Politica / Sardegna

Presunzione, veti, disconoscimenti, nessuna leadership: ecco come il centrosinistra sardo si sta organizzando per perdere le prossime elezioni regionali

Questo post è dedicato a tutti coloro che pensano che per il centrosinistra sardo alle prossime regionali sarà una passeggiata: anime candide anzichéno. Perché gli opposti si attraggono: se da una parte ci sono gli sprovveduti del web, quelli che guardano a Facebook come se fosse la società (e che sono caduti dal pero quando Soru ha perso tre anni fa, inebriati dalle cliccate e sturrati alle urne), dall’altra ci sono i vecchi volponi della politica, che pensano di poter capitalizzare il consenso in fuga dal centrodestra “sic e simpliciter”, senza cambiare nulla e soprattutto senza intaccare le loro rendite di posizione.

Il risultato è il paradosso che i più “puri” consolidano a loro insaputa la posizione degli “impuri”, di quelli che sulla carta sarebbero i loro primi avversari nella lotta per il rinnovamento della politica. Perché entrambi non vogliono cambiare nulla di questo centrosinistra. Ma proprio niente.

Eppure questo centrosinistra se non si rinnova, perderà. Già diversi commentatori nazionali lo hanno evidenziato in maniera inequivocabile. Bisogna cambiare dunque. Ma come? Quello che sta succedendo dalle nostre parti può aiutarci a capirlo.

In Sardegna le novità in campo sono due. Da una parte c’è Beppe Pisanu che, da instancabile e abilissimo tessitore qual è, sta cercando di mettere in campo un’alternativa isolana al disfacimento del Pdl. Il progetto è quello di creare un partito dei moderati, autonomista, in grado di contrapporsi al governo nazionale e allo Stato. Perché Pisanu ha capito che per la classe dirigente sarda non c’è alternativa ad uno scontro duro con Roma e che la sigla Pdl ormai è da buttare. Il centrodestra, per disperazione e per necessità, lavora dunque ad una alternativa vera.

L’altra novità è l’asse Sardisti-Sel. Anche in questo caso, si parte dall’analisi che la Sardegna deve aumentare i suoi spazi di sovranità, perché (fatti due conti) i governi nazionali sia di centrodestra che di centrosinistra hanno avuto nei confronti dell’isola lo stesso atteggiamento di distaccato fastidio riguardo le nostre vertenze. L’obiettivo è quello di spaccare il bipolarismo italiano (Manichedda lo ripete da tempo) che tiene imbrigliate le potenzialità dell’isola.

Il progetto di Pisanu non ha oppositori, quello di Sel e dei Sardisti sì. Chi sono? Che obiezioni avanzano?

Qui casca l’asino. Cioè la capacità del centrosinistra di parlare di politica senza preconcetti e non per slogan. Qual è la colpa dei sardisti? Che stanno col centrodestra? Ma il centrodestra tre anni fa ha avuto forse remore ad accogliere nell’alleanza i sardisti, per decenni stabilmente inseriti in uno schieramento progressista? No.

Con ciò non voglio dire che i sardisti siano indispensabili per la vittoria del centrosinistra: voglio solo dire che militanti e dirigenti di questo schieramento stanno dimostrando di essere incapaci di entrare nel merito delle questioni e di ragionare in prospettiva. L’alleanza Sel-Sardisti sarà anche una stupidaggine inutile e dannosa, ma non può essere liquidata con argomenti che con la politica non hanno niente a che fare.

Ad esempio, dire ogni volta che “i sardisti hanno regalato la bandiera a Berlusconi” è solo uno slogan, non un ragionamento politico. Sfido chiunque ad usare questo argomento nel corso di un confronto vero con politici veri: verrebbe preso in giro, perché questa della bandiera è una stupidaggine che può forse rinsaldare le convinzioni di qualcuno ma è come una banconota del Monopoli: vale solo se si gioca a Monopoli appunto. Ma la realtà è un’altra cosa.

A volerla dire tutta, innanzitutto bisognerebbe chiedersi come mai i sardisti siano stati lasciati al centrodestra. Bisognerebbe valutare in che modo questo partito sta partecipando al governo regionale, con quali uomini, con quali politiche e con quali distinguo. Niente di tutto questo sta avvenendo. Anzi, la confusione aumenta.

Volete una prova? L’ex assessore regionale Massimo Dadea non perde occasione per scagliarsi contro i sardisti, salvo poi auspicare l’allargamento del centrosinistra… ai Riformatori! Perché i sardisti no e i fantoliani sì? Solo perché questi ultimi hanno sostenuto i referendum? La confusione è tanta, gesucristummiu.

Insomma, è evidente che con questo livello di argomentazione fatto di slogan e sparate ad effetto non si va da nessuna parte, nessun tipo di cambiamento sarà mai possibile.

Perché poi scatta quella che un’amica mia chiama “la dialettica del disconoscimento”. È, più banalmente, un tutti contro tutti che non salva nessuno. Un gioco al massacro (politico) che fa solo il gioco di chi vuole mantenere lo status quo, nella speranza di poter vincere senza cambiare nulla. Tutti i politici alla fine sono uguali, tutti i partiti sono uguali, nessuna novità è possibile al di fuori di uno schema già codificato. Maninchedda? “No”. Soru? “No”. Silvio Lai? “No”. Luciano Uras? “No”. E quindi? La nostra classe dirigente è questa, da Marte non arriverà nessuno. Ma c’è sempre un motivo per porre un veto. Anche in questo caso i militanti del web distruggono e non costruiscono. E le vecchie volpi dei partiti si sfregano le mani, perché tutto resta così com’è.

Eppure cambiare si deve. E sono state proprio le recenti elezioni amministrative ad aver dimostrato che, ad esempio, che Sel è un partito che non sfonda e che ha bisogno di un nuovo progetto. In Sardegna infatti ce l’ha, e questo spaventa.

Spaventa innanzitutto il Pd, dove è dibattito è incentrato semplicemente sulla questione dei due mandati e niente di più. Eppure questo partito è quello che dovrebbe guidare l’alleanza. Peccato che al momento non riesca neanche ad esprimere una leadership. L’unica, che vi piaccia o no, è quella di Renato Soru. Tutte le altre andrebbero costruite a costo di duri scontri interni, perché al momento non c’è nessuno che svetti in prospettiva regionale.

E a proposito di ledership, per dirci proprio le cose come stanno, al momento ci sono solo altre due figure credibili. La prima (che vi piaccia o no) è quella di Paolo Maninchedda, che nell’ambiente politico gode di grande stima per il modo con cui lavora e che ha radicato la sua azione nel territorio. Disconoscere il valore di Maninchedda significa non capire quale sia la qualità media della nostra classe dirigente. Questo non vuol dire che tutto quello che dice sia giusto, non è questo il punto. Ma disconoscere la qualità della sua azione è segno di fragilità e di poca conoscenza di ciò che sta avvenendo nella politica sarda.

