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Teatro Lirico di Cagliari, agente Odabella in azione: “Ecco chi sono e cosa hanno fatto i candidati alla poltrona di Sovrintendente”

Sono circa trenta i candidati alla poltrona di Sovrintendente del Teatro Lirico di Cagliari. Le manifestazioni di interesse sono giunte qualche giorno fa sul tavolo del cda e presto verranno valutate, in primis dal sindaco Massimo Zedda che della Fondazione è il presidente. Siamo in grado di anticiparvi dodici nomi, forse quelli più qualificati. Ed il merito è solo di Odabella, nome in codice di una emiliana ardente operatrice addentro al settore dell’opera. Forse, fa parte dello staff amministrativo di uno dei tanti teatri della regione, o forse lo è stata in un recente passato. Passa il suo tempo fra una consulenza e una partecipazione in giuria ai concorsi vocali assieme ad alti papaveri delle Fondazioni lirico-sinfoniche e ne raccoglie le confidenze. Che ha deciso di bugare perché è schifata dell’andazzo che regna nella maggior parte delle Fondazioni italiane.
Odabella, tanto per capirci, sa tutto del bando in atto al Regio di Parma e sa che in corsa sono rimasti in pochi, ne conosce i nomi. Conosce la vera storia del bando per il Comunale di Bologna e la vera storia del commissariamento al Petruzzelli di Bari con l’invio di Carlo Fuortes da parte del ministero che ha fornito conti che non risultano ai sindacati.
Grazie Odabella, restiamo in attesa dei profili degli altri candidati.

***

Simone Brunetti
Ex direttore del Teatro di Fano e manager del settore lirico. Dottorato di ricerca e master specifico, notevole esperienza nel settore. Recentemente nominato Direttore della prestigiosa Accademia Bizantina di Ferrara, il plurititolato giovane manager è ancora oggi rimpianto dalla amministrazione del Teatro di Fano perché durante i suoi anni di gestione ha particolarmente curato i rapporti del Teatro cittadino con le scuole, con i circoli culturali e con i semplici cittadini ampliando il pubblico di abbonati e di frequentatori e rimettendo il teatro al centro della vita culturale della città.
Valutazione complessiva: giovane molto competente e attento.

Luca Canonici
Ve lo ricordate? Era l’unico vero cantante nel trio con il principe Emanuele Filiberto e Pupo. Tenore di fama internazionale, da parecchi anni è apprezzato direttore del toscano Operafestival. La gestione di Luca Canonici, grazie alla sua conoscenza del settore, ha portato il festival a ottimi risultati di produttività e qualitativi, grazie a cooproduzioni e a utilizzo di risorse ottimizzate.
Valutazione complessiva: nuovo, competente.

Umberto Fanni
Direttore artistico del Teatro Grande di Brescia, ex Direttore artistico del Teatro Verdi di Trieste, ex direttore artistico dell’Arena di Verona. Non ha mai ricoperto incarichi di sovrintendenza ma nell’ambiente lo si conosce come uomo di fiducia di Salvatore Nastasi, il dirigente responsabile del MIBAC per il settore beni culturali lirico.
Valutazione complessiva: troppo legato al ministero

Marcello Lippi
Baritono di origine genovese dalla carriera internazionale, direttore di teatri lirici dalla pluriennale esperienza, ha gestito con grande successo i teatri di Rovigo prima e oggi di Pisa. In entrambi i teatri è riuscito nell’intento (a parità di budget o con meno denari addirittura) ad aumentare la produttività raddoppiando quasi le serate di spettacolo in cartellone. Anche l’ultimo anno di gestione al Teatro di Pisa si è chiusa con i conti in perfetto ordine e un aumento della produttività del 30 per cento.
Particolare caratteristica delle gestioni di Marcello Lippi è la attenzione costante alle cooproduzioni con altri teatri nazionali, permettendo di abbattere i costi dal 50 al 60 per cento e il contestuale incremento anno per anno del numero di titoli e delle alzate di sipario in stagione.
Valutazione complessiva: ottima soluzione tecnica

 

Mauro Meli
Ha appena proposto al neosindaco di Parma Pizzarotti di rimanere per un anno al Teatro Regio di Parma addirittura senza stipendio. Il sindaco Pizzarotti però ha rifiutato la sua offerta.
Sicuramente formalmente il curriculum più importante di tutti i presenti. Autore delle più interessanti stagioni artistiche del teatro di Cagliari, Meli si è trovato al centro delle polemiche dopo che si è scoperto che dopo la sua gestione aveva lasciato un disavanzo di 24 milioni di euro. Aveva preso il Lirico di Cagliari dal commissario Angela Spocci che aveva lasciato un attivo di più di un miliardo delle allora lire. Lui ha sempre negato le responsabilità relative al disavanzo registrato dopo il termine del suo mandato e ha sempre sostenuto che, al momento della conclusione della sua gestione cagliaritana, le cifre erano invece solamente in leggero disavanzo.
In seguito è stato nominato al Teatro alla Scala dove tutto il personale artistico ha chiesto le sue dimissioni in quanto il suo modello gestionale che aveva mostrato a Cagliari avrebbe rappresentato (a dire dei sindacati) un’inaccettabile e pericolosa situazione per lo storico teatro milanese. Quando anche Riccardo Muti scese in campo per difendere la nomina di Meli (“se mandate via Meli, vado via anche io”), le spese le fecero tutti e due che dovettero allontanarsi per sempre dalla più prestigiosa Fondazione italiana.
In seguito Meli giunse a Parma nel 2005 con una retribuzione altissima, comprendendo tutti i benefit, la più alta d’Italia e superiore all’appannaggio del Re di Spagna Juan Carlos di Borbone.
Attualmente il Teatro Regio di Parma versa in condizioni disastrose con un disavanzo pare addirittura in doppia cifra di milioni di euro (anche se il Regio di Parma gestisce un budget pari a un terzo di quello della Fondazione Lirico di Cagliari). Mauro Meli, comunque, anche in questo caso, sostiene di non avere nessuna responsabilità in quanto tutti gli atti e i contratti sono da sempre stati firmati solo dal Segretario Generale del Teatro Regio di Parma Gianfranco Carra.
Mauro Meli porta in dote una credibilità politica sicuramente di primo piano. È dato vicino sia agli ambienti della destra nazionale che a quelli della sinistra, oltre che vicino all’ex governatore Renato Soru.
Se venisse a Cagliari si avvarrà della collaborazione di Giancarlo Liuzzi, il suo fido collaboratore anche lui a suo tempo al centro di un esame della Guardia di Finanza sulla gestione Meli di Cagliari, per l’uso di configurazioni societarie di particolare complessità e difficile lettura, risoltosi poi in un nulla di fatto. Non ci fu nessun procedimento.
Valutazione complessiva: apocalisse!

