Politica / Sardegna

Ci scrive Matteo: “Addio Sardegna: sono emigrato in Olanda. Lavapiatti con laurea in Lettere: 1260 euro al mese, e soprattutto nessuna umiliazione”

Dopo un po’ di tempo mi scrive nuovamente Matteo. Ci eravamo persi di vista, qualche mese fa mi aveva segnalato alcune storture di Sardegna Tirocini, avevamo commentato assieme il disastro della situazione sarda per i giovani (ma, a questo punto, anche i meno giovani) che sono o restano senza lavoro. Poi ieri trovo una sua mail: “Mi sono trasferito in Olanda”. Resto senza parole. Poi mi ricordo che in Olanda ci vive da qualche anno un mio cugino. E un altro sta in Spagna. E un altro ancora appena un mese fa si è trasferito al nord e lavora tra la Lombardia e la Svizzera.
La lettera di Matteo la trovate anche sul suo blog. In bocca al lupo amico mio, a te alla tua compagna. Salutatemi mio cugino.

 ***

Era il 31 Marzo anno 2012.

Due mesi or sono, bagagli alla mano e biglietto di sola andata, siamo partiti alla volta dell’Olanda, io, la mia compagna e una montagna di desideri e di speranze.

Antefatto: perché?

La situazione italiana, da tutti conosciuta sulla propria pelle, mi ha portato alla drastica decisione di lasciare la Sardegna, ma al contrario della volta precedente quando partii alla volta del Piemonte, la destinazione è stata oltreconfine, laddove mia sorella vive con soddisfazione da dodici anni e io mi accingo a costruire la mia esistenza, lontano dai malumori della disoccupazione, della supposta crisi o della crisi supposta e da ciò che negli ultimi mesi isolani ho vissuto tanto volente quanto nolente.

Stanco di barcamenarmi fra i ricatti degli imprenditori nostrani, oggi, dopo soli due mesi, posso dire senza timore di smentita che sì, amici e famiglia sono lontani, mi mancano il sole e il mare, mi manca la mia terra, ma mai scelta fu più azzeccata di quella alla quale mi ha portato la mia ultima, penosa esperienza lavorativa sarda.

Sono lontano, lontano a tutti gli effetti. Lontano temporalmente dall’astio verso il sistema, lontano umoralmente dal caldo infernale dei nervosisismi e dei sismi recenti, lontano spazialmente dai finti costruttori di sogni che sono la maggior parte degli imprenditori italiani. Imprenditori o piuttosto prenditori?

L’ultima mia esperienza lavorativa a Cagliari parlerebbe da sola, la precedente algherese ancora di più.

Un anno or sono ero in procinto di partire alla volta della città catalana, Alguer, Alghero, destinazione albergo con contratto (contratto?) come animatore sportivo a ben cinquecento (cinquecento, sì avete letto bene) cinquecento euro al mese dei quali solo centottanta (sì, centottanta) in busta paga. Una truffa, accettata dal sottoscritto pur di non dover affrontare le paternali del sistema che mi avrebbe accusato di provare immenso piacere e godimento nello stare a casa dei miei genitori con la paga mensile come l’ultimo dei bamboccioni (alè, riecco la tanto amata parola).

Dodici ore al giorno di lavoro, sei giorni e mezzo su sette, al sole e al caldo con l’idea, altrui, di vivere una vacanza pagata, quasi in dovere di dover anche ringraziare chi mi ha dato questa grandissima opportunità, chi vive sul lavoro altrui per potersi costruire una vita di non lavoro, di non produzione, di semplice riposo sul sangue del prossimo, il tutto con commercialista connivente che ti segue a distanza e ti prepara la busta paga perfetta, tanto perfetta da non superare al centesimo lo scaglione che ti farebbe pagare più tasse.

Tre mesi, millecinquecento euro al mese, le lamentele dei turisti di ogni genere, le chiacchiere inutili, le recensioni su tripadvisor, la parlata sgrammaticata del capo durante le serate in un albergo pluristellato e tu lì, con la tua laurea in Lettere che ti vergogni di ricevere così pochi soldi da uno al quale mangeresti la pastasciutta in testa un giorno sì e l’altro pure. E ingoi. Ingoi. Ingoi.

Aspetti tempi migliori, ti ripeti che la Sardegna è una bellissima terra con bellissime persone e ti ripeti come una cantilena che non c’è posto al mondo dove sia più bello vivere. Menti, sapendo di mentire.

Per vivere una vita dignitosa, stando come stanno le cose al giorno d’oggi, devi lavorare o per lo meno guadagnarti in qualche modo il pasto quotidiano, gli svaghi, qualche concerto, una birra con gli amici la sera. Non bastano il sole, il bel mare, la bella gente: niente di tutto questo è gratis, a meno che non ti accontenti di vivere sempre dai tuoi “vecchi”.

E allora aspetti, continui ad inviare curricula con la finta speranza che il telefono squilli o che la tua casella di posta segnali qualche novità.

Silenzio. Costante.

Non un sì, non un no, solo silenzio.

E aspetti.

Fino a che un tuo amico, vedendoti in crisi depressiva da nullafacenza, ti segnala all’azienda in cui lavora come tirocinante e sì, cogli l’occasione, nonostante la paga, nonostante l’assurdità del pubblico che favorisce così smaccatamente il privato in barba a qualsiasi diritto alla dignità.

L’amico ha ragione, fin tanto che stai qui è sempre meglio di niente.

Inizi il tirocinio come magazziniere.

Magazziniere, tirocinio, ovvero imparare un mestiere che sai già fare, ovvero apprendere da ex responsabile di magazzino in una nota azienda della grande distribuzione un lavoro che già conosci a menadito. Il tutto a cinquecento cinquecento cinquecento euro al mese sborsati interamente dalla Regione Sardegna, e quindi anche dai miei genitori, dalla mia famiglia, da te e da me.

Trentadue ore alla settimana, quattro giorni su sette, cinquecento euro al mese: dignità, questa sconosciuta.

Tengo, continuo, vado avanti, fino a che lo stipendio non tarda ad arrivare per questioni burocratiche, fino a che non mi rendo conto che ogni giorno che passa il nervoso aumenta, fino a che non mi rendo conto, finalmente, che la Sardegna e così l’Italia non sono posti che mi vogliono, non sono posti dove qualcuno mi darà mai fiducia, troppo ingessati dal clientelismo, dalla vecchiaia a tutti i livelli, dal finto perbenismo, dalla totale assenza di dignità del lavoro.

