Politica

Forza Silvio, non mollare! Perché Berlusconi è il primo alleato dell’opposizione contro la strategia dei poteri forti di andare al potere fottendo il centrosinistra

Cari amici, qui l’odore di fregatura si sente da lontano un miglio. Per questo che io dico a gran voce:“Forza Silvio, non mollare, portali tutti in Parlamento e niente governo tecnico!”. E sì, perché quello che si apparecchia non è il temutissimo ribaltone (concetto costituzionalmente inesistente) ma la sostituzione del Tiranno con i servi del Tiranno.

Che senso ha avere Letta al posto di Silvio? E Schifani? E qualunque altra porcheria che vede protagonista nientemeno che Beppe Pisanu? Noooo, io preferisco l’originale! E la strategia di Silvio è, secondo me, favorevole anche al centrosinistra. Quello vero, ovviamente, non quello alla Letta o alla Gori che lisciano il pelo ai banchieri o ai Montezemolo di turno.

Se Silvio cade in Parlamento è evidente che il governo di emergenza che nascerà dovrà avere necessariamente vita breve: due, tre mesi per mettere in sicurezza i conti e poi si va ad elezioni. Se Berlusconi è invece vittima di una crisi extraparlamentare rischia di nascere un mostro centrista a guida tecnocratica che ha come unico obiettivo quello di restare al potere il più possibile per delegittimare il centrosinistra come forza di governo.

Ma non lo avete letto Sartori domenica sul Corriere della Sera? “L’attuale stato di sfascio dei nostri partiti di sinistra non rassicurerebbe né il Paese né il resto del mondo”. Partiti di sinistra allo sfascio come i partiti di destra? E dove vive Sartori? Ve lo dico io: vive in un mondo dove la grande finanza e la grande impresa stanno cercando di andare al potere senza essere legittimati da alcun voto popolare.

In questi mesi hanno lanciato i loro ballon d’essai: Montezemolo prima, Marcegaglia poi. Ed ora, dopo aver sostenuto Berlusconi oltre ogni ragionevole limite, i poteri forti italiani si preparano a subentrargli per poi avere tutto il tempo per preparare una candidatura appena appena più presentabile, ma nulla di più.

Sartori è stato chiaro: “Perché noi italiani siamo ormai dei «sorvegliati speciali». Berlusconi promette ma non mantiene, dice ma non fa. E «sorvegliati speciali» resteremmo anche se il governo fosse sostenuto dall’alleanza BersaniDi PietroVendola”.

Una sfiducia preventiva per favorire il tecnocrate Monti, che invece avrebbe il consenso dell’Europa e porterebbe avanti un programma nefasto pensato ad uso e consumo delle banche, un programma che nessuno schieramento di centrodestra o centrosinistra potrebbe responsabilmente attuare. Perché un conto sono i sacrifici, un altro la macelleria sociale fatta di licenziamenti e liberismo sfrenato.

L’unico modo che il centrosinistra ha per sventare questo tentativo di gattopardismo strisciante è quello di non sostenere nessun governo di grandi intese se non a patto di andare al voto in tempi rapidissimi (gennaio, ad esempio) e di convocare contestualmente le sue primarie. Altrimenti dovrebbe lasciare il cerino in mano al centrodestra (con o senza Berlusconi non fa differenza) e aspettare serenamente le prossime elezioni.

Le grandi intese sono solo una grande fregatura, una trappola ordita da chi vuole delegittimare il centrosinistra come forza di governo. Se il Pd sostiene Monti, quello è capace di restare a Palazzo Chigi sei mesi-un anno, poi si presenta a capo di una coalizione di centrodestra ripulito e profumato e il centrosinistra scompare per altri vent’anni!

Perché questo è un film già visto ragazzi, qui si torna indietro ai governi tecnici degli anni ’90 che salvarono l’Italia ma convinsero l’elettorato che il centrosinistra non era in grado di guidare il paese in una situazione di difficoltà internazionale.

Basta leggere il Corriere della Sera per capire l’aria che tira: la manifestazione del Pd a Roma volutamente snobbata, i fischi a Renzi stigmatizzati come se fossero la dimostrazione di una immaturità insuperabile, perfino una collana editoriale tutta tesa ad espellere dal pensiero politico italiano l’apporto dato dalla sinistra e ad esaltare le virtù liberali della borghesia operosa e illuminata. Tutte cazzate. Perché per lorsignori la politica dell’alternanza vale solo quando governano loro.

E la sinistra non deve cadere nella trappola di dover dimostrare di essere affidabile sostenendo governi impresentabili. Davanti allo sfascio di Berlusconi e di questa classe dirigente che lo ha sostenuto, qualunque governo di centrosinistra è meglio: qualunque. Invece all’opposizione c’è sempre qualcuno che vuole farsi perdonare chissà quale peccato originale. Nessuna cortesia a questo centrodestra scandaloso, nessun aiuto a personaggi come Fini, Casini e Pisanu, politicamente responsabili quanto Berlusconi di questo ventennio da dimenticare.

Per questo dico “Forza Silvio!”. Portali tutti in Parlamento, non cedere alle pressioni di chi per anni ti ha sostenuto e ora fa finta di non conoscerti e vuole sostituirti come se nulla fosse. Oggi è Berlusconi il più grande alleato del centrosinistra. E io, di Silvio.

67 Commenti

  1. E’ vero che in questi ultimi 17 anni di bipolarismo il Paese è stato portato allo sfascio da 9/10 anni di centrodestra e 8/9 anni di centrosinistra, spaccando in due il gruppo dei moderati che oggi realmente può contribuire a guidare il Paese. Governo di sei mesi, sistemazione dei conti, nuova legge elettorale maggioritaria con quota proporzionale e vediamo chi governerà!!!!

