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Rifiuti a Napoli, emergenza criminale: non c’è alternativa alla solidarietà delle regioni. Anche contro la Lega, che fa il gioco della camorra

Finche non lo si inquadra correttamente, la dramma dei rifiuti a Napoli non trova soluzione. Perché non siamo di fronte ad un problema normale che diventa eccezionale, ma ad uno eccezionale che è diventato criminale.

Da tempo è ormai evidente che la camorra tiene in pugno la città, impedendo in mille modi di dar vita ad un processo virtuoso di smaltimento e di raccolta differenziata. E con il recente voto amministrativo è emerso un maniera altrettanto chiara che i napoletani non solo hanno punito quelle forze di destra e di sinistra ritenute complici di questo sfacelo, ma hanno anche manifestato una straordinaria voglia di legalità.

Ma se la situazione ora appare senza sbocco non lo si deve alla criminalità organizzata né ai napoletani, ma alla politica. Anzi, ad una precisa forza politica, ormai egemonica nel nostro paese: la Lega Nord.

Il rifiuto dei governatori leghisti di accettare di smaltire una parte dei rifiuti napoletani per aiutare la città ad uscire dall’emergenza è scellerato e fa il gioco della camorra.

Perché oggi essere solidali con i napoletani vuol dire non solo aiutare la città a risorgere, ma anche combattere la criminalità organizzata, vero cancro del nostro Paese. E a questo punto significa anche ridimensionare la forza della Lega Nord, la cui cultura razzista e separatista sta devastando l’intera cultura politica italiana.

Perché alla logica leghista si sta piegando tutto il centrodestra. E la prova è arrivata dalla Sardegnaa nel 2008, quando, responsabilmente e con grande senso delle istituzioni, il presidente Soru aveva acconsentito che una parte dei rifiuti napoletani venisse smaltita nell’isola.

Al porto il centrodestra arrivò in forze per una manifestazione ridicola come poche. Poi seguì una notte di fuoco, con un assalto squadrista alla casa di Soru, cassonetti bruciati, lacrimogeni sparati dalle forze dell’ordine.

Napoli ha voglia di cambiare e merita la nostra solidarietà. La Camorra è un problema di tutti e non solo il meridione. Non c’è alternativa alla soluzione di chiedere a tutte le regioni di smaltire in tempi rapidi l’immondezza che assedia Napoli.

Però è anche venuto il momento di chiederci che differenza c’è tra la camorra che costringe Napoli ad essere sommersa dai rifiuti e la politica leghista che impedisce di risolvere l’emergenza? Cos’è peggio? Un organizzazione criminale che fa un gioco criminale, o un’organizzazione politica che fa il gioco dei criminali?

Detto questo, mi auguro che il presidente della Regione Sardegna Cappellacci metta da parte l’orgoglio e accetti di far arrivare anche nell’isola una quota di rifiuti napoletani da smaltire nelle nostre discariche. Sarebbe anche un modo per riparare a quella sciagurata notte di violenza squadrista.

 

38 Commenti

  1. Trovo questo articolo populista e superficiale: non si può accostare la violenza strumentale dell’attacco alla villa di Soru con la protesta legittima e pacifica al Porto Canale. Credete veramente che i problemi si risolvano portando i rifiuti nelle altre regioni? è così che si risolvono le emergenze, con delle soluzioni tampone? Anche nel 2008 si parlò di emergenza, quando sarà la prossima? e sarà ancora la Sardegna che sta facendo tanti sforzi per trovare un equilibrio nella propria gestione dei rifiuti a doversi fare carico dei problemi strutturali dei campani? Sì, perchè di problemi strutturali si tratta e non di emergenza. Non si può appoggiare i comitati contro gli inceneritori e poi fare spallucce se aumentano i rifiuti da bruciare anche se solo per pochi giorni.
    Lo sciovinismo in cui sta cadendo la sinistra come reazione antileghista mi fa ribrezzo.

    • Neo Anderthal says:

      Luca ma lo sciovinismo è precisamente la chiusura nazionalistica. Dove la rintracci nel caso in esame? Mi pare che invece proprio una certa foga inconsulta e non appropriata all’entità del problema, per la parte che ci riguarda, sia una manifestazione di un qualche sciovinismo sardo.

  2. valentina says:

    Sarà 20anni che a Napoli si parla di “Emergenza rifiuti”. Il primo commissario fu nominato nel’94. Troppi anni per continuare a parlare di “Emergenza rifiuti”, credo sia più veritiero parlare di “Sistema rifiuti”, e però…:

    “Tra l’assenteismo e l’indifferenza, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perchè non se ne preoccupa; e allora sembra che sia una fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un’enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voltuo e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era indifferente. Alcuni piagnucolano, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anche io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? Odio gli indifferenti anche per questo: perchè mi da fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime”.

    @ Neo Anderthal, non sentenziare che il pensiero virgolettato sia ascrivibile ad una mente fascista, l’ha scritto uno che non comprava il manifesto, ma che ha fondato l’Unità, e non certamente per dissimulare il suo animo malvaggio e violento, retrogrado e reazionario. Uno che pretendeva dagli uomini la responsabilità singola e la responsabilità collettiva, senza le quali non si costruirà mai niente di nuovo e di positivo.

    La crisi gestionale della raccolta RSU (i traffici e gli smaltimenti illegali gestiti dalla camorra li terrei distinti), è dovuta anche ai cittadini.
    Abbiamo visto che la popolazione si è mobilitata contro le discariche e gli inceneritori, cosa nobile ed auspicabile, ma non li abbiamo visti battersi altrettanto fermamente perchè venissero attuate soluzioni alternative, la costruzione d’impianti per il compostaggio o per pretendere che la raccolta differenziata fosse estesa a tutti i quartieri di Napoli.
    E allora come la risolviamo? Vogliono solo continuare a produrre rifiuti indifferenziati eppoi farli bruciare a chi non gli ha prodotti?
    Con l’aggravante che dal caos imperante, mantenuto e manovrato ad arte e con il benestare di molti, trae profitto la criminalità organizzata. Tutto si mischia e non si capisce più dove finisce ciò che è lecito e inizia ciò che non lo è.
    Aver espresso un Sindaco come De Magistris è un segnale forte, ma l’uomo singolo, senza l’aiuto dei suoi concittadini, in primis, non basta, se è vero che i rifiuti prodotti non accennano a diminuire. Questo purtroppo accade, anche in una grave situazione come questa “per incuria e a causa delle cattive abitudini diventate ormai veri e propri vizi dei cittadini” (non lo dico io – vedasi ecodellacittà.it)
    Qualche tempo fa vidi un servizio delle IENE, che riguardava la raccolta dei rifiuti prodotti all’interno del palazzo della Regione Campania. Sconcertante, nei grandi bustoni neri c’era di tutto di più: documenti cartacei, avanzi d’insalata e cibi vari, plastica….addirittura bottiglie di liquidi che non ci si era premurati neanche di svuotare. E stiamo parlando di dipendenti regionali non del “poburu Pedru”.
    La gente se ne frega… e lasciatemi passare la generalizzazione perchè serve ad inquadrare la situazione; il malcostume c’è, è diffuso, e pesa enormemente sulla crisi incacrenita. E cosa peggiore, non ce ne rendiamo conto neanche in una situazione così grave, stiamo ancora cercando i colpevoli altrove.
    Nei pochi quartieri Napoletani (circa il 10%) dove viene effettuato il porta a porta si raggiungono quote di differenziata del 66%. Questo vuol dire che le cose si possono fare bene anche lì, basta solo volerlo veramente.
    Che fine ha fatto la petizione di Legambiente (che fu presentata alla Iervolino) “Disimballiamo Napoli”? Perchè De Magistris non emette subito un’ordinanza per che limiti drasticamente tutti gli imballaggi e materiali inutili che vengono venduti in città e che non possono essere riciclati? Se i Napoletani si mobilitassero in massa la produzione di secco si ridurrebbe drasticamente e nell’immediato. Sarebbe un bel colpo all’economia della camorra.. in attesa di poter differenziare e ridurre ancora di più la RSU.

    @ Radio Londra, non credi che si possa combattere anche così?
    Non imbracciando il forcone, ma armandosi di bidone!!!

    Se poi grandi artefici delle proprie disgrazie vogliono continuare ad essere loro stessi, non possono pretendere che gli altri siano pronti a tendergli la mano…o no?
    Se non c’è un progetto realizzabile, nel quale loro per primi sono pronti a spendersi, è tutto inutile. Gli facciamo bruciare un pò d’aliga qua e la, e tutto rimane come prima.
    L’emergenza diventa normalità, scontatto il fatto che i rifiuti della Campania possano essere bruciati “al sud” come da nuovo decreto, e la camorra ha allargato i suoi confini.
    Io spero che Cappellacci non acconsenta a questo malinteso senso di solidarietà.
    Io non avvallo il “Chiagn’e fotti”.
    Sono più vicina all’idea di solidarietà che esprime Adriano Bomboi.
    Da indipendentista dico che ha fatto bene Gavino Sale ad opporsi fermamente al Governatore Soru, e da ambientalista dico lo stesso.
    @ Neo Anderthal, a proposito di violenza verbale tipica dei fascisti vorrei segnalarti che, tu per primo utilizzi epiteti e sarcasmo quando esprimi il tuo parere contro quello altrui; quindi concedi qualcosa anche al prossimo, come giustamente fa Biolchini.
    E giustappunto i velleitari “indipendentisti” guidati da Gavino Sale, credono in quello che fanno, si sono sempre battuti e sempre lo faranno affinchè la Sardegna non sia la Pattumiera d’Italia. E non avremo paura di fare la parte dei cattivi, quando si pretenderà di sversare in Sardegna con la scusa delle “buone intenzioni” e della finta “solidarietà”. Le nostre azioni non sono di aggressione ma di difesa. Mi spiace se lo spettacolo “una delle peggiori performances di teatro-animazione” non ti sia piaciuta, ma consolati col fatto che non hai pagato il biglietto. E no, quello lo pagano gli stessi attori, chi scende in piazza, chi prende le manganellate e le denuncie, gente tipo Gavino Sale e i suoi “accoliti”, non chi plaude dalla platea. E pazienza se qualcuno a seguito della “performance” non all’altezza non voterà più per coalizioni dov’è presente Irs….qualcuno va, qualcuno viene…

    A proposito…anche a Cagliari siamo messi bene con la gestione dei rifiuti, per nostra fortuna siamo quattro gatti. Ma è ora che anche noi cominciamo a darci da fare, puntando, perchè no, al “velleitario” traguardo RifiutiZero.
    Le istanze dell’ambiente non sono più trascurabili, la terra è finita… altro che storie

    • Neo Anderthal says:

      1) “@ Neo Anderthal, a proposito di violenza verbale tipica dei fascisti vorrei segnalarti che, tu per primo utilizzi epiteti e sarcasmo quando esprimi il tuo parere contro quello altrui; quindi concedi qualcosa anche al prossimo, come giustamente fa Biolchini”
      Valentina, innanzitutto ti ringrazio per l’attenzione che mi riservi, ma mentre mi pare appropriato l’uso dell’ironia, che a volte spero di riuscire ad usare, raramente e non intenzionalmente sono sarcastico, non credo di avere usato epiteti, e ti invito a produrre un solo esempio di insulto personale in qualsiasi mio commento, se non -forse, ma forse- in ribaltamento polemico per insulti ricevuti, quindi come citazione a scopo esplicativo.
      La definizione fascista e/o machista, chiaramente riferita a espressioni come “fare i froci col culo degli altri” non è infatti un insulto, ma una considerazione di ordine politico/semantico.
      La violenza verbale -sono fatto così- non mi appartiene e non la uso, e se hai letto bene faccio un parco uso anche di contumelie e parolacce. E’ invece effettivamente tipica dei fascisti, a partire dal “me ne frego” che lo slittamento semantico ha reso inoffensivo ma che ai tempi era forte almeno come ora, ma forse ancora per poco, “me ne fotto”.
      2) In ogni caso io conosco Gramsci abbastanza bene, grazie. Ma non credo che l’indifferenza di cui parlava fosse del genere della “colpa collettiva” che poni in carico ai napoletani -a parte il fatto che la creazione di una coscienza collettiva, anche sui temi ambientali, è in carico principalmente non al “popolo” indistinto ma soprattutto alle classi dirigenti e agli agenti collettivi.
      3) Quanto al teatro-animazione, mi sembra che una visione di trasformazione abbia bisogno di argomenti, occasioni e modi maggiormente sensati che non exploit ad uso di telecamere.
      E infatti, dopo le scene ben riprese, la opposizione fisica allo “sbarco” della tremenda “immondezza napoletana” è durata il tempo del ciak. E non mi pare che si sia pagato tutto al giusto prezzo, neppure si è pagata una adeguata tariffa pubblicitaria.
      Per la cronaca, io concordo con Biolchini sulla opportunità di fornire un contributo -che sarebbe marginale comunque- alla soluzione del problema-rifiuti nella contigenza odierna. Siamo ovviamente d’accordo che tutta la questione va avviata al più presto possibile ad un regime equilibrato di raccolta differenziata e smaltimento, e per questo spero che De Magistris riesca a produrre i risultati che gli altri hanno mancato.
      4) Un argomento molto più sensato e interessante mi pare invece la tendenza o se vuoi l’orizzonte dei “rifiuti-zero”, specialmente riferito ad un territorio delimitato precisamente come la nostra Isola, dove quindi sarebbe possibile iniziare a sperimentare in questa direzione. Mi pare un tema importantissimo e -dirò di più- un tema da portare alla attenzione e da porre tra le priorità, in una prossima amministrazione della Sardegna che badi al sodo.

      • valentina says:

        La citazione di Gramsci non è volta a “mettere in carico ai Napoletani colpe collettive” come interpreti tu, bensì a respingere colpe che sono state attribuite a chi non è d’accordo con ciò che scrive il Sig. Biolchini.
        In questa discussione, Voi asserite e date per assodato che, incenerire nelle varie regioni d’Italia i rifiuti di Napoli, sia l’unica e sola cosa giusta da fare. Stabilità questa verità, Vi riservate il diritto di farne discendere chi è giusto e chi non lo è:
        chi vuole l’aliga è giusto e buono – chi non la vuole è ingiusto e cattivo;
        chi vuole l’aliga è solidale e progressista – chi non la vuole è egoista e fascista.
        Chi in coscienza sua, non sente il “dovere morale” d’incenerire i rifiuti partenopei è colpevole, colpevole di negato aiuto, d’ingiustizia grave che mette a rischio la soluzione “dell’emergenza” e l’incolumità fisica dei Napoletani.
        Ben venga la libertà di espressione, sempre e comunque, ma a ciascuno il suo, chi attribuisce colpe non sono io, ma chi sostiene la tesi di c.s., e tu in particolare (da cui la meritata attenzione).
        Ebbene, io non ci sto a farmi colpevolizzare, sulla base di deduzioni risultanti dall’emotività di chi le trae piuttosto che da constatazioni di quella che purtroppo è una realtà tanto scomoda quanto manifesta.
        “Gli abitanti partecipano attivamente o passivamente alla depredazione del territorio – in un sistema generato da una società clanica e familistica, e perciò contraria ai concetti di bene collettivo e di cosa pubblica” (manifesto 06/07/2011).
        Quello che accade in Campania non è un’evento emergenziale, bensì la storia, la storia fatta da tutti gli uomini “di chi ha voluto e di chi non ha voluto; di chi sapeva e di chi non sapeva”. E la storia racconta che una malavita ben radicata nel territorio, con sedimentazioni in tutti gli strati sociali, incurante di avvelenare terra-acqua-aria “tra limoni e tra conchiglie, ammazza figli e figlie”.
        Una devastazione ambientale incommensurabile, che si regge sul consenso attivo o passivo di gran parte della comunità, e che solo una ferma opposizione popolare, a questo punto, può fermare.
        A quali classi dirigenti, a quali agenti collettivi t’invochi per fermarla?
        Ai politici? Ah ah ah ah 😉
        Agli intelletuali? E quali? Quelli che, in base alla tua interpretazione di solidarietà, disconoscono la responsabilità del popolo nella determinazione degli eventi?
        Credi che “creare una coscienza ambientale” sia incoraggiare il perpetuarsi dell’indifferenza per le conseguenze delle proprie azioni? Far passare il concetto che, superati i livelli di guardia, per solidarietà, i rifiuti debbano essere bruciati in altre regioni?
        Tu con piglio di superiorità morale ci rimproveri: gli neghiamo ogni aiuto così imparano?
        Ma la domanda a cui dovresti cercare di rispondere è: così li aiutiamo?
        “Qualcosa, però, lentamente sta cambiando, non perchè si stia diffondendo un maggior rispetto per la legalità, ma perchè, dopo anni di esposizione a queste sostanze, in molti, in moltissimi cominciano a morire” (Manifesto 06/07)
        Dura la realtà. Non c’è più tempo per la filosofia degli uomini, la disgrazia è l’unica maestra che può formare la ns. coscienza
        “Nella tragedia, questi tumori sono la ns. unica speranza. Secondo dati più recenti, infatti, la camorra, vedendo crescere il malcontento della popolazione e timorosa di perdere il controllo del territorio, starebbe utilizzando il porto di Napoli per spedire rifiuti tossici in Cina e in Africa” (Manifesto 06/07).
        La camorra ha paura di perdere il consenso attivo o passivo della gente, perchè la camorra sa che, la storia la fanno tutti gli uomini, e che senza quel consenso è a rischio la sua stessa esistenza.
        La camorra conosce bene il potere del linciaggio morale che ti fa il vuoto attorno, perchè lo applica quando vuole far fuori i suoi nemici, e temendo di subirlo, non pensa più : “tanto noi beviamo l’acqua minerale”
        La camorra ha capito che, se non vuole rinunciare al lucroso business, deve dissociare da se, gli aspetti devastanti del malaffare; e sta cercando di scaricare cause ed effetti del problema su terzi, attribuendo a questi ultimi la responsabilità oggettiva e morale di “un’emergenza”:
        Se la gente ci crede, lei è salva – ma non sarà salva la gente.
        “Se ci salveremo, e perchè saranno altri a morire al posto nostro” (manifesto 06/07).
        Stiamo spalmando gli effetti negativi del problema; non lo stiamo risolvendo.
        Per non ripetermi, ribadisco quanto già scritto nel precedente intervento, e cioè che, nella confusione della psedo-emergenza, è impensabile prendere in considerazione l’assurda ed egoistica pretesa, di molti Napoletani, di voler produrre indiscriminatamente rifiuti, ma non voler sopportare l’onere di discariche ed inceneritori; non perchè io sia favorevole a tale tipo di “smaltimento” ma perchè, grazie, il cancro viene anche a noi. E allora è sano il principio di responsabilità (posizione attiva) diverso dalla colpa (posizione passiva), che significa agire per evitare finchè è possibile, di creare il problema; e che significa agire per risolverlo; e ai Napoletani non manca certamente la genialità per agire in bene, sia limitando la produzione di ALIGA che organizzandosi per ricliclarla. Piccolo particolare, bisogna “faticà”. Troppo comodo qualsiasi altro atteggiamento.

      • valentina says:

        @ Neo Anderthal Per terminare la mia replica…

        Della violenza verbale.
        All’esperto linguista, “non sfugga” il significato del termine violenza:
        violenza è quell’atto di forza che cagiona danno fisico o psicologico. Conseguentemente, la violenza verbale è l’utilizzo della parola per cagionare un danno che, ovviamente, non sarà fisico bensì psicologico.
        All’esperto giurista, “non sfugga” che l’elemento del danno è fondamentale affinchè si possa parlare di violenza verbale. Nella fattispecie è violenza verbale la minaccia, il plagio, l’imposizione autoritaria, che hanno potere di coercizione della volontà personale.
        “sono nella merda” è una metafora di uso universale; la parola merda, per quanto offensiva della tua sensibilità, è stata utilizzata persino dal Sommo Poeta, per il divertimento di tutti i ragazzini delle scuole superiori (ops… tutti tranne te ovviamente…po carirari), nello scoprire che, immortalata nella Somma Opera si elevava da parola proibita a termine poetico. Che sollievo…allora si può direeeee! E come dimenticarsi poi del mitico “Inno del Corpo Sciolto”, capolavoro assoluto che “può cantare solo chi cxxa di molto”.
        “Sono nella merda” non solo non rappresenta violenza verbale, ma neanche si configura come diffamazione o al limite, insulto. L’insulto sarebbe, eventualmente: “sono merdosi”.
        Altrettanto dicasi per “fare i froci col culo degli altri”; che pur essendo un’espressione volgare, non arreca danno alcuno, in quanto atta a cagionare danno, non è. Mentre è innegabile la sua derivazione da presupposti omofobi, non altrettanto dimostrabile è che chi la usa sia inequivocabilmente fascista-machista, o appunto omofobo. Ho degli amici gay che la usano, con quella ironia unica che ne fa delle persone veramente speciali.
        Le tue contorsioni “politico-semantiche”, le tue deduzioni socio-linguistiche spiegate in chiave storica con “lo slittamento semantico del me ne frego”, che non ha nessuna attinenza con quanto espresso da Baradel, sono completamente fuori luogo.
        L’unica considerazione sociologica in merito all’utilizzo di parole o frasi volgari, può essere quello di un’imbarbarimento generalizzato.
        Invece, la mia considerazione in merito alla tua ingiustificata puntigliosità, e che usi il doppio standard: se sei d’accordo con il pensiero espresso, una certa forma va bene; se non sei d’accordo, una certa forma non va bene.
        Ma la cosa peggiore è che, quando non vuoi o non sai argomentare il tuo disaccordo, utilizzi pretesti formali per attaccare le persone, sfoderando deduzioni fantastiche correlate con tanto di paroloni, che hanno poco a che fare con l’attinenza, e molto col spargere “nero di seppia”.
        Visto che te la conti così bene, da crederti esente dall’utilizzo di espressioni, che per tua stessa definizione rappresenterebbero “violenza verbale”, ti ripeto meglio gli esempi, così come mi chiedi.
        “Sarcasmo”: utilizzo di parole o frasi in chiave chiaramente beffarda.
        L’utilizzo del termine “Indipendentisti” preceduto dall’epiteto velleitari e virgoletato ne è un chiaro esempio. Velleitari non è l’unico epiteto che usi nell’intervento citato, anche il termine accoliti, già per sua natura non proprio complimentoso, assume nel significato
        generale del tuo intervento valore di epiteto. Se poi volessi spiegare, tramite le tue modalità “politico-semantiche” l’attribuzione dell’epiteto velleitario ad un pensiero diverso dal tuo, potrei dire che denigri e neghi l’autonomia dei gruppi culturali e quindi sei un totalitarista….
        Potrei dire che l’espressione “maniera così miseranda” è un’affermazione “manganello” nè più nè meno dell’espressione “buonismo”, con la differenza che l’attribuzione della qualifica di “buonismo” al post di Biolchini è stata almeno motivata.
        Invece quanto al teatro-animazione, mi sembra che la manifestazione pubblica del dissenso sia sempre auspicabile, e l’impegno di Irs va molto oltre i ciak di cui sei informato tu, o che vedi tu… ma…come si dice, a volte quel poco che si vede…dipende da noi. A proposito di ciak, spero non ti sia perso Oil e Oil2, di Mazzotta, alla realizzazione e divulgazione dei quali ha dato un grande contributo Irs.
        Concludendo…la libertà di espressione non va mai attentata con i pretesti; non solo è intelletualmente disonesto, ma anche estremamente pericoloso, soprattutto di questi tempi.
        Ti faccio notare che, utilizzando i tuoi sistemi, l’accostamento Lega-Camorra, per quanto legittimo, fornirebbe un bel pretesto per la censura dell’intero post.

        Ringrazio il moderatore per la pazienza .. 🙂

        generale dell

        • Neo Anderthal says:

          Gentilissima Valentina, ti ringrazio per la attenzione minuziosa che accordi a quanto scrivo, chissà se le mie opinioni e la forma con cui sono espresse meritano tutto questo impegno per essere confutate. Oltretutto la situazione sembra che stia migliorando, e speriamo bene che si trovi un modo per ricondurre il problema alla sostenibilità.
          Cercherò di risponderti nell’ordine.
          1) La citazione di Gramsci -il noto passo contro gli indifferenti- era nel contesto del tuo argomentare precisamente volta a censurare l’atteggiamento passivo che la popolazione avrebbe avuto nei confronti degli abusi sul territorio.
          Mi scuserai ma credo ancora, rileggendo il tutto, che la citazione che hai inserito -un pochino a forza, secondo me- non si presti a essere interpretata in altro modo che quello. I napoletani sono per te colpevoli di indifferenza. Il che, naturalmente, è in parte vero. E naturalmente e di conseguenza è in parte falso.
          2) Scrivi: “Voi asserite e date per assodato che, incenerire nelle varie regioni d’Italia i rifiuti di Napoli, sia l’unica e sola cosa giusta da fare. Stabilità questa verità, Vi riservate il diritto di farne discendere chi è giusto e chi non lo è:
          chi vuole l’aliga è giusto e buono – chi non la vuole è ingiusto e cattivo;
          chi vuole l’aliga è solidale e progressista – chi non la vuole è egoista e fascista.”

          Dove lo hai letto? Nel post di Vito
          (“Il rifiuto dei governatori leghisti di accettare di smaltire una parte dei rifiuti napoletani per aiutare la città ad uscire dall’emergenza è scellerato e fa il gioco della camorra.”)

          o nei miei commenti non si cita in nessun modo l’incenerimento dei rifiuti. Si critica la chiusura, dei governatori leghisti a qualunque ipotesi che preveda il farsi carico di una qualche quota dei rifiuti di Napoli, nonostante sia acclarata la cointeressenza/complicità delle industrie del nord nello smaltimento/dispersione illegale dei rifiuti speciali e nocivi in Campania. La posizione leghista è innervata dai soliti richiami etno-razzistici,vedi Borghezio:

          “Non ti sfugga” infatti che il post, sino dal titolo, è centrato su questo argomento.
          Viceversa c’è chi si è peritato di tacciare scompostamente me e anche Vito di “disgustoso buonismo” per avere avanzato l’idea che quando una situazione è grave ed è di oggettiva emergenza sanitaria è doveroso fornire un contributo -i dati sull’aumento delle affezioni respiratorie e del conseguente aumento delle manifestazioni acute nelle fasce di popolazione sensibile, specie infantile e geriatrica, è cronaca di quei giorni-.
          Tutto qui. La posizione “intransigente”, di negazione anche da parte -eventualmente- della Sardegna ha fondamento? Certo che sì, ma mi pare ben difficile negare che proprio per questo è impietosa, nega un aiuto proprio quando, con l’elezione di De Magistris, i napoletani hanno dato un segno di svolta fortissimo. Il “rifiuto dei rifiuti” è un aposizione non tanto rigorosa quanto rigida, e in ultima analisi viziata dall’essere sopratutto una questione di immagine -e in senso lato di propaganda- molto più che di sostanza. Non per nulla a sostenere la posizione ci si trova in compagnie abbastanza scomode -per me-.
          -segue-

          • Neo Anderthal says:

            @Valentina.
            3) Inizio dalla tua conclusione: “la libertà di espressione non va mai attentata con i pretesti; non solo è intelletualmente disonesto, ma anche estremamente pericoloso, soprattutto di questi tempi.”
            Ti faccio notare che da parte mia non è possibile esercitare nessuna censura (e il filtro dei commenti appartiene giustamente al curatore del blog, Vito B.) così come non esiste nessun pretesto, esistono e sono leggibili i testi, o i post-testi se preferisci, a cui le mia annotazioni sono riferite, in replica. O bisognerebbe censurarle?

            4) della violenza verbale:
            Scrivi: “violenza è quell’atto di forza che cagiona danno fisico o psicologico. Conseguentemente, la violenza verbale è l’utilizzo della parola per cagionare un danno che, ovviamente, non sarà fisico bensì psicologico.
            All’esperto giurista, “non sfugga” che l’elemento del danno è fondamentale affinchè si possa parlare di violenza verbale. Nella fattispecie è violenza verbale la minaccia, il plagio, l’imposizione autoritaria, che hanno potere di coercizione della volontà personale.”

            Sbagliato. Descrivi la violenza in termini più o meno giuridici, e non è quello che si intende per violenza verbale.
            Vale a dire che l’intenzione contenuta nei tristi passaggi che citi -pur omettendo l’attacco diretto ai napoletani “as a whole” e al “disgustoso buonismo politically correct di certi benpensanti alla moda”-
            era precisamente quella di offendere, e infatti il Baradel che inopinatamente difendi ha scelto -spero consapevole di ciò- di usare un linguaggio che è indiscutibilmente consonante con le volgarità, per esempio, di Bossi e dei Bossiani. E di peggio farfuglia -ed è una impresa, farfugliare per iscritto- nella replica che mi “chiude la bocca” (e non so se sia addirittura una velata minaccia).

            E’ un modo di discutere davvero violento e povero -anche se arricchito dai pesantissimi copia e incolla da fonti disparate- perché non espone nessuna critica a nessun argomento, ma accusa di “fighetteria” ipocrita -passami l’espressione corriva- chi si permette di pensare che quando c’è una emergenza sanitaria, e in special modo quando questa coinvolge incolpevoli -o forse i bambini di Napoli hanno colpe anche loro?- nell’immediato intervieni e poi ti adoperi perché i colpiti siano in gradi di cavarsela da soli.
            Non ti sfugga del resto ( già!) che questo stesso tipo di espressioni e di pseudo-argomenti sono in uso corrente ai citati Gasparri, Bossi e ai vari manganellatori mediatici al servizio della destra.
            Mi pare che ci voglia stomaco a difendere un modo di discutere così rozzo, e davvero non capisco l’accanimento terapeutico che ti spinge a cercare di giustificarlo in questa sede, ma avrai i tuoi motivi. Non ti sfugga (again!) il fatto che altri interlocutori hanno sostenuto posizioni di “rifiuto dei rifiuti” in tutto analoghe, senza suscitare altro che repliche sul punto.

            D’altra parte se fosse violenza solo quello che cagiona danno, allora per certe espressioni sarebbe impossibile essere in alcun modo violente: “raglio d’asino non sale in cielo” si dice.

            Di fatto è evidente che né le situazioni di crisi di cui discutiamo né io stesso -come spero e credo sia per te, d’altra parte- possono essere danneggiate in nessun modo da vaniloquenti che anziché discutere portando argomenti, anche in modo secco o polemico, preferiscono portare il dibattito a un livello di trivialità che ha senza dubbio un appropriato riscontro nella storia politica degli atteggiamenti prepotenti -l’estremismo in generale e il fascismo come esempio passato all’azione con temporaneo successo-.

            Ovviamente un interlocutore di scarso livello può ingiuriare quanto vuole, se questo lo gratifica, ma non riuscirà a essere convincente.
            Il mio disaccordo, nel caso di specie, è stato argomentato in maniera conseguente, e rimane una scelta personale e libera il voler replicare o meno. Spero che tu non voglia sindacare -anche se un po’ lo fai- sull’esercizio della MIA libertà di espressione, magari sottilizzando sul fatto che userei una “puntigliosità” che non uso in altre repliche. Ma io non sono il correttore di nessuno e se contestualizzo e preciso le mie opinioni esercito ancora una mia personale facoltà di scelta.

