Cultura / Politica / Sardegna

Qualcuno parli in sardo al presidente Napolitano. Così forse capirà che i nostri problemi sono diversi da quelli del resto del paese

Cosa può aspettarsi la Sardegna dalla visita di Napolitano prevista le lunedì e martedì prossimi? Ragionevolmente, poco o nulla. E questo per due motivi che provo ad esporre sinteticamente.

1 – I poteri del Capo dello Stato sono quelli che sono. A lui ci si rivolge come ci si rivolge ai santi: sperando che interceda presso Dio, cioè il governo. Non è granché. Eppoi la Sardegna che disagio deve rappresentare al Presidente della Repubblica che il governo già non conosca? La crisi dell’industria? È da anni che si susseguono gli incontri nei vari ministeri. La crisi provocata da Equitalia? Il governo sa tutto. I trasporti? Idem. Napolitano può solo promettere di parlare con Monti per accelerare le trattative già in corso. Di più non può fare.

2 – Ma mettiamo pure che Napolitano dopo la sua gita in Sardegna vada da Monti e che gli dica: “Professore, la Sardegna è incasinata male, qui bisogna allentare i cordoni della borsa”. E secondo voi il presidente del Consiglio cosa gli risponde?

A – Non abbiamo soldi;
B – In questo momento non abbiamo soldi da dare alla Sardegna;
C – Non abbiamo soldi, ma se anche ce li avessimo non li daremmo alla Sardegna.

È in grado Napolitano di orientare le scelte economiche di Monti? Per la risposta vedi alla voce “Olimpiadi a Roma”.

A cosa serve dunque la visita di Napolitano in Sardegna? In questa situazione, giusto a sollecitare il Presidente della Repubblica ad affrontare questioni non di sistema. La più importate di tutte è quella che riguarda il rapimento di Rossella Urru. Napolitano incontrerà i genitori della cooperante di Samugheo scomparsa lo scorso 23 ottobre in un campo profughi dell’Algeria meridionale. Da questo incontro tutti ci aspettiamo un maggiore impegno da parte del governo perché riporti a casa la ragazza. Napolitano deve prendere degli impegni. E li prenderà.

Poi magari i sindaci di Cagliari e Sassari e i rettori delle due università chiederanno al presidente qualcosa di particolare, Napolitano farà un cenno con il capo, e tutti contenti.

Per il resto, la visita del presidente della Repubblica è solo un grande rito, un gioco delle parti dove i protagonisti recitano un brutto testo senza gradi colpi di scena e dove i poteri locali ribadiscono la loro sottomissione a quelli nazionali da cui discendono. L’omaggio al signore, un rito feudale.

Volete poi che Cappellacci, o chi per lui, non ce la meni con la retorica della Brigata Sassari e dei due presidenti della Repubblica sardi? Il copione è sempre quello: “Siamo un’isola fedele, per questo ci dovete aiutare. Dai, per favore, aiutateci che stiamo facendo la fame per colpa vostra! Ci aiutate?”.

La visita di Napolitano potrebbe però essere un’occasione per la Sardegna di rappresentare in maniera diversa la propria crisi. Perché il rischio è quello di essere assimilati ad altre aree del paese, deboli quanto noi ma diverse da noi. Non a caso, iI sindacati questo lo hanno capito da tempo e infatti chiedono che sia l’Europa a riconoscere alla Sardegna maggiori oneri derivanti dal suo status di insularità.

Ma se la crisi si rappresenta in maniera banale, la crisi diventa banale.

Per riportare veramente l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sulla situazione che l’isola sta vivendo, basterebbe poco. Basterebbe che qualcuno si rivolgesse in sardo al presidente della Repubblica. Ma non con i soliti auguri, le solite frasi ad effetto che aprono i discorsi. No: con un discorso lungo, articolato, politico, per comprendere il quale Napolitano dovrebbe avere bisogno di un interprete.

Non sarebbe un atto per niente provocatorio, perché i sardi sono riconosciuti quale minoranza linguistica da una legge dello Stato italiano. Ma che effetto avrebbe secondo voi nell’opinione pubblica nazionale? Quale visibilità avrebbero i nostri problemi? Enorme.