Paolo Miccichè
Regista e esperto di utilizzo di nuove tecnologie, da anni sperimenta e realizza installazioni in tutto il mondo utilizzando l'”Architectural show”. Esperto in allestimenti di grandi dimensioni e in mega allestimenti, Paolo Miccichè ha le competenze necessarie per costruire a Cagliari un repertorio per il Lirico utilizzando a costi limitati infrastrutture leggere e tecnologicamente innovative, tali da poter essere utilizzate anche in luoghi normalmente non deputati allo spettacolo, per favorire le attività di decentramento e di scambio produttivo. Potrebbe essere il nome giusto per una svolta nella gestione della fondazione nel segno della modernità.
Valutazione complessiva: soluzione coraggiosa e innovativa

Valeria Orani
Produttrice teatrale con esperienza di più di venti anni in tutto il territorio nazionale, è stata direttrice del Teatro Stabile d’Abruzzo, coordinatrice e organizzatrice del festival Volterra Teatro e produttrice di numerose compagnie teatrali nazionali. Creatrice del circuito di “369 gradi” centro diffusione e promozione delle performing arts, è esperta nella gestione, produzione e promozione di ogni tipo di spettacolo teatrale. È cagliaritana di nascita ed è molto conosciuta nell’ambiente teatrale e musicale nazionale ma anche in quello cagliaritano.
Valutazione complessiva: buona fama, una scommessa

Guido Pagliaro
Fratello del regista di prosa Walter Pagliaro, Guido Pagliaro è l’amministratore di una piccola compagnia teatrale: il Centro Diaghilev di Bari. Per qualche tempo, con il centro destra, è stato il braccio destro della sovrintendente Filipponio al Petruzzelli di Bari ricoprendo il ruolo di direttore artistico. Non ha esperienze di gestione di Fondazioni lirico sinfoniche. Assieme ai nomi di Silvio Maselli (direttore della Apulia Film Commission) e Franco D’Ippolito, consulente della giunta Vendola, Guido Pagliaro fa parte della terna di nomi caldeggiati dagli ambienti pugliesi.
Valutazione complessiva: pericolo! Un favore a Vendola

Sergio Rendine
In realtà non è data per certa la sua partecipazione alla manifestazione di interesse per il Lirico di Cagliari, ma sicuramente in Italia va in giro a dire che ha incontrato il sindaco Massimo Zedda qualche settimana fa, non si sa se per caldeggiare la sua candidatura o quella di qualcun altro. Autore di numerose musiche sacre,  è stato Consigliere d’amministrazione dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia dal 1994 al 1999, Commissario della SIAE per la Sezione Lirica dal 1995 al 2000, Presidente e membro delle Commissioni tecniche della SIAE per la Sezioni Lirica e Musica.
Fra le sue esperienze di gestione teatrale la direzione del Teatro Marrucino di Chieti conclusasi nelle polemiche con il commissariamento della struttura e con le querele di Rendine al commissario straordinario (qui un riassunto delle vicende).
In seguito il maestro Rendine è stato nominato direttore artistico dell’Orchestra Sinfonica Siciliana. Nello scorso aprile la sovrintendente dell’Orchestra Siciliana Ester Bonafede ha revocato l’incarico al Maestro Rendine perché “l’incarico non è stato svolto secondo le nostre aspettative”.
Valutazione complessiva: pericolo!

 

Angela Spocci
Laureata con Master alla Luiis in Management dello Spettacolo. Già direttore di Teatri come il Regio di Parma prima della gestione Rubiconi, segretaria generale dell’Arena di Verona, Commissario dell’ente lirico di Cagliari tra il 1993 e il 1995, è una esperta conoscitrice della macchina gestionale dei Teatri Lirici. Al termine della sua esperienza commissariale a Cagliari ripianò i debiti e consegnò a Mauro Meli un attivo di poco meno di due miliardi di lire. Possiede una grande conoscenza del panorama artistico nazionale e internazionale e conosce personalmente i più blasonati registi e artisti lirici del mondo. È professionista esperta nei rapporti sindacali e nelle contrattazioni aziendali ed ha al suo attivo stagioni di recupero economico e di riassestamento dei conti dei teatri dove ha lavorato.
È stata manager al Regio di Parma, Fondazione Teatro Lirico di Cagliari, Fondazione Arena di Verona, Auditorium di Roma, Sinfonica Toscanini, Ente Teatrale Italiano, oltre alle consulenze artistico gestionali per il Comune di Roma e Comune di Parma.
Valutazione complessiva: ottima soluzione tecnica con la maggiore esperienza di tutti i candidati

