Politica / Sardegna

Chiaro, semplice, alla portata di tutti: il programma del partito greco Syriza è un modello per il centrosinistra italiano. E per quello sardo

Ecco, questo è un programma elettorale che mi piace: chiaro, semplice, articolato per punti, alla portata di tutti. Certo, ogni proposta necessita di ulteriori approfondimenti, ma è di per sé abbastanza chiara ed esaustiva. Peccato che non siamo in Italia ma in Grecia. Infatti quello che vi propongo è il programma del partito Syriza, il partito della sinistra, il secondo più votato alle recenti elezioni politiche (e ringrazio l’amico Pino per avermelo segnalato, è pubblicato sul sito di Rifondazione).

Quello che vi chiedo non è certamente di commentare le proposte riassunte nei quaranta punti, ma di riflettere sull’opportunità che alle prossime elezioni politiche e regionali il centrosinistra adotti un programma di questo genere, cioè agile, articolato per punti e comprensibile a tutti. E, visto che ci siamo, vi chiedo di iniziare a indicare i vostri punti programmatici, sia per il governo nazionale che per quello regionale. Buon divertimento!

***

1. Realizzare un audit del debito pubblico. Rinegoziare gli interessi e sospendere i pagamenti fino a quando l’economia si sarà ripresa e tornino la crescita e l’occupazione.

2. Esigere dalla Ue un cambiamento nel ruolo della Bce perché finanzi direttamente gli Stati e i programmi di investimento pubblico.

3. Alzare l’imposta sul reddito al 75% per tutti i redditi al di sopra di mezzo milione di euro l’anno.

4. Cambiare la legge elettorale perché la rappresentanza parlamentare sia veramente proporzionale.

5. Aumento delle imposte sulle società per le grandi imprese, almeno fino alla media europea.

6. Adottare una tassa sulle transazioni finanziarie e anche una tassa speciale per i beni di lusso.

7. Proibire i derivati finanziari speculativi quali Swap e Cds.

8. Abolire i privilegi fiscali di cui beneficiano la Chiesa e gli armatori navali.

9. Combattere il segreto bancario e la fuga di capitali all’estero.

10. Tagliare drasticamente la spesa militare.

11. Alzare il salario minimo al livello che aveva prima dei tagli (751 euro lordi al mese).

12. Utilizzare edifici del governo, delle banche e della chiesa per ospitare i senzatetto.

13. Aprire mense nelle scuole pubbliche per offrire gratuitamente la colazione e il pranzo ai bambini.

14. Fornire gratuitamente la sanità pubblica a disoccupati, senza tetto o a chi è senza reddito adeguato.

15. Sovvenzioni fino al 30% del loro reddito per le famiglie che non possono sostenere i mutui.

16. Aumentare i sussidi per i disoccupati. Aumentare la protezione sociale per le famiglie monoparentali, anziani, disabili e famiglie senza reddito.

17. Sgravi fiscali per i beni di prima necessità.

18. Nazionalizzazione delle banche.

19. Nazionalizzare le imprese ex-pubbliche in settori strategici per la crescita del paese (ferrovie, aeroporti, poste, acqua …).

20. Scommettere sulle energie rinnovabili e la tutela ambientale.

21. Parità salariale tra uomini e donne.

22. Limitare il susseguirsi di contratti precari e spingere per contratti a tempo indeterminato.

23. Estendere la protezione del lavoro e dei salari per i lavoratori a tempo parziale.

24. Recuperare i contratti collettivi.

25. Aumentare le ispezioni del lavoro e i requisiti per le imprese che accedano a gare pubbliche.

26. Riformare la costituzione per garantire la separazione tra Chiesa e Stato e la protezione del diritto alla istruzione, alla sanità e all’ambiente.

27. Sottoporre a referendum vincolanti i trattati e altri accordi rilevanti europei.

28. Abolizione di tutti i privilegi dei deputati. Rimuovere la speciale protezione giuridica dei ministri e permettere ai tribunali di perseguire i membri del governo.

29. Smilitarizzare la guardia costiera e sciogliere le forze speciali anti-sommossa. Proibire la presenza di poliziotti con il volto coperti o con armi da fuoco nelle manifestazioni. Cambiare i corsi per poliziotti in modo da mettere in primo piano i temi sociali come l’immigrazione, le droghe o l’inclusione sociale.

30. Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per migranti.

31. Facilitare la ricomposizione familiare dei migranti. Permettere che essi, inclusi gli irregolari, abbiano pieno accesso alla sanità e all’educazione.

32. Depenalizzare il consumo di droghe, combattendo solo il traffico. Aumentare i fondi per i centri di disintossicazione.

33. Regolare il diritto all’obiezione di coscienza nel servizio di leva.

34. Aumentare i fondi della sanità pubblica fino ai livelli del resto della Ue (la media europea è del 6% del Pil e la Grecia spende solo il 3).

35. Eliminare i ticket a carico dei cittadini nel servizio sanitario.

36. Nazionalizzare gli ospedali privati. Eliminare ogni partecipazione privata nel sistema pubblico sanitario.

37. Ritiro delle truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani: nessun soldato fuori dalle frontiere della Grecia.

38. Abolire gli accordi di cooperazione militare con Israele. Appoggiare la creazione di uno Stato palestinese nelle frontiere del 1967.

