Politica / Sardegna

Fra tre mesi i sardi alle urne per i dieci referendum che rischiano di cambiare la politica isolana! Ecco chi li teme e perché

Fra appena tre mesi i sardi potrebbero chiamati ad esprimersi su dieci referendum (consultivi e abrogativi) che mirano riscrivere l’impianto istituzionale della nostra regione, e già sui giornali è sceso il silenzio. A differenza della consultazione sul nucleare, stavolta non ci saranno adesivi distribuiti con L’Unione Sarda, anzi.

La Nuova Sardegna di oggi ci informa che la data possibile per il voto referendario potrebbe essere quella del 6 maggio. Cappellacci vorrebbe far coincidere la consultazione con il voto amministrativo. I risparmi per l’amministrazione sarebbero evidenti, ma La Nuova ci avverte anche che il presidente potrebbe essere messo sotto pressione per evitare l’abbinamento, perché “non è escluso che qualcuno voglia puntare al fallimento del referendum”. Chi sia questo “qualcuno” lo si capisce leggendo i quesiti.

Cosa dicono dunque di così devastante?

I primi cinque puntano all’abolizione di tutte le province sarde, sia quelle di recente istituzione che quelle storiche. Insieme al decimo (che mira a ridurre a cinquanta il numero dei consiglieri regionali) sono quelli che mi convincono di meno. Il motivo l’ho spiegato in un post qualche mesa fa dal titolo Con la scusa della crisi e con la retorica della casta, l’Italia rischia l’involuzione democratica. E nascerà una nuova supercasta di politici… , e qui lo riassumo: se aboliamo le province, tagliamo il numero dei consiglieri regionali, se teniamo conto del taglio dei parlamentari (che prima o poi ci sarà), viene fuori che fra qualche anno la Sardegna sarà (politicamente parlando) in mano a non più di cento persone: una oligarchia.

A parte questo, sarebbe opportuno comprendere meglio quale impianto istituzionale vogliamo per la Sardegna. Sotto questo aspetto, la Commissione Autonomia del Consiglio regionale sta lavorando in maniera interessante, con un approccio organico all’intera architettura delle rappresentanze istituzionali. Il lavoro della Commissione rischia però di essere di essere in parte superato dal risultato del referendum.

Il nodo vero della politica sarda è: quale rapporto deve avere l’isola, in qualità di regione autonoma, con lo Stato italiano? Da tempo un vasto schieramento chiede che a riscrivere lo Statuto sia una assemblea costituente appositamente eletta. Il sesto quesito chiede appunto che questa assemblea sia eletta a suffragio universale da tutti i sardi. Potete immaginare il disappunto di chi invece vuole mantenere la riscrittura delle regole all’interno del Consiglio regionale (rinviandole ovviamente alle calende greche…). Nella nuova Costituente potrebbero nascere alleanze inedite, in grado di scardinare i tradizionali schieramenti di centrodestra e di centrosinistra. E questo ai maggiori partiti non piace per niente.

Ancora più devastante per il sistema dei partiti (soprattutto di centrodestra) è il settimo quesito, che chiede ai sardi di esprimere il loro parere sull’opportunità che il presidente della Regione sia eletto non solo in maniera diretta, ma dopo essere scelto attraverso elezioni primarie normate per legge. Ogni commento sulla portata di questo quesito è superfluo: fine dei candidati imposti a Roma alla stregua di Cappellacci.

Ugualmente devastante per il sistema dei partiti rischia di essere il nono quesito, che punta all’abolizione dei consigli di amministrazione degli enti e delle Agenzie della Regione: fine dei parcheggi per “trombati” più o meno eccellenti.

Abbiamo saltato l’ottavo, ed è quello sul quale, mediaticamente, i promotori dell’iniziativa ragionevolmente faranno più affidamento per convincere i sardi a recarsi alle urne: l’abrogazione della legge che fissa le indennità dei consiglieri regionali.

In un sistema politico isolano bloccato come quello attuale, questi referendum potrebbero essere un elemento di effettivo cambiamento, di rimescolamento di posizioni sulla base non di posizioni predefinite ma di interessi reali, convergenti e trasparenti. Che ne pensate?

***

I DIECI REFERENDUM

ABROGAZIONE DELLE PROVINCE.
Quesito 1, 2, 3, 4 (abrogativi delle nuove quattro province: sono necessari quattro quesiti, in quanto sono quattro le leggi regionali che – con il loro combinato disposto- determinano l’istituzione e il funzionamento delle quattro nuove province sarde). Quesito 5, consultivo, per l’abrogazione delle altre quattro province sarde.

