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Ecco le richieste dei musulmani cagliaritani al sindaco Zedda: “Uno spazio più grande in cui pregare e insegnare l’arabo”. Parole sante

Chissà se la tragedia norvegese servirà a farci capire che il problema non è il multiculturalismo, ma il fanatismo e il razzismo. Malattie che non si combattono con le leggi ma con la tolleranza. E la tolleranza non basta enunciarla: va praticata. Per questo, rilancio le richieste che oggi Abdullah Luca de Martini dell’associazione islamica El Hoda ha avanzato alla nuova amministrazione comunale di Cagliari, guidata dal sindaco Massimo Zedda. Perché mi sembrano giuste e meritevoli di attenzione e di dibattito. La mia posizione l’ho già espressa lo scorso 14 ottobre nell’articolo “Una moschea a Cagliari? Sì, subito e con soldi pubblici, grazie”.
Cagliari può essere un laboratorio di integrazione: la sfida del futuro è questa. E anche la nostra collocazione geografica richiede da parte nostra una presa d’atto ineludibile. Chi sta nel Mediterraneo deve fare i conti con tutte le culture del Mediterraneo. Prima iniziamo, più lontano andiamo.

***

Le richieste dei musulmani di Cagliari

In occasione delle elezioni comunali di Cagliari del 15 e 16 Maggio 2011, la comunità islamica residente a Cagliari presenta al Sindaco ed al Consiglio eletti dalla popolazione alcune richieste, giudicando che esse siano ragionevoli, non contrastino con la legge e non costituiscano alcuna forma di privilegio.

Quello che dovrebbe essere fatto. I musulmani chiedono che:

  • per la preghiera del Venerdí e per le due feste del lunario islamico sia concesso loro un idoneo luogo pubblico di proprietà comunale, senza canone d’affitto ma con l’obbligo di garantirne la pulizia e il decoro. Allo stesso tempo si valutino adeguati progetti di edificazione di uno specifico luogo di culto islamico, cosí come vale per le esigenze di altre religioni diverse da quella cattolica;
  • con il previsto ampliamento del Cimitero di San Michele, sia destinato alla comunità islamica uno spazio di sepoltura riservato, nel rispetto delle sue usanze funerarie. Oltre a ciò, salve le norme vigenti che affidano ai comuni la competenza cimiteriale, si cerchi d’individuare un luogo che possa fungere da cimitero islamico per tutti i musulmani della Sardegna meridionale;
  • al fine d’incoraggiare il rispetto reciproco fra le religioni, il quale si basa innanzitutto sulla conoscenza reciproca, sia consentito alla comunità islamica, in assenza di un adeguato centro culturale, di tenere in una sala di proprietà comunale córsi d’insegnamento della religione e della lingua araba classica; codeste attività, per desiderio dei musulmani stessi, dovrebbero essere aperte anche ad un pubblico di altra fede.

Quello che non dovrebbe essere fatto. I musulmani chiedono che:

  • non si adotti nessuna ordinanza o regolamento comunale che, oltre ad essere illegittimo, costituisca atto persecutorio o punitivo per la comunità islamica, quale va considerato, per esempio, l’impedimento a compiere la preghiera in luogo aperto, il divieto di macellazione rituale o la proibizione del velo che copre il vólto femminile.

I musulmani di Cagliari rimarcano infine di sentirsi un elemento notabile dell’odierno contesto multiculturale e di non rappresentare in alcun modo gli interessi di stati o associazioni estere.

87 Commenti

  1. sono d’accordo su tutto fuorché la macellazione halal, non siamo più nel medioevo e non possiamo tollerare queste crudeltà verso gli animali nemmeno in nome della religione, non nel mio paese almeno. Non lo posso accettare,una moschea mi sta bene , basta che non diventino venti e che poi si passi alla richiesta dei tribunali islamici come nel regno unito, qui la legge é una e vale per tutti, chi non é d’accordo sa dove si trova il porto, le donne vadano vestite come vogliono se é una loro scelta nessuno puo’ metterci bocca, le cose pero’ cambiano se diventa un imposizione e la poveretta di turno che si ribella diventa la prossima Hina Saleem. La cultura islamica non mi piace ma la devo accettare per forza perché se non lo facciamo veniamo tacciati di “razzismo”, perché ricordatevelo se noi impediamo di fare loro qualcosa nel nostro paese é razzismo, ma se invece ce lo impediscono loro nei loro paesi é “religione”, e con questa scusa se la cavano sempre 😉
    Ripeto facciano quel che vogliono ma la macelleria halal no, se pure in Malesia , paese islamico , é stato adottato lo stordimento preventivo come forma di gentilezza verso gli animali non vedo perché qui in Sardegna non si potrebbe fare lo stesso. Si accetta una cultura diversa per progredire non per fare cento passi indietro, a chi fosse in dubbio consiglio vivamente di guardare qualche video sui macelli halal in Egitto e in Marocco, se dopo averlo guardato, avete ancora lo stomaco per dire che é un metodo umano, allora vi auguro di fare la stessa fine..
    Menomale che la Sardegna é una regione povera almeno non saremo invasi come la Lombardia, un anno li e si diventa razzisti per davvero.

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  3. Giuliana says:

    Qui sono state avanzate richieste precise e, a mio modo di vedere, misurate e condivisibili: spetta all’autorità politica discuterne. Mi sembra un fatto positivo che per la prima volta si possa leggere un testo chiaro, senza che il solito imam improvvisato si presenti con le sue pretese. In questo discorso davvero non capisco perché si voglia fare entrare quello che è estraneo: che cosa c’entra un intervista in cui spiega che cosa dice la dottrina islamica a proposito dell’omosessualità? Ogni comunità ha le sue esigenze e i suoi valori: è assurdo pensare che non esistano differenze. Diverso sarebbe se una minoranza etnica, religiosa o di altro tipo volesse imporre le sue convinzioni laddove non le competesse: non mi pare proprio questo il caso.

  4. Andrea says:

    Caro Ilgiullare, ti parlo per eperienza personale in quanto da quattro anni vivo nella Penisola Arabica.
    Se pensi di poter esercitare il tuo culto religioso in Arabia Saudita scordatelo in quanto è vietato professare altre religioni al di fuori di quella islamica. Solo all’interno delle ambasciate sono “tollerate” le funzioni religiose infatti la nostra organizza una volta al mese la messa per gli italiani che lavorano da quelle parti. E comunque l’Arabia Saudita è uno dei paesi più intolleranti al mondo e meriterebbe una trattazione a parte (essendo il uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo i cosidetti paesi civili se ne fottono di quello che succede al suo interno). Discorso diverso per gli altri paesi; negli Emirati Arabi e nel Sultanato dell’Oman puoi tranquillamente andare a pregare nelle chiese cattoliche o protestani, seguire le funzioni religiose nei templi induisti, comprare carne di maiale nei supermercati e stapparti una bella bottiglia di Turriga comprata in bottiglieria (e si, si trova anche il Turriga, caro chi e’ fogu ma si trova!) per accompagnare il maialetto che ti sei porato in valigia da Casteddu (lo faccio ogni volta che riparto per queste terre). E se mandi una lettera al Sultano ti da anche la terra a titolo gratuito per costruiti la tua chiesa (è vero perchè qui funziona così). Poi il velo (se sei una donna ovviamente) se lo vuoi portare bene se non lo indossi nessuno di dice niente. Io ho alcune amiche musulmane che lo usano e altre che non lo usano. E se in spaggia usi il due pezzi nessuno ti fa un casino come invece facciamo noi a quelle donne che indossano il cosidetto “burkini”. E anche curioso il fatto che i musulmani per Natale mi fanno sempre gli auguri, mentre non ho mai visto in italia il contrario, osia fare gli auguri agli islamici per il Ramadan.
    Per correttezza non parlo degli altri paesi tipo Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, etc. in quando non ci ho mai vissuto e non mi piace parlare per “sentito dire” che è quello che spesso facciamo noi italiani, pagu bessiusu ma pronti a sentenziare con finta cognizione di causa su questioni altrui. A si biri

  5. Dall’intervista di Giorgio Pisano a Luca de Martini Abdullah Nûr as-Sardânî dall’Unione di Domenica 01 novembre 2009

    ” La proposta di legge contro l’omofobia: che ne pensa?
    «L’Occidente considerava l’omosessualità una malattia fino a poco tempo fa, ora non più. L’islam condanna i rapporti sodomitici e quelli anali in assoluto, cioè anche fra uomo e donna. Non conosco nei dettagli la proposta di legge bocciata in Parlamento ma, in linea di massima, siamo per il dialogo». ”
    L’omosessualità però resta una malattia.
    «Per noi non c’è dubbio. Siete voi che avete cambiato idea».

    Ebbene si, non è Borghezio che parla, ma il pio autore della richiesta al Sindaco di Cagliari che ha generato questa discussione. Certi giudizi e affermazioni di intrinseco spregio e violenza gia’ ce li dobbiamo sorbire dai catto-fascisti nostrani, non abbiamo necessita di sentircele propinare con tanta leggerezza da chi ce le rifila con un look più esotico. Non un euro pubblico puo’ andare a chi pretende rispetto e semina odio con affermazioni come quelle riportate sopra. La comunità musulmana di Cagliari farebbe meglio a scegliersi un altro portavoce se vuole veramente dialogare con una società di cui la comunità GLBT è un “elemento notabile”.
    Peppa

