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Cosa c’entra la libertà di stampa con la chiusura di Sardegna 24? Nulla. Piuttosto, perché il centrosinistra nell’isola non ha nemmeno una rivista?

Ogni crollo ha le sue macerie. La chiusura di Sardegna 24 travolge gli ultimi baluardi del sorismo militante. Le dimissioni di Massimo Dadea dalla presidenza di Sardegna Democratica sono solo l’ultimo segno. Qualche giorno fa si era consumato anche lo strappo tra Renato Soru e Gian Valerio Sanna, altro ex assessore della sua giunta.

E’ un clima da “tutti contro tutti”, e la vicenda di Sardegna 24 rischia ovviamente di dilaniare ulteriormente lo schieramento soriano. Tutti i protagonisti sono molto cauti nel tirare in ballo l’uomo di Sanluri e il motivo è chiaro: sarebbe l’implicita ammissione che gli uni si sono prestati a fare un giornale direttamente per conto di un politico, e che l’altro ha tentato di alterare gli equilibri politici facendosi un giornale usato poi come clava contro gli avversari interni ed esterni. Insomma, nessuno ne uscirebbe bene.

Per questo Soru tutti lo evocano e nessuno lo nomina. Ma prima o poi qualcuno per amor di verità, lo dovrà ammettere pubblicamente che dietro il quotidiano c’era il politico di Sanluri e che è stato il suo disimpegno a condannare il giornale.

Una volta ammessa questa verità di Pulcinella, va da sé che la questione della chiusura di Sardegna 24 non ha alcuna relazione con la libertà di stampa nella nostra isola. Il giornale ha pagato solamente a caro prezzo le sue contraddizioni iniziali. Non c’è stato nessun complotto, né nessuna volontà da parte del centrodestra alla guida alla Regione di penalizzare il giornale fino a condannarlo alla chiusura. Anzi, nonostante le sue esigue vendite Sardegna 24 ha beneficiato di alcune campagne pubblicitarie istituzionali volute da Cappellacci (com’era giusto che fosse) ma certamente non poteva beneficiare di provvidenze garantite dalle leggi, visto che non bastano pochi mesi di vita per accedere ai finanziamenti pubblici.

Nel lanciare la sua nuova creatura, asibiri.com, Giovanni Maria Bellu cavalca invece l’onda della Regione “editore occulto” che sostiene i soliti giornali e affossa tutte gli altri. Il tema è importante ma non ha nessuna relazione con la chiusura di Sardegna 24. Riguarda semmai tante altre testate (piccole e meno piccole) che, a differenza da quella diretta da Bellu, da anni vanno avanti tra mille sacrifici e grazie ad una organizzazione seria, e non sono capotate alla prima curva tra lo sconcerto generale. Dare la colpa a Cappellacci è troppo semplice e vagamente autoassolutorio.

Il punto dunque stavolta non è (se non in senso ampio) la libertà di stampa in Sardegna ma la capacità concreta del centrosinistra (inteso come area culturale, come forza viva della nostra regione) di avere un proprio giornale, di organizzare il dibattito e il consenso attraverso la stampa. Avete notato che da anni non ha più neanche quelle riviste edite dai gruppi del Consiglio regionale? Forse l’unica rivista è “Chimera” di Deriu, poi ci sono siti e blog. Ma è troppo poco.

Perché il Pd, Sel e gli altri partiti di centrosinistra non hanno mai voluto investire una lira su un giornale che fosse un laboratorio di idee e di confronto? Solo alla luce di questa assenza di capiscono le difficoltà oggettive che Sardegna 24 ha dovuto affrontare, ma anche il suo fallimento e i suoi errori. Poteva essere un’occasione interessantissima. Invece, così schiacciato sulla difesa del passato soriano, Sardegna 24 non rappresentava certo la pluralità delle posizioni espresse dal fronte progressista sardo. Non siete d’accordo? Scrive Bellu:

Collaboratori del giornale – accanto a intellettuali di rilievo della cosiddetta “area soriana” – sono stati Marcello Fois, Michela Murgia, Flavio Soriga, Alessandro Mongili, Luciano Marrocu, Lilli Pruna, Giorgio Melis…

Avete capito? C’erano sì intellettuali dell’area soriana, ma anche Fois, Soriga, Mongili, Marrocu, Pruna e Melis! Tutta gente notoriamente distante da Soru! Per carità, qui non si tratta di fare il processo al sorismo, ma di segnare un limite del giornale (il suo evidente tono monocorde) che non può essere poi scambiato (una volta che produce i disastri inevitabili) con la lesione della libertà di stampa e di informazione.

