi, che puntualmente venivano bruciati e producevano diossina ? era sotto gli occhi di TUTTI. Ci son o state denunce ed esposti di ogni genere fatte dai cittadini di Mulini becciu e da associazioni, mai fatto nulla nessuno…. e adesso fa scalpore la vicenda dei Rom che guardacaso vogliano un’altro campo… sarebbe il colmo. Basta andare a vedere oggi cio’ che è rimasto nel campo, si parla di danni per 2,5 milioni di euro, chi paga ?? per i disastri di questi delinquenti che hanno causato questo disastro, ma sopratutto chi paga la salute compromessa dalla diossina per centinaia di cittadini che hanno l’unica colpa di abitare in un quartiere che è vicino alla peggior discarica tossica autorizzata che ci sia in Sardegna. Lrggo su questo blog discuisizioni inutuli su integrazione, ma li avete mai visti la maggior parte degli abitanti del campo 554, a parte i bambini che sono vittime, si tratta di personaggi dediti a commettere fatti per i quali la magistratura sta indagando e ci auguriamo che si vada a fondo con responsabili er imprese che hanno dato loro i rifuiti da bruciare pagando.Quanto è costato quel ca mpo ?? nessuno si chiede questo… non hanno mai pagato nulla, corrente acqua, etc. si parla di 500.000 euro all’anno solo di sprechi di acqua e luce Quel campo era il biglietto da visita all’entrata di una città come Cagliari.
        Posso dire che i ROM prima di tutto, dopo che se ne sono andati avendo soggiornato nel campo 554 per 15 anni, dovevano RIPULIRLO… non lasciarlo in quelle condizioni.Fa male vedere che ci siano ancora persone, non COLPITE diretatmente dal problema che difendano comportamenti e situazioni come quelle del campo rom 554. Sig. BIOLCHINI pubblichi anche gli annunci degli abitanti di MULINU BECCIU E SU PLANU. Siamo i testimoni oculari di tutto quello che è sucesso REALMENTE, senza se e senza Ma… abbiamo pagato con la nostra Salute, che dovrebbe essere un diritto, quanto quello dei ROM ad avere case. Personalmente non ho nulla in contrario sul fatto che il comune conceda delle abitazioni ai ROM, nel pieno rispetto di leggi e graduatorie. Mario

  12. Francesco Sechi says:

    …..”progettazione partecipata (anche da parte dei cittadini-utenti) e verifica sia delle fasi di avanzamento che dei risultati”……benissimo, ma prima di tutto occorre conoscere le problematiche, individuare le criticità, individuare gli obiettivi di lungo periodo (almeno 10 anni), definire gli indicatori che servono a misurare quanto un intervento è in grado di contribuire al raggiungimento di quegli obiettivi, definire le strategie da attuare per il raggiungimento di quegli obiettivi, definire le alternative di intervento, valutarne gli effetti, effettuare la scelta, si chiama processo di pianificazione. La partecipazione senza un chiaro processo di pianificazione porta ad una serie di decisioni “partecipate” ma slegate le une dalle altre e spesso in contrasto tra loro. E il processo partecipativo deve essere attuato con persone “informate” o deve propedeuticamente “informarle”.

    • Sovjet says:

      La progettazione partecipata prevede tutti questi momenti e infatti può avvalersi di una serie di strumenti di partecipazione che vanno dall’OST, al Metaplan, agli workshop GOOP, ecc.
      Il fatto è che una serie metodologia partecipata necessita di competenze tecniche specifiche (e quelle a Cagliari le abbiamo perché Serenella Paci e il gruppo di Poliste – che ha già organizzato l’OST sulle politiche sociali con 350 persone – ha sede i città e capacità ben testate), risorse per mettere in piedi tutta la procedura (i facilitatori vanno pagati), tempo e volontà per chi partecipa, perché un conto è fare un riunione, un altro partecipare continuativamente ad un percorso partecipativo.
      Inoltre, alcune decisioni sono frutto di mediazione politica dei partiti di maggioranza e quindi ci può essere anche qualche differenza tra quanto emerge dai processi partecipatevi, che l’esecutivo può anche accogliere in toto, e ciò che poi viene fuori da una assemblea elettiva che vota.
      Per questa ragione la progettazione partecipata va maneggiata con una certa cura e dove risolve problemi e non li crea.
      Altro sarebbe proporre delle consulte tematiche stabili che funzionino come laboratori permanenti di confronto e elaborazione. Ma anche qui sarebbe necessario quantificare strutture, tempi e risorse. Certo, qualificherebbe positivamente un’amministrazione di sinistra.

      • Francesco Sechi says:

        Il problema è che la mancanza di risorse ma anche di cultura porta spesso a discutere sugli interventi in sè. Cioé si inizia dalla fine del processo pianificatorio, gli interventi, e non dall’inizio, gli obiettivi. Non si discute di tutte le importantissime fasi che precedono la definizione degli interventi.
        Mi piacerebbe che per un po’ non si facesse alcun intervento di quelli ritenuti strategici per la città e che ci si concentrasse sull’individuare in maniera puntuale gli obiettivi che si vogliono o che si è in grado di raggiungerenei nei diversi temi residenza, mobilità, ambiente, servizi, cultura, etc. Questi obiettivi devono essere chiari e misurabili in maniera tale che tutti gli interventi che ne conseguiranno potranno essere valutati e giudicati dalla cittadinanza in funzione di come gli stessi siano in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati. Se oggi leggo il Piano Strategico di Cagliari sul tema della mobilità, che è l’argomento che conosco meglio, scopro che esso identifica degli interventi che sono incoerenti rispetto a quelli previsti dal Piano Urbano della Mobilità che è parte integrante del Piano Strategico e a cui è affidato il compito di definire le strategie di lungo periodo. Il Piano Strategico se ne è praticamente fregato del Piano della Mobilità come se fossero due cose distinte e come se l’uno si rivolgesse ad un comune e l’altro ad un altro. Eppure non si può dire che non ci siano stati in questi anni riunioni, convegni, tavoli, etc. Se entro il termine della legislatura si riuscirà a definire ed approvare un documento strategico chiaro e comprensibile e se tutti gli interventi che verranno individuati saranno coerenti il mio voto è assicurato anche se in tutti questi anni non si sarà mossa una pietra nella città.