  6. Rita Podda says:

    Se l’accusa di “detestare le musulmane”, contenuta nella risposta di Abdullah Luca de Martini, era indirizzata a me, sappia che niente c’è di più lontano dalla mia storia che il detestare altre donne, seppure distanti culturalmente e/o con punti di vista differenti dai miei sulle varie questioni della vita. E nella mia esperieza c’è l’incontro e la condivisione di percorsi di lavoro e interessi anche con donne migranti che fra le diverse componenti della loro identità complessa hanno anche quella di credere nell’Islam. Da quanto conosco, spesso questo credere e praticare la religione è molto diverso per le une e le altre. Molte di loro spendono molte delle loro energie e intelligenze in progetti sul territorio (anche a Cagliari e in Sardegna) per il bene di se stesse, delle loro famiglie, spesso dei loro gruppi etnici e di quelli di altre/i migranti, a beneficio anche della stessa comunità di accoglienza, nostro. Spesso dicono di farlo anche ispirate dai significati più profondi della loro religione. Lo fanno a viso aperto, incrociando i loro sguardi con quelli di chi stà loro intorno. Alcune non indossano nessun tipo di velo, altre tengono coperti i capelli. I gusti estetici nel loro vestirsi sono diversi, come spesso succede anche fra le donne italiane. La pudicizia è spesso un atteggiamento condivisivo con molte italiane anche se non si riconosce a nessuno l’autorità di sancirla e/o sanzionarla. Così come non mi piace collocare le donne per categorie di appartenenza (lo fa lei riducendole a “le musulmane”) ancor meno amo le graduatorie e le contrapposizioni fra “buone” e “cattive”; è sua la redazione della hit che vede come unico giudizio di valore per le donne l’indice di copertura della superficie corporea: “le migliori musulmane sono quelle coperte (anche coi guanti)”, dice in un’intervista di qualche anno fa.
    Se poi l’approccio ai dettati del Corano, e in particolare alla Sura XXIV, 31, dovesse essere quello della “corrente della tradizione”, a cui lei sostiene di ispirarsi condannando come “radice di miscredenza” ogni dubbio interpretativo, dubito molto della sua buona fede quando richiama alla necessità dell’ascolto, del rispetto, della collaborazione, che presumono relazione, perchè nessuna interlocuzione si renderebbe possibile con “le donne musulmane” per chi (me compresa) non risultasse nell’elenco prescrittivo di referenti davanti ai quali esse potrebbero non celarsi.
    Io non tiro di certo il mio sindaco Zedda per la giacchetta, prescivendoli quello che dovrebbe o non dovrebbe fare come fa lei (anche se auspico decisioni meditate e costruite in modo trasparente), ma so di certo che per fortuna in questi anni è maturata in città una ricca e variegata realtà di partecipazione di donne e uomini che hanno vissuto e vivono le diverse condizioni di difficoltà legate all’essere migranti (e una di queste è il genere), che amano dialogare a viso aperto e attivarsi perchè anche nella nostra città si aprano spazi di costruzione di relazioni nuove sia dentro i loro gruppi etnici (e in particolare riguardo all’abbandono di usanze e vecchie tradizioni ingiuste per le donne) sia nel rapporto con le persone e i nuovi contesti d’arrivo. E che quindi le alternative ad un approccio integralista, se vuole, può trovarle.

  7. il giullare says:

    allargando un pò il discorso, credo che l’amico musulmano non se ne avrà a male se ripropongo qui una sua intervista di qualche anno fa.

    http://abulbarakat.wordpress.com/2009/11/11/abdullah-nur-as-sardani-storia-di-un-ritorno/

  8. Felice Castelli says:

    sogno un mondo in cui l’umanità sarà guarita da questa sua malattia infantile chiamata “religione”

    • Neo Anderthal says:

      Caro Felice, mi associo -tendenzialmente- ma nel frattempo, dal momento che anche i meglio intenzionati, se mai lo furono, tentativi di “guarigione coatta” da quelle malattie infantili chiamate religioni si sono storicamente rivelati medicine spesso assai peggiori del male stesso, mi pare giusto che ogni credenza, per quanto possa essere anomala ai miei occhi, possa avere libera estrinsecazione nei limiti della legge -vedi la Costituzione- e dei diritti umani universalmente riconosciuti, anche senza una mia particolare simpatia per le religioni e i culti organizzati, tranne forse il pastafarianesimo.
      http://www.venganza.org/


      La lettura dell’intervista e il seguito dell’intervento dell’amico musulmano segnalati dal Giullare, pubblicata dal sito del noto -alla cronaca- Imam senegalese estremista di Carmagnola, mi confermano nella perplessità -diciamo così- verso i zelanti e i rigorosi di quel genere. Ma l’Islam è vasto, e molto differenziato e allo zelo neofita si accompagnano tradizioni ben più aperte sul mondo.

      • Stefano reloaded says:

        Se non vieta il consumo parossistico di spaghetti conditi in innumerevoli modi, il culto pastafariano sta simpatico pure a me.

      • Felice Castelli says:

        lungi da me voler imporre guarigioni coatte a nessuno, la mia speranza è che, col tempo, col progresso e col prevalere della ragione, l’umanità abbandoni spontaneamente un modo di essere che ha causato storicamente (credo che nessuno lo possa negare) molti più danni che benefici.
        poi, come sostengo sempre, tolleranza e rispetto verso chiunque, purché la cosa sia reciproca e i credenti non si sentano autorizzati ad imporre agli altri le loro credenze.
        il problema è che purtroppo, invece, il proselitismo anche violento è insito nell’idea stessa di religione:
        chi si sente depositario di una “verità rivelata” è assolutista per principio … 🙁

        poi certo, in ogni religione le sfumature sono molte e non tutti i cattolici e non tutti i musulmani mettono bombe e uccidono persone, magari queste persone troverebbero altri folli motivi per farlo (a ne abbiamo esempi a iosa), però siamo in un periodo di riflusso in cui il potere delle varie Chiese cerca di aumentare (ancora!!!) e questo non mi piace.

        • Neo Anderthal says:

          Vero, l’assolutismo lo troviamo espresso anche in parole chiare in molte dichiarazioni dei “veri credenti” in qualunque fede – e sarebbe un discorso lunghissimo.
          La libertà dei moderni implica però che la tolleranza e il rispetto che ciascun religioso o comunità religiosa rivendica per il proprio credo, devono essere riconosciuti in pari misura a tutte le convinzioni, religiose o no.
          Questa è o dovrebbe essere la principale o forse unica condizione da richiedere per il libero esercizio del culto, senza imposizioni (e magari senza troppo proselitismo).

          Quanto alle teocrazie -o ai regimi governati “in nome di Dio” credo che anche tu sia d’accordo con quanto scriveva Asimov:
          “Imagine the people who believe such things and who are not ashamed to ignore, totally, all the patient findings of thinking minds through all the centuries since the Bible was written. And it is these ignorant people, the most uneducated, the most unimaginative, the most unthinking among us, who would make themselves the guides and leaders of us all; who would force their feeble and childish beliefs on us; who would invade our schools and libraries and homes. I personally resent it bitterly and warn the people of Canada…”
          Isaac Asimov.

      • il giullare says:

        Neo…il mondo musulmano sarà pure vasto come dici tu, ma Abdullah Luca de Martini ha fatto queste richieste al sindaco di Cagliari perchè fortemente (e legittimamente) convinto di quanto dichiarato nell’intervista. Ergo servono forse musulmani più moderati che non il nostro concittadino? Ovvero vorresti che si fossero musulmani, ma come li intendi tu? Un pò meno rigorosi e un pò meno zelanti…un pò più tiepidi un pò più accomodanti… insomma un pò ‘cattolici’,via!
        E’ proprio qui la nostra ‘miopia’ europea: noi pensiamo che ad essere meno cattolici gli altri saranno meno musulmani, meno ebrei , meno buddisti e meno pastafariani…alla fine troveremo un bellissimo stato laico in cui tutti convivono pacificamente.
        Non funziona così. E i fatti di Oslo (unitamente a certi eccessi dell’intansigenza ebraica, musulmana, indi etc )te lo dimostrano

        • Neo Anderthal says:

          Per quanto mi riguarda io non sono un ateo-cattolico ma un ateo.
          Cosa c’entrano poi fatti di Oslo? Non capisco di che parli. Leggi l’elenco delle vittime del fanatico assassino neocrociato -come vedi anche in Europa ci può essere una specie locale Osama Bin Laden- e troverai decine di ragazzi, giovani socialisti, in massima parte, che provenivano o erano comunque originari di quei “paesi islamici” e che erano ciononostante ben integrati tra i coetanei autoctoni.

          • ilgiullare says:

            Tu puoi definrti come ti pare, tanto per un musulmano sei comunque un infedele. Ciò che voglio dirti è che non tutti sono disposti a ‘retrocedere’ alle proprie credenze, convinzioni, valori morali….nemmeno in virtù delle magnifice sorti e progressive. Nè i sedicenti musulmani, nè i sedicenti cattolici e nemmeno gli ebrei che possono arrivare a vedere come imposte con violenza persino i diritti civili basilari che sarebbero patrimonio di ogni uomo. E purtroppo quando queste presunte imposizioni impattano su menti bacate vengono fuori i peggiori atti terroristici in nome di Dio-Javeh-Allah. a Madrid come ad Oslo o in Palestina.

            • Neo Anderthal says:

              Io mi definisco, se non ti dispiace, liberamente per come sono -ateo, senza aggettivi- e non solo per come mi pare, e di come gli altri possono considerarmi rispetto alla loro religione, me ne importa davvero pochissimo.
              Se comunque è vero che non tutti “retrocedono” è anche vero che molti lo fanno, ciascuno in modo diverso, e che la grande massa anche degli immigrati di generazioni successive alla prima -ovvero dei cittadini europei non di stirpe autoctona- trovano utile e opportuno se non addirittura giusto aderire di fatto alle consuetudini occidentali in fatto di tolleranza.
              La cronaca, anche con fatti gravi conseguenti proprio alla ribellione delle nuove generazioni rispetto alle convenzioni tradizionali, parla di questo così come ne parlano per esempio i film, dalle commediole come “Sognando Bekham” e “Moonsoon Wedding” a “My Beautiful Laundrette”.
              Resistono alla naturale tendenza alla ibridazione culturale -quindi in senso largo al meticciato- e alla convivenza solo sacche, anche importanti, di emarginazione culturale -non necessariamente economica- permesse dall’equivoco di una versione del multiculturalismo che, per fare un esempio assolutamente estremo, tollererebbe finanche le mutilazioni genitali femminili in ossequio alle varie “comunità” e alle loro usanze. Non è un caso che idee di comunitarismo non interdipendente e sostanzialmente separatista siano care alle destre anche estreme, comprese quelle in seno alle comunità immigrate.
              Ciò che io voglio dire a te è che non è pensabile costruire nessun rapporto utile con nessuna persona -lasciando da parte per un attimo il tema delle “comunità”- negando o frapponendo ostacoli all’esercizio di diritti fondamentali, tra cui quello di pregare come meglio si crede. Nel rispetto sostanziale degli altri individui e comunità, e nel rispetto formale e legale della Costituzione e delle leggi e trattati vigenti, come la Dichiarazione Universali dei Diritti dell’Uomo. Il possibile e probabile “culture clash” è sempre in agguato ma non è ragionevolmente possibile pensare ci evitarlo del tutto, è invece auspicabile trovare i modi per minimizzare gli urti e i danni. Questo non si può fare erigendo barriere e dighe destinate a essere spezzate dalla pressione, ma governando i flussi e costruendo relazioni reciproche e rispetto.
              Il compito non è facile, ma la via del rispetto non conosce alternative se non quelle che, in estrema sintesi, dettano i vari Borghezio di turno.

              • Felice Castelli says:

                Neo, mi trovi totalmente d’accordo con te.

                Ciò detto, ne approfitto per una cosa che volevo chiederti da tempo:
                un comune amico vetero-comunista, che infesta questo blog quanto se non più di noi due, mi dice che io e te ci conosciamo anche “in verticale” come si diceva ai tempi del CB, ma ha ovviamente voluto rispettare la tua privacy e quindi non so chi sei, nascosto dietro il tuo nick.
                Ti andrebbe di appalesartimi?
                Contattami via fb, magari.
                Ciao,

                p.s.: chiedo scusa a Vito e a tutti i lettori per questa comunicazione personale.