L’altra leadership è quella di Massimo Zedda. Sì, il sindaco di Cagliari. Che se la legislatura regionale dovesse arrivare per disgrazia a scadenza naturale (cioè nel 2014) potrebbe anche pensare di candidarsi.

Il dibattito sulla possibile alleanza Sel-Sardisti ci dimostra dunque la pochezza del livello di elaborazione politica del centrosinistra. Incapace di trovare nuove formule, con il rischio di essere spiazzato dalle dinamiche nazionali. Perché chi oggi sbraita solo all’idea di dover riaccogliere i sardisti nell’alleanza di centrosinistra, potrebbe poi dover ingoiare la presenza dell’Udc, decisa a Roma da Bersani & co.!

Peraltro, il centrosinistra rischia di rimanere spiazzato anche dalla nascita dei liste civiche. Perché le prossime elezioni saranno caratterizzate dalla presenza di movimenti nuovi, raggruppati intorno a personalità di spicco. Il modello è quello che sta portando avanti l’ex assessore regionale all’Agricoltura, Andrea Prato. E il centrosinistra? Sarà in grado di acchiappare un nuovo consenso accettando di allearsi con nuove formazioni o penserà di fare il pieno con la solita formula? Certo, come no: il classico schieramento Pd, Sel, Federazione delle Sinistre, Italia dei Valori, Rossomori, varie ed eventuali? Con le solite facce, con le solite dinamiche?

Insomma, oggi il centrosinistra non parla di politica, parla per slogan. Che lo facciano i suoi dirigenti per coprire l’incapacità di tratteggiare un percorso che ci porti da qui alle regionali è un conto (infatti Cappellacci, morto vivente, è ancora presidente della Regione). Ma che lo facciano i militanti, credendo di dare in questo modo un contributo al rinnovamento della politica, è sinceramente inverosimile e inaccettabile.

Chi ha idee, le metta in campo. Laicamente, senza dogmi né verità assolute. L’alleanza Sel-Sardisti apre prospettive inedite che meritano di essere esplorate. Chi è contrario, avanzi un’altra proposta di cambiamento e di innovazione che tenga conto della realtà e dei rapporti di forza e lasci gli slogan agli sprovveduti e ai disperati in cerca di visibilità e candidature.

 

Post scriptum
Anticipo la domanda canonica: “E gli indipendentisti?”. Gli indipendentisti chi? Si uniranno tutti assieme? Hanno un leader? Vogliono allearsi con uno dei due schieramenti? Rispondere, grazie.

 

54 Commenti

  1. Pingback: Pisanu, PD, M5S e indipendentismo: perché dobbiamo dire si al sovranismo

  2. autonomista says:

    Signori miei, davvero pensate che il PSD’AZ (Maninchedda-Sanna) possa rappresentare l’alternativa? Questi gattopardi, corresponsabili del disastro, screditati ovunque, sarebbero il nuovo che avanza? Ma vi rendete conto che politicamente sono dei morti viventi? Pensate che basti sventolare la bandierina del “sovranismo” per ingannare il popolo sardo? Io sono un autonomista e federalista convinto ma, credetemi, a volte mi sembra di vivere sulla luna…Grillo ci travolgerà. Un saluto

  3. Occhialonero says:

    Meglio Soru!

  4. ZunkBuster says:

    Ma quanto è complicata la democrazia repubblicana … torni il Re!

  5. Anonimo says:

    Alcuni nomi no per favore: se Prato, dico Andrea Prato, si permette di mettere in scena spettacoli teatrali anticasta siamo all’inganno manifesto, alla farsa. Soru, come già giustamente scritto, pensi a salvare la propria azienda, o siamo ancora al noiosissimo sorismo (e quindi anche all’altrettanto noioso antisorismo)? Maninchedda è un’incognita, ma lo è da tre anni, gli stessi anni nei quali ha, secondo lui, cercato di spaccare dall’interno (che due palle!) il sistema bipolare nazionale, ma non mi sembra che a tutt’oggi ci sia riuscito quindi che passi alle vie di fatto, sempre che esistano.

  6. Su questi temi abbiamo un articolo per il primo giugno, l’indipendentismo nudo e crudo purtroppo vive in considerazioni che vanno oltre i posizionamenti di SEL-Sardisti nei confronti di questo bipolarismo.

  7. Gentile Biolchini,
    non so se davvero ci sia chi preveda una facile vittoria della sinistra alle prossime regionali (personalmente non conosco nessuno che lo pensi, eppure qualche amico ce l’ho) tuttavia, se devo proprio cercare qualche anima candida ne vedo un paio qui dentro. Ad esempio lei (se non si offende le dico perché) e quel tale Paolo il cui tono mi ricorda un altro Paolo esperto di fiche (ma di certo non sarà lui).
    Vengo al dunque: sa cos’è il suo discorso? Un’elucubrazione di tipo elettorale (qualcosa come: «prendiamo più voti così o cosà?») a conclusione della quale afferma come «[…] oggi il centrosinistra non parla di politica, parla per slogan». Perché, lei che fa? Cosa sarebbe «Il dibattito sulla possibile alleanza Sel-Sardisti […]» se non uno slogan in cui si rivendica una fumosa “autonomia” vista come panacea universale senza alcun contenuto? (E contrapposta alla «bestia» di Pisanu?)
    Guardi che il nostro problema attuale è quello dell’incapacità palese della classe dirigente isolana (tutta, non solo i politici) di elaborare un qualunque modello di sviluppo per il futuro, a destra come a sinistra (ma a destra un’idea ce l’hanno: coprire di cemento l’isola!). Attenzione, perché se dietro la categoria «autonomia» (questo sì, uno slogan stantio da riempire alla bisogna con ciò che conviene) c’è la vertenza sui conferimenti dallo stato, proprio SEL finirà per perdere un sacco di consensi, perché ci vuole poco a dimostrare, conti alla mano, che si tratta di un falso problema (che si riassume così: inutile chiedere che ci ritorni una fetta maggiore di tasse se non siamo in grado di generarne! A parte poi la palese incapacità di gestione locale).
    Se insomma tutto si riduce a: «prima vinciamo le elezioni comunque sia, poi vedremo che fare, tanto c’è la vertenza sulle tasse», o altre sciocchezze come queste, la sinistra non arriva neppure dopo Grillo, arriva anche dopo la destra! E stiano attenti coloro che snobbano Grillo nella nostra regione, pensino piuttosto a quanto è successo con i referendum, per i quali è stato raggiunto il quorum nonostante i tatticismi degli stessi che propongono (ma guarda un po’) proprio l’alleanza con gli autonomisti!
    Mi permetto di rammentarle che a fine anno chiuderà l’ALCOA, che in capo a un annetto scarso avremo la SARAS come unico esempio di azienda di dimensioni rilevanti (una situazione pericolosissima!) che il turismo è in caduta libera e le PI versano in condizioni gravi, in buona compagnia di agricoltura e pastorizia! (Dia un’occhiata alle nostre esportazioni: siamo produttori di benzina, sabbia e sassi!)
    In definitiva: è da anime candide chiedere un progetto forte per il futuro oppure pensare di poter risolvere i nostri problemi elucubrando sui voti che porta Maninchedda?
    Una sottolineatura: Manichedda sarà anche un bravo ragazzo (e chi ne dubita?) ma come politico ha dimostrato una profonda incompetenza e una totale incapacità. Poiché a me SEL piace perché ha dimostrato (a sinistra) un notevole pragmatismo e capacità di amministrazione (ad esempio in Puglia, proprio con Vendola, a Milano Pisapia sta facendo bene e Zedda invece… pure, per non parlare di Barca, al governo) mi aspetto un progetto importante. Se la proposta è quella di un’alleanza con M. perché c’è Roma cattiva, la trovo incomprensibilmente sciocca (perché, a parte l’inconsistenza, M. non è in grado di contribuire in nulla ad una politica di sviluppo!). Per cui aspetto fiducioso un programma che ancora non ho visto e che dovrà indicare (se SEL desidera il mio voto) un percorso dignitoso (dal mio punto di vista) per una Sardegna che possieda un sistema industriale equilibrato con le altre risorse e in grado di sostenere servizi decenti (dalla scuola alla sanità). Se non c’è un’idea su questo punto (cioè la sostenibilità finanziaria e il modo per sviluppare l’industria, quindi per pagare i servizi!) mi orienterò diversamente (e come me faranno molti altri, perché, come faceva notare correttamente Sovjet, il popolo di sinistra ha una scolarità elevata e ama illudersi di usare il cervello, magari sbagliando, certo, ma ogni tanto prova a leggere l’economia regionale). Le alchimie elettorali le lascio volentieri ad un momento in cui ci sarà la possibilità di divertirsi (leggi: denaro!)
    Sugli indipendentisti non commento: ho appena rivisto un vecchio nastro con uno spettacolo del Bagaglino e mi è bastato.
    Cordialmente,
    PS – Prevengo una possibile obiezione: sì, avrei preferito perdere le elezioni e che il secondo governo Prodi non avesse fatto la fine che ha fatto. I danni per il paese (e la sinistra in particolare) sono stati assai più rilevanti di quelli che avrebbe causato un secondo quinquennio berlusconiano.