Con Soru è andata male, perché non poteva che finire male. Forse nessuno si aspettava che tutto crollasse in tempi così veloci. Bellu scrive che

il giornale a un mese dall’uscita si era stabilizzato attorno alle 4000-4500 copie, ed era cioè vicino al punto di pareggio. E’ stato in quel momento che il progetto iniziale (al quale avevo aderito e che era mutato rispetto a quello giustamente respinto da altri colleghi) è stato per larga parte abbandonato dall’editore.

Ma come mai l’editore (di cui ci aspettiamo che qualcuno finalmente faccia il nome e il cognome) quel progetto lo ha abbandonato proprio sul più bello? Bellu non lo spiega, ma noi lo possiamo immaginare. Delle due l’una: o l’editore non era soddisfatto della linea del giornale (e un direttore non può fare un giornale contro il proprio editore), o i conti dopo appena un mese erano già così preoccupanti da rendere necessario un disimpegno. Bisognerebbe chiederlo a Soru. E secondo me lui risponderebbe anche se qualcuno andasse a intervistarlo. Magari ci spiega anche come mai Tiscali ha oscurato il sito di Sardegna 24 per diversi giorni (della serie: se volete la guerra, l’avrete).

Il pluralismo, la libertà d’informazione, la lotta contro l’oligopolio esercitato dall’Unione Sarda e dalla Nuova Sardegna, l’inadeguatezza del servizio pubblico regionale, la diseguale distribuzione delle risorse pubbliche, sono temi cari a molti ma non possono essere branditi per mascherare un insuccesso senza ombre e senza misteri come quello di Sardegna 24.

Il tema vero è piuttosto quale informazione il centrosinistra immagina per la Sardegna. Può nascere anche da noi un giornale progressista? Ci sono imprenditori che si vogliono impegnare in maniera seria? Sardegna 24 è nato male e morto peggio, e viste le premesse non poteva che finire così. Questo non toglie che non possano nascere nuove testate, più solide e più durature.

Bellu ha già registrato il sito asibiri.com. L’assemblea convocata venerdì 10 febbraio alle 17 al Teatro Massimo di Cagliari ci farà capire qualcosa di più su questo progetto. Il testo pubblicato sulla home page ci annuncia la presenza di Concita De Gregorio, e sinceramente questo non fa presagire nulla di buono, se non che Renato Soru deve aspettarsi di tutto dal duo che fu allontanato dai vertici dell’Unità. Cosa ne sa la De Gregorio di informazione in Sardegna? Nulla.

Comunque stiamo a vedere, e ripetiamo le nostre domande: a differenza di Sardegna 24, Asibiri sarà un giornale plurale e attento a tutti i fermenti della società sarda? Quale sarà il suo riferimento politico ideale? Dove si colloca? Sarà la casa di tutti o quella di pochi? Sarà in grado di proporre riflessioni o solo di urlare? Saprà unire o solo frantumare?

Prima di chiedere soldi alla Regione, Bellu dovrebbe chiedersi da chi vuole che il suo giornale sia sostenuto, da quali forze economiche, sociali e culturali, senza il cui sostegno nulla avrebbe senso. Sardegna 24 poteva almeno contare politicamente sullo zoccolo duro dei soriani, che dopo questa vicenda però sono divisi e uno contro l’altro armati. Qualcuno racconti a Bellu la parabola di Altravoce, perché il percorso di Sardegna 24 (con le dovute proporzioni) lo ricorda in maniera impressionante.

