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Teatro Lirico di Cagliari: le balle spaziali del maestro Meli su Sardegna 24 (giornale di famiglia)

“Ventinove milioni di euro di debiti? Quando ho lasciato, nel 2003, la differenza tra debiti e crediti era di quattro milioni”. Lo dice Mauro Meli, soprintendente al Teatro Regio di Parma, sino a otto anni fa a Cagliari”.

Lo dice a chi ci vuol credere e io, personalmente non ci credo: e ci mancherebbe pure! Perché quella sparata da Meli al compiacente Sardegna 24  è una balla bella e buona. Ed è inutile che Meli dica “Guardi, porto sempre con me un articolo pubblicato in Sardegna quando me ne sono andato: gli amministratori che sono arrivati dopo di me, in quel pezzo parlavano di quattro milioni”: perché io quell’articolo lo conosco bene e dice tutt’altro.

Stiamo parlando di “Lirico, deficit e pubblico record”, pubblicato dall’Unione Sarda martedì 20 gennaio 2004, in cui si cita il rapporto ministeriale sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo nel 2002 (penultimo anno della gestione Meli in città). In riferimento ai conti del 2002 del Teatro Lirico di Cagliari si legge:

A fronte di 28,8 milioni di entrate, compresi dieci milioni e mezzo del Fondo Unico per lo spettacolo, le uscite – secondo la relazione del ministero – sono pari a 33 milioni di euro. Il disavanzo, dunque, è di 4,1 milioni, inferiore solo a quello della Scala (9,3 milioni) e molto maggiore di quello dei teatri che hanno più o meno lo stesso bilancio.

Quindi è vero che, come dice Meli, “quando ho lasciato, nel 2003, la differenza tra debiti e crediti era di quattro milioni”. Ma il Maestro, pensando che tutti abbiamo l’anello al naso o la sveglia al collo, vuole spacciarci il deficit del 2002 per il debito complessivo dei suoi sette anni di gestione: incredibile.

E che Meli abbia lasciato a Cagliari una voragine tra i 20 e i 25 milioni di euro è solare: basta prendersi la rassegna stampa. Prendo un articolo a caso: sempre l’Unione Sarda, sabato 28 maggio 2005. Presentazione della stagione estiva:

In apertura di conferenza è stato il sovrintendente Pietrantonio a dar notizia dell’approvazione del bilancio e della chiusura con un utile “simbolico” di 12 mila euro. pochi per appianare il debito di 25 milioni di euro, ha fatto notare un giornalista che, calcolatrice alla mano, ha contato 208 anni per il pareggio (…) Rispondendo alla domanda di un cronista che chiedeva se si fosse predisposto un adeguato piano di rientro per risanare i conti, il sindaco Floris ha affermato che “nessuno ha la bacchetta magica”.

Difficile che Pietrantonio abbia fatto debiti per oltre venti milioni di euro in una solo stagione, non pensate?

Ecco, questa è la realtà. Questi sono i conti: inequivocabili. E dispiace che Sardegna 24 offra una comoda ribalta al Maestro Mauro Meli. Forse solo perché è fratello di Fabrizio, amministratore delegato del nuovo giornale.

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37 Commenti

  1. mario carboni says:

    Sono stato Commissario governativo alla Sovrintendenza nel teatro lirico dal 1996 sino alla nomina di Meli come sovrintendente. Sono anche stato dopo l’esperienza da Commissario componente del CDA rappresentante della Regione e VicePresidente e Presidente FF sino alla trasformazione in Fondazione. Dopo ogni riunione del CDA ho scritto una relazione inviata fra l’altro anche alla Regione e alla Corte dei conti raccontando di una gestione che per me era difficile anche da immaginare per la sua non rispondenza ai più elementari principi di contabilità pubblica e di prudenza. Denunciavo la formazione di un buco sempre più grande..Credo di non aver potuto votare nel CDA neanche una volta positivamente .Non parlo della gestione artistica ma amministrativa e contabile. Non è difficile aver successo spendendo i denari a go go. Durante questa gestione è nata la voragine che tutti conosciamo e da me puntualmente denunciata passo passo ma aimè senza aver mai avuto risposta. Ho conservate nel mio archivio tutte le lettere che ho scritto. In particolare ne ricordo due, una relativa alla bocciatura del bilancio consuntivo da parte del CDA e l’altra relativa ai contratti con la Fura del Baus gestiti dal Procinschy..cose dell’altro mondo.. Credo di aver scritto anche alla Procura… certo la gestione del sovrintendente è, per mia opinione, responsabile del buco, ma ancora di più è responsabile l’approvazione da parte della maggioranza del CDA delle sue attività. Sorprende ancora oggi che un buco di decine di milioni di euro non abbia ancora attirato le attenzione della magistratura contabile e penale..eppure sono soldi pubblici.. Mi sono sbagliato? Forse ma non certo nella previsione della voragine che ho visto formarsi giorno dopo giorno. I finanziatori pubblici Regione e Comune vogliono fare chiarezza senza dare giudizi aprioristici? Basterebbe far verificare da una o più società di certificazione di bilanci tutta la gestione e poi dare un giudizio… Ma le complicità sono molte a destra come a sinistra.. Altro testimone inascoltato il Dott. Fadda che fu per tanti anni Presidente del CDA..

