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Marina Café Noir getta la spugna, quest’anno niente festival! Sbaglio o a Cagliari c’è un piccolo problema nel settore della cultura?

Vi propongo la lettera con la quale l’associazione Chourmo ha annunciato oggi l’annullamento del festival letterario Marina Café Noir. Leggetela con attenzione e poi  capirete in che condizioni sono costretti a lavorare gli operatori culturali a Cagliari. E destra e sinistra evidentemente non c’entrano nulla, se ai tagli della Giunta Cappellacci (che però al festival ha comunque garantito 35 mila euro) si aggiunge l’impressionante immobilismo della Giunta Zedda. Ad oggi il Comune di Cagliari non ha ancora stanziato i finanziamenti alle associazioni culturali per l’anno 2012, e siamo a fine luglio. Quindi il problema non sono solo i soldi che mancano, ma soprattutto l’incapacità della politica a gestire questo settore.

Io non so più come dirlo, ma qualcuno che si è preso i nostri voti per amministrare questa città si sta accorgendo che la cultura a Cagliari è allo sbando? C’è qualcuno che può impegnarsi ad imprimere un radicale cambio di rotta o dobbiamo rassegnarci ad andare inesorabilmente verso il baratro, oltretutto in silenzio perché altrimenti sindaco e assessore si arrabbiano e non ci salutano manco più? C’è qualcuno che può fare qualcosa contro questo disastro, da mesi ampiamente annunciato, e che ora sta dando i suoi primi mortiferi frutti?

Io mi auguro che il Comune ora si dia una svegliata e in tempi rapidissimi dica a tutte le associazioni quanto spetta loro per il 2012. Marina Café Noir non deve morire, ma neanche tutte le altre realtà che purtroppo rischiano di fare la stessa fine se Zedda & co. non la smettono di trastullarsi con piani immaginari e non tornano con i piedi per terra.

Per quello che può servire, agli amici di Chourmo va tutta la mia solidarietà.

 ***

“Non è un paese per Festival”, ma anche “Harakiri”, “Non è periodo”, “La fine del mondo”, “In direzione ostinata e contraria”, per arrivare a un più sobrio “Vento contro”; sono alcuni dei potenziali titoli che nei mesi scorsi l’Associazione Chourmo, che da sempre organizza a Cagliari il Marina Café Noir, ha squadernato sul banco di lavoro per festeggiare nel modo migliore il suo decennale, “Dieci anni di storie, incontri, utopie”, come avrebbe recitato il sottotitolo. Scriviamo “avrebbe”, perché l’atmosfera dark di questi titoli ha infine prevalso sulla voglia di fare festa, e il senso della realtà ha, questa volta e purtroppo, prevalso sull’utopia: il decimo Marina Café Noir non si farà.

Questa è la notizia, secca e ferale: il primo Festival di letteratura in Sardegna per ordine di tempo – il primo a festeggiare il decennale, appunto – saluta e va via. Scompare al decimo anno, portandosi via molte aspettative (e ci dispiace, davvero) e alcune certezze: non basta lavorare sodo e trasformare un quartiere, non basta ospitare – tra gli innumerevoli – Roberto Saviano, Paco Ignacio Taibo o Serge Latouche (e Gian Maria Testa, Marco Baliani, Marc Augè, Emanuele Crialese, Leonardo Padura Fuentes, Massimo Carlotto, Luis Sclavis, Iaia Forte, Roy Paci, Serge Quadruppani, Enrico Brizzi, Stefano Tassinari, Tito Topin, Wu Ming, Uliano Lucas, Thierry Fabre, Nanni Balestrini, Gavino Murgia, Sebastien Izzo, Paolo Archetti, Aureliano Amadei, Pino Cacucci, Loredana Lipperini, Antonello Salis, Mario Dondero e tanti, tanti altri); non basta inventare e realizzare decine e decine di reading e spettacoli inediti, non basta raccontare la città in maniera originale all’Italia e oltre, e fare tutto questo nella gratuità più assoluta per il pubblico; il momento è tale, a oggi, fine luglio 2012, cioè a poco più di due mesi dalla data d’inizio prevista, 13 settembre, da impedirci di portare avanti il progetto, e preferire l’onestà e la schiettezza all’azzardo e la cocciutaggine. Perché, e la metafora sarà pure stantia ma calzante, non si fanno le nozze coi fichi secchi.

Per intenderci, stiamo parlando di questo: nessuno dei partner istituzionali storici del Festival – Regione Sardegna, Provincia e Comune di Cagliari – ha, al momento in cui scriviamo, deliberato se e quanto dare in contributo al Marina Cafè Noir; né i partner privati usuali, come la Fondazione Banco di Sardegna, né i nuovi a cui abbiamo fatto richiesta hanno fatto sapere le loro intenzioni; oltre a generiche – e del tutto informali – voci di corridoio, nulla sappiamo delle reali intenzioni delle nostre istituzioni e degli sponsor.

O meglio, qualcosa sappiamo: che la R.A.S. ci ha tagliato fuori dai contributi erogati dall’Assessorato al Turismo poiché non ci ritiene un festival d’interesse internazionale o comunque non di “grande interesse turistico”, che la Provincia di Cagliari ci risulta non avere – o quasi – budget per le iniziative culturali, che il Comune di Cagliari, ufficialmente, non è stato ancora in grado di quantificare il proprio contributo, probabilmente inferiore a quello dell’anno scorso (contributo, il precedente, che fra l’altro ha difficoltà a liquidarci per motivi tecnici e che, ad oggi, non è ancora entrato nelle casse dell’Associazione), che la crisi morde tutti, e le aziende private tagliano tra i primi i budget per gli sponsor.

Aggiungiamo, per amor di chiarezza, che l’Associazione aspetta dall’anno scorso (Marina Cafè Noir 2011) ancora qualcosa come 40.000 euro di contributi deliberati e mai arrivati tra Regione e Comune, con la conseguenza che qualche decina di collaboratori del progetto sta ancora aspettando i propri rimborsi, e che con questi presupposti è impossibile ottenere una fidejussione, necessaria per coprire le spese iniziali del festival. Insomma, pare chiaro come queste premesse rendano impossibile realizzare un Festival che nelle ultime edizioni è costato più di 100.000 euro (e non sembrino molti, perché per un progetto come il Marina Cafè Noir – 4/5 giorni, una media di 50/60 eventi a edizione – non lo sono).

Questo è lo stato delle cose, inutile girarci intorno e cercare un – magari unico – colpevole; non c’è, o almeno non ce n’è uno solo, ma piuttosto una serie di contingenze politiche, difficoltà economiche e deficienze culturali che, al punto in cui siamo, ci fa dire di non essere in grado, in questo settembre, di realizzare un Festival che mantenga gli standard raggiunti negli anni scorsi: per farlo bisogna essere messi in grado di lavorare, programmare e portare avanti un progetto con serietà. E ottenere risposte (fossero anche positive e lusinghiere) pochi giorni prima dell’inizio del festival equivale a non ottenerne.

Da anni chiediamo, come altri operatori del settore, di essere messi in grado di lavorare con serietà e lungimiranza, e di poter organizzare coi tempi giusti eventi che necessitano di un anno pieno di lavoro e di una lunga programmazione, e per farlo chiediamo di poter avere una continuità contributiva pluriennale da parte delle istituzioni, cosa che, ad oggi, non è ancora avvenuta e che ci porta, con grande sofferenza e rammarico, a dover rinunciare nostro malgrado alla realizzazione del festival per questo settembre.

È però anche vero che la nostra storia, la nostra attitudine e il nostro sguardo sul mondo ci impediscono e ci impediranno di smettere i panni che più ci aggradano e sentiamo nostri, quelli degli attivisti e degli operatori culturali. Rimaniamo in contatto, l’avventura del Marina Cafè Noir non finisce qui.

Chourmo

 

 

127 Commenti

  1. Pingback: Altro che donne incinta! L’attacco di Zedda ai lavoratori del Lirico è solo l’ennesima dimostrazione che per la cultura a Cagliari non c’è proprio nessuna speranza… « vitobiolchini

  2. Anonimo says:

    ho capito questi signori vogliono una citta’ turistica con tanti locali per divertirsi purche’ sia lontano da casa loro ,sicuramente sono sempre gli stessi che poi dicono che cagliari e una citta’ dormitorio non c’e’ un cazzo e una bidda, e non ci sono servizi !!!!

  3. Anonimo says:

    Gentile signor Marini, lei ha evidentemente ragione. E quelli che identificano la cultura con le buone intenzioni di Marina Café Noir hanno torto nel modo in cui fanno Marina Café Noir. Mostrano disprezzo per chi vive nel quartiere e ne dertemina la autentica vitalità comprando il pane la mattina, i vestiti, i libri, animando le bottehe ad pore convenienti. La vitalità di un riomne non si misura con il consumo di alcolici e neppurecon egli schiamazzi.Per quelli ci sono le leggi e qualcuno, vedrà, le farà rispettare. Ha un solo torto. Tra i luoghi d incultura e di regressione dimentica Castello, identificato come luogo disabitato (falso), come piccola disneyland terra di nessuno, dove alcuni padroni di bar si legano in modo ridicolo per protesta e si danno arie da manager ai quali chi vuol dormire disturba gli affari. Forse Castelloè il luogo dove tutto è iniziato. E qualcuno la chiama perfino cultura. Per questo il suo intervento è pertinente e condivisibile. Questi modi sono barbari. Barbaro è lasciare il quartiere come un immondezzaio, barbaro è suonare quelle trombe africane sino alle tre, quattro di notte. Barbaro è lasciarli fare. Barbaro è chiamare la polizia municipale e vedere che non accade nulla. Barbaro non potere e sapere misurare i decibel. Insomma una tristezza vedere questi che urlano alterati dall’alcol e dalla cocaina, se va bene, quello che si immaginano nella loro testa. Vorrebbero, ma non possono. Tristi, disperati e malinconici perché vorrebbero essere quello che non sono in un luogo che non è. E gridano, guardando le strade luride di Castello, che gli ricorda Barcellona e che loro non hanno nulla da invidiare a nessuno. Gli hanno ficcato nella testa delle idee per le quali li hanno prima confinati in periferia.Poi li fanno arrivare al centro diamenticando che qualcuno qua ci vive e che il centro è un luogo dsa rispettare. Squallidi e barbari incontinenti spargono deiezioni. Ma resista, Marini, la legaità verrà ristabilita. Tenga duro. E porti pazienza, questa è la cultura reale in città. Non c’è griglia assessoriale che tenga se l’asineria dilaga.Se qualcuno non ha da fare qualcosa il giorno dopo, lavorare, studiare, occuparsi di qualcosa, allora qualche problema ce l’ha e per reazione beve e urla la notte. Insista, non è lei in difetto. Sono i malinconici diseredati notturni ad esserlo. Il turismo non c’entra un bel nulla e neppure Cagliari capitale di qualcosa. Nelle capitali si rispettano le regole. Questa non è movida, è disperazione.

