Ambiente / Cagliari / Sardegna

La Giunta Zedda pensa ad un parcheggio sotto le mura di Castello. Ma prima non sarebbe meglio capire quale futuro si vuole per il quartiere?

È già da qualche mese che, con mezze frasi e dichiarazioni smozzicate date alla stampa, la Giunta Zedda prova a tastare il terreno su una delle questioni più spinose: quella della possibile realizzazione a Cagliari di un parcheggio interrato da trecento posti sotto le mura del bastione di Santa Croce, a ridosso del quartiere di Castello.

Già la precedente amministrazione di centrodestra aveva provato a realizzare l’opera (ecco il progetto), ma tutto si era fermato sia per le proteste del centrosinistra e delle associazioni ambientaliste, sia per l’oggettiva difficoltà nel realizzare un’opera di questo genere in un contesto storico e architettonico di eccezionale pregio.

Ora si riparla della vicenda e bisogna ovviamente stare in guardia. Per prima è stata Italia Nostra a mettere tutti sul chi vive; poi in maniera strumentale il capogruppo del Pdl in Consiglio comunale, Giuseppe Farris, ha rivolto un’interrogazione all’assessore all’Urbanistica, Paolo Frau. Il quale, lo scorso 14 febbraio ha detto sostanzialmente due cose: che non verrà toccato nulla fino a che non ci sarà la certezza di non provocare alcun danno alle mura di Castello (e ci mancherebbe altro!) e che il progetto è radicalmente diverso da quello immaginato dalla precedente amministrazione.

Anche il parcheggio allo studio della Giunta Zedda non dovrebbe sorgere proprio all’interno delle mura di Santa Croce ma sfruttando quel riporto di terreno che ora si affaccia sulla parte alta di via Santa Margherita. Se si scava lì è difficile trovare qualcosa di archeologicamente rilevante.

Le radicali differenze di cui parla l’assessore Frau (lo si intuisce sempre mettendo assieme brandelli di dichiarazioni sparse sulla stampa) starebbero nel fatto che:

a – il parcheggio sarebbe funzionale alla pedonalizzazione del quartiere di Castello. Deduciamo che i trecento posti auto sarebbero dunque quasi del tutto destinati ai residenti, mentre nel progetto precedente dovevano essere solo cento (ma su questo punto poi ci torniamo);

b – nel progetto dell’attuale amministrazione non sono previsti né ristoranti, né scale mobili né tapis roulant.

Così come nel precedente progetto, al posto dell’attuale parcheggio a raso sotto le mura sorgerebbe un’area verde. Sparirebbero invece i bar e i ristoranti (era una fissazione del centrodestra, mischini).

Le differenze evidentemente ci sono, soprattutto nella filosofia dell’opera. Ma in assenza di un progetto vero e proprio (che evidentemente ancora non c’è) i dubbi restano tutti, e soprattutto preoccupa l’impatto ambientale degli ascensori che dovrebbero collegare il parcheggio al quartiere.

Il punto però è un altro. L’idea di pedonalizzare Castello (che potrebbe essere vincente in chiave turistica) andrebbe calata su di un progetto complessivo per il quartiere. Che, ad esempio, dal punto di vista urbanistico attende ancora il suo Piano Particolareggiato. E non dimentichiamoci che ad oggi in Castello non ci sono né un ufficio postale, né un’edicola né un bancomat, non ci sono servizi igienici per i turisti (che usano quelli del bar della Cittadella dei Musei…). Vivere in Castello oggi è estremamente disagevole (e infatti gli eroi sono più o meno 1500…).

La giunta Zedda aveva attivato il laboratorio Casteddu 2.0, molto apprezzato dai residenti che hanno dato i loro suggerimenti e i lori consigli. Ma adesso perché parlare di un parcheggio quando ancora non è chiaro a nessuno come l’attuale amministrazione vuole rivitalizzare il quartiere?

C’è un progetto che metta nero su bianco quali saranno i servizi e per quanti i residenti, quali i collegamenti garantiti dai servizi pubblici? Quale sarà il ruolo dell’università, della Chiesa (a proposito: ma perché dopo otto anni i lavori di recupero dell’episcopio non sono finiti?), delle Soprintendenze (musei e uffici), e della Provincia (che gestisce il palazzo Viceregio)? Che ne sarà dei vuoti urbani?

Castello ha bisogno di un progetto, non (solo) di un parcheggio. E la Giunta Zedda ha il dovere di studiarlo prima di immaginare la realizzazione di qualunque opera.

E poi, per stare sempre e solo sull’utilizzo del multipiano, cosa significa che sarà funzionale alla pedonalizzazione di Castello? Che i residenti avranno uno stallo gratis o a prezzi assolutamente convenienti? E da chi verrà gestita la struttura? Dal Comune? Siamo sicuri che non si trasformerà in un attrattore di traffico?

E (anche se so già la risposta) invece che realizzare un nuovo parcheggio perché non si pensa di acquisire quello realizzato dall’Apcoa affianco alla sede dell’ex Unione Sarda in viale Regina Elena?

Ecco, forse sarebbe opportuno che i cittadini avessero chiari già da subito tutti questi aspetti relativi al recupero del quartiere prima di sbandierare un progetto che, nella sostanza, è già stato combattuto dal centrosinistra negli anni scorsi.