              • ilgiullare says:

                Converrai dunque con me che accanto al lecitissimo diritto di pregare in una moschea/pagoda/sinagoga occorre attrezzarsi per minimizzare urti e danni che da questa potrebbero generarsi (a proposito urti e danni a chi? a noi? a loro? alla Costituzione?). Ecco ciò che io contesto è che non vedo nessuno attrezzarsi! nessuno, nè qui nè nella patria di origine. Io vedo il bellissimo movimento che (con le difficoltà e coi distinguo che pure son venute fuori in questa piccola discussione) ‘noi’ cristiani/laici occidentali facciamo per consentire l’integrazione religiosa, culturale, e probabilmente pure linguistica, ma vedo solo questo! Il resto mi pare lo si lasci alla ‘bontà loro’, all’idea che la nostra cultura laicizzata sarà vincente, alla presunzione che il nostro modo di vivere sia migliore, più giusto, che la nostra sia una società più moderna e migliore per tutti. E che chi verrà qui, chi c’è già non può che apprezzarla.
                Io contesto questo. I musulmani credenti (non parlo degli integrlisti o dei talebani), i buoni musulmani magari apprezzano pure le libertà che abbiamo nelle nostre democrazie occidentali, ma non è detto che le sceglierebbero e che le sceglieranno se e quando potranno decidere. Dico che rinunicare alla nostra cultura, alla nostra tradizione non mi pare intelligente e anzi sotto sotto sia pure disprezzata da ‘loro’ musulmani praticanti e dai ‘noi’ cristiani praticanti.
                Sia chiaro, non sono contro le moschee e se si raccolgono fondi per la creazione darò il mio contributo (anzi l’ho già dato), dico però che mi pare utopico uno Stato che pretenda di poter accontentare i principi religiosi di ogni singola religione senza provocare disastri.

                • Neo Anderthal says:

                  Urti e danni sono posti in riferimento al “culture clash”.
                  Dove lo scontro, l’attrito e le frizioni potenzialmente presenti in ogni differenza, e non solo in ogni dissidio (“prova a mettere nel pesto la noce tritata al posto dei pinoli e ti metto una bomba nelle macchina!”) vanno governati, dal momento che non si può impedirli.
                  In questo senso il mio accenno critico al multiculturalismo inteso come “ogni comunità si autoregola al proprio interno con regole proprie” è chiaro: i limiti sono fissati, sono quelli della legge, della Costituzione, dei diritti umani.
                  Quanto all’idea che i musulmani sceglierebbero le “nostre libertà” se potessero o viceversa non lo farebbero, non so su quali cifre basi le tue convinzioni, di fatto i giovani che provengono da culture le più diverse tendono a integrarsi, con ritmi più o meno lenti.
                  Valutato nel tempo delle generazioni mi sembra quindi che il “pericolo islamico”, per come è narrato dalla industria politica della paura che fa capo a elementi come Borghezio, è molto meno minaccioso, e confinato di fatto a minoranze che possono divenire egemoni solo a patto di trasformarle in avanguardie di difesa delle comunità minacciate.
                  Non si tratta quindi di “accontentare” nessuna pretesa e di soddisfare nessun principio, e certamente non di accogliere nessun principio che comporti il contrasto l’intolleranza, ma solo di consentire che ogni esigenza di culto “al fine d’incoraggiare il rispetto reciproco fra le religioni” possa trovare un modo dignitoso per essere espressa.

  9. Rita Podda says:

    Erroneamente il testo di commento alle richieste di Abdullah, in specifico sul “velo”, è apparso a nome di Anonimo. E’ mio.

    • Abdullah Luca de Martini says:

      Sul piano guridico il velo integrale è lecito, come ha stabilito di recente il Consiglio di Stato:

      1. è errato sostenere la proibizione del velo integrale con riferimento al divieto di comparire mascherato in luogo pubblico, di cui all’articolo 85 del R.D. n. 773/1931, in quanto velo e burqa non costituiscono una maschera, ma un tradizionale capo di abbigliamento di alcune popolazioni, tuttora utilizzato da molte donne musulmane anche per motivi religiosi;
      2. è parzialmente errato anche il riferimento all’articolo 5 della legge n. 152/1975 che vieta l’uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo.
      Infatti lo scopo di questa disposizione, diretta alla tutela dell’ordine pubblico, è quella di evitare che l’utilizzo di caschi o di altri mezzi possa avere la finalità di evitare il riconoscimento.
      Con riferimento al niqab o al burqa, il suo utilizzo generalmente non è diretto ad evitare il riconoscimento, ma costituisce attuazione di una tradizione di determinate popolazioni e culture, senza che ciò possa ledere le esigenze di pubblica sicurezza poste dall’ordinamento. Ciò integra il giustificato motivo e pertanto l’uso non è proibito dalla legge …

      Vorrei ricordare che tale indumento è portato anche da diverse cittadine italiane, sulla cui libertà di scelta non esistono dubbii: può consultare il sito http://ummusama.wordpress.com
      La cosa migliore da fare è conoscere le persone prima di emettere giudizii affrettati: se le donne che tanto detestano le musulmane provassero ad ascoltarle invece che pretendere proibizioni insensate, sarebbero molto piu’ facili il rispetto reciproco e la collaborazione

      • Bruno Tramaloni says:

        Sono completamente d’accordo con Abdullah Luca de Martini. Il velo integrale (che trovo bellissimo) fa parte della cultura islamica, che ormai ha radici in tutto il mondo. Non capisco la resistenza di certe persone al suo uso anche da parte di donne che vivono in Europa o in altre aree geografiche a prevalenza non musulmana. Si tratta semplicemente di un fatto religioso e culturale: non dovrebbe dar fastidio a nessuno.

  10. da Republica 9 Maggio 2011
    “Segrate, la fatwa dell’imam contro Sel
    “Non votatela perché Vendola è gay”
    Il leader della seconda moschea italiana invita i suoi a non sostenere i candidati musulmani in lista col governatore pugliese perché “la sua condotta non va d’accordo con la nostra etica”. “I musulmani di Milano non devono votare i candidati della lista di Sinistra ecologia e libertà perché il suo leader Nichi Vendola, in quanto omosessuale, ha una condotta che non va d’accordo con l’etica islamica”. E’ il monito lanciato ai fedeli di Milano, che si accingono a partecipare alle prossime elezioni amministrative, dall’imam della moschea di Segrate (Mi), Ali Abu Shwaima. ”

    La giunta comunale di Cagliari non dovrebbe sostenere economicamente alcuna attività della comunità musulmana in quanto i suoi principi non vanno d’accordo con l’etica degli omosessuali e dei democratici tutti.
    Peppa

    • Neo Anderthal says:

      L’Imam è solo la guida della preghiera, a stretto rigore non è neppure un sacerdote, e le sue opinioni sono quelle personali di un membro, rispettato o influente ma anche no, di una comunità.
      L’opinione del Signor Ali Abu Shwaima vale esattamente quanto quella dei musulmani che invece sostengono le liste della sinistra o si sono candidati per le elezioni comunali, e la libertà di culto va riconosciuta a tutti gli individui, associati o meno in comunità.

      • Soviet says:

        Omofobia per omofobia, cos’era la foto pubblicata dal cristianissimo Il Giornale dove Vendola appariva nudo. Solo che aveva 16 anni ed era in un campo nudista a Capo Rizzuto. L’accostamento è semplice e disonesto, come è solito del giornale. Le posizioni oltranziste sono costante anche del cattolicesimo e se l’Italia non ha una legge seria sulle coppie di fatto e contro l’omofobia, grandi responsabilità ha la nostra Chiesa. Quindi il sindaco Zedda cosa dovrebbe fare?
        Credo che alla fine dei conti la posizione di maggior buon senso dia quella espressa da Neo: rispetto della Costituzione, scritta per garantire la convivenza pacifica di tutti, credenti o meno. E chi non rispetta la Costituzione, calci nel culo, sia esso cattolico, islamico, ateo o agnostico! Come dice Muhamad Yunus, a volte non ci sono problemi difficili, ma soluzioni complicate…

        • Quindi dal momento che gia conviviamo e foraggiamo con soldi pubblici la chiesa cattolica, una potente forza omofobica e misogina e in quanto tale antidemocratica, dovremmo pagare con i nostri soldi la crescita di religioni e ideologie che danno pubblici attestati di malattia e dividono i cittadini in serie A B e C? Democrazia e dare a tutti la stessa possibilità di esprimere odio e fomentare violenza nei confronti di altri cittadini? E ‘questa la nostra priorità? Facciamo arretratre piuttosto l’arroganza della chiesa cattolica e facciamo si che nessun movimento organizzato possa permettersi di esprimere giudizi tanto gravi su altri cittadini (giudizi che ripeto fomentano odio e violenza) senza che questo non sia sanzionato dalla legge allo stesso modo in cui cio’ accade in italia per altri tipi di discriminazione.

