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Io sto con i minatori, ma non con la miniera. La Sardegna chiuda definitivamente con il carbone: perché il vero sviluppo sta altrove

(Donne in miniera: la foto è di Doriana Goracci)

 

Con suprema ipocrisia, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affermato: “Io sto con i minatori”. Dichiarazione generica, capace solo di assecondare l’aspetto emotivo della vicenda, ma che non dice nulla e non spiega niente di ciò che sta succedendo e di quanto ancora dovrà accadere dalle parti di Nuraxi Figus. Perché il punto non è se stare con i minatori o meno, ma se la miniera può essere ancora un posto di lavoro credibile nella Sardegna del 2012. Questa è la domanda.

Emotività e razionalità si confrontano in un gioco impari, perché i protagonisti di qualunque vicenda ormai conoscono bene i meccanismi perversi dell’informazione: un gesto disperato vale più di qualsiasi ragionamento. Però ragionare è necessario.

Nel caso Sulcis pochi hanno la coscienza a posto. La politica non ha governato nulla, se non in funzione delle strepitose carriere dei vari Pili, Oppi, Cabras, Lombardo. O di gente sconosciuta come Antonello Mereu. Non sapete chi è? Strano: perché un è deputato sulcitano giunto già alla sua terza legislatura.

I partiti non hanno fatto alcun programma che garantisse un futuro certo al territorio. Sul Sole 24 Ore di oggi il ministro dell’Ambiente Clini ha ricordato come già nel 1995 fosse chiaro che “era molto difficile continuare a sostenere nel Sulcis uno sviluppo industriale basato sul carbone e in particolare su quel carbone, che aveva un contenuto di zolfo altissimo”. 1995 dunque: politica e sindacati ci prendono in giro da diciotto anni e in questi giorni continuano, come se niente fosse. Quando finirà questa farsa?

Di che parla dunque Napolitano quanto esprime la sua solidarietà ai minatori? Ci vuole forse dire che il progetto che loro caldeggiano (e che costerebbe la bellezza di un miliardo e mezzo di euro di soldi pubblici) va sostenuto? Oppure che, in ogni caso, anche se Nuraxi Figus dovesse chiudere, i lavoratori hanno diritto ad avere un’altra opportunità?

La domanda non è banale. Perché io sto sicuramente con i minatori, ma non con la miniera. Perché le contraddizioni del progetto che loro sostengono sono tali e tante (leggetevi “Piani cattura Co2, i dubbi dell’Ue”“Tra Cagliari, Roma e Bruxelles, sfide e pasticci”, pubblicati dalla Nuova Sardegna) che mi sento di dire che assecondare le richieste dei minatori asserragliati a Nuraxi Figus sarebbe sbagliato. La politica deve invece assicurare loro un posto di lavoro alternativo alla miniera. Ma perché in questi anni non ha creato le condizioni perché questo avvenisse? Perché ha continuato, e continua, a proporre ricette impossibili? Risposta semplice ma che rischia anche di essere qualunquista: perché la Carbosulcis ha assicurato a tanti carriere politiche e sindacali, e disfarsene non conveniva.

Anche l’economista Giulio Sapelli (uno che peraltro conosce bene il sistema industriale sardo e non può essere tacciato di complicità con i grandi potentati) sul Corriere della Sera ha detto chiaramente come stanno le cose (purtroppo in un pezzo dal titolo assolutamente fuorviante: “Ecco perché hanno ragione quegli operai coraggiosi”):

“Il piano sino a oggi elaborato per salvare la miniera di Nuraxi Figus non è praticabile per gli alti costi e per le sue immense difficoltà tecniche. (…)Il rischio di ricadere in un nuovo disastro occupazionale ed economico è elevatissimo. (…) Un’alternativa più praticabile esiste ed è quella percorsa in Europa in tutte le aree ad antichissimo insediamento carbonifero: la trasformazione dei siti in complessi culturali ed espositivi secondo i canoni dell’archeologia industriale, disciplina in cui noi italiani siamo maestri. La riconversione è generalmente riuscita. L’occupazione salvaguardata attraverso l’azione formativa”.

Questo è il vero futuro: la cultura e uno sviluppo industriale diverso. Il carbone è morto, ed è strategico solo per le carriere di chi ha gestito il consenso in quella zona della Sardegna.

Ma in questa vertenza l’emotività sta battendo la razionalità. Succede sempre così, per ogni cosa. Anche la vicenda grottesca che vede protagonista il Cagliari Calcio percorre gli stessi assurdi binari. Dopo lunghi anni di latenza, un problema esplode improvvisamente e richiede di essere risolto in pochi giorni. I lavoratori protestano e  minacciano sfracelli, i politici si mobilitano, tutti gridano e pochi ragionano. Tutti gli interlocutori vengono messi in un angolo, ogni questione diventa di vita o di morte.

Tutto questo succede quando il tempo delle scelte consapevoli è già passato. Irrimediabilmente.

In questi vent’anni qualcuno avrebbe dovuto immaginare un futuro industriale alternativo alla miniera: non è stato fatto. Ma non si può rimediare ad un errore con un altro errore. L’era del carbone è finita. Qualcuno abbia il coraggio di dirlo ai minatori. Che vorrei stringere forte, uno ad uno.

71 Commenti

  1. Roberto Cena says:

    Michela Murgia nel suo Blog invita a chiudere Nuraxi Figus ed importare carbone da Cina e Venezuela ma ci si dimentica che il carbone proveniente dal Venezuela o dalla Cina ha due caratteristiche:
    1) E’ estratto in miniere a cielo aperto, distruggendo completamente Habitat, paesaggi, fauna e flora e inquinando terribilmente le falde acquifere per separare il minerale con la flottazione.
    2) Nel bilancio della CO2 occorre aggiungere il consumo di petrolio delle meganavi che lo trasportano dall’altra parte dell’oceano Atlantico o Indiano.
    Per cui forse sarebbe più ecologico (ed economico se si tassassero correttamente le emissioni di CO2) convertire una centrale a carbone accanto alla miniera di Nuraxi Figus che ha riserve enormi sotterranee e che quindi non deturpa il paesaggio.

    Purtroppo la produzione di energia elettrica di Canada, USA e Cina è realizzata per la maggior parte bruciando carbone. Per cui il carbone è (purtroppo) il presente e il futuro dell’industria termoelettrica ed è quindi più “moderno” di quanto molti pensino.

    Meditate gente, meditate …

  2. Anonimo says:

    QUESTO E’ IL TESTO DELLA LETTERA INVIATA DALLA CONFEDERAZIONE SINDACALE SARDA AL GOVERNO MONTI SULLA GRAVE SITUAZIONE SOCIO-ECONOMICA-OCCUPAZIONALE DELLA SARDEGNA.

    Prof.Mario Monti
    Presidente del Consiglio dei Ministri
    ROMA
    Dr.Corrado Passera
    Ministro dello Sviluppo Economico
    ROMA
    e p.c.
    On.Ugo Cappellacci
    Presidente della Giunta Reg. le della Sardegna
    On.Claudia Lombardo
    Presidente del Consiglio Reg. le della Sardegna
    On.li Capi-Gruppo del Cosnsiglio Reg. le della Sardegna
    CAGLIARI