Ps.
Certo che Soru si conferma comunque un talento sprecato per la piazza isolana. Anche stavolta è riuscito nell’impresa impossibile. Aveva fatto nascere un giornale perché lo aiutasse a tornare alla presidenza della Regione, con la convinzione che l’assenza di organi di informazione a suo favore in passato lo avesse penalizzato, ed ora in pochi mesi quel giornale se lo ritrova contro. Un genio.

26 Commenti

  1. anonymous says:

    Scusate per onestà intellettuale perché non analizzate anche questo articolo di Giorgioni? Mi pare che scagioni, alla grande,Soru ma tant’è…continuate ad estrapolare frasi fuori contesto adeguandole alle vostre profonde certezze, beati voi…http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Ffrancescogiorgioni.blogspot.com%2F2012%2F02%2Fil-dadea-e-tratto.html&h=TAQEB6xUlAQHcDpXxbEVThNhEvzQIuGNa76TTJ_3FKOlMfw

  2. Daniele says:

    Soru,Soru e ancora Soru,chi non ha peccato scagli la prima pietra.Senz’altroha grandi responsabilita’,ma tutti dovrebbero fare una profonda messa in discussione a cominciare proprio da G.Milia.Poi si puo’ finalmente ripartire a fare politica seria a tutti i livelli.Caspita quanto e’ facile trovare un bersaglio per distrarci dalle nostre responsabilita’…Buona vita a tutti.

    • Neo Anderthal says:

      Chi è Milia? Ti riferisci a Graziano Milia, ex presidente della Provincia? E cosa c’entra con la questione di Sardegna 24?

  3. SARDEGNA 24: IL COMUNICATO DELL’ASSOSTAMPA, IL SINDACATO DEI GIORNALISTI
    Il Consiglio direttivo dell’Associazione della stampa sarda ha esaminato la vicenda del quotidiano di Cagliari “Sardegna 24” che ha cessato le pubblicazioni il 29 gennaio scorso dopo soli sei mesi dall’uscita del primo numero. Il sindacato ha preso atto con sconcerto di una situazione paradossale: il direttore-editore del giornale ha comunicato di aver messo in liquidazione la società ma, ad oggi, non si sa ancora chi è il liquidatore, mentre l’amministratore unico non vuole incontrare il sindacato e i 17 giornalisti dipendenti, le vere vittime di questa situazione, sono ancora in attesa di conoscere le decisioni dalla società.
    L’Associazione della stampa sarda ha rilevato che i piani a suo tempo illustrati dal vecchio amministratore delegato non sono stati mai realizzati, che non sono stati pagati i contributi previdenziali dei giornalisti i quali attendono anche il pagamento di due mensilità arretrate, che nessun piano editoriale è mai stato consegnato alla redazione.
    Il sindacato manifesta profondo sconcerto per la gestione di un’impresa editoriale con progetti talmente approssimativi da dover chiudere battenti dopo appena sei mesi di vita. E’ un comportamento assolutamente inaccettabile che richiederà un concreto approfondimento, anche per evitare che situazione simili si ripetano a spese dei giornalisti e dei lavoratori.
    L’Associazione delle stampa sarda, nel richiede un incontro urgente all’amministratore unico della società, è decisa a difendere il posto di lavoro di tutti i giornalisti di “Sardegna 24” e si impegna a tutelare in ogni modo possibile i diritti dei colleghi a cominciare dal recupero dei crediti di lavoro maturati finora.
     
    Cagliari 06 febbraio 2012

  4. e adesso? says:

    qui di a si biri ci sono solo i debiti: chi pagherà i debiti verso dipendenti, collaboratori, fornitori, enti previdenziali (i contributi non sono stati mai versati). E’ il solito giochino: faccio flop e apro con un altro nome scaricando dipendenti e creditori.Evviva

  5. però, quanta nostalgia dei primi tempi de “L’Altravoce”…(vado fuori tema? non credo: nell’analisi del fallimento di Sardegna 24 è compreso, credo, un desiderio di qualcosa di nuovo e diverso dalla nostra informazione standardizzata – e non solo per quanto riguarda la noiosissima politica, ma per tutto il resto)…