    • Con Coni says:

      Alcuni puntini sulle F. A lei piace SEL perché ha dimostrato “pragmatismo” nel governo in Puglia. Posso capire che da così lontano le cose sembrino così. Ma le garantisco che la situazione è un po’ diversa laggiù. Vendola ha perso quasi tutte le primarie a sindaco in puglia e sa perché? Perché ha amministrato male, distogliendo fondi solo ed esclusivamente per quegli enti che controllavano i suoi uomini, quelli messi da lui senza criterio di competenza ma solo per il fatto di essere tesserati. Non le devo ricordare che ormai Nichi ha più avvisi di garanzia che capelli in testa e che i suoi assessori frequentano in gran numero le aule del tribunale di Bari.
      SEL crolla in tutti i sondaggi ( a meno di pensare che Pagnoncelli non sia al soldo della Bildemberg) perché è un partito personale, senza un vero progetto politico. Prova ne sia che ora corteggia il PSD’AZ quasi per disperazione. Avrei capito il PD che fastigia i sardisti, ma proprio SEL mi puzza di disperazione e di unghie sui vetri.
      L’unica ricchezza della sinistra e del suo elettorato sono e saranno le primarie, che tutti hanno mostrato di apprezzare e rispettare effettivamente. Zedda ha avuto pieno supporto dagli alleati (e nessun voto disgiunto) i quali rispettano anche la sua decisione di scegliere gli uomini chiave come cazzo gli pare. Perché Zedda ha vinto le primari del centrosinistra.
      Vorrei ricordare che il 60% degli elettori di Cagliari ha votato Zedda perché candidato del centrosinistra, non perché candidato di SEL. A meno di non credere scioccamente che improvvisamente il sessanta per cento dei cagliaritani abbia voluto votare Vendola.
      Primarie, primarie e ancora primarie.
      Il resto è fuffa

      • Gentile Con Coni,
        mi verrebbe da chiederle perché lo dica a me… Ho forse detto che SEL abbia la possibilità di vincere le elezioni senza alleati? Certo che ha vinto il CS (a Milano come a Cagliari o in Puglia), ma è esattamente ciò che dico. Peccato che dipenda dal PD, come avrà notato dalle ultime uscite di Vendola e DiPietro(!). Se poi mi chiede perché parli di SEL e basta, la risposta è che parlo di chi mi pare e piace (come immagino farà correttamente lei).
        Quanto alla valutazione su Vendola, ciascuno esprime la propria. Se è riuscito ad essere rieletto per un secondo mandato (da omosessuale dichiarato, in Puglia!!) qualcosa di buono deve averlo fatto, oppure è stato così bravo da farlo credere agli elettori (il che è esattamente lo stesso). Sul partito “personale”, ho l’esperienza diretta di Milano. Pisapia, spesso e volentieri, l’ha rimandato a quel paese (in Puglia) raccomandandogli di non sparare cazzate perché le soluzioni necessarie in Brianza non sono le stesse che occorrono ad Alberobello. Questo lo chiamo pragmatismo di SEL, ed infatti non mi riferivo solamente alla Puglia (dove però ha litigato ferocemente con una parte del mondo ambientalista perchè si è rifiutato di considerare la chiusura di uno stabilimento industriale da un giorno all’altro per questioni di inquinamento, altro buon esempio di pragmatismo). Inoltre Vendola, da pugliese, regione meridionale industrializzata, conosce bene le tematiche industriali del sud, mentre altri elementi della “sinistra” sono impegnati a smacchiare i leopardi (in Sardegna a smacchiare le pecore nere).
        Se poi aggiunge che il mondo visto da SEL (dove non c’è una Rosi che rompe i coglioni per accoppiare due cellule, che non vuole che gli omosessuali si sposino e sta ad ascoltare il Papa) è quello che piacerebbe a me, non vedo perchè non augurarmi che vada bene anche in Sardegna (se non decide di suicidarsi con tattiche incomprensibili) possibilmente condividendo a sinistra un programma forte nel senso in cui ne ho parlato.
        Anche perché, in caso contrario, passeranno tutti la prossima legislatura a cercare mungette assieme al mio amico Peppi http://exxworks.wordpress.com/2012/03/14/la-fusaiola-nuragica/: da Vendola in poi.
        Cordialmente,

        • Gugol Transleit says:

          Andaus beni. Quindi le posizioni del PD sono solo quelle della Bindi? Ma dove te le fai le opinioni, su Telemincammino?

