Cagliari / Sardegna

Tiscali, si svegliano i sindacati! “L’azienda è in balia degli eventi, è gestita in maniera casareccia, fa figli e figliastri e gioca col fuoco dei contratti di solidarietà”

La lettera di un anonimo dipendente di Tiscali, pubblicata la settimana scorsa in questo blog, non era evidentemente campata per aria. Oggi le Rappresentanze Sindacali Unitarie di Sa Illetta ha diramato una nota molto dura nei confronti dell’azienda e di chi la sta guidando. Tiscali ha a Cagliari 900 dipendenti e, in un momento di crisi, i problemi di una società così grande sono i problemi di tutta una città. E vanno affrontati e risolti con il massimo della condivisione e della trasparenza.

***

“Lo strano silenzio degli ultimi tempi, i continui rinvii dell’incontro con le Organizzazioni Sindacali Nazionali (richiesto da febbraio ed ora finalmente fissato per l’8 maggio), alcune inattese notizie sulla stampa, i rumors, le voci dei corridoi, la noncuranza dinanzi a tante richieste delle RSU… non è facile capire quel che accade o che sta per accadere.

Mettiamo insieme alcuni pezzi e scopriamo che, mentre l’azienda segue sino ad esaurimento l’abbrivio ottenuto dall’attività degli anni precedenti rimanendo praticamente in balia degli eventi, al suo interno pare si vada creando una sorta di azienda parallela.

Come sospettato e sostenuto a suo tempo, qualcuno pare si stia muovendo per scorporare e mettere in salvo le attività più redditizie. La prima candidata sembra essere la concessionaria che gestisce l’advertising, Tiscali ADV: l’attuale “gioiellino” del gruppo, che continua fortunatamente a crescere, sembra pronto a cambiare denominazione e diventare “Veesible”. Appropriato anche il nome, in netto contrasto con la scarsa trasparenza con cui l’operazione pare procedere.

Stesso distacco sembra sia stato quantomeno proposto o valutato per uno sparuto gruppo di risorse, opportunamente selezionate tra grafici, personale dell’area media e sistemi… pronti a confluire in una non precisata società, una sorta di “harem” a disposizione delle nuove idee “social” dell’AD. Eppure quando un anno fa sostenemmo che l’azienda stesse per virare verso una media company, venimmo accolti come dei pazzi visionari.

Non ci stupisce dunque, ma ovviamente non ci piace, che venga portata avanti l’idea di un’azienda costituita da pochi prescelti, ritenuti utili dinanzi ad un popolo di (improvvisamente) inutili.

In barba alle regole, all’etica, agli interessi societari (e dei tanti azionisti), non ci sorprende che qualcuno stia scegliendo chi conta e chi no, i pezzi buoni da salvare e quelli da accantonare. Ci siamo abituati a vedere figli e figliastri di un padre che probabilmente domani non avrà scrupoli a scaricare anche i prescelti di oggi per sostituirli con altri più utili (e duttili) per i propri interessi personali e per le volubili idee del momento.

Preoccupa invece, mentre l’azienda faticosamente cerca di portare avanti l’accordo sulla solidarietà, scoprire che vi siano colleghi chiamati a lavorare nelle giornate di solidarietà, richiamati all’ordine e all’obbedienza da chi si sente evidentemente “nato re” e dunque sopra le regole. Tralasciando un attimo il piano etico e morale, quello umano, sindacale, democratico, ciò che risulta grave è l’aspetto legale della faccenda. Coloro che sono in solidarietà, in quella giornata sono remunerati dall’INPS. Il fatto che l’azienda, o chi la rappresenta, le faccia lavorare in quella data come nulla fosse, è gravissimo e pericoloso. Il meno che può capitare è la perdita del contributo economico di quasi 6 milioni di euro all’anno, ritenuto dalla stessa azienda (o dalle banche creditrici) indispensabile per la sopravvivenza di Tiscali.

A parte questi casi, ci siamo tristemente abituati a vedere ripianificare di continuo le giornate di solidarietà, in una ridda di spostamenti e modifiche che renderebbero impossibile verificarne l’attuazione anche ad un genio dell’enigmistica. Abbiamo chiuso un occhio ed anche due, resta il fatto che questo ci pare, in molti casi, l’ennesimo segnale di incapacità di pianificazione delle attività, o, forse peggio, evidenza del fatto che alcuni non abbiano proprio capito che la solidarietà non è uno scherzo, non è qualche giorno di ferie in più (parzialmente retribuite) da spostare a proprio piacimento.