  11. Anonimo says:

    Penso che in primis si debba partire dal farsi una domanda: si vuole o no la promozione e il rafforzamento delle pratiche di integrazione sociale e culturale? Se sì, allora bisogna prima di tutto partire dal dato che il Multiculturalismo c’è già nelle società di provenienza, che in ogni paese esistono diversi sistemi valoriali, che i contesti da cui provengono le immigrate e gli immigrati sono complessi e che le società ospitanti non li devono ridurre ideologicamente a entità monolitiche, omogenee (basate su un credo religioso che peraltro è declinato nei paesi d’origine in tanti modi). Tutte le culture sono plurali, dinamiche, fluide e gli individui interpretano le loro tradizioni rinnovandole per potr gestire i cambiamenti che le relazioni con gli altri inevitabilmente comportano. Gli “universi simbolici” di ciascuna/o si rielaborano alla luce di nuove condizioni materiali, sociali, culturali, dando luogo a identitità soggettive a più dimensioni, che vanno oltre il passato. Ed è questo che bisognerebbe favorire. Una pratica INTERCULTURALE, sia da parte delle politiche dei paesi ospitanti (le istituzioni cittadine hanno un grande ruolo in questo) sia nelle relazioni intersoggettive, appunto, che aiuti a vincere gli stereotopi legati al considerare immigrate e immigrati rappresentanti di una cultura (islamica) e non già di un proprio progetto di emancipazione, a includere nuove soggettività piuttosto che “comunità”. Certo inizialmente queste nuove soggettività si presentano scosse, sospese fra Paese d’origine e luogo d’arrivo (sopratutto se qui si avverte ostilità) e, sopratutto per le componenti più fragili come le donne, è forte la tendenza a riaffidarsi in toto alle stesse strutture sociali che si sono lasciate nel Paese d’origine, senza peraltro poter partecipare e fruire dei cambiamenti strutturali e culturali che gli esiti della dialettica tra tradizione e innovazione lì magari offrono. Basti pensare alle grandi riforme che hanno coinvolto le donne in Marocco con la riforma del Diritto di Famiglia e la possibilità per 50 donne laureate di “predicare la parola sacra nella moschee”, d’essere delle Imam e attivarsi per debellare il fanatismo religioso. Una variante nella visione e considerazione della donna probabilmente poco conosciuta anche da molte immigrate che provengono da quel paese e senz’altro molto poco conforme al dettato di quanti predicano, si fanno interpreti e vorrebbero contrattare in nome della comune appartenenza religiosa. La religione non può essere neanche per gli ALTRI il collante e la guida della vita delle collettività e dei singoli individui. E sia Cattolicesimo sia Islamismo si sono costruiti sull’integralismo misogino. E non si può far finta di non capire come il VELO abbia assunto in entrambe un valore simbolico sessista. Bibbia e Corano l’hanno (im)posto alle donne come segno di soggezione all’autorità divina e maschile “perchè non possono essere ad immagine di Dio e perchè il peccato è venuto al mondo attraverso loro”. In Italia c’è voluto il Concilio Vaticano II per debellarne l’imposizione e non è stato neanche pacifico. Quindi credo sia totalmente da respingere l’indicazione fornita da Abdullah Luca de Martini, rivolta al sindaco Zedda, a proposito di “quello che non dovrebbe essere fatto … ” cioè “la proibizione del velo che copre il volto femminile”. Copre. Per me nessuna pratica di relazione, di semplice contatto umano, figuriamoci interculturale può prevedere la non riconoscibilità della persona, dei suoi segni identificativi essenziali. L’invocazione della possibilità di coprire il volto femminile con forme di velatura estrema penso non possa esser presa in considerazione neanche se fossero esse stesse a invocarla (se non bastassero i ragionamenti, esistono in merito alla problemativa anche normative generali applicabili a tutte/i) e il fatto che venga indicata come l’unico indicatore di accoglienza e partecipazione alla vita cittadina da parte delle donne “musulmane” penso la dica lunga sul potere di rappresentanza.

  12. Condizioni del bestiame prima della macellazione

    1. Tutti gli animali e il bestiame devono essere in salute, senza segni di malattia, non devono essere feriti né sfigurati in alcun modo;
    2. È espressamente proibito picchiare gli animali da macellare o impaurirli: gli animali in attesa della macellazione devono essere trattati accuratamente.
    3. È proibito ferirli o comunque danneggiarli fisicamente in qualunque modo.

    Condizioni di uccisione

    1. L’uccisione halal (cioè lecita) di animali deve essere effettuata in locali, con utensili e personale separati e diversi da quelli impiegati per l’uccisione non halāl;
    2. L’uccisore deve essere un musulmano adulto, sano di mente e a conoscenza di tutti i precetti della religione islamica e sulla macellazione halāl;
    3. Gli animali da uccidere devono essere animali halāl e devono poter essere mangiati da un musulmano senza commettere peccato;
    4. Gli animali devono essere coscienti al momento dell’uccisione, anche se (come sovente accade) bendati per non vedere il coltello del macellaio. Lo stordimento degli animali prima della macellazione non è contemplato dai precetti dell’Islam.
    5. L’uccisione deve avvenire recidendo la trachea e l’esofago: i principali vasi sanguigni verranno recisi di conseguenza. La colonna vertebrale non deve invece essere recisa: la testa dell’animale non deve essere staccata durante l’uccisione. Il macellaio deve pronunciare la basmala, orientando la testa dell’animale in direzione di Mecca.
    6. L’uccisione deve essere fatta in una sola volta: il movimento di taglio deve essere continuo e cessa quando il coltello viene sollevato dall’animale. Non è permesso un altro taglio: un secondo atto di uccisione sull’animale ferito rende la carcassa non halāl.
    7. Il dissanguamento deve essere spontaneo e completo,
    8. La macellazione deve iniziare solo dopo aver accertato la morte dell’animale.
    9. Gli utensili per l’uccisione e la macellazione halāl devono essere usati solo ed esclusivamente per animali leciti.

    È importante notare come la macellazione halal contravvenga varie regolamentazioni internazionali sulla tortura degli animali ed è perciò proibita nella maggior parte dei paesi europei.
    [modifica] Stordimento

    Lo stordimento degli animali prima della macellazione non è contemplato dai precetti dell’Islam: tuttavia in alcuni Stati islamici (per esempio in Malesia) è permesso, come misura di gentilezza verso gli animali, a condizioni ben precise:

    1. Lo stordimento deve essere temporaneo e non deve provocare danni permanenti.
    2. Lo storditore deve essere musulmano, o deve essere sorvegliato da un musulmano o da una autorità di certificazione Halal.
    3. I dispositivi usati per stordire animali non halal non devono essere usati per stordire animali halal

    • Abdullah Luca de Martini says:

      Riguardo a ciò, è bene rammentare che la macellazione islamica è lecita, secondo il Decreto dell’11 Giugno 1980 del Ministero della Sanità di concerto col Ministero dell’Interno, pubblicato il 20.6.1980 sulla Gazzetta Ufficiale n. 168/5385.

  13. Vorrei rispondere a quei due lungimiranti di Sgavo e Neoanderthal. Tutti siamo figli del liberalismo che con la lettera sulla tolleranza di Locke, coglie il suo sigillo storico e ci toglie da lunghi secoli di guerre di religione, Bene, tolleranza. Tolleranza significa rispetto delle minoranze. Ma quando è che una minoranza è minoranza? O altrimenti detto quand’è che finisce di esserlo e diventa una componente forte della società, se non lei poi la maggioranza? Il caso più noto è la finis imperii; dopo avere per un paio di secoli represso e angariato il folto gruppo di culti orientali, Roma lascia libertà ai culti di propaganda, poi a un certo punto fa la legge ad personam per il culto detto cristianesimo, infine fa la legge che il Cristianesimo è l’unica religione: affanculo tutte le altre religioni e fine della classicità. Questo è l’esempio più famoso: basta poco e una minoranza repressa se ha una forte missione riesca a espandersi, non so che avrebbe potuto fare Locke in tale temperie. Si aggiunga (e rispondo a Sgavo) che tutte le religioni per giustificare la loro presa di potere hanno bisogno di lontani martiri, che si son sacrificati per essa. Ecco, i nostri santini forse erano degli esaltati, forse dei bombaroli del tempo, ma noi non lo sappiamo, sappiamo solo che han sofferto e son stati mandati ad bestias. Il tempo che ci separa dal nostro andare ad bestias, noi che martiri non siamo nè vogliamo esserlo, e siamo certo meno lungimiranti e postneanderthaliani di Sgavo e l’altro, non è molto. Pensiamoci

    • Neo Anderthal says:

      Gentile Sergio, mi dispiace ma non sono così ferrato in fantademografia. Chi vivrà vedrà, e chissà, forse ci incontreremo tra i leoni, ad bestias.

  14. arianna says:

    Emigrare in un paese straniero e pretendere di non accettarne usi e costumi non è secondo me un atteggiamento virtuoso che meriti di essere tutelato. Se nel paese ospitante si considera il velo delle donne una forma di barbarie, non si dovrebbe, per rispetto alla cultura ospitante, pretendere di continuare ad usarlo. Ricordo che alle donne turiste che si recano in visita in Afganistan non viene concesso di girare per strada con i propri vestiti occidentali.
    La storia mostra che se un gruppo numeroso di persone si sposta in massa da un paese all’altro e impone alle popolazioni “ospitanti” la propria cultura, religione e costumanze, non si tratta più di un’emigrazione pacifica, ma di un’invasione, ovvero di una violenza.

  15. Monica says:

    Io sono totalmente d’accordo. Diciamo che per quanto mi riguarda sarebbe preferibile che ogni confessione, compresa la cattolica cristiana, pagasse da se i propri luoghi di culto e i propri ministri, senza pesare sulle tasche di tutti i contribuenti, ma visto che la Chiesa fa man bassa di contributi pubblici, otto per mille, esenzioni ici totali e chi più ne ha più ne metta, ritengo che tutte le religioni dovrebbero avere un trattamento identico. Se i soldi non sono abbastanza, quelli che ci sono andrebbero divisi in proporzione a tutte le confessioni che ne facessero richiesta. La macellazione rituale musulmana non è differente da quella koscher (ebraica) e nemmeno da quella sarda. Se in Sardegna i capi non venissero sgozzati, il sanguinaccio e le pancine di capretto ripiene di sangue sparirebbero dai prodotti locali, e sarebbe un peccato. Naturalmente il tutto andrebbe fatto in locali appositi e con la supervisione di un veterinario, ma questo anche per i sardi, con buona pace della macellazioni casalinghe ancora in voga nei paesi dell’interno.Chi è contrario non sembra invece preoccuparsi troppo delle anguille, delle lumache e delle aragoste che invece subiscono una sorte ancora più crudele, in quanto vengono messe a cuocere ancora vive e muoiono lentamente. Il fatto che non urlino non vuol dire che non soffrano. E mentre qualcosa si può fare per le aragoste e le anguille, trovo difficile, se non impossibile, ammazzare un cesto di lumache prima di metterle in cottura. Per quanto riguarda il velo, anche per me è importante che non sia un imposizione. Non mi piace l’idea di farlo togliere per legge se le persone che lo portano non fossero d’accordo, fermo restando l’obbligo di permettere il riconoscimento della persona da parte delle autorità competenti. Diciamo che il velo che copre i capelli non lo trovo diverso dal fazzoletto che mia nonna non toglieva mai ( e se qualcuno avesse provato a toglierglielo avrebbe dovuto fare i conti con me furibonda) ne dal velo delle suore. Preferirei invece una integrazione tale che possa portare le persone a decidere spontaneamente di abbandonarlo perchè non lo ritengono più necessario, piuttosto che un atto di forza che porterebbe molte donne a non uscire di casa ritenendo un sopruso l’obbligo di di toglierlo. Diciamo che, se io andassi a vivere in un paese dove vanno tutti nudi e qualcuno anzichè farmi ambientare rispettando i miei tempi e il mio pudore pretendesse che subito appena messo piede nel paese io dovessi spogliarmi, probabilmente otterrebbe un innalzamento della mia soglia del pudore e la mia protervia nel voler continuare a indossare i vestiti ritenendo un’ingiustizia e un abuso la pretesa di farmeli togliere. Posso tra l’altro testimoniare che in Tunisia non sono stata obbligata a ottemperare ai principii religiosi musulmani. Essendo Ramadan le persone che avevano a che fare con noi turisti ne rispettavano tutti i precetti, ma nessuno pretendeva che venissero rispettati anche da chi non era musulmano. Se pensiamo anche solo lontanamente che il nostro modo di essere sia migliore, dimostriamolo essendo migliori. Impedire la costruzione di moschee nella nostra terra perchè verrebbe impedita la costruzione di chiese nella loro (cosa peraltro non vera perché esistono chiese sono in tutti gli stati del mondo) renderebbe il nostro modo di agire assolutamente identico al modo di agire di altri, che noi critichiamo e cerchiamo di combattere. Iniziamo col dare il buon esempio, potrebbe essere contagioso.