          • Gentile Gugol Transleit,
            no: sono “anche” quelle della Bindi (Franceschini&allegra compagnia; e prima che si levasse dalle palle pure quelle della Binetti!). Che le frega dove mi faccio le opinioni? Cazzi miei!
            Cordialmente

          • Simplicius says:

            O Gugol, il problema è che, dopo tutti questi anni di Berlusconi, nessuno riesce più a capire un partito che è autenticamente democratico, che raccoglie diverse correnti perché riunisce le esperienze cattoliche sociali e quelle della sinistra storica. I giovani d’oggi capiscono solamente il partito con un “messia” al quale tutti si inchinano e tutti seguono la linea. Vendola è più chiaro del polimorfo (e forse non più attuale) Partito democratico. Poco conta che all’interno del PD ci siano anche come largamente maggioritarie le istanze più progressiste della società in tutti gli ambiti. Per i giovani come Ainis deve esserci uniformità fideistica da partito unico. È così. Tutto quello che è reale – diceva qualcuno – è razionale.

            • Gentile Simplicius,
              ha ragione, sono troppo giovane (in fondo ho solo sessant’anni). Ed effettivamente non capisco quanto il PD sia progressista (infatti il matrimonio gay lo vedono col binocolo, per non parlare della fecondazione assistita). Meno male che ci sono i vecchi saggi (e polimorfi) come lei. Provi a spiegare polimorficamente come mai se la maggioranza del PD difende il matrimonio gay, sia la minoranza a dettare la linea! Invece le dò ragione sulla fantasia: le supercazzole di Bersani (che riesce ad evitare di perdere “non-vincendo”) non le batte nessuno, altro che Vendola o Antani!
              @Sovjet
              concordo su Civati, infatti non sembra nemmeno uno del PD.
              Cordialmente,

          • Sovjet says:

            No, il Pd ha anche Civati, che è giovane, bravo, di sinistra e pragmatico. Peccato che non conti in cazzo.

    • Vito Biolchini says:

      Caro Ainis, ho capito come la pensa. Però mi dia dei punti di riferimento. Secondo lei Maninchedda “come politico ha dimostrato una profonda incompetenza e una totale incapacità”. Praticamente per lei è in fondo alla classifica dei nostri politici. A questo punto può però dirmi per cortesia qual è il politico sardo che lei reputa minimamente competente e minimamente capace? Giusto per capire il suo metro di valutazione, che al momento mi sfugge.

      • Gentile Biolchini,
        Zedda.
        Cordialmente

        • Dunque, vediamo:
          – consigliere comunale d’opposizione
          – veloce passaggio in consiglio regionale, per vedere che aria tira
          – sindaco di Cagliari quanto basta
          – presidente della Regione
          – ministro nel governo Vendola-Grillo
          – capo del governo Zedda
          – passaggino in Europa
          – capo dello Stato

          Ok, ci sto: a me Massimo piace…

  8. accasioneri - i superstiti says:

    Se parliamo di politica, allora diciamo pure che quest’alleanza, quella tra le gloriose sigle sel e psadz, sembra avere come unico denominatore comune l’antisorismo. è pochino, perfino per i più ben disposti: questo è il futuro nuovo e felice della sardegna che paventate:
    in secondo luogo, il psdaz sostiene la maggioranza, “è” maggioranza, non in virtù degli accidenti atmosferici, ma sulla base di un alleanza programmatica che ha portato il Babbeo, o se preferite lo stile onirico manincheddiano il “Presidente Mite”, in viale trento a combinare i guai che conoscete. E come ci è finito nella maggioranza questo partito che, con lucianone e michele, promette di salvarci il culo dai guai che esso stesso ha contribuito a creare? C’è finito, si mormora, per volontà del suo ideologo, animato dalla convinzione che il vero male della sardegna sia nientemeno che il perfido bipolarismo (il bipolarismo e l’ex Tiranno-Dittatore Crudele del “il popolo ha fame”, per essere un pochino più precisi). Dunque vi eravate sbagliati: non sono le trasse, i murighi sottobanco, le gang, i clan, i portatori d’acqua, le nomine giocate al lotto, le mani costrette al voto di scambio, i consiglieri politicamente mediocri e intellettualmente disonesti, le disamistade insulse, la pochezza e le miserie di questa nostra classe dirigente, i giovani unfrati derisi, umiliati e avviliti. no, è il bipolarismo.
    E infatti, ben consapevole della gabbia surreale cui ci costringe questo arrorimannu di bipolarismo, il nuovo che avanza si agita, sbraita, s’incazza e, giusto ogni tanto, minaccia ultimatum: siamo arrivato al n. ennesimo; così, per vedere l’effetto che fa e per mettere saliva nel naso al Presidente Mite, che tanto gli ultimatum sono aggratis e portano visibilità su giornali e blog.
    Però poi si sperimenta, eh! Si sperimentano ad esempio cose forse degne dei partiti-comitati dell’800, come la leggina sulle stabilizzazioni, sempre per aiutare i poveracci (cit.), sia ben inteso. Questo per chi volesse appena appena smurzare i primi frutti della Nuova Alleanza
    Insomma, è tempo di liberare i prigionieri. Sempre che gli atzuri criticoni commentatori del web, te li raccomando, la smettano di consegnare la sardegna a oppi e co.

  9. Gianni Fresu says:

    Caro Vito, continua per me a essere un mistero questa tua passione per Maninchedda e per l’asse SEL/sardisti. Sino a prova contraria, questa gente (la stessa che fece gentile dono a Berlusconi della bandiera dei quattro mori, alla faccia del “sovranismo”) ha regalato la Sardegna a un modesto prestanome del piazzista di Arcore (lo sapevano tutti e molto prima delle elezioni regionali di allora) fino ad oggi distintosi solo per la sua goffa incapacità, ne ha poi eseguito il programma di governo, ed è ancora impegnatissima a far parte di questa maggioranza. Non a caso si tiene ben stretti incarichi e benefici istituzionali resi possibili da tale organicità. Un accordo come quello prospettato o auspicato, più che la rottura del bipolarismo, mi sembra una grande operazione di trasformismo, nel senso più gramsciano del termine. Tu dici che ” disconoscere il valore di Maninchedda significa non capire quale sia la qualità media della nostra classe dirigente”, però potrei obiettarti che non è questo il problema. Personalmente riconosco un “grande valore politico” anche a Pisanu, ma non ci farei mai un accordo, perché ha una visione del mondo completamente diversa da me, perché non ne condivido il percorso politico (ivi comprese le sue responsabilità nell’affermazione del berlusconismo) e ancora meno condivido la sua prospettiva sulle cose da fare. In politica, non basta riconoscere la statura intellettuale e politico di una personalità per farci un accordo, non comprendere questo significa fare poco i conti con la natura della crisi politica che abbiamo di fronte. Maninchedda sarà pure “di valore”, come dici tu, ma se permetti prima vengono le sue scelte politiche concrete, mai rinnegate. Passare, dall’oggi al domani, con tanta facilità (o faciloneria) da un fronte all’altra della barricata è per me, lo ribadisco, un tipico esempio di trasformismo politicista, ossia, ciò di cui ci dobbiamo disfare se non vogliamo regalare quel che resta delle spoglie della sinistra al movimento di Grillo.

