Cultura / Sardegna

“Per Natale mille lettere di studenti sardi ai soldati della Brigata Sassari in Afghanistan”: una vergognosa iniziativa dei militari con la complicità dell’Ufficio Scolastico Regionale

Riconosco che è necessario mantenere la calma quando si commentano certe notizie; perché si rischia di lasciarsi andare e non sta bene. Quindi prendo un bel respiro (prendetelo anche voi), e andiamo.

La Nuova Sardegna ci informa dunque che, su iniziativa del Comando della Brigata Sassari e dell’Ufficio Scolastico Regionale “mille lettere scritte dagli studenti della Sardegna saranno recapitate entro Natale ai militari della Brigata Sassari attualmente in missione in Afghanistan. L’iniziativa è stata presentata oggi durante una festosa cerimonia nell’aula magna della scuola media numero 3 “Pasquale Tola”, in via Monte Grappa a Sassari”.

Un altro respiro.

Alcuni bambini dell’istituto hanno letto il contenuto di parte delle lettere davanti ai giornalisti e a una delegazione dei “sassarini” rimasti in città, prima di consegnarle al comandante del distaccamento, il colonnello Maurizio Sulig. Scritti, disegni e pensieri verranno recapitati al Regional command west di Herat, dove i circa duemila militari sardi sono impegnati nella missione internazionale di pace.

Visto che ci siamo, andiamo fino a in fondo.

Il progetto “Un soldato italiano in Afghanistan, una lettera per Natale” è nato, riferisce il comando della Brigata, dalla convinzione che sia di grande importanza e autentico conforto che la terra d’origine e la gente siano vicine ai soldati e “a chi, in obbedienza agli ordini ricevuti, trascorrerà la più sentita delle feste sotto un cielo diverso”.

Ora, la Brigata Sassari fa il suo mestiere, e lo fa bene. Si pone come una istituzione in continuità con il passato glorioso, si propone come simbolo della Sardegna, e con questa iniziativa non fa altro che marketing: i bambini di oggi sono d’altronde i volontari di domani.

Ma ciò che lascia esterrefatti è come l’Ufficio Scolastico Regionale si sia abbassato a sostenere questa iniziativa propagandistica, inutile (le lettere ai militari al fronte sono un retaggio del secolo scorso, oggi ci sono internet e i telefoni satellitari, i militari non hanno certo bisogno delle lettere degli studenti), retorica, ma soprattutto diseducativa.

Cosa si può dire infatti della guerra in Afghanistan? Nemmeno noi adulti, a distanza di dieci anni dal suo inizio, abbiamo ancora capito perché l’Italia è lì e a fare che cosa. Cosa scriveranno dunque i ragazzi? E cosa diranno loro gli insegnanti? Quanta retorica ci sarà in quelle mille lettere di ragazzi?

La retorica militaresca sta uccidendo la Sardegna. Questa iniziativa è una schifezza bella e buona, una porcheria. Che l’Ufficio Scolastico Regionale si renda complice di questa operazione di marketing è veramente vergognoso. E mi fermo qui.

 

27 Commenti

  1. Vincenzo A says:

    esagerato!
    con l’odio si raccoglie solo odio, anche se fosse odio per una cosa sbagliata.

  2. Pietro F. says:

    Totalmente sconcertato da questo modo di vedere tale iniziativa. Mia figlia era entusiasta e ha pensato solo alla compagnetta che aveva il papà che rischiava la vita in nome dell’Italia all’estero. Sono ben altre le cose di cui vergognarsi in questo schifo di regione.

    • Neo Anderthal says:

      L’appello ai sentimenti e al Papà e alla compagnetta, la consueta e abusata mozione degli affetti è esattamente quello che in questa manovra di marketing militar-politico indirizzata ai bambini io trovo riprovevole e cinico, scorretto e diseducativo.
      Proviamo a pensare per un attimo a un bambino che per idee proprie o per coerenza con idee comuni alla propria famiglia dica: “io sono contro le missioni all’estero, contro la collaborazione di militari italiano a una aggressione coloniale”, siamo sicuri che non verrebbe additato e sottoposto a pressioni?
      Se un altro ragazzino scrivesse: “cari militari, non obbedite! Rifiutate di agire fuori dai confini nazionali” la sua lettera verrebbe recapitata?