ABROGAZIONE della legge che determina status e indennità dei CONSIGLIERI REGIONALI.
Quesito 6. Referendum abrogativo.

RIDUZIONE a 50 del NUMERO dei CONSIGLIERI REGIONALI.
Quesito 7. Referendum consultivo.

ABOLIZIONE dei CONSIGLI di AMMINISTRAZIONE degli Enti Regionali.
Quesito 8. Referendum consultivo.

ELEZIONI DIRETTA del Presidente della Regione, previa scelta dei candidati attraverso le primarie.
Quesito 9. Referendum consultivo.

ASSEMBLEA COSTITUENTE per riscrivere lo Statuto della Sardegna.
Quesito 10. Referendum Consultivo.

28 Commenti

  1. adele cuccu says:

    la sardegna sarebbe governata da un centinaio di persone ? perchè adesso ? ancora una più ristretta oligarchia che si chiama OPPI-FLORIS-SANNA-FADDA-LA SPISA-CICU-Zuncheddu-
    Mazzella e qualche altro massone…
    la democrazia si ottiene cambiando la legge elettorale e rendendo liberi i cittadini del voto senza conteggi ed ordini di scuderia o voto di scambio o vile servilismo di opportunismo !

  2. Roby59 says:

    Se chiedere ai cittadini di esprimersi con tanti questi referendari contemporaneamente alle elezioni amministrative fosse un “ furto di democrazia”?

    Caro Vito, ti scrivo per porti un quesito sulla prossima tornata elettorale che vede i cittadini chiamati ad esprimersi su 10 referendum regionali di cui 5 abrogativi e 5 consultivi oltre alle elezioni amministrative comunali e/o provinciali, sempre che le elezioni per la provincia di Cagliari non vengano eliminate per soppressione della stessa provincia (ho i miei dubbi). Quindi, per esempio, nel caso di Selargius le schede che verranno consegnate agli elettori saranno 12 ma di fatto si voterà 14 volte in un sol colpo (referendum, sindaco, consiglio comunale, presidente della provincia e consiglieri provinciali) . Però attenzione per le elezioni provinciali non è ammesso il voto disgiunto mentre per le elezioni comunali si, quindi nella scheda per i comuni si avranno più combinazioni di voto rispetto a quelle per le provincie. Ad aggravare ed ingarbugliare la situazione inoltre ogni cittadino, nei referendum, dovrà esprimere il proprio voto in maniera differente se il referendum è abrogativo rispetto a quello consultivo. Infatti per i primi 5 referendum abrogativi se si è d’accordo ad un determinato argomento bisognerà dire NO mentre nei successivi 5 referendum, sempre se si è d’accordo ad un determinato argomento, si deve votare SI. Questo di sicuro porterà parecchia confusione nell’elettorato, specie a quello meno preparato.
    Ora la mia domanda è:
    far esprimere ai cittadini il loro parere su numerosi argomenti e chiamarli a scegliere i propri candidati in una tornata elettorale con tali e tante differenze “solo” per risparmiare sui costi, che peraltro si scaricano sui componenti dei seggi elettorali che dovranno preparare il seggio e scrutinare fino a 12 schede ma verranno pagati come se avessero preparato e scrutinato solo 5 schede, è democraticamente corretto o si rischia che, a causa dei numerosi errori che molti cittadini commetteranno nell’esprime il proprio voto, moltissime schede verranno annullate con la conseguenza di falsare le reali volontà dell’elettorato?
    Roberto Lonis

  3. Pingback: A breve il referendum che cambierà la Sardegna. Ne parliamo con l’On. Pierpaolo Vargiu (RS)

  4. AGGIORNAMENTI!
    Cappellacci ha fissato la data per i referendum: domenica 10 giugno.

  5. fabio argiolas says:

    Reblogged this on Su Seddoresu.

  6. Efisio Loni says:

    Bisogna votare si a tutti e soprattutto a quello sul numero dei consiglieri. Se non ci diamo una mossa e non cambiano questa politica regionale stagnante finiamo come la Grecia. O si pensa veramente che la Prima Commissione possa veramente dare la svolta? Mi risulta che si occupino di statutaria invece che di statuto: come pensare prima agli infissi che alle fondamenta della casa.