  2. Anonimo says:

    quando il giornalisimo è d’inchiesta come quello di Vito Biolchini dalla parte delle notizie quando i giornalismo è di regime di sinistra abbiamo Sardegna 24 che è l’organo di quella sinistra classista…che ci ha portato alla sconfitta contro un presidente che nessuno conosceva. Una sinistra di cui non abbiamo bisogno e la vittoria di Massimo Zedda insegna il popolo sardo è libero con le primarie di scegliere il proprio leader così come è libero di scegliersi il giornale. io sono con Sardegna Quotidiano una scommessa editoriale unica che ripercorre quell’indimenticato esperimento di tanti colleghi che in cooperazione continuarano a portare avanti Tuttoquotidiano ma che si arresero davanti ai poteri forti…oggi come allora…w la libertà di parola non d’opinione…

  3. anonimo says:

    le polemiche tra i due quotidiani e la gara di chi é più bravo o di chi possiede la verità , mi sembra infantile e del tutto inutile

  4. Fourthciucciu says:

    Sempre meglio di Sardegna Quotidiano

  5. Pietro F. says:

    L’ho detto e lo ripeto: Sardegna 24 è un pessimo giornale, schierato e di parte oltre il limite consentito. Io di un’Unità in salsa sarda non so che farmene.

  6. Stardust says:

    A me questo sardegna 24 sembra molto un giornale da vecchio establishment di centrosinistra che non vuole mollare la presa…lo dimostrano anche le numerose critiche verso Zedda (basti pensare al penoso articolo sul presunto lassismo di una giunta convocata solo una volta a un mese dall’elezione)…
    e lo dico da lettore che aveva riposto molte speranze in questo quotidiano. Continuerò a comprarlo ancora per qualche giorno, gli dò il tempo di rodare ma si deve dare assolutamente una svegliata….prendere un buco da sardegna quotidiano sulla vicenda dell’ispettore del lavoro corrotto poi è roba da giornalettismo…

    SVEGLIAAAA! A cagliari vogliamo un giornale che sia al passo con la volontà di cambiamento che i cittadini hanno espresso!!

  7. Aristide Libero Mambelli says:

    Il monaco lo si vede anche dall’abito, e il vestito grafico del sardegna 24 è una carta d’identità. Tutto quello che c’è da dire è nel pezzo di Vito e nel commento di Mossad,

  8. Dinamite Bla says:

    Alcune considerazioni in seguito alla lettura del
    BILANCIO DI ESERCIZIO DEL TEATRO LIRICO DI CAGLIARI – Anno 2009
    Gestione Pietrantonio

    ( N.B. In grassetto le pagine a cui si riferisce la nota e sottolineato quelle che sono precise voci di bilancio)

    L’esordio del Sovrintendente è già sorprendente. Infatti, nella relazione introduttiva, alla pag. 8, parla di un “… sostanziale mantenimento complessivo del pubblico utente…”. Due righe dopo lo “dimostra” coi numeri da cui si evince che dal 2006 al 2009 abbiamo avuto un calo di pubblico pari a 7873 spettatori. La matematica, per questo CdA, è un opinione.

    A pag. 14 vediamo dalle cifre riportate nella tabella CONSISTENZA MEDIA del PERSONALE ANNO 2009 che su 354 dipendenti ce ne sono 7, assunti a contratto di collaborazione professionale autonoma, che costano 707.771 euro all’anno (mediamente 101.000 euro ciascuno) contro 347 dipendenti che costano 11.727.199 euro annui (media 33.800 euro ciascuno, che sta a significare uno stipendio medio netto di circa 1600 euro mensili per 14 mensilità. Vorrei ricordare che una certa stampa ci definì “lavoratori da 70.000 euro all’anno”).