  6. Alberto Soi says:

    Cito Giorgioni:
    “Nessuno vuole sostenere che Sardegna24 non avesse una marcata ispirazione soriana, come è evidente dal team di editorialisti tutti selezionati tra assessori della sua giunta regionale e personalità legata a vario titolo al fondatore di Tiscali.”
    È chiaro che S. non avesse bisogno di “passare in redazione” per determinare la linea del giornale.
    Invece nessuno dei giaponesi nella giungle che ancora difendono S. parla del caso di censura subito da Dadea e riportato anche da Bellu (antisoriani per principio o al servizio di poteri occulti anche loro?).
    A circa otto anni dalla discesa in campo di S. che tante speranze ci diede rimane l’onda lunga delle sue capacità autistiche di creare fratture e divisioni, uomo di destra con le piume della sinistra.

  7. Insider says:

    Sentite cosa scrive Giovanni Maria Bellu su Sardegna Democratica
    http://www.sardegnademocratica.it/

    Giovanni Maria Bellu

    04/02/2012 17:48

    Da alcuni giorni su questo sito è in corso un dibattito attorno a Sardegna24 nel quale come è d’altra parte ovvio vengo spesso chiamato in causa. Molti mi chiedono di rispondere. Anche, l’altro giorno, una delle persone che animano questo sito. Non ho alcuna intenzione di farlo. Dunque – attenzione perché la differenza non è piccola – questo non è un “intervento”, ma solo l’esposizione delle ragioni per le quali l’intervento non c’è. E comunque, quando ci sarà, non sarà qua, a meno che alcune questioni assolutamente ostative non si chiariscano in modo limpido. Ragioni semplicissime, al limite della tautologia. Come potrei scrivere con serenità su un sito di un’associazione che ha censurato (ritardandone la pubblicazione: trattasi di censura dilatoria) un intervento del presidente della medesima associazione dedicato proprio a Sardegna24 e dunque anche al sottoscritto? Un’associazione, tra l’altro, che non si chiama Sardegna canta o Sardegna erotica, per dire, ma Sardegna democratica! Dunque finché la questione non sarà chiarita – democraticamente – non potrò pubblicare serenamente alcun intervento. Anche perché non so più chi per primo lo leggerebbe per decidere – come è normale che sia – se e come pubblicarlo. Evidentemente non il presidente, tra l’altro ora dimissionario, che quando era pienamente in carica ha avuto difficoltà a pubblicare un suo intervento, figuriamoci quello di un non associato qual è il sottoscritto. Allora chi? Forse “Redazione”? “Redazione” è l’autore dell’altro intervento su Sardegna24 che appare in questo sito. Intervento redatto dopo quello di Massimo Dadea ma pubblicato prima, in una posizione che – applicando i criteri generali di gerarchizzazione delle notizie nei siti – era di maggior evidenza. L’intervento del presidente è stato pubblicato dopo, e sotto. Il giorno successivo – mentre l’intervento di “Redazione” – conservava l’apertura, è andato un altro scalino in giù. Questo è molto curioso, almeno se si applica l’ordinaria grammatica giornalistica. Perché il trattamento del pezzo firmato “Redazione” spetta di solito ai pezzi firmati “direzione”. Dunque, sempre applicando i protocolli riconosciuti, si dovrebbe pensare che il pezzo di “Redazione” è stato, scusate il bisticcio, redatto da un redattore su incarico di un direttore. Già, ma chi è il direttore? Normalmente, il direttore del sito di un’associazione è il presidente dell’associazione. Ma non, come risulta evidente da quanto si è scritto fino a ora, in questo caso. Insomma, la confusione è assoluta. Per questo non pubblico alcun intervento. D’altra parte ho pure qualche imbarazzo a pubblicare questo “commento esplicativo” perché leggendo quelli già pubblicati constato che non esiste alcuna moderazione del dibattito. Almeno non sembra. Come ho detto, risponderò in altra sede (e chiarirò in modo dettagliato concetti a quanto pare ignoti a molti, quali “piano editoriale”, “ispettore della distribuzione”, e tutto ciò che appartiene a un’impresa editoriale che funziona). Ma non posso nascondere una certa sorpresa per il divario tra le cautele e le prudenze che hanno tanto ritardato la pubblicazione dell’intervento del presidente, e la pubblicazione, senza alcun filtro, di commenti anonimi alcuni dei quali di carattere denigratorio se non diffamatorio. Offese personali che ne ricordano altre, apparse in altri siti proprio quando Sardegna 24 ha svelato alcune penose vicende di clientelismo “di sinistra” Sono comunque felice che l’intervento di Massimo Dadea alla fine sia stato pubblicato. L’avremmo pubblicato anche noi fin dalla sera di domenica scorsa se, improvvisamente, il nostro sito non si fosse “spento”. Così, morte istantanea. Il gestore – la compagnia Tiscali spa – l’ha ripristinato, dopo reiterate richieste, venerdì. Siamo in attesa di chiarimenti su questo malaugurato e lunghissimo “incidente tecnico”. Intanto il sito è uscito dalla nostra disponibilità. I contenuti attualmente visibili sono quelli del penultimo numero, non quelli dell’ultimo. Noi l’intervento del vostro presidente non l’abbiamo ancora potuto pubblicare. Stiamo costruendo un nuovo sito. Ci vorrà qualche tempo.