  7. movimento referendario says:

    I quesiti dei referendum sono 10, ma la domanda è una sola: vuoi cambiare la Sardegna SI o NO?
    E’ questo il vero bipolarismo sardo: da una parte quel pezzo di classe dirigente (e di società) che vuole andare avanti così, con piccoli aggiustamenti, perchè con queste regole continua a comandare.
    Dall’altra parte quel pezzo di società (minoritario dappertutto) che capisce che continuando così non si arriva da nessuna parte e vuole lavorare insieme a tutti quelli che credono nel cambiamento, senza chiedergli l’esame del DNA.
    E’ questa la sfida dei referendum, una sfida per niente facile da vincere…..

  8. Vito, non sto qui a dirti quanto preciso, puntuale e talvolta affilato sia il tuo pensiero sennò t’annoio troppo. Entro subito nel merito della questione. Non so quanto l’aspetto dell’oligarchia possa essere un azzardo apocalittico (a parlar troppo di apocalittici, poi… ;)). Mi spiego meglio.

    In primo luogo, non credo all’equazione più rappresentanti=maggiore rappresentazione. In un’isola dove i sardi, inoltre, continuano a diminuire di nuemro non credo che gli apocalittici “100” rappresentanti siano pochi. Il punto, secondo me, è la qualità di questi “100”. E, a questo proposito, come dicevi tu, proprio lo strumento referendum potrebbe in qualche modo rimescolare i giochi e garantire, dico magari, gruppi dirigenti differenti con facce differenti.

  9. L’unico quesito che mi lascia perplesso e’ quello sulle primarie.Per quelli come me che non voteranno mai partiti italiani come si mette?Non vorrei uscisse fuori una cosa tipo elezioni americane con la scelta obbligata tra due pupazzi gestiti da oltremare.Non andrei mai a votare per scegliere il meno peggio tra due servi

  10. Vincenzo A says:

    D’accordo con le valutazioni del padrone di casa.
    L’unica cosa, le primarie non servirebbero affatto ad evitare le imposizioni da fuori a mio parere, solo le anticiperebbero evitando scontri fratricidi (tipo Piergiorgio Massidda contro Farris
    alle ultime provinciali).

    Ah, poi che i referendum siano iniziativa dei riformatori, AleSestu, mi sembra assolutamente coerente: loro sono nati con quest’ideologia liberale e democratica in testa, il grillismo con il suo carico di demagogia è cosa più recente.

    Spero solo che si voti tutto insieme, perché sono anni ormai che non riesco ad andare ad una festa annuale che si tiene in continente perché devo votare! 🙂

    • AleSestu says:

      Grillo è demagogico
      I giovani guardano troppa televisione
      Una volta i cibi erano più sani
      Non c’è più religione
      Grillo è demagogico
      I politici sono tutti ladri
      I genovesi sono tutti tirchi
      Le bolognesi la danno via facile (siano benedette ndr.)
      Grillo è demagogico
      Italiani spaghetti pizza e mandolino
      Non c’è più la mezza stagione
      I negri rubano il lavoro agli italiani
      Sono sempre i migliori ad andarsene per primi
      E’ tutto un magna magna
      Grillo è demagogico
      Grillo è demagogico
      Grillo è demagogico

      • Neo Anderthal says:

        Peggio: Grillo è un degno erede di Guglielmo Giannini, è un qualunquista, guida un movimento in cui lui ha il diritto supremo all’ultima parola -certifica LUI! Con le 5 stelle!- ed è anche un simpatico semi-xenofobo: si è espresso in termini fortemente negativi sulle proposte relative allo “ius soli” che tendono a riconoscere la cittadinanza ad ogni nato in Italia, anche se non è figlio di cittadini italiani ma da stranieri in posizione regolare.
        Secondo lui i bambini nati in Italia non devono avere gli stessi diritti, e un bambino che nasce in Italia da una coppia legalmente residente e inserita nel contesto sociale -gente che lavora, che paga le tasse… robina così- ma che non è cittadina italiana, e un bambino nato da italiani -anche se all’estero, un bambino al quale in posizione analoga viene riconosciuta la cittadinanza dei paesi civili, ad esempio il Canada- non c’è eguaglianza di diritti.
        Complimenti.