  4. Anonimo says:

    Lettera aperta a Zedda di Marco Marini, portavoce comitato “Rumore no grazie”

    Signor Sindaco,

    un grazie cordiale da parte dei residenti di Marina e Stampace per il sereno e tranquillo fine settimana che Lei, ancora una volta, ha assicurato garantendoci urla e schiamazzi sino all’alba: certezza di notti insonni e tormentate.
    Alle volte c’è da pensare che nel comportamento suo e della Giunta ci sia quasi il piacere di angariare e vessare i cittadini a partire dai bambini (lo sa che il rumore compromette la loro crescita oltre che la loro salute?), dagli anziani (l’uso da parte loro di farmaci e sostanze per dormire sta diventando normalità) e di quanti la mattina si devono alzare presto per andare a lavorare (l’incontro per strada con i turbolenti della notte non ancora rientrati a casa è abbastanza comune).
    Non solo Lei e la sua Giunta non avete messo rimedio al disastro ambientale e sociale avviato dal precedente governo locale ma ogni giorno, con perseveranza degna di nobili cause, ampliate le aree del disagio e della sofferenza e di conseguenza il numero dei cittadini tormentati.
    Il richiamo duro e severo rivolto a Lei dal Prefetto della città per i disagi della cosiddetta “movida”(Le faccio presente che per sua dichiarazione la viceprefetto ha abbandonato Marina per il rumore) aveva fatto sperare in un ravvedimento operoso con sollievo per le notti e la vita dei suoi cittadini. Tutt’altro. Le cose vanno peggio ogni nuovo giorno che nasce.
    Visto che la politica che Lei persegue fustiga i cittadini c’è da chiedersi invece quali interessi favorisca. Di certo quelli privati e di pochi. Non certo quelli della collettività.
    Sento e spesso leggo che la cosiddetta “movida”(fenomeno considerato oramai deleterio e da cui molti sindaci cercano una via di fuga) crea ricchezza per la città.
    Analisi, questa, fuorviante e priva di ogni fondamento: si fa infatti una grande confusione con quelli che invece sono spostamenti di consumi nell’area urbana e fra un settore merceologico e un altro (insomma, se si consuma più birra in Marina se ne consuma meno nei quartieri da cui si muovono i turbolenti bevitori. Se si consuma più alcool si comprano meno libri o altri prodotti). Su questa verità incontrovertibile non ci può essere nemmeno discussione perché il potere di acquisto dei cittadini non lievita in ragione dei richiami artificiali delle notti che si vogliono colorate o di altri specchietti per allodole da addomesticare e magari, come sempre più avviene, da inebriare e alcolizzare (l’alcolismo tra i giovani e i giovanissimi è una piaga crescente).
    Alcuni dati per fugare ogni dubbio sul tema dei consumi: il potere di acquisto delle famiglie, tra il 1992 e il 2011, è diminuito del 4% mentre è addirittura diminuito del 5% tra il 2008 ( anno di inizio della crisi in atto) e il 2011. Non si alimenta nessuna ricchezza aggiuntiva in città, quindi. Anzi. I crescenti luoghi di disagio accentuano la difficoltà del commercio tradizionale, delle imprese artigiane e delle piccolissime imprese, delle strutture di accoglienza presenti nelle aree di inquinamento acustico e degli stessi pubblici esercizi periferici o esterni al centro storico. Anche quale conseguenza dell’inarrestabile abbandono da parte dei residenti dei luoghi di invivibilità per trasferirsi fuori Cagliari.
    Le ricordo che 1000 residenti in meno sottraggono alla città 1,5 milione di pasti e consumazioni e 20 milioni di euro di reddito. E che per colmare il vuoto economico e di presenze umane da essi lasciato occorrerebbero 180.000 turisti ogni anno in città.
    Se si tiene presente che dal 1991 al 2011 il saldo negativo dei residenti è di circa 30.000, il prezzo economico e umano che ha pagato e paga la città è enorme.
    Signor Sindaco, chi le scrive ha sognato per 50 anni la sinistra al governo della città e ha operato per favorirla. Anche lo scorso anno. Oggi, dopo un anno dall’avvento, la delusione è profonda: mai avrei pensato che per la nuova Giunta la vita e la salute dei bambini sarebbero state subordinate alla birra e alla trippa, consumate rumorosamente per strada, senza cura e rispetto per i più deboli, anziché come è avvenuto per 200 anni nel rispetto delle esigenze di vivibilità dei cittadini.
    Di fronte a questo quadro drammatico per chi abita a Marina e Stampace (sono sempre più numerosi quelli che mi cercano disperati la mattina) e alla colpevole insensibilità sua e della sua giunta, mi trovo a urlare con Tommaso Campanella: “Se torni in terra, armato vieni, Signore, che altre croci ti apparecchiano i nemici, non Turchi, non Giudei: quelli del tuo regno!”
    Ricordo che il quadro richiamato è un quadro di reati e di violazioni continue del Codice penale e dello stesso Piano comunale contro l’inquinamento acustico che Lei, invece, dovrebbe far rispettare, così come dovrebbe immediatamente agire per porre fine ai disagi da rumore che creano persino strutture di proprietà comunale come la Mediateca e l’Ostello della gioventù (causati dagli impianti tecnologici) e contro i quali chi oggi sta in maggioranza agì tenacemente avversando la precedente giunta. Intransigenti quando si è all’opposizione, miti e tolleranti quando si hanno responsabilità di governo. Che coerenza!
    Per concludere, Signor Sindaco, mi auguro che quest’anno il quartiere Marina non sia sottoposto alla tortura di quattro insopportabili e terribili notti insonni che ci ha sempre assicurato Marina Cafè Noir . Una manifestazione che garantisce più fiumi di birra e di alcool che di cultura e che, con rispetto per chi la ama, può essere tranquillamente trasferita in contesto che non crei disagio ai residenti. Ma farebbe bene anche a tenere conto che la stragrande maggioranza dei cittadini si è espressa contro l’uso di risorse pubbliche per finanziare una manifestazione come quella in questione, in un momento di grave crisi.
    La tensione in Marina e Stampace è gravissima ma rilevo che anche a Villanova il vaso sta traboccando: non aspetti il dramma per convincersi che bisogna cambiare strada.
    Sarebbe bene, nell’interesse della città, un confronto pubblico e costruttivo su questi temi senza preclusioni e iattanze. Io sono pronto.
    Allego alla presente la “Lettera aperta” inviata al Prefetto sugli argomenti che a Lei invano rappresento da tempo a nome del Comitato. Qualora non ne abbia avuto compiuta visione potrà così provvedere. Se lo vorrà.
    Nel porgerLe cordiali saluti, non voglio perdere del tutto la speranza che Marina e Stampace possano salvarsi da un sicuro degrado.

    Il presidente
    Marco Marini

    Cagliari 29 luglio 2012

    p.s. 1: mentre Le scrivo è l’una e venticinque del mattino di domenica 29 luglio e arrivano, nel mio ultimo rifugio interno, le urla violente e ritmate di chi non ha di meglio da dare e che trova in Marina oramai luogo sicuro e impunito per ogni nefandezza.

    p.s.2: sono le quattro e dieci del mattino e ancora in piazzetta Savoia un gruppo di “buontemponi” si prodiga per tenere svegli i malcapitati che abitano attorno.

    • Philip Marlowe says:

      Caro Signor Marco Marini,
      Lei ha mai pensato che, invece, il problema sia suo e non della città?
      Mi spiego, non crede che chi vuole/deve/preferisce dormire presto e non tollera che la sera il quartiere sia molto animato (mi riferisco all’episodio dell’1.25 non a quello delle 4.10 che non dovrebbe verificarsi) non possa/debba/voglia abitare in un quartiere storico, apprezzato da turisti e cittadini?

      Qual’è il ricatto? Quello dei commercianti che lavorano e danno lavoro, quello delle persone che si divertono, o quello dei “residenti” che vogliono imporre a tutti il coprifuoco per via delle proprie personali (e sacrosante) abitudini/necessità?
      E oltretutto, la Marina era un posto migliore prima che venisse invasa dalla “movida”? Vivo a Cagliari da 37 anni e credo che il quartiere, quantomeno la parte più turistica, abbia tratto giovamento.

      Io penso che la naturale evoluzione della città farà sì che coloro i quali detestano che venerdì e sabato si possa frequentare la marina fino alle 3.00 dovranno trasferirsi. So che sembra antipatico, ma non lo è. Si tratta dell’unico modo in cui residenti, turisti e avventori potranno convivere.
      Saluti

      • Gianfranco Carboni says:

        Cazzzzzzzzzzzzzzz non mi sarei mai aspettato di dire queste parole: Bisogna cercare di ottemperare le esigenze di tutti residenti, operatori commerciali, artigianali e turistici ed artistici. Detto che non voglio comportarmi, anche per che non mi si addice, come il solito che da colpi all’incudine ed alla botte o fare il paraculismo molto in voga. E’ Sig. Sindaco Zedda necessario pensare la citta’ non a spicchi non dividendola per strade o quartieri. Pertanto avrei tre domande per Lei:
        1) che vocazione ritiene abbia la citta’ ho parti di essa e che indirizzo intende dargli la Sua amministrazione;
        2) se ritiene che il futuro della citta’ sia, passata da citta’ mercantile, e la citta’ di servizi citta’ della ristorazione piu’ notturna che diurna (movida);
        3) se non ritenga che la politica debba dare una risposta ai precedenti punti; una soluzione ed una reale svolta alla citta’ ed all’area vasta, determinandone ed indirizzando il futuro. Credo e, non vorrei sia immobiliare, magari riqualifichi il centro in collaborazione. Dichiari che butta giu’ la nefandezza di Sant’Elia. Ha affermato che non bastano cinque anni e si ripropora’ per altri cinque per cui si puo’ fare. Grazie vito per la tua pazienza. Ciao a tutti.

      • ZunkBuster says:

        Philip Marlowe sarai un grande investigatore, ma sei bocciato in diritto civile. Leggiti l’art. 844 del codice civile e ti accorgerai che, se venisse fatto applicare alla regola, forse sarebbe la “movida” a dovere sloggiare. Almeno quella sotto forma di localacci che fanno casino senza alcuna insonorizzazione. Dai un’occhiata anche alle leggi relative al massimo di decibel tollerabili.

        • Philip Marlowe says:

          Beh, leggiti anche, visto che ci sei, il vicinissimo art. 842 per capire quanto le norme sono, alle volte, anacronistiche e quanto debbano essere aggiornate con l’evoluzione anche sociale (non credo infatti che sia mai stato applicato al fine di chiudere un locale notturno o una discoteca).
          Il mio era un ragionamento urbanistico, non una tutela della movida a spada tratta.
          La Marina non può e non sarà mai più un quartiere residenziale. Chi vuole, o necessita, di vivere in un quartiere residenziale dovrà traslocare, a mio avviso è inevitabile.
          Sarebbe compito del Comune, questo sì, fare in modo che i prezzi assurdi scendano e che la città si ripopoli.

          PM

          • ZunkBuster says:

            Potremmo essere d’accordo sul fatto che le soglie di inquinamento acustico previste dalla legislazione attuale siano eccessivamente restrittive, peraltro per cambiarle occorrerebbero modifiche a livello comunitario. Ma tra la legge della giungla e la militarizzazione della Marina ad opera della polizia antidecibel ci può essere una via di mezzo ….

            • Stefano reloaded says:

              ZunkBuster, non si sta parlando (non solo) dei rumori provocati dai concertini o dalla musica comunque prodotta, proposti dai locali e neanche del chiasso che al loro interno può fare chi li frequenta. Si parla del chiasso maleducato degli avventori che si ritrovano in massa fuori dei locali. Infatti il problema ha cadenza stagionale e i disagi sono avvertiti soprattutto nel periodo estivo (d’inverno, guarda caso, le lamentele sono per i clienti dei locali che escono per strada a fumare e non riescono a trattenersi dallo starnazzare come oche, ché se no non si divertono; quasi mai per la musica). Per quanto riguarda il rumore che si propaga dall’interno dei locali, i mezzi per intervenire sono molto più semplici. Una richiesta di misurazione fonometrica attraverso la A.S.L. e un’ordinanza sindacale di solito risolvono. Per il disturbo della pubblica quiete, ed è questo il caso e sarebbe più proprio parlare dell’art. 659 c.p., le cose si fanno più complicate perché qualsiasi intervento, in men che non si dica, si trasforma in un problema di ordine pubblico. E quest’anno le cose sono aggravate dalla liberalizzazione degli orari di apertura dei pubblici esercizi; perché se è vero che i locali non possono somministrare alcolici dopo le tre (ma qualcuno pare non conosca la norma e già ci ha sbattuto il muso), è vero anche che il solo fatto di restare aperti è un’attrattore di persone. Il problema è proprio decidere cosa fare del quartiere e, di conseguenza, lasciar fare o militarizzarlo, ma in modo serio.