51 Commenti

  1. Pingback: No al parcheggio che distrugge le mura di Castello! Sabato a Cagliari manifestazione contro il progetto del sindaco Zedda! - vitobiolchini

  2. Pingback: Benvenuti a Cagliari, città di parchi e parcheggi. Perché il cemento sotto le mura piace anche al centrosinistra! « vitobiolchini

  3. Gianfranco Fancello says:

    Intervengo un pò in ritardo su un tema che mi appassiona e sul quale in passato ho espresso le mie posizioni anche pubblicamente (l’ultima volta ad un convegno organizzato da Gianfranco Carboni a Palazzo Regio sul futuro di Castello).
    Non penso che il problema riguardi costruire o meno il parcheggio; o meglio, adesso il problema è il parcheggio, domani sarà un’altra infrastruttura, e dopodomani ancora una strada o un qualcos’altro.
    La vera questione, a Cagliari (e visto quel che succede altrove, in tutto il Paese), riguarda il processo decisionale attraverso il quale si programmano gli interventi sul territorio, realizzando opere ed infrastrutture dall’impatto rilevante e con vita utile non inferiore ai 30-40 anni.
    Le amministrazioni spesso si “innamorano” di un’idea o di un’opera e condizionano poi tutto il processo a valle per cercare di realizzarla, indipendentemente dalla sua validità tecnica e funzionale: il documento progettuale più importante è lo studio di fattibilità, dove vengono messe a confronto soluzioni diverse fra loro e poi, in modo del tutto trasparente, valutando benefici ed oneri, si sceglie quella più adatta o meno impattante (o addirittuta si decide che è meglio non fare niente).
    Ahimè la fattibilità è uno studio quasi mai richiesto, se non in casi sporadici, e comunque spesso finalizzato solo a sufragare una decisone già presa, senza alcun reale confronto con soluzioni alternative, senza una seria valutazione degli impatti e delle esternalità prodotte (senza scomodare le teorie economiche, esattamente quello che fa il buon padre di famiglia quando deve cambiare il televisore: confronta i modelli, valuta le esigenze, definisce i vincoli finanziari e poi decide).
    Le amministrazioni preferiscono invece partire subito con i progetti, più rapidi e sicuri che garantiscono un consenso immediato ma che non subiscono il necessario vaglio della comparazione tecnica e funzionale.
    Ovviamente non parliamo poi della azoni di condivisione con la collettività: senza entrare nel merito dei più noti modelli partecipativi (come quello svizzero o francese), qui la condivisione si risolve o in generiche assemblee (dove si creano tante attese verso i cittadini con esiti quasi sempre nulli) o nella conferenza di servizi a valle del progetto defnitivo, quando le decisioni sono già prese ed i margini di modifica sono pressocchè zero.
    L’altro grosso neo, ancor prima del’assenza della fattibilità di un’opera, riguarda l’assenza di una pianificazione integrata e multidisciplinare che sia realmente guida dei processi di governo del territorio: le Aministrazioni, comprese le nostre, hanno i cassetti colmi di piani e studi, ahimè quasi sempre inattuati ed elusi. Attuare un piano, per un’amministrazione, è faticoso e “poco reddittizio” in termini elettorali, perchè non permette fughe in avanti, vincola al rispetto di quanto, spesso attraverso un percorso pubblico e condiviso, è stato deciso. Tranne che per i casi dove la pianificazione è vincolante (es. PUC o PUL), i Piani vengono usati, in fase di approvazione, per mostrare un approccio illuminato al governo dellla cosa publica, per poi lasciarli miseramente decantare nella fase di attuazione.
    Gli anni scorsi ho espresso delle riserve sulla passata amminisitrazione perchè pensava (e progettava) alcune opere rilevanti (una fra tutte il tunnel sulla via Roma) in modo totalmente avulso dal contesto (in questo caso almeno di tipo metropolitano) e senza alcuna comparazione con altre altrenative funzionali.
    MI piacerebbe poter vedere, da ora, un approccio contrario, dove un intervento, di qualsiasi natura esso sia, sia lo strumento più adatto per soddisfare esigenze misurate e manifeste della collettività e non, al contrario, si pensi (o peggio si realizzi) un’opera e poi ci si sforzi di capire a cosa serve e come farla funzionare.

    • Gianfranco Carboni says:

      Ottimo contributo Ing. Fancello.

    • Addetto says:

      Gentile ingegnere, l’avulsione dal contesto (che sembra essere una caratteristica dei progetti contemporasnei, salvo rare eccezioni) sarebbe una delle principali caratteristiche del parcheggio sotto le mura, privo inoltre di uno studio sulle alternative e totalmente disinteressato all’esempio dell’altro versante di Castello, dove un enorme parcheggio sotto le mura ha massacrato, deturpato e sconvolto l’aspetto dell’intero costone che un tempo era un bello sterrato inglobato nel progetto di terrapieno di Badas.
      Basterebbe questo precedente a scoraggiare chi sostiene la necessità di altri parcheggi ai piedi della rocca.
      Oggi il parcheggio annesso all’Unione è deserto e abitato dai fantasmi del giornale.
      Non vi cresce un albero (non crescoo veri alberi sul cemento) esattamente come non crescerebbero le parcheggio per fortuna solo “immaginato” dall’attuale amministrazione. Non ci sarebbe nessun parco ma solo un giardinetto con qualche cespuglio. Ci sarebbero gli ingressi,, le uscite, i bocchettoni e tutto l’armamentario che un parcheggio prevede. Ci sarebbe un ascensore che deturperebbe – sebbene in parte nascosto – il luogo di arrivo e quello di partenza. Ci sarebbe una quantità di cemento intollerabile. E probabilmente ci sarebbe un parcheggio vuoto o semi vuoto salvo, forse, la notte.
      Insomma, è talmente una cattiva idea che sono sicuro non si farà.