39. Negoziare un accordo stabile con la Turchia.

40. Chiudere tutte le basi straniere in Grecia e uscire dalla Nato.

 

54 Commenti

  1. Pingback: Grillo si fa capire, il centrosinistra no! Perché il Pd e Sel snobbano la lezione di Luciano Lama e Syriza? - vitobiolchini

  2. A. Solutorio says:

    Ecco il mio programma per la sinistra sarda.

    1 – Abolizione del suffragio universale e accesso ai seggi solo con la “tessera dell’elettore”.
    2 – La “tessera dell’elettore” si ottiene solo tramite un esame durante il quale il candidato deve dimostrare di avere minime e basilari cognizioni di educazione civica: dagli organi nazionali fino a quelli locali.

    Non si capisce come mai per guidare una cazzo di macchina bisogna dimostrare di essere contemporaneamente: un ingegnere, Amarettu e un giudice amministrativista, mentre per eleggere gli amministratori locali e nazionali qualsiasi deficiente e ignorante può fare i danni che vuole.

    • Sovjet says:

      In effetti, basterebbe Amarettu! Mi sa che sarà la mia seconda proposta per le primarie del centrosinistra!

    • Sarebbe fantastico. Levare agli ignoranti la possibilità di far danni. Questo E’ l’uovo di Colombo. O, letto in altri termini, eliminare dal gioco gli ignoranti. Dove devo firmare?

  3. Anonimo says:

    In considerazione della gravità del momento immagino un PROGRAMMA da costruire con procedure di consultazione e condivisione, aperto , oltre i consueti recinti, per una sorta di GOVERNO DI SALVEZZA NAZIONALE SARDA.Gli elettori che sottoscrivono il programma partecipano a PRIMARIE DI COALIZIONE A DOPPIO TURNO CON BALLOTAGGIO fra i due più votati.
    Provo a suggerire alcuni punti ( da tradurre poi in linguaggio semplice,chiaro e alla portata di tutti) sui temi delle RIFORME ISTITUZIONALI:
    -REGOLAMENTAZIONE CARICHE PUBBLICHE E PARTITI basata sulla ineleggibilità per conflitti di interesse. DIVIETO DI esercizio di professioni o mestieri durante il mandato.
    -MISURA DELLE INDENNITA indicata nel programma con previsione di una quota variabile collegata ai risultati dell’azione di governo e opposizione
    -CONSIGLIO REGIONALE snello(50 consiglieri eletti su base regionale a doppio turno)
    -CONSIGLIO DELLE AUTONOMIE con maggiori competenze, con presidente eletto in occasione delle regionali e componenti con elezione di 2 grado su base di area vasta.
    -REFERENDUM deliberativo per la scelta della FORMA DI GOVERNO fra PREMIERATO/CANCELLIERATO (con sfiducia costruttiva e poteri di 1 MINISTRO)
    E PRESIDENTE A ELEZIONE DIRETTA ( con elezioni consiliari distinti e a modello americano in caso di riforma dello Statuto)
    -MINI RIFORNA DELLO STATUTO CHE sposti alla STATUTARIA la libera scelta fra forme di governo,l’allocazione del potere regolamentare,l’organizzazione dei livelli di governo locali ..
    – POTENZIAMENTO DELLE COMPETENZE ESCLUSIVE, dell’autonomia fiscale (imposizione,riiscossione, esenzione e zona franca) dei rapporti di DIRITTO INTERNAZIONALE, comunitario e transfrontaliero (mediterraneo).

  4. Roby 59 says:

    A me sembra che a leggere tutti in commenti e le proposte fatte a questo articolo la maggior parte dei punti messi a programma fossero già stati proposti e in gran parte realizzati da qualcuno negli anni scorsi,……ora non ricordo bene chi…..,ma mi sembra che molti frequentatori di questo blog, che ora propongono detti punti programmatici, ritengano quell’esperienza negativa e da non ripetere!!
    ….aaa ora mi sono ricordato…..MEGLIO SORU

    • Sovjet says:

      Infatti il problema di Soru non era di immaginazione, ma di realizzazione…grazie, abbiamo già dato!

      • Roby 59 says:

        Forse hai la memoria corta non è stata solo immaginazione….

        • Sovjet says:

          Dispiace più a te che a me, ma purtroppo ho memoria lunga e cognizione di causa…

          • Sovjet says:

            Lapsus freudiano… 🙂 Scherzi a parte, mi piacerebbe credere che Soru possa fare più di quello che ha fatto, ma purtroppo in questi anni all’opposizione non ha dimostrato di avere la tempra del politico, né la capacità di costruire attorno a sé consenso che vada oltre i suoi fan (e una persona che ha carisma, ma non basta). È capace di visione, ma ha limiti enormi nella realizzazione concreta dei progetti, che necessitano di pazienza, tempo e fatica. Ottimo nella fase “destruens”, carente in quella “costruens”.
            “Muratore” incapace di essere “giardiniere”, nel senso in cui B. Akunin dà nel suo “Gambetto Turco”:
            “Purtroppo, Varvara Andreevna, uno Stato non è una casa, ma piuttosto un albero.
            Non viene costruito, ma cresce da sé, assoggettato alle leggi della Natura, ed è una cosa lunga.
            Non ci vuole il muratore, ma il giardiniere.”

