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Sardegna Uno salva in corner, Sardegna 24 ad un passo dal baratro. Ma che razza di editori abbiamo in Sardegna?

Una calda e una fredda. Anzi no: una tiepida e una freddissima. Non è un bel periodo per l’editoria sarda. Non abbiamo fatto a tempo a gioire per i mancati licenziamenti a Sardegna Uno che ci arriva la notizia della sempre più grave crisi di Sardegna 24.

Ad assumersi l’onore e l’onere di scoperchiare il pentolone è il sito Area 89, che oggi ha postato un articolo dal titolo poco rassicurante: “Sardegna 24 ad un passo dalla chiusura”.

A dire il vero, l’articolo racconta ciò che gli addetti ai lavori sanno già da qualche giorno. Con due particolari inediti. Il primo è che il destino del quotidiano “si chiarirà il 27 gennaio, quando una riunione del Cda deciderà se proseguire l’attività o se mettere in liquidazione il giornale. Ipotesi, la seconda, molto probabile, vista la mancanza di risorse finanziarie, i debiti accumulati e il deludente andamento delle vendite”.

L’altra notizia è che “l’amministratore unico Giancarlo Muscas ha rassegnato le dimissioni da circa due settimane”. Insomma, Sardegna 24 sarebbe allo sbando e anche nei guai seri. Sempre secondo Area 89, “il direttore-editore Giovanni Maria Bellu ritiene infatti nullo l’accordo che gli aveva permesso di rilevare le quote di maggioranza del giornale dai vecchi proprietari, questi ultimi tutti riconducibili all’area Soru. Circa duecentomila euro di debiti sarebbero rimasti nascosti al momento della firma dell’accordo, un rosso emerso solo nelle ultime settimane e che, per Bellu, cancella quanto pattuito due mesi fa”.

Insomma, la situazione è disperata. Area 89 si chiede come sia stato possibile arrivare a questo punto, tenuto conto che il giornale è in edicola da appena sette mesi. L’argomento, benché sgradevole, non può essere evitato.

In attesa degli ulteriori sviluppi attesi dalla riunione di domani, una cosa però secondo me si può dire subito. Ma che razza di imprenditori pensano di inventarsi editori se non sono in grado di garantire almeno un anno di vita al proprio giornale? Com’è possibile che abbiano buttato allo sbaraglio un manipolo di giornalisti senza avere un mano un piano credibile e soprattutto abbandonando la nave alle prime difficoltà?

Io non ho ricordo di un giornale che nasce con tante aspettative e dopo appena sei mesi è sull’orlo del baratro. Ma cosa avevano in testa gli imprenditori che hanno dato vita al progetto? Che idea si erano fatti del mercato editoriale? Il loro è stato un atteggiamento semplicemente irresponsabile.

Quello del direttore Bellu di acquisire le quote è stato poi un tentativo azzardato di inventarsi editore, un atto di generosità che al momento non sembra essere ripagato né dalle vendite né dagli eventi.

A Sardegna Uno invece si tira un sospiro di sollievo. Dopo una mobilitazione durissima, l’editore Giorgio Mazzella si è dovuto rimangiare il licenziamento di quattro giornalisti e ha accettato di sottoscrivere i contratti di solidarietà. La soluzione è stata dunque quella prospettata da subito dalla redazione, prima che Mazzella tentasse di agire fuori da ogni regola: prima annunciando l’allontanamento di quattro giornalisti su undici, poi tentando di trasferirli in sedi periferiche aperte ad hoc (Sassari, Nuoro e Olbia; il quarto probabilmente sarebbe finito a Palau o a Caprera, chissà). La redazione a questo punto si è ospposta in maniera compatta, e Mazzella (già provato da uno sputtanamento mediatico impietoso) ha dovuto capitolare.

Il comunicato con cui annuncia l’accordo è meraviglioso:

Ci tengo a precisare che ho percorso tutte le strade alternative prima di arrivare con profondo rammarico, alla scelta di dover applicare, per la prima volta il contratto di solidarietà”.

Infatti una delle strade alternative era appunto il licenziamento! Grande Mazzella!

Ora tecnici e redattori guadagneranno il 30 per cento in meno. Alla faccia della retorica sulla casta dei giornalisti! E segno che il problema per Mazzella non era economico.

