Giornalismo

Caso Urru e giornalisti ipocriti. Perché prendersela con Twitter se la notizia della liberazione è stata data da Al Jazeera, Repubblica, Corriere e Radio Vaticana?

Inganniamo l’attesa. E riflettiamo. Qualcuno abbozza un ragionamento sul ruolo dell’informazione in questo strano caso della “liberazione” di Rossella Urru.

Scrive Marco Bardazzi su La Stampa, in un articolo dal titolo “La realtà non corre alla velocità di un Tweet”.

“Ieri il suo popolo ha avuto la conferma che una voce non verificata non diventa «notizia» solo perché la rilanciano («retweet») migliaia o milioni di persone. (…) In uno scenario simile piattaforme come Facebook o Twitter, dove tutto è immediato, rischiano di trasformare subito in «fatti» quelle che sono solo labili informazioni da confermare. Il caso Urru ora diventa un’occasione per riflettere: la credibilità e la velocità spesso non vanno d’accordo e il vecchio metodo delle verifiche ha bisogno di pazienza”.

L’articolo mi ha infastidito, e anche un poco scandalizzato. Chi ha dato ieri la notizia della liberazione di Rossella Urru? Un mitomane? No: Al Jazeera. E chi l’ha rilanciata? Tutti i quotidiani nazionali: tutti. Che hanno aperto le loro homepage con la notizia: “Rossella Urru è libera”. E la notizia (non “la voce”) veniva confermata della questura di Oristano. E perfino l’arcivescovo di Oristano, mons. Sanna, a Radio Vaticana ha dichiarato “Rossella è libera”. A Radio Vaticana, mica su Twitter.

Continuiamo? Il deputato del Pdl Mauro Pili e il presidente della Regione Cappellacci hanno subito mandato i comunicati stampa di felicitazioni. Solo la volontà di approfittare mediaticamente della situazione o forse avevano anche informazioni riservate che, Farnesina o meno, confermavano la notizia della liberazione della ragazza?

Davanti a testate di livello nazionale e a uomini delle istituzioni che confermano una notizia del genere, una testata locale che non ha la possibilità di fare verifiche dirette, cosa può fare se non fidarsi? E perché un cittadino qualunque non deve rilanciare la notizia su Twitter se a sbandierare la liberazione di Rossella sono nientemeno che Repubblica e il Corriere della Sera?

È chiaro che poi qualcosa non ha funzionato, che la notizia della liberazione della Urru non era del tutto vera (ma neanche del tutto falsa, evidentemente). Il punto qui è un altro, cioè l’attacco che i media tradizionali tentano di sferrare ai mezzi di comunicazione che fanno dell’immediatezza il loro punto di forza.

Prendersela con Twitter è ipocrita. Perché ieri a dare la notizia della liberazione di Rossella non è stato Twitter ma uno delle più influenti emittenti a livello planetario, seguita da nostri maggiori quotidiani. I social network e i blog sono venuti dopo.

A meno che non si voglia dire che, sulla spinta di migliaia di tweet, i colleghi delle nostre maggiori testate hanno detto: “Ma sì, scriviamo Rossella Urru è libera, c’è scritto su Facebook…”. Alla faccia della professionalità!

Ma evidentemente non è andata così. Però già si iniziano a sentire i sermoni dei giornalisti delle testate che contano contro le notizie che per essere tali devono essere verificate. Da loro, ovvviamente. E allora ieri perché non lo hanno fatto?

 

14 Commenti

  1. Anche Luca Sofri, per Il Post, risponde a Brandazzi, inchiodandolo:

    http://www.wittgenstein.it/2012/03/04/chi-ha-sbagliato-su-rossella-urru/

  2. Callaghan says:

    Sarebbe stato sufficiente controllare il sito del ministero degli esteri che segue la vicenda dal primo giorno. Io non sono un giornalista ma prima di aggiornare i miei profili facebook e twitter me lo sono andato a vedere e non ho trovato novità. Diciamocela tutta: si potrà festeggiare solo quando Rossella avrà messo piede nel suo paese e non prima. Ricordate la vicenda Sgrena? Lasciamo lavorare i professionisti del ministero, a cominciare dalla Boniver, e dei servizi e aspettiamo l’unica notizia ufficiale che arriverà da piazzale della farnesina.

    • ZunkBuster says:

      Gentile Callaghan, verissimo, però è anche vero che le autorità spesso impapocchiano versioni di comodo quando si tratta di sequestri per far credere quello che nessuno crede, ossia che gli ostaggi si liberino per intervento dello Spirito Santo senza contropartite in denaro o, come si è ipotizzato nel caso di Rossella, di scambio di prigionieri. La storia, anche dei sequestri nostrani (vedansi Faruk, Silvia Melis, ma anche Vinci dove il procuratore capo dell’epoca Franco Melis parlò esplicitamente di “Stato peracottaro”) forse giustifica che alle “autorità” non si creda più di tanto quando smentiscono. E anche se la notizia “Rossella libera” è stata data in modo avventato, ho il sentore che anche in questo caso la verità stia un po’ nel mezzo. Solo Berlusconi fece una mezza ammissione che per liberare le due Simone in Iraq si era pagato, ma più che altro per lamentarsi dell’ingratitudine di una delle due, Simona Mari mi sembra, politicamente assai poco in linea col Cav.