              • Philip Marlowe says:

                Sono d’accordo, a mio avviso “tertium non datur”, soprattutto quando da una parte c’è la voglia di usufruire del quartiere fino a tardi, e dall’altra c’è insofferenza anche all’1.25 della notte. La militarizzazione lascerebbe ai residenti l’anelata quiete, farà riprecipitare il quartiere nelle condizioni in cui era 15 anni fa (e conosco tante ragazze che non giravano in quartiere volentieri la sera), dimezzerà introiti e dipendenti dei vari esercizi commerciali, toglierà ai giovani la possibilità di godere della bellezza del quartiere, conseguentemente farà scendere i valori delle case.
                La quiete di alcuni residenti vale tutto questo?

                PM

      • Anonimo says:

        Deve dormire. “Deve” indica un dovere, caro Marlowe. Mi devo alzare presto. È talmente evidente la sua orribile distorsione della realtà effettuale e giuridica che rispondendole si corrono due rischi. Il primo è quello di essere maleducato e lo evito. Il secondo consiste nel discendere in una discussione talmente mediocre da abbassare il livello della discussione ed evito anche questo. Le consiglio di leggere il codice, sennò cambi lei le leggi, ma prima studi, ragioni, si procuri una cultura adeguata al tema, poi si faccia eleggere e si procuri i titoli per modificare le norme.

        • Philip Marlowe says:

          Capisco perfettamente il suo dovere, anche io devo svegliarmi relativamente presto ed infatti non andrei ad abitare alla Marina.
          A me pare, anche dai modi, che lei non riesca a gestire perfettamente la questione e che anzi tenda ad esagerare, e questo non giova alla sua causa.

          In ogni caso, la mia era una valutazione urbanistica, che peraltro tutte le grandi città turistiche hanno fatto da tempo, non un’accusa contro di lei. Sono sicuro che, grazie al fatto che il valore degli immobili è cresciuto e non di poco negli ultimi 15 anni, e magari usufruendo di auspicabili agevolazioni comunali, potrà trovare casa nel quartiere che più si addice al suo bioritmo.
          Secondo me, non ci sono molte alternative.
          Con cordialità,
          PM

          • Anonimo says:

            Una valutazione urbanistica? Ma chi le ha detto che il prezzo delle case è aumentato dal chiasso e dell’invivibilità? E di quali affari parla? E’ un’affare lo svuotamento di un quartiere e la sua trasformazione in un luogo dove si festeggia chissà che cosa? E’ un affare l’illegalità? Be’, sì, in effetti su questo punto devo darle ragione. L’illegalità diviene spesso un affare. Però, la prego, si informi, oltre che sui codici, sui prezzi delle case in Marina.

    • Supresidenti says:

      Caro sig marini, scrive cose sensate e a mio avviso giuste, ma anche cose sbagliate e senza senso. sono sicuro che quando eliminerà le cose senza senso che scrive (le do qualche attenuante per aver frastimato anche io qualche imbecille maleducato) parte delle sue ragioni saranno accolte. e lo dice una persona che lo scorso anno l’ha mandata a quel paese mentre lavorava al festival Marina Café Noir. Mi spieghi, lei vive alla marina da tempo o ha comprato casa li dopo la riqualificazione del quartiere. se la risposta è la seconda e sa cosa è la gentrificazione si accorgerà che lei vive alla marina godendo di un diritto nato sull’abuso e sulla speculazione edilizia.
      nel primo caso invece avrà fatto le sue battaglie negli anni scorsi per salvaguardare il quartiere dove è nato e le ha perse. questo mi dispiace (perché a me la marina cosi com’è non piace, la notte, ca van sans dire, e la frequento mediamente i 4 giorni del festival). Ormai, dal punto di vista urbanistico, il quartiere è cambiato in maniera irreversibile come dice Marlowe e le soluzioni per lei sono solo due. abituarsi alla nuova vita del quartiere (ovviamente chiedere il rispetto delle leggi è un suo sacrosanto diritto) oppure cambiare residenza.
      Per ultimo le confesso che ho una innata simpatia per i cittadini che si incazzano.
      forse avrebbe fatto bene a farlo meglio negli scorsi anni e a focalizzare meglio i suoi bersagli. non confonda la cultura con il commercio, l’alcolismo, la maleducazione, e la disonestà di tanti nostri concittadini. non giova alla sua causa. lo prenda come un consiglio.
      arrivederci

      • Anonimo says:

        Un altro urbanista che parla di gentrification. Non se può più.

        • Supresidenti says:

          giusto quello che vedo.. poi se ho visto la casa comprata in buona parte con i risparmi di mio nonno minatore finire nelle mani di una società riconducibile ad un noto imprenditore dello spettacolo e non degli eredi che non si potevano permettere il prezzo di mercato gonfiato ad arte da chissà chi permettimi di dirti caro anonimo che non sono un urbanista bensi semplicemente uno dei tanti che l’ha subita questa gentrification.

  5. Anonimo says:

    e dire che i soldi ci sono, bastava prenderne un po da quel pozzo mangia soldi a tradimento che chiamano ente lirico, giusto ?

  6. Gianfranco Carboni says:

    OGGI 29 LUGLIO 2012 ORE 13.00 Ricapitolando Marina cafe’ noir dicono gli organizzatori: ormai non si puo’ piu’ fare quest’anno; la Sig.ra Assessore dice: bisogna ridimensionare il programma ma farlo comunque; il Sig. Sindaco: domani porto una delibera in giunta. Tutto chiarissimo. Ho son tonto o qualcuno sta prendendo in giro. MiSTERI DELL’ALBA DI UN NUOVO GIORNO.

  7. c’è una cosa che non capisco… (non ho letto tutti gli 89 commenti)… in che misura contribuiscono Comune, Provincia e Regione?
    Perchè se il festival non si fa è solo o soprattutto colpa del comune?
    è forse il finanziamento del comune quello più sostanzioso?

    non lo dico con polemica, ma non vorrei che ogni pretesto sia buono per puntare il dito sul comune… poi io non sono un operatore culturale, non ho il polso della situazione, è probabile che ci sia un problema e che la puggioni possa essere inadeguata…
    ma nel caso specifico, quanto è la quota di finanziamento che il comune fa mancare?

    perchè nella lettera di Chourmo si legge una evidente polemica sia verso il comune che verso la regione, mentre nel titolo dell’articolo e nel testo, la polemica è solo verso il comune…

  8. Anonimo says:

    Il sindaco di Cagliari dovrebbe emanare un bel decreto con il quale impone alla banca centrale di Cagliari di stampare una grande quantità di moneta, rigorosamente coniata nella zecca di Cagliari, così si potrebbero riempire velocemente le tasche delle tante inutili associazioni culturali di Cagliari e far si che l’economia culturale di Cagliari riparta! Semplice, no?

  9. BimboRosso says:

    Marina cafè Noir è un’iniziativa fastidiosa, occupa tanto di quello spazio quando viene svolta da non permettere ai ristoratori di poter mettere i propri tavolini in strada…

    • Anonimo says:

      ancora tu! rassegnati, nel tuo quartiere ci sono e ci saranno sempre i tavolini fuori come in ogni citta’ civile , si puo’ fare cultura anche con la ristorazione .

      • Supresidenti says:

        certo l’importante è fare impresa con le proprie forze e i propri beni e non con la piazza pubblica perché cosi sono capace anch’io..

      • ZunkBuster says:

        Nelle città civili i tavolini occupano spazi laterali in vie adeguate, oppure dove ci sono piazze e piazzole, ma ordinatamente. Non come in via Sardegna o in via Porcile dove spesso occupano l’intera carreggiata.

        • senzasenzo says:

          A Madrid, Barcellona, Siviglia, Granada, Salamanca, Porto, Lisbona, Coimbra non è come dici tu.

          • Supresidenti says:

            a casteddu esti unu casini a cumenti narada issu!!

            • senzasenzo says:

              quindi “Madrid, Barcellona, Siviglia, Granada, Salamanca, Porto, Lisbona, Coimbra” non sono città civili (Sillogismo Imperfetto)

          • ZunkBuster says:

            Ehm … veramente io mi riferivo alla maggior parte delle città tedesche, olandesi, belghe e anche francesi, non a quel paese dei balocchi che è da sempre la penisola iberica. La Puggioni saprà sicuramente bene come “gira” a Monaco, che non cambierei con cento Barcellona, città sudicia dove spesso e volentieri si mangia male e ti mettono il colletto …

            • senzasenzo says:

              Sbagli, quando la penisola iberica si staccherà dall’Europa e si dirigerà verso l’America Latina, la Sardegna la seguirà. (così rientramo “on topic”)

  10. Giovanni Dore says:

    Nel post (e nei commenti) di questa vicenda mi è parso che non sia stato trattato un aspetto assai importante (e delicato).

    I contributi stanziati dalla precedente amministrazione per manifestazioni e festival culturali per il 2011 erano esigui, tanto che numerose associazioni ottennero poco o nulla. La Giunta Zedda intervenne prontamente con lo stanziamento di un contributo straordinario a beneficio di tanti operatori, tra i quali anche Chourmo per MCN http://www.ufficiostampacagliari.it/rassegnastampa.php?pagina=19429.

    La delibera ebbe il parere tecnico favorevole del dirigente, ma pochi giorni dopo la sua adozione un consigliere di opposizione ben informato (…) sollevo un problema di inamissibilità dell’erogazione del contributo – soltanto per Chourmo – per il fatto che la domanda era stata presentata fuori termine ed il regolamento vigente non prevedeva la possibilità di “una rimessione in termini”.

    Il blocco dell’erogazione di tale importo, quindi attiene, probabilmente, alla verifica di tale presunta anomalia (certo però che l’amministrazione e soprattutto la Puggioni non avrebbe responsabilità posto che l’onere di presentazione della domanda di contributo nei termini competeva all’associazione).

    Per quest’anno, mi risulta che la commissione cultura (di cui non faccio parte) stesse lavorando alla modifica del regolamento il cui iter non si è ancora concluso e pertanto l’amminstrazione ha deciso di procedere col “vecchio” regolamento. E’ possibile che si sia verificato qualche ritardo (tra l’altro da appena un mese è cambiato il dirigente …), ma lo stanziamento dei fondi per le manifestazioni dovrebbe avvenire a giorni e dunque ben prima dello scorso anno.

    Al contrario è noto che la Provincia di Cagliari non ha ancora stanziato alcunchè e la Regione non è che si sia sprecata più di tanto (i budget tra mamma regione e comuni sono assai differenti).

    In tutto questo a tutti dispiace che MCN abbia annunciato la propria rinuncia. Personalmente ritengo che il festival si possa svolgere, magari con un leggero differimento nelle date.

    • Supresidenti says:

      Caro Giovanni, usare la provincia e la regione come alibi non mi pare una buona idea. far saltare i programmi delle associazioni culturali (o differirli come suggerisci) per ritardi imputabili all’amministrazione tutta, sindaco, assessore, dipendenti e consiglieri compresi, è un problema che non si può aggirare. Mi sarebbe piaciuto sentire in questi giorni un mea culpa da parte di chi è responsabile di questo fatto, con l’umiltà di chi rinuncia all’auto blu per viaggiare in autobus. purtroppo la frenesia di rispondere (un paio d’ore dopo il comunicato di Chourmo, che correttezza) senza ragionare sulla gravità di quanto è successo sta rendendo la pezza peggiore del buco. Permettimi di essere triste e deluso per questo.
      a presto.

