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Come nel ’91 e nel ’93, è il referendum l’arma letale. Berlusconi sprofonda e trascina nel baratro Cappellacci. E gli italiani puniscono anche il giornalismo asservito alla politica

La storia non insegna mai niente a nessuno ed è per questo che, ogni tanto, si ripete. Nel 1991 fu il referendum sulla preferenza unica a creare le condizioni perché, due anni dopo, un altro quesito (sul maggioritario) desse la spallata definitiva alla cosiddetta “Prima Repubblica”. Vent’anni fa fu Craxi ad ordinare agli italiani di andare al mare, stavolta è stato Bossi a incitare all’astensionismo, ma il risultato è lo stesso: in assenza di altri strumenti, gli italiani hanno usato il referendum per abbattere un sistema di potere che ora si avvia al tramonto ad una velocità impressionante.

Anche su ruolo della magistratura, sullo scoppio di Tangentopoli e sui processi a Berlusconi dobbiamo intenderci. Perché non è vero che all’inizio degli anni ’90 furono le toghe a decidere le sorti della politica italiana, anzi: l’avvento di Berlusconi immediatamente dopo quella stagione convulsa sta lì a dimostrarci che la magistratura si limitò a certificare il grado di insostenibilità di quel sistema di potere basato sulla corruzione della Dc e del Psi, e sull’esclusione a qualunque costo della sinistra da un’alternanza democratica. Se i magistrati avessero avuto quel potere eversivo che il centrodestra ha sempre rimproverato loro, perché nel 1994 vinse Berlusconi?

Allo stesso modo oggi, i processi al Presidente del Consiglio non c’entrano nulla con la fine ormai certificata del berlusconismo. Gli italiani si sono proprio stancati di un modo di fare politica basato sulla finzione e sulla negazione della realtà e lo hanno dimostrato democraticamente col voto: prima alle elezioni amministrative, poi in questo referendum. Per questo che fa pena sentire le dichiarazioni degli esponenti della maggioranza (e Brunetta ad Annozero la scorsa settimana è stato memorabile) che accusano ancora il centrosinistra di essere ossessionato dall’antiberlusconismo. La verità è che Berlusconi è stato battuto sia culturalmente che politicamente. Come ha detto oggi Bersani, “Berlusconi sta diventando irrilevante”. E soltanto un centrodestra senza alcuna dignità e senso di responsabilità ora non prende atto del suo fallimento e rimette il mandato al Presidente della Repubblica. Ma non tarderà a doverlo fare.

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Anche in Sardegna l’esperienza del centrodestra di Ugo Cappellacci è giunta di fatto al termine, anche se forse il presidente della Regione non se ne è reso perfettamente conto. Inconsciamente sta replicando l’unico modello che conosce bene, cioè quello della Giunta Masala nella quale fu assessore alla Programmazione. Era il 2003 e la legislatura, apertasi con lo scandalo del ribaltone che negò a Gian Mario Selis la presidenza della Giunta, vide alternarsi in viale Trento prima Mario Floris, poi Mauro Pili e infine Italo Masala, esponente sassarese di An. I suoi furono nove mesi di governo caratterizzati da una pochezza inverosimile. La maggioranza contava si e no trenta consiglieri e alla fine fu fatta morire dissanguata dal centrosinistra mentre tutti i problemi della Sardegna giacevano irrisolti e nella gente montava la rabbia che poi avrebbe portato prima alla candidatura poi all’elezione trionfale di  Renato Soru.

Ugo Cappellacci non ha ancora capito che, politicamente, è un morto che cammina: proprio come fu Italo Masala. Continua a convocare vertici, a minacciare dimissioni che probabilmente non presenterà mai, non per convenienza ma proprio perché non ha ben compreso che la sua stagione è finita, che la sua giunta ha fallito, che Berlusconi è finito. A legittimare la sua vittoria era stata la decisione dei sardi di avere un’alternativa al governo soriano e la volontà di poter beneficiare della benevolenza romana. Ora in tanti iniziano a rimpiangere Soru e Berlusconi ormai viene tenuto lontano anche dalle campagne elettorali del Pdl: non c’è dunque più alcun motivo politico concreto perché Cappellacci resti ancora al suo posto. La sua è una sconfitta totale, senza ombre.

Come accelerare allora la nascita di un nuovo governo regionale? Il centrodestra sardo vive ore convulse. Già si parla apertamente di elezioni anticipate, addirittura a settembre, al massimo a febbraio 2012. L’opposizione di centrosinistra deve però dare un segnale, deve forzare la mano e far capire ai sardi che ha un progetto: entro l’anno devono tenersi le primarie per identificare il candidato alla presidenza. Non c’è tempo da perdere, perché bisogna impedire a Cappellacci di trascinare questa agonia oltre ogni decenza, perché a farne le spese saremmo noi, i sardi che vivono sulla loro pelle una crisi allucinante.

Con le primarie poi si eviterebbero i rischi di ritrovarsi alleate, per via di alchimie nazionali e locali, formazioni che invece con Cappellacci hanno condiviso in tutto e per tutto questi anni sciagurati. Ha senso che in Sardegna il centrosinistra imbarchi alle prossime regionali l’Udc e i Riformatori? Secondo me no. Sono formazioni che in Sardegna sono sempre state col centrodestra. Diverso invece il discorso dei sardisti, che comunque a questo punto dovrebbero dare un segnale netto di discontinuità e mostrare finalmente la loro indipendenza dalle logiche di Cappellacci. Altrimenti anche loro moriranno berlusconiani.