            5) Sarcasmo:
            Stabilito il fatto che quella che io uso è solo fine ironia e quello che usano gli altri è becero sarcasmo, non mi sembra che ciò sia vietato, quando non è ingiurioso o diffamatorio -e un giudice si sia pronunciato in questo senso-.
            Il termine “velleitari”, anche associato a “Indipendentisti” con o senza virgolettato, non è poi da considerare un epiteto, ma una legittima e ponderata, anche se severa, valutazione di natura politica.
            Una velleità è infatti una volontà, o forse una ambizione, slegata dal contesto delle possibilità di realizzazione effettiva.
            Per come la vedo, per la mia interpretazione della esperienza storica, le trasformazioni nelle costituzioni degli stati, comprese le separazioni più o meno consensuali, conseguono solo a rivolgimenti drammatici se non violenti (ad esempio il crollo del Muro di Berlino, la fine dei regimi del socialismo reale nei paesi dell’Est, le guerre dei Balcani etc.etc.).
            La prospettiva di una Sardegna come stato nazionale indipendente, tanto più in una Unione Europea che ha devoluto una larga parte dei diritti di sovranità di ciascuno degli stati aderenti alla entità sovranazionale, mi appare per questo come un programma che non ha, alle viste, nessuna prospettiva realistica.
            Per questo molta della azione politica dei velleitari Indipendentisti mi pare viziata da una visione quasi settaria: ci siamo noi, i buoni e i giusti e poi (e purtroppo per voi sono la stragrande maggioranza, forse provvisoriamente) ci sono loro: is tzeraccos, is Italianistas e così via, tutti nello stesso mazzo perché poi “destra e sinistra italiane sono uguali”(e ho sentito anche questa, oltre il pessimo “mandiamoli affanculo insieme” della campagna per le comunali). Esattamente da queste parti si situa la tentazione totalizzante e quindi totalitaria che viceversa incongruamente rilevi nelle mie opinioni.
            Detto ancora che una idea di espansione massima della sovranità della Sardegna è una prospettiva che mi trova interessato e -secondo i contenuti- consenziente, mi sembra che una azione politica radicale che si presenta come pura e non contaminata -per esempio dall’Italianismo- possa raccogliere qualche minoranza di accoliti, o magari di seguaci di personalità forti, e motivarle, ma non abbia in sé la forza sufficiente per conquistare le maggioranze.
            Quanto alla “maniera miseranda” riferita alla negazione dell’aiuto, ricordo sempre la strumentalizzazione in chiave violentemente antisoriana -e io non sono certo tacciabile di essere “soriano”- di sentimenti e scemenze antinapoletane addirittura appartenenti a quell’area di nebbia mentale che è la rivalità calcistica, con il reclutamento da parte di mestatori politici di estrema destra di delinquenza da curva per il vergognoso atto squadrista dell’assedio alla casa dell’allora Presidente Soru. Gli Indipendentisti, che a mia memoria non parteciparono alla gazzarra, nondimeno contribuirono con certe loro azioni dimostrative immediatamente precedenti alla creazione del clima opportuno, e non ricordo una presa di distanza troppo netta, né allora ne dopo. Ecco cosa intendo per “maniera miseranda” di affermare esigenze di indipendenza. Un modo che sfrutta questioni più che altro simboliche per procurarsi visibilità “antagonista”, che saggiamente la gente comune, i Sardi, in stragrande maggioranza rifiutano.

            • Neo Anderthal says:

              In ultimo e finale: io non attacco le persone, difendo le mie opinioni e i miei principi, confuto e rispondo alle parole con altre parole, riferendomi a quelle scegliendo io il tono e il livello delle mie repliche. Riservandomi il diritto di replicare criticamente alla violenza verbale, da rissa, agli accenti omofobi, al vocabolario politico inquinato dalla neolingua fascistica dei vari Feltri e Gasparri e Bossi e Borghezio. Trovo preoccupante che certi loro toni trovino eco in chi presume di essere qui un portatore di istanze progressive.

  3. baradel says:

    nE ANDERTAL, o neo andertal, o foruncolo andertal, o come insomma ti chiami.
    ascoltami bene: a me non piace che mi si manchi di rispetto senza argomentare.
    Quindi:
    prima di insultarmi, dandomi del violento, del disgustoso machista e del disgustoso e squallido fascista, sciacquati la bocca.

    poi, dopo, se per caso fossi capace a leggere vai a informarti.

    Informati tu e quelli come te, su cosa sono le NANOPATOLOGIE.

    Informati su chi è Stefano Montanari e la dott.ssa gatti.

    Informati su cosa vuol dire RIFIUTI ZERO.

    Informati su cosa sono i CIP 6

    Informati sul business miliardario (nascosto al popolo bue) degli INCENERITORI

    Ti do alcuni tag, così puoi portarti un pò avanti e dissipare le tenebre della tua ignoranza (e ciò sia detto absit injuria verbis…. se ho tempo ti spiego cosa vuol dire):
    FIBE,
    IMPREGILO,
    Piergiorgio ROMITI,
    Paolo ROMITI,
    BASSOLINO,
    gip Rosanna SARACENO,
    inchiesta PROCURA DI NAPOLI,
    Laboratorio FISIA di GENOVA,
    DISCARICHE FANTASMA,
    banca SAN PAOLO,
    Maurizio AVALLONE (ARPAC),
    E-C-O-B-A-L-L-E.

    ecco vedi, per chiudere la bocca ai pistolotti come te bastano poche parole. Non perdo nemmeno tempo a farti delle frasette, anche se a quelli come te servirebbero, per fargli capire, pure i disegnini, perchè sei un volgare maleducato, oltre che ignorante e quindi non meriti niente, a parte sbatterti in faccia la tua ignoranza.

    E visto che magari non sai sbrogliartela coi tag ecco un articolo facile facile. Può leggerlo persino uno come te, foruncolo-anderthal.

    fonte PEACELINK.
    Paul Connet sull’emergenza rifiuti a Napoli
    «Fate di Napoli una S. Francisco»
    Intervista a Paul Connet, teorico mondiale dei rifiuti zero: «Nella città americana solo il 35% in discarica. Vivere senza spazzatura si può. Il problema è la corruzione, perché gli inceneritori sono il nuovo business»
    20 gennaio 2008 – Simona Bonsignori

    Paul Connet è docente di biochimica alla università St.Lawrence di Canton, nello Stato di New York. Teorico mondiale della strategia «rifiuti zero», ha tenuto conferenze in più di quaranta nazioni mettendo in luce i pericoli sanitari derivanti dall’incenerimento dei rifiuti e illustrando le possibili alternative. Lo abbiamo incontrato appena giunto in Italia in occasione di un tour vorticoso di incontri con i cittadini e gli amministratori locali, il primo dei quali con il presidente-commissario della Regione Lazio, Marrazzo, circa la disastrosa questione di Malagrotta a Roma, la più grande discarica d’Europa, in procedura d’infrazione perché esaurita da anni e oggetto di una class action contro i danni da inquinamento, nella quale è, appunto, in costruzione un inceneritore con recupero energetico (termovalorizzatore è un termine italiano per distrarre dal problema principale). «La ragione per cui vengo spesso in Italia è che ho la speranza che voi abbiate ancora la creatività di Leonardo e Galileo. I rifiuti sono un’invenzione umana quindi l’obiettivo è disegnare i rifiuti fuori dal sistema: una nuova sfida per l’industrial design – spiega Connet – La costruzione di ogni inceneritore, invece, porta indietro di 25 anni il nostro sviluppo. C’è un approccio stupido, avido e infantile allo spreco: come se le risorse e lo spazio fossero infiniti. Così non è. Anche i manager delle corporation, pur avendo il compito di far quadrare il bilancio trimestrale hanno dei figli. Devono convincersi, dunque, che il riciclo e il riutilizzo delle componenti non deteriorate non solo è possibile ma è anche economicamente vantaggioso.

    La sua è un’ipotesi per il futuro o si tratta di strategie già in atto?
    Esempi in tal senso non mancano: la Xerox ha un programma di riciclaggio dei materiali di consumo usati, come i toner. Inoltre ha sperimentato che ritirando le vecchie fotocopiatrici e riutilizzano le componenti non usurate ottiene un risparmio di milioni di dollari creando nuovi posti di lavoro. Questa è la grande novità. Indispensabile è, poi, l’investimento in ricerca per arrivare a una progettazione industriale che riduca gli sprechi e studi strategie di riutilizzo. Centri di ricerca mirati dovrebbero sorgere anche vicino alle discariche per studiare i differenti tipi di materiale. Inventare un sistema che cerca di controllare cosa esce fuori da una discarica è l’unico modo per controllare di conseguenza cosa vi entra e tentare di ridurlo.

    Cosa accade, invece, con l’utilizzo degli inceneritori?
    L’esatto contrario: tu fissi la quantità di rifiuto e non c’è modo di ridurla. Anzi il business sta nell’aumentare sempre più il tonnellaggio combusto. Gli inceneritori bloccano la via al riuso e alla riduzione. Altrimenti faremo la fine di Tokyo con i suoi 23 inceneritori (loro bruciano tutto) cinque volte tanto la media del mondo occidentale.

    Quindi non è sufficiente il solo riciclo ma occorre una vera inversione delle politiche di sviluppo industriale, combinata con una riduzione dello spreco consumistico. Un patto tra il cittadino e l’industria vantaggioso per tutti.
    Vantaggioso perché il ciclo di raccolta differenziata porta il costo a un terzo di quello attuale; perché gli impianti per il riciclaggio hanno una tecnologia meccanica semplice, economica e di rapida realizzazione; perché è un processo che impiega un quarto dell’energia necessaria all’incenerimento, riducendo spreco di risorse ed effetto serra; perché opera risparmi di scala sulla produzione industriale e incremento di posti di lavoro. Questo sistema produce un risparmio energetico che riduce di 46 volte (4.600%) il surriscaldamento globale.

    Qual è stato il ruolo delle proteste e delle resistenze messe in campo dai cittadini contro soluzioni come gli inceneritori?
    Determinante perché la pubblica amministrazione va condizionata. E gli Stati Uniti dimostrano che è possibile. Negli Usa l’incenerimento è la tecnologia più impopolare dopo quella nucleare. L’ultimo inceneritore costruito risale al 1995, da quel momento sono state rigettate ben 300 domande di autorizzazione per nuovi impianti. Anche se, attualmente, stanno tornando alla carica. Tuttavia la maggior parte dei rifiuti finisce ancora in discarica e lì hanno molto spazio. Ma a S. Francisco, che paragonerei a Napoli come popolazione (850.000 persone) e struttura (è una città portuale) si è raggiunto in breve tempo un riciclo del 65% con l’obiettivo del 75% nel 2010. La parte residua va ancora in discarica, ma non dimentichiamo che il 25% di quello che l’inceneritore brucia si trasforma in ceneri tossiche che comunque vanno smaltite in discariche speciali. L’emergenza di Napoli (come per ogni altra città) si risolve con un diverso e funzionale rapporto con le aree limitrofe, come è accaduto a San Francisco: la campagna esporta in città il riciclo, dove non è un problema il riutilizzo di carta, vetro, metalli, plastica. La città esporta l’organico compostato per la produzione agricola che viene poi reimportata per il consumo cittadino.

