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Con un miliardo in meno dallo Stato, cosa intende fare Cappellacci? Chiudere qualche ospedale e dare la colpa alla Dirindin?

Questo articolo è stato pubblicato oggi in prima pagina su Sardegna Quotidiano con il titolo “E Cappellacci ora ci dica cosa vuole fare contro la crisi”.

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Il saggio indica la luna e lo stupido guarda il dito. Allo stesso modo, il Governo vara una manovra che massacra regioni e comuni, e tutti ora stanno lì a parlare di trenta province da abolire. Lo spot berlusconiano è riuscito ancora una volta, quei “54 mila posti in meno” nelle varie assemblee elettive (ma non in parlamento, uno scandalo) alimentano le chiacchiere sotto l’ombrellone e distolgono l’attenzione dal cuore delle misure anticrisi: semplicemente una marea di soldi in meno agli enti locali. Cosa vuol dire? Facciamo l’esempio concreto della Sardegna.

Già con la manovra di qualche settimana fa, Tremonti ha tagliato alla nostra isola trasferimenti per 800 milioni di euro. Questo significa che con il provvedimento di avant’ieri si supererà ragionevolmente il miliardo, ma stiamo alla cifra tonda per capirci meglio. Il governo dunque taglierà all’isola un miliardo di euro. Sì, ma su quanto in totale?

I calcoli sono complessi: formalmente sei miliardi e mezzo, di fatto però ogni anno solare lo Stato ci trasferisce quattro miliardi (e il restante arriva l’anno successivo). Comunque, andiamo per approssimazione: lo Stato, che ci ha sempre dato cinque miliardi all’anno, adesso ce ne darà quattro. Ecco, in questo momento capisco che delle 30 province da abolire non ve ne frega più niente perché la domanda che vi state ponendo è un’altra: “Come farà la Regione ad assicurare gli stessi servizi che garantisce ora con un miliardo in meno? Cosa taglierà? E come?”.

Bisognerebbe chiederlo al presidente Cappellacci. Anzi, sarebbe opportuno che lui ce lo dicesse senza perdere troppo tempo. Ma siccome non lo fa, il ragionamento lo portiamo avanti noi. Ed è molto semplice.

Visto che ogni anno la Regione spende per la sanità e l’assistenza sociale tre miliardi e cento milioni, è evidente che questi settori non potranno restare esenti da tagli. E il centrodestra, che non è riuscito a varare una riforma sanitaria che aumentava i costi di gestione, ora dovrà trovare l’accordo ad, esempio, per chiudere diversi piccoli ospedali. Perché con un miliardo in meno all’anno non c’è alternativa ad una decisione del genere. Ma Cappellacci ha già un piano? Che tempi si sta dando per una manovra correttiva da portare in Consiglio? Quando ci dirà chiaramente in quali settori taglierà e come? Perché il taglio ai costi della politica non compenserà la decurtazione dei trasferimenti deciso dal governo Berlusconi.

Una cosa è certa: per responsabilità della dissennata gestione Liori, i conti della sanità sarda sono già fuori controllo. Ma adesso c’è l’assessore De Francisci, che ci ha assicurato che “sta studiando”. Meno male, perché stavolta dare la colpa a Soru e alla Dirindin non basterà.

11 Commenti

  1. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    Comunque, nell’incertezza, io proporrei una colletta per fare un bel regalo al Sindaco di Quartucciu, in modo da non far pesare sul bilancio del Comune di Cagliari su prattu torrau.
    Su Sindigu oli ponni unu crocefissu in dognia spuntoni de Quartucciu?
    E chi gli dice niente, fatti suoi e degli abitanti di Quartucciu (anche se, secondo me, non li ha consultati), ma c’era davvero tanto bisogno di fare il fighetto con Massimo Zedda?
    Afferma di averlo fatto per una questione identitaria e di libertà religiosa.
    Siccome però la libertà religiosa dovrebbe valere a 360 gradi, metterà il simbolo religioso anche dei Mussulmani, dei Mormoni, dei Testimoni Geova o dei Buddisti dappertutto o loro non hanno gli stessi diritti dei Cattolici?
    E, a quel punto, regalerà a Zedda anche quei simboli o non sarà per caso chi calincunu non du pozza sunfriri chi cussu piccioccheddu pagu bessiu abbia vinto le elezioni?
    Comunque… cuntentu issu….
    A… un’atra cosa… si doppeus ponni de accordiu po s’arregalu ma non dovrebbero esserci problemi per trovare qualcosa di interessante da regalare anche a lui.
    O almeno speriamo.

