Politica / Sardegna

Sulla protesta siciliana cala il silenzio mediatico, si teme l’effetto domino. Ma è giusto che la crisi esploda con fragore? E in Sardegna?

È difficile capire costa stia succedendo in Sicilia in questi giorni. I grandi giornali parlano evidentemente poco e malvolentieri di una protesta che esce da tutti gli schemi e che si profila come naturalmente eversiva. Sia chiaro: l’informazione ha un grande ruolo in situazioni come questa, perché appunto “dà forma” a proteste che nascono spontanee e diventano via via qualcos’altro anche grazie all’impatto mediatico che hanno.

Il primo dato è dunque che i grandi organi di informazione nazionali temono questa protesta e cercano di minimizzarla, di renderla significativa solo a livello locale. È un vecchio gioco che abbiamo già visto anche in Sardegna, non solo davanti a proteste spontanee ma anche nei confronti di manifestazioni organizzate dai sindacati. L’ultimo sciopero generale ha portato a Cagliari 60 mila persone. Uno sciopero imponente, ma sul Corriere della Sera e su Repubblica non mi pare di avere letto alcunché.

L’informazione nazionale blocca dunque le notizie pericolose, quelle che possono mettere in dubbio la bontà della nuova linea di Monti (impressionanti sono, a tal proposito, gli editoriali domenicali di Eugenio Scalfari: una unica, continua variazione sul tema “Non disturbate il manovratore”).

La protesta siciliana del Movimento dei Forconi viene così compressa all’interno di uno schema classico che punta alla minimizzazione dell’evento. La notizia viene data, per carità, la coscienza è a posto; ma con un rilievo del tutto inadeguato. I grandi giornali (nazionali e locali) servono anche a questo: a bloccare le notizie.

L’altra questione riguarda ovviamente la natura della protesta e la sua possibilità di estendersi ad altre regioni.

Vista da lontano, l’impressione è che in Sicilia si stiano unendo più proteste, anche se non si capisce con quanta spontaneità e quanta efficacia. In Sardegna si è già tentata una cosa simile, con manifestazioni congiunte del Movimento Pastori Sardi e degli Anti Equitalia, ma senza grandi risultati. Ora dalla Sicilia la protesta potrà estendersi? E con quali obiettivi?

In Sardegna, la vertenza Alcoa potrebbe essere un catalizzatore. Il tema però è quella della rappresentanza del disagio. Chi lo porta in piazza? Esclusivamente i sindacati? E le forme di protesta spontanee come vanno inquadrate?

Una cosa è certa: in Sardegna l’atteggiamento della giunta Cappellacci continua ad essere irresponsabile. Dopo lo sciopero generale non è successo nulla, se non un vago accordo della regione con le associazioni di categoria per l’istituzione di una “cabina di regia” che ogni due mesi dovrà fare il punto della situazione. Troppo poco, quasi nulla. E mortificare lo sforzo dei sindacati non fa certo abbassare la tensione.

In ultima analisi, è bene che la crisi italiana esploda anche in forme di protesta evidenti e clamorose, o è meglio evitare in tutti i modi il rischio che la situazione prenda una piega diversa, a costo anche di reprimere (mediaticamente parlando) ogni dissenso?

 

21 Commenti

  1. Sergio Claudio says:

    Il 16 gennaio sarà forse una data memorabile per la Sicilia. Alla mezzanotte del giorno 15 è scattata l’Operazione “Vespri siciliani” con il blocco dei trasporti che ha visto in prima linea il Movimento dei Forconi e gli autotrasportatori, ma anche pescatori, agricoltori, organizzazioni e singoli cittadini, appoggiati dal popolo del web. La protesta durerà cinque giorni ma potrebbe durare di più. Le principali arterie stradali della Sicilia sono state bloccate con i conseguenti disagi. Solo i traghetti per il continente non hanno ancora subito rallentamenti.