    Ma in Italia il sostegno economico pubblico va agli inceneritori incentivando, così, le strategie degli imprenditori privati….
    Proprio perché l’incenerimento non risolve il problema ma continuerà a riprodurlo, stando il business nella quantità bruciata, l’amara conclusione è che è facile risolvere la crisi dei rifiuti, quello che è difficile (per tutti) è risolvere la crisi della corruzione.

    e io aggiungo:
    volete l’aliga dei camorristi? bene. EPPERO’ A CASA VOSTRA, siate coerenti, se potete.
    Perchè se bruciate fate pagare il conto a tutti, capito.
    Volete l’aliga? ok, pero’ A CASA VOSTRA!

    • Neo Anderthal says:

      baradel:
      “foruncolo andertal, o come insomma ti chiami.
      ascoltami bene: a me non piace che mi si manchi di rispetto senza argomentare.
      Quindi:
      prima di insultarmi, dandomi del violento, del disgustoso machista e del disgustoso e squallido fascista, sciacquati la bocca.”

      “ecco vedi, per chiudere la bocca ai pistolotti come te bastano poche parole. Non perdo nemmeno tempo a farti delle frasette, anche se a quelli come te servirebbero, per fargli capire, pure i disegnini, perchè sei un volgare maleducato, oltre che ignorante e quindi non meriti niente, a parte sbatterti in faccia la tua ignoranza.”

      – poche parole, ecco!-

      Anche se sono quasi sicuro che non capirai, mi spiego meglio:
      Espressioni come “fare i froci col culo degli altri” e “Sono nella merda?” che hai scritto a chiusura del tuo precedente intervento, appartengono di fatto e di diritto alla violenza verbale.
      E tu ne hai abusato. Mi pare evidente e incontestabile.
      Non ti sfugga però la componente omofoba insita nella prima espressione.
      Non mi pare perciò inappropriato, dal momento che accusi coloro che la pensano in modo diverso da te (come me e Biochini, per esempio), di essere “benpensanti alla moda” preda di un inane e “disgustoso buonismo politically correct” ricordarti o magari farti notare che la violenza verbale è tipica dei fascisti.
      Questo e un dato storicamente non meno che antropologicamente certo. (vedi sopra la risposta a Valentina). Come è certo che ad agitarsi contro il Politically Correct sono proprio elementi come Gasparri e che la parola “BUONISMO” non esiste in un buon dizionario italiano, ma nella sottocultura propagandistica della destra e nella neolingua del “Giornale” di Feltri e assimilati. E’ una parola che connota chi la usa: in italiano infatti, per coprire più o meno lo stesso campo semantico, si usa “pietismo”.

      Ho risposto a quelle tue scomposte e passabilmente sconnesse frasi, recuperandone il senso e criticando quelle e, anche se so che probabilmente non apprezzi la differenza, a quelle e solo a quelle mi sono riferito, e a quelle parole ho replicato, come puoi rileggere, nel caso.
      Come puoi quindi accusarmi tu, che hai insultato e sparso contumelie, di averti “mancato di rispetto”?
      La forzatura polemica, anche quando si avvale di espedienti puerili come la storpiatura del nome e simili piccinerie, non dovrebbe sfociare nell’insulto. Io infatti non ti ho insultato, non ti ho dato del maleducato, eppure mi pare che, se volessi farlo, avrei argomenti più solidi di quelli che ti conducono a cercare di alzare il tono della discussione, per cercare di trasformarla in rissa verbale.
      Quanto al chiudermi la bocca, mio caro amico, non ci riuscirai con le tue compitazioni di nozioncine da blog “alternativo”, come non ci sono riusciti in frangenti ben più problematici personaggi molto più pericolosi e seri di te.
      Non crederai di intimorirmi, vero?

  4. baradel says:

    Così la camorra ricicla i rifiuti
    Centinaia di fuochi, ogni notte, rischiarano la campagna tra Nola e Acerra. Centinaia di roghi visibili ovunque da cui si solleva una fitta nebbia nera, e che nessuno spegne.
    6 dicembre 2007
    Fonte: Il Manifesto – 06 dicembre 2007

    Protesta ad Acerra I contadini dopo aver pulito i campi bruciano sterpaglia? Per capire basta avvicinarsi. Seguire la linea del fumo tra i viottoli di campagna non è difficile. Il suolo sterrato è compatto grazie al peso delle decine di camion che passano ogni giorno. E la colonna nera generata dalla combustione è visibile ovunque, anche nelle notti più scure. Una volta arrivati sul luogo, però, la sorpresa: là dove ci si aspetterebbe frasche o rifiuti gettati alle fiamme, ci si imbatte in balle di vestiti colorati divorati con voracità sorprendente. Fuochi fatui fatti di pezza che, come in accelerazione, riducono tutto in polvere nel giro di qualche istante.

    «La maggior parte dei roghi – spiega Alessandro Iacuelli, giornalista e autore di Le vie infinite dei rifiuti – non ha niente a che vedere con la crisi delle discariche. Non si tratta di immondizia lasciata là, che per esasperazione qualcuno decide di eliminare. Quei fuochi fanno parte di un enorme business per lo smaltimento di sostanze tossiche». Paradossalmente, le montagne di spazzatura ordinaria che invadono le città campane, gli accatastamenti maleodoranti su cui scorrazzano topi e si avventano uccelli, sono soltanto la punta dell’iceberg dell’emergenza. Poiché la maggior parte delle attività illecite, i reati più gravi per il territorio, derivano dallo smaltimento illegale di rifiuti industriali.

    A fronte degli 800 milioni di euro guadagnati ogni anno approfittando della paralisi di inceneritori e discariche, infatti, il giro d’affari che coinvolge sostanze il più delle volte pericolosissime raggiunge 6 miliardi di euro. Una cifra da capogiro. «Il punto – spiega Maria Cristina Ribera, magistrato incaricato di ecomafia alla procura di Napoli – è che i costi di smaltimento sono troppo alti. Gli imprenditori del nord, così, invece di pagare società autorizzate, si rivolgono alla camorra che per quattro soldi versa i materiali nel terreno senza alcun controllo, arricchendosi con un business inesauribile, poiché necessario al nostro sistema industriale».

    I metodi sono tanti: i rifiuti solidi, polveri, metalli pesanti, amianto o scarti di fonderia vengono gettati in migliaia di piccole discariche abusive nelle campagne, in case abbandonate o sotto i ponti; i liquidi vengono immessi nelle fognature, distribuiti sui terreni, oppure sotterrati in grandi barili che lasceranno disperdere il proprio contenuto nella terra fino a pregiudicare falde, campi e raccolti; quanto agli infiammabili, vengono gettati su cumuli di stracci o di pneumatici per evitare l’esplosione e per essere consumati dalle centinaia di falò che illuminano la notte. In alcune discariche, poi, le sostanze tossiche vengono mischiate ai rifiuti, come è successo a Lo Uttaro, dove idrocarburi, manganese e floruri sono penetrati nel terreno, inquinando le falde acquifere.

    Conseguenze documentate da un’indagine della magistratura che il 20 novembre scorso ha portato alla chiusura del sito e al rinvio a giudizio di dodici persone con accuse che vanno da «disastro ecologico» a «falso ideologico». Ma ci sono addirittura casi in cui le sostanze tossiche vengono spacciate per fertilizzanti e commercializzate a uso dei contadini. La denuncia più recente, quella di uno scaricatore di Nola rifiutatosi di trasportare un carico di concime. Qualcuno lo aveva avvertito: era misto a polvere di amianto.

    «Nella regione compresa tra Acerra, Nola e Caserta – afferma Iacuelli – nella zona che nel 2004 la rivista americana The Lancet Oncology qualificò come “triangolo della morte”, i clan controllano militarmente un vastissimo territorio, ridotto ormai ad una discarica a cielo aperto». La camorra segue sempre lo stesso principio: ottimizzazione dei guadagni e utilizzo totale delle risorse, fino a esaurimento. Anche di quelle umane. «Visto l’elevato transito di camion – continua il giornalista – qualcuno intuì che la zona era ideale per lo sfruttamento della prostituzione». Dopo un accordo con la mafia nigeriana, così, migliaia di giovani sono state sistemate ad ogni incrocio, perché i camionisti restituiscano parte dello stipendio ai clan per cui lavorano. Schiave che sono anche sentinelle pronte a dare un colpo di telefono nel caso la polizia si trovi a passare.

    Il risultato è sordido e non privo di risvolti paradossali. Anche quando qualcuno si serve di loro, queste donne non possono allontanarsi dall’incrocio che controllano e vengono usate vicino alla strada – coperte appena dall’ombra di un cespuglio – con l’occhio sempre attento a quello che succede intorno. Senza imbarazzo da parte del cliente, che ne approfitta malgrado il via vai delle auto. Ognuna di esse, poi, dovendo proteggere una discarica, ne dichiara la presenza: basta imboccare una delle strade sterrate che partono dal punto che controllano, infatti, per incappare su un mucchio di rifiuti, amianto, detriti ma anche pneumatici accatastati o balle di vestiti pronte per essere sciolte sotto il peso di infiammabili tossici. «Nei dintorni di Acerra – spiega Iacuelli – le prostitute dichiarano la presenza militare dei clan. Una spartizione del territorio visibile anche da alcuni oggetti che ricorrono nelle discariche». In alcune zone è una poltrona. In altre un frigo o un altro elettrodomestico.
    Un paesaggio cifrato

    La tipologia del rifiuto indica il gruppo che controlla la discarica. Quando è in piedi significa che si può scaricare, non c’è pericolo. Se è reclinato, invece, non è il momento. Una volta accessibile la simbologia, il paesaggio si rivela come un testo cifrato che offre i meccanismi di un mostruoso depredamento. Nei pressi di Caivano, una prostituta davanti a un casolare in rovina fa da sentinella all’ingresso di una strada di campagna. Più avanti, si incontra una pira di pneumatici su cui è stata posta un’auto che aspetta di essere sfigurata. Proseguendo, la strada diventa uno spiazzo con rifiuti. Qui, un frigo steso a terra indica che non si può scaricare. Più avanti, dietro un cespuglio, una buca nel terreno permette di accedere a una botola.

    Sotto la botola l’imbocco di un grande serbatoio interrato e pieno di liquami. Ancora più avanti, un frigo in piedi annuncia una discarica attiva da cui si levano fiamme e fumi tossici. Proseguendo ancora, si sbuca in via Scotti, strada periferica che inizia con la scuola elementare del paese.
    Le rilevazioni dell’Arpac, l’agenzia regionale per l’ambiente, sebbene scarse, sono sufficienti a lanciare l’allarme.

    Malgrado la regione sia prevalentemente agricola, sostanze cancerogene derivanti da processi industriali sono sparse ovunque, e sono entrate progressivamente nella catena alimentare: sali di ammonio, idrocarburi, materiali radioattivi provenienti da rifiuti speciali ospedalieri, sali di alluminio e piombo, diossina a livelli dieci volte superiori a quelli di Seveso ma anche residui di migliaia di copertoni dati alle fiamme. Tutte sostanze pericolosissime che finiscono nei terreni, nelle falde acquifere, nell’erba, negli animali (bufale e pecore) e – alla fine della catena – nell’organismo degli esseri umani.