        • AleSestu says:

          Io lo so, che a Vito non piace quando la discussione si allontana dall’argomento del post… per cui mi scuso, scrivo questo e poi mi taccio.
          E’ che proprio non ce la faccio a far finta di niente di fronte a certi sputasentenze, pure poco informati. Mi si girano proprio le orecchie e parto a testa bassa. E’ solo una questione di principio, perché poi il m5s non l’ho mai votato e non so se mai lo voterò (dipenderà dalla situazione contingente).
          Prima questa cosa del “diritto supremo all’ultima parola” con la certificazione: il simbolo di Mov. 5 Stelle viene rilasciato se si hanno tre requisiti; essere incensurati, non essere iscritti a partiti, essere del posto in cui ci si candida. E una convenzione accettata da tutto il movimento. Questo vuol dire la certificazione, niente di più. Di contro lui usa la sua visibilità per fare pubblicità a gente che sarebbe altrimenti snobbata dall’informazione.
          Poi quest’altra cosa della semi-xenofobia. bella, te la sei appena inventata la semi-xenofobia ? Ma almeno l’hai letta la dichiarazione incriminata ? o hai letto solo le risposte sull’unità ? Adesso te la incollo sotto così ti rendi conto che tutto lo sproloquio successivo te lo sei inventato; lui non l’ha mica detto.

          “La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso. O meglio, un senso lo ha. Distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi. Da una parte i buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri. Dall’altra i leghisti e i movimenti xenofobi che crescono nei consensi per paura della “liberalizzazione” delle nascite.”

          Capito ? Dice che non bisogna occupare il dibattito pubblico sullo ius soli se ci sono problemi più gravi da risolvere in fretta. Ne parliamo tra due o tre mesi dello ius soli. Nel frattempo risolviamo il problema dell’alcoa. Giusto o sbagliato che sia, comunque non è xenofobia. Invece di gridare alla xenofobia basta concentrarsi un attimo e si capiscono meglio le cose.

          Per chiudere secondo me grillo non è importante per quello che dice (a volte farnetica). E’ importante per quello che ha fatto: ha creato un’alternativa possibile. Un’alternativa al sistema castale e piramidale partitico. Vi sembra poco ? Ci avreste mai scommesso voi ?
          E’ una cosa per cui gli va dato merito.

        • Neo Anderthal says:

          Meglio sputare sentenze che sputare banalità, informate molto poco ma affermate con sicumera.
          Prima cosa: informati -non sul blog di Grillo ampiamente filtrato quando si tratta di temi “sensibili”- sui dibattiti e sulle determinazioni del M5S.
          Sapresti, solo per fare un esempio, che a Bologna, con rappresentanti incapaci di arrivare a comporre un dissidio non di poco conto tra chi sosteneva i precari della scuola e chi -liberista come il Grillo di qualche anno fa, che sosteneva il licenziamento in blocco di tutti gli statali, o quasi- li avversava in nome del “diritto” alla scuola privata si è arrivati alla pratica estromissione dal movimento dei precari della scuola.

          La semi-xenofobia è quella che -per esempio- inizia a pronunciarsi con “La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso” e poi cerca di parlare d’altro quando si parla dello Ius Soli, che è una pura e semplice misura di civiltà, vigente in forme più o meno ampie in tutti gli stati avanzati in termini di democrazia e diritti umani.
          Perché la questione della cittadinanza quello è: una questione di diritti, di diritti non da “concedere” ma da riconoscere ai bambini che nascono in Italia e che hanno come orizzonte la residenza in Italia. Oppure la differenza è nel nome? Nel colore della pelle? Nella “colpa” dei genitori che pur pagando le tasse e lavorando in Italia non vengono “ammessi”?
          Rivelatrice di un atteggiamento che certamente non è progressista -e nemmeno lontanamente umanitario, come pure vorrebbe accreditarsi il Grillo- è la classificazione come “buonisti della sinistra senza se e senza ma che lasciano agli italiani gli oneri dei loro deliri” di chi sostiene una posizione largamente prevalente dappertutto in Europa.
          Se avrai cura di informarti, prima di sputare altre piacevolezze, scoprirai facilmente che il bilancio tra percentuale del PIL, contributi pensionistici versati, IRPEF pagata, tasse varie ed eventuali e servizi fruiti e richiesti dagli immigrati parla chiarissimamente di un enorme vantaggio per l’Italia, che dagli immigrati incassa molto di più di quanto spende per loro.
          Altro che “oneri dei loro deliri”. La mancanza dell’accesso alla cittadinanza per chi vive e lavora in Italia da anni e decenni è già un fatto vergognoso in sé, figurarsi la mancanza del diritto a essere riconosciuti cittadini nel posto dove si nasce. Non è un problema da poco: i bambini e i giovani figli di immigrati sono già centinaia di migliaia, cosa vogliamo fare? Creare in Italia una -altra- sottoclasse di “non cittadini” con metà diritti? Fare una politica xenofoba di fatto per evitare che crescano i “movimenti xenofobi”?
          Una linea politica che su questo come su altri punti insegue la Lega Nord non è praticamente -agi effetti reali e diretti- una linea contigua alla xenofobia?
          Quando è il turno dei diritti, e chi lo stabilisce? Siamo già in ritardo, e non poco, i residenti “stranieri” sono milioni e saranno ancora di più in avvenire.
          Prima c’è l’ALCOA? Questa è davvero carina: cosa c’entrano le fabbriche in crisi? E se tra due o tre mesi non si è risolto il problema dell’ALCOA -e neppure uno degli altri 5mila problemi, a scelta- cosa facciamo, rinviamo di altri 2 o 3 mesi?
          Per favore, si abbia il coraggio di dire come la si pensa -e non solo di alludere- e si vedrà di che pasta è fatto il Grilismo. E si capisce benissimo, il diritto di occupare lo spazio del dibattito pubblico -con tristi e squallide piazzate al grido di “Vaffanculo”- è di Grillo, e che altri non si permettano.