  2. vorrei fare una domanda al sindaco di Cagliari Zedda,approffitando della sua attenzione verso questo blog.Chissà se è al corrente del malumore che serpeggia nel corpo di Polizia Municipale per la scelta di lasciare molte auto ferme nei locali della depositeria di viale Trieste giustificata,pare,dalla necessità di risparmio!Se è vero che la figura del “vigile” a piedi
    è garanzia di visibilità e di servizio di prossimità, è altrettanto vero che non è accettabile lasciare interi quartieri senza un auto di pattuglia che possa intervenire in tempi brevi a tutela del cittadino e,perchè no,sulla sicurezza degli agenti appiedati!Nei giorni scorsi non si è vista transitare,in pieno centro,una sola auto di servizio.I miei vecchi amici vigili,dei quali mi onoro d’essere amico da tantissimi anni,non capiscono il motivo di questa decisione e,innamorati della loro divisa e della loro storia personale al servizio del cittadino,temono che questo possa essere il primo passo verso una rimodulazione del loro ruolo nel segno del risparmio a tutti i costi, a discapito della efficienza!

  3. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    Ci sono parecchie cose fumose in merito ai Comuni con meno di mille abitanti.
    Come funziona?
    Decide tutto il Sindaco senza nessuna opposizione e nessun controllo di tipo politico?
    Quindi, in pratica, se viene eletto Tziu Peppinu su carretteri Sindaco di un paese di 999 abitanti e magari di un Comune costiero, decide di chiudere l’accesso alle spiagge o, se è convinto che l’unica soluzione sia quella di lottizzare tutto il litorale, chiaramente rispettando le leggi vigenti, può farlo tranquillamente anche se, magari, in campagna elettorale ha detto il contrario?
    Forse sono io che non ho capito bene e magari mi sfugge qualcosa, ma chi controllerà l’ipotetico Sindaco-podestà?
    Il Sindaco, la Giunta e il Consiglio Comunale vicino che ha 1001 abitanti?
    A mei mi paridi un grandu ca..sinu.
    Va bene il capo condomino, ma in questo caso, non c’è neanche una riunione di condominio?
    Se qualcuno ne sa di più e mi rende edotto, mi fa un grande piacere anche perchè, quando non ci sono le coste, spesso ci sono altre risorse importanti anche nei piccoli Comuni.
    Dove sta la partecipazione democratica?
    Solo in occasione dell’elezione Sindacale?

  4. Neo Anderthal says:

    Vorrei urtare i lettori del blog: io non sono così convinto della inutilità delle province e meno ancora sono convinto della necessità di eliminare le autonomie comunali cosiddette minori.
    Intendo proprio gli Enti locali. Molto brevemente: le province sono enti territoriali, se diamo un breve sguardo alle estensioni medie delle province -che tra le altre cose amministrano una rete stradale molto importante per i piccoli centri, che sono oltre i 4/5 dei comuni sardi- vediamo che le province sarde, e intendo le otto province, non sono certo molto più piccole della media e soprattutto comprendono territori che storicamente e geograficamente sono distinti dal resto delle province “madri”. I compiti loro attribuiti da poi chi verrebbero svolti? Certo è possibile trasformare queste provincie in Enti o consorzi intercomunali, ma bisogna pensarci bene.
    Particolare accessorio -ma neanche tanto, è che nella malaugurata ipotesi di riduzione a 2 sole province (e allora meglio abolirle tutte senza distinzione, per una volta ha ragione Mastella) potrebbero cambiare ed estendersi anche gli ambiti territoriali per esempio in alcune pubbliche amministrazioni, con i relativi carichi di lavoro, la semplificazione si tradurrebbe in atti come la chiusura di presidi come gli uffici giudiziari di Lanusei e altre iatture. Per chi lavora nella scuola -che nella sua organizzazione non ha comunque raccolto le “nuove province”- ci sarebbe poi un rischio per gli insegnanti, quello di potere essere trasferiti d’ufficio, se sovrannumerari, non solo come già succede da Arbus a Villasimius, da San Vito a Carloforte, ma la nefasta possibilità potrebbe estendersi, come sempre senza nessun rimborso, magari fino a Tortolì, a Cuglieri o a Sorgono, per chi lavora nella maxiprovincia di Cagliari.
    Per quanto riguarda i comuni vorrei rilevare come, in una regione relativamente -in confronto a altre parti della Repubblica Italiana- poco abitata, l’istituzione comunale contribuisce a tenere in vita comunità già severamente colpite dallo spopolamento, sia questo dovuto alla emigrazione o alla denatalità o alle due cause intrecciate. Di fatto però accorpare comuni tra loro distinti e non di rado distanti, almeno in via stradale, mi sembra come dare ai comuni minori che già hanno subito una riduzione drastica di servizi vari -scuole, uffici postali, presidi sanitari- la mazzata definitiva, che porterà ad un ulteriore abbandono delle campagne e delle zone montane.