    • Antonello Pabis says:

      Scusa, Francesco, sono tornato sul luogo del delitto perchè ho ricordato di doverti almeno un OVVIAMENTE e un GRAZIE. Sembra però che per molti io sia un pazzo scatenato e tu, forse, troppo avanti. Ma anch’io insisto e non demordo facilmente. Ciao

  13. Antonello Pabis says:

    A chi si è domandato e a chi ha fatto illazioni sul numero dei rom presenti davanti al Comune ieri mattina e oggi, comunico che si è trattato per l’appunto di una rappresentanza e non di una mobilitazione generale. E così sarà domani mattina e forse dopodomani e poi lunedì, se sarà il caso. Non è vero che c’erano solo due famiglie. Posso dire che all’Assemblea che ha preso la decisione erano presenti un centinaio di persone (compresi i bambini, oltre la metà dei rom, come se i cagliaritani si riunissero in assemblea in circa 80.000). Si osservi piuttosto che i rom stanno facendo un percorso di civiltà molto interessante. Non c’è una rivendicazione ma semplicemente attendono di sapere quando sarà convocata la prima riunione del Tavolo di concertazione, promesso da due mesi, all’interno del quale si sviscereranno tutte le faccende attinenti alla questione Rom e si studieranno tutte le possibili ipotesi di soluzione da passare alle decisioni degli organi competenti..
    Attendono perchè hanno capito che nessuno può parlare dei Rom meglio di loro e perchè vogliono collaborare a trovare soluzioni buone e condivise. Gli stessi Rom hanno ben capito la differenza fra la Giunta Zedda e la Giunta Floris. Lo dico particolarmente a Sovjet il cui ragionamento è nel complesso ineccepibile ma … ora non posso trattenermi e sarà difficile che io possa scrivere qui nei prossimi due giorni, mi dispiace. Mi riservo di farlo appena mi libero da certi gravosissimi altri impegni. Sul tema della democrazia partecipativa (e dei Rom, perchè no?)
    Ciao

    • Boom! Come se i cagliaritani si riunissero in 80.000, compresi romani, fiorentini e cinesi di Pechino.
      Comunque, prendo atto che si tratti di una rappresentanza. Curioso, mandano sempre in rappresentanza gli stessi due, con mogli e figli, e diversi cagliaritani.
      Uno dei due – a proposito del “hanno ben capito la differenza fra la Giunta Zedda e la Giunta Floris” – è il signore che su Vodeolina, Monitor, aveva detto: “Se ci fossero stati Floris e Don Alberti non sarebbe successo tutto questo”. Ma ciò ovviamente non ha nulla a che fare col suo sacrosanto diritto di protesta.

      Come sono state convocate queste assemblee? Dove? Chi vi partecipa?
      La democrazia partecipativa, che mi sta molto a cuore, esige trasparenza. Altrimenti diventa una scorciatoia per i più scafati per imporre posizioni minoritarie, o per giocare al tiro alla fune politico.

  14. Amsicora70 says:

    Vito scusa, come mai il mio commento non è stato pubblicato?

    • Perché spostavi l’attenzione da un tema politico ad uno personale. E perché la risposta alla tua domanda era di natura assolutamente personale.
      E in ogni caso, sono abbastanza disgustato dalla quantità di attacchi personali che sta ricevendo in questa occasione una persona come Antonello Pabis. Che ha avuto solo il torto di porre un problema politico: Zedda aveva promesso in campagna elettorale una forma di governo più partecipativa. La sta attuando? Secondo Pabis (che porta anche delle prove) no. E’ di questo che dobbiamo parlare.

      • Amsicora70 says:

        Caro Vito,
        Leggo il tuo blog quotidianamente, spessissimo sono d’accordo con te. Tu, insieme a poche altre persone tra cui elio, avete il merito di aprire gli occhi (o quanto meno di tentarci) ad una città assuefatta dai soliti organi di informazione. Fatta questa premessa, ti dico con tutta sincerità stai sbagliando e lo stai facendo grossolanamente. 1) non puoi censurare un commento che non ti va a genio Perchè rivolto ‘alla persona’ e non alle
        Sue idee politiche. Io
        Mi chiedevo come
        Può parlare di democrazia rappresentativa e partecipativa Una persona che ha fatto
        Saltare la presentazione di alcune liste per l’elezione di un consiglio comunale. Non è forse questa un’aZione che ha a che fare con la politica? 2) venendo al
        Merito del discorso, ti ricordo, qualora ve ne fosse bisogno, che sul famoso campo nomadi pendeva un provvedimento di sequestro della magistratura, ergo il comune ha agito infretta e bene nella piena tutela
        Degli abitanti del campo. La cosa
        Da fastidio al sig Pabis per non essere stato interpellato ? Ne prendiamo atto.
        In definitiva, caro Vito, non puoi ergerti a paladino della legalità quando l’argomento ti è congeniale (chioschi al poetto e anfiteatro ad esempio) e prospettare soluzioni alternative quando ti fa meno comodo (vedi l’operato di enrica puggioni sull’occupazione di edifici comunali da parte di associazioni e la vicenda del campo rom); pecchi francamente in coerenza. Da ultimo, con riferimento alla richiesta di Antonello Pabis di ‘organizzarci’, mi è venuta in mente una bella scenetta del film
        Borotalco di verdone, quando quest’ultimo va dal suocero, Mario brega un pizzicagnolo come si dice a Roma. Verdone dice che ancora deve ingranare col nuovo lavoro e che per ora non prende in gestione la bottega del proprio suocero. Quest’ultimo gli risponde:’ aò so quattro anni che ingrani, qua sta già tutto ingranatoo!’. Antone’ sei 40 anni che te stai a organizzà, qua è già tutto organizzatooo!
        Vito, con immutata stima.

        • Adbuster says:

          Riassumo Amsicora 70:
          Pabis non può parlare perché un giorno aveva cagato fuori. NOI prendiamo atto che si è infastidito.
          Vito non può parlare delle cose che vuole sul suo blog perché NOI ci infastidiamo.
          Vito non può essere legalista su baretti e anfiteatro e non su lucide e zingari. C’è interesse personale con le Lucide e con gli zingari. NOI vogliamo sempre un atteggiamento prono sulla nostra giunta.
          Qui va tutto benissimo e non c’è nessun problema. Stai zitto. NOI non abbiamo bisogno di critiche.

          • Amsicora70 says:

            Ma noi chi?
            Caro adbuster, giusto per capirci, chi scrive non ha tessere di alcun partito, non fa parte della giunta comunale di Cagliari, ed anzi, a Cagliari manco ci votA visto che non vi risiede.
            Se noti il mio messaggio iniziava con dei complimenti sinceri a Vito ed elio.
            Vito é Giornalista vero, ce ne fossero centinaia come lui anziché i soliti pennivendoli che conosciamo tutti. Ho detto a Vito che per una volta ha sbagliato alcune considerazioni, e quindi?