          Dici che Grillo ha creato una alternativa possibile. Ma una alternativa possibile dovrebbe prevedere qualcosa di differente dalla pura e semplice vocazione testimoniale. Non che non sia importante, ma non rappresenta in nessun modo una alternativa. Avrà mai il 50% +1 dei voti, il Movimento di Grillo? Non credo proprio. E allora lascerà che governino gli altri e magari prenderà qualche voto di protesta.
          Tutti quanti gli altri sono da insultare, vilipendere, minacciare, come fossero arrivati solo ora “i puri” e come se che chiunque si sia interessato alla politica nei decenni scorsi o anche ora ma fuori dal M5S sia un ladro o un servo. Grillo è il vertice di una speciale Piramide Albanese della politica, quando gli ingenui che gli danno credito -a proposito: anche lui è un pregiudicato- si sveglieranno si renderanno conto di avere come minimo sprecato tempo.

        • AleSestu says:

          Eh ma così non la finiamo più… almeno una cosa la voglio chiarire però, visto che a quanto pare sono già stato schedato come grillino-semixenofobo-ingenuo.

          Io conosco abbastanza il grillismo da sapere che è una parola vuota, usata da altri come insulto (io stesso l’ho usata prima in tono ironico, ma qui se non si spiegano le cose coi disegnini si viene fraintesi); grillo stesso si definisce “moderatamente grillino”.
          Io non mi definisco grillino; non ho mai votato il M5S (finora ho votato margherita, poi ulivo, poi idv, poi sel), e come ho detto, non so cosa voterò (forse sel).
          Poi per quanto mi riguarda lo ius soli deve essere concesso immediatamente a tutti quelli che dici tu, + ai bambini stranieri con un minimo grado di scolarizzazione. Tra l’altro la puoi anche smettere di spiegare cos’è lo ius soli in ogni post. Lo sappiamo cos’è. Quello che ho scritto prima è il pensiero di grillo, non il mio. Ora che ho fatto il disegnino spero sia chiaro.
          Poi sull’ingenuità. Mi sta bene che si pensi che sono ingenuo.

          Su tutti quegli altri voli pindarici, da bologna a “alternativa = 50 % +1 dei voti” : mi sono stufato. Arrangiati.

          Ciao

        • Neo Anderthal says:

          @Ale Sestu. Tralascio il fatto evidente che usi metafore “ad mentulam” e i tuoi tentativi di argomentare non spiccano nessun volo ma si schiantano.
          Premesso che naturalmente puoi votare chi meglio ti piace e che non ce ne frega nulla, nessuno scheda o etichetta nessuno, sarebbe però meglio da parte tua, evitare di (provare a) bacchettare come ignorante chi interviene segnalando alcune discusse e demagogiche prese di posizione di Grillo, sulle quali il giudizio è libero e, nel nostro caso, argomentato abbastanza da non potere essere contraddetto troppo facilmente.
          Il tuo disegnino è povera cosa, scarabocchiato e infantile com è, e se argomenti in modo confuso e contraddittorio non ci posso fare nulla.
          O sei d’accordo coi principi dello Ius Soli -vedo che hai capito, bravo- e o sei d’accordo con il fatto che debba essere applicato immediatamente -come ti rassegni ad ammettere dopo averci pensato forse per la prima volta- o non sei d’accordo, e la consideri una questione marginale e da rinviare sine die, in attesa di tempi migliori come fa Grillo -non prima della soluzione per l’ALCOA-.
          Chissà se saprai arrangiarti, ma Ciao.

