Politica

Privatizzazioni in cambio di niente: ecco come l’Europa sacrifica la Grecia al Dio Mercato. Ma solo la democrazia ci salverà

 

Una delle caratteristiche della tragedia greca è quel senso di ineluttabilità che connota ogni azione dei protagonisti. Tutto è chiaro fin dall’inizio, ma nessuno riesce a mutare il corso degli eventi. Così l’ignaro Agamennone va incontro al suo destino di morte, Tieste mangia la carne dei figli, i fratelli Eteocle e Polinice si ammazzano l’un l’altro sotto le mura di Tebe.

Nella Grecia di oggi è la stessa cosa. Ma il destino stavolta non c’entra nulla, anzi. O meglio, ha cambiato nome. Perché ad osservare con un minimo di prospettiva storica gli eventi che stanno caratterizzando la crisi di Atene, appare sempre più evidente che quell’entità astratta chiamata “il mercato” (il “fato” dei tempi contemporanei), ha lavorato sapientemente per spolpare l’economia greca, disarticolare il tessuto sociale e politico, e portare a compimento il suo vero progetto: il passaggio dalle mani dello Stato a quella dei privati delle migliori imprese partecipate dal capitale pubblico ellenico.

Ogni ipotesi di “salvataggio” proposto della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) ha sempre imposto, in cambio degli aiuti, un poderoso piano di privatizzazioni: l’ultimo è da cinquanta miliardi di euro. Chiaramente anche stavolta gli aiuti non risolveranno nulla, mentre le privatizzazioni saranno definitive e lasceranno la Grecia più povera di prima.

Non c’è fatalità nella crisi greca, ma tre necessità. La prima è quella del Dio Mercato, che richiede sacrifici umani. Così come Agamennone deve uccidere la figlia Ifigenia per propiziarsi gli dèi se vuole partire alla volta di Troia, così il Dio Mercato pretende dall’Europa un atto di devozione sanguinaria in cambio di una possibile salvezza. Questo dio non è né buono né misericordioso, ma violento e soprattutto spietato: gli ultimi saranno per sempre ultimi, e per questo saranno puniti. Agamennone, il generale vittorioso, viene però ucciso al suo ritorno dalla moglie Clitennestra.

La seconda necessità è quella degli stati europei che vogliono placare l’ira del Dio Mercato, dando in sacrificio l’agnello, l’animale più inoffensivo, il paese dell’Unione Europea da sempre più fragile. Per allontanare il male, per ingraziarsi il dio. Il più forte uccide il più debole.

La terza necessità è quella di mettere a punto un sistema di spoliazione replicabile in diversi paesi. Con ricadute diverse, è evidente, ma con lo stesso intento. Ciò che funziona in Grecia funzionerà ovunque. E la Spagna e l’Italia lo capiranno presto.

Il condannato greco adesso attende la grazia dall’Europa. Chissà se arriverà o se la fucilazione è solamente rinviata: non sarebbe la prima volta.

Una cosa è certa: il Dio Mercato non esiste, la sua azione non è ineluttabile. Infatti questa divinità ha sommamente paura della democrazia. Ricorderete le reazioni quando per poche ore, qualche tempo fa, l’allora primo ministro greco immaginò di sottoporre a referendum la scelta di accettare il piano di salvataggio.

E oggi non si può ignorare lo sbandamento pauroso delle borse europee dopo la vittoria di Hollande in Francia e la sconfitta alle regionali della Merkel in Germania. Il Dio Mercato non è un dio che si nasconde e sulla cui esistenza si possa dubitare. Il Dio Mercato ha i suoi profeti e i suoi sacerdoti. E Mario Monti, che appena lo scorso mese di settembre diceva in tv che l’euro era un successo “soprattutto per la Grecia”, è uno di questi.

Dalla crisi economica europea si esce abbandonando al più presto il Dio Mercato al suo destino. Come?  Innanzitutto ribellandosi alle sue regole e sconfessando i suoi profeti, ma anche con un esercizio pieno dei nostri diritti di democrazia. Non era difficile capire che il piano di salvataggio per la Grecia non avrebbe salvato nessuno. Eppure stiamo sempre lì, a pregare che lo spread cali.

Prima o poi bisognerà tornare alle urne, bisognerà votare. E sarà il momento giusto per ricordarci che il Dio Mercato non esiste, ma la democrazia sì.