    I manifestanti sono delle più disparate forze sociali. Tra loro lavoratori e disoccupati, uomini e donne, che vorrebbero alcune modifiche di norme nazionali e europee, lamentando nel contempo una mancanza di ascolto da parte del governo nazionale.

    La Sicilia è una regione a Statuto speciale, nata prima della Repubblica Italiana, con un suo Statuto, mai applicato, che è parte integrante della Costituzione italiana. Da 65 anni i governi regionali che si sono succeduti non sono riusciti a far valere i propri diritti e il popolo ne ha subito le conseguenze. Da 65 anni i politici siciliani sono stati servi dei rispettivi partiti nazionali ed è mancata la presenza, a parte il breve intervallo d’esistenza del M.I.S. (Movimento Indipendentista Siciliano), di un partito che facesse gli interessi della Sicilia e dei Siciliani, salvaguardandoli.

    Dopo il boom economico degli anni ’60 del secolo scorso, oggi si vive in Sicilia con quello che la generazione dei padri può dare a figli che non hanno lavoro, né futuro nella propria terra. Molti sono costretti a trasferirsi in altre regioni d’Italia o all’estero. I Siciliani che oggi partono non sono più poveri contadini con la valigia di cartone, come ci fanno vedere i documentari degli anni Cinquanta e Sessanta, ma sono giovani diplomati e laureati che cercano un lavoro adeguato alle proprie competenze. Una “fuga di cervelli”, come viene chiamata, che sta distruggendo ancora di più la nostra compagine sociale.

    Per rimettere in moto l’economia della Sicilia, secondo alcuni, ci vorrebbe l’abbassamento delle accise sui carburanti che pesano troppo sul trasporto delle merci, penalizzando fortemente le nostre produzioni. La Sicilia è una regione ricca di materie prime e che è stata sacrificata, in lunghi tratti delle proprie coste, alle raffinerie di petrolio, a discapito dell’ambiente e del turismo. Produciamo energia elettrica in quantità eccedente ai nostri bisogni e lunghi cavi sottomarini servono a spostare questa eccedenza sul continente. Di contro ci viene detto che ne dobbiamo produrre ancora di più e la realizzazione di impianti eolici e di altri tipi di impianti per la produzione dell’energia rischiano di distruggere ancora di più la nostra terra. Da 150 anni siamo un mercato per i prodotti nazionali che vengono pubblicizzati e distribuiti con una capillarità stupefacente, a discapito dei prodotti regionali. La Grande Distribuzione con i suoi ipermercati (la Sicilia ha la più alta presenza di ipermercati d’Italia) hanno distrutto l’economia locale, i piccoli negozi, facendo fluire il denaro dei Siciliani verso altri lidi, a volte anche stranieri.

    Tutto questo ha creato una situazione di crisi economica generalizzata e, per la prima volta, ci si sta muovendo per fare qualcosa. La protesta civile ha coinvolto numerosi presidi in tutta l’Isola con numerose manifestazioni. I manifestanti si sono riuniti nei piazzali antistanti i porti, nelle zone industriali, negli svincoli stradali e autostradali, occupando i mercati e bloccando gli ingressi alle raffinerie.

    A Catania sono stati bloccati i mezzi dei manifestanti all’uscita del casello autostradale di San Gregorio, sia in direzione Catania, sia in direzione Messina, creando una fila di tir di circa mezzo chilometro. Lo stesso avviene alle porte di Palermo e ai caselli di Messina e Villafranca Tirrenica. In entrambi i sensi di marcia gli autotrasportatori hanno lasciato un passaggio per far transitare le auto, i pullman e tutti gli altri mezzi ad eccezione dei mezzi pesanti per il trasporto delle merci. Nessun problema per la viabilità cittadina dove il traffico è quello normale di ogni giorno.

    L’erogazione dei carburanti è ancora regolare ma già da sabato si verificano file per il rifornimento.