      • Supresidenti says:

        a proposito giovanni, ho aperto il tuo link. com’è che scopro ora questa possibilità? mi sono distratto?

        • Gianfranco Carboni says:

          Giovanni nel contempo ci stavamo e facciamo un giro ed un drinkino in Piazzetta dei Savoiardi.

      • Caro Supresidenti, non ho “scaricato” su Regione e Provincia, ho semplicemente dato conto dello stato dell’arte ad oggi di MCN, specificando che il problema relativo ai contributi dello scorso anno sono ascrivibili ad un (presunto) ritardo nella presentazione della domanda da parte di Chourmo e che lo stanziamento dei fondi di quest’anno, sì in ritardo, ha qualche giustificazione per le novità che ci sono state nella nuova consiliatura (il cambio di dirigente, per esempio), ma comunque anticipa la data di stanziamento di qualche mese rispetto allo scorso anno (quando per i contributi “definitivi” si dovette attendere al 30 settembre, non certo per colpa del nuovo assessore).

        Nessuna pezza dunque, ma ognuno si assuma le proprie responsabilità. Dimmelo tu: se Chourmo avesse presentato la domanda per il 2011 in ritardo la colpa di chi sarebbe dell’amministrazione (Giunta, Consiglieri o funzionari) o di chi, nell’associazione, ha curato il deposito della pratica ?

        • Supresidenti says:

          Giovanni, provo a spiegarmi meglio. Chourmo ha dei problemi con diverse istituzioni tra cui il comune. lasciamo perdere lo scorso anno e i relativi problemi, conosco abbastanza la pubblica amministrazione da poter dire che cose come questa possono capitare senza un colpevole specifico ma con una serie di responsabilità, tra le quali quella della stessa associazione.
          Per quanto riguarda quest’anno dici che floris in precedenza assegnava il 30 settembre, Verissimo come è verissimo che voleva edificare tuvixeddu.
          da parte mia posso dire questo: l’associazione di cui sono presidente aspetta da ormai sette mesi di sapere se è ammessa o meno al finanziamento comunale per l’anno 2012 (che è questo in corso!!). il nostro progetto del Donkeyshouts villanova festival in programma dal 21 al 24 giugno è saltato (siamo alla terza edizione, ora non darmi la colpa di aver accettato questo in silenzio) e a tutt’oggi posso senz’altro dirti che dovrò ripensarlo per farlo al coperto (magari girando il mio contributo al consorzio camu per affittare l’exma, sarebbe togo no?).
          e questo perché non si è stati capaci di leggere i progetti a fare una graduatoria in sette mesi?
          E qui arriviamo al punto politico che non riguarda me e te ma appunto la politica intesa come cambiamento e miglioramento delle condizioni esistenti.
          in questi mesi il sindaco, la giunta, l’assessore, i consiglieri della commissione cultura non si sono occupati di questo tema e quindi aspettiamo, noi piccoli e sfigati operatori culturali di questa città per questo motivo?
          mi pare di no.
          ed allora si sono affrontate delle priorita diverse, che magari nelle intenzioni erano pure buone idee ma che si sono rivelate un fallimento, ed ora ci ritroviamo, noi e voi amministratori con un pugno di mosche in mano. cosa vuol dire?
          niente festival a villanova, niente festival alla marina ma in compenso possiamo sempre andare a vedere per l’ennesima volta franco battiato e provare l’emozione della nuova arena concerti.
          chi ci ha perso è cagliari. chi ci ha perso sono i cagliaritani.
          tra don chisciotte e chourmo nessuno di noi resterà senza mangiare a causa di questi ritardi.
          Il pane ce lo procuriamo diversamente.
          E questo vorrei fosse chiaro più che a te che lo sai già a quegli imbecilli (ahinoi tanti e sempre anonimi) che nei commenti esultano e sbeffeggiano i ragazzi di chourmo che rappresentano per noi don chisciotte un esempio sa seguire ed imitare.
          a si biri e grazie per la discussione “pubblica”, di questi tempi diventa merce rara pure questa:-)
          saludi
          m.

          • Matteo articolata così la critica la accetto e me la tengo sebbene sarebbe facile dire “non mi occupo di quella commissione” o “le graduatorie competono ai funzionari e non ai politici” (che se lo facessero in prima persona commetterebbero abuso d’ufficio). La macchina è lenta e la burocrazia è odiosa.

            Parlare di fallimento quando si è 2 mesi in anticipo rispetto all’anno prima è eccessivo, ma – hai ragione tu – il ritardo comunque c’è ed il cittadino ha comunque il diritto di contestarlo al di là anche di valide giustificazioni (però se presento in ritardo la domanda per un bando devo sbattermi la testa al muro cento volte prima di aprire bocca …).

            Un anno di rodaggio, a mio avviso, è tollerabile. Poi non ci sono pià scuse.

            saluti e non demordere !

            • Supresidenti says:

              no giovanni, la risposta esatta è la seguente: non sono in commissione cultura, sai bene che un consigliere fa quello che può ma negli anni i suoi poteri sono stati di fatto quasi azzerati, e per di più ho preso un sacco di voti e per una regola stupidissima non sono assessore per incompatibilità (?) con la carica di consigliere. caro giovanni, ancora una volta mi confermi la tua bontà e serietà e considerami a disposizione se ne hai bisogno (in nome delle amicizie in comune e magari di una nostra amicizia futura). Scusami se ti ho fatto recitare la parte della nuora.
              a si biri.

              ps. non demordo

  11. Pingback: Come si finanzia la cultura? E perché? E chi decide? E come? Sull’onda dello stop a Marina Café Noir, otto risposte a Gabriele Ainis « vitobiolchini

  12. Gentile Biolchini,
    mi faccia essere un po’ più demagogico del solito (sì, ci riesco perché sono bravissimo): «E chi se ne frega se MCN non si fa? Ma con tutti i problemi che abbiamo c’è qualcuno che si preoccupa perché un gruppo di scrittori (si legga in tono molto spregiativo) possa viaggiare e ingozzarsi a nostre spese? Ma andate a lavorare!».
    Adesso le dico perché ho scritto questa cazzata.
    Ascoltando l’intervista alla radio appena pubblicata, mi sono venute due domande. La prima (Da dove prendiamo i soldi per la cultura se deve diventare il motore primo di Cagliari?). gliel’ho fatta (e nessuno ha risposto). Quindi, poiché godo come un riccio a farmi le domande e darmi le risposte, le faccio l’altra: Come facciamo ad assegnare i fondi? (ce ne sarebbe una terza, ma è legata alla seconda: Come si garantisce la libertà d’espressione?)
    Sì, lo so che lei solleva un problema apparentemente diverso, ma siccome parla spesso di politica guardi che proprio di questo si tratta: perché la giunta Zedda (cui va riconosciuto il diritto di avere un po’ di tempo per mostrare che le cose stanno cambiando) non ha continuato sul binario precedente per un anno per poi introdurre la regola dei bandi (che a lei non piacciono e a me sì)?
    Io me lo spiego così: perché ha deciso di mostrare una discontinuità scegliendo di non farsi dire: «Quando è stato il momento, ha dato i soldi come prima, come tutti gli altri!». Ciò ha un costo e precisamente il costo politico di Biolchini (mi scusi se l’uso come sineddoche) che, giustamente, da proprio punto di vista, si incazza ed esprime il sacrosanto diritto di critica! Non so se abbia ragione o meno, ma è la scelta che ha fatto.
    Invece il problema vero è l’altro: MCN ha il diritto o no di prendere i soldi e andare avanti così come sta facendo da dieci anni (da cui la cazzata iniziale)? Perché dobbiamo dare i soldi a MCN? Se MCN non si fa più è davvero una iattura o no? (Vedo ad esempio dei commenti che guardano un lato della vicenda che potrebbe essere definito positivo e si traduce così: Vabbè, non fate le vittime e proponete qualcosa di più valido ancora!).
    Insomma Zedda, secondo me (ma dico subito che ammiro molto l’attuale amministrazione e la vedo anche come una grande opportunità per la sinistra che dovremmo tenerci molto stretta, quindi potrei essere inzurpato da questioni ideologiche) ha fatto una scelta precisa e la sta perseguendo: non avevamo chiesto una discontinuità? La vogliamo oppure siamo quelli del «….discontinuità sì, ma…»?
    Un parola su MCN: personalmente non mi piacciono questi happening, li trovo datati (non vado mai neppure al salone del libro, che sta dietro casa), per questo sarei restio a sovvenzionarli con contributi pubblici. Tra l’altro sostengono il decadimento (e non la decadenza!) della letteratura e dell’approccio dei lettori al libro. Piuttosto, vedrei con piacere la proposta di Sovjet (l’azionariato popolare “a tipo Servizio Pubblico”), che non è l’elemosina ma un modo sensato per separare ciò che è «Cultura», da ciò che dovrebbe essere «Cultura sovvenzionata dallo stato». La prima include la seconda e non viceversa: magari il problema sta tutto qui.
    Cordialmente,
    (Se poi qualcuno mi ha preso per l’alfiere di SEL, si legga le pappine che mi ha tirato Michele Piras!)

    • Gianni says:

      Esperienze come il MCN, che sono feste di popolo, non “happening”, attirano migliaia di persone che hanno il sacrosanto diritto di non vedersi privati della possibilità di vivere la città anche in quel modo. Su quale valutazione sarebbe basata l’affermazione che MCN sostiene niente meno che il decadimento della letteratura, a parte che sulla sua personale puzzetta al naso? E poi basta anche con le sciocchezze dell’azionariato popolare: paghiamo le tasse per sovvenzionare la sanità, la scuola e anche la cultura. Il concertino del gruppetto al Poetto se lo paga lo sponsor o chi ci vuole andare, ma una manifestazione decennale che fa vivere in modo qualificante il quartiere della Marina ha tutto il diritto di rientrare nella programmazione economica dell’amministrazione senza doversi mettere a fare la questua per strada.

      • Gentile Gianni,
        ho espresso un giudizio personale, come il suo (senza interessarmi della puzzetta dei suoi piedi, fatto del tutto suo e privato – e di quelli che la frequentano).
        Se poi fosse interessato al perché di quel giudizio (non ne vedo la necessità, ma la sua domanda lo farebbe presupporre, visto che se ne domanda il motivo) può leggere ciò che scrivo: credo di averlo ripetuto fin troppe volte.
        Il suo commento prova come il problema che sollevo sia tutt’altro che campato per aria: cos’è che si deve sovvenzionare e cosa no? Chi lo decide e sul quale base? Chi è che «fa cultura» e chi no?
        Chi ha deciso che MCN è cultura (da sovvenzionare)? Il fatto che prenda i soldi da dieci anni? I giudizi autoreferenziali di coloro che amano questo tipo di cose e poi le raccontano travestendole da “fruzione culturale”? Il baretto del Poetto è «meno culturale» perché non c’è Carlotto? O Fois?
        C’è un motivo se ho posto la domanda a Biolchini.
        Cordialmente,

        • Ainis,
          non giochi con le parole. Così come le ho chiaramente spiegato, è la legge che dice quali manifestazioni culturali possono essere sovvenzionate e quali no. E’ la legge che risponde alla sua domanda “Perché MCN sì e i baretti no”. Ed è anche abbastanza intuitivo. Ma se lei ci vuole ancora sfiancare con i suoi ragionamenti bizzarri può farlo.