  2. Alla fine il governo Monti è sempre più probabile. Però la nomina a Senatore a vita toglie il legittimo dubbio di Vito che sul nome di Monti si sarebbe costruita la nuova leadership del centrodestra.

    Io non la vedo così male: il PDL allo sfascio e spaccatura totale, la responsabilità del governo di emergenza assunta quasi totalmente da Napolitano (che ha le spalle larghissime) e direi che si possono ipotizzare le primarie a marzo ed elezioni a maggio.
    Possibilmente con una nuova legge elettorale. Poi si ricostruisce l’Italia.

  3. Gianni Fresu says:

    Chi dovrà guidare l’Italia e la Grecia viene deciso dai banchieri, questo è il dato politico, i governi tecnici di Roma e Atene non nascono neanche a Bruxelles ma a Francoforte e nessuno, tra i grandi tromboni della “sovranità democratica”, ha nulla da eccepire. Gramsci diceva che nelle fasi di crisi organica del capitalismo all’egemonia si sostituisce la forza. Ciò porta per riflesso al rafforzamento di tutti quegli organismi relativamente indipendenti dalle oscillazioni dell’opinione pubblica come la burocrazia militare e civile, l’alta finanza, la chiesa. Le crisi organiche sono dominate dalle «rivoluzioni passive», vale a dire, fasi di modernizzazione autoritaria nelle quali le “riforme” vengono realizzate attraverso la passività coatta delle grandi masse popolari, con il preciso obiettivo di consolidare l’ordine sociale ed uscire dalla situazione di crisi. Il fascismo è uno degli esempi più emblematici di ciò, ma non il solo. Società politica e società civile non sono separate e contrapposte, la seconda è una funzione della prima, la sorregge e alimenta. La stessa idea di «opinione pubblica» riguarda l’egemonia politica, come punto di contatto della dialettica tra società politica e società civile, tra forza e consenso. «L’opinione pubblica è il contenuto politico della volontà pubblica». C’è una funzione del dominio politico che consiste proprio nel formare un’opinione pubblica preventivamente a determinate scelte impopolari dello Stato, essa consiste anzitutto nell’organizzare e centralizzare certi elementi della società civile. La lotta per il monopolio degli organi dell’opinione pubblica, attraverso il controllo di giornali, partiti e Parlamento, è proprio finalizzata a evitare che si determini una divergenza e dunque una scissione tra i due livelli. Guardiamo i Tg e leggiamo i giornali di queste settiman per comprendere quanto, pur nel mutare delle forme, la sostanza delle ristrutturazioni capitalistiche è sempre la stessa. A fiuto, dobbiamo prepararci al peggio.

  4. Vittorio says:

    ci siamo finalmente liberati di Berlusconi, peccato che per farlo fuori abbiate affossato l’Italia

    • Neo Anderthal says:

      Abbiate? Ma dici Abbiategrasso? È vicino ad Arcore.

      • vittorio says:

        Però guardando la cartina rispetto a Milano Abbiategrasso sta a sinistra Arcore a destra!
        La situazione attuale dell’Italia è stata possibile solamente perchè non era presente una maggioranza forte in Parlamento che supportasse le iniziative del governo. Il disgregarsi di una delle maggioranze più forti degli ultimi decenni è stata certemente favorita dagli errori del governo, ma non ci avrebbe portato a questo punto senza la persecuzione giornalistica e giudiziaria alla quale è stato comunque sottoposto il Presidente del Consiglio, personaggio che non amo e che avrebbe dovuto avere il buon gusto di dimettersi già da tempo.
        Quanto all’abbiate basta ricordare tutto il compiacimento per le risatine di Merkel e Sarkozy

        • Anonimo says:

          Vittorio, scusa, ma magari fosse caduto davvero per intervento di qualche forza esterna.
          Anche in questo caso Berlusconi “si è fatto da sè”.
          La “persecuzione giornalistica” cui ti riferisci è in realtà stata infinitamente meno potente e corale di quanto sarebbe stata in qualunque paese dell’occidente democratico -in cui i media principali non sono di proprietà o sotto il controllo del capo del governo- è conseguenza delle sue azioni, della sua condotta, dei suoi abusi personali e di potere.
          Richard Nixon è stato buttato fuori per fatti, molto meno gravi ed episodici, di praticamente qualunque -a scelta- azione irregolare e abusiva promossa e attuata dal Povero Silvio perseguitato.
          Altro che dimettersi per buon gusto: Berlusconi, a parte il cattivo gusto e la cafonaggine, è stato e resta un abuso di potere in persona, un danno enorme per la democrazia aggravato dalla potenza di fuoco delle sue TV, dei suoi giornali, dei suoi patti populisti con la voglia di furbizie e l’insofferenza alle regole che è la zavorra dell’Italia.

  5. Ciao Silvio, non mollare non lasciarci soli in mano a quei comunisti che non fanno altro che gufare e niente di più.
    Siamo tutti con te, trova un modo per dare con colpo di coda come solo tu sai fare e buttali giù dalla barca tutti quanti che vedrai nessuno piangerà.
    Ti abbraccio forte Silvio
    FORZA SILVIO, FORZA SILVIO, FORZA SILVIO, FORZA SILVIO, FORZA SILVIO, FORZA SILVIO, FORZA SILVIO, infinitamente FORZA SILVIOOOOOOOOOOOOOOOOO