    Il vero problema, accusano le associazioni, è che in mancanza di prospettive di lavoro gli abitanti partecipano attivamente o passivamente alla depredazione del territorio. «L’assenza delle istituzioni – spiega Iacuelli – è indubbia. Pensi che ci sono tre guardie forestali su un territorio immenso e devastato. Ma questo non basta a spiegare tutto. A chiarimento, valga il fatto che la camorra non è una realtà astratta bensì l’intreccio ordinario di favori e interessi. È il contadino che riceve un po’ di soldi da qualcuno per versare materiali nella sua piantagione di patate. Il sindaco che ha permesso al cugino di riempire la sua discarica ormai esangue di immondizia». È un sistema di potere alternativo e talvolta consustanziale a quello dello stato che si tiene in piedi grazie a persone concrete. Un sistema generato da una società clanica e familistica che antepone la legge naturale a quella positiva ed è perciò contraddittoria ai concetti di bene collettivo e di cosa pubblica. Qualcosa, però, sta lentamente cambiando. Non perché si stia diffondendo un maggior rispetto per la legalità ma perché, dopo anni di esposizione a queste sostanze, in molti, moltissimi cominciano a morire.

    «Stando a dati in nostro possesso, confermati da rilevamenti dell’Oms – afferma Antonio Marfella, tossicologo all’istituto Pascale di Napoli – in queste zone la percentuale di alcuni tumori raggiunge il 30%, oltre il doppio della media nazionale. Nella tragedia – continua – questi tumori sono la nostra unica speranza». Secondo i dati più recenti, infatti, la camorra, vedendo crescere il malcontento della popolazione e timorosa di perdere il controllo del territorio, starebbe utilizzando il porto di Napoli per spedire rifiuti tossici in Africa e in Cina, con una progressiva diminuzione dei reati contro l’ambiente. Un epilogo possibile che in realtà sposterebbe soltanto più in là la frontiera degli abusi necessari al buon rendimento del sistema industriale. «Si rende conto? – ragiona Marfella con amarezza – Se ci salveremo, è perché saranno altri a morire al nostro posto».

    Caro Biolchini, prima di parlare dovresti informarti un pò, perchè affermare, come fai tu che “se la situazione appare senza sbocco NON lo si deve alla criminalità organizzata”, è proprio una fandonia colossale.
    Aggiungere poi che “non lo si deve (neppure) ai napoletani” suona surreale.
    E, scusa sai, chi ci vive a Napoli? Non ci vivono i napoletani? Se gli va bene così benissimo, epperò non rompano le balle agli altri. Sennò che si tirino su le maniche e si risolvano i LORO problemi A casa loro.
    Troppo comodo il buonismo gratuito che poi dobbiamo pagare tutti , caro Biolchini. Perchè l’inceneritore qui danneggia anche chi non lo vorrebbe, perchè vorrebbe (come me) la differenziata 100 % rifiuti zero.
    Troppo comodo, come fanno i napoletani, fare i froci col culo degli altri. Sono nella merda? Che si sbattano, che facciano la rivoluzione. E’ solo con la LOTTA che cambiano veramente le cose, non con il disgustoso buonismo politically correct di certi benpensanti alla moda.

    • E infatti De Magistris è diventato sindaco col 60 per cento dei voti, ecco la rivoluzione che hanno fatto i napoletani. O no?

    • Radio Londra (nonostante er ciccio) says:

      Siamo d’accordo.
      Chiediamo con voce chiara e forte che la camorra faccia da brava e che ciascun napoletano, specie se bambino o anziano, si armi di arco, archibugio e scimitarra e faccia totò a tutti gli affiliati alla camorra.
      E, siccome non li vogliamo lasciare soli, attrezziamoci anche noi e, appena vediamo un camorrista all’orizzonte, prendiamolo a schiaffi e oppure cerchiamo di convincerlo col ragionamdento.
      La situazione di Napoli è chiara: la camorra ha fatto affari buttando dovunque ci fosse terreno molle qualunque porcheria arrivata da chissà dove alla faccia dei cittadini onesti.
      E siccome risulta difficile per i cittadini onesti accorgrsi in tempo reale di queste cose, la situazione è precipitata.
      Altrimenti che ragione ci sarebbe al fatto che la cosa sia così incancrenita solo a Napoli?
      Senza questi problemi Napoli avrebbe i suoi problemi ma come qualsiasi altra città Italiana.
      E il tutto è amplificato dal fatto che la Camorra, quando le fa comodo, si industria bene a “fare ammuina”.
      E, guarda caso, la grande ammuina in mondovisione è coincisa con la campagna elettorale di Papi, il Presidente Spazzino Superman e con la sconfitta alle Amministrative, allo scopo di mostrare al mondo e all’umanità che la colpa è tutta di De Magistris.
      La popolazione non ne ha colpa perchè, anche se dovesse essere scrupolosa al massimo, i cumuli di immondizia ci sarebbero lo stesso.
      Ma chi deve combattere la Camorra?
      I Napoletani onesti, il Sindaco, il Presidente di Regione e Provincia?
      Con quali mezzi e con quali strumenti?
      O non è, per caso, che deve pensarci lo Stato?
      QUANDO fece il tentativo di risolvere il problema portando la spazzatura in altre Regioni come risoluzione tampone, si trovò davanti il diniego FAZIOSO delle Regioni del Nord, che gridavano “monnezza di Napoli in Lombardia e in Veneto mai”, salvo poi riceverla con file infinite di camion, lavata e profumata dopo che Papi promise che, passato il momentaccio, ci avrebbe pensato lui.
      E che ci pensi ancora allora perchè De Magidtris deve fare il Sindaco e non il Carabiniere e altro non può fare che cercare di risolvere la situazione chiedendo l’aiuto di tutti, Stato compreso.
      SE L’AIUTO dello stato serviva prima, come mai adesso, con De Magistris Sindaco, non serve più?
      Se di emergenza trattavasi prima (in periodo di campagna elettorale antiProdi, proCordateAlitalia o per PapiSindacoVotaAntonio), lo è anche adesso.
      E, se non lo fosse, sarebbe la prova provata che con Lettieri i roghi sarebbero mancati per una questione di….. accordo con gli amici (o guaglioni).
      Tutte le altre cose sono solo FUFFA condita con una buona dose di pugn..ette padane e non.

    • Neo Anderthal says:

      @Baradel.
      Di disgustosa e squallida e machista c’è la violenza verbale, tipica dei fascisti, di cui disinvoltamente abusi.
      -e non ripeto l’appunto sulla neolingua dei berluscones, di cui la parola-manganello “BUONISMO” è parte integrante-
      Non basta certo citare il Manifesto per passare da progressisti.
      Il post è centrato sul veto che -stando alle dichiarazioni bellicose dei vari Calderoli- la Lega intenderebbe opporre a qualsiasi possibilità di trasferimento di rifiuti fuori regione, o almeno alle regioni della “Padania”.
      Tu sei evidentemente, violentemente d’accordo con Calderoli, e in piena consonanza con Gasparri agiti il fantasma del “politically correct”. Tu sì, sei un malpensante alla moda, come altri presenti all’assedio a casa di Soru.

    • matteo murgia says:

      un articolo del manifesto e poi le tue considerazioni incommentabili… allora faccio bene a non comprare più il manifesto.. ricordo che un tempo c’era un grosso legame tra i lettori del quotidiano comunista, una affinità di vedute.. grande è la confusione sotto il cielo..

      • Neo Anderthal says:

        Non so bene a chi ti rivolgi, Matteo, ma faresti bene a comprare “il manifesto”, almeno qualche volta, se non altro per renderti conto che ci ci scrive e chi lo legge -e io tra loro, anche non più così spesso- la pensa in modo ben diverso dai cripto-leghisti, che hanno imparato solo a fare dei copiaincolla con articoli di cui evidentemente non hanno capito il senso.

        …la situazione è dunque eccellente

        • matteo murgia says:

          Neo ogni tanto lo compro ancora.. diciamo che ora lo faccio più per carità di patria che per altro.. per me è stato un ottimo strumento di conoscenza, ora lo è molto meno se non per nulla.. e da lettore del manifesto sai anche quanto sia amara per me questa riflessione..
          si eccelente, come dire, pitticcu su casinu…

          ps. o vito, pregunta a baradel aundi ari scavuau su telefoninu becciu, ca mi pariri de essi intendiu ca immoi dui giogara unu pippiu in angola…

  5. A Neo Anderthal: per errore prima ho messo la mail al posto del campo del nome.

    Guardi che non sono io a dire che i rallentamenti e il blocco della raccolta nei comuni campani è generato dalla camorra, lo dicono le varie inchieste della magistratura campana, che delineano questo profilo criminale e di collusione tra la politica locale e il malaffare. Rispetto l’opinione vostra e di Vito naturalmente, ma che gli avevo detto mesi fa? Togliamo pure la spazzatura, in poco tempo la situazione si ripresenterà. Ed infatti eccoci quà nuovamente a ripetere le stesse cose. Come volevasi dimostrare.

    Io continuo a ritenere un errore quello di ripulire (letteralmente) la mer*a del crimine organizzato per poi consentire che lo stesso faccia ripiombare la popolazione nella medesima situazione. La colpa non è di chi produce la spazzatura chiaramente ma di chi non la raccoglie in spazi idonei (e su questo punto il contesto è molto articolato e controverso). La solidarietà la si da in caso di disastri naturali e/o dove comunque non vi sono manifeste responsabilità penali che generano un problema sociale. Se si vuole responsabilizzare ed educare una comunità, non lo si può certamente fare fungendo da braccio motore che toglie le castagne dal fuoco ai soggetti che l’hanno creata.

  6. Ecologia è Progresso says:

    Ben venga l’aiuto della Regione Sardegna alla Campania.
    Vorrei porre però una questione non trascurabile.
    Chi controllerà che i rifiuti “spediti” alle regioni che aiutano la Campania saranno rifiuti “puliti”.
    Ci sarà un organo di controllo? E da chi sarà composto?
    Quali saranno gli indici di valutazione di tossicità?

    In Campania oltre ai rifiuti per così dire “ordinari”, “normali” c’è tantissimo altro ancora di cui nessuno parla in questo momento.

    La Sardegna cosa dovrà accettare nei suoi inceneritori?