          • Gentile Biolchini,
            posso anche piantarla, non ci sarebbe alcun problema, ma così come lei giudica bizzarri i miei ragionamenti, io vedo assurdi i suoi: se i soldi non si danno ai baretti per legge, ma sotto non c’è la condivisione dei fruitori col mondo intellettuale che si interroga su cosa sta dando (e se davvero si percepisca ciò che si vuole comunicare) poi non si domandi se la sinistra ha un problema serio di rapporto con la cultura: lo dia per scontato. Certo che propongo metafore bizzarre, ma mentre io le rompo il cazzo scherzando sui baretti, a Parma il sindaco si vanta di avere ottenuto una riduzione volontaria dello stipendio di un artista. Le piace?
            Le piace ciò che dice Ale Sestu (e non solo lui)? Le piace ciò che dice Grillo (che poi guadagna un sacco di soldi con i suoi spettacoli)?
            Lo so che lei la mette sul piano della legge e di un’amministrazione inefficiente, ma si sbaglia: se ci fosse un senso condiviso riguardo la necessità della cultura, lei solleverebbe i cittadini come è accaduto In parte, e anche lì spesso in modo qualunquista, per Tuvixeddu. Invece, come può notare anche dai commenti nel suo blog, è chiaro che (a parte gli operatori, e ci mancherebbe che non fossero incazzati) non si percepisce alcun senso d’urgenza, perché se non c’è MCN ci sarà qualcos’altro, magari il latino-americano al Poetto!
            Se poi rompo troppo il cazzo, la smetto, ma non mi pare di sollevare problemi bizzarri, sa? Davvero vuole che si arrivi a dire agli artisti «andate a lavorare!» com’è avvenuto per i politici? Il suo ragionamento va in quella direzione. DIca ai cittadini che da i soldi a MCN per legge e ci sarà qualcuno che proporrà un referendum per impedirlo, perché sono soldi sprecati, come gli stipendi dei parlamentari! (Non lo dico per provocarla, ma lei ha letto davvero i commenti a questi due post?)
            Cordialmente,

  13. Supresidenti says:

    certo, che stupidi questi di Chourmo

    perche non fare un’edizione low cost,
    come se fosse l’arst,
    bevendoci una forst,
    mangiando mezzo toast.
    un ora e poco più e siamo già arrivati,
    all’andata stiamo ridendo
    al ritorno collassati…

    Viaggio sempre con Ryanair
    per suonare con dr drer
    Viaggio sempre con Ryanair
    per suonare con dr drer

  14. Biolchini l’introduzione te l’ha suggerita Farris? o Piras? complimenti…

  15. Chiude Café Noir, bar letterario, orario continuato, pagato dai cittadini, poverini loro che pagano le tasse per mantenere i parassiti, impazziti alla notizia che i soldi son finiti.

    http://giosuecardulinu.wordpress.com/2012/07/27/chiude-cafe-noir/

  16. ZunkBuster says:

    D’accordissimo, però le cose si devono sapere prima. Noi italiani siamo bravissimi nell’arte di rimediare con l’improvvisazione agli imprevisti, ma quando si tratta di “dinai” non è che si possa improvvisare più di tanto. Ci sono 1000 persone disposte a investire perché MCN possa svolgersi secondo il suo budget abituale, sul solco della proposta di Sovjet? Ben venga. Però, alla fine, il rischio è che il “settore pubblico” si abitui male e che pensi che, dato che MCN ce l’ha fatta da sola, possono farcela tutti. Ma questo non vale necessariamente per tutte le manifestazioni culturali: ci sono iniziative molto “di nicchia” che magari sono meno dispendiose di MCN, ma può essere che di un contributo avrebbero bisogno come l’aria, per la sopravvivenza. Inoltre, l’autofinanziamento è tendenzialmente effimero, l’anno successivo il problema si ripropone. Ricordo le campagne del “Manifesto” che, in perenne crisi finanziaria, da 30 anni porta avanti iniziative come numeri speciali a 10.000 lire (del 1983: ci pagavi abbondantemente pizza birra, caffé e ammazzacaffè per te e per la tua pivella, oggi a seconda dei posti andiamo dai 20 ai 38 euro). Il fatto che le faccia da 30 anni significa che non risolvono problemi. Idem Santoro: non ha alcuna voglia di ripetere l’esperimento “Servizio Pubblico”, forse anche perché dati i toni fatti registrare in certe puntate i finanziamenti avrebbe dovuto chiederli a Grillo. Parliamo magari di “azionariato popolare”. Che vuol dire non fare collette, ma partecipazione diffusa a iniziative meritevoli con una base di capitale stabile, senza distribuzione di eventuali e improbabili utili (questo è obbligatorio solo per le società per azioni), e in cui possano operare anche professionalità, magari volontarie, che possano organizzare per bene la parte raccolta fondi, che si tratti di sponsor privati, finanziamenti pubblici, richieste contributi magari più modiche di 100 euro (Santoro ne chiedeva 10). Forse è la direzione coerente col “Piano per la Cultura” della Puggioni, e di per sé le direttrici sono valide. Con due pecche però: le compagnie private a scopo di lucro sono molto meglio organizzate e rischiano di partire avvantaggiate – hanno maggiori possibilità di retribuire consulenti aziendali, che generalmente sono le figure professionali non ordinistiche che si occupano del procacciamento di finanziamenti e contributi – e inoltre bisognerebbe curare meglio i “momenti di passaggio” per evitare che qualcuno che merita di continuare a lavorare si ritrovi per strada. Oggi da SQ si legge che la Puggioni ha prospettato l’eventualità di un contributo straordinario a MCN, e anche se qualcuno trova già di che “ricamare” in relazione al fatto che si tratti di una manifestazione molto vicina, per location, al cuore del sindaco e del suo “inner circle”, non trovo nulla da eccepire. Forse si, anche Enrica Puggioni comincia a capire che il non prevedere strategie “ponte” per il passaggio dal vecchio al nuovo rischia di creare grossi problemi, anche se l’ha capito venendo in qualche modo “scottata” da vicino.

    • Anonimo says:

      Zunk hai sicuramente ragione, e l’incertezza, i ritardi e l’assenza di risposte porterebbero chiunque a temporeggiare fino a quando non è ormai troppo tardi. MCN è stato sicuramente una scuola amara per tutti in questo senso, ora però bisogna darsi da fare perchè questo non accada di nuovo. Cioè devono farlo gli operatori, a noi pubblico sta invece protestare, vigilare sulla trasparenza e dare il nostro contributo (in tempo o denaro) per le iniziative in cui crediamo davvero, promuovendo una sorta di premialità dal basso.
      E ripeto, anche se il mio primo commento poteva sembrare un po’ polemico (mai scrivere prima del caffè!) sono davvero dispiaciuto che il Festival quest’anno non si faccia

      • ZunkBuster says:

        Non mi ricordo neanche a quale intervento polemico lei faccia riferimento, cortese Anonimo, quel che conta è la sostanza, e quella espressa in questo commento la noto molto costruttiva.

    • Anonimo says:

      ZunkBuster, ci avevo pensato anch’io: ma Marina (quartiere) non è il cuore del “dopolavoro” zeddiano?

  17. Anonimo says:

    Leggo in un commento che le prime due edizioni furono quasi completamente autofinanziate, e molte presenze assicurate a titolo gratuito dagli ospiti stessi. Nel tempo è vero che la manifestazione si è ingrandita, grazie anche all’arrivo di contributi pubblici e non, forse ormai troppo per reggersi da sola con l’azionariato diffuso. Non so bene come funzioni e che risorse minime necessarie richieda l’apparato organizzativo, ma mi chiedo: per un anno, solo uno, non si sarebbe potuto ricorrere alla formula originaria, organizzando un’edizione in tono minore, per salvare la continuità, dare il segnale che si combatte comunque? Non è da ieri che si sa che non ci sono i soldi degli anni passati, non è un fulmine a ciel sereno, a un piano B o C o “si fa quel che si può” si poteva pensare. E’ stato fatto un tentativo in questo senso?
    Rimane una macchia terribile il fatto che ancora si debbano aspettare i contributi accordati per l’anno passato, e che tutti gli sponsor non abbiano pensato per tempo a dire se per quest’anno i soldi ci sarebbero stati o meno. Da partners storici ci si aspetta almeno un po’ di serietà e considerazione.

    • Gianni says:

      Se per un anno, solo uno, Chourmo facesse MCN ricorrendo alle risorse gratuite degli artisti, confermerebbe i politici e gli sponsor nell’insana idea che in fondo forse i soldi non gli servivano così tanto.. Non è il “si può fare lo stesso” il problema, ma se è giusto che si debbano ridurre decine di professionisti a fare ancora una volta per volontariato una cosa di cui beneficiano migliaia di persone e che dà lustro (anche economico) alla città.

  18. Anonimo says:

    purtroppo MASSIMO ZEDDA, non ha deluso solo con cultura , ma anche in tante altre cose ,cagliari non cambita per niente da quando c’e’ lui e la sua giunta, ed un vero peccato perche le sue promesse erano buone e giuste . un ex custode

  19. ZunkBuster says:

    Mì … almeno sappiamo che l’elenco delle associazioni che percepiranno i contributi sarà pronto per la prossima settimana. Quando le cose le chiede “Veleno Parlante”, la Puggioni le fa. Curioso …

    http://www.castedduonline.it/index.php/cronaca/marina-cafe-noir-il-salvagente-della-puggioni-pronti-a-trovare-le-risorse-per-non-farlo-morire/36628

  20. Anche se la Regione mette a disposizione 35000 €, ci sono crediti pregressi verso Regione e Comune per 40000 €.
    Questi crediti non dati equivalgono probabilmente ad altrettanti debiti che l’associazione deve ai collaboratori.
    Quindi non si può organizzare una nuova edizione 2012, se non si sono ancora saldati i debiti del 2011.
    E’ anche una questione di dignità.

    Voler contribuire personalmente è senza dubbio un gesto ammirevole, generoso e solidale, però può anche essere visto come una completa e definitiva mancanza di fiducia nella giunta comunale. E’ come una accusa di sconfitta, senza appello.
    Io penso che il Comune possa ancora rimediare, se vuole farlo. Se non vuole farlo è veramente il colmo.

    Penso anche, però, che (visti i tempi di ristrettezze) sia opportuno pianificare la manifestazione in veste low cost. Una spesa di oltre 100000€ è sempre meno ammortizzabile. Si può pensare ad un compromesso e organizzare meno eventi, cercando di contenere la spesa, ma facendo sopravvivere la manifestazione.

    Cosa ne pensate ?

  21. puntoebasta says:

    scusate, ma leggo su castedduonline che il comune dice chiaramente che è colpa della regione, che dalla regione (o dal pdl…) dicono che è colpa del comune… chi ha ragione?

    • ZunkBuster says:

      Francesca Ghirra parla di tagli inevitabili data la crisi e suggerisce di fare l’evento “al risparmio”, invitare artisti locali, limitare gli eventi etc. etc.. Questo lascia presupporre che il contributo comunale sia pronto, ma ridotto rispetto al passato. Tuttavia, se siamo al 26 luglio e i criteri per l’erogazione non sono stati ancora pubblicati, quanto ci passerà ancora quanto a tempi burocratici? Non è che la burocrazia comunale sia tanto veloce, di regola procede a passo di bradipo, e non necessariamente a causa di ostilità verso l’amministrazione Zedda, dato che di questo in epoca Floris si lamentava anche Ada Lai. Ma alle banche, per anticipare i soldi, serve un pezzo di carta. Si potrebbe considerare equipollente una dichiarazione pubblica che indichi che di massima è stato individuato l’ammontare del contributo e che erogarlo è una formalità? Con molta fantasia si, ma che direbbero le altre associazioni culturali alle quali è stata costantemente sbattuta in faccia la “politica dei bandi”? Purtroppo, questi sono i frutti avvelenati di un malinteso concetto di “legalità”, magari ispirato dalle disavventure di Graziano Milia, che significa soprattutto “paura dei magistrati” (civili, penali, amministrativi e soprattutto della corte dei conti), e che è perfetto per “non fare”. Ma per “fare” ci vuole qualcosa di più, occorrerebbe una “legalità informata” che importi districarsi tra le norme con cognizione di causa e individuare con ragionevole probabilità quello che, pur essendo inteso a “fare”, sarà verosimilmente ritenuto lecito dai vari controllori. Da questo punto di vista, non solo la Puggioni, ma l’intera amministrazione Zedda sembra piuttosto carente, e non capisco perché non si valorizzino le sterminate conoscenze nel campo del diritto pubblico della professoressa Piras.