      • Neo Anderthal says:

        Cortese Addetto, dal momento che io non ho una idea stabilita e precisa su come fare ad ottenere il duplice obiettivo di rivitalizzare Castello e insieme di trasformarlo in area completamente pedonale, vorrebbe darmi lei una idea -di quelle buone, che lei ha di certo- su come fare senza dotare il quartiere di una specie di parcheggio di servizio -e intendo un parcheggio apposta e quindi riservato prevalentemente, se non esclusivamente a residenti e eventuali “stakeholders” -?
        L’alternativa presente, con i parcheggi in Piazza Palazzo o dovunque ci sia un buco, non mi pare molto in linea con i quartieri storici, ma finché è praticabile mi sembra chiaro che anche i parcheggi presenti resteranno sottoutilizzati, come nel caso del parcheggio coperto del Terrapieno.

        • Addetto says:

          Gentile Neo Anderthal, lei crede davvero che un parcheggio, per usare un suo termine, “rivitalizzerebbe” Castello? Crede davvero a un parcheggio che, dopo aver irrimediabilmente reso brutto il costone (completando l’opera di altre Giunte che hanno reso brutto l’altro costone, quello di Terrapieno) renderebbe ricco, popoloso e felice Castello? Queste, sono certo che ne è conscio, sono favole per sciocchi.
          Mi domando come da un lato si dichiari di voler liberare la città dalle auto e dall’altro le si concentri nei punti nevralgici. E il car sharing? E tutte le belle parole sulla città verde? E la fiaba del parcheggio che allontanerebbe le macchine, al contrario di ogni parcheggio del pianeta?
          Ovvio che se lei chiede a residenti che ogni giorno con difficoltà parcheggiano la propria auto se vogliono o non vogliono parcheggi, questi risponderanno. Sì. vogliamo parcheggi-. Ma questo non è un buon modo di concepire la città perché la divide in fettine rivolgendosi di volta in volta a una fettina diversa. Si chiama piccola demagogia, ma piccola.

  4. Gianfranco Carboni says:

    Carissimi, credo non ci sia molto da aggiungere ad alcuni commenti. Sopportatemi. Sintesi per punti: per riqualificare Castello bisogna procedere ad un cambio radicale: ZTL H 24, predisposizione per la pedonalizzazione; sostanzialmente il rione ha quattro strade parallele si puo’ pensare ad una rotatoria intorno al centro vero, che non sono i locali della movida, ma Piazza Palazzo/Piazza C. Alberto; le auto sotto le mura, lato Cammino Nuovo, non sono un belvedere: parcheggio, giardino terrazzato, due elevatori, un’uscita ed il transito da Castello/Via Santa Margherita, spazio per un campetto. Quest’ultimo in alternativa allo spazio di Via Fara che va’ vista integrata urbanisticamente allo spazio sotto le mura. Altra tesi due bus che transitino con regolare frequenza H24 e della tipologia ibrida/ecologica. Ultima nota chiusura con l’approvazione del P.P.C.S. ed i relativi allegati. Ribadisco che nel frattempo i vuoti si potrebbero riempire di giochi ed altro, come proposto anche in presenza del mio caro amico Assessore. Del Parcheggio APCOA si è parlato sin troppo. Villanova e castello potrebbero essere grati di una parola fine alla saga degli impiant sportivi. Al Segretario Tagliareni, che svolge in questo caso il suo lavoro e da l’interpretazione autentica, chiedo come mai non lo abbia svolto allo stesso modo anche negli articoli relativi a Tuvixeddu ed alla delibera n° 1/12. Con la stessa tempestività e puntualità. Contemporaneamente da “vecchio” permettimi, Caro Egildo, scusami per la domanda e per la precisazione seguente: ti consiglio di non sommare troppi ruoli, uno come me ormai smemorato per l’eta’, rischia di confondersi. Componente della Segreteria Cittadina, Segretario art. 90 (non so cosa sia TTUUEELL) cioè assunto in comune, come tanti altri protempore o per progetto, componente del gruppo che ha trattato con il Sindaco. Proponi, per primo, di tornare alla militanza pura ed alla assistenza gratuita ai compagni che sono nelle istituzioni. Proponi che gli incarichi siano da volontario militante. Sarebbe bello eticamente. Molti vecchi* vecci utilizzavano le ore libere per la passione politica. Di soldi: nè mettevano. Un idea un consiglio. Poi ognuno è libero di avere la sua idea.