    A pag. 36 figura l’unica retribuzione isolata dalle altre del gruppo dirigente, cioè il Compenso e indennità sovrintendente, che ammonta a € 174.228. Da notare che, rispetto al 2008, lo stipendio del sovrintendente è cresciuto del 8% (€ 13.258 in più all’anno) nonostante la crisi economica e i tagli ai finanziamenti FUS. Questo dato è in contraddizione con la presunta riduzione del 20% che il sovrintendente avrebbe apportato al suo stipendio, così come dichiarato recentemente alla stampa. Se questo sia avvenuto nel 2010 non è possibile verificarlo, e comunque un aumento del 8% e una successiva riduzione del 20% significano che se una diminuzione c’è stata, è del 12%.
    Nella stessa pagina abbiamo un maggior dettaglio dei costi del Personale con incarico professionale che, con i contributi, consistono in € 848.071. Fra queste figure possiamo sicuramente individuare, per quanto non risultino mai singolarmente considerati, i seguenti incarichi:
    Direttore Artistico (Massimo Biscardi), Direttore di Produzione (Marco Maimeri), Maestro del Coro (Fulvio Fogliazza), Direttore Amministrativo (Vincenzo Caldo), Direttore del Personale (Vincenzo Caldo) e il signor Vargiu che sarebbe ora il responsabile di un fantomatico Ufficio Marketing dopo che è passata a Caldo la Direzione del Personale. Non ci è dato sapere quale sia la retribuzione di ognuno di loro così come non ci è dato sapere se Vincenzo Caldo sia doppiamente retribuito per via dei due incarichi che ricopre. Le singole figure non compaiono mai in bilancio ma vengono considerate sempre come costo complessivo. Sappiamo comunque, dalla pag. 14, che si tratta di 7 contratti professionali. Se si sottrae, in quanto nota, la retribuzione del sovrintendente resta un costo di € 673.843 da ripartire in 6 persone, il che porta ad una retribuzione media annua per ciascuno di € 112.000 circa. Da notare che, ad esclusione del Sovrintendente, del Maestro del Coro e del Direttore Artistico, tutti gli altri incarichi potrebbero rientrare in categorie già previste dal CCNL ed essere perciò retribuiti secondo tabelle con una riduzione dei costi di oltre il 50%.

    Alla pag. 37 vediamo alcuni costi nel dettaglio. Il dato più eclatante è quello delle spese sostenute per i Complessi ospiti che ammontano a € 1.316.000 (dato superiore a quello del 2008, alla faccia dei tagli). Questo, per un teatro che ha un coro e un’orchestra stabili, è il fatto più grave di tutta la gestione dissennata di questa e della precedente amministrazione. I lavoratori hanno da sempre contestato il ricorso sempre più frequente ai complessi ospiti ma tale protesta non è mai stata tenuta in considerazione. I costi di questi complessi sono addirittura superiori a quelli sostenuti per le Compagnie di canto (€ 1.285.165). Si consideri inoltre, come si vede dalla pag. 91 alla pag. 96, che l’affluenza di pubblico attirata da tali complessi è piuttosto bassa (se si escludono gli abbonati per i motivi che verranno descritti in seguito, risulta che per i complessi ospiti si è registrata una richiesta media di 78 spettatori a concerto, come si deduce rapportando i 554 spettatori paganti per 7 concerti eseguiti). Crediamo, e non a torto, che una simile gestione delle risorse (pubbliche) sia contraria a qualsiasi principio economico.
    Il costo di € 1.326.000 si aggrava ulteriormente a causa delle Spese albergo e viaggio personale scritturato che ammontano a € 125.677 (€ 36.778 nel 2008). Queste spese non possono che essere causate dai complessi ospiti, perché sarebbe ancora più grave se venissero sostenute anche per le compagnie di canto o altro dal momento che, normalmente, gli artisti si accollano personalmente le spese di viaggio e alloggio.
    Sempre nella pag. 37 compaiono alcune voci di spesa poco chiare o quantomeno eccessive rispetto alla loro reale necessità. E’ il caso, questo, delle Spese per organizzazione e partecipazione convegni etc. (questo eccetera è piuttosto vago !) che con 87.602 euro risulta più che quadruplicata rispetto all’anno precedente: per essere il costo di qualche eccetera c’è da stare poco tranquilli. Anche i 13.716 euro spesi per Consulenze amministrative e fiscali (quasi il doppio rispetto al 2008) andrebbero analizzati e visti col conforto delle cosiddette “pezze giustificative”. Con il totale delle piccole cifre (piccole rispetto ad un bilancio di oltre 30.000.000 di euro) spesso si nascondono manovre poco trasparenti.