    Solo stamane sono state dedicate la seconda e la terza pagina dei quotidiani locali alla manifestazione in atto mentre c’è silenzio da parte dei giornali e delle televisioni nazionali. Se non fosse per la rete web e per alcuni giornali on line tutto quello che sta accadendo in Sicilia passerebbe sotto silenzio.

    Ascoltando le voci della gente, non manca chi pensa che la manifestazione debba coinvolgere anche gli aeroporti e le ferrovie, che il carburante debba essere rivenduto in Sicilia a prezzo agevolato, come avviene in Valle d’Aosta, che si dovrebbe abbandonare l’euro per riconquistare una moneta nazionale, che si debba risolvere il problema del debito pubblico, che la classe politica attuale debba andarsene a casa perché formata da inetti che pensano solo a fare affari personali invece che il bene della Sicilia e dei Siciliani, o addirittura che la Sicilia debba separarsi dall’Italia.

    Personalmente, ritengo che la rivoluzione debba essere innanzitutto culturale, cioè che i Siciliani prendano “coscienza” della propria identità, della propria storia, in una sola parola, della propria cultura per dare vita ad uno sviluppo auto propulsivo endogeno, basato sul consumo di prodotti e servizi siciliani.

  2. efisio erriu says:

    in un momento di crisi come questo chiunque si alzi e rivendichi un disagio subìto trova difficilmente chi possa fargli torto.
    ma continuo a chiedermi contro chi si protesta: la crisi? il governo? le compagnie petrolifere?

    si chiedono deroghe ai pagamenti per avere comunque il rilascio del durc!
    ragazzi già sono larghe le maglie dei controlli sul lavoro nero e ora si vuole aprire una ulteriore falla?
    perché non protestare contro il pizzo? o quello è solo il lecito pagamento di un servizio di sicurezza..
    si chiedono provvedimenti protezionistici sui prodotti orto/ittici siciliani. ma se vivono dell’esportazione delle arance di sicilia (peraltro uno dei pochi settori dove la mafia non ha interesse ad ‘entrare’)!
    abbattimento costi autostradali. la sicilia ha avuto per anni le autostrade gratis. hanno fatto 89 inaugurazioni di tratti autostradali con berlusconi in testa. com’è che il problema se lo pongono solo adesso?

    aldilà del merito delle rivendicazioni specifiche soggettivamente condivisibili o meno, non mi sembra questo movimento abbia una visione molto prospettica sia degli interventi da fare per la sicilia che per lo stato italiano (alle cui casse i Siciliani non danno niente dato che il gettito dei loro contributi resta nella totalità in sicilia). questo movimento non ha niente da dire sui problemi storici che opprimono l’economia e la società siciliana?

    sarà che conosco troppo poco di questa protesta, però alcuni dubbi mi rimangono.

    e poiché penso che protestare oggi sia di moda, soprattutto se farlo permette di cambiare tutto affinché non cambi niente, cerco di stare attento specie se a fare questa messa in scena è forza nuova, capellacci, la lega, etc etc…

  3. efisio erriu says:

    La protesta siciliana e’ scoppiata proprio nella settimana in cui la vicenda della Costa Concordia ha mediaticamente occupato tutti gli spazi, per cui prima di parlare di censura aspetterei ad avere altri indizi.
    Onestamente tale giudizio (e quello su Scalfari) mi sembra basato più su una visione schematica della realta’ piuttosto che sulla sua conoscenza diretta.
    Infatti poco si sa e poco si capisce di quanto accade in Sicilia.
    Alcuni miei amici siciliani sono fieri di questo risveglio dall’atavico torpore, ma le domande che faccio sono:
    Contro chi e cosa protestate?
    Perche’ proprio ora?
    Cosa rivendicate?

    Non sono gli elementi basilari di una protesta?