 

15 Commenti

  1. randompunk2011 says:

    Che cose deliranti…
    Ma quando voi prestate i soldi poi volete che vi siano restituiti (con gli interessi PATTUITI DA AMBO LE PARTI) o no? Perché se no, vi chiedo subito qualche migliaio di euro…
    O forse che le banche, in quanto entità votate al male (storicamente piene zeppe di ebrei guarda caso!), non hanno diritto di esigere ciò che gli spetta?
    La grecia, piu che un capro espiatorio, è una sicilia o una calabria fatta nazione: un apparato pubblico abnorme, un tessuto produttivo esiguo, corruzione dilagante. Tutto ciò magicamente affiancato da trattamenti pensionistici da fare invidia a uno svizzero.
    Ma a qualcuno non viene il sospetto che la grecia abbia vissuto per decenni al di sopra delle proprie possibilità?
    Lo so, è molto piu facile vedere nelle lobby bancarie e nella merkel le cause di tutti i mali, ma attenti che poi grillo e il movimento 5 stronzi vi accusano di avergli rubato il programma in materia di economia…
    In grecia, per prendere la patente, gli esaminatori esigono una tangente da parte dell’esaminando, altrimenti l’esame non si passa. E questa era la norma, a quanto mi diceva un amico greco. Immaginatevi il resto..

  2. Perchè non una Federazione leggera degli Stati d’Europa, al posto di questo centralismo oppressivo?

  3. ziocongiu says:

    Io non darei le colpe al Mercato. Il mercato non lo vedo come un dio da placare, ma piu’ come le leggi della fisica o della chimica. Quando mescoli diverse sostanze, i risultati della reazione dipendono da temperatura, pressione e mille altri fattori. La Grecia ha le sue colpe – una spesa pubblica insostenibile – e sarebbe anche giusto che i greci pagando i propri debiti meditino sul loro voto passato e sui politici che realizzano le loro promesse elettorali indebitando il paese e lasciando la patata bollente al governo successivo.
    La Grecia e’ solo la punta dell’iceberg purtroppo. In questi ultimi 50 anni il complesso bancario/industriale e’ diventato piu’ potente degli stati stessi e siamo entrati in una sorta di neo-latifondismo dove alla terra si e’ sostituito il capitale, controllato da pochi Signori del Denaro, i quali decidono persino chi e’ il Re. Non succede solo in Italia, ma anche qua negli USA, le banche centrali come la Federal Reserve non sono entita’ elette, sono le banche, e neppure il presidente puo’ andarci contro (mentre puo’ mettere il veto su qualsiasi legge del parlamento!). E il FMI sta alla banca centrale come la banca centrale sta alla banca singola. Il potere economico sta pian piano erodendo le istituzioni e credo che l’unica via per uscirne sia una legislazione che favorisca l’investimento a lungo termine ma scoraggi la speculazione a breve termine, arma che e’ stata usata sia contro la Grecia che contro l’Italia.

    • Gentile ziocongiu,
      non mi prenda per pibinco, ma
      “Il mercato […] lo vedo come […] le leggi della fisica o della chimica”
      Ha scelto un esempio scorretto. L’economia è più simile alla medicina o alla biologia.
      Lo dico perché molti parlano di “leggi” dell’economia (come fa lei) immaginando che siano simili a quelle della fisica. Questo equivoco viene spesso usato dagli economisti per giustificare scelte che dipendono da considerazioni che con le “leggi” (tipo quelle della fisica, per intenderci) poco hanno a che fare. La fisica è deterministica (anche la meccanica quantistica, lo dico per prevenire eventuali obiezioni dotte) l’economia no (o comunque in senso molto differente).
      Scusi lo spiegone, ma sarebbe importante tenerne conto quando si ascoltano i pareri degli economisti (che non a caso litigano tra loro come fanno spesso i medici chiamati a consulto).
      Cordialmente,

      • ziocongiu says:

        Gentile Mr. Ainis,
        sta sostenendo forse che la biologia e la medicina non seguono le leggi della chimica e della fisica ?
        Non mi pare di aver scelto un esempio scorretto. In chimica le reazioni non finiscono, ma raggiungono uno stato di equilibrio. Lo stesso succede nell’economia e il meccanismo e’ regolato da equazioni simili (in genere sono differenziali e il piu’ delle volte non risolvibili in forma chiusa).
        Visto che siamo in tema di pibincheria, la fisica non e’ deterministica in quanto metodi probabilistici sono usati in diversi campi della fisica, e di sicuro no e’ deterministica la meccanica quantistica, dove lo stato di qualsiasi particella (posizione, velocita’, etc) e’ espresso da una funzione d’onda, funzione di variabile complessa il cui modulo e’ una distribuzione di probabilita’.
        Quando un sistema dinamico e’ sufficientemente complesso i metodi analitici diventano proibitivi e si usano invece metodi probabilistici.

        Quello che intendevo dire, forse spiegandomi male, e’ che se siamo in questa situazione la colpa non e’ del mercato, che raggiunge i suoi equilibri, ma dalle leggi e dalla distribuzione del capitale sempre piu’ spostato nelle mani di pochi.