Marco Tutino
Compositore ed ex sovrintendente e direttore artistico del Comunale di Bologna, si dimise dopo essere stato al centro di polemiche nazionali in opposizione ai sindacati delle masse artistiche italiane. È stato creatore a Bologna, assieme al consulente artistico di Di Benedetto, Alberto Triola, della Scuola dell’Opera del Comunale di Bologna che ha concesso i suoi studenti per i titoli della stagione portati a Cagliari da Di Benedetto. Convinto assertore di un radicale cambiamento necessario nei CCNL delle fondazioni lirico sinfoniche chiedendo da sempre l’aumento delle ore di lavoro degli orchestrali e la ridiscussione di tutti gli integrativi, Tutino è spesso accompagnato da polemiche anche nei teatri dove si mettono in scena le sue opere, come era successo al Massimo di Palermo dove le masse contestavano la presenza della sua opera in cartellone.
Valutazione complessiva: sarebbe guerra sindacale immediata, è attento solo al suo tornaconto artistico

Giandomenico Vaccari
Uomo di vasta esperienza nel settore, è stato nelle direzioni artistiche più prestigiose in Italia e ha firmato cartelloni di grande levatura nazionale e internazionale. Di recente, chiamato dal sindaco Emiliano, ha ricoperto la Sovrintendenza del Petruzzelli di Bari fino a che il centrodestra non ha preteso la sua testa rifiutando da parte del Mibac e della Regione Puglia i fondi indispensabili per la stabilizzazione delle masse e causando così il commissariamento del teatro a causa di un presunto disavanzo che tuttora i sindacati dicono non esserci mai stato. Giandomenico Vaccari ha riportato il Petruzzelli ad alti livelli artistici e produttivi ed aveva avviato prestigiose e proficue collaborazioni internazionali di altissimo livello.
Nonostante sia stato un uomo fortemente voluto dal sindaco Emiliano, Vaccari non è legato da appartenenze politiche particolari e risulta da sempre un tecnico del settore.
Valutazione complessiva: ottima soluzione perché molto competente, sarebbe gradito ai sindacati

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74 Commenti

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  3. l’esperienza manageriale è fondamentale, in questo momento di profonda crisi, istituzionale, amministrativa, finanziaria, economica, e ancor peggio motivazionale del Lirico, l’esperienza sui circuiti è utile in parte. Credo che con una buona pianificazione, pensata nel lungo periodo,con la valorizzazione dei lavoratori della struttura si debba/possa provare cambiare rotta. Un approccio nuovo, coraggioso e rigoroso. Ognuno deve fare la propria parte, salvaguardando in primis i più deboli.. i lavoratori.

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  5. @ Ale Sestu: essere giovani ha sicuramente un aspetto positivo. Si ha ancora tutta una vita a disposizione per leccarsi le ferite.

  6. @ Ale Sestu: Lei fa parte di quel gruppo di persone che–grazie al colonialismo culturale italiano–pensano che l’unico modo di essere Sardi sia quello di essere antiquati. Lei parla come i vecchi–erano già vecchi 20 anni fa–di Sestu che a suo tempo ho intervistato e che chiamavano “bia sarda” una strada non asfaltata. Lei è un tipico esempio dei danni che compiono la scuola e l’università italiane sull’identità dei Sardi. Lei è la dimostrazione vivente del complesso di inferiorità dei Sardi acculturati. E scusi la facile ironia, ma se lei studia medicina, dovrebbe sapere che è assolutamente inutile prendere medicine, se non per curare i sintomi, quando si ha il raffreddore. E allora anche le medicine tradizionali, se funzionano con i sintomi, perché non prenderle? Quanto al mio nazionalismo e all’indipendentismo a cui lei accenna nel mio blog, la informo che io sono iscritto al partito socialista olandese. Tanti po si cumprendi! Il discorso comunque è lungo e stasera lo svilupperò sul mio blog: è la cultura che forma la gente che poi produce lo sviluppo economico. Se la scuola e l’università e i mezzi di comunicazione di massa alienano le persone, questi produrranno un’economia alienata dalla realtà in cui vivono: vedi petrolchimica, Alcoa e Costa Smeralda. Se qualcuno conosce delle scorciatoie per arrivare a un’economia non alienata (autocentrata) partendo dall’alienazione culturale dei Sardi, come è che finora non si è visto niente?

    • Dr. Bolognesi
      lei non sa niente di me. Mi sembra pure inutile continuare, perché, da lei, credo di non avere niente da imparare… però stia attento con le facili ironie: ho scelto il malanno più innocuo, per delicatezza.
      La sua ultima domanda “come è che finora non si è visto niente?”
      Finora la cosa pubblica è stata gestita da persone della sua generazione.
      La mia generazione farà meglio.

      Ah ! Sestu è il mio cognome, non il paese.

  7. Irlandesu says:

    Da emigrato mi sento di esprimere simpatia e ammirazione per Roberto Bolognesi , le cose che dice sono sacrosante , propone con veemenza e con carattere i suoi argomenti (e’ una persona passionale e si vede) , a me capita spesso direi quasi tutti giorni di leggere questo blog e tanti altri tra cui il suo e se pur contestabile dal punto di vista del politically correct e della forma dice cose che non fanno una grinza …. partendo dal presupposto che questi finanziamenti siano giustamente destinati …questi c….o di soldi per la lingua e cultura sarda li dobbiamo trovare o no?