Non voglio più lamentarmi, non voglio più essere affamato davanti al mio titolare di turno a cui dire grazie mentre non posso permettermi nemmeno un affitto in una bettola mentre lui vive in un attico da un milione e più euro, porta le Hogan ai piedi, veste firmato dalla testa ai piedi e non tira fuori nemmeno un centesimo per i mio stipendio e nemmeno ti saluta anzi, ti guarda quasi con supponenza.

Basta, tre mesi or sono ho detto basta, ho fatto i preparativi per la partenza con la mia ragazza, anche lei disillusa, anche lei laureata in materie umanistiche e senza uno straccio di speranza nel futuro, anche lei pronta a confrontarsi con un Paese diverso dove la dignità ha un compenso, dove anche fare il più umile dei mestieri ha una paga decente e dove il nero quasi non esiste.

Ora faccio il lavapiatti, ogni tanto l’aiutocuoco, il mio primo stipendio è stato di 1260 euro netti senza essere sfruttato nemmeno mezzo secondo, con contributi pensione e quant’altro e con a breve un altro lavoro in arrivo, il mio lavoro. Nemmeno due mesi e mi sono già tolto piccole soddisfazioni che in Sardegna e in Italia non mi sarei tolto nemmeno fra cinque anni.

No, non voglio insegnare niente a nessuno, non voglio parlare dal pulpito, è semplicemente la mia esperienza personale e non invito nessuno a seguirla né biasimo chi resta nella mia bella isola, né biasimo chi ancora crede che le cose possano cambiare. Coraggioso io, coraggiosi voi che restate, vigliacco io, vigliacchi voi che restate, non ha alcun senso giudicarci a vicenda, ognuno fa ciò che crede, ognuno segue la propria strada.

Io, dalla mia, ero semplicemente stanco di trascinarmi, di vivere nel lamento, di muovermi con la sensazione di stare fermo, di aspettare risposte che non sarebbero mai arrivate.

Intanto, per la cronaca, aspetto ancora i cinquecento euro lavorati a febbraio con Sardegna Tirocini.

E, onestamente, me ne fotto

Matteo

 

62 Commenti

  1. Enrico says:

    Ciao Matteo e tutti Voi. Questa discussione l’ho trovata molto interessante in quanto leggendo la storia di Matteo mi ritrovavo in ogni singolo passo, ed anche io sono arrivato al punto che con una laurea in giurisprudenza, tanti sacrifici e tanti curricula inviati e mai una risposta. Sono arrivato al punto di volermene andare dall’Italia e dopo aver sentito l’esperienza positiva di Matteo ed altri sarei interessato ad avere qualche dritta per un lavoro, anche come lavapiatti o altro, ad Amsterdam, Spagna o altro.

  2. LIVERPOOL says:

    cIAO MATTEO COMPLIMENTI PER LA TUA LETTERA ,TI CHIEDO CORTESEMENTE SE MI PUOI DARE UNA DRITTA COME TROVARE UN IMPIEGO NEI PAESI BASSI.ASPETTO RISP,,,,CIAO A PRESTO

  3. AAAA URGENTE

    Matteo per favore aiutami, sono stanca di vedere soffrire i miei cari qui, vorrei poterli aiutare ad avere una vita migliore, e sono d’accordo a partire verso l’olanda. Mi sapresti dare info?

  4. Michael says:

    Ciao Matteo,ho 19 anni e da 3 settimane sono andato a vivere in Olanda,a casa di mia cugina ad Amsterdam,dopo soli 2 giorni ho trovato lavoro in un ristorante italiano come lavapiatti-aiuto cuoco..cercando su google gli stipendi dei lavapiatti,ho trovato questa tua bellissima e toccante lettera.Hai tutta la mia stima

  5. NOI NON SIAMO CAGLIARITANI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! says:

    anche io scappato in olanda ovviamente sardo come voi precisamente di sassari,anche se precedentemente avevo lavorato gia all’estero e precisamente in olanda comnque che dire un altro mondo un altra mentalita’ vengo qua per le ferie.
    PS COMUNQUE FORZA TORRES

  6. Alessandro says:

    Io mi sto per laureare in ing. Elettronica a Cagliari e ho 23 anni, e sono parecchio spaventato da cosa potrò trovarmi davanti una volta finito il mio corso di studi, è come un salto nel vuoto, il messaggio di Matteo mi ha da un lato incoraggiato ma dall’altro mi ha un po amareggiato, amareggiato da un paese che non da prospettive ai suoi giovani , io amo la mia terra e l’Italia e mi dispiacerebbe molto dover abbandonare tutto e tutti per partire all’estero per poter trovare un lavoro degno di essere chiamato tale. Io vorrei considerare il fatto di partire all’estero per lavorare come ultima spiaggia, certo fare esperienze all’estero è importante , pero comunque io cercherei di tornare sempre qua in Sardegna.

    Al di la di tutto in bocca al lupo Matteo !!!!!!

  7. ilaria says:

    Idem, anch’io dalla Sardegna all’Olanda e cn un pò di pazienza si trova IL LAVORO VERO!!!! Nessun rimpianto, il mare, il sole, amici e famiglia li vedo quando vado in vacanza nella mia terra che non può darmi nient’altro che quello!!!
    Ilaria

  8. Anonimo says:

    Matteo la tua storia mi ha veramente toccato l’anima.
    Anche io come te, con qualche annetto in più, 33, vivo la stessa situazione che tu hai vissuto prima di andare in Olanda – splendida ci sono stato un anno fa e non sarei più voluto tornare- e oggi con una laurea in giurisprudenza, un master in risorse umane e comunicazione e tanto precariato mi sono proprio rotto le balle, . Anche io come te e come la tua ragazza acnhe la mia, abbiamo deciso di dire basta. Le difficoltà sono forse di più perchè di mezzo c’è una bellissima creatura che tre anni fa ha dato senso alla mia vita e rallegrato un praticante legale fresco reduce di pratica biennale rigorosamente grauita presso uno dei tanti migliaia di studi legali che sfruttano il lavoro altrui.
    Pertanto sto preparando valigie e sogni e mi accingo – se tutto va bene – a trasferirmi in Corsica dove vive e lavora mia sorella da dieci anni e che, nonostante sia la metà della Sardegna e ci vivano appena 350000 persone, sembra in confronto l’america.
    Lascerò la Sardegna, organizzerò il tutto per consentire alla mia famiglia di raggiungermi – a malincuore starò lontano da loro per il primo periodo – e credo come te che dirò addio a questa terra splendida governata da incapaci.
    Un augurio di cuore per tutti i tuoi successi.