Ma questa non sarebbe solo una trovata. Da tempo un settore sempre più vasto dell’intellettualità diffusa isolana ritiene che la soluzione della nostra crisi passi attraverso la cessione di sovranità dall’Italia alla nostra comunità regionale. Qualcuno lo dirà al presidente? Si prepari, perché Napolitano verrà invece a propagandare la vulgata ultraconservatrice dell’Unità d’Italia come panacea di tutti i mali.

Rivolgersi in sardo a Napolitano significherebbe dunque rappresentare al presidente della Repubblica non solo l’esistenza di una crisi che è più grave di quella che si sta vivendo in altre parti del paese, ma anche che gli strumenti culturali che la Sardegna vuole utilizzare per crescere e intraprendere la strada del suo sviluppo non sono quelli che l’establishment nazionale propaganda.

Rivolgersi in sardo a Napolitano non avrebbe sono una ricaduta di natura mediatica, ma avrebbe anche un profondo significato politico. Significherebbe che la Sardegna vuole e può farcela da sola, e che pretende di essere messa sullo stesso piano degli altri territori. Non sarebbe un segno di separazione, ma di autonomia culturale e politica. Sarebbe orgoglio vero, non retorica da quattro soldi su Cossiga-Segni-Brigata Sassari-regnod’italiachenascedalregnodisardegna e cazzate simili.

Vi prego dunque di immaginarvi la scena. A prendere la parola è uno dei nostri rappresentanti. Inizia a parlare in sardo: iniziale compiacimento. Poi continua a parlare in sardo: sconcerto, imbarazzo. Napolitano si volta verso qualcuno, gli dice “Ma cosa sta dicendo?”. I prefetti vorrebbero sprofondare. Il nostro rappresentante continua a parlare il sardo, e l’imbarazzo si trasforma in fastidio, disappunto.

Sarebbe bello, vero? Ora riaprite gli occhi. Perché nessuno dei rappresentanti delle nostre istituzioni politiche e culturali oserà lunedì e martedì rivolgersi in sardo al presidente Napolitano, se non con poche parole di sapore folckloristico che manderanno in sollucchero i Francesco Cesare Casula di turno.

Questa visita in Sardegna è già scritta. Come i testi degli interventi dei nostri rappresentanti, probabilmente già al vaglio dei solerti funzionari del Quirinale per un preventivo controllo. Dicono si faccia così, non lo sapevate?

 

40 Commenti

  1. Ferrandi says:

    L autunumia esiste o no?

  2. Pingback: Sovranismo, istruzioni per l’uso. Cos’è, a cosa serve, perché ci serve, chi non lo vuole - vitobiolchini

  3. Anonimo says:

    La mia maestra alle elementari circa 40 anni fa ci diceva che la nostra Patria era povera di materie prime ma che le nostre risorse ed il valore aggiunto erano dovute al nostro ingegno. Ora assistiamo ad una complessa confusione politica che non ha nulla a che fare con il rilancio della economia. Portiamo le nostre fabbriche all’estero, assistiamo ad una fuga di cervelli e compriamo knwhow dall’estero sempre più.
    Uno dei principi della economia è quello di produrre ciò che altri non hanno e di cui anno bisogno e non quello di tassare tassare tassare. Così facendo regrederemo sempre facendo solo una politica da ragioniere.
    Sono anni che sento di parlare di nuova e definitiva legge elettoralle senza vedere risultati definitivi, poi si parla di matrimonio fra gay che non mi sembra, con tutto il rispetto, una priorità in questi momenti.
    Perchè non facciamo ritornare i nostri scienziati in Patria pagandoli come negli US o in Germania o in Francia, declassiamo o licenziamo i manager che non hanno una politica industriale imprenditoriale innovativa produttivamente seria. Per motivi di Privacy non posso raccontare cose di cui nel mio pluriennale lavoro sono venuto a conoscenza e Le assicuro che sono tante.
    Posso fare un esempio per tutti:
    Quando ci fu l’influenza aviaria si scoprì che un tecnico Italiano aveva ideato un termometro che misurava la temperatura corporea senza toccare il paziente infetto, aveva il brevetto e si vide arrivare ordini per milioni di pezzi cui non poteva reggere. Ora quel termometro si trova anche in farmacia.

  4. Pingback: Cess! Cappellacci mi ruba l’idea scrive a Monti… in sardo! Naraddi scimpru! « vitobiolchini

  5. Anonimo says:

    cagliari contesta giorgio napolitano, mentre sassari applaude, e w l’unita sarda.

