Politica

Le nuove Brigate Rosse? Fanno pena quanto le vecchie. E come quelle non capiscono nulla: perché oggi antagonismo non fa rima con terrorismo

Adesso ci manca solo il terrorismo a tormentarci le giornate, a renderci più difficile una vita che semplice non è per nulla. Ci mancano solo le lezioni date da dietro le sbarre sulla “violenza inevitabile” e i conseguenti applausi di qualcuno, perché (come ci ha insegnato Berlusconi) basta salire su un palco che qualcuno che applaude si trova sempre.

Ho visto le immagini delle nuove Brigate Rosse, ho letto anche le loro dichiarazioni, e devo dire che mi hanno fatto la stessa pena delle vecchie. Stessa supponenza, stessa pochezza culturale, stessa mancanza di un senso alto della storia, stessa volontà di piegare gli eventi in maniera bizzarra e questo solo per far tornare i conti a proprio uso e consumo.

Eppoi questa esaltazione della violenza, perfettamente antitetica al concetto di democrazia che (quello sì) ha consentito a un numero enorme di persone di poter uscire dalla propria condizione di sfruttamento e di oppressione.

Io credo nella democrazia anche quando i suoi strumenti possono sembrare (o anche sono) inadeguati. Perché ho capito che altri non ce ne sono e, se ci sono, portano a conseguenze alla lunga peggiori.

Negli anni ’70 ero un bambino ma mi ricordo perfettamente che ogni giorno, accendendo la radio o la televisione, non mancava mai la notizia di un attentato, di un ferimento di una rivendicazione. L’Italia non è uscita rafforzata da quella stagione, anzi.

Le contraddizioni di questo sistema economico devono essere smascherate con gli strumenti della democrazia, non con le P38. Opporsi non vuol dire né sparare né uccidere. Oggi antagonismo non fa più rima con terrorismo. E chi lo ritiene non solo sta sbagliando, ma non avrà nessun tipo di comprensione. Da me no di sicuro.

 

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50 Commenti

  1. Gianni Fresu says:

    Chissà come mai quando le masse popolari iniziano a mobilitarsi e scrollarsi di dosso la cappa del dominio che li opprime, in perfetto sincrono, vengono fuori sedicenti gruppi di lotta armata rivoluzionaria e bombe di inequivocabile segno reazionario. Possibile che non sentano neanche il bisogno di modificare almeno un po’ il logoro canone della strategia della tensione?

    • Ieri sono andato a vedere il documentario su Joyce Lussu. Ad un certo punto dell’intervista a Joyce viene chiesta una valutazione sul terrorismo degli anni ’70 in Italia e lei sbotta: “Ma quelli erano imbecilli pagati dalla Digos!”. Provano tirarle fuori qualcos’altro e lei insiste: “Macché, erano solo imbecilli pagati e strumentalizzati dai servizi segreti! Imbecilli! C’era bisogno di organizzare la reazione dopo il ’68 e sono spuntati loro”. E giù insulti contro Curcio, Moretti, Gallinari. “Imbecilli”. E nient’altro.

      • Neo Anderthal says:

        Io la penso allo stesso modo, erano degli imbecilli, salvo il fatto che non sono del tutto convinto che abbiano agito su mandato della Digos -e proprio della Digos mi sembra improbabile, in effetti- o di qualche altro centro di potere occulto, non è quanto risulta per ora, allo stato attuale delle informazioni, per quello che emerge dalle stesse ricostruzioni dei pentiti e/o dissociati, e sempre che a queste si possa prestare fede.
        In larga parte, credo almeno per la grande maggioranza dei gruppi “rossi”, imbecilli in proprio.
        Altro discorso vale, caso per caso, per il fenomeno terroristico considerato in totale, dai bombaroli nazifascisti alle varie formazioni della lotta armata.
        Nel senso che credo che ci siano state infiltrazioni, anche da servizi segreti esteri, etero/direzioni, connivenze e strumentalizzazioni, specialmente o quasi certamente per gli stragisti, ma anche per certi episodi ancora molto poco chiari della “lotta armata” -vedi le decine di esempi di trascuratezza nelle indagini nel corso della prigionia di Moro, troppe e troppo incredibili- innestate sui ceppi “terroristi”, diciamo per semplificare, volontari.

        • Gianni Fresu says:

          La storia dal secondo dopoguerra a oggi dimostra che chi vuole difendere lo stato di cose esistenti servendosi dei gruppuscoli eversivi (di destra come di sinistra) ha due modi per farlo: infiltrarli e soprattutto lasciarli fare. Non sostengo che la loro opera sia sempre frutto della direzione di servizi o apparati dello Stato, tuttavia, c’è una mole impressionante di documenti dimostra come, in linea generale, l’azione di determinati gruppi, in certe fasi storiche, non solo non venga ostacolata ma persino favorita, perché ritenuta utile alla stabilizzazione o destabilizzazione del contesto politico-sociale. Queste non sono supposizioni, è storia documentata, basta leggere lo straordinario approfondimento di Giuseppe De Lutiis (“Il lato oscuro del potere”, associazioni politiche e strutture paramilitari segrete al 1946 ad oggi, Editori Riuniti, Roma, 1996) che raccoglie il lavoro dello storico svolto per conto della Commissione parlamentare stragi, risultante dallo studio delle 105.000 pagine sequestrate dalla magistratura negli uffici del Sismi. Certamente esistono gruppi tra i più bizzarri e singoli individui che in buona fede, e con altrettanta idiozia, pensano veramente di fare la rivoluzione gambizzando qualcuno, ma non mi sembra sia questo il punto politico principale.

      • Il terrorismo nasce in Italia come terrorismo di stato, non è vero quindi che la reazione dello stato avviene con l’esplosione del fenomeno brigatista o terrorista. In realtà, già nel 69 lo stato compie la sua prima strage (piazza fontana) mentre el BR vengono dopo. Quando si parla di terrorismo si farebbe sempre bene a ricordare vittime innocenti come Giuseppe PInelli. La gente conosce calabresi ma non sa che un ferroviere fu defenestrato solo perchè anarchico.