  5. Callaghan says:

    Pourquoi pas? Mi ci butto anche io (anche se a 40 non ci arrivo!):
    1) Riforma della Regione: 8 assessorati, riduzione dei consiglieri regionali, riduzione delle Direzioni generali e dei Servizi (inteso come unità organizzative, attenzione), riforma degli Enti strumentali o Agenzie (max 1 per assessorato), marcata separazione delle funzioni tra indirizzo politico e amministrazione (no spoil system), riforma degli Enti locali (le Regione programma e controlla, gli Enti locali eseguono ovviamente dotati del soldo), riduzione ai minimi termini delle società in house (solo quando c’è fallimento del mercato, cioè BIC, SFIRS, Sardegna IT, Carbosulcis, IGEA e compagnia cantante: a casa), abolizione degli enti inutili (consorzi industriali, consorzi di bonifica, comunità montane)
    2) Programmazione dei fondi comunitari basata sul principio di concentrazione: ci si assume la responsabilità di scegliere 2/3 obiettivi e si investe solo su quelli. Di conseguenza: stop al finanziamento a pioggia di microprogetti per far contenti tutti
    3) Massiccio rilancio degli investimenti pubblici su 4 direttrici: strade, ferrovie (obiettivo doppio binario), portualità commerciale e informatizzazione (leggi banda larga, anzi larghissima, anzi di più)
    4) Zona franca nel porto canale di Cagliari. Lo so che se ne parla da secoli ma a mio parere è fondamentale. E ovviamente deve essere unica (le micro zone franche sono inutili e irrealizzabili)
    5) Istruzione, scolarizzazione, lotta all’abbandono scolastico, università e ricerca. In una parola: conoscenza. Se non formiamo teste pensanti non andiamo da nessuna parte. La proposta ovviamente sarebbe complessa e articolata. Ne dico solo una minima parte, rilancio del Master&Back la dove il “back” può essere: niente (e non ci sarebbe nulla di male), inserimento in azienda privata (non pubblica altrimenti si crea precariato a TI), finanziamento di un progetto di ricerca, incentivo allo start-up di un impresa o partecipazione al suo capitale inziale (sul modello degli spin-off), varie ed eventuali (ditemi voi)
    6) Riforma della sanità: introduzione e affermazione del principio dei costi standard e relativo monitoraggio e controllo, riduzione delle ASL (spesa corrente), reale informatizzazione dei servizi e nuovi investimenti in ospedali pubblici e in generale nei servizi pubblici (spesa per investimenti). Approccio critico alla sanità privata, cioè ti finanzio solo se mi dai un reale valore aggiunto e sappi che ti conto il peli nel culo e se i conti non tornano vai a casa.
    Ce ne sarebbe ancora (ambiente, turismo, trasporti, agricoltura) ma penso di avervi annoiato abbastanza. Ciao

  6. Sovjet says:

    1) Leggi regionali più chiare. Niente richiami criptici ad altre norme ma riscrittura totale del testo accanto al riferimento. Fine della stratificazione normativa per cui permangono norme contradditoria, l’ultima vale e abroga tutte le altre in tutto rispetto al tema normato. Indicazione in norma degli obiettivi quantificabili, dei soggetti pubblici chiamati ad applicare al norma, i tempi di applicazioni, le risorse disponibili, gli indicatori di risultato e le sanzioni per la mancata applicazione della norma. Ogni norma deve poter essere verificata nella sua efficacia. Il modo credo ci sia.
    2) servizi per il lavoro dotati di personale stabile, competente, costantemente formato. Oggi moltissimi interventi a valere sul fondo sociale europeo passano per l’attività dei servizi per il lavoro. In Sardegna, passati poco meno di dieci anni dall’inizio della sperimentazione e a quasi sette anni dalla L.R. 20/2005 che istitusce i centri servizi per il lavoro, ci sono ancora oltre 300 operatori precari.
    3) elaborazione di un progetto industriale per l’isola per a) individuare tutte le attività a rischio presenti in Sardegna palesemente antieconomiche perché impegnate in settori maturi e facilmente delocalizzabili con definizione di “piani di dismissione” gestiti.
    4) Investimenti pubblici (non è vero che non ci siano risorse, la Sardegna ha più risorse di quanto attualmente sia in grado di spenderne) in settori produttivi non ancora sfruttati (una letturina del volume “Oceano blu”, con tutte le cautele, può essere utile per capire l’approccio.
    5) promozione della “restoration economy”, sul recupero urbano e ambientale: favorire la nascita di “un’industria della bonifica” e delle tecnologie connesse in collaborazione con le università utilizzando le molte aree inquinate come campo di sperimentazione; moratoria sul consumo di territorio e blocco delle nuove costruzioni e recupero dell’esistente. Interventi sull’edilizia privata per garantire un livello minimo di efficienza energetica agli edifici.
    6) investimenti sulle energie alternative, attraverso piani regionali specifici e contrattazione centralizzata sull’uso del territorio: il comune di 500 abitanti non può negoziare direttamente con una multinazionale dell’energia.
    7) “saturazione” del settore agroalimentare attraverso la riduzione della filiera produttore-consumatore. Non si arriverà all’autosufficienza alimentare, ma dovrebbe essere promosso in tutti i modi il consumo di produzioni locali.
    8) la Sardegna ha spazio, clima e tranquillità per l’insediamento di centri di ricerca pubblici e privati. Una infrastrutturazione da questo punto vista potrebbe creare condizioni favorevoli per l’insediamento…per esempio la banda larga gratuita per tutti (ci costerebbe meno che importare imprenditori improvvisati a salvare industrie decotte).
    9) amministrazione regionale. Rinnovamento degli organici: una pubblica amministrazione che funziona ha bisogno di giovani di valore. Misure di invecchiamento attivo, dove il lavoratore in servizio a 3/5 anni dalla pensione è affiancato da un giovane neoassunto. La misura potrebbe essere finanziata abolendo del tutto il lavoro straordinario e utilizzando il monte ore per nuove assunzioni.
    10) amministrazione regionale. Adottare un approccio organizzativo per obiettivi fortemente orientato ai risultati. Chiara definizione dei piani annuali di attività, con definizione di obiettivi realistici,, indicatori di performance, risorse necessarie per il raggiungimento degli stessi obittivi. La retribuzione di risultato per i dirigenti e di rendimento per il personale n.d. deve dipendere esclusivamente dal raggiungimento degli obietti. Sotto una certa soglia di performance salta il dirigente…
    11) istituzione, mi pare ci sia in Spagna qualcosa di simile, di una agenzia che si occupi del personale regionale. Nello specifico: si occupi di selezionare il personale esclusivamente attraverso pubblici concorsi che individuino i più adatti a svolgere le funzioni e non a rispondere semplicemente ai test; si occupi della formazione continua del personale; svolga una funzione di “agenzia interinale interna”, con personale proprio che interviene quando le dotazioni organiche delle singole strutture non sono sufficienti per sbrigare i compiti affidati; assista le strutture nella ridefinizione degli assetti organizzativi, nell’analisi dei flussi di lavoro, nella ridefinizione qualitativa (professionalità e competenze) e quantitativa (numero per categoria) delle dotazioni organiche.
    11) il vello d’oro teniamocelo perché pare sia un bene rifugio, ma le colonne d’Ercole che siano date in custodia a Sergio Frau!