Una cosa è certa: i lavoratori di Sardegna Uno hanno dato prova di responsabilità. Ora tocca all’imprenditore dotare l’emittente di un piano industriale ed editoriale credibile. Altrimenti fra un anno la situazione si riproporrà in tutta la sua drammaticità.

 ***

VERTENZA SARDEGNA UNO: COMUNICATO DEI SINDACATI

Revocati i quattro licenziamenti e firmato l’accordo per il contratto di solidarietà a Sardegna 1. Scongiurata la soluzione traumatica voluta dall’editore, giornalisti, tecnici e impiegati si faranno carico della crisi dell’emittente. L’accordo è stato sottoscritto ieri dall’Associazione della stampa sarda, SLC CGIL e Uilcom Uil, con l’editore Giorgio Mazzella al termine di una lunga e difficile trattativa alla quale hanno partecipato anche il segretario nazionale della Fnsi Franco Siddi e il segretario regionale della CGIL, Enzo Costa. Le organizzazioni sindacali ritengono di aver salvato l’emittente dal pericolo di un graduale smantellamento, mettendola in condizione di riorganizzarsi e rilanciarsi nel panorama dell’informazione regionale e di continuare a garantire occupazione e pluralismo nell’informazione televisiva in Sardegna. Tutti i dipendenti rinunceranno a  parte del proprio stipendio per consentire all’Azienda di recuperare le risorse necessarie. Un concreto esempio di solidarietà per guardare al futuro con rinnovata speranza. Spetta ora all’editore il compito di mettere in campo tutte le azioni destinate alla ripresa. I sindacati ritengono tuttavia che sia indispensabile anche un rinnovato impegno delle istituzioni per garantire la sopravvivenza del settore, in accertato stato di crisi, con interventi concreti e trasparenti nell’ambito delle politiche attive per il lavoro. Appare non più rinviabile inoltre una nuova legge regionale sull’editoria in grado di rispondere ai problemi posti dalla crisi economica a garanzia del diritto dei sardi ad essere informati in un ambito di reale pluralismo.   

Cagliari, 25 gennaio 2012

VERTENZA SARDEGNA UNO: COMUNICATO DEI LAVORATORI

Amministrativi, tecnici e giornalisti di Sardegna 1 hanno raggiunto l’accordo con l’editore, Giorgio Mazzella, per avviare il percorso che porta all’applicazione all’interno dell’azienda del contratto di solidarietà.
Preso atto della crisi economica generale e delle difficoltà create dall’avvento del digitale terrestre, i dipendenti condividono la sfida dell’editore per il rilancio dell’attività. Si è assieme deciso di scegliere una strada che consenta di superare il difficile momento e permetta a tutti di conservare il posto, senza incidere sulla qualità del lavoro. L’idea è quella che tutti assieme, lavorando nella stessa direzione con rinnovato impegno, si possano raggiungere risultati positivi.
Apprezziamo in tal senso la scelta della proprietà di non depotenziare la redazione centrale e di proporre un piano di rilancio dell’emittente. Questo percorso viene ritenuto fondamentale dai dipendenti per dare all’azienda la possibilità di mantenere gli stessi livelli di qualità offerti sino ad oggi e di essere pronta con lo stesso organico e le stesse potenzialità ad affrontare le sfide del mercato editoriale.
Un risultato raggiunto grazie allo sforzo dell’editore Giorgio Mazzella e al contributo di CGIL, UIL, ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA SARDA e FNSI nella gestione della vertenza. Dal confronto l’emittente esce più solida, rafforzata dalla consapevolezza che solo con l’apporto di tutte le sue componenti si può vincere la sfida.
Si ringrazia, infine, l’opinione pubblica per l’attenzione riservata alla nostra emittente.

