Ambiente / Sardegna

Ci scrive Carlo C.: “Brucia Scivu e ho voglia di sfidare a duello il piromane. Cosa possiamo fare contro gli incendi?”

Ho ricevuto questa mail e la vorrei condividere con tutti voi.

***

Gentile Vito,
scrivo anche a lei, sto scrivendo a tutti, tutti quelli che hanno voglia di continuare a pensare e pensare avanti.

Sono in lutto per l’ennesimo incendio, oggi a Scivu, che è un paradiso terrestre. Ma non è questo incendio in particolare a farmi soffrire, è l’idea che l’uomo possa bruciare la terra in cui vive, bruciare se stesso, in una contorsione fisica e celebrale infernale.

Scrivo con il cuore, quindi magari sono sciocchezze, ma soffro per ogni pianta che brucia, non sopporto di perdere la battaglia contro quattro stronzi che agitano il cerino come gli stupratori agitato il loro uccello.

La battaglia non l’ho mai iniziata, forse perché sono codardo anche io, forse perché come tutti mi sveglio solo il giorno del disastro anziché fare prevenzione. Ma quale prevenzione? Cosa possiamo fare?

Ho voglia di vedere in faccia l’incendiario con la sua bomba in mano e sfidarlo a duello per costringerlo ad una lotta con chi si può difendere e non con chi resta piantato nella terra che brucia.

E brucia un popolo, brucia un’economia, brucia una cultura. Dobbiamo reagire ai desertificatori.
Grazie e buon lavoro

carlo.cotza@libero.it

 

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19 Commenti

  1. Carlo Cotza says:

    Grazie davvero a tutti quelli che stanno contribuendo a questo dibattito. E’ il segno che c’è gente disposta a collaborare alla crescita del nostro territorio. E grazie ovviamente a chi sta orspitando la discussione su questo blog.
    Fra un poco proporrò ad un’associazione di ospitare delle assemblee aperte a tutti su questo tema. Vi terrò informati.
    Facciamo rete..
    carlo c.

  2. Al di là di tutte le motivazioni che spingono questi delinquenti criminali il problema non è cosa fare, ma come fare; a volerle leggere e applicare, le norme ci sono. Ma la domanda é: di tutti gli incendi che sono finora stati appiccati in Sardegna, quanti sono i responsabili individuati? E quanti interessano terreni che avrebbero dovuto essere preventivamente ripuliti dai Comuni per evitare che ignoti delinquenti potessero trovare esca facile ? Quei Comuni che ancora oggi anzichè richiedere lo stato di calamità naturale, quando di naturale non c’è proprio niente, avrebbero dovuto richiedere lo stato di calamità criminale.
    L’identità di un popolo è anche e soprattutto il territorio nel quale vive: uccidere la sua integrità è uccidere il suo popolo. E questo richiede l’uso di mezzi eccezionali, che in Sardegna dovrebbero diventare consuetudinari, con l’impiego dell’Esercito.
    Quanto alle pene, come si sta pensando di introdurre il reato di delitto stradale, credo vada introdotto, se già non esiste, il reato di delitto all’integrità dello Stato con l’applicazione di una durissima pena e soprattutto la non concessione dei benefici carcerari.

  3. enrico sgavo says:

    salve a tutti

    Approfitto di questa discussione per, forse, aprirne un’altra, su un problema che come quello degli incendi, non fa che mortificare questa terra bellissima e poco rispettata. L’aliga.

    L’incendio arriva all’improvviso, e ci scuote con la violenta devastazione che lascia all’indomani dal suo spegnimento;il suo effetto è radicale, apocalittico, ci sentiamo quasi violentati quando incontriamo i resti del suo passaggio su territorio che conosciamo, amiamo, e fino al giorno prima sapevamo essere stupendi.

    L’aliga invece no, lo stillicidio della contaminazione avviene lentamente, giorno dopo giorno, angolo dopo angolo. Ci si abitua quasi a vedere i sacchetti abbandonati a bordo strada, nelle piazzole di sosta, nelle scarpate, e non si fa quasi caso al crescere in volume e varietà dei rifiuti.

    Si sta trasformando in una tollerata consuetudine quella di abbandonare non solo più i sacchetti, ma anche i materassi, i pneumatici, i frigoriferi e chi più ne ha più ne metta.
    Ricordo fino a qualche anno fa, c’erano posti come pitz’e serra…discariche incontrollate che forse perchè lontanto dagli occhi erano anche lontano dal cuore di molti, ma oggi lo scempio sta arrivando dappertutto.