  4. PaoloS says:

    Ciao, io non riesco a vederla così come la vedi tu Vito, di un colore solo.
    E’ vero che si sta tirando la situazione per le lunghe, dannatamente lunghe.
    La BCE dovrebbe semplicemente togliere il debito greco dal mercato, garantendolo e mettendo fuori gioco la speculazione, ed in seguito introdurre gli eurobond.
    La “culona inchiavabile” però è ritrosa, chi ci assicura che una volta sotto la copertura dell’Europa i PIIGS non reinizino con una gestione alla CdC della spesa pubblica, andando così ad affossare l’intero sistema del debito europeo a questo punto unificato?
    Per farla semplice (molto semplice), tu presteresti la tua carta di credito ad uno scialacquatore cronico?
    Oltre questo c’è sicuramente il fatto che la Germania in questi mesi aprofitta alla grande per piazzare i propri bund a tassi ridicoli ed eventualmente rilevare l’intero tessuto economico greco a prezzi stracciati, ma vale la pena rischiare un crollo greco per questo?
    Il collasso di Atene significa esplosione dell’economia europea per insolvenza della banche che ne detengono il debito (comprese quelle tedesce), per semplice reazione a catena.
    Significa diventare terra di conquista per le potenze straniere nei prossimi decenni, estremismi politici, disordini e criminalità.
    Il gioco non vale la candela, alla fine si giungerà ad un salvataggio qualunque sia il risultato dell’elezioni del 17 giugno, confido che chi siede nella stanza dei bottoni sappia ancora distinguere tra un danno ed un disastro.

  5. L’area Euro ha un rapporto deficit/pil di poco superiore all’ottanta per cento. Più che accettabile. L’area UE ha il secondo PIL del pianeta.
    L’olocausto della Grecia, a mio personale avviso, avviene perché la finanza internazionale non ha nessuna intenzione di unificare l’Europa con un solo ministro dell’economia, un solo ministro degli esteri, un’unica politica fiscale ecc.
    A mio avviso la finanza internazionale con i suoi giochetti di titoli tossici avrebbe tutto da perdere ad avere un’area euro coesa.
    Quindi a mio parere serve più Europa, non meno.

    – Unità politica, economica e fiscale immediata
    – Divieto assoluto di commerciare titoli derivati, vendite allo scoperto et similia nelle borse continentali
    – Nazionalizzazione delle banche.

    Più andiamo avanti più è chiaro che queste saranno le uniche soluzioni possibili, realistiche, necessarie.

    La divisione non solo è ormai impossibile praticamente, ma è una follia per i costi che comporta per i popoli.

    Il frazionamento dell’Europa e il ritorno alle divise locali fa il gioco solo degli avventurieri politici autoritari.

    La democrazia civile chiede più Europa, non meno.

    Questo credo.

    • No, non l’avevo letto. Sempre magistrale.

      • Acronotau says:

        Assolutamente.
        Anche Lerner, che non mi fa impazzire, ha una posizione interessante (e inquietante…):
        “oggi sembra che l’economia non possa permettersi il lusso della democrazia” (minuto 2:50)

        • concordo, Gad Lerner ha spiegato in pochi minuti le responsabilità di quello che sta succedendo in Italia, Grecia e non solo

          • Stefano Deliperi says:

            più o meno la situazione economico-sociale greca era questa: http://www.rischiocalcolato.it/2012/02/la-tossicodipendenza-della-grecia.html .
            Per chiunque mastichi un po’ di finanza pubblica, questa è una situazione insostenibile.
            In più si sono aggiunte le spese per le Olimpiadi del 2004.
            E’ vero che dobbiamo esser solidali con i greci, ma i loro governanti degli ultimi trent’anni sono tutt’altro che eroi omerici. Sono semplicemente degli stronzi. E in Italia?
            Facciamoci la domanda e diamoci la risposta 😉

          • Bene ha fatto Acronotau a spostare l’attenzione su un asprtto cruciale e,secondo me rivelatore: la grave ingerenza degli istituti bancari europei e internazionali privati sulle decisioni del popolo sovrano greco rivela l’intenzione di imporre una forma di dittatura della finanza che consenta loro la spoliazione e l’accaparramento di tutti i beni del popolo a prezzi stracciati.A questo scopo tutti mezzi sono validi, compreso il ricatto,come i delinquenti comuni.E prima o poi tutti i Paesi dovranno subire il passaggio di Attila, compresa la Germania.

            • I banchieri devono tornare sl ruolo che loro compete, subordinato e non sovraordinato agli Stati.Prima ci svegliamo alla dura realtà della guerra economica e finanziaria dichiarata contro i popoli dell’Europa (e non solo, se consideriamo le condizioni degli Stati Uniti oggi grazie alla Federal Reserve e governi collusi), prima abbiamo la possibilitá di uscirne vivi. Necessario è rifiutare questa Europa delle banche, rinegoziare i trattati e il debito pubblico, rifiutate una moneta unica cappio al collo per chi non ha l’economia reale della Germania

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