  8. @Ale Sestu: “L’economia sarda autocentrata si può programmare anche parlando in italiano.” taglio in corto: e allora perché non l’avete ancora fatto? Forse perché la lingua non è soltanto uno strumento di comunicazione, ma anche un modo per esprimere la propria identità? Perché se chi ha permesso che si aprisse l’Alcoa–ma prima si chiamava ALSAR, mi pare–avesse pensato da Sardo e non da coglionizzato, oggi il problema dell’Alcoa non esisterebbe. Solo un coglione poteva pensare di aprire un’industria di alluminio che divora energia elettrica in un posto che non ha né bauxite né combustibile per alimentare la centrale elettrica. Perché è nata l’Alcoa e invece non si sono investiti tutti quei soldi per razionalizzare il settore agro-alimentare rendendolo concorrenziale? Pensate a tutti i soldi che non sono stati spesi in marketing. O per rendere effettiva la continuità territoriale, con benefici enormi per tutti, compreso il turismo? Perché si è scelto di investire in settori in cui il rapporto tra capitale investito e posti di lavoro è abnorme? Perché la classe dirigente sarda parla e pensa in italiano e non in sardo. L’economia sarda autocentrata non esiste ancora perché voi pensate ancora in italiano e adottate modelli di sviluppo che, nella migliore delle ipotesi, sono scopiazzati da quelli italiani. Se non aveste portato la Sardegna alla rovina, si potrebbe dire che siete patetici. Quanto alle lingue della scienza d dello sviluppo: chi l’ha detto che ne basta una? Oggi serve l’inglese. Serve a tutti. E allora, let’s speak and write Sardinian and English and fuck Italian and the Italians!

    • “perché non lo avete ancora fatto” chi ?
      io non faccio parte di nessun gruppo. quando parla con me può usare il singolare.
      poi, non lo ho ancora fatto perché nella carta d’identità c’è scritto che non ho compiuto ancora 30 anni, e sono all’università, quella italiana, quella che le prescrive una medicina quando le viene un malanno (non sia mai). In effetti potrei cimentarmi nella medicina tradizionale sarda: la prossima volta che le viene il raffreddore mi chiami e organizziamo un bel brodone di erbe campestri !

      cmq chiedo scusa a Vito. stiamo andando lontanissimi dal post, continuo a risponderle nel suo blog.

  9. @ Ale Sestu. È molto scomodo scrivere qui, in un rettangolino. Ho già perso una risposta che mi è costata mezzora. Le rispondo sul mio blog: bolognesu.wordpress.com

  10. Caro Ghiglieri–aveva un padre insegnante di fisica?–idea magnifica la sua. E utopica quanto la mia. Io naturalmente non rifiuto il melodramma in se, in quanto genere musicale, ma in quanto drenatore di risorse, delle poche risorse che esistono per la cultura e delle pochissime che esistono per la lingua. E denuncio il fatto che non le drena in quanto espressione artistica, ma in quando espressione della sudditanza culturale dei Sardi. Prenderci l’università? E come? Solo le cannonate potrebbero smuovere gli accademici sardi dalle loro rendite parassitarie. E io sono ormai gandhiano. Bisogna investire, poco a poco, nella società. Per fortuna adesso esiste Internet e le informazioni viaggiano anche fuori dai canali ufficiali. E anche se murrungio in continuazione sulla passività dei Sardi, devo ammettere che negli ultimi 15 anni sono cambiate in meglio moltissime cose. Almeno per quando riguarda la lingua. Adesso esiste un circuito alternativo a quello delle università e queste hanno perso il monopolio sulla lingua e la linguistica. Come fare per arrivare a risultati simili per la musica e il resto della cultura? Boh? Se fossi in Sardegna forse qualcosa potrei dirla: in gioventù suonavo anche io e ho tentato prematuramente di arrivare a una fusion tra jazz-rock e musica sarda. Un po’ quello che oggi fanno Cordas e Cannas.
    Si potrebbe apreire un blog su questi temi, o usare provvisoriamente il mio. E formare un gruppo su Facebook. Oltre non riesco a pensare.

  11. Pingback: Ancora sulla petrollirica | Bolognesu

  12. ZunkBuster says:

    Vogliamo Ainis!!!!

  13. @ Ale Sestu: anche lei uno di quelli del “Abbiamo altro a cui pensare?”. La cultura costituisce la base di qualsiasi sviluppo economico: senza lingua, niente cultura, senza cultura niente scienza, senza scienza niente tecnologia e senza tecnologia niente economia. Vogliamo un’economia sarda autocentrata? Dobbiamo partire da una cultura sarda autocentrata–e autocentrato non vuol dire autarchico!–e quindi dal nucleo di questa cultura, la lingua. Al di là dei miei gusti musicali personali, tutto il rapporto di dipendenza economico-sociale tra Italia e Sardegna è bene espresso dalla differenza enorme tra ciò che si spende per la petrollirica–che, non prendiamoci in giro, riguarda poche persone–e la lingua, una cosa che riguarda tutti i Sardi. E non tiratemi in ballo l’universalità della cultura! Sono tutte scuse per non mettere in discussione il rapporto di dipendenza che lega in modo assurdamente assimetrico i Sardi all’Italia. Si può apprezzare la cultura altrui soltanto essendo ben saldi nella propria, altrimenti ci riduciamo soltanto a parvenus, provincialotti che scimmiottano il centro del potere (culturale) per garantirsi il potere a livello locale. Appunto! E adesso, se crede, mi spieghi in che modo l’acculturamento dei Sardi–leggi colonizzazione culturale–ha portato sviluppo. Appunto: quale sviluppo?