L’incapacità di programmazione emerge anche dalle continue deroghe all’accordo dello scorso 18 ottobre. Ne è esempio il “gruppo indoona” che ancora oggi prevede 12 unità lavorative con solidarietà “temporaneamente” a zero. L’accordo prevedeva che, per consentire il completamento dell’importante progetto, l’applicazione della solidarietà per questi colleghi iniziasse dal 1° febbraio 2012. Ma il progetto è evidentemente sfuggente, perché continua a slittare. Le RSU hanno più volte chiesto chiarimenti sulle attività previste e sulla pianificazione del progetto, senza tuttavia ottenere mai chiare risposte o un piano di inizio e fine lavori. In realtà dubitiamo fortemente che esista.

Di fatto, mentre da novembre scorso la maggior parte dei lavoratori contribuisce con un pezzetto del proprio stipendio, ad alcuni viene negata la possibilità di farlo, in netto contrasto con il concetto che sta alla base dei contratti di solidarietà. Anche in tal caso dunque, figli e figliastri.

Del resto continuiamo a vedere l’azienda gestita in maniera casareccia più che come una società di telecomunicazioni quotata in borsa, e le risorse aziendali utilizzate spesso come “cosa propria” (malgrado così non sia da un bel po’).

Ci siamo da tempo abituati ad assistere ad ingressi ed uscite (scivoli ben remunerati compresi) di parenti, conoscenti, ex-assessori e quant’altro, idem per i livelli inquadramentali elargiti sulla base di rapporti (inter)personali o per compiacenze del direttore generale. Qualora tutto questo non bastasse, continuiamo a venire a sapere che ci sono colleghi ostaggio di progetti “para-aziendali” legati a iniziative editoriali, movimenti politici e progetti non inseriti o menzionati nel piano industriale. Vorremmo sapere di cosa si tratta. Specie nel momento in cui ci viene riferito che ciò sovente fa ritardare o impatta sui progetti di altri clienti (paganti).

Vorremmo capire se è vero che si sono spese cifre nell’ordine dei milioni di euro (in leasing o in altra forma) per acquistare fior di server per “istella” (nome avanzato quando venne scelto indoona), un motore di ricerca su cui sembra l’AD abbia deciso, in totale autonomia, di fare una nuova scommessa.

Dato che quei server indirettamente li stanno pagando i lavoratori, sarebbe carino almeno metterli al corrente. O forse anche quel progetto, se mai funzionasse, è destinato a staccarsi?

Vedendo l’inadeguata gestione societaria che ormai da troppi anni promette e non mantiene, che sbaglia grossolanamente le previsioni di bilancio e non riesce a dettagliare un piano industriale, ci chiediamo se gli azionisti sappiano come vengono gestite realmente le risorse umane, materiali ed economiche.

La Tiscali di oggi è il frutto di anni di questo tipo di gestione, una gestione capace di buttare all’aria milioni di euro, capitalizzazioni in borsa, asset societari, clienti. Capace di distruggere il know how che tanti avevano faticosamente acquisito e che costituiva un valore.

È lo specchio di quel malgoverno che vediamo fuori dalle mura di Sa Illetta, dove a pagare sono sempre gli stessi mentre i pochi, veri responsabili del disastro, continuano a giocare con la vita di chi ogni giorno cerca di guadagnarsi un futuro migliore”.

Le RSU Tiscali

4 maggio 2012

 

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20 Commenti

  1. vincenzo says:

    Da come lavorano i dipendenti di Tiscali non mi meraviglio che sia in difficoltà.
    Io sono cliente di Tiscali ed azionista allo stesso tempo con piu servizi e ogni volta che chiamo l’assistenza di Tiscali mi tremano i polsi.
    Soru avrà le sue responsabilita ,una di queste è non scegliere i dipendenti in base ai loro meriti.
    Normalmente le aziende che hanno cosi tanti dipendenti che si lamentano invece di fare il proprio dovere sul posto di lavoro non hanno mai un buon avvenire.
    Immagino (anche se non sono mai stato nella sede di Tiscali e in Sardegna)quanti imboscati si annidano in quei corridoi.
    Spero che il dittatore Soru metta a posto qualche testa calda che pensa di essere il padrone solo perche ha un contratto di lavoro.
    Qualcuno gli faccia capire che è un dipendente e non spetta a lui prendere le decisioni .
    E’ tipico dell’Italia,tutti pensano di essere l’allenatore e nessuno è mai daccordo su niente.