  9. Alexbac says:

    In bocca al lupo Matteo!!!!!!!! Ti ammiro!!!

  10. Pingback: Scelta di campo « ultimotriennio

  11. Matteo ha 30 anni, un’età in cui è ancora possibile cambiare città, ambiente, Paese, e ha fatto bene a prendere questa decisione: l’alternativa, forse, era cercare di sfangarla in qualche modo, nel frattempo lamentandosi o arrabattandosi con quello che capita, come fanno molti di noi, quelli degli anni 70. Quelli che hanno studiato, inutilmente (ho 37 anni, sono laureata dal 2000, sono di nuovo senza lavoro), quelli che avevano idee un pò confuse sugli studi più utili e sul cosiddetto “mercato del lavoro” (sempre io, che se rinasco faccio la parrucchiera), quelli che hanno mollato le attività manuali per darsi agli studi (e ai lavori) “di concetto”. La cosa tragica è che mi sembra che sia troppo tardi: non solo per chi di noi è in difficoltà, ma per tutto il Paese. E sapete cosa? è giusto così, in caso contrario non impararemo mai nulla dalle esperienze.
    PS: dimenticavo il discorso “accozzi”: ma per quelli ci vediamo al lancio del burriculum 🙂

  12. Matteo, Che bella mail!!! In bocca a lupo per tutto!!! Grazie Vito per averla pubblicata!!

  13. Matteo Zizola says:

    Ciao a tutti,
    intanto vi ringrazio tutti, sia coloro che mi hanno sostenuto con i loro commenti sia coloro che l’hanno fatto meno. Come ho scritto nella mia lettera-articolo, non ho avuto alcuna intenzione di giudicare le altrui scelte ne’ di prendere come esempio la mia. Ho voluto, in poche parole, raccontare la mia storia così com’è accaduta senza volerla esaltare ne’ tantomeno voler essere preso ad esempio.
    Come ho scritto in un passaggio, sia chi resta sia chi parte può essere giudicato coraggioso o vigliacco, ognuno ha la sua idea in merito. C’è chi mi ha detto, al momento della nostra scelta, frasi come “anche voi partite? E chi resta? Mollate così?”, solitamente persone con il cosiddetto culo parato, e altri, la maggioranza, che mi hanno sostenuto e che quasi mi hanno invidiato.
    Comunque, bando alle ciance, vorreiu specificare soltanto due cose, soprattutto per rispondere alla ragazza che, lei sì, non ha perso tempo nel giudicare me e il mio cv senza nemmeno conoscerlo, anzi ipotizzando anche una laurea triennale.
    Non mi permetterò di giudicarla, ma semplicemente le scrivo che:
    – sono laureato in una Laurea V.O., ovvero quadriennale.
    – durante il mio percorso di studi sono partito al Nord (passaggio che forse hai perso, ma che era sottointeso quando ho parlato del tirocinio da magazziniere) per 3 anni e qualche mese dove sono stato responsabile di magazzino in una prestigiosa azienda piemontese e poi addetto vendita e quindi capo reparto in una prestigiosa multinazionale della grande distribuzione sempre in Piemonte
    – Dopo questi anni ho deciso di tornare in Sardegna per terminare gli studi lasciati a metà con media del 29,3, studi che ho terminato e completato al netto degli anni fuori in 5 anni e qualche mese compresi di tesi in Teoria della Letteratura.
    – Nonostante quest’esperienza lavorativa non ho trovato uno straccio di lavoro, non dico all’altezza della mia esperienza o dei miei studi (lungi da me), ma uno che fosse uno e sai perché? Perché prima di partire tutti gli imprenditori mi dicevano “hai poca esperienza” per poi, incredibilmente, al mio ritorno rispondermi “hai troppa esperienza”, ergo vuoi essere pagato.

    Inoltre, e chiudo, non ho mai scritto ne’ preteso di fare ciò per cui ho studiato, conosco la crisi globale benissimo, come ho dimostrato mi sono sempre spostato (ho fatto anche un anno di studi in Spagna e conosco inglese e spagnolo e mi accingo ad imparare l’olandese, spero presto) e soprattutto non giudico la tua di esperienza, per quanto per me fosse impossibile partire a studiare a 19 anni in una prestigiosa università milanese per poi giudicare dall’alto in basso le altrui, di scelte.

    Detto questo e scusandomi se qualcuno/a si sarà sentito offeso/a dalle mie parole di commento, colgo nuovamente l’occasione per ringraziare tutti per le loro riflessioni anche chi è stata una voce fuori dal coro. Qualsiasi voce mi arricchisce, anche quelle critiche.

    Un saluto a tutti dall’Olanda,
    Matteo Zizola

    p.s. lunedì firmerò un nuovo contratto di lavoro, non più lavapiatti, ma account manager Italia per un’azienda a Rotterdam. Vivo, ora, in un Paese normale.

  14. Alessandra Innocenti says:

    non cerco di fare pubblicita’ ma vorrei consigliare alla tua ragazza di iscriversi alla
    http://www.withandwithin.com e di scrivere della vostra esperienza
    la withandwithin e’ un social network di sole donne e ne fanno parte anche alcune deonne olandesi e moltissile sarde
    ti prego falla iscrivere

  15. Sei fortunato ha trovarti in Olanda…la VERDE Olanda !

  16. argiolasfabio says:

    Reblogged this on Fabio Argiolas.