      • Neo Anderthal says:

        Ecco, per esempio, invece di tronfie marcette e tapumtapum e Piave mormorava, io insegnerei ai ragazzi qualche altra verità cantata:

  3. barbara,cosa c’entra la vis indipendentista,i giganti hanno oggettivamente circa tremila anni.Si vede che non sai di cosa parli,i nazionalisti sardi, mai canteranno dimonios,il perchè è fin troppo ovvio,.La maggior parte degli indipendentisti non sono nazionalisti,e poi con questa storia delle letterine non c’entra niente l’indipendentismo sardo,ma solo il becero e fascista nazionalismo italiano.

  4. supresidenti says:

    “semila a su mesi pò s’arruolamentu, candu partinti scetti pò su stipendiu, cantu baliri, sa vida e sa cuscienzia, meda meda in prusu amigu miu tenni passienzia”. Arruolamentu (Dr.Drer & CRC posse)

  5. Penso che il problema non sia stato centrato a fondo. La Scuola italiana in Sardegna sta facendo solo danni, in quanto insegna una cultura, una storia, una lingua, che con la Nazione e il Popolo Sardo non hanno nulla a che vedere. Risultato: il più alto tasso di abbandono scolastico in Europa (meno male, a questo punto). Ma se anzichè perdere tempo a scrivere lettere a dei mercenari strapagati per sparare su altri popoli questi insegnanti facessero coi loro studenti due passi (dico due poichè si tratta di una scuola sassarese) al Centro Restauri di Li Punti e gli mostrassero i Giganti di Monti Prama, le prime staute a tutto tondo dell’Europa occidentale, scolpite dai loro, e nostri, antenati più di tremila anni fa, non sarebbe molto più costruttivo ed edificante? Un Provveditorato Sardo e una Scuola con programmi che mettano al centro la storia e la cultura Sarda eviterebbero certe aberrazioni e farebbero forse crescere dei cittadini più coscienti e meno servili.

    • barbara says:

      va bene la vis indipendentista, va bene che le colpe sono tutte dello stato italiano, va bene anche datare le statue di Monti Prama alla fine dell’età del bronzo…ma se voi nazionalisti la smetteste di cantare l’orrenda Dimmonios in ogni occasione, sarebbe già un bel passo avanti sulla strada dell’antimilitarismo e dello spirito critico.

      • Daniele Addis says:

        Dubito che un quasiasi indipendentista con un briciolo di cervello canti l’orrenda “Dimonios”, basta leggere il testo della canzone per capire che è incompatibile con quel pensiero.

        • Neo Anderthal says:

          Tutti auguriamo di cuore ai militari impegnati all’estero di tornare a casa presto, e un pensiero, nei giorni delle feste più familiari, andrà a loro. Ma questo non significa che dobbiamo ignorare le circostanze che li tengono così lontani, e meno ancora che dobbiamo dimenticare che, mentre la Costituzione Italiana “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, i governi dell’Italia partecipano alla guerra in Afghanistan, sotto l’ipocrita dizione di “operazioni di polizia internazionale”.
          Mi pare però che l’opinione di D. Addis sia incontestabile.
          Dubito inoltre che non solo chi è animato da idee indipendentiste, ma che qualsiasi persona dotata di un minimo di buon gusto possa considerare cantabile l’oscena filastrocca “Dimonios”, mai stata inno tradizionale, ma parte di un marketing e quindi di una -pessima- azione di promozione della “Brigata Sassari” professionalizzata.
          Che quindi non è più, se mai lo è stata, una porzione di un possibile “esercito del popolo Sardo”. Nel più significativo precedente storico, la prima guerra mondiale, la Brigata Sassari fu strumento di manovra militare per l’esercito dei sanguinari Savoia, pronti a mandare al macello e decimare senza nessuna pietà nei monti del Friuli parte della gioventù sarda nata alla fine del diciannovesimo secolo.
          Quella della Brigata Sassari è infatti una memoria dolorosa, se non anche infame in senso proprio, riscattata solo dalla solidarietà e dalla abnegazione dei soldati, non certo da valori in qualche modo connessi all’esercito degli imperialisti straccioni, quello dei banditi sabaudi.
          Brigata Sassari è il nome della galera in cui i nostri incolpevoli progenitori furono costretti.
          Costretti a uccidere, per motivi estranei ai loro interessi e alla loro volontà, genti straniere e incolpevoli quanto loro, e a restare uccisi sul campo di battaglia dal “nemico” o anche dal “fuoco amico” dei Carabinieri, appostati per sparare addosso a chi avesse esitato nel portarsi all’attacco.
          La Brigata Sassari e tutti i vari corpi con le stellette sono oggi rimasti quasi soli ad offrire posti di lavoro sicuri, redditi garantiti e qualche opportunità, questo li rende oggetto di una gratitudine sconsiderata quanto in fondo insincera anche da parte di fasce popolari, che si ricordano cosa in effetti è il militarismo quando si piangono le vittime, siano colpite da “nemici” o avvelenate a morte dalla stessa macchina militare. Il fatto che l’arruolamento, anche in ranghi di livello modesto, sia considerata una aspirazione condivisa e in certi limiti “prestigiosa” è il segno principalmente della fame della Sardegna e dei suoi giovani, non certo di una particolare vocazione guerriera dei Sardi, come giustamente non mancava di notare Renato Soru, in una tra le non moltissime sue dichiarazioni che condivido parola per parola.

  6. Soviet says:

    Ma poi…altro che lettere! Qualcuno ricorda l’accordo Gelmini – La Russa per insegnare agli studenti a sparate, tirare con l’arco e attraversare i percorsi di guerra?
    E magari bisognerebbe anche fare qualche ragionamento in più…per esempio, qualcuno sa che una parte di addestramento utilizzato dalle forze di sicurezza USA – ritenuto dagli esperti di grande efficacia – per desensibilizzare allo sparare per uccidere e migliorare mira e tempi di reazione, altro non sono che i classici videogiochi “sparattutto” leggermente modificati? Cosa che fa dei giovani killer americani, quelli che entrano nelle scuole e iniziano a sparare, dei fenomeni di rapidità e precisione? Forse. A partire dalla retorica delle letterine ai soldati al fronte si dovrebbe passare a ragionare della quantità di violenza che questa società sta scaricando sui bambini e sugli adolescenti.

  7. Sardinian Observer says:

    Semplicemente allucinante.

  8. Anonimo says:

    Iniziativa che effettivamente può essere considerata inutile…almeno tanto quanto questo articolo

  9. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    La scuola sta scadendo sempre di più e il lavaggio del cervello teso all’arruolamento e all’indottrinamento dei ragazzini delle elementari e delle medie è solo l’ultimo degli esempi.
    Tuttavia, in tempi di tagli lineari, se proprio è diventato un miraggio non essere costretti a portare i foglietti di carta igienica, non sarebbe salutare, per esempio, rendere OBBLIGATORI i corsi di primo soccorso?
    Siamo proprio sicuri che, in presenza di personale qualificato, quel ragazzino dello Scano sarebbe morto?
    Al sottoscritto è successa una cosa del genere e si è salvato procurandosi il vomito.
    Cosa bruttissima ve lo posso assicurare: questione di minuti se non di istanti.
    Certo che c’entra la fatalità ma, ad esempio, qualcuno ha tentato di farlo con quel ragazzo?
    Comunque meglio un’ora per un corso di quel genere rivolto a ragazzi e a insegnanti che l’inno di “Dimonios”.
    Poco ma sicuro.