    Egregio Sig.Presidente,
    Egregio Sig.Ministro,
    le forti proteste,l’occupazione permanente dei pozzi della miniera di Nuraxi Figus da parte dei minatori,le manifestazioni che si susseguono in tutta l’Isola ormai da mesi non solo da parte degli operai dell’Alcoa ma di tutte le categorie produttive dai pastori agli agricoltori,
    dagli operatori del commercio e delle attività turistiche,dagli artigiani agli stessi imprenditori delle
    piccole e medie imprese ,sono l’evidenza della gravità e drammaticità della situazione sociale e occupazionale della Sardegna percepita e diffusa in tutti i territori dell’Isola.
    Questo è il significato vero e “nobile “ dell’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio
    Regionale della Sardegna in soli tre minuti nella seduta del 29 agosto 2012 per sottolineare l’urgen-
    za di un intervento del Governo nazionale e regionale immediato ed efficace mirato a scongiurare ulteriori e pericolose tensioni sociali.
    Non vorremmo però che questa unanimità oscurasse o peggio negasse le posizioni come la nostra ma di numerosissimi sardi di severa e aperta critica agli sprechi di gestione della Carbosulcis, che
    in 12 anni ha disperso quasi 700 milioni di euro e che ora dichiara perdite per 16 milioni di euro. Non solo ,perciò,si rende necessario mandare a casa l’attuale dirigenza e l’intero CdA della
    Carbosulcis per manifesta incapacità,ma occorre assumere le decisioni urgenti sul Progetto CCS senza cedere a pressioni mirate da parte di chi mostra di avere altri interessi sul territorio del Sulcis
    per nulla coincidenti con gli interessi e le aspirazioni della popolazione che crede fortemente in
    un rilancio produttivo e di sviluppo dell’intero territorio.
    I lavoratori della Carbosulcis e dell’Alcoa lottano giustamente per il lavoro e sono determinati
    nel richiedere posti di lavoro veri e produttivi. Nessuno però deve confondere questa volontà né
    strumentalizzarla a fini politici o peggio a bassa bottega elettorale come è avvenuto nel passato
    e purtroppo si ripete ancora oggi.
    La Confederazione Sindacale Sarda critica il nuovo Progetto conosciuto come CCS ( Carbon
    Capture and Storage ) sia perché siamo ben informati sugli esperimenti in atto in altri Paesi e
    soprattutto temiamo disastri come quello del Lago Nyos nel Camerum dove morirono migliaia
    di persone il 21 agosto 1986,ma anche perchè questo Progetto non porta sviluppo nel territorio e
    ha una ridotta ricaduta occupazionale.
    L’investimento rilevante previsto ( 200 milioni ogni anno per un periodo di 8 anni) potrebbe essere
    impegnato in imprese più efficaci unitamente all’apertura immediata e diffusa di cantieri per le
    bonifiche oggi ancora più urgenti. Si pensi solo alla pericolosità della presenza dei bacini dei fanghi rossi sette volte superiori all’entità del bacino che recentemente ha provocato disastri in Ungheria.
    Diversamente il CCS rischia di trasformarsi nell’ennesimo aiuto di stato-sanzionabile dalla CE-
    col rischio concreto di continuare ad alimentare l’assistenzialismo legato alle basse botteghe elettorali dei boss locali politici e purtroppo talvolta anche sindacali.
    La Confederazione Sindacale sarda- CSS- unitamente a numerose Associazioni e Comitati di cittadini come quello di Portoscuso e Carloforte si batte perché siano attivati da subito i cantieri delle bonifiche dove troverebbero occupazione molti lavoratori della Carbosulcis e della stessa Alcoa ed Euroallumina,ma anche molti giovani in cerca di occupazione e numerosi cassaintegrati, che sono una grande forza lavoro in gran parte colpevolmente inutilizzata e forzatamente inoperosa.
    Diciamo basta agli sprechi. Ci sono migliaia di giovani in Sardegna diplomati e laureati che hanno
    frequentato master nelle migliori Università d’Europa e del mondo. Essi sono scandalizzati ed
    impotenti davanti alle scelte che oggi si intendono fare e su cui sembra montante l’unanimismo di
    maniera grazie anche a certa Stampa e Tv che ci riempiono di programmi soporiferi o di falsa
    e stucchevole solidarietà senza entrare nei problemi e quasi mai dando spazio alle voci critiche
    che non sono affatto una esigua minoranza anche in Sardegna,dove esiste una forte opposizione alle
    Fabbriche come l’Alcoa , l’Euroallumina e la Portovesme Srl fortemente inquinanti ed energivore
    che hanno assorbito fin troppe risorse pubbliche a scapito di altri progetti e produzioni come
    l’agroalimentare ,la pastorizia e agricoltura legata alle industrie di conservazione e trasformazione dei prodotti,la pesca,la cantieristica,l’artigianato e il turismo,settori dove è necessario modernizzare e investire e dove sono possibili migliaia di posti di lavoro a costi contenuti veri,utili e produttivi.
    Chiediamo di essere ascoltati come voci della società sarda perché l’unanimismo non sempre è
    vero consenso:c’è la paura,c’è il ricatto del posto di lavoro,c’è il venir meno della speranza.
    C’è invece tanta intelligenza e voglia di nuova imprenditorialità in Sardegna che non è sufficientemente rappresentata né dall’attuale classe politica sarda né dalle stesse organizzazioni sindacali tutte in crisi di rappresentanza.
    Serve giustamente una forte unità e coesione,ma essa deve poter raggiungere obiettivi credibili e
    concreti,altrimenti ci sovrasta nuovamente la maledizione dell’assistenzialismo che ci ha tarpato
    le ali e che ci ha consegnato la situazione catastrofica attuale. Oggi la Sardegna ed i Sardi hanno
    bisogno di scelte chiare e coraggiose,efficaci senza ulteriori rinvii,capaci di aprire orizzonti nuovi.
    Aiutateci a svoltare pagina,lasciandoci alle spalle gli errori del vecchio modello di sviluppo,che non
    solo è definitivamente tramontato,ma, che con la disperazione determinata dalla grave crisi socio-economica- occupazionale rischia di ergersi come una barriera-ostacolo alla visione di futuro a cui hanno diritto tutti i sardi ad iniziare dalle giovani generazioni che meritano una Sardegna migliore,pulita come è possibile oggi con le tecnologie e con modelli di sviluppo

    ecocompatibili,che sono il segno del progresso moderno e della civiltà liberante.

    CAGLIARI,31/08/2012
    Il Segretario Generale della CSS
    Dr Giacomo Meloni

  3. muttly says:

    Munitevi di calcolatrice e vedete cosa si poteva comprare per ciascuno dei minatori e delle loro famiglie: http://www.santalmassiaschienadritta.it/2012/09/sulcis-in-fundo-il-motivo-per-la-bolletta-piu-cara-del-mondo-ce.html

    • Inoltre, sapere che il piano di rilancio della miniera necessita di UN MILIARDO E MEZZO di euro, cifra con la quale è possibile rilanciare tutto il comparto agricolo, zootecnico e manifatturiero in Sardegna, che creerebbe Decine di Migliaia di posti di lavoro, anziché qualche centinaio, deve mettere a pensare TUTTI i SARDI…

  4. Michele says:

    Da minatori a custodi …. e questa sarebbe la proposta ambientalista nell’anno domini 2012?

    “il carbone è morto” si dice.

    Beh … mi vengono i brividi!

    Produzione elettrica da carbone nell’OCDE nel 2007:
    3957 Terawattora, pari al 37% del totale.
    Altro dato interessante: il fattore di capacità di una centrale a carbone , ovvero il tasso di utilizzo di una centrale in un determinato periodo di tempo, è il 90%. Per paragone il nucleare sta a 81, il gas a 43, idroelettrica a 34 eolico 22 e solare 6. (fonte Agenzia internazionale per l’energia).
    Come si sa più o meno da inizio secolo (e parlo del XX secolo) il costi dell’elettricità sono , più che altro, funzione del fattore di capacità: più alto è, meno costa l’energia.

    Per i prossimi vent’anni -e probabilmente oltre – il carbone continuerà ad essere un pilastro portante dello sviluppo elettrico mondiale. Secondo una previsione del Dipartimento dell’Energia americano, nel mondo l’energia elettrica generata dal carbone passerà dal 41% dell’elettricità totale del 2006 al 43% del 2030. (Energy Information Administration).

    Ora, pure io sono per il passaggio ad un nuovo e diverso modello di sviluppo che contempli anche un nuovo modello energetico. Però nulla è più pericoloso e fuorviante che l’illusione generata dalla scarsa conoscenza dei problemi e dei fenomeni che ci circondano.