  7. Radio Londra (nonostante er ciccio) says:

    Quella fu una gazzarra indegna. Punto e basta.
    Gazzarra paragonabile, tanto per fare un esempio a caso, all’aggressione dei 4 coraggiosissimi quartesi alla ragazza Senegalese.
    Fu una messa in scena propedeutica proprio ad episodi come quello di prima dove ci sarebbe da chiedersi se quei quartesi, presi uno per uno e non in gruppo, avrebbero avuto il coraggio di far la stessa cosa da soli perchè non è detto che, a facc’e pari, non avrebbero preso colpi dalla ragazza.
    E, con questo fiume carsico di celodurismo e GuardaQuantoMissarrizza (con la mano) si sta rischiando di convivere sempre di più sull’onda di parole d’ordine che stanno diventando sempre più fastidiose ormai anche nelle terre d’origine.
    La protesta forse avrebbe avuto senso se a farla fossero stati quelli che sempre si sono battuti per certi principi e mi riferisco, nello specifico, ai movimenti indipendentisti mantre risulta assai dubbia e di maniera se a farla con tanta virulenza e tanto dispiegar di mezzi furono coloro che la fecero per opportunità politica, per cavalcare la tigre e per attaccare “il nemico” senza poi riuscire neanche a governare la situazione e a….. “spostare la pecora che c’era da spostare”.
    Fin quando, giusto o sbagliato che fosse, avesse protestato Gavino Sale che aveva fatto la stessa cosa per i funghi rossi, la cosa aveva un senso ma che a farsi trascinare braghe in terra fossero i f..ghetti mobilitati unicamente dall’antisorismo, aveva davvero sapore di sale.
    POI MI PASSANO PER LA MENTE altri pensieri.
    Penso, ad esempio, al fatto che anche Milano, in tempi non sospetti, risultò invasa dalla spazzatura e ricordo che chiese e ottenne di poter sversare negli impianti dell’Emilia Romagna senza che nessuno andasse a rimpire di sacchetti maleodoranti il giardino di Bersani.
    Penso che, in mancanza di elementi ecceziuniali veramente, risulta difficile pensare che qualunque città d’Italia senta il problema annoso della spazzatura come Napoli e allora, forse, qualcosa che non torna, ci deve essere pure (ci si avvicina Palermo (anche se NON E’ ANDATA E NON VA IN MONDOVISIONE).
    Città che che sono indietro nella raccolta differenziata ce ne sono anche altre però la situazione di Napoli c’è solo a Napoli. Perchè?
    Città che avrebbero potuto smaltire di tutto e di più, magari provenienti dalle terre dei terrun svizzeri ce ne potevano essere tante ma, chissà per quale arcano motivo, solo Napoli si è prodigata in questa splendida missione.
    E’ colpa dei Napoletani? Di tutti i Napoletani? Dei bambini e delle bambine Napoletane?
    Mi viene qualche dubbio sul fatto che il fenomeno sia da ricondurre tutto a loro, compresi i politici, che sicuramente avranno le loro colpe senza limiti e confini, ma che forse potevano fare fino a un certo punto contro le varie mafie e camorre.
    QUESTE cosette, di solito, sono di competenza più che di Regioni, Province e Comuni, dell’ordine pubblico.
    PERCHE’ altrimenti sarebbe come dire che il fenomeno del banditismo in Sardegna lo avrebbero dovuto combattere la Regione, la Provincia o il Comune di Cagliari, Orgosolo e Monserrato.
    E quindi, trattandosi a modesto avviso dello scrivente, PROPRIO DI UN FATTO DI EMERGENZA NAZIONALE, deve essere compito dello STATO occupparsene e trovere soluzione.
    Come si arriva a ciò?
    Anzitutto occuppandosi nell’immediato dell’emergenza e, se non c’è altro da fare, chiedendo anche la collaborazione alle altre Regioni (ITALIANE per l’appunto) e, successivamente, facendo in modo che si organizzi una strategia e che l’aiuto risulti UNA TANTUM.
    Nel frattempo però, a Napoli continuano ad abitare bambini che vanno a scuola o all’asilo e anziani che dovrebbero respirare aria pura e non DIOSSINA e non si può assolutamente far finta di niente.
    Per il semplice motivo, senza tanti SE e senza tanti DISTINGUO, proprio ora Napoli va aiutata a risolver il suo problema chiarendo bene e una volta per tutte, che dovranno attivarsi in maniera tale che diventino autosufficienti.
    E poi………. tanti Soru ha perdiu puru in elezionisi o du oleis bocciri?
    Bastada a du nai.

  8. ZunkBuster says:

    Le ecomafie sono da tempo una realtà: non solo il traffico di rifiuti tossici o peggio scorie nucleari, ma anche l’elementare smaltimento dei comuni RSU è per la camorra un enorme business di redditività potenziale non trascurabile perfino rispetto al traffico di droga. Non è un caso che l’altra grande città italiana che soffre pesantemente il problema rifiuti, di cui si parla di meno, oltre a Napoli sia Palermo.
    La magistratura deve darsi da fare perché tutto sto casino non può essere casuale … e se come afferma De Magistris e come è assai probabile c’è di mezzo la camorra, niente di strano che nei loro calcoli rientri pure la prevedibile reazione leghista rispetto all’eventualità di contribuire a risolvere l’emergenza napoletana. Non dimentichiamoci neanche che la criminalità organizzata ormai è in fase avanzatissima di colonizzazione dello stesso Nord leghista (la provincia di Pavia, per dire, da tempo è una sorta di sesta provincia della Calabria …).

  9. Neo Anderthal, quì i discorsi su leghismo si o non leghismo c’entrano ben poco. E’ la stessa Europa ad aver più volte tirato le orecchie all’Italia proprio perché evidentemente la ciclica emergenza di Napoli e della Campania è un contesto che va ben oltre gli standard civilmente accettabili. A noi in qualità di cittadini spetta il compito di capire dove debba iniziare la solidarietà e dove debba finire il supporto al crimine organizzato che in seguito alla nostra presunta solidarietà riprenderà nuovamente analoghi comportamenti.
    Con Vito in questo spazio se ne è parlato anche a novembre, oggi come prevedibile siamo al remake…

    • Neo Anderthal says:

      Cortesemente, urn.mediterraneo, mi spieghi cosa c’entra la criminalità organizzata? Nella catena di eventi che produce gli effetti che sono al centro della questione la mano della delinquenza c’è, di sicuro, ma nello specifico dell’emergenza, cosa c’entra una possibile ricezione di un quantitativo di immondizia con -nientemeno- il SUPPORTO al crimine organizzato?
      Oppure è perché nei camion dell’immondizia si nascondono i cadaveri della “Lupara Bianca” dei camorristi? Non è che invece dai una mano alla Camorra proprio se neghi elementari gesti di solidarietà?

  10. visto che dicono, e scrivono, che la spazzatura e in mano alla camorra, non riesco a capire il perche i cittadini napoletani non si ribelino alla camorra, a volte si ha la sensazione che ci sia collaborazione ,anche se spero di cuore che non sia cosi,’comunque anche de magistris, si poteva risparmiare la frase risolvero’ i problemi della spazzatura i 5 giorni,

  11. Carissimi, l’indipendentismo è solidarietà. Ma solo quando vi sono vere emergenze. L’accettare rifiuti prodotti da un sistema camorristico non è solidarietà alla popolazione campana ma solidarietà alla camorra: c’è una bella differenza. E rischia, in buona fede, di tramutarsi in una ingenuità che ciclicamente permette alla malavita di reiterare il problema. Ogni anno dobbiamo ripulire noi le inefficienze altrui?

    • Neo Anderthal says:

      I rifiuti li produce la popolazione, con standard analoghi a quelli di tutta l’Europa.
      Adesso -ora- Napoli affonda nella immondizia, ci può far carico di una quota, che sarebbe comunque minima se non simbolica, o abbiamo al paura di fare la figura “dei fessi” rispetto ai cialtroni leghisti?
      Dobbiamo affermare esigenze di indipendenza in un modo così miserando?

  12. Matteo says:

    Possiamo definire esempi come questo “Fallimento culturale”? Probabilmente no. Piuttosto è necessario capire come mai questo ragazzo non trovi spazio qua in Sardegna e creare pratiche e politiche per incentivare i tanti “Back”

    http://www.sardegnademocratica.it/rassegnastampa/paolo-pani-il-fisico-cagliaritano-che-vuole-smentire-einstein-1.22304

  13. amos cardia says:

    Saludi a totus,
    in is diis callentis de su 2008 ia scritu cust’artìculu, chena de pretendi nudda, e mi iat spantau de cumenti intamis iat girau fintzas in logus de genti chi mai ia a essi pensau. Chi podit serbiri a sighiri s’arrexonamentu, si ndi pongu un’arrogu:
    —-
    “Sa batalla contras a s’intrada de s’àliga de sa Campània, dda biu prus chi atru de printzìpiu. Est a nai chi sa brutura de s’àiri chi ndi benit a nosu, is arriscus po sa saludi nosta, funt is pròpius de candu abruxant s’àliga chi faint is casteddajus e totu is atrus sardus chi no diferèntziant. Ddoi est s’arriscu chi in mesu a s’àliga de domu is siendas malas de sa Campània nci intrint atra cosa prus ferenosa puru? No ddu sciu, podit essi, ma intzandus tocàt, chi faiat, a averiguai custu, no a arrefusai s’àliga sceti ca no est sa nosta.

    Pigai s’àliga. Poita? Chini si ddu ponit a fai?
    Siguramenti no po “solidarietà nazionale”, giai chi sa natzioni nosta est sa Sardìnnia, e nosu no teneus nisciunu dèpidu de cuscèntzia cun su Stadu italianu, giai chi mai eus pòtziu detzidi, de manera democràtiga, chi nci bolemus essi o chi no nci bolemus essi.

    S’agiudu no est a su Stadu italianu, s’agiudu est a sa pagu genti bona de sa Campània chi iat a fai s’arregorta diferentziada ma no dda podit fai ca is polìtigus de ingunis no dda bolint.
    A custu ddi nant INTERNATZIONALISMU, est a nai ca una natzioni (sa Sardìnnia) po su chi podit agiùdat una comunidadi de un’atra natzioni (sa Campània) a si sarbai e a si ndi scabulli de is polìtigus malus chi dda oprimint.