    • Bruno Ghiglieri says:

      Caro professore, ma allora invece di evocare la tabula rasa (strano, per un filologo) perché non iniziamo a discutere modi e tempi per una futura nazionalizzazione dei teatri e delle istituzioni musicali sarde? Perché non provare a importare in Sardegna “El Sistema” ideato e messo in atto in Venezuela da Abreu? Perché non fondare un’orchestra sinfonica sarda? Perché non progettare iniziative analoghe in tutti i campi della cultura (teatro, letteratura, arti figurative) a partire dalla scuola? Perché non ci prendiamo le università e istituiamo cattedre di storia della musica, dell’arte e del teatro in Sardegna (attenzione: non solo in ambito linguistico sardo), di musicologia ed etnomusicologia? Va bene, benissimo mettere al centro la questione della lingua, ma fare la Sardegna e i sardi non deve significare tagliare con l’accetta i rami dello sviluppo storico (e microstorico, per dirla alla Bloch) che nostro malgrado ci avvolgono, rifiutare a priori il confronto dialettico con le altre espressioni culturali e imporre modelli dall’alto. Questo schema dovrebbe valere anche nell’analisi dei fatti e degli aspetti sociali ed economici della nostra isola. “Formattare” i sardi di oggi non serve a fare i sardi di domani.

    • Dr. Bolognesi
      non mi ritengo parte di “nessuno di quelli”. Se però lei vuole inscatolarmi, ne prendo atto e la aggiungo alla rubrica “dicono di me”.
      Molto facili i suoi passaggi logici
      lingua->cultura->scienza->tecnologia->economia
      ma bisogna tenere a mente che lei sta parlando di lingua sarda. Lei sta dicendo che bisogna finanziare (soldi pubblici) la lingua sarda, così progrediamo nella scienza, nella tecnologia e l’economia si risolleva. Non le sembra un po forzato il ragionamento? Quanti anni ci vogliono a completare il suo piano ? Ha sentito che, secondo la confindustria, entro l’anno, si perderanno circa 1.500.000 posti di lavoro ? Li recuperiamo con la lingua sarda ? La Alcoa la riapriamo insegnando il sardo ai bambini ?
      Anche per me la crescita culturale è importante (lo ho già ribadito in altri post), ma abbiamo già una lingua che ci permette di progredire culturalmente nelle scienze, nelle tecniche e nelle arti: l’italiano. Per relazionarsi meglio col mondo, poi, è più opportuno insegnare l’inglese. L’economia sarda autocentrata si può programmare anche parlando in italiano.

  14. Che giudizio severo, per una piccola impappinatura a tarda sera! Correggo immediatamente: La Sardegna è sottosviluppata perché la RAS spende per la musicucciola italiana 10 volte la cifra che spende per finanziare il sardo. Ve bene così? Comunque a noi serve molto di più come modello il nazionalismo nero di Miles Davis che non il nazionalismo italiano di Verdi.

    • Dr. Bolognesi
      ci vuole anche un minimo di senso della realtà.
      Finanziare il sardo non produce nessun tipo di sviluppo economico; nello stesso modo finanziare la lirica non produce sviluppo economico. Possono entrambi produrre sviluppo culturale, forse (dipende dall’approccio, e il suo non mi sembra costruttivo).

  15. La Sardegna è sottosviluppata perché la RAS spende per il sardo 10 volte la cifra che spende per finanziare la musicucciola italiana. Questo non ha niente a che fare con il gusto musicale–che è bello perché è vario–ma con il provincialismo–leggi: autocoglionizzazione–della classe dirigente sarda. Rubano il futuro dei Sardi per finanziare il passato degli Italiani, cioè l’autoriproduzione del loro parassitismo. E a me Verdi fa schifo! Viva Miles!

  16. ZunkBuster says:

    Non so chi siano “mario” e “trojan”, ma spero vivamente che stiano sparando cazzate. Altrimenti, avrei fondato motivo per sentire puzza di nomine “alla Lorefice”.

  17. anch’io tifo Brunetti, che tra l’altro ho intravisto a Bologna domenica alle Nozze di Martone. Mi piace perché c’è bisogno di novità e lui la incarna bene. Ma mi pare che Mario Ottimi sovrastimi il sindaco di Cagliari. Non faccio parte dei berluscones, per carità, ma Zedda mi sembra aspetti l’imbeccata di qualche tortora pugliese. Sono d’accordo con l’altro Mario (non con Ottimi) non può passare a Cagliari. Non so cosa ci sia sul sito della Bizantina (che tra l’altro ragazzi SVEGLIAAA! è a RAVENNA) ma mio figlio che è musicista barocco e che ha collaborato con Dantone, dice che è notizia sicura. Brunetti starà meglio con Dantone, ne sono sicura!

    • angelo says:

      ecco, fantastico..che resti con Dantone. In Sardegna abbiamo bisogno di uno con un po’ di esperienza vera…

      • o forse, angelo, avete bisogno dei soliti clienti di partito… mi vien da ridere! voi sareste capaci di far passare come “vera esperta” la ragazzetta della Scuola dell’Opera! No no, c’ha ragione mio figlio: largo ai giovani. Quelli bravi si intende. E comunque su una cosa hai ragione, per come è messa Cagliari fossi in Brunetti non rischierei. Dantone è un uomo intelligente, saprà valorizzarlo molto meglio.