    Anche i più cittadini tra di voi, avranno avuto occasione almeno durante agosto, di uscire dalla città e vi sarete resi conto di come stiamo lasciando che tutto il territorio si trasformi in un grande diffuso immondezzaio; basta fare la sulcitana, la pedemontana, la campu ommu, se proprio non ci si vuole addentrare nelle strade secondarie alla scoperta delle perle.

    Perchè tutto questo succede? cosa facciamo noi sardi alla nostra terra? perchè non si fa altro che sentirci dire quanto sia bella la sardegna e raccontare quanto la amiamo, a volte quasi con le lacrime agli occhi nel caso di qualcuno costretto a passare lunghi periodi come emigrato, se poi ci trasciniamo in quotidiano fatto di colline devastate dal fuoco, angoli di campagna destinati a discariche, spiagge trasformate in posaceneri di massa, gineprai considerati alla stessa stregua di cacatoi pubblici?

    Non era forse il turismo il settore che dovrebbe periodicamente rilanciare e risollevare la nostra economia? Fosse solo per calcolo economico e non per un senso di rispetto del territorio, ma che ca**o stanno facendo i nostri governanti? ma non escono dai palazzi? e quando arrivò la famigerata aliga napoletana, non era tutto uno stracciarsi le vesti? dove sono questi sardi?

    Immagino già quante volte in questo settembre che, come per tutti gli operatori del turismo destagionalizzato, è un momento di grande afflusso turistico, mi sentirò ripetere, come gli scorsi anni, da stranieri curiosi e sensibili, che la Sardegna è una terra bellissima,con cibo buonissimo, gente cordiale ma che non capiscono perchè la trattiamo così male.

  4. Ecologia è Progresso says:

    Posto un commento scritto dalla mia amica Cinzia su facebook che mi è sembrato subito molto interessante e ricco di nuovi spunti. A voi le conclusioni

    STORIE DI INCENDI E DI CONTI CHE NON TORNANO…
    pubblicata da Cinzia XXXXXXX il giorno sabato 27 agosto 2011 alle ore 16.39