        • AleSestu says:

          Premesso che la metafora era perfettamente calzante, e che in effetti non te ne frega niente di chi voto, ribadisco sia la superficialità e la fretta nel leggere quello che ho scritto (che altrimenti non parrebbe ne confuso ne contraddittorio), sia l’ignoranza riguardo ciò che concerne il m5s. Aggiungo pure la pochezza argomentativa che ti spinge ad insultarmi direttamente, accusandomi gratuitamente di infantilismo e sbadataggine.
          L’ignoranza riguardo ciò che concerne il m5s, si percepisce proprio dalle argomentazioni usate per etichettarlo. Si vede chiaramente che l’approccio usato per informarsi non è aperto ma critico già in partenza; non è un approccio neutrale ma da avversario. E questo è limitante.
          Quando tu parli di qualunquismo, acchiappi solo una mezza realtà: nel qualunquismo c’è prima di tutto il diniego verso la vita associativa, da cui il disprezzo per il sistema partitico. Ma grillo ha favorito la nascita di tante associazioni (i meetup); i partiti li disprezza perché c’è stata, e ancora perdura, tangentopoli. Quindi il termine qualunquista è usato con superficialità.
          Quando tu voli al problema di bologna, prendi una realtà locale col grillo di qualche anno fa e la proietti ad una realtà attuale e generale. Ma stiamo parlando di una forma di rappresentanza allo stato embrionale: se invece di tagliarle la testa la si aiuta a crescere ce ne gioviamo tutti.
          Quando parli di “vocazione testimoniale” travisi proprio le basi fondanti. Alla base c’è la consapevolezza che l’impegno sociale e la partecipazione alla vita pubblica è un diritto ed un dovere di ogni cittadino. E questo fanno i membri dei meetup: democrazia partecipativa. E ce n’è un gran bisogno, e va promossa. E’ questa l’alternativa di cui parlavo, pazienza se non raggiungono il 50 % +1 dei voti.
          Quando parli di grillo pregiudicato mi fai rabbrividire. grillo è pregiudicato perché durante una gita in macchina, hanno preso una curva ghiacciata, la macchina è uscita di strada e gli è morto un parente. Lui era al volante ed è stato condannato perché non aveva le catene. E tu usi questa tragedia per cosa? per dire che siccome è pregiudicato non deve fare la morale ai ladri in parlamento? E’ l’argomentazione più schifosa che potessi sentire.
          Non credo più che questa discussione sia utile.

        • Neo Anderthal says:

          AleSestu, sei pregato di non ciurlare nel manico. Hai scritto:
          “certi sputasentenze, pure poco informati. ”
          “Poi quest’altra cosa della semi-xenofobia. bella, te la sei appena inventata la semi-xenofobia ? Ma almeno l’hai letta la dichiarazione incriminata ?Adesso te la incollo sotto così ti rendi conto che tutto lo sproloquio successivo te lo sei inventato”…
          “Capito ?” “ma qui se non si spiegano le cose coi disegnini si viene fraintesi”
          “Ora che ho fatto il disegnino spero sia chiaro.”

          “Quindi il termine qualunquista è usato con superficialità”
          “ignoranza riguardo ciò che concerne il m5s.”

          “Aggiungo pure la pochezza argomentativa che ti spinge ad insultarmi direttamente, accusandomi gratuitamente di infantilismo e sbadataggine.”

          Così, giusto per puntualizzare. Chi accusa? Tu.
          Chi insulta? Tu.
          Non voglio replicare alla tua supponenza, né al fatto che secondo te chi non si accorda col tuo modo di vedere è un ritardato, di sproloquiare e così via, ma rileggiti, e magari prova a ripassare un po’ di grammatica, in particolare l’uso -che per chi sa leggere suona in attenuazione- del prefissoide “semi”

          Gli argomenti che in ultimo porti a favore di Grillo e del Movimento 5 Stelle si capiscono benissimo. Ora, fatto salvo il plauso dovuto sempre a chi si interessa della cosa pubblica per un possibile bene comune, io non credo che un movimento come il M5S, che non si propone realisticamente per governare nella situazione data, possa essere valutato in maniera diversa che come una azione di testimonianza. Il Movimento di Grillo si orienta in maniera almeno verbalmente distruttiva contro le istituzioni in genere, contro le altre aggregazioni politiche di qualsiasi tipo e contro chiunque non sia interno alla logica del gruppo (basta ricordare la guerra mossa contro ex amici come Sonia Alfano o Luigi De Magistris) posizionandosi “né a destra né al centro né a sinistra” -e quindi, aggiungo io, da nessuna parte- in attesa “del crollo”, rifiutando dall’inizio qualsiasi ipotesi di coalizione e quindi almeno idealmente puntando alla maggioranza (50%+1).
          La democrazia partecipativa è tutt’altro e, fatta salva ancora una volta la buona fede e qualche opzione rappresentata ma non certo scoperta dai Grillisti, non credo che possa avere spazio reale in un movimento guidato da una specie di Guru investito di super poteri certificatori.