    • Vito Biolchini says:

      Caro Gianni, nessuna passione se non per i numeri. Il Pd oggi è al 25 per cento, Sel non sfonda, l’Italia dei Valori verrà svuotata da Grillo, la Federazione delle Sinistre e i Rossomori assieme arrivano al 5 per cento. Totale schieramento centrosinistra in Sardegna: al massimo 45 per cento. Non basta.
      Seconda osservazione: tu dici che “questa gente” (cioè i sardisti), “la stessa che fece gentile dono a Berlusconi della bandiera dei quattro mori, alla faccia del “sovranismo”, ha regalato la Sardegna a un modesto prestanome del piazzista di Arcore”. No, non sono d’accordo: nessuno ha regalato la Sardegna a Berlusconi. Democraticamente, i sardi hanno bocciato l’esperienza di Soru e hanno preferito Cappellacci: questo non bisogna mai dimenticarselo. Altrimenti torniamo a parlare di complotti e di autolesionismi, che secondo me non ci sono mai stati, se non altro in maniera così determinante come qualcuno vorrebbe farci credere.
      Poi è chiaro che i sardisti devono lasciare il centrodestra, ma per entrare in quale schieramento? Con quale programma? Quella di Maninchedda è una buona base programmatica. Il centrosinistra oggi quale ha? Io ancora non l’ho capito molto bene.

      • Gianni Fresu says:

        Che Cappellacci sia stato votato democraticamente dai sardi mi sembra un dato abbastanza ovvio, lo stesso discorso vale anche per Berlusconi, ma questo a mio avviso non basta a cancellare la responsabilità di Maninchedda & co nell’averlo sostenuto, prima, durante e dopo le elezioni. In questo senso lui, come Oppi e tanti altri, ha contribuito a regalare la Sardegna a un modesto prestanome del piazzista di Arcore. Mi sembra che far finta di niente rispetto a questa responsabilità significhi omettere un dettaglio tutt’altro che secondario. Tu ribatterai magari che la scelta dei sardisti era dovuta alla legittima non condivisione del programma e dei metodi di Soru? Beh, si sarebbero presentati da soli alle elezioni, o avrebbero costruito una coalizione con altre forze di orientamento “sovranista”, invece hanno preferito accordarsi con Berlusconi, questa è la ciccia. Non si può presentare Cappellacci come il peggior presidente della storia autonomistica della Sardegna, ridicolizzarlo quotidianamente per quel che rappresenta e fa’, e insieme assolvere i partiti e le personalità che non solo ne hanno permesso la vittoria, ma lo hanno sostenuto in tutti i suoi fallimenti. Il centro sinistra non ha un programma, bene allora iniziamo a discutere di questo anziché corteggiare una parte organica del centro destra. O il centro sinistra rimuove tutte le opacità e i trasformismi, che operazioni come questi si portano dietro, o Grillo avrà autostrade davanti a sé. La linea politica non può essere dettata dagli istituti statistici o dalle variazioni dei sondaggi, è la credibilità dei progetti a orientare questi, non può essere il contrario.

        • Vito Biolchini says:

          Caro Gianni, è chiaro che recuperare i sardisti non deve essere per loro indolore. Hai ragione a ricordare che hanno sostenuto Cappellacci, ma si tratta comunque di una forza che per lunghi anni è stata stabilmente organica allo schieramento di centrosinistra e che comunque si è opposta ad alcune schifezze di Cappellacci (Piano Casa in primis, a differenza dei Riformatori che Dadea invece vorrebbe nell’alleanza…). Avviare un percorso di “recupero” dei sardisti non mi sembra così intollerabile. E ovviamente non deve avvenire a tutti i costi.

          • Gianni Fresu says:

            Caro Vito, avviare un lavoro di recupero non può essere un’operazione a gratis. Non mi sembra che loro abbiano mai fatto autocritica rispetto alla scelta fatta, tanto è vero che flirtano con SEL su altri progetti ma sono tutt’ora parte organica di questa maggioranza. Sarò troppo rigido, ma l’aver portato in dote al berlusconismo il patrimonio storico, culturale (ed elettorale) del sardismo mi sembra una grave responsabilità non troppo dissimile da quella che, tra il ’23 e il ’24 ebbero altri sardisti, rimasti vittima della fascinazione di un altro grande affabulatore, maestro di promesse e gran sacerdote della comunicazione. Cos’è stata l’era berlusconi lo chiariranno meglio i futuri libri di storia e personalmente sono convinto che il giudizio non sarà tenero neanche verso i fiancheggiatori incontrati per strada. In ogni caso, mai sosterrò una coalizione del centro sinistra con al proprio interno spezzoni di questa maggioranza regionale, piuttosto mi mangio il certificato elettorale.

          • Neo Anderthal says:

            Va bene

            • Neo Anderthal says:

              Va bene. Ma allora prima di tutto facciano cadere Cappellacci o almeno ritirino il sostegno alla Giunta Lorefice.