    • Acronotau says:

      Sovjet, rispetto al punto 11a), l’Agenzia ce l’abbiamo già: è l’Agenzia Regionale per il Lavoro! …per il lavoro di chi lavora all’Agenzia per il Lavoro

      • Anonimo says:

        L’Agenzia regionale per il lavoro ha altre funzioni, specificate in legge, la n.20 del 2005 (quella più disattesa). Ti cito l’articolo così sarai nelle condizioni di apprezzare le differenze rispetto a quanto da me proposto, che invece è più diretta alla selezione, formazione e sviluppo delle risorse umane presenti nella pubblica amministrazione. Le possibilità di sviluppo di questa regione, così come di tutte le altre, passano per una pubblica amministrazione funzionale ed efficiente. Le organizzazioni non funzionano da sole, ma grazie alla qualità di chi ci lavora, che quindi deve essere perseguita e sviluppata.
        Se poi vogliamo parlare dell’agenzia regionale per il lavoro, non bisogna confondere lo strumento col modo in cui è usato: non sceglie l’agenzia di occuparsi di tirocini, di pip, di master and back, di ammortizzatori sociali e quant’altro. Sono funzoni che le vengono affidate e che l’agenzia svolge con risultati e tempi che hanno pochi eguali all’interno dell’amministrazione. Basta andare a verificare davvero invece di sparare cazzate senza avere nessuna cognizione di causa e magari neppure sapere cos’è una procedura amministrativa.

        L.r. n.20/2005 – art. 15 “Agenzia regionale per il lavoro ”

        1. È istituita l’Agenzia regionale per il lavoro, con sede a Cagliari, quale organismo tecnico della Regione dotato di personalità giuridica pubblica, di autonomia organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile e di proprio personale; le funzioni e le attività dell’Agenzia sono esercitate in conformità della programmazione e degli indirizzi regionali.
        2. L’Agenzia regionale per il lavoro svolge compiti di assistenza tecnica e di monitoraggio delle politiche del lavoro a supporto dell’esercizio delle funzioni della Regione e delle province, collaborando al raggiungimento dell’integrazione tra i servizi per il lavoro e le politiche attive del lavoro, nel rispetto delle attribuzioni spettanti alle province e alla Commissione regionale per i servizi e le politiche del lavoro.
        3. In particolare l’Agenzia:
        a) cura, all’interno del sistema informativo regionale, la gestione delle informazioni e delle banche dati dei servizi per il lavoro; b) cura il monitoraggio sulla mobilità interprovinciale, interregionale, nazionale e comunitaria;
        c) svolge tutti gli altri compiti finalizzati alla qualificazione e sviluppo del sistema regionale per il lavoro ad esso affidati dalla Giunta regionale;
        d) svolge funzioni di osservatorio regionale nel mercato del lavoro, consistenti in attività di rilevazione statistica, documentazione, ricerca e studio in materia di lavoro.
        4. L’Agenzia è autorizzata a svolgere, su richiesta di soggetti pubblici o privati, servizi non istituzionali con oneri a carico dei richiedenti. 5. Il regolamento generale dell’Agenzia viene approvato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta formulata nel quadro della concertazione con la Commissione provinciale di cui all’articolo 8. 6. L’Agenzia regionale per il lavoro assume il ruolo, i compiti, le funzioni e il personale della Agenzia del lavoro di cui alla legge regionale n. 33 del 1988. 7. L’Agenzia regionale per il lavoro, nell’esercizio delle sue funzioni, può operare in collaborazione con le Università e con qualificati organismi di ricerca pubblici e privati, in regime di convenzione.