  5. Gli eventi nella miniera di Nuraxi Figus [a parte la mia sincera solidarietà ai minatori] evidenziano semplicemente il fallimento [totale] dello Stato e della politica in generale.
    Anni di abbandono e di sfruttamento di soldi pubblici, hanno portato la Carbosulcis [e non solo] al fallimento; protratto per anni a mantenere clientele e garantire alla politica armi con cui negoziare.
    Quale situazione migliore in una miniera, sia per la politica, che per il sindacato, i lavoratori o i mass media?
    Infatti, grazie ai riflettori puntati, i mass media italiani e sardi; alla particolarità del luogo, una miniera; le condizioni dell’evento, un’occupazione a 370 metri di profondità; gli strumenti, 690 kg di esplosivo; si è [Ri]creata la TEMPESTA PERFETTA; dove ognuno pensa di trarre vantaggi dalla situazione.
    Non importa il salario dei minatori, il conto economico dell’azienda o l’inquinamento della zona, oggi conta solo la VISIBILITÀ.
    In questo strano paese chiamato Italia, in cui [noi sardi] siamo finiti, conta poco che la maggior parte delle aziende hanno [già] chiuso o stanno per fermarsi a causa della crisi economica [devastante], causata [innanzitutto] da normative e leggi delle banche o dello stato stesso, quello che conta è far credere con i [mass media] che la situazione sta cambiando e volgendo al meglio.
    Il set mediatico di Nuraxi Figus, degno di Cinecittà, dove le varie comparse si stanno alternando, pur sapendo che non saranno loro a trovare una soluzione ma lo Stato; in attesa dello scoop, confidano nella trama, nella scenografia e negli effetti speciali [Ri]creati.
    Nel frattempo, la regia, gli attori principali e le comparse eseguono a menadito la trama struggente del film strappalacrime e [Ri]creano la suspense necessaria al finale di successo, degno di una candidatura agli oscar.
    Immaginate la scena [surreale] in cui tutti gli attori e le comparse arrivate oggi, tra cui i vari leader dei [tantissimi] movimenti sardi, rimanessero bloccati dentro la miniera per un’improvvisa [si fa’ per dire] esplosione all’imboccatura, con la speranza di entrare nella storia e ricordare [così] a tutti [quel giorno c’ero anch’io].
    Lo Stato italiano non è mai stato in grado di risolvere situazioni, ma solamente di posticiparle, manipolarle o peggio, mistificarle.
    La Sardegna è riuscita a fare di peggio, mantenendo alto il suo livello di sudditanza, viste le frequenti VACANZE ROMANE dei cortei sardi di protesta, anzi di [Ri]chiesta di denaro e di aiuti.
    Chissà quando i sardi avranno un moto di orgoglio e inizieranno [a muso duro] a camminare e disporre del proprio territorio da soli?
    Forse… quando spariranno gli effetti narcotizzanti degli aiuti, dei sussidi e della cassa integrazione; così da porre termine a questa [eterna] pantomima.
    Nel frattempo guardiamoci le anteprime, e visto che anche il Presidente Napolitano si vuole ritagliare una parte, magari come miglior “attore non protagonista”.
    Attendiamo arrivi importanti, colpi di scena, ma non aspettiamoci SOLUZIONI VERE, quelle purtroppo, NON ARRIVERANNO MAI.

  6. Molto Deluso says:

    Ecco cosa scrive oggi Nicola Porro su “il Giornale” la cosa che mi somprende e che sono totalmente d’accordo…è grave?….forse la sinistra e i sindacati hanno fatto qualche errore… e continuano farlo, e forse qualche politico locale si è costruisto la sua carriera.prendendo in giro i lavoratori… forse la miniera é al 100% della della Regione Sardegna e qualche mese fa il Presidente Capelacci ha nominato Amministratore unico un “Giovane ” 29 anni salvo poi revocarlo..anche se sono esauriti i posti in ascensore per scendere in galleria..i politici di tutti gli schiaeranti fanno la fila diligentemte del scendere tra i minatori e dimostrare la loro solidarietà parolaia…..boh ????!!!..”O salviamo il Sulcis o salviamo l’economia

    Il governo Monti, come quelli che lo hanno preceduto, è davanti ad un bivio: o salva la miniera del Sulcis o salva l’economia italiana. È inutile girarci intorno. La questione va oltre i minatori sardi, che sono ottimi e onesti lavoratori, per i quali si deve trovare una soluzione. Il punto è che si deve una volta per tutte dire che la presa per i fondelli non può continuare. Ha senso salvare 460 posti di lavoro scaricando sulla bolletta elettrica una mini-tassa di 250 milioni all’anno, spalmata su tutti gli italiani? Ha avuto senso regalare all’Alcoa, sempre in Sardegna, più di due miliardi di euro dei contribuenti italiani, in dieci anni, per salvaguardare un migliaio di posti di lavoro? Quando si parla del lavoro altrui è facile usare questa durezza. E ce ne scusiamo preventivamente. Ma gli operai dell’Alcoa e i minatori del Sulcis oggi pagano l’inganno di vent’anni di vigliaccheria della politica che non ha avuto il coraggio di dire che quell’attività non reggeva più. Il Quirinale e i politici fanno a gara per solidarizzare con i minatori del Sulcis. Ma dovrebbero piuttosto riflettere sui propri errori. Pensare di sussidiare a vita un’industria morta (spesso per colpa delle stesse regole ambientali che ci siamo dati) è criminale. E in una fase in cui hanno chiuso 50mila imprese invisibili, in cui in tutta Italia dipendenti, artigiani e imprenditori faticano a tirare avanti, perpetrare l’inganno della Mamma Stato che paga il conto per attività che non reggono è folle. Se oggi si deciderà ancora una volta di pagare il conto, a spese della collettività, si getterà nel cestino il futuro degli stessi figli dei minatori.

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  8. angelo says:

    x Fourthciucciu “è significativo che solo i paesi poveri vivano esclusivamente di turismo”. Senza verve polemica, mi pare che non sia esattamente così. Ha mai girato la ricca Toscana nelle zone del senese e del chianti? Mi pare che vivano molto, e molto bene, sul turismo enologico e naturalistico. Per non parlare delle Marche, dove il turismo sarà complementare, ma non certo all’industria, a quel che mi è parso…
    forse il problema dei sardi è che non credono il loro stessi e nell’incredibile valore della loro terra..

    • Anonimo says:

      La Toscana e le Marche non vivono di turismo. Tra le altre cose hanno anche un settore turistico sviluppato, che dipende dal fatto che alla base ci sono mille altre attività non finalizzate al turismo se non indirettamente. Parlo non per sentito dire ma perchè in quelle zone ci lavoro.

      • cristian76 says:

        Una buona economia si basa su un equilibrio tra tutti i settori. Primario, secondario e terziario. In Toscana infatti sono presenti entrambi. Da noi stupisce il fatto che il turismo sia solo così poco sviluppato. Ma non facciamo l’errore di dire che abbandoniamo tutte le fabbriche, chiudiamo tutta l’agricoltura e viviamo solo di turismo.

  9. Graziano Milia says:

    Che dire ? Impossibile non essere d’accordo con te.

  10. Claudione says:

    La cosa più intelligente sull’argomento finora l’ho letta qua: http://sumolentisardu.wordpress.com/2012/08/30/carbosulcis-alcoa-non-credete-alle-promesse-in-realta-soluzioni-non-ce-ne-sono/
    Assolutamente condivisibile in toto.

  11. Radio Londra says:

    UNANIMITA’.
    Hanno tutti paura di non essere “unanimi” perchè non essere unanimi in questo momento non paga, non paga nell’immediato e si rischia di essere accusati di essere insensibili ed egoisti.
    Sappiamo tutti che più che unanimità può può trattarsi, al limite, UNANIMISMO ma è dura, in questo momento, da parte dei Signori politici, dire davvero come stanno le cose e soprattutto dire agli operai che il lavoro è tutto nella vita ma che, in certi casi, la parola lavoro rischia seriamente di doversi chiamare col nome giusto: assistenzialismo.
    Bisognerebbe dirglielo ai minatori e a tutti che è inutile, senza piani produttivi seri e/o alternative credibili, spalare e lavorare “facendo però finta” che il lavoro, il sudore, la fatica siano utili all’economia, al territorio e all’ambiente e non servano esclusivamente a sfamare la famiglia e crescere i figli (già da solo e senza dubbio nobilissimo motivo).
    Solo a quel fine però.
    Ma la realtà è che………. qual’è il politico che ha il coraggio dirlo e, soprattutto, di dirlo adesso quando trova tutti quanti gli altri che gli dicono MARRANU!!!!!!!!!!!!
    E allora…….. unanimità ma l’unanimità, senza voci critiche, è spesso molto pericolosa quasi più del duro lavoro in miniera.