  6. Gianni Fresu says:

    Pienamente d’accordo Vito, tutti vogliono un governo “tecnico” per farci ingoiare le stesse ricette economiche che una decina di anni fa ridussero l’Argentina alla fame.
    L’ipocrisia della retorica democratica occidentale non sente neanche più il bisogno della dissimulazione. Le bombe e le armi destinate alle “rivoluzioni democratiche” del Nord Africa sono state giustificate in nome del “sacro diritto al voto”, ma lo stesso principio non può oggi valere per la Grecia. Secondo UE, BCE, FMI, USA, la pretesa di dare la voce al popolo greco, per decidere se mettersi o meno un cappio al collo, è pura follia.
    Un governo tecnico, per le forze democratiche e di sinistra, sarebbe una sciagura. I governi tecnici del 92 e 93, che portarono a immense manifestazioni e lotte finite con “uova e bulloni” sulle teste dei sindacalisti, furono la migliore premessa possibile per la nascita e l’avvento di Forza Italia. “La gioiosa macchina da guerra” fu azzoppata, ben prima della “discesa in campo di Berlusconi”, da scelte infami di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. Come i più avranno modo di ricordare, con gli accordi del luglio 92 e 93 è stata abolita la «scala mobile», e varata una politica dei redditi che da allora ha portato a uno spostamento enorme di ricchezze dal monte salari a rendite e profitti, perché si affermava che questa finiva per innescare una spirale inflattiva “deprimente per l’economia”. Si disse: agganciando l’indicizzazione salariale all’inflazione «programmata» e non a quella reale, e intervenendo poi a colmare l’eventuale scarto tra queste due attraverso la contrattazione effettuata dal sindacato, al momento del rinnovo del contratto nazionale, che si sarebbe garantito il potere d’acquisto dei salari e al contempo si sarebbe favorita l’economia e l’occupazione. Oltre a questo l’accordo prevedeva un impegno governativo a tenere sotto controllo i prezzi, cosa che in un regime di esternalizzazione e privatizzazione o comunque l’affidamento ai privati di settori chiave dell’economia come il gas, l’elettricità e le telecomunicazioni, appariva già da allora come difficilmente realizzabile. La contropartita dell’ accordo erano i milioni di posti di lavoro che un intervento di questo tipo avrebbe dovuto produrre negli anni successivi, perché si disse che il taglio della scala mobile avrebbe prodotto un «circolo virtuoso», cioè avrebbe determinato il calo dell’inflazione e dei tassi d’interesse, i quali avrebbero poi a loro volta garantito un aumento degli investimenti produttivi e – in un regime di flessibilità e mobilità del lavoro – un aumento dei tassi d’occupazione, il tutto accompagnato dalla salvaguardia del potere d’acquisto dei salari.
    Quel che poi abbiamo visto però è ben altro: in Italia, prima della crisi, a fronte di una crescita notevole di produzione, produttività e profitti, si è determinato un drastico ridimensionamento del potere d’acquisto dei salari, un sensibile calo degli investimenti produttivi – contemporaneamente ad un aumento sia degli investimenti delle imprese italiane all’estero che della speculazione finanziaria – mentre non si è vista né una redistribuzione dell’enorme ricchezza prodotta, né tanto meno alcun incremento dei tassi occupazionali, anzi. Le imprese italiane, che hanno goduto di una massiccia liberalizzazione del mercato del lavoro, contratti d’area, lavoro interinale, contatti atipici, e di benefici d’ogni sorta, dai contributi alla rottamazione, agli sgravi fiscali e contributivi, hanno coperto le congiunture favorevoli con mero lavoro straordinario, cioè sfruttamento ulteriore di lavoro esistente. I dati economici hanno cioè dimostrato che l’insieme di quelle politiche economiche-sociali hanno accentuato la distruzione di posti di lavoro anziché contrastarla, hanno dimostrato che queste non solo non producono ricadute occupazionali sul territorio ma più spesso non fanno che accelerare il processo di delocalizzazione delle imprese stesse. Dopo venti anni di rapina a danno dei redditi di lavoro dipendente ci vogliono riprovare facendoci pagare anche il conto dei loro fallimenti. Meglio niente!

    • gentarrubia says:

      Gianni, solo un inciso sulla parte che riguarda la Libia. Mi ricordo che alle prime manifestazioni di fronte all’Ambasciata libica in Italia la bandiera di Rifondazione sventolava assieme a quella monarchica del CNT… Poi il partito a preso una posizione contro la guerra. Poi

      • Gianni Fresu says:

        Hai perfettamente ragione e chi lo ha fatto ha commesso un errore, purtroppo, come sai bene, non è l’unico che abbiamo commesso. Certo bisognerebbe però anche ricordare che a sinistra c’è chi ha salutato con soddisfazione le “bombe democratiche” della nato fino ad affermare che ora “Cuba non aveva più alibi”….

  7. Soviet says:

    Credo che il punto stia nelle parole di Neo: governo impopolare o antipopolare? PErchè un governo impopolare, di quelli lacrime e sangue, i fluidi organici potrebbe richiederli a tutti. Per cui, visto che si inizia in genre con un esempio, una bella proposta di riduzione dei benfits oltre il limite del privilegio dei parlamentari potrebbe essere un’idea di partenza. So bene che non si risolve niente e bla bla bla fratelli (per dirla alla Vecchioni old style), ma sarebbe il contributo di una categoria. Poi una bella patrimoniale per i redditi maggiori, sarebbe impopolare? Allora facciamola! Un bel taglio alle pensioni extralusso? E’ sicuramente impopolare, ma possimao dire che 5/6mila euro di pensione massima possono bastare? Volgiamo fare 7mila? Allora tagliamo tutte le pensioni sopra i 7mila euro (e magari tiriamo su quelle base!). L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro o sulla rendita speculativa? Allora tassiamo le rendite speculative, portiamole allo stesso livello dei maggiroi Paesi europei. E’ una misura di certo impopolare. Vogliamo licenziare con più facilità? E vabbè, però allora evviva il libero mercato, solo le imprese che reggono, quelle più forti, quelle che investono ci stanno, nessun contributo e nessun aiuto, tutte le risorse andranno a finanziare indennità di disoccupazione finalizzati al ricollocamento e reddito minimo garantito: il mercato c’è se hai potere d’acquisto, altrimenti finisce la benzina. Quello che succede quando il potere d’acquisto sparisce l’abbiamo visto nel 2008 con i mutui subprime.
    Se è indispensabile fare sacrifici, facciamoli pure, ma facciamoli tutti e chi ha di più ne faccia di più, che l vita fino ad oggi se l’è goduta certo di più del buon Cipputi!
    Se poi l’idea è quella di avere un governo tecnico, senza alcuna legittimazione popolare, che faccia in modo autoritario quello che un governo comunque votato dal popolo sovrano non è riuscito a fare perché vera macelleria sociale, allora concordo anc’io con gentarrubia: muoia Sansono con tutti i filistei! Io poi neppure fumo, sono abituato a vivere con poco…