  7. Questi sono gli articoli che mi piacciono di più !

    Mi cimento pure io

    1. Risparmio energetico. >>> Abbattimento consumo combustibili fossili, implementazione utilizzo eolico, solare e fotovoltaico. Piano per produzione biocombustibili, per produzione biogas e per energia da biomasse; piano per energia “eolica” sottomarina. Illuminazione notturna e della P.A. a basso consumo energetico.

    2. Piano per il cibo. >>> incentivo al consumo di prodotti locali, filiera corta, bypassare la grande distribuzione con mercati che collegano produttore e consumatore. Sostenere il progetto “Adotta il tuo orto”

    3. Sistema integrato di raccolta e riciclo rifiuti >>> Costruzione centri di riciclaggio (1 ogni 150.000 ab circa) con tecnologia sul modello di Vedelago. Sostenere la creazione di aziende che lavorano il materiale prodotto dai centri di riciclo, per la produzione di arredi urbani, arredi per la P.A., arredi per esterni. Utilizzo del materiale granulare in edilizia, in sostituzione alla sabbia di cava.

    4. Costruzione di una centrale nucleare >>> ebeee ! stavo scherzando. Era per vedere se siete attenti.

    5. Utilizzo software FLOSS nella P.A. (a parte software specifici di cui non esiste una versione open). Esempi: linux, open office, skype. Il risparmio può essere indirizzato a livello locale, per la progettazione e sviluppo di nuovi software. Utilizzo cloud computing nella P.A.

    6. Copertura ADSL totale

    7. Incentivi all’acquisto e ristrutturazione di abitazioni nei centri storici. Disincentivi alla costruzione di nuove abitazioni in periferia. Definizione della classe C della provincia di Bolzano come livello massimo di consumi per la concessione delle licenze edilizie relative sia alle nuove costruzioni, sia alle ristrutturazioni di edifici esistenti.

    8. Insegnamento lingua inglese dall’asilo. Dotazione tecnologica per scuole elementari, medie inferiori e superiori. (lavagne interattive, collegamento alla rete internet, possibilità per lo studente di salvare la lezione e rivederla a casa)

    9. Abolizione delle province, passaggio competenze ai comuni ed alla regione.

    10. Piano industriale regionale, riconversione impianti dismessi.

  8. Me ne basterebbero 5 per la Sardegna:
    1. Lotta all’evasione e al lavoro nero
    2. Dismissione immediata dei poli industriali
    3. Riqualificazione dei lavoratori dei poli industriali dismessi con politiche d’impresa in forma cooperativa nei settori agropastorale e artigianale
    4. Finanziamenti a Università e Ricerca
    5. Per i punti 2, 3 e 4 creazione di strumenti legislativi di tutela e di sviluppo del patrimonio isolano nel lungo periodo: basta col pensare ai 5 anni della propria legislatura, ci vuole un new deal che ci proietti nel futuro pensando a cosa vogliamo essere tra 20, 30, 50 anni.

  9. Anonimo says:

    Alcune proposte integrative:

    – Dichiarare guerra a Troia e recuperare Elena;
    – Ricostruire il Colosso di Rodi;
    – Ritrovare l’esercito perduto di Alessandro;
    – Rivincere gli europei di calcio;
    – Finire la tela di Penelope;
    – Completare la demolizione del Partenone;
    – Restituire il vello d’oro;
    – Ripascere l’istmo di Corinto;
    – Dare un cavallo all’Auriga;
    – Trovare le Colonne d’Ercole e consegnarle a Sergio Frau;
    – Ripopolare l’isola di Lesbo;
    – Baciare sul collo il Minotauro;
    – Spezzare le reni alla Germania;
    – Vendere alla Pepsi la ricetta dell’autentica cicuta socratica;
    – Brevettare il fuoco greco, il pianto greco, e metà della lotta greco-romana;
    – Usare l’alfabeto latino;
    – etc. etc. etc.

    • ahahahahahahahahah

    • Non è che volessi restare anonimo: mi è solo scappato.

      Comunque, quelle erano proposte integrative per la Grecia; passiamo alle proposte per la Sardegna:

      – A far data da …. ogni intervento di edificazione o trasformazione, sul territorio della Sardegna e delle isole minori (a scanso di equivoci), dovrà rispondere – ed essere conseguentemente certificato – a criteri di qualità ISO … .
      Pertanto, capitali, maestranze, processi, materiali, progettisti, direttori, discariche etc etc dovranno essere a loro volta certificati;
      – I materiali usati (e, se possibile, tutto il resto) dovranno rispondere in generale al criterio dell’accorciamento della filiera (Km zero); meglio un materiale locale (sempre certificato, comunque) che un materiale di primaria ditta Neozelandese;
      – La Regione dovrà provvedere a costituire presìdi (non prèsidi) per la certficazione e l’abilitazione di tutti i fattori di produzione (umani compresi), da iscriversi in appositi albi continuamente aggiornati, on line: grande, quindi, il lavoro indotto, ma grande anche la visibilità della “qualità sarda”;
      – Bisognerà costituire, in base al principio “pensa globale, agisci locale”, un criterio di valutazione non autoreferenziale, per rendere assolutamente (in assoluto) competitivi i fattori certificati come su detto (leggi Made in Sardinia come Swiss Made);
      – Bisognerà assolutamente bloccare l’esportazione delle Colonne d’Ercole prodotte in Sardegna, ancorchè certificate, marcando stretto Sergio Frau, che sembra in trattative con la Grecia tramite un Neoplatonico, per di più Gnostico;

      etc. etc. etc.