  12. Marco@ says:

    Concordo con l’analisi di Vito Biolchini, ma almeno a livello di mera idea si era pensato ad uno sviluppo alternativo delle aree minerarie della Sardegna con l’istituzione del Parco Geominerario. Un’idea interessante mutuata da progetti simili nel nord Europa. Purtroppo la sua realizzazione in salsa sarda è consistita nel creare un carrozzone di rappresentanti delle amministrazioni locali e loro amici “tecnici” (la meritocrazia non sembra essere stata di casa). Invece, con la montagna di soldi spesi nel salvataggio di settori senza futuro, si sarebbe potuto attuare un piano strategico di sviluppo che da un lato intervenisse in infrastrutture e bonifiche e dall’altro in formazione e creazione di reti, per incentivare gli investimenti locali e attrarne di esterni. Investimenti non soltanto nel settore turistico (settore che se non può consentire da solo di sostenere un’intera economia, può essere un volano straordinario per le produzioni dell’economia tradizionale, in primis agricoltura/allevamento) ma in quello dei servizi avanzati, manifatturiero, tecnologico ecc. (l’enorme patrimonio immobiliare delle ex miniere può essere usato efficacemente come sede per nuove imprese e non solo per farci dei musei!). È utopia? In Sardegna si. Ma se si vanno a guardare le esperienze europee si capisce che l’utopia è legata alla nostra incapacità, non alla fattibilità tecnica. Basti vedere il successo della trasformazione economica delle aree ex minerarie/ex industriali inglesi iniziata negli anni novanta per rendersi conto di cosa può fare una buona politica (Liverpool è passata da città in rovina, economica e sociale, nel 1981 a capitale europea della cultura nel 2008).

  13. Anonimo says:

    una notte di vent’anni fa un noto politicante che ancora oggi insiste su questa linea, bussò alla porta di mio padre e di altri minatori:la miniera stava chiudendo e mio padre iniziava l’occupazione così come si trovava,in ciabatte e pigiama non ebbe neanche il tempo di cambiarsi. Furono nove mesi di sofferenza, mio padre in sottosuolo mia madre e noi che tiravamo la cinghia e avevamo paura del futuro. Mio padre ci diceva “lo sto facendo per voi e per tutti i giovani, per garantirvi un futuro, affinchè le voci dei minatori di protesta arrivassero al governo nazionale , affinchè si trovasse una soluzione anche diversa dalle miniere”. Il sacrficio di molti operai fu solo vano… servì solo a dare visibilità ad alcune persone che ben presto salirono al potere e a fare tutte le cagate possibili e immaginabili che porta ancora una volta a questo sfacelo… a volte la storia non insegna porta sole ferite che si riaprono…

  14. Sulcitano says:

    Ma veramente vogliamo ancora credere che il carbone costituisca lo sviluppo del territorio e dell’economia?? Ancora una volta dovranno essere spesi soldi pubblici della comunità per continuare a finanziare questo tipo di attività? Mi auguro e spero proprio di no!! Spero che chiudano al piu’ presto e che allo stesso tempo vengano impiegati in altre attività i lavoratori. Ok per il diritto a lavoro, ma non a patto di tenere aperte le miniere. Sarebbe il caso di iniziare a progredire e non di restare fermi a 80 anni fa… Questo lavoro lo faceva mia nonno, che ne dite di svegliarvi visto che siamo nel 2012? Ma questi lavoratori possibile che non abbiano nessun’altra ambizione???????

    • Ma stiamo scherzando??? Secondo te loro non hanno altre ambizioni??? Guarda (mi permetto di darti del tu), hai scritto delle cose assolutamente giuste riguardo al progresso e lo sviluppo di una società basata su nuove fonti energetiche e metodi di estrazione delle materie prime all’avanguardia, è vero che questo è un lavoro che facevano i nostri nonni ecc.. ma da come parli nelle ultime due righe sembra che la colpa di tutto questo sia dei minatori stessi…. Ti prego trovami qualcuno tra loro che dice “è bello fare il minatore, è sempre stato il mio sogno!”. Io penso che la loro ambizione sia quella di tutti gli esseri umani “onesti” ovvero vivere senza problemi, senza cappio al collo, campare una famiglia in condizioni agiate e avere la possibilità di far studiare eventuali figli (non per mandarli sottoterra a farsi la faccia nera). Non penso che il lavoro in miniera sia la loro massima ambizione…

    • Molto interessanti sia l’articolo di Vito Biolchini che questo di Roberto Bolognesi, grazie a entrambi!

    • grazie

    • cristian76 says:

      E’ un discorso esatto, anche se secondo me un po’ troppo estremo.
      Io credo che la loro protesta sia giusta. Condivido anche la forma. Decisamente preferisco questa forma di protesta ad i blocchi di porti, aerei e delle strade. Non condivido invece le possibili soluzioni.
      Il loro ragionamento è del dipendente incavolato, che pensa che i soldi cadano dal cielo. Persone che hanno fatto i dipendenti per tutta la vita, e che ignorano quali siano le regole dell’economia mondiale. Che vogliono solo pensare al presente, senza considerare che con l’assistenzialismo non vi sarà comunque futuro.
      Nelle proteste dello scorso inverno (i famosi blocchi delle strade), concluse poi con un nulla di fatto, vi sono state diverse riunioni tra i vari gruppi sorti spontaneamente. Ricordo in una di queste una ragazza, che si era permessa di sottolineare come il polo industriale di Portovesme, fosse un problema per la salute, e che l’alternativa era, ad esempio riqualificare gli operai e puntare sull’ambiente.
      Volarono parole grosse. Per gli operai, l’unica soluzione era continuare il proprio lavoro. Per gli operai la parola inquinamento e ambiente non esiste.
      Non so questo dipenda da ignoranza, o semplicemente da incapacità a pochi anni dalla pensione di dover cambiare. Più probabilmente è paura, nel cambiamento, e nei tempi.

      Forse anch’io nei loro panni, arrivati a questo punto, ma solo a questo punto, quando ormai è troppo tardi, avrei perso un po’ di razionalità. Ma questo giustifica in parte.
      D’altronde uno Stato dovrebbe agevolare il lavoro dei propri cittadini e tutelarli da questo punto di vista, considerato che questi sono cittadini italiani e pagano le tasse. Supponiamo di non essere completamente d’accordo, come lei riporta nel suo blog. Cosa dovrebbero fare quindi questi lavoratori? Attendere il passare del tempo?
      La loro paura di cambiare potrebbe derivare anche dal fatto che tutti i progetti ambientali, sono sempre miseramente falliti. Pensiamo ad esempio al parco geominerario.
      Se da un lato abbiamo infatti gli operai irremovibili nelle loro richieste, dall’altro abbiamo i politici incapaci di realizzare qualcosa di nuovo. L’assistenzialismo è molto comodo anche per questi, perché è la via più rapida e breve per “far finta” di risolvere il problema e “fingere” di dimostrarsi capaci agli elettori.
      In tutta questa storia emerge comunque ancora una volta che non siamo uniti, perché questa deve essere una battaglia da parte di tutto il sulcis, anche dei tanti giovani disoccupati, che hanno, come gli operai Alcoa o Carbosulcis tutto il diritto di farsi sentire e di chiedere un lavoro.
      Invece, come altre volte, ognuno guarda al suo interesse.

    • Gigi Zorcolo says:

      Molto interessante e pienamente condivisibile. Ovviamente la “grande” stampa questi ragionamenti li ignora completante. Grazie a tutti e due

  15. Lavoro in un posto dove la materia (geologia e sottosuolo) la si conosce molto bene. Mi si conferma che il carbone non è affatto una materia prima ‘obseleta’ , in esaurimento o non piu’ richiesta dal mercato. Pure quella del sulcis , pur ricca di zolfo (facilmente riconvertibile in gesso con la desolforazione, processo per niente inquinante), sarebbe conveniente produrla.
    A chi parla a vanvera e fa il tuttologo per evidente predisposizione caratteriale propongo la lettura di due articoli, ce ne sarebbero migliaia in realtà:

    http://www.nannimagazine.it/notizie/scienze-e-tecnologie/energia/fonti-rinnovabili/02/04/2012/carbone-clavarino-fonte-primaria-ancora-poco-sfruttata-in-italia/8314

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2010-11-20/rinascita-carbone-coinvolge-anche-064136.shtml?uuid=AYBSs4kC

    • “Pure quella del sulcis , pur ricca di zolfo (facilmente riconvertibile in gesso con la desolforazione, processo per niente inquinante), sarebbe conveniente produrla.”.
      Ah si? Ci illumini allora, visto che lei è l’unico che dice questa cosa. Quanto all’espansione dell’uso del carbone–non della lignite, com’è quella del Sulcis–purtroppo lil capitalismo dimostra ancora tutte le sue tendenze omicide e suicide e non vuole tener conto dell’effetto serra. Ma a noi delle sorti del pianeta interessa e come!