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Infine una considerazione sull’informazione. Se il 57 per cento degli italiani va a votare ai quattro referendum questo vuol dire anche che controllare il Tg1, il Tg2, il Tg5, Retequattro e Italia Uno, non serve a niente, che inquinare l’informazione con titoli inverosimili su Libero, il Tempo e il Giornale non serve più a niente: la gente non è stupida, la gente ormai si accorge quando la politica controlla l’informazione e la mortifica. Lo abbiamo visto anche a Cagliari per le elezioni comunali: è servito a qualcosa a Fantola avere la benevolenza (chiamiamola così) del gruppo Unione Sarda? A niente. Con questo referendum gli italiani hanno bocciato la politica di Berlusconi ma anche i giornalisti servi del potere. Anche loro stanno diventando irrilevanti e lo saranno sempre di più.

Per il giornalismo italiano si apre dunque una straordinaria stagione di libertà. A patto però di stare lontano dalla politica. Da tutta la politica: di destra e di sinistra.

42 Commenti

  1. Nicola says:

    Nessuno può negare il fatto che siamo davanti a un grande e largo movimento nella società italiana.
    Non è scontato, però, che a un movimento così largo che ha potuto esprimersi su percorsi molto netti, la scelta di un sindaco (tizio, caio) e sui referendum (voto/non voto, voto si/voto no) possa sovrapporsi un’offerta politica altrettanto chiara e netta.
    Intendiamoci, non voglio ne banalizzare ne tantomeno sminuire i risultati, temo solo che senza il forte condizionamento sociale non è detto che tutto questo possa tradursi in qualcosa di altrettanto mobilitante per i corpi sociali.
    Sono fra quelli che penso che non si può e non si deve associare al rifiuto di berlusconi e del berlusconismo questa ondata di partecipazione.
    Non credo che dal 2008 ad oggi, per stare ai tempi più recenti, siano gli elementi di conoscenza sul personaggio a determinare una così rapida accelerazione del tempo.
    Si, viene accusato di aver concusso un funzionario della questura. Reato non di certo meno nobile dall’acquisto di sentenze e altro.
    Allora qualcos’altro è successo e occorre sollevare lo sguardo per provare a coglierlo.
    La crisi, il fallimento del “il mercato pensa a tutto, equilibra da se”, le rovine ambientali che rendono non compatibile con il futuro lo sfruttamento del territorio e delle risorse, lo sfruttamento nel lavoro, la presa della parola libertà.
    Sono fatti leggibili in tutti i paesi, non lontani dalle vicende dell’ africa occidentale, dalla grecia e dalla spagna, dalla stessa elezione di Obama.
    Si chiama rifiuto, si chiama voglia di riprendersi il futuro, di decidere da se del proprio destino.
    Durerà? Speriamo di si ma non lo sappiamo.
    Il 1992 è dietro l’angolo, l’incubo del 1994 troppo vicino.
    Allora non deve spegnersi, in nessun modo, questa partecipazione.
    Concordo con Vito: la crisi in Regione è conclamata, il Consiglio vota due leggi l’anno, la Giunta annaspa e oltre interventi spot, intesi come pubblicitari, non sa andare.
    E l’opposizione?
    Il tempo per costruire proposta di governo, perimetro delle alleanze, profilo di partecipazione sul candidato Presidente è adesso.
    E’ adesso il tempo per uscire allo scoperto e opporre a questa maggioranza di governo regionale un’altra idea.
    Energia, ambiente, acqua, trasporti, lavoro, turismo, cultura, formazione, sanità: si dica, su ogni punto, quale Sardegna si vuole, si costruisca un movimento capace di supportare le idee e di tradurle in partecipazione.
    Si associ a ognuno di questi capitoli gli interventi (non) fatti dall’attuale giunta, si dettagli che cosa vuole dire malgoverno, si spieghi perché cresce il deficit della sanità e quali azioni (non) si sono fatte.
    Merito, merito, merito.
    Altrimenti la gara rischia di essere di nuovo non sui programmi, sulle idee e sulle politiche, ma sui sorrisi e poiché a sinistra notoriamente si sorride poco non dobbiamo certo correre il rischio che l’ incantatore di serpenti di turno si appropri del nostro futuro occupando il nostro presente.
    La forza della partecipazione, inoltre, impone le alleanze e prima si comincia e meglio è.
    Si contano i voti che si depositano nell’urna, per fortuna non sempre corrispondono all’alchimia della somma delle forze politiche che compongono le alleanze.
    Se cosi fosse non ci sarebbe stata storia, ne nelle amministrative (i risultati possono essere oramai letti nella loro lineare eloquenza) ne per i comitati che sfidando gli insuccessi degli ultimi sedici anni hanno potuto determinare con nettezza le scelte in termini di politica ambientale ed energetica e di assetto proprietario (anche questa è democrazia) dei beni comuni.
    Per intenderci, io ci sono.
    Domanda: chi fa l’appello? chi chiama i presenti?