  5. Radio Londra (nonostante Er Ciccio) says:

    LA GRANDE VOLPATA o colpo di genio DI TREMONTI
    E’ ormai dimostrato scientificamente che Tretonti è un genio della creatività e della Finanza (creativa), una volpe o una faina insomma.
    Prendiamo un esempio a caso.
    L’eliminazione di tutti i piccoli Comuni Italiani avrà lo stesso impatto economico dell’eliminazione di 3 Parlamentari o di 3 consiglieri regionali in tutta Italia, visto che, in media, le spese gli assessori di un piccolo comune viaggiano intorno ai 1000 euro l’anno.
    Ora viene da chiedersi, visto che spesso non è che andare da un piccolo comune all’altro, anche se vicini, sia facile come raggiungere come vorrebbero far intendere, chi si accorgerebbe del danno se, per esempio, dovessero venire a mancare Gasparri, Cichito, Milanese, Papa o, ancora meglio, lo stesso Tremonti o Bondi ( magari prima del crollo di Pompei) o la Santanchè o, se vogliamo esagerare, se dovesse venire a mancare il Trota o le firme regolarmente autenticate per Cota e Firmigoni (il pokerista della poltrona con la fronte più ampia, spaziosa e Comunione e Fatturazione che esista al mondo) .
    Se ne accorgerebbe qualcuno e, soprattutto, sarebbe meno salutare dell’eliminazione di tante piccole municipalità che spesso rappresentano la storia, la tradizione, la cultura e la cultura materiale di un territorio?
    Non sappiamo cosa ne pensi Tremonti, ma noi rimaniamo fermamente e tetragonamente convinti, per esempio, che sia molto più importante e significativa la presenza del Dalai lama rispetto a tutti quei personaggi messi insieme.
    Rimane il fatto comunque che Tretonti, facendo pagare chi ha uno stipendio superiore ai 4500 euro mensili ( che è una bella cifra ma non così pazzesca) e che soprattutto li dichiara (e non è roba da poco in terra di PapiPadanilandya) e tartassando con un assurdo e pesantissimo 5% chi ha riportato in Italia capitali ingenti, precedentemente trasferiti illegalmente all’estero magari da mafia e ndangheta, si caratterizza ancora una volta per la tremenda e faticosissima impresa di “chiedere sacrifici a tutti” (ma quelli non appartengono alla categoria dei “tutti?) e soprattutto si caratterizza per essere la solita faina o volpe che dir si voglia o, se vogliamo essere ancora più precisi, per essere una terribile fox o, cambiando forma e linguaggio, il mitico “El zorro” della p..gnetta conclamata e prolungata dell’era moderna o, per dirla alla sarda, unu margiani insomma.
    Se poi torniamo terra terra e ci caliamo con molto tatto e leggiadria nei nostri assolati territori agostani, sarebbe davvero così drammatico e sconvolgente se, al posto della scomparsa di tutti i Consigli Comunali dei piccoli paesi, dovessimo rinunciare a uno qualsiasi fra Ugo Cappellacci, Giorgio Oppi, Simona De Francisci o anche qualche altro preso a caso di destra o di sinistra?
    Notare che ne basterebbe solo uno anche estratto a sorte arrivare allo scopo, col vantaggio tra l’altro della certezza assoluta che nessuno dei consiglieri dei piccoli comuni, neanche impegnandosi allo spasimo, riuscirebbe mai a produrre i danni di cui siamo a conoscenza.
    Pagu ma seguru.

  6. nassiu says:

    prodi o berluska i soldi nostri non arrivano.a mare is occupantes

  7. Neo Anderthal says:

    Ci toccherà a pagare i debiti che non abbiamo contratto, a fare cure dimagranti per smaltire gli eccessi la festa alla quale non fummo invitati. Però la crisi -quella mondiale, come non manca mai di sottolineare il Gasparri incaricato- non c’era, era psicologica, esterna, e l’avevamo già superata con l’ottimismo e magari l’amico Putin. Nel frattempo ci trattano da sub-colonia, ci negano lo stra-dovuto, regalano la Tirrenia a gente che “se ne fotte” dei Sardi e della Sardegna e il Gauleiter reimpasta, ma la spezia rosa non sembra che migliori la sbobba.
    Finché non li avremo buttati fuori dovremo chiamare l’Isola Sar-indegna, per realismo.

  8. nel suo esordio da assessore alla sanita’, a biddeolina , simona de fancisci, ha dichiarato che la sanita’ in sardegna e messa male per colpa di soru, chissa cosa ha fino ad oggi il suo compagno di partito antonello liori, comunque l’importante che la colpa sia sempre di soru ,a prescindere ,

  9. Massimo (Casu axedu) says:

    Studia, studia Simò, che poi ci dici cosa ne hai capito delle cose che criticavi della Dirindin, facendo la finta saccente, con quello sguardo mezzo torvo, a Monitor. Studia Simò, perchè finora non l’hai fatto… e capirai che differenza c’è tra l’amministrare e lo stare li ad abbaiare al vento perchè il padrone ti ammannisce il biscottino. Studia Simò, che tanto noi tempo ne abbiamo..siamo quasi morti!

  10. E’ proprio vero che al peggio non c’è limite,Silvio ha il cuore grondante di sangue,Ugo ha il cervello immerso nei pensieri dei sardi(non sa come imbrogliarli ancora) e questi ultimi non hanno che da mangiarsi il fegato per non avere saputo,negli ultimi decenni, utilizzare lo strumento del voto!Ora. di fronte a questa macelleria sociale, non resta altro da fare,per evitare di essere cannibalizzati, che scendere in piazza e riappropriarci del nostro destino col motto:”a mari i berluscones”!

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