  2. Gentile Neo Anderthal,
    si decida: la FAI sfrutta il momento di disagio o no? Prima ha detto di sì. Bene: tolga il disagio e toglierà la possibilità di sfruttarlo! Lasci stare le motivazioni della FAI (l’ha detto lei che sono quattro cazzoni, no? E chi se ne frega?): l’importante è il risultato che ottengono: meno disagio, meno risultati.
    Cordialmente,

    @ Biolchini
    Esaurite le possibilità di replica, posto all’inizio (però ciò mi fa riflettere sul fatto che probabilmente stiamo esagerando… con quel che ne consegue: ne terrò conto).

  3. Gianni Fresu says:

    Acronatau, mi spiace smentirla ma non sono più un dirigente, lo sono stato, ma non lo sono più. Vedo che nelle sue considerazioni ha deciso di togliermi la patente di comunista che immagino riservi a sé, la ringrazio della cortese attenzione. Nel merito, per un comunista la rivoluzione non consiste in una ipotetica ora X baionetta in mano, la sua è una visione un po’ superficiale, da apprendimento accelerato dei rudimenti del marxismo attraverso un corso per corrispondenza. Le consiglio di rileggersi cosa diceva in proposito un certo Lenin al congresso del 1918 del pcb e soprattutto nel congresso dell’Internazionale comunista dopo il fallimento delle rivoluzioni in Occidente nelle note su Oriente e Occidente e tattica rivoluzionaria. Le consiglio anche di riguardarsi i giudizi di Gramsci su funzione del partito e concezione della rivoluzione sia negli articoli tra il 1923 e il 1925, sia nelle Tesi del Congresso di Lione, sia nei Quaderni. Intendere la rivoluzione come “pratica quotidiana” significa esattamente rigettare le pratiche individualistiche, la mistica del gesto, la scorciatoia dell’atto in sé, vale a dire, l’essenza del terrorismo, una concezione decisamente più vicina all’impostazione anarchica che a quella comunista. Lei dice che io collocherei la rivoluzione in una “dimensione spazio temporale lontana e sfuggente”, forse lei fa la rivoluzione ogni giorno, e nel caso non posso competere con la sua superiorità guerrigliera, però le faccio notare che la lotta di Lenin contro le pratiche del terrorismo e le turbe infantili dell’estremismo non sono un accessorio trascurabile, un elemento accidentale, ma una parte centrale della sua idea del rapporto tra teoria e prassi. Un’ultima considerazione, ma le costerebbe tanto firmarsi con nome e cognome per fare una discussione alla luce del sole, a viso aperto? O anche questo risponde a un’esigenza intimamente più rivoluzionaria? Vede, lei sa chi sono io, tanto è vero che mi attribuisce ruolo e posizioni, mentre io non so nulla di lei, a parte il suo succinto commento, ammetterà che non è proprio un confronto onesto e alla pari, no? Magari conoscendola, o riconoscendola, potrei meglio apprezzare la sua maggiore coerenza rivoluzionaria e intransigenza comunista traendo le mie conclusioni fino a lasciarle il campo per manifesta superiorità.

    saluti

  4. Supresidenti says:

    Caro Vito, ti faccio i miei complimenti per aver scelto un argomento cosi importante e che ti da da riflettere come ti ringrazio di fare un giornalismo che mi permette di ragionare con te. Pero ti devo confessare che i complimenti quest’oggi finiscono qui.
    tratti l’argomento con superficialità e la sintesi in casi come questi non è adatta a trattare la questione terrorismo.
    intanto ci sono due episodi che vanno analizzati separatamente.
    il primo sono le immagini del processo alle nuove br (si chiamano cosi?) che anche a me hanno dato un enorme tristezza. tristezza nel vedere delle persone che pensano che con quella lotta armata si possa raggiunge la giustizia, completamente fuori dalla storia.
    il secondo è il triste episodio di genova dove questa “imprendibile” federazione anarchica informale ha sparato ad una gamba ad un dirigente dell’ansaldo.
    nel primo caso esistono persone in carne ed ossa che da imputati rivendicano il loro essere brigatisti.
    nel secondo c’è un’organizzazione che opera da anni nel campo del terrorismo (più mediatico che altro) e di cui ancora gli inquirenti non hanno traccia (sarà per questo che de gennaro è stato nominato sottosegretario?).
    ecco, non citi assieme i due fatti ma la vicinanza tra questi due avvenimenti tende a far associare al lettore le due cose (o forse è tua intenzione).ed allora si crea confusione che, sarai d’accordo con me, è l’esatto opposto della chiarezza che dovrebbe ispirare l’informazione.
    di quegli anni poi ognuno porta il suo personale ricordo.
    io mi ricordo il 15 dicembre del 1969.
    saludi e trigu.

    • Caro amico, hai ragione: sono due fatti separati. E infatti io solo di uno ha parlato, cioè del sostegno dato da un gruppo di persone alle nuove Br nel corso di un’udienza in tribunale. Prova ha rileggere il mio post: dove parlo dell’attentato di Genova? Anche a me la gambizzazione al manager dell’Ansaldo non mi convince per niente (ma qui potrei fare solo disquisizioni da bar, non ho elementi di prima mano per poter dire qualcosa che vada oltre l’onesta opinione). Tu dici che comunque la vicinanza dei due argomenti tende il lettore ad avvicinarli. Ma io a Genova non stavo proprio pensando.

    • Gentili Supresidenti e Biolchini,
      « c’è un’organizzazione che opera da anni nel campo del terrorismo (più mediatico che altro) e di cui ancora gli inquirenti non hanno traccia (sarà per questo che de gennaro è stato nominato sottosegretario?).»
      Definire la FAI un’organizzazione è un errore grossolano: non lo è ed è uno dei problemi più rilevanti per il contrasto. Che gli inquirenti non abbiano traccia non è vero: ci lavorano da almeno dieci anni (si ricorda le dichiarazioni di Pisanu per le quali venne preso per il culo da mezzo mondo?) ed hanno un’idea chiara di cosa sia; c’è il problema della mancanza di una struttura gerarchica. La Cancellieri (che non è troppo scafata nella veste di ministro) si è fatta scappare l’infelice citazione sulla TAV proprio perché la DIGOS ci lavora da molto (con difficoltà, questo è verissimo).
      « Anche a me la gambizzazione al manager dell’Ansaldo non mi convince per niente»
      Non è il solo. E a mio avviso sbagliate, come a suo tempo si commise l’errore di prendere per il sedere Pisanu per le dichiarazioni sulla FAI (o di minimizzare l’inizio del terrorismo nel ’70).
      Cordialmente,

  5. Il terrorismo di oggi è diverso da quello di ieri. Quello morto nel 1978 nasceva dall’irrisolto problema della guerra partigiana contro il fascismo mai espulso dalla Repubblica. Quando rapivano qualcuno lo sottoponevano a un delirante “processo del popolo”.
    Quello di oggi è frutto di venti anni di vuoto pneumatico di qualsiasi ideale, senza costrutto. Il comunicato di rivendicazione per l’azione su Adinolfi, se non fosse frutto di una triste azione violenta, farebbe cagare dal ridere.