    • Felice Castelli says:

      a questo blog manca il tasto “Mi piace”… 🙂

    • Non riesco a capire che c’entrano anguille ed aragoste nè le usanze sarde.
      Se ti va possiamo parlarne in un altro post.
      Parliamo di diritti dei musulmani, su cui auspico la maggior tutela possibile.
      Ma su macellazione e velo (su cui concordo con te: ok fino a quando resta visibile la faccia) penso che occorra dare un segno di modernità.

      http://laverabestia.org/play.php?vid=1128

      Guardate il video, e giudicate.

      • Monica says:

        Le anguille e le aragoste c’entrano perchè vengono uccise in maniera secondo me terribile , rispetto alla macellazione per dissanguamento, ma a nessuno viene in mente di opporsi. Agnellini e porcellini sono più carini e stimolano meglio la pietà umana, anguille e aragoste evidentemente stimolano di più il palato. La macellazione musulmana è identica a quella tradizionale sarda. Proibendone una si proibirebbe anche l’altra, e forse molti fautori del blocchiamo qualunque richiesta venga fatta dai musulmani questo non lo sanno. 🙂

      • Felice Castelli says:

        Del video la cosa che mi ha colpito di più è stato il signore che si fa un segno sulla fronte col sangue della povera mucca sgozzata (minuto 3:11).
        Non so esattamente ancora cosa pensarne, ci rifletterò, però è stato davvero straniante nella sua primitività.
        Forse il signor de Martini potrebbe spiegarcene il significato.

        Venendo al video nel suo complesso, invece, effettivamente vedere tutto quel sangue scorrere e percepire la sofferenza dell’animale che muore lentamente sotto le coltellate del macellaio fa decisamente impressione.
        Però è anche vero che finché non saremo tutti vegetariani non è che possiamo ergerci poi tanto a giudici dei comportamenti assassini altrui, più o meno crudeli che siano.
        sempre di uccidere per mangiare si tratta, alla fine dei conti.
        Tra l’altro sappiamo tutti che la macellazione sarda tradizionale è analoga, l’ho vista coi miei occhi dal vivo più volte senza tutto questo scandalo.
        Ma poi, chissà se è davvero così importante per la qualità della carne …
        E chissà quali sono le ragioni storiche per cui la macellazione halal è diventata legge dell’islam.
        Anche qui nella mia ignoranza invocherei le spiegazioni del signor de Martini.
        (p.s.: scrivo solo il cognome come farei per chiunque, non me ne voglia se non indico il suo nuovo nome arabo, non c’è nessun significato recondito)
        Cio detto, io sarei quindi anche tollerante verso queste forme rituali di macellazione, pur disapprovandole profondamente per le sofferenze che provocano.

        Una cosa su cui invece sarei tollerante senza neanche disapprovarla è la questione del velo: anche qui, liberi tutti di fare come meglio credono.
        D’altronde anche da noi ci sono tradizioni di veli imposti ben consolidate (le suore) senza scandali o comunque forme diverse di pudore verso parti del corpo più o meno intime.
        Vale il discorso di prima:
        finchè non saremo tutti serenamente e bellamente nudisti, perché scandalizzarsi tanto se una cultura copre parti del corpo piuttosto che altre?
        E non parlatemi di riconoscibilità delle persone:
        a parte forse i casi più estremi di burka, comunque i modi di riconoscere una persona e di interagirci non implicano il vederne la bocca …

      • E deo chi fia cumbintu chi sas fetinas las faghiant naschire inderetura in su supermercadu, E imbetzes tocat de ochider sos bulos. Cantas cosas noas s’imparant, anno’. 😀

        S’unica cosa chi mi benit de narrere est chi sa tecnica de su mortore no est pretzisa (in custu video e bia), e si podent megiorare modos e ainas, mantenende firmos sos pretzetos religiosos. Comente los amus megiorados, sos sardos, cun su tempus, a su nessi chie at cherfidu megiorare. Connosco masellajos capatzos de ochider unu fiadu simile a sa sola, causandeli su minimu de suferentzia.

        Ma, in fines, non mi paret prus barbaru de tantas ateras ochiduras chi apo bidu.

        • “La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali.” (Mahatma Gandhi)

          • Neo Anderthal says:

            Non per contestare alcunché al Mahatma certamente incolpevole degli usi secolari, ma magari “la grandezza di una nazione e il suo progresso morale” possono essere valutati dal modo in cui vengono trattate le vedove, magari.

            http://en.wikipedia.org/wiki/Sati_(practice)

            • Ma che c’entra?

              • Neo Anderthal says:

                C’entra che ogni cultura, magari rispettosissima delle vacche, ha egualmente, se fondata su presupposti irrazionali e irragionevoli anche radicati nel costume e nella religione, evidenti pecche dall’uno o dall’altro punto di vista, che non le rendono migliori di altre per il solo fatto che lì si rispettano esigenze di rispetto degli animali e altrove meno.
                Come ad esempio il sistema di domino castale etc.etc., ancora molto presente nelle mentalità comuni.
                Mi spiego con un episodio. Un amico, persona non particolarmente colta secondo gli standard più fighetti, ma gran lavoratore e persona di buon senso, capitò un giorno in una discussione sulle culture orientali -molto in generale-.
                All’entusiasmo per le culture indiane -molto approssimativo, giacché l’India è enorme e le culture e le usanze sono parimenti varie- esibito da una nostra interlocutrice, oppose una considerazione, polemicamente costruita su valutazioni “all’ingrosso”, che suona più o meno così: “d’accordo, possiamo e dobbiamo aprirci e imparare da tutti, ma in fondo non è che dobbiamo proprio stracciarci nel confronto, per esempio con l’India. Se ci pensi lì sono pronti a morire di fame -o a fare morire di fame i poveracci- senza toccare le vacche, e le agghindano come spose, mentre le spose, se il marito muore, le spingono o le lasciano salire sul rogo che brucia il cadavere del marito. Va bene imparare e cogliere, ma è importante e forse più importante scegliere.”
                Aveva ragione, secondo me.

                • Il tuo ragionamento, permettimi di dirtelo, non sta in piedi.
                  Provo a spiegarti il perchè col massimo rispetto.
                  1) Rispetto per le persone e rispetto per gli animali possono benissimo coesistere. Non vedo perchè dovremmo non fare nostri pensieri di altre culture solo perchè, in altri campi, quelle stesse culture sono estremamente retrograde. Nell’enorme elenco di popoli, etnie, costumi e lingue che ci sono nel nostro pianeta possiamo ed anzi dobbiamo cercare di prendere il meglio da tutte.
                  2) Se in India, mettiamo il caso, obbligassero le vedove al martirio ciò non toglierebbe nulla al valore del loro eventuale grande rispetto per gli animali (cosa su cui ho molti dubbi, visto che fine fanno dalle loro parti le foreste e gli animali selvatici). Sono due profili diversi.
                  3) La pratica di cui parli tu, peraltro, è stata pure abolita nel 1814!
                  4) Sono certo che il Mahatma Gandhi non la condividesse affatto.
                  5) Da parte mia, non c’è alcun entusiasmo particolare per la cultura indiana, solo apprezzamento per quella frase.

                  In generale, ridabisco, la tutela per le persone, le donne, i bambini e gli animali possono e devono convivere. Quindi non è questione di scegliere, ma proprio di saper imparare e saper cogliere le cose giuste e respingere le cose ingiuste,
                  Il tuo amico, a mio avviso, non aveva ragione.

                  • Neo Anderthal says:

                    Gentile K., inizio a risponderti dal punto 3. La pratica indiana del Sati -il “suicidio” delle vedove, combuste sulla pira funeraria del marito- è proseguita sporadicamente, ma senza interruzioni, in zone rurali del nord dell’India (in specie nel Rajastan e nell’Uttar Pradesh) almeno fino all’ultimo caso certamente documentato del 1987 (ventiquattro anni fa). Non è comunque facile rompere il muro di omertà e sostanziale condivisione che in comunità isolate e tradizionaliste circonda pratiche millenarie, anche atroci ed estreme, quali la costrizione al suicidio, che se non eseguito comporta per la vedova l’isolamento e una forse peggiore morte civile, con la pratica riduzione in schiavitù e allo stato di “persona impura” della donna.
                    Il caso della vedova diciottenne Roop Kanwar, il 4 settembre 1987 spinse le autorità a emanare una legge apposita per la prevenzione del Sati, il che rende ovvia la considerazione che nessuna misura sarebbe stata adottata per una pratica che, come tu dici “non è in uso dal 1814. http://en.wikipedia.org/wiki/Roop_Kanwar
                    Altri casi più recenti si sono verificati nel 2002, 2006, 2008 -Current incidence: http://en.wikipedia.org/wiki/Sati_(practice)
                    Sui punti 1, 2 e 4 siamo d’accordo completamente. Infatti l’importante è scegliere, cogliere le cose giuste e scartare quelle sbagliate.

                    In generale però a me non pare che “la grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere valutati dal modo in cui vengono trattati i suoi animali”, a meno che non si inserisca nella frase un “ANCHE” piuttosto evidente, che significhi un ordine di priorità.
                    Un equo trattamento degli animali è infatti per me UN elemento di un progresso generale dei diritti, che devono procedere a partire -come condizione necessaria e non sufficiente- dal pieno dispiegarsi dei diritti umani. In questo senso lo stato degli animali è anche un indicatore del grado di civiltà e non secondariamente di benessere raggiunti dalle comunità.
                    Non apprezzo, comunque, il risvegliarsi di sentimenti e opinioni ferreamente “animaliste” in chiave anti islamica, come succede ed è successo di frequente nel nord Europa, perché mi pare siano utilizzate strumentalmente per finalità di stigma sociale nei confronti delle persone che aderiscono all’Islam.
                    Per lo stesso motivo, pur essendo favorevole al pieno riconoscimento dei diritti “GLBT”, non porrei in primo piano l’argomento “omofobia” in una discussione che riguarda la possibilità di pieno esercizio del culto da parte di un gruppo di residenti. (esattamente come sono favorevole, qualora si presentasse l’esigenza, alla agevolazione dei diritti di riunione dei Testimoni di Geova, le cui convinzioni e le cui pratiche sono lontanissime dalle mie.)