  2. gentarrubia says:

    “L’opposizione di centrosinistra deve però dare un segnale, deve forzare la mano e far capire ai sardi che ha un progetto: entro l’anno devono tenersi le primarie per identificare il candidato alla presidenza.”

    lá Biochini “dettando l’agenda politica” del centrosinistra! 😉

  3. Giovanni says:

    Sicuramente (a meno di sorprese oggi) ce li terremo fino a ottobre, quando matureranno il tanto sudato diritto alla pensione…

  4. Ecco un esempio, anche a proposito dei giornali cagliaritani, di giornalismo obiettivo, fatto di informazioni preziose e inoppugnabili, di impronta scientifica ma divulgativa, con delle perle abbaglianti. Era domenica 20 maggio 2007. Questo “pezzo” dell’Unione Sarda apriva la cronaca di Cagliari, scosse la città e restò nella storia giornalistica isolana:

    Dopo il caso dell’avvelenamento per il morso di un ragno a Barracca Manna, una guida sulle insidie del mondo animale.Quanti pericoli nella giungla cittadina Dagli insetti killer ai topi norvegesi: l’agguato è sotto casa.

    I pericoli arrivano da tutte le parti: gli uccelli portano malattie e neanche al mare ci si può sentire al sicuro. Mancano i predatori, spesso gli animali sono portatori di patologie.N on si corre il rischio di essere morsi da un serpente velenoso o di essere assaliti da qualche predatore affamato. Gli animali che vivono in città sono molto più subdoli. E anche loro possono uccidere. Soltanto che lo fanno senza troppi clamori. In fondo, lo stesso ragno che ha spedito in rianimazione il meccanico di Barracca Manna ha colpito quasi di nascosto; i trattati di entomologia sono tutti concordi: il ragno violino, conosciuto come ragno bruno solitario (noto scientificamente come loxosceles rufescens ) morde in maniera quasi impercettibile. Certo, normalmente il veleno non ha effetti particolarmente gravi sul fisico di un uomo. Normalmente. Perché bambini o anziani, persone con problemi cardiaci o ipersensibilità rischiano invece disturbi particolarmente seri. Difficile stabilire se a mettere a repentaglio la vita della persona morsa sia il veleno stesso del ragno o i batteri (come il Clostridium perfrigens ) che sarebbero presenti nella sostanza inoculata dall’insetto. Resta il fatto che il morso del ragno violino può essere particolarmente pericoloso. Non è comunque il caso di allarmarsi troppo: questo ragno è molto timido, anche quando viene aggredito, tende a fuggire. Morde soltanto quando si sente in grande pericolo.
    gli insetti Se non altro, i cagliaritani possono tirare un sospiro di sollievo: il loxosceles rufescens è l’unico ragno velenoso presente in città. La famigerata argia risulta, per il momento, relegata soltanto ad alcune zone dell’Oristanese e del Sulcis Iglesiente. Sono ben altri gli insetti dai quali è bene tenersi alla larga. Animali che, sia chiaro, non uccidono direttamente: quasi sempre sono portatori di malattie batteriche particolarmente pericolose per l’uomo. é il caso, per esempio, dei papatacci, insetti simili ai moscerini, vettori della leishmaniosi. Un po’ quello che fa la zanzara anofele con la malaria (problema che, fortunatamente, è stato debellato nel secolo scorso). Di questa categoria di vettori di malattie fanno parte anche le mosche, i tafani, le blatte, le zecche e le pulci (capaci di infettare in maniere differenti gli uomini). Particolarmente dolorose (ma non gravissime) sono le punture di api, vespe e calabroni: rischiano, invece, la vita le persone ipersensibili che possono andare incontro a shock anafilattici.
    i vertebrati Spaventano gli insetti. Ma non sono da sottovalutare neanche i pericoli che possono arrivare dai vertebrati. Lasciando da parte le aggressioni da parte di cani particolarmente feroci, sono da tenere d’occhio i topi: il rattus norvegicus (ratto norvegese, nome indecifrabile visto che il roditore non arriva dal nord Europa) ha praticamente sfrattato dalle città il rattus rattus (ratto selvatico). La specie dominante non teme l’uomo (non esita ad attaccarlo se si sente in pericolo) ed è portatrice di patologie particolarmente gravi come la leptospirosi. Se i topi portano il loro attacco dal basso, dall’alto arrivano gli agenti patogeni che viaggiano a bordo degli uccelli (ricordate la psicosi dell’influenza aviaria dell’anno scorso?). Parassiti e batteri vengono trasportati anche dagli animali domestici.
    gli animali marini Non si deve certo pensare di essere al sicuro quando ci si sposta al mare. L’aragna (nota nel resto d’Italia come pesce ragno) ha una puntura particolarmente pericolosa: un esemplare da un chilo può uccidere un bambino. E le meduse? Certo, dalle nostre parti non esistono specie come quelle che, un anno fa, hanno ucciso una bambina in Australia. Ma i suoi tentacoli urticanti possono provocare forti bruciature sulla pelle, dovute alla presenza di cellule particolari chiamate cnidocisti. Non serve neanche andare al largo: quando l’acqua diventa più profonda (ma non troppo) si corre il rischio di incontrare razze e murene. é stata proprio la puntura di una razza (la pastinaca comune) a uccidere Steve Irwin, il documentarista australiano di Discovery Channel, specializzato in coccodrilli. Un caso quasi unico: come è accaduto tempo fa nel nord Sardegna, la razza può uccidere indirettamente nel senso che la ferita rischia di essere infettata da agenti patogeni. Un po’ come capita per la murena: il suo morso non uccide. Ma, essendo un pesce particolarmente vorace, nella sua bocca sono sempre presenti residui putrefacenti e, dunque, vettori di patologie.