      • ZunkBuster says:

        Campus, si parla di programmi, non del copione per un altro remake di “Amici Miei” 😀

        • Come diceva Aristotele, nella Poetica, a proposito dell’ Odissea (sintetizzo): “… Ulisse va in gerra, cerca di tornare, affronta rogne varie, arriva alla sua isola, trova la moglie nei pasticci, e via di seguito; questa è la storia, il resto è poesia…”

  10. luca m. says:

    Mi sembra il programma giusto per perdere le elezioni, così come le ha perse siryza in Grecia. Anche se biolchini preferisce dire che è il secondo partito del paese ellenico! Il secondo perché ha perso le elezioni! E io mi considero di sinistra…ma non così a sinistra!

  11. Non del tutto d’accordo solo sui passaggi in cui si parla di “nazionalizzare” i servizi, non tutti lo richiederebbero. C’è caso e caso. Aggiungerei a tale riguardo una nostra proposta che ha già trovato l’apprezzamento di Fortza Paris e di Altroconsumo Sardegna (indipendentisti statalisti ancora non pervenuti): http://www.sanatzione.eu/2012/06/comunicato-u-r-n-sardinnya-fortza-paris-lisola-si-difenda-con-un-antitrust-sardo/

  12. ZunkBuster says:

    Sulla lingua sarda, dovremmo avere consapevolezza che, oltre a trattarsi di un problema identitario e di civiltà, potrà creare parecchio indotto. Chiunque vorrà lavorare in Sardegna e continuare a farlo, almeno nel settore pubblico, dovrà impratichirsi o aggiornarsi con la lingua, e ciò creerà un indotto di posti di lavoro necessari per assicurare il necessario insegnamento, pubblico o privato. Inoltre, forse riusciremmo finalmente a buttare a mare, metaforicamente, la pletora di funzionari siciliani, calabresi, campani etc. che vengono calati in Sardegna dall’alto. Si chiede che gli extracomunitari dimostrino di adattarsi alla nostra “civiltà”, a maggior ragione questo deve esigersi da parte di chi ha la cittadinanza italiana, rispetto a una regione come la nostra che ha un retroterra “sovrano” e nazionale millenario. Leggeremo poi le solite supercazzole sulla L.S.U., ma io credo che anche senza forzature sull’unificazione dell’ortografia, campidanese e logudorese abbiano, nelle varianti più “colte”, un grado di mutua intelleggibilità e di comunanza grammaticale sufficiente per essere insegnate insieme. Non ricordo il giorno esatto, forse lo ricorderà Biolchini per motivi di lavoro, ma su Radio Rai tornando da lavoro ogni tanto ascolto la parte finale di una trasmissione nel corso della quale si dialoga tranquillamente sia in campidanese che in logudorese, senza che nessuno mai chieda di tradurgli quello che l’altro sta dicendo.

    • Daniele Addis says:

      Concordo, si tratta di un principio di semplice buonsenso, nemmeno nazionalista. Lo usano con successo baschi e catalani e le loro economie sono le più forti all’interno dello Stato spagnolo. Per quanto riguarda campidanese e logudorese, concordo anche io con il fatto che si tratti fondamentalmente della stessa lingua con variazioni locali, il problema sta nella loro trasposizione grafica, giusto per scrivere allo stesso modo parole identiche, ma che vengono pronunciate in maniera diversa.

        • ZunkBuster says:

          Che razzismo d’Egitto!!! In Alto Adige è da sempre così, non puoi concorrere ad alcun concorso pubblico, neanche in magistratura, se non conosci entrambe le lingue, italiano e tedesco, a prescindere dalla provenienza geografica. Si dirà che la situazione altoatesina deriva da trattati internazionali, trattato De Gasperi-Gruber e successive modificazioni. E allora, quella Sarda non è forse una minoranza linguistica, a cui la Costituzione della Repubblica accorda piena tutela? La sola differenza è che i germanofoni dell’Alto Adige avevano dietro l’Austria, noi abbiamo dietro la Sardegna e ci basta. Non confondiamo la parità di diritti nell’accesso ai pubblici impieghi, che si estende a tutti i cittadini dell’Unione Europea – e non per questo un tedesco, se intende sostenere un concorso pubblico in Italia, può non conoscere l’italiano – con le necessità di servizio pubblico che, in caso di bilinguismo, impone che chi lavora nel pubblico impiego e perciò “serve” il popolo sappia rivolgersi all’utenza in qualunque delle lingue native essa scelga di adoperare – che in tal caso sarebbe prioritaria in termini di interesse pubblico, sicuramente lo è rispetto all’impropria funzione di “ufficio di collocamento” che una classe politica corrotta e clientelare ha storicamente attribuito alla pubblica amministrazione, e che ci ha regalato le continuative invasioni di funzionari di oltremare, a tacere peraltro dei fannulloni autoctoni. Il razzismo è quello di chi tira fuori “pinnicche” per impedire al Popolo Sardo di esercitare un diritto inviolabile dell’uomo, quale quello di usare la propria lingua in ogni occasione pubblica e privata.