                    • Mi pare che siamo d’accordo su quasi tutto. Quell’anche di cui parli è a mio avviso pleonastico, essendo ovvio che vi siano tanti modi di valutare il progresso di una nazione. Quello degli animali resta però un tema aperto, anche nella società occidentale, così come quello del rispetto dei diritti della comunità LGBT, come giustamente dici tu.
                      La differenza tra i due temi (come potrai notare) è che i musulmani in Italia non chiedono di proibire l’omosessualità (come vorrebbe, magari, la loro religione).
                      Sanno che sarebbe troppo.
                      Però chiedono di essere autorizzati a macellare gli animali facendoli morire a poco a poco, dissanguati, senza nemmeno riconoscergli, come rispetto, quello di farli morire nel sonno, senza consapevolezza di quanto gli sta per accadere.
                      Questo ti dice di quanto, purtroppo, i diritti degli animali siano indietro (parlo della nostra “evoluta” società) anche da noi e dovrebbe farti riflettere su quanto sia vera la frase di Gandhi, con o senza anche.
                      Per il resto, da parte mia, nessuno “stigma” sociale per l’Islam o per chi lo professa (o meglio, resto convinto che si tratti sempre di oppio dei popoli, come il cristianesimo, il buddismo ecc…). Però facciamo attenzione, ci sono limiti ragionevoli oltre i quali le conquiste della nostra civiltà per fortuna secolarizzata non possono essere sacrificate in nome della libertà di religione.

                    • Neo Anderthal says:

                      Oh Sior K, pleonastico a chi? La chi a mei pleonastico non mi d’hari nau nisciunusu, nisciunu chi esti arrennesciu a aparrai in pei dexi scundus appustisi! O te ne scendo gente!? Bah bah!

                      🙂
                      -se siamo d’accordo, allora siamo d’accordo-

  16. MI stavo domandando a cosa serva l’atto del folle norvegese. Davvaro serve a far crescere le coscienze contro il pericolo della colonizzazione mussulmana? Se così fosse, troveremmo gente che scende in piazza per liberarlo e non per linciarlo. E allora che senso ha? Forse non molti sono a giorno del fatto che secondo calcoli non di parte, ma di demografi oggettivi, entro venti/venticinque anni nelle più importanti città d’Europa: Parigi, Londra, Berlino, e la stessa Oslo, la maggior parte della popolazione sarà costituita da mussulmani (obviously perchè hanno una natalità tripla degli indigeni). E secondo voi quale accredito tali, ora minoranze, possono darsi per il futuro, se non un pietistico ricompattarsi verso il loro accoglimento e integrazione? Io non so se il folle, sia realmente folle, semmai è scemo. Oppure furbo: è notorio che non riuscendo con le bombe, i mussulmani agiscano per altre vie: la conversione dei famosi “mussulmani bianchi” (qualcuno lo abbiamo appena letto), gente che viene indottrinata alla loro fede ed ad agire in conformità alla futura presa del potere, e per agire in questo senso, tra queste opere la dissimulazione e la finzione entrano fortemente in gioco, se poi trovano uno bianco, biondo, è l’optimum. Se fosse stato saggio (nella sua follia) avrebbe fatto una strage di mussulmani, non di giovani perlo più norvegesi. Quindi qualcosa non mi quadra, non so a voi

    • il tipo norvegese ha invece studiato molto bene l’obiettivo, al congresso dei giovani laburisti erano infatti presenti tutti i giovani futuri quadri dirigenti del partito laburista, partito ritenuto responsabile di non aver impedito anzi di favorire l’islamizzazione della norvegia ( e dell’europa nei suo analoghi nazionali europei). Insomma ha tolto di mezzo buona parte dei candidati alle future cariche politiche “filo islamiche” nel parlamento norvegese. Chiamalo scemo. Se ce sono altri così “fuori” in giro per l’europa siamo messi molto male.

    • Stefano reloaded says:

      Ma stai scherzando?

  17. Abdullah Luca de Martini says:

    الرحيم الرحمان الله بسم

    In nòmini’e Deus su Piadosu e Caridadosu

    Sigumènti ca dhoi at calincunu chi sighit a fuedhai de privilèjus, pròu a spricai mellus sa chistiòni. Duncas tocat a arremaçai custu: NÒSU NO SEUS DIMANDÈNDI DINAI. E no seus dimandendidhu a nèmus: no movadasí nemancu unu sodhu. De cuíndixi annus s’assótziu islàmigu El Hoda pagat sa pesòni de unu basçu a sa Marina, e dhu bòllit pagai tambèni, innias o ind un’atru logu arrendau. Su chi dimandaus est unu spàtziu diferènti po is duas festas de su lunàriu e po sa Pregadoria de Cenàbara, e igustu po un’arrexòni crara: in s’Arruga’e su Colleju centenas de mussurmanus no nci capint, e funt custrintus a si pònni in mesu’e s’arruga. A nòsu bandat bèni totu: una crésia discuntzagrada puru iat èssi unu prexèri aggradéssiu, e iat èssi cosa fàtzili a dha tramudai in meschita.
    De sa fàbbriga’e una meschita bera nòsu no eus fuedhau: cun su permissu’e s’Artíssimu s’at a fai candu sa comunidadi at èssi crésça de prus, no òi.
    Po chi su chi spetat a su camposantu, in su de Santu Miali dhoi at una tuedha cun sa scrita “acattolici”: mancai depat èssi unu camposantu legu, po is católigus totu su gimitóriu, e is atrus amuntonaus ind un’arrencòni. ¿Cosa justa bòsi parrit? Dónnia comunidadi tènnit su connotu suu de interru.
    Su chi apu nau est su chi ant fatu in is tzitadis europeas, e sa cosa de importu prus mannu, chi totus dha dèpint cumprèndi a marolla o a bonolla, est chi is mussurmanus no funt una truma’e disterraus bagamundus, oreris e bendònis, ma pertzònis chi bivint e trabballant innòi e pagant is taças: tènnint is abbisònjus intzòru e no bòllint èssi trataus che stranjus. Sa preséntzia de medas curturas est s’arrialidadi innòi e in is atrus lògus.
    E s’alabantza est po Deus Sennòri de is mundus.

    • supresidenti says:

      tennisi e tenneisi arrexioni, e nousu cun s’assotziu don chisciotte eusu a preguntai a su sindigu de si onnai de fai po custa cosa chi esti una cosa bona e giusta… saludi e trigu..

  18. A mio giudizio non bisogna costruire alcuna moschea a Cagliari.

    • Neo Anderthal says:

      Amico annio cossu, a proposito della posizione che laconicamente esprimi ti segnalo qualche passo di un libretto che non tutti conoscono, ma che pure ha una sua importanza, si chiama

      Costituzione della Repubblica Italiana:

      ..art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
      Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
      I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

      art. 17. I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.
      Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.
      Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.

      art. 18. I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
      Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

      art. 19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché‚ non si tratti di riti contrari al buon costume.

      art. 20. Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

      ————————
      Caro amico annio, mi permetto di farti inoltre rispettosamente notare che, mentre in alcuni articoli si menzionano “i cittadini”, nell’art.19 il soggetto attivo del diritto da esercitare è indicato come “Tutti”. E tutti vuol dire TUTTI, ovvero chiunque sul territorio della Repubblica, sia o no cittadino della Repubblica.

      • Antonello Aste says:

        Mi permetto di replicare che non c’è scritto da nessuna parte nella costituzione italiana che: “per la preghiera del Venerdí e per le due feste del lunario islamico sia concesso loro un idoneo luogo pubblico di proprietà comunale, senza canone d’affitto ma con l’obbligo di garantirne la pulizia e il decoro.”
        Non voglio neppure soffermarmi a parlare di integrazione religiosa, perchè penso sarebbe il colmo, mi pare che la storia anche abbastanza recente delle integrazioni religiose nei paesi islamici parli bene e da sola!

        • Neo Anderthal says:

          Nella Costituzione -maiuscolo- mancano tanti particolari. Non c’è neppure l’otto per mille e men che meno la ripartizione proporzionale anche della quota non esplicitamente destinata alle chiese, se è per questo.
          Cosa c’entri poi l’integrazione religiosa nei “paesi islamici” -che peraltro hanno tradizioni e leggi diversissime tra loro- con i diritti da riconoscere ad una parte della popolazione residente e contribuente in Sardegna, e a richieste provenienti da parte di questa, lo devo ancora capire.

  19. vittorio says:

    @ Giullare, sarebbe giusto permetterlo se non altro perchè l’oscurantismo si combatte con la civiltà.
    E poi non fare di tutto l’erba un fascio, esistono paesi in cui effettivamente la libertà di culto è negata ai cristiani, vedi l’Arabia Saudita oppure lo Yemen (ma anche la Cina) e altri come L’Egitto in cui parte dlla popolazione (circa 10% se non ricordo male) è cristiana. Esistono anche in questi paesi dei problemi per la comunità cristiana, ma sono principalmente creati dal fanatismo religioso e non dalle istituzioni, e c’è una bella differenza.

    Non mi trova per niente d’accordo il considerare persecutorio o punitivo il non permettere la macellazione rituale o la proibizione del velo

  20. per il bene comune, si deve dare un punto di preghiera decente alla comunita musulmana , di cagliari e la zona metropolitana , nessun problema sul cimitero comune mentre sono d’accordo sulla proibizione del velo che copre il volto e assurdo che ancora oggi una donna si deve coprire il volto non c’è religione che tenga ,

  21. Accetterei tutte le richieste, nei limiti del possibile, tranne:
    1) No alla frase “a spese del comune”. La comunità cerchi di autofinanziarsi, il Comune (che dovrebbe rappresentare cristiani, musulmani, buddisti ma anche atei ed agnostici) potrebbe intervenire in un secondo momento tramite le associazioni;
    2) No alla intollerabile macellazione islamica, un abominio;
    3) No alla libertà di velo. Il volto femminile deve essere sempre chiaramente visibile, sia per ragioni di ordine pubblico che per rispetto della donna.

    K

    • Scusa K, a proposito dell’uccisione degli animali da macellare, che secondo il “rituale” islamico deve avvenire per sgozzamento e dissanguamento, …come pensi che vengano uccisi gli agnelli, le pecore i maialetti e i maiali nei nostri paesini?

      • Beh lo so, ma che c’entra? L’esistenza di usanze crudeli (e illecite v. artt. 544 e ss.) non può e non deve giustificare l’omologazione totale. E comunque una cosa sono i comportamenti dei singoli, un’altra le decisisoni di una Pubblica Amministrazione.
        Sai bene che il tuo ragionamento potrebbe essere portato fino a conseguenze aberranti.