  5. Soviet says:

    Un’analisi seria dovrebbe contemplare la valutazione politica dei 4 quesiti referendari + 1 quello del referndum stesso. Infatti Berlusconi in questa tornata è stato sconfitto 5 volte: noi tutti sostenitori dei 4 sì abbiamo esultato appena saputo del raggiungimento del quorum, questo è stato il primo referendum vinto, cioè se questo strumento di democrazia diretta avesse ancora valore o no. La risposta è stata spettacolare.
    Chi ha vinto? Io penso che abbia vinto la sinistra italiana, la sinistra presente nei movimenti, nei partiti, nelle grandi organizzazioni di massa come la CGIL che li ha sostenuti con convinzione. Infatti, il contrasto alla mercificazione e alla mercatizzazione di ogni bene, anche dei beni collettivi, è valore di sinistra. La non accettazione dell’equivalenza privato = buona gestione, pubblico = cattiva gestione, è un valore di sinistra. L’uguaglianza, per cui non c’è qualcuno “più uguale di un altro” fosse anche il Presidente del Consiglio, è valore di sinsitra; il contrasto alle energie inquinanti e alle centrali nucleari (che hanno una visione della gestione energetica centralistica, autoritaria, se non militare e infatti volevano farle in aree militari), per una promozione delle energie rinnovabili vere e alternative, sono prassi di sinistra.
    Se poi vogliamo dire che il PD non è stato sempre convintissimo, che sulle privatizzazioni spesso a vacillato, non è che possiamo negare l’evidenza, ma è corretto anche dire che questi referendum li ha vinti anche il PD, che i suoi elettori sono andati tutti a votare convintamente e che ha sostenuto il referendum.
    Se si può trarre una sintesi dai risultati delle amministrative e dei refendum e che che l’asse politico italiano si è spostato a sinistra: nei luoghi difficili si vince con candidati di sinistra che si presentano come alternativi e lo stesso PD si sposta su posizioni più vicine a SEL che all’UDC.
    I problemi globali che bussano prepotentemente alle porte non possono avere risposte centriste, se rileggiamo anche velocemente la Storia passata vedremo che nessun passo avanti è stato fatto restando nel mezzo.

  6. Radio Londra (nonostante er ciccio) says:

    Parliamo un po di faziosità e di faziosi giusto per non perdere il vizio e l’allenamento.
    All’ultima puntata di Annozero Brunetta diceva a ogni piè sospinto che Santoro è fazioso e magari non aveva neanche tutti i torti.
    Sicuramente, ad esempio, non è però fazioso Paragone, non è fazioso Ferrara e non lo è mai stato il mitico Emilio Vespa con il suo altrettanto mitico asPorta asPorta (la libera informazione o comunque sicuramente l’informazione).
    Come si fa, tanto per dirne una a caso, ad affermare la presunta faziosità di asPorta asPorta e di E. Vespa (E. significa Emilio) che ieri trattava il caso di….. Avetrana e zio Michele?
    Non va bene? E Perchè? E’ successo qualcosa di particolare ieri, di cui non ci siamo accorti?
    Forse non è succeso niente di particolare anche perchè, fino a prova contraria, chi può affermare con sicurazza quale sarebbe stato il tema e il filo conduttore di asPorta se (puttacaso) non si fosse raggiunto il quorum?
    Si sarebbe parlato di ciò? E chi lo sa?
    Non ci sono le prove.

  7. Chi ha perso? Berlusconi! Chi ha vinto: i movimenti, i comitati, internet, i ragazzi, e tutti i Partiti (Pd in testa) che li hanno sostenuti e coadiuvati. Noi ci siamo messi al loro servizio, al servizio della società civile, al servizio della collettività. Ma ora la palla passa alla Politica, che deve dare risposte concrete alla gente. Il Governo è stato bocciato, ma non daranno le dimissioni vedrete! Lo stesso vale per Cappellacci suo sodale compare. Vivacchieranno, attendendo la vera spallata che può solo arrivare dai loro alleati (rispettivamente Lega e Udc Sardo). Intanto il Centrosinistra in questo frangente deve attrezzarsi, dotarsi di comprensibile programma e scegliere gli uomini, il leader della coalizione. In Sardegna sfruttiamo fino in fondo la grande opportunità che ci offre la “Conferenza Programmatica”, per prepararci. Nessuna alchimia strana da imbarcare nella coalizione. Ci basta solo un Renato Soru in gran forma, un Partito Democratico forte e coeso, una Coalizione tosta!
    Ora godiamoci questa ennesima vittoria, e se c’è il tempo, riposiamoci un pochino!

    Hasta la vista a luego companeros y amigos y a todos los rurales!