    Poco chiara ci pare anche la spesa sostenuta per Servizi fotografici e riprese video per archivio
    (pag. 38) che consiste in € 40.650. Anche questa spesa è, rispetto all’anno precedente, quasi raddoppiata e non riusciamo a trovare una spiegazione logica. A meno che il fotografo non sia stato assunto stabilmente con uno stipendio di oltre € 2000 mensili, nel qual caso andrebbe a sommarsi ai costi del personale, non sappiamo quali necessità di archivio portino ad un esborso simile. Non dubitiamo del fotografo, fino a prova contraria, ma dubitiamo della veridicità di quanto messo in bilancio. Il sospetto è sempre quello che le piccole cifre costituiscano una suddivisione atta a mascherare grosse cifre che non compaiono nella loro completezza in altre voci di bilancio. Stesso ragionamento vale per fantomatiche Spese di rappresentanza (€ 66.239, cioè più del triplo rispetto al 2008) così come compaiono sempre a pag. 38, dove troviamo un’altra spesa piuttosto particolare. Risultano infatti spesi 21.089 euro (17.686 nel 2008) per Rimborso viaggi sovrintendente. Non vogliamo pensare che il sovrintendente paghi con soldi pubblici i suoi viaggi per raggiungere il Conservatorio di Avellino (dove, come si può vedere dal sito internet del Conservatorio suddetto, risulta in organico come docente di violino) ma non riusciamo a capire quante e quali necessità lo portino a viaggiare al costo di 57 euro giornalieri. Ci piacerebbe vedere, se esiste, la documentazione attestante i dove, come, quando e perchè.

    Alla pag. 39 dobbiamo registrare non tanto un’irregolarità quanto un elemento di spesa che, per come presentato, può risultare fuorviante. Vengono infatti incluse le prestazioni extracontrattuali nella voce Salari e stipendi. Le prestazioni extracontrattuali sono quelle date dagli artisti del coro o dai professori d’orchestra quando prestano la loro opera, sempre per conto del Teatro Lirico di Cagliari, come solisti al di fuori dei complessi in cui operano normalmente. Se si inserisce il costo di tali prestazioni fra il costo del personale, quest’ultimo risulta inevitabilmente “gonfiato”. Tale spesa andrebbe infatti inserita nei costi dello compagnie di canto o dei solisti dove, pur non facendo variare il totale delle spese del teatro, dimostrerebbe che ha permesso un grosso risparmio dal momento che, con la spesa media di circa € 400 a prestazione, si è potuto evitare di scritturare un cantante o uno strumentista che per la stessa prestazione non sarebbe costato meno di € 5000.

    Alla pag. 43 notiamo un particolare a dir poco curioso. Nonostante il calo di spettatori, i ricavi da biglietti e abbonamenti sono cresciuti. Per la precisione si sono incassati, rispetto al 2008, € 63.258 con 1850 spettatori in meno. Il dato è piuttosto inspiegabile, a meno che 1850 spettatori non abbiano deciso di fare una donazione al teatro pagando comunque il biglietto per spettacoli che non hanno visto.