      • Anonimo says:

        Le sterminate conoscenze della professoressa Piras? Lo chiedo per comprendere. Ci sono persone che hanno sterminate conoscenze, Zunkbuster? E queste sterminate conoscenze sono a nostra disposizione? Siamo così fortunati? Credo che Paola Piras si offenderebbe per questo “sterminate”.

        • ZunkBuster says:

          Mì, cassato NeoAnderthal che si è dimenticato il nickname. Comunque, lo “sterminate” era forse eccessivo ma assolutamente privo di ironia. Lo certifica questo: http://www.unica.it/UserFiles/File/Utenti/passius/curriculum-vitae/senato/Prof.ssa%20Paola%20Piras.pdf

          • francu says:

            e quando cazzo lo trova il tempo per far bene l’assessore!!! Mi sono rotto di questa gente che accumula titoli, carichi, incarichi e cda. Ma non può per 4 anni burdi dedicarsi solo alla città?

            • ZunkBuster says:

              Gentile Francu, mi risulta che le cose di cui la professoressa Piras si occupa direttamente, come l’amministrazione digitale (open data) e il registro delle unioni civili, siano state fatte e vengano fatte con grande competenza e qualità. Poi vabbeh, la stampa tende a non dare molta copertura a questo lavoro silenzioso e a magnificare, magari per motivi di imminenti candidature alle elezioni, il lavoro spesso discutibile di altri assessori, vedasi Coni. Talora tende anche a sminuire altre iniziative che dimostrano un retroterra di grande cognizione di causa, come le delibere sul “piano casa” taciute dalla Nuova Sardegna, mentre fa più colore bollare Paolo Frau sommariamente come cementificatore. Ma questo sarebbe un discorso troppo lungo. Per impostarlo correttamente, occorre tornare sulla polemica relativa alle prebende dei consiglieri regionali e alla cosiddetta antipolitica. Partiamo dal presupposto che le indennità dei consiglieri regionali restano laute, quelle degli assessori comunali non lo sono affatto. La professoressa Piras, che non risulta svolga attività da libero professionista – benché per legge possa iscriversi di diritto all’ordine degli avvocati, al quale sono iscritti tanti docenti universitari, che peraltro perlopiù, a parte quelli come Pubusa, esercitano ben poco – percepisce sicuramente un buon stipendio pubblico, ma non tale da consentirle di fare solo l’assessore comunale senza perdite (non conosco esattamente i suoi redditi, ma se diciamo che ci perderebbe almeno il 50% non siamo molto lontani dal vero, e non si tratta certo della riduzione di stipendio di Grilli che percepisce comunque l’indennità di ministro, pari a quella parlamentare). In parole povere: un libero professionista affermato, che con quello che ha messo da parte non muore certo di fame, può permettersi di fermare la baracca – o lasciarla nelle mani di collaboratori di studio e/o praticanti – magari non per cinque anni, ma almeno per due o tre, come Stefano Boeri a Milano, per fare l’assessore comunale e percepire un’indennità dignitosa, ma certo non elevata, un docente universitario che fa solo quello no. Potrebbe farlo per fare a tempo pieno il consigliere regionale (senza sottilizzare sugli avvocati-consiglieri che continuano ad andare di persona in tribunale). Si capisce che la professoressa Piras abbia poco tempo e debba sfruttarlo per cose mirate, ma ogni tanto, magari si potrebbe chiederle qualche consiglio da giurista. Oppure: perché, sul solco di quanto ha fatto De Magistris a Napoli, non si considera l’opportunità di istituire un assessorato alla “legalità”, con una persona che possa occuparsi solo di questo garantendo se non il tempo pieno una certa presenza? Abbiamo visto che sul problema Tuvixeddu è stato saggiamente incaricato un gruppo di consiglieri-avvocati della maggioranza (Dore, Ballero, Andreozzi) di studiare a fondo grazie alle loro competenze un problema piuttosto complesso. Se fosse la Giunta a dotarsi in pianta stabile di una figura simile, forse gli altri assessori, che non per colpa loro non “nascono imparati” sulle problematiche giuridiche e legislative che è importantissimo padroneggiare soprattutto per non farsi prendere per il naso dai burocrati, sarebbero molto alleggeriti e aumenterebbe notevolmente la loro capacità operativa. Poi a volte si litiga, l’assessore alla legalità di De Magistris era un magistrato già in servizio alla Procura di Napoli, che ha lasciato il posto dopo pochi mesi per disaccordo col vulcanico sindaco-Masaniello. Ma sono rischi del “mestiere” da tenere in conto.

              • francu says:

                nessuno obbliga nessuno. Se fare solo l’assessore per 4 anni le pregiudica il plafond della carta di credito allora avanti un altro. Io da cittadino pretendo che almeno chi fa l’assessore, si dedichi alla mia città anima e corpo per 4 anni. E’ preside della facoltà di scienze politiche, docente, è nel cda del banco di Sassari, vicesindaco e chissà cos’altro. Sicuramente candidata al prossimo premio stakanov. E ci mancara scetti che faccia pure l’avvocato!!!

                • Sovjet says:

                  Giusto, tu pretendi. Però oltre a pretendere bisogna anche ragionare sulle conseguenze.
                  Visto che tutti quanti viviamo in una economia di mercato e non in un regime socialista, converrai che se paghi a semi di melone otterrai un lavoro che merita semi di melone. Certo, nessuno obbliga nessuno a fare l’assessore, ma sarebbe opportuno che il cittadino intelligente volesse il meglio possibile a capo di un assessorato e non qualcuno che lo facesse perché non ha niente di meglio da fare. Un conto è se hai già molto: sono Silvio Berlusconi, ho una ricchezza di miliardi di euro, posso permettermi un centinaio di milioni di euro in avvocati e una decina in puttane, figurati come me ne importa di fare il politico gratis. Un conto è il lavoratore, anche ben retribuito come un professore ordinario dell’università, che si vede ridotta la retribuzione della metà. Non lo fa. Quindi o paghi un assessore per l’importanza che il suo lavoro ha e a quel punto pretendi il tempo pieno e il rapporto esclusivo – come dovrebbe essere in parlamento o in Consiglio regionale, dove e prevista anche una congrua buonuscita – oppure cerchi di avere il meglio pagandolo poco e confidando nel suo buon cuore, ma a questo punto non puoi chiedergli dedizione totale. E dal momento che i grandi ladri e i santi si equivalgono numericamente, come sanno tutti quelli che hanno visto una curva di Gauss, si spera che il motivo dell’accettazione della carica sia davvero il buon cuore e non l’utilizzo del potere che comunque la carica permette a fini personali. Che poi quello che si risparmia in emolumenti, lo si spende incrementato in altro…

                  • ZunkBuster says:

                    Miracolo, io e Sovjet d’accordo sulla questione costi della politica 😀

                  • Francu says:

                    Non viviamo in una regime di socialismo reale detto da uno che si firma sovjet è il colmo!
                    Vabbè teniamoci assessori con triplici incarichi sperando nel loro buon cuore…

              • Anonimo says:

                Sono d’accordo sulle buone qualità di Paola Piras, ma le pare opportuno che la figlia del direttore generale di coimpresa sia vice sindaco? Tuttavia, nonostante l’inopportunità, la reputo intelligente e capace, nonché onesta. E sono certo che faccia bene le cose che fa. Se si occupasse anche di Cultura farebbe, come d’abitudine, bene. E sul piano amministrativo ci sarebbero gli stessi fondi, ma meno gaffes e sarebbero utilizzati meglio. Ho solo trovato eccessivo, gentile Zunkbuster, quello “sterminate conoscenze”.

                • ZunkBuster says:

                  Mah sa, io sul problema opportunità tendo a fidarmi delle scelte di Massimo Zedda che si è rivelato piuttosto rigoroso (il fatto che qualche assessore fatichi a prendere dimestichezza col proprio apparato burocratico è un altro discorso). Mi risulta che il padre della professoressa Piras sia da tempo in pensione. Sull’aggettivo si, forse ho un po’ esagerato, ad esempio potrei essere apprezzabilmente convinto di saperne di più della professoressa Piras di diritto penale. Ma se guardiamo al diritto pubblico, il suo ramo, sono ben poche in Sardegna le persone altrettanto qualificate. Non a caso il progetto “open data” richiede il possesso di conoscenze articolate e precise su una materia, quale quella dei documenti informatici e delle firme digitali, riguardo alla quale la legislazione è piuttosto complessa e sovente contraddittoria.

                  • Anonimo says:

                    No, caro Zunkbuster, Giuseppe Piras non è in pensione ed è l’attivissimo e intelligente propagandista del progetto di Tuvixeddu. Ne ha parlato in pubblico anche qualche giorno fa. Anche io mi fido in generale delle scelte del Sindaco. Ma questa volta no. Fermo restando che parliamo di persone, padre e figlia, di qualità. La scelta è inopportuna, le ripeto, in se stessa per i naturali rapporti tra genitori e figli. Tanto più se si parla di un progetto che rappresenta una buona parte della vita professionale del direttore generale di coimpresa. Come vede, inoltre, per quanto si faccia, resta a Cagliari la commistione tra imprenditori e amministratori. Saluti cordiali.

                    • ZunkBuster says:

                      Tuvixeddu è un terreno minato intorno al quale si muovono logiche poco trasparenti, da una parte e dall’altra. Mi sento comunque di escludere categoricamente che ci sia alcuna interferenza tra la paternità di Paola Piras e le decisioni del Comune a tale riguardo. La disputa tra i sostenitori del sindaco, spesso ingiustamente tacciato addirittura di essere un “cementificatore”, e i cosiddetti “ambientalisti soriani” (per usare un termine biolchiniano) sull’attribuzione del merito della salvaguardia del Colle rischia di depistare parecchio rispetto agli interessi realmente in gioco. Che riguardano l’intero comparto immobiliare cagliaritano.

                  • Informatico says:

                    Open data? E dove sarebbe applicato, nel Comune di Cagliari grazie alla Dr.ssa Piras, questo bellissimo concetto?

  22. Stefano reloaded says:

    A me interessa quello che fa la Giunta Zedda, e non altri, perché è la prima giunta di centrosinistra che Cagliari abbia mai avuto. E allora anzitutto mi aspetto un’attenzione maggiore verso questi temi, come verso altri, che dovrebbero essere centro dell’azione politica e, di conseguenza, amministrativa. Se il problema è la mancanza di fondi, lo si dica esplicitamente: non c’è trippa per gatti. Sia per non lasciare le persone nell’incertezza e sia per evitare figure barbine come questa (dovrebbero, però, spiegare bene come si possano invece spendere centinaia di migliaia di euro per un’arena concerti per poi affittarla agli impresari di spettacolo a prezzi più che popolari).
    Quello che invece temo e che intravedo, è un’ansia da legalità cavillosa e paralizzante che alla fine ammazzerà nemici, amici e semplici conoscenti.

