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“Ma Zedda cosa sta facendo?”. Ecco il bilancio di primi sei mesi di attività dell’assessorato alla Viabilità e Trasporti del comune di Cagliari!

“Ma Zedda cosa sta facendo?”. Ieri in piazzetta Maxia un gruppo di cagliaritani ha dato la sua personalissima risposta. Contenete però i commenti please, perché di questo argomento parleremo diffusamente più tardi.

Ora voglio solo segnalarvi la terza scheda relativa all’attività portate avanti dai vari assessorati nei loro primi sei mesi di attività. Il bilancio è stato sollecitato dal consigliere comunale e presidente della Commissione Affari Generali, Filippo Petrucci, che lo ha pubblicato come al solito sul suo blog.

La scheda riguarda l’assessorato alla Viabilità e Trasporti guidato da Mauro Coni. Le precedenti schede riguardavano invece gli assessorati ai Lavori Pubblici e quello ai Servizi Tecnologici.

L’iniziativa è sicuramente meritoria e ci aiuta a farci un’idea di come sta operando la nuova giunta comunale di centrosinistra. Io penso però che ogni informazione andrebbe contestualizzata meglio. In questo modo, il rischio infatti è di collezionare una serie di compitini che non dicono molto e che si prestano ad interpretazioni di ogni genere (sia negative che positive).

Nello specifico, la scheda dell’assessorato ai Trasporti non aiuta a capire, e anzi è un monumento alla volontà di non comunicare con la cittadinanza. Caro assessore Coni, aspettiamo un bilancio vero: mezza paginetta schinnita e sganita non basta.

 

16 Commenti

  1. Neo in Nazionale!!!!!!!! La Nazionale Sarda Indipendente……

  2. Stefano reloaded says:

    Scritta a mala gana e pure male. Almeno gli errori potevano correggerli, visto che sapevano che sarebbe stata pubblicata.
    E la “rotonda” è al Lido.

    • ZunkBuster says:

      A pensarci è strano però, Coni sa il fatto suo sulla materia. Qui si sente puzza di burocrati che questo stile lo adoperano anche nelle comunicazioni ufficiali (e senza violare il segreto professionale, posso comunque dire che un caso che era stato incasinato dai burocrati è stato risolto dall’assessore Coni con molto garbo e molta disponibilità).

      • Stefano reloaded says:

        Infatti se non avessi un’incondizionata fiducia nei burocrati del Comune di Cagliari, penserei a una cosa fatta a bella posta.
        Ma l’Assessore l’avrà riletta prima di renderla pubblica?
        Parafrasando il commento da bar riportato da Neo Anderthal: “A me volevano assessore-dittatore! Ne volevi vedere gente fischiando mentre gli stiro le basette verso l’alto! FISCHIAAA!!!”

  3. Anonimo says:

    oh massimo zedda, libera sant’avendrace da piazza santa gilla, non di poreusu prusuuuu, rivoglio la vecchia cementeria .

  4. “Togliamo i soldi dalle banche.
    Boicottiamo le elezioni nazionali.
    Protezionismo della produzione locale.

    Per ottenere ciò serve naturalmente una cosa, propedeutica a tutto: l’INDIPENDENZA, tramite referendum per l’autodeterminazione dei popoli, per esempio.”

    Ha dimenticato il boicottaggio de sa figu morisca, la marcatura a fuoco della bottarga e la liberazione dei muggini dallo stagno di Cabras.
    Aicci imparanta!

    Cordialmente,

  5. ZunkBuster says:

    L’assessore Coni nei mesi scorsi ha straripato sulla stampa affermando tutto e il contrario di tutto, dalla rotonda in viale Marconi (che se attuata sarebbe stato un incubo) al car sharing; forse è meglio si sia limitato alle cose “concrete”. Tuttavia, veramente sembra una paginetta di ordinarissima amministrazione compulsata alla bell’e meglio da qualcuno degli splendidi burocrati municipali (ci vuole lo spoil system, accidenti!!!). Magari il consigliere Lecis Cocco Ortu, che è stato bravo a farci conoscere aspetti poco appariscenti dell’attività amministrativa – come la digitalizzazione – saprebbe dirci qualcosa di più.

  6. Gianfranco Carboni says:

    Dopo gli annunci da residente di Villanova attendo l’attivazione delle telecamere e l’ordinanza per i parcheggi riservati. Non per rompere le scatole ma per il semplice fatto che senza il tutto non gira:parlo di ZP e di ZTL. A si biri

  7. Ecco cosa (NON) stanno facendo gli amministratori sardi ( e qui si parla espressamente anche di casteddu).
    Con questi politici, con queste categorie mentali, con questi sardi, non abbiamo speranze.
    ecco il botta e risposta reperito sul web:

    http://www.irsonline.net/2012/02/lettera-di-mario-satta-al-presidente-italiano-napolitano/