    • “risponderò in altra sede (e chiarirò in modo dettagliato concetti a quanto pare ignoti a molti, quali “piano editoriale”, “ispettore della distribuzione”, e tutto ciò che appartiene a un’impresa editoriale che funziona”

      Un post surreale. Ma perché non scrivere le proprie ragioni? Un blog su wordpress si apre in tre minuti e si personalizza con 17 dollari, molto meglio che aprire Asibiri e lasciarlo vuoto.
      Visto così, sembra un tentativo per cambiare tema: non si spiega perché S24 non si vendeva ma chi sia il cattivone della situazione.
      Però ci spiegherà cosa sia un piano editoriale, eh!

  8. fronda critica says:

    va beh, mi seu arrosçu… mi dimetto da lettore di blog e quotidiani sfigati, radioascoltatore di radio libere (ma libere veramente), da elettore di movimenti da 40 anni fermi all’ 1%, da fruittore di editoriali “d’ampio respiro” e ricercatore di notizie ed analisi politiche ed economiche attendibili, non mi interesserò più alle lodevoli intraprese di artisti sinceri e lavoratori onesti ( pur se precari) dell’ Informazione… d ora in poi il mio motto sarà: “mandiamoli in pensione gli editorialisti, gli addetti all’ Opinione”… ci vorrebbe Nembo kid (pardon Superman, ma ho una certa età) per ricondurre questo dibattito surreale ai fatti concreti che io non conosco.
    se qualcuno può inchiodare il signor Soru alle sue responsabilità lo faccia, se il signor Bellu non è un bravo giornalista ma un pasticcione spiegateci il perchè…
    l’opinione pubblica e già confusa di suo e non ha bisogno di tutta questa vuffa…

    • Frunza Crisica says:

      l’opinione pubica ha bisogno di vaffa?

      • fronda critica says:

        lol…”opinione pubica”? gentile “Frunza Crisica” io nel mio piccolo in quanto fruitore (consumatore) di radio e giornali e quindi parte di quell’ opinione pubblica senza la quale gionalisti , editorialisti, semplici cronisti etc non esisterebbero mi permetto di porre domande al “Sistema dell’Informazione”, tutto qua…riguado al “vaffa” non saprei, non sono solito trafficcare a “tarda notte lungo i viali” come recita la canzone…

  9. anonimi tutti says:

    Mentre la nave affondava l’equipaggio (la classe dirigente) non insultarsi cercando un colpevole per quelle disgrazie. Intanto sul ponte i passeggeri avevano l’acqua al torace e urlavano chiedendo aiuto e lanciando invettive verso l’equipaggio e gli ufficiali di comando.
    Intanto gli sciacalli controllano se vi è qualcos’altro da prendere.