  23. michele says:

    mai avrei pensato di rimpiangere l’amministrazione Floris

  24. Quando MCN debuttò dieci anni or sono gli organizzatori basarono quasi tutta la manifestazione su una sorta di chiamata d’artista autofinanziata. In buona sostanza ricordo che proposero, a chi voleva starci, di organizzare (organizzarsi) un pezzo della manifestazione a proprie spese, con i propri mezzi.
    Fu così che il progetto ebbe il suo lancio ed il suo primo grande successo. Penso che tutti lo ricordiamo, no?.
    Poi arrivarono i soldi, circa alla terza o quarta edizione, tanti soldi. Probabilmente inebriati dai quattrini, che fecero crescere la manifestazione, gli organizzatori si dimenticarono lo spirito di condivisione da cui questa nacque.
    In altre parole Chiurmo si dimenticò di tutti (o quasi tutti) gli artisti che con il loro lavoro fecero si che MCS diventasse realtà.
    Se non foste stati così arroganti e di corta memoria oggi potreste fare lo stesso, no?
    Sono certa che la cosa si potrebbe fare ma sono anche certa che in molti vi direbbero di no, solo per il gusto di rammendarvi la vostra scarsa lungimiranza.
    Ora le lamentele, i proclami. Siete i soli paladini della cultura, ancora i primi di quel qualcosa che nasceva come ho già detto da una condivisione d’intenti, un nuovo modo di vivere l’arte e di farla fruire ai cittadini. Ora fate anche un po’ di tristezza.
    Non ci sono i soldi ( sono pochi 35 mila euro?) , beh, fateci vedere di cosa siete capaci: stupiteci.

    • maneferru says:

      Peppa concordo totalmente. Personalmente, ma stessa cosa è capitata anche ad altri amici, nelle prime edizioni offrimmo gratuitamente le nostre professionalità, che furono immancabilmente accettate con entusiasmo e apprezzamernto. Poi dopo, evidentemente con l’arrivo dei soldi, il nostro aiuto venne rifiutato…ricordo ancora la frase: no ragazzi, quest’anno abbiamo chiamato tizio caio e sempronio…che ci fanno pure uno sconto!!! Quindi, gratis non usa più a pagamento invece si? Comunque, al di la di queste polemiche, credo, molto più semplicemente che tutta questa tragedia sia stata creata ad arte per poter poi fare comunque il festival senza avere le lamentele dei residenti che, ovviamente dopo una cosi evidente mobilitazione generale, non avranno l’ardire di lamentarsi…

    • Alessio D. says:

      A volte, tacendo, si fa più bella figura, piuttosto che parlare a vanvera, dicendo cose non vere, su argomenti che ovviamente non si conoscono. Così, per puntualizzare. E la chiudo qui, dieci anni di storia difendono Chourmo meglio di mille mie miserabili parole.

      • Libraio matto says:

        E perché mai avrebbero dovuto continuare a far esibire, anche a gratis, le stesse e identiche persone che ci avevano lavorato e/o collaborato nelle prime edizioni? Se è vero quello che racconta Peppa, tempo addietro i Chourmo diedero la possibilità a diversi artisti di inserirsi nel palinsesto del festival autofinanziandosi gli spettacoli e di primo acchito mi chiedo: c’era forse un accordo che preventivasse la partecipazione dei suddetti anche successivamente? O forse il festival ha avuto il successo che si meritava, certamente anche grazie al “volontariato” artistico dei primi anni, e dopo si è evoluto in maniera naturale in quello che abbiamo potuto apprezzare nelle ultime cinque o sei edizioni grazie ai finanziamenti delle istituzioni? E per “evoluto” intendo un festival a carattere spiccatamente internazionale che è (ri)conosciuto in tutta Italia e non solo. In primis per la qualità della proposta originale che non ha pari in Sardegna, per i fini (quelli di valorizzare un quartiere e sensibilizzarne gli abitanti alla cultura a 360°) e, non ultimo, per il coinvolgimento trasversale diretto e indiretto degli esercenti della Marina e di altri quartieri. Ci si scandalizza e si fa polemica sui costi del MCN ma non si è mai parlato, tanto per fare un esempio, di quanto siano costati alla collettività cagliaritana eventi, mal organizzati e di scarsissimo appeal, come quello dedicato al grande Alziator.
        Ricordo di lunghe chiacchierate, ragionamenti e riflessioni su Cagliari, su libri-musica-teatro e su quanto sembrasse irrealizzabile un evento di questo tipo tra le vie e le piazze dove avevo passato parte della mia infanzia. Poi la prima edizione, le suggestioni izzoiane e una ciurma (il chourmo appunto) che traghetta una porzione della città verso nuovi lidi, verso le diverse sponde del mare che abitiamo. Alla Cagliari silenziosa, provinciale e gretta, si sostituiva per un paio di giorni una Cagliari che sapeva mescolarsi a Sa Marina per un festival letterario sui generis e stradaiolo lontano dall’accademia ma che, da quest’ultima,però distillava il meglio.

  25. ZunkBuster says:

    Ma quando il Lirico dovrà dichiarare fallimento – e, stando a quello che ha detto Gianluca Floris, non è escluso che ci siano i presupposti tecnici – cosa facciamo? Facciamo una colletta pure per quello? Evvai, cento euro per MCN, cento per il lirico, ci paghiamo la cultura di tasca nostra così realizziamo i sogni di Tremonti. La cultura non si mangia, chi la vuole la paghi. Poi magari il Lirico se lo compra Cualbu e risolve la situazione. E MCN lo organizzano i fratelli Palmas. Sono sempre stato contrario alle “collette” intese a risolvere bisogni pubblici perché sono un utile paravento per far scemare il disagio sociale creato dall’incapacità della politica a venire incontro a certi bisogni. Una colletta l’avrei fatta per consentire a Vito Biolchini di continuare a lavorare in radio, quando c’è stato il problema con Radio Press, ma lì si trattava di consentire a una voce libera di esprimersi. Una questione in senso lato di diritti civili e di libertà di informazione. Per il resto: collette NO GRAZIE, preferisco continuare a dare quello che posso ai Rom.

  26. Anonimo says:

    Solidarietà per gli amici di Marina Cafè Noir.
    Noi ci siamo.
    Ma voi lo sapete già…da sempre.

  27. anonimo says:

    cito testualmente: “Per intenderci, stiamo parlando di questo: nessuno dei partner istituzionali storici del Festival – Regione Sardegna, Provincia e Comune di Cagliari – ha, al momento in cui scriviamo, deliberato se e quanto dare in contributo al Marina Cafè Noir; né i partner privati usuali, come la Fondazione Banco di Sardegna, né i nuovi a cui abbiamo fatto richiesta hanno fatto sapere le loro intenzioni; oltre a generiche – e del tutto informali – voci di corridoio, nulla sappiamo delle reali intenzioni delle nostre istituzioni e degli sponsor” …. e allora perchè si parla SOLO del Comune e della Giunta Zedda?

  28. La butto così: è possibile immaginare una qualche forma di azionariato, come dire, sociale? Dal basso, per così dire…

  29. Sovjet says:

    Allora, che ci siano tagli a tutto e che siamo – come paese – alle soglie della bancarotta lo sappiamo tutti. Le risorse in meno che il bilancio dell’amministrazione ha si ripercuotono in tutti i settori in chi il comune opera, questo vale per ogni pubblica amministrazione. Però in città qualcuno che un po’ di soldi ce li ha e in questo momento magari potrebbe tirarli fuori. L’anno scorso hanno speso 100mila euro. Io non son sono fra i più assidui frequentatori di Marina Caffé Noir, anche se l’iniziativa mi piace molto. Io ci metto 100 euro perché la manifestazione sia fatta anche quest’anno e divento “azionista”, chiedo a Vito di farsi portatore di una iniziativa di raccolta fondi a favore della manifestazione. Servono in tempi brevi altri 999 azionisti…
    Invece di rompere il cazzo in lamentele vediamo di meritarcelo “a prescindere” il MCN. Vogliamo investire in cultura, investiamo in cultura.
    Per me 100 euro non sono pochissimi, ma neppure una cifra che non posso permettermi di stanziare per una iniziativa che se lo merita. Chi non li ha metta 10 euro e trovi altri 10 amici; chi ne ha 1 ne trovi altri 100 che ne mettano 1. Ripeto, bastano altre 999 quote!

    • No Sovjet, io non ci sto. Io finanzio la cultura pagando le tasse, le mani in tasca me le metto, se permetti, per fare volontariato vero o per sostenere realtà culturali non finanziate, non per pagare una manifestazione che si ferma solo perché questi amministratori comunali non sanno fare il loro mestiere. Perché il Comune non ha ancora deliberato? Perché non ha ancora saldato quanto stanziato l’anno scorso? Le accuse di Chourmo sono chiarissime.
      E perché la presidente della Commissione cultura si arrampica sugli specchi dando la colpa alla Regione quando la Giunta Cappellacci avrà anche tolto 9 mila euro al festival (attraverso all’assessorato al Turismo) ma gliene ha anche dati 35 mila? I soldi per Marina Café Noir il Comune ce li ha, solo che non riesce a stanziarli!
      Io dunque soldi non ne metto e anzi continuo a rompere il cazzo in lamentele. E sai cosa aggiungo? Questo è solo l’inizio, questo è solo il primo casino che salta fuori. E cosa facciamo, ci mettiamo 100 euro per ogni cazzata fatta dalla Giunta Zedda?

      • No, la Giunta le cazzate se le paga di tasca sua e le pagherà anche politicamente, stando ( e/o continuando) così le cose. E anzi, a maggior ragione forse vale la pena far sì che il Festival non vada in vacca. Sempre che ciò sia realisticamente fattibile.

      • Se ho capito bene, il motivo sta nel fatto che la domanda l’anno scorso è stata presentata in ritardo, e quindi in realtà non si potrebbe erogare l’intero importo stabilito ma solo una quota, forse circa il 20%.

        Comunque io appoggio l’idea di Sovjet. Vito, il tuo ragionamento lo capisco, ma in tanti pagano le tasse per finanziare la cultura (e diversi altri servizi) senza pretendere di decidere quale cultura e a chi. La proposta di azionariato magari può servire anche a dimostrare quanto la città tenga al MCN.
        L’anno scorso il festival ha riempito la Marina come un uovo, la proposta non mi è piaciuta tantissimo ma di certo ha avuto successo di pubblico. Per l’anno prossimo perché non cercare sponsorizzazioni?

      • Sovjet says:

        Ascolta Vito, tu puoi avere anche ragione, non entro neppure in merito alla quastione e sinceramente, di mettere una pezza alle cazzate della giunta Zedda non me ne importa nulla. Avrà modo lui o chi per lui di spiegare ai cittadini perché non dà i soldi.
        Che le risorse siano molte meno lo sappiamo tutti e da qualche parte devi tagliare. Tu ritieni non sia MCN, va bene. Ci sarà qualcosa che serve che non si farà.
        Io ripeto, voglio investire in cultura e investire quest’anno in Marina Café Noir, ho trovato già altri 3 azionisti. Mancano solo 996 quote. Tu continua a rompere il cazzo che magari si riesce a tirare fuori anche quei 35mila euro e si farà qualcosa di meglio anche rispetto all’anno scorso!

        • Vito Biolchini says:

          Amico mio, io voglio che il festival si faccia. Infatti basta che la giunta Zedda si riunisca anche stasera e deliberi la ripartizione dei finanziamenti per la cultura per il 2012 e a quel punto sapremo quanto il comune stanzia per MCN! Io punto al bersaglio grosso e rompo il cazzo perché questa amministrazione si svegli. Ai ragazzi di Chourmo il Comune non può dire A LUGLIO che non sa ancora quanto potrà stanziare, non può ancora far attendere il saldo del 2011. Questo non è solo un problema di risorse che mancano: è un problema di amministratori inadeguati.