  17. Pingback: Ci scrive Gianluca: “Non paga, sfrutta i lavoratori, ostenta un lusso insopportabile: benvenuti in Sardegna, terra de l’imprenditore prevalente”. Lo conoscete? « vitobiolchini

  18. Gigi L says:

    purtroppo il caso di Matteo non è isolato, e come lui ce ne son decine e decine di migliaia, da quando è ripartita l’emigrazione dalla Sardegna, cioè dagli anni 90; eh ma non se ne parla, le parti politiche non han interesse a parlare di emigrazione nè gli interessano gli emigrati dal momento che spesso non votano più e nè i mass media isolani sono interessati a parlarne, sembra che sia un fenomeno che aveva dimensioni grosse solo 50 anni fa
    e purtoppo ci son molti casi meno fortunati di quello di Matteo… in bocca al lupo comunque

  19. Anonimo says:

    Ho sempre provato un senso di disagio e fastidio nel sentir parlare coloro che, partiti dalla Sardegna, magnificavano le nuove realtà in cui erano approdati e gettavano discredito sulla realtà isolana, descrivendola come senza speranza.
    Purtroppo avendo dovuto provare in prima persona l’esperienza dell'”emigrazione” mi sono dovuto amaramente ricredere, sia per quanto riguarda l’esperienza lavorativa, sia per quanto concerne le prospettive della Sardegna.
    Faccio parte anche io della famigerata schiera degli Ingegneri erranti.
    A scanso di equivoci e possibili reprimende, preciso che sono un trentacinquenne laureato con un solo anno di fuori corso (vecchio ordinamento), master di II livello “fuori casa” e ho lavorato sin dal giorno dopo il conseguimento del “pezzo di carta”.
    Per anni (8 per la precisione) ho lavorato presso uno studio di ingegneria, passando attraverso tutte le possibili forme contrattuali: dall’Indeterminato (quando il datore di lavoro aveva l’esenzione fiscale) alla partita iva. Ho sperato che i sacrifici e l’impegno profuso sarebbero stati ripagati e che tra tanti raccomandati ci sarebbe stato lo spazio anche per i più meritevoli, perché, pensavo ingenuamente, che il “sistema”, per stare in piedi, non potesse contemplare solo i “Trota”.
    Purtroppo la crisi economica ha comportato necessari tagli alla spesa dello Stato, per cui, la Pubblica Amministrazione -infarcita di incapaci assunti senza concorso e come dice qualcuno “senza giusta causa”- anche se ci fosse la volontà politica, per anni non potrà assumere personale con competenze.
    In definitiva, coloro che dovrebbero dare gli indirizzi per lo sviluppo sono i meno competenti e la conseguenza è questo disastro a cui assistiamo.
    Lo spopolamento, soprattutto del ceto intellettuale sta assumendo proporzioni drammatiche di cui molti non hanno ancora contezza.
    Nonostante l’amarezza continuo giornalmente a “creare” ogni condizione per il ritorno, perché la Sardegna non è” bella solo per andarci in vacanza” e nonostante il lavoro che faccio mi dia soddisfazioni e opportunità migliori, sento comunque che sto contribuendo al progresso di “Altri”.
    Lavorando fuori ho potuto constatare, sembra assurdo dirlo, che noi Sardi siamo competenti, preparati e riconosciuti come tali, a volte rimango persino sconcertato per gli attestati di merito che ricevo da colleghi e “capi”.
    Uno dei problemi più grandi della realtà lavorativa della Sardegna è infatti la continua castrazione della consapevolezza di quanto valiamo, che ci impedisce di tentare l’intrapresa economica.

  20. ZunkBuster says:

    La diagnosi più appropriata è tutta in un passaggio dell’intervento di Matteo: in Italia non abbiamo molti imprenditori, ma quasi solo “prenditori”, quando non truffatori e delinquenti belli e buoni ben al di là della semplice evasione fiscale.
    Nei paesi seri, magari la disciplina dei rapporti di lavoro è più rigida che da noi – vedasi Stati Uniti – tuttavia le aziende fanno formazione, e un giovane con qualità e un briciolo di formazione iniziale può sperare di inserirsi.
    Da noi cosa trovi? Offerte di lavoro dove ti richiedono laurea tecnica, esperienza precedente pluriennale – se non lavori come te la puoi fare, e se le aziende dove te la puoi fare chiedono anche loro cinque anni di esperienza specifica, dove te la fai? – oppure i posti da 500 al mese nei call center, magari pure gestiti dai Liori Brothers.
    Poi però magari assumono i raccomandati dei politici … in ogni caso voglia di fare formazione zero … tutto delegato all’iniziativa privata, con ovvio vantaggio per chi è ricco di famiglia e ha tanto tempo da perdere in corsi o master dispendiosi.
    E poi hanno anche il coraggio di rompere le palle …

  21. Certo che i giovani se ne devono andare se la politica continua a dare incarichi e stipendi di questo tipo:

    – Delibera del 30/05/2012 affidamento incarico direttore Agenzia Regionale Sanità : data di nascita del direttore generale 1941, presumo già titolare di pensione, perchè non affidare l’incarito ad un giovane, preparato e disoccupato sardo?

    – Nomina del tanto contestato amministratore Carbosulcis, persona già occupata nell’istituto del padre e nel consiglio comunale del proprio comune, aggiungerebbe il terzo stipendio…….
    Anche in questo caso, perchè non scegliere un giovane preparato, con adeguato curriculum, magari a seguito di concorso per titoli e soprattutto disoccupato.

    Invece si continua a dare stipendi a chi già ha un lavoro o una pensione e i giovani come Matteo devono andare all’estero.

    Se si eliminassero i doppi e tripli incarichi……….ci sarebbe qualche occupato in più.

  22. Giuseppe says:

    Non sei tu che devi vergognarti ma tutte quelle persone che, strapagate per governarci, magari con falsa laurea, non muovono un dito affinchè tante persone meritevoli come te non si trovino nella situazione di dover lasciare la propria terra.
    Non vergognarti, io sono dalla tua parte e, se potessi tornare indietro, prenderei la strada che tu hai scelto pur essendo un sardo che ama la propria terra in modo esagerato sin dal profumo dell’aria che si respira. In bocca al lupo. Ciao, Giuseppe.

  23. illavorosipaga says:

    500 euro al mese? Se lo faccia da solo l’animatore sportivo!
    Rifiutare il lavoro sottopagato non è bamboccionismo (parola coniata da quei cog….i di “tecnici” che ci ritroviamo al Governo) è un atto di resistenza civile allo sfruttamento dei “prenditori” italiani.