    • ZunkBuster says:

      Egregio Gianfranco Carboni, mi risulta che lei sia ancora iscritto al PD, ma l’ultima parte del suo post, ricco di contenuti sulle cose “concrete” da farsi per il centro storico, mi sembra impregnato di demagogia grillesca. Il paragone coi “vecchi compagni” che “regalavano ore” al “Partito”, che poi perlopiù erano pensionati o impiegati pubblici spesso assai pocofacenti, non mi sembra conducente. C’è tanta gente che sacrifica guadagni potenzialmente molto più elevati, mettendosi in aspettativa, sospendendo un’attività professionale, o rinunciando a ben più alti traguardi professionali (tra questi metterei tranquillamente lo stesso Massimo Zedda, che forse oggi sarebbe un ottimo giovane avvocato o perché no, un buon magistrato) per servire la collettività. Che i compensi non debbano essere smisurati concordo, ma tutto “gratis et amore dei” mi sembra un discorso irrealistico. Senza voler prendere le difese di Egildo Tagliareni, che nel PD fa riferimento a un gruppo che non è certo il mio (a dire il vero, da vecchio ingraiano non completamente convinto da Nichi Vendola, è dura trovare un “mio” gruppo nel PD attuale), ma che mi sembra, nel fornire con grande competenza e documentazione queste informazioni, e non solo qui, sta rendendo un servizio utile a tutti.

      • Ottimo Zunkbuster, credo che abbia inciampato. Vorrei davvero conoscere qualcuno dei martiri che hanno rinunciato a guadagni, traguardi professionali e a varie glorie per servire la collettività attraverso la politica. Esistono molti disinteressati, ma non ricoprono alcuna carica che racchiude in sé il potere di decidere la forma delle cose e dei fatti. Gente che opera gratis. E non mi pare il caso delle persone che lei cita ad esempio. Se poi vuole restare in tema le ricordo che il suo potenziale avvocato o magistrato ci ha promesso in campagna elettorale il contrario di quello che ora cerca di fare con i parcheggi e con la delibera di Tuvixeddu. Tutto qua. E meno male che non è un magistrato visto che un sindaco resta in carica qualche annetto, mentre un magistrato resta una vita. Insomma, per farla breve, uno che mi promette una cosa e ne fa un’altra opposta e contraria non è il mio ideale.
        Non mi ritengo un modello. Per questo non mi candido a nulla. Ma vorrei non essere preso in giro come, invece, accade da tempo. Saluti cordiali.

        • “…uno che mi promette una cosa e ne fa un’altra opposta e contraria non è il mio ideale…”

          correggerei questa frase con

          “…uno che mi promette una cosa e che secondo me ne fa un’altra opposta e contraria non è il mio ideale…”

          dato che al momento cose “opposte” oggettive non se ne sono viste… saluti

      • Gianfranco Carboni says:

        Iscritto? Circoscritto in una cassaforte in quanto risorsa preziosa. Mi perdoni Zunkbuster non voglio aggiungere nulla o confutare alcunche non sia relativo al tema proposto da Vito in questo articolo. Approfondisco la questione relativa alla “militanza” probabilmente nel mio profilo FB. La saluto caramente.

    • Carissimo Gianfranco,
      ti rispondo solo per la parte comprensibile, ovvero quella che mi riguarda personalmente.
      Non sono intervenuto sulla delibera perché non ne ho sentito alcun bisogno. Si tratta di un atto formale – nero su bianco – e il Sindaco ha parlato chiaro. Il primo post di Vito al riguardo inquadrò perfettamente la questione.
      Qui invece si trattava di una libera discussione su Castello partita da una raccolta di articoli e dichiarazioni, e ho voluto dire la mia (da insider, non lo nego).

      Premettendo che le mie non sono interpretazioni autentiche né messaggi in bottiglia, ritengo di potermi esprimere per iniziativa personale e libertà individuale.
      Per quanto riguarda il mio lavoro, ti ringrazio per il fraterno consiglio che mi hai dato.
      Ti prometto che ci rifletterò.

      • Addetto says:

        Certo che la delibera è un atto formale. E’ altrettanto vero che è scritta nero su bianco, ma purtroppo non con inchiostro simpatico. Ed è un atto formale che non è riuscito bene.
        Tanto lascia a desiderare che è sempre là dove fu avvistata l’11 gennaio del 2012, salvo che non sia ancora là per ammirarne la bellezza e le forme.

  5. appassionato cittadino says:

    Ci sono alcuni aspetti di queste ultime vicende legate a Castello che io trovo incomprensibili.

    Cosa è stato Casteddu2.0? Onestamente non saprei. I dati, le voci, i problemi, erano tutti extra conosciuti. Paolo Frau, ma anche lo stesso Massimo Zedda, conoscono quelle tematiche da almeno un decennio.
    Ascoltare, avendo già tutti i dati di base e i requisiti di un progetto, senza mettere sul tavolo almeno una bozza d’offerta, a mio avviso, è pura perdita di tempo o … propaganda partecipativa.

    Il parcheggio è lo stesso che proponeva l’assessore Marchi e la giunta Floris, ripulito dalle superfetazioni dei tapis roulant e del ristorante. Prima di questo progetto ne esisteva un altro, voluto penso da Paolo Atzeri che si chiamava “il sistema dei parchi sotto le mura” a firma, mi pare dell’ingegner Pisano, che era una bella cosa.
    Dire oggi come ha fatto un assessore che si vuole “regalare un parco alla città” è quanto meno un falso storico e anche logico, propaganda per idiotes.

    La relazione di incidenza dell’ingegner Murgia poneva in grande evidenza i pericoli derivanti dal noto dissesto idrogeologico di tutta l’area, compresa la fossa di San Guglielmo. I problemi sono sempre quelli di allora. Io non dico che non bisogna fare il parcheggio, dico che bisogna progettare bene e l’ufficio tecnico comunale, sotto questo aspetto, ha dimostrato di essere carente in più occasioni. Dico altresì che il parcheggio , se può essere fatto deve essere implementato e collegato (con un sottopasso) a quello di via Fara per ulteriori 200 posti.