          • Sovjet says:

            Vito, la mia non era una critica. Dico che fai bene a fare quello che fai. Ciò non toglie che da qui in avanti bisognerà ragionare anche su come finanziare alcune manifestazioni se le si ritiene meritevoli e se di risorse non ce n’è più.
            Mi dicono che ci sono stato problemi in merito alle procedure. Se questi problemi sono risolvibili un po’ di pressione male non farà – e tu fai bene ad esercitarla – se non sono risolvibili, visto che il comune non è l’unico ente che non ha ancora erogato fondi (ma anzi, mi pare che Churmo abbia chiarito che nessuno dei finanziatori abituali abbia ancora comunicato nulla), forse è meglio avere un piano B e iniziare a ragionare di “azionariato popolare”, come propone Luca.
            Se Santoro fa Servizio Pubblico, si può sperimentare anche su MCN…
            Se poi arrivano i soldi del comune, tanto meglio!

            • Gianluca Floris says:

              Certo Sovjet, anche se probabilmente si unisce la mancanza di soldi con le scelte poco opportune. Tipo fare di tutto per tirare fuori seicentomila euro per una arena di concerti rock a Sant’Elia. A parte il fatto che non capisco in che maniera andare a vedere un concerto a Sant’Elia sia un recupero di quel quartiere, rimane il fatto che quando si identificano delle priorità (condivisibili o meno) i soldi si trovano fra le pieghe del bilancio.
              A mio personalissimo giudizio i festival come Marina Cafe Noir, Tuttestorie e Leggendo metropolitano sono una vera priorità per la nostra città: rilievo nazionale e internazionale, ritorni stampa e mediatici, ecc.
              Si sono trovati soldi per una arena doppione dello spazio della fiera, e non si trovano per gli appuntamenti culturali veramente importanti

              • anonimo says:

                I soldi per l’arena non “si sono trovati”; erano accantonati da anni e solo per quello scopo. E’ inutile che si continui ad usare questa storia.

              • Sovjet says:

                Gianluca, io credo che il punto stia in una tua proposta: fondi, molto o pochi che siano, certo e con periodicità tale da permettere una programmazione pluriennale. Concordo che queste tre manifestazioni siano importanti e che caratterizzino l’offerta della città e che vadano salvagiardate. Ma bisogna fare i conti con la realtà e trovare anche altre modalità di finanziamento. Dispiace che tutto questo accada alla prima giunta di sinistra di
                Cagliari, ma non bisogna neppure dimenticare che il bilancio cittadino ha subito tagli per milioni di euro.
                Rispetto a questa vicenda, aspetto anch’io parole chiare da parte dell’amministrazione. Dalle prime informazioni che ho pare ci sia stato anche qualche ritardo da parte dell’associazione nella richiesta dei rimborsi che ha avuto consenguenze sull’iter di erogazione delle somme.
                Sarebbe opportuna una comunicazione ufficiale che spiegasse. Detto questo, dove la legge consente di forzare, io sono d’accordo che si forzi perché MCN è una bella manifestazione, se la legge non lo consente, io sono per il rispetto. Perché non si può criticare gli altri se agiscono in maniera discrezionale e poi fare lo stesso noi alla prima occasione. Ripeto però che ancora non ho i dettagli della vicenda.

          • Gianfranco Carboni says:

            Touche Don Vito forse non si era capito meglio chiarire,

    • ZunkBuster says:

      “Invece di rompere il cazzo a lamentele …” … o Sovjet, ma ita ses narendi, quando ti toccano la Puggioni vai puntualmente in fibrillazione? C’è un problema ben preciso che sia Vito Biolchini che l’associazione Chourmo hanno fatto ben notare. Il problema non è tanto che il Comune, come del resto la Regione, debba ridurre i contributi a causa della crisi. Casomai, il problema è che ancora non si sa nulla di ufficiale circa l’erogazione dei contributi, quando siamo ormai a fine luglio, e questo non consente di fare alcuna programmazione, perché le banche con le indicazioni ufficiose non ci fanno una mazza. Evidentemente gli organizzatori non immaginavano che la gestione Puggioni producesse un tale risultato, al di là delle più nere aspettative del più prevenuto dei detrattori, che riguarda, come Vito Biolchini sta dicendo da mesi non senza conseguenze personali, un ritardo ormai mostruoso su determinazioni inderogabili di programmazione, dietro lo scudo della “politica dei bandi”. Vuoi che ti faccia un disegnino? Bene: non conta che il Comune riduca i contributi, conta che ci siano certezze al riguardo, e se una delibera che assegna 50 in banca vale qualcosa, “voci” che sarà assegnato 100 non valgono niente. No, non è che ci si mette una pezza con estemporanee collette, e sai perché? Perché personalmente non sono granché interessato a quel genere culturale – chiamatemi ignorante ma è così, e comunque un buon libro preferisco leggermelo nella comodità della mia casa – come cittadino sono interessato a che anche chi fa cose che non mi piace abbia modo di esprimersi, ma non sono tenuto a mettere mano al portafogli per qualcosa che non mi interessa. Questo è compito di chi tutela gli interessi generali, quindi anche quelli di chi ama queste forme di espressione culturale, quindi il “pubblico”. E non accetto che debba essere qualsivoglia forma di “volontariato” a metterci una pezza sull’immobilismo della Puggioni, è lei che deve assumersi tutte le responsabilità.

      • Sovjet says:

        Bene, qual è il problema? Bastava dicessi: “non ho spicci”… Guarda che la Puggioni non c’entra nulla. Ho solo 100 euro da investire in una manifestazione e li metto a disposizione di MCN…

        • ZunkBuster says:

          No Sovjet, non banalizzare così, non fa onore alla tua intelligenza. Pensa solo a un aspetto. Cosa direbbero i manifesti di MCN coi rituali ringraziamenti a finanziatori e sponsor? Regione Autonoma della Sardegna (che comunque 35 milia euro li ha stanziati) … e altri 1000, secondo il copione di Santoro per “Servizio Pubblico”? Su una cosa così, Cappellacci ci ricamerebbe per mesi.

          • Sovjet says:

            Questi 35mila euro che la regione ha stanziato li ha dati al comune perché li desse all’associazione Chourmo (non Groucho come scrive Castedduonline…), organizzando una partita di giro oppure li ha dati per finanziare manifestazioni culturali? Perché non si capisce perché non li abbia dati direttamente…
            Rispetto al banalizzare, fino ad un certo punto, d’altra parte se tu dici che organizzo collette mentre io parlo di autofinanziamento e che preferisci dare i soldi ai Rom (quella è carità ed elemosina) io ti dico che non serve né carità, né elemosina, ma autoorganizzazione e quindi la frase suggerita – che è quella che si utilizza quando non ti chiedono soldi per strada – mi pare adatta.

      • Forse é meglio che Soviet vada a fare l´Assessore al posto della Puggioni che a me pare un pulcino bagnato. Così avremo due seddoresi, capaci,nella giunta Zedda! Penso comunque che a SEL e dintorni non sia servito da monito il nominare gente inesperta, poi da puntellare, in ruoli chiave come all´assessorato al lavoro in Regione ai tempi di Uros.

        • Sovjet says:

          Grazie per la fiducia ma anche no, non ho curriculum, mentre l’attuale assessore sì. Che io sappia, Sel ha un solo assessore suo ed è Susanna Orrù, iscritta e componente dell’Assemblea nazionale.
          Questa Giunta è costituita da ottime persone con conoscenze specifiche nel campo in cui operano e nessuno nasce assessore. Le valutazioni in genere si fanno a medio termine. L’esperienza fatta fino a qui paga anche l’inesperienza, la concoscenza ancora da acquisire della macchina amministrativa unita ad una riduzione ingente delle risorse diponibili rispetto al passato, cosa che sembra sfugga a tutti.
          Molte occasioni sono state pee durate gli anni passati, molti soldi che ora non ci sono più. Si lavora con quello che si ha. Ci saranno anche degli errori, ma come giustamente dice Ainis, è la linea di tendenza che va valutata. E per me, rispetto al passato, c’è discontinuità e la direzione è quella giusta. Se poi qualcuno pensa che con Delogu e Floris i treni arrivassero puntuali non so cosa farci: c’è un sacco di gente che crede nelle cose più strane.

    • Supresidenti says:

      beh ho sovjet lo sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento in cui non mi trovo d’accordo con te. le collette possono servire per riaprire una sede dopo un incendio doloso. non per finanziare un festival.

      • Sovjet says:

        Supresidenti, io non sto parlando di collette, sto ragionando in termini di azionariato popolare per manifestazioni che si reputano meritevoli.
        Tutti gli operatori culturali dovranno fare i conti con i tagli e le risorse pubbliche saranno probabilmente sempre meno. Detto questo, qualche soluzione deve trovarsi.
        Si reputa meritevole MCN, allora si investe in MCN e si ragiona in termini di riduzione del fabbisogno di risorse pubbliche, tanto più quando si tratta di manifestazioni di grande richiamo.
        A me altre idee per salvare MCN, a prescindere da quello che succederà col comune (che potrebbe anche essere nelle condizioni di non dare soldi, ma certo si sarebbe dovuto sapere ben prima di luglio!), non me ne vengono. Questa ho avuto e questa propongo mettendo subito del mio. Il contributo l’ho dato anche per la sede bruciata, ma se Don Chisciano propone una bella manifestazione potrebbe anche sperimentare l’azionariato popolare pure lui…vedrai che a pensarci bene non sei così in disaccordo!

      • Gianfranco Carboni says:

        Un contributo lo diedi anche io Supresidenti. fare colletta, Senza colletto, mi pare un’altra cosa, isolata e simbolica, che non vuole togliere le castagne dal fuoco a nessuno tanto meno ad una Giunta che si sta dimostrando sotto le aspettative. E chiudo qui per non divagare.

  30. Peccato.

  31. Gianfranco Carboni says:

    Una cosa aspettata, Al comune conoscono bene gli organizzatori e la manifestazione. Houston their’s a problem. Risolvere è obbligo. Mi è capitato di collaborare e patrocinare la manifestazione come Circoscrizione Centro Storico. Non ho dubbi si deve riuscire a farla svolgere non ho che uno stipendio da metalmeccanico, per cio’ che posso contribuisco anche personalmente. Vito hai la vista di lungo periodo piu’ che giornalista sembri uno statista.

  32. ZunkBuster says:

    No comment.

  33. Supresidenti says:

    sempre puntuale Vito. io ho promesso che commenterò domani. a si biri.

  34. Da oggi Cagliari è una città più piccola.

  35. maneferru says:

    ma non si reggeva con il volontariato?

    • Supresidenti says:

      si il volontariato di chi lavora (ovvero i soci churmo), gli artisti i viaggi e tutto il resto si pagano. quindi maneferru, ti du pozzu nai baccagai?

    • il volontariato riguarda l’aspetto organizzativo-logistico. Poi ci sono i biglietti aerei, i palchi, le attrezzature, gli affitti dei locali, le auto per prendere gli ospiti all’aeroporto, i b&b degli ospiti, gli affitti dei locali, i tecnici professionisti, il battage pubblicitario, le locandine, i programmi … moltiplica il tutto per 50 eventi in 3-4 gg…

    • elisabetta says:

      Nel senso che gli organizzatori non percepiscono un compenso per il loro lavoro, ma un festival ha delle spese di segreteria, ufficio stampa, telefonate, sede operativa, biglietti aerei, posti letto, pranzi, cene, accompagnamenti su e giù, collaboratori esterni all’associazione a cui bisogna riconoscere almeno un rimborso spese…. e questo è quello che viene in mente a me che sono una profana…..

      • maneferru says:

        A questo punto credo che sarebbe cosa buona e giusta , da parte di MCN, pubblicare in dettaglio tutti i costi sostenuti nelle passate edizioni, e ovviamente, anche tuttii i finanziamenti percepiti.
        La trasparenza aiuta sempre le coscienze, sia di chi da e sia di chi riceve.

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