    • Neo Anderthal says:

      Ma magari il terrorismo fosse morto nel ’78, Gianluca! Politicamente non è mai stato vivo, ma ha ammazzato e parecchio -sia nella versione nerostragista degli ultrafascisti che nella variante rossa/vendicatrice e psicotica- per anni e anni, fino almeno al caso Peci e alla dissociazione in massa della maggioranza degli arrestati.

      • Neo Anderthal says:

        Concordo sul comunicato di rivendicazione, che in effetti si potrebbe definire una roba da operetta, se non fosse che nelle operette -deliziose anche per quello- le pistole sparano per finta. Solo dei cretini, fighetti all’eccesso ma criminali quanto basta, potevano scrivere coglionate di quel tipo.

  6. Il terrorismo oggi si chiama sottosviluppo e debito pubblico: il primo ci toglie sovranità, avvilendo la nostra Costituzione; il secondo rende schiavi i nostri figli.
    Chi sostiene questi terroristi? Noi, con la nostra ignoranza, ignavia, e viltà.
    Che armi usano questi terroristi? Tutte quelle che noi produciamo, quotidianamente, fingendo di non sapere che il Paese che centocinquantanni or sono ha conquistato la sua (sia pure ottocentesca) sovranità, e l’ha redenta con la resistenza, oggi se la gioca tutti i giorni al videopoker, con l’aiuto dei partiti e nel più assoluto silenzio degli intellettuali.

  7. stefano deiana says:

    Intanto quando c’erano le br certi personaggi politici non si permettevano di parlare a sproposito…non mostravano il dito medio a chi pagava loro lo stipendio…

    • Come no? D’altra parte, quando c’era lui i treni arrivavano in orario. Che tempi!
      Oppure ho capito male e ci volevi dire che, grazie alla loro azione le Br, hanno contribuito ad innalzare il livello della classe dirigente italiana, facendoci dunque risparmiare in termini di costi della politica? Anche questa è una tesi interessante che merita di essere approfondita!

    • Monica says:

      Non avevano bisogno di mostrare il dito medio. Preferivano fare murighi in sordina. Non sarebbe stato bello che le magagne dei politici e dei servizi segreti cosidetti deviati apparentati con i terroristi e con la malavita organizzata fossero state scoperte solo perché qualcuno faceva il buffone davanti alle telecamere. Erano, e quelli che sono ancora vivi lo sono ancora, tuttora più seri e più pericolosi.

  8. Monica says:

    Ho sempre pensato anch’io che la violenza fosse la risposta sbagliata ad atteggiamenti sbagliati. Anch’io mi ricordo degli anni 70, le stragi, le gambizzazioni, gli assassinii di politici, giornalisti, forze dell’ordine, giudici, aversari politici e amici che non erano più utili alla causa. Ma mi ricordo anche le parole di Cossiga, che come consigli a Maroni diede quello di infiltrare qualcuno nei cortei per intzullare la gente e fare in modo che scoppiassero disordini in modo da poter reprimere le proteste sul nascere. Certo, farsi manovrare in maniera tale da creare l’occasione per la repressione non è da geni e sinceramente i brigatisti sia rossi che neri peccavano evidentemente di intelligenza ma non di presunzione. Erano manorba, bassa manovalanza che, credendo di fare la rivoluzione, sono stati invece funzionali al sistema che secondo i loro piani avrebbero dovuto combattere. Poco tempo fa mi sono chiesta come avrebbero fatto stavolta a bloccare sul nascere le contestazioni dure che pensavo sarebbero scoppiate a causa della crisi. Ecco servito un attentato ad opera di BR, vere o false che siano. Servono benissimo allo scopo: la gente avrà paura e riterrà giusto essere privata di diritti in cambio di sicurezza, come è successo in America dopo l’11 settembre. Il terrorismo è lo specchietto per le allodole. In realtà secondo me si tratta del remake della strategia della tensione, con buona pace della democrazia.

  9. Mio babbo, vecchio comunista, diceva ¨Brigate Rosse vestite di nero¨ aveva ed ha sempre ragione. Questi imbecilli fanno sempre il gioco del Potere.Utili e funzionali ad esso. Se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Idioti!

    • Acronotau says:

      Giuliano Ferrara, quando era comunista o del P.C.I. a seconda di come lo si vuol vedere, fece anche meglio di tuo babbo: invitò alla delazione in fabbrica!
      Poi ha sostenuto l’ascesa di Berlusconi. Ma questo, forse, è solo un incidente di percorso…

      • Neo Anderthal says:

        Acro, pensa che non solo a invitare, ma a praticare quella che tu chiami con leggerezza “delazione” -ma si tratta e si trattava di vigilanza democratica- c’era gente come Guido Rossa che ha pagato con la vita.
        Stai sicuro che Ferrara quando a sostenuto l’ascesa di Berlusconi non l’ha fatto certo perché prima è passato -ci è nato, ed è diverso- nel PCI.
        Ancora una volta gli utili idioti “rivoluzionari” forniscono alla repressione spunti pretesti per la criminalizzazione e l’emarginazione del dissenso o anche dell’antagonismo sociale.
        Non ci può essere incertezza: questi assassini sono nemici, non solo avversari.

        • Acronotau says:

          Vigilanza democratica: quando, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, si invitava a fornire alle forze dell’ordine una lista con i nomi (e i cognomi) dei sospetti di attività sovversiva

          Vigilanza religiosa: quando si invitava a segnalare le donne sospettate di stragoneria all’Inquisizione.