      • Aggiungo due righe per far capire quanto il nostro Lo Garitmo capisca poco di quello che con tanta arroganza ci racconta: “La desolforazione, processo per niente inquinante” con il quale produrre gesso. Per produrre gesso, desolforando i gas prodotti dalla combustione della lignite del Sulcis, occorre avere tanta calce viva (ossido di calcio). Per produrre la calce viva occorre tanto calcare (carbonato di calcio). Per produrre la calce viva dal calcare–che è si abbondante, ma va estratto da qualche parte: i bei monti del Sulcis?–bisogna riscaldarlo a temperature molto alte. Ovviamente con tanta lignite a disposizione l’arrostimento del calcare costerebbe relativamente poco, ma produrrebbe una quantità di anidride carbonica ancora più grande di quella che deriva dalla semplice combustione della lignite, perché il passaggio dal carboonato all’ossido di calcio comporta, appunto, la liberazione di CO2: http://it.wikipedia.org/wiki/Carbonato_di_calcio.
        “Come gli altri carbonati, subisce decomposizione per riscaldamento o per contatto con sostanze acide, liberando anidride carbonica.”
        Evidentemente il nostro Lo Garitmo ha intenzione di aprire una fabbrica di gessetti colorati, all’avanguardia nel settore della comunicazione scolastica, sui terreni al di sotto dei quali verrebbe stoccata la CO2, che lui considera “per niente inquinante”. Ovviamente, dopo lo stoccaggio della CO2, quei terreni costerebbero molto poco. Chi vorrebbe viverci? Ah, se mi deturpa Marganai per estrarre il calcare, gli sparo!

        • Ma è possibile che lei non riesca a parlare con nessuno senza doverlo insultare in qualche modo?

          • Si riferisce a Lo Garitmo che dice “A chi parla a vanvera e fa il tuttologo per evidente predisposizione caratteriale “? Perché se si riferisce a me, allora potrei anche insultare lei, ma davvero!

    • si, ma sarebbe conveniente sfruttarla nella nostra realtà sarda?sarebbe un investimento sostenibile economicamente e ambientalmente parlando?

  16. irlandesu says:

    picciocus immoi seus tranquillus , articulu de s’unioni sarda
    Geologi italiani vicini ai minatori Sulcis:
    “Ricchi di materie prime, sfruttiamole !!!!!
    hahahahha ennesima presa per il culo – sa matessi pigada po su culu
    In ora bona!!!

  17. quello che mi sono chiesto quando ho visto in TV le montagne di carbone e il giornalista che diceva che l’enel ne ritira una minima parte per utilizzarlo nella centrale…. ma se le centrali a carbone sono altamente inquinanti che senso ha continuare a insistere sul suo uso???

  18. Anonimo says:

    Il nostro problema non è la miniera, ma i politici che sulla miniera cercano di garantirsi la poltrona ed i loro interessi! Così è stato in questi anni per tutte le industri di portovesme, così vorrebbero che fosse anche in futuro.

  19. solone says:

    Caro Biolchini,
    voi giornalisti proprio non resistete alla tentazione di scrivere requiem. Capisco che la tentazione sia forte ma sono certo che sia anche la strada più breve

    Lavorare e/o scrivere scrivere “di” e “su” articolate, possibili, proposte alternative … un altro paio di maniche e “penne”.

    Andare sul territorio, cercare, scovare chi già sta lavorando ad alternative, gruppi, associazioni, dar loro visibilità, popolarità, provare a spingerli a diventare amministratori di un territorio che prima ancora di alternative ha bisogno di uomini alternativi … magari potrebbe essere un laborioso, faticoso e non breve, nuovo inizio. Anche di fare informazione ed opinione.

    “Io sto con i minatori ma il carbone … no grazie”. Come si fa a dire a 500 famiglie roba del tipo “io sto con voi ma il vostro lavoro (carbone) … sapete … i costi … il progresso … eppoi l’Enel … i soliti politici infami …proprio non ci siamo … ma vi abbraccio tutti e nel mentre … non lo so”

    Lei pensa davvero ci sia ancora qualcuno che non abbia capito come stanno le cose?

    Il risultato della cessione di sovranità territoriale ma soprattutto “mentale” e “culturale” in cambio di lavoro ed inquinamento è sempre stato il “requiem” per chiunque e dovunque.Sardi e Sardegna non hanno fatto eccezione.

    Quali sarebbero le alternative? riqualificazioni … azioni formative … qualche spruzzata di turismo? bollocks!!! andate a cercare in quel territorio le persone che già si stanno muovendo, contro la volontà mista ad incompetenza e povertà culturale dei vari politici.

    I vari infogrammi su chi – venuto dal Sulcis-Iglesiente (soprattutto Iglesiente, mi sa) – ha governato e governa le (e nelle) istituzioni al livello regionale e nazionale li conosciamo e bene. Mi creda. I nomi e le facce di questa gente purtroppo non li dimenticheremo facilmente.

    In effetti, non si dimentica la faccia e il nome di chi ti fa la pipì addosso e poi guardandoti con ariE di solidarietà ti dice: “cavoli quanto piove, governo ladro … ”

    Forse anche per la stampa, visto che ha sempre fatto politica ed opinione, è giunto il momento di armarsi di volontà e pazienza andando a caccia, come un segugio, di uomini veri, di quelli che amano davvero il loro territorio, di quelli che vogliono lasciare le cose migliori “di come e quando le hanno trovate” e che già lavorano per piccoli rivoluzionari cambiamenti. Se non è “vera informazione questa …”

    Fino ad allora, e mi limito alla Carbosulcis, ci sono 500 famiglie a rischio.

    Io, molto umilmente, prima di andare dai minatori e dir loro; “Vi abbraccio ma il carbone no grazie” penserei a quali parole (e quindi fatti) “dovrebbero” seguire alle parole “no grazie”.

    Caro Biolchini, la seguo con attenzione, buon lavoro.

    • Matteo says:

      ”Lei pensa davvero ci sia ancora qualcuno che non abbia capito come stanno le cose?”. Credo i minatori che accolgono Mauro Pili e lo rivoterebbero pure.

    • Supresidenti says:

      “scovare chi sta già lavorando ad alternative.”

      mi piacerebbe conoscerli, e non sto scherzando. se i nomi non si possono fare qui mi faresti una cortesia mandandomi una mail a supresidenti@gmail.com. te ne sarei grato.

      PS: “Lei pensa davvero ci sia ancora qualcuno che non abbia capito come stanno le cose?”

      parecchi per mancanza di strumenti di conoscenza
      tanti che ipocritamente fanno finta di non capire
      pochi che hanno capito ma che preferiscono vivere in pace
      pochissimi che dicono ciò che pensano a voce alta e non si possono avvicinare ne a una fabbrica ne a una miniera.

      il sulcis dove vivo io è cosi. almeno io lo vedo così.

      a si biri

      • solone says:

        Se Lei vive nel Sulcis ed ha, come credo, dimestichezza con Internet, Google, Facebook e Twitter, non le sarà difficile individuare qualche realtà che sta già lavorando ad alternative che tendono ad sviluppo sostenibile. In qualche minuto ho trovato neuroniattivi e progetto BAREGA che mi sembrano piccole giovani realtà con idee chiare ed interessanti. Credo lei possa avere, con la sua ricerca, qualche utile risultato in più. In bocca al lupo.

        Quanto al Suo elenco, se per strumenti di conoscenza Lei intende opportunità/mezzi per informarsi, mi sembra che i post di Vito Biolchini siano molto utili da far girare e conoscere.