  2. Pingback: Soru: “Non vendo Tiscali, ed ecco come la rilancerò”. I sindacati: “Bene i conti, ma lo spin off non ci piace e il contratto di solidarietà non va snaturato” « vitobiolchini

  3. Anonimo says:

    Che strano!! Dalla pagina della CGIL è sparito ogni riferimento al caso Tiscali. Esattamente dopo l’incontro di ieri con i rappresentati nazionali! AA ITalia!!! Cara vecchia Italia!! E’ impossibile lavarsi le mani con l’olio! E’ impossibile!

  4. non ce la faccio più… ho scritto un intervento moderato nell’altra discussione, ora scrivo un intervento di cuore!!!
    siete RIDICO E PATETICI nella vostra ESTENUANTE difesa a Soru!!!

    TISCALI STA FALLENDO!!! Toglietevi Soru dalla testa… il sindacato (spesso immobile) FINALMENTE fa un comunicato stampa CHIARO e PESANTE su quello che succede da ANNI in azienda… un AZIENDA!! capite? non soru!!!! AZIENDA = persone che lavorano

    in TISCALI c’è un PROBLEMA.. l’avete capito?!?!? o dovete continuare a fare le barricate a difendere soru??? cavolo anche io sono stato soriano, votato due volte addirittura ma non per questo mi bevo il cervello difronte ad un problema così grande!!!

    Tiscali ha problemi e 900 persone (cioè 3000 famiglie) rischiano di finire con sedere per terra perchè l’azienda è ANNI gestita in modo per lo meno discutibile…

    … mi fa incazzare leggere che si tratti di attacchi strumentali a soru e che i dipendenti dovrebbero rimboccarsi le maniche… BRAVI… qualcuno dovrebbe anche dire ai dipendenti in che direzione rimboccarsele queste maniche, perchè i dipendenti CI CREDONO nell’azienda, vogliono lavorare, vogliono che l’azienda vada avanti, ma se NESSUNO da una direzione… DOVE SI VA???

    USCITE DALLO SCHEMA MENTALE CHE VI OBBLIGA A DIFENDERE SORU SOPRA OGNI COSA E CERCATE DI CAPIRE CHE QUI SI PARLA DI UN’AZIENDA COME TANTE ALTRE, CHE STA PER FALLIRE E SERVE CAPIRE PERCHE’ E SE SI PUO’ FARE QUALCOSA!!!

    Scusate lo “sfogo”… ma io (da ex Tiscali), ho Tiscali nel cuore!!! nell’azienda ci CREDO… ci CREDO moltissimo e tornerei a lavorare la dentro DOMANI stesso se me lo richiedessero; perchè SO che dentro c’è gente valida, con valori, che lavora… e so che TIscali può e deve essere una bellissima immagine per questa Sardegna… allora.. io ci credo, ma voi dovete ASCOLTARE le urla di chi sta dentro… perchè problemi ce ne sono, eccome…

    Cordialità
    Tato

  5. Portos says:

    Aramis cosa centrano i sindacati con gli attacchi politici a Soru? La verità è che a Tiscali i sindacati sono rimasti morbidi, zitti e rilassati per troppo tempo. E che lo spezzatino è in atto, senza che né sindacati né lavoratori capiscano i dettagli

  6. Aramis says:

    Buoni quelli. Quando l’azienda è finita sotto attacco di qualche media, di Berlusca e di vari personaggi discutibili, solo per motivi politici, dove erano i sindacati?

  7. carlo 76 says:

    I sindacati prima di parlare di assunzioni clientelari dovrebbero guardarsi intorno. In tutte le aziende ci sono favoritismi verso parenti o affini. Il problema nasce quando si gestiscono o si ricevono fondi statali. Tiscali non ha mai preso una lira pubblica!