  6. Anonimo says:

    tanto rumore per niente NAPOLITANO,sie fatto il solito giro, i soliti sorrisi. w l’italia di qua’ w l’italia di la’ la sardegna terra amica e meravigliosa , i sardi popolo fiero e grande, e la sardegna si dari pigara in cussu logu unatra borta, sveglieeeee anelliiiii .

  7. ZunkBuster says:

    Cosa resterà alla fine di questa visita? Intanto i disagi (oggi mi son dovuto portare il lavoro a casa e tenere i contatti via cellulare per impraticabilità di campo), quindi le attese contestazioni dei soliti indipendentisti alla Gavino Sale, infine, quanto alle conseguenze positive per Cagliari e la Sardegna, spero non il solito nulla di fatto.
    Se non altro, quando arriva il Presidente o il Papa, Cagliari è sempre molto più pulita.
    Bello e meritato, comunque, il complimento del Presidente a Massimo Zedda sulle “quote rosa”.

  8. Massimo says:

    Non è “che dicono”, no no, è proprio così. Chi domani deve prendere la parola dinanzi a Napolitano ha dovuto spedire preventivamente (venerdì scorso, entro le 11) il testo del proprio intervento al Quirinale. Ogni commento è superfluo.

  9. concordo col post.bravo!

  10. secondo me da sardo che sono, la sardegna è messa peggio dell’intera italia. E’ vero che noi abbiamo problemi più gravi altrimenti non sarei in piemonte a lavorare. Sarebbe meglio, come ho sempre detto, che ognuno lavorasse nella propria regione e fosse libero di poter emigrare se lo decide lui, non essere costretto a farlo come purtroppo ho fatto io, e non solo

  11. Oh Vito ma ita ses narendi? Ma quale folclorismo! E’ una vita che lo combatto!

  12. ZunkBuster says:

    Immagino il dialogo (Banana mode).
    Sindaco: “Sennori presidenti, su Stadu depit a sa Regioni Sardigna unu milliardu de eurus de sa “vertenza entrate”, teneus cunfiantza in s’atzioni de Fosteti poita custa situatzioni si potzat arresolviri”
    Su Presidenti: “Illustrissimo Signor Sindaco, la Repubblica, Una e Indivisibile …”
    Sindaco: “O Su Presidenti, intza no as cumprendiu. Deppeis ghettai su dinai ca tengu unu sciacumannu de arrugas de arrangiai in Casteddu e no c’esti pilla”
    Su Presidenti: “La Repubblica, Una e Indivisibile, è vicina alla Regione Sarda in questo difficile momento …”
    Sindaco: “Eja, o Giorgio, intzà cummentza a bogai su dinai po su straordinariu de totu sa pulimma ki depu pagai po sa benida tua”.
    Su Presidenti: “… nella massima fiducia per la coesione sociale che, nel ricordo dei valori risorgimentali …”
    Sindaco: “Apu cumprendiu. Tutto sprecato. Pensate quanti drinkini ci uscivano coi soldi per questa visita. Ajò piccioccusu, andaussindi”
    Su Presidenti: “… e del lascito di Garibaldi, Mazzini, Cavour … ma dov’è finito il sindaco? Accidenti signor Prefetto faccia qualcosa!!!”

  13. capodisoprino says:

    Mi scuso per l’ironia, ma con un’idea così buona e così forte non capisco perché limitarsi a Cagliari. Il Presidente farà tappa anche ad Alghero, dove c’è altra minoranza linguistica assolutamente riconosciuta che gli esporrà i suoi problemi in catalano: così finalmente tutta Italia saprà che i problemi di Alghero sono diversi da quelli del resto d’Italia. Il trauma a livello nazionale sarà quantomeno doppio, non è così?

    Infine la visita si concluderà a Sassari, dove il Presidente sarà accolto nella minoranza linguistica sassares.. ah, no, scusate, galluresi e sassaresi non parlano sardo e non sono minoranze. Poveri sassaresi, dove secondo la logica di questa proposta i loro problemi non potranno essere visibili e non saranno più gravi del resto del paese, anzi, non potranno nemmeno essere messi sullo stesso piano di altri territori. Peccato. Anche perché dovranno rinunciare alle perle della “intellettualità diffusa isolana”, quel folto gruppo di personalità che da decenni ripropone leghismi vari credendo d’essere di sinistra (dovrebbero andare perfettamente d’accordo con D’Alema, insomma).