  18. Mario Ottimi says:

    mi hanno girato questo articolo e sono felice. da pesarese tifo Brunetti. ha fatto di un teatro piccolo un vero gioiello anche di gestione. è giovane ma molto, molto scafato. soprattutto, quello che ha fatto l’ha ottenuto senza santi in paradiso, senza tessere, logge e prostituzioni varie… ma che cos’erano la Carmen e le Convenienze? E il Gianni Schicchi diretto da Mariotti? Posso dire anche un’altra cosa di Brunetti, che ha avuto il coraggio di non farsi mettere i piedi in testa dal centrodestra fanese. Non è vero quello che dice Odabella: l’amministrazione a Fano non lo ama. Quelle dell’articolo sembrano più le parole del Vice Presidente della Provincia di Pesaro e Urbino, Davide Rossi… Infatti Brunetti disse apertamente (sui giornali) che l’amministrazione voleva imporre un certo cliente portavoti come direttore artistico (e Brunetti, già ridotto a puro sovrintedente, chiese a Fiorenza Cedolins di aiutarlo e di dare la sua disponibilità gratuita… veramente gratuita). Non solo. Ebbe il coraggio di perseguire una linea molto chiara e coraggiosa dal punto di vista artistico, sul tema del travestitismo e della confusione di genere (Don Gregorio-Convenienze-Persone naturali e strafottenti con Luxuria e altro…) e c’era la testa e c’erano idee. Ma che cos’erano le Convenienze? Il balletto più bello dell’opera è quello di Fano con Paolo Bordogna sulle punte!

    • angelo says:

      certo certo….sappiamo tutti benissimo chi è Brunetti. basta chiedere all’agenzia di cantanti irici dove lavorava..stage door

      • Mario Ottimi says:

        questo, angelo, spiega molte cose… pensa che fano ora è diretta da virginio fedeli :-)) ma non ho sentito nessun giornalista, nessun critico che abbia tirato fuori due parole due contro questo strapotere (e conflitto di interessi) degli agenti. certo brunetti non nasce agente, e non credo tu voglia paragonarlo a fedeli… ribadisco la mia stima e penso che manterrebbe così spudoratamente i due incarichi, sarebbe in piena contraddizione con le lotte che ha fatto a fano. ma leggo nell’articolo che ora sarebbe a ferrara all’accademia bizantina. strano… sul sito dell’accademia non appare nulla! ultima nota: secondo me, dopo aver sentito parlare massimo zedda tante volte in tv, brunetti è quello più vicino per mentalità al sindaco di cagliari.

    • Brunetti non è adatto per Cagliari: è giovane, competente e titolato. Ma non ha apparentamenti politici e si sa che Zedda se non ha il marchio DOC non lo vuole. Del resto sarebbe il primo sovrintendente di livello da tanti anni al Lirico di Cagliari. Non lo credo possibile. Ha appena vinto il concorso come direttore della Accademia Bizantina e quelli sono concorsi veri, mica “manifestazioni pubbliche di interesse”. È anche finalista al Bando per il Regio di Parma, anche quello bando “vero”.
      Cosa ci fa al Lirico uno così?
      È uno che deve fare la grande carriera in teatri prestigiosi.

      • Stefano says:

        Eh no cari… Il concorso della Bizantina proprio non è stato un bando vero! Da prima si sapeva che sarebbe stato brunetti il prescelto. E a Parma NON ci sono finalisti… Con questo è chiaro solo un fatto: siete sponsor di Brunetti. Punto. Questa è turbativa d’asta!

        • Caro Stefano, purtroppo parli di cose che non sai. A Parma la prima fase del Bando si è conclusa con l’eliminazione di coloro che non rispondevano ai requisiti richiesti. L’eliminazione è avvenuta attraverso l’invio di raccomandate con ricevuta di ritorno. Poi sul fatto che Brunetti fosse già il prescelto, mi spiace ma evidentemente non sei dell’ambiente, o pensi di essere dell’ambiente, o sei uno che vorrebbe essere dell’ambiente.

          • angelo says:

            caro Mario…mi sa che tu non sei dell’ambiente! Io alla selezione della Bizantina c’ero…e non come candidato!

            • chiederò in mattinata chi fosse di preciso in commissione e capiremo allora chi è “angelo”. Rosy Tonucci da Ravenna

            • “Vedo i tuoi 500 milioni” da Regalo di Natale di Pupi Avati. Mi sa che ho capito chi sei… e chi volevi a tutti i costi!!! Hahahaha!!!!! Scommetto che se vinceva la tua proposta non protestavi. Ritenta, avrai maggior fortuna!!!!!!

              • caro angelo, o sei Valerio Tura o non sei nessuno: in commissione c’erano solo persone interne, unico esterno Tura che però è sempre stato un signore e 1) non scriverebbe mai qui oppure 2) si qualificherebbe nome e cognome come ho fatto io sopra. però visto, il tuo nome, ci siamo fatti un’idea, senza scomodare il buon Pupi Avati…

                • angelo says:

                  ….quanto tempo devi avere Rosy per correre ad informarti…e quanto devi tenerci…..e come non sapete nulla!

                  • angelo,tumagarivorrestiandareinpensioneepoinoncivaimai…iocisonoehomoltotempo.maquandosentopallonaricometetrovosiaeticorispondere…ciao!

  19. Che gelida manina, ti dda potzu callentai?
    Nara! Callenta-ti a sorri tua!

    • Efis su Santu portentosu! says:

      Troppo togo Bolognesi che scrive in campidanese standard e non nel suo bolognese (ovvero standard di Bolognesi!). Bravi diaici chi as cumprèndiu tui puru. 🙂

  20. Adbuster says:

    Riassumo Bolognesi su questo post:

    – Che gelida manina – birambai birambò –
    – Se la lasci riscaldar – birambai birambò –
    – la donna è mobile – birambai birambò
    – qual piuma al ventooooo – biraaaaaaambirò!