  4. A banda de sas partes pòliticas, custas sunt sas chistiones chi ponent sos trebutzos sitzilianos:

    http://agrigento.blogsicilia.it/ecco-le-richieste-di-forza-durto-a-monti-e-lombardo/74840/

    6 puntos generales

    9 puntos pro s’agricoltura

    6 puntos pro su trasportu

    10 puntos pro sa pisca e sa marina

    In totu 31 chistiones in una mesa cun Lombardo e Monti.

    Sos trebutzos sardos ite bolent?

  5. Un’àtera càmpana de ascurtare:

    “Perchè non ci spaventano i forconi” dae Infoaut

    http://www.infoaut.org/index.php/blog/editoriali/item/3738-perch%C3%A8-non-ci-spaventano-i-forconi

  6. Vi segnalo due articoli interessanti:
    Il primo si intitola “quei neri forconi al servizio del potere” (qualcuno mi spieghi come potrò mai supportare un movimento che nei suoi sit-in da la possibilità di fare dei comizi ai leader di Forza Nuova)
    http://www.giornalettismo.com/archives/190255/quei-neri-forconi-al-servizio-del-potere/3/

    Ha inoltre il supporto di movimenti come quello di Scilipoti, oltre all’MPA (al governo della regione) e parte dell’estrema destra siciliana.

    Non limitiamoci ai titoli ad effetto e alla suggestione delle rivolte.

    Anche i pastori sardi, alla fine, sono andati a farsi ricevere da Briatore.

  7. Companeros, in Sicilia si fa la rivolucion? Ma quale rivoluzione? Quella legittima dei giovani senza futuro o quella dei fasci-corporativi-mafiosi (evasori totali o parziali) che si nascondevano prima dietro la lupara ed ora dietro i forconi? So che si deve esportare il modello rivoluzionario anche in Sardegna. Mi chiedo dov’era tutta questa gente incazzata quando c’era lui, il cavaliere Silvio Nanobunga Berlusconi. Mi chiedo, lo chiedo a te Vito e ve lo chiedo a tutti voi!
    A parte l’iniziativa di Cagliari, vorrei segnalare come politici che dovrebbero rappresentare le istituzioni di uno stato laico e non confessionale, insieme alla destra clericale, prelati reazionari della scuola di Monsignor Mani, reagiscono al furto sacrilego delle reliquie di San Giacomo, avvenuto a Mandas l’altro ieri. Anche questa è una rivoluzione silenziosa e sotterranea, in atto e pericolosa. E’ incredibile, ma siamo nel 2012 e non nel 1500!
    Hasta la vista a los reacionarios. Buona lettura!

    http://www.facebook.com/#!/umbertoppus

  8. Sinceramente non riesco a vedere come tutte le proposte di liberalizzazione proposte potranno far svegliare l’Italia dal coma in cui è caduta. Molto bene, potremo avere più taxi, potremo avere delle pompe di benzina con più gestori e i negozi potranno rimanere aperti fino alle due del mattino…ma …e quindi??? dove sono le industrie e cosa produce il paese? ci mettiamo tutti a fare i tassisti?dove sono le vere manovre per il lavoro? io non ne vedo.
    E sono d’accordo con lei Biolchini che chi si occupa di informazione ha un grande potere perchè noi davvero vediamo e sentiamo ciò che ci viene mostrato, e niente altro.

  9. Buzz Icon says:

    È difficile che succeda lo stesso in Sardegna. Noi non abbiamo una Forza Nuova militarizzati dai capimafia locali che gestiscono il lavoro nei campi, nella pesca e che gestiscono i trasportatori

  10. riccardo says:

    ma perchè si deve ragionare per schemi politici inesistenti ovverosia destra e sinistra?
    la sinistra, presunta tale, oggi gioisce per il libero mercato, il capitalismo duro e puro, aumenta l’invidia sociale facendo credere che l’edicolante sotto casa, il tassista, il tabaccaio etc… siano i colpevoli della crisi economica quando il più delle volte al netto delle tasse se va bene guadagnano 1000 euro!!!