      • Condivido il disgusto di Vito Biolchini. Si può dissentire su molte cose da Antonello Pabis, ma va ammirato e rispettato per l’onestà, la generosità e il coraggio con cui porta avanti battaglie anche scomode da oltre 25 anni, senza cercare né ottenere alcun ritorno personale. Io lo stimo e lo ammiro molto più di tante altre persone che sarebbero più vicine a me come idee (diciamo un tantino più moderate). Sull’attuazione di una forma di governo partecipativa, secondo me, stanno andando molto a tentoni. Sembra che Zedda e la sua amministrazione, in assenza di interlocutori legittimati – tali non sono i partiti politici, di cui è evidente il distacco dalla gente comune e dai problemi concreti, cosa che favorisce l’antipolitica molto più dell’eventuale eccesso di prebende – più che non volere la democrazia partecipativa abbiano difficoltà a trovare o riconoscere interlocutori, appunto, legittimati, come dimostrano le caotiche assemblee popolari, vedasi corso Vittorio, con cui sono state affrontate certe questioni. Con tutti gli inghippi e i trucchi del metodo assembleare, dove se vanno a urlare in venti può aversi la percezione che a urlare sia un intero quartiere, compresi i bambini e chi non gliene può fregare di meno. Ma perché l’amministrazione comunale non costituisce, dopo la consulta degli stranieri – iniziativa avanzata e meritoria – una consulta delle associazioni, dei comitati e dei gruppi rappresentativi che consenta di avere il polso dell’opinione pubblica quanto meno in via mediata? Queste erano cose di cui si parlava oltre 20 anni fa, ai tempi della FGCI di Folena, ma anche se sono tutt’altro che nostalgico del “comunismo” e di un partito che si chiamava “comunista”, mi sembra che purtroppo sotto certi profili le tante “svolte” del PCI-PDS-DS-PD/SEL (non dimentichiamoci che Zedda e molti altri dirigenti di SEL cagliaritana vengono dall’area DS e da quella soriana piuttosto che dal vecchio PRC) non abbiano fatto che disperdere tante elaborazioni fruttuose.

  15. Antonello (Pabis) affronta la questione col suo solito metodo, un po’ focoso, ma Dio ci conservi le persone “focose” sui principi, sui quali non è ammesso transigere. Ciò premesso, e premesso anche che costruire un metodo partecipativo ottimale non è la cosa più semplice di questo mondo in una città dove le decisioni sono state sempre calate dall’alto salvo diritto di veto di costruttori e commercianti – spesso neanche necessario data la sensibilità delle amministrazioni di destra che hanno governato Cagliari fino al 2011 alle loro esigenze – e il massimo della partecipazione era costituito dai vecchi consigli di circoscrizione ovvero da improvvisati comitati di quartiere, se un rilievo può essere mosso alla giunta Zedda sulla questione rom è quello di un eccessivo conformismo. Ossia, chiusa quella schifezza di campo, la “soluzione appartamenti” deve essere buona e giusta per tutti i rom, come dev’essere buona e giusta per noi (che magari invece non vedremmo l’ora di andarcene a “vivere in campagna”, altroché opprimenti condomini cittadini). Ma i rom non sono un macrosoggetto collettivo su cui si possa praticare una “reductio ad unum”, sono pur sempre individui. Le numerose direttive comunitarie emesse per favorire la non discriminazione e l’inserimento dei rom certo “sposano” come preferibile la soluzione degli insediamenti abitativi tradizionali, ma non si tratta di una soluzione unica e imposta. Nelle stesse direttive emerge un giudizio tendenzialmente negativo sui campi, ma solo quando costituiscano fattore di emarginazione e di impedimento all’inserimento anche lavorativo dei rom. Allora, che c’è di strano se ci sono delle famiglie rom che vorrebbero essere sentite dall’amministrazione perché ritengono che una soluzione intermedia tra i “campi” e le “case” – come magari quella dei microvillaggi che consentano comunque forme di vita comunitaria – sia più adatta alle loro tradizioni? C’è da dire che purtroppo questa è una città terribilmente borghese – anche a causa della storica mancanza di una vera classe operaia che ha sempre relegato il “proletariato” e le classi popolari a ruoli assolutamente marginali – e gli stessi amministratori provengono perlopiù da famiglie borghesi e borghesissime. Eppure se guardi alle attività che si svolgevano al circolo Sergio Atzeni di Sel c’era sempre molta attenzione agli “ultimi” – magari invece il PD ha privilegiato l’attenzione ai diritti civili – ma mi chiedo quanto sia rimasto nell’amministrazione Zedda, dello spirito di “Ora tocca a noi”. E’ un problema che hanno conosciuto anche i progressisti americani con Obama: tante speranze, realizzazioni poche, con tutto che qui è troppo presto per giudicare perché Obama è a fine mandato, Zedda al primo anno e poco più su cinque concessigli, e con tutto che Zedda porcate paragonabili a quelle di Obama – tipo mancata chiusura di Guantanamo ed eliminazione senza alcun processo di terroristi e sospetti tali a mezzo droni – non ne ha fatte e non ne farà mai, rapportate a quelli che sono i poteri di un sindaco italiano. Però direi: pazienza e culo fermo, come dice mio padre. Però, caro Massimo Zedda, quello spirito della campagna elettorale va recuperato: esci un po’ più spesso dal Palazzo, magari soprattutto per andare nei quartieri popolari …

    • Zunk, qualora una famiglia rom decidesse di andare a “vivere in campagna”, e non in opprimenti condomini cittadini, nessuno glielo impedirebbe.
      A San Sperate per esempio, dove hanno anche tenuto una bella festa per il vicinato, sono praticamente in campagna.

  16. speranza says:

    gabriele ainis, la ringrazio per la garbata e lucida analisi , primo requisito dell’integrazione la legalità , mai citata da pabis e c., scomoda compagna da nominare, quando si invocano per i rom e con i rom ancora i campi e quindi l’urbanistica del disprezzo …

  17. Coyote says:

    Parlare e scrivere continuamente di Rom penso faccia sentire loro profondamente a disagio. Non penso siano un problema sono cittadini ed esseri umani abituati , non so se sia cultura , a dare il loro meglio quando chiedono e non perdono occasione per dimostrarlo……”Vogliamo una casa , anzi no un campo , anzi un villaggio , vogliamo vivere tutti insieme , anzi no solo con chi andiamo d’accordo , vogliamo un lavoro anzi no vogliamo fare cio di cui siamo capaci??? vogliamo continuare a mandare i nostri figli a scuola come sempre abbiamo fatto anche noi. Vogliamo continuare a dare il nostro contributo , come molti ma non tutti , al benessere anche di altri cittadini meno fortunati di noi. Pagare le nostre tasse e devolvere il nostro 8 x 1000 a chi riteniamo giusto e meritevole di questo contributo….

  18. Supresidenti says:

    Caro Antonello, da parte mia posso solo ringraziarti per il lavoro che fai dicendoti che presto cercherò di darti una mano in questa battaglia.
    a si biri

  19. speranza says:

    la situazione è tragica , i comportamenti di alcune persone la rendono però grottesca . per 15 anni il campo è stato zona franca dove certo non ha brillato nè la politica nè il senso civico dei rom, tutto stava all’interno di un patto scellerato tra chi viveva dentro il campo e chi ha amministrato precedentemente la città. oggi a seguito del sequestro da parte della magistratura e la chiusura del campo da parte del sindaco abbiamo le famiglie che cercano di adattarsi ad una nuova vita , nelle case e, nonostante l’iniziale trauma sono pure contente e dichiarano di non volere altri campi , iscrivoino i figli a scuola . diciamo quindi che due importanti azioni di inclusione casa frequenza scolastica dovrebbero consolidarsi .mi sono informata e solo due nuclei non hanno ancora trovato soluzione alloggiativa , ma non sono per strada sono ospiti in una struttura della chiesa ,sostenuti dalla caritas , quindi di che va cianciando il signor pabis ? che cosa rimprovera al comune di cagliari? di non aver seguito la linea delle altre amministrazioni che hanno smantellato i campi e cacciato gli abitanti senza fornire soluzioni alternative ? forse si è ancora nella fase emergenziale e non si ha il tempo per allestire i tavoli . come dice qualcuno nei post precedenti i rom sotto il palazzo di via roma erano davvero pochi forse due, se poi si chiamano a raccolta i rom che vivono in altri campi e vogliono essere solidalicon ii rom dell’ex campo 554, ma anche fare numero , bisogna avere l’onestà di dirlo …non credo sia una situazione questa dove le associazioni devono misurare i muscoli , considerando il loro quindicinnale silenzio quando 160 persone vivevano in mezzo ai liquami e ai topi in baracche infestate di blatte . sterili polemiche

    • Coyote says:

      Sacrosante verità!!!