  8. mettere sullo stesso piano repubblica e libero/il giornale non è corretto, in quanto non si tratta di una fisiologica dialettica tra testata filogovernativa e testata di opposizione: repubblica è un giornale che ha una linea editoriale netta ma non è un monocorde giornale di partito (chi lo legge sa quanto è critico col PD per esempio). E poi – siccome la forma è sostanza – ma vogliamo parlare dei titoli volenti e ingiuriosi di sallusti, feltri & Co.? O dei volutamente falsi dossier su nemici di B. ? Io penso che il pezzo di vito si riferisse proprio a questo giornalismo (?) da ultrà oramai percepito dai lettori medi come totalmente inaffidabile e apprezzato solo dalle frange più estremiste dei “tifosi”.
    E poi francamente mi ha rotto le palle questa meccanica e stucchevole equiparazione: un articolo di zagrebelesky sulla violenze fatte in questi anni sulla costituzione NON sta sullo stesso piano di un fondo di feltri che scrive che 30 anni fa la boccassini era fidanzata con un extra-parlamentare.

  9. Sardinian Observer says:

    Davvero un risveglio di coscienze e di voglia di fare. Dal segnalare le cicche di sigaretta in spiaggia alle barriere architettoniche in città, dal referendum sardo a quelli italiani, è un esplodere di impegno. Speriamo bene…

  10. Radio Londra (nonostante er ciccio) says:

    Ceeeeeeeeeee,,,,, is cosa chi capitanta in questo mondo di lacrime!!!!
    Però castiai ca è leggiu devverasa poita ca in Italia (ex PapyCeloduroLandya) esti tottu su mundu a fracasa in susu e non c’è più religione perchè siamo pieni e strapienti di komunisti (rigorosamente sempre con la k come l’eskimo e la molotov).
    Come fanno adesso, per esempio, Papi e i suoi ragazzi delle Giovani Marmotte Azzurre a dare dei komunisti a più di 28 milioni di Italiani che hanno votato contro il legittimo impedimento?
    Possiamo capirlo per Fini (ci sta perchè lo sapevamo tutti che Fini è sempre stato comunista…. senza la k però) ma li in mezzo avete idea di quanti elettori del PdL e della Lega ci sono?
    Tottusu komunistas?
    Tizzia du tiridi……………….O!!!!!

  11. Vito, ma secondo te è ipotizzabile una candidatura di Soru alle primarie?
    Sinceramente sarei entusiasta di una sua eventuale ricandidatura….e sarei molto curioso di sapere se riuscirebbe eventualmente a tornare presidente oppure se i sardi lo considerano ormai bruciato…

  12. Solo io penso che il legittimo impedimento sarebbe stato più letale del nucleare?!

  13. secondo me’ le prossime dimissioni di cappellacci , in questo momento possono solo peggiorare i gia’ grossi problemi che ha la sardegna ,ma e anche vero che non sta’ governando,vicino a lui ci sono dei personaggi non credibli,mi viene in mente un nome a caso, liori . in poche parole quasi tre anni persi grazie a al cavaliere e al suo commercialista.sardo che incazzo che ho’

  14. ho avuto la fortuna di lavorare in un plesso scolastico adibito per il referendum e sono rientrato a casa con energie rinnovate:la speranza di cambiamento si rafforza nel numero di elettori stufi di una politica povera di idee ma ricca di bugie,di false promesse e di ladrocinio ai danni nostri.E’ stato bello vedere un fiume di persone dirette verso l’urna col solo pensiero di scacciare il nemico delle libertà( le nostre) .Giovani,cattolici,gente di sx che riprende coraggio,novelli ex piedellini,simpattizzanti e non con un unico pensiero in testa:basta !!!!Commoventi quelle decine di anziani e di “invalidi” che,con enorme sforzo fisico,impiegando tempi ,per loro lunghissimi, hanno dato il loro enorme contributo perchè partisse chiaro il messaggio al decadente premier! Berlusconi hai finito ,il nostro destino ce lo stiamo riprendendo noi,gli unici titolari dei nostri sogni.

  15. vittorio says:

    Qualcuno mi può spiegare perchè ciò che è scritto su Giornale, Libero è sempre fazioso, mentre la Repubblica pubblica ogni giorno le Tavole della Legge? Siamo coerenti e ammettiamo che a parte qualche eccezione i giornali a larga diffusione in Italia non sono praticamente quasi mai obiettivi

    • Soviet says:

      Beh, non è che il Giornale e Libero sono meno faziosi se lo è anche Repubblica! Ma che ragionamento è questo? Tutti i giornali hanno una loro linea editoriale e la cosiddetta “oggettività” non esiste, se non nella mente degli ingenui. C’è però la parzialità, finanché la partigianeria (ma personalmente ammetto di amare i partigiani e odiare gli indifferenti…) e la disonestà intellettuale. Il Giornale e Libero sono disonesti intellettualmente perché non danno un’interpretazione di parte, ma manipolano le notizie, le piegano agli interessi del padrone e mai offrono uno spunto di critica, se non nel chiedere al padrone di essere ancora peggiore di quanto già non sia. E se permette, questa è una bella differenza. C’è poi una certa differenza tra noi lettori di sinistra e i lettori di destra (non so dove lei si colloca perché inizia a essere di moda esibire un “io non sono di destra, ma…”): noi di sinistra siamo più abituati alla dialettica e all’analisi critica, siamo un po’ tafazzisti e non ci va mai bene niente, massacriamo i nostri leader al minimo sbaglio. E’ un nostro limite lo so, ma neppure osanniamo o giustifichiamo vecchi ricconi che vanno a pagamento con ragazzine minorenni!