    • Stefano reloaded says:

      “Destra e sinistra non esistono più!”, “E’ tutta colpa della sinistra!” (???), e infine “L’invidia sociale!!!”
      Classici argomenti dei fasci-corporativisti o dei conservatori liberal-reazionari (per chi volesse trovarvi delle differenze).
      Cioè, gli stessi argomenti di quelli che hanno consegnato il governo del mondo in mano alle agenzie di rating.
      Io continuo a schematizzare.

  11. riccardo says:

    andare a lavorare non è un’offesa anzi…. a me infastidisce l’uso della parola casta per qualsiasi cosa, la maggior parte dei piccoli imprenditori, di chi possiede una partita iva oggi vedono il proprio futuro nero visto che il presente già fa schifo, protestare per gli aumenti sconsiderati delle accise che contribuiscono ad aumentare la fase recessiva (il trasporto in italia è prevalentemente su camion) è sacrosanto in particolar modo in un’isola che come la sardegna ha le maggiori raffinerie d’italia…pensa al lavaggio del cervello che invece l’inform. sta facendo….

  12. Non los apo galu cumpresos custos furcones. Pro tantas cosas assemìgiant a su MPS. Ma forsis b’at àteru in palas. Signalo cust’artìculu de Mazzetta, chi àteras bortas at mustradu de tènner ogru bonu:

    http://mazzetta.wordpress.com/2012/01/18/quei-neri-forconi-al-servizio-del-potere/

  13. supresidenti says:

    http://youtu.be/MqOM_kkoXMs

    questo è il paese dove viviamo
    niente di più e niente di meno.
    e ce lo racconta un produttore di arance, altro che scalfari
    saludi

  14. riccardo says:

    x giuseppe: scusa ma se per te gli autotrasportatori sono una casta (ita bolit nai?) comprati un bel camion e bai a traballai!

    • Mi sembra che la casta sia quella che puo’ fare il bello ed il cattivo tempo, come i politici per esempio. A me sembra che gli autotrasportatori lo stiano facendo. Ed in ogni cosa non ha risposto alla mia domanda, invece d’offendere gradirei che lo facesse visto che è tanto sicuro di lei.

  15. riccardo says:

    tutto ciò che fa Monti è oro colato per l’informazione….le liberalizzazioni faranno crescere l’economia del paese, si venderanno più farmaci a tutte le ore, si prenderanno i taxi anche per andare al cesso, dal benzinaio compreremo i panini e il giornale…pagheremo una bella tassa sulla casa, più spese per il conto bancario e le accise sulla benzina ed il gasolio sono una figata…tropu togu

  16. Onestamente questa protesta dei forconi non mi dice niente e mi risulta esser la protesta più inutile che io abbia mai assistito.
    1) non ho capito cosa vogliono
    2) non si capisce chi vogliono colpire
    Soprattutto la seconda, visto che comunque così facendo non colpiscono ne i politici ne i poteri forti, perchè i supermercati chiudono e chi ci lavora cioè i dipendenti stanno a casa e non vengono retribuiti, chi deve andare a lavorare trova i benzinai chiusi, che di certo non avranno spese di gestione visto che chiudono tutto . E allora chi ci guadagna?
    Chi deve andare a fare benzina perchè magari lavora fuori città e trovando tutto esaurito non potrà andare a lavorare? Non credo.
    Ne trae beneficio l’anziano che non trova l’acqua al supermercato? non credo.
    Il politico? Di sicuro non gli tange minimamente..
    E allora?
    Di sicuro gli autotrasportatori sono una delle caste italiane, visto che senza di loro non si va da nessuna parte, e allora una cosa penso si sia capita, che gli unici che ci guadagnano sono solo questi, di certo non hanno bisogno di una visibilità mediatica.
    Per le rivoluzioni, le si fanno in altri modi. Di certo non con attività che penalizzano il popolo e non certo i poteri forti.

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