    • Hai assolutamente ragione caro ” illavorosipaga” ma si accettano lavori sapendo di essere sfruttati perchè L’Enel, lo Stato, eccetera eccetera, non aspettano!!! A meno di non avere una famiglia che ti pari il culo o ti fai sfruttare o emigri: io non trovo altre soluzioni

  24. Maria. P. says:

    Bravo Matteo! Ho avuto il piacere di conoscerti e auguro a te e alla tua compagna di trovare quanto desiderate!

  25. michela says:

    Io invece un passo enorme l’ho fatto: sono sposata e ho un bambino di 1 anno. Abitiamo a casa della zia che ormai non c’è più (che ce l’ha lasciata arredata di tutto punto: grazie zia!!) e ringraziamo quotidianamente i miei suoceri e i miei genitori che ci riforniscono di derrate alimentari di loro produzione. La nostra è l’altra faccia dei bamboccioni!! Se ci mancassero casa e derrate non so se il matrimonio si sarebbe celebrato. Il bimbo neanche nell’anticamera! La rata della macchina, bollette e pannolini sono esattamente i 500 euro del tirocinio regionale che inizialmente per motivi burocratici non riuscivamo nemmeno ad avere.
    Bravi Matteo e fidanzata. Vorremmo tanto seguirvi in Olanda! Qua, finito il tirocinio… chissà!

  26. Il mio sarà sicuramente un commento fuori dal coro, ma laurearsi a 29 anni (magari una laurea triennale) in lettere non mi sembra sinceramente un curriculum brillante. Forse in Sardegna non ci si rende conto di quale sia la realtà dei nostri coetanei ‘continentali’. Io sono andata via dalla mia amata terra quando avevo 19 anni e ho studiato grazie una borsa di studio in una prestigiosa università milanese. Mi sono laureata con il vecchio ordinamento a 24 anni e lavoro ormai da sette anni senza bisogno di conoscenze o raccomandazioni. A 30 anni avevo 6 anni di esperienza lavorativa e un anno di lavoro all’estero ( il mio non è certo un caso isolato, conosco tantissime persone che possono vantare curricula migliori del mio). Per trovare delle opportunità occorre essere flessibili, disposti a viaggiare e fare sacrifici. Purtroppo questi sono anni dove per trovare lavoro occorre spostarsi geograficamente in Italia o all’estero. Spiegatemi perchè un azienda dovrebbe scegliere un curriculum come quello di Matteo in un momento di crisi globale? Non capisco perchè le persone continuano a scegliere corsi di laurea che non sono minimamente richiesti dal mondo del lavoro e poi si lamentano di dover fare dei lavori che non reputano alla loro altezza. Detto questo ti auguro di trovare in Olanda la tua strada e magari un lavoro più in linea con quello che ti piacerebbe fare. La Sardegna è una terra bellissima per quanto mi riguarda solo per venirci in vacanza e a trovare i parenti.
    Saluti

    • francesca says:

      “Spiegatemi perchè un azienda dovrebbe scegliere un curriculum come quello di Matteo” probabilmente perché lui, pur senza laurea in una prestigiosa università milanese, saprebbe che un’azienda si scrive con, non senza, apostrofo.

    • Scusami cara Marsi, ma tutti dobbiamo avere il diritto di studiare quello che ci piace, senza contare che se se studi cose di cui non te ne frega nulla laurearsi è difficile se non impossibile. Inoltre mi pare affrettato il giudizio della carriera non brillante di Matteo: quando mi sono laureata io la media era 30 anni. Alla facoltà di ingegneria era una cosa normale metterci 1 anno intero per preparare esami come Analisi 1, Geometria, Analisi 2: si presentavano all’esame in 200 e lo superavano in 10. Sapevamo che la prassi in quel periodo era di selezionare al massimo gli studenti e segare le gambe in tutti i modi. Inoltre ti mostro un pò di realtà di persone senza accozzi come me: laureata da 5 anni con un master di alta formazione della regione sardegna in restauro dell’edilizia tradizionale. 1 anno di laurea, tirocinio in un ente pubblico, dove mi facevano promesse incredibili di assunzioni incredibili (cazzate ovviamente, ma io ci credevo e lavoravo, totalmente gratis ovviamente, e la sera facevo ripetizioni di matematica). Poi non avendo i soldi per aprire uno studio mio ho trovato subito lavoro in uno studio che si occupava di energie rinnovabili grazie alla mia tesi di laurea sulle energie rinnovabili: orario molto più che full time (straordinari molti e non pagati) con uno stipendio iniziale da 300 euro al mese per arrivare a 800 euro dopo 3 anni. Quando finalmente dopo 2 anni di nero sono riuscita a farmi assumere dopo 8 mesi mi ha licenziato (non voleva pagare più i contributi e gli stavo sulle palle). non mi è spettata nemmeno la disoccupazione. E ora un nuovo studio, vista l’esperienza che comunque ho accumulato il datore di lavoro mi da 800 euro per tutto il giorno (5 euro l’ora) ma si lamenta che è troppo perchè ho poca esperienza.
      sai che sono fortunata a fare l’ingegnere avendo una laurea in ingegneria? mi guardo in giro e letteralmente “mi pongu is manus in is pilusu”
      Scusa ma l’università di Milano è un mondo diverso, non si possono fare paragoni, di nessun tipo, e dovrebbe essere un diritto potere studiare quello che vogliamo, visto che l’università la paghi e pure cara, e visto che abbiamo pochissimi laureati in Italia e dovrebbero servire tutti.

    • Massimiliano Hellies says:

      Il mio corso di laurea in filosofia lo finirò a 47 anni (solo uno fuori corso), non è richiesto dal mondo del lavoro e ne vado fiero, se c’è qualcosa che brilla in me non sono i miei curricula, e se dovessero iniziare a brillare non lo farei notare.
      “Flessibili, disposti a viaggiare e fare sacrifici”, sei un tecnico? Hai imparato la lezione della Severino a memoria.
      Saresti anche in grado di spiegarmi perché tutto ciò “occorre”?;
      Ma tu lo hai accettato acriticamente o lo hai valutato da una prospettiva critica per verificarne la validità? Perché a me sembra una minchiata del XXI secolo.
      Io, se avessi un’azienda (ma me ne guardo bene), tra te e Matteo sceglierei sicuramente Matteo, e sai perché? Non solo perché lo conosco, ma perché credo che siano quelli come Matteo che realizzano cose importanti, quelli come te realizzano le cose degli altri, anche quando queste sono maldestramente limitate.
      Buone vacanze.