          Vigilanza dei confini (o razziale): quando, durante il governo Berlusconi, si obbligò i medici a denunciare e non curare gli stranieri senza permesso di soggiorno e si alimentò quotidianamente il razzismo

          Vigilanza fiscale: quando, durante il governo Monti, si invita a segnalare sospetti evasori

          I tratti comuni tra questi 4 casi è che il Potere (lo Stato o la Chiesa), volendo rafforzarsi e garantire la propria sostenibilità, estende a tutti le funzioni di controllo sociale. Lo stesso sistema del Franchismo. Arruola tutti come poliziotti. O come City Angels…

          • Neo Anderthal says:

            La tua definizione di vigilanza democratica, oltre a non avere alcun riscontro nei fatti, è una interpretazione che corrisponde alla semplificazione propagandistica che di questa esigenza -e non lista, non segnalazione, nulla di ciò- faceva l’area connivente con le BR.
            Corrisponde a questa interpretazione paranoica l’accostamento antistorico tra caccia alle streghe, franchismo, politiche xenofobe, lotta all’evasione.
            Un simpatico minestrone, confuso quanto basta per essere indigeribile.

      • Ferrara? Bo! Chi l`agente della C.I.A.?Mai si toret a bidere! Ricordiamoci del compagno Guido Rossa che ha pagato con la vita il suo impegno contro le B.R. in fabbrica.

        • Acronotau says:

          ognuno si ricorda dei compagni che più gli son cari: quelli delle elementari, quelli delle medie, delle superiori. Quelli di merende e quelli di spuntino.
          I compagni socialisti, i compagni socialdemocratici. I compagni comunisti. I compagni comunisti marxisti-leninisti, i compagni marxisti-leninisti-maoisti. I compagni trozkisti. I compagni di SEL e i compagni di Rifondazione. Forse anche nel PD, qualcuno userà ancora questo termine…

          • Neo Anderthal says:

            e quindi? Dovrei forse ricordarmi i “compagni che sbagliano” delle BR? Ma manco per idea!
            Non sono miei compagni, sono degli assassini, e peggio ancora degli assassini stupidi e ignoranti.

            • Acronotau says:

              Neo Anderthal, leggi e interpreti in maniera funzionale alla tua linea di pensiero, univoco e autocompiacente.Tra tutti i compagni citati non ci sono le BR, mi sembra. Volevo sottolineare che il termine compagno è abusato e ha perso il suo valore originario: tutti compagni, nessuno è compagno.

              per quanto riguarda i compagni comunisti, che era il punto iniziale di questo battibecco: un comunista ha l’obiettivo del rovesciamento del sistema di produzione capitalista, mediante una rivoluzione che implica anche una lotta armata. essere comunisti non è una tensione ideale ma una pratica quotidiana. Poi, chiaramente, si può essere di sinistra senza essere comunisti, basta essere chiari con i termini (anche con il termine “sinistra”…).
              Per questo io, ormai, non mi posso più permettere di dichiararmi comunista, tengo famiglia!

              Per quanto riguarda i brigatisti e gli anarchici attentatori di Adinolfi: 1) non penso minimamente che siamo in un momento fecondo per la rivoluzione, tutt’altro. sono tempi di resistenza. 2) la rivoluzione non arriverà mai da atti individualistici, come quelli contro Adinolfi 3) la pochezza politica dei neo brigatisti alla sbarra si conferma anche, oltre che per i punti 1 e 2, nell’ipotizzare un’alleanza tra supposti comunisti, loro, e anarchici. comunisti e anarchici assieme per la rivoluzione? ma candu mai!!!

              infine, la Democrazia: per me è uno strumento, non un fine, men che meno uno dogma. uno strumento per migliorare universalmente le condizioni di giustizia e uguaglianza. ormai, invece, si è svuotato di contenuti, riducendosi a un ritualismo elettorale. ridiamo sostanza alla democrazia, altrimenti avrà solo spazio la contrapposizione tra repressione e eroismo terrorista e individualistico. ma per questo, ci possiamo spostare nell’interessante post sulla Grecia…

  10. sono d’accordo con te su tutto. Nessuna comprensione ma solo ripugnanza per la violenza, oltretutto mascherata da pagliacciate intellettualoidi. I tempi, purtroppo, si prestano a un utilizzo strumentale della disperazione delle persone, e ci vorrebbero delle forze veramente “antagoniste” che sappiano veicolare la rabbia (legittima) della nostre vite difficili, in maniera efficace e, ripeto, mai violenta. Ma la stanchezza e la disillusione sono troppo forti, forse…

  11. stobados says:

    Questo a casa mia si chiama “calderone”.
    Le parole come democrazia, violenza etc vengono utilizzate nella stessa maniera in cui vengono declinate su giornali illeggibili come La Repubblica. Partendo dal fatto che il mio pensiero collima perfettamente con l’editoriale di oggi di Infoaut.org (http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/4740-autismi-senza-autonomia) che non e’ proprio leggero nell’analizzare quello che e’ successo a Genova, devo pero’ soffermarmi su alcuni concetti che hai espresso qui.

    Di che deomcrazia stiamo parlando? In democrazia non esiste la violenza? La violenza e’ quella fisica? E fino a che limite possiamo definirla fisica? Esiste il concetto di coercizione per te? Dire che la societa’ odierna (per entrare nello specifico prendiamo l’esempio dell’Italia) che si auto-definisce Democratica non sia violenta credo che voglia significare avere prosciutti negli occhi. Violenza e’ la Diaz, sono Cucchi e Aldrovandi (gesti individuali da parte di mele marce?), ma sono anche le torture di stato coperte dalle alte cariche nei confronti dei brigatisti durante gli anni settante e ottanta. Violenza e’ anche 2 anni e mezzo di prigione per Bruno Bellomonte ed anche i tribunali usati come unica verita’ storica nei confronti delle lotte sociali. Violenza e Terrorismo caro Vito e’ quella che lo Stato e le sue ramificazioni nella Mafia (o viceversa) compiono in Val di Susa ogni giorno con una militarizzazione che forse la vostra immaginazione non puo’ neanche immaginare, massacrando la terra e le persone, ingabbiandole e censurandogli la posta nonche’ detenendoli con il regime del carcere duro nonostante siano solo accusati di resistenza e siano ancora in attesa di giudizio. Ma e’ violenza anche lo sfratto della famiglia di Masainas mangiate dall’incapacita’ della amministrazioni regionali, comunali, nazionali ed europee. Per me e’ questa la violenza VERA, quella che fa meno scalpore della news di Genova ma che e’ presente ogni giorno, ben radicata nella Demokrazia Italiana che ne e’ il leit motiv. E allora pensare che bene o male questo sia un sistema da difendere perche’ il terrorismo pratica violenza e’ a mio avviso una tesi che ha non poche lacune.