      • marcell says:

        Infatti ci dicesse il Sig Pabis perche’ allora non parlava di democrazia partecipata

        • Supresidenti says:

          e tui inveci calincuna cosa de nai da tenisi o innoi ci passas scetti a fai su togu? a giai ca ci sesi poninceddu su nomini tu aicci mancai scieus chi sesi e ti poneus donai arrexioni puru poitta de aicci mi parisi scetti unu troll…

    • macasgt says:

      Cara Speranza, non sono io che devo difendere il Signor Pabis, ma devo correggerle delle imprecisioni: la struttura della Caritas ha smesso di essere a disposizione da oggi, o almeno così si diceva due giorni fa. Vi erano alloggiati 4 nuclei ancora senza abitazione, mentre altri 5 sono in strutture di fortuna (cioè senza contratto) e il Signor Pabis fa ampiamente la sua parte ospitando altri 2 nuclei (sarà tutto quello che vuole, ma non gli si può rimproverare l’incoerenza). Il totale è di almeno 11 famiglie su 27. Non c’è che dire… Poi, il Comune ci dice che questi contratti di locazione sono esclusivamente per un anno e che sono legati solo all’emegenza sanitaria, e non sono legati al “Progetto di inclusione sociale” di cui si è parlato per un anno e mezzo, progetto che deve seguire queste linee guida dettate dal Ministero (gli dia un’occhiata, sono estremamente esaustive su cosa il Sindaco è invitato a fare):

      http://ec.europa.eu/italia/documents/attualita/aff_sociali/roma_italy_strategy_it.pdf

      Forse non sa che al tavolo sono state chiamate tutte le associazioni, ma che le riunioni sono state sospese prima di gennaio e senza dare spiegazioni. In tre occasioni (6 maggio, 3 luglio, e poi ieri) ne è stata promessa la riapertura, ma mi permetta di essere scettico.
      Il Signor Pabis probabilmente parlava di questo.
      Credo che siamo tutti d’accordo che l’inclusione sociale sia la cosa migliore, che le case siano la soluzione migliore, che iscrivere i bambini a scuola sia la cosa migliore (ma i bambini erano già tutti iscritti, forse ci sarebbe bisogno di vigilare sulla frequenza). La distanza tra essere d’accordo io e lei, che credo siamo due persone che ci mettono quanto meno il cuore, e il trovare la soluzione dei problemi che eviti il loro ripresentarsi, stia nella stesura di un progetto serio e soprattutto partecipato.
      Sa qual’è la cosa che più contesto a questa Giunta sui Rom? Il fatto che “partecipazione” sia stata intesa come “chiamare le associazioni” e mai come coinvolgere i Rom, che magari saranno strani, avranno tradizioni e lingua diverse dalle nostre, ma sono adulti capaci di intendere e di volere, e chiedere a loro cosa ne pensano ci aiuterebbe ad aiutarli, ma qualche volta ho il sospetto che aiutare i Rom in questa situazione non sia l’intenzione principale.

      • speranza says:

        gentile macasgt , conosco da tempo una famiglia che viveva al campo persone giovani , avevano indicato i loro rappresentanti che partecipavano alle riunioni in comune , tutte le famiglie hanno hanno quindi firmato un accordo con il comune per l’inserimento nelle case e so che tutte hanno indicato località e persone che volevano vicine e soprattutto una casa in campagna con spazi per i bambini . la famiglia che conosco è contenta e cosi altri loro parenti . credo che questo sia facilmente verificabile . è una situazione nuova che si è creata in città e l ‘amministrazione ha avuto il coraggio di affrontarla senza clamore con il dovuto e necessario r ispetto e ascolto per le persone . sono anche certa che nessuno verrà abbandonato . perchè quindi si fanno circolare informazioni errate sull’operato dell’amministrazione dipingendola come un elefante che calpesta la sensibilità di persone che vivono ai margini ? ripeto era preferibile la discarica ? chi ha mai approfondito la situazione del campo ? incompatibile con la presenza di esseri umani che significa?

        • macasgt says:

          Cara Speranza, anch’io conosco qualche Rom, diciamo più di qualcuno. Seguo la vicenda dal primo tavolo tecnico, ero all’assemblea pubblica di Monteclaro di maggio, e conosco la struttura dei Saveriani (dove erano ospitati i Rom) e la situazione in cui vivevano.
          Lo sai qual’è l’ironia? Metà dei loro rappresentanti sono tra quelli che tuttora sono senza casa. La partecipazione dei Rom ai tavoli tecnici (bada bene, non l’accesso in Comune e in Provincia a parlare in Consiglio, sto parlando delle riunioni tecniche indette da Susanna Orrù l’anno scorso, proseguite fino a gennaio e poi improvvisamente interrotte) è dovuta alle associazioni, che li hanno portati la prima volta e insistito per la loro presenza (di diversa opinione alcune persone dei Servizi Sociali).
          Poi il resto non lo capisco. Le case sono state trovate secondo le disponibilità logistiche, quindi non ci sono dei “vicini” desiderati, fatti spiegare meglio, quello era il progetto di Ingegneri senza Frontiere, ma è una cosa totalmente diversa e totalmente abbandonata dopo l’evaquazione forzata. Per le case, l’amministrazione di Cagliari non si occupa direttamente di nulla, ha delegato motu propriu la Caritas, che invece non era ai tavoli tecnici perché non aveva progetti o impegni nel campo della 554, i contratti di affitto, invece, sono annuali e firmati direttamente dal capofamiglia. Qualsiasi cosa accada, nulla può essere imputato al Comune di Cagliari che ha di fatto “esternalizzato l’emergenza”.
          Sul fatto che non saranno abbandonati, la dott.ssa Tuveri è stata chiara (sempre a Monteclaro, sono noioso, ma è l’ultima volta che abbiamo visto i Servizi Sociali discutere della faccenda): il progetto è per un anno, può arrivare ad una durata massima di tre, poi finisce l’aiuto e devono andare per conto proprio. Questo è il motivo per cui i Rom chiedevano case meno costose, perché tra uno o tra tre anni se le devono pagare loro, richiesta totalmente inascoltata. Uno degli interventi in quella riunione faceva notare che se mandi una persona a San Sperate, a Monserrato, a Decimomannu, ecc., quella persona non è più un tuo residente, ma diventa residente dell’altro Comune. Non hanno risposto, ma non è una cosa di poco conto, anche per le altre amministrazioni. Fino a 20 giorni fa una sola famiglia era ospitata entro i confini di Cagliari, ora sono 4 (a parte gli ospiti dei Saveriani in attesa di collocazione). Sempre a quell’incontro famoso è stato chiesto quale sia il modello di inclusione sociale che vogliono seguire. Hanno fatto riferimento alle linee guida che ti ho postato prima, poi la Orrù ha parlato delle sue esperienze con i Rom in Spagna, la visita di un paio di campi, sempre in Spagna, e la Tuveri ci ha regalato un nome, cioè Reggio Calabria, ma senza spiegarci perché sia da considerare un’esperienza pilota. Forse è l’unica fornita dal prontuario ministeriale, non ne ho idea, come non ho idea del perché si cerchi così lontano quando a S. Niccolò d’Arcidano 95 Rom vivono tranquilli in un paesino di 2.800 abitanti, così i 16 di Pabillonis. Qui si trascende la politica e si arriva al buon senso: chiedere a quei sindaci come hanno fatto, chiedersi perché a Cagliari, grande città, ci sono problemi per trovare spazio a 158 persone, questo è quello che speravamo di dire a Susanna Orrù e forse ce la faremo a farlo, se si degna di indire il tavolo tecnico che il 6 maggio ci ha annunciato essere imminente.
          Personalmente credo che le case in città siano la soluzione migliore, ma il lavoro di sensibilizzazione che va fatto presso i Cagliaritani non è neanche iniziato, e con la campagna di odio scatenata dall’Unione ora sarà ancora più difficile sconfiggere i pregiudizi.