    Da dove rinascerà un equipaggio e si formeranno gli ufficiali per le prossime trasversate nessuno è in grado di dirlo. La Sardegna non è una nave e non affonderà. Certo, c’è il rischio concreto che si torni ai bastimenti delle ferrovie dello stato da Golfo Aranci, alle valige legate con lo spago con la riserva di pecorino e pani carasau all’interno, a is maiulos e is carrettoneris.
    Dio ci salvi!

  10. patrizia says:

    caro Vito Biolchini dovresti rilassarti. Oggi Francesco Giorgioni ha chiarito meglio i contorni della vicenda.
    http://francescogiorgioni.blogspot.com/2012/02/quando-soru-venne-in-redazione.html.

    Non fare come i giapponesi che non sapendo che la guerra era finita, volevano a tutti i costi un nemico da combattere. E Soru è un nemico per tutte le stagioni.
    A si biri

  11. Massimo Manca says:

    Condivisibile in parte, certo.
    Ma leggo anche: “Perché il Pd, Sel e gli altri partiti di centrosinistra non hanno mai voluto investire una lira su un giornale che fosse un laboratorio di idee e di confronto? Solo alla luce di questa assenza di capiscono le difficoltà oggettive che Sardegna 24 ha dovuto affrontare, ma anche il suo fallimento e i suoi errori”.

    Bah… non so: tu ne sei veramente convinto? Un giornale che fosse un laboratorio di idee e di confronto…mah!
    Mi domando: ma veramente il problema è questo? ma veramente le difficoltà di S24 sono spiegabili alla luce di questa assenza? ma veramente abbiamo bisogno di un giornale (o bollettino) di questo tipo?

    Per quanto mi riguarda resto convinto che più il pd, sel e gli altri partiti si tengono lontano dai giornali (giornali e non bollettini), è meglio è per tutti, giornali compresi.

    Questa invocazione, questa ricerca spasmodica di editori senza i quali non sarebbe possibile avviare una sostenibile iniziativa editoriale continua a non convincermi. So già cosa potresti obiettarmi e sicuramente sarei, in parte, d’accordo. Certo, so anche che le nozze non si fanno coi fichi secchi, pero mi arrenderò soltanto dinanzi all’evidenza dei fatti, solo quando registrerò il silenzio e il vuoto dinanzi ad una seria e ponderata “chiamata alle armi”. Ovvero, quando vedrò che dinanzi ad un elaborato, diverso e innovativo progetto editoriale (che curi con parsimonia ogni singolo centesimo di investimento, partecipato e costruito con chi ci sta) i primi a tirarsi indietro (per non correre rischi patrimoniali in prima persona), saranno proprio quel gran numero di giornalisti attualmente a spasso. Ma anche quando vedrò che il tentativo di reperire risorse, dalle sottoscrizioni e fino agli abbonamenti, non avrà sortito effetti apprezzabili. Insomma, mi pare sia giunto il momento di trovare in noi stessi, prima che negli altri, le ragioni di una eventuale sconfitta. Sono un illuso? Forse, ma un tentativo andrebbe fatto.

  12. Alessandro Mongili says:

    La sinistra non ha un giornale perché non ha idee e quelle che ha sono scadute e impresentabili. L’unico progetto sulla piazza era quello di Soru.
    La sinistra però ha posizioni negli apparati culturali e politico-economici, lucra nella mediazione con il potere nazionale, riproduce familisticamente e nepotisticamente il suo micropotere, per cui non può consentire nessun progetto di rinnovamento, pur con tutti i suoi limiti e gli errori in corso d’opera (incomparabilmente minori, però, di quelli di un Cappellacci, tanto per non far nomi, ma anche e soprattutto di un Palomba, di un Cabras e di un Milia, e lascio stare i minori). Alla sinistra della Sardegna non gliene frega nulla, e infatti ormai da più di un decennio è in un conflitto asperrimo con i propri elettori.
    A me pare che il vero errore di Soru sia stato quello di fidarsi troppo della sinistra sarda e degli establishment di serie B che ci ammorbano, e di non essere giunto al termine di un percorso necessario di uscita da troppe stupidaggini tipiche della sconfitta e sconfittista sinistra italiana e anche sarda.
    Il resto è crastulo.