    • Massimiliano Hellies says:

      Scusa, non sono stato particolarmente simpatico, ma ormai mi indispone vedere attivati solo i neuroni specchio per stare nel mondo.

    • silvia says:

      Mi dispiace, ma Matteo non si è lamentato di non fare un lavoro all’altezza, bensì che fosse, umiliato, sfruttato, sottopagato. Se hai letto bene ora fa il lavapiatti, ma è soddisfatto dello stipendio (peraltro, lo stipendio di un insegnante di lettere non se ne discosta molto…). Spera di migliorare, e questo mi pare ovvio. Altra obiezione: è vero che bisogna essere flessibile e disposti ad andare a fare esperienze fuori casa, ma queste dovrebbero servire per crescere, non come unica possibilità di sopravvivenza! Qui in Sardegna vige un sistema di tipo feudale: sei non sei qualcuno o non sei appoggiato dal barone di turno (in tutti i campi: anche per una visita medica!) non ottieni niente. Di questo passo tutta l’isola potrebbe fare la fine di molti paesini dell’interno: molte case vuote, altre abitate da vecchietti. I pochi giovani rimasti vivono con le pensioni dei nonni. E’ vero che la crisi è globale, ed è servita a mettere ancor più in evidenza le storture del sistema (sistema?) Sardegna. Ma è anche vero che dalla crisi si esce se c’è un mercato del lavoro pulito. E qui non c’è. Magari se anziché Matteo e Marybonny e tatni altri se ne andassero quelli che hanno reso marcio il mondo del lavoro (e non solo) nella nostra regione, forse le cose migliorerebbero. Purtroppo, invece, quelli rimangono.

    • Cara Marsi,
      fermo restando che ognuno ha la propria storia, vorrei sottolineare che non tutti hanno avuto genitori tanto illuminati da mandare i propri figli in una prestigiosa Università milanese. Con o senza borsa di studio.
      Io avrei voluto studiare a Brera, ma visto che l’Università c’era anche a Cagliari, nonostante i miei ottimi voti al Liceo, ho “dovuto” studiare Storia dell’Arte a Cagliari, pensando che, dopo tutto, il mio sapere sarebbe potuto essere fonte di arricchimento per la mia terra e la mia carriera professionale. Un ripiego abbastanza piacevole che mi ha permesso di conoscere persone indimenticabili come prof. Coroneo e arricchire infinitamente il mio bagaglio culturale.

      Ma un esame non lo si prepara brillantemente in due settimane. E la mia lode alla Laurea è stata il frutto di ben nove anni di studio alternati a lavori stagionali e non; a domeniche passate in casa a studiare quello che un Liceo Artistico non ti insegna (sono nata nel 1979 e mi sono immatricolata in Lettere nell’A. A. 1999/2000, senza mai essere stata bocciata alle superiori, semplicemente ho preso un anno di riflessione dopo il diploma).
      Ho passato mesi a studiare programmi da 3000 pagine perchè la docente di Italiano I non ti lascia andare se non conosci la metrica a menadito o non sai cosa sia il De Vulgari Eloquentia.
      Mi sono laureata a 29 anni in Lettere (V.O) e avevo gia diverse attività lavorative a mio attivo, sia professionalmente attinenti al mio percorso di studi, sia di carattere manuale (ragazza delle pulizie, portierato in Facoltà per una Cooperativa e altri). Ho fatto tutto quello che una persona nata in una normalissima famiglia vecchio stile, padre pensionato statale e madre casalinga, avrebbe fatto. E ho sperato che non capitasse quello che poi è accaduto dopo:
      Ho insegnato materie umanistiche in una scuola professionale privata e ho ricevuto in cambio l’allegra somma di 0,90 cent di euro all’ora. Ho firmato documenti ufficiali quali scrutini ed esami di idoneità alla classe V, per il totale di ottocento euro per un intero quadrimestre. Ho investito 150 euro in un avvocato per avere indietro i restanti milleduecento euro e avere i documenti in regola con l’INPS e il Ministero della P. I.
      Dal 2009 ho “aspettato” invano un riconoscimento a livello professionale, ho attivato TFO, lavori a progetto, collaborato con una celebre compagnia teatrale cagliaritana ma non ho mai superato la soglia dei 500 euro o quella di un contratto part-time pagato in bianco cinque euro, otto in nero.

      Anch’io ho degli amici che hanno curriculum migliori del mio e hanno studiato negli USA e hanno master, scuola di specializzazione e balle varie, ma sono tornati in Sardegna perchè oggi non si hanno garanzie in nessun luogo.

      Mi chiedo seriamente cosa tu cosa intenda per flessibilità e senso del sacrificio.
      Avere 33 anni e rinunciare a tutto mi sembra già un enorme sacrificio. Ho studiato quello che ho potuto studiare e che, in certa misura, mi piaceva. Ho pagato le rette universitarie per un servizio, talune volte, gravemente insufficiente. Ho rinunciato spesse volte a vestiti e scarpe firmate per comprare libri e, nel 2004, sono andata a studiare a Santiago de Compostela.

      Credo seriamente che l’unica persona che non ha mai fatto sacrifici sia tu, che giudichi e supponi. Pontifichi dall’alto del prestigio del tuo titolo, non sapendo nulla del passato degli altri.

      Sono Dottore in Lettere e lavoro da cameriera, ho i documenti in regola per vivere qua a tempo indeterminato e la certezza che in Olanda, nonostante non ti regali nulla nessuno, se hai delle capacità vieni valorizzato. Sto costruendo la mia vita pezzo per pezzo, investendo e scommettendo solo sulle mie capacità.
      Parlo tre lingue e mi accingo a imparare una quarta a mie spese.

      Mi spieghi quali altri sacrifici avrei dovuto fare?