          Ti posto un paio di vecchie interviste sul campo in questione, con tutti i limiti del servizio giornalistico. Entro la metà di settembre mi sono ripromesso di andare a vedere con i miei occhi per capire.

          http://www.videolina.it/video/servizi/21916/arcidano-campo-rom.html

          http://www.videolina.it/video/servizi/27933/a-san-nicolo-d-arcidano-un-esempio-di-integrazione-fra-rom-e-comunita-locale.html

  20. Gentile Pabis,
    se dovessi definire con un aggettivo le sue osservazioni in merito all’operato di Zedda, userei il termine «infantili» (nel senso squisitamente letterale del termine, senza alcuna vena polemica o provocatoria, intendendo poco mature e informate di ciò che è la politica). Zedda esprime una compagine di governo (cittadino) in cui SEL e alcuni principi generali che la caratterizzano sono in decisa minoranza (qualcuno ricorda, ad esempio, il PD di Rosy Bindi e le nozze gay?): possiamo tenerne conto oppure facciamo finta di nulla?
    Nello specifico della vicenda Rom, premesso che dissento dalla sua interpretazione delle soluzioni da approntare (e infatti sono un pericoloso razzista incline all’eugenetica) e mi reputo di sinistra, pongo la domanda: siamo sicuri che anche a sinistra le sue posizioni siano maggioritarie (anche dentro SEL, ad esempio) o non potrebbe darsi che esistano anche persone che si reputano di sinistra (magari sbagliando, per carità, come me, ma hanno votato SEL con convinzione) e ritengono che Zedda stia operando bene e il primo requisito per integrare i Rom, e non solo loro, sia la legalità coniugata con le loro esigenze, non diversamente da quanto accade per gli altri cittadini, per i quali si valutano le specificità cercando di attenuare le disuguaglianze (guardi, mi viene da citare quel pericoloso nazista di Stefano Deliperi, ad esempio)?
    Infine: ma cosa vuol dire governare? Significa ascoltare le istanze della comunità e prendere decisioni concrete. Ciò può avvenire in accordo con alcune parti e in disaccordo con altre, secondo un bilancio che il politico decide in base a tanti fattori, non ultima, ma direi soprattutto, la rielezione (e nelle comunali non ci sono nominati: i voti bisogna prenderli sul serio!).
    In definitiva, se lei non è soddisfatto dell’operato di Zedda ha il diritto sacrosanto di dirlo, di urlare e strepitare (nel rispetto delle regole) manifestando il suo dissenso. Se questo sarà condiviso da una percentuale dignitosa di cittadini, ritengo che Zedda assegnerà un’elevata priorità alle sue lamentele, in caso contrario ho come l’impressione che si atterrà alla politica del piccione (che vola alto, ha una prospettiva più ampia della nostra, è difficile da impallinare e reagisce in modo… antipatico).
    Dal mio punto di vista, il sindaco sta svolgendo un mandato più che dignitoso (se dovessi confrontarlo con l’operato della passata amministrazione, direi «ottimo», anche per la complessa faccenda dei Rom) né ho mai nascosto la simpatia per il suo pragmatismo (caratteristica principale per la quale mi piace SEL).
    Alle prossime elezioni sarà proprio il «popolo di sinistra», posto che abbia senso definire una cosa del genere, a decidere.
    Se una critica devo fare a Zedda, non riguarda il ruolo di sindaco ma la mancanza di una visione più ampia del proprio ruolo pubblico. Cagliari è ben altro che la sola amministrazione municipale e la vicenda del Sulcis che va a puttane dovrebbe far riflettere (se ci fossero intellettuali in grado di farlo). Ci mancano gli intellettuali in grado di leggere la realtà (altro che lamentarsi per lo spettacolo a Cagliari, quello che Biolchini si intestardisce a chiamare «cultura»!) e ci vorrebbe un qualche dirigente volenteroso che provasse a immaginare un futuro, mentre tutta la politica (o gran parte di essa) si dedica a cercare di mantenere i sistemi clientelari del passato facendo sopravvivere orrendi carrozzoni come Alcoa&Miniere con la scusa della protezione dei posti di lavoro (e c’è poco di peggio che speculare sulla pelle di chi rischia di perderlo!). Ecco, mi piacerebbe un sindaco che trovasse anche il tempo di dedicarsi al futuro di Cagliari, posto che ce ne sia la possibilità, naturalmente: sfortunatamente Mandrake è solo un fumetto! Ma la SARAS no, attenzione, su di essa incombe lo stesso futuro riservato alle aziende sulcitane. Se potessi, una pulce nell’orecchio gliela metterei (a Zedda, non alla SARAS).
    Cordialmente,

    • Gentile Ainis,
      se mancano gli intellettuali capaci di leggere e rileggere la realtà, allora non ci resta altro che arrangiarci come possiamo e darci una mano a vicenda, noi non-intellettuali, per capirla.
      Per esempio: lei che è molto meno non-intellettuale di me, potrebbe buttare li qualche lettura e rilettura, ogni tanto, per darmi qualche spunto di riflessione.
      Sulla SARAS, per dire: visto che quasi certamente chiude a breve, che si fa dopo ? O prima, per evitarlo ?