      • vittorio says:

        Soviet visto che lei mi chiede dove io mi collochi, non ho nessuna difficoltà a dirglielo, considerato anche che letto il suo nick, invece non fatico a capire quale sia il suo orientamento politico .). Nonostante non sia certamente un militante, sono molte di più le volte che ho votato a destra rispetto a quelle in cui ho votato a sinistra. Conclusa la premessa le vorrei precisare che la mia non era una difesa del Giornale; lo ho letto per anni a casa di mio padre, da una decina d’anni ha iniziato a rendersi ridicolo con i titoli ad effetto e da qualche anno la sua linea editoriale estremamente aggressiva non mi piace per niente, pur apprezzando spesso gli editoriali che vi compaiono (lo stesso Feltri scrive comunque bene e mi capita di condividere le sue riflessioni). Sono pertanto molto critico con il Giornale, ho avuto anche diverse discussioni con mio padre al riguardo, però mi permetta di dissentire sulle sue argomentazioni. A differenza sua non vedo infatti particolari differenze con altri giornali schierati quali, appunto la Repubblica, sulla quale scrivono personaggi come Travaglio o Scalari, che in quanto a manipolare la realtà sono dei maestri. Ma ovviamente queste sono opinioni personali e dubito ci si possa trovare d’accordo.
        Quanto poi all’affermazione che voi di sinistra siate più abituati alla dialettica e all’analisi critica, guardi mi permetta di dissentire profondamente sul secondo punto. Non credo si possa certamente generalizzare, ma uno dei più grandi difetti della sinistra ritengo sia l’incapacità di mettere in discussione le proprie convinzioni, anche di fronte alla realtà.
        p.s. non tutte le persone che hanno idee di centrodestra osannano o giustifichano vecchi ricconi che vanno a pagamento con ragazzine minorenni!Tutt’altro

  16. Bravo VITO! Un unico messaggio “A CASA”

  17. Grande pezzo Vito !!!!!

  18. Mauro Peppino Succiabrebei says:

    No, proprio perché la storia deve insegnare qualcosa, l’analisi politica del referendum (e delle primarie) non ha nulla a che fare con le dinamiche di un’alternanza tra “questa” destra e un'”eventuale” sinistra. Il Referendum l’ha perso Berlusconi, ma non l’ha vinto il PD, anche se ci prova. E non l’ha vinto Vendola, anche se ci prova pure lui! Il gran casino della faccenda è che non c’è una classe politica in grado di guidare l’evidente protesta dei cittadini, non a destra, dove Berlusconi ha fatto terra bruciata, non a sinistra, dove la classe dirigente è vecchia (politicamente) e incapace di proporre un’alternativa seria (incluso Vendola). In Sardegna è anche peggio, perché se la destra l’ha portata in una situazione insostenibile (l’industria è definitivamente defunta, i servizi sono una porcheria, l’agropastorale è in caduta verticale) la sinistra ha fatto del suo per contribuire. Che un commentatore giovine e volenteroso scada nella ricetta del “e ora subito le primarie per vincere” è frustrante, significa non avere idea di ciò che sta accadendo. Se una cosa han dimostrato sia le amministrative che il referendum, è che i cittadini sono stufi della politica degli ultimi vent’anni, Bersani ha detto una cosa saggia: che Berlusconi non è più un problema, bisogna andare oltre; si è dimenticato di dire che bisogna andare anche oltre Bersani!
    E pensare a strade nuove?
    Non commento il discorso sui sardisti perché sarebbe sgradevole, però, che si pensi a dei nessuno come i sardisti (partitino da sottogoverno e spartizione delle seggioline) come a dei partner, significa proprio non avere alcuna idea sul futuro, un futuro serio, non di nuovo un’altra amministrazione intenta a spartire il potere. Davvero la Sardegna deve dipendere da un Maninchedda qualunque e dalla conta di due seggi? Ma andiamo!

    • Il commentatore giovane e volenteroso suggerisce ai simpatizzanti del centrodestra di pensare alle contraddizioni del proprio schieramento. Se è necessario andare oltre Bersani lo decideranno gli elettori di centrosinistra, non quelli di centrodestra. Gran brutta cosa affermare che Berlusconi ha perso ma che nessuno ha vinto… Questo vuol dire veramente non capire cosa sta succedendo. E forse non avere nemmeno gli strumenti per farlo. La classe politica dirigente del futuro esiste già: è quella alternativa al centrodestra. Se poi saprà fare meglio solo il tempo ce lo dirà. Si chiama “democrazia”. Dire invece che tutti i politici sono uguali e che oggi ha perso Berlusconi ma non ha vinto Bersani si chiama “demagogia”.