      • Anonimo says:

        Brava! Io poco tempo fa ho pubblicato un articolo simile, ma diametralmente opposto. La tristezza per la situazione in cui ci troviamo, ma la consapevolezza di voler star qui! Son tornata infatti da due anni a Cagliari, dopo una laurea V.O presa in tempo, un master e anni di esperienza lavorativa ben pagata e ben vissuta. Anche io, come voi, non penso di essere nè piu coraggiosa nè vigliacca ad aver fatto questa scelta. Ognuno agisce come sa e come può. Certo, attualmente faccio parte del segmento call center – 500 euro. Ma voglio essere fiduciosa. Non sopporto però chi deve star a sindacare sulla vita degli altri. Non è questione di far la voce fuori dal coro, cara Marsi! Questo è solo fare la saccente e la finta arrivata! Punto primo, considerati fortunata se hai avuto modo di andare a studiare in una prestigiosa università. Punto secondo, io mi son laureata a Cagliari e tornando indietro farei di nuovo la stessa cosa…abbiamo ottimi insegnanti! Punto terzo, “la Sardegna è bella solo per venirci in vacanza e visitate i parenti”? Se tutti ragionassero come te allora non avremmo davvero un futuro e sinceramente a sto punto non tornare neppure in vacanza…non credo che la Sardegna ne sentirebbe la mancanza…visto il poco amore! Scusa la franchezza!
        E a voi Amici emigrati in Olanda auguro davvero un in bocca al lupo! Capisco l’amarezza della situazione. E ripeto…ognuno fa le scelte che son più giuste per se stesso! Un bacio

  27. Enrico says:

    Sono uno studente di 25 anni in giurisprudenza…quasi alla fine…con quale futuro? Non so…tutto pare opaco, purtroppo.
    Un grande in bocca al lupo!
    Ad maiora et ad meliora!

  28. Chimbantamizza says:

    Che dire…tanta ammirazione ma anche tanta amarezza e tanta rabbia. Hai fatto bene. Buona fortuna.

  29. Ismaele says:

    Tre notazioni al volo senza troppe pretese:
    1) Per chi ancora la chiama disoccupazione, crisi economica o in altro modo e non ha capito: questa è una crisi generazionale (con le dovute eccezioni), nel senso che alla porta c’è la generazione più preparata della storia d’Italia che non riesce a trovare posto. Dall’altra parte della porta, c’è una generazione, credo una delle peggiori che mai abbia visto il nostro paese, che tiene chiusa quella porta per continuare a vivere di rendite di posizione. L’unico dovere verso i giovani che questa generazione sente è quello di piazzare i propri figli e nipoti (perché in Italia, dove la famiglia viene prima di tutto, non è considerato un vero e proprio peccato; basta non dirlo e se capita di dirlo basta aggiungere: “tu che cosa avresti fatto al mio posto!?”), poco importa se i figli e i nipoti sono degli incapaci e se sistemarli vuol dire bloccare e impoverire ancora di più il sistema economico.
    2) Il precario è un utile risorsa non solo per il proprietario di un’impresa ma anche per i colleghi stabili che possono sfruttare l’occasione per lavorare meno alle spalle di chi rischia ogni giorno di perdere il posto.
    3) Se lavoro significa sfruttamento e buste paga da fame non è evidentemente lavoro degno di essere accettato, e allora dovremmo tutti avere l’orgoglio di rifiutare quel lavoro e spostarci dove invece il nostro lavoro ha un valore, come ci racconta matteo. Sarebbe un bene anche per il mercato occupazionale, perché si bloccherebbe il ribasso di stipendi e condizioni se un po’ di gente non accettasse più determinati contratti. Per farlo ci vuole però un po’ di coraggio, quel coraggio che per esempio io, che per ora ho un impiego da precario, non avrei.

    • sottoscrivo ogni parola…
      con la precisazione che con il termine “giovane” e “nostra generazione” si includono molti over 40…

  30. carlo 76 says:

    Lo scandalo dei tirocini nasce dalla mancanza totale di programmazione nel settore della formazione. La regione dovrebbe verificare realmente l’attività svolta non fermandosi semplicemente alla verifica dei registri assenze- presenze.

  31. Supresidenti says:

    oltre a tutto il resto, hai scritto una bellissima lettera. in bocca al lupo. io ancora provo a resistere, spero di spuntarla..
    saludi e trigu matteo

  32. Ciao Matteo,condivido ogni tua parola.
    Io sono andato via dalla Sardegna e dall’Italia qualche anno fa, sono rientrato qui per dare una seconda possibilità a questa terra.
    Nonostante abbia fatto un percorso più fortunato del tuo (perchè anche se precario ora sto lavorando), sono profondamente deluso ed in me l’idea di ripartire è sempre più forte e presente.
    All’estero ho trovato un mondo dove tu vali per il tuo curriculum (o per le tue capacità) e non per i tuoi parenti/amici, ho trovato un lavoro dove venivo gratificato sotto ogni profilo, ho trovato un mondo dove le persone (e lo stato) non cercano di fregarti ogni volta che possono.
    All’estero non ero io a cercare lavoro, ma era il lavoro a cercare me. Almeno una volta ogni due settimane ricevevo chiamate di aziende che mi proponevano lavoro dopo aver trovato il mio CV su internet…
    Certo che la Sardegna è la Sardegna! La terra, il mare, gli amici, i parenti… ma tutto questo non vale la propria dignità… dignità che qui siamo costretti a svendere per due lire, per uno stato che non ci tutela, una regione che ci prende in giro quotidianamente, per il nostro datore di lavoro che sfrutta la nostra professionalità…
    Buona fortuna per tutto, hai fatto la scelta giusta.

  33. Matteo è un uomo coraggioso e pieno di dignità. Non ha voluto accettare il ricatto costante dei nostri finti imprenditori.
    Matteo ha avuto anche il coraggio di non voler vivere sulle spalle dei genitori, unico motivo che consente ai nostri giovani ad accettare lavori sottopagati.
    Matteo ha coraggio e intelligenza. Lo ammiro davvero