    Mentre tento di digerire il pranzo estivo con ii parenti venuti “dal continente” i canadair continuano a rombare sinistri soprala mia testa, ininterrottamente da questa mattina.
    Sfogata un po’ di rabbia e frustrazione con cugini e zii, con cui si è parlato del nostro paradiso in cenere, quasi a voler tentare un’elaborazione del lutto collettivo, resta il retrogusto amaro della rabbia impotente, a cui poi si sommano i soliti dubbi e sospetti: ma chi sarà stato?
    qualche pastore geloso del vicino che preferisce perdere tutto pur di riuscire a fare un dispetto ;
    i soliti forestali stagionali che appiccano incendi per non perdere il posto di lavoro;
    piromani malati che agiscono in maniera compulsiva;
    qualcuno che voleva farla pagare al sindaco di Arbus perchè sta conducendo una politica esclusivamente basata sui divieti, senza niente di propositivo e costruttivo;
    gente venuta da fuori che vuole boicottare il turismo isolano…
    Se ne sentono tante al bar dello sport ma tutte le tesi fanno acqua da troppe parti.
    Il pastore che appica l’incendio al terreno del vicino non è fantascienza nell’isola dell’invidia, ma strano che tutti questi pastori invidiosi avessero terreni e vicini odiati in punti strategici della costa ovest e non solo..
    I piromani veri sono quelli che appiccano il fuoco per veder bruciare qualcosa, perchè dalla distruzione traggono piacere e senso di forza. E’ una malattia. Che per me non costituisce alcuna attenuante, ma quì dovremmo ipotizzare un’epidemia di attacchi compulsivi plurimi – dato che questa è opera di più mani che seguono una strategia – e allora anche la spiegazione del piromane cade miseramente.
    Qualcuno che voleva farla pagare al sindaco di Arbus… dico io, male che vada gli avrebbero piazzato una bomba sotto la macchina…la strategia incendiaria non mi convince affatto. E poi, se qulcuno volesse forzargli la mano per realizzare sulla costa progetti e proposte negati deve prima di tutto poter contare sulla fruibilità del paradiso, e ridurlo ad un inferno di fiamme e cenere non mi pare possa giovare allo scopo..
    Il frutto della strategia criminale giunta dal continente per boicottare la bellezza inarrivabile di quest’isola… Bah, certo che per come siamo bravi noi ad attrarre turisti e ad intercettare flussi di denaro da fuori c’è solo da ridere ad un’ipotesi tanto assurda. Non facciamo paura a nessuno. Siamo dei poveracci che al massimo riescono a succhiare un po’ di soldi spennando il turista con multe e parcheggi salati…
    Restano i forestali e questa, francamente, è la tesi che trovo sempre meno strampalata, la più difficile da smontare, ma non mi pare che si sia mai smesso di assumere forestali nemmeno negli annii di relativa tregua dalla piaga degli incendi…
    Comunque, allora, ciò che manca, oltre alla rabbia, alle lacrime e ai commenti del bar dello sport è la volontà di saperne realmente di più.
    Un crimine come questo è da considerare come crimine contro l’umanità, come disastro ambientale, come tentata strage e andrebbe perseguito nel modo più forte e duro possibile.
    E allora perchè non avviare delle indagini d’ufficio? perchè gli enti locali interessati non potrebbero costituirsi parte civile? perchè nemmeno provare a capire chi potrebbe esserci dietro?
    Devo farle io le congetture? o mio fratello, mio zio?
    Chi è che potrebbe condurre un’indagine seria? Si deve partire dalla più banale delle domande: a chi giova tutto cio?
    Primo indizio: il colpevole non è uno, e nemmeno un gruppetto di scemi o malati o invidiosi o avidi etc. Quì c’è una regia ben precisa, ci sono micce piazzate in punti strategici, c’è lo studio delle migliori condizioni in cui poter agire: il vento favorevole, l’assenza di piogge in previsione, e la fortunatissima coincidenza della sciagurata scelta della Regione di prestare ad altre regioni i nostri canadair, che tanto quì è tutto tranquillo…
    C’è una perfetta conoscenza del territorio, sia a livello orografico e naturalistico (hanno incendiato boschi secolari, non macchia mediterranea) sia a livello di capacità di intervento in termini dii mezzi e uomini a disposizione, in modo da appiccare gli incendi con una strategia che sovrasti queste forze..
    E oltre a sapere a chi giova, dunque, c’è da chiedersi chi potrebbe avere accesso a tutte queste informazioni in modo da assicurarsi il colpo perfetto, cioè una serie di roghi di enorme proporzione, da far scoppiare al momento giusto in modo che i mezzi di soccorso risultino insufficienti o impegnati altrove… troppe cose che non quadrano… E poi perchè tutto circoscritto al medio campidano e zone limitrofe? (sino a Capo Pecora, dunque accanto a Bugerru, è comunque Arbus…) Allora il campo d’indagine si restringe anche a livello geografico…
    Occorre capire chi potrebbe trarre vantaggio dal post incendio, perchè, chi potrebbe avere una tale capacità di reperire informazioni e riuscire a gestire una macchina organizzativa senza farsi scoprire. E tutto questo frugando in casa nostra, fra le nostre bidde…
    Io non sono un detective ma credo che chi è del mestiere potrebbe almeno riuscire a raccogliere elementi migliori dei miei.
    E allora mi chiedo perchè agli incendi seguono sempre e solo le lacrime, qualche azione di prevenzione e mai delle indagini serie, magari promosse dagli amministratori delle nostre comunità?
    Davvero, non riesco a capire…

    • valentina says:

      Effettivamente sulla cause degli incendi si dice da sempre di tutto e di più, l’analisi proposta dalla tua amica riassume molto bene le ipotesi che da sempre si fanno. Io però non credo neanche al disperato tentativo dei forestali stagionali o volontari “retribuiti”, che tra l’altro rischiano pure la pelle;
      so però per certo, che gli incendi rappresentano un grossissimo affare per le aziende che forniscono l’attrezzatura e l’abbigliamento DPI (dispositivo protezione individuale), nonchè per quelle che forniscono i mezzi antincendio a terra ed aerei.

  5. carlo c says:

    Ringrazio Marcogoni per la precisazione, mi scuso per aver citato una notizia errata, intendevo Scivu come un simbolo astratto dello stupro.
    Il mio intervento è diretto a spettinare la mia stessa coscienza.
    Quando gli articoli dei giornali scrivono tutti i dettagli degli ettari bruciati, del numero dei canadair in ritardo, della disperazione di chi ha perso l’azienda – e qualche volta anche vite umane – mi sembra che i sardi vivano gli incendi come un rituale estivo.
    Siamo abituati a mangiare merda. L’abitudine fa brutti scherzi. Mi sto chiedendo se possiamo fare rete per evitare che l’incendio sia la solita lettura che senza saperlo ci aspettiamo di vedere sull’unione sarda come il meteo e le notizie sul traffico.
    A cagliari una volta si diceva che la città era di destra. Invece lavorando sodo la leggenda l’abbiamo invertita.
    Ci proviamo? Ciao Carlo C.