  21. @ Stefano: lo faccio da sempre e pago anche per te: ITALIANO!

    • Stefano says:

      Giro le tue considerazioni a tutti i cantanti lirici sardi che conosco: francesco demuro per primo al quale (come a i tanti altri – floris ad esempio) sono un nostro orgoglio… Certo bon il tuo!

  22. trojan says:

    Massimo Zedda, a incontrarlo nei corridoi del Comune, va in giro a dire “il sovrintendente del Lirico di Cagliari deve essere persona di mia assoluta fiducia e può essere anche una persona che non ha presentato il curriculum”.
    Zedda sa benissimo che il cda non ha il coraggio di mettersi contro di lui e sa che la formula della manifestazione di interesse gli permette di fare quello che vuole.
    Se credete alle farneticazioni di Odabella siete degli illusi.
    Il bando era solo fumo negli occhi.

  23. Per un mio giudizio più articolato si veda il link in basso con il mio blog. Aggiungo soltanto che–si è vero–la lirica è l’unica espressione musicale che non mi piace, ma soprattutto è costosissima e vede i Sardi unicamente come fruitori, oltretutto numericamente scarsi . Quindi, tutti quelli che pensano che spendere soldi per il sardo sia uno spreco, dovrebbero ammettere che la lirica è uno spreco molto maggiore: per il melodramma si spendono molte volte il misero 1% del bilancio che l’Assessorato alla Cultura destina alla limba. Il mio nazionalismo? Perché colonizzarci con la loro musicaccia orrenda non è colonialismo italiano? Oltretutto pagato a carissimo prezzo? Vogliono che importiamo la loro musica? Che se la paghino da se!

    • Stefano says:

      Pagati da te la tua! Ma perfavore!

    • Anonimo says:

      Ecco la leggina con la quale nell’anno domini 2003,
      la R.A.S. ha ha iper finanziato la petrol-lirica de Casteddu, molto di più di altre regioni
      anche più ricche della nostra.
      Capito il sistema? Lo Stato da 10 ed io RAS metto lo stesso.

      http://www.regione.sardegna.it/j/v/86?v=9&c=72&s=1&file=2003003

      Legge Regionale 29 aprile 2003, n. 3
      Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione (legge finanziaria 2003)

      Art.14
      Fondazione Ente lirico di Cagliari
      omissis
      “4 bis. Il contributo annuo alla Fondazione Teatro Lirico di Cagliari è determinato in misura non inferiore allo stanziamento a carico del Ministero per i beni e le attività culturali, previsto dal Fondo unico per lo spettacolo. Per l’anno 2003 tale contributo è determinato in euro 10.200.000 (UPB S11.069 – Cap. 11314).”.
      omissis

    • Bruno Ghiglieri says:

      Le fornisco alcune parole chiave con cui divertirsi su google e scoprire che: a) l’equazione lirica-spreco è un trito luogo comune; b) la presunta estraneità dei sardi alla produzione e fruizione della musica operistica (e “colta” in genere) è una baggianata colossale: 1) modello tedesco; 2) Luigi Pestalozza; 3) teatri di Reggio Emilia. 4) Luigi Canepa; 5) Giovanni Battista Dessy; 6) Gavino Gabriel; 7) Ennio Porrino; 8) Renato Fasano; 9) Diorama della musica in Sardegna; 10) Franco Oppo – Eleonora d’Arborea. Ma il gioco potrebbe continuare a lungo. Per comprendere invece che la musica colta (ma anche il jazz e la popular music) appartengono a tutta l’umanità, su google c’è solo l’imbarazzo della scelta: io le suggerisco i primi nomi che mi vengono in mente: non musicologi (sarebbe troppo facile, faccio un’eccezione giusto per Quirino Principe e il menzionato Pestalozza) ma scrittori come Marguerite Yourcenar e Thomas Mann. Il resto lo faccia lei. Capirà (spero) molte cose. Non a caso a Barcellona, cuore della Catalogna, esistono sale da concerto e un teatro come il Liceu dove si fanno colonizzare molto volentieri. Ma in fatto di vera autonomia ci mangiano la pastasciutta in testa. O forse la paella alla catalana. P.S. Nel suo blog dice di amare Rossini e detestare Wagner. Ha provato con Mozart? Ossequi.

  24. naturalmente odabella gode di tutta la nostra fiducia… come batman, superman e thor…. hulk no, troppo irascibile. questo è bel giornalismo.

    • Nel bel giornalismo (ma sarebbe più opportuno e corretto definirlo “buono” e non “bello”) le fonti devono essere tutelate, anche se si fanno chiamare Odabella e Uomo Ragno. Lo sostengono la deontologia e il diritto. Invece per lei che cosa significa buon giornalismo?

  25. De Ghisciu says:

    Zedda sceglierà il meglio

  26. Anonimo says:

    Per il Lirico di Cagliari ci vuole un manager puro con competenze di controllo di gestione e conoscenze economiche,che abbia anche capacita’ di organizzare e gestire gli eventi di un Teatro importante. Un manager vero e fuori dal solito giro dei raccomandati….Se tra i candidati c’è un profilo cosi’ , Zedda farebbe bene a nominarlo .