    Rimane da affrontare il tema del tipo di programmazione, per quanto riguarda la lirica, che da anni caratterizza il Teatro Lirico di Cagliari. E’ ormai prassi consolidata quella di mettere in cartellone opere di compositori stranieri sconosciute, mai eseguite o abbandonate dopo le prime esecuzioni. In genere quello dell’oblio è il destino delle opere che non riscuotono il consenso del pubblico, ma la dirigenza del Teatro Lirico di Cagliari pare non curarsi di questo particolare fondamentale. Il parere del pubblico poco importa e quando i lavoratori hanno contestato certe scelte programmatiche motivando tale protesta proprio con la scarsissima attrattiva che queste hanno per il pubblico, si sono trovati di fronte ad un muro di indifferenza e sufficienza. Per la dirigenza è importante che tali opere siano “piazzate” dagli agenti teatrali che dalla venuta di Mauro Meli dominano il Lirico di Cagliari, a partire da un certo Valentin Proczinsky.
    Analizzando, anche in maniera sommaria, le cifre riportate in bilancio si può stabilire se i lavoratori hanno ragione o meno a dichiarare che certe opere non sono gradite al pubblico.
    A pag. 89 possiamo vedere i dati relativi agli spettatori presenti alle rappresentazioni dell’opera Semen Kotko di S. Prokofiev.
    Gli abbonati sono, per Semen Kotko, in numero uguale a quello delle altre opere. L’abbonato acquista, per sua comodità, un “pacchetto” che gli permette di vedere tutta la programmazione del teatro ad un costo minore di quello che dovrebbe sostenere se acquistasse il biglietto per ogni singola manifestazione. In questo modo ha la certezza del posto pur essendo costretto a vedere anche ciò che non sempre gli è gradito. Ma nel 2009, proprio perché gli abbonati sono stanchi di pagare per ciò che non gradiscono, si è registrato un calo nelle vendite degli abbonamenti di € 63.372 rispetto all’anno precedente ( da € 1.292.267 si è scesi a € 1.228.895, come da tabella a pag. 43).
    Il dato dimostra quindi che una larga parte del pubblico ha deciso di non rinnovare gli abbonamenti e di acquistare il biglietto solo quando va in scena ciò che gradisce. Questa ipotesi è convalidata da quanto riportato sempre a pag. 43: nel 2009 la vendita di biglietti ha dato un ricavo di € 335.223 contro i 216.969 del 2008 (incremento di € 118.254).
    Perciò a fare da indicatore del reale indice di gradimento di un’opera sono quelli spettatori che nel bilancio (tabella a pag.89) vengono definiti Spettatori paganti (cioè quelli che non sono abbonati e pagano il biglietto di volta in volta, mentre gli abbonati sono alla voce Presenze abbonati ). Nel caso di Semen Kotko si vede che per 8 recite ci sono stati 480 spettatori paganti per una media di 60 spettatori a recita. Per l’opera Aida di G. Verdi (pag.90) abbiamo ovviamente lo stesso numero di abbonati ma ben 2929 paganti per una media di 366 spettatori a recita. Facendo un semplice calcolo si vede quindi che per l’Aida un numero di spettatori 6 volte superiore a quello di Semen Kotko ha deciso di pagare il biglietto per poter assistere allo spettacolo, che equivale a dire che 1,3 recite di Aida hanno fatto registrare un numero di spettatori paganti pari a 8 recite di Semen Kotko o che un’Aida da sola vale quasi otto Semen Kotko. Ognuno la legga come vuole. Dati analoghi si possono calcolare considerando L’Elisir d’Amore o Cavalleria Rusticana/Pagliacci.
    E’inspiegabile, in una logica di mercato, come si cerchi di vendere un prodotto per cui la richiesta è oltremodo bassa. Questo dovrebbe portare ad un calo del prezzo o ad una diminuzione dell’offerta, vale a dire prezzi dei biglietti molto più bassi o un numero di recite di molto inferiore alle solite otto (7 + prova generale pubblica) quando si decide di allestire opere come Semen Kotko.
    I lavoratori da tempo sostengono tali opere dovrebbero sparire dalla programmazione del teatro, ma qualora fosse inevitabile rappresentarle sarebbe opportuno fare un numero di recite notevolmente inferiore. Questo porterebbe ad un notevole risparmio nei costi per le compagnie di canto. Normalmente, infatti, per poter mettere in scena otto recite in tempi brevi (poco più di una settimana perchè tempi più lunghi porterebbero a costi superiori) è necessario avere due compagnie di canto che possano assicurare una recita ogni giorno. Per i cantanti che interpretano certi ruoli è praticamente impossibile andare in scena tutti i giorni senza il tempo di far riposare l’organo vocale, e per questo si ricorre a due compagnie di canto. Le due compagnie scritturate hanno di solito cachet diversi per cui il costo, pur non risultando esattamente raddoppiato, è comunque superiore a quello che si avrebbe se, riducendo il numero di recite, si potesse andare in scena a giorni alterni, assicurando così il giorno di riposo ai cantanti solisti senza dover scritturare una seconda compagnia.
    Si tenga conto che fino a qui si è analizzata la programmazione del 2009, anno in cui si è messa in scena una sola opera “non tradizionale”. Negli anni precedenti la programmazione del Teatro Lirico di Cagliari è stata dominata da tali opere, cosa che ha portato, assieme al fenomeno dei complessi ospiti, al collasso economico del teatro e, cosa ancora più grave, ad una perdita di quasi 8.000 spettatori un pochi anni.

    • Neo Anderthal says:

      ‘sucristummiuuu…
      Ma -dico così per dire, da incompetente- non è che c’è a Piazza Repubblica un ufficio con qualcuno di buona volontà che si voglia -sempre per dire- occupare di una piccola verifica per vedere se tutto quello che viene elencato qui sopra e da altre parti è tutto corretto, nitido, limpido e soprattutto legale?
      Perché visto da fuori sembrerebbe una specie di invereconda cuccagna. Ma di sicuro sono io che non ne capisco nulla, e invece è tutto normalissimo -forse-.
      Senza volere apparire il solito populista, poi, ma per 178mila euros-tassati-, più 66mila di spese di rappresentanza e 21mila di viaggi -e questi si presume esentasse-, magari qualcuno che oltre a saper fare di conto e “capirne” di Lirica e Sinfonica ci risparmi delle trovate ingegnose come “Marco Carta recita Pierino e il Lupo” lo troviamo. Magari senza prenderlo “fuori”.
      Magri

      • Neo Anderthal says:

        -mi scuso per l’errore di battuta, volevo scrivere:

        Magari senza prenderlo “fuori”.
        Magari.

        Non Magri. Però, ora che ci penso, anche un un pochino più magri, proprio nel senso dell’appetito -che come si sa vien mangiando-… Ecco: un pochino più magri non guasterebbe. Chissà se la penserannno così anche in quegli uffici a Piazza Repubblica.