    Prima però bisogna, com’è già stato evidenziato nel primo commento dall’emerito Deliperi, fare un piano per Castello che, si badi bene, non è il Piano Particolareggiato, quello è altro. Serve un Concept Master Plan, un piano urbanistico, economico finanziario che, come è stato detto, valuti e dica dove andremo a prendere le risorse per fare ciò che ci piace fare, con chi le faremo e attraverso quali strumenti normativi.

    • Addetto says:

      Cioè lei vuole più di 500 automobili interrate? E poi dice che serve un Concept Master Plan.
      Vuole più posti auto? Ho capito bene? Sarei veramente curioso di capire a cosa servono nel suo Concept 500 posti auto in un città che si vuole diminuire la pressione delle macchine.
      Sono sinceramente interessato a capire.

      • appassionato cittadino says:

        Esatto, ha capito bene. Ma cambi tono se ha piacere di dialogare con chi non la pensa come lei.
        Chieda a chi abita lì, anziché stare incollato tutto il giorno su internet.
        Ci sono due quartieri privi di parcheggi: Stampace Alto e Castello.
        Lei dove abita? Ha la macchina? E i suoi amici e parenti?
        Io si e non mi sogno di pretendere o dire che altri non la usino. Chiedo moderazione, questo si.
        Vuole concedere la possibilità di avere la macchina anche agli altri oppure vuole che nella riserva indiana gli anziani e le mamme con carrozzino arrivino a piedi … e via discorrendo.

        I due parcheggi di cui parlo sono nel piano parcheggi e dentro il piano attuativo approvato per via Fara.

    • Vidarr says:

      Non servono 500 posti! Serve la rotatoria! al centro di castello, in piazza palazzo lontana dalla movida, come dice Gianfranco Carboni!

  6. Gianfranco Carboni says:

    Mi scuso per il post anonimo. deve essere stato un errore nel linkarlo. Gianfranco Carboni Riposto:
    Leggo. Dopo aver letto con attenzione e se permette vorrei dare un contributo alla discussione, Oltre agli interventi tutti autorevoli mi chiedo Egildo Tagliareni a che titolo interviene e preannuncia risposte.e documenti sul tema. in confidenza “Egildo quale veste rivesti in questa discussione” Grazie e scusa. Mi pare il minimo che si firmi cio’ che si scrive.

  7. Anonimo says:

    Leggo. Dopo aver letto con attenzione e se permette vorrei dare un contributo alla discussione, Oltre agli interventi tutti autorevoli mi chiedo Egildo Tagliareni a che titolo interviene e preannuncia risposte.e documenti sul tema. in confidenza “Egildo quale veste rivesti in questa discussione”

    • Come alcuni sanno sono uno dei membri di staff ex art. 90 del TUEL, e lavoro con l’Assessore Frau. Quindi chiarisco (in questa discussione è necessario) che la mia opinione è “di parte”. Intervengo su questo post di mia personalissima iniziativa.

      Preciso però che non ho dato nessuna informazione riservata e non ho “preannunciato” nulla. Tutte le valutazioni sui parcheggi, così come le informazioni su “Casteddu 2.0” e sul programma ministeriale da me riportate sono già di dominio pubblico. Il mio commento era una sintesi di elementi acquisiti e di intendimenti politici della Giunta già pubblicamente espressi in diverse sedi, e non altro.
      Mi sembrava però utile farlo perché, come fa notare Vito nel suo articolo, a leggere gli articoli apparsi sulla stampa le informazioni sul tema sembrano arrivare a spizzichi e bocconi.

