Cagliari / Cultura

L’inno alla libertà di don Ettore Cannavera e don Mario Cugusi, due uomini che non temono la verità. Il racconto di una serata speciale

Penso che, come me, tanti di coloro che mercoledì hanno partecipato all’ex Liceo Artistico all’incontro organizzato da Miele Amaro sulla Chiesa a Cagliari, porteranno a lungo nel cuore il ricordo e l’emozione di una serata intensa e piena di speranza, dove due sacerdoti, don Ettore Cannavera e don Mario Cugusi, hanno dato prova di una umanità e di una libertà straordinarie.

Non sono tempi facili per la Chiesa italiana, e i due sacerdoti lo hanno ricordato. Ma quale Chiesa? La Chiesa gerarchia o la Chiesa popolo di Dio?

Don Mario ha ricordato la necessità di non avere mai paura di dire ciò che si pensa. È la parresia di cui già parlano alcuni Padri della Chiesa. E con indiscutibile capacità e passione ha accompagnato il pubblico (c’erano duecento persone!) in un excursus sulle tendenze delle teologia contemporanea, dal Concilio Vaticano II in poi. A dimostrazione che tra l’adesione alla Chiesa e la libertà di pensiero e di espressione non c’è nessuna contraddizione e che la Chiesa non può essere ridotta a quella macchietta a cui spesso la gerarchia la confina. “Non ha più senso dire che fuori dalla Chiesa non c’è salvezza, ma che fuori dal mondo non c’è salvezza. E la Chiesa deve stare nel mondo”, ha detto l’ex parroco di Sant’Eulalia.

E don Ettore Cannavera questo principio lo ha ribadito, con forza. Criticando le manipolazioni del Vaticano, l’immotivato no al sacerdozio femminile, al celibato per i preti, criticando (sempre col sorriso sulle labbra e con grande semplicità) l’amore delle gerarchie per il potere e per il denaro, condannando l’ora di religione nelle scuole pubbliche, prendendo le distanze da discutibili iniziative come quella dell’arrivo in città delle reliquie (qualche goccia di sangue…) di Giovanni Paolo II.

Si può credere o meno, si può condividere o meno ciò che Cannavera e Cugusi hanno detto, ma della serata resterà la dimostrazione di una straordinaria libertà di pensiero di due uomini che, restando fedeli a se stessi e ai loro principi, hanno l’intelligenza, il coraggio e la forza di criticare con forza il sistema nel quale sono inseriti. Alla faccia del dogma e del diritto canonico, “che non può valere più della Bibbia”.

“Non sono un prete del dissenso, ma cerco di dare un senso alle cose che faccio”, ha detto don Cannavera. Un principio che dovrebbe valere per tutti noi, in qualunque ambito operiamo. Ma io raramente ho sentito uomini criticare con tanta forza e passione la realtà in cui sono immersi e di cui hanno deciso consapevolmente di far parte, senza ipocrisia e con una straordinaria onestà intellettuale.

Dire ciò che si pensa senza avere paura del conflitto, credere negli uomini, cambiare il mondo con la forza dell’amore e della verità si può. Grazie a don Ettore Cannavera e a don Mario Cugusi di avercelo ricordato, e di testimoniarlo da anni con le parole e con i fatti.

Di questi uomini e dei loro valori, il nostro paese non può fare a meno se vuole uscire dalla palude nella quale è finito. La Chiesa popolo di Dio può dare molto all’Italia.

19 Commenti

  1. Democrazia Oggi ha pubblicato il testo dell’intervento di Gianna Lai che ha introdotto la serata.
    http://www.democraziaoggi.it/?p=2362#comment-4591

  2. Gesù: “la porta è stretta!”
    Don Cugusi: ““Non ha più senso dire che fuori dalla Chiesa non c’è non c’è salvezza!”
    Devo dire che di fronte all’enorme autorevolezza di don Cugusi, non si può che ritenere bazzecole le parole di Gesù!