  10. Casu Axedu says:

    Uno schifo. Da genitore non avrei mai permesso che miei figli scrivessero una lettera ai militari: Non ce l’ho con i militari, ce l’ho con chi si inventa queste stronzate e, magari, se ne bea! Ma esisterà almeno un rappresentante di classe che si imporrà e negherà il suo consenso a queste stupide iniziative? Oltretutto vorrei si rendessero conto del problema sociale che stanno creando (Governo, Alti Comandi) con la mitizzazione, ad ogni piè sospinto della “Sassari”. Dovreste vederli la mattina questi ragazzi, riconoscibili anche senza la loro divisa, per via dell’eterna sfida alla vita che sembrano combattere anche lungo le nostre strade. Cosa sarà di loro fra 10 anni. Dovremmo occuparci di questo fatto, non di mandare lettere al fronte.

  11. sicuramente non sono ne’ elegante ,e ne anche originale, ma non mi viene in mente altro, ma pittica sa cazzara

  12. Presto vieni qui, ma su, non fare così,
    ma non li vedi quanti altri bambini
    che sono tutti come te, che stanno in fila per tre,
    che sono bravi e che non piangono mai

    è il primo giorno però domani ti abituerai
    e ti sembrerà una cosa normale
    fare la fila per tre, risponder sempre di sì
    e comportarti da persona civile

    Vi insegnerò la morale, a recitar le preghiere,
    ad amar la patria e la bandiera
    noi siamo un popolo di eroi e di grandi inventori
    e discendiamo dagli antichi Romani

    E questa stufa che c’è basta appena per me
    perciò smettetela di protestare
    e non fate rumore, quando arriva il direttore
    tutti in piedi e battete le mani

    Sei già abbastanza grande, sei già abbastanza forte,
    ora farò di te un vero uomo
    ti insegnerò a sparare, ti insegnerò l’onore,
    ti insegnerò ad ammazzare i cattivi

    e sempre in fila per tre, marciate tutti con me
    e ricordatevi i libri di storia
    noi siamo i buoni e perciò abbiamo sempre ragione,
    andiamo dritti verso la gloria

    Ora sei un uomo e devi cooperare,
    mettiti in fila senza protestare
    e se fai il bravo ti faremo avere
    un posto fisso e la promozione
    e poi ricordati che devi conservare
    l’integrità del nucleo familiare
    firma il contratto, non farti pregare
    se vuoi far parte delle persone serie

    Ora che sei padrone delle tue azioni,
    ora che sai prendere decisioni,
    ora che sei in grado di fare le tue scelte
    ed hai davanti a te tutte le strade aperte
    prendi la strada giusta e non sgarrare se no
    poi te ne facciamo pentire
    mettiti in fila e non ti allarmare perché
    ognuno avrà la sua giusta razione

    A qualche cosa devi pur rinunciare
    in cambio di tutta la libertà che ti abbiamo fatto avere
    perciò adesso non recriminare
    mettiti in fila e torna a lavorare
    e se proprio non trovi niente da fare,
    non fare la vittima se ti devi sacrificare,
    perché in nome del progresso della nazione,
    in fondo in fondo puoi sempre emigrare

    ehi ehi, ehi, avanti, ehi avanti in fila per tre…

  13. zia pina says:

    che schifo

  14. Abdullah Luca de Martini says:

    Sono curioso di sapere se anche da noi insegnanti si pretenderà che si celebri il Natale, che si inviino letterine ai militari … e, prima o poi, anche gli augurii allo stato d’Israele (che molti ebrei definiscono colonialista, terrorista, imperialista, razzista e assassino). Cosi’ vuole il pensiero dominante.