      • Gentile Ale Sestu,
        chiamerei Mandrake, Lothar, l’Uomo Mascherato, Capitan Miki e il Grande Blek. Se la situazione fosse particolarmente complicata, anche Zagor e Gesù Bambino (l’Incredibile Hulk no: l’hanno già chiamato a Porto Torres e si è inventato Matrica; meglio evitare, anche se i cardi mi piacciono un tot e il verde è un bel colore).
        Dopo averle risposto seriamente, mi consenta di scherzare un po’ per stemperare la tensione.
        Le faccio un esempio. Abbiamo un enorme numero di intellettuali che si occupano di ogni minimo dettaglio della realtà (ciascuno per quanto crede essere di propria competenza). Non le faccio i nomi (ma in questo post, ad esempio, ce ne sono almeno quattro). Adesso tocca a lei: mi dica quanti di costoro si pongono un problema semplice semplice: se chiude SARAS, l’area di Cagliari (a parte le costruzioni) resta senza manifatturiero; senza manifatturiero (e con le sole costruzioni) l’economia si chiude a livello locale: da dove prendiamo i soldi per attuare ciò che a ciascun intellettuale pare la soluzione di tutti i mali (ad esempio Biolchini suggeriva la cultura – ma forse lo spettacolo, non saprei – come motore primario dell’economia cittadina)?
        Riesce a individuare qualcuno che osserva la realtà ponendosi il problema della sostenibilità di ciò che vorrebbe, compatibilmente con l’elevato livello di vita cui siamo abituati (elevato significa da primo mondo, anche se a noi può apparire miserello, intendiamoci)?
        Ecco: il Sulcis va a puttane perché nessun intellettuale ha mai detto ai sulcitani che il modello dell’azienda in perdita ripianata dai soldi pubblici con la scusa della difesa dei posti di lavoro non può funzionare (e quindi neppure il sistema di potere in cui tutti sono invischiati, anche i sulcitani che l’hanno accettato).
        Ciò che possiamo fare, da non-intellettuali, come dice lei, è invitare gli intellettuali cagliaritani a pensare concretamente al fatto che potrebbe anche darsi che mamma stato abbia le poppe scariche, quindi i modelli cui siamo abituati (il 7° cavalleggeri che arriva a salvarci dal perfido Geronimo) potrebbero anche non essere più disponibili. Quindi porre SARAS in cima alle priorità fin da subito senza aspettare di piangere quando sarà tardissimo (adesso è già tardi). Se i sulcitani, anziché contare sul fatto che Alcoa&C sarebbero stati comunque salvati prendendo i soldi dalle tasche di altri cittadini (com’è avvenuto in passato) avessero chiesto un piano di riconversione industriale, non avremmo sprecato trent’anni di tempo (e gli operai non sarebbero costretti – inutilmente – a gettarsi in mare). Né alcun intellettuale tra i tantissimi che sbraitano di Alcoa e Miniere ha il coraggio di dirlo.
        So che suggerire di parlare di SARAS come priorità del mondo intellettuale può apparire una cazzata (e forse lo è, però ho premesso che la risposta seria l’ho data in precedenza) ma, chiosando Mafalda, senza buoni problemologi non si va avanti (mentre il mestiere di soluzionologo è assai più semplice, una volta che i problemi siano definiti, come ogni operatore che lavora nel campo della ricerca sa bene).
        Detto in altri termini, dobbiamo piantarla di spararci grandi seghe identitarie, tra lingue e pecorino, e cominciare a pensare che siamo una comunità fragile. Se però nessuno ce lo dice, pensiamo davvero tutti che tanto i soldi ci sono ancora, com’è sempre stato e quindi basta solo urlare e salire sulle torri che tanto presto o tardi saltano fuori. Ecco perché mi piacerebbe (devo anche averlo scritto da qualche parte) che Zedda prendesse posizione estendendo il proprio ruolo istituzionale. Andrà benissimo suggerirgli di andare più spesso nei quartieri più poveri, ma forse sarebbe meglio se si dedicasse ad occupare gli spazi che la politica regionale ha colpevolmente lasciato vuoti (cioè il problema dell’indirizzo industriale dell’isola e di Cagliari in particolare, che della Sardegna è una fetta rilevante). Giusto perché, se finissero i soldi, anche andare nei quartieri poveri sarebbe solo un’inutile passeggiata.
        Se poi desidera da me una soluzione concreta, in poche righe e in un blog, la rimando alla prima risposta, quella seria.

        Cordialmente,

        Cordialmente,

        • Gentile Ainis,
          son d’accordo con lei. Ho paura però che, nonostante li si pungoli, gli intellettuali non parleranno di ciò che lei paventa. Lo faranno, forse, quando sarà troppo tardi. Quindi cerco di arrangiarmi come posso per informarmi, e anche io metto la pulce nell’orecchio degli altri, quando capita, durante le conversazioni tra amici. Piccoli passi.
          Per il resto, non chiedo soluzioni concrete in poche righe (magari fosse così facile).

          Comunque, questa estate, credo di aver trovato un intellettuale da cui imparare qualcosa. Non è sardo, ma sono sicuro che non è un limite. Se le interessa glielo segnalo.

  21. Non ho ben capito il discorso.
    Una buona amministrazione è giusto che senta i suggerimenti e le proposte di tutti, cittadini organizzati (chiamateli pure ‘attivi’) e non. Ma poi decide in perfetta e trasparente autonomia, senza centri di potere o conclavi esterni.
    Perchè per me questo sarebbero i “..luoghi di confronto tematici e permanenti, laboratori di idee, progettazione partecipata (anche da parte dei cittadini-utenti) e verifica sia delle fasi di avanzamento che dei risultati.”

    Io ho votato Massimo Zedda e lui ha scelto per me una serie di rispettabili persone che avrebbero quindi loro il dovere (e il diritto) di progettare e amministrare, ascoltando e percependo le idee e le istanze di tutti, certo, di tutti però non solo di certi e ben scelti ‘laboratori di idee’.

    Altrimenti, vedi, il concetto degli ‘amici degli amici’ delle combriccole centrodestriane (da Delogu a Floris) si riproporrebbe in tutta la sua sinistra pericolosità.

  22. Francu says:

    Scallonisi tottusu custu chistionai: tavoli di lavoro, confronti, laboratori, discussioni eterne, progettazione partecipata. E ta cazzu deppeusu fai una ssemblea permanente de tottu casteddu e discutere tutto con tutti? E deu bollu una mesa per discutere de chini deppi fai s’alternos!

  23. Quali soluzioni?

  24. Ma come mai i rom che protestano sotto il Municipio sono così pochi? Pare che la maggior parte di loro sia piuttosto soddisfatta delle soluzioni finora trovate e dell’impegno profuso dall’amministrazione.

    • Di Legno says:

      Pare che la maggior parte di loro sia piuttosto soddisfatta delle soluzioni finora trovate e dell’impegno profuso dall’amministrazione.

      • Di Gomma says:

        Vi state sbagliando. Se Antonello ha detto che nessuno di loro è contento ha sicuramente ragione.

        • Di Ghisa says:

          Sicuramente vanno tutti i giorni sotto il comuni perché sono contentissimi di come Zedda sta gestendo la loro emergenza.