          Ancora scrivi:
          “E tu usi questa tragedia per cosa? per dire che siccome è pregiudicato non deve fare la morale ai ladri in parlamento? E’ l’argomentazione più schifosa che potessi sentire.”

          Schifoso -e penoso- è il tuo tentativo di attribuirmi intenzioni giustificative che non ho e non ho mai avuto, e trarre conclusioni ad mentulam su quanto io ho scritto.
          Cerca pure, rileggi. Ho solo segnalato il fatto che Grillo -come tu stesso confermi- è un pregiudicato (per quale motivo non mi interessa) e che quindi, proprio al contrario di quello che pensi, per me non è neanche un dato amministrativo-giudiziario come l’essere incensurati o viceversa l’essere pregiudicati a definire la idoneità delle persone a essere elette o a rappresentare delle opzioni politiche sulla scena pubblica.
          Dove hai letto una qualche mia difesa dei “ladri di regime”? Come ti permetti di avanzare insinuazioni del genere?
          Che a proporre questi criteri sia uno che agli stessi stringenti criteri non corrisponde è un dato di fatto, ed è un dato paradossale (tra l’altro, se per esempio, in conseguenza dei Vaffanculo detti e ripetuti anche dai suoi sostenitori, venisse condannato qualche eletto del M5S, verrebbe dimesso istantaneamente dal Censore Capo o sarebbe difeso come martire politico?).
          Le discussioni sono utili? Me lo chiedo, sopratutto quando un interlocutore che pretende rispetto è il primo a non offrirlo,.

  11. AleSestu says:

    Mi sembrano referendum utilissimi. Tutti tranne quello sulla riduzione del numero dei consiglieri a 50. Anche secondo me ne deriva una carenza di rappresentanza politica. Se il problema è il costo si possono dimezzare gli stipendi, o ridurli fino a 5000 euro, e aumentare anche un po il numero dei consiglieri.
    Nel discorso della rappresentanza politica secondo me non vanno tenute in considerazione le province perché sono più un costo che un vantaggio (anche in termini di rappresentanza: la qualità politica e le competenze sono scadenti), per cui secondo me è utile ed urgente eliminarle con un colpo d’accetta. Ma proprio zack, kaputt ! Le competenze in capo alla provincia passerebbero ai comuni (per quel che è possibile; se ne può discutere) e per il resto ritornerebbero alla regione.
    Quando li ho letti m’è sembrato strano che li avessero proposti fantola ed i riformatori, me li sono riletti parecchio per trovarci la fregatura ma non l’ho ancora trovata. Quando li ho firmati avevo la tentazione di chiedergli se al prossimo referendum proporranno l’autoflagellazione per loro stessi, perché manca solo quella.
    Comunque mi fa piacere questo viraggio dei fantolini verso il grillismo. Voterò si a tutti tranne il 7, quello sui consiglieri.

  12. Lo spettacolo offerta l’altro giorno con la manifestazione “orgoglio delle province” è stato a dir poco patetico.
    Poco fa sulla chat di facebook entra una e mi chiede di clikkare mi piace sui link della sua bacheca. Sapete cosa dicevano: MILIA E’ IL MIGLIOR PRESIDENTE DELLA REGIONE CHE POTREMO DESIDERARE … e da lì via con un apologia a dir poco patetica.
    Il bancomat dalla provincia alla regione. BASTA!!!!!!!!!!!!!!!!

  13. sinistra cagliari says:

    Non si può lasciare questo tema nelle mani dei soli riformatori e di fantola. Vorrei che qualcuno del PD partecipasse anziché continuare a fratturarsi in correnti e bande

  14. Il quinto passo ... non mollare says:

    Lo spettacolo della provincia di Cagliari che SardegnaQuotidiano con un ottimo articolo denunciava come bancomat delle associazioni, di sinistra perché comanda la sinistra ma di destra se al comando ci fossero loro. La gente che lavora lì sarà spostata al comune o in regione dove non manca certo il da fare. Riduzione dei costi, lavoratori salvi e meno “volontari” (si fa per dire) della politica.