VERTENZA SARDEGNA UNO: COMUNICATO DELL’EDITORE GIORGIO MAZZELLA

Ho letto con grande piacere la lettera scritta da tutti i giornalisti , gli amministrativi, ed i tecnici di Sardegna 1 e vi ringrazio per la fiducia che mi avete dimostrato nell’accogliere la sfida che consentirà di avviare insieme un percorso strutturato per il rilancio della “nostra” azienda televisiva.
Ci tengo a precisare che ho percorso tutte le strade alternative prima di arrivare con profondo rammarico, alla scelta di dover applicare, per la prima volta il contratto di solidarietà.
So che i tagli sono sempre impopolari e comprendo il grande sacrificio che la strada che abbiamo scelto di percorrere comporta per tutti i dipendenti di Sardegna1, ma so con certezza che è l’unica che consentirà all’azienda, con la collaborazione di tutti voi, di superare il difficile momento di crisi che stiamo attraversando, garantendo la continuità aziendale e i livelli occupazionali, senza compromettere il livello della qualità dei servizi offerti.
La storia ci insegna che ogni periodo di crisi rappresenta un’opportunità di migliorarsi, di superare i propri limiti, di ottimizzare l’efficienza, di trovare strade alternative e nuove strategie e sono certo che se saremo capaci di lavorare insieme, ragionando con una logica di sistema, lo sforzo e l’impegno di ogni singolo individuo darà un contributo attivo al successo della nostra impresa e ci consentirà di essere pronti ad affrontare con successo le sfide del nuovo mercato editoriale.
Credo infatti che oggi come non mai, per la ripresa economica del nostro paese , sia necessaria una forte collaborazione tra imprese, dipendenti, organizzazioni sindacali, governi e società civile per far fronte alla complessità della crisi in un processo di globalizzazione come quello che stiamo vivendo e tutti gli attori in causa devono fare le loro parte perché il processo di crescita non si fermi.
Colgo l’occasione per ringraziare tutti i dipendenti, l’ASSOCIAZIONE DELLA STAMPA SARDA, la FNSI, la CGIL, e la UIL, per l’impegno dimostrato nel cercare soluzioni costruttive e condivise in questa dolorosa ma necessaria ristrutturazione aziendale.

17 Commenti

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  4. abbiamo il grande Zuncheddu e i suoi amici
    , no? che accoglie tutte le pecorelle smarrite

  5. Efisio Loni says:

    Diciamo che si trattava di un prodotto nato già vecchio per il mercato attuale…poco internet…un’idea irritante di intellettuali-guida che spiegano tutto al popolo bue che non capisce….un’idea elitaria di giornalismo e di politica…nessuna nuova visione per la Sardegna, niente lingua sarda, poco indipendentismo, poca società reale, troppo sport, pagina culturale accademica, attenta ai poteri forti e conformista.

    Nessun progetto reale se non l’opposizione furibonda a Cappellacci…Ecco sembrava La Nuova di Cagliari Anni Ottanta ingrigita e incazzata…poteva funzionare? No, come non ha mai funzionato. Il tutto era come sperare di vendere CD nell’era degli Smartphone

    Molto meglio Radio Press.

    Solidarietà a chi resta senza lavoro.

  6. Bastiano Contro says:

    Io ricordo Sardegna.Com, Il Corsivo. Tutte esperienze, in fin dei conti, molto similari a quella di Sardegna 24. Formati e grafica diversi. Così pure nei contenuti e nelle linee editoriali.
    O forse vorremmo credere che il nome di Soru prima, la foliazione formato guida telefonica poi, e l’imbarazzante – non illuminante – apporto della triade letteraria Fois-Soriga-Murgia, con in più l’aggiunta di noiosissime penne come il maestro Melis e la vecchia equipe della Giunta Soru, siano stati tratti distintivi per la qualità di Sardegna 24? Soprattutto rispetto all’esperienza ben più umile e lavorata di altre piccole testate nate, cresciute e morte in toni minori, spesso nel il silenzio dello stesso mondo giornalistico, oltreché dell’Ordine dei Giornalisti. Del resto, anche Sardegna 24, come quelle esperienze è una storia di precariato, di giornalismo schierato, di editori furfanti. Di lavoro non pagato. Perchè non parlare di questo? Il Quotidiano l’Obiettivo, storico quotidiano di Quartu, è durato in vita per quasi dieci anni, in una situazione traballante per chi ci ha lavorato. Qualche finanziamento pubblico, pochissima pubblicità, un editore, non puro, che si è spremuto in tutti i modi. Eppure, è stato presente nella Rassegna Stampa di tutti gli enti pubblici dell’Area Vasta (compresa la Regione) per anni e anni. Portando avanti anche delle scomode battaglie. Una storia di giornalismo di commento e precariato selvaggio. Ecco: talvolta nel giornalismo locale si fanno figli e figliastri nel celebrare le morti di una testata. Ma ogni voce che si spegne è sempre una sconfitta. Nel caso di Sardegna 24, forse, la sconfitta era già preannunciata. E da tempo.