        • marcell says:

          Se Antonello dice certe cose non puo’ che essere vero….peccato che a protestare in municipio ci fossero soltanto due famiglie rispetto alla comunita’ rom che si ritiene soddisfatta delle scelte dell amministrazione….Sara’ una casualita’???? Forse mi farei una domanda e mi darei una risposta e mi chiederei anche se l obiettivo ultimo sia l effettivo interesse e benessere della popolazione rom, considerando che le pessime strumentalizzazioni politiche non hanno fatto altro che danneggiarli esponendoli a rischi non indifferenti…..

          • Neo Anderthal says:

            Scusate, ma dove sta scritto esattamente che le scelte di una amministrazione devono “soddisfare” gli utenti in tutto e per tutto?
            Gli utenti o i fruitori di una data prestazione o servizio che abbia carattere pubblico hanno ovviamente il diritto di fare presenti le loro esigenze, ma queste devono essere soddisfatte, nei limiti del possibile, seguendo comunque criteri di equità -a ciascuno si provvede come e quanto si fa per gli altri, a parità di condizione- e di interesse generale.
            Personalmente, per fare un esempio, credo che la riproposizione di “enclaves etniche”, che siano per Rom o per altri, se pure rispettosa di voleri o priorità radicate, riproduca situazioni che possono essere ghettizzanti, in senso proprio.
            È un aspetto da valutare con attenzione.

            • Antonello Pabis says:

              Infatti non c’è scritto da nessuna parte e non lo crediamo. Però fai attenzione anche ai diritti: essi vanno soddisfatti anche quando fossero di una sola persona. Per il resto sono molto d’accordo sul fatto che non dobbiamo rischiare di creare altri ghetti. Infatti non proponiamo “enclaves etniche” ma insistiamo perchè il comune si doti, finalmente, di un progetto di inclusione sociale che affronti tutte le questioni per l’importanza che hanno. Con i Rom, naturalmente, altrimenti che progetto di inclusione sarebbe?

  25. Simplicius says:

    Aspetto con ansia i commenti dei zeddiani di ferro sempre pronti a difendere il loro re Artù da bravi cavalieri della round table. Che, sono sicuro, leggono in massa ma non parlano. Come il re.

    • Sovjet says:

      Io non credo che tu pensi che si possa passare dal Darfur alla Svezia in una mossa sola. Le condizioni di partenza sono sempre da tener presente quando si analizza una situazione. Non possono essere un’alibi per sempre, ma neppure si può essere così ingenui – o disonesti dal punto di vista intellettuale – da pensare che non impattino, che non producano conseguenze, che non abbiano effetti. Anche nella cultura politica e del rapporto col cittadino.
      Nessuno dice “tutto va bene, madama la marchesa” e che non ci siano problemi, difficoltà e anche ritardi. Ma sembra che prima di Zedda non sia esistito nulla e che ogni cosa oggi non si faccia non tanto perché oggettivamente complessa (anche gli studiosi di progettazione partecipata evidenziano la complessita dell’utilizzo di questo approccio se non necessario, a leggere qualcosa al riguardo), ma semplicemente perché Massimo Zedda, la sua Giunta e tutt la maggioranza consiliare non hanno voglia di risolvere i problemi.
      Si può fare sicuramente di più ed è giusto “far notare quello che non va”, come opportunamente scrive – e lui è uno che ha davvero tutto il diritto di farlo – il mio amico e compagno Matteo Murgia, ma non mischiamo le cose. Perché a volte a puntare la luce sui dettagli si mette in ombra il centro del problema, si confondono le cose e sembra che siano tutti uguali e che tutti si comportino allo stesso modo.
      La perfezione non esiste e le cose si fanno con ciò che si ha. Personalmente credo che ci siano margini di miglioramento, ma che la “linea di tendenza”, come la chiamarebbe Gabriele Ainis, faccia supporre che con questa amministrazione le possibilità di miglioramenti ci sia. Forse non saranno cambiamenti clamorosi come vorremmo (come anch’io vorrei), forse non così nettamente discontinui rispetto al passato (anche se a molti critici mi sa che è proprio la discontinuità col passato che fa rodere) come vorremmo, ma rispetto alle passate gestioni molto più realistici e positivi. Per tutti i cittadini e le cittadine, non solo per i soliti noti o per gli amici degli amici. A partire dalla vicenda del campo Rom, che potremmo immaginare, senza neppure molti sforzi di fantasia, come sarebbe stata trattata con Fantola sindaco e Farris uomo forte del consiglio.
      Quindi nessun cavaliere della tavola rotonda pronto a difgendere a spada tratta qualsiasi sortita di Massimo Zedda, ma tensione verso il miglioramento e anche critica, costruittiva però (non sarà un caso che le critiche più feroci e intelligenti Zedda le riceve da sinistra, perché la destra cagliaritana, se le togli un po’ di populismo becero, è inesistente?) e la piena consapevolezza che questa città è stata comunque tolta di mano a trafficoni e incapaci, e sta meglio oggi di ieri e domani ci sono buone probabilità che stia ancora meglio, almeno dal punto di vista della buona amministrazione.
      Sul tema specifico, ovvero sulla capacità di ascolto e di azione coerente e conseguente di questa amministrazione, io penso che non possono alimentarsi aspettative e poi disattenderle.
      Questo va bene per gli elettori di destra, pronti a bersi tutto e molto più tolleranti di noi rispetto ai loro rappresentanti, non solo per i deficit nell’ascolto… A sinistra chi delude è punito a stretto giro. Quindi credo che farebbe bene il sindaco, difficile o no, a rendere più trasparente ancora il palazzo (che lo è molto di più rispetto al passato, ma, per usare uno slogan “meglio di prima non ci basta”…) e, difficile o no, coinvolgere le forze migliori della città e rispettare nelle decisioni che si assumono il contributo dei cittadini.
      Si governa per far vivere meglio le persone con i mezzi di cui si dispone. E anche su questo punto sarebbe opportuno ricordare che le precedenti giunte hanno potuto disporre di decine di milioni di euro in più per le loro attività, col risultato di fare molto meno con molto di più!