  8. michele says:

    Ma come può uno dei più importanti provider italiano ed europeo essere gestito in maniera casareccia.Ma chi scrive queste cose ha mai studiato economia,o ha letto solo topolino?Sicuramente tiscali è in crisi,le difficoltà sono palesi,ma non sono questi i presupposti per aiutare l’azienda,e non per aiutare la proprietà,ma per salvaguardare il proprio posto di lavoro,per difendere,come avviene in tutte le aziende del mondo il senso di appartenenza ad un gruppo,ad un idea diverse di fare lavoro in sardegna,all’orgoglio di aver partecipato alla nascita del più importante gruppo imprenditoriale sardo.Ora,che c’è bisogno di tutti,bisogna sacrificarsi tutti di più, rimboccarsi le maniche,e smettarla di lamentarsi con argomentazioni che rasentano il senso del ridicolo.

    • L'investigatore Gallo says:

      Il problema è che il senso di appartenenza non manca ai dipendenti, che sono incavolati perché vedono distruggere ciò che era stato creato con il loro lavoro e la loro passione, ma al vertice aziendale, a partire dall’amministratore delegato, cui sembra non importi più nulla (vedasi articolo di poco tempo fa di Milano Finanza sul tentativo di vendita).
      Sono anni che tanti fanno sacrifici in più come dici tu per salvare il proprio posto di lavoro, ma non basta se i soldi poi li buttano al cesso quelli che hanno il potere di farlo.
      Prima di dare del ridicolo a quello che vivono ogni giorno quasi 1000 persone, pensaci su la prossima volta.

      • Anonimo says:

        Bravo Investigatore Gallo! A proposito… Un vero successone il tuo personaggio! Talmente un successone che infatti tutti i lettori del blog dovrebbero sapere che l’Investigatore Gallo è uno di quegli investimenti su cui l’AD puntava per fare “pubblicità virale” a Tiscali. Da chi era composto il cast degli spot? http://www.youtube.com/user/investigatoregallo

        • L'investigatore Gallo says:

          Lo so bene :-), ho usato il nick in senso ironico (o presa in giro, se preferisci), non certo per apprezzamento! E’ una delle cose che rientra perfettamente nella gestione casareccia, ma alcuni saccenti commentatori del post ignorano anche questo…

  9. Eccolo! Mancava la Rsu per quadrare il cerchio!!! L’ennesimo attacco preventivo nei confronti di Renato Soru! Mi mancavano dal 2009. Mi piacerebbe tanto sapere i nomi dei sindacalisti. Magari si scoprirebbe che all’interno di Tiscali, oltre a loro, ci lavora persino qualche loro parente! Una domanda: ma al Casic o al Cacip il Sindacato c’è? Lì si che non sono mai in balia degli eventi, la gestione non è casereccia e soprattutto non si fanno ne figli e ne figliasti. Si assumono e basta! Ma la casta non è acqua….

    • enrico says:

      e che palle.. ma perchè ogni cosa deve essere un attacco a soru?
      Ma poi davvero ti sembra che tiscali sia in salute?

      • Guardati i bilanci e poi ne riparliamo!

        • L'investigatore Gallo says:

          Zorro, ma chi sei, il direttore generale?
          E’ evidente che tu sia della partita di giro…

          • Eja e come tu sai, le partite di giro si compensano, ma stanno ancora solo nei bilanci della associazioni No Profit. Tiscali mi pare non sia della partita o no?

      • Aramis says:

        Credo che non sia in salute, in mezzo a un mare di cadaveri succhiasoldi in mano a stranieri per i quali i sindacati sanno solo chiedere tavoli e altri soldi. Quindi, sì, Dio è morto, i sindacati molto prima, e Tiscali non sta bene.

        • L'investigatore Gallo says:

          Tutti morti, ma dal comunicato che vedo le RSU mi sembrano vive e persino troppo vivaci
          Quanto a Tiscali sta ancora benone, resta l’unica azienda di telecomunicazioni italiana (!) ed è ancora l’orgoglio di tanti che ci lavorano, quindi evita di gettare lacrime. Grazie

          • Plinio automatico says:

            Investigatore ( vorrei sapere chi è il genio che ti ha creato), o non lavori in Tiscali, o sei in malafede.

  10. carlo 76 says:

    Perchè non si concedono a Tiscali parte degli aiuti percepiti dalla società Comdata srl.
    Ho forse ci sono dei rapporti politici privilegiati con suddetta società ? .

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