  15. Soviet says:

    Sarò un po’ cinico, ma la cosa in mi meraviglia più di tanto. Non mi pare che la scuola italiana nella mente di chi ci governava (e anche di chi ci governa oggi, temo) sia una istituzione che prepara al ragionamento critico. Già la scuola di massa, storicamente, ha avuto la funzione di preparare il cittadino al lavoro subordinato (non so oggi, io alle elementari, oltre che a leggere, scrivere e far di conto, ho imparato a stare al mio posto, rispettare chi mi è gerarchicamente superiore, a rispettare l’orario, a indossare una divisa che mi differenziasse dagli altri per genere e grado, ecc.) ed io ho fatto la prima elementare nei primi anni ’70, in pieno tumulto! Oggi, siamo in piena egemonia culturale delle destre, c’è poco da meravigliarsi tornano in auge quei miti a cui la generazione del Francesco Guccini di “Dio è morto” non credeva più…i miti “eterni” della patria o dell’eroe…
    D’altra parte, di cosa possiamo gloriarci noi poveri sardi? L’ambiente meraviglioso l’abbiamo ereditato, così come le non poche bellezze artistiche e archeologiche. Ci resta il Cagliari dello scudetto finché si può incontrare Gigi Riva per strada (che il buon dio o chi per lui ce lo mantenga ancora a lungo!) e poi le gesta eroiche della Brigata Sassari…poco, se non si vuole mettere anche “Grazianeddu” fra le glorie locali…(e magari per qualcuno è in eroe).
    Quindi le lettere al fronte non sono espediente del passato, del secolo scorso, perché rispetto al secolo siamo in piena involuzione! Dio è morto!

    Soviet
    Fuciliere assaltatore capo arma MG
    Secondo plotone
    Prima compagnia “Kobra”
    151o Battaglione motorizzato (allora era così…) “Sette Comuni”
    Brigata Sassari

    • Da un Soviet mi sarei aspettato piuttosto un AK-47 (per i compagni: Калашников) che un’allegra MG 42 Maschinen Gewehr (per i camerati: Spandau).
      Questo, con la solidarietà di un (ex) ATT che – da allievo uffiziale – ci marciò tenendola a pettarm (stretta al cuore) in Via dei Fori Imperiali (sic) il 2 Giugno del 1971.
      I fori e tutti gli altri orifizi sono da tempo repubblicani, ma non è cambiato gran che, mi pare.

  16. Neo Anderthal says:

    Una puzzonata, come lo è ficcare quella -per me- orrida marcetta dei “dimonios”, brutta musicalmente e dal testo impresentabile, nel corso di qualunque manifestazione, e sempre nelle scuole.
    La retorica patriottarda, orrenda, spazia e trionfa da quando abbiamo smesso di ricordare a tutti che non sono le forze armate a simboleggiare o interpretare la nazione -ammesso che della “nazione” come viene intesa dai tromboni stile Larussa ci freghi qualcosa-
    Certo, con la Brigata Sassari parecchi giovani sardi, selezionati tra i meritevoli, trascorrono interessanti periodi all’estero, e sono anche pagati. Ma l’interrogativo che ponevi nel titolo del post precedente, “giusto, ma se poi non tornano?” si pone in un altro e ben peggiore senso.
    Meglio sotto ogni profilo spendere i soldi per Erasmus e master & back.

    • gentarrubia says:

      effettivamente un Master no Back a Nassirya non lo si augura a nessuno…
      benchè poi, facendo una scampagnata fuori porta, tipo a Quirra, si rischia il no back e pure senza medaglie…
      ma queste non sono considerazioni da letterine dei pargoli
      🙁

      • Neo Anderthal says:

        Nel film Uomini Contro,( http://it.wikipedia.org/wiki/Uomini_contro ) sono rappresentati i soldati di Emilio Lussu, prima interventista e poi critico spietato della retorica guerresca. I nostri soldati agiscono in modi e in un esercito che certamente è diverso, ma ancora ci si deve chiedere: perché la guerra, perché mandati a rischiare la pelle?
        Nelle cartoline, accanto ai buoni sentimenti e agli auguri, qualche domanda, non ai soldati ma al carrozzone chiamato Italia, sarà ammessa?

  17. concordo su tutta la linea.
    che si provino a fare una cosa del genere ai miei figli:
    l’obiettore di coscienza che è in me potrebbe mettere da parte tutti i suoi ideali nonviolenti e pacifisti … 🙁

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