    • gentarrubia says:

      ses propiu comunista!
      😀

    • Soviet says:

      Mai vergognato di esserlo e neppure di avere avuto la tessera del PCI dall’età di 14 anni. Ma qui il problema è un altro: quello di lasciare stare le ideologie, cioè le teorie che prescindono dai fatti e affrontare la realtà. La realtà, a mio avviso, è che non esistono soluzioni neutre. Le soluzione neutre e ottimali, l’ “one best way” alla Taylor, non valgono per le organizzazioni, valgono ancora meno per la politica. Ogni soluzione, inevitabilmente, privilegia alcuni e danneggia altri, perché il conflitto di classe esiste. Lo puoi rimuovere, ma esiste. L’interesse dei lavoratori coincide con l’interesse dell’imprenditore solo (e non in maniera perfettamente coincidente) solo nella garanzia che l’impresa operi, per il resto siamo ad un risultato a somma zero: se sale il profitto scendono i salari. Il fatto è che siamo oltre, perchè il profitto potrebbe essere reinvestito e invece, e Gianni Fresu lo dice bene, viene impiegato dove rende dei più: nelle alchimie finanziarie che hanno originato la crisi. Che non e finita perché tra 2011 e 2012 vanno a rinnova centinaia di miliardi di dollari di fondi vari, tra cui quelli spazzatura ad alto rischio e non è chiaro chi possa acquistarli in tempi incerti. Quindi non è finita. Se ci fosse una seria alleanza fra produttori, imprenditori e lavoratori, qualche limite al movimento dei capitali finanziari si porrebbe, almeno per renderelo in qualche modo compatibile con la produzione di beni e servizi, invece no!
      Il problema dei problemi è che l’economia ha le sue regole, regole a cui non si sfugge: io sono d’accordo sul diritto del popolo greco di decidere del suo destino, ma per poter decidere bisogna avere tutta l’informazione, bisogna aver contezza delle conseguenze. Senza incorrere nel classico errore di composizione, ma se io presto soldi ad un amico e questo amico dice che non me li renderà in ogni caso (per qualsiasi ragione), io posso anche abbuonare il prestito se proprio gli voglio bene (concetto poco adatto agli Stati), ma certo da me di soldi non ne vedrà più. Quindi la domanda che poni in un referendum è importante. Certo, da ignorante di economia, mi pare che le condizioni poste alla Grecia siano tali da deprimerla ancora di più e scatenare un conflitto sociale senza precedenti. Spesso si dimentica che l’enorme pubblico impiego greco è dovuto ad un esercito elefantiaco, eredità della Grecia dei colonnelli e mantenuto dalle tensioni con la Turchia su Cipro. L’esercito pesa per un quinto sul pubblico impiego greco, vuoi metterlo in libertà? La vedo complicata.
      Resta il fatto che per formulare contro proposte dei avere un minimo di capacità tecniche e molta autorevolezza. Cosa che non hanno i greci, ma che non abbiamo neppure noi…tanto meno se invece che ragionare con la nostra testa, che la politica l’abbia o inventata noi in Italia, continuiamo a recitare come un mantra l’Europa ce lo chiede. A parte che l’Europa non chiede un cazzo e questa è un’antropomorfizzazione truffaldina, qualcuno in Europa ci chiede qualcosa, qualcuno che ha idee e esprime ideologie ben precise. La sinistra dovrebbe essere capace di elaborare e sostenere una controproposta che realizzi i risultati, ma che parta dalla tutela della propria parte, non degli interessi immediati di capitalisti e speculatori. Amen!

      • Concordo con “..lasciare stare le ideologie, cioè le teorie che prescindono dai fatti e affrontare la realtà”. Magari.
        Qualcuno che abbia autorevolezza lo dobbiamo trovare. E se guardiamo bene lo troviamo.
        Per fare cosa ?
        Quello che va fatto.
        Evitando se possibile la guerra civile, per favore.

  8. paolo secci says:

    Il concetto è difficile da digerire, ma concordo in quello che tu dici. Non voglio fare il mago merlino della situazione, ma credo che il centrosinistra, optando per un governo “tecnico”, non capirebbe. A mio modesto pare si dovrebbe andare ad elezioni, però qui nasce l’equivoco: con quale legge elettorale??? Sicuramente la stessa, non essendoci i tempi per la sua nascita, quindi credo che, neanche questa volta, andrò a votare per le politiche…. e sono già vent’anni e oltre che non vado. Sono consapevole che in tal modo non risolve nulla, però non riesco a capire chi mi possa rappresentare, oltretutto con personaggi decisi nelle sedi di partito.

  9. ELEZIONI SUBITO !!!!

    non è possibile il governo tecnico, ma neanche il proseguimento di B.

  10. supresidenti says:

    condivido vito, e già mi immagino le scene di depressione per chi, una volta caduto berlusconi, avrà cosi tanto tempo libero da non sapere come impiegarlo..