  6. Eia, a tui,
    sì, dico a te. Proprio a te,
    che mentre tutti noi boccheggiamo, sudati e appiccicosi .
    Noi che ci svegliamo e andiamo subito alla ricerca di un filo d’aria.
    Noi che già alle cinque del mattino capiamo che giornata sarà.
    Noi che nei giorni roventi speriamo in un bel maestralino, ma basta anche uno schirocchino.
    Mentre tu, proprio tu, vigliaccamente aspetti le prime folate,
    e per un attimo, un solo attimo, tiriamo un sospiro di sollievo,
    facendoci respirare un’aria nuova e fresca,
    E tu, proprio tu,
    senza indugio accendi i tuoi cerini codardi.
    A te, proprio a te chiedo
    ma che cuore hai? Che infanzia hai avuto? Che vita stai vivendo?
    Perché tutto quest’odio? Sei ignorante? Incosciente? Disoccupato? Prezzolato?
    Tu, dimmi che gusto provi a veder le fiamme che distruggono tutto?
    A vedere la fatica delle squadre dei soccorsi che lottano e cercano di salvare le vite umane, animali e vegetali?
    Tu provi gusto nel toccare con mano la disperazione altrui?
    Tu resti estasiato nel posare lo sguardo nelle colline, spiagge e costoni neri, anzichè verdi?
    Beh, sappi che a te, proprio a te,
    va tutto il mio disprezzo e compassione
    per il disamore che provi nei confronti della tua terra.

    Arrogu ‘e mamazugu tontu!

  7. a Scivu, almeno questa volta, non è bruciato un bel niente. arrivava il fumo in spiaggia suppongo dall’incendio vicino a Buggerru.
    la macchia mediterranea è una potenza nel ricrescere a velocità incredibili dopo gli incendi. quello sul nuraghe di due anni fa partito da una stazione enel di Flumini sembra quasi un ricordo oggi.

    ciao da un abitante di Scivu

    • Gigi Cabras says:

      Quella che ci dai è una notizia splendida: se è vero che non è bruciato un bel niente a Scivu, si può solo fare un largo sorriso di felicità e sollievo. Certo però che né questa bella notizia, né il fatto che la macchia riscresca in poco tempo (e in ogni caso, ancora dopo molti anni, la differenza rispetto alle zone non intaccate dagli incendi si vede eccome) può rendere la cronica tragedia degli incendi (dolosi, perché a quelli casuali, agli incidenti o ai distratti non crede più nessuno) meno grave o più sopportabile. Chi appicca gli incendi per interessi di qualsivoglia tipo, anche fosse un disperato che voglia farsi “giustizia”, è un criminale che attenta non solo all’ambiente, massima ricchezza della Sardegna, ma anche alla vita di tutti i sardi e al futuro delle generazioni che verranno. Non voglio essere demagogico, mi sento proprio spietato e senza il minimo sentimento di mediazione: credo che la guerra contro gli incendiari debba essere senza quartiere, a tolleranza zero, senza attenuanti o giustificazioni. Credo che si debbano trattare questi criminali alla stregua di terroristi. In tanti sono venuti, da sempre, a violentare la nostra terra: se lo facciamo noi stessi, siamo un popolo senza speranza.

    • In mezzo alla macchia mediterranea c’era anche qualche quercia da sughero qualche ginepro e qualche pino (tutte secolari).

  8. sandrino says:

    Un’azione rivoluzionaria la fece la giunta Soru con la legge salva-coste, che bloccando la costruzione a 2 km dalla costa, castrò gli smerdatori cementizi. Inoltre con il rafforzamento della flotta aerea antincendio (se non ricordo male si arrivò ad avere 2 Canadair fissi più due eventuali di rinforzo dal continente) e con la proibizione di cotruire sui terreni bruciati per 10 anni, il numero degli incendi in Sardegna precipitò straordinariamente. Ma sappiamo come andò a finire la storia.