  8. Condivido totalmente l’affermazione di una necessità di porre al centro del dibattito il futuro “strategico” di Castello.
    Da assessore, ho sempre affermato questo punto, non mancando di segnalare come alla soluzione del problema dovessero concorrere molti soggetti, dato il ruolo irripetibile e “centrale” di Castello rispetto all’intera area vasta e oltre, come dimostra il fatto che il nome possa essere storicamente assunto per richiamare la città intera.
    Esiste, però, una vecchia tendenza – risalente al momento della redazione del PUC (Corti) e del Piano Quadro del Centro Storico (Deplano) – a considerare risolubile la questione del centro antico di Cagliari in modo bensì particolareggiato, ma quasi avulso dal contesto dello scenario metropolitano. Questo, a mio modesto parere, è uno sbaglio colossale.
    Ho cercato, nel ripartire con il PP del Centro Storico, come richiesto dal PPR nel suo “scadenzario”, di interconnettere il destino delle aree “vuote” ad una visione strategica che assegnasse loro un ruolo nel sistema complesso dei rapporti urbani; di questo si è trattato a lungo anche nella prospettiva del trasporto, e, come detto anche in questa discussione, promuovendo col Ministero delle Infrastrutture un progetto di valutazione delle ipotesi di fattibilità.
    Quello che – misteriosamente – non è mai apparso chiaro, è il fatto che – sia che si tratti di
    Castello che di centro storico nel suo insieme – sia da porre in modo centrale la questione dei corpi sociali.
    Che questi siano – sia per numero che per composizione – in continua evoluzione, non significa affatto che di essi non si debba tener conto. I cittadini – residenti o operatori – non sono affatto ospiti della città, ma interpreti della stessa, comprendendo naturalmente (cioè in modo naturale) anche i pendolari, i turisti e chiunque, a vario titolo, abbia ragione di essere esistenzialmente, economicamente e culturalmente presente.
    In realtà, dagli studi fatti poco prima del “cambio della guardia”, mi pare di poter dire che i dati contraddicano molti luoghi comuni, e ben poco si sappia di certo (gli studi messi in cantiere di recente, ma già da me programmati, servivano anche a questo).
    In pratica, si procede a tentoni, almeno fino a quando non si sarà rilanciata una discussione e una conclusione operativa sul Piano Strategico.
    Per quanto riguarda i parcheggi, sono e rimango sostenitore di un trasposto pubblico, al centro del quale dovrebbe essere una navetta (ascensore orizzontale) fra via S. Margherita (fossa di S.Guglielmo) e il mercato di S. Benedetto, con stazioni intermedie per l’interconnessione con ascensori verticali verso Castello. Sotto la piazza Palazzo (che nessuno ha mai seriamente progettato come tale) c’è tutto lo spazio per una stazione d’arrivo, e così pure vicino alle scalette in prossimità di Via Stretta. Per tale navetta “tridimensionale”, terrei buono un multipiano (o più multipiani), rendendo indifferente per tutti (residenti e no) il luogo effettivo di sosta, dato il ruolo delle navette.
    Sulla storia del parcheggio di S. Croce, ricordo come il progetto risalga alla prima parte della prima consiliatura Floris, e come esso sia stato approvato in modo unanime dall’Aula prima dello stop imposto – in modo poco lineare, a mio giudizio – per una resipiscenza relativa al presunto impatto dei tapis roulant. Curiosamente, credo di essere stato l’unico a preoccuparsi dell’aspetto della cosa, avendo fatto fare – di mia iniziativa – degli studi di modellazione che nessuno aveva richiesto nelle fasi di approvazione. In realtà, però, al di fuori dalle molte chiacchiere, un parere formale definitivo sul progetto ancora non esiste, almeno per quanto io sappia.
    In conclusione: la cosa Castello (e non solo) ha bisogno di una visione illuminata, trasparente, e partecipata. Dopo tanta bella partecipazione, però, si decida.
    Punto.

  9. FRancu says:

    Narasiddu a su meri del libarium che negli si è fatto ritagliare a suo uso e consumo una ztl del cacchio, così una parig’eguasa stavano comodamente sderrinate nei materassi bianchi senza cerfarsi a tacco 12 per arziare in casteddu

  10. Mi pare che Egildo Tagliareni, che di Casteddu 2.0 qualcosa la sa, abbia tracciato esattamente come stanno le cose.

    Dirò di più, perché ero presente: Zedda e Frau hanno spiegato ai residenti, durante l’ultimo incontro del laboratorio, come almeno per poste e bancomat i contatti siano già stati avviati. Certo non è cosa che si risolve da oggi a domani, e qualche passaggio burocratico dovrà pure essere fatto.

    Dice Egildo che il progetto è solo in fase preliminare, e c’è da credergli. Lo ha spiegato anche l’assessore Frau in aula consiliare.

    Allora, piccola nota a margine, perché i prodi di Italia Nostra alla manifestazione degli ex-ex voto mostravano bellamente il vecchio progetto del centrodestra? Per mettere tutti sul chi vive? Ajo, che continuate a perdere di credibilità!

    Saluti.

  11. Il progetto è soltanto in una fase preliminare, ed è stato posto all’attenzione del laboratorio Casteddu 2.0 come “suggestione” offerta alla discussione dei residenti (e non solo: quegli incontri sono stati pubblicizzati con 150 manifesti in tutta Cagliari e con inviti a Ordini, collegi e associazioni di categoria).

    Ma cosa è stato Casteddu 2.0? Non è stato un ciclo di assemblee a “microfono libero”, ma un laboratorio di ascolto e di coinvolgimento di residenti e di stakeholders, realizzato (è importante ricordarlo) all’interno di un più ampio programma finanziato tempo fa dal Ministero delle Infrastrutture.
    Il programma ministeriale è finalizzato, tra le altre cose, alla stesura di uno “studio di fattibilità” su iniziative mirate alla rigenerazione urbanistica del quartiere e basate sullo strumento del partenariato pubblico-privato.
    Insomma, almeno per una parte delle giuste questioni sollevate, il “progetto” di cui si sente il bisogno: come reinsediare in Castello attività produttive, servizi ricettivi e residenti (anche giovani)?
    Per molte delle altre questioni una risposta verrà dal Piano Particolareggiato (ormai giunto al cosiddetto “ultimo miglio” dell’iter).

    Perché quindi sulla stampa è passata soltanto la “notizia” del parcheggio, come se fosse la massima priorità della Giunta?
    Eppure nel laboratorio ci si è impegnati di più (cittadini e amministratori) per discutere del recupero dei sottani o della mortalità degli esercizi commerciali.
    La risposta è che opere pubbliche di questa portata pongono, giustamente, molti interrogativi sull’impatto ambientale e paesaggistico, spesso spaventano e ci sono precedenti non sempre confortanti sulla qualità delle realizzazioni. Ma ciò non toglie che quel progetto, visto all’interno di un quadro più complessivo (che prevede MENO posti auto nel centro) possa essere ben realizzato, utile e direi COERENTE.