  11. Ritengo che il centrosinistra non sia affatto pronto alle elezioni. Le proposte del PD cambiano dal giorno alla notte come l’alfa e l’omega, e il partito è ancora nelle mani di D’Alema. IDV e SEL sono due partiti personalistici tanto e quanto Forza Italia, Verdi e Rifondazione sono spariti.
    Meglio un governo tecnico, anche per la prossima legislatura (tipo “grosse koalition”) per fare le riforme che servono, ovviamente però attenzione in Parlamento a quello che si decide.

    Quanto a Silvio: niente sarà peggio di lui!

  12. Quello che scrivi è assurdo, considerando che la sola notizia delle dimissioni ha risollevato i mercati. Se stacca il didietro dalla poltrona o glielo staccano, a me non interessa. Senza di lui magari troviamo lavoro, uno vero e non gli stages.

    • Micaela says:

      Non e’ mica detto, se cade Berlusconi non risolviamo tutti i problemi. A molti fa comodo uno come lui per nascondere le proprie mancanze o gli scheletri negli armadi. Di personaggi che non hanno per niente a cuore il bene pubblico ma vogliono la poltrona proclamandosi salvatori del popoli e’ pieno, ma ora l’attenzione e’ tutta su Berlusconi. Pensare che sparito lui, finiscano anche i problemi e’ un po’ azzardato, non sara’ affatto cosi.

  13. Monica says:

    Il problema non +è chi vince le prossime elezioni. Il problema èse cade adesso, cosa che mi renderebbe felicissima, si ripresenterebbe parto paro la situazione del 2006: centrosinistra che vince le elezioni con coalizioni aperte ai cosidetti moderati di centro che faranno di tutto per avere l’appoggio ecclesiastico portando avanti politiche reazionarie di omologazione tra reato e peccato, facendo così scontenti gli elettori di sinistra, e manovre lacrime e sangue che rimetteranno a posto i conti ma faranno si che la gente si dimentichi delle responsabilità di Berlusconi e dei suoi Bravi nel non sapere gestire la cosa pubblica e nell’incapacità totale di governare il Paese sperperando le risorse per favorire se stesso e i soliti noti a spese della comunità. Cadrebbe il governo in breve tempo e la gente voterebbe di nuovo Berlusconi, o se non lui un berluschino qualunque che promettesse il non mettere le mani in tasca agli italiani e condoni a non finire solleticando il disonesto che si nasconde in ciascuno di noi. Invece no, deve andare avanti, toccare il fondo, scavarsi la fossa da solo, essere lui a fare misure impopolari che porteranno la gente a prendere i forconi e a cacciarlo con tutta la sua corte. Deve andare fuori dall’Italia avendo paura di rimetterci piede, sempre se non si riesca finalmente a processarlo non avendo più nessun tipo di scudo e a metterlo in galera se riconosciuto colpevole. Il berlusconismo deve essere portato a termine con ignominia e definitivamente, altrimenti si rischia che alla prima occasione questo cancro si infiltri nuovamente nei tessuti della vita italiana.

  14. Micaela says:

    Io non sono molto d’accordo con quello che scrivi. Allora, che ci siano i magheggi di cui parli per salvaguardere il centrodestra e’ possibile, ma e’ vero anche che il centro sinistra non e’ in grado di governare, sono e rimangono troppo individualisti, troppe teste si contendono il trono. Chi e’ oggi il leader della sinistra? Ogni tanto compare un nome nuovo, o ne ritorna uno vecchio. Sono la prima a non volere un governo ultracapitalista e ultraliberale, ma l’alternativa non mi convince di certo, anzi dubito fortemente che siano capaci di produrre qualcosa di buono, visto che finora hanno parlato solo per contraddire e se hanno proposto qualcosa, non si e’ visto di certo

  15. Daniele G says:

    Oggi Berlusconi si dimetterà. O, meglio, verrà dimesso, perché i numeri non ci sono e questa volta Casini e Fini si sono preparati bene: la figura barbina dell’altra volta non la faranno.

    A questo punto dobbiamo sperare nel presidente della Repubblica, che si è dimostrato un signore in tutti questi anni: se ci fosse stato Scalfaro, probabilmente il discorso di Vito avrebbe avuto molto più che un senso e, anzi, sarebbe stato corretto.

    Napolitano vedrà che non esiste lo spazio per un governo tecnico (al Senato il centrodestra regge e ha numeri più che sufficienti per restare maggioranza). Scalfaro avrebbe minacciato qualche parlamentare, Giorgio non scenderà a questi livelli. E si andrà a votare.

    E qui nulla è scontato. Berlusconi non c’è e non ci sarà più: Alfano sarà il candidato premier, scelto tramite primarie fasulle (come quelle che fa il centrosinistra quando si tratta del governo del paese e non di una città o di una provincia). Alfano contro….? Bersani, in teoria. Di Pietro prenderà il 2% perché senza Berlusconi in persona non ha senso votare un anti Berlusconi. La campagna elettorale sarà col ticket Alfano – Meloni, e il Pdl ripulirà le liste dal pollaio (femminile e maschile). Che giovani, che rinnovamento: Alfano e Meloni.

    La sinistra si presenterà con Bersani. I talk show saranno pieni zeppi di D’Alema, Rosi Bindi, Letta, magari ripropongono la Melandri e buttano dentro la Pollastrini.

    E secondo voi vincerà il centrosinistra?

    • Vuoi il mio parere? Sì, vince.

      • Daniele G says:

        Nel 2006 la situazione era la stessa, forse anche più chiara: i sondaggi parlavano di + 10% per il centrosinistra. Basta mandare Padoa Schioppa in tv a dire che le tasse e i balzelli sono belli da pagare e vedi che – Equitalia la conoscono tutti e l’accostamento è naturale – il + 10 diventa +0.