    Caro Mario Satta, vorrei provare sommessamente a rispondere alla tua (ingenua ma sincera) lettera aperta al presidente del regime continentale.
    Intanto un grazie per non esserti unito alla pletora di servi miserabili che hanno fatto la fila per baciare la pantofola del potere.
    Con questa tua hai voluto sottolineare il significato politico del tuo gesto e anche questo ha un grande valore.
    Epperò non basta.
    Di analisi siamo pieni. Ciò che ci manca è il CHE FARE?
    Io, (traendo ispirazione dai movimenti non violenti ma anche anarco-sindacali, altermondisti, Primavera araba e Occupy), COLLABORAZIONE con sarei per altre forme di lotta, prime tra tutte la NON un sistema nemico del cittadino. Per sistema non intendo solo lo stato italiano ma anche la sua oppressione esercitata a mezzo della sua burocrazia, delle sue forze repressive, delle sue istituzioni cosiddette “tecniche” (banche, Equitalia etc), delle sue pravde di regime (i media) della sua falsa maschera democratica (elezioni).
    Vorrei invece provare a dirti PERCHE’, la nazione sarda si trova in questo abisso sempre più profondo e senza speranza.
    Perchè molti sardi hanno paura della libertà, paura dell’indipendenza. Troppi secolo di servilismo ci hanno modellati e oggi la nostra massima aspirazione è la speculazione edilizia per poter domani fare i camerieri o i giardinieri nelle ville dei ricchi stranieri che occupano e sfruttano la nostra isola.
    Vuoi sapere perchè “una terra così bella, con tante risorse naturali (…)con un clima mite e favorevole” è “piegata a una sofferenza collettiva” e “il turismo non è mai decollato”?
    Per risponderti non servono dotte ricerche socio-economiche: basta vedere l’esempio di Cagliari: attualmente i parchi e le bellezze naturali sono abbandonati (Tuvixeddu), vittime di anacronistiche servitù militari (Parco della Sella del Diavolo) oppure sono inutili stipendifici che pagano dipendenti inutili per servizi non fruibili (Parco Saline Molentargius).
    Potrei aggiungere, che attualmente a Cagliari i comune ha fatto chiudere i chioschi del Poetto (la spiaggia cittadina), nonchè ha chiuso tutti (dico TUTTI) gli infopoint cittadini.
    Devo continuare oppure riesco a dare un’idea dei criminali che ci amministrano?
    E, come sappiamo, questi non sono che esempi paradigmatici, applicabili a tutta la Sardegna.
    Che poi, i media locali, posseduti da un editore-cementificaatore, siano completamente asserviti al business e al potere di turno, e che per questo pratichino l’autocensura, anche questo in molti lo sappiamo bene.
    E ancora.
    Ti chiedi il perchè, caro sindaco Satta, dei 35 mila ettari soggiogati da servitù militari.
    Prova a chiederlo a quelli che prendono soldi dal complesso militar-industriale, ovvero le amministrazioni di ogni ordine e grado, i dipendenti diretti e indiretti delle basi militari, quelli che praticano l’ostracismo contro chi prova a denunciare le malattie.
    Parli,infine,caro sindaco Satta, delle “nostre leggi” e qui mi fai veramente salire un moto di indignazione. Ma di quali “nostre” leggi vai parlando?
    Quelle di uno Statuto speciale che si è dimostrato l’ennesima maschera del colonialismo ad usum populi?
    Oppure parli di quelle leggi che per ragion di stato ci impongono un servaggio militare paragonabile all’Iraq o all’Afghanistan?
    O forse parli delle leggi fiscali italiane che permettono alle aziende di lavorare nel territorio coloniale d’oltremare e pagare le tasse nella metropoli?
    Parli delle leggi che prescrivono i reati ambientali dopo un lasso di tempo scandalosamente breve e che consentono lo scempio di un’isola che dovrebbe essere patrimonio dell’umanità?
    Parli di quelle leggi (italiane e/o europee) che non solo non proteggono i prodotti e il avoro sardo ma che, al contrario, ci mettono in cocncorrenza con Paesi emergenti, dove i lavoratori e l’ambiente sono solo strumenti finalizzati all’edificazione di un neoliberismo selvaggio, di cui la attuale catastrofe finanziaria è solo la punta dell’iceberg: sono queste le NOSTRE leggi? Sono queste le leggi che dovremmo rispettare?
    Queste leggi, caro sindaco, sono la vergogna del mondo, sono le catene che ci strangolano, sono strascichi di un’epoca ormai morta, che sopravvive solo nelle nostre teste, grazie al lavaggio del cervello dei media e alla paura a cui ci educa il sistema. Perchè è con la paura che i popoli obbediscono.
    Hai fatto bene,, qindi, caro Mario Satta, a non prostrarti dinnanzi al sovrano continentale.
    Ma non basta.
    Dobbiamo cominciare a dirlo forte e chiaro: il problema della Sardegna sono i sardi. Quei tanti (tanti, NON tutti) sardi che non hanno problemi a vivere come servi dei padroni continentali: in primis, ovviamente, tutte le istituzioni politiche regionali, da quella caricatura di governatore vendutoci come un dentifricio dai media locali, sino all’ultimo degli amministratori che svende la sua terra per l’ennesima lottizzazione speculativa al capitale straniero.
    Eppoi tutti quei sardi che non sanno immaginare un futuro diverso, che hanno paura di alzare la voce, di ribellarsi, di capire che un ciclo storico si è concluso e che nel XXI secolo la Sardegna sarà, dovrà essere libera e indipendente.
    I modi ci sono.
    Togliamo i soldi dalle banche.
    Boicottiamo le elezioni nazionali.
    Protezionismo della produzione locale.
    Boicottaggio dei media mainstream asserviti al sistema.
    Autoorganizzazione dei produttori.
    Cooperative.
    Nazionalizzazione delle principali aziende isolane.
    Pagamento imposte direttamente in loco.
    Incentivi al turismo (eco-bio-culturale-sportivo-congressuale-etnogastronomico etc).
    Creazione di zone franche esentasse per incentivare la piccola impresa.
    Protezione beni comuni.
    Per ottenere ciò serve naturalmente una cosa, propedeutica a tutto: l’INDIPENDENZA, tramite referendum per l’autodeterminazione dei popoli, per esempio.
    Ma per questo, caro sindaco, non basta il nobile gesto di astenersi dal baciare la mano al potente di turno. Bisogna avere il coraggio di lottare, lottare, lottare.
    Finchè noi sardi non capiremo questo, continueremo ad essere trattati come un popolo inutile e dimenticato, destinato all’estinzione.
    Sta a noi fare la storia la nostra storia.
    I diritti e la libertà non vengono MAI concessi. Vanno sempre conquistati, con la sofferenza, coi sacrifici, con l’intelligenza e col sangue.
    Ecco, signor sindaco: lei si chiede “perchè”.
    Noi ci chiediamo “quando”. Quando avremo la volontà di essere liberi?