    Io non sono un violento a prescindere e personalmente le mie giornate preferirei passarle in montagna a cercare funghi, al mare a prendere il sole o in giro per il mondo a conoscere culture diverse dalla mia. Ma sono nato a Cagliari, ho vissuto a Torino e ho conosciuto la Val di Susa ed ho imparato in questi luoghi a stare in mezzo alla gente e CON LORO trovare sempre nuove soluzioni. Non a fare il maestrino (unica cosa su cui sono d’accordo con te) che spiega al populino cosa deve e cosa non deve fare (ma anche tu lo fai ogni santo giorno su questa pagina e lo hai fatto anche con noi). Ho imparato a mettere il mio individuo nascosto dentro i movimenti sociali perche’ ho capito che sono loro il vero motore della storia. Gli anni ’70, per quanto tu affarmi il contrario, sono stati anni importantissimi che ci hanno lasciato importanti vittorie e conquiste su tutti i campi, forse dovremmo ringraziare loro così come io ringrazio il fratello di mia nonna per aver partecipato all’attentato di via rasella a Roma durante la Resistenza… e le ringrazieremo ancora meglio se continuassimo a lottare per quelle vittorie come l’articolo 18.

    Tu hai preso le tue parti e anche io ho scelto la barricata dietro cui stare, la mia me la tengo ben stretta perche’ e’ fatta di un popolo bellissimo che ha i volti delle nonne e dei nonni della Val di Susa, spesso e volentieri irriconoscibili perche’ coperti dalle maschere antigas; ma ha anche i volti di quelle persone che hanno opposto reisistenza in piazza Gramsci andando contro le regole democratiche scritte nei libri del codice penale per cui noi, a differenza di chi sta al potere, ci prenderemo le conseguenze personali con denunce ed arresti.

    p.s.: Chi non paga le tasse non ha diritto all’ambulanza, secondo te questa frase come la interpreta il signore di Masainas in sedia a rotelle? Come amore di stato o come violenza?

    • stobados says:

      Mi sono dimenticato di firmarmi.

      Mauro Aresu

    • Anonimo says:

      Il problema è che le conseguenze non sono mai personali, ma spesso coinvolgono persone che delle tue battaglie, scusa la volgarità, se ne strafottono. Ma davvero hai scritto democrazia con la “k”?

      • stobados says:

        Eya… democrazia lo scrivo in due modi per darle due significati diversi, quella con la K e’ la vostra. 😉 E comunque, sticazzi se delle mie battaglie delle persone se ne “strafottono” (ad esempio lo stato), se siamo ingrado, grazie alle condizioni e alle contraddizioni insite in questo o quel momento storico, di creare dei rapporti di forza degni di questo nome… secondo me cominceranno a “fottersene” anche quelle persone.

        • Anonimo says:

          Io di democrazia ne conosco solo una, mai perfetta perché guidata ahimè da uomini spesso inadeguati, ma unica e insostituibile. La questione della Val di Susa, fuori da quel territorio, si è trasformata in simbolo, non importa più a nessuno delle ragioni o dei torti ma di ostentare quel marchio per fini meramente strumentali ad interessi che nulla hanno a che vedere con le ragioni dei valligiani.

          • Neo Anderthal says:

            Anche l’articolo 18, come tutto lo Statuto dei Lavoratori, è una legge, frutto di compromessi e mediazioni, di lotte e movimenti e di rappresentanza politica.
            In una parola è un frutto della democrazia. Mai visto nessun frutto positivo prodotto da isolate azioni violente.

    • pisenti says:

      INGIUSTIZIE

      Le ingiustizie hanno fatto di me
      un volgare idealista.
      Dichiarando vendetta
      ho fatto lieto il mio cuore
      gonfio di rancore; ma la mia anima
      lascia trasparire il dubbio per l’odio
      e non potrò mai
      annientare parassiti con un sorriso.
      Più che odio è vergogna che provo
      sapendomi “figlio”.

      Vincenzo Tatti

  12. Gianni Fresu says:

    Caro Vito, concordo appieno con te. Il terrorismo da sempre è stato il miglior alleato di tutte le svolte autoritarie, le repressioni, le spinte reazionarie intese a mettere la museruola alle masse popolari. Non è certo un caso se uno dei versanti più prolifici di iniziativa dei servizi segreti americani e italiani, negli anni della strategia della tensione, fosse proprio l’infiltrazione tra le fila della sinistra rivoluzionaria per rendere “tali organizzazioni protagoniste di azioni violente, atte a superare le timidezze o le passività del governo ospite” (questo era il linguaggio delle direttive) verso le organizzazioni di ispirazione comunista. L’obbiettivo era chiaro: suscitare un clima politico favorevole alle azioni di contrasto e repressione, una modalità di intervento che riemerge nel documento Notre action politique, sequestrato nel 1974 a Lisbona presso la Aginter Press, struttura che dietro la copertura di agenzia giornalistica nascondeva in realtà una struttura di spionaggio e di «cover actions», che programmava l’instaurazione del caos in tutte le articolazioni dello Stato sotto la copertura di organizzazioni radicali comuniste.
    A questa strumentalità, assai gradita da chi vuole mantenere lo stato di cose esistenti, si aggiunge il fatto che questi signori, pur richiamandosi alla tradizione comunista, non hanno in realtà niente a che fare con essa. E non parlo di Berlinguer, ma di Lenin.
    Per Lenin la lotta di classe rivoluzionaria non aveva nulla da spartire con il modo di concepire il rapporto tra politica e violenza proprio del terrorismo, frutto di una concezione individualistica che si esprimeva nella mistica del “gesto”. Per Lenin il terrorismo il «metodo specifico di lotta degli intellettuali» che non hanno alcuna fiducia nella vitalità e nella forza delle masse popolari e dunque pretendono di sostituirsi ad esse attraverso l’atto individualistico. Lo cito testualmente:

    “Quanto più pieno fu il successo dell’impresa terroristica, tanto più essa confermò l’esperienza fornitaci da tutta la storia del movimento rivoluzionario russo, un’esperienza che ci mette in guardia dai metodi di lotta quali il terrorismo. Il terrorismo è stato e rimane un metodo di lotta specifico degli intellettuali. E, comunque si valuti l’importanza del terrorismo, in quanto integrazione e sostituzione del movimento popolare, i fatti attestano in modo inconfutabile che gli attentati politici individuali non hanno da noi nulla in comune con gli atti di violenza della rivoluzione popolare. Ogni movimento di massa è possibile nella società capitalistica solo come movimento operaio classista. (…) Non fa meraviglia se tanto spesso, da noi, si trova tra i rappresentanti radicali (o radicaleggianti) dell’opposizione borghese gente che simpatizza per il terrorismo. Né fa meraviglia che tra gli intellettuali rivoluzionari siano particolarmente attratti dal terrorismo proprio quelli che non credono nella vitalità e nella forza del proletariato e della sua lotta di classe” .