    • Nikosimo, siamo seri: hai sentito l’intervento di Cugusi? No. Ti ringrazio per la fiducia, ma mettere sullo stesso piano una sintesi giornalistca e il Vangelo mi sembra un po’ pretestuoso.

      • Vito, se la sintesi giornalistica riporta un testo virgolettato lo faccio eccome!

        • Hai ragione, il tuo errore (se mi posso permettere) è alla radice: “Non c’è salvezza fuori dalla Chiesa” non l’ha detto Gesù, è un’affermazione di non mi ricordo più di quale papa che molti teologi hanno contestato. Il fatto che Cugusi affermi che “Non ha più senso dire che fuori dalla Chiesa non c’è non c’è salvezza” non significa sconfessare il Vangelo ma contestare una lettura teologica già ultra contestata. Le parole di Gesù non c’entrano nulla.

          • Caro Vito, ci sono delle cose che chi ha studiato teologia come, per esempio un Sacerdote, deve sapere. Il fatto che di tali cose si faccia una traduzione personalizzata e la si sfrutti a proprio uso e consumo come nella frase citata è sbagliato.
            Ti faccio un esempio che vorrei seguissi nei suoi passaggi:
            La Chiesa è la Sposa di Cristo (tutti quelli che hanno fatto catechismo per la prima comunione dovrebbero saperlo);
            la Chiesa è il “Corpo mistico di Cristo (idem come sopra);
            la Chiesa è in Comunione con Cristo (idem);
            Cristo e la Chiesa formano il “Cristo totale” (questo è più difficile ma si trova sul Catechismo della Chiesa Cattolica), cioè la Sua Chiesa è Cristo.
            Riprendiamo anche la mia citazione “la porta è stretta!” e aggiungiamo “Io sono la Via la Verità e la Vita”, cioè la Porta stretta è Cristo!
            Mescoliamo gli ingredienti e ne viene fuori esattamente il concetto espresso da Gesù (Cioè la “Salvezza è in Cristo”):
            “Non c’è salvezza fuori dalla Chiesa” = “Non c’è salvezza fuori da Cristo”.
            Che significa che se vuoi la salvezza non te la da Mazinga ma te la può dare solo Cristo!
            Tornando al discorso sul “virgolettato” aggiungo che, per la stima che nutro nei tuoi confronti come giornalista e professionista, ho ritenuto aprioristicamente che fosse riportata in maniera corretta.

            • Neo Anderthal says:

              Vedo che a forza di sillogismi i discorsi sulla salvezza virano verso la fantascienza più pop (complimenti, un parodista anticlericale non saprebbe fare di meglio).

              Resterebbero da chiarire alcuni piccoli particolari su cosa e quale sia infine la Chiesa “sposa di Cristo”: se è quella che si chiama “Una, Cattolica, Apostolica e Romana”, se invece è qualcuna di quelle che si definiscono Ortodosse (ossia della retta dottrina/opinione) che pure vantano diretta continuità con gli Apostoli e Cristo stesso, se con una delle varie confessioni riformate cosiddette Protestanti (così appellati dai Cattolici, che a loro volta sono chiamati Papisti da quasi tutti gli altri) se la vera Chiesa non coincida con il “popolo di Dio” riunito in assemblea -ecclesia, in senso etimologico- senza nessuna struttura gerarchica, se infine non sia altro che la Parola, che vive e parla e interroga tutti e ciascuno, compresi i non credenti.
              Personalmente di una salvezza garantita dal bollino cattolico non so che farne. Sono sicuro che però se mai dovesse davvero esserci quell’aldilà e quel giudizio di cui molti parlano ma che nessuno ha visto, la mia eventuale salvezza non sarà garantita dall’obbedienza a nessuna struttura umana posta al di fuori dalla coscienza, e che anche una condanna mi farà trovare in una compagnia ricca di ossequienti Cattolici, Apostolici e Romani.

              • Una, Santa, Cattolica, Apostolica. Romana l’hai aggiunto tu.