      • Gentile Biolchini,
        per chiedere scusa della precedente battuta su Zedda (che però non è una battuta, apprezzo molto ciò che sta facendo il sindaco di Cagliari, come Pisapia a Milano e Vendola in Puglia – curioso di vedere che farà Doria a GE!) mi lasci articolare meglio le mie perplessità sul coinvolgimento di M.
        Personalmente, reputo il mondo indipendentista e autonomista isolano portatore di idee molto pericolose, tendenzialmente razziste e vettori di intolleranza (da «la Sardegna ai sardi» in poi). In questo senso, valgono pochissimo le dichiarazioni di pacifismo e tolleranza di certa parte di indipendentismo (si può mettere Gandhi in bella vista, ma poi conta quello che accade davvero, non la pubblicità!).
        Ci sommi l’inconcludenza della proposta politica (non ce n’è uno in grado di indicare una via sostenibile alla secessione/autonomia, forse perché attualmente non esiste): andiamo da vere e proprie idiozie (ad esempio Sedda che vorrebbe aderire all’Europa perché tra l’altro ci regala un miliardo all’anno, o le accise alla Sardegna perché la benzina la fanno a Sarroch, una roba da dementi!) a idee di una bizzarria difficilmente sostenibile (ad esempio l’«arcaicità moderna» di Rossomori o l’energia eolica di Sale).
        Ci sommi, nel caso di M., il bilancio fallimentare dell’azione politica a sostegno della destra (e non le cito la consegna dei quattro mori a Berlusconi, referente di un’alleanza con la Lega Nord di Borghezio, dichiaratamente razzista, uno per il quale, tra l’altro, noi sardi siamo una razza inferiore; dal mio punto di vista, basterebbe questo per cancellare Maninchedda e il PSd’Az da qualunque possibilità di azione comune, e mi meraviglia che lei, così sensibile ai temi del razzismo, non ne tenga conto!).
        A questo punto, che altro resta se non che «lasciare Maninchedda alla destra è una stupidaggine» (di Sovjet)? Quindi una scelta meramente elettorale (che personalmente non accetto per la preclusione di fondo che ho illustrato, ma è del tutto personale) di cui bisognerebbe valutare la portata. Capisco che lei possa essere convinto che possa convenire, altri la pensano diversamente. Però, visto come è andata alle ultime amministrative, ed a proposito di anime candide: chi glielo spiega ai sostenitori di SEL che si fa un accordo con un pezzo di maggioranza che ha sostenuto (e sostiene) Cappellacci? Non è che la gente incazzata legge l’accordo come un inciucio e vota Grillo (o se ne resta a casa?).
        Ma in definitiva, lasciando perdere i tatticismi elettorali: perché non parlare di politica e cioè di come vorremmo che fosse la Sardegna del futuro? Non so cosa chieda lei alla politica, ma io pretendo questo: una proposta per la Sardegna di domani che sia compatibile con la mia idea di un mondo in cui valga la pena vivere. Non le ripeto in quali termini perché l’ho già detto. Per cui mi domando: il PSd’Az e SEL sono compatibili da questo punto di vista? Io dico di no, lei evidentemente è convinto di sì. E guardi che non parlo di programmi fumosi: vorrei idee chiare in merito ad un indirizzo industriale ed all’integrazione di questo con le altre risorse (e Soru avrebbe potuto pensarci, visto che dovrebbe sapere cos’è un’industria Negli anni di amministrazione non ha fatto un cazzo!). Vendola, in Puglia (magari non per merito suo) lo sta facendo, perché a mio avviso SEL rappresenta (potenzialmente) una novità capace di coniugare sinistra, pragmatismo e modernità. Al contrario, M. ha mostrato ampiamente, nei fatti, di non essere in grado di proporre un fico: li vuole mettere assieme?
        Una precisazione finale: guardi che Maninchedda non è il politico peggiore della Sardegna, ma stiamo parlando di lui. Per cui non è che mi stia antipatico, però uno che dimostra di non sapere cosa sia una proposta di indirizzo industriale e che ha sostenuto Cappellacci, al governo dell’isola non ce lo mando (se poi ce lo manda qualcun altro, non posso farci nulla: io non lo voto). Il Maninchedda intellettuale mi piace poco (ma possibile che debba dire che vorrebbe dedicare un lavoro sul Bollettino al problema della scrittura nuragica? E perché non a Pico de’Paperis o alla pietra filosofale?) e lo trovo inutile, però posso anche sbagliarmi. Al massimo non leggo il Bollettino (però, visto che lo pago anche io, mi permetta di dire che la cosa non mi fa piacere!). Tralascio la battuta di Mossad che lo ha chiamato «testa pensante».
        Cordialmente,

        • Sovjet says:

          “Ma in definitiva, lasciando perdere i tatticismi elettorali: perché non parlare di politica e cioè di come vorremmo che fosse la Sardegna del futuro? Non so cosa chieda lei alla politica, ma io pretendo questo: una proposta per la Sardegna di domani che sia compatibile con la mia idea di un mondo in cui valga la pena vivere. Non le ripeto in quali termini perché l’ho già detto. Per cui mi domando: il PSd’Az e SEL sono compatibili da questo punto di vista? Io dico di no, lei evidentemente è convinto di sì. E guardi che non parlo di programmi fumosi: vorrei idee chiare in merito ad un indirizzo industriale ed all’integrazione di questo con le altre risorse…”

          Ecco, credo che il punto stia tutto qui. Fuori dalle opinioni, simpatie e antipatie, valutazioni più o meno fondate. Non stiamo parlando di coppie di fidanzati, dove l’elemento che fa scattare l’attrazione a volte è insondabile, stiamo parlando di politica ovvero di come gestire la res publica e questo può avvenire solo se si la capicità di comprendere cos’è successo mel passato, se si sa leggere con qualche attenzione il presente e immaginare il futuro. Cosa che ancora manca e che non è semplice. Posso dire che noi, con difficoltà lo ammetto, ci stiamo provando con i forum ragionali (a proposito Ainis, ci potrebbe dare un utile contributo, perché mi pare lei abbia qualche idea precisa a proposito dello sviluppo dell’isola).
          Tra l’altro, credo che ormai sia evidente a tutti, che la “mappa non è il territorio”, ovvero che il dato di realtà potrebbe non confermare i presupposti di un programma, anche del più avanzato e preciso. Dovremmo confidare su una logica “try&learn”, sconosciuta ai nostri politici e non so neppure se possibile, vista la prassi legislativa italiana, dove si vuole regolare tutto per non regolare nulla.
          Naturalmente c’è così tanto da fare in Sardegna che per realizzare un programma realistico da attuare in 10 anni (da noi l’alternanza praticamente perfetta ha un effetto tela di Penelope: quello – non molto, a dire il vero – che si produce in una legislatura lo si disfa nell’altra…) non ci vuole identità di vedute. Che Sel per altro non ha neppure col Pd o con Idv. Non vedo il PSd’Az “ideologicamente” incompatibile ad una alleanza di centrosinistra (di cui ha fatto parte). Certo, il sospetto che i sardisti si stiano attrezzando per una politica dei due forni c’è, ma se si riesce a costruire (il “se” è determinante) un programma di governo che affronti con serietà alcuni nodi strutturali della Sardegna, senza obiettivi irrealizzabili (la disoccupazione non la sconfiggi a leggi regionali, ma con una politica economica seria rispetto alla quale anche il livello nazionale è insufficiente), ma facendo funzionare le cose e avendo per lo meno un’idea di quale industria, quale agricoltura, insomma che quale tipo di sistema produttivo si voglia in Sardegna.
          Per quanto riguarda il razzismo embrionale presente nell’idea di “sardo è meglio”, aldilà di sigle e “ismi”, io credo che sia fondato e non debba avere spazio. Oggi basta saper leggere e scrivere per capire che siamo tutti legati allo stesso filo e che quello che succede dall’altra parte del mondo può influire sul più piccolo paese della Sardegna. O si ragiona in termini di cittadinanza globale oppure non c’è speranza.

