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Sardegna 24, arriva il liquidatore. Scrive Giorgioni: “Aiutateci a non far passare sotto silenzio questa storiaccia. Perché non si ripeta”

Francesco Giorgioni (un ex giornalista di Sardegna 24) mi perdonerà se al suo post, pubblicato nel blog che da qualche tempo cura, ho aggiunto la nota che ha inserito nel suo profilo Facebook. Ma mi sembrava che completasse il ragionamento, perché chiede a tutti una presa di coscienza su quanto avvenuto in un giornale nato e morto in poco più di sei mesi.

***

Il commercialista cagliaritano Luigi Zucca è stato nominato commissario liquidatore della società editrice di Sardegna 24, il quotidiano chiuso alla fine di gennaio dopo soli sei mesi di attività. Dopo due settimane di attesa è stato raggiunto ieri l’accordo tra i soci attuali (l’ex direttore Bellu, la sorella Carlitria e l’amministratore Giancarlo Muscas) e i tre imprenditori che, prima di uscire di scena a novembre, avevano promosso l’iniziativa.

Al liquidatore toccherà il compito di sistemare i conti non saldati: gli stipendi dei giornalisti, anzitutto, che non hanno ricevuto le mensilità di dicembre e gennaio e potranno anche reclamare il Tfr e il mancato preavviso, tutela prevista dal contratto nazionale in caso di cessazione improvvisa dell’attività.

Ma l’editore uscente aveva anche denunciato l’esistenza di debiti non dichiarati (l’entità è incerta: a seconda delle giornate e dell’umore si va dai 200 mila euro agli 800 mila) al momento del passaggio di proprietà, altra pendenza da risolvere.

Troverà, Zucca, beni sufficienti per accontentare i creditori? Difficile, se non impossibile, considerata la scarsità dei mezzi a disposizione della redazione per tutta la durata di questa effimera esperienza.

Quel che chiedo, a chi avrà la generosità di rilanciare questo post, è di aiutarci a non far passare sotto silenzio quella che si può a ragion veduta definire una storiaccia. C’è gente che è rimasta a terra ed è stata clamorosamente presa in giro, come in tante altre aziende in cui lavoratori protestano e manifestano.

In questo caso no, silenzio tombale per tutta una serie di motivi: qualcuno preferisce tacere perché è convinto che il lavoro lo riavrà da chi glielo ha tolto, altri sono rassegnati e per il resto vige un’omertà ispirata dalla regola del “cane non morde cane”, nel senso che tra giornalisti non ci si attacca pubblicamente.

Il giornale non riaprirà, solo gli allocchi possono credere il contrario. Ma la verità deve emergere perché storie del genere non si ripetano più.

Francesco Giorgioni

 

19 Commenti

  1. genoveffa says:

    Non resta da piangere , bisogna indignarsi e smetterla di dare credito ad intelletuali da strapazzo, E’ possibile che nn si chieda un piano industriale ad un azienda? che nncisia un controllo del sindacato se i giornalisti nn vengono pagatiepoi un giornale che si permette di parlare di precari pogarirari

  2. Efisio Loni says:

    Caro Ainis, la verità è che c’è si spazio in Sardegna (a Cagliari?) per un giornale alternativo ai due colossi tradizionali da bar, ma solo a condizione che abbia allo stesso tempo una pluralità di opinioni e una lettura “nuova”, o almeno intelligente, della vicenda attuale e storica di quest’isola nella quale viviamo tutti per sedentarietà o ventura. Ma servirebbe una classe di intellettuali talmente corazzata che quelli ingaggiati da S24 francamente non ricordano neppure da lontano. Invece la kermesse (:-) è stata all’insegna dell’ipocrisia e della incapacità di accettare il fallimento personale e di gruppo. La colpa? Sempre degli altri, gli editori taccagni, il popolo bue che non legge ect.
    L’esempio tipico dell’ipocrisia di questi intellettuali puzzi puzzi sono i contributi non pagati ai lavoratori, la non risposta di Bellu sul perchè il giornale non fosse pluralista e ospitasse le stesse firme di Sardegna Democratica (ma no, ha detto Bellu, abbiamo selezionato solo in base alla chiarezza della scrittura !!!!????), la non risposta alla domanda di Mongili sul perché il giornale non vendesse.
    E poi i soliti tromboni pennivendoli da sempre…
    Speriamo in Sardegna Quotidiano.

  3. Efisio Loni says:

    Sono stato alla commemorazione di S24. Un pianto. E’ stato un errore, ne sono uscito con il malumore. Nessuno ha avuto il coraggio di rispondere alla domanda più importante: perché il giornale non vendeva? Mi sembra ci sia un’incapacità conclamata di capire le ragioni della sconfitta. Niente di nuovo sotto il sole della sinistra puzzi puzzi. Mi dispiace Giorgioni, tempi duri ci attendono.