        • Abdullah Luca de Martini says:

          Signor o Signora K, la macellazione islamica, parimenti a quella ebraica, è consentita dalle legge dello Stato Italiano: non si tratta affatto di macellazione clandestina o crudele. Se pensa che sia un abominio è opinione sua: la legge dice altro.

          • Lo so, è vero, ma penso che sia un passo inevitabile imporre a tutti, ma proprio tutti, un maggior rispetto per gli animali. Non è una questione dell’Islam o di altre fedi, ma proprio un tema universale.
            Il fatto che la macellazione islamica sia consentita dalla legge non è di per sè un motivo per accettarla.
            Giusto per fare un esempio, la legge non riconosce valore alle unioni civili? Giustamente il sindaco Zedda ha intenzione di istituire ugualmente il registro delle unioni.
            Si tratta esclusivamente e semplicemente di progresso culturale, etico e morale della società.
            Che sia un abominio è, ovviamente la mia opinione. Che sia crudele penso sia un dato di fatto,

  22. Stefano reloaded says:

    Ma noi siamo in occidente dove la secolarizzazione, grazie a Dio, ha permesso che gli stati si dotassero di costituzioni liberali.

  23. Giuliana says:

    Le richieste che ho letto sono avanzate non soltanto da stranieri, ma anche da cittadini italiani, Per quanto riguarda i paesi citati, i cristiani e gli ebrei del Marocco e dell’Egitto hanno le loro chiese e non sono affatto stranieri; il fatto che là i diritti umani non siano sempre rispettati non significa che in Italia debba essere negato perfino un seminterrato in cui pregare.

  24. Luca Olla says:

    penso che le agevolazioni previste per i cattolici in materia di luoghi di culto debbano essere estese anche alle altre religioni perciò credo che sostenere che i luoghi di culto debbano essere cosstruiti con fondi pubblici non mi pare corretto ( potrei citarti molte chiese o oratori realizzati in gran parte con i contributi dei fedeli, anche non abbienti) e poi il velo….provoco! e perchè non il burka?!

  25. L’uomo fin dalla sua comparsa ha commesso peccato, Caino ha trucidato Abele, disumanamente. Il Cristianesimo nei secoli è riuscito a tamponare l’orrrida sentina del vizio e del male. Qualcuno oggi, dalle identità scombiccherate, come il lego di un bambino capriccioso (neonazista, massone, antislamico) si è definito un cristiano e col simbolo (sacro) dei cavalieri templari ha ordito una folle e ignominiosa offesa al Cristianesimo, che da millenni predica amore e rispetto. Che sturbo sentire tali notizie! Quale risposta a tali atti insensati, quale la risposta al razzismo? IO con la mia dolce metà, qui vicino alla Valsusa popolata da rumeni osteggiati (eppure arricchiscono il PIL) tanti anni fa abbiamo adottato due bambini del Malawi, due piccole tenere creature che seguendo un poco il babbo son cresciute cercando di inerpicarsi leggiadre su numeri e tabelline. Eh sì ormai son grandicelli. Bè se tutti (non è un tassativo, ma un invito) facessero come noi e tanti altri. Adottate, e cercate sopratutto dove c’è bisogno di aiuto: questo è l’autentico antidoto al male che corrode l’intrico del nostro animo.

  26. Anonimo says:

    D’accordo su tutto ma che gli edifici di culto che se li paghino i credenti, qualunque sia la loro religione.

  27. silvia says:

    Ho perplessità solo sulla “proibizione del velo…”. Per me va tutto bene, basta che il velo sia una libera scelta delle donne e non un’imposizione cultural-religiosa.

  28. Anonimo says:

    chissà perchè un cristiano e un musulmano no possono giacere fianco a fianco nello stesso spazo cimiteriale senza provocare le ire dei rispettivi “Pastori”.

  29. Spero chi Casteddu (e sa Sardigna) tengiat s’animu mannu de s’aberrer a sa richesa de sas ateras culturas chentza timorias. Nde podimus petzi balangiare totu cantos, finas si no est una sfida fatzile. Est unu traballu longu e bi cheret su contributu de totus.

    Si si pigant sas tesis de Magdi Allam e de sos compares suos, e si faxet sa cumparantzia cun su manifestu de Breivik, su cuncordu chi nde benit ponet sprama.

    E propriu pro segare sa conca a custa tzerpe chi est naschinde, e non petzi in nord Europa, bi cheret una sotziedade cantu prus aberta e respetosa de sas diversidades.

    • ilgiullare says:

      Ma se io vado a vivere in marocco, tunisia, algeria, egitto, arabia saudita, yemen..posso aspettarmi di poter pregare il mio Dio liberamente? posso spedire una lettera al sultano di turno e chiedergli uno spazio adatto, a titolo gratuito, per poter fare la messa e per poter fare catechismo ai bambini, lasciando aperta la partecipazione dei cittadini musulmani? posso chiedere di essere sepolto alla maniera ‘cristiana’, di poter bere liberamente alcolici e vendere carne di maiale senza problemi? devo aspettarmi di non essere discriminato in quanto cristiano e soprattutto, posso aspettarmi che tutti questi musulmani che giustamente rivendicano la possibilità di pregare adeguatamente il loro Dio raccolgano le firme tra i loro amici e parenti residenti in quelle nazioni e facciano pressione nei confronti de loro governanti affinchè io possa pregare adeguatamente il mio Dio?

      • Vendemmia says:

        ma anche se tu non potessi…questo ti giustifica se ti comporti nella stessa maniera?

        • ilgiullare says:

          quale maniera scusa?
          in nessun paese islamico succede che fedeli di Allah avvallino, difendano, sostengano la possibilità che i cattolici ( o peggio gli ebrei!) preghino il loro Dio. solo noi cristiani battezzati ma atei pensiamo che la laicità statale copra tutto e difenda tutti. Io non ne sono così convinto.

      • Neo Anderthal says:

        Giullàh vai, e mandaci una cartolina di tanto in tanto, per farci sapere.

      • Il cortigiano says:

        In Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto non ci sono sultani…Tunisi poi ha una cattedrale cattolica. In pieno centro….purtroppo, caro giullare, si ha paura di ciò che non si conosce. E tu, su questo tema, potresti tenere una conferenza!

        • Neo Anderthal says:

          “marocco, tunisia, algeria, egitto, arabia saudita, yemen.”
          (perfavore, basta con la continua confusione tra “paesi arabi”).
          Caro Giullare, detto che ogni stato meriterebbe una iniziale maiuscola, ogni stato ha una sua storia, e istituzioni politiche a volte molto diverse dalle altre nazioni anche vicine o confinanti. Marocco Algeria e Tunisia sono Maghreb (occidente) e sono in Africa, mentre Arabia Saudita e Yemen sono nella penisola Arabica (Asia). la distanza tra Sanaa o Ryad e Rabat è di oltre 5mila kilometri. Tra Algeri e Rabat sono oltre 1000. E pensa che la distanza tra tra Cagliari e Ittoqqortoormiit (Groenlandia) è di oltre mille kilometri più breve della distanza tra Sanaa (Yemen) e Rabat (Marocco) e la stessa Cagliari è più vicina a Tunisi che a Santa Teresa di Gallura.
          Tra Cagliari e Londra ci sono 1500 Km, ma credo che ti suonerebbe strano se Cagliari e Londra e Amburgo e Mosca o Lisbona o Bucarest (tutte all’incirca alla stessa distanza da Cagliari) venissero messe tutte nello stesso mazzo come città di paesi Cristiani, stessa roba, stessa storia.
          Mi ricordo, quando ho fatto il militare, che trovavo non pochi commilitoni del nord convinti che Sardegna e Sicilia avessero storie e culture comuni. E si stupivano se si puntualizzava. Eppure bisogna distinguere e rispettare le differenze. Oppure si fa come i bossiani, tutto un mazzo.

          • ilgiullare says:

            Neo, una prossima volta risparmiati la lezione di geografia, e così magari ti risparmi pure una brutta figura. So bene dove sta l’arabia saudita, tu invece datti uno sguardo a cosa universalmente si intende (tutti tranne te,evidentemente) per mondo arabo: http://it.wikipedia.org/wiki/Mondo_arabo . Mi pare che, così, ad occhio ci siano dentro TUTTI i paesi che ho scritto,no? a prescindere dai km che li separano.

            Inoltre se qualche altra sapientone qua dentro volesse fare delle ricerche su google inserendo le parole uccisione + persecuzione + cristiani + uno dei paesi che ho citato (egitto, marocco, algeria, yemen, arabia saudita) magari resterebbe sorpreso di quanto sia fattiva l’integrazione religiosa nei suddetti paesi! e sarei io l’ignorante!!!
            Quando gli stati uniti (o anche la democratica europa) arrestano un musulmano perchè ‘sopsetto o potenziale’ terrorista, tutti si infiammano. e a ragione. Ma se i suddetti paesi espellono, tollerano violenze, mandano a morte cristiani ‘in quanto tali’, ah beh..non si muove un dito. Sacerdoti uccisi, musulmani convertiti mandati a morte, violenze arbitrarie contro chiese e cristiani…gli unici che si indignano sono i parenti e quelli dell’Avvenire!

            Per chiarire meglio il concetto, sennò passo per il borghezio di turno, dico questo: con tutto il rispetto per il mondo musulmano e per le legittime richieste che questo fa alla società civile (occidentale), parallelamente andrebbe fatta opera di ‘laicizzazione’ o integrazione anche nei paesi d’origine (ed è chiaro che non parlo del signor abdullah, che evidentemente è più sardo di me) favorendo o auspicando e promuovendo la costruzione di chiese, macellerie di suini, birrerie e wine-shops e l’attività di proselitismo. Non parlo nemmeno di accordi tra stati, che dovrebbero essere (cristianamente per questo lato e musulmanamente per l’altro lato del mediterraneo) laici. Parlo di diritto di professare la propria fede in totale sicurezza a Milano, Riad, Parigi, Islamabad etc

            quanto poi ai sultani, è vero..non esistono più, scriverò all’emiro!

            • Neo Anderthal says:

              @Giullare:
              Quale mai sarebbe la brutta figura? Ho forse sostenuto che il Marocco e l’Algeria (iniziale maiuscola, come Stati Uniti e Italia) non siano parte del “Mondo Arabo” comunemente inteso? Dove lo leggi?
              Ho solo scritto che mettere in uno stesso mazzo nazioni tra loro lontane e diverse -anche se unite da importanti tratti culturali in primis il riferimento all’arabo classico- è comunque una operazione grossolana e un errore storico e politico. Questa è la mia opinione, che ho espresso senza dare dell’ignorante o del sapientone a nessuno.
              Leggi bene prima di farle tu, le brutte figure.