      • ZunkBuster says:

        Egregio Biolchini, Cappellacci è stato votato democraticamente anche da quei settori del PD che avevano una tale antipatia per Soru (ricambiati) da preferire astenersi o gettarsi nelle braccia dell’avversario politico, o che semplicemente erano dentro fino al collo a quei poteri forti che Soru sembrava voler sgominare, o entrambe le cose. I partiti e gli schieramenti nella democrazia 2.0 sono schemi e gusci vuoti, dovrebbero contare i programmi, ma visto che noi Sardi abbiamo questa dannata mentalità di personalizzare la politica a causa della nostra indole vendicativa, rancorosa e terribilmente individualista, unendo questo al vizio congenito del litigio e del dividersi proprio della sinistra, ne esce fuori un bel pasticcio.
        Credo che Soru, a suo modo, sia stato un Grillo ante litteram, non nel senso di proporre soluzioni irrealistiche e demagogiche, o di fare politica a suon di invettive, ma nel senso di creare uno schema “nuovo” contro “vecchio” e catalizzare così il consenso, e penso che in questo modo abbia catalizzato anche il consenso di parecchi elettori tendenzialmente di centrodestra (del resto il suo vantaggio su Pili era del 10%, quello delle liste di centrosinistra su quello di centrodestra appena dell’1%, coi DS ridotti meritatamente al lumicino sotto la gestione più reazionaria e consociativa della loro storia recente). Come Soru è passato nel PD, l’incantesimo è finito, è diventato un “capocorrente” come tanti, e se oggi in molti pensano ancora che sia l’unico candidato possibile per la Regione (anche se si affaccia l’ipotesi Barracciu), è solo perché il resto dei dirigenti PD, a parte Milia che incontrerà grossi ostacoli per via della condanna definitiva, è inconsistente a iniziare dal segretario travicello.
        Massimo Zedda, a modo suo, ha replicato lo schema Soru, ma non senza contraddizioni, perché Soru era riuscito a tenere la vecchia sinistra fuori dal Palazzo, Zedda non del tutto, dal momento che almeno due-tre assessori vengono dagli ambienti più conservatori e inclini ai compromessi della sinistra cittadina. Il pericolo dell’anatra zoppa è stato sventato, ma sa bene che l’equilibrio con una parte del PD e perfino della stessa SEL è precario. Ad ogni modo, reggerà perché non ha il carattere di Soru né la tendenza a rinchiudersi in cenacoli esclusivisti.
        Sui rapporti di forza, non illudiamoci, siamo lì lì in Sardegna, separati da pochi punti, mentre Cagliari, inutile illudersi, resta una città di destra dove però alla destra manca totalmente un progetto e una classe dirigente. La strada possibile del vincitore, a qualunque schieramento appartenga, può essere solamente o l’offerta di un progetto valido e vincente, come sembrò a suo tempo quello di Soru, o ancora lo schema del “nuovo” contro il “vecchio”. Sul primo terreno, vedo evanescenza da ambo le parti, a sinistra in particolare nessun progetto è allo stato men che fumoso. Sul secondo terreno, c’è poco da fare: o si candida Massimo Zedda, oppure vinceranno i grillini. Con quale candidato? Non ha importanza: chi cazzo era Pizzarotti a Parma? Tra noi potrebbero già essercene tanti di Pizzarotti, e la gente dei politici riciclati o clonati ne ha le scatole piene. O Zedda, o Grillo, e con molti voti di destra … intanto domenica sera a Quartucciu potremo fare un piccolo test di quale sia realmente il seguito di Grillo in Sardegna.

        • Oh Zunk, te l’ho detto anche altre volte, passa con noi a “Sardegna Normale”. Non tutto è ancora perduto!!!

          • ZunkBuster says:

            Ita boli nai “Sardegna Normale”? Nessun accademico entrato all’università tra nepotismo e calci nel sedere? Nessun avvocaticchio che briga per ottenere incarichi o, magari – se Massimo Zedda non fosse estremamente diffidente nei confronti della categoria – assessorati? Nessun imprenditore che socializza le perdite e privatizza i profitti mandando a casa i lavoratori? Nessuno che abbia già occupato le istituzioni per più di 15 anni? Nessun “giovane vecchio” formato a immagine e somiglianza dei vecchi baroni della politica, magari inventandosi cose finto-nuove di impronta tardo-anni ’80 per fare fumo? Se è così, ci sto … ma lo si capirà finalmente che le energie per fare questo ci sono nel PD, ci sono nella sinistra diffusa (compresa SEL, non tutta forse) e non dobbiamo andare a cercare tra i grillini, tra i falsi riformatori o tra i supportati da Casteddu Online?

            • Sovjet says:

              O Zunk, dove devo firmare?

              • Esatto Zunk, tutte queste leggittime aspirazioni politiche sono “Sardegna Normale”! “Sardega Normale” è l’esatto contrario di ciò che si è visto oggi all’Assemblea Regionale del Pd. Tutto bello sul piano estetico, ma in molti lì dentro, nascosta in tasca avevano la leppa pronta a pugnalarti alla prima occasione utile prossima ventura! Lo so benissimo che forze giovani e non, accomunate da vera passione e soprattutto onestà, morale ed intellettuale, si trovano in tutti i partiti e movimenti che compongono la sinistra ed il centrosinistra. Magari molti non eccellono nella comunicazione. Ma chi cazzo se ne frega! L’importante è che comunicano con la gente, con il popolo ed in mezzo a loro stanno e dei loro non piccoli problemi si fanno portavoce. Odio le cravatte,ma ancorpiù mi urtano i cravattari della politica nostrana. La Politica in Sardegna (ma non solo) è malata. E’ il contrario della meritocrazia e si misura non in base al bene comunitativo ma al numero di poltrone e poltroncine che si riesce ad occuppare. Oggi in ambito associazionistico ho assistito a liste bloccate anche per ricoprire l’incarico di Revisore dei Conti. Una scena patetica, dove la Politica piscia anche questo territorio, marcandolo come proprio. In Sardegna non muove foglia senza il parere preventivo del politico-feudatario. Vi chiedo: ma trovate così assurdo che gente normale, pur rimanendo nell’ambito dei propri partiti o movimenti (non chiedo di ripudiarli, anche se in taluni casi meriterebbero!) si trovi intorno ad un tavolo a scrivere 10, dico 10 punti per un programma normale, semplice e realizzabile, per la Sardegna? Personalmente non voglio più demandare a gente che fa politica da sempre, che fa politica per se stessa, che non da risposte o glissa alle domande più semplici provenienti dalla società civile. E’ possibile che non si capisca che tutto questo non sia Antipolitica, ma la vera essenza della politica stessa? La politica non è una gara a chi spara più cazzate. La Politica è dare risposte ai Sardi ed alla Sardegna. Come spesso dice un giovane compagno fresco fresco di scuola politica: In Sardegna ci vuole un Programma Normale che contenga però Soluzioni Speciali! Sono sicuro che esistano e voi?