        Chiudere Carbosulcis o qualsiasi altra realtà, senza aver PRIMA reali effettive funzionanti alternative significa solo velocizzare un processo di disgregazione sociale con annesse inevitabili pericolose escalation a causa di fame e perdita di dignità.

        E saranno comunque alti, altissimi costi sociali.

        La ringrazio per l’attenzione.

  20. Roberto Copparoni says:

    L’articolo di Vito è pienamente condivisibile. Esso denuncia una grande verità che in pochi, ma soprattutto i Verdi, da anni segnalano senza molta fortuna…L’ambiente, soprattutto per la Sardegna, è la più importante e vera risorsa che conferisce alla nostra isola una oggettiva e tangibile specificità. Ambiente inteso non solo in senso naturalistico, ma anche come ambiente umano, fatto di testimonianze, strutture e di servizi, di produzione e di produttività non solo economica, ma anche socio culturale. I nostri vertici politici e isitutuzionali, anzichè elaborare e proporre piani pluriennali di seria riconversione produttiva ed economica che invertissero i molteplici e devastanti processi in corso (dettati più da esigenze elettorali camuffate da pseudo politiche attive del lavoro), peraltro avvallati da tutto il sisema, hanno continuato diabolicamente a perseverare verso l’assistenzialismo in danno di tutto il resto. Pochi, e fra questi tutti i Verdi che hanno elaborato per primi il concetto di “ambientalismo dentitario”, pur tra i limiti, ma in tempi non sospetti, hanno chiesto in modo chiaro e determinato di fermare le tutte le produzioni dannose e tossiche per l’ambiente e per l’uomo e di salvaguardare i posti di lavoro attraverso delle opere di riconversione aziendale e di bonifica territoriale e di sostenere la ripresa socio economica di tutte le aree inquinate (direttamente o indirettamente dallo Stato attraverso i suoi enti) cattraverso la defiscalizzazione (no Tax area) per un numero di anni sufficientemente congruo. Se è vero che anche in Italia vale il principio: “Chi inquina paga”, perchè i profitti vengono “blindati” dai proprietari delle industrie e i danni vengono spalmati sulla collettività? Perché devono pagare solo i lavoratori e i cittadini? Oggi lo Stato ha creato o avvallato un perfetto e perverso meccanismo che in modo innegabile aiuta e sostiente i grandi nomi noti dello scenario produttivo in tutte le loro performance aziendali, fra l’altro di discutibile efficacia e positività, almeno per la collettività, a danno del cittadino lavoratore e della sua dignità. E se ognuno è artefice per proprio futuro…almeno da oggi, riniziamo tutti insieme a disegnarlo in modo sostenibile, senza se, forse e ma…

    • di questo “ambientalismo dentitario” ancora non ne avevo sentito parlare, forse è quello dei dentisti 😉
      Scherzi a parte, i Verdi in Sardegna negli ultimi anni purtroppo si sono distinti per assenza e inconcludenza. E le percentuali elettorali da prefisso telefonico lo rendono drammaticamente chiaro.
      Come per la Carbosulcis, come per l’Alcoa, non sarebbe ora di cambiare radicalmente registro?

      Stefano Deliperi

  21. quando ero bambino mio nonno aveva una fabbrica di tubi di piombo dentro Cagliari
    Hanno iniziato a produrre tubi di piombo negli anni 50. Unica fabbrica in Sardegna (o quasi), un successone…
    Col tempo però si sono diffusi i tubi di rame e il piombo veniva usato solo per gli scarichi.
    Mio nonno allora inizio a importare i tubi di rame (oltre che continuare a produrre piombo), per tenere il mercato… e la cosa funzionò!
    Negli anni 90 nell’edilizia tutti i tubi di piombo furono sostituiti con i tubi di plastica ed inoltre, cambiarono le regole sanitarie e non era più possibile avviare la produzione del piombo dentro la città (giustamente!!!).
    A quel punto il bivio era: chiudere, cambiare sede a riconvertirsi nella produzione dei tubi di plastica, chiudere e riconvertirsi in una attività nuova.
    Ecco… mio nonno chiuse e riconverti l’attività in altro… perchè spostarsi in una sede nuova e cambiare la produzione costava troppo, perchè quel mercato era saturo, perchè la location della fabbrica (su siccu) era favorevole a sviluppare altre idee (vendita di materiale per pescherecci)…

    Per quanto immagino che a nessuno interessino le vicende di mio nonno, mi chiedo (da sempre) perchè si debba portare avanti una produzione (o estrazione) che è diventata inutile, solo perchè fino a ieri è stato fatto. I tempi cambiano, le tecnologie cambiano, i materiali cambiano… se oggi aprissi una fabbrica di macchine da scrivere che speranze avrei di sopravvivenza? ai voglia ad incatenarmi e a manifestare… ci sono attività destinate a morire, almeno oggi…

    questo significa che bisogna pensare a come riconvertire quelle attività, fare una pianificazione per tempo dei cambiamenti e non aspettare che come sempre ci siano le emergenze… in 20 anni tempo per capire che le cose stavano andando male direi che ce ne era a sufficienza…

    dispiace perchè come sempre chi ci passa è chi lavora;
    i soldi pubblici vanno a riempire le tasche di questo o di quell’imprenditore, i politici si fanno belli perchè “le attività vanno avanti”, chi lavora davvero raccoglie le briciole ma si sente anche “in debito” con chi gli ha permesso di continuare a lavorare (e quindi lo votano)… anche se si sta producendo pop corn nel centro del sahara e nonostante i bilanci in rosso, dalla politica si sentono parole rassicurante come se quello fosse il futuro… e così il ciclo del nulla si alimenta.

    Bisogna fermarlo questo ciclo. Non possono più finire soldi pubblici in attività che non producono nulla solo per avere voti. Non si può più tollerare che gli imprenditori incassano finanziamenti e poi dopo un anno l’azienda fallisce e chi si è visto si è visto… con la gente che lavora davvero in queste aziende costretta alla fame….