                • Neo Anderthal says:

                  no.
                  La congiunzione e sta appunto a significare che si tratta di un attributo minore rispetto agli altri due, ma nondimeno è importante abbastanza da entrare nelle definizione classiche di
                  “Una, Santa, Cattolica Apostolica e Romana”.

                  • Neo Anderthal says:

                    pardon, quattro.

                  • Sei al corrente del fatto che esistono parrocchie “romane” che appartengono a diocesi ortodosse e viceversa? Che ci sono Sacerdoti ortodossi che dipendono da vescovi “romani”? Che un cristiano “romano” può partecipare alla messa in chiese ortodosse e ricevere la comunione?
                    Lascia perdere Mazinga, anche se tutto il resto fa da se in fondo ha pur sempre la mente di Tetsuya

                    • Neo Anderthal says:

                      Sono al corrente -alternata-.
                      Ci sono gli Uniati, varie sfumature di ortodossia -ciascuna più “vera” dell’altra- e tante altre particolarità.
                      E quindi? Dov’è l’argomento che prova inoppugnabilmente che la Chiesa Vera e Una, la sola e unica “Sposa di Cristo” e pertanto dispensatrice esclusiva di Salvezza è quella di Roma?

                    • Veramente che la Chiesa sia solo quella di Roma è una tua deduzione!

  3. Efisio Loni says:

    Credo, se non sono off topic, altrimenti mi censuri, che uno dei problemi dell’Italia (non il solo)è stato proprio il ruolo sbagliato che si è lasciato giocare alla Chiesa. Dal Concordato di mussoliniana memoria, fino al 1989, si poteva anche sopportarne l’influenza. In fondo eravamo in guerra (per quanto a temperature basse) e c’era il comunismo da esorcizzare e battere, anche nelle sue forme più parlamentari e salottiere italiane. Dopo la caduta del Muro in testa ai marxisti, però, che senso ha avuto lasciare al Vaticano e alla sua rete tentacolare diffusa nel territorio italiano questa ossessiva presenza politica, sociale, organizzativa, morale (!?). La Chiesa non c’entra nulla con la religione e la libertà religiosa:è solo un’organizzazione di potere vagamente collegata anche a persone e movimenti sinceramente religiosi.
    Ma l’influenza sullo Stato Italiano (e quindi anche su noi sventurati sardi) ha portato una regressione democratica sul tema dei diritti civili. E in più, aspetto che mi premeva segnalare più di altri, la Chiesa ha smesso di essere cattolica (cioè universale) per diventare, anch’essa, nazionalista italiana. Oggi insieme ai carabinieri e alla lingua (checchè ne dica Progress) è il più solido puntello di questo Stato.
    Questo insulso sproloquio per arrivare alla affermazione più importante: la Chiesa in Sardegna dovrebbe essere più Chiesa Sarda. Se anche in Sardegna,l’organizzazione ecclesiale fomenta una sorta di nazionalismo italiano persegue la sua missione reale? Io credo di no. Credo invece che tradisca il suo essere cattolica, cioè universale. sarebbe interessante sentire il parere di don Cugusi a questo proposito.

  4. Efisio Loni says:

    Gentile Vito Biolchini, se mi permette una facezia e un appunto ozioso, io credo che Cannavera e più ancora Cugusi siano parte della Chiesa e della società sarda. E li hanno dato e daranno un contributo. Che c’entra questa sua retorica nazionalista italiana?

    • Se sono stato retoricamente italiano mi scuso. Volevo solo dire che, più in generale, la società italiana non può fare a meno di cattolici come Cannavera e Cugusi se vuole immaginare di risollevarsi dal pantano morale in cui è finita. Sul rapporto Sardegna-Italia le segnalo il mio ultimo post 🙂

  5. ZunkBuster says:

    Ita arrori! Per giorni e giorni un pessimo quotidiano di Chiagliari non ha fatto altro che parlare e straparlare della “reliquia di Wojtyla”, come se la Chiesa fosse ridotta a un tardo-paganesimo che sopravvive solo del feticismo delle reliquie. Bentornati sulla terra con don Cannavera e don Cugusi.

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