  7. ZunkBuster says:

    Andiamo dai, chi ha concepito il progetto Sardegna 24 non aveva capito una mazza fin dall’inizio … in tempi in cui il mondo sta esplodendo e si vive una drammatica crisi di rappresentatività non solo della politica, ma anche dei sindacati e delle varie associazioni professionali (gli autotrasportatori insegnano), si concepisce un quotidiano-Pravda infarcito di prediche di personaggi dell'”inner circle” di Soru senza alcuna linea se non come era bella e prospera la Sardegna quando c’era Soru, Soru deve tornare presidente. E chissà se Soru, dopo la breve luce riflessa che gli è derivata dall’aver cavalcato spudoratamente la campagna di Massimo Zedda (lucrandone un po’ di assessorati e posti di sottogoverno, e proprio alcuni assessori soriani del Comune, vedasi Mauro Coni, fanno storcere il naso con la loro astrattezza stile Maria Antonietta Mongiu), sapeva che avrebbe dovuto ancora trascorrere del tempo tra Procura e agenzia delle entrate. Il progetto era malfatto sul nascere, per il resto il buon Biolchini da giornalista professionista saprà meglio di me che un ottimo cronista e caporedattore quale è stato Giovanni Maria Bellu (per il quale mi dispiace essendone stato amico tanto tempo fa, anche se ora l’ho perso di vista) non necessariamente si tramuta in un ottimo direttore, e già la controversa esperienza nell’Unità soriana con Concita De Gregorio forse poteva destare qualche dubbio … da ultimo, nel tentativo di far parlare di sé almeno su Facebook e derivati, abbiamo notato imperdonabili cadute di stile, come gli attacchi frontali a Graziano Milia, partiti prima della definitività in Cassazione della condanna che poi ne ha determinato la decadenza. Non che Milia mi stia sommamente simpatico, e non che non sia vero che desta qualche interrogativo la pletoricità dello “staff” della presidenza della Provincia (quando già si capisce poco a che servono gli assessori in un ente inutile e in via di quasi dissoluzione per mano del governo Monti), ma dei giornalisti professionisti (tra cui anche Giorgio Melis) non possono muoversi sulla stessa lunghezza d’onda di certi discutibili fogliacci virtuali. Sembrerebbe che qualcuno nell’entourage di Sanluri 24 covi un sordo rancore verso certi esponenti del PD, ma che c…. pretendevano, dopo aver impostato una battaglia non solo contro il centrodestra, ma anche, e soprattutto, contro una certa ala del PD? Posto che l’Ugnone a Casteddu la leggono perlopiù quelli di destra e quelli che vogliono velocemente informarsi sui morti e sulle peripezie del Cagliari Calcio, la Nuova non la legge nessuno, Sardegna Quotidiano (di cui ignoro le statistiche di vendita, ma il mio edicolante di fiducia dice che le copie vendute a pagamento sono assai poche) si mantiene su una linea di abbastanza solida imparzialità, il target naturale di Sardegna 24 doveva essere quello dei lettori di sinistra. Ma noi poveri elettori del PD che già faticosamente ogni giorno cerchiamo di capirci qualcosa degli scontri interni tra le tremila correnti del partito sardo non siamo molto propensi a sborsare 1 euro e 20 per leggere un foglio di fazione, non basta la lettura peraltro spesso insopportabile di Sardegna Democratica? A parte, nota a pié di pagina o quasi, che se contiamo gli attacchi al sindaco Zedda sui vari quotidiani, forse, quando chissà per quale motivo aggradava, ne ha fatti più Sardegna 24 che la stessa Ugnone.
    Dispiace per tanti professionisti seri che ci saranno ancora dentro, ma dati i presupposti, degna fine di un progetto sballato … del resto anche l’ex mentore Soru nelle sue peripezie sembra proteso ad allontanarsi sempre più da Steve Jobs per accostarsi sempre più al suo antico maestro Nicola Grauso (fortunatamente con accuse che al momento sono solo di evasione fiscale).
    Dispiace invece davvero per Sardegna 1. Ci sono stati momenti in cui è stata la migliore emittente privata sarda sul terreno dell’informazione, il signor Mazzella, di cui avevo stima, decisamente merita un bel premio Attila.

    • Neo Anderthal says:

      ZunkB, sono d’accordo su quasi tutto, ma la stima per Mazzella? È uno Zunk anche meno accorto e meno aperto. Bust him too!