  10. Sovjet says:

    Per il momento non credo ci sia un’alleanza Sel – PSd’Az formalizzata, c’è un’apertura di dialogo. Dialogo che avrebbe dovuto aprire il Pd, perché ha ragione Vito: non si può fare l’occhiolino ai democristiani del centrodestra e porre veti sui sardisti.
    Detto questo, credo sia improponibile una coalizione di centrosinistra con un presidente sardista perché il primo ad avere grandi dubbi a votarlo sarei io, che pure sono cresciuto mel PCI…
    Credo anche che non si abbia bisogno di un leader carismatico, ma di un garante del programma. Ma è chiaro che per avere un garante del programma bisogna prima avercelo un programma. E su questo il centrosinistra dovrebbe sfidarsi, nella profondità d’analisi dei problemi, nella sensatezza e concretezza delle soluzioni.
    Se si trova l’accordo programmatico sulle cose da fare, la squadra capace di realizzarle e un garante capace di far marciare tutti al ritmo e nella direzione concordata saranno più semplici da individuare.
    Ma questo significa ragionare di cose concrete e far capire ai cittadini che all’ordine del giorno i primi punti sono i loro bisogni e problemi e che le altre cose, quelle che che interessano molto i nostri politici, sono mezzi per risolvere i problemi e non fini. L’assemblea costituente cos’è? Lo Statuto cos’è? La riforma della amministrazione regionale cos’è se non attrezzarsi di strumenti per risolvere problemi?
    Al disoccupato importa poco di “sovranismo”, importa molto invece che aumentino le occasioni di lavoro decente. Se il sovranismo facilita questo, ben venga. Ma non è valore in sé. Credo che il successo del M5S stia anche nella concretezza delle sue proposte (che poi, ad un’analisi accurata, siano solide per davvero, è un altro problema).

    • Gentile Sovjet,
      “Ma questo significa ragionare di cose concrete e far capire ai cittadini che all’ordine del giorno i primi punti sono i loro bisogni e problemi e che le altre cose, quelle che che interessano molto i nostri politici, sono mezzi per risolvere i problemi e non fini.”
      Sì esatto (e con soluzioni che si inquadrino in una visione del mondo che non preveda pochi ricchissimi e una torma di poveracci, spero: ci sono soluzioni di destra e di sinistra, anche se a Gaber non piaceva!).. Se mi concede una battuta, adesso provi a spiegarlo a Piras (a Biolchini non saprei, non capisco mai quando parla sul serio e quando provoca; mah…).
      Cordialmente,

      • Anonimo says:

        Con buona pace della bunanima di Gaber, che lì dov’è non credo se ne avrà a male, preferisco la battuta di Daniele Luttazzi: i problemi non sono di destra o sinistra, le soluzioni sì!
        Cercherò di convincere Michele Piras, di cui sono amico oltre che compagno di partito, di rovesciare il suo approccio dialettico… 🙂

        • Gentile Anonimo (Sovjet?),
          si rivolge a me? (Le faccio notare che anch’io ho parlato di soluzioni…). Buona fortuna con PIras (e mi racconti cosa vuole rovesciare :)).
          Cordialmente,

          • Sovjet says:

            Esatto, devo aver modificato qualcosa dell’IPad e non mi tiene in memoria il nome…). Lo so, era per sottolineare l’accordo. 🙂

  11. Concordo in buona parte con Vito! Soluzioni nell’immediato non se ne intravedono! Tuttalpiù sto studiando la possibilità di un lista civica regionale. Chiamiamola “Sardegna Normale” (il copyright è mio eh!), fatta da gente normale, con un programma normale (10 punti in tutto),che possa affiancare il centrosinistra alle prossime elezioni regionali, capace di stanare tutti, mrexiani becciusu e nousu!

  12. Ottima pensata quella di Zedda, però credo che prima di potersi proporre a livello regionale dovrà guadagnarsi sul campo la fiducia degli elettori, per esempio mantenendo tutte le promesse fatte ai cagliaritani.
    Come altro nome aggiungerei Tore Cherchi, lesto a disfarsi dell’inutile vincolo nella provincia di Carbonia Iglesias.

  13. ZunkBuster says:

    Egregio Biolchini, si capisce che la prospettiva SEL-Sardisti non la vedi così male, e che il tuo giudizio su Maninchedda è molto meno severo di quello mediamente corrente nel centrosinistra. Ma se ti riferisci alle nostre riserve di commentatori, parlerei di liberi battitori più che di militanti. Se stiamo parlando di partiti, a parte SEL che ancora resiste intorno a un sano modello politico più tradizionale (intorno ai circoli, vedasi il Sergio Atzeni che mette in campo tante iniziative che non si riesce manco a seguirle), stiamo parlando di morti. Il PD non c’è più, da tempo. C’è una sconnessa confederazione di associazioni, fondazioni, gruppi di pressione e correntine varie che si vedono in cagnesco tra di loro più di quanto non facciano con l’avversario politico, senza una leadership davvero forte, ma che non divida troppo – e Soru, c’è poco da fare, divide – si rischia seriamente l’implosione. Secondo te SEL-Sardisti formerebbero la guida di uno schieramento di sinistra che abbia da dire qualcosa all’elettore sardo? Secondo me sarebbe una “cosa” nuova che andrebbe per conto suo. Forse va a merito di SEL sarda di progettare, sia pure secondo gli schemi tipici di Michele Piras (uno con un approccio molto togliattiano) e quindi molto tatticistici, una possibile fuoriuscita dal “cul de sac” in cui si è cacciato il partito a livello nazionale, per il resto nessuno demonizza Maninchedda – quando furono quelli di Sardegna 24 ad aggredirlo abbastanza ingiustamente, mi venne spontaneo essere solidale con lui, e lo scrissi anche nel suo blog – ma onestamente nel suo contesto di amicizie politiche, culturali e imprenditoriali (si, Cualbu …) difficilmente potrei mai riconoscermi, a meno che non si tratti della sola alternativa realistica a Zuncheddu e agli zuncheddiani (non per niente mi chiamo ZunkBuster, e onestamente perfino tra Zuncheddu e Storace avrei qualche perplessità circa cosa scegliere). Spero sia legittimo non essere entusiasti per un progetto politico targato Maninchedda, anche se in una cosa hai ragione, non saprei quale potrebbe essere l’alternativa. Soru manco se ne parla – pensasse a difendersi in tribunale e a salvare Tiscali – Grillo neppure (anche se la tentazione è forte), Massimo Zedda lo vedo più spendibile in progetti nazionali che in questa povera Sardegna massacrata da un’infima classe dirigente. E il PD non c’è più.

    • Zunkbuster e non provocare dai! Il Pd non c’è più…dici? Ma vallo a raccontare a Lucianone!!!! Se il Pd non c’è più insà Sel it’è? Un’ectoplasm?! Ascò se dobbiamo sparare cazzate spariamole più grosse dai!!!!

  14. Sesi diaderus stravanau e su ciobreddu di fais funzionai

  15. Massimo says:

    E l’antipartitica? Il movimento 5 Stelle? 🙂

    • Neo Anderthal says:

      Mi pare che il M5S si auto-ghettizzi, non potendo ragionevolmente puntare ad una maggioranza e rifiutando per principio qualsiasi alleanza e perfino qualunque collaborazione.
      Il meccanismo di voto dei comuni e per i sindaci può, in condizioni particolari, premiare anche un voto “da corsa” come quello per i Pirati di Grillo, un voto ad ampia rappresentatività come quello per i consigli regionali no.

    • antipartitica non l’aveva detto ancora nessuno. in sardegna è messo male anche il m5s; c’è poca organizzazione, poca informazione, poco impegno sul territorio

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