Giornalismo / Politica

Lotta all’Aids, per la Rai è proibito dire “preservativo”. Ma i giornalisti perché hanno ubbidito?

Sarà vero che, con una mail interna, una funzionaria della Rai ha “consigliato” ai giornalisti di non pronunciare la parola “preservativo” nel corso della trasmissione dedicata lo scorso 1° dicembre alla giornata mondiale contro l’Aids.

Sarà anche vero, dunque. Ma i giornalisti, perché hanno ubbidito? Ribellarsi ad un ordine idiota, no? Pensare con la propria testa è troppo difficile?

Attendo una risposta.

7 Commenti

  1. anche io ho mandato l’sms al Cesvi

  2. Neo Anderthal says:

    Preservavano i posti di lavoro, i loro, con l’obbedienza. Motivo della loro assunzione.

  3. Soviet says:

    Quando ero militare, nel ’91, mandarono due sottotenenti in compagnia. Erano talmente traumatizzati dal corso ufficiali che quando capitava che svoltando l’angolo mi incontrassero all’improvviso scattavano immediatamente sull’attenti, battendo i tacchi (la truppa non batteva i tacchi, nel saluto batteva il piede destro a terra). Così i giornalisti Rai, sono talmente abituati ad adeguarsi che lo fanno così, come riflesso condizionato…

  4. Avranno avuto anche loro qualche cosa da preservare…

  5. Ciao, conoscete Cesvi? È un’ organizzazione umanitaria italiana che dal 2001 è impegnata nella lotta all’AIDS nell’Africa subsahariana. Quest’anno il progetto “Fermiamo l’AIDS sul nascere” compie dieci anni. Tramite l’SMS solidale al 45509, dal 27 novembre al 19 dicembre sarà possibile donare 2 euro.

  6. Claudio M. says:

    Giornalisti con la schiena dritta ?

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