    A iRS ddi fiat abastau a nai custu e iat pigau sa mellus bisura de totus. Iat’essi amostau a totus, una borta ancoras, ca is prus internatzionalistas funt issus, ca is indipendentistas sardus funt prus internatzionalis de is italianistas. Ca a essi malàdius de natzionalismu funt is italianistas, ca funt malàdius de natzionalismu italianu e ancoras chistionant de “solidarietà nazionale” po circai de tupai su bassinu”.
    —-
    De su 2008 a oi duas cosas funt cambiadas:
    1. Chi in su tempus sa curpa fiat de is napulitanus e totu, ca votànt genti disonesta o pagu àbili, imoi no est prus aici. A sa bon’ora si funt pigaus s’arresponsabilidadi de votai genti bona e duncas imoi, de prus ancora, si minescint a ddus agiudai. Bastit chi agoa su Sìndigu fetzat su chi depit fai. Est traballu e funt interessus mannus chi andat a tocai, de arriscai sa vida puru, ma s’est candidau po cussu.
    2. IRS cumenti fiat in su 2008 no s’agatat prus, ma iat a essi de interessu a sciri su partidu nou chi nd’est nàsciu (Progres) ita ndi pensat imoi. Chi Progres sighessit a dda pensai cumenti in 2008, iant a podi tenni arrexoni is chi nant ca fait internatzionalismu “da salotto”, difendendi meda, po nai, su Tibet, e giai nudda sa Palestina e su Kurdistan. Deu de Progres no tengu cust’idea, ma est cosa chi pensat sempri prus genti, tantis chi dd’ant giai postu un’allomingiu lègiu: “Regres”. Ma spereus chi siat sàtira sceti.

    A si biri sanus.
    Amos Cardia

  14. ANCORA SPAZZATURA DA NAPOLI? MA STAI SCHERZANDO, E SE POI COME LA SCORSA VOLTA CI SONO LE CAROGNE! RICORDO UNA DOMANDA DI UN FAMOSO GIORNALISTA ORMAI IN PENSIONE VA. VA.CHE CHIESE A L’AUTISTA NAPOLETANO SE DENTRO IL CAMION C’ERANO LE CAROGNE E L’AUTISTA RISPOSE SI , SALI ANCHE TU!!!!!

  15. Radio Londra (nonostante er ciccio) says:

    Quella gazzarra razzista contro Soru, aggravata e ammantata da una giustificazione indipendentista assai pelosa, fu senza dubbio alcuno, una delle pagine più vergognose della storia dell’Autonomia, naturalmente per chi se ne rese attore e protagonista.
    Vedere i vari Mauro Pili e company farsi trascinare di peso nelle banchine del porto, mostrandosi in mondovisione cun su fundu de is pantallonisi (firmati naturalmente) tottu segaus quasi che se si trattasse di difendere la patria dalle invasioni barbariche o da chissà cos’altro, finì per mandare in onda una delle rappresentazioni teatrali e sceniche più idiote e faziose che l’immaginazione umana potesse arrivare a concepire.
    E l’idiozia e la faziosità si mostrò ancora più didattica e pedagogica proprio perchè fu montata ad arte e sembrava pure una cosa seria.
    Soru fece benissimo ad essere solidale almeno per due ordini di motivi.
    Motivo n.1: La Sardegna è sempre stata solidale dai secoli dei secoli e lo ha fatto sempre ogni qual volta se lo è potuto permettere e qualche volta anche non potendoselo permettere. Ci sarà magari un motivo o no per cui i soldati della prima guerra mondiale venivano accolti con tutti gli onori al loro passaggio quando arrivavano per difenderli….
    E, per una volta nella vita in cui la Sardegna poteva permettersi di essere solidale, mostrando anche di essere riuscita ad organizzare le proprie energie e a governare il problema, ci sarebbe stato da essere orgogliosi. Altro che mostrare la nostra faccia peggiore!
    Motivo n.2: A Napoli in mezzo all’immondizia e col rischio delle malattie c’erano i bambini Napoletani e non solo i camorristi che, anzi, sicuramente si erano ben organizzati per l’evenienza.
    Sarà anche vero che erano bambini Napoletani e non Padani o ariani ma sempre di bambini si trattava.
    E POI si scoprì che la mitica e tanto terribile monnezza napoletana, in realtà, fu smaltita in poche ore e non se ne accorse nessuno anche perchè era stato come se Cagliari, per un giorno, avesse prodotto il doppio dei suoi rifiuti. Se fosse capitato cosa sarebbe successo? Ci saremo sparati tutti?
    E c’è da precisare anche altro.
    NON E’ VERO che le Regioni Padanotte non accolsero l’immondezza.
    In quel momento si ma poi dopo la caduta del governo Prodi, l’accolsero eccome, anche se ovviamente lavata e profumata dalla Parola del Divino Papi.
    A DEMAGISTRIS è evidente che vogliono fargliela pagare cara (PERCHE’ HA SPARIGLIATO LE CARTE e ha disfatto il TRIS D’ASSI) e lui ha fatto male ad imitare Papi con i proclami di 5 giorni (come potevano permetterglielo a quel punto? Impossibile)..
    NON DU PODINTI SUNFRIRI di aver perso dove la vittoria era considerata più certa di tutte anche se, in fondo si dovrebbero anche considerare fortunati perchè altrimenti, avendo la Regione, la Provincia e il Comune, su chi potrebbero d’ora in poi scaricare le colpe?
    TUTTAVIA a questo punto non si può più scherzare e, SE NAPOLI ERA UNA EMERGENZA NAZIONALE fino a poco tempo fa, lo DEVE ESSERE anche adesso, a prescindere dal nome e dall-apparteneza politica del Sindaco.
    Cosa ci vorrebbero dire?
    Che, se il Sindaco fosse Lettieri, lo Stato doveva intervenire e, se invece il Sindaco è De Magistris…. chi s’arrangidi?
    Da quando in qua dovrebbe essere valida questa tesi?

    • Neo Anderthal says:

      Caro Radio, concordo su tutto meno che su un particolare: ancorché montata ad arte e gonfiata a pompetta -pun intended- sulla magra misura politica di Leaders lungimiranti come Mauro Pili, la montatura antirifiuti napoletani non è MAI neppure sembrata una cosa seria.
      Che ci siano cascati in tanti è un fatto, purtroppo, ma questo non basta a dire che non puzzasse -è veramente il caso di usare il verbo puzzare- di imbroglio, almeno per chi non era completamente stato turlupinato dalla manovra in questione e dalla rozzissima “campagna di comunicazione” messa all’opera nell’occasione.
      Si spera solo che il precedente faccia aprire gli occhi almeno a chi sa distinguere una montatura grossolana da una mobilitazione civica.

  16. Essendo stato fino a pochi giorni or sono assessore all’Ambiente (non all’Igiene del suolo, rectius “spazzatura”), mi sono posto più volte il problema del rapporto fra un bisogno come quello di tenere pulita una comunità (più che una città), e la comunità stessa in tale frangente.
    Dico subito che, per me, la logica del “cavoli loro”, non può andar bene.
    Credo che sia da pesare bene il ruolo delle istituzioni, e del rapporto fra queste e i cittadini.
    Certo, se si dice che la sovranità consista nello scegliersi un governo (locale o nazionale poco importa), si può pensare che chi sceglie dovrebbe poi assumersi totalmente le responsabilità che ne derivano, essendo evidentemente collegate istituzionalmente (a parte il principio di sussidiarietà) alcune funzioni ad alcuni livelli di governo.
    La Costituzione parla (abbastanza chiaro) negli articoli 116 e 117: questo lo faccio io, questo lo fate voi.
    Chi deve trattare della spazzatura?
    Se si tratta di quella di Milano, probabilmente, “bastano” Milano e la Lombardia.
    Se si tratta di quella di Napoli, hic et nunc, certamente Napoli e la Campania, ma altrettanto certamente, non solo.
    E questo non deve suonare come una lesione della sovranità locale, ma come un richiamo al fatto che, tenere in ordine Napoli e la Campania ( ma anche Milano e la Lombardia) non è soltanto un problema di poteri, di tecnologie, di soldi; è invece in discussione un insieme di decisioni e di comportamenti individuali (ma in chiave collettiva), che ha a che fare con un atteggiamento culturale e con la mobilitazione di sensibilità contro le quali si muovono, evidentemente, interessi diversi (molto mal riposti).
    Parlare di spazzatura a Friburgo è altra cosa: trattare dello smaltimento non è trattare di un problema, ma di una soluzione, scelta, accettata, praticata.
    Qual è la soluzione di Napoli? A quale tavolo viene presa? Non potrebbe far parte (viste le dimensioni) di una soluzione su scala ben più ampia, passante per la conversione di tutti i cittadini non a un diverso modello di governo del problema, ma di partecipazione alla soluzione positiva dello stesso?
    Non credo che questo, come l’acqua, il nucleare e le energie più o meno alternative, sia un problema di qualcuno: è un problema di tutti. Un conto è acquisire altra energia (in un modo o in un altro), un conto è non sprecare quella che si ha: se non si è capaci di pensare energeticamente (nel senso più generale del termine), sono tutti falsi problemi.
    E non è in discussione la sovranità di qualcuno, ma quella di un intero Paese (perlomeno).
    E se proprio la devo dire tutta, in chiave di futuro dell’Umanità, mi preoccupa più la questione Napoli che quella Giappone. Un conto sono le brutte emergenze, un conto sono le brutte, croniche, quotidiane abitudini: una sigaretta non ti ammazza, un pacchetto al giorno, si.

  17. marco van karel says:

    Bravo Vito!

  18. Condivido in pieno, Vito…il gesto di Soru fu veramente notevole anche se da molti frainteso o volutamente frainteso l’alto senso civico…purtroppo abbiamo consegnato alla lega non solo la guida del paese ma soprattutto la possibilità di rappresentarci come popolo, come comunità razzista, come cavità mentale…ci sono cose che non si possono recuperare, da poco ho rivisto l’esordio di berlusconi in europa contro Schulz, lui era noi tutti in quel momento…ma ci sono cose a cui possiamo mettere fine…evitare il perpetuarsi…e speriamo che capellacci pensi a Napoli così come dice di pensare prima di tutto alla Sardegna.

  19. Neo Anderthal says:

    Sottoscrivo totalmente. Aggiungo per memoria -che tu sicuramente hai chiara- che al porto erano presenti con seguito di bandiere e telecamere i velleitari “indipendentisti” guidati da Sale per una delle loro peggiori performances di teatro-animazione, e alla vergognosa gazzarra fascista presso la casa di Soru erano presenti -non ricordo bene in che veste, ma certo non dalla parte di Soru- alcuni “ambientalisti” poi molto ragionevolmente finiti a sostenere il centrodestra alle elezioni comunali.
    Mi ricordo anche di un purtroppo diffuso “senso comune” anti-napoletano, largamente fomentato dalla destra, che faceva leva addirittura su risibili antipatie calcistiche per accreditare Soru del “delitto” di solidarietà, per avere accettato una parte -infima- della immondizia napoletana.
    Mi ricordo anche che la presenza di Irs ai fatti aveva spinto qualcuno, nel caso di una convergenza di cui si parlò come eventualità, a dire che mai avrebbe votato una coalizione che comprendesse Sale e i suoi accoliti.

  20. Davvero un grande articolo. Condivido tutto ciò che hai scritto.
    Ricordo persone che mi dissero di non aver votato per Soru (contro Cappellacci) perchè portò la spazzatura napoletana in Sardegna.

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