        • Daniele Addis says:

          E mica ho detto che la Catalogna non conosce crisi, ma sta di fatto che il PIL catalano sia uno dei più forti all’interno della Spagna (e quello basco ancora di più). http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Comunidades_aut%C3%B3nomas_de_Espa%C3%B1a_por_PIB.svg?uselang=es
          È ovvio quindi che una crisi della sua economia pesi maggiormente di una crisi dell’economia andalusa ad esempio, ma questo non cambia la differenza di ricchezza tra le due.
          Per quanto riguarda il “principio razzista della lingua”, non c’è Stato europeo che sia più razzista dell’Italia da questo punto di vista.
          E il razzismo dell’italiano medio si riflette anche nell’avversione idiota verso le lingue locali, un principio che valeva anche in altri paesi europei fino a 20-30 anni fa, ma che oramai hanno superato (non l’Italia ovviamente, che si distingue sempre per essere una decina di passi indietro rispetto ai paesi civili). E non significa nemmeno chiudersi a tutto il resto d’Europa, visto che in Germania, GB e persino Spagna continuano ad accogliere lavoratori specializzati provenienti da altri paesi ai quali è richiesto di conoscere bene l’inglese e di avere un’infarinatura generale delle lingue locali (che poi ovviamente dovranno essere approfondite in loco, ma già il mostrare che si conoscono più lingue basta a dare rassicurazioni in merito).

  13. gigi P says:

    qualcun* ha letto l’ultimo libro di Pinza “si no est immoi, candu?” (il titolo è una pura coincidenza, dato che esiste da 2 anni, prima del movimento delle donne omonimo italiano). Se qualcun* l’ha letto, potrà notare come molte delle misure valide per la Grecia, valgano esattamente anche in Sardegna. Corsa al tempo per le regionali? io dico molto di più

  14. Inizio con i più sintetici che mi vengono in mente, nell’ottica anche di diverse competenze in più da strappare allo Stato con un nuovo Statuto.

    1) Nuova legge urbanistica, drastica riduzione del consumo di suolo e della nuove volumetrie. Creazione di “titoli” edilizi che consentano ai privati di “spostare” le volumetrie presenti (con demolizioni) nelle zone di particolare interesse paesaggistico.

    2) DRASTICA RIDUZIONE DELLE SERVITÙ MILITARI.

    3) Creazione dell’area metropolitana di Cagliari.

    4) Pianificazione (con attenta valutazione paesaggistica) delle aree destinabili agli impianti fotovoltaici e creazione di una procedura amministrativa semplificata per l’installazione. Creazione di una ESCO pubblica regionale che consenta alle aziende di investire in “obbligazioni energetiche” per ridurre i costi in bolletta (con defiscalizzazione dell’investimento).

    5) BILINGUISMO.

    6) Ripensamento dei sussidi all’agricoltura, con recupero delle risorse necessarie per decisi incentivi a reti commerciali di filiera corta.

    7) Sviluppo del sistema di Green Procurement (Provveditorato Verde) regionale che svolga il ruolo di centrale unica di acquisti beni e forniture per tutti gli enti locali della Sardegna, con valutazione dei costi ambientali (anche di trasporto!) e obiettivi progressivi di risparmio (molto).

    8) Creazione di una infrastruttura pubblica di reti wi-fi comunali e bando per l’assegnazione ai gestori.

    9) Semplificazione di Enti regionali etc e creazione di Aziende pubbliche con management duale (comitati di sorveglianza e comitati di gestione).

    10) Audizioni pubbliche da parte delle Commissioni consiliari delle persone auto-candidate a ricoprire incarichi di gestione di nomina politica.

    11) Cospicuo rifinanziamento della legge 29 sul recupero dei centri storici.

    12) Finanziamento ad-hoc per le procedure di brevettazione.

  15. Vito, in Grecia un programma del genere difficilmente potr essere realizzato. Per la Sardegna, una Sardegna Normale, di punti ne bastano 10 e bò!

  16. ZunkBuster says:

    Dice bene Daniele Addis, tanti punti bellissimi ma … non ci sono soldi, né in Italia né in Grecia. E poi non è importante nazionalizzare, quanto imporre regole per l’operatività delle grandi aziende strategiche in conformità all’interesse nazionale. Ad esempio per le banche: tetto alla finanza e favorire gli investimenti produttivi sulla base dell’esame dei business plan delle imprese.

    Venendo alla Sardegna, qualche punto di getto:

    1. Limite di due legislature consecutive di permanenza in Consiglio Regionale stabilito per legge, e non rieleggibilità prima di dieci anni.

    2. Ripristino dell’incompatibilità tra la carica di Consigliere Regionale e quella di Assessore.

    3. Abolizione dell’elezione diretta del Presidente. Si votino solamente le coalizioni sulla base di programmi certificati e depositati. Saranno le forze politiche a scegliere il Presidente tra i tre candidati a consigliere regionale eletti più votati in proporzione ai votanti nei rispettivi collegi elettorali.

    4. Indennità dei Consiglieri Regionali fissate sulla base di un parametro certo, che potrebbe essere lo stipendio base di un dirigente di prima fascia moltiplicato per due, oltre rimborsi spese a pié di lista e contributo per affitto e mantenimento a Cagliari tra i 1000 e i 1500 euro al mese per chi risieda ad oltre 40 km dalla città.

    5. Attuazione della Zona Franca, di cui si parla invano da decenni.

    6. Abolizione definitiva di tutte le province, e loro sostituzione con le Unioni di Comuni.

    7. Revisione globale del sistema dei contributi e delle sovvenzioni regionali ai vari settori, ivi comprese le onlus, la cultura e l’editoria, potando gli sprechi e vincolando i contributi a una disamina di validità del progetto da effettuarsi a cura di una commissione tecnica indipendente.