    Scusa il pippone, con tanto di citazione finale.

    ciao

    • Acronotau says:

      Certo Gianni, ma poi, alla fine, Lenin e i Bolscevichi la Rivoluzione d’Ottobre l’hanno fatta con le pistole ad acqua?

      • Neo Anderthal says:

        Certo che no. La Rivoluzione l’hanno fatta armi in pugno. Ma non si può -a meno di non avere idee confusissime- paragonare la rivoluzione bolscevica a questi stracciaculi né per i metodi, né per il momento e meno che mai per l’occasione.
        L’atto di terrorismo -la “gambizzazione” di un dirigente industriale- compiuto da autonominati Anarchici e poi apprezzato positivamente dai rottami della lotta armata, è un atto di auto affermazione o se si preferisce di narcisismo, che ha a che fare più con la manifestazione di volontà devianti che con qualunque forma di lotta politica.

        • Gentile Neo Anderthal,
          lei riprende le conclusioni del centro sociale Askatasuna (http://www.lapresse.it/cronaca/adinolfi-centro-sociale-askatasuna-fai-autistici-e-narcisisti-1.163023) ma non sarebbe male approfondire l’analisi. Le BR si svilupparono all’interno di un contesto di forte malessere sociale che oggi non esiste più (il contesto, non il malessere!) ed è stato sostituito da un altro completamente diverso che ha generato (tra le altre cose) il FAI/FRI.
          Ai tempi delle BR vi fu un patto sociale forte (oltre ad azioni repressive, naturalmente) che levò spazio al consenso. Se vuole, semplificando, si ridusse in parte il malessere (lo so che è impreciso ma non si può fare di più nelle poche righe di un blog).
          Oggi bisognerebbe fare lo stesso: un patto sociale forte. La differenza e che ai tempi delle BR c’erano la DC, il PCI e il PSI (e soprattutto un Parlamento!), oggi il PDL e il PD (e il Parlamento è stato distrutto dal ventennio Berlusconiano). Come dire che la politica è inesistente (allora la politica era forte).
          Di sicuro, quello che non si può fare è liquidare l’attentato al dirigente Finmeccanica con poche righe o qualche slogan (come appunto fa Askatasuna). Non sono quattro gatti e sono molto più pericolosi delle BR (di allora). Sono privi di strutture gerarchiche e agiscono in una sorta di sistema in franchising (come Al Qaeda). Sono anche nati in un contesto internazionale globalizzato.
          A mio avviso, temo che abbia ragione la Cancellieri: il TAV potrebbe diventare la madre di tutti gli attentati (devo sottolineare che sono un NO-TAV e la Cancellieri mi sta simpatica come una cartella di Equitalia!).
          In definitiva, Biolchini fa benissimo a stigmatizzare l’inconsistenza del ricorso al terrorismo, ma è sbagliato pensare che l’antagonismo non centri nulla (o sia antitetico). Dentro l’antagonismo c’è una risposta al malessere attuale, e l’antagonismo è il contesto che sviluppa le azioni come quella di cui parliamo. Se avessimo una politica, direi che sarebbe necessario togliere spazio al malessere, come avvenne per uscire dagli anni di piombo. Poiché la politica è stata sostituita dalla finanza, la faccenda si complica (e non si analizza per slogan!).
          Cordialmente,

          • Neo Anderthal says:

            Gentile Gabriele, prima di riprendere qualsiasi dichiarazione o elaborazione o slogan -mai- di un Centro Akatasuna di cui a malapena conosco il nome, non sentendo neppure la particolare necessità di approfondire, dovrei averla letta, quella dichiarazione, e semplicemente non è successo.
            Qualche volta, semplicemente, mi è parso il caso di essere breve oppure non ho semplicemente avuto voglia di dilungarmi e annoiarmi-vi, soprattutto quando sono d’accordo in pieno sia con il post di Vito che con il commento di Gianni.
            La osservazione sul narcisismo scaturisce, senza nessuno sforzo particolare, dalla lettura della rivendicazione dell’attentato compiuta dai tragici buffoni -e criminali- che hanno dato sfogo a una loro idea di ribellione -e alla loro voglia di proiezione del sé in un immaginario “eroico” da vendicatori-, cercando una visibilità attraverso una “propaganda del fatto” che ha avuto come bersaglio una persona inerme, in questo ripetendo una modalità ben nota e adoperata dalle BR “originali”.
            Quanto alle BR sono perfettamente d’accordo con Vito, e aggiungo solo due altre considerazioni: la prima è che gli spari servono a proporsi come avanguardia di qualche movimento in cui non si riesce ad emergere attraverso il consenso, e per questo si sequestra il discorso -censurandolo o si aiutando a censurarlo- e si cerca di trasformarlo in atto. Ma sia chiaro che, quando suonano gli spari, i discorsi e i consensi e dissensi ammutoliscono, e questo è stato il risultato -fallimentare- che la storia ha certificato a proposito dei velleitari assassini che hanno preso le armi per una “lotta armata” che non aveva nessuna pur vaga possibilità di vincere (e bastava pochissimo a rendersene conto, anche negli anni ’70).