    • Stefano says:

      Nessun esperimento con gente che mai hai messo piede in un teatro lirico, per carità! Guardate quanto hanno lavorato in termini di alzate di sipario i teatri nei quali sono stati questi signori, mettete vicino i costi delle stagioni e i numeri di spettatori. Se il pubblico è cresciuto, si è risparmiato e si è incrementata l’attività vuol dire che hanno lavorato bene…non ci sono altri parametri di giudizio

  27. Per riallineare il Teatro di Cagliari al livello dei maggiori Teatri Italiani ci vuole un manager di consolidata e comprovata esperienza artistico/economica e la Spocci è l’unica a non aver mai lasciato un bilancio in rosso ed essere riuscita nel contempo a realizare programmi di largo spessore artistico/culturale:
    Lei fa il Teatro per passione, con competenza e cuore!
    Mario

  28. Pingback: Per la colonizzazione petrollirica i soldi già li trovano! | Bolognesu

  29. Una Cagliaritana di nascita, tutti gli altri Italiani. Ecco qui spiegato nel modo più chiaro quanto l’Ente Petrollirico serva a colonizzare culturalmente la Sardegna. La lirica ci è estranea, ma per questi soldi buttati per far indossare pellicce e parure alle madame, non dicono: “Abbiamo altro a cui pensare!”. Ma se spendessero qui tutti quei soldi per la limba, si caverebbero la fossa da soli: nel giro di una generazione avremmo in Sardegna una classe dirigente completamente nuova.

    • Sovjet says:

      Non capisco il senso di questo commento. Cosa significa: “la lirica ci è estranea”? Quindi ci è estranea anche la musica classica, il jazz, la scultura – ad eccezione dei bronzetti e dei giganti di Monti Prama – l’archittettura, eccetto i nuraghe, le domus de janas e qualcos’altro.
      Mi spieghi meglio perché forse sono io che non capisco.

    • Bruno Ghiglieri says:

      Mi perdoni Bolognesi, ma che la lirica e la musica sinfonica “ci siano estranee” è solo una sua personale, discutibile opinione. La storia culturale cagliaritana (e non solo) racconta ben altro. E mi creda: Mozart, Brahms e Verdi non sono affari riservati solo alle madame impellicciate, verso le quali nutro la sua stessa antipatia. Esiste un patrimonio culturale europeo (di cui la musica fa parte a pieno titolo) che appartiene anche ai sardi.

    • Acronotau says:

      leggendo queste cose divento fan di Gabriele Ainis…

      • senzasenzo says:

        Scusate l’OT, qui si dice chiaramente che il metro per misurare il valore dell’arte e della sua cultura è quindi la sardità. Secondo me con questo post Bolognesi chiarisce a perfezione l’essenza del nazionalismo.

  30. Reblogged this on Costruire Su Macerie and commented:
    Qualcosa trapela. Nomi, per esempio.

  31. Ma sarà davvero Zedda a esaminare questi curriculum? Ma ita ci cumprendiri de lirica?

  32. Conversàno says:

    Eleonora Pacetti, ricordatevi questo nome.
    Vista dalla terra di Puglia le schede di Odabella sono abbastanza attendibili, visti i quattro nomi che conosco in quella lista. Ma manca qualche passaggio.
    Qui a Bari sappiamo tutti che è l’ambiente del nostro governatore a guidare le scelte di Zedda sul teatro di cagliari.
    Vi sfugge il fatto che Zedda non poteva licenziare Di Benedetto perché questo aveva preso come consulente artistico Alberto Triola, l’uomo di Vendola in Puglia per la lirica. Triola fu messo da Vendola al Festival di Martinafranca e proprio da lì venivano le produzioni andate in scena a Cagliari.
    Triola era anche stato messo da Tutino (uno dei candidati) alla Scuola dell’Opera di Bologna che a Cagliari ha fornito i cantanti/studenti per la stagione ultima.
    Insomma, se non si dovesse candidare Triola, si candida Tutino, se non dovesse andare con Tutino, allora si proverà con Eleonora Pacetti.
    Chi è? direte voi.
    È stata la segretaria di Triola alla Scuola dell’Opera ed è molto ambiziosa, anche se non ha avuto esperienze gestionali di nessun genere. Ma è una fedele a Vendola e quindi è stata messa qualche giorno fa come casting manager del Petruzzelli.
    Non mi stupirei di trovare il suo nome tra le candidature perché è perfetta:
    – è una donna e così Zedda può fare una bella figura nazionale
    – è una novellina che quindi può essere teleguidata da Triola e da Tutino

    Io lancio il mio pronostico: Eleonora Pacetti sarà il prossimo sovrintendente di Cagliari.
    Fra quelli che ho letto ci sono troppi tecnici competenti perché Zedda li nomini.

    Se avrò ragione voglio un comitato d’accoglienza in sardegna all’aeroporto quando arrivo il 2 agosto per le vacanze.

  33. P.S. Dimenticavo la Spocci. Ma è troppo “tecnocratica”…

  34. Di questa rosa di nomi si salvano solo Brunetti e Vaccari. Chi proviene da teatri di prosa o vanta curriculum “borderline” come Miccichè non ha le competenze necessarie in ambito lirico-sinfonico. Se fossi Zedda sceglierei Brunetti senza esitazioni, perché è giovane, non ancora entrato nel giro grosso e perché saprebbe coniugare esperienza e capacità di innovazione. Ma temo che Zedda, totalmente sprovveduto in materia e dunque sensibile ai richiami dei cattivi consiglieri, faccia una scelta sbagliata. E allora: apocalypse now! :-O

  35. lupoalberto says:

    ma daiiiii!!!!! ma che roba è?

  36. ZunkBuster says:

    Se arriva Canonici mica si porterà dietro anche Enzo Ghinazzi in arte Pupo …. 😀

    • lupoalberto says:

      no si porta dietro il principe…che essendo un Savoia qualche diritto sulla Sardegna ce l’ha!

  37. Acronotau says:

    Marcello Lippi, Sovrintendente.
    Luciano Moggi, Direttore Amministrativo…

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