      • vittorio says:

        Basta ricordare come ad AnnoZero Bersani e DiPietro si arrampicassero sugli specchi quando è stato loro ricordato di come fossero tempo addietro favorevoli a quanto i referendum volessero abolire. E dicome spiegassero che un buon politico è in grado di cambiare opinione. Ma che smettessero di farci ridere

      • Mauro Peppino Succiabrebei says:

        Sbagliato, sia nell’analisi che nella sintesi: non sono di destra (mi pare evidente) è non ho detto che tutti i politici sono uguali (non mi metta in bocca cose che non dico). Ho detto che il PD non ha vinto, e mi pare evidente che sia così (il partito si è arreso ai referendum quando ha capito che sarebbe stato conveniente, all’inizio non li ha proposti né sostenuti). Ho detto che per proporsi al governo bisogna piantarla di fare come ha fatto in passato, visto che l’esperienza di Soru è stata deprecabile, tant’è che è stata la sinistra ad implodere. Quanto alla democrazia/demagogia, lasci stare le battute ad effetto se non sa cos’altro dire e cosa rispondere: io ho parlato di vecchie logiche e vecchi comportamenti, nonché di discorsi vecchi come il cucco su quali partitini tirare dentro in un governo sardo (Sardisti e Riformatori). Sarebbe questa la sua proposta di una politica nuova? Maninchedda e Fantola? Andiamo, proprio a proposito di demagogia! ma non era lei che voleva fare il giornalista che non guarda a destra né a sinistra quando si tratta di dire le cose come stanno? Come intenzione mi pare buona, però ci metta un poco di impegno.
        Cordialmente,

        • Guardi, se pensa che io ho come obiettivo quello di proporre, a non si sa bene chi, una politica nuova, non ha proprio capito né chi sono, né cosa faccio, né cosa scrivo. Ma questa forse è colpa mia: pensavo di averle spiegato bene il mio pensiero, ma evidentemente non solo alla sua altezza. Mi impegnerò di più per non deluderla ulteriormente.
          Scusi ancora.

          • Neo Anderthal says:

            Caro Sig. Peppino S.
            L’area identitaria sarda si compone anche di partiti e tradizioni che sono rappresentate a vari livelli, e con opinioni e obiettivi diversi, dai vari indipendentismi alle aree di articolazione più tradizionalmente autonomista/federalista.
            Porre una ipotesi di una alleanza tra la sinistra (SEL e PD) collegata ai partiti italiani e arcipelago sardo-identitario, dai rossomori e dai sardisti sino a quegli indipendentisti che -“intanto”- intendano declinare le loro energie verso obiettivi concretamente percorribili è semplicemente indicare una possibilità.
            Maninchedda non sarà simpatico -a molti- ma non è un velleitario e non è un vaniloquente.
            Una argomentazione contraria meriterebbe qualche parola più articolata di battute alla Grillo.
            In ogni caso l’alternativa -adesso- è ancora basata nelle forze politiche che raccolgono i consensi, piaccia o non piaccia, e dispetto della veneranda età del cucco.
            In questo senso il PD ha ampiamente dimostrato di esistere e di essere in piedi, anche alle comunali di Cagliari, ad onta di ogni commento facilmente liquidatorio, ed ha dimostrato proprio attraverso i risultati, che hanno premiato un largo rinnovamento, di essere molto più vitale di quanto i necrofori di turno vorrebbero far credere.
            Mi pare poi che Vito tendesse ad escludere la possibilità di accordi coi Riformatori, quindi che c’entra Fantola?
            Mi pare scontato che, con le alleanze di Cagliari, i Riformatori abbiano rivelato anche ai meno attenti di essere una variante interna del centro destra, e quindi al PDL. Non possono accreditarsi neppure come terzo polo, si sono completamente appiattiti sul PDL, e ne pagheranno le conseguenze, a meno di una completa rivoluzione degli assetti interni, al momento imprevedibile, che metta via sia Fantola che Vargiu che Cossa e magari promuova giovani validi come Giorgio Angius -ma questa è una ipotesi di pura fantapolitica-. Il mio personale augurio è che i Riformatori tolgano l’ingombro e confluiscano dove meglio loro aggrada, ma in sostanza spariscano, perché superflui.

            • vittorio says:

              caro NeoAnderthal, mi fa piacere che lei pur di idee completamente diverse lei apprezzi Giorgio Angius, un giovane serio e capace .

            • Mauro Peppino Succiabrebei says:

              Gentile Neo A.
              Mi scuso anche con lei per il ritardo. Le ripeto ciò che ho detto a Biolchini. Aggiungo solamente un altro commento: con i discorsi come i suoi (e quelli di Biolchini in merito ai quali parlo) si perdono anche le elezioni. La invito ad osservare il comportamento di IDV, l’unico partito che avrebbe potuto accampare una paternità per i referendum (difesi fin dall’inizio anche se per motivi strumentali di antiberlusconismo) e che invece ha tenuto un profilo basso. La lezione da questi referendum (e dalle amministrative) è chiaramente una: la forte richiesta di “nuova” politica. Se ricominciamo con le menate di Rossomori e Manichedda (passando per le sciocchezze indipendentiste/autonomiste cavalcate anche da PD) e di accozzaglie di partiti/partitini che si spartiscono la torta, perdiamo ancora una volta un’occasione (detto come sardi e come sostenitori di una politica progressista).
              Saluti

          • Mauro Peppino Succiabrebei says:

            Mi scusi per il tempo trascorso, indipendente dalla mia volontà. Può lasciar stare le battute? La preferisco quando si ingegna (dignitosamente bene) di fare il giornalista. Nel merito del suo post le ho solo fatto notare che l’analisi politica è carente (i referendum non li ha vinti né il PD ne altri partiti, lo riconoscono tutti… anche il PD) e che la politica fatta di accordi con Sardisti e Riformatori per gestire la regione deve cambiare perché la gente che è anadta a votare per i referendum è proprio quella cui tale politica non piace. A questo, come si può leggere, lei non risponde (e si getta sulle battute).
            Non potrebbe, assai semplicemente, riconoscere che i primi trionfalismi sui risultati dei referendum si sono spenti in fretta e la sua analisi era affrettata (e imprecisa)?
            La saluto cordialmente.