    • gentarrubia says:

      …benimindi Tziu Ho!

    • ZunkBuster says:

      E che ci azzecca? Qui si parla del rendiconto dell’assessore Coni. Che cambierebbe se fosse l’assessore della capitale di un’ipotetica “Repubrica de Sardigna”?

      • Neo Anderthal says:

        Ci azzecca che probabilmente -seguendo i vaneggiamenti di alcuni- moriremmo di fame, ma finalmente Liberi e Indipendenti.
        E i trasporti? Chissenefotte dei trasporti, siamo trasportati nel mondo delle favole del post-moderno neo-nuragico, o pretendi, arido Buster, che possa al mondo esistere un trasporto più significativo del trasporto amoroso nazionalista -perché Sardo- e socialista perché sì, guarda che programma:
        “I modi ci sono.
        Togliamo i soldi dalle banche.
        Boicottiamo le elezioni nazionali.
        Protezionismo della produzione locale.
        Boicottaggio dei media mainstream asserviti al sistema.
        Autoorganizzazione dei produttori.
        Cooperative.
        Nazionalizzazione delle principali aziende isolane.
        Pagamento imposte direttamente in loco.
        Incentivi al turismo (eco-bio-culturale-sportivo-congressuale-etnogastronomico etc).
        Creazione di zone franche esentasse per incentivare la piccola impresa.
        Protezione beni comuni.”

        e un eccesso di modestia programmatica ha probabilmente impedito al nostro amico di illustrare, anche per sintesi il resto: 1) Lingua Sarda obbligatoria per ogni e qualsiasi cosa ma, allo scopo di non innescare la guerra senza quartiere tra le varie parlate, la Limba Comuna sarà lo Svedese, perché la Svezia è civile, socialista e democratica e piena di scioscio. 2) Al posto delle Banche le bancarelle di Sant’Arega, il cui tesoro di ex voto verrà nazionalizzato. 3) Gemellaggio col Burkina Faso, con cui stringere una alleanza politico militare in vista di una unione monetaria col Camerun, con in prospettiva la Pizza di fango come moneta corrente.

        D’altra parte qualche sacrificio lo vorrai pur fare, per avere il privilegio che la Storia ci accorda, quello di consacrare questi rivoluzionari come Eroi dell’Indipendenza, e magari per innalzare al massimo livello di Lìder Maximo qualche testa fina di queste, al cui confronto Gavino Sale fa la figura del novello Gramsci.
        Eppure queste ipotesi mantengono una loro validità, per esempio tra Senorbì e Las Plassas, passando da Laconi, Sennarìolo, Luogosanto e Romana, verso le 11 e 30, dopo officiato il rito della quarta birretta, puoi ascoltare spesso teorici popolari che disegnano il futuro più o meno in questi termini, premettendo quasi invariabilmente: “Se ero io dittatore con dirittodivitedimorte per dico un anno, un annemmezzo, ne vedevi di cose cambiando!”

        • ZunkBuster says:

          Questa ti è uscita bene Neo, mi sto sfasciando dalle risate. 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂 🙂

        • Neo Anderthal says:

          Forzis esti chi seu dearerus sprecau in Sardegna, a su mancu finzas chi non seusu Repubrica Sarda Indipendente… mi ddu naràra tziu Gemmilianu…

        • spigolo says:

          ;Neo, mago del grassetto!

        • uahuahuah.. GRAZIE NEO…!!! Santo Subito!!!!

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