    Mi scuso per la lunghezza e aggiungo altre due informazioni utili:
    – L’ascensore previsto, nell’ipotesi di massima presentata al laboratorio, è ricavato all’interno di un piccolo fabbricato fatiscente di proprietà comunale e adiacente l’ex caserma San Carlo (erroneamente chiamata Ghetto degli ebrei). Non è esternamente visibile.

    – L’Amministrazione ha già avviato una trattativa per l’ipotesi di acquisizione di stalli dal parcheggio APCOA, come più volte annunciato dagli Assessori Coni e Frau. Il numero di stalli però basta appena per la pedonalizzazione della sola Piazza Palazzo (unico vero parcheggio-mostro di Castello). Quindi le due cose non si escludono.

    • gentarrubia says:

      dove è possibile consultare i risultati del Laboratorio Casteddu 2.0?

      • Allo stato l’unica pubblicazione finanziata, che dovrebbe essere data alle stampe entro poche settimane, è quella relativa allo studio di fattibilità (una parte integrante era l’ascolto e “disseminazione” effettuato con il laboratorio) appaltato mediante gara del gennaio 2011 ad una ATI.

        Credo che la pubblicazione sarà resa disponibile anche sul sito del Comune, una volta terminata.
        Mi informerò però sulla possibilità che il Comune pubblichi, come stralcio, l’analisi dei questionari disseminati durante i 40 giorni di sportello.

    • ZunkBuster says:

      MENO posti auto nel centro … Quindi, l’intento non è la “demacchinizzazione” totale di Castello (chiedo scusa per il pessimo neologismo) ma solo l’alleggerimento? Per capire meglio: i residenti continuano a parcheggiare in quartiere, gli altri nel parcheggio? O tutti nel parcheggio? Giusto per capire … le auto parcheggiate in un quartiere medievale sono un pugno nell’occhio, anche se comprenderei se non fosse possibile eliminarle del tutto.

      • Scusa ZunkBuster, mi spiego meglio. L’obiettivo dichiarato dagli Assessori Coni e Frau è la pedonalizzazione, io parlavo di cifre complessive.
        Attualmente in via del Cammino Nuovo ci sono 185 stalli, mi pare.
        Con il parcheggio in struttura si arriva a 330, e si potranno riservare i posti auto per i residenti (aggiuntivi rispetto a quelli da acquisirsi in viale Regina).

        Con la pedonalizzazione, ovviamente, spariranno le auto parcheggiate dentro Castello.
        E normalmente, se vai a contarle, sono ben più di 145.

    • Egildo Tagliareni è un nome palesemente finto! Finiamola con le pagliacciate!!

    • Addetto says:

      Il parcheggio è stato offerto come suggestione e residenti e stakeholders? Da quando in qua si offrono parcheggi come suggestione e oltretutto a stakeholders? Era pieno di stakeholders quel giorno. Li si riconoscevano subito.
      In campagna elettorale ( guardate su youtube: “Massimo Zedda, la mia Cagliari ideale”) si offrivano suggestioni opposte e in effetti personalmente – sarà che non sono uno stakeholder, credo che me ne sarei accorto a meno che non capiti di diventare stakeholder senza accorgersene – sono stato suggestionato dalla promessa contraria, ossia di non fare parcheggi sotto le mura. Così aveva detto il sindaco con toni accesi.
      Ci facciamo suggestionare ogni volta da una suggestione diversa?
      Chi ci voleva suggestionare con le case a Tuvixeddu e parcheggi dappertutto è passato. Ma c’è sempre qualcuno che offre suggestioni come pasticcini a noi e anche agli, beati loro, stakeholders.

      • Neo Anderthal says:

        @ Addetto.
        Dove trovi scritto che si offrono parcheggi agli “stakeholders”?
        Il riferimento di Tagliareni -della cui reale esistenza “in persona” sono certo 🙂 – è a Casteddu 2.0 come laboratorio di ascolto, in cui anche i portatori di interessi parziali, o soggetti che partecipano ad attività economiche in veste di proprietari in parte, sono ascoltati.
        Nell’uso italiano la parola Stakeholder (che sia o non sia perfettamente aderente al senso della parola in inglese è un altro discorso) indica infatti il portatore di un interesse -si intende legittimo- e in particolare di un interesse economico.
        Cosa si dovrebbe fare invece? Spezzare le reni agli stakeholders e decidere senza consultare nessuno?
        Ma per favore!
        Una Acropoli completamente pedonale -come per esempio è il centro di Perugia, collegato al resto della città da scale mobili e ascensori, con parcheggi vicini- è una prospettiva interessante, e un sistema di parking che aiuti a svuotare di auto Castello, senza svuotarlo dagli abitanti (quanti adulti attivi vorrebbero o possono fare completamente a meno di un’auto, al giorno d’oggi?) è un possibile oggetto di discussione, senza nessuno scandalo.

        • Addetto says:

          Caro Neo Anderthal, ho scritto correttamente che la “suggestione” dei parcheggi è stata offerta ai presenti, tra i quali vari stakeholders. Credevo di non avere mai visto uno stakeholder dal vero e la ringrazio per le spiegazioni. Ora so che forse ne vedo ogni giorno e magari ci parlo pure.
          Ma ci sono altre cose che non capisco.
          Per esempio.
          Tutti sostengono che i parcheggi sono formidabili attrattori di traffico. Proprio tutti. Ma questo nuovo parcheggio mitologico sarebbe un dissuasore di traffico. E chissà come accadrà. Agli automobilisti che viaggeranno da quelle parti e vorranno parcheggiare verrà spiegato che c’è un equivoco, che non hanno capito nulla e che quello è un parcheggio ostile alle automobili e che vorrebbe scoraggiarle anche se quelle si ostinano a voler parcheggiare là.
          Grazie per le suggestioni che non finiscono più.