  34. Anonimo says:

    Ciao Matteo,
    la scelta che hai fatto tu non è da tutti. Per questo, non posso che complimentarmi con te. COme dice qualcuno, non si vide di solo sole e mare.
    Una scelta cosi, l’ho fatta circa dodici anni fa andando a vivere a Brescia e risiedendoci per 4 anni prima di rientrare in Sardegna.
    Posso dire che, al netto delle cose, quella scelta avrei dovuto farla molto prima perchè ho sprecato 4 anni della mia vita attendendo chissà quale posto di lavoro.
    Posso anche dire che mi sono presentato li gia’ “accasato” perchè la multinazionale per cui lavoro, mi concesse l’uso della foresteria a canone agevolato. In ogni caso, ricordo i primi dodici mesi, a formazione lavoro. 1 400.000 lire. Niente per Brescia, tanto per la Sardegna.
    Ricordo la fine delle ferie estive e ricordo i volti di tanti nostri conterranei che dal ponte della nave, salutavano i rispettivi genitori accorsi da chissà quali paesi sardi. In quei momenti, volevo che la nave partisse subito per evitarmi quelle scene.
    Ricordo tuttavia anche alcuni miei amici, che seduti sulla panchina antistante casa mia, mi battevano la “stecca”, quando li salutavo con le valigie. Beh..Oggi uno di essi, ancora oggi, si accontenta dei classici mesi estivi in Costa Smeralda e l’altro, ha un contratto a tempo indeterminato solo da qualche anno.
    Ecco perchè io consiglio di andare, valutare, crescere…ed eventualmene tornare con le idee giuste. Una laurea, più che un ritorno economico, deve appagare il desiderio di fare realmente ciò che si desidera. E’chiaro che in Olanda, Germania, Svezia, ecc, non stanno aspettando noi ma è altrettanto vero che li, vale realmente il concetto del “cosa sai e cosa sai fare per me” e non piuttosto..che tessera hai, chi ti appoggia, ecc.
    Coraggio. Vedrai che la strada piu’difficile, sarà quella piu’soddisfacente.,

  35. Tanti auguri Matteo: questi giorni non sto facendo altro che leggere di esperienze come la tua perchè dato che la laurea mia e del mio compagno non vale nulla (un ingegnere e un geologo) anche noi lentamente ci stiamo arrendendo. L’Imu da pagare, la quota dell’albo all’ordine degli ingegneri, la quota a quello dei geologi, la revisione del pandino e altre mille cose stanno prendendo il sopravvento su di noi, che lentamente ci arrendiamo. Come il mio compagno dice, siamo passati da non poter fare previsioni per il futuro ad avere difficoltà a mettere insieme la sera con la mattina. E io sono anche molto fortunata rispetto ad altri laureati perchè svolgo il mio lavoro presso un privato anche se prendo molto poco (niente tirocinio per me perchè il comune di residenza ha esaurito il numero di tirocinanti con borsa regionale) il mio datore di lavoro vorrebbe che io aprissi la partita Iva ma io tengo duro…. sarei finita se lo facessi, perchè il mio stipendio a malapena copre le spese. Per la cronaca io e il mio compagno stiamo pensando di cercare un lavoretto estivo nel nord, un paio di mesi per vedere come va. Ma ti ammiro molto Matteo perchè immagino come sia difficile la vita per chi fa una scelta che gli viene imposta dalle circostanze, come lasciare la terra che ami, e verso la quale ti senti impotente, visto le meravigliose potenzialità che ha. Ti auguro davvero di riuscire a costruirti presto una vita, di trovare degli amici come quelli che di sicuro hai lasciato qui. Nel 1995 il mio professore di filosofia al liceo,mi disse delle parole alle quali ripenso spesso, visto che si sono rivelate profetiche ANDATEVENE DALL’ITALIA RAGAZZI, STA DIVENTANDO UN POSTO BRUTTO. Nei teoremi si dice: CVD, come volevasi dimostrare.

    • Questi sono i fatti che ci devono far riflettere,un’abbraccio!!
      Terra Mia
      Quanto mi fai pena, o terra mia,
      macchiata di sangue e cenere,
      per colpa di un’antica radice,
      che ha dato brezza di pessima genia.
      E per sfregio della terra nativa
      Alimenti stragi e rovine
      Falsi dottori che per medicina
      Usano la eufobia (erba velenosa) della demagogia.

      Rapina e sequestri e conflitti
      Incendi ovunque danni immensi
      La miseria colpa di ogni male?
      NO! Non esiste peggior criminale
      Di chi copre di miseri panni
      La putrita piaga dei delitti!!!
      Pisenti Tatti

    • Anonimo says:

      Eh! E’ dura la vita!

  36. Poco da dire. Poco da aggiungere. Tranne un dato di fatto, una verità: ”L’Italia importa manodopera marocchina, tunisina, romena, ecc. Ed esporta laureati, quei pochi che ci sono (visto che siamo uno dei paesi europei con la percentuale piu’ bassa di ‘dottori’)”. A voi le considerazioni.

  37. Anonimo says:

    Matteo scrive nel suo blog: “Ho trent’anni. Sono laureato da uno. Non trovo uno straccio di lavoro…”. Sostituite la vostra età alla sua, da quanti anni siete laureati e/o diplomati e verificate se la frase vi suona corretta. A me sì:

    “ho 37 anni, sono laureato da 8 e non trovo uno straccio di lavoro”.

  38. Vorrei dire a Matteo che lo ringrazio per la sua lettera, che lo stimo, anche senza conoscerlo, cosi come stimo tutti quelli della sua generazione che coraggiosamente prendono decisioni dolorose, ma necessarie. Vorrei dirgli che mi vergogno di questa Italia e di questa Sardegna, che sempre più le somiglia, preda di una classe dirigente inetta, di “falsi costruttori di sogni” come lui li chiama, che sulle illusioni costruiscono le loro carriere, per quanto tempo ancora? Faccio parte di una generazione che ha subito l’onta dell’emigrazione, primi anni sessanta, troppo piccolo per capire allora, sono tornato in Sardegna, dopo aver girovagato. Per noi però è stato tutto più semplice, forse perchè più inconsapevoli, forse perchè la tanto vituperata ideologia politica ci dava comunque una speranza, ci sentivamo meno soli! Ecco la solitudine è l’aspetto che emerge dalla lettera di Matteo e che fa più male, imperdonabile una società che lascia soli i suoi giovani. Lui e la sua compagna… solo loro. Gli auguro di realizzare il loro progetto di vita, ma sono certo che ci riusciranno, perchè che hanno capito di dover fare da soli e questa, infine, gli darà una rande forza.

  39. MANIACUS says:

    Grande Matteo!

  40. Quanto lo capisco.. Ho 20 anni e sono diplomato da un anno come ragioniere.. E’ come se il mio diploma non servisse a nulla..

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