    la politica e solo la politica può e deve intervenire per fermare questo ciclo

  22. Sovjet says:

    Io non ho soluzioni, ma ci sono libri che offrono suggestioni interessanti.
    Uno che trovo particolarmente intrigante è il nuovo rapporto per al Club di Roma, “Blue Economy” di Gunter Pauli, Edizioni Ambiente.
    È un volume interessante perché affronta il tema della biomimesi in economia, cioè dell’imitazione della natura. L’autore parte dall’assunto che in milioni di anni la natura abbia risolto praticamente tutti i problemi umani in modo efficace, efficiente e compatibile e che studiandone i meccanismi si possa dare risposta a molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare mentre cerchiamo di rendere compatibili ambiente ed economia.
    Naturalmente c’è un passaggio anche sulle miniere. L’esempio preso è un caso limite, le miniere d’oro vicino a Johannesburg profonde quattro chilometri, dove sono presenti montagne di scorie ricche di uranio. Il calore naturale presente in queste miniere supera i 50 gradi, servono macchine che producano ghiaccio per permettere a 20mila lavoratori di lavorarvi. Questo è l’esempio concreto dell’incompatibilità fra attività estrattiva e ambiente.
    Cito l’autore:
    “Dalla vetta della nostra montagna di scorie possiamo studiare una delle imprese più aggressive mai intraprese dall’umanità. A colpi di dinamite e consumando enormi quantità di acqua ed energia, dalle profondità della terra sono state state estratte minuscole concentrazioni d’oro. I minatori hanno dovuto sopportare condizioni di vita e di lavoro estreme, al limite della tollerabilità; hanno inviato i loro magri guadagni alle famiglie lontane, ma nessuno sa quanti di loro saranno ancora vivi tra dieci anni, né tantomeno quanti saranno ancora qui a lavorare. […] L’acqua disponibile presenta livelli di inquinamento preoccupanti e renderà il terreno inadatto alla produzione alimentare per almeno una generazione, se non di più; nei pressi delle miniere e nelle zone circostanti è sconsigliato anche ogni tipo di allevamento, soprattutto quello di bestiame.”
    Insomma, una situazione rispetto alla quale Nuraxi Figus, con tutto il rispetto, sembra Disneyland…
    Cosa propone l’autore?
    Molte miniere producono grandi quantità di metano. Nel caso in esame viene pompato dai pozzi verso l’atmosfera (ricordiamo che il metano è molto più inquinante della CO2) perché si crede che non ci sia alcuna tecnologia in grado di catturarlo quando si presenta in concentrazioni inferiori al 2%. Ma la società svedese Megtec System AB, che fornisce tecnologie per la purificazione dell’aria, istalla sistemi in grado di abbattere in modo efficiente la concentrazione di metano fino allo 0,1%. Se le miniere alla periferia di Johannesburg utilizzassero questa tecnologia di filtraggio potrebbero alimentare un impianto da 90-180 megawatt. Si potrebbe estrarre metano da Nuraxi Figus? Io non lo so…
    Il Sulcis è pieno d’acqua. Le miniere abbandonate sono in parte sommerse dalle falde sotterranee. Quella delle miniere d’oro è arricchita dall’oro. Quest’acqua viene utilizzata per diluire quella fortemente inquinata dalla lavorazione, per raggiungere gli standard imposti per le acque reflue. E mentre l’acqua destinata a Johannesburg viene pompata a caro prezzo attraverso le condutture che arrivano da Lesotho, le miniere buttano via 100 mila metri cubi d’acqua al giorno. Invece di inquinare acqua pulita si potrebbero raggiungere questi standard utilizzando i batteri chelanti e la tecnologia dei vortici (illustrate nel volume).
    Si può produrre acqua da bere dalla miniera di Nuraxi Figus o dalle altre del Sulcis? Io non lo so.
    Le correnti d’aria sono sottoprodotti dell’attività estrattiva: si può produrre energia grazie alle correnti. Inoltre, il differenziale termico che le miniere generano con a loro attività genera energia anch’esso. Può essere utilizzata?
    Insomma, da una miniera possono essere tratti prodotti e materie prime che vanno ben oltre il minerale estratto. Perché non lo si fa? Per l’autore perché il management non riesce ad andare oltre quella che reputa essere l’attività principale.
    Ma dall’attività mineraria di Johannesburg, oltre all’oro, si possono avere scambio di calore, aria esausta, scorie e acqua fossile. Con lo scambio di calore e l’aria esausta (da cui trarre metano e far funzionare generatori eolici) si può ottenere energia. Dalle scorie, mediante procedure di chelazione, si possono ricavare uranio, tallio e rame. Dall’acqua fossile si può ottenere acqua in bottiglia da vendere, acqua potabile da rendere disponibile alla popolazione e acqua per l’irrigazione per culture non alimentari (visto l’inquinamento) come i fiori e il biodisel (a proposito di “chimica verde”…).
    Il risultato di questo approccio di imitazione della natura è che si avrebbero crediti di carbonio sulla base del protocollo di Kyoto, un aumento del valore dei terreni, diversi flussi di reddito, posti di lavoro, costi operativi più bassi, riduzione dell’inquinamento e maggior benessere locale.
    Questo approccio può essere utilizzato nel nostro caso? Forse basterebbe anche meno del miliardo di euro per sparare CO2 sottoterra…
    Io inviterei Gunter Pauli, che oltre ad essere un economista è anche un imprenditore, e gli chiederei un parere su come costruire un piano industriale per la Sardegna investendo sulla natura! Non solo quindi siti culturali (chi li mantiene? Solo dai biglietti di ingresso?), ma produzione.

  23. Graziano Siotto says:

    Carbone, alluminio e petrolchimico non sono il settore trainante che voglio nella Sardegna del futuro. Non mi interessa che un deputato scenda sottoterra, nelle miniere, per farsi pubblicità, come fa da sempre, in vista delle prossime elezioni. Voglio che quello, come gli altri deputati, metta la parola fine all’asservimento dei lavoratori sardi verso aziende estere che hanno campato grazie a decisioni scellerate dei Governi precedenti e che poi lasciano tutto così, senza alcuna bonifica né conversione degli impianti. Lo stesso deputato che oggi fa il protettore dei lavoratori faceva parte del Governo precedente che varò il decreto “salva Alcoa”, nel 2010, che prevedeva un abbattimento dei costi per le grandi aziende energivore di Sardegna e Sicilia con il placet del commissario Ue alla concorrenza che a fine 2012 dovrà decidere sulla loro riconferma. Regalano sgravi fiscali e continuano ad illudere i Sardi che questi settori siano il futuro. Non lo sono. Materie che hanno dei boom di vendita solo in particolari situazioni socio-economiche. Tanto che lo stesso alluminio della Aluminum Company of America (ALCOA) ha avuto un eccesso di produzione, rimasta invenduta a causa della scarsa domanda dell’Europa, che ha fatto scendere il prezzo dell’alluminio al minimo degli ultimi due anni, in diminuzione del 18% rispetto allo scorso anno e del 4,3% rispetto al primo trimestre del 2012. Non abbiamo bisogno di una Giunta Regionale fantasma che si gode le vacanze in questo stato di crisi generale, non abbiamo bisogno di deputati che si vendono alla telecamera, non abbiamo bisogno né vogliamo illusioni per quegli operai. Vogliamo una politica capace di riformare profondamente l’Isola, ponendo al centro della sua agenda la Sardegna, i Sardi, la dignità del lavoro ed il rispetto dell’ambiente. Basta con questi mega piani di sviluppo che portano al nulla, basta con questa idea di sviluppo ferma all’Ottocento. C’è un’altra Sardegna! Condivido l’impostazione riflessiva del pezzo: si parla spesso alla pancia più che alla mente delle persone. Ma questo, come sappiamo, è utile a troppi, purtroppo. Non condivido sul salvare l’ALCOA, ma sul salvare gli operai, sì. Un saluto, Graziano Siotto (Nuoro)

    • Matteo says:

      Ci mancava solo il complottista del fracking. Anche l’Alcoa, peraltro, produce scie chimiche, o no?

  24. Fourthciucciu says:

    Un paese senza industria è un paese destinato alla povertà.
    Le opportunità derivanti dalle attività culturali, dal turismo sostenibile, dalla valorizzazione delle nostre risorse sono importantissime ma complementari ed aggiuntive rispetto a quelle derivanti dalle attività industriali, è significativo che solo i paesi poveri vivano esclusivamente di turismo mentre paesi evoluti hanno affiancato le due cose e creato un circuito virtuoso

    • Anonimo says:

      La cultura che alla stregua della sanità deve essere garantita a tutti, si paga comunque con i soldi generati dalle altre attività economiche e solo in un secondo momento può essa stessa generare reddito anche se in maniera accessoria.

  25. Anonimo says:

    dimentichi il senatore francesco sanna …………………. ma e’ pd

  26. anche io sto con le persone e non con la sola “idea” del lavoro. che in questo caso, appunto, mi sembra soltanto un concetto astratto, non praticabile. certo però che la prima cosa da fare, mi sembra, sarebbe risolvere l’emergenza economica dei lavoratori, dei quali condivido tutta la protesta: anche la pazienza (o l’ingenuità) finisce, per fortuna!

  27. Scaricare sulla classe politica mi pare ingeneroso, come se si trattasse di marziani scesi a imporre chissà quali decisioni mostruose a un popolo di terrestri recalcitranti.
    Le loro scelte erano (sono) l’espressione della volontà generale.
    Per decenni abbiamo vissuto di industria assistita, ne abbiamo beneficiato in termini di occupazione, di crescita economica e civile, drogata quanto si vuole, ma è stata una scelta consapevole di tutta la società.
    A poco a poco abbiamo capito che quel tipo di sviluppo non poteva durare all’infinito, che stavamo (stiamo) arrecando seri danni all’ambiente. Ma non mi pare che emergevano voci significative contro quelle scelte.
    Adesso siamo arrivati al capolinea. Prendiamone atto con responsabilità e onestà intellettuale. Senza scaricare sui politici-bau-bau la responsabilità.
    Solidarietà ai lavoratori, e pensiamo a costruire un futuro diverso.