        Alfano contro Bersani vince Alfano. Possiamo scommettere un bicchiere d’acqua gassata se vuoi.

        • Stefano reloaded says:

          «La polemica anti tasse è irresponsabile. Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima. E’ un modo civilissimo di contribuire, insieme, al pagamento di beni indispensabili come la sicurezza, come la tutela dell’ambiente, l’insegnamento, la salute e le stesse pensioni,in parte».
          Questa è la frase esatta, secondo me anche nel contenuto, che Padoa Schioppa pronuncio a “In mezz’ora” di Lucia Annunziata il 7 ottobre 2007, quindi dopo le elezioni dell’aprile 2006.
          Viva gli analisti politici del PDL.

          • gentarrubia says:

            tra l’altro, confermata, nei contenuti, anche da Diliberto…
            e anche da me, benchè non conti un cazzo

        • Bersani secondo me vincerebbe, contro Alfano.

          Alfano contro Renzi come la vedi? Io la vedo 60 a 40 per Renzi, nel caso.

          E il terzo polo? Secondo me un buon 15% con Casini candidato lo fanno.

          • Neo Anderthal says:

            Alfano -anche fisicamente- è un tipo di Maggiordomo. Se il Padrone di casa non lo autorizza lui non si candida neppure a capocondomino, e d’altra parte lui con le sue sole forze difficilmente sarebbe arrivato oltre il Consiglio Comunale di Agrigento.
            Ne fa fede il fatto che ieri, lunedì, mentre infuriava la tempesta e si pubblicavano le indiscrezioni e le telefonate, “quella testa di xxxxx” del Padrone delle Libertà, come lo ha sensatamente e appropriatamente chiamato il sottosegretario Crosetto, che è uomo di mondo, non si riuniva con gli organi e i membri del Partito, non con il governo o la coalizione, ma con i dirigenti di fatto: gli amministratori/figli che guidano l’impero economico di famiglia, il Fido scudiero Confalonieri, l’Avvocato Difensore Ghedini, anch’egli dotato peraltro di un apprezzabile profilo da Maggiordomo, nel suo caso da maggiordomo della Famiglia Addams.
            Premesso questo io non vedo probabile l’idea di un passo indietro in favore di Alfano, per il semplice fatto che secondo me il Megalomaniaco in realtà pensa due cose: per prima quella di rimanere, anche dimissionato e incaricato della sola ordinaria amministrazione, il tanto giusto da poter opporre “legittimi impedimenti” per scongiurare la sentenza Mills e sfangarla per prescrizione, la seconda è che in fondo il candidato migliore per il centrodestra è ancora e sempre “lui-même”.
            Pazzesco? Certamente, ma l’Uomo vi sembra lucido, forse?
            Conclusione: una delle migliori ipotesi per la sinistra sarebbe proprio avere Berlusconi, o in subordine un suo pupazzo, come candidato del centrodestra. Prenderebbe comunque, male andando più voti di Casini e entrambe resterebbero azzoppati.
            Silvio resisti…

          • Daniele G says:

            Renzi vincerebbe anche senza fare un comizio. Ma non sono convinto che D’Alema, dopo 40 anni, abbia voglia di farsi da parte: è troppo presto, deve ancora dare molto all’Italia. La barca non si paga da sola.

            • Daniele ci sono le primarie, eventualmente, per fare scherzi di questo tipo. Ma se si vota di corsa nulla di strano che le saltino a piè pari. Il punto secondo me è che Renzi avrebbe molta più difficoltà (moltissima) a vincere le primarie che non le politiche.

          • gentarrubia says:

            Egildo:
            60 + 40 +15 = 115
            o Casini è assieme a Renzi?

            • Hai ragione, ho esagerato: facciamo 55, 35 e 10 Casini (con Renzi candidato ci si mangerebbe un bel po’ di terzo polo). Ma è fantascienza.

              Comunque nel caso (non così probabile) di elezioni immediate nel disastro economico generale la cosa più probabile è che il centrosinistra (forse anche Casini) chiuda su Bersani candidato. E comunque vincerebbe.

              • Neo Anderthal says:

                O si fanno le primarie, e quindi niente idee del genere “si chiude (l’accordo tra i partiti) con…..” o io non voto o voto altro.
                Non conterà nulla il mio singolo voto, ma o si svolta ORA, e quindi si va alle primarie, o ci si impantana per altri decenni.

    • Neo Anderthal says:

      Se si fanno le primarie, serie, la probabilità che vinca Vendola è altissima. Altissima.
      -P.S. per entusiasmarsi per il Maggiordomo e per la Ministrina ci vuole uno sforzo notevole, per ipotizzare che l’esercito berlusconiano in rotta, composto sì di illusi vari ma innervato da affaristi e arrivisti, si metta al servizio del duo “il gatto e la gatta” -di volpi non c’è ombra- occorre una ulteriore dose di fantasia lisergica-