              Scrivi “in nessun paese islamico succede che fedeli di Allah avvallino, difendano, sostengano la possibilità che i cattolici ( o peggio gli ebrei!) preghino il loro Dio”
              Quanto affermi non solo non è vero adesso, ma non è mai stato vero in gran parte del “Mondo Arabo” e meno ancora nella parte restante dei paesi a maggioranza musulmana, e infatti in Siria e in Irak come in Palestina, in Turchia come in Marocco e in Egitto ci sono sempre state, da millenni, delle rispettate e influenti comunità cristiane ed ebraiche (persino nello Yemen, fino all’esplodere del conflitto Arabo-Israeliano) e di altri credi religiosi, che hanno vissuto probabilmente più tranquille di quanto non abbiano vissuto le minoranze religiose nei paesi a maggioranza cristiana.

              Mi sembra che tu voglia adoperare come metro di misura (“parallelamente”) le usanze e le attitudini di monarchie ad impronta teocratico-medioevale o di dittature cleptocratiche, per misurare la larghezza magnanima con cui le istituzioni pubbliche delle democrazie, e segnatamente della nostra, dovrebbero “concedere” a parte della popolazione residente il diritto di esercitare liberamente il culto prescelto (come nel caso di Abdullah Luca de Martini) o di appartenenza (come nel caso di buona parte della popolazione immigrata).
              Lasciami dire che invece, a mio modesto parere, la precaria situazione dei diritti umani -compresi naturalmente i diritti religiosi- in alcuni paesi a maggioranza musulmana non ha nessuna relazione con il libero esercizio degli stessi diritti da parte dei musulmani residenti in Sardegna o, per come io la vedo, per chi professa qualsiasi culto regolare in qualunque altro luogo.
              Anzi, magari il rispetto dei diritti dei musulmani in Sardegna può introdurre un -altro- buon esempio di rispetto, e proprio poiché ai cittadini o ai residenti musulmani è o sarà garantito il pieno diritto al proprio culto, è o sarà più autorevole e sensato pretendere il rispetto “parallelo” per i diritti dei cristiani -e di chiunque- dovunque.

              • ilgiullare says:

                spero di chiudere qui questa sterile polemica su termini, geografia e interpretazioni. Ma mi piacerebbe che tu potessi dimostrarmi in quali dei paesi da me citati, organizzazioni musulmane o semplici cittadini fedeli di Allah operino perchè i cristiani non siano perseguitati, possano fare proselitismo, possano allevare e commerciare liberamente in alcool e carni suine. Dal canto mio posso produrti decine di articoli di giornale in cui si evidenzia la persecuzione, in stati laicamente musulmani, di cittadini cristiani (attenzione, non parlo di immigrati, di missionari, parlo di CONCITTADINI! di differente fede), non (solo) ad opera dello ‘stato’ in quanto tale, ma spesso in tacito assenso dei governi. E vorrei pure vedere se (visto che la stragrande maggioranza dei credenti muslumani in Italia sono immigrati) la libertà di culto cui loro hanno diritto qui viene parallelamente perorata anche nelle nazioni di origine a difesa dei diritti delle altre religioni. Non mi risulta. Invece mi risultano le invettive e gli sputi (vissuti in prima persona) dei musulmani sia in germania che in francia, all’uscita della messa, ma forse erano casuali.
                Il mio personalissimo parere è che nulla di ciò che come diritti umani concederemo agli immigrati in materia di religione in Italia avrà un qualche riscontro nei paesi arabi ( o mondo arabo o mondo musulmano). Anzi!! Tutti i credenti musulmani con i quali ho parlato, pregato e con cui mi sono confrontato restano scandalizzati davanti al fatto che i Cristiani non credano, non preghino, non abbiano fede. Perchè alla fine la differenza sta tutta qui. Noi ‘cristiani’ o meglio noi battezzati possiamo pure ‘cedere’ e ripensare alle nostre tradizioni, alla nostra cultura e alla nostra fede. Ma loro no, loro credono e (giustamente) provano (e la cosa sarà ancora più evidente quando riusciranno a fare un partito politico) a proporre quello in cui credono in maniera molto più convinta e concreta (e nel piccolo queste rivendicazioni del veloe e della macellazione proposta dall’amico abdullah lo testimonia).inshallah

                • Neo Anderthal says:

                  Caro Giullare, tralasciamo pure le -necessarie e non sterili- puntualizzazioni, sperando di avere posto almeno qualche dubbio riguardo a concezioni erronee su una presunta monolitica integralità del “Mondo Musulmano”.

                  Mi piacerebbe che fossi invece tu a dimostrare come e perché mai dovrebbe essere utile porre in vigore qui in Italia, o se preferisci qui in Sardegna, una specie di bilanciamento parallelo che, a fronte della repressione o costrizione nell’esercizio libero del culto nei paesi a maggioranza islamica, ponga qui ostacoli -peraltro illegali- al culto islamico o a culti di qualsiasi genere.

                  Ti rimando alla risposta a Annio Cossu: la Costituzione Italiana garantisce libertà di culto.

                  “art.19. Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché‚ non si tratti di riti contrari al buon costume.”

                  Tutti vuol dire proprio tutti, anche i non cittadini, e quindi gli immigrati -e infatti in altri articoli si pongono “i cittadini” come soggetti che esercitano e cui vengono garantiti i diritti-.

                  La questione e l’oggetto del post riguardano precisamente questo aspetto. La libertà nell’esercizio del culto e nelle condizioni di dignità, condizioni che verrebbero riconosciute a qualsiasi associazione rilevante sul piano sociale e culturale.
                  Quanto alla libertà di culto nei paesi islamici è evidente che in molti paesi vigono regole che non rispettano i diritti delle minoranze, e spesso di nessun tipo di minoranza.
                  Non è però a mio avviso né auspicabile e neppure sensato che, ogni volta che si pone una questione di libertà nell’esercizio del culto da parte dei musulmani, si debbano tirare fuori armamentari pseudo-logici cari a menti illuminate come il semiministro Giovanardi o a Bossi e ai bossiani.
                  E’ invece molto più utile affrontare i problemi e le resistenze generati da usi e mentalità radicate in altre epoche con un esempio positivo. Una parte dei musulmani si rifugerà probabilmente in riflessi di identità integrale mentre una altra parte, la grande maggioranza, si avvierà ad apprezzare il bene della libertà e non vorrà rinunciarvi. Personalmente mentre non ho notizia di episodi come gli sputi “islamici” all’uscita della messa contro i cristiani, che tu asserisci essersi verificati addirittura in Francia e Germania, ho personale conoscenza di un certo numero di persone -giordani, libanesi, palestinesi, iraniani, marocchini- che apprezzano e rispettano le libertà di cui godono qui, e certamente le vorrebbero per i loro rispettivi paesi d’origine. E questo succede ogni giorno, basta vedere i recenti moti di liberazione sociale e politica in tanti paesi arabi.
                  Ti faccio inoltre notare che la maggioranza -relativa- dei fedeli dell’Islam nella zona di Cagliari sono o originari o cittadini del Senegal, uno dei paesi a maggioranza islamica più aperti e tolleranti, sia dal punto di vista delle leggi e delle istituzioni sia dal punto di vista della apertura mentale e comportamentale della popolazione. Una Moschea a Cagliari, inoltre, sarebbe un centro di incontro e di culto tra credenti musulmani di diversa estrazione e provenienza nazionale e ciò sarebbe di per sé già un possibile elemento di mediazione e moderazione.

                  • il giullare says:

                    Caro Neo, visto che oramai siamo ‘alle carte bollate’, ai tuoi ottimi appunti derivati dalla costituzione italiana potrei però opporti la ‘http://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_islamica_dei_diritti_dell%27uomo ‘ che di fatto sancisce il non riconoscimento della carta dei diritti dell’uomo (nata due secoli prima e perfezionata nel tempo sotto ‘egida ONU’) nella quale si legge chiaramente che l’individuo deve la sua fedeltà in prima istanza all’autorità religiosa che a quella dello Stato, ove le due autorità non vengano a coincidere. Ovvero, data la mancanza di una unica guida spirituale e di gerarchie ben precise che la possano univocamente ed universalmente interpretare e attualizzare, al Corano. Da qui infatti i numerosi fatti di cronaca nazionale ed internazionale di ‘eccessi di zelo’ nell’applicare il corano. Brividi…gli stessi che proverei io se mi dicessero di applicare la Bibbia alla lettera,sia chiaro!
                    Cosa ti faccia pensare, poi, che la laicizzazione (e in senso lato) una progressiva musulmanizzazione della società italiana porterà i musulmani stessi a, come dire, dare come assodati certi ‘diritti civili’?oggi qui ci arrabbiamo quando giovanardi nega l’esistenza di famiglie omosessuali, ti sei chiesto cosa ne pensi l’islam? informati,e ne riparliamo
                    oggi festeggiamo i 50 anni in cui abbiamo concesso il diritto di voto alle donne, il diritto a lavorare, sposarsi, viaggiare, studiare credere o no, indossare la minigonna e fumare in pubblico. Qual’è la concezione della donna nel mondo musulmano? rileggiti l’intervista dell’amico abdullah..lì dove dice cosa farebbe nei confronti della figlia se sposasse un miscredente…e cosa farebbe invece del figlio!!!
                    Tu oggi dici: apriamo una moschea e un centro di ‘catechesi’ musulmana che insegnerà (legittimamente dico io, visto che è in linea con le credenze confessionali musulmane) questi concetti ai futuri cagliaritani di religione musulmana.
                    Davvero credi che Abdullah verrà meno ai suoi principi e all’insegnamento degli stessi ai propri figli e parenti e magari pure agli altri se diventasse imam….perchè riconosce che ci sono diritti costituzionali inviolabili? Non lo farà e farà bene! Perchè solo noi atei cattolici pensiamo che tutto sia relativo e che anche i valori religiosi,così come quelli morali siano negoziabili in funzione di una società ‘più giusta’. Il mondo musulmano (ma non ti nego pure molte gerarchie ecclesiastiche romane) se ne fregano dei diritti umani, se questi vanno in contrasto con la legge ‘superiore’cui si ispirano infischiandosene beatamente dei diritti umani!
                    Noi possiamo vivere tranquillamente senza andare a messa la domenica, senza rispettare i sacramenti, la quaresima, il digiuno; nessun musulmano ‘scalcinato’ (ovvero fortemente integrato nella laica società sarda, che non prega 5 volte al giorno, che non fa un ramadan serio, e che magari sbevacchia birra) mangerà mai su proceddu. E ne conosco diversi così!!!

                    • Monica says:

                      Io ne ho conosciuto uno, un mio collega, che invece vivendo a Cagliari, per curiosità aveva iniziato a mangiare salsiccia e continua a farlo. Per sua stessa ammissione musulmano integralista da giovane in patria, in Italia ha cominciato ad avere una visione diversa della vita, della religione, e adesso è felicemente sposato con un’Italiana e ha una bimba Italiana anch’essa. Continua a definirsi musulmano.

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