      • No, si chiama qualunquismo. La demagogia è dire che Berlusconi ormai è morto e che coloro che ci salveranno non hanno ancora uno straccio di programma.

    • Francesco Floris says:

      Penso che ormai in Italia ci sia una solida maggioranza di persone che si è rotta del Berlusconismo, della sua disinformazione e dell’impunità arrogante. Questa grande massa può essere coagulata in una coalizione di centrosinistra che avrà un leader da primarie democratiche. Nulla di più semplice. Che poi Vendola o Bersani non siano Berlinguer questo e indubbio, ma per mandare a casa questi cialtroni tanto basta. Poi sardisti, indipendentisti, grillini, fli, udicini e quant’altro dovranno per forza accodarsi da una parte, e ognuno può analizzare gli accordi come crede, ma non sono il nocciolo della questione. Questo è un bel blog di un giornalista secondo me serio e competente, ed è anche bello il clima che si respira nelle discussioni. Se non si è in accordo con le analisi del “proprietario” si scrive in genere “caro Vito mattasesnarendi secondo me non è cosi ma è cosà” e magari ci si fanno pure due risate. In relax. Sig Peppino lei esprime il suo rispettabile concetto, magari qualcuno lo condivide pure, ma i toni rumorosi da maestrino di giornalismo potrebbe risparmiarceli?

  19. Radio Londra (nonostante er ciccio) says:

    Colsa de si sciascai de s’errisu.
    Speriamo che Cappellacci fosse in un volo di linea.
    http://oknotizie.virgilio.it/go.php?us=8450e563799c69

  20. Mah… semplicemente questa volta il populismo contro berlusconi (nucleare=moriremo tutti) è stato più forte di quello pro-berlusconi.

    • ?? POPULISMO?? ma su che pianeta vivi?? ma non ti sei reso conto di tutto quello che si è messo in ballo? non ti sei reso conto che dopo decenni.. i giovani si stanno riavvicinando allapolitica? Sono gli internauti, i giovani, e tante altre persone realiste che stanno atttuando il cambiamento… NON IL POPULISMO.

      • vittorio says:

        Semre di populismo si è trattato

        • Mossad says:

          Mah. Ognuno è libero di pensarla così e se questi sono gli argomenti della parte avversa… ben vengano. Tutta l’Italia sta segnalando la forte presenza dei giovani che vogliono prendere in mano il loro destino e se lo prendono. Con le energie proprie dei giovani. Anche in modo irriverente, talvolta aspro o violento. Ma ricordo bene come ad esempio la Lega ha preso il vento in poppa negli anni ’90 umiliando i vari Pilliteri dell’epoca. A un certo punto non conta più il fair play, se mai c’è stato, a livello di scontro politico: voglio una cosa, la posso prendere e me la prendo. Le generazioni al potere hanno già avuto la loro possibilità e l’hanno fallita. Certo, hanno fallito i vari Veltroni, D’Alema & co. Ma sicuramente non è nelle mani di giovin virgulti quali Cicchito o Gasparri a livello nazionale o Floris, Delogu, Oppi (!!!) a livello locale che un giovane può mettere tranquillamente il suo destino futuro. Altro che populismo.

        • Soviet says:

          Populismo? Vediamo cosa dice la Treccani nella definizione più adeguata…”populismo : forma di prassi politica, tipica di paesi in via di rapido sviluppo dall’economia agricola a quella industriale, caratterizzata da un rapporto diretto tra un capo carismatico e le masse popolari, con il consenso dei ceti borghesi e capitalistici che possono così più agevolmente controllare e far progredire i processi di industrializzazione”. Ma perché dovete usare sempre termini a sproposito? Eppure ci vuole poco…
          LE PAROLE SONO IMPORTANTI!

          • vittorio says:

            Dalla Treccani: populismo “atteggiamento ideologico che esalta in modo demagogico e velleitario il popolo come depositario di valori totalmente positivi”.
            Come vede non era presente solo la definizione da lei indicata.

    • gentarrubia says:

      @ Paolo: il quesito sul Nucleare è quello in cui il NO ha ricevuto le percentuali più alte. Oltre che aggiornare le tue categorie politiche, forse è il caso che stia attento anche ai dati reali

  21. Ciucciami il QUORUM!!!!!….

  22. mauro lissia says:

    scusate se mi intrometto, non c’entra nulla con il tema del post. ma vi invito a leggere il pezzo “emergenza cornacchie” sull’Unione Sarda di oggi – lunedì 13 glugno – a pagina 15. è imperdibile.

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