    8. Recupero dei programmi iniziati sotto la giunta Soru per l’informatizzazione dell’apparato Regionale, e graduale riduzione del personale man mano che l’informatizzazione consentirà la riduzione dei tempi di lavoro.

    9. Aumento degli orari di lavoro dei dipendenti regionali da 36 a 40 ore a parità di stipendio, dal momento che i loro stipendi sono superiori a quelli medi della P.A..

    10. Divieto per i parenti fino al sesto grado e per gli affini fino al quarto grado di consiglieri, assessori e dipendenti della Regione con qualifica superiore a quella di funzionario di ottenere a qualsiasi titolo assunzioni o sovvenzioni dalla Regione.

    11. Abolizione di tutti gli enti diversi dai Comuni e dalle Unioni di Comuni, e trasferimento delle loro competenze alla Regione o ai Comuni.

    12. Dismissione di qualsiasi partecipazione diretta della Regione al capitale di imprese di diritto privato, salvo il caso in cui ciò sia fatto per progetti di salvataggio industriale a fini di finanziamento e con la dismissione al superamento dello stato di crisi.

    13. Parificazione in ogni campo della lingua sarda alla lingua italiana, suo uso regolare in ogni settore dell’amministrazione compresa quella giudiziaria, suo insegnamento nelle scuole di ordine e grado, suo uso come lingua d’insegnamento nelle scuole e nelle università;

    14. Equiparazione al Trentino Alto-Adige: divieto di assunzione presso qualsiasi ufficio pubblico della Sardegna, magistratura compresa, nei confronti di coloro che non dimostrino di padroneggiare la lingua sarda, scritta e parlata.

    15. Regionalizzazione della magistratura, della polizia, della scuola fino alla media inferiore.

    16. Facoltà per la Regione di adottare proprie leggi, con prevalenza incondizionata su quelle nazionali in tutte le materie, salvo alcune di particolare delicatezza rigidamente stabilite.

    17. Regionalizzazione dei tributi secondo lo schema siciliano, e affidamento della loro riscossione a una società di diritto privato interamente posseduta dalla Regione onde controllare l’aggio, le modalità di riscossione, evitare le storture di Equitalia.

    18. Obbligo per le imprese non aventi sede in Sardegna che operino sul territorio della Regione di reinvestire o comunque mantenere in Sardegna almeno il 50 per cento dei profitti conseguiti.

    19. Un piano straordinario quinquennale per grandi opere pubbliche, concentrato soprattutto nel settore viabilità (definitiva trasformazione della Carlo Felice almeno in superstrada) e in quello delle infrastrutture portuali.

    20. Creazione dell’area metropolitana di Cagliari per un coordinamento globale delle politiche abitative, della viabilità, dei servizi sociali, della polizia locale, dello sviluppo in tutta l’area vasta cagliaritana.

    Per ora non me ne vengono altri …

    • Stefano reloaded says:

      La seconda parte del punto 17 è in contrasto col punto 12.
      Il punto 20 è in contrasto col punto 11.
      Con il punto 14 una buona metà dei residenti in Sardegna non potrebbe accedere ai posti pubblici.

  17. Manca la nazionalizzazione dei ristoranti !
    La solita sinistra all’acqua di rose.

    • Neo Anderthal says:

      L’acqua di Rose sarà nazionalizzata, cosa credi?

      • Almeno noi in Italia possiamo nazionalizzare l’Acqua di Parma.

        Tento un commento più serio: non mi piace. In questo programma non si parte da un punto principale: cosa si FA, in Grecia (o Sardegna, come suggerisce Vito)?
        Qual è il tessuto produttivo? Dal punto di vista del Lavoro, quali sono i punti di partenza e quali gli approdi. Chi e come avrà un lavoro, e come faranno le aziende a piazzare i prodotti greci sul mercato? Quali produzioni di beni o servizi possono crescere?
        In nessun punto del programma si parla di tutto ciò. Non si capisce da dove, magicamente, debbano venire i soldi.
        Peggio ancora: non si capisce cosa ne sarebbe dei soldi pubblici anche nel caso in cui arrivassero magicamente !!!
        Nazionalizziamo le banche e gli aeroporti! Per farci cosa?

        Questo programma, e il successo elettorale, sono evidentemente frutto del trauma che hanno subito i cittadini, il cui benessere è andato in fumo per ragioni apparentemente soltanto finanziarie e virtuali. E questo programma vuol dare una risposta soltanto in termini di finanza pubblica, ma altrettanto virtuale.

        Naturalmente su tanti punti del programma concordo, si tratta di battaglie storiche della Sinistra (diritto alla salute, diritto dei migranti). Ma sulla questione principale, ovvero resuscitare un’economia defunta, non dice quasi nulla.

  18. robespierre says:

    Sinceramente trovo questo programma inapplicabile in Italia, e penso anche nella stessa Grecia, per quanto riguarda la Sardegna i pochi punti di qualche interesse sono di competenza statale. In bocca al lupo ai greci!

  19. Leibnitz University says:

    Paraulas santas.

  20. Daniele Addis says:

    Nazionalizzare, finanziare, garantire… con quali soldi? O c’è anche il punto 41 in cui rivelano l’esistenza di un asino magico che defeca soldi? Gesù, come se il populismo attuale del politico italiano medio non bastasse!

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