  13. CARO VITO BIOLCHINI, IL GENIO SEI TU , RIESCI A FARE UNA DISAMINA POLITICA DEL CENTROSINISTRA , PERALTRO VERA, ED ASSOCIARLA AL FALLIMENTO DI UN PROGETTO INDUSTRIALE CHE, CI HAI PENSATO?, POTRBBE ANCHE NON ENTRARCI PER NIENTE CON CON IL SORISMO INTESO COME IDEA POLITICA. NON PENSI CHE IL PROGETTO “SARDEGNA24” SI ANDATO MALE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE PER DIFFICOLTA’ ECONOMICHE ?! IL CONTEMPORANEO LANCIO DI “SARDEGNA QUOTIDIANO”(IL MIGLIORE GIORNALE ATTUALMENTE IN SARDEGNA ) NON HA CERTO AGEVOLATO LA SUA CRESCITA.CHIEDERE ALL’UNIONE SARDA QUANTO DIANO FASTIIDO I FREEPRESS.TI SEGUO SPESSO E VOLENTIERI E SEMPRE SPESSO TI SENTO PARLARE DI SORISMO, MA COS’E’ IL SORISMO? PER TE SEMBREREBBE SOLO UN MERO SCHIERAMENTO POLITICO FATTO DI POLITICI, PER NOI,GENTE DI POPOLO, INVECE E’ UNA IDEA DI VITA CHE, BADA BENE, POTREBBE CHIAMARSI IN QUALSIASI MANIERA ANCHE BIOLCHINISMO.QUESTO PER DIRTI CHE SORU E’ UNA PERSONA COME TUTTE LE ALTRE, MA UNA PERSONA CHE IN POLITICA HA LASCIATO UNA TRACCIA DA SEGUIRE E CHE ALTRI (SPERIAMO) SEGUIRANNO. PER CONCLUDERE NON PENSO CHE SORU ABBIA INTENZIONE DI RICANDIDARSI ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE E CHE ABBIA FONDATO IL GIORNALE IN QUESTIONE PER SUE MIRE PERSONALI, SONO SICURO, TRA L’ALTRO, CHE ANCHE TU LA PENSI COSI.

  14. “[…]un limite del giornale (il suo evidente tono monocorde) che non può essere poi scambiato (una volta che produce i disastri inevitabili) con la lesione della libertà di stampa e di informazione.”

    “Perché il Pd, Sel e gli altri partiti di centrosinistra non hanno mai voluto investire una lira su un giornale che fosse un laboratorio di idee e di confronto?”

    Gentile Biolchini,
    ho estratto due citazioni dal post. Dal primo, pare di capire che Lei assegni al “tono monocorde” la responsabilità della chiusura di S24. Dal secondo, che in Sardegna non ci sia spazio per un organismo che faccia dell’informazione la propria ragion d’essere, giacché il “laboratorio di idee e confronto”, tradotto per noi poveri ignoranti, parrebbe un “giornale d’area” molto simile a un organo di partito (a meno che, davvero, non ci si illuda che una sponsorizzazione politica o economica possa tradursi in una totale mancanza di indirizzo, il che ci riporta al tono monocorde).
    Sulla prima citazione, dissento del tutto. S24 ha chiuso perché era un prodotto improponibile nel mercato d’oggi, al di là del tono monocorde (che personalmente non ho visto così smaccato, pur essendo tutt’altro che un gatto soriano; Giorgioni, ad esempio, dice il contrario e con argomenti tutt’altro che peregrini).
    Sulla seconda, eccepisco che ciò che piacerebbe a Lei (posto che abbia capito bene il Suo pensiero) piace pochissimo a me (il che non sarebbe un male se poi ci fossero un sacco di lettori che la pensano come Lei)
    Però non sono un giornalista e mastico poco la comunicazione. Da cui un tema: c’è in Sardegna uno spazio per un organo di informazione confezionato decentemente (che non chiamo ‘quotidiano’ altrimenti non ci capiamo) indipendente e basato principalmente sulla vendita di informazione o no? Non dico senza pubblicità o contributi pubblici (se c’è una legge e si può sfruttare, perché no?) ma senza la necessità di un indirizzo vincolante da parte di un editore inteso come sponsor. C’è spazio per IlFattoSardo (che non abbia in prima la foto di una canna, possibilmente, o solo quella)?
    Sarà pure un tema scemo, ma dal post mortem dumping che si vede in giro pare che nessuno ci abbia pensato prima di salpare, né abbia una chiara idea adesso mentre beve un vermentino dalla rotonda del Lido osservando il relitto. Di informazione ne abbiamo bisogno o no?
    Perché se il naufragio di S24 e la libertà di stampa poco hanno a che fare, c’è anche il fatto che non abbiamo un giornale decente a disposizione (facendo le scuse a SQ, però non contiamoci balle).
    Cordialmente,