      • Dinamite Bla says:

        Aggiungo qualcosa che all’epoca di questa piccola analisi (circa un anno fa) non potevo stabilire con sicurezza: fra il bilancio 2008 e il bilancio 2009 c’è una aumento del costo del personale stabile di circa 1 milione di euro senza che nulla possa giustificare questa “lievitazione” di costi; nessuna nuova assunzione e nessun aumento nelle retribuzioni. La domanda, ovviamente, sorge spontanea: dov’è finito quel milione? Lo ha preso forse il signor Bonaventura?

    • gentarrubia says:

      ma questo non è un commento, è un nuovo post!
      esplosivo, oltretutto!!!

  9. Concordo sulla precoce e squallida caduta di stile di Sardegna 24 su Meli; però il giornale mi pare comunque migliore dell’Unione e di Sardegna Quotidiano (interessante per es. l’articolo su possibili contaminazioni nelle acque di La Maddalena, con fonte “un biologo anonimo”). Mossad ha ragione: la “cricca” è innegabilmente quella, però lo si sa e si confida che il direttore – come annunciato nell’editoriale di ieri – sia autonomo dai soci di controllo, palesi o occulti, della società editrice. E comunque credo che nessuno oggi possa fondare e soprattutto reggere un quotidiano di 50 pagine se è del tutto “fuori dai giochi”: per l’informazione di questo tipo ci sono i blog come quello di Vito!

    • arrogutottu says:

      già, molto autorevole il parere del biologo anonimo

      • gentarrubia says:

        purtroppo anche l’articolo di pablo sole di venerdì non aveva nessuna fonte, a parte il “si dice che…” su cui basare le stime della spesa regionale per armare la “frottola” sarda.

        nel pezzo si legge “La serata inaugurale dell’”ammiraglia” Scintu, il 15 giugno scorso, tra annessi e connessi è costata, secondo informazioni ufficiose, 200 mila euro, spesi in poche ore per abbellire il salone della nave-cargo targata Saremar e soprattutto riempire la pancia ­coi soldi pubblici – a decine di imbucati politici e funzionari regionali. Sulla cena inaugurale, fonti vicine ai vertici regionali parlano di circa 50mila euro per 600 persone.”

        • arrogutottu says:

          diciamo però che il giornalista non è tenuto a rivelare le sue fonti, l’importante è che la notizia sia attendibile e non risulti una bufala, questo comprometterebbe la sua credibilità. Il rapporto tra giornalista e lettore è in buona misura fiduciario. Che dire piuttosto dell’articolo che ha fatto incazzare maninchedda, con accuse di assunzioni e spartizioni, e che risulta senza firma. Non è il massimo dello stile.
          Leggevo su facebook che qualcuno, atti alla mano, si lamentava dell’articolo sul campus universitario, pare che il giornalista si sia lasciato un po’ andare.
          Serietà piccioccus!

          • ZunkBuster says:

            Ma dai è chiaro, il PD è un po’ disastrato e senza veri leader, l’unico è Soru coi suoi noti difetti che però ancora non è digerito da diverse aree del partito. Che fa a questo punto il PD, rischia che si ripeta lo “schema Zedda” a livello regionale (magari se lavora bene al Comune, stavolta potrebbe essere lanciata Susanna Orrù), oppure cerca un candidato alternativo al di fuori del suo recinto partitico? Magari proprio Maninchedda … e giù botte …

  10. E’ stupefacente che nel primo numero del nuovo giornale appaia un’intervista all’ex sovrintendente fallimentare. La dice lunga sul nuovo giornale, che di nuovo, salvo la firma nobile e la credibilità di Bellu, ha ben poco.
    L’ex sovrintendente è uno sfacciato. Non occorre un acume speciale per constatare che ovunque l’ex sovrintendente abbia messo mano ha creato guai, tempeste e, sopratutto, voragini di bilancio.
    Tutti sanno come sia stato cacciato via dalla Scala. Un po’ meno, ma tanti, sanno cosa ha combinato al teatro di Parma da dove sta per essere cacciato in coppia con il sindaco.
    E’ offensivo che lo si voglia riciclare a Cagliari, in un teatro già nei guai che avrà necessità di oculatezza e parsimonia. L’ex sovrintendente non è riciclabile e neppure biodegradabile.
    All’idea che, come l’aglio dopo cena, si riproponga si coagulerà contro un’ipotesi così sciagurata una resistenza che andrà oltre le mura del teatro. E buona parte della società civile della città – quella che ha sostenuto la nuova Giunta, per intenderci – si mobiliterà perché le istituzioni conservino dignità e trasparenza.
    E’ proprio vero che non c’è limite alla faccia tosta.
    Cordiali saluti