            La seconda considerazione riguarda la pochezza politica e -anche- intellettuale dei vari protagonisti della squallida stagione del terrorismo -o “lotta armata” che dir si voglia-.
            In realtà l’elaborazione teorica era al livello di quella, contorta e capziosa, dei vari gruppi marxisti-leninisti con e senza trattino, che giustamente erano visti dalla grande maggioranza del movimento come dei settari rincoglioniti -e la dimostrazione plastica di questo è fornita dalla parabola politica di un elemento come Aldo Brandirali, passato da essere Grande Timoniere (Viva Marx! Viva Lenin! Viva Mao Tze Tung! Viva il Compagno Aldo Brandirali!) dell’UCI m-l e poi del PC(ML)I, gruppo meglio noto come “Servire il Popolo”, poi finito in Comunione e Liberazione, nella DC e poi in Forza Italia e PDL-.
            I testi delle BR sullo “Stato Imperialista delle Multinazionali”, oltre ad essere delle illeggibili supercazzole “rivoluzionarie”, erano di una pochezza sconcertante, e quelli di altri gruppi erano praticamente inesistenti.
            L’unica sostanziale differenza tra i vari gruppi armati e le varie frange “maoiste” consisteva nel fatto che queste ultime erano sostanzialmente parolaie, in generale poco o per nulla intenzionate a passare dalle parole ai fatti, mentre i militanti dei gruppi armati hanno avuto la orrenda idea di provare a conquistare un ruolo da Eroi che la né il movimento né la storia gli aveva assegnato, creando le condizioni che dal “riflusso” degli anni ’80 ci hanno condotto al ventennio berlusconiano e all’arretramento delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari. Un risultato notevole, cui ha concorso una vocazione al martirio -soprattutto al martirio degli altri, si badi bene- che è tipico di frange piccolo borghesi velleitarie e ribelliste.

            • Gentile Neo Anderthal,
              non faccia il pibinco, prego, ho citato il CS Torinese più preoccupato dell’attentato (in chiave NO-TAV) per sottolineare che la sua è una posizione condivisa da molti (le può piacere o meno ma è un dato di fatto) e che è altrettanto sterile. La sua analisi può essere carina da leggere (lo è, salvo il legame con il ventennio di B. che proprio non c’entra nulla) ma ricorda molto da vicino le stesse cose che si dicevano negli anni ’70 (ed hanno causato un sacco di guai).
              Il problema sottolineato dalla gambizzazione di un dirigente Finmeccanica è lo stato di malessere che non si può negare, è oggettivo e lei non considera per nulla, altro che analisi politica tipo «l’elaborazione teorica era al livello di quella, contorta e capziosa, dei vari gruppi marxisti-leninisti con e senza trattino».
              Avrà pure ragione, ma continuando a parlare a questo livello (come fa Biolchini) si fanno dei discorsi molto carini, indubitabilmente condivisibili ma del tutto privi di privi di senso politico. Certo che i comunicati della FAI fanno ridere, ma le pallottole no, e neppure l’aria che si respira dentro i movimenti antagonisti, che infatti (ecco perché le ho citato il CS di Torino, che conosco) fanno fatica a gestire l’accaduto (esattamente come accadeva negli anni ’70 nella sinistra).
              In sintesi, sarà bello dire che questi della FAI sono quattro cazzoni (e sarà anche vero) ma si corre il rischio di non vedere il malessere che li alimenta e le risposte dello stato: non a caso sono stati presi i primi provvedimenti anti-terrorismo.
              Cordialmente,

              • Neo Anderthal says:

                No, il problema sottolineato dalla azione terroristica contro l’Ing. Adinolfi e dalla sconsiderata ma ovvia solidarietà al gesto offerta dai rottami brigatisti è principalmente la presenza -quasi inevitebile per la legge dei grandi numeri- di un numero di assassini vanitosi e senza scrupoli, che colgono una occasione qualsiasi, nei momenti di tensione sociale e/o politica, per fare pratica della loro insensata voglia di guadagnare un posto nell’olimpo dei Vendicatori a spese di qualche bersaglio facile. Peggio dello squilibrato Tartaglia.
                I malessere esiste a prescindere dalla FAI o come si chiama, e non alimenta nessuna azione di questo tipo, che avviene per sfruttare il malessere e cercare di strumentalizzarlo come quinta per il palcoscenico su cui mettere in scena le “Gesta Eroiche” di questi quattro cazzoni sanguinari.

                • Gentile Neo Anderthal,
                  potrebbe darsi che io mi spieghi male, ma le faccio notare che lei dice la stessa cosa che dico io. Lei scrive:
                  «I malessere esiste a prescindere dalla FAI o come si chiama, e non alimenta nessuna azione di questo tipo, che avviene per sfruttare il malessere e cercare di strumentalizzarlo»
                  Glielo riscrivo:
                  «azione […] che avviene per sfruttare il malessere e cercare di strumentalizzarlo»
                  Esattamente ciò che sostengo (e ciò che avvenne negli anni ’70). Se non ci fosse il malessere, la FAI avrebbe meno spazio. Non a caso, ho fatto notare come fin dai tempi di Pisanu si segnalasse la pericolosità degli anarchici insurrezionalisti, cosa che fece sorridere finché, oggi, le condizioni di contesto finiscono per dar ragione a ciò che diceva il simpatico DC. La FAIO è sempre la stessa, ma gli effetti delle loro azioni sono differenti (ed infatti hanno alzato il tono delle azioni gambizzando un poverino).
                  Inoltre le faccio notare un’altra cosa: dal suo tono noto una certa animosità. Parlare di terrorismo è sempre difficile (come è difficile parlare di Israele, ad esempio) tuttavia discutere non è mai negativo, così come interrogarsi sulla realtà. Provo a spiegarmi meglio: le famiglie NO-TAV che vanno in piazza in Val Susa e gli operai che vanno sulle torri (o dentro il cratere del Vesuvio) non prenderebbero mai in mano una pistola, ma la risposta di tutta la gente che soffre il malessere profondo di questi giorni non può essere sempre e comunque una pacata riflessione sugli strumenti democratici utili a cambiare una situazione di sofferenza apparentemente senza via d’uscita. Lei ed io ci dilettiamo a scrivere in questo blog, ma ritenere davvero che tutti possano fare come noi è una colossale ingenuità (tra l’altro sono convinto che non ci creda neppure lei). Tanto per essere chiari, ciò non significa assolutamente che sia condivisibile (tutt’altro) ma ignorarlo è altrettanto sbagliato. C’è il rischio concreto che la FAI stia indicando una strada potenzialmente molto più pericolosa di quella perseguita dalle BR (quelle storiche, non i quattro cazzoni delle «nuove BR»).
                  Negli anni ’70 (lo ripeto) il terrorismo venne combattuto con azioni di contrasto ma anche con un forte patto sociale. Sostengo che ci vorrebbe qualcosa del genere anche oggi. Io fondo, mi dica, lei sarebbe così scontento se la politica trovasse un accordo per alleviare il disagio sociale? Non lo farebbe per il pericolo che la FAI possa dire «è merito nostro?». Andiamo, su…
                  Cordialmente,