  14. Sa mellus provocatzioni in meda annus! Beni meda!

  15. Neo Anderthal says:

    Io propongo una rappresentanza mista -uomo/donna Cagliari/Ogliastra-
    Paola Pilia e Elio Turno Arthemalle.
    Sardofoni, acuti commentatori, persone rappresentative.
    Che ne dici o Viiitooooo….

  16. Stefano reloaded says:

    E in cali sardu ddu chistionaus a su Presidenti?
    In casteddaiu? In campidanesu? In logudoresu?
    Poneussì de accordiu prima, ca dd’acabaus a no si cumprendi a pari mancu nosus e totu.

    • Neo Anderthal says:

      Non commenzaus. Casteddu è sa Capitali. Niscuni sciri dearerus chistionai sa “Limba Sarda Comuna”, entzandus…
      Spettara a nosu!

  17. Leonardo Alagon says:

    Condivido l’idea, almeno questo si dovrebbe fare.Ma chi dovrebbe parlare in sardo e per dire che cosa? Spero sia scelto un sardofono, anche perchè gli altri ci sono già.

  18. Anonimo says:

    ricordatevi che prima di tutto voi siete italiani, ,cosa urlava il grande TOTO italiani prrrrrrrrrrrr, e ora voi che tante volte avete scritto che vi sentite solo e solamente italiani vorreste parlare in sardo al presidente NAPOLITANO, per far capire i nostri problemi, ma per favore un po’piu’ decisi dai !

  19. Anonimo says:

    Questa volta sono pienamente d’accordo con lei,complimenti per l’idea

  20. Diego Portas says:

    po sa pregonta nùmuru 2, po mei est sa C s’arrespusta!
    po s’idea “chapeau”, ki no ci fiat giai Ivo, ddu femu deu!

  21. Se Juan Carlos di Borbone va in Catalogna e qualcuno gli si rovolge in catalano, Juan Carlos di Borbone è in grado di rispondere in catalano, idem se va nei paesi baschi o in Galizia. Perché se Juna Carlos vuole essere riconosciuto come il capo dello Stato spagnolo, deve saperne parlare le lingue riconosciute come ufficiali nelle comunità autonome. Vi immaginate Giorgetto “cari italiani e care italiane” Napolitano in Sud Tirolo parlare, per esempio, il tedesco con l’accento napoletano? 🙂

    • ZunkBuster says:

      Beh se è per questo, anche se almeno lui lo parla correttamente, parla anche l’inglese con accento decisamente partenopeo. Però se Eros Ramazzotti ha imparato il logudorese (non benissimo) per la canzone coi Tazenda, può mettersi d’impegno anche Su Presidenti 🙂

    • su dotori says:

      in Euskara pentzu chi siat dificili meda… meda difìcili ca su rei spanniolu fueddit in Euskara/bascu…

      • In questo video puoi vedere il figlio Felipe, erede al trono di Spagna, parlare in euskera. http://www.20minutos.tv/video/nohJjaXcaH-el-principe-felipe-habla-euskera/0/letizia-ortiz/

        Tra l’altro vorrei far presente una piccola curiosità: Juan Carlos conserva ancora il titolo di Marchese di Oristano e di Conte del Goceano, retaggio dell’unificazione delle corone di Aragona e Castiglia. Non mi stupirei affatto se sapesse parlare pure il campidanese e il logudorese. 😉

        In ogni caso Juan Carlos parla l’italiano quasi senza accento, a differenza di Giorgetto “cari italiani e care italiane” Napolitano.

  22. salvatore angelo firinu says:

    Asìn fuit prima e asì amos a sighìe che canes iscutos a fuste e a indrughet sas palas! Arresone in totu Biolchini.

  23. Mi femu propostu deu, làstima chi no sia unu polìticu e arrapresenti a mei sceti…

  24. ZunkBuster says:

    Analisi tristemente pessimistica, ma mi trova pienamente d’accordo. Il Quirinale sul piano giuridico è la vecchia Casa Reale con un capo nominato dal Parlamento, che mai di salvifico possiamo attenderci?

  25. Condivido ,tristemente il ragionamento,e purtroppo l’utopia del finale.

  26. Assolutamente d’accordo.

  27. Efisio Loni says:

    Ammirazione, signor Biolchini. D’accordo su tutto.

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