  9. Ringrazio i messaggi di incoraggiamento che mi stanno arrivando e raccolgo davvero con piacere i commenti che arricchiscono la mia formazione, carente in materia di incendi. Anche io ricordo gli anni 80 molto più focosi degli attuali, ed in effetti la prevenzione culturale ha dato frutto. Ma se invertissimo l’ottica tradizionale potremmo aggiungere a quanto elenca l’amico alecc:
    6. l’istituzione di un assessorato alla lotta agli incendi, anche senza portafoglio, così da istituzionalizzare la lotta con la lettera maisuscola;
    7. l’adozione virtuale delle piante da parte di sponsor, così da unire il trend verde – davvero di moda – alla sardegna per aumentare quel senso di fuori moda che scoraggia i comportamenti;
    8. la predisposizione di incentivi ai terreni non incendiati – privati e pubblici – così da ridurre progressivamente gli oneri destinatri allo spegnimento.
    Sono solo idee, anche bizzarre forse, che però hanno premesse comuni con progetti che vengono usati in altri interventi sociali.
    Carlo

  10. Babaiola says:

    Mi associo ad Alecc ma anche a Carlo C. nel suo grido di dolore davanti alla sofferenza della nostra terra. Su un terreno bruciato non ricresce nulla per molti anni, quindi le attività che possono trarne giovamento non sono certo la pastorizia e l’agricoltura, ma forse l’edilizia-scempio citata giustamente da piricocco mannaro.
    Sulla prevenzione non so quanto si possa fare, nel senso che chi è civile e rispettoso non ha certo bisogno di essere sensibilizzato, mentre chi è un assassino della propria terra probabilmente sarà sordo a qualunque tentativo di convincimento…
    L’unica è puntare sul senso civico di chi segnala prontamente gli incendi, e sulla capacità delle Forze dell’Ordine di intervenire in numero e con mezzi adeguati. E sperare che non ci sia maestrale.

  11. Anonimo says:

    Il ripristino e l’applicazione reale della normativa della Carta de Logu sarebbe un’ottima forma di prevenzione. Non crede?
    Fraitzu

  12. Negli anni ottanta la Sardegna era sinonimo di incendi. Disastri come quello di ieri erano all’ordine del giorno, durante l’estate. Premesso che le cause di un incendio non sono mai naturali ma in piccola parte colpose e quasi sempre dolose, gli incendi si combattono in 5 modi: 1) attività culturale, attraverso lo sradicamento dei una concezione del territorio medievale secondo cui solo l’incendio più portare lavoro e ricchezza nei territori; 2) prevenzione, attraverso l’oculata gestione del territorio (pulizia dei bordistrada, fasce tagliafuoco, vigilanza del territorio; 3) contrasto dell’incendio: aumento delle forze(uomini e mezzi antincendio), miglior coordinamento delle forze in campo. 4) scoraggiamento delle attività che potrebbero trarre giovamento dall’incendio del territorio; 5) gestione dell’informazione dei media tale da scoraggiare atti di emulazione.
    Noi liberi cittadini cosa possiamo fare, visto che quanto sopra è di competenza di Enti Locali, Regione e governo nazionale?
    Possiamo educare i nostri figli e sensibilizzare amici e parenti, possiamo vigilare noi stessi quando vediamo situazioni sospette denunciandole alle autorità, possiamo comportarci più civilmente evitando di buttare le cicche senza spegnerle, e evitando di lasciare in giro rifiuti, anche i più piccoli, evitando di sostare con l’auto sulla sterpaglia secca. Ma soprattutto, possiamo dare un calcio in culo a chi taglia le spese di gestione del territorio agli enti locali o i fondi a Corpo Forestale e Vigili del Fuoco, costretti ad operare con carenze di organico croniche, mezzi inadeguati e coordinamenti messi in piedi nel giro di pochi giorni a campagna estiva inoltrata.

  13. piriccocco mannaro says:

    l’incendio ci tocca emotivamente, ma io lo associo allo scempio di orrende villette accalcate sulle coste, alle periferie abusive con timpani e colonnine.
    un popolo che non perde occasione per maltrattare la sua terra, che non ha la sensibilità necessaria per coglierne appieno la bellezza unica
    che sconforto.

    • sandrino says:

      Condivido al 100%. Quanto sarebbe stato bello, evacuati gli abitanti ovviamente, vedere saprire tra le fiamme tutto l’orrore edilizio di marina di Arbus e Buggerru invece della macchia mediterranea!

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