  16. ZunkBuster says:

    Si ok non facciamo nessuna alleanza coi partiti “borghesi”, neppure temporanea nellì’esclusivo interesse del Paese, andiamo ad elezioni sull’onda di declamazioni demagogiche anti BCE, e nel frattempo se l’Italia va in default che succede? Sappiamo bene che non si potrebbe mai fare come l’Islanda o come l’Argentina, quanto meno nel breve e medio periodo. Se acconsentissimo acriticamente a politiche antipopolari il nostro elettorato non ce lo perdonerebbe, ma se contribuissimo allo sfascio definitivo del Paese, magari dando a Berlusconi le chiavi per una rivincita, l’elettorato in generale ce lo perdonerebbe?
    Sappiamo che le scelte non sono facili per il PD, e che rischia seriamente di uscire con le ossa rotte dalle prossime elezioni, ma ci vuole da parte di tutti responsabilità nel mettere gli elettori di fronte a ciò che ci aspetta. Se dalle prossime elezioni dovesse uscire fuori una melassa centrista che va da Renzi ai rottami del PDL, capeggiata da Casini o da Montezemolo, la colpa sarebbe anche di chi avesse a eccedere in demagogia che non possiamo permetterci, così come è stata letale la uguale e contraria demagogia berlusconiana. Poi, per intenderci, non farei mai alleanze con Casini, e neanche con Renzi che di fatto è già fuori dal centrosinistra, ma oggi come oggi la “conta” immediata rischia di essere letale per la sinistra, al di là dei sondaggi che sappiamo bene quanto lascino il tempo che trovano (ricordo ancora il dramma delle elezioni del 1994: data la censura degli exit poll qui da noi, mi misi ad ascoltare le radio straniere, e dopo essere stato confortato dalle affermazioni della BBC secondo cui “No one is expected to gain a majority”, fui poi atterrato dalla radio statale spagnola che anticipava fin dalla mattinata del lunedì la vittoria di Berlusconi).

  17. Il mio motto invece è: Silvio molla. Prima ce ne liberiamo meglio è. Fatto questo discutiamo del nuovo governo che ci porta alle elezioni. Il governo deve essere tecnico perchè se un Letta o uno Schifani gestiscono le elezioni non mi sentirei pienamente tutelato.
    Veniamo alla Sinistra. In Italia non si governa senza l’appoggio dei cosidetti poteri forti (non lo ha fatto neanche Vendola in Puglia). Dunque la cosa importante è trovare un equilibrio fra i vari interessi e portare avanti azioni politiche “fattibili”.
    PS: senza Fini e Casini alleati al centrosinistra al potere ci vanno La russa e Gasparri.

    • Ecco, appunto, condivido.

    • gentarrubia says:

      “a cosa importante è trovare un equilibrio fra i vari interessi e portare avanti azioni politiche “fattibili”.” neanche un Libero Manca in pectore sarebbe riuscito a proporre una ipotesi così radicalmente centrista. 😀

      Fini e Casini; La Russa e Gasparri: sono così diametralmente opposti? per 20 anni hanno giocato dalla stessa parte sostenendo Berlusconi, un anno da separati ne ha cambiato radicalmente la natura destrorsa? non credo

      • Hai ragione caro Gentarrubia. Mi è scappata una frase alla Oppi-Wan-Ken-Oppi.
        Su Fini e Casini è vero hanno fatto i loro errori (non saranno mai perdonati per questo), ma oggi mi sembra che abbiano più senso dello Stato di altri loro ex alleati. E questo oggi come oggi è molto importante.

        • gentarrubia says:

          Probabilmente hai ragione, caro AA, sul senso dello Stato di Fini e Casini.
          Però sostenere uno come Cappellacci in Regione o avere dentro il proprio partito uno come Oppi, alla fine, che senso dello Stato è? magari non c’è l’esibizione del “mignottume” (pessimo neologismo) che fa Berlusconi, ma alla fine anche in Sardegna la spartizione delle poltrone e l’uso privatistico del potere ci hanno portato ad una situazione economica disastrosa…
          sono entrato da un po’ di tempo nella fase del ” ‘mammarua” che ha coniato Elio Arthemalle, fare tanti distinguo non mi sembra ormai più opportuno.
          l’entrata in politica di berlusconi è stata proprio per sostenere Fini candidato sindaco di Roma nel ’93. Fini candidato del Movimento Sociale Italiano…
          http://archiviostorico.corriere.it/1993/ottobre/23/Fini_lancia_sua_sfida_co_10_9310234766.shtml

          • Neo Anderthal says:

            Scusate ma io personalmente non sono disponibile a votare per uno schieramento che comprenda Fini, anche in funzione antiberlusconiana.
            Rispetto le posizioni e le storie politiche -specie nell’approdo alla accettazione, che ci si augura sincera, della democrazia republicana anche nei suoi presupposti antifascisti- di ognuno, ma non credo utile confondere e ibridare ulteriormente linee e prospettive che sono e restano differenti. Quanto ai centristi di loro mi fido pochissimo, ed è utile ricordare che a far cadere Prodi, prima e meglio dei due o tre trotskisti inopinatamente infilati in parlamento da Rifondazione, sono stati Clemente Mastella e Lamberto Dini con la loro pattuglia di notabili, aiutati da qualche acquisto fatto tra le fila dell’IDV, come l’indimenticato De Gregorio, noto come Senatore Papalla.
            Perciò cosa mai ci può garantire, soprattutto quando l’assodato fallimento -e l’anagrafe- avranno archiviato Berlusconi, dall’ennesimo voltafaccia dei Mastella di turno?
            Pisapia a Milano, Zedda a Cagliari, DeMagistris a Napoli non sono indicazione sufficiente del desiderio di alternativa e di aria fresca che è nell’elettorato, non solo di sinistra?
            Non c’è da fare nessun accordo riservato, con veti e posti già assegnati: ci sono da fare le PRIMARIE per il centrosinistra, e in quel momento si sceglierà -gli elettori più sensibili e attenti sceglieranno- chi sarà un candidato alla guida di una coalizione che avrà concordato linee comuni e programma di governo.
            Se poi per fare contento Casini si dovesse invece costruire a tavolino, mediante accordi di vertice tra i partiti, una coalizione sbilenca che azzererà i diritti dei lavoratori, ci martellerà le pensioni e ci farà andare in pensione solo due minuti prima della fossa, non farà davvero le lotta all’evasione fiscale, non ridurrà le spese militari, non riconoscerà pari diritti a tutte le formazioni familiari, permetterà che a decidere quando e come morire, in caso di malattie terminali, sia lo stato dopo il placet dei Vescovi, allora questa sarà una bella coalizione che farà perdere e sprecare di sicuro il voto di ogni elettore di sinistra di qualunque sfumatura sia. E di sicuro io non voterò una roba simile.