                  • Neo Anderthal says:

                    Gentile Gabriele, cominciando dalla fine: un patto che tenda a ristabilire regole e quadro -anche e non secondariamente – economico a favore di classi e categorie svantaggiate è non solo necessario, ma doveroso. In questa necessità pesano le condizioni concrete delle masse, le loro esigenze, le loro necessità, i loro diritti, non le azioni di quattro svitati sanguinari.
                    Quanto alla struttura reticolare e magari non gerarchica, ma basata sulla reciproca imitazione/appoggio -sul modello che pare essere quello che adottato dal terrorismo “quaedista”-, questa o altre modalità sono materiale di studio per sociologi o per inquirenti, ma quale che sia la percezione del sé che i nuovi terroristi vanno cercando e tentando di accreditare all’esterno, e quale che sia la loro capacità di infilare il mito dell’azione esemplare nelle menti più semplici e meno attrezzate, questi idioti lavorano per garantire argomenti e armi agli avversari di qualsiasi movimento, e quindi per la sconfitta.
                    La prospettiva della sconfitta infatti credo che non li turbi, perché aggiunge fascino al mito eterno del “rebelde” e del martire, per la cui costruzione sono pronti a rischiare la galera, l’incolumità o a sacrificare la vita -specialmente quella di qualche malcapitato- e anche a sacrificare la prospettiva dell’ottenimento di qualsiasi risultato utile -vale a dire anche intermedio- si possa raggiungere.
                    Infine, la mia animosità è diretta contro questi fanatici -e mi riferisco a quelli di prima e a quelli di ora- e in seconda battuta contro chi mai dovesse cascare nella idealizzazione delle loro gesta.

                    • Gentile Neo Anderthal,
                      «[…] un patto che tenda a ristabilire regole e quadro […] economico a favore di classi e categorie svantaggiate è non solo necessario, ma doveroso»
                      Bene. Se/quando accadrà la FAI ritornerà dove stava prima di questa crisi pazzesca (nelle dichiarazioni di Pisanu che hanno fatto ridere tutti quanti). Ma se non accadesse, prepariamoci ad altri casini (non piccoli)!
                      Il resto (opinione del tutto personale) sono bei ragionamenti da manuale che portano poco alla comprensione di quanto accade.
                      Detto in modo molto franco, sono anche poco convincenti, come tutti i discorsi sui quali si conviene in moltissimi (evito di dire «banali» perché non lo sono) e non convincono di certo i pochi che fanno tifo e poca propensione all’analisi (noti alcuni commenti proprio qui!).
                      Cordialmente,

                    • Neo Anderthal says:

                      Gentile Gabriele, grazie per l’apprezzamento sull’analisi e i bei ragionamenti “da manuale”.
                      Mi sembra che il punto di dissenso verta sulla relazione tra disagio sociale/crisi e atti terroristici.
                      Per come io la vedo -perdonate la schematicità- la presenza nello scenario pubblico di frange terroristiche non è in stretta relazione col momento attuale o con qualsiasi momento in particolare, è un dato di natura psico sociale che è espressione di disagi e disadattamenti, ciascuno con motivi e esiti propri, che trovano sfogo in varie forme e espressioni, in ragione del milieu culturale e sociale di provenienza. Per una parte di disadattati le tensioni si risolvono nell’adesione settario/religiosa, e allora via con i Testimoni di Geova o gli strampalati Raeliani o Scientologi o gli integrati/integralisti del genere di CL e dei neocatecumenali. Per altri ci sono altre scorciatoie di devianza vera e propria, dalle tossicodipendenze alla adesione a sette sociopatiche come gli Ultras del calcio, gruppi criptorivoluzionari o ultrareazionari ma quasi sempre violenti, almeno nei proclami -quanta fascinazione fascista in quel culto dell’azione!- fans di Pupo, Renato Zero e Marcoccarta vari, senza contare i freaks delle sette sataniche e minchiate varie.
                      Ma esattamente come non sto neppure a prendere in esame i deliri dei satanisti, dei fanatici negazionisti antisemiti o di qualunque altra corrente della umana coglioneria associata, neppure considero degni di particolare ascolto i motivi pseudopolitici di chi sceglie l’agguato vigliacco all’inerme come scorciatoia per farsi protagonista.
                      Non è perché fanno danni grossi che devo prendere sul serio le loro scemenze, che non meritano cura o la fatica della pernacchia. Considero gravi i loro atti -ferimenti e spari lo sono- e osservo la futilità dei loro motivi, e li esamino solo per il danno che fanno e rappresentano.
                      Non credo quindi che un miglioramento del clima sociale li toglierebbe motivazioni, dato che queste prescindono dai dati di fatto, probabilmente gli sottrarrebbe occasioni propizie, questo sì.
                      Cordialmente.

        • Gianni Fresu says:

          Neo Anderthal ha perfettamente ragione, non aggiungo altro perché mi riconosco totalmente nella sua risposta.

        • Acronotau says:

          Neo Anderthal, inizio la mia risposta a Gianni Fresu con “Certo” che è un’affermazione, non una negazione. E son d’accordo con il contenuto del suo commento perchè condivido il pensiero di Lenin. Ma l’interpretazione del marxismo da parte di Lenin non si risolve assolutamente nel definire i terroristi. Ciò che non condivido, e che mi infastidisce, è l’uso strumentale di Lenin che ne fa Fresu. Oltre che ai terroristi o agli estremisti infantili, Lenin dedica qualche riga anche a come si dovrebbe realizzare la rivoluzione. Il P.C.I. e poi gli attuali partiti che a quell’esperienza si rifanno (dei quali Fresu è un dirigente), proiettano sempre la rivoluzione in una dimensione spazio-temporale lontana e sfuggente. Per loro, la rivoluzione non è una pratica quotidiana, ma un luogo mitico. Anche a questi, Lenin, ha dedicato alcune righe: li definiva opportunisti.
          Abbiano coerenza: si rassegnino al fatto che non son comunisti e tolgano quell’aggettivo. Per chiarezza. E anche per rispetto a Lenin che tanto gli piace citare…

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