  15. Anonimo says:

    Vito, ho notato che ultimamente hai assunto un atteggiamento, a mio parere, eccessivamente ostile nei confronti di Soru. Va bene la critica costruttiva, ma come spesso egregiamente fai nel ricercare e motivare le vere essenze delle cose, concedimi un po’ di dietrologia…….. sei veramente sicuro che quest’ultima tua posizione non è condizionata da altro ? Anche da fini strettamente personali, professionali o politici (vedi SEL) ?
    A si biri, adiousu e saludi e trigu.

    Giuseppe

  16. All'improvviso uno sconosciuto... says:

    Continua a voltarti dall’altra parte!!! Quel che manca in Sardegna, che sia un progetto editoriale o imprenditoriale è una politica economica che sostenga tali progetti per il periodo di incubazione. In altre regioni esistono gli incubatori, creati dal BIC, strutture dotate di tutto che ospitano le nascenti aziende per ridurre i costi come affitti e spese iniziali, dotate pesino di mensa con costi accettabili per i clienti ospiti e pasti gratuiti per i dipendenti delle aziende osptitate nella struttura. Non solo ma le aziende concentrate in un unico stabile hanno la possibilità di interagire tra loro per la creazione di sinergie che portino le stesse al compimento dell’obiettivo economico per cui sono state costituite. In Sardegna questo non c’è. Questo la dice tutta sulla volontà politica di far crescere economicamente l’isola. Cioè che a nessuno, nemmeno ai nostri politici frega niente della ripresa economica della Sardegna. Infatti il BIC Sardegna ha sempre disatteso quelli che erano i suoi compiti. Le aziende che hanno avuto il prestito si sono trovate di fronte a pagamenti dei finanziamenti ritardati anche di un anno rispetto al piano previsto. E per l’editoria è anche peggio, poichè se non crescono le altre aziende non c’è sbocco in termini di raccolta pubblicitaria. La sola diffusione al pubblico non basta a generare reddito sufficiente a mantenersi. Spese iniziali, tasse, stipendi dei dipendenti, spese di stampa e improbabili finanziatori che spariscono al momento di metter mano al portafogli e nessuna possibilità di rientrare nelle spese sia per via della situazione attuale che per le prospettive future. Questi sono gli ingredienti per un fallimento sicuro. Non tener conto di tutto il contesto nel fallimento di un giornale è un grave errore. Sapete che grazie a internet la vendita del giornale cartaceo è crollata? Sapete che grazie ad internet è possibile generare guadagni col sito del giornale e compensare le perdite della mancata vendita? No? Ops… Se volete saperne di più contattatemi tramite il sito della mia società.

  17. Adbuster says:

    Si vede che da quando Bellu ha lasciato la sua casetta di via Torino a Cagliari, si è dimenticato il sardo. “a si biri” lo dice uno che se ne va, che deve partire. Immagino i commenti su asibiri.com : “mì…. Arribàu menevado!”. A meno che Bellu non intendesse augurarsi un futuro fertile: “a si biri pringius” punto com.

  18. Anonimo says:

    infatti la Sardegna, ora che in regione non c’è più il GRANDE IMBROGLIONE , sta benissimo, brilla e sorride; sai che ti dico? ormai quando vedo tutta questa gente che si lamenta e piange perchè la Sardegna sta morendo e si consola mandando affanculo il politico di turno, semplicemente mi volto dall’altra parte

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