  28. Alessandro Mongili says:

    Caro Vito, ma tu non eri quello della difesa ad oltranza della scelta industrailista costi quel che costi? E la Cgil, cosa ne pensa? Non siete tutti figli del paradigma della modernizzazione e dello sviluppismo? O vi sta finalmente, con 30 anni di ritardo, venendo qualche dubbio? Accidenti, mi devo esser perso qualche passaggio…

    • Vito Biolchini says:

      Alessandro, cerchiamo di essere seri. Io sono per l’industria che funziona e per quella che si può salvare a costi ragionevoli. Io, per esempio, l’Alcoa la salverei. Non aprirei qui il dibattito sull’industrializzazione della Sardegna, perché andremmo molto lontano da questo tema.
      Non capisco poi perché mi associ alla Cgil visto che io sono iscritto ad un altro sindacato (che è quello unitario dei giornalisti). E in ogni caso, tu sul caso Carboluscis cosa ci dici?

      • L’Alcoa va dove conviene di più! E non è Portovesme!

      • Anonimo says:

        Perché? C’è qualcuno che non è a favore dell’industria che funziona, fa lavorare felici e non inquina? Salvare l’Alcoa? E come, chi, quando? E gli scarti? Il processo in corso per traffico illecito di materiale tossico? La Asl che invia lettere alle famiglie invitandole a non far consumare verdura del luogo ai bambini? Sarà una tragedia: senza lavoro e intossicati. Ma chi ha accettato il mercato, che è crudele e sanguinario, doveva prevedere anche questo. I miliardi all’alcoa li abbiamo pagati tutti, non solo in termini economici. Chi dice che senza industria non si può vivere ora – a industrie chiuse in tutta l’isola – vedrà in vivo se la sua affermazione è fondata. Certo che è un dolore insopportabile vedere due generazioni, forse tre, fallire e non avere la possibilità di vivere degnamente, un grande dolore.

  29. vincenzo says:

    1969.
    E ancora a parlare delle solite cose:

  30. Fourthciucciu says:

    Tutto bello, tutto giusto ma cosa dovrebbero fare i minatori? le bollette chi le paga? i soldi per il mutuo o per far studiare i figli chi li mette?

    Chiudiamo tutto, anzi chiudiamo la Sardegna intera.

    Sarò sempre e comunque dalla parte dei lavoratori

  31. Io sto con Vito! La lunga fila degli onorevoli minatori, che vanno su e giù per il pozzo, mi fa solo girare i coglioni. Stanno distruggendo la Sardegna e continuano a prendere per i fondelli quei poveri cristi, menando l’aria con questa storia che con il Carbone si può!!! Ma fare cosa???????

  32. Mi è tornato alla mente un programma televisivo su Videolina, con i politici a confronto, prima delle elezioni, qualche anno fa.
    C’era La Spisa che, interrogato sullo sviluppo economico dal conduttore, aveva risposto prontamente che bisognava puntare di più sul carbone (la frase esatta non la ricordo comunque il senso è quello).
    Ed io di fronte alla televisione che pensavo “ma questo cosa è rimasto, alla prima rivoluzione industriale?” (io penso in italiano sgrammaticato).
    Mi è rimasto impresso perché quel giorno mi ero informato un po’ sulle celle a combustibile ad idrogeno (curiosità personale), e quindi il contrasto era evidente.

    Ingenuo io: mica lo avevo capito, che il carbone porta più voti che posti di lavoro.

  33. matteomario says:

    mi scusi ma,, inserisce le parole “sviluppo industriale” assecondando questo Sapelli nella riconversione dei siti minerari in “complessi culturali”…
    probabilmente esistono cose più stupide, ma questa merita di essere menzionata.
    Siete sicuri di voler far diventare la Sardegna il più grande Museo dell’Europa?
    Perchè se ragionate in questi termini ci rimarrà questo: pietre, vecchi e capi d’allevamento importati.
    I musei non dovrebbero essere scheletro dello sviluppo industriale: centri come Sant’Antioco e Lunamatrona ne sono la prova!
    E lo sviluppo industriale diverso ESISTE ed è quello incentrato sull’utilizzo di risorse energetiche nuove e rinnovabili, sull’utilizzo di materiali ecosostenibili con risorse REPERIBILI nel nostro territorio; è lo sviluppo incentrato sulle politiche economiche alternative, sullo scambio reciproco di servizi anzichè scambio monetario, è lo sviluppo delle IDEE FRESCHE, AMBIZIOSE di giovani universitari, ricercatori (e farei un GROSSISSIMO applauso al ricercatore e docente della Facoltà di Fisica a Cagliari Dr.Michele Saba).

    Continuate a sognare i vostri bei musei da milioni di euro, che chiuderanno dopo due anni dall’apertura per mancanza di fondi gestionali, e dove per quei due anni non lavorerà qualche mente lucida dei Beni Culturali ma solo qualche parente di qualcuno in provincia, fuori corso in scienze politiche.

    Quello che dovrebbe accadere è quello che già è avvenuto in Argentina: appropriazione delle fabbriche e gestione autonoma. Operai dell’Alcoa, CarboSulcis, Legler e quant’altro (per quel poco che esiste ed è esistito in sardegna fino a poco tempo fa)… Dovrebbero guidare in prima persona le aziende in cui “lavorano”.
    E guardate che non è eresia progettare, regolamentare ed attuare una forma (anche blanda) di autarchia economica che coinvolga anche le materie. O aspettiamo di diventare una succursale cinese, anche noi? Aspettiamo che ci vendano a chi, ai tedeschi o ai sauditi?
    QUESTE SONO LE BASI PER LO SVILUPPO INDUSTRIALE ALTERNATIVO!! SVEGLIA!!

  34. Anonimo says:

    Devo ammettere , gentile Biolchini, che le capita, statisticamente doveva acacdere, di affermare su Alcoa e Carbosulcis cose condivisibili e credo ci sarà, con nome e cognome, da discutere di questo operaismo fascista ed esibizionista di cui si è impadronita la destra mentre a Alghero la sinistra, pigra e barbata, meno gloriosamente, ha conquisato la filosofia del golf. E’ il frutto della crisi che genera confusione. Buon lavoro e a presto.

  35. Anonimo says:

    Caro Vito, se vuoi stringerli uno ad uno, non hai che da venire qui in miniera… ma forse ti fa schifo lo sporco.

    • Di Legno says:

      Se terranno duro, i minatori vinceranno sicuramente la loro battaglia. Il carbone del Sulcis è strategico per il nostro sviluppo

  36. Claudia Aru says:

    Non si può più ragionare in vista delle prossime elezioni. Quella non è politica, è egoismo misto a vigliaccheria e incompetenza, in pratica la ricetta che ci ha governato ovunque fino ad ora. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. I politici devono avere il coraggio di progettare un futuro migliore per le persone che rappresentano, anche se questo costituisce a primo acchitto una decisione impopolare o difficile. Progettare, costruire, programmare a lunga scadenza, affinchè i risultati si passano raccogliere nel futuro, ma siano durevoli e reali. Foraggiare imprese fallimentari, continuare a scommettere su baracconi destinati al suicidio, garantirà la rielezione a qualcuno ma porterà inesorabilmente al suicidio di un territorio. Chiediamoci cosa sia più importante. Alla nostra classe politica è sempre mancata “la spina dorsale” per poter costruire una Sardegna migliore, e sono stata piuttosto gentile.

  37. Mammarua says:

    Antonello Mereu… Il pieno di voti all’enel di portovesme…

  38. Anonimo says:

    L’era del carbone e’ finita ormai da non meno di 20 anni! Concordo! Troppi i costi e gli sprechi! Cosa pretendiamo di “cacciare fuori” da sottoterra se non c’e più materia prima e di prima qualita’?

    • AMPSICORA says:

      Caro Signor Anonimo, forse non le è chiaro che le miniere non chiudono perché è finita la materia prima che di prima qualità nel caso specifico non è mai stata, ma perché cambiano le scelte economiche e i modelli industriali a scala globale. Se una miniera si esaurisce se ne cerca un’altra, come si fa per i giacimenti di petrolio, ma se cambia un sistema non c’è più niente da fare.

  39. Anonimo says:

    caro vito, sei un poì indeciso.

  40. deuseudeu says:

    Vito hai ragione……………il progresso è troppo avanti per poterlo ignorare ….mette tristezza penso a tutti pensare al futuro dei nostri minatori,,,,ma il destino è segnato…..

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