  11. Vitellio says:

    … e mentre i “grandi” giocano a scacchi con le nostre vite noi paghiamo di tasca mentre chiediamo solo di poter continuare a lavorare con dignità!!
    Non si gioca con la vita della gente … “oggi avrai lo stipendio, domani chissà se avrai ancora un leggio su cui poggiare uno spartito o piuttosto un calcio in culo!” mentre c’è chi ha le tasche piene e magari si beffa di noi allegramente!!!

    un dipendente della “Teatro Lirico”

  12. Occorre sempre, tanto più se non si possiedono quattrini, essere parchi e frugali. La frugalità deve essere un modo di essere e quindi si applica anche a pensieri e parole.
    Quei poveri fessi che si comprano una macchinona e poi la rivendono perché non ce la fanno né a pagarla né a mantenerla rappresentano un tipo umano diffuso.
    L’idea che qualcuno, a sua volta disperante, ancora intervisti l’ex fallimentare sovrintendente (fallimentare economicamente e artisticamente) mette inquietudine e si insinua il sospetto che l’ex sovrintendente, uomo di rapporti, cerchi un ritorno visto che ovunque abbia messo mano tutto è andato male e visto che l’Isola e Cagliari sono per molti l’ultimo rifugio, tanto qua credono a tutto. Qua si bevono ogni panzana e se gli raccontano che arriva un sovrintendente a cavallo di una palla di cannone si entusiasmano.

  13. ZunkBuster says:

    Se qualcuno ha avuto la pazienza di scorrere Sardegna24 (che non avrei manco acquistato se non fossi stato attirato da questo post) fino alle pagine “Centro Sardegna”, può apprezzare altri esempi di giornalismo anglosassone nei confronti di Maninchedda e Deriu. Che sia ben chiaro, sono personaggi che non mi piacciono particolarmente, ma non abbiamo bisogno di un’Unione Sarda bis col bollino di Soru anziché quello di Zunk. L’intervista in commento l’ho trovata uno splendido esempio di “giornalismo seduto”, che oltre tutto ripropone lo “stile Ugnone” anche nel partire in quarta con una “excusatio non petita” dell’intervistato senza citare la fonte (evidentemente, oltre che questo blog, gli interventi di Claudio Cugusi e Gianluca Floris). Notevole anche l’evoluzione nei confronti di Massimo Zedda, che sembra passare dalla freddezza all’aperta fronda … o Renato, ma sesi ancora incatzau poita Zeddixeddu no ‘nc’at cravvàu a sa Mongiu assessora? 🙂

  14. Mossad says:

    Dicevo che Sardegna24 non sarebbe neanche scritto male e che si legge meglio che Sardegna Quotidiano (quotidiano che mi pare del tutto inutile).
    Detto questo, però, ci ritrovo la “lobby dei non governanti”, cioè tutto un mondo che, pur stando politicamente spesso all’opposizione, costituisce un gruppo, un sistema di persone che si sostiene a vicenda, alla caccia di finanziamenti, spazi di visibilità, occupazione di eventi culturali ecc. Talvolta questi personaggi hanno prodotto opere anche interessanti ma è il principio della casta quello che riproducono, in questo per nulla diversi da quella casta politica che vorrebbero abbattere.
    Ecco dunque che in Sardegna24 ci ritrovo, a parte i “politici” come Bellu o Lilli Pruna, i soliti immancabili Piero Marras, Elena Ledda, Marcello Fois, Giorgio Todde e non ricordo più chi altro: un sistema alternativo a quello del centro destra ma pur sempre un sistema, tra l’altro anche un po’ saccente e chiuso, che spesso occupa spazi di visibilità a scapito di altri.
    Per tutti questi personaggi Sardegna24 è un prezioso quanto necessario “sbocco a mare”, strategicamente parlando.
    Non so quante ramificazioni e appigli nella società sarda abbia questo mondo ma è necessario che ne abbia e li aumenti, pena la scomparsa del sistema e, in primo luogo, di Sardegna24.
    Che a qualcuno tale indirizzo editoriale piaccia è legittimo, almeno quanto il fatto che qualcuno, come me, lo detesti non poco. Però, ripeto, Sardegna24 mi sembra meglio del giornale rivale, che è tutto dire.