      • ZunkBuster says:

        Beh il mio termine di paragone non era tanto il mio “amico” Zunk quanto il suddetto Nicola Grauso, genio inventivo e sregolatezza gestionale e contabile. Mazzella pareva più affidabile da questo punto di vista, ma se penso a Sardegna 1 ai tempi d’oro, quando ci lavoravano anche alcuni amici, e a Sardegna 1 adesso viene rabbia …

  8. ziddicca says:

    parlo da lettore: un “giornale senza notizie” (cosa lo ha giustamente definito questo blog) non può avere vita lunga, alla fine sarai costretto a tornare da chi ti racconta un sacco di palle, molto ti nasconde, ma ti dice anche quando passa il camion della spazzatura, l’orario della santa messa, della mostra canina etc…

  9. MARIEDDU says:

    Le testate de LA NUOVA SARDEGNA e dell’UNIONE SARDA, si spartiscono il mercato dell’informazione quotidiana cartacea in Sardegna, dunque SARDEGNA 24 non poteva avere speranze…..forse una possibilità poteva essere quella di lanciare per la prima volta un quotidiano scritto in sardo o almeno al 50% in sardo. Ma come sempre…..per il sardo non c’è spazio….

    Sos Giornales de LA NUOVA SARDEGNA e s’UNIONE SARDA, dae annos meda giughent su monopòliu de sas noas fittianas in Sardigna. Duncas SARDEGNA24, non podiat intrare in cumpetitzione cun custu giornales; fortzis podiat chircare de fàghere unu giornale nou deaberu, faghinde unu giornale iscrittu in sardu, o su nessi pro su 50% in sardu. Ma non b’at logu… comente semper….pro su sardu!!

  10. Massimo says:

    Com’è che scrivevi ?
    Ah, già: “La libertà di stampa è di chi possiede un organo di stampa”. Forse, dico forse, tutti noi che siamo a spasso (e quelli che potrebbero aggiungersi tra non molto) dovremo avere un po’ più di coraggio. Puntare un po’ più su noi stessi, senza velleità, mettendo anche mano alle proprie tasche, mangiando anche pane e cicoria. Quanto meno, alla fine, si potrebbe arrivare alla conclusione, serenamente, che veramente in Sardegna non c’è spazio per altre iniziative editoriale. E quindi, pacatamente, cambiare mestiere. O no?

    • Ishmael says:

      Ma secondo voi perché le vendite sono state così scadenti? Troppo schierato, troppo poco, troppo alternativo? O perché la gente compra le solite testate per abitudine? Di sicuro, secondo me, una cosa che è mancata subito è stato un sito web all’altezza, approfondito e aggiornato, che avrebbe dovuto fare da ariete per il cartaceo. Invece abbiamo visto sempre e solo pochi pezzi, indietro di giorni. Per una avventura pensata nel 2011 la sezione online non può essere un accessorio, meno che mai se poi è un accessorio trascurato.

  11. Dispiace molto constatare che progetti editoriali a cui hanno partecipato con coraggio e dedizione ottime penne (Melis-Sole-Urgu su tutti) naufraghino inesorabilmente. Detto ciò, a parte gli articoli dei succitati giornalisti, non sono mai riuscito a riconoscere in Sardegna24 qualcosa che andasse oltre la propaggine giornalistica di una certa conventicola politica. Editoriali veramente discutibili (devo essere sincero Bellu mi ha deluso), tante presunte “star” letterarie e accademiche convertite alla bisogna in opinionisti illuminati (stellare appunto il trittico di tuttologi Murgia-Fois-Soriga). E poi che dire del grande vecchio, il deus ex machina di questo bel giornale: se la testata dovesse davvero fallire (spero sinceramente per chi vi lavora di no) vedrò la cosa come il segno, l’ennesimo, di una parabola discendente di un uomo imprenditore, editore e, ahimè, politico che deve necessariamente ripartire nella speranza di salvare almeno la sua azienda.

  12. Adbuster says:

    Ma l’amministratore delegato del Sardegna24 prima versione che ha accumulato più debiti che lettori, non è fratello di quello che ha accumulato decine di milioni di debiti nei teatri lirici di Cagliari e di Parma? Non mi stupirei che in famiglia avessero avuto anche amministratori nella PanAm o nella Lehman brothers.

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