    • macasgt says:

      Caro Sovjet, quello che si apre oggi è un dilemma fondamentale, in qualche modo fondante delle sinistre italiane.
      Zedda ha promesso tanto e per questo può percorrere due strade. La prima è quella già battuta dalla politica italiana: prometti e poi dimenticati. La seconda è mantenere le promesse fatte: democrazia partecipativa, politica vicina ai bisogni dei cittadini, meno cemento, abolizione di alcuni dei privilegi dei politici, moralizzazione della spesa.
      Per ora il bilancio politico è neutro, le parole continuano, i fatti meno. Non tutti sanno che la vicenda Rom è cominciata con un tavolo tecnico con tutte le associazioni, poi sospeso per mesi perché la decisione di operare con un atto d’imperio era già stata presa. Per chi crede ancora nella favola che non sia stato Zedda a sollecitare un provvedimento che latitava da almeno 10 anni, basti ricordare Susanna Orrù e il suo staff dei Servizi Sociali che ne parlavano a Monte Claro ben 30 giorni prima dell’ordinanza. Tra parentesi, anche l’altra giunta poteva battere questa strada, ma a loro probabilmente facevano più comodo i soldi che il campo portava nelle casse del comune.
      L’intoccabilità di Massimo Zedda anche quando fa cavolate mi ricorda un altro leader e gli effetti che aveva in tutta Europa, ma erano tempi diversi, anche se una parte della sinistra ex-pci (o i loro discendenti) non ha mai smesso di rimpiangere il culto del capo. Un’altra parte della sinistra è abituata a fare a pezzi i propri possibili alleti, con la logica di “colpisci il vicino perché è più a portata di mano, al resto ci penseremo dopo”, la logica che ha portato al proliferare dei partitucoli che non rappresentano più nessuno, ma che si moltiplicano in continuazione.
      Personalmente spero di non essere in nessuno dei due gruppi, ma questa è la tensione che oggi si avverte. Non sono polemiche e spero che nessuno le prenda per tali, è una riflessione su me stesso e sulla dicotomia delle posizioni con la sinistra di governo. Dobbiamo superare questi problemi se si vuole che il governo non sia un caso episodico che si conclude con l’amaro in bocca, o con le bombe in Kossovo, che di amaro avevano tantissimo soprattutto per chi le riceveva in testa. La coerenza deve essere richiesta a tutti, anche a Massimo Zedda.
      Per quanto mi possa stare a cuore la questione Rom, so fin troppo bene che è dettata da esigenze (per altro legittime) degli abitanti di Mulinu Becciu e non della sorte di queste 157 persone che hanno diritto ad un trattamento migliore di quello disumano riservato loro dai Baroni del passato (il nostro ex campo Rom era additato IN EUROPA come uno dei peggiori, e ce ne sono di posti luridi con cui confrontarlo!). Dicevo, mi sta a cuore in modo particolare la questione Rom, ma so fin troppo bene che, nella capitale italiana dei palazzinari, il banco di prova del Sindaco sarà Tuvixeddu, e lì non posso che fargli un grande augurio, anche se trovare appartamenti per i Rom nelle palazzine Cualbu di via Is Maglias sarebbe l’ironica conclusione di due vicende amare.

      • Sovjet says:

        Caro magasgt, non mi pare di essere in disaccordo con te se non in un punto – come per altro ho scritto – ovvero sulla valutazione della “linea di tendenza” dell’azione di questa amministrazione. Tu la valuti “neutra”, io invece penso che vada nella direzione giusta, tenuto conto della situazione oggettiva della città, della “cultura” civica dei suoi cittadini e dei rapporti di forza presenti sul territorio, tra politica e cosiddetti poteri forti e all’interno delle forze politiche, anche di maggioranza.
        Il tema dei Rom è spinosissimo perché a mio avviso esiste in città (ma credo sia un problema che riguarda tutto il territorio nazionale e non solo Cagliari) un razzismo reale e attivo. Basta ascoltare i commenti per strada, non c’è neppure bisogno di leggere i commenti sui social network, dove pure c’è un numero di persone con un minimo di strumenti critici superiori rispetto alla strada. Insomma, a Cagliari l’opinione pubblica è contraria a qualsiasi intervento a favore dei Rom e quindi ogni azione di Massimo Zedda è impopolare. Qual è la differenza rispetto al passato, ed è per questa ragione che io non concordo con la tua opinione sull’azione neutra, che questa volta il problema si cerca di affrontarlo senza concessioni alle viscere del popolino (contrariamente a quanto fatto, per esempio, dal sindaco di San Sperate) e senza nascondersi dietro un dito. La vicenda della “villa di lusso” (questa estate un mio zio me ne ha addirittura chiesto conto a Fluminimaggiore ed io ho dovuto spiegare la bufala!) dimostra come ogni mossa debba essere ben meditata perché alla fine le buone intenzioni possono risultare nel concreto persino controproducenti.
        Più che le cose promesse dal sindaco, avendo seguito tutta la campagna elettorale so cosa ha promesso e cosa no e non è tipo portato alla promessa, agiscono le grandissime aspettative create, che a volte fanno premio su una visione realistica dell’azione di governo.
        Questo non significa che tutto vada bene e che non possano esserci miglioramenti, ma ciascuno alla fine dovrà svolgere il proprio ruolo.
        Quindi fa bene Antonello Pabis a segnalare quello che reputa un problema, così come fa bene Vito Biolchini o Matteo Murgia o i molti che su questo blog esprimono critiche e dubbi con l’onestà intellettuale di chi vuole migliorare la situazione. E farebbe bene Massimo Zedda e tutta l’amministrazione (Massimo non è certo un caudillo, né un uomo della provvidenza) a prendere nota di queste istanze prima di decidere. Questo non significa mutuare ogni considerazione, perché comunque un sindaco deve anche mediare fra interessi a volte confliggenti, mentre i suoi interlocutori sono portatori di interessi specifici.
        Reputo interessante la proposta di Zunkbuster sulla costruzione di consulte tematiche come modalità di relazione tra amministrazione e cittadini: credo che darebbe modo a chi vuole esercitare una cittadinanza attiva di farlo e aiuterebbe l’amministrazione ad ampliare visione e idee di intervento.

        • macasgt says:

          Ciao Sovjet, credo anch’io che le differenze sulle opinioni che si discutono qui non siano poi così enormi (grazie Vito per darci la possibilità d’incontrarci), ma ci sono, e questo fatto va tenuto nella debita considerazione. Detto questo, credo che si possa apprezzare più la convergenza che non le differenze, e credo che l’intervento di Antonello Pabis vada letto in questa direzione, consigli per “raddrizzare il tiro” e non dichiarazioni di guerra.
          Il problema rimane il concetto di “partecipazione” alla vita politica e credo che l’ingenuità dei programmi elettorali si sia scotrata con la realtà delle persone. Sulla scelta di Zedda dei collaboratori, qualcosa in più da dire ce l’avrei, soprattutto in un settore così delicato come i Servizi Sociali.

          • Sovjet says:

            Questo è un altro punto di disaccordo, io invece credo che proprio nelle politiche sociali ci sia uno dei migliori assessori della giunta Zedda: intelligente, caparbia e coraggiosa. Disposta ad ascoltare, ma anche decisa a rompere con prassi passate, che se non erano illegali (e alcune, viste le cronache di questi giorni, c’è il sospetto che lo fossero), inopportune lo erano di certo.
            Susanna Orrù non si nasconde dietro un dito e affronta i problemi. Sconta l’inesperienza? Non lo so, perché questo è un tempo dove personalmente inizio a diffidare fortemente di chi si spaccia per “esperto”. Oltre al fatto che per fare l’assessore un pochino di politica devi capirne e Susanna mi sa che all’interno della compagine è una di quelle che ne capisce di più.
            Quindi se le critiche sono sull’assessore, parliamo dell’assessore e non di generici collaboratori. Ma mi pare che nelle politiche sociali in particolare le differenze con la passata gestione sia enorme e che la battaglia che si sta combattendo sia quella più decisamente legata ad un cambio radicale di cultura.

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