  18. Per una volta non sono d’accordo con te praticamente su niente. E non dico altro se non: Quello che deve sucedere succederà, per senso naturale delle cose.
    Prima o poi ci saranno le elezioni, allora non si dovrà misurare tanto cosa farà questo o quel partito ma cosa ogni elettore italiano riterrà più opportuno votare per lasciarsi alle spalle questa orrenda stagione.

  19. Ma sai che lo pensavo anche io sentendo la telefonata di Crosetto? Però un metodo, per non farsi fottere, ci sarebbe anche. Non abboccare. Primarie libere, aperte, subito. Con la neve, a dicembre, chìssene.
    Se si deve votare a gennaio potremmo mettere in campo una idea geniale: vincere.
    Per carità, poi si fa quel che dice Napolitano.
    Però, nel caso giocassero a fottere, iniziamo a prepararci…

  20. Se si andasse alle elezioni..non saprei proprio chi votare..dovrei fare ambarabàciccicoccò..

  21. grande Vito! 🙂
    oggi hai superato te stesso.
    sottoscrivo parola per parola.

  22. alessandro says:

    Sottoscrivo T U T T O. Sto già ridendo al solo pensiero del numero di cappellate che farà il PD in questa crisi…

  23. Penso anche io che vengano instillati continui dubbi nella gente sulla coesione e la validità delle proposte del centrosinistra. La Littizzetto, tempo fa ha fatto una battuta che mi è piaciuta molto: ha detto che gli operai sono confusi e non sanno cosa pensare ora che la “Marcegaglia e Montezemolo sono diventati dei Compagni”.
    Ma Il popolo con le amministrative e i referendum e la proposta di referendum ha dimostrato che la bella Italia addormentata si è svegliata e ha sputato la mela avvelenata che la faceva giacere da 20 anni in uno stato narcolettico . Spero per il bene di tutti noi che Biancaneve non sia così stupida da credere ai nuovi Silvio di turno.
    In poche parole Biolchini, Ora tocca a noi, come stiamo dimostrando,

  24. gentarrubia says:

    hai ragione Vito, assolutamente.
    ho sentito un’intervista a D’Alema al TG LA7, l’impressione è che il “senso di responsabilità” (verso banchieri e industriali) del PD ci condurrà verso un governo Monti o, eventualmente, Letta…

    CHE MUOIA SANSONE CON TUTTI I FILISTEI (D’Alema compreso)!

  25. Neo Anderthal says:

    Le cose stanno proprio così. E infatti ecco che parte strombazzando il corteo di “quelli-che-ne-sanno-solo-troppo” che invoca un governo che faccia “le scelte impopolari”.
    Naturalmente il governo deve essere guidato dal tecnocrate di turno (in questo caso magari Mario Monti).
    Generalmente, quando si inizia a parlare in questo modo si intende in realtà qualcosa di analogo, ovvero di scelte che più e prima che impopolari sono antipopolari , come amavano scrivere sui volantini i gruppettari più retrò negli anni ’70.
    Mettiamo un immediato innalzamento dell’età pensionabile, mettiamo una bella scossa ai diritti acquisiti come l’art.18 sulla non licenziabilità senza giusta causa, mettiamo altre norme un po’ a casaccio (e scusate la digressione: ma se mi licenziano liberamente a 58 anni, perché costo di più, perché comincio ad avere acciacchi, cosa mi serve avere allungato l’età lavorativa? Ma soprattutto: negli anni tra il licenziamento e la pensione chi mi paga?) e altri “lussi” che ci siamo permessi in questi anni di Fiesta Mobile. Si ripianerebbero forse i conti, ma a pagare sarebbero sempre gli stessi.
    Il risultato politico sarebbe alla fine esattamente quello che prospetta Vito: congelare le elezioni, far passare mesi e anni e nel frattempo, se il PD disgraziatamente seguisse la deriva centrista di destra dei vari Fioroni, Follini -c’è anche Follini, guarda un po’- e Veltroni, spaccare il centrosinistra e segare via SEL e IdV.
    Non sarebbe da escludere un ulteriore tentativo, dopo il sostanziale fallimento dell’operazione Rutelli, di spaccare lo stesso PD.
    Spero solo che il PD rifiuti non solo di suicidarsi di botto votando per un governo guidato da Letta -lo zio- ma anche di avvelenarsi sostenendo un “governo tecnico” di gittata appena più lunga del minimo indispensabile.
    Dai Silvio non mollare -non ancora, prima scendi al piano terra-

  26. monti . montezemolo, marcegaglia, e quindi in parole povere per il dopo berlusconi, i poteri forti al governo, una nuova o vecchia dittatura.

  27. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    Mancu deu ollu morri de democristianu-new-meda-modernu.
    Sento odore di cristianucci, di nuovi penta o quadri, esa o eptapartito.
    Sento odore di convergenze parallele, di Casini vari ed eventuali e di embrioni uni e trini.
    E sigumenti de piccioccheddu deu puru calincuna, in mancanza d’altro, mi dd’appu fatta, timu chi m’arrestinti per omicidio di embrioni.
    Non è che fra poco non posso più andare contro i dogmi e le “certezze divine e i peccati capitali” per non scontentare i nuovi alleati, Buttiglione e la Carlucci?
    Almeno fino ad ora potevo zaccare, incazzarmi e dire la mia….
    Seu unu pagu cunfundiu perchè, ad esempio, ho sempre tifato per Santu Franciscu più che per le gerarchie quasi più che per il Cagliari.
    SI
    Seu unu pagu cunfundiu ma speru chi mi sbagli e meda puru.

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