          • Neo Anderthal says:

            Caro Addetto, premesso che i “managerese” che importa termini superflui dall’inglese, in genere alterandone il campo semantico, mi è repellente quanto il “politichese” e tutti gli “esi” della sfortunata lingua italiana, tra suggestioni -diverse, multiple- e offerte circostanziate credo che ci sia una qualche differenza.
            Vorrei però comprendere meglio il suo punto di vista: se Castello viene interdetto al transito e al parcheggio, prospettiva per me auspicabile, le auto dei residenti (gente normale, che va al lavoro, porta i ragazzi a scuola o in gita, accompagna le nonne alle visite mediche, fa la spesa, va in gita…) dove le metterebbe? O si ipotizza un regime speciale per gli abitanti di Castello, a loro volta impediti ad avere un’auto di proprietà a distanza ragionevole?

            • Neo Anderthal says:

              P-S. Ho degli amici che vivono a Castello, vanno in gita spessissimo! 🙂

            • ZunkBuster says:

              E’ quello che cerco di capire anch’io, evidentemente senza il detestato parcheggio – che non è scavato nelle mura, e a me basta questo chiarimento – si pensa di poter realizzare i parcheggi nel cielo sovrastante Castello e di farvi accedere i residenti in elicottero. Non credo sarebbe un ottimo metodo per tornare ad attrarre residenti.

              • Sovjet says:

                Sì, però che che amministrazione innovativa è questa se non si dota neppure di un impianto per il teletrasporto? Massimo Zedda, non mantieni le promesse!

                • ZunkBuster says:

                  Hmmm ma il cultore di Star Trek non era il segretario cittadino del PD? Magari può fornire qualche dritta al Sindigo 😉

                • Gianfranco says:

                  Compagno Sovjet stai frequentando troppo Michele alias banana Mazinga ahahahah. Ciao

              • Neo Anderthal says:

                SCOOP!!!
                Sono entrato in possesso dei piani alternativi che comprendono una totale risistemazione per gli abitanti di Castello -per non dire degli abominevoli Stakeholders-, qui sintetizzati in un video:

                • ZunkBuster says:

                  Uff che arretratezza, io che pensavo che volessero proiettare le auto dei residenti in Castedd’e Susu in un’altra dimensione in cui comodamente recarsi attraverso un portale magico ideato e gestito dal Divino Otelma. Ma confido che il buon Matteo Lecis sempre attento alle nuove tecnologie saprà convincere il Sindigo.

                  • Neo Anderthal says:

                    Non è detto. So che una prospettiva Stargate è allo studio, hanno ingaggiato Roberto Giacobbo per una consulenza.

  12. ZunkBuster says:

    Dunque non sarebbe esattamente la cosa catastrofica preconizzata da Todde, e se lo scopo è levare tutte le auto da Castello (cosa buona e giusta: le auto proprio non si possono vedere in quel contesto) c’è poca alternativa, a meno che non si vogliano far davvero scappare gli ultimi “eroici” residenti, specie i tanti anziani, costringendoli a defatiganti passeggiate per raggiungere parcheggi realizzati chissà dove. Per il resto, è la stessa storia di Castello a determinare la mancanza di una sua vocazione: nato come piazzaforte imprendibile, separata e ostile rispetto sia al contado che alle “appendici” di Villanova, Marina e Stampace, quindi come “la capitale di Cagliari” sede di tutte le attività politiche e amministrative, una volta perse queste il quartiere non ha un suo “scopo”, se non per i pochi turisti che si riesce ad attirarvi. Ancora negli anni ’80 forse la situazione era lievemente migliore, dal momento che sia gli uffici della Prefettura sia il Consiglio Regionale, prima di trasferirsi definitivamente nell’orrendo accrocchio di cemento e vetri di via Roma, stavano lì. L’artigianato sembrava una via di rilancio, ma ultimamente langue parecchio. Riportare attività vive e vitali, magari l’università, magari qualche ufficio comunale, richiederebbe tempo e soldi per acquisire e ristrutturare, temo.
    Onestamente, non avrei idee, quindi non mi meraviglierei se neanche Massimo Zedda non le avesse molto chiare. E comunque paghiamo lo scotto della mala amministrazione che ci ha preceduto: da tempo si erano messi gli occhi sulle vecchie case di Castello da acquistare per un tozzo di pane, ristrutturare e rivendere a caro prezzo al fighettume imprenditoriale e professionistico della città, forse qualcuno delle vecchie amministrazioni non vedeva l’ora che i residenti andassero via davvero tutti. Tra le altre cose, le risposte sprezzanti di Porcelli a chi lamentava la maleducazione sregolata in occasione di talune feste in via Università poteva prestarsi anche a questa lettura: che caxxo volete voi residenti …

  13. sì, è sicuramente meglio capire prima che cosa si vuol fare di Castello, in un intervento complessivo che comprende certamente il piano del centro storico. M’è parso di capire, però, che ancora non c’è alcun progetto e non ci sarà fin quando le idee non saranno più chiare 😉

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