    • @ Efisio Loni

      concordo in pieno (e in questi termini ne ho scritto subito dopo aver visto i filmati, usciti su Youtube quasi in contemporanea). Tuttavia c’è un altro punto che passa sotto silenzio (ma non è una novità): non si parla di informazione e ciò è paradossale. Per tutti questi signori (Bellu in testa, gli altri a seguire, con sconfinamenti nell’empireo del nonsense da parte di certuni) libertà di informazione=dare lo stipendio a Bellu&C per mandare al macero le copie invendute!
      A mio (modestissimo) avviso, questa è la parte più brutta della vicenda S24: il mondo intellettuale ha perso un’occasione per riflettere sull’informazione in Sardegna.
      Sul post di Giorgione ne ho scritto anche troppo: non mi pare il caso di insistere. Gli auguro di continuare a fare il mestiere che ama.

      Cordialmente,

  4. ZunkBuster says:

    Un dubbio. Quali garanzie avevano ricevuto (messe nero su bianco o meno) i giornalisti al varo di Sardegna 24? Molti venivano già dalla triste esperienza de “Il Sardegna”, c’è da ritenere che non fossero (almeno non tutti) così sprovveduti. Hanno creduto in un business plan che faceva acqua fin dall’inizio (o meglio: forse non c’era un vero business plan) oppure vi sono state promesse non mantenute? Perché nella terra dove da oltre 30 anni ogni giornale che non sia “L’Unione Sarda” o “La Nuova Sardegna” dura ben poco (da “Tutto Quotidiano” a “L’Isola” di Sassari, passando per “L’Altro Giornale” prima de “Il Sardegna”) forse era il caso di andarci cauti. Speriamo ora che vada avanti almeno Sardegna Quotidiano.

    • Neo Anderthal says:

      C’è stato anche “L’altro”, chi si ricorda?
      Non capisco l’appunto, amico Zunk.
      Semplicemente: un giornalista disoccupato -giovane o meno, esperto o meno- aderisce ad una proposta che magari ha delle falle intuibili, ma la presentano bene, sembra all’incirca garantita, c’è un grande nome (Bellu è un grande nome) a dirigere.
      E magari non hai grandi alternative o richieste. Allora che fai? Non provi? Passi la mano, non vedi il piatto o provi con il cip?
      Quali altre garanzie deve chiedere uno che vuole essere preso, chiede una visura alla camera di commercio? Deve analizzare personalmente il business plan?

      • ZunkBuster says:

        “L’Altro” l’ho citato, caro Neo, anche se l’avrei rimosso volentieri come giornale più di destra probabilmente mai pubblicato a Chiagliari.
        Comunque non era un appunto, solo voglia di capire, anche se Giorgioni sembra fare una ricostruzione onesta e lascia capire abbastanza. In passato in qualche modo mi sono occupato delle vicende de “Il Sardegna” (Giorgio Melis sa a quale riguardo), e nonostante qualcuno, diciamo così per evitare querele, sembrava stesse tentando “la qualunque” (non Cetto) per impedire la crescita di quel progetto inizialmente molto azzeccato (Grauso forse non molto a suo agio nella gestione, ma semplicemente geniale nelle intuizioni), ricordo bene l’entusiasmo e la convinzione che c’erano in redazione. Questa maledizione che aleggia sulle nuove iniziative editoriali in Sardegna lascia tanta amarezza.

        • Neo Anderthal says:

          hai ragione. Non so come non l’ho notato.
          P.S. io non lop leggevo, e sul web non è menzionato neppure tra i ricordi…

          • ZunkBuster says:

            Beh io ricorderò sempre quando al liceo un compagno di classe democristiano mi vide col “Manifesto” sottobraccio e mi disse … “Ma leggi un giornale decente … che so … l’Altro Giornale” … ahahahah. Altri tempi, l’Ugnone era quasi di sinistra.

  5. LUCIDA says:

    Il tuo titolo mi fa pensare ad un ironico parallelo con Victor l’eliminatore.
    Metafora calzante, uomo che “elimina” uomini.
    Da Non Perdere!

  6. L’impressione è che, su questa vicenda, come spesso accade soprattutto da Bruno Vespa, ciascuno si sia costruito una propria comoda, suggestiva, verità. Tutte le volte che leggo Giorgioni, però, questa convinzione vacilla e credo che lui abbia sempre più ragione. Certo, una ragione che sconta il guaio di essere pacata, direi non griffata, con gli accenti al posto giusto, ma molto molto convincente.

  7. Po’ carirari. Roba che nemmeno al giornalino della parrocchia s’è mai vista.
    🙁

  8. Che dire? No ci resta che piangere!

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