  3. A. Mongili says:

    Caro Vito, ho trovato la giornata di ieri indicativa. Infatti, mi è bastato andare sul sito Al Jazeera English e fare parecchie ricerche di (s)conferma per capire che Al Jazeera non aveva dato la notizia.
    Non capisco di quale autorevolezza possano essere circonfusi i giornali italiani agli occhi di chiunque abbia un minimo di sale in zucca. E’ chiaro che sono brutti giornali fatti in modo poco approfondito (uso un eufemismo), poco letti, pochissimo venduti e finanziati con i soldi pubblici. E infatti regolarmente dipendenti o a 360° gradi ma anche a 90. Talvolta perfino dipendenti ad personam. L’importante, come al solito, è non essere indipendenti. Inoltre, sono fra i peggiori per seguire le vincende dell’Oltrechiasso, cioè sono iperprovinciali.
    Una delle cose che mi rattristano maggiormente dei giornalisti sardi è quello di cercare modelli proprio nella stampa italiana!

  4. Gianluca Floris says:

    Luca Sofri, direttore de http://www.ilpost.it , ha scritto questa bella risposta a Bardazzi de La Stampa e fa ottimamente il punto sul problema delle verifiche delle notizie da parte dei professionisti dell’informazione.

    http://www.wittgenstein.it/2012/03/04/chi-ha-sbagliato-su-rossella-urru/

  5. Radio Londra (nonostante er ciccio) says:

    I giornalisti hanno fatto una figuraccia?
    Forse ma non tutti perchè la notizia era data praticamente per certa e non solo da parte degli organi di stampa.
    Comprensibile e umano che, ad esempio, che lo abbia fatto Vito, sull’onda di una notizia attesa e che riempiva di gioia tutti quanti.
    Quelli che l’hanno fatta parecchio fuori dal vasino sono stati invece i vari Pili e Cappellacci, i quali hanno contribuito in maniera sensibile a portare elementi di vera disinformazione perchè ci si aspettava che avessero in mano elementi concreti e non solo voci di agenzia.
    Anche perchè, fino a prova contraria, si tratta di un Deputato della Repubblica e di un Presidente di Regione.

  6. ZunkBuster says:

    Il Biolchini Furioso che ha pienamente ragione. E’ stato abbastanza penoso cercare di risalire all’attendibilità della notizia con tutti i siti web dei più autorevoli quotidiani che facevano a gara nel rilanciare fonti di seconda e di terza mano, divenute di volta in volta mauritane (quali erano), senegalesi o di Baradili. Mi sa che questi prima dell’appello di Geppi Cucciari non sapevano manco chi fosse Rossella Urru, e se lo sapevano se ne sbattevano bellamente, o risulta che sia stato mandato in zona un solo inviato, almeno un freelance? Certo, la zona è insidiosa e percorsa quotidianamente da rapimenti e attentati, ma lo era anche l’Iraq dove il povero Enzo Baldoni e Giuliana Sgrena non si tiravano indietro, e comunque si poteva almeno seguire la vicenda dall’ambasciata italiana a Dakar, competente per territorio, dove forse c’è qualcuno dei servizi segreti che avrebbe almeno potuto confermare l’attendibilità o meno della notizia o diffidare dal pubblicarla ove fosse inopportuno. Volevo vedere se il sequestrato era un Daniele Mastrogiacomo, come è successo in Afghanistan. E comunque, morale della favola, giù tutti a tentare di recuperare il tempo perduto e a rilanciare come notizia di certa liberazione un’indiscrezione fornita da un sito mauritano in forma dubitativa e prudente. Tra i politici, ho apprezzato la cautela di Massimo Zedda che quando ha sentito puzza di bruciato ha subito invitato alla prudenza; Chiappellazzi come al solito incommentabile.

    • Anonimo says:

      incredibile ieri al tg, di bideolina, ancora un po’ e ughetto mi piangeva in diretta insieme al giornalista, un onda di lacrime, si fa per dire, ha invaso tutta piazza santa gilla, arrivando acanta de domu mia, ho chiamato i vigili del fuoco c’era un’onda anomala del mio quartiere, continua cosi ughetto cavalca l’onda della povera rossella urru,

  7. Mi trovo del tutto d’accordo con le osservazioni, su Facebook ieri mentre venivo inondato di messaggi di gaudio per la liberazione di Rossella…mi sono limitato al seguente aggiornamento di stato: “Rossella sarà libera non appena metterà piede in Sardegna”.
    Abbiamo anche evitato di dare spago alla disinformazione imperante non aggiungendo al nostro spazio online una notizia non verificata.

    Infatti non si capiva per quale motivo Al-Jazeera avesse rilasciato una notizia che anche diverse ore dopo non veniva confermata dalla Farnesina. Ho visto persino il link di un blog che affermava :”La Farnesina conferma”…Ohibò! E il blog da dove aveva attinto la presunta conferma? Sul sito degli Esteri assoluto silenzio al riguardo, e nessun comunicato ufficiale dalle istituzioni eccetto quello sulle verifiche in corso.
    Può darsi che i soggetti preposti alla mediazione di Rossella l’abbiano (o l’avessero avuta) tra le mani e che la notizia sia giunta ai reporter arabi, ma questo non significa che fosse stata già consegnata agli italiani. O chissà cos’altro.

  8. Efisio Loni says:

    Concordo pienamente, pessima giornata per il giornalismo e i giornalisti.

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