  15. referendum says:

    In Sardegna abbiamo 118 fra enti regionali, partecipate, centri di ricerca, consorzi industriali, di bonifica, e cazzi vari …
    Moltiplicate questo numero per quello dei componenti del consiglio d’amministrazione di ognuno di questi, moltiplicate ancora per gli emolumenti, i gettoni di presenza, i viaggi, i benefici, la formazione quant’altro.
    Avremmo una cifra strabiliante che va messa a confronto con la produttività, i servizi resi e i benefici per la comunità.
    Una volta fatto il confronto, se ancora non convinti, calcolate il numero di accozzati dalla politica, dal nepotismo, dalla falsa compassione di chi può aiutarti a entrare, e moltiplica per circa tremila euro al mese lordi dello stipendio e annessi. Questi ultimi spesso, non sempre, prendono uno stipendio per produrre zero servizi ma semplicemente alimentare la spirale inflazionistica e corrosiva del debito.

    Ecco fatto sto calcolo se non andremo a votare per l’abolizione dei consigli di amministrazione vorrà dire che anche noi siamo tra quelli che vivono in questo neghittoso giro. Che la Merkel ci punisca!!!

  16. Callaghan says:

    Andrò sicuramente a votare come ho sempre fatto, non so ancora come voterò perchè voglio leggere attentamente il testo completo dei quesiti (scusate ho questo viziaccio), ma la questione che voglio porre è un’altra: cosa servono i referendum “consuntivi”? Un’eventuale vittoria dei SI non avrebbe effetti giuridici diretti, ma sarebbe da “impulso” per provvedimenti di legge da approvare in consiglio regionale, nel caso delle leggi regionali, o dai due rami del parlamento, su proposta di questa assemblea costituente regionale, nel caso della riforma dello statuto.
    Il mio timore è che tutto finisca nel dimenticatoio e vi spiego perchè. Prendiamo il caso dei referendum “abrogativi” che hanno effetti giuridici diretti. La storia ci insegna che spesso la cancellazione delle leggi è stata affiancata da altri provvedimenti (molto spesso regolamentari, attuativi, programmatori, contabili e via dicendo) finalizzati a eludere il risultato referendario. E tutto ciò è stato fatto con sorprendente unanimità bypartisan. Il caso più noto è il finanziamento pubblico ai partiti, trasformato in “rimborsi elettorali”, ma c’è anche l’eliminazione del Ministero dell’Agricoltura, diventato delle “politiche agricole” e stessa sorte toccherà ai recenti referendum sull’acqua pubblica.
    La mia paura è proprio questa: se è dimostrato che, spesso, i referendum abrogativi non riescano a incidere sul diritto, è molto probabile quelli consultivi incideranno ancora meno. Temo purtroppo che perderemo il nostro tempo.

  17. ZunkBuster says:

    E’ vero che spesso non riusciamo a comprendere bene a cosa servano realmente le province, e perché i loro apparati amministrativi (almeno nelle province “storiche”, non in quegli ectoplasmi delle “nuove province”) tendano all’elefantiasi a imitazione della pessima piega che le autonomie regionali, in contrasto con gli intendimenti del Costituente, hanno preso, non solo in Sardegna.
    Tuttavia, non credo che le province siano il solo problema. Ridimensionarle da enti con burocrazia, assessorati e staff ridondanti a enti fondamentalmente di programmazione, come erano stati ridisegnati dalla legge 142/90, va benissimo, abrogarle non so. Sospendo il giudizio. Credo però che si debba incidere con forza su altri “sprechi”, a cominciare dalla Sanità che, non si capisce perché, erogando prestazioni di sempre minore quantità, qualità e gratuità ai cittadini, sia un pozzo senza fondo in tutte le regioni, compresa la Puglia del mitico Nichi Vendola, per non parlare delle mirabilie di Formigoni. O meglio lo si sa bene, ma manca la volontà politica di incidere, forse perché “ci marciano” in troppi e trasversalmente.
    D’accordissimo su riduzione di numero e compensi dei consiglieri regionali, farei poi piazza pulita del maggior numero di enti possibili: le loro funzioni siano assegnate alla regione in via amministrativa, oppure, laddove si tratta di gestioni a carattere economico, siano create società miste pubblico-privato che siano in grado di garantire criteri di gestione conformi alle elementari regole di autonomia, non come accade col pozzo senza fondo di Abbanoa.

  18. rendusardus says:

    Si può non essere d’accordo su alcuni dei quesiti, tuttavia questa classe politica ha bisogno di essere purgata se no non si schioda dai benefici economici e dalla poltrona, soprattutto da quelle della parapolitica riservate a is amighisceddus.

    Questa è una vertenza trasversale, a prescindere da chi l’ha proposta che può anche non essere simpatico ma a cui bisogna riconoscere il merito d’averci lavorato sodo e in tempi brevi

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