    • Micaela says:

      Sono d’accordo con questo commento. Ho sempre pensato che l’accusa di lobby rivolta ad alcuni fosse come non vedere la trave nei propri occhi. Che a sinistra ci sia un sistema di casta esattamente come a destra era una cosa che doveva venire fuori prima o poi. E’ evidente che questo sistema che tu definisci fa opposizione o governa solo per curare gli interessi dei propri membri. Non e’ un caso ad esempio che all’epoca di Soru gli incarichi andassero a certi accademici di Cagliari che poi per vie oscure e volutamente poco trasparenti cercano di far avere le briciole ai propri collaboratori. E chi non aveva tali agganci era fuori, posso dirlo per averlo vissuto personalmente. E questa e’ una. C’e’ poi la visibilita’, il fatto che molti appartenenti a questo sistema, a questa casta, facciano di tutto per essere loro gli esperti, i saggi, senza realmente affrontare i problemi e non accettando voci contrarie. Un giornale di parte era quello che mancava a questo sistema, un posto dove diffondere le proprie idee, e magari manipolarle, ma sempre purche’ a girare siano sempre gli stessi nomi o quelli di chi scelgono loro.

  15. mauro lissia says:

    caro vito, se ti servono ho tutti i bilanci, anno per anno. compresi quelli della gestione pietrantonio. le perdite (non debiti, perdite) erano di 26 milioni di euro e oggi siamo attorno ai 19. una cifra che nessuna banca intende accollarsi e sulla quale la fondazione paga ogni anno un interesse enorme. questa l’eredità di meli. complimenti a sardegna24 :-))

  16. matteo murgia says:

    incumenzaus beni… ciao vito, bonu fine xida…

  17. Ho sempre avuto una curiosità. Ma perchè al lirico si deve fare solo lirica o classica? Perchè non si può utilizzare anche per concerti pop, rock od eventi di altro genere? Faccio un esempio. Mi sono trovato a Brighton a seguire un concerto punk, in un auditorium splendido dell’800. Concerto realizzato con guadagno da parte di tutti e senza nessun problema. Non sarebbe un modo per colmare la cronica mancanza di spazi per la musica a Cagliari e per incrementare le entrate del lirico?

    • Daniele Addis says:

      Eheh, è un po’ la mia fissa del momento, ma al lirico ci vedrei bene delle serate dedicate ad esempio a Frank Zappa, che, secondo molti esperti (vedi Giovanna Marini) è stato uno dei più grandi compositori del secolo scorso.

    • arrogutottu says:

      concordo ed estendo il discorso all’arena di piazza nazzari, che con un po’ più di lungimiranza si sarebbe dovuta pensare e attrezzare quale spazio per ospitare spettacoli estivi di varia tipologia e buona affluenza di pubblico

    • Felice Castelli says:

      beh, io al Lirico ci ho visto fior di concerti di musica, diciamo, contemporanea (per evitare altre etichette):
      Elvis Costello e Jan Garbarek i primi che mi vengono in mente.
      come (tanto) tempo fa una strepitosa Laurie Anderson all’auditorium del Conservatorio, tanto per stare in tema.
      spettacoli a tutto esaurito, giusto per non sbagliare.
      sono pertanto d’accordissimo con te:
      una struttura di questo genere va sfruttata il più possibile senza rinchiudersi in alcun ghetto, per dorato che sia … 😉

  18. Franco Anedda says:

    Riporto dal blog di Mario Garzia:

    [“Non esiste il giornalismo asettico, esiste il giornalismo che offre un punto di vista sul mondo”, ha scritto il direttore Giovanni Maria Bellu nell’editoriale del primo numero di Sardegna 24 in edicola il primo luglio.]

    Bellu ha usato un termine pericoloso: asettico non è sterile, ma neppure infetto.

    Ho invece la sensazione che il giornalismo sia gravemente infettato dagli interessi e privo degli anticorpi (l’etica professionale, la dignità) che gli eviterebbero il ruolo di untore o, perlomeno facciano sperare in una prossima guarigione.

  19. Grainch says:

    L’uscita di un nuovo quotidiano, come è stato a più riprese scritto e ridetto, è sempre un segnale splendido per la comunità. Ma avevamo forse bisogno di un (altro) giornale così?
    Consoliamoci: le novità editoriali di questa settimana sono due!
    Tornando al merito della questione, c’è poco da dire: la patata lasciata alla nuova amministrazione è davvero bollente. L’ipotesi ipoteca probabilmente renderebbe la più grande istituzione culturale dell’isola soggetta a ricatti i più disparati, e in mano a potentati ancora meno trasparenti di quelli che ora la gestiscono. Se finanziariamente ha un senso, deve/può essere la Cultura (idea di libertà di pensiero, quando scritta con la C maiuscola) esposta a rischi del genere?
    E bravo Zedda, che all’idea ha storto il naso!

  20. ciaramella says:

    Sardegna 24 inizia col piede sbagliato

  21. Franco says:

    Questa del giornale di famiglia e’ favolosa, diciamo pero’ che in due giorni su questo quotidiano ne abbiamo viste tante di famiglie, politiche, economiche e imprenditoriali, nulla di nuovo all’orizzonte, la credibilita’ sempre piu’ verso i tacchi

  22. gentarrubia says:

    …cumentzendi mali seus!

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